39 Angeli all'Heysel     Anniversari

Bruxelles

 

Commemorazione del 29/5/2011 a Bruxelles

Heysel solo Juve

Anche in occasione del ventiseiesimo anniversario, lo Juventus Club DOC Seraing (Belgio) "Solo Juve" ha reso omaggio ai tifosi bianconeri tragicamente deceduti sugli spalti dello stadio Heysel di Bruxelles. Dopo aver deposto un mazzo di fiori sotto la lapide che ricorda chi andò incontro alla morte nella maniera più assurda, i supporters bianconeri belgi hanno sostato qualche istante in raccoglimento. Presente anche un'emittente televisiva turca che ha intervistato alcuni esponenti del club DOC juventino.

 

 

Il discorso di "Lupo" del gruppo "Bruxelles Bianconera"

"Ho visto molta più gente quando c'erano le telecamere ed i media l'anno scorso o per i 20 anni !

Per me, quelli che contano veramente, siete voi, che siete qui al nostro fianco ogni anno...

E' da 26 anni che vengo all'Heysel, ed abbiamo combattuto per 26 anni

per offrire questo Monumento ai nostri angeli

E questo Monumento è importante per tutti. Per le famiglie, per voi, per me.

Per tutti quelli che non hanno mai voluto dimenticare !

Questa gente sì, è la vera Juventus  !!!

Oggi si vede che anche a Torino, i giocatori, la società e tutti questi miliardi spesi,

hanno cambiato il nostro calcio.

Quello che noi facciamo qui, è per non dimenticare quello che è successo

e sopratutto per dire a tutti che noi non siamo cambiati !!

E che questa gente importante, quelli che sono morti per la nostra maglia,

si meritano più di tutti il nome del nuovo stadio di Torino !!

Questi Angeli hanno dato la vita per la loro maglia. respiravano e respirano ancora oggi,

attraverso di noi, per i colori di una passione e per un calcio che non esiste più !

Adesso vi invito a fare un minuto di silenzio e lasciare l'onore di leggere i 39 nomi

ai nostri fratelli di Solo Juve Seraing...

Dopo vi farò aprire lo stadio e ognuno potrà commemorare alla sua maniera

 davanti al Settore Z, niente discorsi...

Poi c'è anche una sala della memoria che vi invito a visitare.

So che ci sono foto e storie difficili da rivivere,

ma dovete sapere che senza di noi tutte queste storie non ci sarebbero più !

Ed è per questo che è importantissimo di radunarci davanti all'Heysel

ogni anno il 29 Maggio, anche per 15 minuti.

Per non dimenticare mai !

29 maggio 2011

 

 

 

Abete: «Mai più un dramma come l'Heysel»

 di Luca Curino

BRUXELLES Pochi giorni dopo il 25° anniversario della strage dell' Heysel, gli azzurri hanno deposto una corona di fiori sulla targa in memoria dei 39 morti, 32 dei quali italiani. Alla cerimonia era presente la Nazionale, con il presidente Abete e dal d.g. Valentini: a deporre la corona sono stati Lippi (foto INSIDE) e capitan Cannavaro. «Fu un giorno purtroppo indimenticabile - ha detto Abete -. Io c' ero e quella tragedia, come ha detto Platini, è un monito per tutti i dirigenti sportivi per far sì che queste cose non accadano più e che gli stadi siano più sicuri». Gli stessi giocatori hanno mormorato: «Mai più una vergogna così». Il 29 maggio 1985, un' ora prima della finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool, gli hooligans invasero il settore Z, i tifosi bianconeri che rimasero schiacciati. Oggi quell' impianto fatiscente non esiste più. C' è lo stadio «Re Baldovino», dove ieri si sono affrontate Italia e Messico.

Fonte: La Gazzetta dello Sport del 4 giugno 2010

 

 

Italia, fiori sulla curva Z dell'Heysel: «Mai più»

Nazionale a Bruxelles: una preghiera con il presidente federale Abete

BRUXELLES, 3 giugno - «Mai più una vergogna così». Lo dicono a bassa voce gli azzurri campioni del mondo, quando arrivano davanti a quella che fu la famigerata curva Z dello stadio Heysel dove a fine maggio 1985 morirono schiacciate 39 persone (delle quali 32 italiane) arrivate a Bruxelles per assistere alla finale di Coppa Campioni tra la Juventus e il Liverpool. Durante una cerimonia di ricordo a 25 anni dalla tragedia parlano tra di loro, i giovani nazionali italiani, con il pudore di chi non ricorda e vuole sapere. Urlano "vergogna", invece, un gruppo di emigranti italiani. Tutti insieme pregano mentre il presidente federale Giancarlo Abete, il Ct Marcello Lippi e il capitano Fabio Cannavaro depongono una corona sotto la lapide. La cerimonia è breve ma toccante, c'è da andare a preparare l'amichevole con il Messico in programma nel nuovo stadio di Bruxelles, costruito sulle ceneri dell'Heysel e ribattezzato "Re Baldovino". Lo stadio maledetto non c'è più, ma talvolta pure lontano da qui la violenza bestiale vince la sua partita con il calcio. Per questo il "Mai più" degli azzurri ha doppiamente senso.

Fonte: Tuttosport.com del 3 giugno 2010



Italia a Bruxelles per non dimenticare le vittime dell’Heysel, 25 anni dopo

Venticinque anni dopo, ripensare al 29 maggio 1985 e alle immagini di quella dolorosa finale di Coppa dei Campioni Juventus – Liverpool fa tornare alla memoria la tragedia di 39 persone, di cui 32 italiane, che persero la vita nella ressa scatenata dall’attacco dei tifosi inglesi al settore occupato prevalentemente da italiani, e all’angoscia di quelle che riuscirono a sopravvivere trovando rifugio in campo o lanciandosi dagli spalti nel vuoto. E’ per questo che la scelta di Bruxelles quale sede del primo dei due test premondiali previsto questa sera contro il Messico non è stata casuale: la delegazione italiana, infatti, all’arrivo in quello stadio oggi così diverso da quello fatiscente che ospitò quell’atroce finale di Coppa dei Campioni, prenderà parte ad una cerimonia commemorativa in ricordo dei tifosi che nell’Heysel, oggi Stadio “Re Baldovino” hanno trovato la propria tomba. Guidato dal Presidente federale Giancarlo Abete, dal Commissario tecnico Marcello Lippi e dal capitano Fabio Cannavaro, il gruppo azzurro sosterà in un deferente silenzio e deporrà una corona di alloro davanti la targa che ricorda quella tragedia. Sarà un omaggio doveroso di tutto il calcio italiano alle vittime di quel dramma ed alle loro famiglie che videro partire i propri cari con una sciarpa al collo per partecipare ad una festa sportiva e non li videro più tornare.

Roma 03/06/2010

Fonte: www.figc.it

 





Heysel: 1' di silenzio a Bruxelles

Ricordate le 39 vittime della tragedia del 29 maggio 1985

BRUXELLES, 29 MAG In ricordo dei 39 morti della tragedia dell'Heysel è stato osservato 1' di silenzio nello stadio di Bruxelles, ora 're Baldovino'. Numerose corone di fiori con sciarpe dei colori della Juventus e del Liverpool sono state depositate dove sorge un monumento in ricordo. Alla cerimonia hanno partecipato diversi dei sopravvissuti al dramma, ma anche il presidente della Federcalcio belga De Keersmaecker e rappresentanti della città e della polizia di Bruxelles.

Fonte: www.ansa.it

Juve, Bruxelles ricorda la tragedia dell'Heysel

A 25 anni dal dramma si ricordano le 39 vittime di quella terribile giornata

BRUXELLES (BELGIO), 28 maggio - A 25 anni dal dramma dell'Heysel, la città di Bruxelles domani commemorerà con una cerimonia quei drammatici avvenimenti del 29 maggio 1985 quando allo stadio persero la vita 32 tifosi della Juventus, quattro belgi, due francesi e un irlandese, in occasione della partita Juventus-Liverpool, finale di Champions. Il sindaco di Bruxelles Freddy Thielemans, informa una nota del comune, ricorderà la tragedia con un discorso, prima di osservare un minuto di silenzio in memoria delle 39 vittime.

SPAZIO 1985 - Per l'occasione, le porte dello stadio resteranno aperte per tutti coloro che vorranno raccogliersi davanti allo "spazio 1985", un luogo della memoria realizzato nel 2005, dopo quasi due decadi di silenzio da parte del comune. Fu solo in quell'occasione, infatti, che per la prima volta la città chiese formalmente scusa alle famiglie delle vittime promuovendo una solenne commemorazione. Domani, il pubblico, dalle 11 della mattina, allo stadio ribattezzato "re Baldovino", potrà visitare anche il monumento commemorativo della tragedia, mentre sarà diffuso il reportage "Requiem for a Cup Final".

L'AMMISSIONE - Solo a distanza di molti anni dal dramma, uno dei responsabili della sicurezza dello stadio ha ammesso che quella sera erano in servizio solo pochi agenti e per giunta inesperti. Nel 1989, in un processo che si tenne a Bruxelles, furono condannati a tre anni di carcere 14 ultrà del Liverpool, pena poi ridotta in appello.

Fonte: Tuttosport.com del 3 giugno 2010






Grazie, Lupo di "Bruxelles Bianconera"

 




Un monumento per l' Heysel 1985

Oggi alle 15, vent' anni dopo la strage dell' Heysel di Bruxelles, dove persero la vita 39 persone ( 32 italiani), grazie al sindaco di Bruxelles Thielemans e al Comitato italiano « Per non dimenticare » , nello stadio, ribattezzato Re Baldovino, sarà inaugurato un monumento in ricordo delle vittime ( realizzato davanti all' impianto): ci saranno tra gli altri il ministro belga Onkelinx, il sottosegretario Ventucci e Riccardo Scirea ( figlio dell' ex juventino Gaetano). Intanto Platini replica alla stampa belga che aveva condannato il suo comportamento in quella famosa finale di Champions, Juve Liverpool ( 1 0). « Critiche fuori luogo, non tornerò sul teatro di quella tragedia ».

Fonte: La Gazzetta dello Sport del 29/5/2005

 

 

Domani i 20 anni dell' Heysel

TORINO Domani si celebrano i 20 anni dalla tragedia dell' Heysel. Per ricordare i 39 morti del 29 maggio 1985 a Bruxelles è in programma una cerimonia e l' inaugurazione di un monumento alla memoria delle vittime. Parteciperanno il sindaco di Liverpool Alan Dean, quello di Bruxelles Freddy Thielemans, il comitato vittime dell' Heysel presieduta da Otello Lorentini, Mario Pescante, l' Assessore allo Sport piemontese Renato Montabone, il CT dell' Under 21 Gentile e il figlio di Gaetano Scirea, Riccardo. A Torino non sono previste celebrazioni ufficiali. Il 29 ci sarà una messa in ricordo delle vittime alla quale dovrebbero partecipare anche dirigenti e giocatori bianconeri.

Fonte:  La Gazzetta dello Sport del 28/5/2005

 




Tutti sotto la curva Z, l'abbraccio azzurro è da pelle d'oca

di Paolo Condò

La nazionale rende omaggio alle 39 vittime della tragedia dell' Heysel: viene scartata la partecipazione di una delegazione, si va in gruppo. La cerimonia è toccante, tanto che coinvolge anche i belgi. Tutti sotto la curva Z, l'abbraccio azzurro è da pelle d'oca. 

DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Sono le sette e un quarto quando l' Italia esce dal suo spogliatoio, entra nello stadio e, invece di dirigersi come al solito sul prato verde, gira a sinistra e s' incammina sul rosso pallido della pista di atletica. C' è una parola da prendere alla lettera questa volta - l' Italia - perché qualcosa di potente ti si agita nello stomaco mentre segui con lo sguardo la marcia degli azzurri, e capisci che quel passo lento e visibilmente deciso contiene i sentimenti di 56 milioni di persone, o quanti diavolo siamo noi italiani. Paolo Maldini e Antonio Conte aprono la sfilata perché uno è il capitano della nazionale e l' altro è il capitano della Juventus, il mazzo di 39 rose bianche lo porta Paolo, ma di lì a poco, quando sarà il momento, aspetterà che la mano di Antonio si unisca alla sua per deporre i fiori insieme. Dietro a loro, allargati su tutte le corsie, giocatori e dirigenti mescolati camminano col volto serio, molti con gli occhi bassi. Ci sono tutti: con Zoff, Riva, Nizzola e il resto dello staff ecco Del Piero e Totti, Cannavaro e Ambrosini, Toldo e un emozionatissimo Abbiati. Tutti e ventidue: una volta compreso che l' omaggio della nazionale ai morti dell' Heysel non era una richiesta della nostra Federcalcio, ma una semplice comunicazione (nel senso che un «no» non sarebbe stato accettato, e il mazzo di fiori sarebbe stato deposto ugualmente), l' Uefa aveva suggerito che ad andare sotto alla curva dove una volta c' era il settore Z fosse una piccola delegazione, il capitano e un paio di dirigenti. «Se lo scordano» è stata la risposta compatta degli azzurri, e questa è un' altra di quelle cose che spiegano perché, nel vederli camminare verso la lapide (In Memoriam, 29-05-85), la pelle si è fatta d' oca. Nel minuto che ci mettono ad arrivare lì, il disc-jockey dello stadio non ha nemmeno la sensibilità di spegnere gli altoparlanti, dai quali continua a martellare la disco-music di «American pie», e anche se non la sente nessuno è proprio una schifezza; prima di dedicare ai belgi un pensiero di rabbia, però, va detto che dietro a Maldini e Conte, con un secondo mazzo di fiori incellophanato, camminano il presidente della federazione di Bruxelles, Michel D' Hooghe, e il capitano Lorenzo Staelens, che hanno chiesto di partecipare alla cerimonia ottenendo l' ovvio abbraccio dei nostri. In molti si fanno il segno della croce, mentre i fiori vengono appoggiati sotto alla lapide, e i pochi tifosi belgi già presenti nella curva corrono ad applaudire la scena. Una breve preghiera, poi il corteo riprende la strada dello spogliatoio. Quando i giocatori rientreranno in campo per il riscaldamento, un' ora dopo, troveranno la migliore (e meritata) delle sorprese: tre interi settori dell' altra curva riempiti di tifosi azzurri. Dopo l' impressionante latitanza di una Arnhem consegnata ai turchi, la nostra gente ha deciso di non lasciarli soli in questo stadio. Se i belgi l' hanno intitolato alla memoria del loro re Baldovino, per noi italiani avrà per sempre 39 altri nomi.

Fonte: La Gazzetta dello Sport del 15/6/2000

 

 

All' Heysel contro l'oblio

BRUXELLES (c.s.) - Rose bianche per ricordare i morti dell' Heysel. Le hanno deposte gli azzurri, in testa Maldini e Conte, il capitano e uno juventino, che hanno reso omaggio a una vergogna che non si può dimenticare. Insieme con gli azzurri (e con Nizzola e altri della Figc) c' erano il capitano del Belgio Staelens, i dirigenti della federazione belga e quelli dell' Uefa: anche il Belgio, che tanta responsabilità ebbe nella tragedia, si è inchinato all' obbligo del lutto. Non lo voleva fare, perché fin da allora i belgi si sentono innocenti, ma in qualche modo l' Italia li ha trascinati, così come ha trascinato l' Uefa che ostinatamente volle giocare quella notte con i morti sotto le tribune. Certo, la sacralità del momento di ricordo è stata quello che è stata: mentre i giocatori deponevano i fiori, gli altoparlanti dello stadio urlavano musica rock. I giocatori sono venuti come un drappello d' onore, sembrava l' omaggio a una lapide di partigiani o una visita a un luogo dell' Olocausto. Ma per il calcio questo stadio è qualcosa di simile, e per chi ricorda il muro che c' era prima e che crollò troppo tardi, quando gli italiani erano già morti soffocati, questi piccoli mattoni rossi del nuovo impianto sono troppo simili a quelli di allora. I belgi non hanno avuto il colpo di genio di cambiare materiale. E anche il nuovo stadio è stato rifatto lasciando la stessa breccia che c' era prima, che servirà senz' altro per fare entrare ambulanze o altri mezzi necessari, ma che allora, nella notte del 29 maggio ' 85, non servì da via di fuga per gli spettatori ammassati. Già, il 29 maggio 1985. Maldini e Conte hanno lasciato le rose, il capitano ha fatto il segno della croce, poi si sono girati ai fotografi e compostamente, senza una parola, se ne sono andati via. Ma forse bisognava avere la presenza di spirito di dire una preghiera, di sostare un attimo, per ricordare che quella di allora fu una lunga agonia, non un crollo improvviso di un attimo, ma un lento precipitare di uomini e ragazzi verso un inferno di fronte agli sguardi indifferenti delle forze di polizia e delle autorità. Ecco perché il tempo non può sanare la morte dei 39 tifosi (tra i quali vanno ricordati anche i 3 inglesi) perché la loro morte fu lunga, e non ebbe l' attenzione né la considerazione di nessuno. E ancora adesso qualcosa bisognerebbe fare. La lapide appesa dove era il muro della curva Z recita solo: In memoriam, e sotto la data. Ma in memoria di cosa e di chi? Qui vanno scritti i nomi di chi morì quella notte, è un atto di rispetto che va fatto. Ora, sopra e sotto la scritta e la data, ci sono 39 linee bianche: ma quegli uomini, donne e ragazzi erano qualcosa di più di una semplice linea.

Fonte: Repubblica del 15 giugno 2000

 

Una corona di fiori per ricordare la tragedia  dell'Heysel

di Paolo Condò

Sarà il capitano della nostra nazionale, Maldini, a compiere il gesto nel posto dove una volta c' era il maledetto settore Z. Dice il milanista: «Noi non vogliamo dimenticare, vogliamo ricordare» Anche Antonio Conte depositerà una corona di fiori a nome della Juve: «Prima della partita dirò una preghiera per quei nostri poveri tifosi»

DAL NOSTRO INVIATO GEEL (Belgio) - Sono passati quindici anni e molti azzurri, all' epoca, erano bambini. Hanno ristrutturato lo stadio da capo a piedi, chi c' era quella notte e poi non è più venuto stenterà a riconoscerlo. Gli hanno perfino cambiato il nome, adesso si chiama «Re Baldovino» e suona come se fosse un luogo allegro nel presente e privo di un passato. Sarebbero molti gli alibi per recarsi stasera allo stadio di Bruxelles fingendo che non ci sia mai successo nulla, e pensando soltanto alla partita, che è pure importantissima. Eppure... Da un milanista il primo ricordo con parole belle da ascoltare. Sono quelle di Paolo Maldini, capitano dei rossoneri e della nazionale: «Heysel, io continuo a chiamarlo così e posare stasera i nostri fiori dove una volta c' era il settore Z sarà un gesto di civiltà, perché la tendenza a dimenticare velocemente quella tragedia è evidente. E questo non è giusto. Già quando venni qui col Milan, avversario il Malines, portammo una corona sotto alla curva in modo non ufficiale e senza ricevere la prevista autorizzazione. Noi non vogliamo dimenticare, noi vogliamo ricordare». Dagli juventini in nazionale, rappresentanti simbolici di quella squadra che c' era all' Heysel, le frasi che riportano il cuore e la mente a un avvenimento terribile. «Trentanove morti per una partita di calcio - dice Filippo Inzaghi - sono una tragedia che non ha possibili paragoni. Portare i nostri fiori sotto alla curva, come juventini e come italiani, è proprio il minimo che possiamo fare». Molto commosse anche la parole di Antonio Conte (la Juventus ricorderà a Bruxelles le vittime dell' Heysel. La società torinese, ringraziando la Federcalcio e gli azzurri per la sensibilità dimostrata, ha incaricato il suo capitano di deporre una corona di fiori della società sulla lapide che ricorda le 39 vittime di quella tragica serata del 1985): «Porterò anch' io i fiori, e so già che proverò un' emozione intensa, violenta. Prima della partita dirò una preghiera per quei nostri poveri tifosi. Ricordo tutto di quella serata maledetta, non ero un bambino purtroppo, ero già grande, nel 1985». Chi allora era molto giovane, un bambino di appena undici anni, era Alessandro Del Piero. «Io ricordo che giocavo a pallone davanti a casa in attesa della partita, non capivo perché durasse tanto e quando chiedevo ai miei genitori se fosse sul punto di iniziare loro mi ripetevano di restare giù, che non era ancora il momento. Vollero evitarmi la vista di quelle scene di morte. Vidi la partita senza conoscere i motivi di quel ritardo, che appresi il giorno dopo dagli amici, restandoci malissimo. Capisco che i belgi vogliano cancellare il ricordo di quella tragedia, e che per farlo abbiano addirittura rifatto lo stadio cambiandogli il nome. Ma noi, l' Heysel, non lo dimenticheremo mai». Certo, nessuno potrà mai dimenticarlo.

Fonte:  La Gazzetta dello Sport del 14/6/2000

 

Lo stadio della strage abbattuto e ricostruito

Heysel, un ricordo che imbarazza

di Marco Ansaldo

L'Italia «sfida» l'Uefa con un mazzo di fiori

Inviato a GEEL - I belgi rimarranno a guardare, come quindici anni fa quando i loro poliziotti osservavano gli hooligans attaccare della brava gente fino a schiacciarla contro la rete della curva Z. «Ero con il comandante della Gendarmeria - ricorda Giampiero Boniperti - aveva lasciato un solo uomo tra i nostri tifosi e quegli inglesi che avevano già creato gravi incidenti il giorno prima. Quando arrivarono i rinforzi era troppo tardi: ho ancora negli occhi la carneficina». Ci furono trentanove morti e trentuno erano italiani quel 29 maggio all'Heysel, Juventus-Liverpool, finale della Coppa dei Campioni. I belgi fissarono i cadaveri, poi guardarono anche i loro giudici comminare lievi pene, quasi un buffetto, a chi aveva permesso quella strage: non tutti i famigliari delle vittime sono stati indennizzati. Sono quindici anni che i belgi guardano e non si sveglieranno neppure per la partita che riporta l'Italia in quello stadio, che nel '94 si cominciò a distruggere e dal '98 e' ricresciuto come l'araba fenice con altre tribune e il nome di un re morto, Baldovino. L'Uefa acchiappasoldi e questi organizzatori da paese non hanno pensato a un gesto, a un fiore. Il ricordo li imbarazza: quella tragedia ne ha quasi partorito un'altra, sabato sera, quando hanno chiuso al pubblico la Grand Place di Bruxelles e i poliziotti hanno esagerato nella repressione, picchiando, ferendo, arrestando chi chiedeva di festeggiare la prima vittoria del Belgio. La chiamano tolleranza zero, figlia della paura di trovarsi impreparati come all'Heysel, la faccia oscura della stessa idiozia. «Questo e' un altro stadio e poi una parte importante dell'organizzazione l'hanno gestita gli olandesi», spiegano gli autori della gaffe. Anche l'Uefa se ne lava le mani: se la lapide dei 39 morti potesse interessare a uno sponsor, qualcuno si muoverebbe ma così, gratis, perché? Solo Platini ha avuto il coraggio di un gesto forte: «In quello stadio non entro più, non potrei provare gioia». Ci penseranno gli azzurri a non far dimenticare. La Juve aveva chiesto che almeno i suoi giocatori andassero a posare un fiore, l'idea si e' estesa a tutti. All'arrivo del pullman, Maldini e i compagni deporranno un mazzo di 39 rose, come fece Franco Baresi nell'unica occasione in cui una squadra italiana giocò all'Heysel dopo la tragedia: Malines-Milan di Coppa dei Campioni, 7 marzo del '90. La domenica successiva il Milan giocò a Torino. Sulla curva del vecchio Comunale mani juventine posero uno striscione: «Baresi, trentanove volte grazie». Conte pregherà, gli altri, che erano bambini quella sera, hanno raccontato ieri l'orrore di quelle immagini e il disgusto per chi non ha capito l'importanza di un gesto che richiamasse a una tragedia enorme, in tempi in cui se ne temono altre. «Anche quando venni con il Milan - ha detto Maldini - abbiamo onorato i morti contro la volontà di non si sa chi». L'Uefa, pure allora. «Noi, come Federazione, non abbiamo mai dimenticato, quella rimarrà per sempre una notte di dolore. Se gli altri non vogliono ricordare lo facciano, noi la ricorderemo», ha spiegato Antonello Valentini, il capo ufficio stampa. E pazienza se l'Uefa e i belgi, vergognandosi della gaffe, faranno pagare qualcosa all'Italia in questo torneo. Perché c'e' il rischio: gli stupidi spesso sono vendicativi.

Fonte: La Stampa del 14 giugno 2000

 

Platini: non andrò all'Heysel

PARIGI. Michel Platini seguirà gli Europei, ma con una riserva: lo stadio Heysel di Bruxelles. «Non rimetterò piede in quell'impianto, non ci sono mai tornato», ha detto l'ex numero 10 della Juventus. Platini segnò il rigore della vittoria sul Liverpool nella finale di Coppa Campioni del 29 maggio 1985. Ma quella partita e' ricordata per la tragedia in cui morirono 39 tifosi italiani, schiacciati tra la folla dopo l'assalto degli hooligan inglesi. «Per me il calcio e' divertimento e non c'e' nulla di piacevole nel tornare in quel luogo».

Fonte: La Stampa del 8 giugno 2000

 

 

Oggi sono 10 anni

In Belgio silenzio sull'Heysel

BRUXELLES - Giusto dieci anni fa, il 29 maggio 1985, si consumava la tragedia dell'Heysel. Nello stadio belga, dove si sarebbe disputata la finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus, morivano, schiacciati dai teppisti inglesi, 39 spettatori (fra di essi 32 italiani). A essere precisi, quella sera le vittime furono 38, la trentanovesima si aggiunse nei giorni successivi: vane le cure a cui i medici avevano sottoposto il tifoso. Non erano ultras, i caduti, stavano nella tranquilla zona Z. Una criminale regia aveva però concentrato lì accanto i furiosi supporters britannici. Complice, anche e non ultimo, lo scarsissimo servizio d'ordine (appena 120 agenti), si scatenò l'aggressione. La partita ebbe inizio con oltre un'ora di ritardo, s'impose la Juventus con un calcio di rigore, per fallo su Boniek, realizzato da Platini. Il Belgio si accinge a lasciar trascorrere nell'assoluta indifferenza l'anniversario della tragedia. Nulla è stato previsto dalle autorità sportive. «Non vi saranno commemorazioni», ha dichiarato seccamente ai giornalisti italiani un portavoce della federazione belga di calcio. I giornali di Bruxelles hanno dedicato negli ultimi giorni qualche articolo, i più di routine, al dramma consumatosi dieci anni fa in forza del quale l'Uefa estromise le squadre inglesi dalle coppe europee per cinque anni, il Liverpool per sette, ridotti in seguito a sei. E il Liverpool ha deciso adesso di erigere un monumento per ricordare, in memoria delle vittime dell'Heysel. II quotidiano popolare «La dernière heure», in particolare, ha pubblicato un sondaggio secondo il quale il 63% dei belgi ritiene possibile il ripetersi di una tragedia analoga. La sola cerimonia commemorativa preannunciata è una messa nella cittadina di Lovanio, a venti chilometri dalla capitale. La funzione è stata chiesta al parroco da un emigrato italiano oggi in pensione, Cesare Marcucci, tra gli spettatori della drammatica partita. «Ogni anno domando al parroco di celebrare una messa il 29 maggio in ricordo delle vittime: quest'anno, per il decimo anniversario - ha dichiarato Cesare Marcucci ai giornalisti - gli ho chiesto una messa, come dire?, più "di lusso"».

Fonte: La Stampa del 29 maggio 1995 

 

Nessuna cerimonia pubblica

BRUXELLES - Nessuna cerimonia pubblica si svolgerà in Belgio, per commemorare i 39 morti del 29 maggio 1985: il governo non ha dato il permesso. Ci sarà soltanto una messa privata, in una chiesa alla periferia di Bruxelles. Per la strage dell' Heysel vennero rinviati a giudizio 25 teppisti inglesi, il segretario della federcalcio belga Roosen, il presidente dell' Uefa Georges, il segretario dell' Uefa Bergerter, il sindaco di Bruxelles Brouhon, l' assessore allo sport Baro, il capitano della gendarmeria Mahieu e il maggior Kensier. Il processo cominciò il 27 ottobre 1988, più di tre anni dopo la tragica sera: furono condannati, ma beneficiarono della condizionale, soltanto 14 dei teppisti; tutti gli altri inquisiti vennero assolti. In appello, un altro inglese venne prosciolto. La parte civile riuscì in qualche modo a far condannare l' Uefa, che insieme con lo stato belga pagò 7 miliardi di lire ai parenti delle vittime. Lo stadio Heysel intanto sta cambiando faccia. Al termine dei lavori di ristrutturazione, avrà 40 mila posti, tutti a sedere, e si chiamerà stadio Re Baldovino. Verrà inaugurato il 23 agosto prossimo, con l' amichevole Belgio-Germania.

Fonte: La Repubblica del 27 maggio 1995 




 

9 Luglio 1991

I ragazzi del coro di Capestrano in visita all'Heysel




7 Marzo 1990

Il Capitano del Milan Franco Baresi depone un mazzo di fiori sotto la tristemente famosa "Curva Z" in occasione di Malines - Milan del 7 marzo 1990, valevole per i quarti della Coppa dei Campioni 1989-90, disputata allo stadio Heysel di Bruxelles.

Un mazzo di fiori fra le urla dei belgi

BRUXELLES - Cinque anni dopo, nessuna memoria. Il pochissimo che è stato fatto per ricordare il massacro dell' Heysel, lo ha fatto il Milan. Ieri mattina, alle 8,30, la messa celebrata in italiano dal reverendo Veimer ha avuto il conforto di venticinque presenze: undici rappresentanti del Milan (fra cui l' amministratore delegato Galliani, Sacchi e Donadoni), una decina di cronisti, qualche amico del celebrante. Nessuna traccia della municipalità belga, dei rappresentanti del Malines, e soprattutto della Juventus Ercole Dalma, il giovane picchiato martedì sera (i medici dell' ospedale cittadino di Brugnam gli hanno riscontrato un ematoma alla testa e una lussazione alla spalla) è stato denunciato a piede libero per resistenza e tentata aggressione a pubblico ufficiale. Il tutto, condito dalla squallida sceneggiata delle manette mentre il giovane (che è nato a Pescara ma vive qui da vent' anni con la sorella e la madre) si stava recando al lavoro. Il Milan gli ha garantito copertura legale nel processo che si svolgerà nei prossimi giorni attraverso l' avvocato Cantamessa, a seguito della squadra. Nel pomeriggio il numero dei fermati (tutti poi rilasciati) è progressivamente salito. Prima sette milanisti trovati in possesso di petardi, poi cinque italiani residenti in Lussemburgo, a cui sono stati trovati addosso dei bastoni. Infine due bagarini (uno italiano e uno spagnolo) a loro volta identificati poco prima della gara. Poco prima delle 20, quando il Milan ha fatto il suo ingresso in campo per il riscaldamento, il direttore organizzativo Paolo Taveggia, tenendo fra le mani un mazzo di trentanove rose rosse, ha accompagnato Baresi sotto la curva della tragedia. E' stata una scena allucinante: la banda ha continuato a suonare in allegria, mentre i tifosi belgi scandivano il nome del Malines. Deposti i fiori, i due milanisti sono tornati sui loro passi a capo chino, solo un tiepido applauso alle spalle. - l g

Fonte : La Repubblica del 8 marzo 1990

 

 

La Curva juventina in occasione di Juventus - Milan ringrazia Baresi per il gesto con uno striscione

Un sincero ringraziamento al sito www.magliarossonera.it  per le fotografie

 


 

 

I fiori granata all'Heysel

di Luca Argentero

BEVEREN - Una delegazione del Torino si è recata allo stadio Heysel di Bruxelles, che dista appena sessanta chilometri da Beveren. E' stato deposto un mazzo di fiori sulle gradinate della curva 2, dove, la sera del 29 maggio 1984, poco prima dell' inizio della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool, scoppiarono violentissimi disordini che portarono alla morte trentanove persone. Ieri mattina alcuni dirigenti del Torino, il vicepresidente Nizzola, il direttore generale Luciano Moggi ed il segretario Federico Bonetto, accompagnati da Renato Zaccarelli, in rappresentanza della squadra, sono andati all' Heysel. Il mazzo di fiori è stato deposto sul muro che crollò sotto la pressione di migliaia di persone che cercavano scampo dagli assalti dei teppisti inglesi.

Fonte: La Repubblica del 10 dicembre 1986

 

 

Un gruppo di italiani ricorda le vittime, il borgomastro non ha fatto aprire i cancelli

Heysel un anno dopo è rimasto chiuso

«Niente vendette, niente rancori» dice il nunzio apostolico - Un tifoso del Liverpool ha portato una corona di fiori.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — La pioggia battente di una primavera bizzosa, ma anche gli scioperi dei trasporti pubblici, hanno ridotto a un coraggioso e commosso manipolo la prevista schiera di italiani decisi ieri a ricordare i morti dell'Heysel. Davanti allo «stadio della morte», i cui cancelli sono rimasti chiusi per, ordine del borgomastro Hervè Brouhon (“Non vogliamo entrare in un ciclo malsano di eventi, questo è un luogo di sport e non di violenza», è stata la sua discutibile spiegazione), poco più di un centinaio di connazionali si sono raccolti in memoria dei 39 tifosi (32 erano italiani) vittime di quella tragica sera di un anno fa. Hanno deposto corone, gettato fiori oltre il cancello del “blocco Z” ora ribattezzato “Nord 1”, fra bandiere juventine a lutto e nel commosso abbraccio con un isolato tifoso del Liverpool venuto anch'egli con una corona di fiori e applaudito nel segno del comune dolore. Un pugno di poliziotti, due a cavallo, sono rimasti sotto il colonnato dello statuario ingresso allo stadio: il raduno era nel segno della commozione e del ricordo, non della polemica né della rivalsa. «Pace fratelli: niente vendette, niente rancori», aveva proclamato il nunzio apostolico in Belgio, monsignor Pedroni, celebrando una messa di suffragio per le 39 vittime. La «giornata dell'Heysel» era cominciata cosi, nella chiesa di “Notre Dame Immaculée”, che dà sul mercato delle pulci di una piazza dal nome straordinariamente pertinente all'occasione: Place du Jeu des Balles. Erano le 9.30, e sotto un cielo che si anneriva la cerimonia religiosa si è avviata alla presenza — fra gli altri — dell'ambasciatore Giovanni Saragat e del britannico Peter Petrie, di personalità della diplomazia internazionale e di un nutrito contingente della comunità italiana. Il governo belga era rappresentato dal segretario di Stato agli Affari europei, De Keersmaker; assente, invece, il borgomastro di Bruxelles. Questi è un po' il protagonista — in negativo — della cerimonia di ieri allo stadio. Gli era stato chiesto — invano — il permesso di deporre una targa all'ex “blocco Z”, facendo dire da un suo portavoce di essere «personalmente vicino con il cuore alle famiglie», ha detto di no a qualsiasi cerimonia all'interno, affermando di non volere «glorificare quell'avvenimento». E' l'uomo che un anno fa. difendendo l'operato della polizia, affermò di avere «fatto tutto il possibile, anzi il necessario». Forse padre Cavalletti, religioso italiano di Bruxelles, pensava anche a lui quando, davanti al cancello del “blocco Z”, ha ribadito l'assenza di “qualsiasi sentimento di vendetta”, ma ha subito aggiunto: “Ci brucia tuttavia il fatto che nessuno abbia ancora assunto la responsabilità dell'accaduto”. I tifosi si erano radunati alla spicciolata, prima all'Atomium e poi dietro lo stadio. «Non c'era neanche bisogno di darsi appuntamento, chi c'era è venuto», ha commentato un tifoso; eppure Domenico Amodio, pittore e decoratore, si era assunto l'onere dell'organizzazione. All' “Heysel” c'erano ieri i “reduci” di quella sera: ragazzi che si salvarono dal massacro, altri che videro dalla gradinata opposta senza rendersi bene conto. Due corone di fiori: una tricolore, di garofani; l'altra, di rose, gigli e margherite, offerta dallo “Juventus Club Bruxelles”, guidato ieri dal presidente Carlo Romano. Il piccolo corteo ha portato le due corone sul piazzale davanti allo stadio, fra due bandiere bianconere entrambe con la scritta — ieri amara — “Forza Juventus Campione d'Europa”, entrambe con una striscia nera appuntata all'immagine della Coppa. D'improvviso un applauso. E' stato quando Thomas Niederberger, tedesco di Dusseldorf ma tifoso del Liverpool, si è affiancato ai tifosi italiani, indossando la maglia rossa della sua squadra, con una terza corona di fiori. «In ricordo delle vittime del blocco Z», diceva il nastro in italiano. t. gal.

Fonte: La Stampa del 30 maggio 1986


 



Messa officiata con il Nunzio

BRUXELLES — Gli Italiani di Bruxelles hanno reso un ultimo omaggio alle vittime degli incidenti di mercoledì scorso nello stadio di Heysel affollando ieri sera la chiesa di Nótre Dame de l'Immaculée Conception, parrocchia della missione cattolica italiana della città. Una Messa di suffragio è stata celebrata dal Nunzio apostolico monsignor Angelo Pedroni.

Fonte: Stampa Sera del 3 giugno 1985


 

 

Bruxelles 1985 - 2009

Grazie fraternamente al Nucleo 1985 per le fotografie


 

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