Anche in occasione del ventiseiesimo anniversario,
lo Juventus Club DOC Seraing (Belgio) "Solo Juve" ha reso omaggio ai
tifosi bianconeri tragicamente deceduti sugli spalti dello stadio Heysel
di Bruxelles. Dopo aver deposto un mazzo di fiori sotto la lapide che
ricorda chi andò incontro alla morte nella maniera più assurda, i supporters
bianconeri belgi hanno sostato qualche istante in raccoglimento. Presente
anche un'emittente televisiva turca che ha intervistato alcuni esponenti
del club DOC juventino.
Il discorso di "Lupo" del gruppo "Bruxelles
Bianconera"
"Ho visto molta più gente quando c'erano le
telecamere ed i media l'anno scorso o per i 20 anni !
Per me, quelli che contano veramente, siete
voi, che siete qui al nostro fianco ogni anno...
E' da 26 anni che vengo all'Heysel, ed abbiamo
combattuto per 26 anni
per offrire questo Monumento ai nostri angeli
E questo Monumento è importante per tutti. Per
le famiglie, per voi, per me.
Per tutti quelli che non hanno mai voluto dimenticare
!
Questa gente sì, è la vera Juventus !!!
Oggi si vede che anche a Torino, i giocatori,
la società e tutti questi miliardi spesi,
hanno cambiato il nostro calcio.
Quello che noi facciamo qui, è per non dimenticare
quello che è successo
e sopratutto per dire a tutti che noi non siamo
cambiati !!
E che questa gente importante, quelli che sono
morti per la nostra maglia,
si meritano più di tutti il nome del nuovo stadio
di Torino !!
Questi Angeli hanno dato la vita per la loro
maglia. respiravano e respirano ancora oggi,
attraverso di noi, per i colori di una passione
e per un calcio che non esiste più !
Adesso vi invito a fare un minuto di silenzio
e lasciare l'onore di leggere i 39 nomi
ai nostri fratelli di Solo Juve Seraing...
Dopo vi farò aprire lo stadio e ognuno potrà
commemorare alla sua maniera
davanti al Settore Z, niente discorsi...
Poi c'è anche una sala della memoria che vi
invito a visitare.
So che ci sono foto e storie difficili da rivivere,
ma dovete sapere che senza di noi tutte queste
storie non ci sarebbero più !
Ed è per questo che è importantissimo di radunarci
davanti all'Heysel
ogni anno il 29 Maggio, anche per 15 minuti.
Per non dimenticare mai !
29 maggio 2011
Abete: «Mai più un dramma come l'Heysel»
di
Luca Curino
BRUXELLES Pochi giorni dopo il 25° anniversario della strage dell' Heysel,
gli azzurri hanno deposto una corona di fiori sulla targa in memoria
dei 39 morti, 32 dei quali italiani. Alla cerimonia era presente la
Nazionale, con il presidente Abete e dal d.g. Valentini: a deporre la
corona sono stati Lippi (foto INSIDE) e capitan Cannavaro. «Fu un giorno
purtroppo indimenticabile - ha detto Abete -. Io c' ero e quella tragedia,
come ha detto Platini, è un monito per tutti i dirigenti sportivi per
far sì che queste cose non accadano più e che gli stadi siano più sicuri».
Gli stessi giocatori hanno mormorato: «Mai più una vergogna così». Il
29 maggio 1985, un' ora prima della finale di Coppa dei Campioni fra
Juventus e Liverpool, gli hooligans invasero il settore Z, i tifosi
bianconeri che rimasero schiacciati. Oggi quell' impianto fatiscente
non esiste più. C' è lo stadio «Re Baldovino», dove ieri si sono affrontate
Italia e Messico.
Fonte: La Gazzetta dello Sport del 4 giugno 2010
Italia, fiori sulla curva Z dell'Heysel: «Mai
più»
Nazionale a Bruxelles: una preghiera
con il presidente federale Abete
BRUXELLES,
3 giugno - «Mai più una vergogna così». Lo dicono a bassa voce
gli azzurri campioni del mondo, quando arrivano davanti a quella
che fu la famigerata curva Z dello stadio Heysel dove a fine
maggio 1985 morirono schiacciate 39 persone (delle quali 32
italiane) arrivate a Bruxelles per assistere alla finale di
Coppa Campioni tra la Juventus e il Liverpool. Durante una cerimonia
di ricordo a 25 anni dalla tragedia parlano tra di loro, i giovani
nazionali italiani, con il pudore di chi non ricorda e vuole
sapere. Urlano "vergogna", invece, un gruppo di emigranti italiani.
Tutti insieme pregano mentre il presidente federale Giancarlo
Abete, il Ct Marcello Lippi e il capitano Fabio Cannavaro depongono
una corona sotto la lapide. La cerimonia è breve ma toccante,
c'è da andare a preparare l'amichevole con il Messico in programma
nel nuovo stadio di Bruxelles, costruito sulle ceneri dell'Heysel
e ribattezzato "Re Baldovino". Lo stadio maledetto non c'è più,
ma talvolta pure lontano da qui la violenza bestiale vince la
sua partita con il calcio. Per questo il "Mai più" degli azzurri
ha doppiamente senso.
Fonte: Tuttosport.com del 3 giugno 2010
Italia a Bruxelles per non dimenticare le vittime
dell’Heysel, 25 anni dopo
Venticinque anni dopo, ripensare al 29 maggio
1985 e alle immagini di quella dolorosa finale di Coppa dei Campioni
Juventus – Liverpool fa tornare alla memoria la tragedia di 39 persone,
di cui 32 italiane, che persero la vita nella ressa scatenata dall’attacco
dei tifosi inglesi al settore occupato prevalentemente da italiani,
e all’angoscia di quelle che riuscirono a sopravvivere trovando
rifugio in campo o lanciandosi dagli spalti nel vuoto. E’ per questo
che la scelta di Bruxelles quale sede del primo dei due test premondiali
previsto questa sera contro il Messico non è stata casuale: la delegazione
italiana, infatti, all’arrivo in quello stadio oggi così diverso
da quello fatiscente che ospitò quell’atroce finale di Coppa dei
Campioni, prenderà parte ad una cerimonia commemorativa in ricordo
dei tifosi che nell’Heysel, oggi Stadio “Re Baldovino” hanno trovato
la propria tomba. Guidato dal Presidente federale Giancarlo Abete,
dal Commissario tecnico Marcello Lippi e dal capitano Fabio Cannavaro,
il gruppo azzurro sosterà in un deferente silenzio e deporrà una
corona di alloro davanti la targa che ricorda quella tragedia. Sarà
un omaggio doveroso di tutto il calcio italiano alle vittime di
quel dramma ed alle loro famiglie che videro partire i propri cari
con una sciarpa al collo per partecipare ad una festa sportiva e
non li videro più tornare.
Roma 03/06/2010
Fonte: www.figc.it
Heysel: 1' di silenzio a Bruxelles
Ricordate le 39 vittime della tragedia
del 29 maggio 1985
BRUXELLES, 29 MAG In ricordo dei 39 morti della tragedia dell'Heysel
è stato osservato 1' di silenzio nello stadio di Bruxelles, ora
're Baldovino'. Numerose corone di fiori con sciarpe dei colori
della Juventus e del Liverpool sono state depositate dove sorge
un monumento in ricordo. Alla cerimonia hanno partecipato diversi
dei sopravvissuti al dramma, ma anche il presidente della Federcalcio
belga De Keersmaecker e rappresentanti della città e della polizia
di Bruxelles.
Fonte: www.ansa.it
Juve, Bruxelles ricorda la tragedia dell'Heysel
A 25 anni dal dramma si ricordano le
39 vittime di quella terribile giornata
BRUXELLES (BELGIO),
28 maggio - A 25 anni dal dramma dell'Heysel, la città di Bruxelles
domani commemorerà con una cerimonia quei drammatici avvenimenti
del 29 maggio 1985 quando allo stadio persero la vita 32 tifosi
della Juventus, quattro belgi, due francesi e un irlandese, in occasione
della partita Juventus-Liverpool, finale di Champions. Il sindaco
di Bruxelles Freddy Thielemans, informa una nota del comune, ricorderà
la tragedia con un discorso, prima di osservare un minuto di silenzio
in memoria delle 39 vittime.
SPAZIO 1985 - Per l'occasione, le porte dello stadio resteranno
aperte per tutti coloro che vorranno raccogliersi davanti allo "spazio
1985", un luogo della memoria realizzato nel 2005, dopo quasi due
decadi di silenzio da parte del comune. Fu solo in quell'occasione,
infatti, che per la prima volta la città chiese formalmente scusa
alle famiglie delle vittime promuovendo una solenne commemorazione.
Domani, il pubblico, dalle 11 della mattina, allo stadio ribattezzato
"re Baldovino", potrà visitare anche il monumento commemorativo
della tragedia, mentre sarà diffuso il reportage "Requiem for a
Cup Final".
L'AMMISSIONE - Solo a distanza di molti anni dal dramma, uno dei
responsabili della sicurezza dello stadio ha ammesso che quella
sera erano in servizio solo pochi agenti e per giunta inesperti.
Nel 1989, in un processo che si tenne a Bruxelles, furono condannati
a tre anni di carcere 14 ultrà del Liverpool, pena poi ridotta in
appello.
Fonte: Tuttosport.com del 3 giugno 2010
Grazie, Lupo di "Bruxelles Bianconera"
Un monumento per l' Heysel 1985
Oggi alle 15, vent' anni dopo la strage dell'
Heysel di Bruxelles, dove persero la vita 39 persone ( 32 italiani),
grazie al sindaco di Bruxelles Thielemans e al Comitato italiano « Per
non dimenticare » , nello stadio, ribattezzato Re Baldovino, sarà inaugurato
un monumento in ricordo delle vittime ( realizzato davanti all' impianto):
ci saranno tra gli altri il ministro belga Onkelinx, il sottosegretario
Ventucci e Riccardo Scirea ( figlio dell' ex juventino Gaetano). Intanto
Platini replica alla stampa belga che aveva condannato il suo comportamento
in quella famosa finale di Champions, Juve Liverpool ( 1 0). « Critiche
fuori luogo, non tornerò sul teatro di quella tragedia ».
Fonte: La Gazzetta dello Sport del 29/5/2005
Domani i 20 anni dell' Heysel
TORINO Domani si celebrano i 20 anni dalla tragedia
dell' Heysel. Per ricordare i 39 morti del 29 maggio 1985 a Bruxelles
è in programma una cerimonia e l' inaugurazione di un monumento alla
memoria delle vittime. Parteciperanno il sindaco di Liverpool Alan Dean,
quello di Bruxelles Freddy Thielemans, il comitato vittime dell' Heysel
presieduta da Otello Lorentini, Mario Pescante, l' Assessore allo Sport
piemontese Renato Montabone, il CT dell' Under 21 Gentile e il figlio
di Gaetano Scirea, Riccardo. A Torino non sono previste celebrazioni
ufficiali. Il 29 ci sarà una messa in ricordo delle vittime alla quale
dovrebbero partecipare anche dirigenti e giocatori bianconeri.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
del 28/5/2005
Tutti sotto la curva Z, l'abbraccio azzurro è da pelle d'oca
di Paolo Condò
La nazionale rende omaggio alle 39 vittime
della tragedia dell' Heysel: viene scartata la partecipazione di una
delegazione, si va in gruppo. La cerimonia è toccante, tanto che coinvolge
anche i belgi. Tutti sotto la curva Z, l'abbraccio azzurro è da pelle
d'oca.
DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES - Sono le sette
e un quarto quando l' Italia esce dal suo spogliatoio, entra nello stadio
e, invece di dirigersi come al solito sul prato verde, gira a sinistra
e s' incammina sul rosso pallido della pista di atletica. C' è una parola
da prendere alla lettera questa volta - l' Italia - perché qualcosa
di potente ti si agita nello stomaco mentre segui con lo sguardo la
marcia degli azzurri, e capisci che quel passo lento e visibilmente
deciso contiene i sentimenti di 56 milioni di persone, o quanti diavolo
siamo noi italiani. Paolo Maldini e Antonio Conte aprono la sfilata
perché uno è il capitano della nazionale e l' altro è il capitano della
Juventus, il mazzo di 39 rose bianche lo porta Paolo, ma di lì a poco,
quando sarà il momento, aspetterà che la mano di Antonio si unisca alla
sua per deporre i fiori insieme. Dietro a loro, allargati su tutte le
corsie, giocatori e dirigenti mescolati camminano col volto serio, molti
con gli occhi bassi. Ci sono tutti: con Zoff, Riva, Nizzola e il resto
dello staff ecco Del Piero e Totti, Cannavaro e Ambrosini, Toldo e un
emozionatissimo Abbiati. Tutti e ventidue: una volta compreso che l'
omaggio della nazionale ai morti dell' Heysel non era una richiesta
della nostra Federcalcio, ma una semplice comunicazione (nel senso che
un «no» non sarebbe stato accettato, e il mazzo di fiori sarebbe stato
deposto ugualmente), l' Uefa aveva suggerito che ad andare sotto alla
curva dove una volta c' era il settore Z fosse una piccola delegazione,
il capitano e un paio di dirigenti. «Se lo scordano» è stata la risposta
compatta degli azzurri, e questa è un' altra di quelle cose che spiegano
perché, nel vederli camminare verso la lapide (In Memoriam, 29-05-85),
la pelle si è fatta d' oca. Nel minuto che ci mettono ad arrivare lì,
il disc-jockey dello stadio non ha nemmeno la sensibilità di spegnere
gli altoparlanti, dai quali continua a martellare la disco-music di
«American pie», e anche se non la sente nessuno è proprio una schifezza;
prima di dedicare ai belgi un pensiero di rabbia, però, va detto che
dietro a Maldini e Conte, con un secondo mazzo di fiori incellophanato,
camminano il presidente della federazione di Bruxelles, Michel D' Hooghe,
e il capitano Lorenzo Staelens, che hanno chiesto di partecipare alla
cerimonia ottenendo l' ovvio abbraccio dei nostri. In molti si fanno
il segno della croce, mentre i fiori vengono appoggiati sotto alla lapide,
e i pochi tifosi belgi già presenti nella curva corrono ad applaudire
la scena. Una breve preghiera, poi il corteo riprende la strada dello
spogliatoio. Quando i giocatori rientreranno in campo per il riscaldamento,
un' ora dopo, troveranno la migliore (e meritata) delle sorprese: tre
interi settori dell' altra curva riempiti di tifosi azzurri. Dopo l'
impressionante latitanza di una Arnhem consegnata ai turchi, la nostra
gente ha deciso di non lasciarli soli in questo stadio. Se i belgi l'
hanno intitolato alla memoria del loro re Baldovino, per noi italiani
avrà per sempre 39 altri nomi.
Fonte: La Gazzetta dello Sport del 15/6/2000
All' Heysel contro l'oblio
BRUXELLES (c.s.) - Rose bianche per ricordare i morti dell' Heysel.
Le hanno deposte gli azzurri, in testa Maldini e Conte, il capitano
e uno juventino, che hanno reso omaggio a una vergogna che non si può
dimenticare. Insieme con gli azzurri (e con Nizzola e altri della Figc)
c' erano il capitano del Belgio Staelens, i dirigenti della federazione
belga e quelli dell' Uefa: anche il Belgio, che tanta responsabilità
ebbe nella tragedia, si è inchinato all' obbligo del lutto. Non lo voleva
fare, perché fin da allora i belgi si sentono innocenti, ma in qualche
modo l' Italia li ha trascinati, così come ha trascinato l' Uefa che
ostinatamente volle giocare quella notte con i morti sotto le tribune.
Certo, la sacralità del momento di ricordo è stata quello che è stata:
mentre i giocatori deponevano i fiori, gli altoparlanti dello stadio
urlavano musica rock. I giocatori sono venuti come un drappello d' onore,
sembrava l' omaggio a una lapide di partigiani o una visita a un luogo
dell' Olocausto. Ma per il calcio questo stadio è qualcosa di simile,
e per chi ricorda il muro che c' era prima e che crollò troppo tardi,
quando gli italiani erano già morti soffocati, questi piccoli mattoni
rossi del nuovo impianto sono troppo simili a quelli di allora. I belgi
non hanno avuto il colpo di genio di cambiare materiale. E anche il
nuovo stadio è stato rifatto lasciando la stessa breccia che c' era
prima, che servirà senz' altro per fare entrare ambulanze o altri mezzi
necessari, ma che allora, nella notte del 29 maggio ' 85, non servì
da via di fuga per gli spettatori ammassati. Già, il 29 maggio 1985.
Maldini e Conte hanno lasciato le rose, il capitano ha fatto il segno
della croce, poi si sono girati ai fotografi e compostamente, senza
una parola, se ne sono andati via. Ma forse bisognava avere la presenza
di spirito di dire una preghiera, di sostare un attimo, per ricordare
che quella di allora fu una lunga agonia, non un crollo improvviso di
un attimo, ma un lento precipitare di uomini e ragazzi verso un inferno
di fronte agli sguardi indifferenti delle forze di polizia e delle autorità.
Ecco perché il tempo non può sanare la morte dei 39 tifosi (tra i quali
vanno ricordati anche i 3 inglesi) perché la loro morte fu lunga, e
non ebbe l' attenzione né la considerazione di nessuno. E ancora adesso
qualcosa bisognerebbe fare. La lapide appesa dove era il muro della
curva Z recita solo: In memoriam, e sotto la data. Ma in memoria di
cosa e di chi? Qui vanno scritti i nomi di chi morì quella notte, è
un atto di rispetto che va fatto. Ora, sopra e sotto la scritta e la
data, ci sono 39 linee bianche: ma quegli uomini, donne e ragazzi erano
qualcosa di più di una semplice linea.
Fonte: Repubblica del 15 giugno 2000
Una corona di fiori per ricordare la
tragedia dell'Heysel
di Paolo Condò
Sarà il capitano della nostra nazionale,
Maldini, a compiere il gesto nel posto dove una volta c' era il maledetto
settore Z. Dice il milanista: «Noi non vogliamo dimenticare, vogliamo
ricordare» Anche Antonio Conte depositerà una corona di fiori a nome
della Juve: «Prima della partita dirò una preghiera per quei nostri
poveri tifosi»
DAL NOSTRO INVIATO GEEL (Belgio) - Sono passati
quindici anni e molti azzurri, all' epoca, erano bambini. Hanno ristrutturato
lo stadio da capo a piedi, chi c' era quella notte e poi non è più venuto
stenterà a riconoscerlo. Gli hanno perfino cambiato il nome, adesso
si chiama «Re Baldovino» e suona come se fosse un luogo allegro nel
presente e privo di un passato. Sarebbero molti gli alibi per recarsi
stasera allo stadio di Bruxelles fingendo che non ci sia mai successo
nulla, e pensando soltanto alla partita, che è pure importantissima.
Eppure... Da un milanista il primo ricordo con parole belle da ascoltare.
Sono quelle di Paolo Maldini, capitano dei rossoneri e della nazionale:
«Heysel, io continuo a chiamarlo così e posare stasera i nostri fiori
dove una volta c' era il settore Z sarà un gesto di civiltà, perché
la tendenza a dimenticare velocemente quella tragedia è evidente. E
questo non è giusto. Già quando venni qui col Milan, avversario il Malines,
portammo una corona sotto alla curva in modo non ufficiale e senza ricevere
la prevista autorizzazione. Noi non vogliamo dimenticare, noi vogliamo
ricordare». Dagli juventini in nazionale, rappresentanti simbolici di
quella squadra che c' era all' Heysel, le frasi che riportano il cuore
e la mente a un avvenimento terribile. «Trentanove morti per una partita
di calcio - dice Filippo Inzaghi - sono una tragedia che non ha possibili
paragoni. Portare i nostri fiori sotto alla curva, come juventini e
come italiani, è proprio il minimo che possiamo fare». Molto commosse
anche la parole di Antonio Conte (la Juventus ricorderà a Bruxelles
le vittime dell' Heysel. La società torinese, ringraziando la Federcalcio
e gli azzurri per la sensibilità dimostrata, ha incaricato il suo capitano
di deporre una corona di fiori della società sulla lapide che ricorda
le 39 vittime di quella tragica serata del 1985): «Porterò anch' io
i fiori, e so già che proverò un' emozione intensa, violenta. Prima
della partita dirò una preghiera per quei nostri poveri tifosi. Ricordo
tutto di quella serata maledetta, non ero un bambino purtroppo, ero
già grande, nel 1985». Chi allora era molto giovane, un bambino di appena
undici anni, era Alessandro Del Piero. «Io ricordo che giocavo a pallone
davanti a casa in attesa della partita, non capivo perché durasse tanto
e quando chiedevo ai miei genitori se fosse sul punto di iniziare loro
mi ripetevano di restare giù, che non era ancora il momento. Vollero
evitarmi la vista di quelle scene di morte. Vidi la partita senza conoscere
i motivi di quel ritardo, che appresi il giorno dopo dagli amici, restandoci
malissimo. Capisco che i belgi vogliano cancellare il ricordo di quella
tragedia, e che per farlo abbiano addirittura rifatto lo stadio cambiandogli
il nome. Ma noi, l' Heysel, non lo dimenticheremo mai». Certo, nessuno
potrà mai dimenticarlo.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
del 14/6/2000
Lo stadio della strage abbattuto e ricostruito
Heysel, un ricordo che imbarazza
di Marco Ansaldo
L'Italia «sfida» l'Uefa con un mazzo di fiori
Inviato a GEEL - I belgi rimarranno a guardare, come quindici anni fa
quando i loro poliziotti osservavano gli hooligans attaccare della brava
gente fino a schiacciarla contro la rete della curva Z. «Ero con il
comandante della Gendarmeria - ricorda Giampiero Boniperti - aveva lasciato
un solo uomo tra i nostri tifosi e quegli inglesi che avevano già creato
gravi incidenti il giorno prima. Quando arrivarono i rinforzi era troppo
tardi: ho ancora negli occhi la carneficina». Ci furono trentanove morti
e trentuno erano italiani quel 29 maggio all'Heysel, Juventus-Liverpool,
finale della Coppa dei Campioni. I belgi fissarono i cadaveri, poi guardarono
anche i loro giudici comminare lievi pene, quasi un buffetto, a chi
aveva permesso quella strage: non tutti i famigliari delle vittime sono
stati indennizzati. Sono quindici anni che i belgi guardano e non si
sveglieranno neppure per la partita che riporta l'Italia in quello stadio,
che nel '94 si cominciò a distruggere e dal '98 e' ricresciuto come
l'araba fenice con altre tribune e il nome di un re morto, Baldovino.
L'Uefa acchiappasoldi e questi organizzatori da paese non hanno pensato
a un gesto, a un fiore. Il ricordo li imbarazza: quella tragedia ne
ha quasi partorito un'altra, sabato sera, quando hanno chiuso al pubblico
la Grand Place di Bruxelles e i poliziotti hanno esagerato nella repressione,
picchiando, ferendo, arrestando chi chiedeva di festeggiare la prima
vittoria del Belgio. La chiamano tolleranza zero, figlia della paura
di trovarsi impreparati come all'Heysel, la faccia oscura della stessa
idiozia. «Questo e' un altro stadio e poi una parte importante dell'organizzazione
l'hanno gestita gli olandesi», spiegano gli autori della gaffe. Anche
l'Uefa se ne lava le mani: se la lapide dei 39 morti potesse interessare
a uno sponsor, qualcuno si muoverebbe ma così, gratis, perché? Solo
Platini ha avuto il coraggio di un gesto forte: «In quello stadio non
entro più, non potrei provare gioia». Ci penseranno gli azzurri a non
far dimenticare. La Juve aveva chiesto che almeno i suoi giocatori andassero
a posare un fiore, l'idea si e' estesa a tutti. All'arrivo del pullman,
Maldini e i compagni deporranno un mazzo di 39 rose, come fece Franco
Baresi nell'unica occasione in cui una squadra italiana giocò all'Heysel
dopo la tragedia: Malines-Milan di Coppa dei Campioni, 7 marzo del '90.
La domenica successiva il Milan giocò a Torino. Sulla curva del vecchio
Comunale mani juventine posero uno striscione: «Baresi, trentanove volte
grazie». Conte pregherà, gli altri, che erano bambini quella sera, hanno
raccontato ieri l'orrore di quelle immagini e il disgusto per chi non
ha capito l'importanza di un gesto che richiamasse a una tragedia enorme,
in tempi in cui se ne temono altre. «Anche quando venni con il Milan
- ha detto Maldini - abbiamo onorato i morti contro la volontà di non
si sa chi». L'Uefa, pure allora. «Noi, come Federazione, non abbiamo
mai dimenticato, quella rimarrà per sempre una notte di dolore. Se gli
altri non vogliono ricordare lo facciano, noi la ricorderemo», ha spiegato
Antonello Valentini, il capo ufficio stampa. E pazienza se l'Uefa e
i belgi, vergognandosi della gaffe, faranno pagare qualcosa all'Italia
in questo torneo. Perché c'e' il rischio: gli stupidi spesso sono vendicativi.
Fonte:
La Stampa del 14 giugno 2000
Platini: non andrò all'Heysel
PARIGI.
Michel Platini seguirà gli Europei, ma con una riserva: lo stadio Heysel
di Bruxelles. «Non rimetterò piede in quell'impianto, non ci sono mai
tornato», ha detto l'ex numero 10 della Juventus. Platini segnò il rigore
della vittoria sul Liverpool nella finale di Coppa Campioni del 29 maggio
1985. Ma quella partita e' ricordata per la tragedia in cui morirono
39 tifosi italiani, schiacciati tra la folla dopo l'assalto degli hooligan
inglesi. «Per me il calcio e' divertimento e non c'e' nulla di piacevole
nel tornare in quel luogo».
Fonte:
La Stampa del 8 giugno 2000
Oggi
sono 10 anni
In Belgio silenzio sull'Heysel
BRUXELLES - Giusto dieci anni fa,
il 29 maggio 1985, si consumava la tragedia dell'Heysel. Nello stadio
belga, dove si sarebbe disputata la finale di Coppa dei Campioni
tra Liverpool e Juventus, morivano, schiacciati dai teppisti inglesi,
39 spettatori (fra di essi 32 italiani). A essere precisi, quella
sera le vittime furono 38, la trentanovesima si aggiunse nei giorni
successivi: vane le cure a cui i medici avevano sottoposto il tifoso.
Non erano ultras, i caduti, stavano nella tranquilla zona Z. Una
criminale regia aveva però concentrato lì accanto i furiosi supporters
britannici. Complice, anche e non ultimo, lo scarsissimo servizio
d'ordine (appena 120 agenti), si scatenò l'aggressione. La partita
ebbe inizio con oltre un'ora di ritardo, s'impose la Juventus con
un calcio di rigore, per fallo su Boniek, realizzato da Platini.
Il Belgio si accinge a lasciar trascorrere nell'assoluta indifferenza
l'anniversario della tragedia. Nulla è stato previsto dalle autorità
sportive. «Non vi saranno commemorazioni», ha dichiarato seccamente
ai giornalisti italiani un portavoce della federazione belga di
calcio. I giornali di Bruxelles hanno dedicato negli ultimi giorni
qualche articolo, i più di routine, al dramma consumatosi dieci
anni fa in forza del quale l'Uefa estromise le squadre inglesi dalle
coppe europee per cinque anni, il Liverpool per sette, ridotti in
seguito a sei. E il Liverpool ha deciso adesso di erigere un monumento
per ricordare, in memoria delle vittime dell'Heysel. II quotidiano
popolare «La dernière heure», in particolare, ha pubblicato un sondaggio
secondo il quale il 63% dei belgi ritiene possibile il ripetersi
di una tragedia analoga. La sola cerimonia commemorativa preannunciata
è una messa nella cittadina di Lovanio, a venti chilometri dalla
capitale. La funzione è stata chiesta al parroco da un emigrato
italiano oggi in pensione, Cesare Marcucci, tra gli spettatori della
drammatica partita. «Ogni anno domando al parroco di celebrare una
messa il 29 maggio in ricordo delle vittime: quest'anno, per il
decimo anniversario - ha dichiarato Cesare Marcucci ai giornalisti
- gli ho chiesto una messa, come dire?, più "di lusso"».
Fonte: La Stampa
del 29 maggio 1995
Nessuna cerimonia pubblica
BRUXELLES - Nessuna cerimonia pubblica si svolgerà in Belgio,
per commemorare i 39 morti del 29 maggio 1985: il governo
non ha dato il permesso. Ci sarà soltanto una messa privata,
in una chiesa alla periferia di Bruxelles. Per la strage
dell' Heysel vennero rinviati a giudizio 25 teppisti inglesi,
il segretario della federcalcio belga Roosen, il presidente
dell' Uefa Georges, il segretario dell' Uefa Bergerter,
il sindaco di Bruxelles Brouhon, l' assessore allo sport
Baro, il capitano della gendarmeria Mahieu e il maggior
Kensier. Il processo cominciò il 27 ottobre 1988, più di
tre anni dopo la tragica sera: furono condannati, ma beneficiarono
della condizionale, soltanto 14 dei teppisti; tutti gli
altri inquisiti vennero assolti. In appello, un altro inglese
venne prosciolto. La parte civile riuscì in qualche modo
a far condannare l' Uefa, che insieme con lo stato belga
pagò 7 miliardi di lire ai parenti delle vittime. Lo stadio
Heysel intanto sta cambiando faccia. Al termine dei lavori
di ristrutturazione, avrà 40 mila posti, tutti a sedere,
e si chiamerà stadio Re Baldovino. Verrà inaugurato il 23
agosto prossimo, con l' amichevole Belgio-Germania.
Fonte: La Repubblica del 27 maggio
1995
9 Luglio 1991
I ragazzi del coro di Capestrano in
visita all'Heysel
7 Marzo 1990
Il Capitano del Milan Franco Baresi depone un
mazzo di fiori sotto la tristemente famosa "Curva Z" in occasione di
Malines - Milan del 7 marzo 1990, valevole per i quarti della Coppa
dei Campioni 1989-90, disputata allo stadio Heysel di Bruxelles.
Un
mazzo di fiori fra le urla dei belgi
BRUXELLES
- Cinque anni dopo, nessuna memoria. Il pochissimo che è stato fatto
per ricordare il massacro dell' Heysel, lo ha fatto il Milan. Ieri mattina,
alle 8,30, la messa celebrata in italiano dal reverendo Veimer ha avuto
il conforto di venticinque presenze: undici rappresentanti del Milan
(fra cui l' amministratore delegato Galliani, Sacchi e Donadoni), una
decina di cronisti, qualche amico del celebrante. Nessuna traccia della
municipalità belga, dei rappresentanti del Malines, e soprattutto della
Juventus Ercole Dalma, il giovane picchiato martedì sera (i medici dell'
ospedale cittadino di Brugnam gli hanno riscontrato un ematoma alla
testa e una lussazione alla spalla) è stato denunciato a piede libero
per resistenza e tentata aggressione a pubblico ufficiale. Il tutto,
condito dalla squallida sceneggiata delle manette mentre il giovane
(che è nato a Pescara ma vive qui da vent' anni con la sorella e la
madre) si stava recando al lavoro. Il Milan gli ha garantito copertura
legale nel processo che si svolgerà nei prossimi giorni attraverso l'
avvocato Cantamessa, a seguito della squadra. Nel pomeriggio il numero
dei fermati (tutti poi rilasciati) è progressivamente salito. Prima
sette milanisti trovati in possesso di petardi, poi cinque italiani
residenti in Lussemburgo, a cui sono stati trovati addosso dei bastoni.
Infine due bagarini (uno italiano e uno spagnolo) a loro volta identificati
poco prima della gara. Poco prima delle 20, quando il Milan ha fatto
il suo ingresso in campo per il riscaldamento, il direttore organizzativo
Paolo Taveggia, tenendo fra le mani un mazzo di trentanove rose rosse,
ha accompagnato Baresi sotto la curva della tragedia. E' stata una scena
allucinante: la banda ha continuato a suonare in allegria, mentre i
tifosi belgi scandivano il nome del Malines. Deposti i fiori, i due
milanisti sono tornati sui loro passi a capo chino, solo un tiepido
applauso alle spalle. - l g
Fonte : La Repubblica del 8 marzo 1990
La Curva juventina in occasione di Juventus
- Milan ringrazia Baresi per il gesto con uno striscione
Un sincero ringraziamento al sito
www.magliarossonera.it per le fotografie
I
fiori granata all'Heysel
di
Luca Argentero
BEVEREN
- Una delegazione del Torino si è recata allo stadio Heysel di Bruxelles,
che dista appena sessanta chilometri da Beveren. E' stato deposto un
mazzo di fiori sulle gradinate della curva 2, dove, la sera del 29 maggio
1984, poco prima dell' inizio della finale di Coppa Campioni tra Juventus
e Liverpool, scoppiarono violentissimi disordini che portarono alla
morte trentanove persone. Ieri mattina alcuni dirigenti del Torino,
il vicepresidente Nizzola, il direttore generale Luciano Moggi ed il
segretario Federico Bonetto, accompagnati da Renato Zaccarelli, in rappresentanza
della squadra, sono andati all' Heysel. Il mazzo di fiori è stato deposto
sul muro che crollò sotto la pressione di migliaia di persone che cercavano
scampo dagli assalti dei teppisti inglesi.
Fonte: La Repubblica
del 10 dicembre 1986
Un gruppo di
italiani ricorda le vittime, il borgomastro non ha fatto aprire i cancelli
Heysel un anno dopo è rimasto chiuso
«Niente vendette, niente rancori» dice il
nunzio apostolico - Un tifoso del Liverpool ha portato una corona di
fiori.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — La pioggia battente di una primavera bizzosa, ma anche gli
scioperi dei trasporti pubblici, hanno ridotto a un coraggioso e commosso
manipolo la prevista schiera di italiani decisi ieri a ricordare i morti
dell'Heysel. Davanti allo «stadio della morte», i cui cancelli sono
rimasti chiusi per, ordine del borgomastro Hervè Brouhon (“Non vogliamo
entrare in un ciclo malsano di eventi, questo è un luogo di sport e
non di violenza», è stata la sua discutibile spiegazione), poco più
di un centinaio di connazionali si sono raccolti in memoria dei 39 tifosi
(32 erano italiani) vittime di quella tragica sera di un anno fa. Hanno
deposto corone, gettato fiori oltre il cancello del “blocco Z” ora ribattezzato
“Nord 1”, fra bandiere juventine a lutto e nel commosso abbraccio con
un isolato tifoso del Liverpool venuto anch'egli con una corona di fiori
e applaudito nel segno del comune dolore. Un pugno di poliziotti, due
a cavallo, sono rimasti sotto il colonnato dello statuario ingresso
allo stadio: il raduno era nel segno della commozione e del ricordo,
non della polemica né della rivalsa. «Pace fratelli: niente vendette,
niente rancori», aveva proclamato il nunzio apostolico in Belgio, monsignor
Pedroni, celebrando una messa di suffragio per le 39 vittime. La «giornata
dell'Heysel» era cominciata cosi, nella chiesa di “Notre Dame Immaculée”,
che dà sul mercato delle pulci di una piazza dal nome straordinariamente
pertinente all'occasione: Place du Jeu des Balles. Erano le 9.30, e
sotto un cielo che si anneriva la cerimonia religiosa si è avviata alla
presenza — fra gli altri — dell'ambasciatore Giovanni Saragat e del
britannico Peter Petrie, di personalità della diplomazia internazionale
e di un nutrito contingente della comunità italiana. Il governo belga
era rappresentato dal segretario di Stato agli Affari europei, De Keersmaker;
assente, invece, il borgomastro di Bruxelles. Questi è un po' il protagonista
— in negativo — della cerimonia di ieri allo stadio. Gli era stato chiesto
— invano — il permesso di deporre una targa all'ex “blocco Z”, facendo
dire da un suo portavoce di essere «personalmente vicino con il cuore
alle famiglie», ha detto di no a qualsiasi cerimonia all'interno, affermando
di non volere «glorificare quell'avvenimento». E' l'uomo che un anno
fa. difendendo l'operato della polizia, affermò di avere «fatto tutto
il possibile, anzi il necessario». Forse padre Cavalletti, religioso
italiano di Bruxelles, pensava anche a lui quando, davanti al cancello
del “blocco Z”, ha ribadito l'assenza di “qualsiasi sentimento di vendetta”,
ma ha subito aggiunto: “Ci brucia tuttavia il fatto che nessuno abbia
ancora assunto la responsabilità dell'accaduto”. I tifosi si erano radunati
alla spicciolata, prima all'Atomium e poi dietro lo stadio. «Non c'era
neanche bisogno di darsi appuntamento, chi c'era è venuto», ha commentato
un tifoso; eppure Domenico Amodio, pittore e decoratore, si era assunto
l'onere dell'organizzazione. All' “Heysel” c'erano ieri i “reduci” di
quella sera: ragazzi che si salvarono dal massacro, altri che videro
dalla gradinata opposta senza rendersi bene conto. Due corone di fiori:
una tricolore, di garofani; l'altra, di rose, gigli e margherite, offerta
dallo “Juventus Club Bruxelles”, guidato ieri dal presidente Carlo Romano.
Il piccolo corteo ha portato le due corone sul piazzale davanti allo
stadio, fra due bandiere bianconere entrambe con la scritta — ieri amara
— “Forza Juventus Campione d'Europa”, entrambe con una striscia nera
appuntata all'immagine della Coppa. D'improvviso un applauso. E' stato
quando Thomas Niederberger, tedesco di Dusseldorf ma tifoso del Liverpool,
si è affiancato ai tifosi italiani, indossando la maglia rossa della
sua squadra, con una terza corona di fiori. «In ricordo delle vittime
del blocco Z», diceva il nastro in italiano. t. gal.
Fonte: La Stampa del 30 maggio 1986
Messa officiata con il Nunzio
BRUXELLES — Gli Italiani
di Bruxelles hanno reso un ultimo omaggio alle vittime degli incidenti
di mercoledì scorso nello stadio di Heysel affollando ieri sera la chiesa
di Nótre Dame de l'Immaculée Conception, parrocchia della missione cattolica
italiana della città. Una Messa di suffragio è stata celebrata dal Nunzio
apostolico monsignor Angelo Pedroni.
Fonte:
Stampa Sera del 3 giugno 1985
Bruxelles 1985 - 2009
Grazie fraternamente
al Nucleo 1985 per le fotografie