Sheffield, 15 Aprile 1989.
E’ un pomeriggio insolitamente soleggiato, nonostante ci si trovi nel
periodo dell’anno in cui solitamente la pioggia cade generosa nel South
Yorkshire. La partita di cartello è di quelle che si preannunciano epocali:
una semifinale di Fa Cup contro gli arcirivali di sempre, i tanto odiati
Tricky Trees, quel Nottingham Forrest al quale il trionfo nella competizione
più antica del mondo manca dal lontano 1959, ben più tempo dei soli
3 anni trascorsi dall’ultimo successo dei Reds contro i cugini Toffees
nella finale del 1986. Ciononostante, i Reds di quel periodo, esclusi
dalla Coppa dei Campioni e da qualsiasi altra competizione europea a
causa dei fatti dell’Heysel, hanno più fame di vittorie che mai, poiché
si parla comunque di uno dei più grandi Liverpool che la storia ultracentenaria
del glorioso club ricordi. C’è un’aria giocosa e di festa fuori dallo
stadio di Hillsborough, della paventata minaccia Hooligan non c’è ombra
alcuna, sembra semplicemente un pomeriggio come tanti, di festa e di
serenità, da trascorrere sostenendo i propri beniamini, chi in compagnia
dei propri amici, chi con la propria famiglia. Ma nessuno è conscio
di ciò che sta per succedere, nessuno sa che il destino sta per calare
un nero panno mortifero sulle vite di tante persone, spezzandole definitivamente.
Vite e storie che si intrecciano, si annodano, si compongono come la
trama di un fine tessuto. Persone che non si conoscevano, che non sapevano
che, da quel giorno, il loro nome sarebbe rimasto marchiato a fuoco
sulla pelle di un popolo intero, parte, loro malgrado, di un disegno
troppo, troppo più grande di loro. Persone i cui nomi, da quel giorno,
abbandoneranno l’anonimato per ascendere alla leggenda ed al ricordo,
sempre doloroso, mai attenuato, di quel maledetto giorno. Tante vite,
ingiustamente strappate in quello che doveva solo essere un evento sportivo
e che si è dimostrato essere un dramma di tragiche dimensioni.
GLI ANTEFATTI - Non molti sanno che la Leppings
Lane, il luogo in cui trovarono la morte i nostri 96 angeli, era già
prima del 1989 stato teatro di episodi controversi. A seguito dell’intensificarsi
degli episodi di tifo violento, il tristemente famoso fenomeno Hooligans,
l’allora premier britannico, la Lady di ferro Margareth Thatcher, emanò
una serie di provvedimenti atti a troncare le gambe al fenomeno, o comunque
a ridimensionarlo. Nel 1985, venne emanato lo “Sporting Event Act”,
con il quale venne totalmente abolita la vendita di alcool negli stadi
e nei parcheggi. Nel 1986, invece, il “Public order act” rese reato
comportarsi in modo “allarmante” ,anche se non violento, alle partite
e conferì ai tribunali una ampia autonomia di deferire chiunque ritenuto
responsabile di comportamenti “non idonei e non dignitosi” dal frequentare
gli stadi, anche a tempo indeterminato. Provvedimenti idonei, su questo
non ci piove, ma sbagliati e profondamente pericolosi nei termini. La
Thatcher, che in quel periodo doveva far fronte a diversi problemi,
dai venti di guerra che spiravano dalle Falkland ad un’IRA sempre più
attiva ed intraprendente, da una inflazione che, benché in calo sotto
il suo mandato, iniziava a farsi sentire anche nella vita quotidiana
dei Britannici ad un rapporto non proprio idilliaco con la Regina Elisabetta
II (“La detesto cordialmente”, ebbe modo di dire la sovrana), volutamente
o no, esasperò i toni enfatizzando forse eccessivamente quello che era
un problema che andava, data la sua natura, affrontato sì con risolutezza
ma con assoluta prudenza, avendo cura di non creare allarmismi inutili
e panico nella popolazione e soprattutto nelle forze dell’ordine. In
tutto ciò, purtroppo, Hillsborough del resto aveva già una triste tradizione.
Nel 1981, in una semifinale sempre di FA Cup tra Tottenham e Wolves,
occorse un incidente analogo nelle dinamiche (ma fortunatamente non
nel bilancio) che costò 38 feriti, cosa che portò lo Sheffield Wednesday,
proprietario dell’impianto, ad intervenire sulla struttura della pericolosa
curva. Inoltre, appena 12 mesi prima di quel tragico giorno, nel 1988
in occasione, ironia del destino, della semifinale di FA Cup sempre
tra Liverpool e Nottingham Forrest, ci furono già delle avvisaglie,
che purtroppo risuonano come un infausto presagio: diversi tifosi del
Liverpool ebbero infatti allora a lamentarsi di episodi di “crushing”,
cioè letteralmente schiacciamento, dovuti al numero delle persone, eccessivo,
che aveva avuto accesso alla curva, nonché alla sciagurata conformazione
della curva stessa, evidentemente mal progettata e mal pensata. L’ allarmismo
esasperato, il panico, potremmo quasi dire la paranoia di cui erano
ormai preda la popolazione e soprattutto le forze dell’ordine sul fenomeno
Hooligans, unito ad una curva assassina dalla progettazione ormai antica
come concezione e comunque non all’altezza dell’evento sportivo che
si apprestava ad ospitare, furono una discriminante fondamentale, la
miccia destinata a far esplodere la bomba, la linea oltre la quale,
quel giorno, 96 vite si spinsero per non fare mai più ritorno.
LA CRONACA - Come tutti i matches di cartello,
anche una semifinale di FA Cup, specie se giocata tra due squadre le
cui tifoserie si sanno non avere rapporti propriamente idilliaci come
quella del Nottingham e quella del Liverpool, richiedeva che le due
tifoserie stesse non venissero in alcun modo a contatto. E qui fu posta
la prima pietra sulla tomba dei nostri 96 eroi: inspiegabilmente, si
decise di assegnare la capiente Spion Kop End (21,000 posti accreditati)
ai notoriamente meno numerosi tifosi dei Tricky Trees, mentre alla Travelling
Kop toccò invece la più angusta Leppings Lane, con una capienza di appena
14,600 posti. Una assolata giornata di primavera, si diceva. Il clima
teso, di terrore, di paura imbastito dal governo Thatcher che orbitava
attorno alle partite di football, e del Liverpool in particolare, pareva,
secondo le numerosissime testimonianze dell’epoca, del tutto ingiustificato
in quella mite, maledetta giornata: i dintorni dello stadio erano quel
giorno popolati da molti bambini, tra cui lo sfortunato Jon-Paul Gilhooley,
il cugino del futuro Capitano Steven Gerrard, che qui troverà una morte
atroce ed orribile, famiglie, giovani, donne. Una bella festa dello
sport e del calcio, insomma. Il clima era disteso, e nulla faceva presagire
ciò che sarebbe poi successo. La gente faceva la fila dietro ai tornelli.
L’odore degli hot dogs pervadeva l’area limitrofa allo stadio, i tifosi
che già erano entrati iniziavano a scaldare le ugole intonando i primi
cori rivolti ai propri beniamini che avevano iniziato le procedure di
riscaldamento. La gente, fuori, discuteva, con le fanzine in mano, sulla
partita odierna, se Rush sarebbe riuscito a farsi definitivamente perdonare
la sua scappatella a Torino, se Aldridge avrebbe incantato ancora e
se l’intesa tra Whelan e Barnes avrebbe portato alla tanto agognata
finale di Wembley. Una mamma stringeva amorevolmente la mano del suo
piccolo, degli amici scherzavano, godendosi la giornata di sole ed un
bambino era impaziente di poter entrare ad ammirare, per la prima volta,
i suoi eroi. Fu intimato ai tifosi di presentarsi, muniti di regolare
biglietto, non più tardi di un quarto d’ora prima dell’inizio del match,
previsto per le 03,00 pm. Purtroppo il destino iniziò ben presto a intessere
la sua tela, in quanto lavori in corso sull’autostrada M62 rallentarono
drammaticamente l’afflusso di auto, determinando una congestione in
direzione Sheffield per chi proveniva da Ovest ovvero, segnatamente,
da Liverpool. Molti tifosi si trovarono perciò in netto ritardo a causa
di questi rallentamenti, tant’è che 30 minuti prima del fischio d’inizio
la Leppings Lane appariva ancora semivuota. Ciò purtroppo ebbe drammatiche
conseguenze: la calca fuori dallo stadio, già notevole intorno alle
2,40 pm, aumentò a dismisura quando i primi tifosi iniziarono ad affluire
dalla M62. Si parlava di circa 5000 persone in fila davanti ai 6 soli
tornelli (contro i 60 di cui poteva disporre la Spion Kop End) che conducevano
alla Leppings Lane, impazienti di entrare, con intanto lo stadio che
già iniziava a scandire i cori, cosa che non fece che aumentare l’impazienza
di chi ancora era bloccato all’esterno. La tensione saliva, c’era chi
già iniziava a spingere e chi si cominciava a lamentare della calca
eccessiva. La polizia, tesa ed agitata, non si aspettava di dover gestire
una simile situazione, ed andò completamente nel pallone: alle ore 2,45
le forze dell’ordine decisero di aprire un grande cancello di acciaio,
il Gate C, per smaltire la congestione che si stava venendo a creare
fuori dai sei tornelli di ingresso alla curva. Era l’inizio della fine.
Il Gate C dava accesso ad un tunnel piuttosto angusto, che a sua volta
originava due collaterali minori: la branca principale del tunnel conduceva
al settore centrale della curva, mentre le collaterali portavano ai
settori periferici della Leppings Lane. Un grandissimo numero di persone,
secondo alcune stime un numero appunto vicino a 5000, attratti dall’apparente
facilità di percorrenza del nuovo percorso e spinti dall’impazienza
che si era impossessata di loro poiché la partita era lì dall’iniziare,
iniziò a riversarsi nel tunnel e nelle sue collaterali, non consci del
fatto che la curva, nei suoi settori centrali, iniziava già a riempirsi
all’inverosimile e che lo spazio a disposizione era ormai terminato.
Solitamente, in queste situazioni, due o tre ufficiali di polizia a
cavallo si posizionano all’ingresso della curva, con la funzione di
avvisare i tifosi in arrivo della congestione del settore e di evitare
ulteriori afflussi che determinerebbero pericolosi sovraccarichi. Per
cause che non sono mai state chiarite ciò non accadde quel giorno e
l’enorme numero di tifosi che premevano dall’ingresso del Gate C era
assolutamente inconscio di quella che era la situazione nei settori
(particolarmente in quelli centrali) della Leppings Lane, ovvero che
la calca iniziava a premere e che ulteriori afflussi avrebbero sicuramente
portato a conseguenze drammatiche. In men che non si dica si creò un
autentico collo di bottiglia. La curva, ormai congestionata all’inverosimile,
non poteva più supportare l’arrivo di altri tifosi, ed i tifosi già
presenti iniziavano a venire schiacciati l’un l’altro, mentre altri
tifosi continuavano a giungere dai tunnel, specie da quello centrale,
il tutto nel silenzio e nella colpevole impotenza delle forze dell’ordine,
che tardavano a realizzare cosa stesse accadendo. Fu un autentico massacro.
Molte persone, in preda al panico, tentarono di rifugiarsi sul settore
nord della curva, ostruendo alcune possibili vie di deflusso, altre,
le più sfortunate, cercarono rifugio in direzione sud verso i tristemente
famosi Fences, le grate con spunzoni voluti dalla Thatcher che separavano
il campo di gioco dal settore popolato dai tifosi, un po’ come quelle
che oggi osserviamo in tutti gli stadi Italiani. Intanto, altri tifosi
venivano schiacciati l’uno contro l’altro trovando così una morte orribile,
chi nel settore centrale della curva, chi nei tunnel e nelle sue due
collaterali. Frattanto la partita iniziava e nessuno, in campo o negli
altri settori di Hillsborough, sembrò accorgersi del dramma che si stava
consumando alla Leppings Lane, finché, dopo sei minuti dall’inizio della
partita, un ufficiale di Polizia avvisò l’arbitro Ray Lewis e gli fece
notare che molti tifosi dal settore Leppings Lane iniziavano ad invadere
il campo. Così Ray Lewis sospese la partita e diede il tempo alle forze
dell’ordine di organizzarsi, ma purtroppo qui entra in gioco la psicosi
da Hooligan che pervadeva le forze di polizia Inglesi in quel periodo:
gli ufficiali di polizia fraintesero completamente la situazione, pensando
che le invasioni fossero nient’altro che atti scalmanati volti a turbare
il quieto svolgimento del match, così con piccole cariche respingevano
inizialmente verso l’inferno coloro che stavano cercando di uscirne
con le unghie e con i denti. Gli sfortunati si trovarono così chiusi
alle spalle dalla calca immane che continuava a spingere brutalmente,
di fronte dalle cariche della polizia e dalle Fences, circondati da
un alone di morte che intorno a loro consumava una tragedia per certi
versi annunciata. Tutto intorno la gente iniziò a spirare per asfissia
compressiva, una morte letteralmente atroce ed i sopravvissuti potevano
vedere solo corpi privi di sensi e cadaveri sorretti in posizione eretta
dalla sola calca che ancora li sorreggeva e li sbatteva violentemente
a destra ed a manca come banderuole battute da un vento di tempesta.
Frattanto, un piccolo cancello nella recinzione veniva forzato ed alcuni
tifosi, ancora ostacolati dalla polizia, iniziarono a defluire per questa
via, altri ancora furono tratti in salvo con l’aiuto di altri fan che
si trovavano nella adiacente West Stand, proprio sopra la Leppings Lane.
L’intensità della calca iniziò ad infrangere le Fences ed in aggiunta
a ciò buchi nella recinzione perimetrale erano stati aperti dai tifosi
nel disperato tentativo di mettersi in salvo: queste rappresentarono
vitali valvole di sfogo per la calca che pian piano stava inghiottendo
una vita dopo l’altra. Solo ora la Polizia si rese conto della vera
natura dell’invasione ed aprì le inferriate per permettere il deflusso:
la salvezza per molti dei tifosi. Solo allora si iniziò a comprendere
la portata del dramma. Alle spalle della calca ormai diluita, uno scenario
raccapricciante. Corpi di giovani, bambini, intere famiglie giacevano
inerti sul tunnel ed in Leppings Lane, molti già esanimi, altri gravemente
feriti. Si cercò di organizzare un primo soccorso: il servizio sanitario
di stanza allo stadio venne prevedibilmente ben presto saturato, alcuni
tentarono, il più delle volte invano, una rianimazione cardiopolmonare,
mentre altri spezzavano cartelloni pubblicitari usandoli come improvvisate
barelle. Tutti coloro che erano miracolosamente usciti indenni da quell’inferno
cercavano di aiutare in qualche modo i fratelli meno fortunati. Frattanto,
le ambulanze iniziavano a giungere sul luogo del disastro, ma le operazioni
di trasporto dei feriti furono a quel punto ancora una volta inspiegabilmente
rallentate dall’ottusità delle forze di polizia, che formarono un cordone
di separazione tra i tifosi Reds e quelli del Nottingham per paura di
contatti tra le frange violente del tifo. A questo aveva portato l’esasperazione
Thatcheriana: in uno scenario tragico ed apocalittico, gli ufficiali
di polizia, prima di preoccuparsi del trasporto dei feriti alle ambulanze,
trasporto che sarebbe stato molto più rapido se ai feriti ed ai loro
soccorritori fosse stato dato libero accesso ai settori della Spion
Kop End da dove arrivavano le ambulanze, si preoccupavano ancora (e
solo) dell’ordine pubblico, in una situazione paradossale e grottesca,
totalmente permeati da una psicosi paranoica che probabilmente costò
la vita a molte persone che forse si sarebbero potute salvare.
IL BILANCIO - Inutile dire che fu una catastrofe.
Il giorno quindici ben 94 tifosi, di età compresa tra i 7 ed i 67 anni,
trovarono una morte atroce. Il 19 aprile il bilancio salì a 95 quando
il giovane Lee Nicol,14 anni, spirò per la gravità delle lesioni riportate.
Nel marzo 1993 si raggiunse il definitivo bilancio di 96, quando anche
l’ultimo angelo, Tony Bland, 22 anni, ascese in cielo a raggiungere
i suoi 95 fratelli, quando gli furono interrotte alimentazione ed idratazione
artificiali in quanto il suo stato vegetativo persistente non sarebbe
mai migliorato. Il bilancio dei feriti era di 766, di cui 300 ospedalizzati,
e di cui uno, Andrew Devine, anche lui 22 anni, sarebbe rimasto in parziale
stato vegetativo per il resto della sua vita. 79 delle 96 vittime avevano
meno di 30 anni. Intere famiglie furono cancellate da questo disastro:
un padre ed un figlio, tre coppie di fratelli ed una coppia di sorelle
furono uniti nella morte da un tragico destino.
IL RAPPORTO TAYLOR - Ben presto la maggior parte
del paese (anche se, va detto, non tutto) si unì al cordoglio per le
vittime di un incidente che sconvolse l’opinione pubblica. La camera
dei Lord assegnò a Lord Peter Taylor il compito di indagare sull’accaduto,
cosa che fu fatta e sul quale fu stilato il famoso Rapporto Taylor che
oggi, tra l’altro, definisce gli standard di sicurezza degli stadi Inglesi.
Anzitutto, Lord Taylor riconobbe la sciagurata gestione dell’emergenza
da parte delle forze dell’ordine. La decisione di aprire il Gate C,
l’assenza colpevole degli ufficiali di polizia che, alla fine del tunnel,
avrebbero dovuto avvertire i tifosi dell’impossibilità di raggiungere
il settore, le micro cariche messe a punto appena il dramma andava realizzandosi,
il cordone che ostacolò il deflusso dei feriti furono errori troppo
grossolani per passare inosservati e furono ritenuti da Lord Taylor
come la principale causa del disastro, il tutto unito all’inspiegabile
decisione di posizionare i tifosi Reds, notoriamente più numerosi, sulla
angusta Leppings Lane che contava appena 14,600 posti di capienza e
soli 6 tornelli per l’ingresso. Inoltre, il settore centrale annoverava
una capienza di 2000 posti, quando essa sarebbe dovuta essere di appena
1600 in conformità con gli standard del tempo, secondo indagini successive,
mentre si stima che, escludendo i tifosi nei tunnel (circa 2000), in
ben 3000 nel momento del disastro stavano popolando il settore centrale
della Leppings Lane. Alcuni caddero nella facile tentazione di accusare
i tifosi e ritenere il loro atteggiamento, e l’alcool, i principali
responsabili dell’accaduto. Alcuni tirarono addirittura in ballo una
ipotetica “cospirazione” messa in atto dai tifosi Reds, che sarebbero
volutamente arrivati in ritardo alla partita, per creare una situazione
di tensione fuori dallo stadio e forzare la polizia ad aprire ingressi
che avrebbero permesso loro di seguire la partita senza il regolare
tagliando. In realtà sarà dimostrato che la stragrande maggioranza dei
tifosi era in possesso di regolare biglietto, ed i biglietti erano ancora
in vendita ad Anfield il giorno prima della tragedia. Riguardo all’ubriachezza
molesta, è stato accertato che i tifosi ebbri rappresentavano una netta
minoranza. Il rapporto Taylor sollevò i tifosi Reds da qualsiasi responsabilità.
Infine, vennero delineati nuovi standard sulla costruzione e ristrutturazione
degli stadi, come la rimozione delle Fences e dei posti in piedi. Il
primo stadio ad adeguarsi, nel 1993, fu il New Den del Millwall.
INCHIESTE - Nonostante il rapporto Taylor risuonasse
come una netta condanna alle forze di polizia, le inchieste che seguirono
mai resero pienamente giustizia ai 96 eroi. Stefan Popper, il medico
legale al quale fu chiesta consulenza, ottenne di limitare le indagini
solamente agli eventi occorsi fino alle 3,15, cioè appena i tifosi iniziarono
a riversarsi in campo poiché, affermò, le vittime erano già spirate
(o presentavano EEG piatto) a quell’ora. La decisione portò a molte
polemiche, in quanto in questo modo la Polizia venne esautorata dalle
colpe che ebbe quando prima impedì lo smaltimento della calca, quindi
rallentò le operazioni di soccorso. Accuse private sono state mosse
contro David Duckenfield e Bernard Murray, due ufficiali di polizia
in servizio il giorno del disastro. Secondo il procuratore capo Alun
Jones, fu Duckenfield che ordinò l’apertura del Gate C condannando a
morte i 96 di Hillsborough, salvo poi mentire agli alti funzionari della
FA rivelando che sarebbero stati i tifosi a forzare i cancelli (menzogne
confermate dallo stesso Duckenfield), mentre Murray ed altri funzionari
come Bettison furono accusati di manipolazione di prove. Accuse confermate,
ma il reato rimase impunito a causa delle pessime condizioni di salute
occorse nel frattempo ai due funzionari, mentre Duckenfield, clamorosamente
assolto nonostante sia reo confesso, oggi gode di buona salute e percepisce
una regolare pensione da funzionario di Polizia.
IL CASO THE SUN - Come era prevedibile, i famigerati
tabloid Inglesi si fiondarono come avvoltoi sull’accaduto, lacerando
la carne dei familiari uniti nel cordoglio incuranti del dolore e del
rispetto che una tragedia come questa avrebbero richiesto. Il 19 Aprile,
mentre Lee Nicol, il Novantacinquesimo angelo, lasciava questo mondo,
uscì una scioccante edizione del Sun, intitolata: The Truth, la verità.
In questo dossier-farsa, si accusavano i tifosi Reds, nelle fasi subito
successive al disastro, delle peggiori efferatezze. Essi avrebbero,
come riporta lo pseudo giornalista Kevin McKenzie, attaccato i soccorritori,
le forze di polizia e lo staff dello stadio, i quali stavano cercando
di prestare soccorso ai feriti (quando è notorio che invece sia accaduto
l’esatto opposto, stando alle numerosissime e variegate testimonianze
dell’epoca); avrebbero, in preda ai fumi dell’alcool, rubato portafogli
ed orologi alle vittime ed ai feriti, urinando sui corpi privi di vita
dei deceduti e, addirittura, abusato sessualmente dei corpi esanimi
delle tante giovani coinvolte nel disastro. Dichiarazoni che ovviamente
erano come strali che si abbattevano sui corpi straziati delle vittime
e dei loro familiari, corrosi dal dolore e dalla disperazione, che avvertirono
tutto il bieco e squallido tentativo di lucrare con menzogne e calunnie
su una tragedia che avrebbe solo richiesto il doveroso rispetto e silenzio.
Murdoch, proprietario della testata, si scusò ma ciò ovviamente non
fu e non sarà mai sufficiente per ottenere un perdono che non arriverà
mai, perlomeno per quel che riguarda chi vi sta scrivendo. Infine, McKenzie
ebbe a dire, nel 2007: “Le scuse che porsi allora mi sono state estorte
da Murdoch con le minacce. La realtà è che non mi dispiaceva allora
e non mi dispiace ora per quello che ho scritto”. A tutt’oggi, il Sun
è reperibile con molta difficoltà nelle edicole del Merseyside.
COMMEMORAZIONI - Molte sono state le iniziative
prese per onorare al meglio la sfortunata sorte dei tifosi che persero
la vita in quel maledetto giorno. Il Crest del Liverpool mostra le fiamme
da dopo il 1989, fiamme che sono state aggiunte in memoria della strage
di Hillsborough e dei suoi martiri. Allo stadio di Hillsborough, dall’Aprile
1999, decimo anniversario del disastro, un monumento regna solenne e
sovrano, con una lapide che recita così: “In memoria dei 96 uomini,
donne e bambini che sono morti tragicamente e le innumerevoli persone
le cui vite sono state cambiate per sempre. You’ll never walk alone”.
Lapidi commemorative appaiono anche sul marciapiede nel lato sud della
cattedrale anglicana di Liverpool, mentre un bellissimo giardino di
rose memoriale si può reperire a Sudley Estate, nella zona sud di Liverpool.
Inoltre, tifosi di altre squadre non mancarono e non mancano tuttora
di onorare la memoria di quella immane tragedia. I tifosi dell’ Everton,
ad esempio, lo fanno praticamente tutti gli anni, uniti con i loro cugini
nelle giornate delle commemorazioni, quando sciarpe blu e rosse si abbracciano
in un vortice di amore e di fraterno rispetto. Il 19 Aprile 1989, nella
semifinale di Coppa dei Campioni tra Milan e Real Madrid, venne onorato
un minuto di silenzio ed i tifosi milanisti ci omaggiarono con un bellissimo
You’ll Never Walk Alone. I tifosi del Celtic, nel 2006, in occasione
dei quarti di finale di Champions League contro il PSV Eindhoven ad
Anfield, portarono una bandiera con lo stemma del Liverpool e del Celtic
con su scritto: “Justice for the 96, You’ll Never Walk Alone” ai Kopites,
in uno dei momenti più belli della storia delle amicizie e della fratellanza
tra tifoserie.
CONCLUSIONI - La tragedia di Hillsborough fu
un evento che ci segnò profondamente tutti ed indubbiamente è ancora
una ferita aperta. La sensazione che si ha quando si pronuncia quel
nome, Hillsborough, che risuona come sinistro, spettrale, o quando si
evoca il numero 96, è quella amarezza, quella rabbia e quella tristezza
che è tipica di chi non ha avuto giustizia. Quanti bambini non conosceranno
mai la giovinezza, quanti ragazzi non torneranno dalle proprie madri
e quante madri non potranno più abbracciare i propri figli. Persone
con il loro bagaglio di cultura, speranze, ambizioni e soprattutto amore
per la propria squadra e per il calcio in generale, che erano lì per
festeggiare il calcio e la vita, e che hanno invece trovato una morte
atroce. Tuttavia, nessuna bandiera a mezz’asta, nessun minuto di raccoglimento,
nessuna inchiesta parlamentare e nessuna condanna potrebbe portare indietro
i 96 eroi, i nostri guerrieri che vegliano sempre sul suolo sacro di
Anfield, che ormai si sono ritagliati per sempre un posto nel nostro
cuore e lì albergheranno per l’eternità. Nessun titolo di giornale può
essere più rumoroso del silenzio rispettoso che queste persone meritano,
nessun avvoltoio può strozzare il canto che si eleva e che si eleverà
sempre dalle gole di tutti i tifosi del Liverpool del mondo: JUSTICE
FOR THE 96! YOU’LL NEVER WALK ALONE. E non cammineremo mai soli neanche
noi, finché, con sguardo fiero e gagliardo, combattivo ma dolce al tempo
stesso, sarete parte di noi ed il vostro sguardo e le vostre vite continueranno
ad essere rispecchiate dai nostri sguardi e dai nostri cuori. Per l’eternità.
YNWA
13 apr 2011
Hillsborough Campaign - JFT96
Inferno allo stadio, 93 morti
Di Mario Ciriello
Inferno allo stadio, 93 morti In Inghilterra
un'altra tragedia sui campi di calcio: le vittime schiacciate da migliaia
di tifosi entrati senza biglietto Inferno allo stadio, 93 morti A Sheffield,
all'inizio della partita Liverpool - Nottingham - Il cancello aperto
dalla polizia ai «portoghesi», che premono la folla - I parapetti
d'acciaio si piegano come latta - «I vivi correvano sui cadaveri» -
Uccisi molti bambini, 200 feriti...
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Novantatré morti, quasi tutti ragazzi e adolescenti, almeno
duecento feriti. D'improvviso, la felice partita di calcio, a Sheffield,
sotto un sole mediterraneo, subisce una trasformazione mostruosa, diventa
una tragedia, la più crudele, la più efferata mai avutasi su un campo
sportivo inglese. Non per un incendio, non per il crollo di una tribuna
e nemmeno per un'ondata di selvaggia brutalità. Un massacro per sovraffollamento,
ecco la prima diagnosi delle autorità; le vittime sono rimaste schiacciate
nel disperato vortice umano creato dall'irruzione nella loro gradinata
di centinaia di tifosi, privi di biglietto: -/ vivi schiacciavano i
morti- ha raccontato un testimone. Hanno forzato un cancello o qualcuno
l'ha aperto? Iersera tardi, il capo della polizia del South Yorkshire.
Peter Wright. ha sciolto l'interrogativo: sono stati gli agenti a sbloccare
un'entrata -per alleggerire la pressione della folla sulle porte girevoli
d'accesso: Toma subito alla mente il ricordo dell'Heysel. in Belgio,
con i suoi II!) morti, quasi tutti italiani. Ci si sovviene di quel
dramma perché anche a Sheffield, come all'Heysel. i fan del Liverpool
erano sul proscenio. ma con una differenza: questa volta hanno ricevuto,
non inflitto, dolore e morte. L'Inghilterra tutta, che da oltre un anno
è scossa da una serie di disastri, in mare, in cielo, sulle ferrovie,
sulla metropolitana, è stordita dalla sciagura di ieri: ma a Liverpool
si piange. Morti e feriti erano nel "Settore» riservato ai suoi tifosi,
quelli del Nottingham Forest erano all'altra estremità del campo, all'inizio
non si sono neppure accorti di quanto stava accadendo. Abbiamo detto
che le prime notizie escludono episodi di hooliganismo. Semplicemente
te, qualcuno degli 800 poliziotti presenti nell'impianto ha spalancato
un ingresso, sia pure abbastanza piccolo: 5 metri di larghezza. Wright
ha aggiunto di «non essere al corrente di alcuna relazione fra questo
fatto e quanto avvenuto stille gradinate-, ma un addetto al controllo
delle entrate sostiene invece che gli agenti fecero aprire più di una
cancellata: -Se no morirà qualcuno nella calca» avrebbero spiegato all'operatore.
Così sono entrati tutti, tifosi con e senza biglietto. Un fatto è chiaro
ed è confermato da tutti. L'organizzazione è stata difettosa. Dirigenti
e poliziotti non hanno fatto nulla per indicare ai giovani che
i posti erano esauriti. La verità verrà presto alla luce, le inchieste
britanniche sono rapide ed esaurienti. Ma il ricordo di ieri non si
dissolverà in pochi giorni. D. ricordo di quella deliziosa giornata
di sole che diviene una sagra dell'orrore, con poliziotti vaganti come
zombie sul campo di gioco, ancora incapaci di valutare la tragedia,
con quelle cifre che salgono inarrestabili. Novantatré è l'ultima stima
dei morti. Aumenteranno? Molti sono i feriti gravi tra i duecento e
più in vari ospedali. " Sheffield, dunque, stadio di Hillsborough. Sono
di scena, per la semifinale della Coppa d'Inghilterra, il Liverpool
e il Nottingham Forest. Non c'è tensione nell'aria, la polizia segnala
soddisfatta: 'Nessun incidente». Com'è ormai consuetudine negli stadi
britannici, i tifosi delle due squadre sono in due diversi «settori».
Kick-off, calcio d'inizio, ma quasi subito, dopo pochi minuti, gli sguardi
abbandonano i giocatori (la partita sarà comunque sospesa) e si dirigono,
sempre più ansiosi, verso le scalinate che ospitano le schiere dei tifosi
del Liverpool. Che avviene? n torrente dei nuovi arrivati tenta di aprirsi
un varco tra la folla, preme, spinge, urta. Non c'è violenza, ma il
panico rende esplosiva la mistura. Intere file di spettatori cominciano
a cadere e sui loro corpi se ne abbattono altri. Il terrore ha raggiunto
frattanto i più vicini alle altissime «reti di sicurezza», che separano
le gradinate dal campo vero e proprio. I ragazzi di Liverpool cominciano
a urlare e a chiamare i poliziotti: "Lasciateci uscire. Si ammazzano,
alle nostre spalle'. Gli agenti non valutano la gravità di quanto sta
accadendo; pensano subito a disordini, a scontri fra gang di teppisti;
si preoccupano di circoscrivere le presunte battaglie. Ma sugli spalti
si muore per altri motivi. Si muore perché centinaia di corpi, migliaia,
ne stanno schiacciando altri, soffocandoli, schiantandoli. E le barriere
di ferro si piegano come latta. Un sopravvissuto narra: "Mi sono trovato
dinanzi a tre cadaveri, uno sopra l'altro». Le testimonianze: "Era un
groviglio umano, era impossibile muoversi. Chi perdeva l'equilibrio
era perduto: non si rialzava più». "Stavo per soffocare. Poi ho alzato
lo sguardo verso una tribuna, proprio sopra il mio capo. Qualcuno mi
grida: "Afferra la mia mano" e mi tira su, salvandomi. Molti altri sono
scampati nello stesso modo-. "Avevo accanto a me un ragazzino, pallido
e fragile. Chissà chi era. Ho fatto il possibile per proteggerlo. Ma
l'ho visto scomparire sotto una marea umana». Si potrebbe continuare,
ma sono poche le variazioni sul tema, che è sempre: terrore, caos, dolore.
Con molti casi di abnegazione, di straordinario coraggio. Erano così
tanti i morti e i feriti che non si sapeva come raccoglierli. E, all'inizio
almeno, sono stati adagiati e trasportati sui tabelloni della pubblicità,
divelti e coperti alla bell'e meglio. Poche ore più tardi, Margaret
Thatcher diceva: -Sono sconvolta dall'orrore-. Sono gli stessi sentimenti
di tutti gli inglesi.
Da LaStampa del 16.04.1989
Calpestati da una valanga umana
di Paolo Filo Della Torre e Daniele Mastrogiacomo
SHEFFIELD
E' una strage, un nuovo massacro sugli spalti insanguinati
del calcio inglese. Novantacinque, forse cento, morti
accertati. Tutti ragazzi, giovanissimi. Molti sono bambini.
Centinaia di feriti. Migliaia di persone travolte, calpestate,
spinte, stritolate sotto il peso di una folla presa
dal panico. A pochi giorni dalla sentenza Uefa che riammette
le squadre inglesi nel continente europeo, la Gran Bretagna
vive una giornata di morte e di paura. Le notizie si
accavallano in modo confuso. Ma mentre l' urlo delle
sirene delle ambulanze spezza il tranquillo sabato di
Sheffield, le crude immagini della Bbc mostrano la dimensione
del dramma. Il ricordo del massacro di Heysel, in Belgio,
torna a vivere come un incubo. Quattro anni fa, la scintilla
fu provocata dall' assalto dei tifosi del Liverpool.
Ci furono 39 morti italiani. Ieri la miccia è stata
accesa dai supporter della stessa squadra impegnata
nella partita di semifinale della coppa d' Inghilterra
con il Nottingham Forest. Secondo una prima versione
ufficiale, centinaia di persone, rimaste senza biglietto,
avevano abbattuto la porta d' ingresso di una curva.
Ma poco dopo ecco la dichiarazione del capo di polizia.
sono stati gli agenti ad aprire i cancelli di Hillsborough
ai tifosi; erano, convinti che in questo modo avrebbero
allentato la tensione fuori dello stadio, avrebbero
evitato incidenti. L' invasione invece ha travolto gli
spettatori già stipati sulle scalinate. L' urto è stato
violentissimo. Molti, per trovare riparo, sono fuggiti
verso il campo, calpestando i tifosi che si trovavano
in prima fila. La rete di recinzione, ancorata a terra,
ha creato una barriera. Indistruttibile. Era stata impiantata
dopo la tragedia di Heysel. Destino beffardo. Un deterrente
per scoraggiare i più scalmanati e per evitare le invasioni
di campo, trasformato in trappola mortale per i tifosi
del Liverpool. La polizia, presente in forze, ha tentato
di controllare la situazione. Inutilmente. L' incontro
è stato sospeso sei minuti dopo il fischio d' inizio.
I giocatori delle due squadre hanno assistito alla scena
e sono fuggiti negli spogliatoi. Dagli altoparlanti,
i responsabili della sicurezza hanno iniziato a lanciare
messaggi rassicuranti, invitando la gente alla calma.
Sono state spalancate altre porte, per allentare la
pressione della folla. Ma la tragedia era già avvenuta.
Ai bordi degli spalti, tra le gradinate fatte a pezzi,
cartelloni pubblicitari distrutti, vetrate infrante,
si sono contati i primi morti. Corpi devastati dalla
furia e dal panico. Schiacciati dal peso dei tifosi
mentre lottavano per cercare di salvarsi. A tarda sera
si soccorrevano i feriti, si lottava contro il tempo,
tra mezzi di fortuna, per salvare i moribondi. Scene
di panico e di disperazione. Medici che praticavano
la respirazione artificiale, corpi sollevati e adagiati
sul campo d' erba. Appelli, grida, urla, in un clima
frenetico e convulso. L' elenco delle vittime è stato
aggiornato di ora in ora. E la cifra, impressionante,
si è fermata a 95. Ma potrebbe crescere ancora. La rabbia
e l' angoscia hanno scatenato subito le polemiche sulle
responsabilità. Perché le versioni sul massacro sono
contrastanti. Gli spalti sono gremiti di folla già un'
ora prima dell' incontro. Si calcola che almeno 54 mila
persone sono accorse allo stadio di Hillsborough per
assistere alla semifinale della coppa d' Inghilterra.
Per ragioni di sicurezza è stata scelta la città di
Sheffield, un campo neutro che si trova proprio a metà
strada tra Manchester e Nottingham. I responsabili del
Liverpool, prima dell' incontro, si lamentano con gli
organizzatori. Sostengono che per i supporter della
squadra sono stati riservati seimila biglietti in meno.
All' esterno dello stadio c' è molta tensione. Migliaia
di giovani premono per entrare. Poi, sei minuti dopo
il fischio d' inizio della partita, succede qualcosa.
S' intrecciano le testimonianze, mentre la Bbc continua
a trasmettere le agghiaccianti immagini. Era una bolgia,
racconta un ragazzo di vent' anni, i tifosi erano già
ammassati come sardine quando le porte si sono aperte
e la situazione è sfuggita a ogni possibilità di controllo.
Vecchi e ragazzi sono stati travolti. Corpi ammassati
gli uni sugli altri, mentre quelli in prima fila, ai
bordi del campo, urlavano ai poliziotti di abbattere
la recinzione. Ma non c' è stato niente da fare. Ogni
intervento era inutile.... La forza d' urto è stata
così potente da piegare la barriera d' acciaio che divide
il terreno di gioco dagli spalti. Una barriera in grado
di sopportare ben duecento chili ogni trenta centimetri
di lunghezza. L' acciaio si è piegato come una banana,
ha confermato, sconvolto, Bill Eastwood, l' ingegnere
responsabile delle strutture di sicurezza. Chi era in
mezzo si è trovato come sotto un rullo compressore.
L' atteggiamento dei poliziotti addetti al servizio
d' ordine e le versioni contrastanti sulla causa del
massacro, rinfocolano le polemiche sulla violenza negli
stadi inglesi e sul teppismo dei tifosi del Liverpool.
Una ferita appena rimarginata. Si poteva evitare, adesso
dicono in molti, anche questa volta tutte le misure
di sicurezza hanno fallito. Ma solo nelle prossime ore,
superata l' emozione e l' orrore del momento, si saprà
esattamente come sono andate le cose. Le testimonianze,
comunque, coincidono. Non so cosa sia successo, racconta
un altro ragazzo, so soltanto che quando qualcuno ha
aperto le porte la folla sembrava impazzita. Due-trecento
persone sono entrare nello stadio e hanno costretto
gli altri, già schiacciati come sardine, ad avanzare
verso la rete metallica. La gente che premeva all' ingresso
non si poteva più fermare. Una valanga umana che premeva,
premeva, spingeva. Qualcuno, stretto in una morsa, è
svenuto. Altri sono caduti a terra. Altri ancora sono
stati letteralmente sollevati sopra le teste. C' era
chi gridava aiuto, chi cercava scampo sulle gradinate
superiori. La maggior parte dei racconti, raccolti dai
cronisti e trasmessi dalla tv, puntano il dito sugli
organizzatori dell' incontro. Migliaia di persone erano
state lasciate fuori dallo stadio in una bolgia incredibile.
Molti avevano il biglietto ma non sono riusciti ad arrivare
agli ingressi. Nonostante la versione ufficiale che
continua a parlare di cancelli sfondati, ci sono molti
testimoni oculari che insistono sulla fatale decisione
di aprire le porte. Chi? La polizia, o gli addetti alla
sicurezza esterna? Negli ultimi minuti prima del calcio
d' inizio, ricorda un altro ragazzo, l' atmosfera all'
esterno era di pura pazzia. La gente era andata completamente
fuori giri. Urlava e gridava. Spingeva, protestava.
Poi è successo il finimondo. Un' apocalisse. I vivi
calpestavano i corpi dei morti, racconta un superstite,
il viso pallido, gli occhi stravolti, in una lotta disperata.
Io ero in prima fila. Ero schiacciato contro le sbarre
di recinzione. Ho creduto di morire. Mi sono salvato
per miracolo.
Da Repubblica del 16 aprile 1989
«Il servizio d'ordine non s'è visto»
«Il servizio d'ordine non s'è visto»
Liverpool vive in un incubo: almeno una ventina di cadaveri
non hanno ancora un nome «Il servizio d'ordine non s'è visto»
Il Pronto soccorso dello stadio non ha saputo assistere
tempestivamente i feriti - Un medico che era alla partita:
«Gli spettatori sono stati trattati come animali e il risultato
è stata la loro morte» - Si dice anche che siano stati messi
in vendita biglietti falsi LONDRA — Il servizio d'ordine
è sotto accusa: la tragedia di Sheffield non è, se non in
minima parte, colpa del teppismo sportivo. Il fatto è che
la polizia a cavallo — come ha raccontato un testimone —
spingeva i tifosi nello stadio, quando sulle gradinate la
folla cercava disperatamente una via di uscita. Mentre continua
a crescere il numero delle vittime (le fonti ufficiali parlano
di 94 morti, ma secondo gli ospedali sarebbero 108) questa
rivelazione aggiunge un altro angoscioso tassello al quadro
della maggiore sciagura nella storia del calcio britannico.
Non si capisce perché siano state fatte entrare nello stadio
migliala di persone in più dei 54 mila posti, senza neppure
controllare i biglietti. Non è chiaro perché a un certo
punto la polizia abbia spalancato le porte. Liverpool vive
come in un incubo: almeno una ventina di cadaveri non hanno
ancora un nome; molte famiglie non hanno notizie dei parenti
che si erano recati a Sheffield per la partita. Tra le 24
vittime di cui sono stati resi noti i nomi ci sono 12 adolescenti.
Due sorelle. Victoria e Sarah Hicks, di 15 e 19 anni, sono
morte abbracciate, cai pestate dalla folla impazzita. Corre
anche la voce, non confermata, che a Liverpool siano stati
messi in vendita anche biglietti falsi. Fatto sta che la
maggior parte delle gradinate dello stadio era riservata
ai sostenitori del Nottingham Forest che ci stavano larghi,
mentre nel settore più piccolo erano compresse decine di
migliaia di persone e altre migliaia di persone si accalcavano
all' entrata. Molti tra i superstiti hanno mostrato ai cronisti
1 loro biglietti intatti: la confusione era tale che nessuno
si curava di staccare la matrice e tenere fuori gli abusivi.
-V ingresso era libero a tutti — racconta un custode —.
Un momento prima che la partila cominciasse la polizia ha
spalancato un cancello e altre migliaia di persone si sono
precipitate dentro. Ho domandato agli agenti: "Perché fate
questo?". Uno mi ha risposto: "A'trimenti qualcuno verrà
ucciso"'. La conferma di questa de¬ cisione assurda viene
dallo stesso capo della polizia del South Yorkshlre, Peter
Wright, il quale ha ribadito che l'apertura dei cancelli
era sembrata il solo modo per scaricare la pressione all'
esterno. Sospinti dagli agenti a cavallo, i tifosi si sono
infilati in un corridoio che conduce sulle gradinate dietro
la porta del Liverpool, e qui si sono scontrati con coloro
che cercavano di uscire dallo stadio sovraffollato. «La
calca era tale — dice un testimone — che i superstiti si
battevano per guadagnare l'uscita, calpestando uno strato
di cadaveri'. Le riprese televisive hanno mostrato come
la polizia premesse dalle due parti: dall'interno per opporsi
all' invasione del campo, e dall' estemo per dare sfogo
agli esclusi che tentavano di entrare con la forza. Paradossalmente,
lo stadio di Sheffield era ritenuto tra i più sicuri. Proprio
per questo era stato scelto come campo neutro per la semifinale
della Coppa d'Inghilterra. Si era pensato che servissero
strutture eccezionalmente solide per tenere ingabbiati i
tifosi del Liverpool, responsabili di molte violenze, a
cominciare dal massacro dell'85 nello stadio Heysel di Bruxelles.
Ma proprio le strutture erette per prevenire disordini si
sono trasformate allora in strumenti di morte. Gli spettatori
che cercavano una via di scampo sono rimasti intrappolati
tra le sbarre di acciaio poste intomo al terreno di gioco
e le barriere che tenevano separati i seguaci delle due
squadre. Ad aggravare le accuse contro gli organizzatori
vi è la testimonianza di medici e barellieri, secondo i
quali le strutture di pronto soccorso nello stadio erano
del tutto inadeguate. 'Praticamente il servizio d'ordine
non esisteva — afferma John Ashton, docente di medicina
all'Università di Liverpool, che si trovava fra il pubblico
—. Ho dovuto prendere io stesso la direzione dei soccorsi
e dividere in tre gruppi i morti, i feriti gravi e quelli
che potevano aspettare. Gli spettatori sono stati trattati
come animali e il risultato è stata la loro morte
Da StampaSera del 17.04.1989
A Sheffield c'è un muro del pianto
di Leonardo Coen
SHEFFIELD. La Jaguar color bordeaux targata 860 DHL
arriva puntuale alle 16,30 davanti all' ingresso numero
5 del Royal Hallamshire Hospital, dove sono ricoverati
25 sopravvissuti al massacro dello stadio di Sheffield.
Lady Diana e il principe Carlo rispondono al saluto
della piccola folla, vengono accolti dal primario dell'
ospedale e dall' assistente generale agli ospedali della
contea, Brian Ibell, nominato appena due settimane fa.
Subito si dirigono verso il grande atrio, il tempo di
stringere la mano a qualche infermiera. Poche parole
di convenevoli, poi gli otto ascensori inghiottono il
piccolo corteo reale e lo portano al secondo piano.
Su un tavolino, bene in mostra, l' ultima edizione del
quotidiano locale Star, il titolo cubitale della prima
pagina è Fateful moment, il momento fatale, la foto
di un poliziotto, l' uomo che avrebbe dato materialmente
l' ordine ai suoi colleghi di lasciar entrare i tifosi
del Liverpool dentro lo stadio. Ian Clark è un ragazzo
fortunato: l' avevano dato per spacciato. Otto amici,
a turno, con la respirazione bocca a bocca, lo hanno
riportato in vita. Domenica ha raccontato la sua piccola
grande storia a Margaret Thatcher, ieri l' ha ripetuta
al principe Carlo: Queste cose non devono più ripetersi
gli ha promesso il futuro re d' Inghilterra. Stanza
dopo stanza, prima al secondo e dopo al terzo piano
di questo ospedale grigio come grigia è la città di
Sheffield, la coppia reale ha rivissuto i lunghi terribili
minuti del massacro. Mani fasciate, schiacciamenti del
torace, soffocamenti, lesioni permanenti al cervello.
Lady Diana sfoggia a fatica il suo sorriso, ogni tanto
lancia uno sguardo smarrito a Carlo, forse avrebbe voglia
di dire anche lei qualcosa sulla vicenda, come con la
consueta ruvidità ha fatto domenica il primo ministro,
la lady di ferro Margaret Thatcher: Questa è una tragedia
che nessuno di noi si aspettava di vedere e ne siamo
sconvolti. E' un disastro senza proporzioni. Peggio:
una follia che mi lascia con un gran vuoto dentro. Proprio
per questo voglio un' inchiesta severa e dei provvedimenti
efficaci per garantire la sicurezza a chi vuole che
lo sport, e il calcio, siano divertimento e non violenza.
Ma non è fra gli immacolati corridoi dell' immenso ospedale,
coi suoi sedici piani e uno stuolo di medici (eroici
li ha definiti la Thatcher) che si può capire la tragedia
di Sheffield. Bisogna piuttosto andar laggiù, ad Hillsborough,
nel quartiere che circonda lo stadio dello Sheffield
Wednesday, chiamato così perché cent' anni fa la squadra
locale giocava sempre di mercoledì. Casette modeste,
polvere di carbone delle ferriere che si attacca ovunque,
scenari da archeologia industriale: Sheffield è la quarta
città d' Inghilterra col suo mezzo milione d' abitanti,
ed è stata la culla della Rivoluzione Industriale. E'
una città rossa: laburisti sono cinque su sei deputati
eletti nella Circoscrizione alla Camera dei Comuni,
tre su tre al Parlamento europeo, sessantasei consiglieri
su ottantasette in Municipio. Il football è nato proprio
da queste parti: la prima società di calcio del mondo
venne infatti fondata in questo quartiere, nel 1857,
dentro un pub che non c' è più. Lo stadio era l' orgoglio
della città: nel 1979, quando venne terminata la modernizzazione
delle sue strutture, la Football Association dichiarò
che era il più sicuro d' Europa. Dopo l' Heysel, i dirigenti
dello Sheffield Wednesday decisero di migliorarne le
protezioni, con una recinzione a bordo campo in acciaio
ultra resistente. Non arrivarono agli eccessi dello
stadio di Chelsea, dove la recinzione è percorsa dalla
corrente elettrica... Leppings Lane è lo slargo in cui
si erano ammassati sabato i duemila tifosi del Liverpool
che non erano riusciti ad entrare in tempo per vedere
la partita. C' è un negozietto in cui si vendono caramelle
e sigarette, un parrucchiere per signora, e una cancellata
azzurra in stile primo Novecento. E' diventato il muro
del pianto di Sheffield. Migliaia di persone hanno lasciato
per terra, addossati alle sbarre, mazzi di fiori e messaggi
di dolore. Un pellegrinaggio popolare, autenticamente
popolare: c' è chi piange e chi pensa che sia doveroso
fermarsi anche soltanto un momento. Il calcio è la nostra
vita leggo su un biglietto scritto in stampatello, è
un tripudio di maglie, cappellini, sciarpe, gagliardetti
coi colori biancorossi del Liverpool, con quelli del
Leeds, dei Rangers di Glasgow, con l' alberello simbolo
del Nottingham Forest, i rivali del Liverpool nella
semifinale di Coppa che è costata 94 vittime e 200 feriti.
E' qui che trovo il sindaco, l' anziana signora Phillys
Smith, nervosa e tesa come non mai. Ha timore che si
proceda con la caccia alle streghe, dice che c' erano
800 poliziotti e tutti con una grossa esperienza in
fatto di partite calde: aspetta che arrivino i calciatori
del Liverpool, che già sono andati negli ospedali a
visitare i sopravvissuti sarebbe un gesto di grande
significato, aggiunge, la visita ai cancelli dell' inferno,
un omaggio alla memoria di tifosi che ancora non possono
essere seppelliti perché il coroner di Sheffield ha
bisogno di procedere con le autopsie. Aspetterà inutilmente.
Così guardiamo per terra, due nomi: scritti in stampatello,
su un mazzo di rose rosse: Sarah e Victoria Hicks, due
sorelle di un sobborgo della zona nord-ovest di Londra,
Pinner, figlie di un uomo d' affari, fanatiche della
squadra di Liverpool. Per Sarah, 19 anni, la partita
di sabato era stato il regalo di compleanno. Victoria,
invece, è spirata fra le braccia del padre che cercava
disperatamente di rianimarla. Le foto delle due sorelle
sono appoggiate sopra centinaia di altri mazzi di fiori,
e molti dei bigliettini di condoglianze sono firmati
semplicemente a local family, quasi una parola d' ordine.
La rabbia della gente di questo quartiere si traduce
in un polemico silenzio: e nella solidarietà alle vittime
di Liverpool, i cui amici vivi sono in stragrande maggioranza
bollati dall' epiteto infame di tifosi animals. Altro
foglietto, altra chiave di lettura: Siete morti senza
colpa per colpa di altri. A fianco, il ritratto di una
civetta. Che è la mascotte portafortuna della squadra
di Sheffield. Liverpool ha decretato una settimana di
lutto. La città si sente perseguitata da una maledizione,
ormai. Nelle scuole dello Yorkshire si susseguono assemblee
e dibattiti sulla violenza e lo sport. Nei pubs si sono
aperte sottoscrizioni, grande rilievo giornali e televisione
hanno dato al mezzo milione di sterline che la Thatcher
ha devoluto al fondo di solidarietà del football disaster
appeal. In meno di dodici ore sono arrivati oltre 2
miliardi di lire, 100 mila sterline dalla stessa squadra
di calcio del Liverpool. I parenti delle vittime si
costituiranno parte civile, lo fecero a suo tempo anche
gli italiani che persero i familiari a Bruxelles. Il
processo contro gli eventuali responsabili dovrà essere
esemplare, hanno dichiarato parecchi ministri, a cominciare
da quello dello Sport, Colin Moynihan. Ogni ora la Bbc
trasmette le immagini della morte in diretta. Leggi
nuove sono annunciate per schedare i tifosi e dotarli
di tesserini di identità, un vecchio progetto caro alla
Thatcher e più volte abortito perché antidemocratico.
Il calcio è demonizzato in questi giorni: per questo,
dietro il dolore e il piano della gente comune per le
vittime, colpite da un destino assurdo come John Paul
Gilhooney, dieci anni appena, c' è pure un senso di
grande frustrazione. Perché il calcio in queste regioni
dove la disoccupazione è il vero spettro, è forse l'
unico dei divertimenti che ancora appassiona i giovani.
E tuttavia, nessuno può dimenticare la foto che ritrae
il ragazzino di dieci anni sollevato tra le braccia
di un poliziotto, e per terra il suo orsacchiotto portafortuna,
coi colori del Liverpool.
Da Repubblica del 18 aprile 1989
"La polizia colpevole a Sheffield"
LONDRA La causa principale del disastro è stata l' incapacità
di controllare la situazione da parte della polizia:
non fu in grado di redersi conto di quello che stava
succedendo né di prendere le contromisure necessarie.
E' stata questa la conclusione alla quale è arrivata
la Commissione governativa che ha indagato sulla tragedia
dello stadio di Hillsborough del 15 aprile scorso, nella
quale morirono 95 spettatori. Secondo il rapporto, solo
in piccola misura alla tragedia contribuì una minoranza
di tifosi ubriachi e la confusione determinatasi sul
numero dei biglietti rilasciati dal Liverpool e dal
Nottingham Forest. Il rapporto si conclude con un invito
a ridurre del 15 per cento il tasso di occupabilità
delle tribune, giudicando il limite attuale di 5,4 spettatori
per metro quadro troppo elevato.
Da Repubblica del 05 agosto 1989
Da anni viveva come un
vetegale: i genitori hanno messo fine all' agonia
Morto Tony, il ragazzo
di Hillsborough
Di Gaia Servadio
La corte costituzionale
inglese ha concesso l' autorizzazione a staccare la macchina
che teneva in vita Tony Bland, 22 anni, in coma dopo gli
incidenti allo stadio di Shaffield.
LONDRA . E' stata
una decisione storica quella presa un mese fa dai Law Lord
e cioe' di lasciar morire Tony Bland, una delle vittime
del disastro di Hillsborough. Nel 1989 Tony Bland era rimasto
schiacciato durante una partita di calcio allo stadio di
Sheffield e ridotto a uno stato vegetale. Ieri, al momento
della sua morte, aveva 22 anni. L' ospedale di Keighley
nello Yorkshire ha dichiarato che "il dottor Jim Howe, medico
di Tony Bland, ha tagliato la terapia il 22 febbraio scorso".
Allan e Barbara Bland, i genitori di Tony, avevano fatto
ricorso alla legge perche' al loro figlio fosse permesso
di morire con dignita' . E' la prima volta che un caso del
genere viene discusso prima dal tribunale e poi dai Pari
legislativi e cioe' dalla Corte Costituzionale inglese.
Dal giorno del disastro di Hillsborough, Tony ormai non
poteva piu' pensare, parlare, sentire. "Abbiamo cercato
nel piu' profondo del nostro cuore . ha detto il padre di
Tony . prima di decidere". Nel corso di una lunga battaglia
legale iniziata il 5 novembre dello scorso anno dai genitori
di Tony, furono loro spiegati i vantaggi e gli svantaggi
di chiudere la macchina che dava la linfa vitale a quello
che era altrimenti un corpo potenzialmente morto. Alla fine
del processo la coppia Bland, che ha anche una figlia, si
disse soddisfatta della decisione presa dall' Alta Corte
e poi dalla Corte d' Appello. Il National Health Service
. e cioe' le autorita' sanitarie pubbliche . avrebbe potuto
legalmente cessare di mantenere la vita nel corpo di Tony.
Il suo dottore aveva dichiarato durante il processo che
a tutti gli effetti il ragazzo era morto a Hillsborough
quando i polmoni gli erano stati perforati e al cervello
era mancato l' ossigeno. "Tony non e' cosciente, non soffrira'
". Ma la morte di Tony apre molti interrogativi. La Societa'
per la Vita fara' causa ai medici dell' ospedale dello Yorkshire.
Il problema e' dovuto a una tecnologia medica avanzatissima
che puo' e deve, per etica, preservare la vita anche di
chi non la vuole. Un' ulteriore possibilita' aperta al pubblico
inglese e' un documento che sta in bilico tra la legalita'
e non, e cioe' il "Live Will", il testamento vivo. Si tratta
di un documento . da molti giudicato pericoloso . che viene
depositato presso un avvocato e che autorizza a tagliare
i legami con la vita in casi simili a quello di Tony.
Dal Corriere della Sera del 5 marzo
1993
In coma dall'89. E' morto per
ordine del giudice
LONDRA. Tony Bland,
il giovane in coma da quattro anni, quando fu travolto nella
ressa dello stadio di HILLSBOROUGH, a Sheffield, nell'89,
e' morto ieri notte. I genitori, che si trovavano al suo
capezzale al momento del trapasso, si erano battuti in tribunale
per ottenere la sospensione dell'alimentazione artificiale
che manteneva in vita il figlio. Il giovane aveva perduto
ogni facoltà intellettiva e sensoria, senza possibilità
di recupero, e viveva in uno stato puramente vegetativo:
<La vita di Tony Bland e' finita il 15 aprile 1989 allo
stadio di Sheffield - ha detto il suo medico, Jim Howe -
ed ora finalmente riposa in pace>. Dopo la sentenza del
tribunale che permetteva a Bland di morire, i medici smisero,
il 22 febbraio scorso, di alimentarlo e così il giovane
si e' spento praticamente di inedia. La vicenda ha sollevato
molte polemiche nel Paese per l'opposizione di vari gruppi
<pro-vita> e di parte dell'opinione pubblica. Nell'aprile
dell'89, nello stadio di Sheffield, erano morte 93 persone
e altre duecento erano rimaste ferite. La tragedia non fu
causata da un crollo dello stadio o da un incendio, o da
un assalto di hooligan, ma dal fatto che qualcuno (probabilmente
gli stessi servizi di sicurezza) aprì i cancelli e lasciò
entrare migliaia di tifosi senza biglietto nelle tribune
già gremite. Quel giorno avrebbe dovuto svolgersi la partita
Liverpool- Nottingham. La ressa fu spaventosa e causò uno
dei peggiori massacri che si siano mai verificati in uno
stadio di calcio.
Ansa del
05-03-1993
Ora riesce
a rispondere si' e no con una macchina. I genitori avevano
sempre rifiutato di staccare la spina
Risorge dal coma dopo 8 anni
Era stato travolto allo stadio di Sheffield
di Fabio Galvano
LONDRA DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Dopo otto anni in uno stato vegetativo ritenuto irreversibile,
una delle vittime dello stadio di HILLSBOROUGH ha dato i
primi tenui segni di vita e ha cominciato a comunicare con
il mondo esterno azionando un pulsante posto sotto la sua
mano: un colpo per dire si' e due per dire no. E' la prima
volta che si verifica un <risveglio> di questo genere oltre
i cinque anni di vita vegetativa, quando si ritiene che
il cervello non abbia piu' modo di reagire; e la vicenda
di Andrew Devine, che ha oggi 30 anni, e' destinata a rinfocolare
il dibattito sul diritto alla morte di chi, come lui, e'
ridotto a larva umana. Dopo la decisione del tribunale,
che nel 1993 aveva accolto la richiesta dei familiari di
spegnere le macchine con le quali si teneva in vita un'altra
vittima di HILLSBOROUGH, Tony Bland, ci sono state numerose
richieste analoghe. Le norme in base alle quali si decide
dovranno forse essere modificate. La tragedia dello stadio
di Sheffield, la piu' grave nella storia dello sport britannico,
risale al 15 aprile 1989. La calca per la partita Liverpool-Nottingham
Forest, semifinale di Coppa d'Inghilterra, fece 96 morti
e 160 feriti e indusse le autorita' calcistiche a rivedere
tutti i sistemi di sicurezza negli stadi. Ma anche dopo
la battaglia legale con la quale era stato ottenuto il <diritto
alla morte> per Tony Bland, i genitori di Andrew Devine
avevano rifiutato di seguire la stessa via, di abbandonare
l'alimentazione forzata e tutte le attenzioni possibili
nella loro abitazione di Allerton, vicino a Liverpool, studiata
in funzione delle condizioni del figlio e modificata con
i soldi del risarcimento provvisorio ottenuto dalle assicurazioni.
I fatti hanno dato loro ragione. Andrew, ha detto ieri l'avvocato
di famiglia Robin Makin, <continua a migliorare nella sua
capacita' di comunicare a livello elementare>. Purtroppo
<si ignorano le possibilita' di ulteriore miglioramento>,
ha proseguito l'avvocato; ma i risultati gia' raggiunti
sono <straordinari>. <Le sue condizioni - ha spiegato -
restano gravissime: abbisogna di attenzioni continue>. Piu'
esplicito il dottor Keith Andrews, lo specialista che dal
1992 si occupa del caso. <Non so di altri casi analoghi
nella letteratura medica internazionale>, ha detto ieri:
<Inevitabilmente questo sviluppo sollevera' molti interrogativi.
Ci si domandera', per esempio, se quanto e' accaduto ad
Andrew Devine sarebbe potuto accadere anche a Tony Bland.
La verita' e' che non abbiamo mai visto altre persone emergere
dopo tanto tempo dallo stato vegetativo. E se questo e'
un caso unico, vogliamo davvero tenere in vita con tubi
e macchine migliaia di altri sventurati nella speranza che
un giorno possano svegliarsi?>. Stanley e Hilary Devine
non hanno voluto commentare l'accaduto. Lodati dall'avvocato
Makin per la <devozione e l'amore> con cui anno dopo anno
hanno assistito il figlio, hanno preferito tacere. Ha parlato,
invece, il padre di Tony Bland: per esprimere ai Devine
la sua felicita', ma anche per spiegare che il caso di suo
figlio era ben diverso, che la diagnosi indicava una vita
vegetativa molto piu' radicata. <Questo nuovo sviluppo -
egli ha detto - non modifica il nostro atteggiamento: non
abbiamo nessun rimpianto perche' abbiamo agito sulla base
di pareri medici confermati poi dall'autopsia di Tony>.
Ma altri si domandano quali altre sorprese possano riservare
alla scienza medica i pazienti come Andrew. Dopo la sentenza
su Tony Bland emessa dalla Camera dei Lord - tribunale supremo
nelle isole britanniche - sempre piu' frequenti sono le
richieste di lasciar morire i pazienti in quelle condizioni.
Ora le resistenze sono destinate ad aumentare.
Da la Stampa
del 27 marzo 1997
Promosso portiere il figlio
di un tifoso morto a Sheffield
Di Filippo Maria Ricci
Paul Harrison ha diciannove anni. Quando ne
aveva quattro perse il padre, Gary, e lo zio, Stephen, periti insieme
ad altri 94 tifosi del Liverpool nella tragedia dello stadio Hillsborough
di Sheffield, schiacciati prima della semifinale di Coppa d' Inghilterra
con il Nottingham Forest dalla folla che premeva per entrare senza biglietto.
Una ferita ancora aperta per il calcio inglese, una tragedia ricordata
ogni anno dai tifosi dei Reds con una cerimonia sempre molto sentita.
A quindici anni di distanza, Paul Harrison oggi pomeriggio nella sfida
con il Newcastle si siederà sulla panchina del Liverpool. Secondo portiere,
di copertura per il polacco Jerzy Dudek. Quest' anno Harrison ha sempre
giocato con le giovanili, ma gli infortuni dei portieri di riserva lo
avevano fatto avvicinare alla prima squadra. Il giovane numero uno ha
viaggiato con il Liverpool a Lubiana e Marsiglia in Coppa Uefa, ma senza
andare in panchina. A marzo gli era stato comunicato che il suo contratto,
in scadenza a giugno, non sarebbe stato rinnovato, ma il portiere si
è talmente impegnato da far cambiare idea al Liverpool, che gli ha offerto
un accordo annuale per la prossima stagione. «Sono passati quindici
anni dalla morte di suo padre - ha dichiarato il tecnico dei Reds, Gerard
Houllier - Poterlo portare in panchina oggi pomeriggio rappresenta qualcosa
di speciale per questo club». f.m.r. Nel 1989 15 ANNI FA A Sheffield,
il 15 aprile 1989, 96 tifosi del Liverpool muoiono schiacciati contro
le barriere della gradinata, prima di Liverpool- Nottingham F. OGGI
Paul Harrison (foto), portiere di 19 anni, perse nella tragedia il padre
e lo zio. Oggi va in panchina con il Liverpool contro il Newcastle.
Dal Corriere della Sera del 15 maggio 2004
Nell' 89 la tragedia
di Sheffield Nuove prove: "Colpa della polizia"
LONDRA -
A cinque giorni dall' anniversario della tragedia di Sheffield la posizione
ufficiale del Premier Gordon Brown è di «commossa costernazione». Lunedì
però il Ministro della giustizia Maria Eagle esce allo scoperto: «Ho
nuove prove». Che forse possono inchiodare il corpo di polizia del South
Yorkshire. «E' stata una cospirazione: sei di loro hanno protetto i
responsabili». Il 15 aprile 1989, allo stadio Hillsborough di Sheffield,
dove si stava giocando la semifinale di Fa Cup fra Liverpool e Nottingham
Forest, David Duckenfield, ufficiale di servizio alla Leppings Lane
End, dove erano sistemati i fan dei Reds, avverte i dirigenti federali
che alcuni "scalmanati" avevano appena forzato il cancello C. Nello
schiacciamento fra tifosi appena entrati e tifosi già all' interno morirono
96 persone.
Da Repubblica del 15 aprile 2009
Per non dimenticare: la tragedia di Hillsborough
20 anni dopo
di Skalka
Sono passati vent’anni
da quel terribile pomeriggio in cui si consumò una delle più grandi
tragedie legate al calcio. Alle ore 15 del 15 aprile 1989 era in programma
la semifinale di FA Cup tra il grande Liverpool e il Nottingham Forest,
l’Hillsborough Stadium di Sheffield sarebbe stato il teatro della sfida.
Fuori dalla Leppings Lane, il settore assegnato ai tifosi dei Reds,
c’erano più di 5000 persone in attesa di entrare quando al fischio di
inizio mancavano ormai pochi minuti. C’erano stati alcuni disagi nel
raggiungere lo stadio a causa della presenza di cantieri autostradali,
inoltre molti sostenitori non avevano neanche acquistato il biglietto
sperando di poterlo reperire fuori dall’impianto. La gente spazientita
iniziava a premere per entrare, troppa era la voglia di seguire la partita
in quegli anni in cui le coppe nazionali erano tutto per i club inglesi
che stavano scontando la squalifica in campo europeo. La polizia era
in chiara difficoltà nella gestione della situazione, gli ingressi,
soltanto sei, non erano sufficienti a far defluire l’enorme numero di
persone, all’interno dello stadio i presenti erano tutti accalcati nella
parte centrale della curva e nessuno provò a gestirne meglio la loro
disposizione. Al crescere della tensione la polizia prese una decisione
che poi risultò fatale, aprì l’ingresso C, un grosso cancello d’acciaio,
con la speranza di riuscire a smaltire tutti quei tifosi. Fu questo
l’inizio della tragedia. Una moltitudine
di persone si riversò all’interno della Leppings Lane, coloro che erano
già all’interno si ritrovarono schiacciati da una marea umana, i poliziotti
a bordo campo non capirono subito la situazione e si preoccuparono per
lo più di evitare le invasioni di campo, intanto la partita era iniziata
e tanto i calciatori quanto il resto degli spettatori non avevano minimamente
idea di cosa stesse succedendo. Quando si capì che qualcosa stava andando
maledettamente storto era ormai troppo tardi, la partita venne sospesa
al sesto minuto e finalmente furono liberati i passaggi dalla curva
al terreno di gioco con il risultato che i tifosi riuscirono finalmente
a fuggire. Quello che era restato ai loro piedi era terrificante, i
corpi senza vita erano ovunque, sulle gradinate e nel tunnel che lì
conduceva. Furono 96 i tifosi che persero la vita e centinaia i feriti,
alcuni schiacciati da altri tifosi e dalle cariche della polizia, altri
precipitati dalla gradinata superiore nel tentativo di raggiungerla
dal basso per trovare la salvezza. Fu subito chiaro che quella tragedia
avrebbe lasciato il segno in Gran Bretagna, tuttavia il processo che
seguì non contribui a fare luce sulle cause che avevano scatenato quell’inferno.
Ci sono molti comitati che ancora oggi, a distanza di venti anni, chiedono
giustizia per i 96 sperando che possano essere chiarite le responsabilità
di chi in quel giorno ha preso delle decisioni tragicamente sbagliate.
La partita fu poi disputata qualche
giorno dopo all’Old Trafford di Manchester, il Liverpool riuscì a qualificarsi
per la finale che poi vinse in uno spettacolare derby contro l’Everton
per 3-2. La stagione 1988/89 fu comunque sfortunata per i Reds che persero
il campionato all’ultima giornata nello scontro diretto contro l’Arsenal
portata in paradiso da un gol di Michael Thomas nella tana di Anfield
Road. L’intera stagione fa da canovaccio al film “Febbre a 90°” tratto
dall’omonimo libro di Nick Hornby, nella pellicola il momento della
tragedia di Hillsborough risulta particolarmente toccante. Da quel giorno
iniziarono le consultazioni che portarono poi al rapporto Taylor con
il quale si stabilì, tra le altre cose, che ogni stadio britannico sarebbe
dovuto essere dotato soltanto di posti a sedere. Ma le polemiche non
si sono mai placate, i parenti delle vittime ancora chiedono giustizia
dopo che tutti i poliziotti furono dichiarati innocenti. La più giovane
delle vittime fu un bambino di 10 anni, Jon-Paul Gilhooley, cugino del
capitano dei Reds Steven Gerrard, che racconta di non riuscire a non
pensare a lui ogni volta che scende in campo. Per ricordare le vittime
l’orologio della Kop, la curva dei tifosi del Liverpool, è fermo da
allora alle 15:06. Come ogni 15 aprile oggi ad Anfield Road saranno
presenti i giocatori del Liverpool e le vecchie glorie di questa società
per ricordare le vittime dell’Hillsborough.
mercoledì 15 aprile 2009
Tratto da www.calcioblog.it
Vent' anni dopo i 96 morti di Sheffield manca ancora qualcosa:
la giustizia
di Federico Pistone
Sicurezza Dopo quella tragedia,
impianti britannici messi in sicurezza. Ancora oggi però nessuno ha
pagato.
MILANO - Oggi pomeriggio alle tre e sei minuti
tutta l' Inghilterra si ferma a intonare «You' ll never walk alone».
Novantasei tifosi del Liverpool non cammineranno mai da soli. Giusto
vent' anni fa morirono schiacciati contro le reti dello stadio di Sheffield,
calpestati, sfracellati nel tentativo di trovare una via di fuga dalle
gradinate più alte. In 95 persero la vita in pochi minuti, l' ultima
nel 1993 dopo quattro anni di coma. La vittima più giovane era Jon-Paul
Gilhooley, 10 anni allora, cugino più grande di Steven Gerrard (nato
nell' 80). L' attuale capitano dei Reds ha convinto Platini e l' Uefa
a evitare che il Liverpool scendesse in campo contro il Chelsea, per
la Champions League proprio oggi, nel ventennale della memoria. Ancora
oggi i tifosi srotolano striscioni e indossano magliette con la scritta:
«Justice 96». Perché, ancora oggi, giustizia non è stata fatta per quei
martiri. Subito dopo la tragedia il Sun era incorso in uno degli episodi
più imbarazzanti della storia del giornalismo britannico. A piena pagina,
sotto il titolo «The truth» (la verità) i tifosi furono additati come
i veri responsabili della strage, definiti fan ubriachi che avevano
selvaggiamente creato il caos, picchiato i soccorritori, urinato sui
poliziotti, rubato i portafogli alle persone morte o tramortite a terra.
La verità era un' altra e affiorò nel «rapporto Taylor»: la responsabilità
era da ripartire equamente tra costruttori dello stadio, polizia e addetti
alla sicurezza. A Liverpool vennero bruciate migliaia di copie del Sun.
Il direttore del tabloid Kelvin McKenzie chiese aiuto a Kenny Dalglish,
lo scozzese alfiere del Liverpool. Dalglish gli rispose semplicemente:
scrivete che avete detto delle bugie. E McKenzie: questo non posso farlo.
Dalglish: allora non chiedermi aiuto. Il giorno dopo il Sun uscì con
la scritta a caratteri cubitali in prima pagina: «We lied»: abbiamo
mentito. Ma ancora nessuno ha pagato. Il 15 aprile 1989 la tragedia:
allo stadio Hillsborough c' è la semifinale della Fa Cup, la competizione
sportiva più antica del mondo. Di fronte Liverpool e Nottingham Forest.
Per far fronte al fenomeno hooligan e a 4 anni dall' Heysel (39 morti),
l' impianto dello Sheffield Wednesday è diventato una specie di fortino:
ingressi angusti per regolare il flusso dei tifosi e pesanti recinzioni
tra spalti e campo. Ai supporter del Liverpool viene assegnata la Leppings
Lane, il settore a sinistra della tribuna centrale, con sei cancelletti
girevoli. Ma a pochi minuti dall' inizio della gara la maggior parte
delle persone è ancora in fila. Per sveltire i tempi, la polizia decide
di aprire il cancello principale provocando una tracimazione improvvisa
di spettatori. Chi già ha preso posto viene travolto dal fiume umano
e non ha scampo. La partita comincia lo stesso ma dura sei minuti. Le
immagini testimoniano scene di inaudita violenza (stasera alle 20 su
History Channel il documentario), con facce di giovani - la maggior
parte delle vittime è adolescente - attraversate dalla graticola delle
barriere, cumuli di cadaveri scomposti sul terreno coperti miseramente
da bandiere e sciarpe, gente che vagola piangendo tra barellieri e agenti
disorientati. Da allora tutto è cambiato sui campi inglesi: basta ingressi
trappola, posti in piedi e recinzione tra spalti ed erba. Costa cara
la civiltà.
Dal Corriere della Sera del 15 aprile
2009
Sheffield 15 Aprile 1989, Hillsborugh Stadium. La giustizia viene solo
da Dio... Il perdono appartiene solo ai familiari delle 39 vittime...
Nessuna vendetta ci restituirà mai l'onore perduto festeggiando una
coppa ricolma di sangue innocente. Il destino rende con gli interessi
le vittime ai carnefici... Per me una pena ecumenica. Domenico Laudadio
15 Aprile 2011