39 Angeli all'HeyselTo Reds...Calci nel CuoreMemorialePagine in memoria

15 aprile 1989 
Strage di Hillsborough

1989: La strage dell’Hillsborough

di Matthew Stewart Paradiso

Sheffield, 15 Aprile 1989. E’ un pomeriggio insolitamente soleggiato, nonostante ci si trovi nel periodo dell’anno in cui solitamente la pioggia cade generosa nel South Yorkshire. La partita di cartello è di quelle che si preannunciano epocali: una semifinale di Fa Cup contro gli arcirivali di sempre, i tanto odiati Tricky Trees, quel Nottingham Forrest al quale il trionfo nella competizione più antica del mondo manca dal lontano 1959, ben più tempo dei soli 3 anni trascorsi dall’ultimo successo dei Reds contro i cugini Toffees nella finale del 1986. Ciononostante, i Reds di quel periodo, esclusi dalla Coppa dei Campioni e da qualsiasi altra competizione europea a causa dei fatti dell’Heysel, hanno più fame di vittorie che mai, poiché si parla comunque di uno dei più grandi Liverpool che la storia ultracentenaria del glorioso club ricordi. C’è un’aria giocosa e di festa fuori dallo stadio di Hillsborough, della paventata minaccia Hooligan non c’è ombra alcuna, sembra semplicemente un pomeriggio come tanti, di festa e di serenità, da trascorrere sostenendo i propri beniamini, chi in compagnia dei propri amici, chi con la propria famiglia. Ma nessuno è conscio di ciò che sta per succedere, nessuno sa che il destino sta per calare un nero panno mortifero sulle vite di tante persone, spezzandole definitivamente. Vite e storie che si intrecciano, si annodano, si compongono come la trama di un fine tessuto. Persone che non si conoscevano, che non sapevano che, da quel giorno, il loro nome sarebbe rimasto marchiato a fuoco sulla pelle di un popolo intero, parte, loro malgrado, di un disegno troppo, troppo più grande di loro. Persone i cui nomi, da quel giorno, abbandoneranno l’anonimato per ascendere alla leggenda ed al ricordo, sempre doloroso, mai attenuato, di quel maledetto giorno. Tante vite, ingiustamente strappate in quello che doveva solo essere un evento sportivo e che si è dimostrato essere un dramma di tragiche dimensioni.

GLI ANTEFATTI - Non molti sanno che la Leppings Lane, il luogo in cui trovarono la morte i nostri 96 angeli, era già prima del 1989 stato teatro di episodi controversi. A seguito dell’intensificarsi degli episodi di tifo violento, il tristemente famoso fenomeno Hooligans, l’allora premier britannico, la Lady di ferro Margareth Thatcher, emanò una serie di provvedimenti atti a troncare le gambe al fenomeno, o comunque a ridimensionarlo. Nel 1985, venne emanato lo “Sporting Event Act”, con il quale venne totalmente abolita la vendita di alcool negli stadi e nei parcheggi. Nel 1986, invece, il “Public order act” rese reato comportarsi in modo “allarmante” ,anche se non violento, alle partite e conferì ai tribunali una ampia autonomia di deferire chiunque ritenuto responsabile di comportamenti “non idonei e non dignitosi” dal frequentare gli stadi, anche a tempo indeterminato. Provvedimenti idonei, su questo non ci piove, ma sbagliati e profondamente pericolosi nei termini. La Thatcher, che in quel periodo doveva far fronte a diversi problemi, dai venti di guerra che spiravano dalle Falkland ad un’IRA sempre più attiva ed intraprendente, da una inflazione che, benché in calo sotto il suo mandato, iniziava a farsi sentire anche nella vita quotidiana dei Britannici ad un rapporto non proprio idilliaco con la Regina Elisabetta II (“La detesto cordialmente”, ebbe modo di dire la sovrana), volutamente o no, esasperò i toni enfatizzando forse eccessivamente quello che era un problema che andava, data la sua natura, affrontato sì con risolutezza ma con assoluta prudenza, avendo cura di non creare allarmismi inutili e panico nella popolazione e soprattutto nelle forze dell’ordine. In tutto ciò, purtroppo, Hillsborough del resto aveva già una triste tradizione. Nel 1981, in una semifinale sempre di FA Cup tra Tottenham e Wolves, occorse un incidente analogo nelle dinamiche (ma fortunatamente non nel bilancio) che costò 38 feriti, cosa che portò lo Sheffield Wednesday, proprietario dell’impianto, ad intervenire sulla struttura della pericolosa curva. Inoltre, appena 12 mesi prima di quel tragico giorno, nel 1988 in occasione, ironia del destino, della semifinale di FA Cup sempre tra Liverpool e Nottingham Forrest, ci furono già delle avvisaglie, che purtroppo risuonano come un infausto presagio: diversi tifosi del Liverpool ebbero infatti allora a lamentarsi di episodi di “crushing”, cioè letteralmente schiacciamento, dovuti al numero delle persone, eccessivo, che aveva avuto accesso alla curva, nonché alla sciagurata conformazione della curva stessa, evidentemente mal progettata e mal pensata. L’ allarmismo esasperato, il panico, potremmo quasi dire la paranoia di cui erano ormai preda la popolazione e soprattutto le forze dell’ordine sul fenomeno Hooligans, unito ad una curva assassina dalla progettazione ormai antica come concezione e comunque non all’altezza dell’evento sportivo che si apprestava ad ospitare, furono una discriminante fondamentale, la miccia destinata a far esplodere la bomba, la linea oltre la quale, quel giorno, 96 vite si spinsero per non fare mai più ritorno.

LA CRONACA - Come tutti i matches di cartello, anche una semifinale di FA Cup, specie se giocata tra due squadre le cui tifoserie si sanno non avere rapporti propriamente idilliaci come quella del Nottingham e quella del Liverpool, richiedeva che le due tifoserie stesse non venissero in alcun modo a contatto. E qui fu posta la prima pietra sulla tomba dei nostri 96 eroi: inspiegabilmente, si decise di assegnare la capiente Spion Kop End (21,000 posti accreditati) ai notoriamente meno numerosi tifosi dei Tricky Trees, mentre alla Travelling Kop toccò invece la più angusta Leppings Lane, con una capienza di appena 14,600 posti. Una assolata giornata di primavera, si diceva. Il clima teso, di terrore, di paura imbastito dal governo Thatcher che orbitava attorno alle partite di football, e del Liverpool in particolare, pareva, secondo le numerosissime testimonianze dell’epoca, del tutto ingiustificato in quella mite, maledetta giornata: i dintorni dello stadio erano quel giorno popolati da molti bambini, tra cui lo sfortunato Jon-Paul Gilhooley, il cugino del futuro Capitano Steven Gerrard, che qui troverà una morte atroce ed orribile, famiglie, giovani, donne. Una bella festa dello sport e del calcio, insomma. Il clima era disteso, e nulla faceva presagire ciò che sarebbe poi successo. La gente faceva la fila dietro ai tornelli. L’odore degli hot dogs pervadeva l’area limitrofa allo stadio, i tifosi che già erano entrati iniziavano a scaldare le ugole intonando i primi cori rivolti ai propri beniamini che avevano iniziato le procedure di riscaldamento. La gente, fuori, discuteva, con le fanzine in mano, sulla partita odierna, se Rush sarebbe riuscito a farsi definitivamente perdonare la sua scappatella a Torino, se Aldridge avrebbe incantato ancora e se l’intesa tra Whelan e Barnes avrebbe portato alla tanto agognata finale di Wembley. Una mamma stringeva amorevolmente la mano del suo piccolo, degli amici scherzavano, godendosi la giornata di sole ed un bambino era impaziente di poter entrare ad ammirare, per la prima volta, i suoi eroi. Fu intimato ai tifosi di presentarsi, muniti di regolare biglietto, non più tardi di un quarto d’ora prima dell’inizio del match, previsto per le 03,00 pm. Purtroppo il destino iniziò ben presto a intessere la sua tela, in quanto lavori in corso sull’autostrada M62 rallentarono drammaticamente l’afflusso di auto, determinando una congestione in direzione Sheffield per chi proveniva da Ovest ovvero, segnatamente, da Liverpool. Molti tifosi si trovarono perciò in netto ritardo a causa di questi rallentamenti, tant’è che 30 minuti prima del fischio d’inizio la Leppings Lane appariva ancora semivuota. Ciò purtroppo ebbe drammatiche conseguenze: la calca fuori dallo stadio, già notevole intorno alle 2,40 pm, aumentò a dismisura quando i primi tifosi iniziarono ad affluire dalla M62. Si parlava di circa 5000 persone in fila davanti ai 6 soli tornelli (contro i 60 di cui poteva disporre la Spion Kop End) che conducevano alla Leppings Lane, impazienti di entrare, con intanto lo stadio che già iniziava a scandire i cori, cosa che non fece che aumentare l’impazienza di chi ancora era bloccato all’esterno. La tensione saliva, c’era chi già iniziava a spingere e chi si cominciava a lamentare della calca eccessiva. La polizia, tesa ed agitata, non si aspettava di dover gestire una simile situazione, ed andò completamente nel pallone: alle ore 2,45 le forze dell’ordine decisero di aprire un grande cancello di acciaio, il Gate C, per smaltire la congestione che si stava venendo a creare fuori dai sei tornelli di ingresso alla curva. Era l’inizio della fine. Il Gate C dava accesso ad un tunnel piuttosto angusto, che a sua volta originava due collaterali minori: la branca principale del tunnel conduceva al settore centrale della curva, mentre le collaterali portavano ai settori periferici della Leppings Lane. Un grandissimo numero di persone, secondo alcune stime un numero appunto vicino a 5000, attratti dall’apparente facilità di percorrenza del nuovo percorso e spinti dall’impazienza che si era impossessata di loro poiché la partita era lì dall’iniziare, iniziò a riversarsi nel tunnel e nelle sue collaterali, non consci del fatto che la curva, nei suoi settori centrali, iniziava già a riempirsi all’inverosimile e che lo spazio a disposizione era ormai terminato. Solitamente, in queste situazioni, due o tre ufficiali di polizia a cavallo si posizionano all’ingresso della curva, con la funzione di avvisare i tifosi in arrivo della congestione del settore e di evitare ulteriori afflussi che determinerebbero pericolosi sovraccarichi. Per cause che non sono mai state chiarite ciò non accadde quel giorno e l’enorme numero di tifosi che premevano dall’ingresso del Gate C era assolutamente inconscio di quella che era la situazione nei settori (particolarmente in quelli centrali) della Leppings Lane, ovvero che la calca iniziava a premere e che ulteriori afflussi avrebbero sicuramente portato a conseguenze drammatiche. In men che non si dica si creò un autentico collo di bottiglia. La curva, ormai congestionata all’inverosimile, non poteva più supportare l’arrivo di altri tifosi, ed i tifosi già presenti iniziavano a venire schiacciati l’un l’altro, mentre altri tifosi continuavano a giungere dai tunnel, specie da quello centrale, il tutto nel silenzio e nella colpevole impotenza delle forze dell’ordine, che tardavano a realizzare cosa stesse accadendo. Fu un autentico massacro. Molte persone, in preda al panico, tentarono di rifugiarsi sul settore nord della curva, ostruendo alcune possibili vie di deflusso, altre, le più sfortunate, cercarono rifugio in direzione sud verso i tristemente famosi Fences, le grate con spunzoni voluti dalla Thatcher che separavano il campo di gioco dal settore popolato dai tifosi, un po’ come quelle che oggi osserviamo in tutti gli stadi Italiani. Intanto, altri tifosi venivano schiacciati l’uno contro l’altro trovando così una morte orribile, chi nel settore centrale della curva, chi nei tunnel e nelle sue due collaterali. Frattanto la partita iniziava e nessuno, in campo o negli altri settori di Hillsborough, sembrò accorgersi del dramma che si stava consumando alla Leppings Lane, finché, dopo sei minuti dall’inizio della partita, un ufficiale di Polizia avvisò l’arbitro Ray Lewis e gli fece notare che molti tifosi dal settore Leppings Lane iniziavano ad invadere il campo. Così Ray Lewis sospese la partita e diede il tempo alle forze dell’ordine di organizzarsi, ma purtroppo qui entra in gioco la psicosi da Hooligan che pervadeva le forze di polizia Inglesi in quel periodo: gli ufficiali di polizia fraintesero completamente la situazione, pensando che le invasioni fossero nient’altro che atti scalmanati volti a turbare il quieto svolgimento del match, così con piccole cariche respingevano inizialmente verso l’inferno coloro che stavano cercando di uscirne con le unghie e con i denti. Gli sfortunati si trovarono così chiusi alle spalle dalla calca immane che continuava a spingere brutalmente, di fronte dalle cariche della polizia e dalle Fences, circondati da un alone di morte che intorno a loro consumava una tragedia per certi versi annunciata. Tutto intorno la gente iniziò a spirare per asfissia compressiva, una morte letteralmente atroce ed i sopravvissuti potevano vedere solo corpi privi di sensi e cadaveri sorretti in posizione eretta dalla sola calca che ancora li sorreggeva e li sbatteva violentemente a destra ed a manca come banderuole battute da un vento di tempesta. Frattanto, un piccolo cancello nella recinzione veniva forzato ed alcuni tifosi, ancora ostacolati dalla polizia, iniziarono a defluire per questa via, altri ancora furono tratti in salvo con l’aiuto di altri fan che si trovavano nella adiacente West Stand, proprio sopra la Leppings Lane. L’intensità della calca iniziò ad infrangere le Fences ed in aggiunta a ciò buchi nella recinzione perimetrale erano stati aperti dai tifosi nel disperato tentativo di mettersi in salvo: queste rappresentarono vitali valvole di sfogo per la calca che pian piano stava inghiottendo una vita dopo l’altra. Solo ora la Polizia si rese conto della vera natura dell’invasione ed aprì le inferriate per permettere il deflusso: la salvezza per molti dei tifosi. Solo allora si iniziò a comprendere la portata del dramma. Alle spalle della calca ormai diluita, uno scenario raccapricciante. Corpi di giovani, bambini, intere famiglie giacevano inerti sul tunnel ed in Leppings Lane, molti già esanimi, altri gravemente feriti. Si cercò di organizzare un primo soccorso: il servizio sanitario di stanza allo stadio venne prevedibilmente ben presto saturato, alcuni tentarono, il più delle volte invano, una rianimazione cardiopolmonare, mentre altri spezzavano cartelloni pubblicitari usandoli come improvvisate barelle. Tutti coloro che erano miracolosamente usciti indenni da quell’inferno cercavano di aiutare in qualche modo i fratelli meno fortunati. Frattanto, le ambulanze iniziavano a giungere sul luogo del disastro, ma le operazioni di trasporto dei feriti furono a quel punto ancora una volta inspiegabilmente rallentate dall’ottusità delle forze di polizia, che formarono un cordone di separazione tra i tifosi Reds e quelli del Nottingham per paura di contatti tra le frange violente del tifo. A questo aveva portato l’esasperazione Thatcheriana: in uno scenario tragico ed apocalittico, gli ufficiali di polizia, prima di preoccuparsi del trasporto dei feriti alle ambulanze, trasporto che sarebbe stato molto più rapido se ai feriti ed ai loro soccorritori fosse stato dato libero accesso ai settori della Spion Kop End da dove arrivavano le ambulanze, si preoccupavano ancora (e solo) dell’ordine pubblico, in una situazione paradossale e grottesca, totalmente permeati da una psicosi paranoica che probabilmente costò la vita a molte persone che forse si sarebbero potute salvare.

IL BILANCIO - Inutile dire che fu una catastrofe. Il giorno quindici ben 94 tifosi, di età compresa tra i 7 ed i 67 anni, trovarono una morte atroce. Il 19 aprile il bilancio salì a 95 quando il giovane Lee Nicol,14 anni, spirò per la gravità delle lesioni riportate. Nel marzo 1993 si raggiunse il definitivo bilancio di 96, quando anche l’ultimo angelo, Tony Bland, 22 anni, ascese in cielo a raggiungere i suoi 95 fratelli, quando gli furono interrotte alimentazione ed idratazione artificiali in quanto il suo stato vegetativo persistente non sarebbe mai migliorato. Il bilancio dei feriti era di 766, di cui 300 ospedalizzati, e di cui uno, Andrew Devine, anche lui 22 anni, sarebbe rimasto in parziale stato vegetativo per il resto della sua vita. 79 delle 96 vittime avevano meno di 30 anni. Intere famiglie furono cancellate da questo disastro: un padre ed un figlio, tre coppie di fratelli ed una coppia di sorelle furono uniti nella morte da un tragico destino.

IL RAPPORTO TAYLOR - Ben presto la maggior parte del paese (anche se, va detto, non tutto) si unì al cordoglio per le vittime di un incidente che sconvolse l’opinione pubblica. La camera dei Lord assegnò a Lord Peter Taylor il compito di indagare sull’accaduto, cosa che fu fatta e sul quale fu stilato il famoso Rapporto Taylor che oggi, tra l’altro, definisce gli standard di sicurezza degli stadi Inglesi. Anzitutto, Lord Taylor riconobbe la sciagurata gestione dell’emergenza da parte delle forze dell’ordine. La decisione di aprire il Gate C, l’assenza colpevole degli ufficiali di polizia che, alla fine del tunnel, avrebbero dovuto avvertire i tifosi dell’impossibilità di raggiungere il settore, le micro cariche messe a punto appena il dramma andava realizzandosi, il cordone che ostacolò il deflusso dei feriti furono errori troppo grossolani per passare inosservati e furono ritenuti da Lord Taylor come la principale causa del disastro, il tutto unito all’inspiegabile decisione di posizionare i tifosi Reds, notoriamente più numerosi, sulla angusta Leppings Lane che contava appena 14,600 posti di capienza e soli 6 tornelli per l’ingresso. Inoltre, il settore centrale annoverava una capienza di 2000 posti, quando essa sarebbe dovuta essere di appena 1600 in conformità con gli standard del tempo, secondo indagini successive, mentre si stima che, escludendo i tifosi nei tunnel (circa 2000), in ben 3000 nel momento del disastro stavano popolando il settore centrale della Leppings Lane. Alcuni caddero nella facile tentazione di accusare i tifosi e ritenere il loro atteggiamento, e l’alcool, i principali responsabili dell’accaduto. Alcuni tirarono addirittura in ballo una ipotetica “cospirazione” messa in atto dai tifosi Reds, che sarebbero volutamente arrivati in ritardo alla partita, per creare una situazione di tensione fuori dallo stadio e forzare la polizia ad aprire ingressi che avrebbero permesso loro di seguire la partita senza il regolare tagliando. In realtà sarà dimostrato che la stragrande maggioranza dei tifosi era in possesso di regolare biglietto, ed i biglietti erano ancora in vendita ad Anfield il giorno prima della tragedia. Riguardo all’ubriachezza molesta, è stato accertato che i tifosi ebbri rappresentavano una netta minoranza. Il rapporto Taylor sollevò i tifosi Reds da qualsiasi responsabilità. Infine, vennero delineati nuovi standard sulla costruzione e ristrutturazione degli stadi, come la rimozione delle Fences e dei posti in piedi. Il primo stadio ad adeguarsi, nel 1993, fu il New Den del Millwall.

INCHIESTE - Nonostante il rapporto Taylor risuonasse come una netta condanna alle forze di polizia, le inchieste che seguirono mai resero pienamente giustizia ai 96 eroi. Stefan Popper, il medico legale al quale fu chiesta consulenza, ottenne di limitare le indagini solamente agli eventi occorsi fino alle 3,15, cioè appena i tifosi iniziarono a riversarsi in campo poiché, affermò, le vittime erano già spirate (o presentavano EEG piatto) a quell’ora. La decisione portò a molte polemiche, in quanto in questo modo la Polizia venne esautorata dalle colpe che ebbe quando prima impedì lo smaltimento della calca, quindi rallentò le operazioni di soccorso. Accuse private sono state mosse contro David Duckenfield e Bernard Murray, due ufficiali di polizia in servizio il giorno del disastro. Secondo il procuratore capo Alun Jones, fu Duckenfield che ordinò l’apertura del Gate C condannando a morte i 96 di Hillsborough, salvo poi mentire agli alti funzionari della FA rivelando che sarebbero stati i tifosi a forzare i cancelli (menzogne confermate dallo stesso Duckenfield), mentre Murray ed altri funzionari come Bettison furono accusati di manipolazione di prove. Accuse confermate, ma il reato rimase impunito a causa delle pessime condizioni di salute occorse nel frattempo ai due funzionari, mentre Duckenfield, clamorosamente assolto nonostante sia reo confesso, oggi gode di buona salute e percepisce una regolare pensione da funzionario di Polizia.

IL CASO THE SUN - Come era prevedibile, i famigerati tabloid Inglesi si fiondarono come avvoltoi sull’accaduto, lacerando la carne dei familiari uniti nel cordoglio incuranti del dolore e del rispetto che una tragedia come questa avrebbero richiesto. Il 19 Aprile, mentre Lee Nicol, il Novantacinquesimo angelo, lasciava questo mondo, uscì una scioccante edizione del Sun, intitolata: The Truth, la verità. In questo dossier-farsa, si accusavano i tifosi Reds, nelle fasi subito successive al disastro, delle peggiori efferatezze. Essi avrebbero, come riporta lo pseudo giornalista Kevin McKenzie, attaccato i soccorritori, le forze di polizia e lo staff dello stadio, i quali stavano cercando di prestare soccorso ai feriti (quando è notorio che invece sia accaduto l’esatto opposto, stando alle numerosissime e variegate testimonianze dell’epoca); avrebbero, in preda ai fumi dell’alcool, rubato portafogli ed orologi alle vittime ed ai feriti, urinando sui corpi privi di vita dei deceduti e, addirittura, abusato sessualmente dei corpi esanimi delle tante giovani coinvolte nel disastro. Dichiarazoni che ovviamente erano come strali che si abbattevano sui corpi straziati delle vittime e dei loro familiari, corrosi dal dolore e dalla disperazione, che avvertirono tutto il bieco e squallido tentativo di lucrare con menzogne e calunnie su una tragedia che avrebbe solo richiesto il doveroso rispetto e silenzio. Murdoch, proprietario della testata, si scusò ma ciò ovviamente non fu e non sarà mai sufficiente per ottenere un perdono che non arriverà mai, perlomeno per quel che riguarda chi vi sta scrivendo. Infine, McKenzie ebbe a dire, nel 2007: “Le scuse che porsi allora mi sono state estorte da Murdoch con le minacce. La realtà è che non mi dispiaceva allora e non mi dispiace ora per quello che ho scritto”. A tutt’oggi, il Sun è reperibile con molta difficoltà nelle edicole del Merseyside.

COMMEMORAZIONI - Molte sono state le iniziative prese per onorare al meglio la sfortunata sorte dei tifosi che persero la vita in quel maledetto giorno. Il Crest del Liverpool mostra le fiamme da dopo il 1989, fiamme che sono state aggiunte in memoria della strage di Hillsborough e dei suoi martiri. Allo stadio di Hillsborough, dall’Aprile 1999, decimo anniversario del disastro, un monumento regna solenne e sovrano, con una lapide che recita così: “In memoria dei 96 uomini, donne e bambini che sono morti tragicamente e le innumerevoli persone le cui vite sono state cambiate per sempre. You’ll never walk alone”. Lapidi commemorative appaiono anche sul marciapiede nel lato sud della cattedrale anglicana di Liverpool, mentre un bellissimo giardino di rose memoriale si può reperire a Sudley Estate, nella zona sud di Liverpool. Inoltre, tifosi di altre squadre non mancarono e non mancano tuttora di onorare la memoria di quella immane tragedia. I tifosi dell’ Everton, ad esempio, lo fanno praticamente tutti gli anni, uniti con i loro cugini nelle giornate delle commemorazioni, quando sciarpe blu e rosse si abbracciano in un vortice di amore e di fraterno rispetto. Il 19 Aprile 1989, nella semifinale di Coppa dei Campioni tra Milan e Real Madrid, venne onorato un minuto di silenzio ed i tifosi milanisti ci omaggiarono con un bellissimo You’ll Never Walk Alone. I tifosi del Celtic, nel 2006, in occasione dei quarti di finale di Champions League contro il PSV Eindhoven ad Anfield, portarono una bandiera con lo stemma del Liverpool e del Celtic con su scritto: “Justice for the 96, You’ll Never Walk Alone” ai Kopites, in uno dei momenti più belli della storia delle amicizie e della fratellanza tra tifoserie.

CONCLUSIONI - La tragedia di Hillsborough fu un evento che ci segnò profondamente tutti ed indubbiamente è ancora una ferita aperta. La sensazione che si ha quando si pronuncia quel nome, Hillsborough, che risuona come sinistro, spettrale, o quando si evoca il numero 96, è quella amarezza, quella rabbia e quella tristezza che è tipica di chi non ha avuto giustizia. Quanti bambini non conosceranno mai la giovinezza, quanti ragazzi non torneranno dalle proprie madri e quante madri non potranno più abbracciare i propri figli. Persone con il loro bagaglio di cultura, speranze, ambizioni e soprattutto amore per la propria squadra e per il calcio in generale, che erano lì per festeggiare il calcio e la vita, e che hanno invece trovato una morte atroce. Tuttavia, nessuna bandiera a mezz’asta, nessun minuto di raccoglimento, nessuna inchiesta parlamentare e nessuna condanna potrebbe portare indietro i 96 eroi, i nostri guerrieri che vegliano sempre sul suolo sacro di Anfield, che ormai si sono ritagliati per sempre un posto nel nostro cuore e lì albergheranno per l’eternità. Nessun titolo di giornale può essere più rumoroso del silenzio rispettoso che queste persone meritano, nessun avvoltoio può strozzare il canto che si eleva e che si eleverà sempre dalle gole di tutti i tifosi del Liverpool del mondo: JUSTICE FOR THE 96! YOU’LL NEVER WALK ALONE. E non cammineremo mai soli neanche noi, finché, con sguardo fiero e gagliardo, combattivo ma dolce al tempo stesso, sarete parte di noi ed il vostro sguardo e le vostre vite continueranno ad essere rispecchiate dai nostri sguardi e dai nostri cuori. Per l’eternità.

YNWA

13 apr 2011

Hillsborough Campaign - JFT96

 

Inferno allo stadio, 93 morti

Di Mario Ciriello

Inferno allo stadio, 93 morti In Inghilterra un'altra tragedia sui campi di calcio: le vittime schiacciate da migliaia di tifosi entrati senza biglietto Inferno allo stadio, 93 morti A Sheffield, all'inizio della partita Liverpool - Nottingham - Il cancello aperto dalla polizia ai «portoghesi», che premono la folla - I  parapetti d'acciaio si piegano come latta - «I vivi correvano sui cadaveri» - Uccisi molti bambini, 200 feriti...

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA — Novantatré morti, quasi tutti ragazzi e adolescenti, almeno duecento feriti. D'improvviso, la felice partita di calcio, a Sheffield, sotto un sole mediterraneo, subisce una trasformazione mostruosa, diventa una tragedia, la più crudele, la più efferata mai avutasi su un campo sportivo inglese. Non per un incendio, non per il crollo di una tribuna e nemmeno per un'ondata di selvaggia brutalità. Un massacro per sovraffollamento, ecco la prima diagnosi delle autorità; le vittime sono rimaste schiacciate nel disperato vortice umano creato dall'irruzione nella loro gradinata di centinaia di tifosi, privi di biglietto: -/ vivi schiacciavano i morti- ha raccontato un testimone. Hanno forzato un cancello o qualcuno l'ha aperto? Iersera tardi, il capo della polizia del South Yorkshire. Peter Wright. ha sciolto l'interrogativo: sono stati gli agenti a sbloccare un'entrata -per alleggerire la pressione della folla sulle porte girevoli d'accesso: Toma subito alla mente il ricordo dell'Heysel. in Belgio, con i suoi II!) morti, quasi tutti italiani. Ci si sovviene di quel dramma perché anche a Sheffield, come all'Heysel. i fan del Liverpool erano sul proscenio. ma con una differenza: questa volta hanno ricevuto, non inflitto, dolore e morte. L'Inghilterra tutta, che da oltre un anno è scossa da una serie di disastri, in mare, in cielo, sulle ferrovie, sulla metropolitana, è stordita dalla sciagura di ieri: ma a Liverpool si piange. Morti e feriti erano nel "Settore» riservato ai suoi tifosi, quelli del Nottingham Forest erano all'altra estremità del campo, all'inizio non si sono neppure accorti di quanto stava accadendo. Abbiamo detto che le prime notizie escludono episodi di hooliganismo. Semplicemente te, qualcuno degli 800 poliziotti presenti nell'impianto ha spalancato un ingresso, sia pure abbastanza piccolo: 5 metri di larghezza. Wright ha aggiunto di «non essere al corrente di alcuna relazione fra questo fatto e quanto avvenuto stille gradinate-, ma un addetto al controllo delle entrate sostiene invece che gli agenti fecero aprire più di una cancellata: -Se no morirà qualcuno nella calca» avrebbero spiegato all'operatore. Così sono entrati tutti, tifosi con e senza biglietto. Un fatto è chiaro ed è confermato da tutti. L'organizzazione è stata difettosa. Dirigenti e  poliziotti non hanno fatto nulla per indicare ai giovani che i posti erano esauriti. La verità verrà presto alla luce, le inchieste britanniche sono rapide ed esaurienti. Ma il ricordo di ieri non si dissolverà in pochi giorni. D. ricordo di quella deliziosa giornata di sole che diviene una sagra dell'orrore, con poliziotti vaganti come zombie sul campo di gioco, ancora incapaci di valutare la tragedia, con quelle cifre che salgono inarrestabili. Novantatré è l'ultima stima dei morti. Aumenteranno? Molti sono i feriti gravi tra i duecento e più in vari ospedali. " Sheffield, dunque, stadio di Hillsborough. Sono di scena, per la semifinale della Coppa d'Inghilterra, il Liverpool e il Nottingham Forest. Non c'è tensione nell'aria, la polizia segnala soddisfatta: 'Nessun incidente». Com'è ormai consuetudine negli stadi britannici, i tifosi delle due squadre sono in due diversi «settori». Kick-off, calcio d'inizio, ma quasi subito, dopo pochi minuti, gli sguardi abbandonano i giocatori (la partita sarà comunque sospesa) e si dirigono, sempre più ansiosi, verso le scalinate che ospitano le schiere dei tifosi del Liverpool. Che avviene? n torrente dei nuovi arrivati tenta di aprirsi un varco tra la folla, preme, spinge, urta. Non c'è violenza, ma il panico rende esplosiva la mistura. Intere file di spettatori cominciano a cadere e sui loro corpi se ne abbattono altri. Il terrore ha raggiunto frattanto i più vicini alle altissime «reti di sicurezza», che separano le gradinate dal campo vero e proprio. I ragazzi di Liverpool cominciano a urlare e a chiamare i poliziotti: "Lasciateci uscire. Si ammazzano, alle nostre spalle'. Gli agenti non valutano la gravità di quanto sta accadendo; pensano subito a disordini, a scontri fra gang di teppisti; si preoccupano di circoscrivere le presunte battaglie. Ma sugli spalti si muore per altri motivi. Si muore perché centinaia di corpi, migliaia, ne stanno schiacciando altri, soffocandoli, schiantandoli. E le barriere di ferro si piegano come latta. Un sopravvissuto narra: "Mi sono trovato dinanzi a tre cadaveri, uno sopra l'altro». Le testimonianze: "Era un groviglio umano, era impossibile muoversi. Chi perdeva l'equilibrio era perduto: non si rialzava più». "Stavo per soffocare. Poi ho alzato lo sguardo verso una tribuna, proprio sopra il mio capo. Qualcuno mi grida: "Afferra la mia mano" e mi tira su, salvandomi. Molti altri sono scampati nello stesso modo-. "Avevo accanto a me un ragazzino, pallido e fragile. Chissà chi era. Ho fatto il possibile per proteggerlo. Ma l'ho visto scomparire sotto una marea umana». Si potrebbe continuare, ma sono poche le variazioni sul tema, che è sempre: terrore, caos, dolore. Con molti casi di abnegazione, di straordinario coraggio. Erano così tanti i morti e i feriti che non si sapeva come raccoglierli. E, all'inizio almeno, sono stati adagiati e trasportati sui tabelloni della pubblicità, divelti e coperti alla bell'e meglio. Poche ore più tardi, Margaret Thatcher diceva: -Sono sconvolta dall'orrore-. Sono gli stessi sentimenti di tutti gli inglesi.

Da LaStampa del 16.04.1989

 









Calpestati da una valanga umana

di Paolo Filo Della Torre e Daniele Mastrogiacomo  

SHEFFIELD E' una strage, un nuovo massacro sugli spalti insanguinati del calcio inglese. Novantacinque, forse cento, morti accertati. Tutti ragazzi, giovanissimi. Molti sono bambini. Centinaia di feriti. Migliaia di persone travolte, calpestate, spinte, stritolate sotto il peso di una folla presa dal panico. A pochi giorni dalla sentenza Uefa che riammette le squadre inglesi nel continente europeo, la Gran Bretagna vive una giornata di morte e di paura. Le notizie si accavallano in modo confuso. Ma mentre l' urlo delle sirene delle ambulanze spezza il tranquillo sabato di Sheffield, le crude immagini della Bbc mostrano la dimensione del dramma. Il ricordo del massacro di Heysel, in Belgio, torna a vivere come un incubo. Quattro anni fa, la scintilla fu provocata dall' assalto dei tifosi del Liverpool. Ci furono 39 morti italiani. Ieri la miccia è stata accesa dai supporter della stessa squadra impegnata nella partita di semifinale della coppa d' Inghilterra con il Nottingham Forest. Secondo una prima versione ufficiale, centinaia di persone, rimaste senza biglietto, avevano abbattuto la porta d' ingresso di una curva. Ma poco dopo ecco la dichiarazione del capo di polizia. sono stati gli agenti ad aprire i cancelli di Hillsborough ai tifosi; erano, convinti che in questo modo avrebbero allentato la tensione fuori dello stadio, avrebbero evitato incidenti. L' invasione invece ha travolto gli spettatori già stipati sulle scalinate. L' urto è stato violentissimo. Molti, per trovare riparo, sono fuggiti verso il campo, calpestando i tifosi che si trovavano in prima fila. La rete di recinzione, ancorata a terra, ha creato una barriera. Indistruttibile. Era stata impiantata dopo la tragedia di Heysel. Destino beffardo. Un deterrente per scoraggiare i più scalmanati e per evitare le invasioni di campo, trasformato in trappola mortale per i tifosi del Liverpool. La polizia, presente in forze, ha tentato di controllare la situazione. Inutilmente. L' incontro è stato sospeso sei minuti dopo il fischio d' inizio. I giocatori delle due squadre hanno assistito alla scena e sono fuggiti negli spogliatoi. Dagli altoparlanti, i responsabili della sicurezza hanno iniziato a lanciare messaggi rassicuranti, invitando la gente alla calma. Sono state spalancate altre porte, per allentare la pressione della folla. Ma la tragedia era già avvenuta. Ai bordi degli spalti, tra le gradinate fatte a pezzi, cartelloni pubblicitari distrutti, vetrate infrante, si sono contati i primi morti. Corpi devastati dalla furia e dal panico. Schiacciati dal peso dei tifosi mentre lottavano per cercare di salvarsi. A tarda sera si soccorrevano i feriti, si lottava contro il tempo, tra mezzi di fortuna, per salvare i moribondi. Scene di panico e di disperazione. Medici che praticavano la respirazione artificiale, corpi sollevati e adagiati sul campo d' erba. Appelli, grida, urla, in un clima frenetico e convulso. L' elenco delle vittime è stato aggiornato di ora in ora. E la cifra, impressionante, si è fermata a 95. Ma potrebbe crescere ancora. La rabbia e l' angoscia hanno scatenato subito le polemiche sulle responsabilità. Perché le versioni sul massacro sono contrastanti. Gli spalti sono gremiti di folla già un' ora prima dell' incontro. Si calcola che almeno 54 mila persone sono accorse allo stadio di Hillsborough per assistere alla semifinale della coppa d' Inghilterra. Per ragioni di sicurezza è stata scelta la città di Sheffield, un campo neutro che si trova proprio a metà strada tra Manchester e Nottingham. I responsabili del Liverpool, prima dell' incontro, si lamentano con gli organizzatori. Sostengono che per i supporter della squadra sono stati riservati seimila biglietti in meno. All' esterno dello stadio c' è molta tensione. Migliaia di giovani premono per entrare. Poi, sei minuti dopo il fischio d' inizio della partita, succede qualcosa. S' intrecciano le testimonianze, mentre la Bbc continua a trasmettere le agghiaccianti immagini. Era una bolgia, racconta un ragazzo di vent' anni, i tifosi erano già ammassati come sardine quando le porte si sono aperte e la situazione è sfuggita a ogni possibilità di controllo. Vecchi e ragazzi sono stati travolti. Corpi ammassati gli uni sugli altri, mentre quelli in prima fila, ai bordi del campo, urlavano ai poliziotti di abbattere la recinzione. Ma non c' è stato niente da fare. Ogni intervento era inutile.... La forza d' urto è stata così potente da piegare la barriera d' acciaio che divide il terreno di gioco dagli spalti. Una barriera in grado di sopportare ben duecento chili ogni trenta centimetri di lunghezza. L' acciaio si è piegato come una banana, ha confermato, sconvolto, Bill Eastwood, l' ingegnere responsabile delle strutture di sicurezza. Chi era in mezzo si è trovato come sotto un rullo compressore. L' atteggiamento dei poliziotti addetti al servizio d' ordine e le versioni contrastanti sulla causa del massacro, rinfocolano le polemiche sulla violenza negli stadi inglesi e sul teppismo dei tifosi del Liverpool. Una ferita appena rimarginata. Si poteva evitare, adesso dicono in molti, anche questa volta tutte le misure di sicurezza hanno fallito. Ma solo nelle prossime ore, superata l' emozione e l' orrore del momento, si saprà esattamente come sono andate le cose. Le testimonianze, comunque, coincidono. Non so cosa sia successo, racconta un altro ragazzo, so soltanto che quando qualcuno ha aperto le porte la folla sembrava impazzita. Due-trecento persone sono entrare nello stadio e hanno costretto gli altri, già schiacciati come sardine, ad avanzare verso la rete metallica. La gente che premeva all' ingresso non si poteva più fermare. Una valanga umana che premeva, premeva, spingeva. Qualcuno, stretto in una morsa, è svenuto. Altri sono caduti a terra. Altri ancora sono stati letteralmente sollevati sopra le teste. C' era chi gridava aiuto, chi cercava scampo sulle gradinate superiori. La maggior parte dei racconti, raccolti dai cronisti e trasmessi dalla tv, puntano il dito sugli organizzatori dell' incontro. Migliaia di persone erano state lasciate fuori dallo stadio in una bolgia incredibile. Molti avevano il biglietto ma non sono riusciti ad arrivare agli ingressi. Nonostante la versione ufficiale che continua a parlare di cancelli sfondati, ci sono molti testimoni oculari che insistono sulla fatale decisione di aprire le porte. Chi? La polizia, o gli addetti alla sicurezza esterna? Negli ultimi minuti prima del calcio d' inizio, ricorda un altro ragazzo, l' atmosfera all' esterno era di pura pazzia. La gente era andata completamente fuori giri. Urlava e gridava. Spingeva, protestava. Poi è successo il finimondo. Un' apocalisse. I vivi calpestavano i corpi dei morti, racconta un superstite, il viso pallido, gli occhi stravolti, in una lotta disperata. Io ero in prima fila. Ero schiacciato contro le sbarre di recinzione. Ho creduto di morire. Mi sono salvato per miracolo.

Da Repubblica del 16 aprile 1989

 

«Il servizio d'ordine non s'è visto»

«Il servizio d'ordine non s'è visto» Liverpool vive in un incubo: almeno una ventina di cadaveri non hanno ancora un nome «Il servizio d'ordine non s'è visto» Il Pronto soccorso dello stadio non ha saputo assistere tempestivamente i feriti - Un medico che era alla partita: «Gli spettatori sono stati trattati come animali e il risultato è stata la loro morte» - Si dice anche che siano stati messi in vendita biglietti falsi LONDRA — Il servizio d'ordine è sotto accusa: la tragedia di Sheffield non è, se non in minima parte, colpa del teppismo sportivo. Il fatto è che la polizia a cavallo — come ha raccontato un testimone — spingeva i tifosi nello stadio, quando sulle gradinate la folla cercava disperatamente una via di uscita. Mentre continua a crescere il numero delle vittime (le fonti ufficiali parlano di 94 morti, ma secondo gli ospedali sarebbero 108) questa rivelazione aggiunge un altro angoscioso tassello al quadro della maggiore sciagura nella storia del calcio britannico. Non si capisce perché siano state fatte entrare nello stadio migliala di persone in più dei 54 mila posti, senza neppure controllare i biglietti. Non è chiaro perché a un certo punto la polizia abbia spalancato le porte. Liverpool vive come in un incubo: almeno una ventina di cadaveri non hanno ancora un nome; molte famiglie non hanno notizie dei parenti che si erano recati a Sheffield per la partita. Tra le 24 vittime di cui sono stati resi noti i nomi ci sono 12 adolescenti. Due sorelle. Victoria e Sarah Hicks, di 15 e 19 anni, sono morte abbracciate, cai pestate dalla folla impazzita. Corre anche la voce, non confermata, che a Liverpool siano stati messi in vendita anche biglietti falsi. Fatto sta che la maggior parte delle gradinate dello stadio era riservata ai sostenitori del Nottingham Forest che ci stavano larghi, mentre nel settore più piccolo erano compresse decine di migliaia di persone e altre migliaia di persone si accalcavano all' entrata. Molti tra i superstiti hanno mostrato ai cronisti 1 loro biglietti intatti: la confusione era tale che nessuno si curava di staccare la matrice e tenere fuori gli abusivi. -V ingresso era libero a tutti — racconta un custode —. Un momento prima che la partila cominciasse la polizia ha spalancato un cancello e altre migliaia di persone si sono precipitate dentro. Ho domandato agli agenti: "Perché fate questo?". Uno mi ha risposto: "A'trimenti qualcuno verrà ucciso"'. La conferma di questa de¬ cisione assurda viene dallo stesso capo della polizia del South Yorkshlre, Peter Wright, il quale ha ribadito che l'apertura dei cancelli era sembrata il solo modo per scaricare la pressione all' esterno. Sospinti dagli agenti a cavallo, i tifosi si sono infilati in un corridoio che conduce sulle gradinate dietro la porta del Liverpool, e qui si sono scontrati con coloro che cercavano di uscire dallo stadio sovraffollato. «La calca era tale — dice un testimone — che i superstiti si battevano per guadagnare l'uscita, calpestando uno strato di cadaveri'. Le riprese televisive hanno mostrato come la polizia premesse dalle due parti: dall'interno per opporsi all' invasione del campo, e dall' estemo per dare sfogo agli esclusi che tentavano di entrare con la forza. Paradossalmente, lo stadio di Sheffield era ritenuto tra i più sicuri. Proprio per questo era stato scelto come campo neutro per la semifinale della Coppa d'Inghilterra. Si era pensato che servissero strutture eccezionalmente solide per tenere ingabbiati i tifosi del Liverpool, responsabili di molte violenze, a cominciare dal massacro dell'85 nello stadio Heysel di Bruxelles. Ma proprio le strutture erette per prevenire disordini si sono trasformate allora in strumenti di morte. Gli spettatori che cercavano una via di scampo sono rimasti intrappolati tra le sbarre di acciaio poste intomo al terreno di gioco e le barriere che tenevano separati i seguaci delle due squadre. Ad aggravare le accuse contro gli organizzatori vi è la testimonianza di medici e barellieri, secondo i quali le strutture di pronto soccorso nello stadio erano del tutto inadeguate. 'Praticamente il servizio d'ordine non esisteva — afferma John Ashton, docente di medicina all'Università di Liverpool, che si trovava fra il pubblico —. Ho dovuto prendere io stesso la direzione dei soccorsi e dividere in tre gruppi i morti, i feriti gravi e quelli che potevano aspettare. Gli spettatori sono stati trattati come animali e il risultato è stata la loro morte 

Da StampaSera del 17.04.1989

 

A Sheffield c'è un muro del pianto

di Leonardo Coen

SHEFFIELD. La Jaguar color bordeaux targata 860 DHL arriva puntuale alle 16,30 davanti all' ingresso numero 5 del Royal Hallamshire Hospital, dove sono ricoverati 25 sopravvissuti al massacro dello stadio di Sheffield. Lady Diana e il principe Carlo rispondono al saluto della piccola folla, vengono accolti dal primario dell' ospedale e dall' assistente generale agli ospedali della contea, Brian Ibell, nominato appena due settimane fa. Subito si dirigono verso il grande atrio, il tempo di stringere la mano a qualche infermiera. Poche parole di convenevoli, poi gli otto ascensori inghiottono il piccolo corteo reale e lo portano al secondo piano. Su un tavolino, bene in mostra, l' ultima edizione del quotidiano locale Star, il titolo cubitale della prima pagina è Fateful moment, il momento fatale, la foto di un poliziotto, l' uomo che avrebbe dato materialmente l' ordine ai suoi colleghi di lasciar entrare i tifosi del Liverpool dentro lo stadio. Ian Clark è un ragazzo fortunato: l' avevano dato per spacciato. Otto amici, a turno, con la respirazione bocca a bocca, lo hanno riportato in vita. Domenica ha raccontato la sua piccola grande storia a Margaret Thatcher, ieri l' ha ripetuta al principe Carlo: Queste cose non devono più ripetersi gli ha promesso il futuro re d' Inghilterra. Stanza dopo stanza, prima al secondo e dopo al terzo piano di questo ospedale grigio come grigia è la città di Sheffield, la coppia reale ha rivissuto i lunghi terribili minuti del massacro. Mani fasciate, schiacciamenti del torace, soffocamenti, lesioni permanenti al cervello. Lady Diana sfoggia a fatica il suo sorriso, ogni tanto lancia uno sguardo smarrito a Carlo, forse avrebbe voglia di dire anche lei qualcosa sulla vicenda, come con la consueta ruvidità ha fatto domenica il primo ministro, la lady di ferro Margaret Thatcher: Questa è una tragedia che nessuno di noi si aspettava di vedere e ne siamo sconvolti. E' un disastro senza proporzioni. Peggio: una follia che mi lascia con un gran vuoto dentro. Proprio per questo voglio un' inchiesta severa e dei provvedimenti efficaci per garantire la sicurezza a chi vuole che lo sport, e il calcio, siano divertimento e non violenza. Ma non è fra gli immacolati corridoi dell' immenso ospedale, coi suoi sedici piani e uno stuolo di medici (eroici li ha definiti la Thatcher) che si può capire la tragedia di Sheffield. Bisogna piuttosto andar laggiù, ad Hillsborough, nel quartiere che circonda lo stadio dello Sheffield Wednesday, chiamato così perché cent' anni fa la squadra locale giocava sempre di mercoledì. Casette modeste, polvere di carbone delle ferriere che si attacca ovunque, scenari da archeologia industriale: Sheffield è la quarta città d' Inghilterra col suo mezzo milione d' abitanti, ed è stata la culla della Rivoluzione Industriale. E' una città rossa: laburisti sono cinque su sei deputati eletti nella Circoscrizione alla Camera dei Comuni, tre su tre al Parlamento europeo, sessantasei consiglieri su ottantasette in Municipio. Il football è nato proprio da queste parti: la prima società di calcio del mondo venne infatti fondata in questo quartiere, nel 1857, dentro un pub che non c' è più. Lo stadio era l' orgoglio della città: nel 1979, quando venne terminata la modernizzazione delle sue strutture, la Football Association dichiarò che era il più sicuro d' Europa. Dopo l' Heysel, i dirigenti dello Sheffield Wednesday decisero di migliorarne le protezioni, con una recinzione a bordo campo in acciaio ultra resistente. Non arrivarono agli eccessi dello stadio di Chelsea, dove la recinzione è percorsa dalla corrente elettrica... Leppings Lane è lo slargo in cui si erano ammassati sabato i duemila tifosi del Liverpool che non erano riusciti ad entrare in tempo per vedere la partita. C' è un negozietto in cui si vendono caramelle e sigarette, un parrucchiere per signora, e una cancellata azzurra in stile primo Novecento. E' diventato il muro del pianto di Sheffield. Migliaia di persone hanno lasciato per terra, addossati alle sbarre, mazzi di fiori e messaggi di dolore. Un pellegrinaggio popolare, autenticamente popolare: c' è chi piange e chi pensa che sia doveroso fermarsi anche soltanto un momento. Il calcio è la nostra vita leggo su un biglietto scritto in stampatello, è un tripudio di maglie, cappellini, sciarpe, gagliardetti coi colori biancorossi del Liverpool, con quelli del Leeds, dei Rangers di Glasgow, con l' alberello simbolo del Nottingham Forest, i rivali del Liverpool nella semifinale di Coppa che è costata 94 vittime e 200 feriti. E' qui che trovo il sindaco, l' anziana signora Phillys Smith, nervosa e tesa come non mai. Ha timore che si proceda con la caccia alle streghe, dice che c' erano 800 poliziotti e tutti con una grossa esperienza in fatto di partite calde: aspetta che arrivino i calciatori del Liverpool, che già sono andati negli ospedali a visitare i sopravvissuti sarebbe un gesto di grande significato, aggiunge, la visita ai cancelli dell' inferno, un omaggio alla memoria di tifosi che ancora non possono essere seppelliti perché il coroner di Sheffield ha bisogno di procedere con le autopsie. Aspetterà inutilmente. Così guardiamo per terra, due nomi: scritti in stampatello, su un mazzo di rose rosse: Sarah e Victoria Hicks, due sorelle di un sobborgo della zona nord-ovest di Londra, Pinner, figlie di un uomo d' affari, fanatiche della squadra di Liverpool. Per Sarah, 19 anni, la partita di sabato era stato il regalo di compleanno. Victoria, invece, è spirata fra le braccia del padre che cercava disperatamente di rianimarla. Le foto delle due sorelle sono appoggiate sopra centinaia di altri mazzi di fiori, e molti dei bigliettini di condoglianze sono firmati semplicemente a local family, quasi una parola d' ordine. La rabbia della gente di questo quartiere si traduce in un polemico silenzio: e nella solidarietà alle vittime di Liverpool, i cui amici vivi sono in stragrande maggioranza bollati dall' epiteto infame di tifosi animals. Altro foglietto, altra chiave di lettura: Siete morti senza colpa per colpa di altri. A fianco, il ritratto di una civetta. Che è la mascotte portafortuna della squadra di Sheffield. Liverpool ha decretato una settimana di lutto. La città si sente perseguitata da una maledizione, ormai. Nelle scuole dello Yorkshire si susseguono assemblee e dibattiti sulla violenza e lo sport. Nei pubs si sono aperte sottoscrizioni, grande rilievo giornali e televisione hanno dato al mezzo milione di sterline che la Thatcher ha devoluto al fondo di solidarietà del football disaster appeal. In meno di dodici ore sono arrivati oltre 2 miliardi di lire, 100 mila sterline dalla stessa squadra di calcio del Liverpool. I parenti delle vittime si costituiranno parte civile, lo fecero a suo tempo anche gli italiani che persero i familiari a Bruxelles. Il processo contro gli eventuali responsabili dovrà essere esemplare, hanno dichiarato parecchi ministri, a cominciare da quello dello Sport, Colin Moynihan. Ogni ora la Bbc trasmette le immagini della morte in diretta. Leggi nuove sono annunciate per schedare i tifosi e dotarli di tesserini di identità, un vecchio progetto caro alla Thatcher e più volte abortito perché antidemocratico. Il calcio è demonizzato in questi giorni: per questo, dietro il dolore e il piano della gente comune per le vittime, colpite da un destino assurdo come John Paul Gilhooney, dieci anni appena, c' è pure un senso di grande frustrazione. Perché il calcio in queste regioni dove la disoccupazione è il vero spettro, è forse l' unico dei divertimenti che ancora appassiona i giovani. E tuttavia, nessuno può dimenticare la foto che ritrae il ragazzino di dieci anni sollevato tra le braccia di un poliziotto, e per terra il suo orsacchiotto portafortuna, coi colori del Liverpool. 

Da Repubblica del 18 aprile 1989

 

"La polizia colpevole a Sheffield"

LONDRA La causa principale del disastro è stata l' incapacità di controllare la situazione da parte della polizia: non fu in grado di redersi conto di quello che stava succedendo né di prendere le contromisure necessarie. E' stata questa la conclusione alla quale è arrivata la Commissione governativa che ha indagato sulla tragedia dello stadio di Hillsborough del 15 aprile scorso, nella quale morirono 95 spettatori. Secondo il rapporto, solo in piccola misura alla tragedia contribuì una minoranza di tifosi ubriachi e la confusione determinatasi sul numero dei biglietti rilasciati dal Liverpool e dal Nottingham Forest. Il rapporto si conclude con un invito a ridurre del 15 per cento il tasso di occupabilità delle tribune, giudicando il limite attuale di 5,4 spettatori per metro quadro troppo elevato.

Da Repubblica del 05 agosto 1989

 

Da anni viveva come un vetegale: i genitori hanno messo fine all' agonia

Morto Tony, il ragazzo di Hillsborough

Di Gaia Servadio

La corte costituzionale inglese ha concesso l' autorizzazione a staccare la macchina che teneva in vita Tony Bland, 22 anni, in coma dopo gli incidenti allo stadio di Shaffield.

LONDRA . E' stata una decisione storica quella presa un mese fa dai Law Lord e cioe' di lasciar morire Tony Bland, una delle vittime del disastro di Hillsborough. Nel 1989 Tony Bland era rimasto schiacciato durante una partita di calcio allo stadio di Sheffield e ridotto a uno stato vegetale. Ieri, al momento della sua morte, aveva 22 anni. L' ospedale di Keighley nello Yorkshire ha dichiarato che "il dottor Jim Howe, medico di Tony Bland, ha tagliato la terapia il 22 febbraio scorso". Allan e Barbara Bland, i genitori di Tony, avevano fatto ricorso alla legge perche' al loro figlio fosse permesso di morire con dignita' . E' la prima volta che un caso del genere viene discusso prima dal tribunale e poi dai Pari legislativi e cioe' dalla Corte Costituzionale inglese. Dal giorno del disastro di Hillsborough, Tony ormai non poteva piu' pensare, parlare, sentire. "Abbiamo cercato nel piu' profondo del nostro cuore . ha detto il padre di Tony . prima di decidere". Nel corso di una lunga battaglia legale iniziata il 5 novembre dello scorso anno dai genitori di Tony, furono loro spiegati i vantaggi e gli svantaggi di chiudere la macchina che dava la linfa vitale a quello che era altrimenti un corpo potenzialmente morto. Alla fine del processo la coppia Bland, che ha anche una figlia, si disse soddisfatta della decisione presa dall' Alta Corte e poi dalla Corte d' Appello. Il National Health Service . e cioe' le autorita' sanitarie pubbliche . avrebbe potuto legalmente cessare di mantenere la vita nel corpo di Tony. Il suo dottore aveva dichiarato durante il processo che a tutti gli effetti il ragazzo era morto a Hillsborough quando i polmoni gli erano stati perforati e al cervello era mancato l' ossigeno. "Tony non e' cosciente, non soffrira' ". Ma la morte di Tony apre molti interrogativi. La Societa' per la Vita fara' causa ai medici dell' ospedale dello Yorkshire. Il problema e' dovuto a una tecnologia medica avanzatissima che puo' e deve, per etica, preservare la vita anche di chi non la vuole. Un' ulteriore possibilita' aperta al pubblico inglese e' un documento che sta in bilico tra la legalita' e non, e cioe' il "Live Will", il testamento vivo. Si tratta di un documento . da molti giudicato pericoloso . che viene depositato presso un avvocato e che autorizza a tagliare i legami con la vita in casi simili a quello di Tony.

Dal Corriere della Sera del 5 marzo 1993

 

In coma dall'89. E' morto per ordine del giudice

LONDRA. Tony Bland, il giovane in coma da quattro anni, quando fu travolto nella ressa dello stadio di HILLSBOROUGH, a Sheffield, nell'89, e' morto ieri notte. I genitori, che si trovavano al suo capezzale al momento del trapasso, si erano battuti in tribunale per ottenere la sospensione dell'alimentazione artificiale che manteneva in vita il figlio. Il giovane aveva perduto ogni facoltà intellettiva e sensoria, senza possibilità di recupero, e viveva in uno stato puramente vegetativo: <La vita di Tony Bland e' finita il 15 aprile 1989 allo stadio di Sheffield - ha detto il suo medico, Jim Howe - ed ora finalmente riposa in pace>. Dopo la sentenza del tribunale che permetteva a Bland di morire, i medici smisero, il 22 febbraio scorso, di alimentarlo e così il giovane si e' spento praticamente di inedia. La vicenda ha sollevato molte polemiche nel Paese per l'opposizione di vari gruppi <pro-vita> e di parte dell'opinione pubblica. Nell'aprile dell'89, nello stadio di Sheffield, erano morte 93 persone e altre duecento erano rimaste ferite. La tragedia non fu causata da un crollo dello stadio o da un incendio, o da un assalto di hooligan, ma dal fatto che qualcuno (probabilmente gli stessi servizi di sicurezza) aprì i cancelli e lasciò entrare migliaia di tifosi senza biglietto nelle tribune già gremite. Quel giorno avrebbe dovuto svolgersi la partita Liverpool- Nottingham. La ressa fu spaventosa e causò uno dei peggiori massacri che si siano mai verificati in uno stadio di calcio.

 Ansa del 05-03-1993

 

Ora riesce a rispondere si' e no con una macchina. I genitori avevano sempre rifiutato di staccare la spina

Risorge dal coma dopo 8 anni Era stato travolto allo stadio di Sheffield

di Fabio Galvano

LONDRA DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Dopo otto anni in uno stato vegetativo ritenuto irreversibile, una delle vittime dello stadio di HILLSBOROUGH ha dato i primi tenui segni di vita e ha cominciato a comunicare con il mondo esterno azionando un pulsante posto sotto la sua mano: un colpo per dire si' e due per dire no. E' la prima volta che si verifica un <risveglio> di questo genere oltre i cinque anni di vita vegetativa, quando si ritiene che il cervello non abbia piu' modo di reagire; e la vicenda di Andrew Devine, che ha oggi 30 anni, e' destinata a rinfocolare il dibattito sul diritto alla morte di chi, come lui, e' ridotto a larva umana. Dopo la decisione del tribunale, che nel 1993 aveva accolto la richiesta dei familiari di spegnere le macchine con le quali si teneva in vita un'altra vittima di HILLSBOROUGH, Tony Bland, ci sono state numerose richieste analoghe. Le norme in base alle quali si decide dovranno forse essere modificate. La tragedia dello stadio di Sheffield, la piu' grave nella storia dello sport britannico, risale al 15 aprile 1989. La calca per la partita Liverpool-Nottingham Forest, semifinale di Coppa d'Inghilterra, fece 96 morti e 160 feriti e indusse le autorita' calcistiche a rivedere tutti i sistemi di sicurezza negli stadi. Ma anche dopo la battaglia legale con la quale era stato ottenuto il <diritto alla morte> per Tony Bland, i genitori di Andrew Devine avevano rifiutato di seguire la stessa via, di abbandonare l'alimentazione forzata e tutte le attenzioni possibili nella loro abitazione di Allerton, vicino a Liverpool, studiata in funzione delle condizioni del figlio e modificata con i soldi del risarcimento provvisorio ottenuto dalle assicurazioni. I fatti hanno dato loro ragione. Andrew, ha detto ieri l'avvocato di famiglia Robin Makin, <continua a migliorare nella sua capacita' di comunicare a livello elementare>. Purtroppo <si ignorano le possibilita' di ulteriore miglioramento>, ha proseguito l'avvocato; ma i risultati gia' raggiunti sono <straordinari>. <Le sue condizioni - ha spiegato - restano gravissime: abbisogna di attenzioni continue>. Piu' esplicito il dottor Keith Andrews, lo specialista che dal 1992 si occupa del caso. <Non so di altri casi analoghi nella letteratura medica internazionale>, ha detto ieri: <Inevitabilmente questo sviluppo sollevera' molti interrogativi. Ci si domandera', per esempio, se quanto e' accaduto ad Andrew Devine sarebbe potuto accadere anche a Tony Bland. La verita' e' che non abbiamo mai visto altre persone emergere dopo tanto tempo dallo stato vegetativo. E se questo e' un caso unico, vogliamo davvero tenere in vita con tubi e macchine migliaia di altri sventurati nella speranza che un giorno possano svegliarsi?>. Stanley e Hilary Devine non hanno voluto commentare l'accaduto. Lodati dall'avvocato Makin per la <devozione e l'amore> con cui anno dopo anno hanno assistito il figlio, hanno preferito tacere. Ha parlato, invece, il padre di Tony Bland: per esprimere ai Devine la sua felicita', ma anche per spiegare che il caso di suo figlio era ben diverso, che la diagnosi indicava una vita vegetativa molto piu' radicata. <Questo nuovo sviluppo - egli ha detto - non modifica il nostro atteggiamento: non abbiamo nessun rimpianto perche' abbiamo agito sulla base di pareri medici confermati poi dall'autopsia di Tony>. Ma altri si domandano quali altre sorprese possano riservare alla scienza medica i pazienti come Andrew. Dopo la sentenza su Tony Bland emessa dalla Camera dei Lord - tribunale supremo nelle isole britanniche - sempre piu' frequenti sono le richieste di lasciar morire i pazienti in quelle condizioni. Ora le resistenze sono destinate ad aumentare.

Da la Stampa del 27 marzo 1997

 

Promosso portiere il figlio di un tifoso morto a Sheffield

Di Filippo Maria Ricci

Paul Harrison ha diciannove anni. Quando ne aveva quattro perse il padre, Gary, e lo zio, Stephen, periti insieme ad altri 94 tifosi del Liverpool nella tragedia dello stadio Hillsborough di Sheffield, schiacciati prima della semifinale di Coppa d' Inghilterra con il Nottingham Forest dalla folla che premeva per entrare senza biglietto. Una ferita ancora aperta per il calcio inglese, una tragedia ricordata ogni anno dai tifosi dei Reds con una cerimonia sempre molto sentita. A quindici anni di distanza, Paul Harrison oggi pomeriggio nella sfida con il Newcastle si siederà sulla panchina del Liverpool. Secondo portiere, di copertura per il polacco Jerzy Dudek. Quest' anno Harrison ha sempre giocato con le giovanili, ma gli infortuni dei portieri di riserva lo avevano fatto avvicinare alla prima squadra. Il giovane numero uno ha viaggiato con il Liverpool a Lubiana e Marsiglia in Coppa Uefa, ma senza andare in panchina. A marzo gli era stato comunicato che il suo contratto, in scadenza a giugno, non sarebbe stato rinnovato, ma il portiere si è talmente impegnato da far cambiare idea al Liverpool, che gli ha offerto un accordo annuale per la prossima stagione. «Sono passati quindici anni dalla morte di suo padre - ha dichiarato il tecnico dei Reds, Gerard Houllier - Poterlo portare in panchina oggi pomeriggio rappresenta qualcosa di speciale per questo club». f.m.r. Nel 1989 15 ANNI FA A Sheffield, il 15 aprile 1989, 96 tifosi del Liverpool muoiono schiacciati contro le barriere della gradinata, prima di Liverpool- Nottingham F. OGGI Paul Harrison (foto), portiere di 19 anni, perse nella tragedia il padre e lo zio. Oggi va in panchina con il Liverpool contro il Newcastle.

Dal Corriere della Sera del 15 maggio 2004

 

     

Nell' 89 la tragedia di Sheffield Nuove prove: "Colpa della polizia"

LONDRA - A cinque giorni dall' anniversario della tragedia di Sheffield la posizione ufficiale del Premier Gordon Brown è di «commossa costernazione». Lunedì però il Ministro della giustizia Maria Eagle esce allo scoperto: «Ho nuove prove». Che forse possono inchiodare il corpo di polizia del South Yorkshire. «E' stata una cospirazione: sei di loro hanno protetto i responsabili». Il 15 aprile 1989, allo stadio Hillsborough di Sheffield, dove si stava giocando la semifinale di Fa Cup fra Liverpool e Nottingham Forest, David Duckenfield, ufficiale di servizio alla Leppings Lane End, dove erano sistemati i fan dei Reds, avverte i dirigenti federali che alcuni "scalmanati" avevano appena forzato il cancello C. Nello schiacciamento fra tifosi appena entrati e tifosi già all' interno morirono 96 persone.  

Da Repubblica del  15 aprile 2009

 

Per non dimenticare: la tragedia di Hillsborough 20 anni dopo

di Skalka

Sono passati vent’anni da quel terribile pomeriggio in cui si consumò una delle più grandi tragedie legate al calcio. Alle ore 15 del 15 aprile 1989 era in programma la semifinale di FA Cup tra il grande Liverpool e il Nottingham Forest, l’Hillsborough Stadium di Sheffield sarebbe stato il teatro della sfida. Fuori dalla Leppings Lane, il settore assegnato ai tifosi dei Reds, c’erano più di 5000 persone in attesa di entrare quando al fischio di inizio mancavano ormai pochi minuti. C’erano stati alcuni disagi nel raggiungere lo stadio a causa della presenza di cantieri autostradali, inoltre molti sostenitori non avevano neanche acquistato il biglietto sperando di poterlo reperire fuori dall’impianto. La gente spazientita iniziava a premere per entrare, troppa era la voglia di seguire la partita in quegli anni in cui le coppe nazionali erano tutto per i club inglesi che stavano scontando la squalifica in campo europeo. La polizia era in chiara difficoltà nella gestione della situazione, gli ingressi, soltanto sei, non erano sufficienti a far defluire l’enorme numero di persone, all’interno dello stadio i presenti erano tutti accalcati nella parte centrale della curva e nessuno provò a gestirne meglio la loro disposizione. Al crescere della tensione la polizia prese una decisione che poi risultò fatale, aprì l’ingresso C, un grosso cancello d’acciaio, con la speranza di riuscire a smaltire tutti quei tifosi. Fu questo l’inizio della tragedia. Una moltitudine di persone si riversò all’interno della Leppings Lane, coloro che erano già all’interno si ritrovarono schiacciati da una marea umana, i poliziotti a bordo campo non capirono subito la situazione e si preoccuparono per lo più di evitare le invasioni di campo, intanto la partita era iniziata e tanto i calciatori quanto il resto degli spettatori non avevano minimamente idea di cosa stesse succedendo. Quando si capì che qualcosa stava andando maledettamente storto era ormai troppo tardi, la partita venne sospesa al sesto minuto e finalmente furono liberati i passaggi dalla curva al terreno di gioco con il risultato che i tifosi riuscirono finalmente a fuggire. Quello che era restato ai loro piedi era terrificante, i corpi senza vita erano ovunque, sulle gradinate e nel tunnel che lì conduceva. Furono 96 i tifosi che persero la vita e centinaia i feriti, alcuni schiacciati da altri tifosi e dalle cariche della polizia, altri precipitati dalla gradinata superiore nel tentativo di raggiungerla dal basso per trovare la salvezza. Fu subito chiaro che quella tragedia avrebbe lasciato il segno in Gran Bretagna, tuttavia il processo che seguì non contribui a fare luce sulle cause che avevano scatenato quell’inferno. Ci sono molti comitati che ancora oggi, a distanza di venti anni, chiedono giustizia per i 96 sperando che possano essere chiarite le responsabilità di chi in quel giorno ha preso delle decisioni tragicamente sbagliate. La partita fu poi disputata qualche giorno dopo all’Old Trafford di Manchester, il Liverpool riuscì a qualificarsi per la finale che poi vinse in uno spettacolare derby contro l’Everton per 3-2. La stagione 1988/89 fu comunque sfortunata per i Reds che persero il campionato all’ultima giornata nello scontro diretto contro l’Arsenal portata in paradiso da un gol di Michael Thomas nella tana di Anfield Road. L’intera stagione fa da canovaccio al film “Febbre a 90°” tratto dall’omonimo libro di Nick Hornby, nella pellicola il momento della tragedia di Hillsborough risulta particolarmente toccante. Da quel giorno iniziarono le consultazioni che portarono poi al rapporto Taylor con il quale si stabilì, tra le altre cose, che ogni stadio britannico sarebbe dovuto essere dotato soltanto di posti a sedere. Ma le polemiche non si sono mai placate, i parenti delle vittime ancora chiedono giustizia dopo che tutti i poliziotti furono dichiarati innocenti. La più giovane delle vittime fu un bambino di 10 anni, Jon-Paul Gilhooley, cugino del capitano dei Reds Steven Gerrard, che racconta di non riuscire a non pensare a lui ogni volta che scende in campo. Per ricordare le vittime l’orologio della Kop, la curva dei tifosi del Liverpool, è fermo da allora alle 15:06. Come ogni 15 aprile oggi ad Anfield Road saranno presenti i giocatori del Liverpool e le vecchie glorie di questa società per ricordare le vittime dell’Hillsborough.

mercoledì 15 aprile 2009

Tratto da www.calcioblog.it


Vent' anni dopo i 96 morti di Sheffield  manca ancora qualcosa: la giustizia

di Federico Pistone

Sicurezza Dopo quella tragedia, impianti britannici messi in sicurezza. Ancora oggi però nessuno ha pagato.

MILANO - Oggi pomeriggio alle tre e sei minuti tutta l' Inghilterra si ferma a intonare «You' ll never walk alone». Novantasei tifosi del Liverpool non cammineranno mai da soli. Giusto vent' anni fa morirono schiacciati contro le reti dello stadio di Sheffield, calpestati, sfracellati nel tentativo di trovare una via di fuga dalle gradinate più alte. In 95 persero la vita in pochi minuti, l' ultima nel 1993 dopo quattro anni di coma. La vittima più giovane era Jon-Paul Gilhooley, 10 anni allora, cugino più grande di Steven Gerrard (nato nell' 80). L' attuale capitano dei Reds ha convinto Platini e l' Uefa a evitare che il Liverpool scendesse in campo contro il Chelsea, per la Champions League proprio oggi, nel ventennale della memoria. Ancora oggi i tifosi srotolano striscioni e indossano magliette con la scritta: «Justice 96». Perché, ancora oggi, giustizia non è stata fatta per quei martiri. Subito dopo la tragedia il Sun era incorso in uno degli episodi più imbarazzanti della storia del giornalismo britannico. A piena pagina, sotto il titolo «The truth» (la verità) i tifosi furono additati come i veri responsabili della strage, definiti fan ubriachi che avevano selvaggiamente creato il caos, picchiato i soccorritori, urinato sui poliziotti, rubato i portafogli alle persone morte o tramortite a terra. La verità era un' altra e affiorò nel «rapporto Taylor»: la responsabilità era da ripartire equamente tra costruttori dello stadio, polizia e addetti alla sicurezza. A Liverpool vennero bruciate migliaia di copie del Sun. Il direttore del tabloid Kelvin McKenzie chiese aiuto a Kenny Dalglish, lo scozzese alfiere del Liverpool. Dalglish gli rispose semplicemente: scrivete che avete detto delle bugie. E McKenzie: questo non posso farlo. Dalglish: allora non chiedermi aiuto. Il giorno dopo il Sun uscì con la scritta a caratteri cubitali in prima pagina: «We lied»: abbiamo mentito. Ma ancora nessuno ha pagato. Il 15 aprile 1989 la tragedia: allo stadio Hillsborough c' è la semifinale della Fa Cup, la competizione sportiva più antica del mondo. Di fronte Liverpool e Nottingham Forest. Per far fronte al fenomeno hooligan e a 4 anni dall' Heysel (39 morti), l' impianto dello Sheffield Wednesday è diventato una specie di fortino: ingressi angusti per regolare il flusso dei tifosi e pesanti recinzioni tra spalti e campo. Ai supporter del Liverpool viene assegnata la Leppings Lane, il settore a sinistra della tribuna centrale, con sei cancelletti girevoli. Ma a pochi minuti dall' inizio della gara la maggior parte delle persone è ancora in fila. Per sveltire i tempi, la polizia decide di aprire il cancello principale provocando una tracimazione improvvisa di spettatori. Chi già ha preso posto viene travolto dal fiume umano e non ha scampo. La partita comincia lo stesso ma dura sei minuti. Le immagini testimoniano scene di inaudita violenza (stasera alle 20 su History Channel il documentario), con facce di giovani - la maggior parte delle vittime è adolescente - attraversate dalla graticola delle barriere, cumuli di cadaveri scomposti sul terreno coperti miseramente da bandiere e sciarpe, gente che vagola piangendo tra barellieri e agenti disorientati. Da allora tutto è cambiato sui campi inglesi: basta ingressi trappola, posti in piedi e recinzione tra spalti ed erba. Costa cara la civiltà.

Dal Corriere della Sera del 15 aprile 2009

 

Sheffield 15 Aprile 1989, Hillsborugh Stadium. La giustizia viene solo da Dio... Il perdono appartiene solo ai familiari delle 39 vittime... Nessuna vendetta ci restituirà mai l'onore perduto festeggiando una coppa ricolma di sangue innocente. Il destino rende con gli interessi le vittime ai carnefici... Per me una pena ecumenica. Domenico Laudadio 15 Aprile 2011



They will never walk alone

  • John Alfred Anderson (62)
  • Colin Mark Ashcroft (19)
  • James Gary Aspinall (18)
  • Kester Roger Marcus Ball (16)
  • Gerard Bernard Patrick Baron (67)
  • Simon Bell (17)
  • Barry Sidney Bennett (26)
  • David John Benson (22)
  • David William Birtle (22)
  • Tony Bland (22)
  • Paul David Brady (21)
  • Andrew Mark Brookes (26)
  • Carl Brown (18)
  • David Steven Brown (25)
  • Henry Thomas Burke (47)
  • Peter Andrew Burkett (24)
  • Paul William Carlile (19)
  • Raymond Thomas Chapman (50)
  • Gary Christopher Church (19)
  • Joseph Clark (29)
  • Paul Clark (18)
  • Gary Collins (22)
  • Stephen Paul Copoc (20)
  • Tracey Elizabeth Cox (23)
  • James Philip Delaney (19)
  • Christopher Barry Devonside (18)
  • Christopher Edwards (29)
  • Vincent Michael Fitzsimmons (34)
  • Thomas Steven Fox (21)
  • Jon-Paul Gilhooley (10)
  • Barry Glover (27)
  • Ian Thomas Glover (20)
  • Derrick George Godwin (24)
  • Roy Harry Hamilton (34)
  • Philip Hammond (14)
  • Eric Hankin (33)
  • Gary Harrison (27)
  • Stephen Francis Harrison (31)
  • Peter Andrew Harrison (15)
  • David Hawley (39)
  • James Robert Hennessy (29)
  • Paul Anthony Hewitson (26)
  • Carl Darren Hewitt (17)
  • Nicholas Michael Hewitt (16)
  • Sarah Louise Hicks (19)
  • Victoria Jane Hicks (15)
  • Gordon Rodney Horn (20)
  • Arthur Horrocks (41)
  • Thomas Howard (39)
  • Thomas Anthony Howard (14)
  • Eric George Hughes (42)
  • Alan Johnston (29)
  • Christine Anne Jones (27)
  • Gary Philip Jones (18)
  • Richard Jones (25)
  • Nicholas Peter Joynes (27)
  • Anthony Peter Kelly (29)
  • Michael David Kelly (38)
  • Carl David Lewis (18)
  • David William Mather (19)
  • Brian Christopher Mathews (38)
  • Francis Joseph McAllister (27)
  • John McBrien (18)
  • Marion Hazel McCabe (21)
  • Joseph Daniel McCarthy (21)
  • Peter McDonnell (21)
  • Alan McGlone (28)
  • Keith McGrath (17)
  • Paul Brian Murray (14)
  • Lee Nicol (14)
  • Stephen Francis O'Neill (17)
  • Jonathon Owens (18)
  • William Roy Pemberton (23)
  • Carl William Rimmer (21)
  • David George Rimmer (38)
  • Graham John Roberts (24)
  • Steven Joseph Robinson (17)
  • Henry Charles Rogers (17)
  • Colin Andrew Hugh William Sefton (23)
  • Inger Shah (38)
  • Paula Ann Smith (26)
  • Adam Edward Spearritt (14)
  • Philip John Steele (15)
  • David Leonard Thomas (23)
  • Patrik John Thompson (35)
  • Peter Reuben Thompson (30)
  • Stuart Paul William Thompson (17)
  • Peter Francis Tootle (21)
  • Christopher James Traynor (26)
  • Martin Kevin Traynor (16)
  • Kevin Tyrrell (15)
  • Colin Wafer (19)
  • Ian David Whelan (19)
  • Martin Kenneth Wild (29)
  • Kevin Daniel Williams (15)
  • Graham John Wright (17)

Pagina alla memoria sul sito del Liverpool

Sito dell'associazione familiari delle vittime

Sito in Memoria della Tragedia










39 Angeli all'Heysel by Domenico Laudadio is licensed under a Creative Commons
Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.saladellamemoriaheysel.it
.
Permissions beyond the scope of this license may be available at postmaster@saladellamemoriaheysel.it

Se volete donare una vostra testimonianza potete scrivermi e la pubblicherò in questa pagina

If you want to give a testimonial you can write and publish on this page

Si vous voulez donner un témoignage, vous pouvez écrire et de publier sur cette page

Wenn Sie möchten, schreiben Sie ein Zeugnis und veröffentlichen können auf dieser Seite geben

Si desea donar puede escribir su propio testimonio y publicar en esta página

Eğer yazabilir ve bu sayfada yayımlamak bir referans vermek istiyorsanız

Dacă doriţi să donaţi puteţi scrie mărturia propriul dvs. şi publică pe această pagină

Ha azt szeretnénk, hogy egy ajánlót írhatunk, és közzéteszi ezen az oldalon

Se você quiser dar um depoimento que você pode escrever e publicar nesta página

Если вы хотите пожертвовать Вы можете написать отзыв и опубликовать его на этой странице

 

 

39 Angeli all'HeyselTo Reds...Calci nel CuoreMemorialePagine in memoria