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7 Giugno 1981
Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri

"Il giorno dell'Inferno"

di Luigi Tommolini

7 giugno 1981: Il rogo nella Curva Sud dello Stadio Ballarin

San Benedetto del Tronto, domenica 7 giugno 1981; nella Curva Sud dello Stadio Fratelli Ballarin divampa un incendio mentre sta per iniziare l'incontro di calcio Sambenedettese - Matera che sancirà la promozione in serie B della squadra marchigiana. In un clima di grande festa, circa 7 quintali di carta bruciano sotto 3500 persone che, per diversi minuti rimangono intrappolate sui gradoni della Curva Sud. Il panico è totale: le chiavi delle porte delle uscite di sicurezza non si trovano, gli idranti non funzionano!!! Si rimane impotenti davanti al crescere delle fiamme divenute sempre più alte e minacciose; molti fuggono alla disperata investendo altri che cadono rovinosamente a terra prede del fuoco che avanza impetuoso alimentato anche da un vento malefico (vento e fuoco). Dove non c'è il fuoco si forma la calca e molte persone vengono spinte violentemente contro le reti di recinzione e il loro terrore è che queste reti, soprattutto quelle laterali nella parte più alta della curva, possano crollare e farli precipitare nel vuoto. Fortunatamente non mancano gesti nobili ed eroici come quello del Signor Luciano Bovara che, rischiando la propria vita, salva dalle fiamme un bambino di 10 anni. Questo accade mentre in campo, tutti, dai giocatori delle due squadre alla terna arbitrale e a chi si trova sul manto erboso, cercano impotenti di fare qualcosa. Purtroppo, però, molti saranno i feriti e quelli più gravi, verranno trasferiti il giorno dopo nei centri ustioni specializzati d'Italia, a Roma, Cesena, Brindisi, Padova e Parma. Dopo giorni di atroci sofferenze perderanno la vita Maria Teresa Napoleoni di 23 anni, segretaria presso una ditta calzaturiera e Carla Bisirri di 21 anni che da poco aveva iniziato l'attività in proprio di parrucchiera. Entrambe avevano riportato ustioni del 1°,2° e 3° grado su più del 70% del loro corpo. Maria Teresa era caduta tra le fiamme e si era rialzata nel disperato tentativo di fuga per poi, in un gesto istintivo, strapparsi gli abiti di dosso ma, sfortunatamente, ricadere a terra una seconda volta sul rogo sui gradoni di cemento in prossimità del maledetto sottopassaggio dell'entrata est della Curva Sud. Carletta, così veniva chiamata amichevolmente Carla, già molto giovane aveva lavorato per diversi anni dalla parrucchiera di mia madre a Martinsicuro; ero un fanciullo e ogni volta che mi vedeva mi riempiva di coccole. Viste le premesse il rogo del Ballarin può essere considerato una tragedia quasi annunciata. Di sicuro è stato troppo e spesso dimenticato; e sono state dimenticate IN TUTTI I SENSI le vittime, i loro familiari e i sopravvissuti alcuni dei quali, ancora oggi dopo quasi trent'anni, devono sottoporsi a piccoli interventi di chirurgia plastica. Quel 7 giugno 1981 avevo poco più di 12 anni e mezzo ed ero tra i 3500 della Curva Sud: io e la mia famiglia (c'erano tutti quel giorno allo stadio) arrivammo poco dopo le 15 (quasi due ore prima dell'inizio della gara). La Curva Sud era già gremitissima. In tutte le maniere, facendoci spazio tra la gente, riuscimmo a salire i gradoni fino a quando non trovammo posto nella parte più alta ed esterna, verso la tribuna coperta, proprio attaccati alla rete di recinzione. Con me avevo un cappellino rossoblu con una "B" rossa sul davanti e la bandiera della Samb con due "B" rosse, una più grande al centro, sullo scudetto e l'altra più piccola lateralmente sopra il blu della bandiera. Durante il rogo fummo violentemente spinti e schiacciati verso la rete dalla moltitudine di persone che fuggivano dalle fiamme e rischiammo di precipitare nel vuoto da un'altezza di circa 10 metri. Ci fu un attimo che guardai in basso e vidi, attraverso la "BEATA" rete proprio "a piombo" sotto di me la tettoia dell'entrata sud della Tribuna Coperta. Fu un miracolo se in quei lunghi e tragici minuti la rete di recinzione non crollò sotto il nostro peso... Ho conservato la bandiera rossoblu che sventolavo quel giorno: in quei tragici momenti s'impigliò alla rete di recinzione strappandosi proprio nel suo cuore; un ricordo di quei lunghi e terribili minuti e la consapevolezza che, almeno per noi, andò bene... Così iniziava il 7 giugno 1981 l'estate "nera" di San Benedetto del Tronto dove, appena tre giorni dopo, il 10 giugno, verrà rapito Roberto Peci, fratello di Patrizio il "Super pentito" delle Brigate Rosse. Dopo 55 giorni di prigionia, il 3 agosto a Roma, Roberto verrà barbaramente ucciso. Questo breve video è un dovuto ricordo verso chi da quel 7 giugno 1981 iniziava un lungo e doloroso calvario di vita.

Luigi Tommolini

Il video di Luigi Tommolini

Questo video è di Luigi Tommolini. Le videoimmagini sono tratte da "La videostoria della Sambenedettese calcio" e da "L'infame e suo fratello" (con sottotitoli in lingua inglese), rispettivamente degli autori Remo Croci e Luigi Maria Perotti ai quali va il mio Ringraziamento. Archivio stampa da "Il Messaggero" e "Il Resto del Carlino". Brani da "7 note in nero" (Bixio, Frizzi, Tempera 1977).
 

 

Samb - Matera. Prima del fischio d'inizio i fumogeni hanno fatto bruciare striscioni e carta

La festa diventa tragedia. Incidenti alla gradinata sud: 60 feriti. 2 donne gravi

Immediati i soccorsi. Paura tra la folla. Disperati tentativi dei medici.

di Patrizio Patrizi

Doveva essere una festa. E' scaturita una tragedia. Un bilancio pauroso: sessanta feriti, di cui trenta ustionati con una decina di prognosi riservate. Due donne sono in fin di vita. Per loro si nutrono poche speranze. Ipotizzato il trasferimento al reparto specialistico di Ancona, sentiti i referti dal nosocomio regionale. Hanno riferito che in quelle condizioni non sarebbe stato opportuno neppure il trasferimento. In un primo momento, infatti, si era preventivato l'intervento dell'elicottero dei carabinieri, poi si è rinunciato all'evidenza dei fatti. Carla Bisirri, 20 anni, e un'anziana signora, Livia Bruni, hanno riportato ustioni gravi, i loro corpi presentano uno stato irreversibile al 90 per cento. Le altre prognosi riservate riguardano Stefano Di Bella, Maria Teresa Napoleoni, Ferdinando Lelli, Enrico e Gianfilippo Albertini. Nel convulso lavoro al pronto soccorso dell'ospedale di San Benedetto non c'è stato tempo per trovare un attimo e compilare una lista completa dei feriti. Ci sono i referti, ma il compito di elencare tutti i nomi e renderli noti è stato arduo. Solo a tarda notte le forze dell'ordine, che sono sempre state in contatto con l'ospedale, hanno ricevuto gli elenchi di tutti i coinvolti nel rogo. I comandi di carabinieri e polizia, e lo stesso nosocomio, erano tempestati di telefonate da parte di familiari che chiedevano informazioni sulle condizioni di salute dei ricoverati. Si vivevano ore drammatiche. Ricostruiamo dall'inizio questa domenica nera per l'intera città. Alle ore 15,30 i fans rossoblù avevano assiepato la parte centrale della gradinata e si davano a canti e cori. Tutto era pronto per la festa. Massima correttezza. Alle 16.55 le squadre fanno il loro ingresso sul terreno di gioco. Guadagnano il centro del campo per i rituali di inizio gara e dalla gradinata sud si alza un grappolo di palloncini che porta verso l'alto una grande lettera B. Il settore è gremito. Ci sono circa 3.500 persone. Contemporaneamente si accendono i fumogeni e volano migliaia di frammenti di carta. La coreografia è bella. Non appena le due formazioni si apprestano a schierarsi ciascuna nella propria metà campo si accendono i primi focolai. Si cerca di spegnerli, ma il panico ha subito il sopravvento. La montagna di carta (i tifosi ne avevano preparata circa sette quintali) ben presto si tramuta in rogo e nel fuggi fuggi parecchie persone vengono travolte. Molti trovano rifugio nei sottopassaggi, altri scavalcano la rete di recinzione e si mettono in salvo sul terreno di gioco. Dal lato verso le tribune, mentre sembra che il fuoco vada spegnendosi dalla parte dei distinti, si accendono altri focolai ed il marasma è generale. Nel panico si sviluppa una calca tremenda e ci sono donne e bambini che, finiti a terra, sono calpestati e sommersi dalla valanga umana. Saltano in tanti dai gradoni, arrampicandosi sulle maglie delle reti metalliche. Qualcuno si lascia cadere da un'altezza di circa quindici metri e l'impatto sul cemento, nei pressi degli ingressi alle tribune, è tremendo. Il fuoco la fa ancora da padrone, nonostante giocatori, forze dell'ordine e gli stessi tifosi si prodighino per spegnerlo. Le fiamme attecchiscono sugli striscioni appesi alla rete metallica e alcune donne e bambini rimangono avviluppati dalle fiamme che si sprigionano con estrema velocità. La paura prende sempre di più il sopravvento e non si aprono varchi per fare sfollare il pubblico. Quando arrivano gli idranti e sono aperte le prese di acqua ai bordi del campo di gioco, il dramma è ormai compiuto. Gli spruzzi dell'acqua e gli schiumogeni degli estintori pongono finalmente conclusione all'espandersi del fuoco. Con quindici minuti di ritardo prende avvio la partita e le evoluzioni dei calciatori sembrano ridimensionare il tutto in un imprevisto prologo alla promozione della Samb. Ma ad intervalli regolari, dagli altoparlanti dello stadio, si susseguono annunci di nomi di giovanissimi che nella confusione hanno smarrito i familiari. La tragedia assume interamente la sua ampiezza a tarda sera, quando nelle strade e nei bar la gente si trova ancora a salutare con brindisi e canti la serie B. Al pronto soccorso dell'ospedale giungono altre persone, soprattutto contusi che in un primo momento, a sangue caldo, non avevano avvertito dolori. Tra la folla che, cercando riparo, saltava dai gradoni verso il terreno di gioco e sui lati dei settori dei distinti e delle tribune, in molti infatti erano caduti rovinosamente. Fratture e contusioni le conseguenze più ricorrenti. Ai reparti di chirurgia e medicina dell'ospedale non c'era più disponibilità di posti. Medesima situazione nelle cliniche private che pure hanno ricevuto i feriti di questa tragica domenica. Irresponsabilità. Solo questa la causa del grave epilogo alla gara che ha consacrato la Sambenedettese promossa in serie B. Avevamo espresso, nel corso della settimana, timore per tutti quei fumogeni che i tifosi credevano innocui. Il vecchio stadio Ballarin ha così conosciuto, tra tante battaglie calcistiche, una disastrosa domenica. La gradinata sud, simbolo del tifo di fede rossoblu, sprofonda nel dramma.

Dal Messaggero Marche del 08/06/81

 

Due ore dopo la tragedia esplode la festa ma è subito sospesa

di Epifanio Pirantozzi

S. BENEDETTO — Cerchiamo di raccontare con ordine quanto è successo in questa giornata che doveva essere di gioia e felicità e che per tanti si è trasformata in tragedia. Il campo sportivo si va riempiendo fin dal primo pomeriggio. I tifosi hanno fatto le cose in grande. Tantissime sono le bandiere ed un'autentica ovazione accoglie i rossoblù al loro ingresso in campo per fare riscaldamento. Rullano i tamburi e la curva sud è gremita fino all'inverosimile. Entrano in campo le squadre e si sistemano al centro per le foto ricordo. Mentre l'attenzione di tutti è concentrata sui giocatori si vede un ondeggiare di folla in curva sud. La gente si apre letteralmente in due tronconi proprio sopra la porta d'uscita verso il mare. Si scorgono lingue di fuoco e si capisce che la carta che i tifosi agitano per fare tifo ha preso fuoco. Sembra una cosa da nulla e molti incominciano a inveire contro i soliti tifosi che fanno scherzi cretini. Ma non è che solo l'inizio. Il fuoco si espande e, alimentato dalla carta lasciata cadere da chi scappa e che si accumula lungo le gradinate, arriva fino alla rete di recinzione. Da quel momento non si riesce più a controllare quello che succede. Molti tifosi si buttano letteralmente in campo dopo aver scavalcato la rete di limitazione per scappare alle fiamme. Si vede chiaramente un signore scendere a precipizio le gradinate, prendere un bambino in braccio e correre verso l'uscita. Tutti si sporgono a guardare, ma ancora nessuno cerca di fare qualcosa per spegnere le fiamme. Fiamme che non si sa ancora bene come siano scaturite ma che molti pensano sia successo per l'accensione di un bengala caduto poi per terra. Arriva l'autoambulanza in mezzo al campo e carica un paio di feriti e ustionati. Mentre si aspetta che il fuoco si estingua da solo le fiamme arrivano all'altro mucchio di carta rimasta in gradinata ma più verso monte. Il fuoco riprende vigore e la gente, pressata ormai contro la rete, cerca la salvezza scavalcandola. Ma la rete è molto alta da terra e, specialmente nella parte alta dei gradoni, la distanza dal terreno è notevole. Si vedono dalla tribuna delle donne e degli uomini saltare e cadere malamente con il rischio di altri che possano cadere su loro. Il fuggi fuggi è generale. Intervengono alcuni inservienti del campo, aiutati dai giocatori rossoblù, con le pompe dell'acqua che si usano per innaffiare il terreno di gioco per spegnere le fiamme. Si sgombera subito il campo e la partita inizia. I tifosi man mano riprendono posto e tutto sembra finito. La notizia, uscita dal campo tramite i servizi delle radio private, fa accorrere molti genitori che avevano mandato i figli alla partita. Iniziano gli appelli tramite gli altoparlanti del campo, per ricercare i bambini. Anche l'ospedale fa sapere di avere bisogno di tutti i dottori disponibili. Sembrava, l'incendio, cosa da nulla ma ora si parla con insistenza di molti ustionati e feriti. Il pensiero di tanti è la partita e per come andrà a finire. La Samb, grazie al pareggio del Campobasso, è in serie B ed inizia l'invasione di campo. Sotto gli spogliatoi, tra abbracci e congratulazioni ci sono molti che si preoccupano per le notizie che arrivano. Mentre Zoboletti rilascia una dichiarazione in cui si dice contento per la promozione perché ci ha creduto fin dall'inizio ma anche molto addolorato per quanto è successo, arriva l'assessore allo sport Poliandri che chiede di far annunciare la sospensione di tutti i festeggiamenti per quanto è successo. Poliandri tira fuori anche le prime cifre; 40 feriti in ospedale, 5 molto gravi e 2 gravissimi ed in fin di vita. Ormai tutti aspettano di poter sapere i nomi dei feriti per vedere se c'è qualche amico e conoscente.

Dal Resto del Carlino del 08/06/81

 

E' stato necessario scaricare carburante per poter ospitare a bordo tutti i feriti

E' stato richiesto l'appoggio dell'aviazione, per poter trasportare con tempestività, nei vari ospedali specializzati del territorio nazionale, i più gravi, rimasti ustionati nel rogo di domenica al campo «Ballarin» di San Benedetto del Tronto. Due elicotteri appartenenti al 15° stormo “Sar” si sono levati in volo da Ciampino e Rimini, alle ore 14 di ieri sono atterrati a San Benedetto per prelevare i più gravi. I due elicotteri del tipo HH-F3 costruiti dalla Augusta, forniti di motore Alfa Romeo (20 in tutto il territorio nazionale) sono attrezzati per interventi immediati in caso di calamità, equipaggiati da due piloti, un sommozzatore, un medico, un infermiere, due specialisti di volo e possono trasportare un massimo di 10 feriti. I velivoli sono dislocati in diversi aeroporti italiani e pronti a partire per ogni evenienza. I contatti, per far intervenire gli elicotteri sono stati presi dai Carabinieri e dai dirigenti della U.s.l. di San Benedetto. Alla richiesta, un primo elicottero è partito da Ciampino con al comando il capitano Generoso, mentre il secondo, al comando il cap. Conte, che era in volo per Trapani, per recarsi sulla zona colta dal sisma, è stato dirottato a San Benedetto. Per questo secondo elicottero i vigili del fuoco hanno dovuto compiere una delicata operazione, hanno dovuto alleggerire il velivolo di 5 quintali di kerosene, per renderlo più leggero, visto che aveva un'autonomia superiore al percorso da compiere. Per il trasporto dei feriti, dall'ospedale civile al «Ballarin» dove erano atterrati gli elicotteri, sono state impiegate sette autoambulanze le quali hanno trovato il percorso libero, grazie alla attiva collaborazione dei vigili urbani, che si sono prodigati per tutto il tragitto rendendovi celere la marcia delle auto della Croce Rossa. Intanto ci sono le prime cifre ufficiali della tragedia allo stadio: al pronto soccorso hanno medicato 49 persone, ce ne sono poi altre 29 che sono state ricoverate (e 13 di queste, come abbiamo visto, sono state trasportate in altri centri più attrezzati).

Dal Resto del Carlino del 09/06/81

 

 Le gravi conseguenze

Uno dei 13 ustionati più gravi sta per essere trasferito in elicottero in un "Centro Grandi Ustioni". Di tutti i feriti ricoverati all'Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto, i tredici più gravi furono trasferiti il giorno dopo in elicottero dallo Stadio "Ballarin" nei "Centri Grandi Ustioni" di tutta Italia: All'Ospedale Sant'Eugenio di Roma furono ricoverate due ragazze di 23 e 21 anni e un giovane di 13 anni; all'Ospedale M.Bufalini di Cesena due donne di 66 e 25 anni e due ragazzi di 28 e 17 anni; all'Ospedale Maggiore di Parma due ragazzi di 23 e 17 anni; al Policlinico di Padova due fratelli di 15 e 11 anni; all'Ospedale "A. Di Summa" di Brindisi altri due ragazzi di 13 e 10 anni;  (Fonte Wikipedia)

 

Stadio Ballarin: 7 giugno 1981, per non dimenticare

Di Benedetto Marinangeli

SAN BENEDETTO – La spiaggia era già gremita di turisti. I “pappagalli” erano già in cerca delle prime prede estive, le prime tedesche, due gemelle di Bergamo, le francesine. Ma la Samb è la Samb. «Bella di babbo, ci vediamo dopo cena. Forse. La Samba torna in serie B. Non ci sono per nessuno!». Inizia così la domenica del 7 giugno 1981 per un gruppo di ragazzi sambenedettesi. E’ il grande happening di tutti coloro che hanno nel cuore i colori rossoblu. Già dalla mattina il lungomare e le vie cittadine si riempiono di auto, camion, ed anche trattori con a bordo gente esultante. Il mitico “Frangì di Barabba” ha tirato fuori la tromba d’ordinanza, quella dei tempi migliori. Classico appuntamento al Chicco d’Oro e poi corteo rossoblu verso il Ballarin. Passa un camion con alcune persone. «Suvete, ieme!». Lasciamo il gruppo e si sale. E’ tutto un coro: «Samba, Samba». Giro lungo, si passa sotto la curva sud, ecco i distinti, con le persone sporte dal parapetto ad applaudirci, la curva nord, la tribuna. Ed alla fine si torna al “Tempio del Tifo”: la Sud del Ballarin, la Fossa dei Leoni. Zenga, Tedoldi, Cavazzini, Schiavi, Bogoni, Cagni, Caccia, Ranieri, Perrotta, Colasanto, Speggiorin. E’ la Samb di Nedo Sonetti che torna in serie B dopo solo un anno di inferno in C1. La terza promozione della storia. Si entra al Ballarin. L’avversario di turno è il Matera, già retrocesso, con “Baffone” Casiraghi (eloquente la figurina Panini) tra i pali. Una passeggiata di salute, i giochi sono fatti. Classico posto, in alto rispetto ai tamburi già belli e allineati. E’ tutto pronto per la serie B. Fumogeni, carta, tanta, troppa, sui gradoni. Che la festa abbia inizio. Il mitico Sciarretta (lo speaker del Ballarin) ha già lanciato il classico spot: «Bulova Acutron, l’orologio dell’era spaziale, Gioielleria Fenocchi vi offre le formazioni che tra poco scenderanno in campo». Cielo sereno, temperatura estiva, classica brezza di mare. Il massimo per una festa. Ed invece ecco, all’improvviso un caldo”strano”, troppo. Il fuoco si alza in piena curva. Che sta accadendo? E’ un fuggi fuggi generale. Il caos totale. Perdo la maglia e resto con solo le bermuda. E’ un attimo. Il cancelletto della curva sud è chiuso, non si trovano le chiavi. C’è chi si arrampica sulla rete di recinzione, chi va controvento saltando le fiamme. Nessuno si accorge della tragedia che si sta consumando. Il tempo scorre inesorabile, sembra eterno. Ed invece, tutto dura un attimo. Nessuno si rende conto di ciò che è realmente accaduto. Anzi, la partita inizia e si torna a fare tifo: «Samba, Samb. Torneremo in serie B». Ma Sciarretta inizia una impressionante litania: «Il signor X è desiderato all’uscita della tribuna, la ragazza Y è attesa dai genitori fuori dai distinti, il bambino Z (che poi tanto bimbo non è perché al secondo anno di Liceo Classico, il quarto conteggiando i due di ginnasio – ndr) è atteso dalla mamma fuori dagli spogliatoi». E’ un continuo. Da dentro la curva sud non si percepisce la tragedia. Finisce 0-0. La Samb torna tra i cadetti. Esco esultante dal Ballarin e la prima persona che incontro è mia sorella, la più grande, con mio fratello, il più piccolo. «Siamo in serie B» gli urlo esultante. La vedo bianca in volto. Era ai distinti, aveva visto tutto. Non mi risponde. Mi guarda con le lacrime agli occhi. Allora, soltanto allora, forse, mi rendo conto di ciò che era accaduto. La tragedia! Nell’incendio del Ballarin sono morte due ragazze: Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, decine di tifosi ustionati, di tutte le età. E sono passati 29 anni, quasi un’eternità, ma il ricordo è sempre vivo e non mi abbandonerà. Mai.

7 giugno 2010

Tratto da www.gigicagni.it


 

Le testimonianze

Anche io quel giorno ero lì. Mi ritengo molto fortunato perché in quel giorno, ed avevo 16 anni, stavo lavorando in un ristorante e quindi allo stadio arrivai poco prima che iniziasse la partita. La curva era gremitissima e quindi rimasi in basso vicino la recinzione, non potendo occupare la mia posizione solita. Ricordo che vidi una folla oceanica iniziare a correre e saltare verso l’uscita, altri a cercare di sfondare e saltare la recinzione, altri ad imprecare contro i carabinieri presenti per far aprire quella porticina che dava sul campo. Io per alcuni momenti rimasi immobile, non riuscivo a capire cosa stava succedendo anche perché erano accesi molti fumogeni colorati. Man mano che la folla usciva mi resi conto che c’era del fuoco ed anch’ io riuscii ad uscire. Dopo diverso tempo la partita iniziò ricordo che fu una partita strana sicuramente condizionata anche da ciò che era successo. Sinceramente io e molti altri presenti abbiamo capito solo molto dopo ciò che era veramente successo altrimenti forse non sarei rientrato a vedere la partita.  (Marco  28 febbraio 2011 )

E nemmeno noi avremmo giocato. Non riesco a dimenticarmi quel giorno e quelli seguenti sia per il funerale che per la visita alle persone ustionate. ( Gigi Cagni  1/3/2011 )

CIAO CAPITAN GIGI, questo è il video realizzato da me tre settimane fa e che penso abbia svegliato chi dopo 29 anni aveva l’obbligo di svegliarsi…Sì, oggi e per sempre Città, Samb Calcio e tifosi ricorderanno per sempre il sacrificio umano di persone innocenti nella TRAGEDIA PIU’ GRANDE E PIU’ GRAVE ACCADUTA IN UNO STADIO ITALIANO: 2 morte(23 e 21 anni) decine di ustionati gravi e decine di decine di feriti; io quel giorno c’ero e ho rischiato di precipitare nel vuoto da 10 metri: ci salvò la rete di recinzione, quello che all’Heysel non accadde al fragile muretto che crollando aumentò le vittime innocenti della barbara e delinquente orda inglese… Capitano, portasti sulle spalle il peso delle membra innocenti morte delle ragazze, ma da allora l’ingiusto silenzio… ora ricomincia il doveroso e imperituro omaggio a chi deve essere ricordato, a chi ricorda e ricorderà per sempre quella maledetta domenica di morte !  Ciao Capitano. ( Luigi Tommolini  10 giugno 2010  )

Avevo 10 anni, quel giorno, ed ero in Curva con mio padre. Per pura fortuna in quel momento ci trovavamo in basso, attaccati alla rete, proprio in corrispondenza dell’ingresso esterno, forse eravamo appena arrivati. Ricordo il volto preoccupato di mio padre che guardava verso il lato est della curva (io non riuscivo a vedere niente). Poi una ragazza corre verso di noi con le scarpe in fiamme e un signore che spegne il fuoco con un giubbetto. Usciamo in fretta fuori, per poi rientrare poco dopo, ma nella curva opposta. Grazie per aver ricordato questo triste capitolo di storia della Samb nel Suo Blog. ( Nerone 9 giugno 2010 )

Tratto da www.gigicagni.it

 

Ore 16.57 del 7 giugno 1981 - Samb-Matera sta per iniziare; in piedi da sinistra Giacinto Ramini (telecronista delle partite della Samb sull'emittente locale "telecavo"), Zenga, Bogoni, Schiavi, Cavazzini, Colasanto, Rossinelli, il Sig. Benci; accosciati da sinistra Speggiorin, Perrotta, Cagni, Caccia, Ranieri. Lo sguardo preoccupato di Walter Zenga verso la Curva Sud del "Ballarin": l'incendio comincia a svilupparsi, la festa diventa tragedia. Questi atleti fra pochissimi istanti insieme a quelli del Matera, alla terna arbitrale e a chi si trova sul manto erboso, si prodigheranno per cercare di portare i soccorsi a chi era rimasto intrappolato all'interno della Curva, assalito dal fuoco e travolto dalla calca (un ringraziamento particolare per la foto all'ex-rossoblù  Alessandro Parroni)

Prepartita di Sambenedettese - Matera

 

Parla l'arbitro di S. Benedetto, dove lo stadio ha preso fuoco

Tubertini: Si è giocato perché le due squadre erano d'accordo»

di  Giulio C. Turrini

Paolo Tubertini, anni 36, orefice di Bologna, era l'arbitro di Sambenedettese - Matera, l'ultima partita che avrebbe dovuto consacrare la promozione della squadra marchigiana in serie B. Tubertini è uno dei più promettenti direttori di gara e questo incarico gli era stato affidato proprio per l'autorità e il credito che è riuscito a guadagnarsi. All'indomani del tragico falò dello stadio Ballarin, la prima domanda che la gente si pone è semplicemente questa: ma in quelle condizioni, la partita si doveva ugualmente giocare ? Ascoltiamo comunque il racconto dell'arbitro Tubertini, che racconta le cose che egli ha scritto nel suo rapporto di gara. «E' stato un disastro, una cosa inconcepibile, pazzesca, assurda. Eravamo entrati in campo, con le due squadre in leggero anticipo sulle consuetudini, perché era in programma il lancio di fiori al pubblico, altre cose, insomma i preliminari ai festeggiamenti. Stavamo effettuando il sorteggio del campo con i due capitani, quando improvvisamente si è levato un gigantesco falò dalla curva Sud...» A che cosa lo ha fatto risalire ? «Cominciamo col dire che, secondo me, erano stati venduti molti biglietti, il pubblico era stipatissimo, uno spettatore sull'altro. E un po' tutti avevano portato allo stadio quintali di carta straccia per farne strisce, coriandoli, altre cose. C'era il caldo elevatissimo, e il fuoco si è acceso —  dicono —  allo scoppio di un bengala. Secondo il mio modesto parere, è più probabile che sia stato il fiammifero usato per accendere il razzo ad appiccare il fuoco. Caldo, tutta quella carta, l'incendio è divampato in un momento. Ci metta gli abiti di materia sintetica che molti usano in questa stagione; insomma è diventato un enorme e tragico falò». — Che cosa è successo, allora? — «La mia prima impressione era stata che ci fosse stato un gesto terroristico, che so, una bomba. Ecco subito un drammatico tentativo di fuggire dal la gradinata in fiamme. Siamo corsi là sotto, e si sono viste cose terribili. Un paio di donne, una specialmente, erano trasformate in torce umane. Alcuni cercavano di salvarsi buttandosi in campo, oltre il filo spinato. Io chiedevo ai dirigenti della Sambenedettese dove fosse la chiave del cancelletto che separa la gradinata dal campo, ma questa chiave non saltava fuori: non si sarebbero potuti salvare tutti, ma qualcuno sicuramente sì. L'acqua è arrivata con un serio ritardo perché il bocchettone presso la curva non funzionava e si è dovuto usare l'altro al centro del campo. Credo che se il bilancio, già gravissimo, non è stato ancora più tragico, ciò sia dovuto ad una certa fortuna.» — Non è mai stata presa in considerazione l'ipotesi di non effettuare la partita? — «Ho fatto quello che mi impone il regolamento ma, di più, la mia personale sensibilità. I capitani, i dirigenti delle due squadre, tutti si son detti risoluti a giocare la partita, anche per evitare guai più seri, tutt'altro che da escludere con quella enorme tensione accresciuta dal dramma. Quando sono state spente le fiamme ed i feriti sono stati portati via, mi sono recato sotto quella gradinata dietro la porta, mi sono rivolto al pubblico rimasto per sapere se erano rimasti moralmente scossi. Hanno detto che si doveva giocare. E forse è vero che, se avessi mandato via tutti, sarebbe stato peggio.» — E la partita ? «Uno 0-0 che bastava alla Sambenedettese per questa terribile promozione. Un primo tempo nel quale mi è parso che tutti i giocatori fossero ancora shoccati; poi nell'intervallo sono arrivate notizie (anche arrangiate) secondo cui non c'erano state conseguenze particolarmente gravi. e la ripresa è stata un po' più vivace. Certo, questa partita non contava più nulla, dopo l'immensa tragedia. Cose che colpiscono, che turbano, che ci fanno domandare perché il calcio debba avere anche di questi terribili risvolti.»

Dal Resto del Carlino" del 10 giugno 1981

 

Rogo allo stadio condannato il presidente della squadra

di Franco De Felice

Clamorosa sentenza per la morte di due tifosi a S. Benedetto del Tronto Rogo allo stadio, condannato il presidente della squadra Omicidio colposo anche per il commissario di polizia. E il Comune dovrà risarcire i danni.

ANCONA — Otto anni fa gli striscioni dei tifosi presero fuoco, nello stadio di San Benedetto del Tronto. Due ragazze morirono, 64 persone rimasero ustionate. Ora i giudici hanno condannato per omicidio colposo non solo nove tifosi, ma anche il presidente della squadra di calcio, la Sanbenedettese, e 11 commissario di polizia che quel giorno era responsabile del servizio d'ordine. E il Comune, come proprietario dello stadio, dovrà contribuire a risarcire i danni per vittime e feriti. L'incendio scoppiò il 7 giugno del 1981, pochi minuti prima della partita, sulle gradinate della curva Sud del «Fratelli Ballarin». Presero fuoco carta, coriandoli, striscioni, fumogeni, tamburi, tutti oggetti che i tifosi avevano portato per festeggiare il ritorno della «Samb» in serie B. Forse fu un mozzicone di sigaretta, forse un fiammifero. Rimasero ustionate 64 persone, una decina molto gravemente. Due ragazze, Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, morirono. Ora, la sentenza. Dura, senza precedenti. Quell'incidente, secondo i giudici del tribunale di Ascoli Piceno (presidente Giuseppe Fioridia) era prevedibile e, quindi, evitabile. Conseguenza: 14 dei 16 imputati condannati per incendio ed omicidio colposo. Le parti civili dovranno essere risarcite con una provvisionale dì 645 milioni: 30 a testa alle famiglie delle due ragazze, dagli 8 ai 20 milioni per gli ustionati più gravi. Sorprendente l'elenco dei condannati: oltre a nove tifosi, il presidente della Sambenedettese Calcio, Ferrucio Zoboletti, tre addetti della società, e l'allora commissario di P.S. Angelo Punzi. Le condanne più pesanti (1 anno e 2 mesi di reclusione, con la condizionale) al presidente della Sambenedettese e all'ex commissario. Un anno e 15 giorni agli altri. Ma la sentenza è senza precedenti per un altro motivo: a risarcire 1 danni è stato chiamato anche il Comune di San Benedetto del Tronto. Secondo 1 giudici ascolani, una manifestazione sportiva è di per sé un «episodio denso di pericolo e di minacce, per cui anche il proprietario dello stadio, oltre alla società, è obbligato ad assumere tutte le iniziative di garanzia e sicurezza'. Pare sia una novità assoluta anche la condanna del responsabile delle forze dell'ordine. E ora le decisioni dei giudici ascolani fanno discutere. Soddisfatte le parti civili:  Questa sentenza — dice l'avvocato Claudio Netti — ci fa ben sperare per il futuro: il tribunale di Ascoli ha dimostrato che non esistono spazi franchi per il calcio. Giusto anche il coinvolgimento del Comune tra i responsabili: è un monito per una maggiore attenzione al problema della sicurezza degli spettatori negli stadi: Di parere contrario l'avvocato Giangiacomo Lattanzi, nominato dal Comune di San Benedetto del Tronto: «Una sentenza che non capisco, sul piano tecnico e su quello giuridico». Tutti i condannati si appelleranno. 'Siamo sicuri — dice il sindaco di San Benedetto del Tronto, Piero Ripani — che la sentenza verrà rivista. Almeno per quanto ci riguarda. La decisione del tribunale di Ascoli rappresenta un precedente clamoroso e pericoloso. Il Comune, all'epoca, era sì proprietario dell'impianto, ma la gestione completa era della Sambendettese. Mi sembra che solo l'addetto alla manutenzione del manto erboso fosse un dipendente comunale. Avrei compreso una nostra condanna solo se fosse venuta giù una tribuna, se avessero preso fuoco le gradinate. Ma niente di tutto questo, per fortuna, è accaduto: l'impianto era ed è molto solido ed affidabile. Né mi pare che la carta possa essere considerata una sorta di arma impropria: che facciamo, d'ora in poi? Le forze dell'ordine e gli addetti agli ingressi di uno stadio dovranno sequestrare, oltre a coltelli e oggetti contundenti vari, anche i giornali?».

Da La Stampa del 10.03.1989

 

Incendio Ballarin, il Tribunale scagiona il Comune

Il Ministero dell’Interno, che nel 1999 aveva risarcito con 8,5 miliardi di lire i familiari delle due vittime e gli ustionati del rogo del 7 giugno 1981, aveva richiesto una compartecipazione all’amministrazione comunale e altri coimputati (tra i quali Zoboletti e l’allora commissario di Polizia Punzo). Da Ancona, però, arriva la parola fine della vicenda civile.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono passati quasi trent’anni, ma quella ferita rappresenta ancora un segno vivo nella memoria di tanti sambenedettesi: ci riferiamo al rogo avvenuto allo stadio “Ballarin” il 7 giugno del 1981, durante l’incontro tra Samb e Matera che consegnò ai rossoblu la terza promozione in Serie B. Il Tribunale Civile di Ancona, qualche giorno fa, ha pubblicato la sentenza con cui il Tribunale civile di Ancona ha respinto la richiesta del Ministero dell’Interno di recuperare, dalle persone e dai soggetti individuati come responsabili (tra cui il Comune di San Benedetto) dal giudice penale per il rogo, una parte del risarcimento erogato dal Ministero stesso alle vittime. La vicenda legale ebbe un passaggio fondamentale nel marzo del 1989, quando il Tribunale di Ascoli condannò a pene diverse 14 persone (il presidente della Samb Zoboletti, il dotto Punzi Commissario di Polizia, altri dipendenti della società sportiva e alcuni supporter rossoblu) per omicidio colposo e delitto colposo, dichiarando anche responsabili civili il Comune e la Sambenedettese calcio. Nelle cause civili che ne seguirono fu chiamato in causa il Ministero dell’Interno come Amministrazione da cui dipendeva il funzionario di Polizia responsabile dell’ordine pubblico di quel tragico pomeriggio allo stadio. Il Ministero dell’Interno, a seguito di un accordo raggiunto con gli spettatori danneggiati dall’incendio e le famiglie delle due vittime, sborsò nel 1999 circa 8,5 miliardi di lire ma nel 2003 invitò il Comune e gli altri soggetti ritenuti civilmente coobbligati (tra cui, appunto, il Comune) a restituire le somme, ciascuno in quota parte. Il Comune obiettò di aver fatto abbondantemente il suo dovere avendo versato nel 1989 ai danneggiati, all’indomani della sentenza di primo grado, la provvisionale indicata dal Tribunale stesso per un importo complessivo di 712 milioni. Nonostante ciò nel 2004 il Ministero avviò ugualmente l’azione civile nei confronti del Comune e degli altri coobbligati ed ora il Tribunale di Ancona (competente perché il capoluogo di Regione è sede dell’Avvocatura di Stato che tutela il Ministero) ne ha respinto le pretese condannandolo inoltre al pagamento degli onorari e delle spese processuali sostenute dalle parti convenute. Nell’incendio, causato dalle fiamme che s’accesero a causa della carta preparata per i festoni in Curva Sud, morirono due ragazze, Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri. Decine gli ustionati.

20 maggio 2010

Da www.rivieraoggi.it

 


Servizio di Angela Speca per il telegiornale di NuovaTVP del 7/6/2010

 

Rogo Ballarin, una pineta a ricordo delle vittime

Di Oliver Panichi

L’area verde a nord est del vecchio stadio, e un monumento commemorativo. Così la città ricorderà Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, e con loro anche chi è sopravvissuto con le ferite nel corpo e nell’anima.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Qualcosa di permanente, un ricordo imperituro che tramandi il rispetto per il dolore provato. Il rogo del Ballarin del 1981, le due vittime Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, tutti i feriti che da quel maledetto giorno (7 giugno, Samb-Matera, giorno di festa per la B trasformato in tragedia) fanno i conti con le ferite del corpo e dell’anima. La pineta a nord est del Ballarin, e un monumento, saranno il rispettoso ricordo della città: lo ha annunciato sabato il sindaco Gaspari. Quest’anno, lunedì prossimo, è il 29esimo anniversario di quella giornata, il primo incubo di un’estate che riserverà alla cittadina adriatica anche la storia orribile di Roberto Peci. «Assieme al presidente della Samb Sergio Spina e al popolo di Facebook, abbiamo convenuto sull’idea che bisognasse ricordare in maniera permanente chi in quel maledetto giorno ha perso la vita e chi è rimasto ferito», afferma il sindaco Gaspari. L’idea della pineta viene proposta dal Comune: si tratta di un’area verde di recente piantumazione, molto vicina al vecchio stadio, per il quale da anni si parla di demolizione o rimaneggiamento. La targa e il monumento, comunque, verranno inaugurati il 7 giugno del 2011, per il trentennale della tragedia.

5 giugno 2010

Da www.rivieraoggi.it

 

Un dolore lungo 30 anni

La Samb e Zenga preparano iniziative per non dimenticare

di Luca Bassotti

Il rogo del Ballarin - San Benedetto - Una giornata commemorativa in occasione del trentesimo anniversario della tragedia del rogo dello stadio Ballarin. E' quella che ha iniziato ad organizzare da qualche settimana la Samb del presidente Sergio Spina per non dimenticare il drammatico pomeriggio del 7 giugno 1981 quando al Ballarin morirono due donne (Maria Teresa Napoleoni, segretaria presso il negozio di calzature Silvano Shoes e Carla Bisirri, 21 anni, che aveva da poco aperto un'attività di parrucchiera) e ci furono decine e decine di feriti (circa 90 persone ustionate). Doveva essere un pomeriggio di festa perché la Samb, per la terza volta, otteneva la promozione in serie B nel match casalingo con il Matera. Ed invece fu una tragedia. La società rossoblù ha individuato in quella di domenica 5 giugno la giornata ideale della Commemorazione che avrà due momenti salienti. Il primo con una messa in ricordo delle due donne morte ed un secondo con una partita amichevole fra la Samb e, possibilmente, una squadra di serie A da disputare allo stadio Riviera delle Palme. E il club rossoblù non sarà solo nell'organizzazione dell'iniziativa. Infatti si è proposto di dare una mano Walter Zenga, l'ex portiere della Nazionale e dell'Inter che proprio in quel 7 giugno 1981 scese in campo con la maglia della Samb. "Con Walter ci stiamo lavorando da alcune settimane su questa - dice il direttore generale rossoblù Giulio Spadoni, - ci sentiremo nei prossimi giorni. ma coinvolgeremo anche Gigi Cagni e Nedo Sonetti che ci potrebbero aiutare a trovare una squadra importante per quella giornata. E per l'occasione inviteremo tutti i calciatori e lo staff tecnico di quel campionato. Era doveroso organizzare una giornata commemorativa. E' stata una pagina molto triste della storia della Samb. Ed io quel giorno me lo ricordo bene perché ero in curva, seppure nel settore più vicino alla tribuna, a pochi metri dal rogo". Quella partita con il Matera finì 0-0, ma la promozione in serie B non fu ovviamente festeggiata. Appena le due squadre entrarono in campo, sopra l'entrata Est della curva Sud cominciarono a prendere fuoco i diversi quintali di carta che erano stati portati dai tifosi. Ci fu il panico. Circa 3.500 persone che restarono intrappolate sui gradoni di quel settore del Ballarin. Tutti erano in fuga cercando di mettersi in salvo. Nonostante tutto la partita iniziò anche perché i giocatori e l'arbitro Tubertini di Bologna, in quel momento non si resero conto della drammaticità della situazione.

Dal Corriere Adriatico del 29 marzo 2011

 

Pineta intitolata alle due vittime

La promessa - San Benedetto - Sulla tragedia del rogo dello stadio Ballarin circa un anno fa il sindaco Giovanni Gaspari assicurò che, in occasione del trentesimo anniversario, la pineta a Nord-Est del vecchio impianto sportivo sarebbe stata intitolata alle due vittime del rogo Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, oltre al fatto che sarebbe sorto un monumento che avrebbe ricordato quella tragica vicenda. A distanza di diversi mesi Gaspari è dello stesso avviso ? “Se continuerò ad essere sindaco, farò in modo che si dia seguito a quello che dissi l'anno scorso” – dichiara il primo cittadino sambenedettese - E' doveroso che ci si ricordi di questa tragedia che ha colpito San Benedetto. Nel caso in cui non fossi rieletto, parlerò con il nuovo sindaco per valutare il tutto”. In merito alla vicenda del rogo, in sede penale, con sentenza definitiva, sono state condannate 14 persone a pene, tutte sospese a un anno di reclusione.

Dal Corriere Adriatico del 29 marzo 2011

 

 

Tra circa un mese saranno passati 30 anni dal rogo della curva dello stadio Ballarin, la più grande tragedia che ha colpito la Sambenedettese nei suoi 88 anni di storia. Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, due ragazze innamorate dei colori rossoblu, quel maledetto 7 giugno 1981 trovarono la morte nel rogo della curva sud, a pochi minuti dall’inizio di Samb-Matera, ultima di campionato della vecchia C1, con i rossoblu pronti a festeggiare il ritorno in B. In quel caldo 7 giugno 1981 quasi 7 quintali di "striscioline di carta di giornale" presero fuoco sotto 3500 persone rimaste per diversi minuti intrappolate all'interno della Curva: le chiavi dei cancelli di emergenza non furono reperite subito e molte persone nella calca formatasi per sfuggire dal fuoco caddero sul rogo non spento immediatamente a causa del guasto all'idrante più vicino. Da quel maledetto pomeriggio mai una targa, una strada, una lapide a ricordare le due vittime. Il ricordo è riaffiorato forte domenica scorsa quando i ragazzi della Curva Nord Massimo Cioffi hanno provato a dare un colpo di spugna alle coscienze cittadine con uno striscione significativo che ha indotto all’applauso l’intero stadio. Chissà molti dei presenti erano al Ballarin quel giorno. Solleticato sull’argomento il presidente Spina ha mostrato grande disponibilità annunciando la celebrazione di una messa a ricordo forse dal Riviera delle Palme che potrebbe essere officiata dal Vescovo Gestori e nello stesso giorno l’inaugurazione di una targa alla memoria di quel terribile giorno. Ora la palla passa all’Amministrazione comunale.

Fonte: www.tvpitalia.it

 

  La Samb ricorda il rogo dello stadio Ballarin


Trent’anni dal rogo Ballarin: la Samb ricorda Carla e Maria Teresa

Di Pier Paolo Flammini

In tempo reale: il 4 giugno amichevole, il 5 Santa Messa, targa in ricordo di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, incontro di tutti i giocatori e dirigenti dell’epoca, triangolare vecchie glorie anche con Ascoli e Pescara.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – GIULIO SPADONI, dg Samb: Una delle pagine più tristi della storia della Samb verrà ricordato. L’idea è venuta parlando con Walter Zenga una decina di mesi fa, e io lo ricordo personalmente perché ero in quella curva. Il 4 giugno amichevole con una società estone, Jk Narva Trans, che saranno in ritiro a San Benedetto. Ingresso 5 euro/10 euro (incasso devoluto alla Fondazione Borgonovo).  Il 5 giugno, Santa Messa (ore 10) di don Vincenzo Catani con padre spirituale della Samb don Iacono, dietro la tribuna del Riviera delle Palme e a seguire una targa sarà scoperta a memoria delle vittime Maria Teresa Napoleoni  e Carla Bisirri (ore 11). Ore 12, inizio del dibattito all’interno del quale verranno raccolte le testimonianze di molti tifosi e giocatori presenti in quella drammatica giornata. Ci saranno tutti i calciatori rossoblu che quel giorno erano in campo, lo staff tecnico, i dirigenti, i familiari delle due vittime e molti tifosi rimasti feriti o ustionati dal rogo. “Invitiamo anche tutti i presenti a venire a questa cerimonia”. Alle ore 18, la richiesta di Pino Neroni, Alessio Savini e il movimento “Italia che vorrei” ha organizzato un triangolare con le tre formazioni principali della zona, le vecchie glorie di Samb, Ancona e Pescara. PINO NERONI Maria Teresa Napoleoni era mia cugina. Io all’epoca ero appena un bambino, e ho sentito di organizzare qualcosa oggi, per dare rilievo al trentennale del Ballarin. Siamo partiti con qualche amico tra cui Vincenzo Sciocchetti, fino a questo triangolare delle Vecchie Glorie di Samb, Ascoli e Pescara. Partite di mezz’ora l’una. Abbiamo avuto rapporti con Zucchini del Pescara e Massimo Silva dell’Ascoli. PAOLO BENI A noi ex fa piacere dare una mano, anche se l’evento è stato tragico. LUIGI TOMMOLINI, tifoso rossoblu e organizzatore. Questa commemorazione arriva dopo 30 anni, grazie a questa Sambenedettese Calcio che almeno ha pensato e ha fatto. E’ stato molto commovente conoscere i familiari delle vittime e i sopravvissuti, dopo il video realizzato li ho sentiti parte della mia vita. La signora Sara, mamma di Napoleoni, mi ha abbracciato appena ho detto il nome della figlia. Lo stesso coi genitori di Carla Bisirri, commovente. Sono delusi per 30 anni di silenzio, ma contenti per questo ricordo doveroso per queste ragazze che andarono per la prima volta alla partita e non videro quindi mai giocare la Samb. Maria Teresa andò allo stadio con una Vespa rossa regalata dal padre poco prima, Maria Teresa spinta dal fidanzato, tornata indietro due volte per cambiare gli abiti. Ricordo anche gli ustionati che in 30 anni hanno vissuto con dolore fisico ma anche dentro, molto forte. Il mio compito grazie anche alla Samb, che mi ha permesso di cercare di ricordare quel giorno, è stata una esperienza che mi ha anche maturato. Spero che in molti vengano per onorare chi non c’è più. Il mio video è stato un assemblaggio di immagini con denuncia molto forte di chi, per 30 anni, ha dimenticato questa tragedia. L’anno scorso fui contattato dall’amministrazione comunale, perché speravo che già per il 29° anniversario si facesse qualcosa, rimandato tutto a quest’anno. Si promise di intitolare una pineta a nord del Ballarin e un monumento. Io in questi giorni non mi sono informato, mi hanno detto che questa promessa sarebbe stata mantenuta, aspettiamo lunedì dopo il ballottaggio. La Samb si è mossa, l’amministrazione pensi a fare il suo, è giusto che si muova perché è avvenuto a San Benedetto in uno stadio cittadino, non si può esimere dal ricordo. SPADONI: Sappiamo che ci saranno altre iniziative, questo ci fa piacere, più cose ci saranno più c’è interesse, il nostro spirito come Samb Calcio. Qualsiasi altra cosa ci sarà noi come Samb parteciperemo con piacere.

27 maggio 2011

Da www.rivieraoggi.it

 


 27 maggio 2011 -  Sala Stampa Stadio Riviera delle Palme
Presentazione Iniziative 30°  Anniversario del Rogo allo stadio Ballarin





Giornata clou domenica 5 giugno che si chiuderà con un triangolare tra le vecchie glorie di Samb, Ascoli e Pescara

Rogo Ballarin: la Samb in prima fila per il trentennale della tragedia


Presentate le iniziative per ricordare ciò che accadde il 7 giugno 1981 quando morirono Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri. Numerosi furono i feriti.

SAN BENEDETTO – La Samb ha presentato le iniziative per ricordare il trentennale della tragedia del Ballarin. Era il 7 giugno 1981, quando pochi minuti prima del fischio d’inizio di Samb-Matera che sanciva la promozione in serie B del club rossoblu, un incendio  si sviluppò nella curva sud causando la morte di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri con diversi tifosi rossoblu che rimasero feriti più o meno gravemente. Il programma del club rossoblu inizia sabato 4 giugno con un’amichevole al Riviera delle Palme tra la formazione di Ottavio Palladini e la squadra estone del Jk Narva Trans che parteciperà ai preliminari dell’Europa League e che per una settimana si allenerà in Riviera. Il fischio d’inizio è fissato per le ore 18.30 (ingresso 10 euro per la tribuna centrale e 5 euro per la laterale). Domenica 5 giugno si inizia alle ore 10 nel piazzale antistante la tribuna centrale del Riviera dove verrà officiata una messa da mons. Vincenzo Catani e don Stefano Iacono. Al termine della concelebrazione eucaristica verrà scoperta una targa in ricordo di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri. A mezzogiorno, nella sala stampa del Riviera si ricorderà il rogo del Ballarin con la testimonianza dei feriti, dei familiari delle vittime ed anche dei calciatori di quella Samb che fu promossa in serie B. Sarà presente, infatti, tutta la squadra, i tecnici Nedo Sonetti e Aldo Sensibile e la dirigenza di allora. Chiuderà la giornata commemorativa il triangolare di calcio, organizzato dal movimento “Italia che vorrei” presieduto da Pino Neroni in cui scenderanno in campo al Riviera le vecchie glorie di Samb, allenata da Paolo Beni, Ascoli e Pescara. «Siamo orgogliosi –dice il diggi rossoblu Giulio Spadoni- di presentare questa serie di iniziative. L’idea è nata dieci mesi fa da una telefonata con Walter Zenga che si era raccomandato affinché la Samb organizzasse qualcosa di importante per ricordare la tragedia del Ballarin. Purtroppo non ci sarà perché impegnato in Dubai in una gara di campionato. Ma ha assicurato che invierà un messaggio che poi verrà letto nel corso del ricordo della tragedia. Un ringraziamento particolare va a Luigi Tommolini che è riuscito a rintracciare numerose persone coinvolte nel rogo e che lo scorso anno ha pubblicato un video molto emozionante su questa indelebile tragedia». «Per me –è Luigi Tommolini che parla- è stata una grandissima emozione rintracciare i familiari delle vittime. Ho incontrato sia la signora Sara, la madre di Maria Teresa Napoleoni e i familiari di Carla Bisirri che mi hanno raccontato degli aneddoti molto commoventi di quella giornata. E pensare che assistevano alla loro prima partita della Samb. Per 30 anni sono stati abbastanza delusi per il fatto di essere stati dimenticati, ma, allo stesso tempo, sono stati contenti di questo ricordo che è stato organizzato per loro e per tutti coloro che sono rimasti feriti. Mi auguro che il 5 giugno vengano tutti. Il mio video è stato una forte denuncia per chi in questi anni non ha fatto nulla per ricordare questa tragedia». «Maria Teresa Napoleoni –aggiunge Pino Neroni del movimento dell’ Italia che vorrei- era mia cugina. Ed ho voluto organizzare questo triangolare tra le vecchie glorie di Samb, Ascoli e Pescara per dare risalto al trentennale del Ballarin. Una cosa fantastica dal punto di vista commemorativo. Mi auguro che ci siano tante persone, con l’incasso ad offerta che sarà devoluto in favore della Fondazione Borgonovo».

27/05/2011

Da www.www.ilsegnale.net



Il rogo non si dimentica
A 30 anni dalla tragedia del Ballarin la Samb commemora le vittime

di Luca Bassotti

UN GIORNO DI DOLORE - San Benedetto - Due giorni per fare memoria, nel trentennale dal rogo dello stadio Ballarin. La Samb è organizzatrice dell'importante manifestazione e l'idea ci è venuta circa dieci mesi fa dopo una telefonata di Walter Zenga che ci pregava di “fare qualcosa per la ricorrenza dei 30 anni” ha detto il direttore generale rossoblù Giulio Spadoni. Ieri sono state presentate le diverse iniziative che caratterizzeranno il 4 e, soprattutto, il 5 giugno in ricordo di quel drammatico pomeriggio di domenica 7 giugno del 1981 quando qui morirono due giovani donne, Maria Teresa Napoleoni, 23 anni, del negozio di calzature Silvano Shoes, e Carla Bisirri, 21 anni, che aveva da poco aperto un'attività di parrucchieria e circa 90 persone restarono ustionate. Doveva essere un pomeriggio di festa perché la Samb, per la terza volta, otteneva la promozione in serie B nella gara con il Matera. Ed invece ci fu il rogo e la tragedia. Il programma del trentennale avrà inizio sabato 4 giugno quando al Riviera delle Palme la Samb affronterà, in una gara amichevole, la Jk Narva Trans (squadra estone che in estate disputerà il preliminare di Europa League). Il clou ci sarà ovviamente il giorno dopo e tutto si svolgerà ancora al Riviera. La mattinata sarà interamente dedicata al ricordo del rogo del Ballarin. Alle ore 10 verrà concelebrata una messa da monsignor Vincenzo Catini e don Stefano Iacono, nel piazzale antistante la tribuna centrale. Alle ore 11 si scoprirà una targa in ricordo delle due giovani vittime e, infine, alle 12 inizierà il dibattito all'interno del quale verranno raccolte le testimonianze di molti tifosi e giocatori presenti in quella drammatica giornata. Ad aiutare la Samb, Luigi Tommolini, il tifoso rossoblù di Martinsicuro che era presente in Curva Sud allo stadio Ballarin quando si originò l'incendio e che ha contattato i familiari di Carla e Teresa oltre a coloro che rimasero feriti per invitarli per l'appuntamento di domenica 5. "Ringrazio la Samb che ha pensato e realizzato quest'ottima iniziativa- dice Tommolini. I parenti delle vittime mi hanno raccontato particolari commoventi, e coloro che sono riusciti a scamparla hanno vissuto per 30 anni tra le difficoltà". La Samb ha invitato tutti i calciatori rossoblù quel giorno in campo (tra gli altri Cagni, Tedoldi, Ceccarelli, Perrotta, Caccia, Cavazzini, Sanzone, Rossinelli, Ranieri, Speggiorin), il tecnico di allora Nedo Sonetti, il vice Aldo Sensibile, il presidente Ferruccio Zoboletti, il Ds Enzo Nucifora. Infine alle 18, sempre al Riviera, si giocherà un triangolare che vedrà la partecipazione delle vecchie glorie di Samb, Ascoli e Pescara. L'ingresso sarà a offerta e il ricavato devoluto alla Fondazione Borgonovo.

Dal Corriere Adriatico del 28 maggio 2011

 

Un fiore sotto la Curva Sud per Carla e Maria Teresa

Anche il “Comitato Ballarin” propone un’iniziativa per ricordare le due vittime del rogo del 1981:la sera di martedì 7 giugno chi vuole potrà lasciare un omaggio floreale.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Anche il Comitato per la riqualificazione dello Stadio Ballarin propone un’iniziativa per ricordare Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, vittime del rogo che nel 1981 divampò nella Curva Sud dello storico impianto sambenedettese, portandosi via le loro vite e provocando decine di feriti. La sera di martedì 7 giugno, alle ore 19.00, i tifosi che lo desidereranno potranno deporre un fiore sotto la Curva Sud del Ballarin in segno di memoria e affetto per Carla e Maria Teresa. Un gesto semplice, come afferma il portavoce del comitato Massimiliano Napoletano, ma dettato dal cuore. L’iniziativa si aggiunge alla “due giorni” prevista per sabato 4 e domenica 5 giugno. Si inizierà sabato alle ore 18.30 con l’amichevole allo stadio “Riviera delle Palme” tra i rossoblu e la squadra estone del Jk Narva Trans (ingresso 5 euro nel settore Tribuna Laterale Nord). Poi domenica mattina Santa Messa alle ore 10 celebrata da Mons. Vincenzo Catani e Don Stefano Iacono davanti alla Tribuna Centrale del “Riviera” e a seguire scopertura della targa a ricordo della tragedia e dibattito con le testimonianze di tifosi e giocatori presenti. Infine alle ore 18 il 1° Memorial Ballarin, organizzato dal movimento “L’Italia che vorrei”: un triangolare tra le vecchie glorie di Samb, Ascoli e Pescara. L’ingresso sarà a offerta, con l’intero ricavato devoluto alla Fondazione Borgonovo per la lotta alla Sla.

1/6/2011
Da www.rivieraoggi.it
 

A 30 anni dal rogo del Ballarin la città ricorda la tragedia

Sarà scoperta una lapide in ricordo delle due giovani vittime

di Luca Bassotti

UNA GIORNATA DI DOLORE - San Benedetto - Domenica 7 giugno 1981: sono passati ben 30 anni dalla tragedia per il rogo dello stadio Ballarin. E la Samb ha allestito, per la giornata odierna, una serie di iniziative che la ricorderanno. Perché quel drammatico pomeriggio è impossibile da dimenticare, anche a distanza di molto tempo. Due giovani donne persero la vita: Maria Teresa Napoleoni, 23 anni, segretaria presso il negozio di calzature Silvano Shoes; Carla Bisirri, 21 anni, che aveva da poco aperto un'attività di parrucchieria. Circa 90 furono le persone che rimasero ustionate, delle quali 13 in maniera grave. Doveva essere un pomeriggio di festa perché la Samb, per la terza volta, otteneva la promozione in serie B. Alla squadra rossoblù, nella gara con il Matera, bastava un pareggio per conquistare l'obiettivo. Finì 0-0, ma quella promozione non fu ovviamente festeggiata. Appena le due squadre entrarono in campo, sopra l'entrata Est della Curva Sud iniziarono a prendere fuoco circa sette quintali di carta che erano stati portati dai tifosi. Ci fu il panico. Almeno 3.500 le persone che restarono intrappolate sui gradoni di quel settore del Ballarin, e tutti erano in fuga alla ricerca di mettere in salvo la propria vita. Una tragedia che è stata coperta nel silenzio per tantissimo tempo, che fu rotto l'anno scorso quando Luigi Tommolini, un tifoso rossoblù di Martinsicuro, confezionò un video, su quei drammatici momenti, che fu inserito su You Tube. "Lo feci perché era giusto ricordare le vittime e perché la vicenda era sotto silenzio da troppo tempo - dice Luigi Tommolini -. Per me è stato il giorno più brutto della storia della Samb. Quel giorno non si deve ricordare per la promozione in B. Molti giovani di oggi non sanno che erano morte due persone". Quel pomeriggio maledetto Tommolini, che aveva 12 anni, era al Ballarin, proprio in Curva Sud. "Con i miei familiari ci sistemammo nella parte più alta del settore, verso la tribuna - racconta -. E' accaduto tutto in un momento. I fumogeni che ci coprivano la visuale, i giocatori delle due squadre che correvano verso la Sud, e subito ci siamo trovati spinti verso la rete di recinzione. Ci fu il panico. Non si trovava la chiave del cancelletto della curva e gli idranti non funzionavano. Non si poteva uscire dalle porte principali. La gente scappava dal fuoco, e scivolava a terra. La rete di recinzione che era vicina a me si era piegata e ho avuto paura che precipitassimo nella tribuna. In quei frangenti il finanziere Luciano Bovara, messa al sicuro la sua famiglia, riuscì a salvare un bambino di 13 anni, Stefano Di Pilla che era in condizioni difficilissime. Fu un gesto eroico, come quello di Umberto Giovannozzi nel tirare via dal fuoco Eliseo Pellicciotti. Per quanto riguarda me e i miei familiari, ci possiamo ritenere dei miracolati. Se quella rete di recinzione non avesse retto, chissà come sarebbe andata a finire". Questo ed altri racconti saranno al centro della commemorazione di oggi. Tutto, ovviamente, per non dimenticare quella tragedia.

Dal Corriere Adriatico del 5 giugno 2011

 

I giocatori in campo ignari di tutto

LA STORIA - San Benedetto - Zenga, Rossinelli, Cavazzini, Schiavi, Bogoni, Cagni, Caccia, Speggiorin, Perrotta, Ranieri e Colasanto: questa era la formazione della Samb che la domenica del 7 giugno del 1981 scese in campo contro il Matera a conquistare almeno un pareggio per ottenere la promozione in serie B. L'Undici rossoblù, con quello lucano, si schierò a centrocampo. Si udirono le urla che arrivavano dalla Sud. In quel momento, però, non si resero conto completamente, così come l'arbitro Paolo Tubertini di Bologna, della gravità dei fatti, altrimenti la partita non sarebbe stata cominciata. La gara, in programma alle ore 17, ebbe inizio alle 17,16. Solamente la sera emerse evidente il drammatico quadro della situazione. II giorno dopo il capitano Gigi Cagni ed il tecnico Nedo Sonetti andarono all'ospedale per rendere visita ai feriti e si resero conto della tragedia. 113 feriti più gravi, comprese le due vittime, furono trasportati, con alcuni elicotteri, nei centri grandi ustionati: al Sant'Eugenio di Roma, dove morirono Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, Bufalini di Cesena, Maggiore di Parma, Policlinico di Padova e Di Summa di Brindisi.

Dal Corriere Adriatico del 5 giugno 2011

 

Appuntamento nato da un'idea di Zenga

San Benedetto - Un'intera giornata, quella di oggi, dedicata al ricordo della tragedia del rogo del Ballarin. Un'idea che è balenata alcuni mesi fa nella mente di Walter Zenga (era in campo, in quella gara, con il Matera) e che ha trovato la piena adesione degli attuali dirigenti della Samb. L'ex portiere rossoblù e della Nazionale, purtroppo, oggi non ci sarà perché impegnato a Dubai, dove allena una formazione locale, ma ha scritto un messaggio che verrà letto nel corso della commemorazione che si terrà interamente allo stadio Riviera delle palme. Si inizierà alle ore 10 quando verrà concelebrata una messa da monsignor Vincenzo Catani e don Stefano Iacono nel piazzale antistante la tribuna centrale. Alle 11 verrà scoperta una targa in ricordo di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri. A seguire si terrà un dibattito, nel quale verranno raccolte le testimonianze di molti tifosi e giocatori presenti allora. La Samb ha invitato tutti i calciatori rossoblù (Cagni, Rossinelli, Cavazzini, Perrotta, Colasanto, Ranieri, Caccia), lo staff tecnico (Nedo Sonetti, il vice Aldo Sensibile), i dirigenti, i familiari delle vittime e molti tifosi feriti nel rogo. Nel pomeriggio, alle ore 18, sempre al Riviera, si disputerà il I Memorial Ballarin, un triangolare a scopo benefico (ingresso libero con offerta, e il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Stefano Borgonovo) che vedrà la partecipazione delle vecchie glorie di Samb, Pescara e Porto d'Ascoli, e che è stato organizzato dall'associazione Italia che vorrei.

Dal Corriere Adriatico del 5 giugno 2011

 

 

Altri messaggi inviati dagli ex calciatori della Sambenedettese

Cari tifosi, è con immenso dispiacere che non ho potuto partecipare alla commemorazione delle vittime del Ballarin...purtroppo un impegno improvviso mi ha costretto a non essere li' come avrei voluto e come avevo progettato da tempo. E' sempre vivo in me il ricordo di quel triste giorno. Un'abbraccio alle famiglie di Carla e Maria Teresa e di tutte le vittime del tragico rogo dello stadio Ballarin. Maurizio Cavazzini

"Cari tifosi, Io, quel giorno ero in campo pronto a gioire, con la spensieratezza dei miei 19 anni, per la vittoria del campionato. Purtroppo non è stato possibile farlo perché una tragedia così grande aveva il dovere e la sensibilità di essere rispettata, così com'è poi è stato fatto. Mi unisco a voi, nella commozione e nel rispetto delle povere vittime del rogo, con la speranza di poter presto incontrare nuovamente tutti voi tifosi della Samb. Siete rimasti nel mio cuore e mi auguro di rivedere presto la nostra Samb tra i professionisti. Vi saluto con affetto".  Michele Colasanto

Carissimi tifosi rossoblù, importanti motivi di famiglia mi hanno trattenuto a Cosenza e sono  stato impossibilitato a partecipare alla commemorazione di Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, ma ero presente con il cuore nel ricordo di quella terribile tragedia vissuta il 7 giugno 1981 allo stadio "Ballarin"... Il mio pensiero...e' vicino alle famiglie di Carla e Maria Teresa con una preghiera in ricordo della loro prematura scomparsa.  Walter Santo Perrotta

"Un affettuoso saluto a tutti i tifosi e amici rossoblu, purtroppo non ho potuto partecipare al trentennale commemorativo di quella domenica 7 giugno 1981. Doveva essere una giornata di festa, nella quale si sanciva il ritorno immediato, in serie b, della mitica samb. Ero in campo quel giorno, dove vissi momenti terribili, indelebili nella mia memoria. Un pensiero di cuore rivolto a Carla e Maria Teresa ed un forte e caloroso abbraccio ai loro familiari. Un plauso a Luigi, ai dirigenti e a tutti coloro che si impegnano affinché questa giornata non venga mai dimenticata. Grazie ancora. Danilo Tedoldi

 

Erano presenti molti componenti della squadra di allora a partire dall'allenatore Sonetti

Grande commozione al Riviera per il trentennale del rogo del Ballarin

Nella mattinata di oggi, 5 giugno, è stata inaugurata la targa che ricorda la scomparsa di Maria Teresa Napolioni e Carla Bisirri nell'incendio del vecchio stadio prima della partita Samb-Matera.

SAN BENEDETTO – Oltre 200 persone hanno preso parte alla commemorazione del trentennale del rogo del Ballarin, organizzato dalla Samb. Dopo la messa officiata da mons. Vincenzo Catani e da don Stefano Iacono, il sindaco Giovanni Gaspari e il vice presidente rossoblu Claudio Bartolomei hanno scoperto la lapide celebrativa presso l’ingresso della tribuna centrale. «Quel giorno –si legge- il fuoco ha bruciato i vostri petali ma voi restate sempre per noi il fiore più bello. In ricordo di Maria Teresa Napoleoni, Carla Bisirri e tutte le vittime del rogo dello stadio Ballarin». Un ricordo struggente di quel giorno evidenziato dalle oltre duecento persone che non sono volute mancare a questo appuntamento. E c’erano proprio tutti. Ad iniziare da Sara Pagliarini, l’anziana madre di Maria Teresa Napoleoni, ai genitori Gino e Ottaviana ed al fratello Sabatino di Carla Bisirri, ai parenti delle due vittime e a coloro che in quell’incendio rimasero feriti. E poi nutrita la presenza della Samb che in quella giornata con il Matera conquistò la terza promozione in serie B della sua storia. E quindi ecco il presidente Ferruccio Zoboletti, l’allenatore Nedo Sonetti e il suo vice Aldo Sensibile. E poi i calciatori. Franco Caccia, Antonio Bogoni, Italo Schiavi, Fabiano Speggiorin, Marco Rossinelli, Bruno Ranieri, Mariano Coccia, Stefano Garbuglia, Augusto Gentilini e Francesco Chimenti. Walter Zenga, impegnato nell’ultima giornata del campionato degli Emirati Arabi ha inviato un toccante messaggio che è stato letto dal diggi rossoblu Giulio Spadoni. «Sono abituato –ha detto Nedo Sonetti- a confrontarmi con calciatori, dirigenti, addetti ai lavori del mondo del calcio ma oggi dinanzi ai parenti delle due giovani mi trovo in difficoltà. Posso dire che in questi trenta anni tante volte il mio pensiero è andato a quel giorno che doveva essere straordinario per il risultato ottenuto sul campo ma che divenne doloroso. Ne rimasi molto toccato e lo sono tuttora. L’emozione è grande». «Ero in tribuna –aggiunge Aldo Sensibile- e da lì percepimmo subito la tragedia. Al primo focolaio capimmo ciò che stava accadendo. Vidi gente che correva con i capelli in fiamme ed altri che si lanciavano in campo o dalla gradinata. Una tragedia che mi è rimasta nel cuore e nella testa». «Ho un brutto ricordo di quel 7 giugno –è Marco Rossinelli che parla- anche se dal campo non ci eravamo resi conto di quello che stava accadendo anche perché stavamo salutando il pubblico e facendo le foto di rito. Non vedevamo le fiamme, poi però ho visto la gente lanciarsi in campo da dieci metri, un buco al centro della curva con i tifosi che premevano ai lati. Ho subito cercato chi avesse la chiave del cancelletto per potere permettere ai tifosi di entrare in campo. Oggi è stata fatta una cosa molto bella e di questa giornata mi sono rimaste le lacrime». «Ho un ricordo drammatico ed indelebile di quella partita –dice Fabiano Speggiorin- . Doveva essere un giorno di grande gioia ma poi quello che è accaduto ci mise addosso tanta amarezza. Ho visto ragazzi entrare in campo con la pelle del viso che colava. Se il cancello fosse stato aperto la situazione poteva essere gestita meglio. Di certo oggi questa partita non si sarebbe giocata. L’iniziativa di questa mattina è stata bellissima. Ho rivisto i compagni di allora anche se con Zenga e Cagni mi sento con maggiore frequenza». Questo il ricordo del 7 giugno 1981 del vice presidente della Samb Claudio Bartolomei. «Facevo il cameriere e quel giorno non andai a lavorare per festeggiare la promozione in serie B. Era caldo, c’era molta carta e poi il fuoco. In trenta secondi sono riuscito a saltare quella maledetta rete e a salvarmi. A nome della Samb di oggi siamo orgogliosi di essere qui dopo 30 anni per ricordare le vittime del rogo del Ballarin». «In questo momento –sottolinea il sindaco Giovanni Gaspari- bisogna cercare di non farsi prendere dall’emozione e dai ricordi. Voglio testimoniare la mia profonda gratitudine e quella di tutta la città a chi ha organizzato questa giornata. È stato molto importante scoprire questa targa, così come rilevante è stato il lavoro di Luigi Tommolini perché ha fatto si che il 7 giugno 1981 non passi più inosservato. Oggi il nostro compito è far si che i luoghi in cui si svolgono spettacoli di svago e divertimento siano sempre più sicuri».

 

Infine è stata particolarmente toccante la visione del video realizzato da Tommolini, pubblicato su youtube lo scorso anno. «Per quanto riguarda le immagini –analizza- ho ripreso un vecchio servizio di Remo Croci mentre per i giornali sono andato all’emeroteca dove ho consultato tutti i fogli di quel periodo. La molla per realizzare questo video è stata il documentario di Luigi Maria Perotti su Roberto Peci in cui c’erano le immagini del rogo del Ballarin. Non possiamo e dobbiamo dimenticare questa tragedia che colpì la nostra città. È importante che si ricordino per sempre Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri e tutti coloro che da questo rogo uscirono segnati nel corpo e nell’anima». Alla manifestazione commemorativa erano tra l’altro presenti oltre al sindaco Gaspari anche l’ex sottosegretario di stato Pietro Colonnella, gli assessori provinciali Bruno Gabrielli e Filippo Olivieri, il consigliere comunale Marco Calvaresi e l’assessore all’Ambiente uscente Paolo Canducci. Martedì 7 giugno, giorno esatto del trentennale, il Comitato Ballarin, presieduto dall’ avv. Roberto Brancaccio, dà appuntamento a tutti, cittadini e tifosi, alle ore 19 dinanzi alla curva sud del vecchio stadio per la manifestazione “Un fiore per Carla e Maria Teresa”.

05/06/2011

Da www.ilsegnale.net

 

La città ricorda il rogo del Ballarin

C'erano patron Zoboletti e mister Sonetti con i giocatori del 1981. Commossi i familiari delle vittime

di Luca Bassotti

UN GIORNO DI DOLORE - San Benedetto - Grande commozione e massimo coinvolgimento. E' stata questa l'atmosfera che si è vissuta ieri allo stadio Riviera delle Palme nella giornata dedicata al trentennale della tragedia del rogo del Ballarin. I familiari di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri (le due donne che persero la vita), alcune persone che restarono ferite in quella drammatica vicenda, il presidente della Samb di allora Ferruccio Zoboletti, il tecnico Nedo Sonetti ed il vice Aldo Sensibile, i giocatori (Marco Rossinelli, Bruno Ranieri, Fabiano Speggiorin, Franco Caccia, Antonio Bogoni, Italo Schiavi, ed altri ex rossoblù come Augusto Gentilini, Francesco Chimenti, Mariano Coccia, Garbuglia), il sindaco Giovanni Gaspari, gli assessori provinciali Bruno Gabrielli e Filippo Olivieri, il neo assessore comunale Marco Calvaresi, diversi tifosi e la Samb di oggi rappresentata dai due dirigenti Claudio Bartolomei e Roberto Pignotti: più di 200 persone, tutte insieme in un unico abbraccio. Tutti con la mente a quel drammatico pomeriggio del 7 giugno 1981 quando poco prima che iniziasse la gara Samb-Matera, sopra l'entrata Est della Curva Sud del Ballarin, presero fuoco circa sette quintali di carta che provocarono la morte delle due ragazze ed il ferimento di circa 90 persone. Dopo la Messa, il sindaco Gaspari ed il tesoriere della Samb Pignotti hanno scoperto la targa in ricordo di Maria Teresa Napoleoni, Carla Bisirri e tutte le vittime del rogo del Ballarin, e che è sistemata nel piazzale della tribuna centrale. Porta la seguente dicitura: "Quel giorno il fuoco ha bruciato i vostri petali, ma voi restate sempre per noi il fiore più bello". Poi c'è stato l'intervento del sindaco. "Voglio testimoniare la gratitudine per chi ha allestito questa iniziativa per ricordare le due ragazze e le tante persone che sono rimaste segnate dentro e fuori - ha detto - I luoghi di lavoro e divertimento debbono essere più sicuri". E poi è stata la volta del tecnico Nedo Sonetti. "Tante volte mi sono trovato a pensare a quella giornata dolorosa, che mi ha segnato per tutta la vita - dice - Quando eravamo in campo non avemmo la percezione che la vicenda avesse fosse gravissima. Ce ne accorgemmo solo a sera". Poi tutti nella sala stampa del Riviera dove è stato proiettato il video realizzato da Luigi Tommolini su quel pomeriggio, e tratto da "La videostoria della Samb calcio" di Remo Croci e da "L'infame e suo fratello" di Luigi Maria Pcrotti. Alle 18.30 al Riviera delle Palme si è giocato, nonostante la 'pioggia, il primo memorial Ballarin. Le vecchie glorie della Samb hanno vinto battendo per due a zero quelle del Pescara con gol di Augusto Gentilini e Marco Albertini e quelle del Porto d'Ascoli con un gol su rigore di Germano Grillo.

Dal Corriere Adriatico del 6 giugno 2011

 

Servizio di TVP Italia del  7/6/2011

 

Per non dimenticare Carla e Maria Teresa

Questa mattina si è tenuta la cerimonia in ricordo delle vittime del rogo del Ballarin. Trent'anni dopo ecco una targa per non dimenticare Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni. Tanta commozione ed un unico pensiero a chi quel giorno perse la vita. Questa mattina, allo stadio Riviera delle Palme, si è tenuta la cerimonia per il 30ennale del rogo del Ballarin. Era il 7 giugno del 1981 quando, per un incendio divampato nella curva sud del vecchio stadio cittadino poco prima del fischio d’inizio di Samb-Matera, due giovani ragazze presenti nel settore, riportarono ustioni fatali. Con loro altre decide di persone riportarono ustioni più o meno gravi ma riuscirono a sopravvivere. Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri oggi sono state ricordate, dopo tanti anni, con una messa celebrata da Monsignor Vincenzo Catani e Don Stefano Iacono, di fronte a molte persone che quel giorno c’erano, non vogliono e non possono dimenticare. La folla si è stretta attorno alla signora Sara Napoleoni, madre di Maria Teresa, ed alla famiglia Bisirri. Accanto alle famiglie delle vittime tanti giocatori della Samb 1980/81 che quel giorno erano in campo, o che comunque hanno vissuto la tragedia. Ecco allora seduto in prima fila il presidente Zoboletti, mister Sonetti con il suo vice Sensibile, dietro di loro anche Caccia, Schiavi, Bogoni, Ranieri, Rossinelli, Speggiorin, Garbuglia, Cocca, Gentili e Francesco Chimenti. Presente anche il sindaco Giovanni Gaspari che dopo la messa, assieme ai dirigenti rossoblù Roberto Pignotti e Claudio Bartolomei, ha proceduto alla scopertura della targa ricordo sulla quale è stata incisa questa frase “Quel giorno il fuoco ha bruciato i vostri petali, ma voi restate sempre per noi il fiore più bello. In ricordo di Maria Teresa Napoleoni, Carla Bisirri e tutte le vittime del rogo dello stadio F.lli Ballarin”. Occhi lucidi e qualche lacrima per molti dei presenti. Mister Sonetti ha voluto ricordare quante volte in questi 30 anni gli sono tornate in mente quelle immagini devastanti. Anche Walter Zenga, che non ha potuto esserci poiché impegnato al allenare negli emirati arabi, ha voluto inviare un messaggio alle famiglie delle vittime, a tutti coloro che rimasero ustionati ed ai tifosi della Samb. La cerimonia si è conclusa con la proiezione del video di Luigi Tommolini… Immagini struggenti che ricordano quel maledetto pomeriggio che il popolo sambenedettese non potrà mai dimenticare.

Domenica 05 Giugno 2011

Ufficio Stampa U.S. Sambenedettese

 

 

 

  Galleria Foto Cerimonia sul Sito Ufficiale della Sambenedettese

 

 

Alcuni video della commemorazione del 5 giugno 2011

A cura dell'Ufficio Stampa della U.S. Sambenedettese Calcio

 Stadio Riviera delle Palme, omelia del vescovo Caetani durante la liturgia religiosa



Scopertura targa ed intervento del vice Presidente della Samb Claudio Bartolomei

 

L' intervento del Sindaco di San Benedetto del Tronto, Giovanni Gaspari

 

La testimonianza del DG Giulio Spadoni ed il messaggio inviato da Walter Zenga



Il saluto di Luigi Tommolini alla proiezione del suo video sul rogo del Ballarin

Il fuoco ha bruciato i petali, non il ricordo

La targa in memoria delle vittime del rogo del Ballarin: Maria Teresa, Carla e Livia

di Pasquale Bergamaschi

SUL MURO DEL SETTORE 'Tribuna centrale' del Riviera delle Palme la targa in ricordo di Maria Teresa Napoleoni, Carla Bisirri e di tutte le vittime del rogo dello stadio 'F.lli Ballarin' resterà ad imperitura memoria. Vi è scritto: 'Quel giorno il fuoco ha bruciato i vostri petali, ma voi restate sempre per noi il fiore più bello'. SCONTATA LA COMMOZIONE dei familiari delle vittime di quel tragico 7 giugno 1981, quando alla curva sud, per i quintali di striscioline di carta ammucchiati dagli ultras per festeggiare l'immediato ritorno in serie B della pattuglia del tecnico Nedo Sonetti, scoppiò il fuoco con le fiamme che falciarono Maria Teresa e Carla (negli anni a venire anche la super tifosa Livia Bruni, paralizzata a letto per anni e anni) e marchiarono con le penalizzanti stimmate i corpi di tanti tifosi. ALLA SCOPERTURA DELLA TARGA, momento solenne officiato dal sindaco Gaspari e dal dirigente dell'Unione Sportiva Sambenedettese, Roberto Pignotti, le lacrime hanno rigato i visi della signora Sara Pagliarini, la mamma di Maria Teresa Napoleoni e dei genitori e familiari di Carla Bisirri, dalla mamma Ottaviana Compagnoni al padre Gino Bisirri, dal fratello Sabatino alla moglie e agli zii. Una cerimonia, il trentennale della drammatica pagina nera degli annali della 'beneamata' Samb, celebrata al Riviera delle Palme, grazie all'impegno del vertice dell'US Sambenedettese, in primis del vice presidente Claudio Bartolomei, con un preciso programma e con la partecipazione di buona parte dei rossoblù che, nell'81, furono i diretti co-protagonisti del rogo Ballarin. DOPO LA SANTA MESSA officiata da monsignor Vincenzo Catani e da don Stefano Iacono, nel piazzale antistante la tribuna centrale del Riviera delle Palme e la scopertura della targa ricordo con le parole del primo cittadino a ribadire «l'importanza della sicurezza degli impianti sportivi», sono state le testimonianze dei primi attori dell'allora Samb Calcio, dal tecnico Sonetti al presidente Ferruccio Zoboletti, ad anticipare la proiezione del video realizzato da Luigi Tommolini, con le immagini del cruento incendio della curva sud del Ballarin. «LA MOLLA SCATENANTE del video? Quei 12 secondi del drammatico rogo nel contesto de 'L'infame e mio fratello' di Luigi Maria Perotti la puntualizzazione di Tommolini perché quell'infausto evento non doveva essere dimenticato ma restare sempre nella mente dei sambenedettesi, tifosi e non». Per questo, dopo le promesse del maggio 2010, il sindaco Gaspari ha ribadito «che si sta organizzando un progetto per commemorare il tragico rogo Ballarin». Al 99 % la pinetina a nord del Ballarin, nel lato opposto della 'Pineta dei funai', sarà intitolata a Maria Teresa Napoleoni, Carla Bisirri, Livia Bruni e a tutte le vittime del rogo. CHE SARANNO NUOVAMENTE ricordate domani, alle ore 19, alla curva sud del vecchio stadio di San Benedetto, nell'iniziativa promossa dal 'Comitato pro Ballarin' presieduto dall'avvocato Roberto Brancaccio: 'Un fiore per Carla e Maria Teresa'. Che insieme a Livia Bruni riposino in pace dopo aver assolto quanti, per leggerezza e per l'entusiasmo tifoso, trasformarono una giornata dì festa e di gioia in un lutto cittadino, in una tragedia che resterà indelebile in quanti la vissero personalmente al 'Ballarin'.

Dal Resto del Carlino del 6 giugno 2011

 

 Si concludono le manifestazioni dedicate al rogo del Ballarin

Fiori in curva Sud per ricordare la fine di Carla e Maria Teresa

di Luca Bassotti

LA CELEBRAZIONE - San Benedetto - Altre emozioni Si vivranno per il trentennale del rogo del Ballarin. Dopo le iniziative realizzate domenica scorsa dalla Samb calcio allo stadio Riviera delle Palme, eccone un'altra, molto suggestiva, allestita dal comitato di riqualificazione stadio Ballarin e che è in programma per stasera, alle ore 19. Il comitato presieduto dall'avvocato Roberto Brancaccio ha organizzato un importante momento dedicato al ricordo delle due ragazze che persero la vita, Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, in quel drammatico pomeriggio del 7 giugno del 1981. "Un fiore per Carla e Maria Teresa" è il titolo dell'iniziativa che si svolgerà sotto la Curva Sud dello stadio Ballarin. "Per chi ha vissuto ciò che accadde il 7 giugno 1981 certe immagini sono state, sono e saranno per sempre indelebili nella memoria di ognuno di noi, di un'intera città e di tutta la sua tifoseria afferma il presidente del Comitato, l'avvocato Roberto Brancaccio Questo comitato intende ricordare Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, vittime di una festa che si trasformò in tragedia, con un'iniziativa semplice e dettata dal cuore. Tutti coloro che vorranno ricordare, insieme al Comitato, queste due tifose, potranno deporre un fiore sotto la Curva Sud dello stadio Ballarin. Con questa iniziativa siamo certi di suscitare un'emozione in tutti i cuori della città e di ritrovarci insieme in un ideale abbraccio con le due ragazze che morirono". Con Un fiore per Carla e Maria Teresa si chiude il calendario delle iniziative relative al trentennale per il rogo del Ballarin. Tra queste c'era anche il primo memorial Ballarin, un triangolare a scopo benefico (l'incasso è stato devoluto alla fondazione Stefano Borgonovo) che è stato vinto dalle vecchie glorie della Samb e al quale hanno partecipato anche quelle del Pescara e del Porto d'Ascoli. Il torneo, disputato nonostante la pioggia, è stato organizzato dall'associazione Italia che vorrei. Ogni gara aveva la durata di 35'. Nella prima le vecchie glorie del Porto d'Ascoli hanno battuto per 1-0 (rete di Troiani) quelle del Pescara. Nella seconda partita la Samb si è imposta per 2-0 sul Pescara, grazie alle reti di Augusto Gentilini e Marco Albertini. Infine nel terzo e decisivo match la formazione rossoblù, allenata da Paolo Berni, ha superato per 1-0 (ha siglato Gennaro Grillo su rigore) il Porto d'Ascoli. Per la Samb sono andati in campo Deogratias, Giancarlo e Roberto Beni, Gentilini, Grillo, Voltattorni, Nocera, Minuti, Chimenti, D'Angelo, Fiscaletti, Palladini, Castronaro, Attrice, Romiti, Pallottini, Di Fabio, Bruni, Sgolastra, il comandante della compagnia carabinieri Vaccarini, e Albertini.

Dal Corriere Adriatico del 6 giugno

 

Comitato di Riqualificazione Stadio F.lli Ballarin

Oggi ricade il trentennale di quella che è la pagina più triste della gloriosa storia della Sambenedettese Calcio 1923. Per chi ha vissuto ciò che accadde il 7 giugno 1981 certe immagini sono state, sono e saranno per sempre nitide ed indelebili nella memoria di ognuno di noi, di un’intera città e di tutta la sua tifoseria. Questo Comitato intende ricordare Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, vittime di una festa che si trasformò in tragedia, con un’iniziativa semplice e dettata dal cuore: “un fiore per Carla e Maria Teresa”. Questa sera, 7 giugno 2011 alle ore 19.00 tutti coloro i quali vorranno ricordare insieme al Comitato queste due tifose, potranno deporre un fiore sotto la Curva Sud dello Stadio F.lli Ballarin. Certi di suscitare un’emozione in tutti i cuori della città e di ritrovarci insieme in un’ideale abbraccio con Carla, Maria Teresa  diamo appuntamento a tutti coloro i quali vorranno partecipare alle 19.00 del 7 giugno p.v. sotto la Curva Sud dello Stadio F.lli Ballarin.

Il Presidente




L'avv. Roberto Brancaccio: «Trenta anni fa è stata scritta una delle pagine più tristi della storia della Samb»

Grande l’emozione nel ricordo di Carla e Maria Teresa
Tanti fiori in memoria delle vittime del rogo del Ballarin. Un ultras del Foggia ha deposto una sciarpa sui gradoni della sud

SAN BENEDETTO – Trenta anni fa quella curva sud, cuore pulsante della tifoseria rossoblu, si trasformò in un tragico rogo in cui persero la vita Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri e diversi furono i tifosi ustionati. Oggi, alle ore 19.30, sui gradoni “sgarrupati” del F.lli Ballarin oltre duecento persone, compreso anche chi da quell’incendio è rimasto seriamente segnato, hanno reso omaggio alle vittime depositando al centro della curva un fiore in memoria. Una serata toccante, in cui l’emozione era palpabile ed i ricordi si accavallavano nella mente di tutti. «Dov’eri tu quel giorno?», «Io stavo lì», «Io sono riuscito a saltare la rete», «quel maledetto cancello era chiuso» e tanto altro ancora. Brividi a fior di pelle. Il vecchio Ballarin, oggi lasciato all’abbandono, è tornato come per magia a rivivere per almeno un’ora nel ricordo di chi non c’è più, di chi ci ha lasciato in un giorno di festa. Ed il merito va al Comitato Ballarin che ha voluto commemorare la scomparsa di Maria Teresa e Carla con una cerimonia semplice ma di grande impatto emotivo. Tanti i fiori deposti al centro della curva sud. Compresa una sciarpa degli Ultras 1980 del Foggia. Un supporters rossonero è appositamente partito dal capoluogo pugliese per essere presente a San Benedetto per ricordare con i “colleghi” rossoblu quel 7 giugno 1981. Una memoria dolorosa –ha detto don Armando Moriconi- ma che con questo atto di cuore vuole ricordare le persone che non sono più tra di noi. Il modo più vero per stringersi attorno alle famiglie e a tutta San Benedetto». «Vi ringrazio tutti dal profondo del cuore –ha aggiunto l’avv. Roberto Brancaccio, presidente del Comitato Ballarin- trattengo a stento l’emozione. Trenta anni fa qui si è scritta una delle pagine più tristi della Samb ed oggi riviviamo questo dolore. Quel giorno eravamo adolescenti ed ora ricordiamo questa immane tragedia, chi ha perso i suoi cari ma anche tutti coloro che non ci sono più. Ringrazio il presidente Ferruccio Zoboletti per la sua presenza, una persona che ci ha dato tante gioie sportive ma che ha anche, in prima persona, patito questa disgrazia». «È il momento –ha dichiarato il sindaco Giovanni Gaspari- del ricordo e del dolore. Già domenica scorsa abbiamo rivissuta questa immane tragedia. Anche oggi l’emozione è grandissima, una ferita difficile da rimarginare. Ora il nostro compito e quello di non dimenticare ciò che è accaduto». «Colgo l’occasione –ha chiuso la serie degli interventi Massimiliano Napoletano, portavoce del Comitato Ballarin- per ringraziare tutti coloro che sono intervenuti, i ragazzi della curva nord del Riviera, la vecchia guardia e l’amico giunto direttamente da Foggia. Questo è un giorno triste ma che abbiamo fortemente voluto commemorare per far si che la nostra memoria rimanga sempre viva su ciò che accadde trenta anni fa». Oltre al sindaco Gaspari erano presenti i neo consiglieri comunali Bruno Gabrielli, Giulietta Capriotti, Andrea Marinucci, Pierluigi Tassotti, il segretario provinciale del Pd Antimo Di Francesco e l’ex assessore all’ambiente Paolo Canducci. Tra gli ex Samb ecco la bandiera Paolo Beni, Maurizio Simonato e Alfiero Caposciutti che hanno fatto la storia calcistica della Samb e soprattutto del vecchio F.lli Ballarin. Per il club rossoblu non potevano mancare il diggi Giulio Spadoni e il tecnico Ottavio Palladini. Anche loro hanno deposto un mazzo di fiori.

7 giugno 2011

Da www.rivieraoggi.it


La cerimonia organizzata dal Comitato Pro Ballarin

 

Tanti fiori per Carla e Teresa

In 150 ieri al Ballarin per non dimenticare le vittime del rogo del 1981

di Luca Bassotti

San Benedetto - Quante emozioni, quanti ricordi. Più di 150 persone sono tornate ieri a calcare i gradoni della Curva Sud dello stadio Ballarin per partecipare alla bellissima iniziativa Un fiore per Carla e Maria Teresa, organizzata dal comitato per la riqualificazione del Ballarin. Tra loro ce ne erano diverse che trent’anni fa erano lì, su quei gradoni, ad attendere che la Samb entrasse in campo per sfidare il Matera per raggiungere la promozione in B. Molti ieri erano seduti su quel settore a scrutare l’orizzonte e a ricordare quei drammatici momenti in cui presero la vita Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, e altre 90 persone rimasero ferite. Un tuffo nel passato carico di emozioni e commozione. All’iniziativa hanno partecipato il sindaco Gaspari, l’ex vice Antimo Di Francesco, l’ex presidente del consiglio comunale Giulietta Capriotti, l’assessore provinciale Bruno Gabrielli, i consiglieri comunali Andrea Marinucci che ricorda: “Quel giorno ero in curva ed il ricordo è nitido. Vidi scene raccapriccianti. Ad un certo punto c’è stato il panico. Tutti a strillare. Sono riuscito subito a scappare e guadagnare l’uscita e mettermi in salvo”. C’erano anche Pierluigi Tassotti, l’ex presidente rossoblù Ferruccio Zoboletti, il direttore generale della Samb Giulio Spadoni, il tecnico Ottavio Palladini, gli ex rossoblù Italo Schiavi (che in quel 7 giugno 1981 era in campo), Alfiero Caposciutti, Paolo Beni, Maurizio Simonato. Era presente anche un ultras del Foggia, Marco, che ha depositato la sciarpa rossonera del suo gruppo vicino ai tantissimi fiori lasciati dai tifosi al centro della Curva Sud. Dopo la benedizione di don Armando Moriconi, ha preso la parola il presidente del comitato Ballarin, l’avvocato Roberto Brancaccio. “Ringrazio tutti dal profondo del cuore. Trattengo a stento l’emozione. E’ un ricordo vivo, perché questa è la pagina più triste della storia della Samb. Purtroppo quel giorno è andata in quel modo, e per noi è un dolore che riviviamo. Mi auguro che Carla e Maria Teresa vengano sempre ricordate”. Infine il sindaco Gaspari: “Abbiamo vissuto, in questi giorni, tante emozioni, soprattutto quando certe ferite non riescono a rimarginarsi - dice Gaspari -. A noi resta il compito di non far dimenticare ciò, con iniziative come queste. Qualche tempo fa presi l’impegno di far intitolare la pineta ad Est dietro al Ballarin alle due ragazze. Credo che in tal senso ci sia una richiesta che arriva da tutti. E quindi sta a noi avere l’obbligo di mantenere vivo il ricordo”.

Dal Corriere Adriatico del 8 giugno 2011  




Servizio di TVP Italia del  8/6/2011 sulla cerimonia al Ballarin

 

www.sambenedettesecalcio.it

 

 

13 giugno 1981: trent'anni fa moriva Maria Teresa Napoleoni

di Luigi Tommolini

Sono già passati trent'anni; Maria Teresa è una ragazza di 23 anni, compiuti a febbraio, con la voglia di vivere, la gioia nei suoi occhi, la vita che le sorride come il sorriso del suo bel viso; lavora come segretaria nell'azienda di calzature "Silvano Shoes"; abita nei pressi delle suore battistine. La domenica del 7 giugno 1981 è il giorno di Pentecoste e si sveglia presto la mattina per andare a messa alle otto proprio dalle suore; poi al mare; non si può rinunciare ai "bagni di sole" in una giornata così calda, anche se spira una leggera brezza di mare. E' figlia unica, Maria Teresa, di due genitori non proprio giovanissimi, Sara ed Enzo; quando resta a casa, dopo le ore di lavoro, le sue mani lavorano all'uncinetto; e addobba cuscini, crea copritavola, copripoltrone e copridivani; è la gioia di casa, la figlia voluta e arrivata. Appena tornata dal mare, quella domenica di giugno di Pentecoste, prepara da mangiare e subito dopo eccola in sella alla sua fiammante vespa 50 di colore rosso, regalatale dal suo papà il giorno dell'ultimo compleanno! E' felice Maria Teresa. Prima di uscire, come sempre, porge un saluto affettuoso ai suoi genitori dicendo che appena tornata a casa sarebbe andata con loro ad una festa e, tutt'insieme, avrebbero gustato le tradizionali "nocelle". La città è in festa; è interamente coperta di bandiere rossoblu, il colore della squadra calcistica locale, la Sambenedettese che molto probabilmente quella domenica tornerà in serie B. Maria Teresa non è mai stata allo stadio a vedere una partita di calcio ma quel giorno si convince nell'andare, visto che il trionfo e la gioia sono assicurati! Parcheggia la sua Vespa rossa poco distante dallo Stadio ed entra nel settore in cui i tamburi del tifo rullano, come sempre, in maniera assordante e, la carta, quella troppa carta, ricopre tutti fino alle ginocchia. Maria Teresa si ritrova insieme ad alcuni amici e il colpo d'occhio all'interno del "Ballarin", lo stadio della Samb in quell'occasione stracolmo, è meraviglioso; uno spettacolo mai visto, una festa da vivere! Entrano le squadre in campo e i palloncini rossoblu con la lettera "B" gigante volano in cielo insieme al fumo dei bengala accesi; si avverte uno strano caldo, troppo caldo; subito non ci si accorge del fuoco che comincia a bruciare quintali di carta; l'attenzione è rivolta alla festa, ai tamburi, alla coreografia, al tifo assordante che tutto nasconde! Ma il fuoco, sotto, arde e al primo grido "c'è il fuoco, c'è il fuoco!!!" il panico e l'istinto portano ognuno a fuggire, ad uscire, a seguire gli altri, ad andare verso il proprio destino! Il destino della povera Maria Teresa quella domenica è quello di scendere verso l'uscita, ma di scivolare ed essere travolta dalla tremenda calca e di finire sopra al rogo; verso di lei avanzano fiamme altissime e pezzi di carta infuocati che piovono sostenuti da un vento malefico che in un attimo bruciano i suoi vestiti sintetici e i suoi splendidi capelli lunghi; trova la forza di alzarsi, ma solo per pochi istanti poiché ricade rovinosamente su un altro focolaio assassino."Maria Teresa, perché non ti rialzi!". Destino crudele! Si rialza troppo tardi e scende le scale dell'uscita del "sottopassaggio Est" e istintivamente, in maniera disperata, cerca un bagno e quindi l'acqua per spegnere i suoi splendidi capelli, i suoi vestiti sintetici, la sua camicia bianca e il suo corpo che sta sciogliendosi! Urla disperate: quel sottopassaggio è peggio dell'Inferno. La corsa all'ospedale con un' auto privata e poi, il giorno dopo, il volo con l'elicottero della speranza, verso la capitale. Saranno giorni atroci e drammatici. Durante il suo calvario Maria Teresa, affranta e agonizzante, osserva più volte disperatamente quello che è rimasto delle sue splendide mani: "come farò a lavorare adesso; come farò a fare le mie creazioni all'uncinetto; come farò ad accarezzare quelli ai quali ho voluto bene per tutta la vita...". Maria Teresa Napoleoni chiude per sempre i suoi occhi all'alba del 13 giugno 1981, giorno di Sant'Antonio di Padova. Era felice, era gioiosa, era un fiore; l'ultima sua gioia l'ha manifestata gridando "Forza Samb" tra mille bandiere rossoblu; eppure non vedrà mai giocare la squadra sambenedettese. Fuori dallo stadio "Ballarin" rimarrà a lungo, silenziosa e immobile, la sua vespa 50 rossa e mai più nessuno osò toccare la sua cameretta da quella drammatica domenica di Pentecoste quando, a casa Napoleoni, non entrò più il sole.

Una prece

Luigi Tommolini

13 giugno 2011

 

17 giugno 1981: trent'anni dalla morte di Carla Bisirri

di Luigi Tommolini

Mi ricordo con piacere, tempo fa, di quando ero fanciullo e mia mamma mi portava dalla sua parrucchiera Lisetta, a poche centinaia di metri da casa nostra a Martinsicuro, paese sul litorale del medio-Adriatico a circa otto chilometri a sud da San Benedetto del Tronto.  Era là che lavorava una ragazza che, nonostante la sua giovane età (avrebbe potuto avere tredici, quattordici anni), dimostrava già di essere matura nel parlare e nel comportarsi. Una ragazza diversa dalle sue coetanee, molto sveglia, essenzialmente molto più avanti di loro. Il suo nome era Carla ma chi la conosceva bene la chiamava Carletta, forse per via del suo fisico, un gioiellino di neanche cinquanta chili. Appena entrato nel negozio mi accarezzava con dolcezza e non mi faceva mai mancare le sue "coccole", quelle che si fanno di solito ai bambini; tutta seria, comunque, tornava subito al suo lavoro. Carla Bisirri, con l'entusiasmo di una ragazzina, partiva ogni giorno da casa sua nella "zona dell'Agraria" della vicina Porto d'Ascoli, località del comune di San Benedetto del Tronto e suo normale prolungamento a sud, a metà strada tra San Benedetto del Tronto e Martinsicuro, sempre sul litorale del medio-Adriatico. Le piaceva lavorare e imparare il proprio mestiere e ad accompagnarla ci pensava spesso il suo papà Gino che stravedeva per lei; altre volte, quando Gino non poteva, ma sempre rigorosamente accompagnata da un familiare, utilizzava l'autobus della linea San Benedetto-Martinsicuro che effettuava una delle sue fermate proprio davanti casa Bisirri. Con mia mamma, Carla faceva discorsi profondi, mai frivoli, mai sciocchi dispensando anche utili consigli; traspariva in lei il suo forte attaccamento per la famiglia, per il suo papà e per sua mamma Ottaviana i quali seguivano dappertutto la loro primogenita, il loro gioiello di figlia che misero al mondo quando avevano un'età di venti e venticinque anni. Era piacevole andare dalla parrucchiera soprattutto per la presenza di Carla. Una volta compiuti i diciotto anni d'età Carla decise di avviare, sotto casa sua, un'attività in proprio di parrucchiera. In breve tempo riuscì a farsi un discreto numero di clienti e molti venivano da Martinsicuro dove aveva imparato il mestiere e lavorato e dove aveva lasciato un bel ricordo professionale ed umano. Poi un giorno conobbe Ricardo, un ragazzo di quattro anni più grande di lei. Carla lo presentò subito a casa e piacque anche ai suoi genitori; non uscivano mai soli, come richiedeva l'educazione del suo papà e della sua mamma. Era graziosa Carla, un fiore. Lei e Ricardo, molto innamorati, fissarono la data del loro matrimonio per il mese di settembre del 1981. Tre mesi prima, domenica 7 giugno 1981, Carla aveva da poco compiuto ventuno anni e la Sambenedettese, squadra calcistica di San Benedetto del Tronto si apprestava a tornare in serie B. C'era grande festa anche a Porto d'Ascoli dove tutta la cittadina parteggiava per i colori rossoblu della Samb ! Ricardo era un suo fedele sostenitore e non voleva mancare alla festa; decise di portare con sé la sua amata Carla insieme a uno zio della ragazza. Ricardo cercò di coinvolgere nella festa rossoblu anche il fratello di Carla che all'epoca aveva dieci anni ma lei si oppose pensando che poteva essere pericoloso per un bambino così piccolo assistere a quella partita ! Al momento di dirigersi verso lo stadio, Carla volle ritornare a casa una prima volta a cambiarsi gli abiti: "E' meglio indossare un paio di pantaloni!"...poi tornò e ci ripensò di nuovo: "E' forse meglio mettere questo vestito invece di quello..."... Insomma, non era tranquilla! Forse, inconsciamente, aveva qualche malefico presagio! Non era mai stata all'interno di uno stadio di calcio ad assistere ad una partita, ma la giornata festosa e la presenza del suo Ricardo l'avevano convinta e assicurata. Avvolta nella festa del "Ballarin", lo stadio della Sambenedettese, fra tamburi assordanti e tanta carta, anche lei, come la povera Maria Teresa Napoleoni, andò incontro ad un tragico destino. Travolta dal panico e dalla calca violenta il suo grido "Forza Samb" fu strozzato cadendo sul rogo; "Carla, dove sei!!" urlò infinite volte il suo futuro sposo! Nella calca si persero! Invano sia lo zio che Ricardo, disperati, cercarono di trovarla, di allontanarla dal rogo, di soccorrerla! Troppo tempo rimase avvolta dalle fiamme malefiche che le deturparono il suo fisico ormai distrutto. Una volta trasportata all'ospedale il suo papà la riconobbe solo per la forma della sua fronte... Insieme alla Napoleoni il giorno dopo, con il volo della speranza, fu trasferita in elicottero nella capitale. Quando il 13 giugno 1981 Maria Teresa chiuse per sempre gli occhi, Carla aveva ormai perso tutte le forze per lottare; ai suoi genitori e all'inconsolabile Ricardo manifestò il desiderio di morire a casa sua: "Portatemi a casa! Voglio morire a casa!" Ma ormai era troppo tardi e a Roma Carla Bisirri chiuse per sempre i suoi occhi la sera del 17 giugno 1981, giorno seguente al funerale di Maria Teresa amica nel crudele destino. Lasciò affranti e addolorati tutti i suoi cari, la sua famiglia e colui che avrebbe dovuto e voluto sposarla solo tre mesi dopo... Ricardo trascorse gli anni successivi nel ricordo della sua amata Carla vivendo sempre con grandi "sensi di colpa" per averla portata al "Ballarin" quella maledetta domenica. In silenzio, senza farlo sapere a nessuno, nascose il suo improvviso e tremendo male che lo consumò in breve tempo e lo portò alla morte pochi giorni prima di Natale dello scorso anno. Il suo unico "testamento" di morte, detto ed eseguito, fu la ferma volontà di farsi "cremare" per riposare al fianco della sua futura sposa; e lei lo "aspettò" quasi trent'anni vestita per tutta l'eternità col suo abito nuziale. Nel tuo ricordo Carla, ora insieme a quello del tuo sposo, mai ti mancheranno le mie preghiere, dolci carezze per te, simili a quelle che tu, tempo fa, con la tua ineguagliabile dolcezza mi davi.

Una prece.

Luigi Tommolini

17 giugno 2011

 

 

La tragedia del Ballarin e l’iniziativa del circolo in favore degli ustionati

Il pomeriggio di domenica 7 giugno 1981, cioè trent’anni fa, si verificò una tragedia dalle conseguenze funeste per due ragazze che, insieme a migliaia di altri spettatori, gremivano gli spalti del campo sportivo Ballarin in attesa dell’inizio dell’ultima partita di campionato che doveva celebrare la promozione dell’amata Sambenedettese nella categoria superiore. Improvvisamente, nell’affollatissima gradinata sud si sviluppò un incendio generato da quintali di striscioline di carta che, distribuite tra gli spettatori a piccoli mazzi da agitare festosamente per manifestare la propria gioia, si trasformarono in torce innescate dal lancio di petardi e di razzi. In pochi attimi le fiamme avvolsero l’intero settore centrale della gradinata perché le fiaccole incendiarie, gettate sugli spalti dai malcapitati sportivi, diffusero il fuoco anche ai sacchi di striscioline in fase di distribuzione. In breve, l’incendio si trasformò in rogo dove perirono le giovani Bisirri Carla e Napoleoni Maria Teresa. Complessivamente furono avvolte dalle fiamme circa sessanta persone, sette delle quali, Lelli Fernando, Ferri Albano, Bruni Livia, Bucci Sabina, Agostini Fernando, Massetti Alberto e Nardini Ombretta, furono trasferiti ai centri grandi-ustionati di Cesena e Parma. Altre meno gravi vennero ricoverate o curate nel locale ospedale civile e nelle cliniche del posto.

Come si può ben comprendere la tragedia ebbe risonanza locale e nazionale, sia per l’aspetto singolare ed eclatante dell’avvenimento, sia per le inchieste che ne seguirono, volte ad accertare le responsabilità dell’accaduto. I giorni e le settimane successive si caratterizzarono per il gran clamore suscitato nell’opinione pubblica alimentato dai familiari, parenti e amici delle due donne decedute e dei numerosi ustionati che dovendo affrontare lunghe terapie per la guarigione non erano in grado si sostenere le spese non sempre coperte da enti mutualistici. Senza contare poi le giuste preoccupazioni dovute ai postumi permanenti delle menomazioni fisiche e psicologiche. In tutto questo contesto di dolore collettivo ed in attesa di eventuali azioni risarcitorie, qualora fossero emerse responsabilità non facilmente identificabili, si inserì l’iniziativa del Circolo dei Sambenedettesi che, aderendo alle sollecitazioni di molti concittadini, costituì un apposito comitato per la sottoscrizione di fondi da poter destinare a coloro che erano stati danneggiati. Oltre al presidente del Circolo, cav. Vincenzo Liberati, furono chiamati a farne parte l’avv. Temistocle Pasqualini, il dott. Domenico Spalazzi medico dell’Inam, il dott. Donato Carella delle Assicurazioni Generali, il dott. Raffaele Carini dell’Ospedale Civile, il ragionier Lorenzo di Buò, il cav. Uff. Vincenzo Breccia e il dottor Pietro Merlini, questi ultimi tre quali componenti del sodalizio promotore. Fu iniziata una lunga ed intensa propaganda durata molti mesi al termine della quale la generosità dei sambenedettesi consentì di distribuire la somma di lire 107.275.000 ripartite secondo criteri rigidamente tecnico-sanitari cui vennero sottoposti i beneficiari indicati nello schema che segue.

1) Agostini Fernndo Lire 145.000  -  2) Albertini Enrico Lire 1.325.000  -  3) Albertini Gianfilippo Lire 18.885.000  -  4) Basili Fabrizia Lire 3.137.000  - 5) Benigni Claudio Lire 150.000  -  6) Bruni Livia Lire 10.540.000  -  7) Ciccioli Luigi Lire 301.000  -  8) D’Angelo Giovanni Lire 205.000  -  9) Di Biagio Luciano Lire 105.000  -  10) Di Pilla Stefano Lire 15.420.000  -  11) Feliziani Angelo Lire 361.000  -  12) Felicetti Silvano Lire 50.000  -  13) Ferri Albano Lire 9.279.000  -  14) Fiscaletti Nicola Lire 1.325.000  -  15) Lelli Fernando Lire 10.220.000  -  16) Mascitti Ermanno Lire 155.000  -  17) Massetti Alberto Lire 4.681.000  -  18) Merlettini Antonio Lire 1.940.000   -   19) Nardini Ombretta Lire 1.228.000   -   20) Pellicciotti Eliseo Lire 11.040.000  -  21) Piergallini Primo Lire 100.000  -  22) Plebani Emanuela Lire 80.000  -  23) Travaglini Adelchi Lire 155.000  -  24) Reginelli Luigi Lire 3.252.000  -  25) Famiglia Bisirri Lire 5.256.000  -  26) Famiglia Napoleoni Lire 7.940.000

E’ bene chiarire che gli indennizzi elargiti sulla base di documenti sanitari verificati erano solo un parziale riconoscimento dei danni subiti e non precludevano le altre possibilità risarcitorie a carico dei responsabili dell’accaduto. L’intervento in favore degli ustionati si annovera tra le iniziative in campo sociale dell’attività del Circolo dei Sambenedettesi e, a trent’anni dal luttuoso evento, riteniamo sia nostro dovere evidenziarlo all’attenzione dei lettori per testimoniare che la generosità dei nostri concittadini è anche dovuta alla credibilità che può riscuotere un sodalizio senza fini di lucro condotto da appassionati ed autorevoli esponenti.

Giugno 2011

Fonte: Periodico locale "Lu Campanò" - www.circolodeisambenedettesi.it

 

Appuntamento questa sera a Villa Cellini

Rogo Ballarin, a Cupra una serata per non dimenticare

Verranno proiettati filmati e sarà dato spazio ai racconti di chi era presente il 7 giugno 1981 nel vecchio stadio sambenedettese. Tra loro anche il collega Benedetto Marinangeli.

CUPRA MARITTIMA – Una serata per ricordare quel tragico 7 giugno 1981. A trent’anni di distanza sono tante le iniziative programmate in occasione dell’anniversario dell’incendio che si sviluppò presso lo stadio F.lli Ballarin. Una situazione che colpì al cuore San Benedetto, ma anche le cittadine limitrofe. Proprio a Cupra Marittima questa sera, 25 luglio, alle 21.30 presso Villa Cellini si svolgerà una serata all’insegna del ricordo di quei drammatici momenti, con filmati e racconti di chi quel giorno era presente sulle gradinate della curva sud, trasformatasi in breve per disattenzione in un infernale catino di fuoco. All’incontro interverranno l’assessore alla Cultura di Cupra Luciano Bruni, Italo Schiavi (quel giorno in campo con la maglia della Samb), i giornalisti Benedetto Marinangeli e Arduino Carosi, nonché Luigi Tommolini, autore di un toccante contributo audiovisivo che verrà proiettato ai fini di una esatta contestualizzazione del fenomeno. Saranno presenti anche Clesirio Ripani, all’epoca comandante del corpo dei Vigili Urbani di San Benedetto, che si prodigò nei soccorsi ai numerosi feriti; Luciano Giordani, all’epoca vigile urbano nonché testimone oculare del tragico incidente occorso ad una delle vittime e Luciano Bovara, protagonista quel giorno di un episodio di eroismo che gli valse la medaglia d’argento al valor civile consegnatagli nel 1988 dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga a Gaeta. «Purtroppo, anche Cupra fu toccata e sconvolta da quel fatto – afferma il promotore dell’incontro Alessandro Talamonti, storico del calcio cuprense – se solo si pensa che la mamma della povera Maria Teresa Napoleoni, una delle due vittime del rogo, è una cuprense, che la stessa Maria Teresa ha frequentato le scuole superiori a Cupra e che la mattina di quel triste 7 giugno di trent’anni fa era stata al mare proprio a Cupra con tutta la sua famiglia, senza trascurare che qui risiedono ancora alcuni suoi parenti. La storia ci ha fatto constatare che cuprensi e sambenedettesi sono legati nella gioia (furono i sanbenedettesi a portare il calcio a Cupra negli anni Dieci del Novecento) e nel dolore». L’ingresso è libero.

25/07/2011

Da www.ilsegnale.net

 

Da sinistra, Stefano Di Pilla (il bambino tredicenne salvato dal Sig.Bovara), Luciano Bovara, il gioiellino della Samb, Luigi Tommolini (autore del filmato "7 giugno 1981: il rogo nella Curva Sud dello Stadio Ballarin"), Clesirio Ripani (all'epoca comandante del corpo dei Vigili Urbani di San Benedetto del Tronto), Alessandro Talamonti (storico del calcio cuprense), Arduino Carosi (giornalista), Italo Schiavi (all'epoca calciatore della Sambenedettese), Benedetto Marinangeli (giornalista)

 

 

Rogo Ballarin 30 anni fa: salvo per miracolo

di Marco Olivieri

Guardatemi a 13 anni: pantaloncini corti blu, maglietta blu a righe orizzontali bianche, nella prima foto a sinistra in caduta libera dal recinto della curva sud del “Ballarin” (che botta alla schiena!)…Sentivo già le fiamme avvicinarsi e di fronte al muro della folla impazzita l’unica via di salvezza per un adolescente era scavalcare! In realtà il poliziotto sembra aprire le braccia per prendermi: mi butto ma lui rimane a braccia aperte come un idiota… Subito mi alzo (seconda foto) e guardo uno spettacolo da brividi… ancora oggi…

Il Rogo del Ballarin fu una tragedia avvenuta domenica 7 giugno 1981, mentre stava per avere inizio l’incontro di calcio Sambenedettese-Matera in programma nell’ultima giornata del Campionato di Serie C1 girone B 1980/81 allo Stadio “Fratelli Ballarin” di San Benedetto del Tronto, in cui morirono ustionate due ragazze e rimasero seriamente ferite quasi un centinaio di persone di cui 13 ustionati gravi, comprese le due vittime.

18/6/2011

Fonte: www.marcolivieri.it

 

 

Cuentos de fútbol

Un Heysel minore

di Francesco Vannutelli

Il 7 giugno del 1981 faceva caldo, a San Benedetto del Tronto. Il sole picchiava forte in un anticipo d'estate che sapeva già di mare e vacanze, di tempo perso in spiaggia a fare il filo alle turiste tedesche, di piste di biglie infinite, di gelati sul lungomare. Quel giorno, però, le spiagge di San Benedetto del Tronto erano deserte. La città aspettava palpitante l'evento, la grande festa che dalle cinque del pomeriggio avrebbe scosso ogni palazzo, riempito ogni strada di gioia e confusione. La Sambenedettese, la squadra della città, tornava in serie B dopo un anno di purgatorio in C1. La promozione era una semplice formalità: si trattava di pareggiare in casa contro il Matera già matematicamente retrocesso, e poi via verso la festa con la squadra. I preparativi erano enormi, tutta la città era pronta a partecipare. I gruppi di tifosi si radunavano bardati di rosso e di blu davanti al bar “Chicco d'oro” e si muovevano in corteo verso lo stadio Fratelli Ballarin. Gli striscioni dicevano “Avanti a ritmo di SamBa!”, con la scritta tutta blu tranne la grande B rossa. Lo stadio era già pieno ore prima dell'inizio della partita. Undicimila persone. Tremilacinquecento solo in Curva Sud, cuore pulsante del tifo sambenedettese. C'erano famiglie intere allo stadio. Sarà stato per la festa, sarà stato per rendere omaggio alla squadra o per vedere da vicino quel giovane portiere in prestito dall'Inter, quel Walter Zenga di cui tutti dicevano un gran bene, o più semplicemente perché era una bella giornata ed era bella l'idea di stare tutti insieme.

Marco aveva dieci anni nell'81. Era la prima volta che andava allo stadio. Suo papà ci andava tutte le domeniche con suo fratello Nicola che aveva tre anni più di lui e che tutti allo stadio chiamavano Nicolino e trattavano come una mascotte. Marco avrebbe voluto tanto andare allo stadio con suo padre e il fratello, tutte le domeniche, ma la mamma non voleva. Diceva che era troppo piccolo, che il padre se lo sarebbe perso per seguire la partita, o chissà che altra tragedia. Per quella partita, però, il papà di Marco aveva detto: «Questa domenica andiamo tutti insieme, dobbiamo festeggiare!», e la mamma aveva ceduto, dopo aver ripetuto più volte che non le sembrava il caso, che faceva caldo e poi i bambini prendevano un'insolazione. Quando, infine, aveva detto “sì” Nicola e Marco si erano messi a gridare contenti. La tifoseria aveva organizzato una gran coreografia finale per salutare la squadra. Nei giorni precedenti erano stati preparati coriandoli e striscioline di carta da lanciare in campo alla fine dell'incontro. Centinaia di fogli e giornali erano stati sminuzzati e strappati. Alla fine erano stati preparati circa settecento chili di carta che erano stati sistemati tra le gradinate della curva Sud, in attesa di essere lanciati dalla tribuna.

I giocatori della Samb entrarono in campo prima dell'inizio della partita. Fecero un giro sotto gli spalti a prendersi gli applausi e i saluti, a porgere un fiore, a stringere una mano. Il Matera entrò più tardi. Era poco più di una comparsa nella grande festa rossoblu. Nonostante fossero le cinque del pomeriggio il caldo non era diminuito. Sugli spalti gremiti si respirava a fatica. Ogni tanto si sentiva arrivare la brezza dal mare ed era come una benedizione. Il piccolo Marco si era arrampicato sulle spalle del padre per vedere il campo, incurante delle raccomandazioni della madre. Da lì in alto vedeva solo mani che applaudivano e un mare rosso e blu di gioia. All'avvio dell'incontro mancava pochissimo. Lo speaker aveva già fatto partire il solito annuncio pubblicitario: «Bulova Acutron, l’orologio dell’era spaziale! La Gioielleria Fenocchi vi offre le formazioni che tra poco scenderanno in campo». Dalla Sud venne liberato un grappolo di palloncini gonfiati ad elio che portò con sé in cielo un enorme “B” di cartapesta. Non si sa bene cosa fu a scatenare tutto. Forse uno dei molti bengala che i tifosi lanciavano in campo, forse un fumogeno o lo scoppio di un petardo. Forse fu solo una banalissima sigaretta, o un fiammifero lasciato cadere troppo frettolosamente.

All'inizio nessuno se ne rese conto, in Curva sud. Sembrava solo che il caldo stesse aumentando. Poi i piedi iniziarono a bruciare e la gente capì: i sette quintali di striscioline di carta, di fogli di giornale, di coriandoli, stavano lentamente prendendo fuoco. In un istante la festa divenne panico. La Curva sud si trasformò in un inferno di fiamme. Una folla di mani iniziò a spingere via i vicini, cercando una fuga lontano dal fuoco. Le gradinate erano braci ardenti, l'aria bruciava. «I cancelli! Aprite i cancelli!» gridava qualcuno davanti, vicino alle recinzioni che separavano gli spalti dal campo. Solo che i cancelli non potevano essere aperti, perché non si sapeva dove fossero le chiavi e il custode dello stadio non sapeva dove cercare. Come mossi da un unico comando, i tifosi si divisero in due blocchi, muovendosi verso la cima delle gradinate, dove le fiamme faticavano ad arrivare, pressandosi e schiacciandosi l'un l'altro contro l'esile recinzione che separava la tribuna da un vuoto di dieci metri, dalla fine dello stadio. Alcuni, terrorizzati, preferirono il baratro alle fiamme e si lanciarono di sotto, verso gli ingressi delle tribune. Il rumore delle ossa rotte sul cemento sovrastò le grida di terrore. L'altro gruppo si muoveva verso il rettangolo di gioco, vicino al cancello bloccato, cercando di rompere il lucchetto, di aprirsi un varco tra le maglie di ferro. Poi la gente iniziò a scavalcare la rete di guardia, strappandosi i vestiti sul ferro arrugginito, ferendosi la carne, cercando la salvezza sull'erba del campo.

Il piccolo Marco era caduto dalle spalle del padre quando la folla terrorizzata aveva iniziato a muoversi. Gridava: «Mamma! Mamma!», ma non vedeva nulla davanti a sé e il fumo e la paura lo facevano piangere, mentre un cerchio di fuoco lo circondava. Sentiva chiamare il suo nome da qualche parte, sentiva sua madre gridare disperata, ma non si poteva muovere. Strizzava gli occhi cercando di vedere qualcosa oltre il nero del fumo denso e tossiva, si copriva il volto con le braccia e continuava a chiamare, sua madre, suo padre, suo fratello. D'improvviso si sentì sollevare da terra e lanciare lontano, oltre il fuoco e il fumo, verso le voci che lo chiamavano. Le mani di suo padre lo raccolsero e lo strinsero a sé. Vide le lacrime di sua madre e il sorriso felice di Nicola. Poi si voltò. Al centro del cerchio di fuoco che lo aveva tenuto prigioniero c'era adesso un uomo chino sulle ginocchia. I suoi vestiti andavano a fuoco e lui si batteva il corpo con le mani aperte cercando di spegnerli. Altre persone si avvicinarono per trarlo in salvo, lo portarono lontano dal cerchio, lo aiutarono a spegnere il suo piccolo incendio. Si chiamava Luciano Bovara e fu un eroe per caso (Ndr Medaglia d'argento al valor civile consegnatagli dal Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga a Gaeta il 21 giugno 1988). I giocatori dal campo guardavano gli spalti con orrore, le mani nei capelli, impotenti e disperati. Insieme agli addetti dello stadio aiutavano gli uomini e le donne che si erano lanciati sul terreno di gioco, portavano bottiglie d'acqua, chiamavano aiuto.

Maria Teresa aveva 23 anni e un lavoro come segretaria. Il fuoco le mangiò i vestiti, ma lei riuscì a strapparli via, lottando contro il dolore, fuggendo precipitosamente verso le gradinate basse. L'incendio la prese una seconda volta, divorandole la pelle e lasciandola a terra. Carla aveva 21 anni e faceva la parrucchiera. Aveva aperto da poco il suo salone. Venne investita da un'onda di calore che la tenne prigioniera. Sono morte entrambe, all'ospedale Sant'Eugenio di Roma, dove erano state trasportate con ustioni di primo, secondo e terzo grado sul 70% del corpo. Roberto Peci aveva venticinque anni e un fratello, Patrizio, che aveva fatto parte delle Brigate Rosse finché non venne arrestato nel 1980. Divenne il primo terrorista a collaborare con le forze dell'ordine indicando la posizione del covo brigatista di via Fracchia, a Genova. Roberto quel giorno era allo stadio, in Curva sud. Si salvò dalle fiamme fortunosamente come tante altre persone. Tre giorni più tardi, il 10 giugno del 1981, venne sequestrato da un commando delle Brigate Rosse, per una vendetta trasversale ai danni del fratello. Verrà ucciso cinquantacinque giorni più tardi, a Roma, con undici colpi di pistola.

Il rogo del Ballarin durò in tutto quindici minuti. L'acqua tardò ad arrivare. Il bocchettone sotto la Curva sud era difettoso, si dovette usare l'innesto di centrocampo cercando di creare una prolunga con i tubi. Il cancello venne finalmente aperto e la gente intrappolata riuscì ad evacuare mentre il fuoco veniva domato. Alla fine si conteranno circa cento feriti, sessanta ustionati di cui tredici gravi, trasportati in prognosi riservata negli ospedali di tutta Italia. Tra questi c'erano anche Maria Teresa e Carla. Forse fu perché non venne compresa sin da subito la gravità della situazione. Forse fu per non aumentare la tensione già elevatissima, ma l'arbitro Tubertini decise di fischiare l'inizio della partita. Si giocò in un clima surreale, attendendo solo la fine. I calciatori giocavano mentre l'annunciatore chiamava senza sosta i nomi delle persone smarrite, incalzato dai parenti che continuavano a dirgli nomi, a descrivere chi cercavano. La partita si spense sullo 0-0. La Samb tornava in serie B, ma nessuno aveva voglia di festeggiare. La gioia era volata via con la cenere, sospinta dalla brezza di mare.

7 giugno 1981, San Benedetto del Tronto, Stadio Fratelli Ballarin.

Sambenedettese – Matera 0-0.

Sambenedettese: Zenga; Rossinelli, Cavazzini, Schiavi, Bogoni, Cagni, Caccia, Speggiorin, Perrotta, Ranieri, Colasanto.
A disposizione: Pigino, Tedoldi, Sanzone, Ceccarelli, Romiti.
Allenatore: Nedo Sonetti.

Matera: Casiraghi; Generoso, Genovese, Angelino, Imborgia, Raise, Pavese, Gambini, Merlin, Peragine, Raffaele.
A diposizione: Centioni, Giannattasio, Cicchetti, Pierobon, Cifarelli.
Allenatore: Antezza.

Arbitro: Tubertini di Bologna.

1/10/2011

Fonte: www.flaneri.com

 


Carla e Maria Teresa, rose profumate del Giardino Celeste

Maria Teresa Napoleoni  (27 febbraio 1958-13 giugno 1981)

Carla Bisirri  (30 aprile 1960-17 giugno 1981)


 

 

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