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A Jean Claude Blanc, Presidente Juventus Football Club
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Lettera Aperta

 

A Jean Claude Blanc

Presidente Juventus Football Club

 

 

   Sala della Memoria Heysel nel nuovo stadio a Torino

 

Gentilissimo Presidente Blanc,

credo che la famiglia juventina sia divisa molto più di quello che può apparirle. Calciopoli, un po' come la morte contadina delle allegorie medioevali, ha tracciato un solco profondo nell'animo del popolo Juventino. La moltitudine dei tifosi, infatti, ha percorso itinerari molto differenti, chi, aggrappandosi alla tradizione, altri al proprio istinto, magari fino al punto di rinnegare il blasone, altri ancora, studiando pedissequamente le carte processuali ed ascoltando tutte le udienze.

Bisogna guardare molto più indietro per trovare qualcosa che ci unisca davvero tutti, indistintamente, giovani e anziani tifosi juventini. Qualcosa che offra, pur nel dolore, un memoriale di Juventinità che aggreghi tutte le anime bianconere in un cuor solo ed in un'anima sola.

Nel corso della nostra infinita storia sportiva, ben più grave della retrocessione del 2006, non possiamo dimenticare l'olocausto dei nostri fratelli caduti a Bruxelles. L'Heysel è un lutto mai elaborato fino in fondo dalla Juventus, in questi ventiquattro anni. Le due righe di commiato ad ogni anniversario non ci bastano più. Sul sito ufficiale della società, a differenza di quello del Liverpool, non c'è nemmeno una pagina in memoria con i nomi delle vittime. E' tempo di fare pace con la memoria di quella sera tragica, in dignità e stile, come ci compete sin dalla nostra fondazione. Gli errori del passato sono fantasmi che svaniscono e soltanto l'amore resta, a cambiare le cose, a spegnere in modo solenne l'ardire di chi è andato persino oltre, sbeffeggiando il nostro dolore.

Noi, nonostante tutto questo tempo che è trascorso, non abbiamo mai dimenticato quei caduti e mai lo faremo. Sinceramente non posso dirle lo stesso della nostra amata e gloriosa Società, di cui è onorato Presidente. Se riuscissimo insieme a trovare un luogo dove ricordarli veramente quei morti, accarezzare i loro nomi su una lapide, dove portare un fiore, magari proprio in una sala museo del nuovo stadio, dedicata alla loro cara memoria, forse, finalmente, troveremmo tutti un vero senso anche a quella Coppa, maledetta.

Anzi, oserei dirle di più, Presidente, sarebbe proprio quella Coppa, spostata dalla gelida ed anonima sala dei trofei su di un basamento, ricoperto dai fiori, al centro della sala della memoria dei caduti dell'Heysel, il cuore ed il simbolo del mausoleo per eccellenza. Non si tratterebbe di sminuirla, di rifiutarla, di restituirla, ma di darle l'unico senso finalmente condivisibile da tutti: la dedica e la memoria perenne ai posteri di un sacrificio umano che non dovrà ripetersi mai più in nessun ambito dello sport.

Perché erano nostri fratelli. Perché ciascuno di noi sarebbe potuto essere al loro posto. Perché l'odio non costruisce niente, l'indifferenza è ancora peggio, ma soltanto la memoria raduna alla stessa mensa le vittime ed i carnefici e non pensi che sono qui da solo a chiederglielo, con il povero mezzo di una lettera. Si guardi alle spalle, caro Presidente, glielo chiede la storia.

In stima

21 Novembre 2009

Domenico Laudadio

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