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A Paolo Avanti, Giornalista Gazzetta dello Sport
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Lettera Aperta

 

A Paolo Avanti, Giornalista

Vice Caporedattore Gazzetta dello Sport

 

 

      

    Chi ama la pace non teme la verità

 

Preg.mo Paolo Avanti,

ho letto il suo ottimo articolo e ho avuto anche il piacere e l’onore di conoscere di persona Mauro (Garino) in occasione del 30° dell’Heysel a Torino. Uomo e tifoso sensibile e perbene. Conosco il suo punto di vista e apprezzo moltissimo quanto sta facendo da tempo per tessere il dialogo incamminandosi su questo crinale davvero impervio verso la pace. Mi occupo, ormai, da molti anni di questa tragica vicenda e avendo sfiorato da vicino la sensibilità dei parenti delle vittime e constatato il rancore ancora vivo nella tifoseria bianconera, mi sento chiamato in causa ad esprimere il mio pensiero su qualche affermazione colta nei commenti dei lettori al suo pezzo. L’ispirazione a sostegno delle mie prossime parole è l’idea che mai ci potrà essere pace fra gli uomini nella storia a discapito della verità. Nel caso specifico quella della strage di Bruxelles, fondata sulle migliaia di testimonianze comuni, le inequivocabili immagini degli audiovisivi di repertorio, ma soprattutto sulle verità storico-processuali…

Premetto che anche io da ragazzo ho follemente amato il Liverpool: era persino la mia squadra di subbuteo ! Fino a quel pomeriggio di morte… Premetto pure che è impensabile prolungare l’odio fra le genti nei secoli. Proprio la II guerra mondiale e la recente unità europea dimostrano che un popolo intero non deve pagare per sempre le colpe di quanti lo governarono facendo dissennatamente uso scientifico e ideologico della violenza, della dittatura e della sopraffazione. Allo stesso modo non concordo assolutamente, al di là delle gravissime responsabilità di UEFA e Belgio, sul concetto che quei tifosi "non avessero l’intento di uccidere nessuno" e che si possa risolvere i conflitti di colpa con le affermazioni edulcorate di uno celebre scrittore sulla consueta "pratica di invadere il settore nemico molto in voga". Vorrei ricordare che i reds avevano in serbo la vendetta per i fatti accaduti dopo la finale di Roma nel maggio 1984 e premeditato un piano di aggressione, che prima della partita saccheggiarono un cantiere incustodito adiacente allo stadio armandosi di tutto punto, che ci furono diversi sprangati e accoltellati fra i feriti e che anche su una delle vittime italiane l’autopsia rilevò un profondo taglio di lama alla gola. Non si faccia, dunque, passare lo spirito omicida di un’avanguardia di assatanati "figli di puttana" come una sorta di usanza goliardica, si offende così la memoria delle vittime e dei loro familiari, ritardando oltre il fisiologico processo della riconciliazione.

A mio parere, la Kop nell’aprile del 2005 compose la parola sbagliata nel mosaico. A caratteri cubitali non "amicizia", ma "perdono" avrebbe dovuto scrivere. E’ vero che hanno "teso una mano", ma avrebbero dovuto chinare prima il capo. Non sarà mai la curva della Juve che potrà decidere sul perdono. Non conta veramente la volontà degli Ultras o dei tifosi comuni, ma soltanto quella di chi perse i propri cari nel settore Z dell’Heysel. A loro unicamente spetterà il diritto di chiudere un cerchio pluridecennale fra la vita e la morte. E lo farà soprattutto quando dopo 33 anni smetteranno di leggere ancora parole farneticanti da Liverpool, in alcuni casi proprio dai calciatori dell’epoca, sulle cause dei fatti drammatici di quella sera. Quando i tempi del percorso pacificatorio saranno maturi mi adeguerò serenamente alla volontà istituzionale dell’"Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel", ma nel frattempo, se da una parte giudico inutile l’odio della mia tifoseria, dall’altra smaschererò e condannerò in ogni ambito l’ipocrisia di quanti in memoria delle vittime dovrebbero soltanto inginocchiarsi e chiedere perdono a chi ancora le piange.  

Cordialmente, la ringrazio e la saluto.

Domenico Laudadio

Custode Saladellamemoriaheysel.it

Webmaster Associazionefamiliarivittimeheysel.it

postmaster@saladellamemoriaheysel.it

8 ottobre 2017

Fonte: Inthebox.gazzetta.it

 

   GRAZIE

 

Caro Laudadio, grazie della testimonianza. E grazie per il grande lavoro che ha fatto in questi anni per ricordare le vittime dell’Heysel.

Da parte mia nessuna intenzione di sminuire quanto fecero quei tifosi del Liverpool a Bruxelles né di nascondere omertà e ambiguità che si sono registrate dall’Inghilterra negli anni.

Mi piace, però, la battaglia di Guarino proprio perché sono passati tanti anni e come scrive lei "è impensabile prolungare l’odio tra le genti nei secoli". E perché mi disturba vedere impugnato l’Heysel da ragazzini che nulla sanno a riguardo e che lo utilizzano solo per far casino.

Detto questo, sono d’accordissimo sul fatto che l’ultima parola spetta ai familiari delle vittime.

Grazie ancora.

Paolo Avanti

9 ottobre 2017

Fonte: Inthebox.gazzetta.it

 

   LA RISPOSTA DI ANDREA

 

Caro Laudadio,

le rispondo perchè ha parlato del mio commento.

Prima di tutto lasci che esprima il mio (ovvio) apprezzamento per quello che lei, assieme ad altre persone altrettanto ammirevoli, fa per tenere viva la memoria.

Alcuni punti del mio commento sono in effetti rivedibili (ha ragione lei, è sbagliato dire che non c’era l’intenzione di uccidere, anche alla luce di quello che lei documenta) e su altri forse mi sono fatto mal interpretare. Mi pare ad esempio ovvio che il senso del mio commento non volesse essere quello di ridurre il tutto a una cosa "goliardica", ci mancherebbe e insomma, se non fosse per il fatto che non ci conosciamo, e che quindi non può sapere quelli che sono i miei valori, me ne potrei quasi dire offeso. In effetti quello che diceva Hornby era parte di un discorso in cui inseriva il tutto nel contesto (deprecabile, ovviamente !) del movimento hooligan inglese anni 80. Insomma, era anche il contesto ad essere malato, è per questo che, idealmente, non riesco a isolare le colpe (enormi) della tifoseria del Liverpool dell’epoca. Per finire, lungi da me poter anche solo immaginare di mancare di rispetto alle vittime e ai loro familiari, ripeto, forse mi sono espresso male facendomi mal interpretare.

Sul resto concordo, soprattutto sul punto in cui dice che sarebbe stato più opportuno un mosaico con la parola "perdono".

Ha ragione anche sul fatto che l’ultima parola spetti ai familiari delle vittime. L’unica cosa che mi sento di dire, ed è una mia opinione, è che non credo che senza il coro odio Liverpool prima di quello (bellissimo) per le vittime dell’Heysel al 39esimo di ogni partita chi ha perso la vita e i suoi cari sarebbero onorati in modo minore, e il senso ultimo del mio commento, alla fine, era questo: secondo me il punto è anche scindere le colpe della KOP dell’epoca e degli aggressori dell’epoca dall’odio per la tifoseria del Liverpool e per il Liverpool di adesso, e lo dico.

Poi è anche vero che come lei dice sono processi inevitabilmente lunghissimi, e non contesto certo (anzi) l’operato della curva di cui tra l’altro faccio di fatto fisicamente parte, perchè con coreografie cori e altro svolge una parte molto importante per il ricordo.

Grazie ancora per tutto quello che fa, e buona giornata.

Andrea

10 ottobre 2017

Fonte: Inthebox.gazzetta.it
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