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"Quella notte è senza stelle"

 

   Articolo "Juventino chiacchierone" del 1.03.2011

 

Gentile redazione di Ju29ro,

nell'articolo "Juventino chiacchierone" del 1.3.2011 sulla vostra pregevole testata l'autore decanta le lodi di Zbigniew Boniek come l'unico prode ad aver onorato la storia della Juventus all'Heysel con la sua, per giunta mai certificata, donazione del premio partita di cento milioni ai familiari delle vittime. Desidero fare alcune precisazioni e considerazioni in merito, essendo oramai legato indissolubilmente all'argomento in qualità di autore e custode del sito museo virtuale multimediale www.saladellamemoriaheysel.it

Zbigniew Boniek sbandiera la cosa da troppo tempo, ripetendola a mo' di karma in qualunque esternazione sulla Juventus, autocelebrandola quanto l'opera pia di una dama di carità e rivendicandone con orgoglio un personale primato di solidarietà. Il denaro nella tragedia dello stadio Heysel è stato il vero demone ispiratore della tragedia, dall'organizzazione criminosa dell'Uefa all'impunito bagarinaggio dei biglietti. Adesso si annida nei rossicci lineamenti di un'avvenente creatura sportiva notturna, nel peccato della vanità.

Nel libro di Francesco Caremani del 1994, "Le verità sull'Heysel" c'è scritto che fu ad opera della Fondazione Agnelli la raccolta dei fondi di solidarietà, fra i quali anche sette milioni da ciascuno dei calciatori della Juventus, oltre ai soldi delle varie associazioni juventine, dell'IFI e della Fiat. In un articolo del quotidiano Tuttosport, alcune settimane dopo la tragedia, fu anche scritto della dichiarazione di Boniek sul premio da devolvere per intero alle famiglie dei caduti.

Al di là della consistenza delle cifre dell'importo, della verità dei fatti, delle tabelle etiche di merito, mi sembra di non trovarci, quindi, di fronte ad un caso di beneficienza, isolato, eroico e salvifico. Nel libro di Francesco Caremani, autentica "Bibbia dell'Heysel" per ricchezza di documenti e fonti, si parla anche di altre donazioni raccolte, oltre che dalla suddetta Fondazione Agnelli, da CEE, Ministero degli Interni italiano, Governo inglese, Croce Rossa, e Coni.

In realtà, io penso che nessuno dei calciatori presenti allo stadio di Bruxelles quella sera possa scoprirsi oggi immune da critiche per come ha gestito l'emotività nel dopo partita sul campo e credo che qualunque cifra di denaro postuma non ripari da quell'onta e sia ipocritamente suggello di un acquietamento del senso di colpa. Per questa ultima ragione la rivendicazione del polacco è sgradevole oltre che scorretta proprio nei confronti dei familiari e della memoria delle vittime. Come si legge nel vangelo di Matteo al capitolo 6, versetto 3: "Non sappia la tua sinistra quello che fa la destra". Credo che un polacco, credente, e figlio della stessa terra di Karol Wojtyla, uno dei più grandi uomini della storia dell'umanità, dovrebbe mettere in pratica meglio questo basilare insegnamento cristiano...

"Davanti a una tragedia, c'è solo una parte dove stare. E da quella parte ci si è messo solo Boniek. L'Heysel è la storia della Juve, e solo Boniek l'ha onorata" : ha scritto l'autore del pezzo sul vostro sito. Lievemente solonica, è un'affermazione di cui non condivido assolutamente nulla, perché davanti ad una tragedia come l' Heysel non ci possono essere parti in cui schierarsi, ma solo corpi su cui inginocchiarsi... Perché mi piace ricordare l'eroismo dei tifosi che soccorrevano gli altri tifosi, dei medici, degli infermieri e degli uomini di buona volontà che spostavano i vivi ed i morti fra le macerie, che soffiavano la vita in polmoni tramontati. Quella è l'unica collocazione meritoria, in bilico fra la vita e la morte e con la sola mercede di un dolore e di una memoria così lancinante da conoscere ancora oggi il pudore di non saperla più dire, né voler raccontare.

Boniek, con la sua tronfia rivendicazione, ha già vanificato le buone intenzioni e il verosimile espletamento del suo gesto. Nella sua trappola mediatica, mi sembra essere caduto anche l'autore dell'articolo, del quale rispetto il pensiero, ma a cui mi permetto fraternamente di suggerire che quando si parla dell'Heysel è come entrare in una moschea, ci si leva i sandali, perché è terra consacrata dal sangue di martiri. Si posa per terra la faretra dei luoghi comuni e si affronta la coscienza a mani nude. Non c'è nulla che potrà restituire l'amore e l'onore di quella notte senza stelle e senza campioni. Nessuna somma di denaro, solo il silenzio e la meditazione possono ristabilire la distanza fra la terra ed il cielo, favorendo il perdono delle omissioni delle opere. Memoria... Silenzio... Onore. Fratello bianconero, le chiacchiere sull'Heysel lasciamole fare agli sciacalli.

4 marzo 2011

Domenico Laudadio

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