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A Stefano Pioli, Allenatore Bologna Football Club
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Lettera Aperta

 

A Stefano Pioli

Allenatore Bologna Football Club

 

"Ci vuole più rispetto"

Lettera aperta a Stefano Pioli, valente allenatore del Bologna Football Club, ex calciatore della Juventus dal 1984 al 1987.

 

 

   Sull'esultanza e sul "rispetto" nel calcio

 

Gentilissimo Mister Stefano Pioli,

sabato sera in diretta televisiva ho visto pronunciare più volte dal suo labiale, risentito e stizzito, la parola "rispetto", recriminando per le scene di esultanza di Antonio Conte, a suo dire "esagerata" per la vittoria al Dall’Ara, probabilmente decisiva in chiave scudetto.

Comprendo, data la sua consueta signorilità, fosse anche questo suo polemico disagio crusca nella medesima farina, propriamente detta "trance agonistica", quanto lo sfogo liberatorio di felicità dell’allenatore bianconero. Fatti di campo, propri del calcio, in cui si vince e si perde, in cui si esulta e si impreca, a torto, od a ragione, alla sorte, all’arbitro, agli avversari.  E’ da sempre così, nel suo campionato di massima serie come in quello dei pulcini dove gioca mio figlio.

Lei ha certamente ragione: "ci vuole più rispetto", ma non mi sto riferendo affatto alla notoria gestualità impetuosa ed ormonale da gladiatore di Antonio Conte, bersagliato, fra l’altro, sistematicamente, in trasferta dagli insulti beceri del pubblico delle tribune o per la strada, protetto, come il resto della sua squadra, soltanto dal vetro di un pullman dal lancio di artiglieria pesante dell’odio di abusivi del genere umano.

Mi riferisco, invece, a quello striscione di "benvenuto" esibito provocatoriamente alla tifoseria juventina dalla curva del Bologna, glorioso e storico club di una meravigliosa, nobile e libera città, simbolo nazionale dal 2 agosto 1980 del martirio in una strage d’innocenti di cui tutti in Italia ancora siamo assetati di giustizia.

"Juventino bianconero il tuo posto è al cimitero", citava laconico il motto sul lenzuolo in bella mostra. Purtroppo, niente di nuovo sotto il sole, anzi, i riflettori… Sembrano oramai tutti uguali questi aforismi privi di autore e di onore, imparentati alla lontana da una rima forzata all’italiano, ma più che altro ispirati dal grugnire di bestie. Puntualmente si annovera l’ennesimo impunito sfregio alla memoria di quei cari poveri cristi. Ci fosse morto uno importante, qualcuno dal cognome eccellente, in quello stadio di merda, forse, sì, probabilmente, in questi ultimi 28 anni sarebbe partita una denuncia, qualche partita giocata a porte chiuse, qualcuno avrebbe passato molte domeniche al riformatorio od in questura. Ma, evidentemente, il "rispetto" per quelle vite innocenti falciate barbaramente in 39 mucchi di pelle e di ossa da sorella morte, in verità, per i nostri padroni e giudici dello sport vale meno che niente.

Anche lei, mister, era da calciatore della Juventus allo stadio Heysel quel maledetto pomeriggio di maggio. Ed anche lei esultò al termine di quella partita. Diciamolo, con parole a lei familiari, dato il contesto, assolutamente in modo "esagerato". Ci sarebbe voluto più rispetto, ma lo fece addirittura anche il suo capitano Gaetano. Lei, come tutti i suoi compagni, che "sapeva e non sapeva". Facemmo certamente di peggio noi, esultando in centinaia nelle città della penisola, sciaguratamente, e senza una sola delle vostre attenuanti. Una vergogna infinita su cui stendere un sudario per tutto lo stivale, da Aosta a Lampedusa.

Non era mio scopo intraprendere una predica, gentile mister Stefano, abbiamo quasi la stessa età… Anzi approfitto per farle i miei più sinceri auguri per una luminosa carriera di allenatore. La stoffa, il talento, ci sono, si vede, ed a parte il marchio di sangue di quella serata infausta, probabilmente proprio la maglia che indossava sarà stata in quei trascorsi una scuola di umiltà e di tenacia ed in buona sostanza formativa di quell’etica olimpica che invoca legittimamente dagli altri.

Però, anche Antonio Conte ha ragione a dirle che "l’esultanza è bella"… Tre anni a Torino, forse, non ricorda già più niente e vuole rinnegare anche la mimica di una gioia per una vittoria così importante ? Rispetto, sì, certo, tanto rispetto, per lei, per tutti, per i vincitori gaudenti e per i vinti, ma a Bologna questa volta si poteva veramente esultare alla grande. I morti profanati c’erano soltanto sullo striscione.

Sportivamente...

19 marzo 2013

Domenico Laudadio

Custode Museo Virtuale Multimediale www.saladellamemoriaheysel.it 

Fonte: Giulemanidallajuve.com

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