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Alla Curva Fiesole, Stadio "Artemio Franchi" di Firenze
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Lettera Aperta

 

Alla Curva Fiesole

Stadio "Artemio Franchi" di Firenze

 

 

 

   Gemellaggio fra le Tifoserie di Fiorentina e Liverpool

 

Alla Curva Fiesole di Firenze

"Da questo spicchio di cielo, dove non tramonta mai il sole, abbiamo osservato bandiere viola e rosse ondeggiare all’unisono nella notte. Noi non abbiamo più preferenze in questo prato fiorito. Tutti i colori dei fiori s’intonano al disegno di esserne degni.

Abbiamo riconosciuto laggiù il colore dei panni che ammantarono le nostre camere ardenti ed il rosso dell’onda di barbari che ci travolse. Un matrimonio nato da una menzogna per noi che da qui leggiamo oltre le parole, ma non temete, fratelli di Firenze, non ci farà più male di chi ci pianse.

Fu presto la luce e prendemmo distacco alato dal mondo, da quei ferri arrugginiti impigliati nelle nostri carni e da quei calcinacci che soffocarono le nostre gole. Fratelli ci calpestarono impauriti come una mandria di bisonti. Sciacalli ci derubarono, si urinarono addosso e presero a lanciare in aria i nostri documenti che già eravamo dall’altra parte e non li sentivamo. Anzi, come Cristi innocenti, fummo pronti da subito a perdonarli. Qualcuno dei nostri e dei belgi ci prese sul petto anche a pugni, illusi di riprenderci che già eravamo in viaggio.

Poi vedemmo oramai da lontano quei nostri poveri corpi, gonfi, tumefatti, trasportati come sacchi di patate, adagiati come i tonni dopo la mattanza, sull’asfalto caldo e poi gelido dell’antistadio. Li coprirono con le nostre bandiere, bianche e nere, nostro amore e nostro orgoglio. All’ospedale militare di Bruxelles li fecero a pezzi per scrivere su un foglio bollato di cosa quella sera erano periti. Non li ricucirono neanche e li rispedirono all’indirizzo di casa avvolti in teli neri ed in tranci, come fosse pesce andato a male.

Era successo proprio a noi, poteva succedere ad altri, potrebbe succedere a chiunque di voi se non placherete il vostro livore per la differenza. Noi ad esempio accogliemmo tutti festanti i fratelli di Hillsborough mentre allo stadio vi eccitavate al memoriale del nostro sangue. Voi cosa ne sapete quanto è fitto il dolore di una madre che ha perso un bambino di 11 anni. Voi non capite cosa significhi perdere una figlia di vent’anni. Sforzatevi per un istante solo ad immaginare la crescita di un figlio senza di suo padre. Quello che gli ha rimboccato le coperte, il 28 di maggio prima di salire sul pullman e l’ha tatuato del suo amore in eterno in quell’ultimo bacio.

Cantavate del nostro tonfo e contavate fino a 39 volte l’odio, soltanto tre giorni dopo. Lo fanno ancora molti tra voi. Glorificaste anche le fiamme che avvolsero il povero Gaetano. Non ci fa più male da qui, pugnala, invece, chi ci ama ancora, chi non ci ha dimenticati.

Serpeggia l’ipocrisia che si nasconde nei vostri proclami mentre voi ci uccidete in un rosario di bestemmie tutte le domeniche. Canzoncine da taverna inneggiano al luogo del nostro martirio, disonorando l’intelligenza umana e le nostre famiglie. Satana vi suggerisce le parole. Acclamate senza vergogna quel popolo britannico perché dette i natali ai nostri sicari. Ne comprate sciarpe e bandiere per rinnovare il dolore a chi ancora ci piange nel vostro rituale di sangue. Vi assicuriamo, non ci potete fare del male, noi siamo oltre le vostre invettive. Vi osserviamo con grande pena. Saremmo lieti di un gesto, di un cenno, di un segno di rispetto per le nostre anime. Noi vi amiamo anche quando ci dileggiate, noi intercediamo affinché il vostro passo sia lieve sullo sterco del mondo che spargete.

Voi potere trasformare un canto di odio in un canto di amore.

I vostri fumogeni viola non siano l’incenso di una messa al contrario di croci capovolte nel fango. Rispetto al dolore, vi schierate con i carnefici ? Viola colore di morte o di un fiore in suffragio ? Basterebbero soltanto le parole di una preghiera a restituivi l’onore.

Firenze, che hai insegnato la lingua ai miei padri, smetti di giocare alla morte con le parole perché la morte non è mai doma e fa la ruota come un pavone… Firenze, gemma d’Italia, domenica ci aspettiamo parole nuove e d’occasione dal tuo altare".

Messaggio dai 39 Angeli dell’Heysel.

3 Ottobre 2009

Domenico Laudadio

NDR: Scritta in occasione del "gemellaggio" proposto dalla tifoseria organizzata della Fiorentina a quella del Liverpool. Qualcuno ha criticato infastidito la forma d'uso della parola ai caduti nel messaggio. Mi scuso con i Familiari delle Vittime se anche a loro può aver dato questa sensazione. E' chiaramente una figura retorica scelta volontariamente, ma con il massimo rispetto da parte mia, soltanto al fine della condivisione della Memoria. D.L.

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