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Juventus Football Club
Gaetano torna a casa Sono i particolari a fare di un’opera un capolavoro. E lo Juventus Stadium, che capolavoro è, a tutti gli effetti, ora ha davvero tutte le carte in regola per definirsi tale. L’ultimo, preziosissimo tassello è arrivato questo pomeriggio dalla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio comunale che ha stabilito all’unanimità che l’attuale Corso Grande Torino venga intitolato a Gaetano Scirea. «Un campione del mondo e un simbolo di sportività e lealtà», ha sottolineato con grande soddisfazione il presidente Agnelli, intervenuto all’incontro. Era presente anche Annamaria Licata, rappresentante del Comitato “Per non dimenticare Heysel” di Reggio Emilia e la Commissione ha stabilito che le vittime di Bruxelles verranno ricordate nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’area della Continassa. L’attuale Corso Grande Torino si sposterà nei pressi dello Stadio Olimpico, davanti alla Curva Maratona, mentre resta ancora da valutare a chi verrà intitolata l’attuale via Gaetano Scirea, a Mirafiori Sud. Ora si dovrà solo attendere martedì 8 novembre, quando si riunirà la Commissione Toponomastica che ratificherà la decisione. Da quel giorno, l’indirizzo dello Juventus Stadium sarà Gaetano Scirea e il capolavoro sarà completo. 28 ottobre 2011 Fonte: Juventus.com Grazie a Salvatore Giglio per la fotografia.
Commemorazione 39 vittime dell'Heysel all'inaugurazione dello Juventus Stadium
Il ricordo degli Agnelli e degli angeli di Heysel Il bianco e nero per Gianni e Umberto, l’Avvocato e il Dottore. Il fuoco per le vittime di Bruxelles. TORINO, 8 settembre - Il ricordo di Gianni e Umberto Agnelli ammanta d’emozione lo stadio Juventus le immagini in bianco e nero per una memoria vivissima e per le lacrime d’emozione della famiglia Agnelli in tribuna per ricordare i due storici e mitici presidenti e patron della Juve. Poi è il momento del fuoco: la memoria diventa ferita, l’Heysel non si dimentica. E in campo scendono 39 bambini, 39 angeli: uccisi dalla furia e dalla follia uligana a Bruxelles nel fatiscente stadio scelto dall’Uefa per la finale di Coppa dei Campioni dell’85. 39 bambini per non dimenticare i 39 angeli deceduti in quella tremenda sera di maggio. IN MEMORY, scrivono sul fuoco e partono le note di Bob Dylan: Knockin’ on heaven’s door. Fonte: www.tuttosport.com
Commemorazione 39 vittime dell'Heysel all'inaugurazione dello Juventus Stadium
La Juve ricorda le vittime dell'Heysel di Marina Salvetti In occasione del 26° anniversario la lettera del presidente bianconero, Agnelli: «Stadio e museo, spazio per loro. Ai 39 angeli sarà dedicata una stella nel nuovo impianto» TORINO,
29 maggio - In memoria dei 39 angeli che persero la vita all’Heysel.
A 26 anni della tragica notte di Bruxelles i tifosi che morirono prima
della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool, in una delle
pagine più tristi della storia del calcio, sono stati ricordati a Reggio
Emilia. Il Comitato per non dimenticare Heysel, supportato dallo Juventus
Club Città del tricolore, ha organizzato una cerimonia, nei pressi del
vecchio stadio, di fronte al monumento “ Per non dimenticare l’Heysel”,
che con le trentanove steli ricorda il tragico evento. Alla commemorazione
è intervenuta anche la mamma di Claudio Zavaroni, una delle vittime,
un ragazzo di 28 anni, fotografo di Reggio Emilia. Fonte:
Tuttosport del 30/5/2011
«Il nuovo stadio per non vivere più tragedie così» di Guido Vaciago Commovente cerimonia per i 25 anni dell’Heysel: la promessa di Andrea Agnelli «Ero piccolo, ma già appassionatissimo di calcio. Capivo che qualcosa non andava, ma non mi rendevo conto della portata della tragedia, anche se gli occhi dei miei genitori mi comunicavano angoscia. Loro cercavano di non dirmi nulla, ma i loro sguardi li tradivano. Crescendo, maturando, leggendo, ho preso coscienza di quello che accadde quella sera e, a dispetto di quella partita che i giocatori mi assicurano fu verissima, non sono mai riuscito a sentire mia quella coppa. Si parla molto di calcio sotto il profilo tecnico, discutendo di giocatori e tecnici, oppure dal punto di vista finanziario, analizzando bilanci, costi e spese. Oggi vorrei parlarne dell’aspetto sociale. E provare a immaginare il nuovo stadio della Juventus come un luogo dove possano tornare le mogli e i figli, insieme con i mariti. Un posto dove far vivere la passione in modo autentico, nel nome della sana competizione sportiva per vivere momenti di gioia e non di dolore e tristezza. Il nuovo stadio dovrà essere un antidoto contro tragedie come l’Heysel che, però, verrà ricordato in una sala dedicata alla memoria». LEZIONE Un luogo dove è bello immaginare padri che spiegano ai figli la storia, perché crescano generazioni di veri appassionati di calcio. Perché a distanza di 25 anni, si ha la netta sensazione che la lezione dell’Heysel l’abbiamo imparata meglio gli inglesi che gli italiani. Il giro di vite dei governi britannici, l’applicazione autentica di leggi (le stesse che esistono da tempo pure in Italia) e un attento lavoro socioculturale di club e federazione hanno prodotto dei risultati accettabili, trasformando la Premier League in un Luna Park del calcio internazionale. E se dietro il luccichio si nasconderà pure qualche magagna, resta un paradiso in confronto a un campionato, il nostro, che fa disputare una partita a porte chiuse (Genoa - Milan) per un omicidio di quindici anni fa, quando ne erano già passati dieci dall’Heysel. SOLIDARIETA’ A venticinque anni dalla tragedia, il direttore generale del Liverpool, Purslow, può arrivare a Torino a testa alta. E dire cose molto intelligenti e, anche commoventi: «Ricordare, rispettare, risolvere. Questo deve rappresentare l’Heysel per noi e per voi. Ricordare per non ripetere più niente di simile, rispettare per portare sempre la nostra solidarietà e il nostro appoggio all’infinito dolore dei parenti delle vittime, risolvere perché la violenza va combattuta ed estirpata dal calcio insieme all’odio». Già, l’odio, quello che qualche tifoso della Juventus sente ancora per il Liverpool e che Purslow prova a cancellare con un riferimento toccante al celebre motto del Liverpool: «Noi cantiamo che con la speranza nel cuore non camminerete mai soli. Ecco, portando tutta la solidarietà del Liverpool a voi parenti delle vittime dico che, grazie al mio club e alla Juventus, voi non camminerete mai soli». PARTITA INFINITA Michel Platini per un giorno si è rituffato nel suo passato bianconero, abbracciando Andrea Agnelli e John Elkann, così come i vecchi compagni Massimo Briaschi, Beniamino Vignola, Antonio Cabrini, Stefano Tacconi, Beppe Furino, Massimo Bonini, Sergio Brio e prendendosi pure una ramanzina dal suo presidente Boniperti che gli ha consigliato di andare dal dietologo. Poi ha parlato da presidente dell’Uefa. Un presidente dell’Uefa che, in parte, è nato proprio quella notte a Bruxelles, dove arrivò da «calciatore gioioso e spensierato», e forse ripartì già politico e «con una ferita indelebile dentro». Dice Michel: «Quella partita non è mai finita per me e per i miei compagni. E oggi che sono presidente dell’Uefa, la mia priorità è quella che tragedie di questo genere non accadano mai più». FOLLA Lo applaudono i suoi ex compagni, i parenti delle vittime, i tanti dirigenti e amici della Juventus di ieri e oggi, da Giampiero Boniperti a Pietro Giuliano, da Francesco Morini a Franzo Grande Stevens, a Cobolli Gigli, a Maurizio Paniz, ad Andrea Galasso. Una piccola folla che si trasferisce alla Gran Madre per la messa con la prima squadra (rappresentata nel cortile della sede, davanti al cippo commemorativo, da Alessandro Del Piero) e la Primavera. Conclusione degna di una mattinata che lascia nel cuore una bella sensazione. SOLO MEMORIA Così bella che non riesce a essere contaminata da un gruppo di tifosi juventini che nel pomeriggio provano a rovinare tutto con una manifestazione dai risvolti incomprensibili. Nel giorno del ricordo di 39 morti di Bruxelles doveva esserci spazio solo per la memoria, la riflessione e il ricordo. Altri erano gli spazi e i tempi per le sacrosante battaglie su calciopoli. Mentre mai ci dovrebbero essere spazio per il razzismo, la mancanza di buon gusto e le bombe carta. E non solo nel nuovo stadio. Fonte: Tuttosport del 30 maggio 2010
29/5/2010 - 25 anni fa la tragedia Heysel, il ricordo di Andrea Agnelli: "Tragedia che porteremo nel cuore" Il presidente: «Nel nuovo stadio un luogo dedicato alla memoria» Platini: «Mai più una strage così» TORINO «Mai più tragedie simili». È il motto che ha accomunato il presidente della Juventus, Andrea Agnelli e quello dell’Uefa, Michel Platini, riuniti nella commemorazione per i 25 anni dalla tragedia dell’Heysel, che li ha visti protagonisti in vesti diverse. Nel 1985, nella serata in cui i bianconeri vinsero la loro prima Coppa dei Campioni battendo il Liverpool, persero tragicamente la vita 39 persone allo stadio Heysel di Bruxelles. Un dolore incancellabile, un ricordo sempre vivo nel cuore degli juventini. «Ero bambino, avevo 9 anni - ricorda Agnelli - e davanti alla televisione vedevo le espressioni preoccupate dei mie parenti, ma non capivo e loro non potevano spiegarmi. Diventato più grande, ho maturato la consapevolezza. Ho sempre fatto fatica a sentire "nostra" quella coppa, anche se i giocatori mi hanno sempre assicurato che la partita fu vera. Oggi dobbiamo assicurare alle generazioni future stadi sicuri, per un calcio da vivere sereno e come momento di gioia, con una sana competizione sportiva. Nel nuovo stadio che stiamo costruendo in questa direzione, ci sarà uno specifico luogo per ricordare». Platini ricorda: «Ero spensierato come tutti i calciatori che stanno per vivere un momento importante. Ma noi calciatori abbiamo vissuto questa partita al buio. Quella partita dura ancora oggi e non si può cancellarla. Assicuro, come presidente dell’Uefa, che sarà una mia priorità assicurare che non avvenga mai più una tragedia simile». La cerimonia è iniziata nel cortile della sede della Juventus, alla presenza di molti familiari delle vittime e di un dirigente del Liverpool, che ha sintetizzato così l’eredità dell’Heysel: «Ricordare, rispettare, risolvere», illustrando anche il «monumento all’amicizia» inaugurato proprio due giorni fa a Liverpool. È poi proseguita alla chiesa della Gran madre, dove è stata celebrata una messa a suffragio. Tra gli ospiti illustri, anche John Elkann, Gian Piero Boniperti, l’attuale vertice dirigenziale bianconero, con Blanc e Marotta, grandi ex del passato come Morini, Brio, Bonini, Tacconi, Cabrini, Vignola, oltre naturalmente a Platini, Mariella Scirea.Da Tuttosport del 30 maggio 2010
La Juve ricorda "Mai più un Heysel"
di Timothy Ormezzano
Commemorazione delle 39 vittime che persero la vita il 29 maggio 1985 durante la finale di Coppa Campioni col Liverpool. Platini: "Non si verificherà più". Il ricordo di Andrea Agnelli e Alessandro Del Piero. In serata tensione davanti alla sede della società.
TORINO - "A dispetto
di quella che fu comunque una partita vera, abbiamo sempre fatto
fatica a sentire quel trofeo come una coppa nostra". Sono parole
forti e sincere quelle espresse dal presidente della Juventus Andrea
Agnelli durante la toccante cerimonia organizzata nella sede bianconera
per il venticinquesimo anniversario della strage dell'Heysel. "Avevo
9 anni, vivevo l'evento con grande passione, come può viverlo un
bambino. Ho visto negli occhi dei miei genitori una preoccupazione
che non capivo". In serata protesta dei tifosi davanti alla sede
della società, slogan e lancio di petardi. PLATINI: "MAI PIU' UN
ALTRO HEYSEL" - Lascia un segno profondo anche l'intervento del
presidente dell'Uefa Michel Platini, uno dei grandi protagonisti
di quella tragica finale di Coppa Campioni: "Quella partita maledetta
si gioca ancora, non è mai finita. Nessuno potrà mai cancellare
il nostro dolore. Da presidente dell'Uefa, la mia più alta priorità
è che un dramma simile non si possa mai più ripetere". Prosegue
"Le Roi": "In quella tremenda serata del 1985 ero un giocatore spensierato,
non ancora trentenne, come tanti dei nostri tifosi arrivati a Bruxelles.
Noi calciatori eravamo coscienti che non fosse una partita normale
ma non avevamo la consapevolezza di tutto quello che era successo".
STATI MAGGIORI JUVENTINI - Nel cortile della sede bianconera di
corso Galileo Ferraris, di fronte alla lapide commemorativa, oltre
ai parenti delle vittime, la bandiera bianconera Giampiero Boniperti,
capitan Del Piero, gli stati maggiori del presente e del passato
(Agnelli, John Elkann, Blanc, Marotta, Bettega, Cobolli Gigli, Fassone
e Grande Stevens) e una rappresentanza della squadra di allora (Bonini,
Brio, Cabrini, Briaschi, Tacconi e Vignola).
PER NON DIMENTICARE - "Nel nuovo stadio della
Juventus - ancora il presidente Andrea Agnelli - ci sarà una zona
dedicata al ricordo dell'Heysel: le 39 persone che in quella notte
tremenda hanno perso la vita resteranno per sempre nei nostri cuori".
Avanza, seppur al ritmo da bradipo della burocrazia italiana, anche
la richiesta di una via torinese intitolata ai caduti dell'Heysel.
La pratica è al vaglio della commissione toponomastica. Nel pomeriggio
i tifosi juventini marceranno da piazzale Caio Mario, di fronte
alla Fiat Mirafiori, fin sotto la sede bianconera per ribadire la
richiesta di una via intitolata alle vittime dell'Heysel. IL RICORDO
DI DEL PIERO - "Avevo undici anni, me lo ricordo bene - racconta
Del Piero -. Vivevo tutto il bello del calcio e della passione per
una squadra in quell'attesa, salvo poi vivere tutto il brutto, quanto
più di drammatico si possa immaginare. Ricordo una partita che non
comincia mai, con la voce per me lontana di Bruno Pizzul che rivela
quello che sta accadendo. Solo più tardi mi spiegheranno e inizierò
a capire dove può arrivare la follia, la bestialità, l'irresponsabilità
degli uomini. All'Heysel sono morte 39 persone di cui 32 italiani:
oggi ricorderemo le vittime di quella tragedia. Lo farò non solo
da giocatore della Juventus ma anche da tifoso: non la dobbiamo
mai dimenticare". "RICORDARE, RISPETTARE, RISOLVERE" - Molto sentito
anche il ricordo del dirigente del Liverpool Christian Purslow,
presente alla commemorazione di stamani a Torino: "Abbiamo tre fronti
su cui concentrarci: ricordare, rispettare e risolvere. Ricordare
con grande tristezza e profonda solidarietà i 39 tifosi che persero
la vita in seguito agli eventi tragici di quella sera a Bruxelles.
Rispettare per sempre la memoria di chi non c'è più e risolvere
il problema stadi, per evitare che certi fatti tragici possano nuovamente
accadere. Impossibile cambiare la storia, asciugare le nostre lacrime,
ma possiamo costruire un monumento all'amicizia per le future generazioni,
come abbiamo recentemente fatto allo stadio di Anfield Road. Il
motto del Liverpool è "you'll never walk alone", non camminerete
mai da soli". LA MESSA DI COMMEMORAZIONE - Dal quartier generale
juventino alla chiesa della Gran Madre di Torino, dove è stata officiata
la messa in suffragio delle vittime dell'Heysel. Presenti i parenti
delle vittime, la prima squadra (eccetto i nazionali, gli infortunati
Legrottaglie e Sissoko, oltre a Diego che ieri ha sposato la sua
Bruna Leticia in Brasile) e una folta rappresentanza del settore
giovanile. E' stato l'ultimo impegno ufficiale per il gruppo bianconero
prima del rompete le righe. Il vescovo di Acqui Terme, Don Livio
Maritano, ha ribadito come "in tutti gli aspetti della vita sociale
le regole siano indispensabili", prima di leggere i 39 nomi dei
tifosi juventini "colpevoli" di trovarsi nel momento sbagliato nel
punto sbagliato di uno stadio sbagliato, fatiscente, tanto da sbriciolarsi
sotto le cariche degli hooligans inglesi. IL CORDOGLIO DI BRIO E
CABRINI - "Juve e Liverpool - così Sergio Brio - hanno
onorato al meglio la memoria dei caduti di quella tragica finale.
Giovedì ero allo stadio di Anfield Road, con Dalglish, Lee e Neal.
I Reds hanno celebrato con una targa le 39 vittime dell'Heysel".
In chiusura il ricordo di Antonio Cabrini: "Quella finale è stata
una partita surreale, che non dovremo mai dimenticare. Ma adesso
guardiamo avanti: in Inghilterra è stato fatto molto in tema di
sicurezza degli stadi, mentre noi, purtroppo, siamo ancora indietro".
TENSIONE IN SERATA. Momenti di tensione alla fine della marcia dei
tifosi per ricordare le vittime della tragedia. Il corteo è giunto
davanti alla sede della società bianconera, in corso Galileo Ferraris,
che però era chiusa: i manifestanti si aspettavano di trovare qualche
dirigente e hanno sfogato la loro delusione con dei cori e con il
lancio di petardi. Ad inscenare la protesta sono stati una ventina
di tifosi, che si sono staccati dal gruppo dei manifestanti e hanno
srotolato uno striscione con cui invitavano la dirigenza ad impegnarsi
a ottenere la revoca dello scudetto 2006 assegnato all'Inter. Il
tutto accompagnato da fumogeni e dal lancio di petardi. Durante
il corteo non sono mancati gli slogan contro la tessera del tifoso.
Fonte: www.repubblica.it
Torino, 29 maggio 2010, Corso Galileo Ferrari
Heysel, il ricordo durerà per semprePlatini e la squadra dell’85 a Torino per commemorare i 25 anni della tragedia. Oggi la rievocazione, Agnelli annuncerà la sala della memoria nel nuovo stadio. Nell’impianto che la Juve sta costruendo la violenza dovrà essere confinata nel passato. Boniperti: «Quella coppa non è insanguinata»TORINO, 29 maggio - Venticinque anni fa la finale di Coppa dei Campioni si trasformava in una delle più orrende tragedie dello sport. Juventus-Liverpool, a Bruxelles, venne preceduta da un attacco dei tifosi inglesi contro quelli italiani che provocò la morte di 39 persone innocenti, schiacciate, asfissiate, calpestate in modo atroce nella curva zeta dello stadio Heysel. LA SALA - Oggi, nel giorno della memoria bianconera, Andrea Agnelli annuncerà che quelle vittime non verranno mai dimenticate e che il ricordo di quella tragedia servirà da monito, perché mai si ripeta una simile follia. Nel nuovo stadio della Juventus ci sarà, infatti, uno spazio per ricordare i fatti di quel giorno maledetto. LA CERIMONIA - Inizierà alle 10 la commemorazione nel cortile della sede bianconera, dove è stato posto un cippo alla memoria delle 39 vittime. Oltre al presidente della Juventus, ci saranno parecchi giocatori della squadra che giocò quella partita, a partire da Michel Platini, così come molti parenti delle vittime e il presidente della Lega Maurizio Beretta. Sarà una cerimonia breve, alla quale seguirà una messa alla Gran Madre, dove sarà presente la prima squadra della Juventus. LA RIFLESSIONE - Venticinque anni dopo è il momento di commemorare, ma anche quello di riflettere. La tragedia dell’Heysel è stata una ferita dolorosa e profonda per il popolo bianconero, ora è una cicatrice che si porta dentro chi ha vissuto quella notte (in quello stadio o all’ascolto di quella drammatica telecronaca di Bruno Pizzul) e un racconto poco conosciuto per chi era troppo piccolo o non era neppure nato. IL SIMBOLO - E allora l’idea di una sala che nel nuovo stadio ricordi quella barbarie, come un fatto storico, oltre che tragico, è un’iniziativa eccellente. Perché a distanza di 25 anni, tutto quel dolore e quello sgomento devono servire a qualcosa. Devono servire a ricordare come quella finale fu organizzata in modo clamorosamente superficiale, lasciando che i tifosi inglesi e quelli italiani si trovassero accanto in quella maledetta curva, separati da una rete da pollaio. E che non c’erano abbastanza forze dell’ordine per gestire un evento di quella portata. Che i feriti non furono soccorsi in modo tempestivo e adeguato. Che odiare, oggi, 25 anni dopo, non serve a niente, che quello che conta è non ripetere. LA GIOIA - E il fatto che il luogo della memoria dell'Heysel sorga proprio nel nuovo stadio è significativo. In quello che sarà l’impianto più moderno del calcio italiano, la violenza dovrà essere solamente un ricordo, confinato in quella sala. Quello stadio dovrà accogliere tifosi veri, appassionati, innamorati della Juventus e del calcio: sarà un luogo di festa non di morte.Fonte: Tuttosport del 29 maggio 2010
Platini e la squadra dell’85 a Torino per commemorare i 25 anni della tragedia Heysel, ricordo per sempre di Guido Vaciago TORINO. Venticinque anni fa la finale di Coppa dei Campioni si trasformava in una delle più orrende tragedie dello sport. Juventus-Liverpool, a Bruxelles, venne preceduta da un attacco dei tifosi inglesi contro quelli italiani che provocò la morte di 39 persone innocenti, schiacciate, asfissiate, calpestate in modo atroce nella curva zeta dello stadio Heysel. LA SALA Oggi, nel giorno della memoria bianconera, Andrea Agnelli annuncerà che quelle vittime non verranno mai dimenticate e che il ricordo di quella tragedia servirà da monito, perché mai si ripeta una simile follia. Nel nuovo stadio della Juventus ci sarà, infatti, uno spazio per ricordare i fatti di quel giorno maledetto. LA CERIMONIA Inizierà alle 10 la commemorazione nel cortile della sede bianconera, dove è stato posto un cippo alla memoria delle 39 vittime. Oltre al presidente della Juventus, ci saranno parecchi giocatori della squadra che giocò quella partita, a partire da Michel Platini, così come molti parenti delle vittime e il presidente della Lega Maurizio Beretta. Sarà una cerimonia breve, alla quale seguirà una messa alla Gran Madre, dove sarà presente la prima squadra della Juventus. LA RIFLESSIONE Venticinque anni dopo è il momento di commemorare, ma anche quello di riflettere. La tragedia dell’Heysel è stata una ferita dolorosa e profonda per il popolo bianconero, ora è una cicatrice che si porta dentro chi ha vissuto quella notte ( in quello stadio o all’ascolto di quella drammatica telecronaca di Bruno Pizzul) e un racconto poco conosciuto per chi era troppo piccolo o non era neppure nato. IL SIMBOLO E allora l’idea di una sala che nel nuovo stadio ricordi quella barbarie, come un fatto storico, oltre che tragico, è un’iniziativa eccellente. Perché a distanza di 25 anni, tutto quel dolore e quello sgomento devono servire a qualcosa. Devono servire a ricordare come quella finale fu organizzata in modo clamorosamente superficiale, lasciando che i tifosi inglesi e quelli italiani si trovassero accanto in quella maledetta curva, separati da una rete da pollaio. E che non c’erano abbastanza forze dell’ordine per gestire un evento di quella portata. Che i feriti non furono soccorsi in modo tempestivo e adeguato. Che odiare, oggi, 25 anni dopo, non serve a niente, che quello che conta è non ripetere. LA GIOIA E il fatto che il luogo della memoria dell’Heysel sorga proprio nel nuovo stadio è significativo. In quello che sarà l’impianto più moderno del calcio italiano, la violenza dovrà essere solamente un ricordo, confinato in quella sala. Quello stadio dovrà accogliere tifosi veri, appassionati, innamorati della Juventus e del calcio: sarà un luogo di festa non di morte. IL PRESIDENTE Giampiero Boniperti, allora presidente della Juventus, si interrogava: « Cosa ricorderò tra trent’anni di questa coppa? Tornerò ogni tanto a osservarla nella vetrinetta, ma credo che mi apparirà soltanto l’immagine di uno dei tanti morti che ho visto all’obitorio. L’immagine di un ragazzo di dieci anni, con un fazzoletto bianconero al collo». LA COPPA Già, quella coppa è nella sala dei trofei della Juventus. Pochi metri in linea d’aria con il cippo intorno al quale ci si raccoglierà stamattina. Un trofeo scomodo e doloroso, sul quale si è a lungo dibattuto. Lo stesso Boniperti sostiene: «Non dite che quella coppa è insanguinata. Non è vero. La tragedia è una cosa, la partita è un’altra. E fu una partita vera, chiedete a Rush, a quelli del Liverpool. Andarono in campo per vincere e noi con loro. Proprio non riesco a vergognarmi per quella coppa e il dolore lo tengo per me».I GIUDICI Ma forse questo punto di vista è proprio quello da dimenticare. Quella coppa è lì, nella sala più luccicante della sede juventina, e ognuno di quelli che ci passa davanti può ricordare e pensare ciò che vuole. Anche perché gli unici che potrebbero decidere veramente se quella coppa è vera o meno sono le trentanove vittime della curva zeta. Nessun altro.Fonte: Tuttosport del 29 maggio 2010
Anche Platini sabato a Torino TORINO - Sabato, per la commemorazione dei 39 angeli
caduti all’Heysel, nel venticinquesimo anniversario di quella tragedia,
è atteso anche Michel Platini. Il presidente dell’Uefa ha detto
a Madrid alla vigilia della finale di Champions che non mancherà.
E con lui ci saranno i compagni bianconeri di quella Juve che sollevò
la Coppa Campioni al cielo con la morte nel cuore. La Juve per sabato
ha predisposto una commemorazione, in mattinata (ore 10), nel cortile
della sede dove c’è il cippo che ricorda i caduti: vi parteciperanno
i parenti delle vittime, i dirigenti e i giocatori di allora. La
messa successiva verrà celebrata invece alla Gran Madre. Parteciperanno
anche i giocatori di oggi e le giovanili.
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