
Quella coppa senti di averla vinta
?
"Da portiere sì , da uomo, no !"
Stefano Tacconi
"La tragedia dell'Heysel: muoiono quasi quaranta
persone per l'inciviltà dei tifosi inglesi, con la complicità della disorganizzazione
dell'Uefa e della polizia belga. Per i tifosi avversari, in Italia, quello che
conta è che la Juve deve restituire quella coppa, che il rigore era fuori area,
che la società non si è comportata come doveva.
E il dolore per le vittime
? Sì, certo, ma non è primario; anzi, si può sempre cambiare il testo di una
canzone di vasco per irridere gli odiati rivali anche su questo. E che restituiscano
quella Coppa, che diamine. La
colpa della Juve, piuttosto, era (ed è) un'altra: non avere ricordato in maniera
adeguata quella notte, quelle vittime, quegli innamorati della mia passione.
Un vigliacco tentativo di rimozione.
Basti osservare il sito ufficiale della società:
non vi figurano che pochi accenni. E invece no, dovrebbe essere l'home page.
Per far capire a tutti
che ogni nostro successo, ogni nostra sconfitta, è dedicata a loro. E a Gaetano,
il miglior esemplare dello stile Juve che abbia mai indossato la nostra maglia.
Ad Andrea, a Edoardo e Giovannino, ad Alessio e Riccardo, a tanti altri protagonisti
di più di un secolo costellato di trionfi e gioie immense, ma spesso funestato
da tragedie troppo dolorose."
Dal libro “Er go' de Turone”
Massimo Zampini
"Io ero all'Heysel nel 1985. Pensavo di aver
visto tutto. Sbagliavo."
Cesare Prandelli
«Non metterò mai più piede
in quello stadio, il calcio è per me gioia,
ma il solo pensiero di quello stadio mi procura ancora
dolore. Figurarsi tornarvi»
Michel Platini
“Affidiamo
i lori nomi al vento che li surrurerà in ogni silenzio”
Tommaso Landi e Fabrizio Sardella
"Che il muoversi delle Vostre ali, cari Angeli,
spazzi via quel colpevole, terribile silenzio"
Roberto Robba
"Quello
che c'è in fondo al cuore non muore mai…
Onore ai Caduti di Bruxelles"
Anonimo
"
Mai
più, perchè il calcio è gioia, amicizia e sportività, non odio. Chi non lo capisce
è come quel branco di assassini autori di quel massacro: onoriamo quei 39 angeli
contribuendo pure noi a migliorare il calcio."
Marcello Chirico
"Con gli occhi degli angeli. Mentre li ricordiamo
non dovremmo avere difficoltà ad immaginare i sogni dei 39 angeli, rimasti fermi
dietro alla curva Z. Tra i tanti ci sarebbe certamente il desiderio che
il calcio come ogni grande spettacolo pubblico sia vissuto come una passione
genuina, vissuta fino in fondo, ma senza oltrepassare i confini del rispetto
reciproco. Una festa per tutti. Il nostro laboratorio vuole raccogliere
tutti i sentimenti positivi di tifosi juventini e non, per costruire insieme
una cultura sportiva basata su valori di lealtà, coraggio, volontà, passione
e insieme promuovere azioni atte a cancellare la violenza e i violenti dagli
stadi, e con esso i linguaggi violenti dei media e i comportamenti sleali di
giocatori, allenatori e presidenti che li alimentano irresponsabilmente. Il
tutto senza naturalmente bandire dal nostro vocabolario sportivo lo sfottò,
visto come confronto bonario per sdrammatizzare. Chi vive nei nostri ricordi
non morirà mai. La Sala della memoria è solo un esempio. Mi ripeto... non tanto
per piangerci sopra. Quanto perchè i tifosi del futuro possano sapere.
Perché si vigili costantemente affinché cose del genere non accadano più, né
qui, né altrove."
Daniele Geda
La parola Heysel
Ciò che per un
tifoso bianconero rappresentano le parole "Heysel", "Liverpool", "Hooligans",
"Bruxelles" o "29 Maggio 1985" non può essere facilmente spiegato a parole.
E' qualcosa che va aldilà del pensiero razionale, un'emozione che tocca
il cuore e l'anima di chi ebbe la sfortuna di assistere al più grande dramma
sportivo della nostra storia. Il nostro proposito è di non dimenticare ciò che
accadde 23 anni fa, per ricordare a tutti ciò che i peggiori istinti dell'uomo
possono causare, per far comprendere alle nuove generazioni quanto sia assurda
la violenza specialmente se usata in un contesto sportivo che al contrario dovrebbe
rappresentare una festa, per non chiudere nel cassetto dell'oblio la memoria
dei 39 fratelli che seguendo la propria passione calcistica non fecero mai più
ritorno alle loro famiglie.
Cristiano Roscini
"A distanza di decenni…
Nel guardare i filmati, le foto, nel leggere le testimonianze di chi quel maledetto
giorno c'era....quasi mi sembra di sentire dentro l'anima le voci e i pensieri
di chi era li; qualcuno è tornato, 39 non ce l'hanno fatta e un turbine di quelle
voci mi gira dentro come se li avessi sentiti li, proprio quel giorno. E' una
strana sensazione che non riesco a spiegare in modo pieno, ma è quello che sento....il
dolore dentro e ancora l'incredulità di quegli eventi. E' tutto nella mia mente
in modo nitido, ma le voci che sento nell'anima, quelle, è il sentimento nuovo
che mi porta a continuare........Per non dimenticare......MAI!!"
Caterina Onni
"La Signora non può non pensare ai suoi figli"
Tommaso
"Mai
dimenticare e lavorare per onorare"
Nicola De Bonis
"Non esistono colori di bandiera per
il ricordo ed il dolore"
Anonimo
"Non dimentichiamo ciò che non può essere
dimenticato"
Anonimo
"Un'ultima preghiera, mia dama, prima della
sera
Un bacio ai fratelli dispersi nel Belgio
Rimboccali meglio, che non sentano più freddo
Sotto il manto delle nostre bandiere"
Domenico
Laudadio
"Mamma mia ragazzi, certe immagini
mettono davvero i brividi.... "
Cristiano
Roscini
29 MAGGIO 1985 - 29 MAGGIO 2003
Chi vive nei nostri ricordi non morirà mai
Daniele Geda
"Per non dimenticare,
perchè quel pomeriggio è morta in me l'innocenza
e la gioia del calcio, perchè non ho più guardato una
partita con gli stessi occhi "
Sofia
"Un
cuor solo, un'anima sola. Che non fossimo gli unici a rinnovare la memoria era
prevedibile. Sarebbe presuntuoso credere di essere soli a fare questa battaglia.
Ma questo non deve essere motivo di timore, è piuttosto un grandissimo segnale.
Il ricordo è ancora vivo e dopo il silenzio sentiamo in tanti l'esigenza di
dare voce a quel dolore, e vogliamo mostrare a tutti quella cicatrice. Fa parte
di noi, è parte della nostra storia, è simbolo indelebile della nostra identità.
Vogliamo dire chi siamo, vogliamo raccontarlo a chi ancora non ha capito e a
chi ancora non c'era. Perché ci piace parlare di Zizou e dei suoi meravigliosi
lanci, di Vialli e del gol di Ravanelli a Roma, di Sivori e del gigante buono;
e poi di Riccardo Neri ed Alessio Ferramosca, di Andrea Fortunato e di Gaetano
Scirea, di chi per pochi istanti e chi per un tempo record ha vestito quella
maglia gloriosamente. Ma ci piace forse di più raccontare di "noi e la Juve",
della nostra speciale storia d'amore, dei nostri riti scaramantici allo stadio
o davanti alla tv; e ancora ricordare aneddoti unici che non stanno scritti
su nessun almanacco, perchè Juve è anche la nostra storia. Nel nostro album
di famiglia c'è anche l'Heysel. 29 maggio 1985 non è solo Juve-Liverpool
1-0. Lo sappiamo bene. E non è nemmeno soltanto un fatto di cronaca: 39 morti.
E' qualcosa di più. E' quello che abbiamo sentito quella sera, è il contrasto
tra l'attesa di un sogno che poi si rivela incubo, è il divertimento che si
trasforma in pianto. Il nostro pianto, i nostri ricordi. Questo ci unisce, di
certo non vogliamo il silenzio. Buonanotte capitano. "
Daniele Geda
"Juventinità
e loro ne sono l'essenza"
Roberto Vattiato
"Quello che
c'è in fondo al cuore non muore mai…
Onore ai
Caduti di Bruxelles"
Striscione Curva Scirea
«L' ultima cosa che ci interessa è quel trofeo.
È come se non esistesse».
Giovanni Agnelli
Il 29 maggio del 1985 avevo poco più di 2 mesi...Mi chiedo
come facciano, oggi, molte persone ad andare allo stadio con l'intento di usare
la violenza. Mi chiedo cosa c'entri tutto ciò con uno sport, uno spettacolo
che dovrebbe solo unire. Sarà retorica, ma spesso in qualche frase retorica
si nasconde la verità. Dopo aver visto certe foto la mia voglia di andare allo
stadio ha un po' vacillato. Quelli che hanno voluto questo non erano diversi
da certi ultras che vanno allo stadio. L'unica differenza è che lì
si sono verificate le incredibili malaugurate condizioni affinchè quegli
animali (e chiedo scusa agli animali) potessero dare sfogo a tutto il loro odio.
Mi chiedo se sia cambiato qualcosa, se quella strage abbia cambiato qualche
testa. Non credo. Chiusi come gli animali dentro le gabbie a vedere una partita.
A volte non capisco.
Dear Sirs,
On this day, the anniversary of the Heysel tragedy, I would like
to express once more, as a Reds fan, my deepest sympathies to all the
families and friends of those who never returned.
Rocco Acerra
Bruno Balli
Alfons Bos
Giancarlo Bruschera
Andrea Casula
Giovanni Casula
Nino Cerullo
Willy Chielens
Giuseppina Conti
Dirk Daenecky
Dionisio Fabbro
Jacques Francois
Eugenio Gagliano
Francesco Galli
Giancarlo Gonnelli
Alberto Guarini
Giovacchino Landini
Roberto Lorentini
Barbara Lusci
Franco Martelli
Loris Messore
Gianni Mastrolaco
Sergio Bastino Mazzino
Luciano Rocco Papaluca
Luigi Pidone
Bento Pistolato
Patrick Radcliffe
Domenico Ragazzi
Antonio Ragnanese
Claude Robert
Mario Ronchi
Domenico Russo
Tarcisio Salvi
Gianfranco Sarto
Giuseppe Spalaore
Mario Spanu
Tarcisio Venturin
Jean Michel Walla
Claudio Zavaroni
Our thoughts and prayers are always with them.
May they rest in Peace.
In Memoria e Amicizia
You´ll Never Walk Alone
Michael
Sono un tifoso juventino. Quella sera del 29/05/1985
la ricordo ancora chiaramente. Allora avevo 15 anni ed è stata la pagina più
brutta della storia del calcio. Storia che è stata sporcata più e più volte,
sia subito dopo da personaggi che dichiaravano che i 39 morti erano pochi, a
tutt'oggi, quando ancora negli stadi si corre il rischio di morire. Nessuno
ha imparato da quella sera, nessuno ci restituirà quei 39 angeli morti per lo
sport, per il tifo, per l'amore del calcio e della Juve. Però vorrei ricordare
a chi dice che la Juve quella coppa la doveva restituire rispondo che la partita
fu fatta giocare dai poliziotti che presidiavano l'Heysel (cioè da degli
incapaci) e dall'Uefa. Quindi basta. Ricordiamo quella coppa e ricordiamo sempre
i 39 angeli morti per quella coppa.
Gennaro Veneruso
Ciao, sono appena tornato dallo stadio Heysel dove 24
anni fa (oggi) e` successa la tragedia del popolo Juventino. Un'atmosfera surreale.
Non c'era nemmeno un fiore. Una sciarpa...niente. Abbandonati e dimenticati.
Sono entrato nello stadio proprio sotto la curva maledetta. Ho pianto, ho pregato.
Cerco di andarci tutti gli anni, quando sono in ufficio. Uno Juventino vero.
Michele Allamprese
Sembra ieri... 15 anni, tanta voglia di vedere la
mia Juve vincere quella Coppa prestigiosa. E
ora di anni ne sto per fare 40 ma non dimentico quella sera.
E ancora oggi ho un groppo in gola a ripensare al numero di "Hurrà
Juventus" uscito il giorno prima: presentava il cammino di quella grande
squadra come la marcia inarrestabile di un'armata
invincibile che schiacciava gli eserciti avversari uscendone sempre
vincitrice, fino all'appuntamento finale che
si sarebbe tenuto poche ore dopo. E a tornare
a quelle parole che concludevano l'articolo, che nelle intenzioni dell'autore
dovevano avere tutt'altro significato, e che, penso, non potrò scordare
mai: "E cominciò la battaglia
di Bruxelles..."
Luca
Voglio ricordare dopo 24
anni con una preghiera, tutte le 39
vittime dell'Heysel, ancora oggi a distanza
di molti anni e' ancora forte
il ricordo di quella assurda tragedia
x una partita di calcio,
spero di vero cuore che questi
fatti non accadano mai più
in qualsiasi manifestazione,
da vero tifoso juventino quella partita
e di conseguenza la coppa non andava
festeggiata. Vi pensero' sempre.
Luca
B. Reggio Emilia
La partita la ricordo. Un momento irreale col
cuore che batte a mille per una coppa
che si deve vincere per forza e che è lì ad attenderci.
Le ali sono librate nell’aria e ci che conducono lontano forse verso la
vittoria . Ma i sogni spesso sono caduchi al primo bagliore e
così le ali ad un certo punto si spezzano. Con esse cadono tutti i sogni
fatti da bambini. La coppa muore con i cuori delle vittime che tacciono
ormai per sempre. Per una coppa 39 vite sono
state spazzate via dal furore di migliaia di balordi ubriachi. Speriamo
finalmente che su quella coppa
allora definita maledetta si incidano i
39
nomi di angeli, povere vittime incolpevoli cadute per gioco. Così non sarà
più una coppa maledetta.
Giuseppe D’Andrea
Dear Domenico Laudadio,
Please accept my hearfelt sympathies
in rememberence of those who sufferd e
died on that awful night. I was there with
a group of good friends and we were very glad to come home alive.
We will never forget those perished. Good
Health & God Bless in the name of Football.
Paul Stewart
Liverpool FC
Sono un tifoso sampdoriano, il 29 maggio
1985 avevo solo 10 anni. Negli anni a seguire conobbi e non feci
nulla per contrastare la vergogna dei cori contro i morti di quel
giorno, ed è una vergogna che porterò sempre
dentro. Oggi vedo che il Vostro sito internet, davvero ricco
di contributi e di dignità, comincia ad acquistare visibilità.
Sarà mio impegno farlo conoscere a
tutti. Buona fortuna per la Vostra
battaglia di memoria e dignità.
Paolo
Quando il 29 Maggio ritorna, ritorna con esso un insieme
di sensazioni che non è semplice descrivere. La morte vista in faccia ha un
aspetto che non la rende somigliante a null’altro. Non ho mai smesso di ricordare
quei volti straziati, quella folla terrorizzata, quei minuti di follia e di
incredulità. Ogni volta che quel giorno ritorna le lacrime tornano a bagnare
i ricordi di quei momenti. Torna quella sensazione di vuoto spinto, quell’idea
che non esista davvero nulla che vada detto o vada scritto altro che quello
che hai provato e quello che continui a provare. Il fiume di inchiostro che
ha inondato questo ricordo è pieno solo di parole vane, vuote di chi non sa
di quello di cui sta parlando ma parla lo stesso, anzi, a maggior ragione.
Tutto ciò che vorrei ricordare è chi quel giorno voleva gioire, voleva partecipare
ad una festa, quella strana festa che ruota attorno ad un pallone, e non è più
tornato a casa.
(Tratto da
www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano)
Alberto Capella
Qui è tutto buio...
Cavolo che fortuna,
Papà ha trovato i biglietti
per la finale di Coppa dei Campioni...
e me ne ha
regalato uno per il mio 11esimo compleanno...
Non vedo l’ora
che si parta, già mi immagino lo stadio pieno,
i cori
e le maglie bianconere che scendono in campo...
Finalmente vedrò Tacconi, Cabrini, il Capitano
Scirea e poi lui…
le Roi, il Re… Michel Platini... che emozione.
Papà mi ha raccontato che l’ultima volta non
è andata bene…
che quelli
dell’ Amburgo erano entrati più volitivi
e alla fine la coppa l’hanno presa loro…
Spero non sia così anche stavolta… anzi no…
non sarà così stavolta, me lo sento…
anche se sono
un bambino, se ho solo 11 anni, certe cose non hanno età.
Finalmente si parte, il viaggio è lungo,
ma non ci si annoia mai
tra scherzi, barzellette,
e i cori
per la nostra Juventus... che spasso.
Eccoci !!! Siamo
arrivati...stanchi ma senza essere stanchi davvero,
perchè l’emozione mi tiene sveglio... saranno 15 ore che
non dormo…
Mamma mia che brutto lo stadio... sembra una rovina dell’antica
Roma…
e quanti poliziotti a cavallo…
dicono che il nostro settore, lo zeta, è vicino agli inglesi…
dicono che questi hooligans sono pericolosi che bevono…
Ma io non ho paura, no… ho con me il mio Papà...non può
succedermi niente...
….e
poi io e il mio papà, per fortuna, siamo dall’altra parte…
Evvai… da qui vedo
benissimo il campo...ma quando inizia ?
Sono già stufo di aspettare… dai che ormai manca poco…
E ora che succede ????
Perchè quegli inglesi
stanno prendendo a calci le reti ??
E perchè ci tirano addosso di tutto ???
Che non vedono che
qui ci sono solo famiglie e gente tranquilla ????
Oh… ma che spingete
???
Fermi, fermi… qua’ c’e’ il muro… non posso andare più
in là…
Papà, ti prego fa qualcosa…
Papà mi stringe a sè... cerca di proteggermi…
di farmi da scudo col suo corpo… uff, non riesco a respirare…
Basta !!! Smettetela di spingere….fate piano…
SONO UN BAMBINO
IO!!!
…………….
Finalmente... è finito tutto…..sembrano tutti calmi, ora…
C’è silenzio… tanto… e intorno a me è rimasta solo poca
gente…
...saremo una quarantina… compresi me e papà...
1, 2, 3……39…..ma tutti
gli altri dove sono ????
E la confusione di
prima ???
E lo stadio ???
Ora sto meglio…..ma
non vedo più niente…
…...qui
è tutto buio………
Alessandro
Polimanti 19/11/2009
(Dedicata a Andrea Casula che nel 1985 aveva
solo 11 anni e a tutti gli altri 38 Angeli)
NOI NON VI DIMENTICHEREMO MAI !!!
Belle le parole di Prandelli su quella maledetta
notte. io ero lì. non posso dimenticare. non posso perdonare i colpevoli. ma
le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. la seconda guerra mondiale
è finita solo quando russi e tedeschi hanno trovato la forza di pregare insieme
sulle vittime di quella orrenda carneficina. nella preghiera comune la colpa
non scompare ma la memoria diventa condivisa perchè le tragedie si superano
soltanto insieme. Juventus e Liverpool hanno il dovere di condividere la memoria
di quanto accaduto.
Juventus 71
Non siamo tifosi bianconeri, ma proviamo ribrezzo
e rabbia verso chi ha compiuto quella strage, allo stesso modo non capisco come
sia possibile che in una società che si definisce civile alcuni imbecilli, usiamo
un eufemismo, si rallegrino di inneggiare a drammi come quello di Bruxelles.
Grazie a questo sito abbiamo potuto capire la portata di quel nefasto evento.
Noi non vogliamo dimenticare ed invitiamo profondamente tutti i tifosi italiani
a far tesoro di questi drammi, affinchè non accadano più vergogne come quella
del 29\05\1985. Cordiali saluti e un grazie di cuore a tutti coloro che collaborano
a mantenere viva la memoria di questi 39 angeli.
Giovanni e Giuseppe da Cagliari
Ci sono state
vittorie che hanno gonfiato il petto di noi tifosi e vittorie che ci hanno
fatto venire la voglia di superare lo snobismo con il quale abbiamo festeggiato
molti scudetti; ci sono state vittorie sul filo di lana e vittorie immeritate;
vittorie all’ultimo secondo e vittorie già scritte: tutte queste fanno parte,
con le sconfitte, della nostra storia.
Avevo tredici anni quel giorno e lo ricordo molto bene perché, davanti
al televisore, ero arrabbiato per il fatto che la partita sarebbe iniziata
con notevole ritardo. Ricordo bene l’orologio che continuava ad andare avanti
e la luce del sole, piano piano, lasciava la scena a quella dei lampioni
e le immagini cominciavano ad essere sempre meno sportive. Ricordo di avere
detto, a me stesso, “Anche se dovesse iniziare fra due ore… almeno
che vinca la Juventus…”. Ancora oggi sento che quella frase, se pur detta
dal bambino di tredici anni che ero, stona nella coscienza dell’uomo che
sono e me ne faccio una colpa perché credo che quella frase raccogliesse
quello che noi tutti tifosi Juventini eravamo e volevamo allora: vincere,
senza preoccuparci delle immagini che cominciavano a farci capire che si
stava consumando una tragedia. Solo dopo qualche ora si ebbe la certezza
che non era più una partita di calcio: ormai però si stava giocando e noi
volevamo vincere quella coppa. Il rigore, l’esultanza,
i festeggiamenti e tutto quello che avrebbe dovuto essere normale aveva
un significato d’orrore e d’ingordigia non solo sportiva, perché non si
poteva fare finta di niente.
Ho letto e visto molto di quella sera ma per noi tifosi della Juventus
“Heysel” non è il 29 maggio 1985 ma è ancora oggi, giorno dopo giorno, nei
discorsi di chi ne parla e nelle testimonianze di chi lo ha vissuto, nei
giocatori che raccontano e negli almanacchi che contano due coppe vinte.
Ed è per questo che urlo che quella coppa non la voglio.
Abbiamo vinto una Coppa dei Campioni e campioni non lo siamo stati:
perché non siamo stati capaci, l’indomani della partita, di prendere la
coppa e, andando all’UEFA, di restituirla (dico restituirla perché purtroppo
l’abbiamo vinta); e così incapaci lo siamo stati per ventidue anni e continuiamo
ad esserlo ogni giorno che un padre di una delle persone morte lì in Belgio
pensa al figlio con il quale non può più parlare, lo siamo ogni volta che
una moglie deve spiegare al figlio che suo padre è morto per guardare una
partita di calcio, lo siamo ogni volta che ci sentiamo di aver vinto due
Coppe dei Campioni. Una Coppa dei Campioni non significava solamente la
finale, era un percorso che iniziava due anni prima e che arrivava a scegliere
le migliori squadre dell’Europa non ancora devastate da sponsor e televisioni
e la Juventus quella finale l’aveva meritata ampiamente e, forse, quella
coppa l’avrebbe vinta ma non così, non in quel modo e soprattutto facendo
finta di niente.
La dirigenza di oggi può fare qualcosa di concreto: restituire quella
coppa. Quella frase detta da bambino è tornata attuale
perché vent’anni dopo ci siamo cascati di nuovo con quella smania di vincere:
abbiamo accettato passivamente di vincere in maniera non trasparente e abbiamo
voltato la testa dall’altra parte quando il rigore che ci regalavano ci
sembrava poco onesto ma l’importante era vincere. Abbiamo accettato i verdetti
che ci chiedevano di aprire gli occhi e abbiamo accettato di andare a pagare
le nostre colpe in serie B, ma ora dobbiamo accettare di lavarci la coscienza
impegnandoci affinché non ci siano più vittorie poco limpide. Voglio che
tornino quelle vittorie che ci hanno gonfiato il petto e che ci hanno fatto
sentire i più forti giocatori di pallone nel mondo perché non voglio più
piangere per una vittoria immeritata ma voglio piangere solo quando rientrando
a casa, accendendo la televisione, vedo Marco Tardelli che immobile ascolta
un giornalista dire “E’ morto Gaetano Scirea”.
Giovanni Ivo Fadda
Mi chiamo
Maurizio, ho vissuto in prima persona la tragedia dell'Hysel nel settore "Z
" 25 anni fa. Dimenticare non si può ma perdonare si. Sono contento che il Liverpool
FC, in ricordo e in onore di quegli sfortunati, abbia posto una targa sui muri
del loro storico stadio di Anfield. Spero che la società Juventus F.C. faccia
altrettanto nel "nostro nuovo stadio", ed è per questo che ho firmato la petizione.
Spero che un giorno i supporters di Liverpool e di Juventus possano incontrasi
in clima di amicizia e di rispetto. Un complimento e un ringraziamento sincero
all'autore del sito "saladellamemoria"..dove condivido tutto il contenuto...un
museo virtuale a disposizione di tutti: tifosi e non tifosi.. sempre la Juve
nel cuore !
Maurizio
Domani ricorrerà il venticinquesimo anniversario dell'Heysel,
ma il ricordo è sempre vivo. I trentanove morti, sono stati indegnamente derisi,
vergognosamente sfruttati per cori beceri e disturbati durante il loro stato
di morte ''latente''. Io me ne vergogno oggi, mi vergogno per aver cantato(?)
o meglio dire ''vomitato'' parole che nulla hanno a che fare con la mentalità
ultras. Oggi chiedo umilmente scusa a tutte le donne, madri, mogli, uomini e
padri che hanno pianto e piangono tutt'ora i loro cari o anche solo ai loro
compagni di fede calcistica. In quanto esseri umani non dovremmo mai scendere
così in basso, e non sto facendo falso moralismo, i morti non dovrebbero MAI
dividere per il colore politico, l'etnia, la bandiera della propria squadra
o qualsivoglia scusa per disprezzarli. Non voglio far parte della mattanza,
in questo paese abbiamo già troppi personaggi che fanno abuso di potere, che
danno il cattivo esempio e che pisciano sulle tombe di chi ha sofferto, rinnegando
il loro essere italiani e figli della stessa patria. Ebbene sì, io non sono
come loro e quindi, dopo venticinque anni sono qui da granata per stringermi
attorno a voi tutti, parenti e tifosi.
Simone Stara
Avevo
9 anni non ricordo molto di quella sera, la tv accesa in attesa della partita,
ma non sapevo cosa si giocava ! A 16 anni in curva sud (milan) a cantare
i cori anche quelli pro heysel... A 34 anni sono padre di 2 bambini, mi vergogno
di quello che ho fatto, chiedo scusa a tutti i parenti, amici, e tifosi juventini.
Stefano Gallina
"Ero un calciatore, gioioso
e spensierato come tanti che sono venti a Bruxelles per amore della maglia bianconera
e che non sono mai tornati a casa, strappati al loro amore in quella tragica
notte dell'Heysel. Quella partita non è durata 90 minuti, si sta giocando ancora
oggi. Quella sera non è mai finita, è rimasta nella nostra vita... e ci resterà
per sempre."
Michel Platini
"Noi
che abbiamo la fortuna di indossare questa maglia, per un minuto come per una
carriera, dobbiamo rivolgere un pensiero a quella partita mai iniziata e a chi
per quella partita, per quella passione, per la Juventus, ha perso la vita".
Alessandro Del Piero
"Quel giorno ero in attesa di una lezione al centre culturel
francais. televisore acceso. volti stravolti, incastrati fra sbarre e reti troppo
sottili. Corpi precipitati, a terra, impudicamente ripresi dalle telecamere,
impreparate alla strage. Alla ributtante legge del gioco che deve continuare.
A tutti i costi. da quel giorno è morta la mia passione per il calcio"
Ida Baldi
Una lacrima sottile solca il mio volto, mentre guardo
ancora queste immagini, ancora dopo venticinque anni, e non ho mai smesso di
farlo da quando le vidi in diretta, allora ragazzo sedicenne con il milan nel
cuore. Leggo la paura di chi c'era, guardo la passione per i colori, guardo
lo spensierato desiderio di gioire di chi invece ha pianto, magari sul
corpo del proprio figlio. Tornare a sorridere, per i sopravvissuti, sarà impossibile.
le nostre lacrime e la nostra memoria siano per loro un sollievo, come un soffio
di vento fresco in una giornata torrida.
Alberto Fava
Heysel
Ho visto i sogni morire quella sera,
ho visto seggiolini color rabbia
scagliarsi su anime inermi
ho visto gusto dell'amaro
tingere la rabbia.
Ho visto fiumi di lacrime.
Ho toccato la follia,
avvolto dalla morte,
Ho visto la nave
della razionalità affondare
Ermanno Eandi
Sono passati
già venticinque anni, ero dai miei nonni, l'attesa, poi i primi collegamenti...
la partita...a dieci anni non comprendi il dramma della morte. Poi con il passare
degli anni il RICORDO rimane, un bambino di undici anni non può morire per una
partita, era solo andato con suo babbo a vedere la nostra juve. Ho capito che
tutto sia stato offuscato, messo dietro l'angolo, nascosto per vergogna ....ma
no basta.. non ci sono giustificazioni. Adesso con due figli so che la MEMORIA
non deve rimanere nell'ombra, ma deve camminare con noi. Il mio pensiero per
i 39 angeli vola in alto... non mi stancherò...
Luca Agostini

