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Libro degli Ospiti
"Nessuna persona è morta finché vive nel cuore di chi resta" Nucleo 1985
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Quella coppa senti di averla vinta ? "Da portiere sì , da uomo, no !" |
Stefano Tacconi |
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Hervé Brouhon Borgomastro di Bruxelles |
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"La tragedia dell'Heysel: muoiono quasi quaranta persone per l'inciviltà dei tifosi inglesi, con la complicità della disorganizzazione dell'Uefa e della polizia belga. Per i tifosi avversari, in Italia, quello che conta è che la Juve deve restituire quella coppa, che il rigore era fuori area, che la società non si è comportata come doveva. E il dolore per le vittime ? Sì, certo, ma non è primario; anzi, si può sempre cambiare il testo di una canzone di Vasco per irridere gli odiati rivali anche su questo. E che restituiscano quella Coppa, che diamine. La colpa della Juve, piuttosto, era (ed è) un'altra: non avere ricordato in maniera adeguata quella notte, quelle vittime, quegli innamorati della mia passione. Un vigliacco tentativo di rimozione. Basti osservare il sito ufficiale della società: non vi figurano che pochi accenni. E invece no, dovrebbe essere l'home page. Per far capire a tutti che ogni nostro successo, ogni nostra sconfitta, è dedicata a loro. E a Gaetano, il miglior esemplare dello stile Juve che abbia mai indossato la nostra maglia. Ad Andrea, a Edoardo e Giovannino, ad Alessio e Riccardo, a tanti altri protagonisti di più di un secolo costellato di trionfi e gioie immense, ma spesso funestato da tragedie troppo dolorose." (Dal libro “Er go' de Turone”) |
Massimo Zampini |
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"Io ero all'Heysel nel 1985. Pensavo di aver visto tutto. Sbagliavo." |
Cesare Prandelli |
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«Non metterò mai più piede in quello stadio, il calcio è per me gioia, ma il solo pensiero di quello stadio mi procura ancora dolore. Figurarsi tornarvi» |
Michel Platini |
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“Affidiamo i lori nomi al vento che li sussurrerà in ogni silenzio” |
Tommaso Landi Fabrizio Sardella |
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"Che il muoversi delle Vostre ali, cari Angeli, spazzi via quel colpevole, terribile silenzio" |
Roberto Robba |
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"Quello che c'è in fondo al cuore non muore mai… Onore ai Caduti di Bruxelles" |
Anonimo |
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"Mai più, perché il calcio è gioia, amicizia e sportività, non odio. Chi non lo capisce è come quel branco di assassini autori di quel massacro: onoriamo quei 39 angeli contribuendo pure noi a migliorare il calcio." |
Marcello Chirico |
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"Con gli occhi degli angeli. Mentre li ricordiamo non dovremmo avere difficoltà ad immaginare i sogni dei 39 angeli, rimasti fermi dietro alla curva Z. Tra i tanti ci sarebbe certamente il desiderio che il calcio come ogni grande spettacolo pubblico sia vissuto come una passione genuina, vissuta fino in fondo, ma senza oltrepassare i confini del rispetto reciproco. Una festa per tutti. Il nostro laboratorio vuole raccogliere tutti i sentimenti positivi di tifosi juventini e non, per costruire insieme una cultura sportiva basata su valori di lealtà, coraggio, volontà, passione e insieme promuovere azioni atte a cancellare la violenza e i violenti dagli stadi, e con esso i linguaggi violenti dei media e i comportamenti sleali di giocatori, allenatori e presidenti che li alimentano irresponsabilmente. Il tutto senza naturalmente bandire dal nostro vocabolario sportivo lo sfottò, visto come confronto bonario per sdrammatizzare. Chi vive nei nostri ricordi non morirà mai. La Sala della memoria è solo un esempio. Mi ripeto... non tanto per piangerci sopra. Quanto perché i tifosi del futuro possano sapere. Perché si vigili costantemente affinché cose del genere non accadano più, né qui, né altrove." |
Daniele Geda |
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La parola Heysel Ciò che per un tifoso bianconero rappresentano le parole "Heysel", "Liverpool", "Hooligans", "Bruxelles" o "29 Maggio 1985" non può essere facilmente spiegato a parole. E' qualcosa che va aldilà del pensiero razionale, un'emozione che tocca il cuore e l'anima di chi ebbe la sfortuna di assistere al più grande dramma sportivo della nostra storia. Il nostro proposito è di non dimenticare ciò che accadde 23 anni fa, per ricordare a tutti ciò che i peggiori istinti dell'uomo possono causare, per far comprendere alle nuove generazioni quanto sia assurda la violenza specialmente se usata in un contesto sportivo che al contrario dovrebbe rappresentare una festa, per non chiudere nel cassetto dell'oblio la memoria dei 39 fratelli che seguendo la propria passione calcistica non fecero mai più ritorno alle loro famiglie. |
Cristiano Roscini |
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"A distanza di decenni… Nel guardare i filmati, le foto, nel leggere le testimonianze di chi quel maledetto giorno c'era....quasi mi sembra di sentire dentro l'anima le voci e i pensieri di chi era li; qualcuno è tornato, 39 non ce l'hanno fatta e un turbine di quelle voci mi gira dentro come se li avessi sentiti li, proprio quel giorno. E' una strana sensazione che non riesco a spiegare in modo pieno, ma è quello che sento....il dolore dentro e ancora l'incredulità di quegli eventi. E' tutto nella mia mente in modo nitido, ma le voci che sento nell'anima, quelle, è il sentimento nuovo che mi porta a continuare........Per non dimenticare......MAI!!" |
Caterina Onni |
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"La Signora non può non pensare ai suoi figli" |
Tommaso |
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"Mai dimenticare e lavorare per onorare" |
Nicola De Bonis |
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"Non esistono colori di bandiera per il ricordo ed il dolore" |
Anonimo |
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"Non dimentichiamo ciò che non può essere dimenticato" |
Anonimo |
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"Un'ultima preghiera, mia dama, prima della sera. Un bacio ai fratelli dispersi nel Belgio. Rimboccali meglio, che non sentano più freddo sotto il manto delle nostre bandiere" |
Domenico Laudadio |
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"Mamma mia ragazzi, certe immagini mettono davvero i brividi.... " |
Cristiano Roscini |
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29 MAGGIO 1985 - 29 MAGGIO 2003 Chi vive nei nostri ricordi non morirà mai |
Daniele Geda |
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"Per non dimenticare, perché quel pomeriggio è morta in me l'innocenza e la gioia del calcio, perché non ho più guardato una partita con gli stessi occhi " |
Sofia |
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"Un cuor solo, un'anima sola. Che non fossimo gli unici a rinnovare la memoria era prevedibile. Sarebbe presuntuoso credere di essere soli a fare questa battaglia. Ma questo non deve essere motivo di timore, è piuttosto un grandissimo segnale. Il ricordo è ancora vivo e dopo il silenzio sentiamo in tanti l'esigenza di dare voce a quel dolore, e vogliamo mostrare a tutti quella cicatrice. Fa parte di noi, è parte della nostra storia, è simbolo indelebile della nostra identità. Vogliamo dire chi siamo, vogliamo raccontarlo a chi ancora non ha capito e a chi ancora non c'era. Perché ci piace parlare di Zizou e dei suoi meravigliosi lanci, di Vialli e del gol di Ravanelli a Roma, di Sivori e del gigante buono; e poi di Riccardo Neri ed Alessio Ferramosca, di Andrea Fortunato e di Gaetano Scirea, di chi per pochi istanti e chi per un tempo record ha vestito quella maglia gloriosamente. Ma ci piace forse di più raccontare di "noi e la Juve", della nostra speciale storia d'amore, dei nostri riti scaramantici allo stadio o davanti alla tv; e ancora ricordare aneddoti unici che non stanno scritti su nessun almanacco, perché Juve è anche la nostra storia. Nel nostro album di famiglia c'è anche l'Heysel. 29 maggio 1985 non è solo Juve-Liverpool 1-0. Lo sappiamo bene. E non è nemmeno soltanto un fatto di cronaca: 39 morti. E' qualcosa di più. E' quello che abbiamo sentito quella sera, è il contrasto tra l'attesa di un sogno che poi si rivela incubo, è il divertimento che si trasforma in pianto. Il nostro pianto, i nostri ricordi. Questo ci unisce, di certo non vogliamo il silenzio. Buonanotte capitano." |
Daniele Geda |
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"Juventinità e loro ne sono l'essenza" |
Roberto Vattiato |
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"Quello che c'è in fondo al cuore non muore mai… Onore ai Caduti di Bruxelles" |
Curva Scirea |
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«L' ultima cosa che ci interessa è quel trofeo. È come se non esistesse». |
Giovanni Agnelli |
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Il 29 maggio del 1985 avevo poco più di 2 mesi...Mi chiedo come facciano, oggi, molte persone ad andare allo stadio con l'intento di usare la violenza. Mi chiedo cosa c'entri tutto ciò con uno sport, uno spettacolo che dovrebbe solo unire. Sarà retorica, ma spesso in qualche frase retorica si nasconde la verità. Dopo aver visto certe foto la mia voglia di andare allo stadio ha un po' vacillato. Quelli che hanno voluto questo non erano diversi da certi ultras che vanno allo stadio. L'unica differenza è che lì si sono verificate le incredibili malaugurate condizioni affinché quegli animali (e chiedo scusa agli animali) potessero dare sfogo a tutto il loro odio. Mi chiedo se sia cambiato qualcosa, se quella strage abbia cambiato qualche testa. Non credo. Chiusi come gli animali dentro le gabbie a vedere una partita. A volte non capisco. |
Andrea Piscopo |
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Dear Sirs, On this day, the anniversary of the Heysel tragedy, I would like to express once more, as a Reds fan, my deepest sympathies to all the families and friends of those who never returned.
Rocco Acerra Our thoughts and prayers are always with them. May they rest in Peace. In Memoria e Amicizia You´ll Never Walk Alone |
Michael |
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Sono un tifoso juventino. Quella sera del 29/05/1985 la ricordo ancora chiaramente. Allora avevo 15 anni ed è stata la pagina più brutta della storia del calcio. Storia che è stata sporcata più e più volte, sia subito dopo da personaggi che dichiaravano che i 39 morti erano pochi, a tutt'oggi, quando ancora negli stadi si corre il rischio di morire. Nessuno ha imparato da quella sera, nessuno ci restituirà quei 39 angeli morti per lo sport, per il tifo, per l'amore del calcio e della Juve. Però vorrei ricordare a chi dice che la Juve quella coppa la doveva restituire rispondo che la partita fu fatta giocare dai poliziotti che presidiavano l'Heysel (cioè da degli incapaci) e dall'Uefa. Quindi basta. Ricordiamo quella coppa e ricordiamo sempre i 39 angeli morti per quella coppa. |
Gennaro Veneruso |
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Ciao, sono appena tornato dallo stadio Heysel dove 24 anni fa (oggi) e` successa la tragedia del popolo Juventino. Un'atmosfera surreale. Non c'era nemmeno un fiore. Una sciarpa...niente. Abbandonati e dimenticati. Sono entrato nello stadio proprio sotto la curva maledetta. Ho pianto, ho pregato. Cerco di andarci tutti gli anni, quando sono in ufficio. Uno Juventino vero. |
Michele Allamprese |
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Sembra ieri... 15 anni, tanta voglia di vedere la mia Juve vincere quella Coppa prestigiosa. E ora di anni ne sto per fare 40 ma non dimentico quella sera. E ancora oggi ho un groppo in gola a ripensare al numero di "Hurrà Juventus" uscito il giorno prima: presentava il cammino di quella grande squadra come la marcia inarrestabile di un'armata invincibile che schiacciava gli eserciti avversari uscendone sempre vincitrice, fino all'appuntamento finale che si sarebbe tenuto poche ore dopo. E a tornare a quelle parole che concludevano l'articolo, che nelle intenzioni dell'autore dovevano avere tutt'altro significato, e che, penso, non potrò scordare mai: "E cominciò la battaglia di Bruxelles..." |
Luca |
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Voglio ricordare dopo 24 anni con una preghiera, tutte le 39 vittime dell'Heysel, ancora oggi a distanza di molti anni e' ancora forte il ricordo di quella assurda tragedia x una partita di calcio, spero di vero cuore che questi fatti non accadano mai più in qualsiasi manifestazione, da vero tifoso juventino quella partita e di conseguenza la coppa non andava festeggiata. Vi penserò sempre. |
Luca B. Reggio Emilia |
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La partita la ricordo. Un momento irreale col cuore che batte a mille per una coppa che si deve vincere per forza e che è lì ad attenderci. Le ali sono librate nell’aria e ci che conducono lontano forse verso la vittoria . Ma i sogni spesso sono caduchi al primo bagliore e così le ali ad un certo punto si spezzano. Con esse cadono tutti i sogni fatti da bambini. La coppa muore con i cuori delle vittime che tacciono ormai per sempre. Per una coppa 39 vite sono state spazzate via dal furore di migliaia di balordi ubriachi. Speriamo finalmente che su quella coppa allora definita maledetta si incidano i 39 nomi di angeli, povere vittime incolpevoli cadute per gioco. Così non sarà più una coppa maledetta. |
Giuseppe D’Andrea |
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Dear Domenico Laudadio, Please accept my hearfelt sympathies in rememberence of those who sufferd e died on that awful night. I was there with a group of good friends and we were very glad to come home alive. We will never forget those perished. Good Health & God Bless in the name of Football. |
Paul Stewart |
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Sono un tifoso sampdoriano, il 29 maggio 1985 avevo solo 10 anni. Negli anni a seguire conobbi e non feci nulla per contrastare la vergogna dei cori contro i morti di quel giorno, ed è una vergogna che porterò sempre dentro. Oggi vedo che il Vostro sito internet, davvero ricco di contributi e di dignità, comincia ad acquistare visibilità. Sarà mio impegno farlo conoscere a tutti. Buona fortuna per la Vostra battaglia di memoria e dignità. |
Paolo |
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29 Maggio Quando il 29 Maggio ritorna, ritorna con esso un insieme di sensazioni che non è semplice descrivere. La morte vista in faccia ha un aspetto che non la rende somigliante a null’altro. Non ho mai smesso di ricordare quei volti straziati, quella folla terrorizzata, quei minuti di follia e di incredulità. Ogni volta che quel giorno ritorna le lacrime tornano a bagnare i ricordi di quei momenti. Torna quella sensazione di vuoto spinto, quell’idea che non esista davvero nulla che vada detto o vada scritto altro che quello che hai provato e quello che continui a provare. Il fiume di inchiostro che ha inondato questo ricordo è pieno solo di parole vane, vuote di chi non sa di quello di cui sta parlando ma parla lo stesso, anzi, a maggior ragione. Tutto ciò che vorrei ricordare è chi quel giorno voleva gioire, voleva partecipare ad una festa, quella strana festa che ruota attorno ad un pallone, e non è più tornato a casa. (Tratto da www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano) |
Alberto Capella |
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Belle le parole di Prandelli su quella maledetta notte. io ero lì. non posso dimenticare. non posso perdonare i colpevoli. ma le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. la seconda guerra mondiale è finita solo quando russi e tedeschi hanno trovato la forza di pregare insieme sulle vittime di quella orrenda carneficina. nella preghiera comune la colpa non scompare ma la memoria diventa condivisa perché le tragedie si superano soltanto insieme. Juventus e Liverpool hanno il dovere di condividere la memoria di quanto accaduto. |
Juventus 71 |
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Non siamo tifosi bianconeri, ma proviamo ribrezzo e rabbia verso chi ha compiuto quella strage, allo stesso modo non capisco come sia possibile che in una società che si definisce civile alcuni imbecilli, usiamo un eufemismo, si rallegrino di inneggiare a drammi come quello di Bruxelles. Grazie a questo sito abbiamo potuto capire la portata di quel nefasto evento. Noi non vogliamo dimenticare ed invitiamo profondamente tutti i tifosi italiani a far tesoro di questi drammi, affinché non accadano più vergogne come quella del 29\05\1985. Cordiali saluti e un grazie di cuore a tutti coloro che collaborano a mantenere viva la memoria di questi 39 angeli. |
Giovanni e Giuseppe da Cagliari |
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Ci sono state vittorie che hanno gonfiato il petto di noi tifosi e vittorie che ci hanno fatto venire la voglia di superare lo snobismo con il quale abbiamo festeggiato molti scudetti; ci sono state vittorie sul filo di lana e vittorie immeritate; vittorie all’ultimo secondo e vittorie già scritte: tutte queste fanno parte, con le sconfitte, della nostra storia. Avevo tredici anni quel giorno e lo ricordo molto bene perché, davanti al televisore, ero arrabbiato per il fatto che la partita sarebbe iniziata con notevole ritardo. Ricordo bene l’orologio che continuava ad andare avanti e la luce del sole, piano piano, lasciava la scena a quella dei lampioni e le immagini cominciavano ad essere sempre meno sportive. Ricordo di avere detto, a me stesso, “Anche se dovesse iniziare fra due ore… almeno che vinca la Juventus…”. Ancora oggi sento che quella frase, se pur detta dal bambino di tredici anni che ero, stona nella coscienza dell’uomo che sono e me ne faccio una colpa perché credo che quella frase raccogliesse quello che noi tutti tifosi Juventini eravamo e volevamo allora: vincere, senza preoccuparci delle immagini che cominciavano a farci capire che si stava consumando una tragedia. Solo dopo qualche ora si ebbe la certezza che non era più una partita di calcio: ormai però si stava giocando e noi volevamo vincere quella coppa. Il rigore, l’esultanza, i festeggiamenti e tutto quello che avrebbe dovuto essere normale aveva un significato d’orrore e d’ingordigia non solo sportiva, perché non si poteva fare finta di niente. Ho letto e visto molto di quella sera ma per noi tifosi della Juventus “Heysel” non è il 29 maggio 1985 ma è ancora oggi, giorno dopo giorno, nei discorsi di chi ne parla e nelle testimonianze di chi lo ha vissuto, nei giocatori che raccontano e negli almanacchi che contano due coppe vinte. Ed è per questo che urlo che quella coppa non la voglio. Abbiamo vinto una Coppa dei Campioni e campioni non lo siamo stati: perché non siamo stati capaci, l’indomani della partita, di prendere la coppa e, andando all’UEFA, di restituirla (dico restituirla perché purtroppo l’abbiamo vinta); e così incapaci lo siamo stati per ventidue anni e continuiamo ad esserlo ogni giorno che un padre di una delle persone morte lì in Belgio pensa al figlio con il quale non può più parlare, lo siamo ogni volta che una moglie deve spiegare al figlio che suo padre è morto per guardare una partita di calcio, lo siamo ogni volta che ci sentiamo di aver vinto due Coppe dei Campioni. Una Coppa dei Campioni non significava solamente la finale, era un percorso che iniziava due anni prima e che arrivava a scegliere le migliori squadre dell’Europa non ancora devastate da sponsor e televisioni e la Juventus quella finale l’aveva meritata ampiamente e, forse, quella coppa l’avrebbe vinta ma non così, non in quel modo e soprattutto facendo finta di niente. La dirigenza di oggi può fare qualcosa di concreto: restituire quella coppa. Quella frase detta da bambino è tornata attuale perché vent’anni dopo ci siamo cascati di nuovo con quella smania di vincere: abbiamo accettato passivamente di vincere in maniera non trasparente e abbiamo voltato la testa dall’altra parte quando il rigore che ci regalavano ci sembrava poco onesto ma l’importante era vincere. Abbiamo accettato i verdetti che ci chiedevano di aprire gli occhi e abbiamo accettato di andare a pagare le nostre colpe in serie B, ma ora dobbiamo accettare di lavarci la coscienza impegnandoci affinché non ci siano più vittorie poco limpide. Voglio che tornino quelle vittorie che ci hanno gonfiato il petto e che ci hanno fatto sentire i più forti giocatori di pallone nel mondo perché non voglio più piangere per una vittoria immeritata ma voglio piangere solo quando rientrando a casa, accendendo la televisione, vedo Marco Tardelli che immobile ascolta un giornalista dire “E’ morto Gaetano Scirea”. |
Giovanni Ivo Fadda |
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Mi chiamo Maurizio, ho vissuto in prima persona la tragedia dell'Heysel nel settore "Z" 25 anni fa. Dimenticare non si può ma perdonare si. Sono contento che il Liverpool FC, in ricordo e in onore di quegli sfortunati, abbia posto una targa sui muri del loro storico stadio di Anfield. Spero che la società Juventus F.C. faccia altrettanto nel "nostro nuovo stadio", ed è per questo che ho firmato la petizione. Spero che un giorno i supporters di Liverpool e di Juventus possano incontrasi in clima di amicizia e di rispetto. Un complimento e un ringraziamento sincero all'autore del sito "saladellamemoria" dove condivido tutto il contenuto... un museo virtuale a disposizione di tutti: tifosi e non tifosi.. sempre la Juve nel cuore ! |
Maurizio |
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Dopo 25 anni chiedo scusa Domani ricorrerà il venticinquesimo anniversario dell'Heysel, ma il ricordo è sempre vivo. I trentanove morti, sono stati indegnamente derisi, vergognosamente sfruttati per cori beceri e disturbati durante il loro stato di morte ''latente''. Io me ne vergogno oggi, mi vergogno per aver cantato(?) o meglio dire ''vomitato'' parole che nulla hanno a che fare con la mentalità ultras. Oggi chiedo umilmente scusa a tutte le donne, madri, mogli, uomini e padri che hanno pianto e piangono tutt'ora i loro cari o anche solo ai loro compagni di fede calcistica. In quanto esseri umani non dovremmo mai scendere così in basso, e non sto facendo falso moralismo, i morti non dovrebbero MAI dividere per il colore politico, l'etnia, la bandiera della propria squadra o qualsivoglia scusa per disprezzarli. Non voglio far parte della mattanza, in questo paese abbiamo già troppi personaggi che fanno abuso di potere, che danno il cattivo esempio e che pisciano sulle tombe di chi ha sofferto, rinnegando il loro essere italiani e figli della stessa patria. Ebbene sì, io non sono come loro e quindi, dopo venticinque anni sono qui da granata per stringermi attorno a voi tutti, parenti e tifosi. |
Simone Stara |
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Avevo 9 anni non ricordo molto di quella sera, la tv accesa in attesa della partita, ma non sapevo cosa si giocava ! A 16 anni in curva sud (milan) a cantare i cori anche quelli pro heysel... A 34 anni sono padre di 2 bambini, mi vergogno di quello che ho fatto, chiedo scusa a tutti i parenti, amici, e tifosi juventini. |
Stefano Gallina |
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"Ero un calciatore, gioioso e spensierato come tanti che sono venti a Bruxelles per amore della maglia bianconera e che non sono mai tornati a casa, strappati al loro amore in quella tragica notte dell'Heysel. Quella partita non è durata 90 minuti, si sta giocando ancora oggi. Quella sera non è mai finita, è rimasta nella nostra vita... e ci resterà per sempre." |
Michel Platini |
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"Noi che abbiamo la fortuna di indossare questa maglia, per un minuto come per una carriera, dobbiamo rivolgere un pensiero a quella partita mai iniziata e a chi per quella partita, per quella passione, per la Juventus, ha perso la vita". |
Alessandro Del Piero |
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"Quel giorno ero in attesa di una lezione al centre culturel francais. televisore acceso. volti stravolti, incastrati fra sbarre e reti troppo sottili. Corpi precipitati, a terra, impudicamente ripresi dalle telecamere, impreparate alla strage. Alla ributtante legge del gioco che deve continuare. A tutti i costi. da quel giorno è morta la mia passione per il calcio" |
Ida Baldi |
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Una lacrima sottile solca il mio volto, mentre guardo ancora queste immagini, ancora dopo venticinque anni, e non ho mai smesso di farlo da quando le vidi in diretta, allora ragazzo sedicenne con il milan nel cuore. Leggo la paura di chi c'era, guardo la passione per i colori, guardo lo spensierato desiderio di gioire di chi invece ha pianto, magari sul corpo del proprio figlio. Tornare a sorridere, per i sopravvissuti, sarà impossibile. le nostre lacrime e la nostra memoria siano per loro un sollievo, come un soffio di vento fresco in una giornata torrida. |
Alberto Fava |
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Heysel Ho visto i sogni morire quella sera, ho visto seggiolini color rabbia scagliarsi su anime inermi ho visto gusto dell'amaro tingere la rabbia. Ho visto fiumi di lacrime. Ho toccato la follia, avvolto dalla morte, Ho visto la nave della razionalità affondare |
Ermanno Eandi |
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Sono passati già venticinque anni, ero dai miei nonni, l'attesa, poi i primi collegamenti... la partita...a dieci anni non comprendi il dramma della morte. Poi con il passare degli anni il RICORDO rimane, un bambino di undici anni non può morire per una partita, era solo andato con suo babbo a vedere la nostra juve. Ho capito che tutto sia stato offuscato, messo dietro l'angolo, nascosto per vergogna ....ma no basta.. non ci sono giustificazioni. Adesso con due figli so che la MEMORIA non deve rimanere nell'ombra, ma deve camminare con noi. Il mio pensiero per i 39 angeli vola in alto... non mi stancherò... |
Luca Agostini |
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L'Heysel non è terra di campanili, ma terra consacrata su cui levarsi i sandali, tutti. |
Domenico Laudadio |
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"Per quella Coppa maledetta le nostre coscienze giocano una partita infinita da ventisei anni e nessuno di noi potrà mai vincerla, perché davanti alla morte non ci potrà mai essere alcun trionfo. Di quella sera riconosco una sola vittoria, quella della memoria." |
Domenico Laudadio |
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Pugni in tasca Bruxelles, 29 Maggio 1985. Allo stadio Heysel, stanno morendo gli juventini. La loro roba, le foto della comunione, gli scontrini del bar, i Gesù ti guarda, è presa. La buttano per aria. E’ per divertirsi. Torino, 29 Maggio 2010. Sta morendo la Juve. Ma gli juventini giurano. Su un punto ormai non mollano. Le mani in tasca non gliele metton più. |
Vincenzo Ricchiuti |
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« Niente di quello che è successo si può cancellare, ma la volontà dei due club non è quella di cancellare, ma di cambiare. A Liverpool ci hanno chiesto scusa. Non sono gli stessi di vent' anni fa, come non lo siamo noi. Quando una persona ti fa le sue scuse, accettarle è dimostrazione di saggezza e di intelligenza. È come avviarsi su una strada diversa, su una strada giusta ». (Dal Corriere della Sera del 6/4/2005) |
Alex Del Piero |
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“Chissà quanti ce n' erano ieri sera all' Anfield di quei duemila hooligans ubriachi e inferociti che vent' anni fa all' Heysel travolsero i tifosi juventini, li schiacciarono, provocarono 39 morti e centinaia di feriti. Chissà se si sono pentiti, se hanno provato vergogna - mentre Liverpool e Juve cercavano di esorcizzare con parole di amicizia la tragedia che li ha legati per sempre - ricordando quelle vite così bestialmente sprecate.” (Dal Corriere della Sera del 6/4/2005) |
Giorgio Tosatti |
| "Nessuno può essere contento di quella Coppa. Bruxelles è un lutto per tutto il calcio, non solo per Juve e Liverpool. Da quella sera la violenza non è diminuita, anzi. Abbiamo fatto troppo poco. E' ancora difficile prevedere le reazioni e i movimenti della folla, basta pensare all' invasione di campo per festeggiare il nostro ultimo scudetto. E quando guardo la Coppa dei Campioni in bacheca..." (Da La Repubblica del 27/5/1995) | Roberto Bettega |
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«Ciò che successe vent' anni fa non potrà mai essere dimenticato, resterà per sempre nella nostra memoria. Quella dell' Heysel fu l' unica partita, e ne ho giocate a migliaia, della quale non m' interessava il risultato. Volevo solo che quella serata si chiudesse il prima possibile. Volevo solo ritrovare la mia famiglia. Ho provato sensazioni incredibili, sconosciute e bruttissime». In Inghilterra c' è una gran voglia di commemorare a dovere le 39 vittime. «Quello che posso dire è che i tifosi juventini domani sera riceveranno un' accoglienza incredibile, straordinaria. Anche perché i due club non mai stati tanto vicini come oggi. Abbiamo atteso questo sorteggio per tanti anni, e penso sia arrivato nel momento migliore». (Dal Corriere della Sera del 4 aprile 2005) |
Ian Rush
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"Andai con un amico all' Heysel a vedere la finale di coppa Campioni tra Juventus e Liverpool nell' 85. Quello che successe e noto e da allora non sono più entrato in uno stadio" |
Max Gazzè |
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Heysel insanguinato
Il pallone somigliava
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Cristiano Comelli
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19 dicembre 2011 Dedicato al
mio babbo, agli altri 38 angeli, a me e a chi c'era quel giorno,
a tutti quelli che ricordano ed in particolare a Claudio ed i
ragazzi della curva che sono sempre presenti con i loro
striscioni....BUON NATALE........
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Carla Gonnelli |
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39 Angeli all'Heysel by
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