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Erika Pioletti 3.06.2017
   Pagine della Memoria    Marisa Amato    Morire di Calcio    Superga 1949    Stadio Ballarin 1981  

Si chiama Erika, non Heysel

di Domenico Laudadio

Al contrario di quanto scritto un po’ ovunque e degli spettri evocati da più parti questa tragedia, secondo me, non va assolutamente confusa con quella di Bruxelles del 29 maggio 1985.

Abbiamo sperato, pregato e imprecato fino all’ultimo, poi la sentenza della nera signora: Erika è salpata per le stelle, lasciandoci un insegnamento che vanifica ogni retorica di parole vuote nei dintorni della sua morte, una lezione autentica di amore. Era il giorno del compleanno del suo Fabio, non tanto quello della finale di Champions League per la Juventus, perché lei non era neanche una tifosa, ma il suo cuore batteva soltanto per il suo uomo, non per un pallone. Ciò nonostante, raffreddando il presentimento di un attentato, ha voluto donargli la sua presenza accanto, in quella bagnarola di folla d’anime infocate bianca e nera. I suoi sorrisi incoraggianti al compagno nonostante l’atmosfera di tensione in quella ressa emotivamente sudaticcia, il caldo e l’alcool, poi è calato un sipario dall’inferno, il cuore ha ceduto al terrore d’acchito e il ritmo della vita è scaduto al battito di tamburo lento della sua condanna in una lunga agonia. Mi fermo qui… Di lei ci rimarrà una splendida fotografia che vale più di un testamento etico d’autore. Ci ha insegnato come si può amare. Semplicemente. È tutto. I media e i tifosi hanno accostato l’Heysel all’incidente del 3 giugno in Piazza San Carlo a Torino, una fuga come l’altra. Il sangue su stendardi e persone ne è tragica replica certamente, ma bisogna distinguere con lucida analisi fra l’una e l’altra mattanza. Il panico serpeggiato è un effetto in comune da non confondere con la causa. L’orda barbarica e sanguinaria dei tifosi inferociti del Liverpool avrebbe potuto fermarsi invece di riprendere a più riprese con tecniche militari e scagliarsi sugli innocenti spremendoli vigliaccamente contro il muretto del Settore Z. Il terrore esploso all’improvviso per un presunto attentato invece non poté fermarsi da solo prima che la razionalità vagasse un tempo variabile nell’allucinazione. Lo alimenta l’immaginazione. Forse la vittoria dell’infame Isis è questa: quando noi stessi diveniamo il primo terrorista a sconquassarci dentro, a violentare il nostro evo, la nostra cultura profonda che si nutre di conoscenza, comunione di incontri e di svago. E per lui è inutile farci giustizia sommaria, invocare una esecuzione capitale o ordire un processo esemplare: ci abita e ci mal governa subdolamente, si prende i sogni ipotecandoci il futuro nero dei nostri figli.

È vero: le massime autorità comunali di Torino dovevano fare di meglio per prevenire l’imponderabile accadimento dietro l’angolo di una latente psicosi collettiva, organizzando una più oculata e scrupolosa gestione degli spazi e dei soggetti presenti in piazza. È giusto: ne rispondano nelle sedi istituzionali e giuridiche ai suoi cari. Oggi la rabbia è ancora tanta ma prima o poi dovrà fare i conti con la maga dell’oblio che ammalia tutto e tutti nel nostro paese sin dalla prima Repubblica. E insieme ai cocci insanguinati delle bottiglie di birra che crocifissero bambini, donne e uomini nella piazza torinese verrà spazzata anche questa storia e insieme la ragione. Ma l’Heysel fu altra cosa. La paura quando rompe gli argini dell’autocontrollo non si argina, ma una tifoseria brutale, con uomini e mezzi idonei, sì. Bastava il getto degli idranti… Paradossalmente quella tragedia si poteva evitare molto più di questa… Come esorcizzare, dunque, questo demone che ci sconvolge la mente ? C’è un solo modo. Godersi gli istanti brevi o lunghi della nostra passeggiata terrestre. Tanto il futuro resta un’ipotesi a prescindere. "Succhiare il midollo della vita”, direbbe Henry David Thoreau, perché solo la poesia può salvare la grande bellezza che ci circonda. Il sorriso di Erika è la risposta ad un mondo che è ferito ed in pericolo, ma che non è ancora caduto, non è vinto. Allora arruoliamoci nelle falangi dell’orgoglio al fianco di una civiltà che non opprime le donne, non sevizia spose bambine, non decapita statue millenarie. Difendiamola come fosse la nostra unica progenie e perché non ne potremo avere altre. Lo dobbiamo anche alla dolce Erika, prima vittima di un attentato ad opera della autosuggestione così come ai caduti del Bataclan e di Manchester, di Bruxelles, di Nizza, di Berlino, di Londra… Pertanto diamo all’Heysel quanto è dell’Heysel e ad Erika ciò che gli appartiene: memoria, onore e silenzio… Non manipoliamo la sacralità della sua vita tramontata in rincorse faticose alla demagogia e alle avversioni politiche. Lei non lo merita. In punta di piedi, come una ballerina scalza, leggera è danzata via…

20 giugno 2017

Fonte: Giulemanidallajuve.com - Fonte Fotografie: Torino.repubblica.it

Torino, targa per vittime Piazza S.Carlo

La decisione della Commissione toponomastica a 2 anni tragedia

(ANSA) - TORINO, 14 MAG - La Città di Torino ricorderà con una targa le due vittime di piazza San Carlo, Erika Pioletti e Marisa Amato. La decisione di celebrare così la loro memoria è stata presa oggi dalla Commissione Toponomastica. La targa verrà posizionata in piazza San Carlo dove la sera del 3 giugno 2017 la folla radunata per seguire su un maxischermo la finale di Champions League piombò nel panico per il tentativo di una banda che con lo spray al peperoncino voleva fare razzia di catenine e portafogli. Nella calca 1.500 persone rimasero ferite. Erika Pioletti morì in ospedale alcuni giorni dopo, il 15 giugno; Marisa Amato, gravemente ferita, è invece morta nel febbraio di quest'anno.

14 maggio 2019

Fonte: Ansa.it


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