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Filippo Raciti 2.02.2007 Ispettore Capo Polizia di Stato
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11 dicembre 2004

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Addio caro Filippo, ti hanno ucciso da vili

di Gioacchino Lunetto

"Caro Filippo, sento il bisogno di parlare con te per un’ultima volta, come abbiamo fatto tante volte in passato in tutti gli anni che abbiamo lavorato assieme. Ricordo come fosse adesso i nostri discorsi, tutte le volte che abbiamo parlato dei nostri problemi, delle nostre speranze, dei nostri sogni, delle nostre famiglie e della preoccupazione per il futuro dei nostri figli, tra di loro coetanei. Già i nostri figli... Quando ho appreso la notizia della tua morte ho pianto. I tuoi figli non hanno più un padre perché una mano assassina ha deciso di privarli di tale bene creando nei loro cuori, in quello della tua sposa ed in quello dei tuoi genitori un enorme vuoto che nessuno sarà mai in grado di colmare. Io ti ho conosciuto bene, insieme abbiamo condiviso gioie e dolori, entrambi siamo stati Agenti ausiliari della Polizia di Stato ed abbiamo scelto di intraprendere questa carriera, anche tu al prezzo di sacrifici e rinunce sei diventato Ispettore. So che non eri uno sprovveduto, come me eri un vero esperto dell’ordine pubblico e chi ti ha ucciso ha potuto farlo solo cogliendoti di sorpresa, da vile, come vili sono tutti coloro che agiscono nascondendosi nella massa e che io come te non abbiamo mai distinto da coloro che dicono di sapere chi sono gli autori di questi gravi fatti, ma che poi non fanno i loro nomi. Come il nostro corpo è in grado di creare gli anticorpi per espellere il male, anche i veri tifosi (e ce ne sono), devono contribuire all’individuazione dei responsabili di questi gravi fatti per assoggettarli, come affermava Cesare Beccaria, "a durevoli ed iterate percosse", in modo che non possano mai scordare il male cagionato. Caro Filippo, eri un generoso, amavi la giustizia ed eri come me consapevole che non sempre la legge è giusta, non sempre rende giustizia sostanziale, ma va comunque rispettata e fatta rispettare. Questa tua generosità, la tua voglia di giustizia, il tuo essere istintivo qualche volta non è stato compreso e per questo hai sofferto assieme ai tuoi cari. Adesso assisteremo ad una sfilza di dichiarazioni di condanna di questo vile gesto, istituzioni, politici di ogni schieramento senza alcuna reale investitura popolare grazie all’attuale legge elettorale, cercheranno di accattivarsi la nostra simpatia e riconoscenza, dimenticando che qualche giorno addietro non si erano creati alcun problema nel decidere, unilateralmente ed in violazione degli impegni presi, di decurtarci dagli stipendi la media di 300 euro mettendo in gravi difficoltà centinaia di famiglie che di solo stipendio vivono; facendo finta di non sapere che andiamo in servizio di ordine pubblico senza automezzi adeguati; facendo finta di non sapere che certi incontri di calcio si giocano in strutture inadeguate per garantire interessi che nulla hanno a che fare con lo sport. Caro Filippo, il tuo ricordo rimarrà sempre vivo nel mio cuore come in quello di tutti coloro, familiari, amici e colleghi che ti hanno voluto bene, tutti gli altri, lo sappiamo bene, da domani penseranno ad altro. Ciao Filippo". Dr. Gioacchino Lunetto Sostituto Commissario

L’AMICO-COLLEGA Lunetto è segretario dell’Anip Gioacchino Lunetto è un poliziotto di grande esperienza. Insegna nelle caserme ed è segretario provinciale dell’Anip (l’associazione degli ispettori di polizia). Filippo Raciti era un amico di Lunetto. Nelle ore immediatamente successive alla morte del collega e compagno, Lunetto ha scritto la toccante lettera che riportiamo integralmente. Lunetto, però, ha firmato anche un duro comunicato a nome dell’Anip. "Noi non dimentichiamo - si legge in questo altro testo - che i nostri stipendi sono vergognosi e il contratto è scaduto da tempo. E che hanno deciso unilateralmente di decurtarci le mensilità della somma media di 300 euro mettendo in grave difficoltà centinaia di famiglie".

5 febbraio 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografie: Poliziadistato.it - Ilgiornale.it

Catania, 5 febbraio 2007

"Ciao papino, credo che questa sia l'ultima occasione in cui tutti vedranno quanto ti voglio bene ma soprattutto quanto ti ho amato. Non appena sono venuta a conoscenza della tua morte, ho sentito un qualcosa dentro di me che è difficile da spiegare e posso solo dirti... Che avevo deciso di farmi del male, non mangiando e né bevendo più, ma molte persone mi dicono che è un periodo difficile e rischio di star male e perciò ho bisogno di forze, volevo solo dirti che senza di te la vita non sarà facile e questo perché tu eri bravo a fare tutto, ma soprattutto a fare il papà. Adesso, spero solamente che la tua morte induca tutta la società ad attuare dei cambiamenti perché tu sei e sei sempre stato un eroe e ti giuro che verrà fatta giustizia sull' accaduto. Papà, io non riesco a stare senza di te perché noi due siamo uguali, nelle abitudini, fisicamente, e in molte occasioni anche caratterialmente, abbiamo gli stessi pregi e ugual difetti come ad esempio dalle grosse labbra al ginocchio che dà qualche problemino, ma soprattutto, lo ero, lo sono e lo sarò sempre fiera di essere tua figlia". Fabiana Raciti

"Vorrei solo dire due parole per mio marito. Sono sicura che tutti conoscevate i suoi pregi. Venerdì nell'apprendere della sua morte ho preso un duro colpo. Immaginavo che sarebbe tornato con qualche ferita, ma non mi sarei immaginato che sarebbe tornato così. Rivolgo queste parole a quei ragazzi che immaturamente, stupidamente, scioccamente, guardando un poliziotto, guardando tutti coloro che portano la divisa li guardano con disprezzo e odio. Mio marito, oltre a essere un bravissimo poliziotto era un gradissimo uomo, aveva delle qualità vere, era sincero, leale, affidabile, disponibile, era bravo in tutto, ecco io mio marito non lo vedo morto, è sempre presente perché era un educatore alla vita, così lo stimano i suoi colleghi. Vorrei che mio marito oltre ad essere un educatore della vita sia anche un educatore alla morte. Che questa morte possa portare veramente cambiamenti e che non ci sia un'altra famiglia a provare questo enorme dolore. Vorrei che i ragazzi riflettano un po’... La sportività è una cosa bella, la violenza no, la violenza fa del male, troppo, troppo e non è un gesto maturo, essere grandi si dimostra col rispetto". Marisa Grasso

Medaglia d'Oro al Valor Civile (Alla Memoria)

"Con spiccata professionalità, non comune determinazione operativa e consapevole sprezzo del pericolo si prodigava nel fronteggiare e respingere un gruppo di facinorosi tifosi catanesi, rimanendo mortalmente ferito nel corso dei violentissimi scontri. Luminosa testimonianza di elevato senso civico, encomiabile altruismo ed eccezionale spirito di servizio, spinti sino all'estremo sacrificio. 2 Febbraio 2007 - Catania"

Roma, 4 aprile 2007

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