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Gabriele Sandri 11.11.2007 Il Processo (Corte di Assise)
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CRONACA - Il racconto della testimone dell'omicidio del tifoso laziale, ucciso sulla A1. "Puntò la pistola verso quell'auto. La teneva con entrambe le mani. Poi sparò".

Sandri, la superteste giapponese

"L'agente mirò per 10 secondi"

di Marino Bisso

AREZZO - "Quel poliziotto prima di sparare puntò l'arma e prese la mira per dieci secondi...". È l'accusa della supertestimone dell'omicidio di Gabriele Sandri. Ma non solo: cinque giorni prima aveva superato con giudizio positivo l'addestramento al poligono di tiro. Era il 6 novembre 2006, qualche giorno dopo, domenica 11, l'agente della polstrada Luigi Spaccarotella estrasse la pistola d'ordinanza e sparò contro l'auto con a bordo Gabriele Sandri uccidendo il 28enne tifoso della Lazio. "Non fu un colpo accidentale. Quell'agente mirò prima di premere il grilletto" hanno sempre sostenuto i famigliari di Sandri, assistiti dall'avvocato Michele Monaco. Una ricostruzione fatta propria dal pm Giuseppe Ledda che, a chiusura dell’indagine, ha confermato l'imputazione di "omicidio volontario". Una conclusione basata su alcune dichiarazioni. Ad accusare il giovane poliziotto sono due donne e in particolare un'operatrice turistica giapponese che per caso quella domenica si trovava nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1, vicino ad Arezzo. Keiko H, 42 anni, è la supertestimone dell'inchiesta sull'uccisione di "Gabbo". Il 15 novembre ha raccontato la sua verità agli investigatori della guardia di finanza e ora le sue dichiarazioni sono finite tra le migliaia di pagine depositate dalla Procura di Arezzo. "Dopo aver fatto colazione - si legge sul verbale - uscivo dall'autogrill per fumare una sigaretta nel piazzale antistante. All'improvviso sentii uno sparo. Ma non capivo la provenienza. Vidi allora dei ragazzi, dall'altra parte dell'autostrada, scappare e correre verso delle autovetture. Successivamente vidi i due poliziotti correre verso di me e in particolare uno dirigersi verso l'estremità del piazzale mentre dall'altra parte i ragazzi salivano su un'autovettura di colore chiaro. Il poliziotto dopo essersi fermato puntava una pistola tenendola con entrambe le mani protese in direzione dell'autovettura e dopo circa dieci secondi sparava. Ricordo bene il momento dello sparo: l'autovettura era in movimento e anche dopo proseguiva la marcia. A quel punto, impaurita, mi sono recata verso il pullman sul quale viaggiavo". La versione della giovane giapponese trova conferma anche dal racconto di una cassiera dell'autogrill. La donna però riferisce di aver sentito uno solo sparo. "All'interno del market un mio collega aiutava a fare delle fotocopie, dopo alcuni minuti l'agente è uscito. Dopo un quarto d'ora udivo il suono di una sirena. Allora uscivo dal locale e vidi che c'erano due auto della polizia. Nell'area di servizio opposta vedevo delle persone correre con in mano dei bastoni o qualcosa di simile e raggiungere un'autovettura e saliti a bordo partire in direzione nord". La dipendente dell'autogrill racconta poi il momento dello sparo. "In quell'istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all'altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell'auto imboccasse la rampa che dà accesso all'autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l'auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi". E ancora: "Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all'andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo".

11 marzo 2008

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Freeforumzone.com

Rinviato per un vizio di procedura l'inizio del dibattimento. Due mesi per stabilire una nuova data. Il poliziotto Spaccarotella deve rispondere dello sparo che l'11 novembre uccise il tifoso laziale.

Omicidio Sandri, processo al via ma l'udienza viene annullata

L'imputato non era presente in aula per paura di possibili ritorsioni degli ultras.

AREZZO - Il processo per l'omicidio di Gabriele Sandri si ferma prima ancora di cominciare. L'udienza preliminare di oggi è stata annullata per decisione del Gup Simone Salcerini, che ha accolto un'eccezione della difesa. Per stabilire una nuova data bisognerà attendere circa due mesi. Alla fase preliminare del processo non aveva preso parte l'imputato Luigi Spaccarotella, l'agente della Polstrada di Arezzo accusato di omicidio volontario, per timore di ritorsioni della tifoseria laziale. Increduli i presenti, composta la reazione dei famigliari di Gabriele Sandri: "Spero - ha detto la madre - che questo sia l'ultimo alibi, che la prossima volta si possa andare avanti fino in fondo". Il rinvio - La decisione del giudice dell'udienza preliminare ha accolto l'eccezione avanzata da uno dei legali di Spaccarotella, a cui non è stato trasmesso l'atto di chiusura dell'indagine preliminare. "Hanno mandato l'avviso a un numero di fax sbagliato e, quindi, in un luogo che non era il mio ufficio - ha detto Renzo - ed hanno contestato la mia correttezza". Adesso si dovrà procedere a riformulare l'atto e notificarlo nuovamente, un lavoro che richiederà un tempo stimato tra il mese e mezzo e i due mesi. Michele Monaco, legale della famiglia Sandri, ha però annunciato provvedimenti. "Il consiglio dell'ordine degli avvocati dovrà verificare se si tratta di un comportamento deontologicamente corretto, si dubita che l'avvocato Renzo abbia ricevuto la notifica al numero di fax che era stato comunicato alla cancelleria del Tribunale". Sulla decisione del giudice Monaco si è però detto d’accordo. "Non ci aspettavamo il rinvio, comunque il Gup ha fatto bene ad accogliere l'eccezione, se no rischiavamo di veder travolgere il processo e la Cassazione avrebbe potuto annullarlo". Le minacce - Prima della notizia del rinvio, il legale di Spaccarotella aveva spiegato di temere per l'incolumità dell'assistito, motivata dalla presenza di gruppi di ultras davanti al tribunale. Spaccarotella nei giorni scorsi avrebbe ricevuto inoltre una serie di segnali "che possono far pensare a un pericolo concreto". L'avvocato Giampiero Renzo si è rifiutato però di chiarire se il poliziotto abbia ricevuto minacce dirette. "Non lo posso dire - ha risposto - ma basta vedere i manifesti e le scritte che ci sono a Roma. Comunque noi non abbiamo presentato denunce". Renzo ha poi aggiunto di essere rattristato per l'assenza dell'agente in aula "perché speravo che il giudice potesse vederlo in faccia, potesse vedere il suo sguardo che dall'11 novembre non è più lo stesso". Tesi sostenuta anche dall'altro legale, Francesco Molino per il quale il suo cliente è "distrutto da una serie di cavolate che si sono dette come l'accusa di omicidio intenzionale". Fino ad oggi nessuna immagine di Spaccarotella, neppure d'archivio, è stata mai diffusa o pubblicata da stampa e tv. Il processo - Prima dell'annullamento i legali dell'imputato avevano annunciato l'intenzione di chiedere il rito abbreviato condizionato ad una perizia di parte che avesse verificato la posizione dei testimoni. Le dichiarazioni di chi ha visto lo svolgersi della vicenda non convincono infatti la difesa. "I testimoni sono totalmente inaffidabili - ha dichiarato Renzo - Ci sono persone che vogliono far credere che la luna non esiste. Fuori dal tribunale sono sicurissimi di aver visto qualcosa e poi quando vengono sentiti tutto cambia". La famiglia - La famiglia Sandri, presente in aula, aveva manifestato ottimismo sullo svolgimento dell'udienza. "Sappiamo che è un processo limpido e non abbiamo paura di nessuna sorpresa" ha dichiarato il fratello Cristiano. La signora Daniela, madre di Gabriele, tra le lacrime ha invece commentato l'assenza di Spaccarotella: "Non ha importanza, anche se gli danno 100 anni mio figlio non torna". Il padre ha detto di avere una sola speranza nella vita: poter vedere in faccia almeno una volta l'uomo che gli ha ucciso il figlio: "Ormai lo chiamo l'uomo invisibile, ma prima o poi lo incontrerò". I tifosi - Fuori dall'aula sono radunati una ventina tra tifosi laziali, amici e conoscenti della vittima che hanno esposto due striscioni in cui si chiede "Giustizia per Gabriele". L'omicidio - I fatti al centro dell'udienza preliminare risalgono allo scorso 11 novembre. Spaccarotella, con altri agenti, intervenne per sedare una rissa tra tifosi della Lazio e della Juventus scoppiata all'autogrill Badia al Pino. Il poliziotto esplose dei colpi di pistola dalla carreggiata dell'Autosole opposta a quella sulla quale Gabriele Sandri e i suoi amici stavano fuggendo dopo la scaramuccia. Uno dei proiettili colpì il ragazzo al collo, uccidendolo.

25 settembre 2008

Fonte: Repubblica.it

Sandri, la giustizia assurda

di Massimo Razzi

Prima ci hanno fatto vedere le immagini della madre di Gabriele Sandri, dignitosissima, che entrava piangendo nell'aula del tribunale di Arezzo dove doveva svolgersi l'udienza preliminare del processo all'agente di polizia Luigi Spaccarotella. Un'ora dopo, arriva la notizia che la stessa udienza è stata annullata per un vizio di forma. Vizio gravissimo, si dirà, vista l'attesa, il dolore e l'assurdità di una vicenda che aspetta sia fatta seriamente giustizia. Il vizio, invece, consiste nel fatto che a uno dei due avvocati dell'imputato non sarebbe stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini. Vizio che più banale e formale non si può, vizio sanabilissimo, ci pare, visto che l'avvocato sapeva della chiusura delle indagini (il suo collega, quantomeno, lo avrà informato) ed era presente oggi in aula anche se ha sostenuto che il tribunale aveva sbagliato il numero di fax. Basterebbe consegnargli oggi, al massimo domani, vogliamo esagerare, fra una settimana, una fotocopia della notifica stessa rifissando a strettissimo giro una nuova udienza. Invece, tranquillamente, la giustizia italiana ci fa sapere che ci vorrà un mese e mezzo, forse due, per stabilire un'altra data in cui le parti potranno rivedersi davanti al Gup. Ci sembra un eccezionale argomento a sostegno di chi sostiene che non si può avere fiducia in questa giustizia, un duro colpo alla credibilità dei magistrati e dell'intero sistema che amministra sanzioni, delitti e pene. È inammissibile perché è impossibile che non ci sia (in questo e in tanti altri casi) un altro modo giusto e tecnicamente regolare di risolvere il problema, perché un gup, o meglio, il sistema giudiziario non può e non deve più dare questo tipo di risposte sempre incredibilmente dilatorie. Diranno: questi sono i tempi della legge, ci sono i processi, i calendari, le carenze di personale. Vero, verissimo, ma non c'è un pomeriggio vuoto, un qualsiasi sabato o una domenica in cui il signor Gup possa fissare l'udienza prima di due mesi ? Se non altro per rispetto di quel dolore, per chiedere scusa di un errore tanto banale quanto stupido.

25 settembre 2008

Fonte: Repubblica.it

Su blog e siti cresce l'indignazione: "Udienza rimandata, che schifo". Preoccupazioni in Polizia: "Per il segno violento del tifo in quell'aula si giudica lo Stato".

Sandri, slitta il processo

Su Internet la rabbia degli ultrà

di Carlo Bonini

ROMA - Undici mesi non sono serviti a nulla. Nonostante le parole e il contegno della famiglia Sandri ("Chiediamo solo giustizia. Sappiamo che sarà un processo limpido"), l’omicidio di Gabriele, "Gabbo", resta prigioniero di un grumo di odio e rancore. Il giudizio al suo assassino, l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, si annuncia come un’ordalia, anche in ragione dello sciatto e sconcertante "errore di notifica" che ne ha neutralizzato l’udienza preliminare. Si legge in alcuni dei post che ieri pomeriggio si sono rovesciati sul sito dedicato al dj: "Gabry, ancora una volta, coloro che dovrebbero condannare quell’essere, senza nessun processo, commettono l’errore che una segretaria non dovrebbe fare. Quindi mi viene da pensare che ancora una volta vogliono dare a 'sto "maledetto" la possibilità di circolare liberamente ancora per un mese e mezzo", firmato "una mamma". "Ha ragione quella madre. Anche per me non dovrebbe esserci processo per quell’essere"; "Udienza rimandata, che schifo ! Ha detto bene chi dice che quell’animale doveva essere condannato senza processo". E ancora, in un luogo comune che vuole sbirri e cronisti facce di una stessa medaglia, cinghie di trasmissione di una stessa disinformazione: "Alcuni media preparano un clima di odio per favorire Spaccarotella ?". Al Dipartimento di Pubblica Sicurezza si raccoglie una qualche preoccupazione. Non per la regolarità del processo o la serenità del contesto in cui si celebrerà, ma "per quello che l’omicidio di Gabriele Sandri è diventato". Dice un alto dirigente della Polizia di prevenzione: "Da tempo, il segno violento del tifo si era coagulato intorno a una parola d' ordine che potremmo definire la "ribellione al furto di identità". Lo Stato e la Lega calcio, vale a dire gli sbirri e i padroni dell’industria del pallone, erano indicati come i responsabili dell’annichilimento delle curve. Niente più striscioni, niente più "colore", trasferte vietate. Bene, con la sua morte Gabriele Sandri è diventato il veicolo simbolico di questa rabbia. E dunque il processo a Spaccarotella e il suo esito, quale che sia, non saranno vissuti come il giudizio alle responsabilità di un agente di polizia, ma a quelle dello Stato". Con una postilla, non irrilevante: "Se la condanna dovesse riconoscere la volontarietà dell’omicidio, questo suonerà come la conferma di un disegno di repressione violenta. Se dovesse concludere per la semplice negligenza, a maggior ragione questo sarà vissuto come un’intollerabile autoassoluzione di istituzioni colpevoli". L’analisi trova una sua corrispondenza nelle discussioni e nei lunghi documenti che affollano uno dei siti principali e più completi della "contro-informazione" ultras, www. asromaultras. org. Si legge: "Cosa è uno Stato di Polizia (nel quale ancora non siamo, ma al quale stiamo avvicinandoci, partendo dagli stadi), se non quello dove gli apparati militari e polizieschi sono accusatori e giudici ? Che cos' è, se non un organo da Stato di polizia, l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive? (...) La verità è una sola e sarebbe onesto prenderne atto: la violenza non è eliminabile. Nel calcio e nella vita. Chiudete gli stadi ? Si scontreranno negli autogrill. Chiudete gli autogrill ? Si scontreranno nei boschi. Che farete allora ? Disboscherete i boschi ? Si scontreranno nel deserto. Lo diceva già Giovenale, ammesso e non concesso che sappiano chi sia: panem et circenses. Pane e giochi del circo. Questo è sufficiente a tenere a bada il popolo. Il sistema attuale è quasi non rovesciabile, ma almeno vedevo li giochi der circo. Ma se me levi pure li giochi der circo, allora me 'ncazzo de brutto". Ci vorranno almeno due mesi perché il processo Spaccarotella ritorni nell’aula del giudice dell’udienza preliminare di Arezzo. E il tempo continuerà a non essere "amico". Perché per effetto dell’errore di "cancelleria" che ha chiuso il procedimento prima ancora che si aprisse, ad essere giudicati per primi per i fatti di domenica 11 novembre 2007 saranno a questo punto i 19 tifosi romanisti e laziali (oggi ancora detenuti) arrestati per l’assalto notturno alle caserme di carabinieri e polizia. Il 20 ottobre, un gip di Roma deciderà infatti del loro rinvio a giudizio o si pronuncerà direttamente nell’eventualità di giudizi abbreviati o patteggiamenti. Un capovolgimento di calendario "simbolico" che, non è difficile prevederlo, aggiungerà a rancore altro rancore.

26 settembre 2008

Fonte: Repubblica.it

La mamma di Gabbo: "Volevo vedere in faccia chi lo ha ucciso"

di Paolo G. Brera

È finita in latinorum: "Vizio procedurale", spiegano gli avvocati. Un cavillo, insomma, e l’udienza preliminare del processo per l’omicidio di Gabriele Sandri si trasforma in un supplemento di dolore e di rabbia. L’agente Luigi Spaccarotella non c’era, non è venuto. "Ci sarà al 99 per cento", avevano anticipato i suoi avvocati. Invece è prevalso l’un per cento, ed è un altro boccone amaro da digerire. "Lo avrei voluto guardare in faccia, l’assassino di mio figlio. Non gli avrei neanche parlato, mi sarebbe bastato guardarlo negli occhi per capire cosa gli è saltato in testa. Come ha potuto sparare da una parte all’altra dell’autostrada ? È inaccettabile. Sono arrabbiata. È inammissibile". Daniela, la mamma di Gabbo, stringe in mano la felpa nera di suo figlio, quella che indossava la sera prima di essere ucciso da un maledetto proiettile nell’area di servizio sulla A1. "In dieci mesi - si sfoga Giorgio, il papà - non ho ancora conosciuto l’assassino di mio figlio. È una vergogna. Faccia l’uomo, la smetta di nascondersi". C' è un’aria triste ed elettrica davanti al piccolo tribunale di Arezzo che celebra l’atto primo di un processo così tormentato, così inevitabilmente difficile. "Gli atti sono limpidi, attendiamo fiduciosi - dice il fratello Cristiano - e terremo i denti stretti fino alla conclusione". Sulla collinetta accanto all’ingresso ci sono gli amici di Gabbo, un gruppo di tifosi della Lazio con i soliti atteggiamenti da duri. Espongono uno striscione che chiede giustizia ma rifiutano di parlare con i giornalisti, tengono a distanza le telecamere alle quali mostrano il loro disprezzo, fanno il saluto del camerata alla famiglia che va via. Ci sono anche gli amici di Giorgio e Daniela, ad accompagnare i Sandri. Sono loro a fare da tramite con i tifosi, a chiedere che non ci siano incidenti, che tutto fili liscio. Sarà così. Ma è per loro, per gli ultras assiepati lì accanto che Spaccarotella ha deciso di non venire all’appuntamento con la giustizia. "Ha paura. È distrutto da una serie di cavolate che sono state dette: si è visto accusare di omicidio intenzionale - dice l’avvocato Giampiero Renzo, il legale che ha presentato l’eccezione che ha annullato l’udienza - e ha paura di ricevere minacce dagli ultras". Daniela è arrivata in lacrime e se n' è andata "arrabbiata" e triste: "Sono una mamma, la vendetta non la pratico ma voglio che sia fatta giustizia per Gabriele. Se ha una coscienza, Spaccarotella deve riconoscere le sue colpe". L’avvocato Renzo dice che l’agente non è più lo stesso uomo, da quando gli è partito quel proiettile omicida. Dice che avrebbe voluto fare le condoglianze alla famiglia ma i tempi non erano maturi, e "non è il nostro stile farlo sui giornali o nei talk show". "Mi stupirebbe se ora si facesse vivo: sono trascorsi dieci mesi - replica Cristiano - e non siamo mai stati contattati da nessuno. Ho sentito che il difensore dice che i tempi ora sono maturi, ma il frutto è bello e caduto. E non mi è piaciuto neanche il giochetto stucchevole delle minacce che subirebbe... Da chi le subisce ? Probabilmente dai servizi segreti, visto che la magistratura non gli ha neppure comunicato la data d' inizio dell’udienza perché al domicilio che ha eletto non l’hanno trovato". Impossibile dimenticare, e impossibile anche perdonare "l’uomo invisibile", come lo chiama papà Giorgio: "Non sono assolutamente disposto a farlo", taglia corto. Tra due mesi, cavilli permettendo si ricomincerà. "È stato un espediente meschino", dice Cristiano. Ma a Giorgio non interessa più di tanto, "sono cose che succedono all’inizio di un processo". A lui interessa la fine, la giustizia che si attende giusta. Le due linee processuali sono molto distanti. Per la difesa è stato omicidio colposo, e se la loro tesi passasse senza aggravanti non ci sarebbe nemmeno un giorno di carcere per Spaccarotella. Sostiene che quel colpo fu accidentale, esploso nella foga della corsa dopo un altro colpo in aria. Quel primo colpo sì che è stato invece tirato volontariamente: servì, dice la difesa, a sedare l’aggressione di un gruppo di tifosi incappucciati della Lazio contro uno juventino. Il processo per lesioni a quel tifoso è caduto ? Solo perché i tifosi non hanno sporto querela, e non lo fanno mai, spiega la difesa. E sostiene che i testimoni dell’accusa siano inattendibili, e la perizia nitida nel dimostrare che il colpo subì una deviazione decisiva. L’accusa ? Lontana anni luce. Omicidio volontario, e stop.

26 settembre 2008

Fonte: La Repubblica

Omicidio Sandri, subito stop al processo

di Michele Bocci e Paolo G. Brera

AREZZO - "Pure se gli danno cent' anni di prigione, il mio Gabriele non c' è più". Daniela, la mamma di Gabriele Sandri, fende la folla di cronisti parlando a bassa voce, come se volesse ripeterlo a sé stessa. Insieme all’altro figlio, Cristiano, e al marito Giorgio si infila nell’aula del giudice per l’udienza preliminare di Arezzo che deve decidere se rinviare a giudizio - e con quale accusa - l’agente Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre scorso ha sparato al tifoso della Lazio nell’area di servizio Badia al Pino. Vuole finalmente guardare quel poliziotto, assistere all’avvio del percorso giudiziario che porterà alla sua condanna. Nessuno dei due desideri si avvererà: Spaccarotella ha paura e non si presenta; e un problema di notifica a uno dei suoi difensori (inviata a un fax sbagliato) costringe il gup a rinviare tutto, l’udienza preliminare si rifarà tra un paio di mesi. I legali dell’agente, Francesco Molino e Giampiero Renzo, chiederanno il rito abbreviato a condizione di un nuovo sopralluogo nell’area di servizio, e di nuove analisi delle perizie di parte. Si batteranno contro l’ipotesi di omicidio volontario: "Ha sparato un colpo in aria mentre un gruppo di incappucciati aggrediva un tifoso juventino - dice Renzo - poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva". "Ma quali incappucciati... Comunque è un processo limpido - replica Cristiano Sandri - e non abbiamo paura di sorprese". "Giustizia per Gabriele", chiede lo striscione di un gruppetto di ultrà amici di "Gabbo". "Non ci filmate - gridano agli operatori dei tg - riprendete il poliziotto. Alla fine loro sono sempre i buoni, e noi i cattivi". Prima di arrivare ad Arezzo, sono passati tutti in quella maledetta area di servizio sulla A1. Hanno lasciato le sciarpe e un collage con le foto di una vita, e ci hanno posato sopra 27 rose bianche: gli anni che avrebbe appena compiuto. Nel tribunale di Arezzo l’accusato era annunciato presente: "Ci ho parlato ieri sera - racconta Renzo - e non se la sentiva più. Troppa tensione, ha paura, riceve telefonate anonime. E poi quei manifesti, e le scritte sui muri di Roma... Peccato, il giudice avrebbe visto il suo sguardo, distrutto dall’11 novembre". L’avvocato dei Sandri, Michele Monaco, ha segnalato all’Ordine la vicenda del fax "per verificare se è stato deontologicamente corretto". Polemiche in un’atmosfera già tesa: "Voglio vedere in volto chi ha ucciso mio figlio - ripete il papà di Gabbo. Faccia l’uomo, non ci ha contattati neanche per chiedere scusa". E la mamma: "Mi sarebbe bastato guardarlo negli occhi". "Ci aspettiamo condanne esemplari", dice ora il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, riferendosi anche al processo Reggiani. Ricordando invece le pene lievi per i disordini di Roma-Napoli, Alfredo Mantovano attacca: "L’anello debole della catena è l’autorità giudiziaria, o una parte di essa".

26 settembre 2008

Fonte: La Repubblica

Parla l'agente accusato della morte del tifoso laziale sull'autostrada: "Il mio colpo è stato deviato, non ho mirato all'auto. L'omicidio volontario è troppo".

Spaccarotella chiede perdono "Non volevo uccidere Gabriele"

Ma la famiglia non ci sta: "Richiesta falsa, adesso è tardi".

ROMA - Chiede perdono ai familiari di Gabriele Sandri. Dopo mesi di silenzio. Luigi Spaccarotella fa sentire la sua voce. Intervistato dall'Ansa, l'agente accusato di aver ucciso con un colpo di pistola il tifoso laziale, si rivolge ai familiari di Gabriele: "Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile". Una richiesta che, però, cade nel vuoto. "Il perdono ? È tardi. La richiesta arriva con una tempistica processuale ineccepibile, che fa sorgere qualche perplessità. Non suona come vera" replica Cristiano, il fratello di Gabriele. Parole che arrivano dopo il rinvio della prima udienza del processo dove l'agente non si era presentato. Spaccarotella torna ai fatti dell'11 novembre scorso quando dalla sua pistola partì il colpo che uccise Gabriele Sandri che era dall'altra parte dell'autostrada. "Correvo - racconta l'agente - il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all'auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno ? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo". L'opposto di quello che pensano i genitori di Sandri. E di quello che dicono alcuni testimoni che, quel giorno, erano nell'area di servizio. "In assenza di un'ammissione di responsabilità - commenta Michele Monaco, legale dei Sandri - è difficile pensare di perdonare chi ha ucciso Gabriele". "Quel maledetto 11 novembre - racconta Spaccarotella - è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo, chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Lui si mise in contatto con persone vicine alla famiglia di Gabriele ma, non so perché, gli fu risposto che i tempi non erano maturi". "Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile - conclude l'agente - non ho più voluto impugnare una pistola, né salire su un'auto della polizia".

29 settembre 2008

Fonte: Repubblica.it

Tifoso ucciso, l’agente chiede perdono. La famiglia: è tardi

di Michele Bocci

FIRENZE - "Ai familiari di Gabriele Sandri chiedo perdono ma non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile". Decide di parlare Luigi Spaccarotella, il poliziotto che l’11 novembre dell’anno scorso sparò il colpo di pistola che uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri nell’area di servizio Badia Al Pino ad Arezzo. L’agente, che ora è alla polfer di Firenze da dove sarà trasferito, ieri mattina ha parlato con l’agenzia Ansa, raccontando la sua versione. "Correvo, il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere ? Voglio pagare ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo. Rimettermi la divisa non è stato facile, non ho più voluto impugnare una pistola o salire su un’auto della polizia". Giovedì scorso doveva svolgersi l’udienza preliminare del processo per omicidio volontario. In quell’occasione i familiari di Gabriele Sandri si sono lamentati di non aver ricevuto le scuse di Spaccarotella, che non era all’udienza. "So di scritte minacciose contro di me - ha spiegato l’agente - un clima ostile che comprendo ma non posso non temere. Quel maledetto 11 novembre è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Persone vicine alla famiglia, non so perché, gli risposero che i tempi non erano maturi". Per i Sandri è passato troppo tempo. "Il perdono ? È tardi - dice il fratello di Gabriele, Cristiano - La richiesta arriva con una tempistica processuale ineccepibile, che fa sorgere qualche perplessità. Ormai sarebbe difficile fare l’incontro. In dieci mesi non abbiamo mai sentito le sue parole, né direttamente né indirettamente". Qualche tempo fa, l’agente è tornato da solo a Badia Al Pino. "C' era silenzio malgrado le auto. Guardavo, ma non riuscivo a pensare".

30 settembre 2008

Fonte: La Repubblica

Un anno fa il tifoso laziale veniva ucciso da un proiettile sparato dall'agente Luigi Spaccarotella. Il capo della Polizia: "Una tragedia causata dall'avventatezza".

Omicidio Sandri, Manganelli: "Mi assumo la responsabilità"

ROMA - "Davanti all'uso della pistola per sedare una rissa non si può non parlare di avventatezza. Dissi che mi assumevo la responsabilità di questa morte e lo confermo oggi. Da parte nostra c'è stata piena collaborazione per fare chiarezza. In tempi ragionevolmente brevi siamo arrivati al rinvio a giudizio. Confidiamo di arrivare a una assoluta verità da parte della magistratura". A un anno dalla morte di Gabriele Sandri, ucciso da un colpo di pistola sparato dall'agente Luigi Spaccarotella nell'area di servizio di Badia al Pino Est della A1, il capo della polizia Antonio Manganelli torna su una vicenda che si porta dietro dolore, polemiche e una richiesta, ancora inevasa, di giustizia. Una vicenda che, dopo un primo rinvio, tornerà in un'aula giudiziaria il 16 gennaio. Allora, davanti al gup di Arezzo, i legali di Spaccarotella (di cui non si conosce il volto e che non si è presentato alla prima udienza parlando di presunti rischi per la sua incolumità) chiederanno il rito abbreviato, formula che consente la riduzione di un terzo della pena. Nel frattempo l'agente, che era in servizio alla polizia stradale di Battifolle, è stato trasferito prima alla polizia ferroviaria di Firenze, con mansioni d'ufficio, e successivamente all'ufficio interprovinciale tecnico logistico di Firenze, sempre con compiti d'ufficio. Una scelta che il fratello di Gabriele Sandri, Cristiano, non condivide: "Il fatto che non sia stato aperto nessun procedimento disciplinare nei confronti dell'agente Spaccarotella è un fatto che ci lascia perplessi. Mi auguro che ci sia data al più presto una risposta". Lo stesso interrogativo che si trova in un'interrogazione presentata da alcuni deputati del Pdl. Ma oggi è il giorno della memoria. Dei fiori nel luogo della morte, della fiaccolata e della messa per Gabriele organizzata a Roma. E del via ufficiale della fondazione che prende il suo nome. "Il compito - dice Cristiano Sandri - sarà quello di contribuire allo studio della violenza non solo nel calcio ma in una società che talora sembra impazzita". Un'iniziativa "soprattutto destinata ai giovani, ai ragazzi". Ragazzi come Gabriele colpito da una pallottola sparata con "avventatezza". Che a un ragazzo di 28 anni è costata la vita.

11 novembre 2008

Fonte: Repubblica.it

 

Un filmato della procura ricostruisce l'omicidio del tifoso laziale. La dinamica secondo i testi: sparò stringendo l'arma con due mani.

In un video la morte di Sandri

"Così il poliziotto ha ucciso Gabbo"

di Marino Bisso

AREZZO - L'omicidio del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, "Gabbo", in un filmato della Procura. In un video, i consulenti dei pm aretini hanno riprodotto al computer quanto accadde l'11 novembre del 2007 nell'area di servizio di Badia del Pino quando l'agente della stradale Luigi Spaccarotella sparò e uccise il giovane. Nella ricostruzione, il poliziotto, tenendo con due mani la pistola d'ordinanza, mira e spara contro l'auto degli ultrà biancocelesti. Il proiettile dopo aver urtato contro una rete metallica colpì, prima, il finestrino anteriore della Scenic e, poi, mortalmente, il ventottenne romano. La simulazione, elaborata dai professor Domenico Compagnini e Paolo Russo, è alla base dell'imputazione di omicidio volontario contestata dal pm Giuseppe Ledda all'agente che, venerdì, comparirà davanti al gup di Arezzo. Il giudice dovrà decidere se confermare l'accusa nei suoi confronti. Il filmato, della durata di 1 minuto e 37 secondi, è stato realizzato in base alle dichiarazioni di quattro testimoni. La ricostruzione mostra le varie fasi dell'omicidio: la sirena della pattuglia della stradale viene azionata mentre gli otto tifosi (cinque della Lazio e tre della Juventus) urlano e si azzuffano vicino a un'auto ferma davanti all'autogrill. Poi, scappano. Dalla carreggiata opposta Spaccarotella in divisa, con la pistola in mano, intima: "Fermi. Che fate...", poi spara in aria. Dopo il colpo, i giovani scappano verso la loro auto, l'agente corre anche lui, li insegue dall'altra parte della carreggiata per quasi un minuto, non può attraversare le quattro corsie dell'autostrada delimitata da una griglia metallica. Poi, il secondo avvertimento: "Fermi... Dove andate...". Il poliziotto impugnando la calibro 9 corre ancora 30 secondi, intanto i cinque giovani salgono a bordo della Scenic e mettono in moto. L'auto imbocca l'uscita dall'area di servizio, l'agente impugna la pistola, questa volta con due mani, prende la mira e preme il grilletto. Il proiettile oltrepassa la prima rete metallica e le due corsie dell'autostrada poi colpisce la griglia che divide le due carreggiate, il proiettile viene deviato a sinistra e centra il lunotto laterale posteriore della Scenic con a bordo i tifosi. Sandri è seduto al centro, tra i due passeggeri. Il proiettile lo colpisce mortalmente alla base del collo. Un secondo video della procura è costruito, invece, in base alla versione di Spaccarotella che ha sempre affermato di non aver mirato all'auto dei tifosi ma di aver sparato accidentalmente impugnando la pistola con una sola mano. Una spiegazione alla quale il pm non ha creduto. I legali dell'agente, Francesco Molino e Giampiero Renzo, hanno intenzione di chiedere un nuovo sopralluogo nell'area di servizio e nuove perizie, convinti di poter demolire l'accusa di omicidio volontario: "Spaccarotella ha sparato in aria mentre un gruppo di incappucciati aggrediva uno juventino - hanno ribadito i difensori - poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva". "Quattro testimoni affermano il contrario - incalza l'avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco - La verità è che Spaccarotella mirò e sparò ad altezza d'uomo". Monaco contesta la ricostruzione per cui il colpo sarebbe stato deviato dalla rete, come sostengono i consulenti del pm. "Il proiettile semmai ha deviato per l'impatto con il vetro dell'auto. Se avesse colpito la rete sarebbero state trovate tracce di zinco lasciate dal rivestimento del proiettile. Ma non è avvenuto".

13 gennaio 2009

Fonte: Repubblica.it (Testo e Fotografia)

"Quei video rendono giustizia a Gabriele"

di Stefano Carina

Signor Sandri, una ricostruzione, quella attraverso il filmato della Procura, che fa chiarezza sull’accaduto. "Finalmente. È una ricostruzione che avevamo già fatto noi a suo tempo nel momento della presentazione del libro su mio figlio, con delle tavole. È quello che sosteniamo da sempre". La difesa continua a sostenere che l’agente ha sparato prima in aria e poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva. "Stupidaggini, per fortuna è un processo che si basa sulle testimonianze. Ci sono 4-5 testimoni che affermano le stesse cose nonostante si trovassero in posizioni differenti. Non credo che queste persone siano impazzite all’improvviso e abbiano visto lucciole per lanterne. È chiaro che l’avvocato della difesa sta facendo il suo lavoro. Purtroppo per lui, Spaccarotella è indifendibile ed è giusto che paghi. Se ne stanno rendendo conto tutti". Venerdì ad Arezzo ci sarà l’udienza preliminare. "Sono 14 mesi che Gabriele non c' è più e con la mia famiglia sto ancora aspettando giustizia. Spero che il processo sia il più veloce possibile. Lo vogliamo noi ma penso anche gli italiani, visto le centinaia di testimonianze che continuiamo a ricevere giornalmente". Pensa che Spaccarotella sarà presente in aula ? "Io ci sarò certamente, con la speranza di guardarlo negli occhi anche se ho poche speranze che questo possa accadere. Parliamo di un individuo che non si è mai degnato di fare una telefonata, di instaurare un rapporto con noi in maniera diretta e chiedere scusa. Io al suo posto lo avrei fatto". Ottenere giustizia potrebbe aiutare lei e la sua famiglia a ripartire? "Purtroppo, soprattutto per mia moglie, credo che sia molto difficile che possa riprendersi. Lei è morta con Gabriele. Dalla scomparsa del figlio va avanti a psicofarmaci, sedute con il neurologo, con lo psichiatra e lo psicologo. È diventata un’altra persona anche fisicamente. Non ci si può capacitare a perdere un figlio in questo modo. Io e Cristiano (il fratello di Gabbo, ndr) soffriamo, stiamo male però ci tiene su la forza di andare avanti comunque e di combattere. Per mia moglie invece, sembra tutto finito".

14 gennaio 2009

Fonte: La Repubblica

Il poliziotto sparò al tifoso laziale in un'area di servizio sulla A1, nel novembre 2007. Il gup stamattina ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai difensori.

Omicidio Sandri, l'agente Spaccarotella

rinviato a giudizio per omicidio volontario

Oggi non si è presentato in aula. I familiari: "Non ha il coraggio di guardarci negli occhi".

AREZZO - L'agente di polizia Luigi Spaccarotella è stato rinviato a giudizio: è accusato di omicidio volontario, per aver sparato l'11 novembre del 2007 al giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. Lo ha deciso il gup di Arezzo Luciana Cicerchia, che ha fissato la prima udienza di fronte alla Corte d'Assise per il 20 di marzo. La decisione è stata accolta con commozione dai familiari del ragazzo ucciso. "Aspetterò magari un anno, un anno e mezzo, mi auguro di meno, ma voglio che questo individuo paghi per quello che ha fatto", ha detto il padre, Giorgio Sandri. E ha pianto Daniela, la madre, che ha ribadito: "Gabriele non c'è più e non posso perdonare". Ora i Sandri si auspicano che "quantomeno venga preso un provvedimento disciplinare e che Spaccarotella venga allontanato dalla Polizia". Stamattina il giudice ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali dell'agente della Polstrada, Francesco Molino e Federico Bagattini. "Un rito abbreviato - aveva spiegato Bagattini prima di entrare in aula - condizionato all'approfondimento del tema della deviazione del proiettile con una richiesta di sopralluogo nell'area di servizio di Badia Al Pino". L'altra richiesta dei difensori era il confronto dei periti sulla perizia balistica. Il pubblico ministero Giuseppe Ledda si era opposto al sopralluogo, ma non al confronto fra i periti. Mentre la famiglia di Sandri, assistita dall'avvocato Michele Monaco, si era detta contraria a entrambi gli accertamenti. La deviazione del proiettile sarà un elemento decisivo del processo. Ne è convinto il legale: "Se verrà confermata l'ipotesi del video è evidente come la traiettoria originaria fosse lontanissima dalla macchina e se era così non c'era alcuna volontà di uccidere". La procura ha ricostruito con il computer in una serie di filmati la dinamica dell'accaduto. Ma, se per l'accusa Spaccarotella ha sparato dalla parte opposta della carreggiata in direzione di Sandri, la difesa sostiene che il proiettile ha colpito il tifoso dopo essere stato deviato da una rete metallica. Oggi l'agente ha deciso di non comparire in aula perché, come ha spiegato l'avvocato Bagattini, "è una persona che sta soffrendo, sa perfettamente che ha causato la morte di un giovane e questo gli procura una enorme sofferenza e poi ci sono anche problemi di carattere familiare". "Verrà in aula", ha assicurato l'altro difensore, Molino, dopo il rinvio a giudizio. E poi ha precisato che il gup non è entrato "nel merito del dolo eventuale o del colposo". L'assenza dell'indagato ha provocato la rabbia della famiglia di Sandri. "Evidentemente non ha il coraggio di guardarci negli occhi e sa bene che quello che ha fatto lo ha fatto non perché è inciampato'', ha commentato il padre, entrando in tribunale. "Voglio vedere in faccia l'assassino di mio figlio - si è sfogato poi l'uomo - Spero soltanto che la prossima volta lo vedrò, a meno che non abbia paura degli Ufo. La prima volta erano le minacce da Roma, la seconda l'effetto mediatico, la terza saranno gli Ufo". Sarcastiche le parole del fratello della vittima, Cristiano: "Spaccarotella non c'è ? Avrà incontrato qualche problema sull'autostrada''. Il ragazzo, infatti, fu colpito mentre si trovava nell'area di servizio di Badia al Pino, sull'autostrada A1. In mattinata i familiari e gli amici di Sandri si sono fermati nell'area di servizio per deporre un mazzo di rose e il padre ha notato con amarezza come sia stato tolto il palo a cui i tifosi attaccavano i ricordi per Gabriele. Davanti al tribunale c'erano anche alcuni tifosi della Lazio con gli striscioni: ''E' ora che sia fatta giustizia per Gabriele'', recitava una scritta. ''Per sempre con noi'', il messaggio per "Gabbo".

16 gennaio 2009

Fonte: Repubblica.it

Gabbo, l’agente a giudizio per omicidio volontario

di Maurizio Bologni

AREZZO - La lunga mattinata di rancore non si stempera nelle lacrime e negli abbracci. Il giudice dell’udienza preliminare di Arezzo Luciana Cicerchia ha appena deciso che il 20 marzo prossimo la corte d' assise di Arezzo processerà per omicidio volontario Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia che l’11 novembre 2007 uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri sparando da un’area di servizio all’altra a Badia al Pinto, autostrada del Sole, zona di Arezzo. Familiari e amici di Gabbo si abbracciano ma l’ordinanza del gip non addolcisce il loro dolore aspro. "Spaccarotella non godrà di sconti, spero abbia una condanna esemplare, ma intanto devono allontanarlo dalla polizia" commentano il papà e il fratello di Gabbo, Giorgio e Cristiano. "Lui sa com' è andata, lui sa che ha sparato per uccidere, non ha il coraggio di incrociare i nostri sguardi e neppure oggi è venuto all’udienza". Ora che il rinvio a giudizio è pronunciato, parla anche la mamma di Gabbo, Daniela, che ha trascorso le sei ore dell’udienza fuori dall’aula sfogliando un album di foto del figlio e stringendo una felpa nera del suo ragazzo. "Spaccarotella non lo perdono" dice con gli occhi lucidi. La chiusura della giornata, alle tre del pomeriggio, è il gesto dell’ultimo dei tifosi laziali che lascia il tribunale e che con una manata rabbiosa appiccica un adesivo su un cartello stradale: c' è stampato un insulto al poliziotto. Era cominciata in modo diverso, con una sosta di familiari e amici di Gabbo nell’area di servizio per lasciare un mazzo di rose. "Hanno tolto il palo con le sciarpe e i biglietti in memoria di mio figlio, vogliono rimuovere il ricordo" si rabbuia subito il padre. Poi una gigantografia di Gabbo e striscioni che chiedono giustizia vengono stesi su un terrapieno verde davanti al tribunale di Arezzo da una trentina di tifosi, molti coi cappellini della curva dedicati a Gabbo. Alle 9 è fissato l’inizio dell’udienza. Avvocati e parenti si chiudono col giudice e il pm Ledda in un’aula al piano terreno. I difensori di Spaccarotella, Francesco Molino e Federico Bagattini, per oggi giocano soltanto una carta. Chiedono al gip il rito abbreviato - che garantirebbe all’imputato uno sconto di pena e riservatezza ma che impone una riduzione delle attività processuali - a condizione che il giudice acconsenta ad un nuovo sopralluogo nell’area di servizio di Badia al Pino o comunque un confronto tra i consulenti balistici. Il giudice si chiude per oltre un’ora in camera di consiglio e boccia la richiesta. Si va al processo coi giudici popolari, quello nel quale Spaccarotella dovrà deporre pubblicamente per respingere l’accusa che poggia anche su cinque testimonianze - una particolarmente convinta e convincente di una cittadina giapponese - che dicono di averlo osservato sparare a mani giunte come nei film. "Al processo l’imputato ci sarà" dicono i suoi difensori che rinviano al dibattimento l’assalto per tentare di derubricare il reato da omicidio volontario a colposo: sostengono che il colpo è partito accidentalmente mentre il poliziotto correva. La parte civile, con l’avvocato Michele Monaco, mostra però sicurezza: "L’impianto accusatorio è solidissimo. Terrà".

17 gennaio 2009

Fonte: La Repubblica

L'annuncio del sottosegretario Mantovano durante una trasmissione tv. Uno degli avvocati del poliziotto: "Posso assicurare che non è arrivato niente".

Sandri, sospeso l'agente Spaccarotella

Il legale: "Non è stato notificato niente"

Soddisfatta la famiglia del tifoso ucciso nel novembre del 2007.

ROMA - È stato sospeso dal servizio l'agente di polizia Luigi Spaccarotella, rinviato a giudizio per l'omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, l'11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia del Pino sulla A1. Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, nel corso della registrazione della trasmissione Otto e mezzo su La7. Ma uno dei legali del poliziotto ha affermato che al suo assistito non è arrivato nessun provvedimento di sospensione. Mantovano ha detto che la sospensione dal servizio dell'agente risale a due giorni fa. "Non è stato possibile tecnicamente farlo prima - ha spiegato - in quanto, sulla base di una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, basta che sia iniziato un procedimento giudiziario perché non sia possibile intervenire con un provvedimento disciplinare". "Ora - ha aggiunto il sottosegretario - le indagini sono chiuse, è stato disposto il rinvio a giudizio dell'agente per un reato grave e ciò ha permesso al dipartimento di pubblica sicurezza di disporre la sospensione dal servizio di Spaccarotella". Uno dei legali di Spaccarotella, l'avvocato Francesco Molino, ha però affermato che al suo assistito non è stato notificato nessun provvedimento di sospensione dal servizio. "Lo posso assicurare - ha detto - non è arrivato ancora nulla al mio assistito, e mi meraviglio che queste cose siano messe in circolazione". "Se arriverà un provvedimento vedremo con il mio collega - ha precisato Molino, riferendosi all'altro legale di Spaccarotella, Federico Bagattini - se ci saranno gli estremi per l'impugnazione. Il rinvio a giudizio può aver indotto qualcuno a sollecitare questo provvedimento". "E' molto grave che una notizia di questa importanza venga appresa dall'interessato attraverso i media. Se la circostanza corrisponde al vero, senz'altro il provvedimento, che si considera ingiusto, verrà impugnato nelle sedi opportune", hanno commentato Bagattini e Molino. Il fratello del tifoso ucciso, Cristiano, ha invece accolto con soddisfazione l'annuncio di Mantovano: "Meglio tardi che mai. La mia famiglia non è né contenta né felice di questo provvedimento che considera un atto dovuto. La sospensione dal servizio di un agente di polizia che utilizza un'arma in modo scellerato doveva essere immediata". I familiari di Gabriele Sandri chiedevano da tempo che l'agente venisse sospeso. Il 16 gennaio, al termine dell'udienza preliminare, davanti al tribunale di Arezzo, il padre di Gabriele, Giorgio, disse di auspicare "che quanto meno venga preso un provvedimento disciplinare su Spaccarotella e venga allontanato dalla polizia". Il figlio Cristiano spiegò che "non è una questione automatica, ma una questione tecnica. Sarebbe ora che aprissero almeno un procedimento di sospensione. A giugno scorso è stata fatta un'interrogazione e non ho avuto risposta. Speriamo che ci sia una risposa del ministero dell'Interno: mi sembra incredibile che per un fatto del genere non sia ancora stato aperto un procedimento".

22 gennaio 2009

Fonte: Repubblica.it

Pochi giorni prima dell'inizio del processo, Luigi Spaccarotella rompe il silenzio. Offre la sua versione sull'uccisione di Gabriele Sandri in un'area di servizio nell'Aretino.

Tifoso ucciso, parla l'agente "Sono fiducioso ma temo gli ultras"

L'agente Luigi Spaccarotella risponde alle domande dei giornalisti.

ROMA - "I mass media mi hanno già condannato ma io aspetto l'esito del processo con fiducia". Rompe il silenzio il poliziotto che l'11 novembre di due anni fa uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri lungo l'autostrada A1 vicino ad Arezzo. Luigi Spaccarotella parla a pochi giorni dal processo per ribadire che fu una tragica fatalità: "Volevo sedare una rissa. Correvo, ed è partito un colpo". Vorrebbe incontrare la famiglia di Gabbo "per dirgli non so cosa, almeno per porgergli il mio cordoglio", e confida: "Temo per la mia famiglia. Gli ultras potrebbero colpirmi". Venerdì prossimo in aula. Ai microfoni delle televisioni racconta la sua verità ma sfugge alle domande quando il giornalista gli ricorda che una testimone raccontò di averlo visto sparare ad altezza uomo: "Onestamente parlando, il mio racconto e il suo non sono molto differenti". Il contradditorio Luigi Spaccarotella lo affronterà venerdì prossimo, nell'aula del tribunale di Arezzo quando il giudice gli chiederà di rispondere di omicidio volontario. Alle telecamere di spalle. Vestito con un giubbotto bianco, pantaloni sportivi e cappello da baseball, l'agente accoglie i giornalisti ad Arezzo, in un'abitazione messa a disposizione da uno dei suoi legali. Preferisce non mostrare il viso alle telecamere. Per tutto il tempo dell'intervista resta di spalle ma non smette di stringere la mano della moglie e si commuove quando parla della solidarietà che gli ha mostrato la sua famiglia fin dal giorno dell'incidente. "Un colpo accidentale". Luigi Spaccarotella ripete che sparò per riportare la calma dall'altra parte dell'autostrada: tra tifosi juventini e laziali "era scoppiata una rissa", spiega. "Ho provato a farli ragionare accendendo la sirena, sparando un colpo in aria. Poi correndo lungo la griglia dell'autostrada è partito un colpo dalla mia pistola". La griglia deviò il colpo. Secondo i periti del pm il poliziotto impugnò la calibro 9 mentre Sandri e quattro suoi amici erano già saliti a bordo della loro auto e si muovevano verso l'uscita dall'area di servizio di Badia del Pino. Il proiettile oltrepassò la prima rete metallica e le due corsie dell'autostrada. Poi colpì la griglia che divide le due carreggiate, venne deviato a sinistra e centrò il lunotto laterale posteriore della Scenic con a bordo i tifosi. Sandri era seduto al centro, tra i due passeggeri. Si accasciò colpito mortalmente al collo. "Vorrei incontrare i familiari di Gabriele" - "Vorrei incontrare i genitori di Gabriele Sandri", ripete l'agente sospeso dal servizio con ordine del capo della Polizia. "Il giorno del funerale provai a fargli avere un messaggio di cordoglio, ma per qualche motivo che non conosco, il messaggio non arrivò". Sandri: "Parole stucchevoli" - La risposta della famiglia Sandri non si è fatta attendere e pieno di risentimento Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, giudica "stucchevoli" le dichiarazioni di Spaccarotella: "Rimango esterrefatto. Ad un anno e quattro mesi di tempo, nel corso dei quali non si è fatto mai vivo, si presenta in televisione quando è a ridosso delle udienze processuali e questo denota la statura del personaggio. La sua - aggiunge Cristiano Sandri - è una strategia difensiva. Nulla di più".

12 marzo 2009

Fonte: Repubblica.it

Spaccarotella: Sandri, una disgrazia. La famiglia: Stucchevole

AREZZO - "C'era una zuffa tra tifosi dall’altra parte dell’autostrada, abbiamo provato ad interromperla con le sirene, poi ho tirato fuori la pistola e ho sparato, è stato un incidente, non volevo causare la morte di Gabriele". Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia che l’11 novembre 2007 uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri sparando da una area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole presso Arezzo, ha parlato per la prima volta in pubblico, mano nella mano della moglie, a tratti commosso, cappello da baseball in testa e spalle alla telecamera. "Gli ultras sono quello che sono, non c' è bisogno che lo dica io - ha spiegato - Che abbia paura di ritorsioni mi sembra più che logico. Sono una persona normalissima. Ho famiglia e più che per me ho paura per loro". Spaccarotella ha ribadito di aver cercato di entrare in contatto con la famiglia Sandri. "Ho scritto una lettera al cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato Vaticano. Non so quale sia stato il motivo che ha impedito al mio messaggio di cordoglio di arrivare ai Sandri. Sì, vorrei incontrarli, anche se non saprei cosa dire. Loro hanno perso un figlio". Dura la risposta a distanza di Cristiano Sandri, fratello di Gabbo. "Sono dichiarazioni stucchevoli, rimango esterrefatto. Con noi non si è mai fatto vivo e adesso si presenta in televisione quando è a ridosso delle udienze processuali. Questo denota la statura del personaggio".

13 marzo 2009

Fonte: La Repubblica

Arezzo, in Assise il procedimento contro il poliziotto accusato dell'omicidio del tifoso laziale. Per la prima volta insieme ai genitori della vittima. I legali: "Sta male, è molto addolorato".

Sandri, in aula l'agente che uccise

Neppure uno sguardo verso i genitori

La madre: "Davanti ad una donna a cui ha ucciso il figlio, avrebbe dovuto inginocchiarsi".

AREZZO - C'è anche l'agente Luigi Spaccarotella nell'aula di giustizia di Arezzo al processo per l'omicidio di Gabriele Sandri. È la prima volta che il poliziotto della Stradale partecipa alle udienze. È entrato a testa bassa per evitare lo sguardo dei genitori del tifoso ucciso con un colpo di pistola nell'area di servizio Badia al Pino l'11 novembre del 2007. Non un'occhiata tra l'imputato e i familiari di Gabriele. Neppure una parola. Quando l'agente è entrato in aula tra due carabinieri, gli occhi del pubblico puntati addosso, nell'aula è sceso un silenzio gelido. I genitori di Gabriele e il fratello Cristiano sono rimasti muti. Poi è iniziato il dibattimento con l'audizione di un teste, ma niente telecamere e fotografi come chiesto dall'imputato. "Dopo un anno e mezzo, ho visto in faccia l'assassino di mio figlio", aveva detto il padre di Gabriele, Giorgio Sandri, prima dell'udienza. "Davanti ad una donna a cui ha ucciso il figlio - ha detto la madre - quell'uomo avrebbe dovuto inginocchiarsi". Accanto ai genitori, in aula, anche Cristiano, il fratello maggiore di Gabriele. Il processo proseguirà con rito ordinario. Tra una settimana sarà ascoltata la turista giapponese che disse di aver visto l'agente sparare contro l'auto di Sandri "ad altezza uomo". Per ultimo, il 23 aprile, toccherà all'imputato. I difensori del poliziotto avevano chiesto alla Corte d'assise che il processo si svolgesse con rito abbreviato e sconto di pena ma la corte, dopo una lunga camera di consiglio, ha respinto la proposta come aveva già fatto il giudice per le udienze preliminari. "Come sta Spaccarotella ?" ha chiesto un giornalista ad uno dei difensori del poliziotto: "Il suo dolore è il dolore della famiglia di Sandri. Sta male, come una persona che è accusata di omicidio volontario e che è un membro della polizia".

20 marzo 2009

Fonte: Repubblica.it

Sandri, in aula l’agente che sparò la madre: deve chiedere perdono

di Michele Bocci

AREZZO - Siedono per quasi tre ore a pochi metri di distanza ma i loro sguardi non si incontrano mai. Ci provano di continuo il padre, la madre e il fratello di Gabriele Sandri a guardare negli occhi il servitore dello Stato che ha ucciso il loro Gabbo una domenica mattina di novembre, ma l’agente Luigi Spaccarotella non si volta dalla loro parte. Resta a sedere accanto ai suoi due avvocati, lo sguardo basso, la sedia girevole sempre in movimento per la tensione. Il poliziotto entra ed esce dall’aula del tribunale di Arezzo quasi strusciando contro il muro, si capisce che essere qui gli pesa in modo insopportabile. Prima del suo ingresso fotografi e cameraman sono allontanati. Ieri mattina si è celebrata la prima udienza del processo per la morte del giovane tifoso della Lazio raggiunto da un colpo di pistola l’11 novembre del 2007 mentre era sull’auto di un amico nell’area di servizio di Badia al Pino sulla A1. È stato il primo incontro tra la famiglia di Gabriele Sandri e la persona che ha sparato, accidentalmente sostiene la difesa, mirando controbattono accusa e parte civile. Da sempre i Sandri contestano a Spaccarotella di non essersi fatto vivo per chiedere scusa. "Alla prima udienza ci sarò", aveva promesso il poliziotto, attualmente sospeso. "Bene, lo guarderò negli occhi", aveva ribattuto il padre di Gabriele. Solo la prima delle previsioni si è avverata. E appena il presidente della Corte d' Assise di Arezzo Mauro Bilancetti dichiara chiusa la prima giornata di processo, i Sandri soffiano parole di rabbia. "Mi aspettavo che venisse qui e si inginocchiasse di fronte alla madre del ragazzo che ha ucciso, invece niente. Non desidero la sua morte, vorrei che non fosse mai nato", dice Daniela, la mamma di Gabriele. Ha con sé la felpa nera del figlio, in aula la stringe contro la faccia, piange spesso. I Sandri soffrono. Mentre i colleghi di Spaccarotella rievocano quello che avvenne nell’area di servizio si tormentano le mani, serrano le mascelle, si perdono nei loro pensieri. "Non ha nemmeno alzato gli occhi per guardarmi, lui che ha rovinato la vita mia e della mia famiglia", dice Giorgio, il padre di Gabriele, che dopo l’uscita dall’aula dell’agente ha avuto un gesto di stizza, peraltro piuttosto composto, nei suoi confronti: "Doveva pentirsi e fare l’uomo. Io sarò sempre qui, assisterò a tutte le udienze fino alla Cassazione". Federico Bagattini, legale del poliziotto con Francesco Molino, chiede di abbassare la tensione. "Capisco il padre di Gabriele, ma se l’agente li avesse guardati cosa avrebbe commentato ? È uno sguardo di sfida ? Mi ha guardato ma non ha avuto il coraggio di avvicinarsi ?". Il padre del poliziotto ha aggiunto: "Siamo distrutti, il nostro silenzio è dovuto al rispetto del dolore". Ieri quattro agenti in servizio con Spaccarotella l’11 novembre 2007 hanno raccontato che l’imputato disse loro di aver sparato due volte in aria per fermare la rissa nell’area di servizio dalla parte opposta della A1. E quando uno di loro rivelò all’agente che un giovane era morto per uno di quei colpi, Spaccarotella ebbe un mancamento, cadde a terra per lo shock. Oggi si svolge la seconda udienza e l’imputato non sarà presente. Vi sarà a fine aprile, per il suo interrogatorio.

21 marzo 2009

Fonte: La Repubblica

L'agente che uccise il tifoso laziale rivolge l'appello alla famiglia della vittima. "Lontano dai giornalisti, vorrei dir loro quanto mi dispiace per ciò che è accaduto".

Spaccarotella ai genitori di Gabriele

"Voglio chiedere scusa. Non volevo"

ROMA - Non si sente colpevole perché non voleva uccidere, ma alla famiglia Sandri vuole chiedere scusa. Incontrarla riservatamente per "far loro capire che mi dispiace veramente per quanto è accaduto". A parlare, ai microfoni del Giornale Radio Uno, è l'agente Luigi Spaccarotella, imputato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, l'11 novembre del 2007, in un'area di servizio sulla A1 vicino ad Arezzo. Il poliziotto lancia quindi un appello alla famiglia: "Sono pronto a incontrarli domani stesso", ma "in un posto privato lontano dalle telecamere, lontano dai microfoni o da che altro". E poi aggiunge: "Da quel giorno la mia vita si è fermata, vorrei far capire loro il dolore che provo". Spiega poi aver evitato anche i loro sguardi in aula (il processo è cominciato ad Arezzo venerdì) per "paura di una loro reazione". "Non lo so neanche io", aggiunge subito dopo. "Non è facile". Spaccarotella - che dice di temere dalla famiglia Sandri una "reazione di rabbia"- conclude: "Quando in tribunale mi si è aperta quella porta, sapevo che li avrei trovati, ma non sapevo come comportarmi; è stata una reazione naturale dovuta al disagio".

22 marzo 2009

Fonte: Repubblica.it

Sembra aggravarsi la posizione di Spaccarotella. Solo un teste modifica la sua testimonianza

Sandri, i testimoni dell'accusa "L'agente si fermò per sparare"

La ricostruzione della morte di Sandri.

AREZZO - Scontro tra testi al processo per l'omicidio di Gabriele Sandri: alla fine è stata una giornata favorevole all'accusa. Spaccarotella non era in aula, i familiari del tifoso laziale sì. L'imprenditore Fabio Rossini quell'11 novembre 2007 era all'autogrill di Arezzo. Ha detto ai giudici di aver visto l'agente Luigi Spaccarotella puntare la pistola "a braccia tese, parallele al terreno. Ho sentito lo sparo e poi ho visto del fumo bianco". Un suo dipendente, Fabrizio Galilei, aggiunge: "Aveva le gambe divaricate e le braccia parallele al suolo. Teneva la pistola con due mani". Diversa invece la testimonianza di un altro teste d'accusa, Emanuele Fagioni. Nei giorni immediatamente successivi all'omicidio, aveva fatto mettere a verbale che l'agente impugnava la pistola con entrambe le mani. In aula ha offerto una ricostruzione dei fatti diversa: "Spaccarotella impugnava la pistola con il braccio teso in avanti, ma non con due mani - ha detto Fagioni. Era una scena in movimento, è stato un attimo. non ho visto la fase dello sparo". Nel ricostruire quegli attimi drammatici nell'area di servizio di Badia al Pino, il testimone ha ribadito: "Il poliziotto aveva la pistola in mano, correva con la pistola tra le mani ad altezza d'uomo, ma non l'ho visto sparare, non l'ho visto fermarsi". La ricostruzione più attesa era quella della guida turistica giapponese, Keiko Horikoshi: "Ho visto il poliziotto correre - ha detto - poi ha puntato la pistola con entrambe le mani. Aveva le braccia tese e si è fermato cinque secondi, poi ha sparato", mirando l'auto su cui viaggiava Sandri, nell'area di servizio opposta. La teste ha anche mimato la posizione delle braccia e delle mani - unite - dell'agente, precisando però che si trovava alle sue spalle: "Non ho visto la pistola".

27 marzo 2009

Fonte: Repubblica.it

Spaccarotella prese la mira

Sandri, le accuse dei testimoni

di Maurizio Bologni

AREZZO - "Vidi il poliziotto spostarsi più volte con le braccia tese per cercare l’assestamento, poi il fumo bianco dello sparo" ricorda Fabio Rossini, che quel giorno rientrava a Roma assieme a due collaboratori da Milano. "Cercò la mira per cinque secondi, poi esplose il colpo verso l’auto in movimento" aggiunge Keiko Korihoshi, guida turistica giapponese che viaggiava in pullman con alcuni colleghi. "Si posizionò per puntare, braccia tese" insiste Maria Anania, cassiera del market accanto al distributore di benzina. Sono i ricordi di uomini e donne le cui vite si incrociarono, la mattina di domenica 11 novembre 2007, nell’area di servizio di Badia al Pino, corsia sud dell’Autosole, quando un colpo partito dalla pistola del poliziotto Luigi Spaccarotella colpì e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri. Uomini e donne che, quando assistettero a quella scena, non si resero conto di cosa stesse accadendo, ma più tardi, all’ascolto dei tg, capirono e decisero di farsi avanti. "Per questo loro senso civico li ringraziamo", hanno detto ieri i Sandri, padre, mamma e fratello di Gabriele, nell’aula del tribunale di Arezzo dove hanno deposto i testi. In tutto cinque. C' erano anche Emanuele Fagioni e Fabrizio Galilei, compagni di viaggio di Rossini. Indeciso il primo: "Impugnava la pistola con il braccio teso in avanti ma non con due mani, non ho visto lo sparo". Sicuro, forse anche troppo, il secondo: "Era fermo, aveva le gambe divaricate, le braccia tese, l’ho notato puntare e sparare". Cinque testimoni, appunto, incalzati dai difensori di Spaccarotella, Francesco Molino e Federico Bagattini, che puntano a dimostrare che il colpo di pistola partì accidentalmente e fu deviato. E che contestano contraddizioni tra le deposizioni dei mesi passati e quelle di ieri.

28 marzo 2009

Fonte: Repubblica.it (Testo e Fotografia)

I colleghi di Spaccarotella

"Quell’agente non è Rambo"

AREZZO - Una persona assennata, non un Rambo né un appassionato di pistole. Così i colleghi dell’agente Luigi Spaccarotella accusato di omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri, hanno descritto l’imputato testimoniando ieri in Corte d' assise ad Arezzo. Pasquale Mastrota della Polstrada lo descrive come uno che portava pistole e divisa in maniera "corretta".

29 marzo 2009

Fonte: La Repubblica

Autopsia su Gabriele Sandri

Colpo forse deviato da un vetro

Il colpo che ha ucciso Gabriele Sandri, il tifoso raggiunto da uno sparo l'11 novembre 2007 nell'area di servizio Badia al Pino, potrebbe essere stato deviato, forse dal vetro. Inoltre quel giorno Sandri aveva dei sassi nelle tasche dei pantaloni e nel suo sangue venne trovato alcool. È quanto ha spiegato stamani in Corte d'Assise ad Arezzo, Angelo Stamile, consulente medico legale del pm, che svolse l'autopsia sul cadavere di Sandri. IL MEDICO LEGALE - "Il proiettile non è entrato di punta, ma può essere stato deviato - ha spiegato Stamile - e il vetro può avere avuto una valenza". Il medico stamani ha proiettato delle foto dei fori di ingresso e uscita del proiettile nel collo di Gabriele Sandri. La famiglia Sandri, a parte Cristiano, è entrata dopo la proiezione, mentre l'agente Luigi Spaccarotella, accusato dell'omicidio, era in aula. Stamile ha spiegato che il colpo è entrato da dietro e da sinistra, uscendo avanti e a destra, verso il basso rispetto all'ingresso, e che ha rotto la catenina che Gabriele portava al collo. Rispondendo alle domande del difensore di Spaccarotella, Francesco Molino, ha spiegato che nel sangue di Gabriele è stato rilevato un tasso alcolemico dell'1,5, definendolo "abbastanza elevato". LA FAMIGLIA SANDRI - Il fratello di Gabriele, Cristiano, ha definito le foto dell'autopsia "uno strazio" mentre la madre Daniela ha detto che avrebbe voluto entrare per sapere se Gabriele avesse sofferto ma che poi le è stato consigliato di non partecipare. I LEGALI DEI SANDRI - Per il difensore di Spaccarotella, Federico Bagattini, "la forma del foro sull'auto e quella del foro sul collo confermano la deviazione. Se c'è ed è imponente non si pone più il problema dell'accidentalità perché la deviazione del colpo era lontana dall'auto". Ai giornalisti che gli chiedevano dell'alcol trovato nel sangue di Gabriele durante l'autopsia e dei sassi che gli vennero rinvenuti nei pantaloni, l'avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco, ha detto: "Stavo pensando se si può sparare ad una persona che ha dei sassi in tasca che non si vedono e un tasso alcolemico dell'1,5 che non si vede. Nessuno sparerebbe". Parlando del processo, il padre di Gabriele, Giorgio, ha detto: "Speriamo che la sentenza sia esemplare, sennò sarebbe una cosa indecorosa". I LEGALI DI SPACCAROTELLA - In apertura di udienza i difensori di Spaccarotella hanno detto che rinunciano all'audizione del capo della polizia Antonio Manganelli come teste a difesa. DOMANI NUOVA UDIENZA - Domani in aula si confronteranno i periti balistici, l'udienza successiva dovrebbe essere quella del 6 maggio, quando dovrebbe parlare l'imputato. SPARO ACCIDENTALE - "L'evento non può essere imputato alla volontarietà ma ad una perdita di controllo psicomotoria". Lo ha detto Riccardo Fenici, studioso di psicofisiologia dello stress e docente dell'Università Cattolica Sacro Cuore, parlando dello sparo che raggiunse Gabriele Sandri. Fenici è stato ascoltato oggi come consulente della difesa nel processo che vede imputato l'agente Luigi Spaccarotella di omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri. Secondo Fenici "la capacità fisica di sopportare lo stress da parte di Spaccarotella è inferiore alla norma". Il professore ha aggiunto: "Mi dicono che l'agente in 14 anni abbia svolto 8 sedute al poligono, e questo è insufficiente", sottolineando poi che il giorno della morte di Sandri Spaccarotella fece "un errore tecnico iniziale sparando il primo colpo in aria e mettendo fuori sicurezza la pistola". I COMMENTI - L'avvocato di parte civile Michele Monaco ha definito a fine udienza l'esposizione di Fenici "non una consulenza, ma una lezione, e nel processo si giudicano i fatti". Mentre per uno dei difensori di Spaccarotella, Federico Bagattini, la consulenza conferma che "in quelle condizioni psicofisiche l'accidentalità ha basi di verosimiglianza scientifica". La madre di Gabriele, Daniela, ha detto: "So solo che Gabriele è stato ucciso da uno sparo, che sia stato sotto stress o no non importa, quel colpo non doveva esserci".

22 Aprile 2009

Fonte: Unionesarda.it

Omicidio Sandri il colpo forse fu deviato

AREZZO - Il colpo che uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri l’11 novembre 2007 presso Arezzo, "potrebbe essere stato deviato dal vetro" dell’auto. Lo ha spiegato in Corte d' Assise ad Arezzo, Angelo Stamile, consulente medico legale del pm che svolse l’autopsia sul corpo del giovane. Secondo Stamile, "il proiettile non è entrato di punta, può essere stato deviato e il vetro può avere avuto una valenza".

23 aprile 2009

Fonte: La Repubblica

I periti al processo contro Spaccarotella

Al processo per l’omicidio di Gabriele Sandri, ieri ad Arezzo, hanno deposto due consulenti ("furono trovati sassi in tasca al cadavere" ha detto uno di loro suscitando la reazione della parte civile per l’irrilevanza della questione rispetto all’omicidio) e sono state proiettate le immagini dell’autopsia, che la mamma della vittima ha evitato di vedere. In aula l’imputato Luigi Spaccarotella.

23 aprile 2009

Fonte: La Repubblica

Il poliziotto accusato dell'omicidio di Gabriele Sandri ha rilasciato una dichiarazione. spontanea. La famiglia del tifoso contesta l'assenza di interrogatorio.

Spaccarotella: "Non volevo uccidere"

L'agente contestato in aula: "Assassino"

AREZZO - "Non era mia intenzione uccidere nessuno". Luigi Spaccarotella lo ribadisce in una dichiarazione spontanea rilasciata in tribunale. Ma l'assenza di contraddittorio e di un interrogatorio delude sia i familiari di Gabriele Sandri - il giovane tifoso laziale ucciso da un proiettile l'11 novembre 2007 all'area di servizio di Badia al Pino, del cui omicidio è accusato l'agente della polstrada - che il pubblico in aula. Quando l'agente smette di parlare, al termine dell'udienza in Corte d'Assise d'Appello ad Arezzo, qualcuno urla: "Vergognati, verme, assassino". Questa mattina l'agente ha ricostruito quanto accaduto quel giorno, ribadendo la sua versione: di aver agito cioè dopo aver visto una rissa fra tifosi nell'area di servizio opposta, sparando prima un colpo in aria per disperdere i giovani. "Loro sono arrivati prima di me all'autovettura - ha spiegato - e io sono salito sull'aiuola per vedere meglio, avere qualche elemento in più. Allora ho provato a fare un gesto per farli fermare, il gesto istintivo di alzare un braccio, o tutti e due, non ricordo; è passato un anno e mezzo". Spaccarotella ha ammesso di essersi reso conto del secondo sparo soltanto quando lo ha sentito: "Non so ben precisare se lo sparo c'è stato mentre correvo oppure a fine corsa", ha aggiunto, rivendicando ancora una volta le sue buone intenzioni; "Non mi sarei mai aspettato, nella mia vita lavorativa, di causare la morte di una persona. Ben lungi da me: io ho sempre lavorato per aiutare le persone". Secondo l'agente "non c'era la volontà di causare la morte di nessuno, volevo solo fermare quello che stava succedendo, e svolgere il mio dovere di poliziotto al meglio". Spaccarotella, parlando del momento dello sparo, ha affermato di essere arrivato in affanno alla fine della corsa, "anche per colpa dell'asma che mi perseguita da quando avevo 16 anni": una volta esploso il colpo, "l'auto è partita e ho pensato "è andata bene", ha concluso il poliziotto, dicendo di aver riferito, al ritorno, "di aver sparato un colpo in aria, nel senso che non aveva colpito niente e nessuno". In aula non sono mancate le contestazioni. Oltre alle grida di "assassino", mentre Spaccarotella parlava, una persona del pubblico ha gridato: "Dicci la verità", ma è stata subito zittita dal presidente della Corte Mauro Bilancetti, che qualche minuto prima aveva invitato ad uscire una persona che stava mostrando una foto di Gabriele Sandri. Davanti al tribunale sono stati appoggiati in terra tre striscioni con scritto: "Bronchite asmatica + stress = il vostro certificato per uccidere. Vergognatevi". Grande amarezza da parte della famiglia di Gabriele Sandri, che è uscita dall'aula quando il medico legale di parte civile ha mostrato le riprese dell'autopsia sul ragazzo: "Sono rimasta sconcertata a non sentirlo interrogare. Se fosse onesto direbbe: "Ho sbagliato, pagò", ha detto la madre di Gabriele, Daniela Sandri. Per il padre, Giorgio, Spaccarotella "ha voluto evitare di dire per l'ennesima volta delle bugie. Se io fossi innocente vorrei affrontare il tribunale per far capire che quello di cui sono accusato non è vero. Invece lui ha parlato di bronchite asmatica e stress, come se con questo fosse possibile difendersi". Immediata la replica del legale dell'agente: "E' una persona di una grandissima fragilità emotiva, e quindi probabilmente non avrebbe retto il controesame" ha detto Federico Bagattini, uno dei due avvocati che assiste Luigi Spaccarotella. "Dal punto di vista tecnico, secondo noi, il processo ha offerto degli spunti davvero utili e positivi per la difesa, e non ci sembrava necessario destabilizzarlo - ha concluso - sottoponendo l'imputato al controesame".

6 maggio 2009

Fonte: Repubblica.it

Il magistrato ha chiesto una condanna a 14 anni: una pena ridotta per il "carattere istantaneo" e perché "ha distrutto una vita ma anche la sua". Una riduzione eccessiva per la famiglia della vittima.

Morte Sandri, il pm impugna un'arma e mima il gesto dell'agente Spaccarotella

Durante la requisitoria ha mostrato il modo in cui avrebbe esploso il colpo che ha ucciso il tifoso laziale.

AREZZO - Per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, stamani il pm Giuseppe Ledda ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese. È stato il momento culminante della sua requisitoria al termine della quale il magistrato ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per l'agente Spaccarotella, accusato di omicidio volontario. Pena ridotta di un terzo rispetto ai 21 previsti perché, ha sottolineato l'accusa, "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria, e che paga anche la sua famiglia". Una precisazione che ha deluso e amareggiato il padre e la madre di Gabriele che ritengono scorretto il "confronto con la famiglia Spaccarotella. Non è la stessa cosa, noi non abbiamo più un figlio" ha detto Daniela Sandri. Durante il suo intervento in corte d'assise ad Arezzo, Ledda ha ricostruito il racconto di alcuni testimoni: "Ci sono cinque persone che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio". A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto. Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze Ledda ha detto: "Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso". Poi Ledda impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro ha chiesto: "Se no, a cosa serviva questa mano sinistra ? Cos'era un saluto romano ? Un saluto generico ? Ma via sono scenari ridicoli". Il magistrato ha poi messo a confronto le dichiarazioni rilasciate da Spaccarotella nell'imminenza del fatto e quelle successive, fra cui la dichiarazione spontanea in aula. Un cambio di versione "che aggrava parecchio" la sua posizione e "lo affossa definitivamente" ha detto il pm. Ledda ha ricordato infatti che, all'indomani dell'accaduto, Spaccarotella aveva sostenuto che il colpo di pistola era partito accidentalmente mentre correva, mentre invece "dopo un anno e mezzo c'è un cambio di versione abborracciato che aumenta il grado di inverosimiglianza e arriva al parossismo quando l'agente cerca di ipotizzare un racconto che concili la sua versione a quella dei testi. Questo tentativo maldestro lo affossa definitivamente". Ledda si è soffermato poi sulla scelta di Spaccarotella di non sottoporsi al contraddittorio in aula davanti alla corte: "Lungi da me dire che chi non si sottopone a contraddittorio è colpevole, però chi racconta una storia costruita a tavolino ha paura delle contestazioni". Ripercorrendo le dichiarazioni dell'agente, il magistrato ha chiesto: "Come è possibile credere ? Solo un folle avrebbe potuto correre con il cane armato e il dito sul grilletto. Si sarebbe sparato addosso. Quando si è fermato, l'agente ha di nuovo messo il dito sul grilletto". Nella requisitoria il magistrato ha affermato che l'agente aveva la consapevolezza" del concreto pericolo di centrare l'abitacolo e cagionare la morte di qualcuno degli occupanti", quindi "la sanzione deve essere corrispondente al grado del dolo", e per l'omicidio volontario sono previsti 21 anni. Però, ha aggiunto, Spaccarotella è "meritevole di riconoscimento delle attenuanti generiche" spiegando "il carattere istantaneo di questa condotta: tutto l'evento si è svolto nell'arco di pochissimi minuti" e sottolineando che il poliziotto "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria e che paga anche la sua famiglia". Per questo il pm ha chiesto una riduzione di un terzo della pena. Al termine dell'udienza i genitori della vittima hanno espresso delusione e amarezza per la richiesta del pm. Il padre, Giorgio, ha annunciato che domani non saranno in aula "perché per me è troppo forte sentire ancora parlare di tosse asmatica o stress. Non ci sono attenuanti generiche per una famiglia come noi che soffre. Mi dispiace per i figli e la moglie dell'agente ma ci si deve ricordare che dall'altra parte c'è una famiglia che non può riabbracciare un figlio. Ridurre la pena di un terzo è troppo".

9 luglio 2009

Fonte: Repubblica.it

Sandri, il pm simula lo sparo

Condannate l’agente a 14 anni

di Maurizio Bologni

AREZZO - Il braccio destro del pm Giuseppe Ledda è teso, la sua mano impugna una Beretta, facendo in modo che la toga nera si apra a ventaglio sotto la spalla. Scena dal processo in corte d' assise, ad Arezzo, contro Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia accusato di omicidio volontario per aver esploso il colpo di pistola che l’11 novembre del 2007 uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri nell’area di servizio Badia al Pino sulla A1. Durante la requisitoria, al termine della quale chiederà la condanna del poliziotto a 14 anni di reclusione, il pm mima quella che - secondo lui - fu l’azione di Spaccarotella. Il magistrato allunga anche la mano sinistra all’altezza di quella che impugna la Beretta, una riproduzione fedele dell’arma in dotazione alla polizia. "Cinque testimoni - spiega il magistrato - hanno visto la scena o parti sostanziali di essa da angolature diverse. E le cinque ricostruzioni sono sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l’arma verso l’area di servizio". Ecco, proprio così, mostra il magistrato alla corte che gli è di fronte. "Anche l’altro braccio era in avanti. A cosa serviva ? Per un saluto romano o un saluto generico ?" ironizza il pm. Il magistrato è duro con Spaccarotella. Definisce "abborracciata" la sua una versione, secondo la quale il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre l’agente correva in parallelo all’auto, con Sandri a bordo, che si trovava nell’area di servizio sulla corsia opposta dell’autostrada. Ledda spiega: "Come è possibile credergli ? Solo un folle avrebbe potuto correre con il cane armato e il dito sul grilletto. Si sarebbe sparato addosso. Quando si è fermato, l’agente ha di nuovo messo il dito sul grilletto". Il proiettile è stato deviato ? Per il magistrato questo particolare non cambia il quadro accusatorio. "È dimostrato che il proiettile fu deviato - dice Ledda-, ma questo non muta di un millimetro le nostre conclusioni", quelle del dolo eventuale, perché l’agente nel momento in cui tende la mano e spara si assume il rischio di poter uccidere. Nonostante questa ricostruzione severa, al termine della requisitoria il pm ritiene che Spaccarotella sia "meritevole di riconoscimento delle attenuanti generiche", con riduzione di un terzo della pena da 21 a 14 anni di reclusione, per "il carattere istantaneo della condotta" (l’evento si è svolto nell’arco di pochissimo) e perché l’agente "ha distrutto una vita umana, ma anche quella della sua famiglia". Parole, queste, che amareggiano la famiglia Sandri, per la quale sono stati chiesti 500 mila euro di provvisionale (una sorta di acconto sul risarcimento danni da stabilire in seguito). "Non si può mettere sulla stesso piano il dolore della famiglia del poliziotto con il nostro che abbiamo perso un figlio" commenta a fine udienza la mamma di Gabbo, Daniela. Per Giorgio Sandri, il papà, "non ci sono attenuanti generiche per noi che soffriamo". Luigi Spaccarotella non è in aula, ma attraverso i suoi legali fa giungere il proprio commento alla richiesta di condanna del pm: "Me lo aspettavo".

10 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Violente proteste in aula. Il padre della vittima: "Una vergogna per l'Italia".

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella

Dopo il verdetto urla contro la Corte

Il pm aveva chiesto 14 anni di reclusione. Derubricato il reato da omicidio volontario a colposo.

AREZZO - La corte d'Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Ma la corte ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.  I GENITORI - "Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia ? Adesso non ci credi più". Così Daniela Sandri, la madre di Gabriele, tra le lacrime, ha commentato la sentenza del Tribunale di Arezzo. "Quando stasera tornano a casa, li avranno dei figli ? - ha aggiunto. Come fanno a guardarli negli occhi ? Gabriele non me lo ridà nessuno, ma questo è troppo, è una cosa tremenda". "È una vergogna per tutta l'Italia", ha urlato Giorgio Sandri, padre di Gabriele. "Hanno ammazzato mia moglie un'altra volta, forse adesso la portiamo via con l'ambulanza, hanno ammazzato mio figlio. Io consiglierei a tutti i cittadini di non spendere più i soldi per la giustizia perché se la giustizia è questa sono soldi buttati. Non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l'individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all'ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia. Per fortuna che c'è la giustizia divina che penserà a Spaccarotella, a quella non potrà sfuggire senz'altro". Svenimenti, scene di panico e parolacce sul piazzale antistante il Tribunale di Arezzo, dove si sono radunati una trentina di amici di Gabriele. La reazione alla lettura della sentenza era stata di grande rabbia, e alcuni tifosi della Lazio amici di Gabriele hanno inveito contro Spaccarotella e contro i giudici, ma dopo un po' il fratello di "Gabbo", Cristiano Sandri, li ha riportati alla calma dicendo che così "si uccide Gabriele per la terza volta, fatela finita". Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore, è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza. SPACCAROTELLA - "Ho pianto di gioia. Ho fatto bene a credere nella giustizia". È felice Luigi Spaccarotella, commentando al telefono con il suo avvocato Federico Bagattini, l'agente condannato oggi a sei anni per omicidio colposo. "Sono contento per Spaccarotella", ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, che con il collega Francesco Molino difende l'agente. "È stato riconosciuto quanto lui ha sempre detto, e cioè di non aver voluto ammazzare nessuno". "Ovviamente la pena è molto gravosa, troppo eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall'omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo", ha aggiunto Bagattini. Nonostante la condanna l'agente di polizia per ora non andrà in carcere: i suoi difensori hanno, infatti, annunciato appello, per cui, in base alle previsioni del codice di procedura penale, l'imputato attenderà in libertà il processo di secondo grado, che si svolgerà probabilmente il prossimo anno. Solo quando la sentenza nei confronti di Spaccarotella diventerà irrevocabile sarà emesso il provvedimento per l'esecuzione della pena. COLPA COSCIENTE - Il reato di omicidio colposo del tifoso Gabriele Sandri, per il quale il poliziotto Luigi Spaccarotella è stato condannato a sei anni di reclusione, è stato commesso con l'aggravante - riconosciuta dalla Corte d'assise - della "colpa cosciente", cioè della previsione dell'evento. La colpa cosciente - molto simile al dolo eventuale - ricorre quando l'agente ha previsto l'evento senza però averlo voluto (a differenza della colpa incosciente, che è senza previsione alcuna dell'evento): in definitiva, l'agente Spaccarotella avrebbe sparato contro Sandri - secondo i giudici - senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell'evento potesse verificarsi. L'omicidio colposo è punito dal codice con una pena massima di cinque anni: è quindi verosimile - ma lo si saprà solo quando la sentenza sarà depositata - che i giudici abbiano determinato la pena sommando al massimo previsto per l'omicidio colposo un altro anno proprio in virtù dell'aggravante della colpa cosciente. IL PROCESSO - La sentenza di primo grado arriva dopo quattro mesi dall'apertura del processo, che aveva preso il via lo scorso 20 marzo. La giuria si era riunita in Camera di Consiglio alle 11.30, dopo le repliche e le controrepliche della mattinata. Il pubblico ministero, Giuseppe Ledda, aveva chiesto 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, con le attenuanti generiche per lo sconto di un terzo della pena. All'esterno del tribunale di Arezzo si erano radunati alcuni amici di Gabbo con degli striscioni: "È ora che sia fatta giustizia per Gabriele", recitava uno. L'omicidio avvenne l'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino, nei pressi di Arezzo: il ragazzo fu raggiunto da un colpo sparato dal poliziotto. CONSIGLIERI PDL: "INTERDETTI" - "Possiamo solo lontanamente immaginare quanto la famiglia di Gabriele stia passando in questo momento e a loro esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Quella emessa dalla Corte di Assise di Arezzo è una sentenza che ci lascia tutti interdetti e sgomenti". Lo dichiarano in una nota i consiglieri comunali del Pdl, Alessandro Cochi, Marco Visconti, Federico Guidi, Ugo Cassone, Luca Gramazio. ALEMANNO - "Esprimo profonda insoddisfazione per la sentenza che ha condannato l'agente di polizia Luigi Spaccarotella a soli 6 anni di reclusione per l'omicidio di Gabriele Sandri". Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. "Pur riservandomi di leggere le motivazioni della sentenza, mi pare non accettabile la derubricazione del reato da omicidio volontario a colposo. In ogni caso, la pena risulta troppo mite rispetto a un fatto così grave che ha duramente colpito non solo la famiglia ma tutta la città. Mi auguro che il Pubblico Ministero, data la diversità fra le richieste e la sentenza, ricorra in appello e, in quella sede, la sentenza possa essere rivista per non lasciare in tutto il mondo degli sportivi romani un senso di profonda ingiustizia". LOTITO - "È necessario attendere le motivazioni della sentenza, prima di esprimere qualunque giudizio e confermare il rispetto che si deve ai giudici ed alle loro decisioni nell'ambito di una vicenda triste che ha colpito profondamente la coscienza di tutti noi" ha detto il presidente della Lazio, Claudio Lotito.

14 luglio 2009

Fonte: Corriere della Sera

Fotografia: Repubblica.it

Ad Arezzo la sentenza per la morte del tifoso della Lazio. Spaccarotella non era in aula. Urla contro i giudici: "Buffoni". La mamma: "Ucciso di nuovo". Il poliziotto: "Piango di gioia".

Sandri, sei anni all'agente: "Omicidio colposo"

Il padre: "Una vergona per tutta l'Italia"

AREZZO - Non fu volontario l'omicidio di Gabriele Sandri. Dopo nove ore di camera di consiglio, la Corte d'assise d'Arezzo ha condannato a sei anni l'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri nell'area di servizio Badia al Pino sulla A1. "Fu omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento", ha detto la giuria. Come dire che Spaccarotella sparò contro Sandri senza la volontà di ucciderlo, ma "accettando il rischio che quell'evento potesse verificarsi". "Giudici, siete dei buffoni". Un distinguo giuridico che ha scatenato la violenta reazione dei tifosi e amici di Sandri presenti in aula. Alla lettura della sentenza hanno urlato contro i giudici "Infami, buffoni, vergogna". Il presidente della Corte è stato costretto ad allontanare il pubblico. Stretti in un abbraccio di dolore, i genitori di Gabriele hanno pianto in aula. "Mi vergogno di essere italiano - ha detto il padre - Non sono bastati cinque testimoni a dire cosa ha fatto Spaccarotella. Evidentemente la divisa paga. Non credo più nella giustizia, non credo più in niente. È una vergogna per tutta l'Italia. Senz'altro faremo appello: io Spaccarotella non lo mollerò mai". Al termine della lettura della sentenza, la moglie si è sentita male: "Me l'hanno ammazzato una seconda volta. Ma i giudici, quando arriveranno a casa, come faranno a guardare i loro figli, con quale coscienza hanno fatto una cosa del genere ?". Allontanati dall'aula - Gli amici di Gabriele, allontanati dall'aula, hanno proseguito la protesta fuori dal Palazzo di giustizia: ancora urla contro la corte e i difensori dell'agente. All'uscita dalla Corte d'Assise, Federico Gattini, uno dei legali di Spaccarotella, è stato accolto da una pioggia di insulti: "Verme, sei un verme". Un'amica di Gabriele, Cinzia, ha accusato un malore: è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza. L'appello del padre: "State calmi". Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, e suo padre, hanno invitato gli amici alla calma. Temono che si ripetano i disordini scoppiati poche ore dopo l'omicidio in autostrada: a Roma furono assaltate caserme della polizia e fu devastata la sede del Coni. "Facciamola finita", ha implorato il fratello di Gabbo. "Non uccidiamo Gabriele per la terza volta. La prima volta due anni fa; oggi i giudici. Non possiamo uccidere Gabbo per la terza volta. Basta". L'agente: "Ho pianto di gioia" - Luigi Spaccarotella non era in aula. Ha atteso la sentenza "incrociando le dita e pregando", come ha confidato ai suoi legali. Una volta conosciuto l'esito del processo ha "pianto di gioia": "Ho fatto bene a credere nella giustizia". Una volta solo l'agente era entrato in Corte d'assise e solo per fare una breve dichiarazione concordata con gli avvocati: "Ho alzato istintivamente un braccio, forse tutti e due - aveva detto - ed è partito un colpo di pistola. Non era mia volontà uccidere". L'imputato non ha mai voluto rispondere alle domande dei giudici. Dopo le prime dichiarazioni rese ai colleghi all'indomani dell'incidente, ha preferito appellarsi al diritto di tacere. Aveva parlato un'altra volta, ma fuori dall'aula del processo, quando il giudice lo aveva chiamato per la prima udienza preliminare. Attraverso le agenzie di stampa Spaccarotella aveva chiesto perdono ai genitori di Gabriele: "Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli". Gli striscioni: "Gabbo sempre con noi". Sul prato davanti al Palazzo di giustizia di Arezzo, restano abbandonati gli striscioni e le foto di Gabbo che gli amici hanno lasciato stamani. "E' ora che sia fatta giustizia per Gabriele" è scritto su un lenzuolo. E accanto la gigantografia del tifoso con scritto: "Gabriele sempre con noi". L'accusa aveva chiesto 14 anni. Contro l'agente della Polizia stradale, il pm aveva chiesto la condanna per omicidio volontario, 21 anni ridotti a 14 con la riduzione di un terzo della pena per la concessione delle attenuanti generiche: "In fondo - aveva detto il pm come atto di comprensione verso il poliziotto - l'agente ha distrutto una vita umana ma ha anche distrutto quella della sua famiglia". Due anni fa sull'autostrada. Quel mattino, nell'area di servizio Badia al Pino sulla A1, c'era stata una scaramuccia tra tifosi laziali e supporter juventini. L'agente era dall'altra parte dell'autostrada. Non poteva intervenire direttamente. Si affidò alla sirena dell'auto e a un colpo sparato in aria. Poi prese a correre lungo il bordo della carreggiata per mettersi di fronte ai tifosi. Ma Gabriele e i suoi amici erano già risaliti in macchina per raggiungere Milano dove li aspettava Inter-Lazio e dello scontro con gli juventini non parlavano più. Spaccarotella sparò allora. Il pm: "Azione folle quella dell'agente". In aula, il pm ha mimato il gesto stringendo anche lui le mani attorno al calcio di una pistola, riproduzione fedele dell'arma di ordinanza dell'agente. "Il fatto che il proiettile fu deviato dalla grata - ha detto il magistrato dell'accusa durante la requisitoria - non sposta di un millimetro le conclusioni. Solo un folle avrebbe potuto correre con la pistola in pugno, il cane armato e il dito sul grilletto". I testi: "Aveva le braccia tese". Luigi Spaccarotella lo ha fatto quel maledetto mezzogiorno di due anni fa. Cinque testimoni lo hanno detto sotto giuramento: "Vedemmo il poliziotto con le braccia tese che prendeva la mira". Il proiettile partì dalla Beretta calibro 9, attraversò tre corsie, fu deviato dalla grata che separa i due sensi di marcia, proseguì ancora verso il parcheggio a una trentina di metri di distanza dal poliziotto e si infilò nel collo di Gabriele, seduto sul sedile posteriore della Megane tra due amici.

14 luglio 2009

Fonte: Repubblica.it

Sei anni all'agente che sparò a Gabriele Sandri, nella notte blitz a Roma. Bottiglie e pietre contro la caserma dei carabinieri. "Vergogna, bastardi".

Il tribunale si trasforma in una curva

"Gli ultras hanno voglia di vendetta"

di Carlo Bonini

AREZZO - "Pezzi di merdaaa". Alle 8 della sera, un urlo spezza la voce del presidente di Corte d'assise Mauro Bilancetti e annuncia che i demoni di "Badia al Pino" sono di nuovo tra noi. Un urlo che, tra braccia levate al cielo, diventa tuono, mentre un cordone di carabinieri ricaccia quella furia fuori dall'aula. È omicidio colposo, niente assassinio volontario. Sei anni di reclusione a Luigi Spaccarotella, l'agente di polizia che l'11 novembre 2007 sparò da un'area di servizio all'altra dell'autostrada del Sole e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri, 26 anni.  Alle otto della sera, dopo oltre otto ore di camera di consiglio, a metà lettura della sentenza la voce del presidente della corte d'assise di Arezzo, Mauro Bilancetti, è sovrastata dalle urla e dagli insulti che una decina di giovani, tifosi della Lazio ma soprattutto amici di Gabriele, rivolgono alla corte. "Vergogna", "buffoni, bastardi", gridano. I carabinieri faticano ad arginare la protesta. A frenare gli scalmanati, a spingerli fuori dall'aula. C'è gente che piange di rabbia. La mamma di Gabbo si accascia in lacrime su una sedia. Un'amica, Cinzia, è colta da malore. Arrivano le ambulanze. È l'epilogo amaro, per una sentenza che non piace a familiari e amici di Gabbo. Cristiano Sandri, il fratello, ha la voce rotta dall'emozione. Commenta: "Un poliziotto che cinque testimoni hanno visto impugnare la pistola con due mani, stendere le braccia, mirare e sparare, è stato condannato per omicidio colposo come un qualsiasi sventurato automobilista per un incidente stradale. Vergogna. Ci sarà un appello. Ci sarà giustizia". Spaccarotella, che non andrà in carcere in attesa dei prossimi giudizi, era sotto processo per omicidio volontario con dolo eventuale: sparando dall'area di servizio ovest di Badia al Pino sull'A1 nei pressi di Arezzo contro l'auto sulla quale Gabriele si trovava nell'area di servizio est, quella sulla corsia opposta - è la tesi del pm Giuseppe Ledda - ha accettato il rischio di uccidere. L'accusa aveva chiesto 14 anni di pena. Ma la corte, nel verdetto, derubrica il reato di omicidio da volontario a colposo e trova una via mediana. Porta a sei anni di pena affibbiando a Spaccarotella, al posto della volontarietà, l'aggravante della "colpa cosciente" che viene giudicata prevalente sulle attenuanti generiche. È come dire: Spaccarotella non voleva uccidere, ma era cosciente di tenere un comportamento pericolosamente colposo. "Sentenza ottima", commenta uno dei due difensori dell'agente, Francesco Molino. Quella domenica Sandri era in auto con altri tifosi della Lazio diretti in trasferta a Milano. Nell'area di servizio est aggredirono un gruppetto di tifosi della Juve. Dall'altra area di servizio la scena fu notata dall'equipaggio della polizia stradale di cui faceva parte Spaccarotella. L'agente sparò un primo colpo in aria. Poi prese a seguire in parallelo i laziali che salirono in auto e ripartirono. Infine il colpo di pistola che, dopo aver subito una deviazione, raggiunse al collo e uccise Gabriele. La sorte processuale di Spaccarotella sembrava segnata da cinque testimonianze al processo. "Vidi il poliziotto cercare la mira per cinque secondi a braccia tese, poi esplose il colpo verso l'auto in movimento", la deposizione più robusta, quella di Keiko Korihoshi, guida turistica giapponese. Omicidio volontario ? No, secondo la corte fu colposo. "Me lo hanno ucciso per la seconda volta, la mia vita finisce qui" piange, piegata su un muretto, la mamma di Gabbo. "Vergogna, spero che gli amici di Gabbo sappiano mantenere sangue freddo e aspettare l'appello, perché io Spaccarotella non lo mollo. Ma in questo momento comprendo la rabbia degli amici", dice il papà, Giorgio, mentre un gruppo di giovani inveisce e preme all'ingresso del palazzo di giustizia per rientrare. Sulla sentenza anche i dubbi del sindaco di Roma, Gianni Alemanno: "Assolutamente insoddisfacente".

15 luglio 2009

Fonte: Repubblica.it

Gruppi di ultrà hanno preso di mira un'auto della polizia e un commissariato. Due arresti. Giorgio Sandri: "Un milione di persone in piazza per esprimere sdegno". Appello alla calma.

Sentenza Sandri, violenze nella notte

Il padre: "Stato assassino". Poi si scusa

Parla Spaccarotella: "Sono un cretino non un Rambo".

ROMA - "Chiederò spiegazioni ai ministri Maroni e Alfano e al capo della polizia Manganelli. Mio figlio è stato assassinato dallo Stato e ora lo Stato mi deve giustizia". Lo ha detto il padre di Gabriele Sandri, il tifoso ucciso l'11 novembre del 2007 nell'area di servizio Badia al Pino. Definisce "una vergogna per l'Italia" la sentenza che ieri ha condannato a sei anni l'agente Luigi Spaccarotella per omicidio colposo. In serata, Giorgio Sandri rettifica le sue dichiarazioni. "Sono stato travolto dall'emotività, le mie parole non servano da scuse per la violenza. Devo anche dire che il capo della Polizia Manganelli mi è sempre stato vicino". "Ragazzi, state calmi". Mentre a Ponte Milvio, nella capitale, gruppi di ultras protestavano contro la polizia, il padre di Gabriele è intervenuto alla trasmissione radiofonica Talk Radio - Voci nella notte. "E' una vergogna - ha ribadito - come per l'omicidio Aldovrandi a Ferrara, non c'è giustizia. Adesso però è il momento di stare calmi, non dobbiamo offrire il fianco passando dalla parte del torto. Dico a tutti i ragazzi di stare calmi. Capisco la rabbia ma bisogna mantenere la calma". "Penso ad una grande manifestazione" - Giorgio Sandri ha ringraziato il sindaco Gianni Alemanno "per la sua dichiarazione di solidarietà e sdegno" e si è augurato "che tale dichiarazione arrivi anche dai ministri Maroni e Alfano. Comunque - ha aggiunto - penso a una grande manifestazione, magari con un milione di persone, con la quale esprimere civilmente lo sdegno per questa sentenza ingiusta". Firme a Napolitano per rivedere la sentenza. Nel frattempo, i genitori dell'ex tifoso laziale pensano ad "una raccolta di firme in tutta Italia da portare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché sia rivista la sentenza. Finora abbiamo avuto solo pacche sulle spalle dallo Stato, ricorreremo in appello ma non credo più nella giustizia", ha detto Giorgio Sandri. Parla Spaccarotella. L'agente ha concesso un'intervista al settimanale "Visto". "Sono un cretino, non un Rambo. Sono solo una persona che ha creduto di fare il suo dovere. Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un'auto di passaggio: c'era un'autostrada di mezzo. I giornali mi avevano già condannato: in questo paese non c'è giustizia. Sono i prepotenti, i forti, quelli che sanno parlare bene, sanno raccontarti e rigirarti, ad avere la meglio. Non gli ignoranti morti di fame come me. Le persone oneste che hanno rispettato le leggi - sostiene - non valgono niente. Antipatica la mia voce, il mio accento meridionale e anche il mio cognome, Spaccarotella. Tutti hanno visto in me l'uomo forte che "spacca", che uccide. Invece io sono un padre, un marito e un figlio". I sindacati di polizia criticano Sandri. "Possiamo capire l'amarezza di Giorgio Sandri, ma certe parole istigano all'odio" scrive il un comunicato il sindacato di polizia Consap. E il Coisp: "Con le sue dichiarazioni, rischia di aizzare una folla che in certi momenti rimane preda dell'istinto e mai della ragione". Scontri nella notte - Intanto a esprimere sdegno e rabbia, con momenti di tensione, sono state nella notte alcune decine di ultrà, che si erano radunati a piazzale Ponte Milvio e hanno lanciato sassi e bottiglie contro un contingente della polizia che passava in quel momento. Lo stesso gruppo, poco dopo, ha lanciato alcuni petardi e altri sassi contro la stazione dei carabinieri di Ponte Milvio, a poca distanza dal piazzale. Due arrestati. Uno dei petardi ha danneggiato un'auto e una moto parcheggiate davanti alla caserma. Due persone, di 28 e 23 anni, sono state arrestate con l'accusa di danneggiamento e resistenza: nelle loro abitazioni sono state trovate bandiere delle SS e con il ritratto di Mussolini, mazze e passamontagna. In mattinata, i carabinieri hanno eseguito numerose perquisizioni.

15 luglio 2009

Fonte: Repubblica.it

Curva nord in tribunale

di Carlo Bonini

Dal nostro inviato "PEZZI di merdaaa". Alle 8 della sera, un urlo spezza la voce del presidente di Corte d' assise Mauro Bilancetti e annuncia che i demoni di "Badia al Pino" sono di nuovo tra noi. Un urlo che, tra braccia levate al cielo, diventa tuono, mentre un cordone di carabinieri ricaccia quella furia fuori dall’aula. "Vermi bastardi". "Devono morire i vostri figli". "Infami schifosi". Sono quindici, forse venti ragazzi della curva Nord. E uno di loro, Simone, è lì con la madre, Cinzia, che si piega sull’asfalto. Come fulminata. Incosciente fino all’arrivo di un’ambulanza. I numeri questa volta non contano. Non importa in quanti siano arrivati da Roma (mai così pochi dall’inizio del processo). Contano le facce stravolte. Le parole. Gli occhi rossi, gonfi di lacrime e rabbia. Lo sguardo pietrificato di chi - carabinieri, vigilantes, finanzieri - protegge il palazzo di giustizia, quasi cosciente di un secondo lutto che va rispettato. Come un anziano maresciallo dell’Arma che fronteggia un ragazzo che gli potrebbe essere figlio e non batte ciglio di fronte alla domanda che quello continua a urlargli a pochi centimetri dal volto: "Dimmelo stronzo, se adesso te sputo in faccia, scommetti che me date più de sei anni ? Scommetti, stronzo ?". La sentenza riporta indietro il tempo alla mattina dell’11 novembre 2007. Dissolve l’argine che la requisitoria del pubblico ministero Giuseppe Ledda aveva alzato a contenere un fiume di risentimento che, per due anni, era stato governato dalle parole e i gesti ragionevoli della famiglia Sandri, dalle decisioni del capo della polizia Antonio Manganelli (la sospensione dal servizio dell’agente Luigi Spaccarotella), dalla solidarietà bipartisan della politica. L’immagine di un magistrato della pubblica accusa che, quasi fosse una catarsi dovuta, brandisce una Beretta nell’aula di corte di assise simulando la volontarietà dell’omicidio di un uomo in divisa, aveva convinto tutti che l’esito fosse scritto. Che la testimonianza degli amici di "Gabbo" dovesse solo accompagnare una sentenza in sua memoria. Che fossero dunque sufficienti tre striscioni e un tricolore distesi su un prato bruciato dal caldo all’ingresso del palazzo di giustizia per salutare la fine di questa storia nera. "E ora che sia fatta giustizia per Gabriele". "Gabriele sempre con noi". "Gabbo vive". Anche per questo, il risveglio dei demoni di Badia al Pino è peggiore del sopore cui erano stati convinti. E non servono a nulla i distinguo che, con saggezza, l’avvocato della famiglia Sandri distribuisce a sentenza pronunciata. Non frega nulla a questi ragazzi dai tatuaggi tribali e le magliette della Lazio dedicate a Gabriele ("Banda Sandri") che differenza sottile passa tra un "omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento" e un "omicidio volontario con dolo eventuale". Che in un processo di corte d' assise, quando il confine si fa così labile, l’intimo convincimento di una giuria popolare (tre uomini e tre donne) può essere governato da considerazioni non necessariamente tecniche. Che ci sarà un processo di appello. Per questi ragazzi conta quel numero di anni - 6 - che dimezza le richieste della pubblica accusa. Quell’aggettivo - "colposo", che scaccia l’altro, "volontario". Lo gridano aggrappati alla tensostruttura in acciaio del palazzo di giustizia, quando l’avvocato Federico Bagattini, difensore di Spaccarotella, prova a guadagnare inutilmente l’uscita del Tribunale ("Maledetto, ti devono sterminare la famiglia. E poi dare sei anni agli assassini"). Lo ripetono quando il turpiloquio e l’invettiva personale lasciano il posto a un argomento che torneremo ad ascoltare presto nelle curve. Uno di loro, corpulento nella sua maglietta nera, accosta le mani alla bocca, perché tutti sentano: "La Grecia. Dobbiamo imparare dalla Grecia. Lì le guardie assassine le sbattono in galera. Non come in questo Paese di vermi, servi e pupazzi. Vogliamo la Grecia". Annuiscono in molti sulla spianata d' asfalto che guarda il tribunale. Annuiscono i curiosi. Annuisce una delegazione della tifoseria organizzata dell’Arezzo, "la Fossa", arrivata qui con maglie amaranto impreziosite dall’acronimo A.c.a.b. (All cops are bastards, tutti i poliziotti sono bastardi). Sono in sei. Abbracciano i laziali, piangono con loro, ma soprattutto chiedono: "Cosa si farà da domani ?". Una domanda tutt' altro che eccentrica, perché è la stessa che dalle 8 e mezza di ieri, frulla anche nei vertici della nostra Polizia di Prevenzione. Raggiunta al telefono, una fonte qualificata del Dipartimento di pubblica sicurezza, spiega: "Se dicessimo che non siamo preoccupati, diremmo una bugia. Questa sentenza sarà un problema. Qualcosa dobbiamo aspettarci che accada. Magari non subito. Non domani. Ma presto. Appena le tifoserie avranno ragionato su quello che è accaduto e si saranno parlate. In fondo, il campionato ricomincia tra un mese e mezzo. Che per le curve, è come dire domani". Questa volta, per altro, non sembra che la famiglia Sandri abbia più la voglia e la forza per mediare, fare da cuscinetto. Cristiano Sandri, avvocato penalista e fratello di Gabriele, spiega che "il progetto della fondazione Gabriele Sandri, finisce qui. Perché non ne possiamo più". Il padre, Giorgio, si chiede, di fronte a una siepe di microfoni, con quale spirito, suo figlio Cristiano, "possa rimettere piede in un tribunale italiano", invitando gli italiani a riflettere che "i loro soldi spesi per la giustizia, sono buttati". E, come in un eco contraria, sembra di riascoltare le parole con cui l’avvocato Federico Bagattini, difensore di Spaccarotella, aveva atteso la sentenza: "Non so come finirà. Ma mi indigna sentire che a Gabriele Sandri possano essere intitolate delle piazze". I demoni sono di nuovo tra noi.

15 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Le lacrime di gioia dell’agente

Ora spero di rientrare in servizio

Dal nostro inviato - "Ho pianto di gioia. Ho fatto bene a credere nella giustizia". Sono le prime parole dell’agente Luigi Spaccarotella dopo la lettura della sentenza. Come ha trascorso queste ore, Spaccarotella ? "Con mia moglie e con la mia bambina in un’attesa snervante. Ho preferito stare lontano da Arezzo assieme alla mia famiglia. Ho pregato tanto. Ho pregato e incrociato le dita. La notizia l’ho appresa dal tg. Poi è passato un amico a portarci fuori a prendere una boccata d' aria dopo tanta tensione. Ne avevamo bisogno". Si aspettava questa sentenza ? "Abbiamo lavorato, assieme agli avvocati Francesco Molino e Federico Bagattini, per arrivare a questo risultato. Ma mentirei se dicessi che me lo aspettavo. In cuor mio ci speravo, nulla di più. Sono un uomo delle istituzioni, ho fiducia nella giustizia". Cosa si sente di dire in questo momento alla famiglia Sandri ? "Che io non ho mai voluto uccidere Gabriele. Che mi dispiace tantissimo. Ciò che è successo è una cosa terribile che io, però, non ho voluto. Se potessi tornare indietro mi comporterei in modo diverso, questo sì". Pensa che sia stato eccessivo sospenderla dal servizio ? "No, l’ho accettato, fa parte del mestiere. Ma adesso spero di essere reintegrato presto nella polizia". (m. b.)

15 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Così Gabbo muore due volte esplode la rabbia dei tifosi

di Stefano Carina e Chiara Righetti

"Profonda insoddisfazione". "Pena troppo mite per un fatto che ha colpito non solo la famiglia, ma tutta la città. Speriamo nell’appello". È la reazione del sindaco Gianni Alemanno alla notizia della condanna a sei anni per l’agente Spaccarotella che uccise Gabriele Sandri l’11 novembre 2007. Mentre i consiglieri del Pdl si definiscono "interdetti e sgomenti", ma allo stesso tempo fanno appello alla calma. Anche Walter Verini, deputato Pd, esprime l’auspicio "che le ragioni della famiglia possano trovare ascolto nei successivi gradi della giustizia". Intanto alla radio esplode la rabbia dei tifosi: "È una vergogna, l’hanno ammazzato un’altra volta". E nella notte momenti di tensione davanti alla caserma dei carabinieri di Ponte Milvio circondata da decine di ragazzi. L’indignazione accomuna romanisti e laziali. Guido Zappavigna, storico leader giallorosso, urla a Retesport: "Questo è il Paese dove gente condannata per Tangentopoli viene rieletta alle europee". C' è chi rimarca in diretta "la dignità della famiglia" e chi sottolinea che "il movimento ultrà dovrebbe fare qualcosa". Al momento però, spiega Gianluca Tirone, portavoce degli Irriducibili, non è stato deciso nulla: "Valuteremo con la famiglia qualsiasi iniziativa. Mancava solo che dicessero che si era suicidato". Anche i siti Internet sono presi d' assalto. Bereal: "Se fossi il fratello di Gabriele riconsegnerei il tesserino da avvocato". Dario: "Se questa è la giustizia siamo un popolo in serio pericolo". Andujo: "Ho stretto forte il mio bambino di 6 anni. Quasi per dare un abbraccio anche alla famiglia di Gabriele". Stesso sgomento fra i ragazzi della Balduina. "Non ci sono parole - dice Alessandro Salvatori. Io Gabriele lo conoscevo bene, e la sentenza mi fa ancora più male". E Simone Ferrucci: "Spaccarotella la fa franca solo perché è un poliziotto. Se fossi stato io a sparare mi avrebbero dato trent' anni, non voglio pensare cosa sarebbe successo se fosse stato un extracomunitario". Mentre Eva Carloni, titolare del bar proprio di fronte al negozio del papà di Gabriele, si trincera dietro un: "È vergognoso. Dopo aver perso un figlio non hanno nemmeno la giustizia che meriterebbero".

15 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Spaccarotella condannato a 6 anni

Il padre di Sandri: Una vergogna

di Maurizio Bologni

Dal nostro inviato. Arezzo - È omicidio colposo, niente assassinio volontario. Sei anni di reclusione a Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia che l’11 novembre 2007 sparò da un’area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri, 26 anni. Alle otto della sera, dopo oltre otto ore di camera di consiglio, a metà lettura della sentenza la voce del presidente della corte d' assise di Arezzo, Mauro Bilancetti, è sovrastata dalle urla e dagli insulti che una decina di giovani, tifosi della Lazio ma soprattutto amici di Gabriele, rivolgono alla corte. "Vergogna", "buffoni, bastardi", gridano. I carabinieri faticano ad arginare la protesta. A frenare gli scalmanati, a spingerli fuori dall’aula. C' è gente che piange di rabbia. La mamma di Gabbo si accascia in lacrime su una sedia. Un' amica, Cinzia, è colta da malore. Arrivano le ambulanze. È l’epilogo amaro, per una sentenza che non piace a familiari e amici di Gabbo. Cristiano Sandri, il fratello, ha la voce rotta dall’emozione. Commenta: "Un poliziotto che cinque testimoni hanno visto impugnare la pistola con due mani, stendere le braccia, mirare e sparare, è stato condannato per omicidio colposo come un qualsiasi sventurato automobilista per un incidente stradale. Vergogna. Ci sarà un appello. Ci sarà giustizia". Spaccarotella, che non andrà in carcere in attesa dei prossimi giudizi, era sotto processo per omicidio volontario con dolo eventuale: sparando dall’area di servizio ovest di Badia al Pino sull’A1 nei pressi di Arezzo contro l’auto sulla quale Gabriele si trovava nell’area di servizio est, quella sulla corsia opposta - è la tesi del pm Giuseppe Ledda - ha accettato il rischio di uccidere. L’accusa aveva chiesto 14 anni di pena. Ma la corte, nel verdetto, derubrica il reato di omicidio da volontario a colposo e trova una via mediana. Porta a sei anni di pena affibbiando a Spaccarotella, al posto della volontarietà, l’aggravante della "colpa cosciente" che viene giudicata prevalente sulle attenuanti generiche. È come dire: Spaccarotella non voleva uccidere, ma era cosciente di tenere un comportamento pericolosamente colposo. "Sentenza ottima", commenta uno dei due difensori dell’agente, Francesco Molino. Quella domenica Sandri era in auto con altri tifosi della Lazio diretti in trasferta a Milano. Nell’area di servizio est aggredirono un gruppetto di tifosi della Juve. Dall’altra area di servizio la scena fu notata dall’equipaggio della polizia stradale di cui faceva parte Spaccarotella. L’agente sparò un primo colpo in aria. Poi prese a seguire in parallelo i laziali che salirono in auto e ripartirono. Infine il colpo di pistola che, dopo aver subito una deviazione, raggiunse al collo e uccise Gabriele. La sorte processuale di Spaccarotella sembrava segnata da cinque testimonianze al processo. "Vidi il poliziotto cercare la mira per cinque secondi a braccia tese, poi esplose il colpo verso l’auto in movimento", la deposizione più robusta, quella di Keiko Korihoshi, guida turistica giapponese. Omicidio volontario? No, secondo la corte fu colposo. "Me lo hanno ucciso per la seconda volta, la mia vita finisce qui" piange, piegata su un muretto, la mamma di Gabbo. "Vergogna, spero che gli amici di Gabbo sappiano mantenere sangue freddo e aspettare l’appello, perché io Spaccarotella non lo mollo. Ma in questo momento comprendo la rabbia degli amici", dice il papà, Giorgio, mentre un gruppo di giovani inveisce e preme all’ingresso del palazzo di giustizia per rientrare. Sulla sentenza anche i dubbi del sindaco di Roma, Gianni Alemanno: "Assolutamente insoddisfacente".

15 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Lo sfogo dell’amico calciatore

Si è salvato grazie alla divisa

di Giulio Cardone

ROMA - La voce bassa, ferita. "Sono arrabbiato, amareggiato, soprattutto indignato. È proprio vero che, quando c' è di mezzo un poliziotto, la giustizia non è uguale per tutti". Lorenzo De Silvestri, difensore della Lazio, era uno dei migliori amici di Gabriele Sandri. Ha seguito il processo con fiducia, la sentenza lo ha profondamente deluso: "È brutto dirlo, ma ha ragione il papà di Gabriele: la divisa pesa. È pazzesco che dopo quasi due anni i genitori non abbiano avuto giustizia nonostante la verità sia palese. Tutti hanno capito com' è andata veramente, quella maledetta mattina". Lo sfogo prosegue: "Per arrivare a questa condanna così mite si è fatto passare per colposo un omicidio volontario. E pensare che mi sembravano pochi i 14 anni chiesti dal pm. Siamo tutti sconcertati, anche se il presentimento che sarebbe andata così c'era, in realtà. Ma non volevo crederci, speravo nella condanna esemplare e invece niente, è arrivata puntuale la conferma ai nostri timori. Chissà se questi sei anni di galera li sconterà davvero, l’uomo che ha ucciso Gabbo. Non ho avuto neanche il coraggio di chiamare i genitori o il fratello Cristiano. Ho solo mandato un sms per testimoniare la mia solidarietà. L’appello ? Non bisogna mollare, certo, ma ho paura che non cambierà niente. Ho perso fiducia nella giustizia".

15 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Noi, Irriducibili ci sentiamo umiliati

di Stefano Carina

"Non riesco a digerire che la morte di Gabbo sia stata fatta passare per un incidente". A dirlo è Gianluca Tirone, portavoce degli Irriducibili. In città, oltre all’indignazione, sta montando la rabbia. "E cosa ci si aspettava, che la gente applaudisse ? C’era una grande occasione per far vedere che chi sbaglia, paga. Dopo questa sentenza si è creato invece un distacco sempre più grande fra i giovani e le istituzioni, un solco che, con la diffidenza e la sfiducia, rischia di diventare incolmabile". C' è il timore che questa sentenza possa creare delle tensioni simili a quelle che si ebbero l’11 novembre del 2007. Già ieri sono state arrestate due persone. Cosa ne pensa ? "Quello che accadde l’11 novembre fu una reazione a caldo, difficilmente si ripeterà. So che ci saranno invece delle manifestazioni di dissenso in tutta Italia. Sfileranno più che i tifosi, i cittadini, perché in questo caso ci sentiamo tutti umiliati". Avete già pensato quando ? "Non ancora. Qualcosa si farà sempre di concerto con la famiglia Sandri". Lei è padre. Come spiegherebbe a suo figlio quello che è accaduto ? "Il Gianluca papà, prova quotidianamente a spiegare al figlio il significato delle parole giustizia e verità. In questo caso sarà molto difficile, se non impossibile". Anche se nel caso di Gabriele conta poco, è difficile essere un ultrà oggi ? "A volte essere tifoso sembra un’aggravante, come se all’improvviso decadessero dei diritti civili. Sei invece un cittadino come gli altri, che sottrae del tempo alla sua famiglia in nome di una passione. Le intemperanze ? Fanno parte della società. Se nella realtà quotidiana ci fosse la violenza che c' è nel calcio, ci sarebbe da mettere subito la firma".

16 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Il padre parla con la Aldrovandi

Abbraccio via etere tra Giorgio Sandri e Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, lo studente di Ferrara morto nel 2005 dopo essere stato picchiato dagli agenti di polizia. I due genitori si sono "incontrati" su Centro Suono Sport. "Sono contenta di avere questa occasione per parlarti - ha detto Patrizia Moretti al papà di Gabriele - Volevo dire che vi siamo assolutamente vicini. Quello che stiamo passando noi non dovrebbe esistere umanamente". Giorgio Sandri ha ringraziato e ha aggiunto: "Ti posso garantire che combatterò per Gabriele, Federico e altre ingiustizie fino a che ne avrò le forze".

16 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Il mio Gabbo assassinato dallo Stato

di Paolo G. Brera

ROMA - "Mio figlio è stato assassinato dallo Stato". Per quasi due anni, da quella mattina in cui Gabriele fu ucciso nell’autogrill, Giorgio Sandri ha tirato le briglie alla collera, ha giurato fiducia alla giustizia e tenuto a bada gli ultras. Ieri, per un giorno, la delusione per la sentenza che in cambio della vita di suo figlio ha chiesto sei anni di galera per l’agente Spaccarotella gli ha fatto perdere la barra. "È una sentenza preconfezionata. Se al posto di Gabriele - si sfoga - ci fosse stato il figlio del capo della polizia o di Berlusconi ? Chiederò spiegazioni ai ministri Maroni e Alfano, e a Manganelli. Penso a una raccolta di firme da portare a Napolitano: organizzeremo una manifestazione con i tifosi, non solo laziali. Magari un milione di persone". Benzina, nel mondo ultras che aveva schiumato rabbia tutta notte assaltando con sassate e petardi una camionetta della polizia e la stazione dei carabinieri di Ponte Milvio. I militari braccano casa per casa i più esagitati, arrestandone due: tra i memorabilia nazifascisti avevano mazze, caschi e passamontagna. Il quartiere dei Sandri espone decine di striscioni. "Parlerò coi ministri di Giustizia e Interni - dice il sindaco Alemanno - ed esprimerò le mie perplessità sulla sentenza. L’appello faccia giustizia". Ai Sandri arriva un Sms dalla mamma di Federico Aldrovandi, ucciso dagli agenti nel 2005: "Vi sono vicina nel dolore. Vi voglio bene". Il clima è teso: "Sono vicino alla famiglia - smorza i toni il ministro Alfano - e al senso di ingiustizia che vive, che non va commentato. Sarò lieto di incontrare il signor Sandri, se lo chiederà". Ma il dado è tratto: "Certe parole istigano all’odio. Le accuse gratuite alla divisa - accusa il sindacato di polizia Consap - potrebbero essere recepite come giustificazione per attaccare la polizia. Giorgio Sandri dovrebbe fare un passo indietro". Arriverà in serata: "Il capo della polizia, Manganelli - dice Giorgio - ci è sempre stato molto vicino. Ho parlato sull’onda dell’emotività". E Cristiano, il fratello di "Gabbo": "Papà non sa come ottenere la giustizia che ci è stata negata, ma non organizzeremo cortei né raccoglieremo firme. Aspettiamo la motivazione della sentenza e ricorreremo in appello e in Cassazione, se necessario". Spaccarotella, intanto, si descrive su "Visto": "Sono un cretino, non un Rambo. In questo Paese sono i prepotenti ad avere la meglio, non gli ignoranti morti di fame come me".

16 luglio 2009

Fonte: La Repubblica

Omicidio Sandri, le motivazioni della sentenza

"L'agente sparò per fermare l'auto"

Il documento dei giudici che hanno emesso il verdetto sui fatti del novembre 2007. "Il colpo partì volontariamente, ma è irragionevole ipotizzare un fine diverso".

AREZZO - L'obiettivo di Luigi Spaccarotella, l'agente della polizia stradale dalla cui pistola partì il colpo che uccise Gabriele Sandri, l'11 novembre 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1, era quello di "fermare il percorso dell'auto" e "l'esplosione del colpo, e quindi lo sparo, è stata sicuramente volontaria". Lo scrive la Corte d'assise di Arezzo nelle motivazioni della sentenza che il 14 luglio scorso ha condannato l'agente a 6 anni di reclusione per omicidio colposo. Nelle motivazioni si dice anche che Spaccarotella, ai colleghi, "ha riferito, poi ribadendolo reiteratamente, di avere esploso anche il secondo colpo in aria, circostanza questa decisamente smentita dall'istruttoria dibattimentale". Ma la corte giudica "irragionevole ipotizzare" che l'agente possa essere stato indotto "all'azione per un fine diverso da quello di fermare l'auto". I testimoni - "L'oggettiva rilevanza della distanza del punto di osservazione" dei testimoni che hanno detto in aula di aver visto Luigi Spaccarotella "con un braccio o le braccia tese in posizione di tiro" rende - sempre secondo la motivazione del verdetto - "manifestamente evidente l'impossibilità di una concreta determinazione della precisa angolazione del braccio (o delle braccia) rispetto all'asse del corpo, e quindi della possibilità di desumere da ciò se l'obiettivo preso di mira fossero gli occupanti del veicolo o la parte inferiore di questo". Il colpo deviato. Il colpo di pistola sparato dall'agente "ha impattato contro la rete in un punto collocabile grossomodo in prossimità della perpendicolare dell'asse autostradale, rispetto alla sua posizione, ed è stato deviato sulla propria sinistra attingendo la vettura che era appena ripartita dal parcheggio". Per la Corte, inoltre, "il colpo era direzionato, non diretto, si badi bene, ma direzionato, verso una parte della vettura collocabile all'incirca non oltre la metà della sua altezza".

10 settembre 2009

Fonte: Repubblica.it (Testo e Fotografia)
 
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