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Gabriele Sandri 11.11.2007 La Rabbia
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Scontri nella zona intorno all'Olimpico fino a Ponte Milvio

Centinaia di tifosi attaccano le sedi di polizia e carabinieri

Roma, scoppia la guerriglia ultrà assalti alle caserme, Coni devastato.

ROMA - Un assalto in piena regola, un blitz di centinaia tifosi contro una caserma della polizia in via Guido Reni a Roma, la caserma delle volanti nella zona del Flaminio. Un altro assalto al commissariato di polizia di Porta del Popolo, messo sotto assedio da decine di teppisti con spranghe, tondini di ferro e sanpietrini. Un altro contro i poliziotti barricati nello stadio Olimpico e nella sede del Coni. E poi, come in una marcia forzata dall'Olimpico verso Ponte Milvio e Tor di Quinto, un intero quartiere ostaggio della violenza. È il caos. È il prepartita e il dopo partita della partita che non ci sarà. Roma-Cagliari è stata rinviata a data da definirsi come altre due partite di oggi. Non ci sono le condizioni per giocare dopo la morte di Gabriele Sandri, 28 anni, tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente della Polstrada in un autogrill vicino ad Arezzo. La decisione di sospendere la gara, dopo una domenica all'insegna della tensione in tutti gli stadi d'Italia, è arrivata nel tardo pomeriggio. Ma i tifosi sono andati comunque allo stadio e poco dopo le 18 sono incominciati gli scontri. Ma gli autori non sono solo romanisti. Ci sono anche i laziali: un fronte unito contro un nemico comune, le forze dell'ordine. La caserma - In via Guido Reni c'è la caserma delle volanti. La polizia, in tenuta antisommossa, cerca di contenere l'assalto. Due giovani vengono arrestati. Secondo le prime informazioni sarebbero due giovani ultras, un ragazzo ed una ragazza. Avevano i volti coperti da bandane ed erano armati di bastoni. Lì vicino, a terra, resti di mattoni, cassette di legno, mazze. Davanti alla caserma, alcuni cassonetti divelti. Tre sono stati rovesciati in terra sul lungotevere Flaminio. È stato incendiato anche un bus. Alcuni poliziotti parlano di "danni ingentissimi". Sul posto inoltre si è appreso che l'assalto è avvenuto poco dopo le 18, ma è stato bloccato e disperso. Abitanti della strada hanno riferito che gli ultras hanno rovesciato fioriere, rivoltato cassonetti e ciclomotori, prima di essere caricati dalla polizia. "Ci hanno attaccato, erano almeno 400 persone. Non sono riusciti ad entrare per un pelo", racconta uno dei poliziotti. "Mi hanno tirato una pietra di grossa dimensione sulla costola", ha detto Antonio Soluri, un funzionario di polizia ferito, "hanno sfondato un vetro antiproiettile. Hanno lanciato di tutto". Il commissariato - In via Fuga a Porta del Popolo dove c'è un commissariato presidio di polizia, la scena non è diversa. Distrutto e dato alle fiamme il portone, distrutte piante e infranti vetri, incendiato un bus della polizia. I due agenti che si trovavano all'interno si sono messi in salvo. Lo stadio - Ma è vicino all'Olimpico che la guerriglia si organizza e tiene in scacco polizia e carabinieri. Centinaia di tifosi assaltano la sede del Coni lì vicino. Le guardie di sorveglianza, non armate, barricate all'interno dell'edificio, mentre gli ultras devastano le aree interne della sede. È una manovra per attirare le forze dell'ordine che stazionano nell'area dello stadio e ingaggiare uno scontro organizzato. Quando i poliziotti lo capiscono, tornano indietro ma alcuni restano feriti. Gli uffici del Coni vengono devastati. I tifosi lanciano una bomba carta all'interno dell'atrio danneggiando i marmi. Completamente distrutto l'orologio con il count down verso le Olimpiadi di Pechino 2008, tutte le vetrate rivolte al lato di Lungotevere e i computer della reception. Poi i tifosi bloccano il ponte duca d'Aosta con transenne e isolano l'area dello stadio. Un fotografo collaboratore dell'Ansa viene picchiato e derubato, un cameraman aggredito. La violenza si sposta a Ponte Milvio: un centinaio di persone lancia una sassaiola contro una caserma dei carabinieri e una delle loro auto viene incendiata. Intorno alle 22, arrivano una decina di camionette di polizia e carabinieri e mettono in fuga il gruppo di ultras. Resta il ricordo del loro passaggio: cassonetti divelti, vetri e mazze abbandonate per terra, pezzi di marciapiedi divelti. "Hanno spaccato tutto - racconta spaventato il gestore di un ristorante sulla piazza - erano una cinquantina di ragazzi, tutti vestiti in nero, sono venuti con le mazze e hanno assalito anche alcuni negozi". Restano tre fermati (i due del commissariato più uno a Ponte Milvio) e decine di carabinieri e poliziotti feriti.

11 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it

Fotografia:Unionesarda.it

Battaglia a Roma, assalto alle caserme

di Gabriele Isman e Laura Mari

ROMA - Ore 18, le fiamme cominciano ad alzarsi davanti all'Olimpico. Bottiglie, caschi, spranghe, bastoni lanciati contro gli agenti di polizia e carabinieri. Al grido di "Assassini". Inizia così, appena arriva la notizia del rinvio della partita della Roma contro il Cagliari, una serata di scontri e di guerriglia urbana, con caserme assaltate, agenti asserragliati, macchine date alle fiamme, la sede del Coni devastata. È la risposta degli ultras giallorossi e biancocelesti all'uccisione di Gabriele Sandri. Le frange estreme delle due squadre si sono coalizzate e cercano vendetta. Alla fine si conteranno almeno 15 tra poliziotti e carabinieri feriti, 6 tra i vigili urbani, e anche tre arrestati tra gli assalitori della caserma di via Reni e della sede Coni. Aggrediti intorno allo stadio anche tre fotografi, tra cui il collaboratore di Repubblica Paulo Siqueira; altri due sono stati malmenati e rapinati delle macchine fotografiche. Alle 17, quando ormai la notizia della morte di Sandri aveva fatto il giro d' Italia, davanti all'Olimpico una delegazione di tifosi giallorossi incontra le forze dell’ordine e concorda una manifestazione pacifica davanti allo stadio in memoria della vittima. Poi il rinvio del match, richiesto anche dall' amministratore delegato giallorosso Rossella Sensi che più volte ha sentito al telefono il sindaco Veltroni (in visita ad Auschwitz con gli studenti romani). Ed è a questo punto che cominciano gli scontri. Si inizia con l’aggressione a due pattuglie dei vigili urbani, in pochi minuti si passa dai cassonetti rovesciati su Lungotevere Flaminio alla rissa armata a volti coperti degli ultras contro polizia e carabinieri, con le fiamme all' Olimpico. In tutta la serata solo ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco passeranno indenni nella zona dello stadio: anche i vigili ricevono l’ordine di intervenire soltanto per casi gravi e infortunistica stradale. Alle 18 sono almeno 400 gli ultras all' Olimpico contro le forze dell’Ordine: bombe carta e petardi da una parte, lacrimogeni dall' altra per almeno novanta minuti di guerriglia in cui almeno tre mezzi delle forze dell’ordine vengono dati alle fiamme. All' assalto dei tifosi - nessun tratto di appartenenza sportiva, ma per tutti volti coperti e molte spranghe - la polizia risponde con le cariche, fino a quando gli ultras si dividono. Alcuni restano a presidiare l’Olimpico, devastando l’esterno della sede Coni del Foro Italico e spaccando pezzi di marmo alla base dell’obelisco con la scritta Mussolini. Altri si dirigono verso via Guido Reni dove in 200 assaltano il commissariato con lacrimogeni, petardi e bombe carta, mentre il tricolore viene portato via come un trofeo di guerra e la scritta "Polizia 113" distrutta. Al commissariato di via Fuga un gruppo di 80 ultras riesce ad arrivare fino all' ingresso. Intanto su ponte Duca d' Aosta, che porta all' Olimpico, 50 persone per lato si dispongono ancora a volto coperto per tirare sassi, bottiglie, lattine contro i mezzi delle forze dell’ordine che cercano la ritirata. Finito il passaggio di auto e camionette, gli stessi ultras transennano il ponte e sorvegliano gli accessi dal Tevere. Intorno alle 20 isolano l’area dello stadio e incendiano i cassonetti: è una lotta per la conquista del territorio urbano, i tifosi gridano "vendetta" e in 100 tentano l’assalto al commissariato di Ponte Milvio, dove un’auto della polizia viene data alle fiamme fino a quando gli agenti caricano sul ponte dei lucchetti dell’amore di Moccia. Nel frattempo anche piazza del Popolo si riempie di mezzi della polizia, perché è qui che gli ultras avrebbero voluto concentrarsi in dopo la partita Roma-Cagliari. Alle 23.30 il ritorno da Milano dei treni con a bordo i tifosi della Lazio. Con il calare della notte il clima in città resta di pura tensione.

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Olimpico: assalti, fiamme e feriti

di Gabriele Isman e Laura Mari

Una giornata di guerriglia urbana. Non è bastato il rinvio di Roma-Cagliari - deciso dalla Federazione gioco calcio per motivi di "civiltà" su richiesta della società giallorossa - a stemperare le tensioni dopo l’uccisione del tifoso biancoceleste Gabriele Sandri. Scontri in varie parti della città, dallo Stadio Olimpico all' area dell’Auditorium al Centro, con un unico obiettivo: le forze dell’ordine. Prima gli scontri attorno all' Olimpico - "sei vigili urbani feriti, e due auto distrutte" dirà Gabriele Di Bella, segretario aggiunto della Cisl Polizia municipale - poi la sassaiola di almeno 50 persone contro i mezzi di polizia e carabinieri che passavano sul Ponte Duca D' Aosta e poi l’assalto di 200 ultras a volto coperto alla caserma della polizia in via Guido Reni, mentre altre volanti presidiavano piazza del Popolo. Alla fine almeno 15 feriti tra gli agenti delle forze dell’ordine. Appena si è diffusa la notizia della morte del giovane romano, via Internet si è scatenata la rabbia che ha accomunato tifosi biancocelesti e giallorossi. Gli ultimi erano anche pronti a disertare la curva Sud - se il match dell’Olimpico si fosse giocato - in segno di lutto e solidarietà con i supporter della Lazio. Vi era stato anche un incontro tra una delegazione di tifosi e le forze dell’ordine per una manifestazione pacifica davanti all' Olimpico. Poi l’annuncio del rinvio di Roma-Cagliari - richiesto anche dall' ad della società giallorossa, Rossella Sensi, che aveva parlato più volte al telefono con il sindaco Walter Veltroni - è stato il segnale che ha scatenato la rabbia degli ultras: prima gli amici di Sandri si erano dati appuntamento via Internet a piazza Euclide per una fiaccolata in memoria del tifoso ucciso sull' A1. Erano accorsi in 300: "Non vogliamo ultras. Gabbo (il soprannome del ragazzo, ndr) non era solo un tifoso della Lazio, ma anche un deejay e, soprattutto, un bravo ragazzo". Proprio a piazza Euclide Sandri era passato anche sabato sera: al raduno degli amici tanta rabbia per quanto accaduto in mattinata. "Perché quel poliziotto ha sparato se ormai era già finito tutto ?", "Deve farsi almeno trent' anni di galera" dicevano in tanti. Intanto gli ultras organizzavano la loro rabbia: negli ambienti più caldi delle curve era circolata l’idea di riversarsi in Centro al termine della partita, e per questo era stato deciso di triplicare il numero di agenti di polizia e carabinieri in servizio allo stadio. Poi dalle parole degli amici ai fatti degli ultras, dopo l’annuncio del rinvio. Nell' ora e mezzo di follia davanti all' Olimpico, dalle 18 alle 19.30, 400 tifosi a volto coperto, senza sciarpe di Roma o Lazio, armati di spranghe e mattoni hanno dato la caccia alle forze dell’ordine tra bombe carta da una parte e lacrimogeni dall' altra. Nella furia degli ultras finiva anche la sede del Coni, con le vetrate devastate. Poi in 200 l’assalto alla caserma Giglio di via Guido Reni, con lacrimogeni tirati dall' esterno contro i poliziotti e anche un pulmino incendiato: "Mi hanno tirato una pietra di grossa dimensione sulla costola. Hanno sfondato un vetro antiproiettile. Hanno lanciato di tutto", racconterà sull' ambulanza Antonio Soluri, funzionario di polizia ferito in via Reni dove sono stati arrestati un ragazzo e una ragazza. Altre 80 persone hanno assaltato il posto fisso di polizia di via Fuga, un centinaio ha tentato di assaltare il commissariato di Ponte Milvio, incendiando al proprio passaggio i cassonetti. Gli scontri sono poi proseguiti davanti allo stadio con 500 ultras armati di spranghe ad accogliere le camionette di polizia e carabinieri che hanno potuto soltanto ritirarsi. "Una giornata terrificante" dice un poliziotto con 20 anni di carriera alle spalle: "Mai visto nulla di simile". (ha collaborato Silvia Scotti)

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Assalti, fiamme, feriti: Roma sott'assedio

di Gabriele Isman e Laura Mari

Una giornata di guerriglia urbana: fiamme, paura, feriti, arrestati. Una città sotto assedio, tra la violenza degli ultras e scontri con polizia e carabinieri. E poi la devastazione: dai marmi della base dell'obelisco del Foro italico alla bomba carta nella sede del Coni alle auto e motorini danneggiati. Dai cassonetti bruciati alle insegne rovinate, dagli dell'Olimpico alla polizia schierata a piazza del Popolo, davanti al Parlamento e al Quirinale. Romani e turisti in fuga. Non è bastato il rinvio di Roma-Cagliari a stemperare le tensioni dopo l'uccisione di Gabriele Sandri. Scontri in varie parti della città, dalle caserme del Flaminio ai commissariati, con un unico obiettivo nel mirino degli ultras: le forze dell'ordine. Prima gli assalti intorno all'Olimpico, in cui vengono anche divelti pezzi di marmo dalla base dell'obelisco. E si contano già 6 vigili urbani feriti e 2 auto distrutte. Poi la sassaiola di un centinaio di tifosi contro mezzi di polizia e carabinieri che passavano sul Ponte Duca d'Aosta e, a seguire, l'assalto di 200 ultras alla caserma del reparto volanti della polizia in via Reni, mentre le camionette presidiavano piazza del Popolo. Alla fine almeno 15 feriti tra gli agenti. Appena si diffonde la notizia della morte di Sandri, via Internet si scatena la rabbia che unisce tifosi biancocelesti e giallorossi. Questi ultimi erano anche pronti a disertare la curva Sud - se il match dell'Olimpico si fosse giocato - in segno di solidarietà con i supporter della Lazio. L'annuncio del rinvio di Roma-Cagliari è il segnale che scatena la rabbia degli ultras: negli ambienti più caldi delle curve coalizzate era circolata l'idea di riversarsi in Centro al termine della partita, mentre allo stadio era stato deciso di triplicare il numero di agenti in servizio. Poi il rinvio: nelle due ore di follia all'Olimpico, dalle 18 alle 20, a volto coperto 400 tifosi, senza sciarpe di Roma o Lazio, con spranghe, bulloni e mattoni danno la caccia ai poliziotti con molotov e bombe carta. Gli altri rispondono con i lacrimogeni. Nella furia degli ultras finisce anche la sede del Coni, con una bomba carta che ne devasta le vetrate. Nemmeno l'orologio del countdown verso le Olimpiadi si salva. "L'attacco al Coni è stato un diversivo per attirare gli agenti e attaccare poi i commissariati ormai sguarniti " dirà un funzionario dello stesso comitato olimpico. Poi l'assalto alla caserma Giglio di via Guido Reni, con lacrimogeni lanciati dall'esterno e un pullman incendiato: "Mi hanno tirato una grossa pietra sulle costole. Hanno sfondato un vetro antiproiettile. Hanno lanciato di tutto", racconterà sull'ambulanza Antonio Soluri, funzionario di polizia ferito in via Reni, dove sono arrestati un ragazzo e una ragazza. Una terza persona finirà in manette davanti al Coni. Altri 80 ultras assaltano il posto fisso di polizia di via Fuga, un centinaio tenta di attaccare il commissariato di Ponte Milvio, incendiando al proprio passaggio i cassonetti e un'auto sulla piazza, provocando cariche della polizia sullo stesso ponte. "Eravamo qui per l'aperitivo - racconterà una cliente della pasticceria Mondi - quando è scoppiato il finimondo, ci siamo dovuti barricare per mezz'ora nell'androne di un palazzo". Angelo Giuliani, vicecomandante della polizia municipale, ordina alle sue pattuglie: "Girate con lampeggiante spento e intervenite solo per emergenze e infortunistica". Gli scontri proseguono ancora davanti allo stadio con 500 ultras armati di spranghe ad accogliere le camionette che possono soltanto ritirarsi. "Una giornata terrificante" dice un poliziotto con 20 anni di carriera alle spalle: "Mai visto nulla di simile ". Alle 23.30 il rientro a Termini di 47 tifosi biancocelesti da Milano: "Hanno ucciso uno di noi. Vogliamo giustizia" avevano detto nel pomeriggio. (hanno collaborato Stefano Carina e Silvia Scotti)

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Gli ultrà attaccano Rai e polizia

di Davide Carlucci e Sandro De Riccardis

Una città in mano agli ultrà per un’intera giornata. Alla fine, la rabbia dei tifosi dell’Inter e della Lazio per la morte del tifoso Gabriele Sandri, ucciso per un errore ad Arezzo da un agente della polizia stradale mentre stava tentando di raggiungere Milano, è stata contenuta da polizia e carabinieri: la linea del questore Vincenzo Indolfi è stata quella della prudenza. Ma fino a tarda sera, quando i manifestanti sono stati raggiunti in piazza Duomo da quaranta Viking juventini di ritorno da Parma, le provocazioni sono state tante: i tifosi hanno aggredito giornalisti, cameraman, automobilisti e persino un dipendente dell’ATM che ha cercato di opporsi all' invasione in metrò. Hanno danneggiato auto della polizia e sfidato gli agenti in tenuta antisommossa davanti alla Rai. E, soprattutto, hanno preso d' assalto il commissariato di polizia di via Novara, lanciando pietre, bottiglie e fumogeni. Fino a quel momento era presente, nel corteo, anche il capogruppo di Alleanza nazionale in consiglio comunale Carlo Fidanza, che ammette: "Sì, ho partecipato al corteo degli ultrà dopo l’annuncio della sospensione della partita. Ma sono arrivato solo fino in via Novara, davanti al commissariato. E quando sono iniziati gli atti di vandalismo me ne sono andato. Condivido parte delle ragioni della protesta, ma condanno ogni atto di violenza". Che l’obiettivo del corteo fosse il commissariato e che le intenzioni non fossero propriamente improntate alla pacatezza era chiaro sin dall' inizio della mattinata. "Gli obiettivi siamo noi", confessava un poliziotto poco prima che si decidesse lo stop alla partita. La sfilata degli ultrà è partita intorno alle due del pomeriggio quando davanti agli ingressi allo stadio sono apparsi i tifosi della curva del Varese basket - reduci dal Datchforum di Assago dove anche i tifosi della Armani Jeans Milano hanno abbandonato il palazzetto per protesta - salutati subito con il braccio teso dai tifosi dell’Inter già presenti nello stadio. Si erano dati appuntamento lì con alcuni ultrà militanti del gruppo di estrema destra Cuore nero, che hanno preso la testa del corteo, aperto da due striscioni "Amato dimettiti" e "Per Raciti fermate il campionato ma la morte di un tifoso non ha significato". La tensione comincia a salire: slogan contro la polizia - "assassini" - e contro i giornalisti. Cori rabbiosi - "Gabriele sei uno di noi", "Ultras liberi" e offese a Filippo Raciti, il poliziotto ucciso dai tifosi a Catania, e alla moglie. C'è uno sparuto gruppo di tifosi della Lazio, la squadra contro la quale l’Inter doveva giocare - le due tifoserie sono gemellate - e per la quale tifava Sandri: tirano fuori la sciarpa biancazzurra e ricevono applausi. Ma più che la solidarietà si cercano obiettivi contro cui sfogare la rabbia. "Andiamo al campo rom - propone un tifoso - no, andiamo a distruggere il Conchetta". La folla s' ingrossa, compaiono ragazzi con le croci celtiche sulla mimetica. C'è chi inneggia al Duce, e chi commenta, entusiasta: "Se continuiamo così rivoltiamo Milano". Poliziotti e carabinieri hanno infatti lasciato lo stadio per evitare che la situazione precipitasse. E la marcia degli ultrà prosegue indisturbata. Fino all' arrivo al commissariato di via Novara, dove ha sede il commissariato. Ora i ragazzi urlano: "Uccidete anche noi", "Bastardo spara anche a noi". E accendono le sterpaglie davanti all' entrata, lanciano bottiglie e fumogeni anche all' interno: le fiamme rischiano di dar fuoco a un’automobile. Più avanti l’obiettivo diventano i giornalisti: viene aggredito un cameraman della Rai, poi tocca a due giornalisti di Repubblica e Giornale, presi a calci e pugni. "Una brutta reazione, quella degli ultrà", commenta il prefetto Gian Valerio Lombardi. "Una scorribanda intollerabile" per Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano, mentre Filippo Penati, presidente della Provincia, esprime solidarietà ai giornalisti aggrediti.

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Laroma24.it

Battaglia per le strade di Roma

Attacchi a caserme e al Coni

di Imparato Gaetano

Nel pomeriggio la decisione di non far giocare Roma-Cagliari, ma gli ultrà si radunano e in 200 danno il via agli incidenti. Il bilancio: 20 feriti e 3 arresti.

ROMA - Doveva giocarsi una partita di calcio, intorno all' Olimpico è stata invece guerriglia. La zona dello stadio è finita ostaggio della follia, della violenza, della vendetta. Dietro lo Stadio dei Marmi, ultrà laziali e romanisti si sono dati appuntamento - verso le 18 - per "giocare" alla guerra con polizia e carabinieri. Il palazzo del Coni è stato il bersaglio di sassaiole e l’atrio è stato devastato dall' esplosione d' una bomba carta: vetri in frantumi e custodi asserragliati, terrorizzati, con uffici messi a soqquadro. Nella piazza dell’Obelisco è stato aggredito un cameraman, poco distante si tentava di appiccare il fuoco ad un piccolo commissariato per poi tentare l’ambizioso assalto al reparto della Mobile nella caserma Giglio. Una ventina i feriti: ben sei i vigili urbani oltre tre fotografi (tra i quali una donna). Tre gli arresti, c'è anche una coppia che ha partecipato all' assalto della caserma. TEMPIO VIOLATO - Vedere i busti, immacolati, dello Stadio dei Marmi, sparire tra il fumo dei lacrimogeni, mentre circa 200 tifosi assalivano prima un gruppo di steward, poi la polizia che è accorsa, ha stretto il cuore. È durato circa mezzora il primo atto di guerriglia urbana, con il ministero degli esteri della Farnesina sullo sfondo. Ultrà con volti coperti, armati di spranghe e mazze hanno rovesciato moto, cassonetti, divelto pali, caricato i celerini lanciandogli contro una ventina di bombe carta. Soliti cori, vecchi slogan, antica rabbia dirottata, poi, verso il palazzo del Coni. Il tempio dello sport italiano è stato preso d' assalto. Non solo la bomba carta, ma anche distrutti alcuni uffici al piano terra. Alla fine, lo scenario era da passaggio d' una tromba d' aria. SCUOLA DI POLIZIA - È stato breve, poi, il tragitto per raggiungere il piccolo commissariato di Porta del Popolo, travolgendo un cameraman, e la sua telecamera, reo di avere filmato i protagonisti dell’assalto. Ma, non paghi, i tifosi in assetto di guerra hanno creato scompiglio in via Reni, sede della Caserma Giglio, il quartiere generale della Celere di servizio all' Olimpico, il Reparto mobili davanti all' Accademia di polizia. Vasi divelti, un ciclone di rabbia che ha travolto tutto ciò che trovava a tiro. Altri 20 minuti di ordinaria follia, con le famiglie che abitano nei palazzi prospicienti la caserma ad assistere stupiti e terrorizzati. L' arrivo, a raffica, di circa 10 blindati a sirene spiegate ha riportato la calma, mentre gli esagitati si sono spostati in zona stadio. PONTE SBARRATO - Gli ultimi due schiaffi all' ordine costituito sono la chiusura del ponte Duca d' Aosta con le balaustre servite per indirizzare il traffico e l’assalto a Ponte Milvio. Gli ultrà sperano che accorrano i celerini per ridarsele di santa ragione. Ma la rabbia scema, come se le bravate realizzate avessero appagato la vendetta. Dura una mezzora il blocco, si chiude la serata da teppisti con un raid a Ponte Milvio: macchina incendiata insieme a una roulotte, vicinissima al lampione coi catenacci dell’amore. Per una sera, si vedono solo spranghe e catene dell’odio. GARA SOSPESA - E pensare che l’acquazzone delle sei del pomeriggio sembrava avere gelato la smania di vendetta. Da poco era divenuta ufficiale la sospensione di Roma-Cagliari, per lo sconforto di quattro giapponesi che mostravano i biglietti. Appena saputo della tragedia, il sindaco Veltroni aveva telefonato a Rosella Sensi consigliandole di spingere per il rinvio della partita col Cagliari. "È giusto non giocare" commentava l’a.d. della Roma. Del resto, il tam tam in città prometteva nulla di buono: "Non entriamo nello stadio, rimaniamo fuori e guai se la polizia ci si avvicina" trapelava tra gli ultras della Sud. Rosella Sensi contattava sia Abete che Matarrese. "È giusto chiedere il rinvio per solidarietà con la tifoseria laziale e della città di Roma colpita dal lutto per la scomparsa del giovane tifoso Gabriele Sandri" ha ripetuto a tutti. E l’ha spuntata, con l’aiuto dell’Osservatorio del Viminale e la decisione finale del prefetto.

12 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

L' amico di Gabbo: "Voglio giustizia"

di Stefano Boldrini e Giampiero Timossi

Marco Turchetti ha 19 anni guidava l’auto all' uscita dell’area di servizio Badia al Pino Nord, vicino Arezzo, dove l’11 novembre fu ucciso, con un colpo di pistola sparato dall' agente Luigi Spaccarotella il tifoso laziale Gabriele Sandri. Ieri, Marco è stato intervistato dal Tg1. Marco ha ribadito le dichiarazioni di 10 giorni fa: "Stavamo ripartendo dall' area di servizio. Ricordo un tonfo e un respiro affannoso. Non riuscivo a capire cosa fosse successo. Quando ci siamo resi conto, era troppo tardi. Siamo arrivati di corsa al casello, ma Gabriele era già morto. Ci è morto tra le braccia, senza motivo. Eravamo partiti da Roma festosi. Mio padre per la prima volta mi aveva prestato la macchina. Ora spero che la giustizia faccia il suo dovere, che chi ha sbagliato si prenda le sue responsabilità". L'APPELLO DEI SANDRI - La famiglia Sandri ha lanciato un messaggio sui giornali romani alla riapertura del campionato. Un appello alla non violenza. Ad Arezzo, proseguono le indagini. Al professor Paolo Russo di Ferrara è stata affidata la ricostruzione computerizzata dell’episodio. Attraverso un sistema di scanner tridimensionale, collocato nell' area di servizio opposta, è stata riprodotta l’auto - una Renault Scenic - e la posizione dei suoi occupanti: si sta cercando di rivivere tutta la scena dello sparo. Il luogo dove è morto Gabriele Sandri continua a essere meta di pellegrinaggio di tifosi di tutte le squadre: sciarpe, berretti e biglietti non si contano più. Sempre ad Arezzo, si è presentato ieri in visita privata il capo della polizia, Antonio Manganelli. "Portiamo il peso sulla nostra coscienza di quanto è accaduto ad Arezzo", disse la scorsa settimana. La famiglia Sandri continua ad invocare giustizia e si chiede: perché non è stato arrestato l’agente Spaccarotella ? La risposta degli inquirenti è che non ci sono le condizioni che fanno scattare il provvedimento (pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove).

24 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Non perdono chi un mese fa uccise Gabriele

ROMA - "Impossibile perdonare. Potrei farlo solo se tornasse mio fratello". A più di un mese dall'omicidio di Gabriele Sandri, il fratello Cristiano non può ancora accettare il destino tragico della sua famiglia. Neanche una parola di rassegnazione, nell'intervista che andrà in onda stasera in esclusiva alla "Domenica sportiva". Il fratello del tifoso laziale ucciso l’11 novembre scorso nell'area di servizio di Badia al Pino ha raccontato le ansie della famiglia, prima fra tutte quella che non sia fatta giustizia: "Abbiamo paura che su questa vicenda si stia mettendo un silenziatore. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente dall'attività svolta da chi ha ucciso mio fratello". Le perizie sul luogo del delitto avrebbero stabilito che il proiettile che ha colpito Gabriele Sandri, in viaggio per Milano per assistere a Inter-Lazio, non sarebbe stato deviato da nessun oggetto incontrato sulla sua traiettoria. Una conclusione su cui litigano i legali dei Sandri e dell’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, che colpì il giovane al collo. La famiglia del dj romano punta a dimostrare che si è trattato di "omicidio volontario", ma teme una conclusione della vicenda ben diversa. (m.ch.)

23 dicembre 2007

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Unionesarda.it
 
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