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Kayseri 17.09.1969
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"Il disastro di Kayseri è forse uno dei più importanti avvenimenti che incidono nella società turca nel corso del 1960. Le squadre di calcio sono state più che strumenti nella sfida delle città di provincia per l'egemonia di Istanbul. Esse hanno inoltre contribuito a forme simboliche di rivalità tra le città di medie dimensioni, che concorrevano ad essere centri regionali. Il conflitto più intenso avvenne tra le città di Kayseri e Sivas. Sin dai primi anni della Repubblica turca, queste due città vicine erano in competizione per divenire il centro sociale ed economico dell'Anatolia Centrale. Kayseri era più sviluppato e più ricco di Sivas. Inoltre, i commercianti di Kayseri dominavano sull'economia di Sivas. Pertanto, mentre le partite di calcio hanno rappresentato per Sivas l'idea di mettere in discussione l'egemonia tradizionale di Kayseri, per Kayseri significava resistere a questa sfida. Spinto da questo contesto sociale ed economico teso, alcuni scontri scoppiarono tra le squadre dilettantistiche di Kayseri e Sivas". Fonte: "Soccer and Disaster: International Perspectives"

1967, il disastro di Kayseri

di Francesco Schirru

Nel 1967 l'inferno in terra a Kayseri, Turchia: 43 morti, 600 feriti, due città devastate e il calcio nazionale mutato per sempre. Sivasspor e Kayserispor, cronaca di quel terrificante giorno.

Heysel, Hillsborough, Port Said, Calì, Luznhiki. Terrificanti tragedie del calcio mondiale. Avvenute ciclicamente, in ogni decennio dalla diffusione interplanetaria dello sport con la palla a spicchi. In Belgio, in Inghilterra, in Egitto, in Russia. E sì anche in Turchia: una storia che molti non conoscono o hanno dimenticato. Non gli amici e i famigliari dei 43 morti nell'inferno del Kayseri Atatürk Stadyumu, teatro degli orrori, teatro della più grande tragedia del calcio turco. Siamo nel 1967, nella terza serie turca, divisa in girone bianco e in girone rosso. Mentre nel campionato principale il Besiktas è chiamato a difendere il titolo dall'assalto delle rivali Fenerbahçe e Galatasaray, nelle categorie minori squadre nate da pochissimo o appena fuse per creare un seguito importante di tifosi, provano a farsi strada. Il tutto con l'ausilio di ultras non proprio di buone maniere, eufemismo che porterà agli scontri mortali di quel caldo e afoso settembre a Kayseri. A Kayseri nel 1966 si fondono insieme Ortaanadoluspor e Sanayispor dando vita al Kayserispor Kulübü, primo club della città, al quale seguirà anni dopo il Kayserispor. Kayseri è una città dell'Anatolia Centrale, popolosa e con una storia millenaria tra l'Impero Romano e quello Ottomano. A duecento km di distanza c'è il Sivasspor di Sivas, capoluogo decisamente più limitato in termini di popolazione, economia e sviluppo. A Kayseri abitano diversi commercianti provenienti da Sivas e una larga fetta di abitanti di Sivas proviene da Kayseri. La rivalità tra le due città è enorme, ma dopo quel 1967 sarà infuocata.

Il 17 settembre 1967 i tifosi del Sivasspor arrivano a Kayseri con 20 minibus, 40 pullman. Utilizzando treno e automobili. Nell'aria c'è tensione, nelle strade la sensazione che possa accadere qualcosa di terribile. Una di quelle sensazioni che però scompare dopo pochi secondi, rendendosi conto che pensare al peggio in continuazione non ti permette di vivere. Certo, gli incidenti capitati mesi prima in altri stadi turchi non avevano certo aiutato a tenere il clima freddo e disteso. La positività non poteva essere del 100%. Scattano le 16:00, l'orario della gara. Stadio stracolmo, tante famiglie sotto il caldo asfissiante cittadino si accomodano per assistere a Kayserispor e Sivasspor. Benvenuti all'inferno. La gara è equilibrata, ma a segnare la rete del vantaggio sono i padroni di casa. L'unica rete della gara. E di reti, nelle settimane seguenti, le due compagini non ne vedranno nemmeno l'ombra. In campo la situazione diventa immediatamente incandescente, qualcosa accade. Dopo un fallo da tergo in mezzo al campo gli animi si scaldano e il direttore di gara è costretto a mostrare il cartellino rosso ad un giocatore del Kayserispor. Le proteste sugli spalti e sul terreno di gioco sono però talmente forti che l'arbitro è costretto a cambiare la propria decisione mantenendo la parità numerica. La tensione sale alle stelle mentre il 45' scocca. Intervallo all'Atatürk, il più lungo nella storia del calcio turco. Fatto di grida e terrore. Siamo in un vecchio stadio turco, con regole infinitamente meno pressanti e rigide rispetto agli anni 2000. Siamo negli anni '60. Comincia un timido lancio di pietre subito sedato dalle forze dell'ordine. Le tifoserie hanno gli occhi infuocati e l'adrenalina da teppista omicida. Insulti, cori, attacchi. Parte la sassaiola e sì, il calcio turco cambia per sempre. Cambia per sempre soprattutto la vita delle persone coinvolte in quel disastro. A farne le spese soprattutto i tifosi del Sivasspor. Presi dal panico, schiacciati nel loro settore, i fans del Sivasspor si danno alla fuga. Una fuga disordinata, dettata dall'orrore, che non può non causare il peggio. Nel tentativo di evitare le pietre la massa non guarderà in faccia a nessuno: i primi a perdere la vita, pressati e asfissiati, saranno due bambini. Terzo attore al Kayseri Stadium è la polizia: mentre i tifosi cercavano di fuggire in campo alla cieca, le forze dell'ordine li respingevano con i manganelli, portando tutti nella stessa direzione di fuga, verso le porte di ferro dello stadio. E qui la tragedia continuerà a consumarsi. Schiacciati contro le porte, raggiunti dagli ultras del Kayserispor armati di coltelli, cinghie e bastoni, cercando di fuggire all'incessante sassaiola, moriranno altre 41 persone, mentre altre 400, 600 secondo alcune fonti, rimarranno ferite anche in maniera gravissima. C'è il sole a Kayseri, ma la polvere alzata dall'inferno in terra rende il cielo grigio. E l'oltretomba non potrebbe essere più vicino per i testimoni, per i sopravvissuti, per chi deve rendersi conto di aver perso qualcuno, solamente qualche istante prima. Gli ultras del Sivasspor, disperati e a caccia di vendetta, riusciranno con difficoltà ad uscire dallo stadio. E Kayseri, quella non legata al calcio, sarà devastata. Auto incendiate, pestaggi contro la popolazione, negozi devastati dalla furia. I lavoratori provenienti da Sivas che lavorano a Kayseri vengono a sapere di quanto accaduto ai concittadini. Qualche ora dopo anche a Sivas, arriverà la notizia. E le attività dei lavoratori provenienti da Kayseri subiranno danni irreparabili. Vendetta in entrambe le città, nonostante la polizia collocata di fronte ad ogni negozio di lavoratori di Kayseri. Alcune forze dell'ordine, anzi, permetteranno senza intervenire, voltandosi dall'altra parte, la vendetta incondizionata contro lavoratori colpevoli solamente di essere concittadini delle bestie dell'Ataturk Stadium. Undici le persone arrestate quel giorno, solo l'inizio. Un piccolo, minuscolo, intervento. I politici non possono fare diversamente: servizio di autobus tra le due città eliminato, traffico limitato, colpo enorme per l'economia. Troppa tensione per rischiare, vengono chiusi i negozi, Sivas è solo di Sivas, Kayseri solamente di Kayseri. E il calcio ? Il calcio si riprenderà molto, molto, lentamente. Diciassette gare di squalifica per entrambe le società, squadre arbitrariamente impossibilitate a sfidarsi negli anni seguenti. Una ferita enorme per il calcio turco, una tragedia per il popolo turco. Quarantatré morti, centinaia di familiari con una vita cambiata per sempre. Il male del calcio, il dark side del goal. Lo sport senza più significati.

17 giugno 2015

Fonte: Goal.com

Una sanguinosa esplosione di furia collettiva in uno stadio

Strage ad una partita di calcio in Turchia: 46 morti, 600 feriti

Nella cittadina di Kayseri la folla si scatena per un "goal" contestato e i tifosi delle opposte squadre si affrontano sul campo - Travolta la polizia, si battono con rivoltelle e coltelli - Gli spettatori che fuggivano sono stati schiacciati e calpestati.

(Nostro servizio particolare) Istanbul, lunedì mattina. Quarantasei e forse più morti, seicento feriti, danni materiali per molte decine di milioni di lire italiane. Non è il bilancio di un terremoto distruttore, né di una battaglia tra opposti eserciti; è l'incredibile, assurdo risultato d'una incivile esplosione di "tifo" sportivo in una cittadina turca di provincia in seguito ad un goal segnato su un campo di calcio. La strage è avvenuta ieri nello stadio di Kayseri dove stavano affrontandosi le squadre del "Kayserispor" e del "Sivasspor", tradizionalmente avversarie accanite così come accesa è la rivalità di campanile tra le città che esse rappresentano nel football. Le tribune erano affollatissime, c'erano circa 15 mila persone. Per prudenza i sostenitori della squadra locale erano in settori separati con appositi recinti da quelli della formazione ospite, giunti anche loro a battaglioni per incitare alla vittoria i propri favoriti. Tra il tifo più acceso la partita stava procedendo molto animata quando un giocatore del Kayserispor ha segnato un goal che l'arbitro ha convalidato senza consultare il guardalinee, il quale riteneva che l'autore del punto non fosse in posizione regolare, cioè si trovasse in "fuori gioco". Convalidato il punto, la palla avrebbe dovuto essere portata al centro per riprendere la partita. Ma la gara non ha avuto più seguito in quanto i tifosi del Sivasspor iniziavano una fitta sassaiola la contro la tribuna occupata dai tifosi locali. Questi dapprima replicavano lanciando bottigliette e altri oggetti e quindi, invaso il campo, si scontravano con i rivali che avevano anch'essi abbandonato le tribune. Il terreno di gioco in breve si trasformava in un campo di lotta libera collettiva. Le sparute forze di polizia venivano subito travolte e sgominate e almeno diecimila pazzi scatenati si affrontavano combattendosi, è la parola, all'ultimo sangue e impiegando non solo i pugni ed i calci ma anche coltelli e persino armi da fuoco. La spaventosa e già cruenta bagarre ha dilagato fuori dello stadio dove cittadini di Kayseri hanno attaccato coloro che venivano indicati come "stranieri". La battaglia durava alcune ore fino a che le autorità non riuscivano a far giungere in città, ingenti rinforzi di polizia e dell'esercito che solo a fatica riuscivano a ristabilire la calma. All'inizio del dramma, centinaia di donne, bambini e ragazzi avevano cercato, in preda al terrore di uscire dallo stadio. La folla, incalzandoli alle spalle, li ha spinti contro i cancelli troppo strettì: parecchi sono morti soffocati o schiacciati o calpestati, molti sono rimasti feriti. Ancora non è noto, il bilancio definitivo, ma secondo le prime notizie date da funzionari di polizia ben quarantasei persone hanno perso la vita sia per coltellate o altri colpi ricevuti sia perché sono finiti sotto i piedi dei tifosi scatenati sugli spalti dello stadio e alle uscite. Più di seicento, persone hanno riportato lesioni e tra esse almeno venti sono state colpite da proiettili d'arma da fuoco. Tre autobus e numerose automobili che erano serviti ai tifosi del Sivasspor per raggiungere Kayseri (distante circa 200 chilometri) sono stati dati alle fiamme e sono andati completamente distrutti. Come se non bastasse della battaglia in città hanno saputo approfittare i teppisti e gli immancabili sciacalli che hanno preso di mira negozi e case di abitazione saccheggiandoli e devastandoli. Gli incidenti odierni di Kayseri ricordano la spaventosa strage occorsa nel maggio di tre anni fa a Lima, nel Perù, dove trecento persone perdettero la vita e oltre cinquecento furono ferite per i disordini esplosi nel corso dell’incontro internazionale di calcio tra l'Argentina e il Perù. f. p.

18 settembre 1967

Fonte: Stampa Sera 

Oltre quaranta morti e centinaia di feriti

Due città isolate in Turchia dopo i tragici scontri nello stadio

Truppe corazzate controllano la strada che collega Kayseri con Sivas - L’ondata di follia collettiva si è scatenata nello stadio di Kayseri per un "goal" contestato - I tifosi delle due squadre si sono battuti con pistole, coltelli e bottiglie - Riunito d'urgenza il Consiglio dei ministri per esaminare la situazione - Forse nelle due città rivali verrà imposto il coprifuoco - Si temono gravissime e violente rappresaglie.

(Nostro servizio particolare) Istanbul, lunedì sera. Truppe corazzate sorvegliano la strada che collega Kayseri con Sivas, mentre agli ingressi delle due città sono stati stabiliti dei posti di blocco. Si teme che la tragica partita di calcio svoltasi ieri allo stadio di Kayseri (46 morti e oltre 600 feriti) possa scatenare delle rappresaglie dalle conseguenze gravissime. Il bilancio di questa esplosione di follia collettiva forse non è ancora definitivo. Una decina di feriti, infatti, versa in condizioni gravissime e i medici disperano di poterli salvare. Il primo ministro turco Suleyman Demirel, che oggi avrebbe dovuto recarsi a Mosca, ha rinviato la partenza, ed ha convocato in seduta di emergenza il Consiglio dei ministri per decidere i provvedimenti da adottare. Intanto a Kayseri sono giunti in aereo il capo della polizia, il ministro dell'Interno e quello dello Sport, muniti di pieni poteri. Il Ministro dell'Interno ha aperto immediatamente un'inchiesta, mentre il ministro dello Sport ha ordinato la sospensione del campionato di calcio di seconda divisione, al quale partecipano le squadre di Kayseri e di Sivas. Quello di ieri, anche se il più grave, non è il primo incidente che avviene sui campi di gioco turchi. Già nelle scorse settimane, in parecchie località erano sorti dei tumulti, a stento sedati dalla polizia. Fino a questo momento non è stato operato alcun arresto, ma certamente nelle prossime ore parecchie persone verranno fermate. In particolare la polizia vuole individuare coloro che hanno fatto ricorso alle armi, coltelli e pistole. Le autorità non hanno escluso che venga imposto il coprifuoco sia a Kayseri che a Sivas. La tragedia di Kayseri è superata come gravità soltanto da quella accaduta a Lima nel maggio del 1964, in occasione dell'incontro fra le nazionali di calcio dell'Uruguay e del Perù. Allora i morti furono trecento ed i feriti mille. Gli incidenti di ieri sono scoppiati, come è noto, durante la partita fra il "Kayserispor" e il "Sivasspor", due squadre divise da una vecchia ed aspra rivalità. La gara era giunta al ventesimo minuto senza incidenti degni di nota, quando il Kayseri segnava un goal che l'arbitro convalidava senza consultare il guardialinee, che aveva segnalato il fuorigioco. Le migliaia di tifosi giunti da Sivas cominciavano a lanciare sassi e bottigliette sul terreno di gioco. Considerata la situazione l'arbitro sospendeva l'incontro e inviava le squadre negli spogliatoi. Questa decisione, però inaspriva ancor più gli animi, così che, nel giro di pochi minuti, almeno diecimila spettatori invadevano il campo affrontandosi in due schiere: da una parte i tifosi locali, dall'altra quelli giunti da Sivas. Vano riusciva l'intervento della polizia, subito travolta dalle migliaia di tifosi impazziti. La battaglia si accendeva cruenta e proseguiva anche fuori dallo stadio. Nella ressa ai cancelli, molte persone restavano schiacciate; altre morivano sia sul campo, sia all’esterno dello stadio durante gli scontri. Nel corso della battaglia sono stati esplosi parecchi colpi di arma da fuoco: moltissime le persone ferite da coltellate o da improvvisate quanto micidiali armi ottenute spezzando bottigliette di bibite. Intanto la notizia della battaglia di Kayseri giungeva a Sivas, distante centosettantacinque chilometri e subito i tifosi locali che non avevano seguito la squadra nella trasferta, intraprendevano la caccia alle automobili con la targa di Kayseri. Tre vetture sono state incendiate e sette persone ferite. a. r.

18 settembre 1967

Fonte: Stampa Sera




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