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Salerno 24.05.1999 Ciro Peppe Enzo Simone La Giustizia
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CIRO ALFIERI (15) GIUSEPPE DIODATO (23) VINCENZO LIOI (16) SIMONE VITALE (21)

Le indagini

DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - Gli interrogatori continuano, ma finora non ci sono grosse novità nelle indagini avviate dopo l’incendio appiccato al treno dei tifosi della Salernitana, lunedì mattina. "Abbiamo ascoltato tante persone che erano su quel convoglio, raccogliendo tutte le informazioni, anche le più vaghe che possano aiutarci a individuare i responsabili di quest’atto criminale", ha detto il Procuratore capo di Salerno, Gelsomino Cornetta. "Stiamo acquisendo anche diversi filmati, ma al momento non c’è stato nessun fermo. Spero che chiunque sia in grado di darci qualche indicazione si faccia avanti. Purtroppo, non c’è collaborazione da parte della gente". I responsabili dell’eccidio sul treno saranno accusati di omicidio plurimo, incendio e disastro ferroviario. "Se verranno accertate omissioni a livello istituzionale, anche quelle saranno perseguite. Al momento, comunque, non ce ne sono". Pare, tuttavia, che quella degli inquirenti sia soltanto una strategia per creare un clima di distensione. In realtà, avrebbero già individuato alcuni dei presunti responsabili. Gli stessi inquirenti hanno ascoltato nuovamente Andrea De Marino (27 anni), il giovane che era stato ricoverato all’ospedale di San Leonardo per la mano destra dilaniata. Un incidente che sarebbe stato provocato dallo scoppio di materiale esplosivo (un petardo o una bomba carta). Una diagnosi che se dovesse essere confermata aprirebbe un nuovo capitolo sul fronte delle indagini.

26 maggio 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

"Rompete l’omertà"

Il magistrato: non si può tacere davanti a 4 morti

di Mariella Cirillo

SALERNO - Chi ha visto, tace. Nonostante la morte di quattro ragazzi, il rogo e le follie che l'hanno preceduto, gli inquirenti si scontrano con un muro di omertà. Il procuratore di Salerno, Gelsomino Cornetta, non nasconde l'amarezza per i silenzi che stanno rendendo difficili le indagini: "Non abbiamo trovato la minima collaborazione - denuncia - e la città non si merita questo. Nessuno di coloro che viaggiavano su quel treno sostiene di aver visto qualcosa". Il magistrato cerca di scuotere le coscienze dei tifosi che hanno partecipato alla trasferta, di quelli che "girano la testa dall'altra parte", dei testimoni che non si sentono in dovere di parlare, di dire tutta la verità: "I genitori - ammonisce - devono spingere i figli a parlare perché senza il loro aiuto non possiamo prendere i responsabili". Nel giorno del dolore c'è un motivo di tristezza in più: neppure il lutto induce coloro che viaggiavano sul convoglio distrutto dalle Fiamme e dai vandalismi a collaborare con gli investigatori. E, se per ora non ci sono giustificazioni ufficiali degli scalmanati che si sono abbandonati alle violenze, se non è ancora possibile procedere al fermo dei sospetti, un motivo c'è: la solidarietà del tifo prevale sul dovere di fare giustizia, la paura di essere coinvolti cuce le bocche. "Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti - spiega il procuratore - parlando e offrendo una collaborazione fattiva alle indagini. Se qualcuno ha elementi utili, ma anche una foto, una videocassetta, li faccia arrivare agli inquirenti". La difficoltà di chiudere il cerchio attorno al gruppetto di teppisti che per tutto il viaggio ha guidato i raid nelle stazioni lungo la Penisola, ed ha poi appiccato il fuoco, pare proprio legata alla mancanza di testimonianze dirette. Gli investigatori hanno individuato in una decina di ragazzi tra i 14 ed i 18 anni (forse in parte già identificati) la gang di ultrà minorenni che si è abbandonata ai vandalismi e che avrebbe avuto un ruolo di protagonista nei disordini e nel rogo. Gli inquirenti pensano che il gruppo di scalmanati intendesse arrivare in stazione con il treno in fiamme, magari per sfuggire alla polizia ed ai suoi eventuali tentativi di bloccare i responsabili degli atti di teppismo. Per questo avrebbero provato ad appiccare il fuoco in almeno quattro carrozze: la 4, la 5 (dove le fiamme si sono poi sviluppate), la 6 e la 8. Ma per dare corpo ai sospetti e trasformare in accuse pesanti - omicidio plurimo colposo, disastro ferroviario e incendio - le indicazioni degli agenti della Polfer presenti sul treno, c'è bisogno di prove. E si fa sempre più aspra la polemica sull'organizzazione dei treni speciali. Il segretario del Siulp di Napoli non ha dubbi: le scorte di polizia ai convogli dei tifosi "sono improvvisate" e gli agenti "vengono mandati allo sbaraglio". Tre sono ancora ricoverati nell'ospedale di Salerno, anche se le loro condizioni vanno migliorando.

26 Maggio 1999

Fonte: La Stampa

L’omertà "protegge" gli ultrà incendiari

di Fabrizio Roncone

Appello del procuratore: i genitori convincano i figli a parlare. Hanno dato fuoco al treno con degli accendini.

Ci sono gli identikit di quattro ultrà della Salernitana che, lunedì mattina, hanno incendiato il quinto vagone del treno speciale 1837. Molti sopravvissuti hanno fornito indicazioni importanti agli agenti della polizia scientifica: il taglio dei loro occhi, la forma del naso, la lunghezza dei capelli. E anche l’età: molto bassa, almeno due sarebbero minorenni. Quando però gli agenti chiedono a questi testimoni di riconoscere gli assassini guardando quattro foto - segnaletiche di giovani ultrà, i cui volti somigliano tremendamente a quelli disegnati negli identikit, i testimoni ammutoliscono. Non ricordano più troppo bene. Sudano. Si spazientiscono. Chiedono di essere lasciati in pace. Il capo della procura di Salerno, Gelsomino Cornetta, parla di "indagini frenate da un assoluto clima di omertà". Fa riflessioni gravi: "Su quel treno della follia, incendiato da una violenza gratuita ed estrema, dove quattro giovani sono morti bruciati, viaggiavano quasi mille e cinquecento tifosi, molti dei quali erano poco più che ragazzi. Allora io mi domando, domando ai loro genitori: ma come si fa a consentire che un ragazzino attraversi l’Italia, da Salerno a Piacenza, seminando terrore ? È morale lasciargli questa criminale libertà ? No, non lo è. E allora, per favore: io chiedo a questi genitori di parlare con i loro figli, di convincerli a uscir fuori dalla logica del "branco" e di raccontare ciò che hanno visto lunedì mattina, tra le stazioni di Nocera e Salerno". Gli investigatori sono convinti che gli identikit siano giusti: somigliano talmente alle foto segnaletiche di certi giovani teppisti, che andrebbero ad arrestarli subito. Ma non possono: hanno bisogno di testimonianze sicure. Di qualcuno che dica: sì, è lui, è quello della foto, è lui che appiccava il fuoco. Certo però agli investigatori può bastare anche qualcosa d’altro: in queste ore, sono in atto decine di intercettazioni telefoniche e ambientali. Almeno una quindicina di giovani ultrà, tutti appartenenti allo stesso gruppo, vengono pedinati. È il gruppo che, secondo un’attendibile ricostruzione del tragico viaggio di ritorno, da Piacenza a Salerno, e passando per le stazioni di Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, ha alimentato tafferugli e provocato devastazioni. Fino alla stazione di Nocera. Dove la sosta non era prevista, ma dove il treno è stato bloccato con il freno di emergenza. "A questo punto del loro terrificante viaggio - spiega il questore di Salerno, Rocco Marazzita - i tifosi, o meglio, quelli che abbiamo quasi individuato, hanno deciso d’incendiare il treno. Hanno intuito che li stavamo aspettando alla stazione di Salerno: e hanno pensato che, giungendo con il convoglio in fiamme, avrebbero avuto maggiori possibilità di fuga". Dice proprio così, il questore: gli ultrà non volevano bruciare solo il vagone numero 5, ma tutto il convoglio. "È molto probabile - spiega un investigatore - che abbiano usato semplici accendini. Prima fuoco alle tendine, poi ai rotoli di carta igienica. Un lavoro folle e meticoloso: camminando, un vagone dopo l’altro". Tracce di incendio sono state trovate anche nei bagni del vagone numero 4 e in quelli del numero 6. Due sedili risultano poi bruciati nel vagone numero 8. Il vagone numero 5 aveva però tutti i finestrini infranti: tutti, non uno era stato lasciato intatto dai suoi giovani e scellerati passeggeri. Il vento, impetuoso, ha alimentato così le fiamme. C’è circa un chilometro di ferrovia tra la stazione di Nocera e l’inizio della galleria di Santa Lucia. Quando il treno speciale 1837 l’ha imboccata, già le fiamme nel vagone numero 5 erano incontrollabili. Poi qualcuno ha anche tirato, per l’ennesima volta, il freno di emergenza. La decisione dei due macchinisti, di portare comunque fuori il convoglio, è stata saggia, eroica. Ma nel vagone numero 5 già si moriva. Nel panico. I corpi carbonizzati dei cugini quindicenni Ciro Alfieri e Vincenzo Lioi, e dei ventitreenni Giuseppe Diodato e Simone Vitale, sono stati trovati uno sull’altro nell’ultimo scompartimento del vagone. Probabilmente, non sono riusciti a unirsi al fiume di ultrà in fuga nel corridoio. L’autopsia sui loro corpi ha stabilito che sono deceduti tutti e 4 per aver inalato "ossido di carbonio". Non sono bruciati vivi.

26 Maggio 1999

Fonte: Il Corriere della Sera

La Procura conferma: "C’è un’omertà mafiosa"

di Mimmo Malfitano

Le indagini sulla criminale tragedia in cui sono morti quattro giovani sono frenate dai silenzi di chi ha assistito all’accaduto. I responsabili potrebbero essere minorenni. Ieri in Questura c’è stato un via vai di giovani, ma i risultati scarseggiano: soltanto due ragazzi avrebbero accettato di collaborare e soltanto due identikit sono stati faticosamente approntati. Il procuratore capo Cornetta: "Omertà ? Sì, il concetto è proprio quello".

DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - Gli inquirenti lavorano intorno a due identikit messi insieme faticosamente durante gli interrogatori. L’omertà riscontrata è inquietante. Su circa trecento giovani ascoltati, finora, soltanto due ragazzi starebbero collaborando con l’autorità giudiziaria. Si tratta di altrettanti minorenni sulle cui generalità, naturalmente, gli investigatori mantengono il più stretto riserbo. Da un primo esame fatto dopo tre giorni di indagini, comunque, risulterebbe che anche gli autori materiali del disastro contino meno di 18 anni. Sono notizie raccapriccianti quelle che filtrano dal palazzo di Giustizia. Indiscrezioni che confermerebbero buona parte delle ipotesi formulate poche ore dopo l’incendio del treno (in cui sono morti Simone Vitale, Giuseppe Diodato, Vincenzo Lioi e Ciro Alfieri) che parlavano di un gesto criminale organizzato da un branco di giovani in preda all’alcool e alla droga. Le indagini, tuttavia, continuano, a tappeto. Per tutta la giornata di ieri, in Questura c’è stato un via vai di giovani convocati dagli inquirenti: sarebbero stati tutti sul treno della morte. Nessuno, però, è disposto a collaborare con la giustizia. Probabilmente anche per paura di eventuali ritorsioni. Ma il procuratore capo di Salerno, Gelsomino Cornetta, manifesta un moderato ottimismo. "In qualcuno c’è la volontà di collaborare. Ho sentito parlare di omertà mafiosa. Sì, in effetti il concetto è quello", ha spiegato riferendosi al silenzio dietro il quale si sono nascosti buona parte dei ragazzi fin qui ascoltati. Il suo appello lanciato martedì mattina, col quale invitava tutti i salernitani a collaborare alle indagini, finora non è stato raccolto. "Siamo entrati in un momento molto delicato - ha continuato Cornetta. Perciò chiedo a tutti di avere comprensione. Al momento non siamo in grado di fornire informazioni utili. Risultati ? No, finora di eclatanti non ce ne sono stati. Qui non si indaga soltanto sulla morte dei quattro ragazzi, ma anche sulla devastazione del treno, sui danni provocati in tutte le stazioni dove si è fermato o è transitato il convoglio. Indagini, quest’ultime, che riguardano anche altre procure". Per affrettare i tempi, è stato creato un vero e proprio pool di sostituti che affiancheranno il pm Vincenzo Di Florio  a cui è stato affidato inizialmente il caso. "Diventeranno tre nel giro di qualche giorno", conferma Cornetta. Qualche sviluppo, comunque, si potrebbe avere nelle prossime ore. I due ragazzi che avrebbero scelto di collaborare con gli inquirenti starebbero fornendo buoni indizi perché si giunga all’identificazione dei responsabili dell’atto criminale. La polizia scientifica valuterà anche i filmati girati martedì, durante i funerali dei quattro ragazzi rimasti uccisi nel rogo. Non è escluso che gli autori del folle gesto abbiano presenziato anche al rito che si è svolto nel Duomo. Sia all’interno sia all’esterno della chiesa hanno operato agenti della Digos in borghese, infiltrati in un gruppo di ragazzi dalle teste rapate tra i quali, secondo gli inquirenti, potrebbero nascondersi gli indiziati. Un’inchiesta parallela è scattata anche per scovare i responsabili degli atti vandalici che hanno provocato ingenti danni sia al treno sia nelle varie stazioni dove lo stesso è transitato. Al di là delle responsabilità penali, per gli eventuali colpevoli scatterà il provvedimento di divieto ad assistere agli incontri di calcio. Allo stato, solo per Salerno e provincia, sono 77 le persone per le quali vige il provvedimento. Si tratta di 30 tifosi della Salernitana, 6 della Nocerina, 5 della Battipagliese, 36 della Cavese. Per sessantatré di essi, c’è l’obbligo di presentarsi nei commissariati competenti, trenta minuti dopo l’inizio delle partite. Sono provvedimenti variabili, comunque, che possono durare fino a un massimo di un anno.

27 maggio 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

A una svolta l'inchiesta di Salerno sulla tragedia del convoglio dei tifosi.

Baby ultras gli incendiari del treno

Uno di loro, 15 anni, sarebbe tra le vittime.

di Fulvio Milone

Inviato a SALERNO - Una gang di minorenni, ultras in erba che lunedì mattina hanno messo a ferro e a fuoco la carrozza numero cinque del treno trasformandola in una trappola mortale. Sì, gli assassini sono poco più che bambini: quattordici, al massimo quindici anni. È questo lo scenario disegnalo dagli investigatori a caccia del gruppetto dei teppisti responsabili del rogo costato la vita a quattro giovanissimi tifosi. Di alcuni conoscono anche i nomi, ma non hanno le prove per incastrarli. Polizia e carabinieri, assieme ai magistrati della procura, stanno ricostituendo quel che è accaduto nella carrozza numero cinque. Senza escludere alcuna ipotesi, neanche la più inquietante e dolorosa: fra le vittime potrebbe esservi anche chi in quel lungo e infernale viaggio da Piacenza ha partecipato in qualche modo ai raid e alle devastazioni del convoglio, anche se non necessariamente alla follia finale, quella dell'incendio. Il sospetto è legato agli identikit elaborati dalla polizia grazie alle descrizioni fatte da uno dei tifosi scampati alla tragedia. Poche ore dopo l'incendio, ancora sotto choc, ha detto agli uomini della questura di non conoscere i nomi degli ultras protagonisti delle violenze, ma ne ha descritti due. Gli investigatori hanno confrontato gli identikit con alcune foto scattate da agenti in borghese durante incidenti dentro e fuori dallo stadio, e sono rimasti di sasso quando hanno notato una somiglianza piuttosto forte fra uno dei due disegni e l'immagine di un tifoso: era uno dei ragazzi morti sul treno. Sospetti, labili tracce che al momento non trovano però conferme: il ragazzo nella foto non è stato infatti riconosciuto dal testimone che pure aveva aiutato la polizia a fare l'identikit. Polizia e carabinieri non sono i soli a cercare i responsabili del rogo. C'è un'indagine parallela e nascosta, quella delle famiglie dei morti che vogliono la verità. Una verità che, come dicono gli inquirenti, potrebbe salire presto a galla. "L'inchiesta è entrata in una fase delicatissima, c'è la speranza che il muro di omertà possa essere finalmente incrinato", dice il capo della procura salernitana, Gelsomino Cornetta. Che aggiunge: "A questo caso sta lavorando un piccolo pool di magistrati". E nel gruppo di lavoro c'è anche un giudice minorile. Salerno sta assistendo attonita e intimorita agli effetti che questa brutta storia sta avendo sulla città. Non si è ancora spenta l'eco delle urla, dei cori da stadio e dei tafferugli che martedì hanno scandito dentro e fuori dal Duomo i funerali dei quattro ragazzi morti nel rogo, e sono ancora nitide le immagini del corteo degli ultras che per seguire i feretri fino al cimitero ha paralizzato il traffico. Sono colpi terribili, questi, inferti ad una città che in questi ultimi anni è riuscita a creare un'immagine di sé estremamente positiva. Grazie all'impegno del sindaco Vincenzo De Luca, certo, ma anche di una borghesia che sa coniugare lo spirito imprenditoriale con una raffinata cultura. "Salerno è prostrata e avvilita da una tragedia che poteva colpire ognuna delle millecinquecento famiglie dei tifosi che si trovavano sul trono partito da Piacenza - spiega De Luca. Purtroppo, da lunedì, nulla sarà come prima: l'immagine che siamo riusciti a creare con un faticoso lavoro di anni si è offuscata, la simpatia che cominciava a circondare Salerno rischia di svanire per quello che è accaduto". Chi sa parli, ripete il sindaco, e aggiunge: "Bisogna trovare il coraggio di denunciare i teppisti assassini entrati in azione su quel treno, e isolare quella parte del tifo violento che in ogni città d'Italia costituisce il brodo di coltura della devianza, ma che qui può avere torbide contiguità anche con la camorra". La città, ammette De Luca, ha paura delle frange più violente della tifoseria salernitana che sfuggono completamente al controllo dei club e a volte degli stessi gruppi organizzati degli ultras: "Sono cani sciolti, corpi isolati in una società che però li teme e li subisce". Forse Salerno ha paura di queste schegge impazzite del tifo estremo anche perché non si sente abbastanza tutelata. I dati sugli hooligans individuati e colpiti dal divieto di mettere piede negli stadi indicano una scarsa prevenzione del fenomeno: i diffidati dalla polizia in tutta la provincia sono solo 78, 30 dei quali risiedono a Salerno. "C'è un interrogativo che dobbiamo porci - conclude il sindaco De Luca - davvero è stato fatto tutto il possibile per creare le condizioni per prevenire tragedie come questa ? Ma questa è una domanda che sarebbe giusto fare in ogni grande città".

27 maggio 1999

Fonte: La Stampa

In 20 nel branco del rogo. Per nove pronte le manette

di Fulvio Milone

INVIATO a SALERNO - Le manette potrebbero scattare da un momento all'altro. I piromani nel treno della morte erano almeno venti, ragazzi che urlavano e agitavano torce fatte con fogli di giornali e cartacce. I tifosi più giovani, poco più che bambini, terrorizzati, furono minacciati: "Non una parola, altrimenti vi ammazziamo". Secondo i piani del branco di hooligans in gran parte minorenni che occupavano la quarta e la quinta carrozza, il convoglio sarebbe dovuto arrivare in fiamme nella stazione di Salerno per distogliere l'attenzione della polizia che era in attesa per identificare e arrestare gli ultras più violenti che avevano devastato i vagoni durante il viaggio. È questa la ricostruzione fatta dagli inquirenti che indagano sulla morte di quattro tifosi della Salernitana sul treno proveniente da Piacenza. Il muro di omertà che nei giorni scorsi ha avvolto la tragedia si è finalmente incrinato. Polizia e carabinieri hanno dalla loro le dichiarazioni di tre ultras minorenni, che hanno ammesso di aver preso parte alle violenze. Hanno chiamato in causa una ventina di persone, sei delle quali già identificate: a incastrarle vi sarebbero anche delle impronte rilevate sugli oggetti risparmiati dal fuoco e sequestrati dagli uomini della questura sul vagone semidistrutto dalle fiamme. E prende sempre più corpo l'ipotesi che tra gli incendiari vi fosse anche una delle vittime. Il sospetto è nato quando gli uomini della questura salernitana hanno confrontato un identikit fatto sulla base delle descrizioni di un testimone e la foto segnaletica di un ultrà, proprio una delle vittime del rogo. La somiglianza era fortissima. La procura della repubblica che sta coordinando le indagini ha deciso di procedere con la massima cautela ed arrivare agli arresti con il minimo margine di errore: vogliono riscontri sicuri per non incorrere in un nuovo "caso Avossa", dal cognome del liceale di 18 anni accusato di aver ferito il quarto uomo con una bomba carta nello stadio Arechi, durante la partita Fiorentina-Grasshoppers, e successivamente scagionato dal giudice per le indagini preliminari. "L'impunità è una delle ragioni che favoriscono il ripetersi di episodi come l'incendio sul treno dei tifosi della Salernitana, e per questo occorre che i responsabili vengano colpiti con severità". È questo l'auspicio del coordinatore della segreteria dei Ds, Pietro Polena, giunto a Salerno per esprimere il cordoglio ai familiari dei quattro ragazzi morti e alla città. Il governo, ha aggiunto Folena, "sta decidendo misure di prevenzione, ma in quello che è accaduto esistono responsabilità più larghe di quelle istituzionali". Il coordinatore della segreteria dei Ds chiama in causa le responsabilità "della società italiana e del grande business che ruota attorno al mondo del calcio". Per la prima volta, ieri, i ragazzi della Rari Nantes Salerno si sono allenati senza Simone Vitale, il giovane portiere della squadra di pallanuoto ed ex ausiliario dei vigili del fuoco morto nel tentativo di soccorrere i suoi compagni di viaggio sul treno dei tifosi in fiamme. Non tutti si sono presentati all'allenamento in piscina: più di un atleta non se l'è sentita e chi si è tuffato in vasca lo ha fatto senza allegria. Simone Silvestri e Gennaro Iannicelli, due pallanuotisti amici di Simone, hanno lanciato un appello: "La nostra speranza è che coloro che sono stati testimoni della tragedia trovino il coraggio di recarsi dagli inquirenti senza alcuna paura".

28 maggio 1999

Fonte: La Stampa

Salerno, interrogato oggi il supertestimone del rogo

Indagini a tappeto sull'incendio del treno che ha fatto 4 vittime. Un ragazzo avrebbe visto la "banda" in azione.

SALERNO - Sono continuati fino alla tarda serata di ieri e sono ripresi questa mattina, gli interrogatori dei testimoni convocati a proposito della morte di quattro tifosi della Salernitana, nel rogo della carrozza cinque del treno Piacenza-Salerno, lunedì scorso. Oggi, in particolare, il sostituto procuratore Filippo Spiezia ha ascoltato a lungo, nella stazione dei carabinieri di Mercatello, un "supertestimone", un ragazzo che si sarebbe trovato nel vagone del rogo. Il giovane avrebbe raccontato i fatti ai quali ha assistito, fornendo una lunga e minuziosa ricostruzione dell'accaduto. Inoltre, gli investigatori stanno confrontando tra loro tutte le dichiarazioni finora rese da chi ha assistito più o meno da vicino all'attività di quella che - sembra ormai accertato - era una sorta di banda. Un gruppo che, durante tutto il viaggio di ritorno da Piacenza a Salerno, avrebbe compiuto atti di vandalismo. Si tratterebbe, complessivamente, di 20-30 persone, per la maggior parte giovanissimi. Una volta esaurito, questo lavoro servirà poi - almeno questa è la speranza degli inquirenti - per definire ruoli e responsabilità dei singoli protagonisti della vicenda. L'attività da svolgere è, comunque, ancora consistente, perché tantissime sono le persone che, in qualche modo, sono venute in contatto con la banda di vandali. E non si può escludere che al fianco di questi protagonisti minorenni vi siano stati anche adulti, che potrebbero aver avuto un ruolo importante nell'attuazione del "piano", messo a punto durante la lunga sosta del treno nella stazione di Nocera Inferiore. E cioè il progetto, poi realizzato, di incendiare la carrozza numero cinque. Inoltre polizia, carabinieri e il pool di magistrati coordinati dal responsabile della procura Salernitana, Gelsomino Cornetta, stanno mettendo a confronto, faccia a faccia, alcuni testimoni; in certi casi ci sono stati anche "riconoscimenti" attraverso il sistema dello specchio trasparente. Ma secondo gli investigatori il lavoro da fare sarà ancora lungo.

28 maggio 1999

Fonte: Repubblica.it

Quattro giovani sotto accusa per l’incendio sui vagoni

di Paolo Russo

SALERNO - Quattro volti sospetti. Quattro "teste rasate". Ora non ci sono più solo gli identikit da mostrare ai testimoni. Ci sono quattro giovani di cui gli inquirenti conoscono storie e generalità. Le loro dichiarazioni che "non reggono". Quattro, tra cui due minorenni. Sarebbero loro gli incendiari del treno Piacenza-Salerno, i più esagitati di un "branco" formato da almeno dieci giovani. Da ieri sono alle strette, alcuni nella caserma dei carabinieri, altri nelle stanze della Digos: devono essere riconosciuti da centinaia di testimoni, tutti quelli che erano a bordo del treno. Devono essere riconosciuti, anche con confronti, con le foto sugli schedari, e per chi "non ricorda" ecco anche i volti che da martedì compaiono in due identikit costruiti con l’aiuto di un supertestimone, un giovane di vent’anni che sta collaborando e che potrebbe anche già aver ammesso una parte di responsabilità sue. Gli indiziati non sono stati ancora sottoposti a fermo, ma rappresentano una svolta nelle indagini. Sarebbero loro i più violenti, quelli che hanno dato fuoco alle tendine del treno maledetto, alla carta igienica. Quelli che hanno usato giornali come torce, e che prima di incendiare la carrozza numero 5, hanno rotto decine di finestrini con gli estintori in dotazione al treno. Poi hanno gettato sui binari anche quelli: nessuno li avrebbe potuti più usare per tentare di domare le fiamme dall’interno. Quattro giovani e nemmeno di Salerno, ma di alcuni comuni a sud della città, della Piana del Sele. Facevano parte di una banda in preda all’ossessione di distruggere tutto, le stazioni e il treno su cui viaggiavano in 1500. Dieci, forse quindici tifosi dalle teste rasate, tra cui molti minorenni, avrebbero assediato le 16 carrozze del convoglio speciale 1837 Piacenza-Salerno fino alla decisione finale: incendiare i vagoni per evitare che all’arrivo nella stazione al capolinea del loro folle viaggio, venissero arrestati. Le indagini continuano nel massimo riserbo, e non solo perché sono coinvolti molti minorenni. Ci sono ancora reticenze e omertà. Ma la pista sembra ormai quella giusta. Vicinissimi ai responsabili. Ieri il capo dei pm della procura salernitana Gelsomino Cornetta ha sottolineato come "il risultato dell’indagine dipenda dall’assoluta riservatezza proprio in questa fase, la più delicata". Nessun fermo, per ora. Ma sia le dichiarazioni del supertestimone, che gli interrogatori e i "confronti" di ieri, già durante la notte avrebbero potuto indicare con precisione almeno quattro dei diretti responsabili della strage. È  al lavoro un pool di magistrati, due della procura, e uno del tribunale dei minori.

28 maggio 1999

Fonte: La Repubblica

Fra i sospetti due minorenni. La procura: ci sono altri responsabili. Inchiesta federale su Perugia-Milan

Quattro fermi per il rogo sul treno dei tifosi

Ultrà scatenati assaltano e devastano la sala stampa della Juve.

SALERNO - Sono scattati nella notte i primi fermi per il folle viaggio del treno dei tifosi della Salernitana. Il cerchio si è stretto attorno ad un gruppetto di quattro amici, quello che per gli investigatori è la gang di scalmanati responsabile dalla sciagura: il più grande, Massimo Iannone, ha 21 anni e fa il calzolaio in una bottega. Con lui sono stati fermati un altro ragazzo maggiorenne, Raffaele Grillo, 18 anni, niente scuola né lavoro, e due minorenni tra i 15 e i 16 anni. E la procura annuncia che le indagini non si fermano qui. Ieri a Torino un commando di ultras juventini ha assaltato la sala stampa dello Stadio Comunale: vetri sfasciati, tabelloni pubblicitari divelti, sedie spaccate, una telecamera rubata. E la Federcalcio ha annunciato di aver aperto un'indagine su Milan-Perugia.

30 maggio 1999

Fonte: La Stampa

Salerno: quattro in manette per il rogo sul convoglio, due sono minorenni

Treno dei tifosi, presi gli incendiari

di Mariella Cirillo

L'accusa: omicidio plurimo e disastro. La Procura: le indagini non sono finite.

SALERNO - Hanno partecipato ai raid e alle violenze, alla sistematica devastazione dei vagoni, alle sassaiole. E a pochi metri da casa hanno appiccato le fiamme nella carrozza numero cinque, a quella che si è trasformata in una bara di fuoco per quattro ragazzi come loro. Sono giovanissimi, appartengono a quella frangia di tifo ultrà che viene definita senza mezzi termini "incontrollabile": e adesso devono fare i conti con accuse pesantissime: omicidio plurimo aggravato, disastro ferroviario, incendio doloso. Sono scattati nella notte i primi fermi per il folle viaggio del treno dei tifosi della Salernitana. Il cerchio si è stretto attorno ad un gruppetto di quattro amici, quello che per gli investigatori è la gang di scalmanati responsabile dalla sciagura: il più grande, Massimo Iannone, ha 21 anni e fa il calzolaio in una bottega. Con lui sono stati fermati un altro ragazzo maggiorenne, Raffaelle Grillo, 18 anni, niente scuola né lavoro, e due minorenni tra i 15 e i 16 anni. I primi due vivono a Pastena, un quartiere popolare di Salerno, dove abita anche uno dei due ragazzini, mentre il quarto viene da un paese della provincia. Tutti sono incensurati, ma conosciuti come ultrà, non inseriti in club organizzati, gente che vive la fede nei colori granata come una sfida. Li avevano identificati da giorni, ma gli inquirenti hanno preferito acquisire prove e ammissioni prima di procedere ai fermi. In attesa delle decisioni del gip, che deve vagliare gli elementi dell'accusa, i due maggiorenni sono stati chiusi nel carcere di Fuorni, mentre i due ragazzini sono da ieri nel centro di prima accoglienza per minori di Eboli. Alcuni di loro avrebbero confessato di aver partecipato agli atti di vandalismo che hanno preceduto la tragedia e tra i fermati ci sarebbe anche chi, con il freno di emergenza, prima che divampasse il fuoco ha bloccato il treno sotto la galleria tra Nocera Inferiore e la stazione di Salerno. A loro gli investigatori sono giunti anche grazie alle indicazioni di altri ragazzi presenti sul treno maledetto. Il muro di omertà si è in parte infranto, ma in uno stringato comunicato emesso ieri dal procuratore Mino Cornetta e dal procuratore del tribunale dei minori Cataldo Paternoster si sottolinea che i quattro fermi non sono che "un primo risultato di indagini delicate e complesse". Della banda che si abbandonò ai vandalismi e poi appiccò il fuoco fanno parte altri tifosi sul cui conto la polizia sta lavorando, così come si cercano tutti i ragazzi che appiccarono focolai negli altri vagoni. E se per monsignor Antonio Riboldi occorre un "pentimento pubblico" dei quattro ragazzi fermati, per una riflessione sul mondo del tifo e le sue violenze "folli e irragionevoli", Giovanni Vitale, il giornalista sportivo papà di Simone, morto con altri tre ragazzi nel rogo del treno, usa toni pacati e rifiuta l'idea di vendetta. "Sono soddisfatto perché gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la dinamica della tragedia e ad individuare i presunti colpevoli - dice - ma non mi sento di esprimere giudizi, di giudicare prima ancora che il gip non formalizzi gli arresti. Dopo potrò affrontare, assieme ai parenti degli altri tre ragazzi il discorso giudiziario". Agli amici di Simone ha chiesto di raccontargli come suo figlio abbia vissuto gli ultimi momenti prima della fine: "Mi hanno detto che Simone è stato coraggioso - spiega il giornalista che ha cercato di aiutare i più giovani, i ragazzini che avevano paura, andando anche al di là delle sue forze. Ne ero sicuro, perché Simone aveva imparato dallo sport e dall'esperienza come ausiliario nei vigili del fuoco ad essere leale e coraggioso".

30 maggio 1999

Fonte: La Stampa

SVOLTA NELLE INDAGINI

Quattro fermi per la strage di Salerno

di Mimmo Malfitano

Tra i presunti responsabili dell’incendio scoppiato sul treno dei tifosi ci sono anche due minorenni. I quattro, che non fanno parte di club organizzati, sono stati prelevati nelle loro case all’alba di ieri.

DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - Li hanno presi. In tutto sono quattro, incensurati, di famiglie modeste, ma tranquille. Due sono maggiorenni: Raffaele Grillo, 18 anni, disoccupato, e Massimo Iannone, 21 anni, calzolaio. Quest’ultimo, secondo alcune testimonianze, non è neanche tifoso della Salernitana, ma avrebbe partecipato alla trasferta di Piacenza soltanto perché coinvolto da amici. Gli altri due sono minorenni, pare studenti. Ad essi, i magistrati contesteranno i reati di disastro ferroviario, incendio aggravato e omicidio plurimo aggravato. Per il momento non si può ipotizzare anche il reato di associazione perché non ci sono gli elementi. Sono loro, secondo gli inquirenti, ad aver provocato l’incendio sulla quinta carrozza del treno dei tifosi della Salernitana che è costato la vita a quattro giovani. Gli investigatori della squadra mobile e della Digos li hanno prelevati nelle loro case, all’alba, ieri mattina, dopo un’intera giornata e buona parte della notte trascorse a mettere insieme tutte le testimonianze raccolte sin dal primo giorno. Il cerchio è andato via via stringendosi intorno a loro grazie soprattutto alla collaborazione di molte persone presenti, lunedì, sul treno della morte. Per i quattro (non è escluso che si conoscano tra di loro e che abbiano già fatto altre trasferte insieme) è scattato il fermo di polizia. Adesso spetterà al gip Enrico D’Auria stabilire, dopo l’interrogatorio, se far scattare l’arresto o proscioglierli. Ma sarebbero talmente dettagliate le prove contro di loro che difficilmente potranno evitare il provvedimento restrittivo. La decisione del gip, comunque, dovrà essere comunicata entro le 48 ore e quindi nella giornata di domani. Il blitz, dicevamo, è scattato all’alba. Poco prima delle 6 dalla Questura partono alcune volanti dirette a Pastena, il quartiere nella zona orientale di Salerno, a un paio di chilometri dallo stadio Arechi. L’operazione è condotta dalla squadra mobile e dalla Digos insieme con la polizia giudiziaria presso il Tribunale per i minorenni. Dopo pochi minuti gli agenti bussano alle case dei quattro che stanno ancora dormendo. Nessuno, comunque, si mostra sorpreso dinanzi al provvedimento di fermo che gli viene notificato dagli investigatori. Raffaele Grillo e Massimo Iannone, i maggiorenni, vengono trasferiti nel carcere di Fuorni, mentre i due minorenni (del primo si conosce nome e cognome. Si tratta di E.N., 17 anni. Del secondo, invece, si sa soltanto il cognome. Anch’egli, comunque, ha 17 anni) vengono portati nel centro di prima accoglienza a disposizione dei magistrati. "Non appartengono a nessun club, fanno parte di organizzazioni sciolte", spiega il capo della mobile Ferdinando Palombi, che nell’operazione è stato coadiuvato dal capo della Digos, Virgilio Guerra. "Per intenderci, sono quelli che vanno in trasferta col treno senza mai pagare il biglietto. Saranno in 150-200". Le indagini, tuttavia, non sono ancora concluse. Ci sono da assicurare alla giustizia anche coloro che hanno partecipato alla devastazione del treno. Quindi, gli inquirenti hanno la necessità di risalire al maggior numero di responsabili. "Non c’è stata vera omertà", fanno sapere gli investigatori. In effetti tutte le testimonianze concordano sulla presenza dei quattro sulla quinta carrozza del treno. Nei verbali degli interrogatori effettuati dai carabinieri risulterebbe una dichiarazione di un testimone che avrebbe affermato di aver udito un passeggero urlare agli occupanti del vagone: "Fate attenzione, Raffaele Grillo ha appiccato il fuoco alla carrozza". Al fermo dei quattro, tuttavia, si è arrivati anche attraverso le intercettazioni telefoniche. Sarebbero stati 15 gli apparecchi tenuti sotto controllo dagli inquirenti. In mattinata, il procuratore capo di Salerno, Gelsomino Cornetta, e il procuratore presso il tribunale per i minorenni, Cataldo Paternoster, avevano affidato a un comunicato stampa la notizia del fermo. Se domani il gip convaliderà il provvedimento restrittivo, allora i pubblici ministeri che formano il pool, Vincenzo Di Florio , Filippo Spiezia, Rosa Volpe e Francesco Verdoliva (quest’ultimo per i due minorenni) inizieranno i loro interrogatori.

30 maggio 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fermati quattro giovani

Salerno, la strage del treno: due sono minorenni

di Alfonso Pirozzi

SALERNO - Le auto della Squadra Mobile sono partite dalla caserma "Pisacane" poco prima delle sei di ieri. In pochi minuti hanno raggiunto il quartiere di Pastena, nella zona orientale della città. Gli agenti stringevano tra le mani quattro ordinanze di fermo di polizia giudiziaria. Sono state emesse da magistrati che per sei giorni hanno indagato sul rogo del treno "Salerno-Piacenza". Il fermo è stato disposto per Raffaele Grillo, appena diciottenne e disoccupato, e per Massimo Iannone, 21 anni, calzolaio. Ma nei guai sono finiti anche due minorenni residenti sempre nella zona orientale. I maggiorenni, invece, sono ristretti in una cella del carcere di Fuorni, in attesa della convalida del provvedimento da parte del gip D'Auria. I quattro sono fortemente indiziati di aver appiccato le fiamme alla quinta carrozza del convoglio straordinario, provocando così la morte di Ciro Alfieri, Vincenzo Lioi, Giuseppe Diodato e Simone Vitale. Le accuse mosse dagli investigatori sono gravissime: incendio doloso, disastro ferroviario e omicidio plurimo aggravato. Il blitz, portato a termine dalla Mobile, era nell'aria da tempo ma solo l'altra sera in un vertice negli uffici della Procura è stato deciso di procedere all'esecuzione dei provvedimenti. Ai quattro gli agenti della Mobile sono giunti dopo aver sentito, negli ultimi cinque giorni, circa un centinaio di testimoni. Nessuna confidenza, nessuna imbeccata ma alcuni giovani che hanno accolto l'appello lanciato il giorno dopo la tragedia dal procuratore capo Mino Cornetta, con le loro testimonianze hanno aiutato a ricostruire, una tessera dietro l'altra, la dinamica della vicenda. Ferdinando Palombi, capo della Squadra Mobile, ha lavorato, senza sosta, per tre giorni. Ha capito chi potessero essere i responsabili ed ha deciso di "attenzionare" un gruppetto. I quattro giovani tifosi, fermati dalla polizia, appartengono a famiglie meno abbienti di Pastena. Gente che finora non aveva avuto problemi con la giustizia. Massimo Iannone, 21 anni, è artigiano - fa il ciabattino - mentre Grillo è disoccupato. Dei due minorenni, nonostante la cortina di silenzio imposta dalla Procura della Repubblica, si è saputo che non frequentano più la scuola e che vivono sempre nella zona orientale. I quattro, secondo la polizia, nella serata di domenica a bordo del treno avrebbero preso posto in un scompartimento a poca distanza da quello dove sono stati trovati i corpi di Enzo Lioi e Ciro Alfieri. Non si esclude che vittime e i presunti incendiari si conoscessero: alcuni vivevano nello stesso quartiere e chissà quante volte insieme avevano giocato al calcio. Nessuno dei fermati però è iscritto ai club della tifoseria organizzata ma secondo gli accertamenti finora compiuti non mancavano mai agli incontri della Salernitana. Dalle indagini è emerso che non è stato utilizzato alcun tipo di esplosivo per provocare l'incendio.

30 maggio 1999

Fonte: La Nuova Sardegna

Udienza al Tribunale della libertà per la strage nel treno a Salerno

SALERNO - Ore decisive per Raffaele Grillo e Massimo Iannone, i due giovani tifosi della Salernitana accusati di aver provocato il tragico incendio nella quinta vettura del treno 1681 Piacenza-Salerno, che costò la vita a quattro giovani. I due imputati sono comparsi ieri davanti al Tribunale della libertà di Salerno, presieduto da Giancarla D’Avino, ed entro oggi si dovrebbe conoscere la decisione. I due imputati hanno fornito ai giudici D’Avino, Cirillo e Spinelli, la loro versione dei fatti e Raffaele Grillo ha chiesto di poter essere ascoltato nei prossimi giorni. Il suo legale, Fabio De Ciuceis, ha chiesto la derubricazione del reato. Diversa la posizione di Massimo Iannone, il quale si protesta innocente. Il suo avvocato Antonio Ciliberto ne ha chiesto la scarcerazione per "inefficacia della misura". A giudizio del legale, gli atti sarebbero stati trasmessi in ritardo dal Pm. Secondo l’avvocato Ciliberto sarebbero emerse anche vistose contraddizioni e discordanze nelle dichiarazioni dei due testimoni principali, che accusano il suo cliente. Raffaele Grillo, Massimo Iannone e altri due minorenni sono accusati di omicidio volontario aggravato oltre che di incendio e di danneggiamento.

19 giugno 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Indagato questore di Piacenza

di Giovanni Marino

SALERNO - Un questore e quattro funzionari di polizia indagati per il treno della follia: il rogo del Piacenza-Salerno che costò la vita a quattro ragazzi. Un convoglio con millecinquecento tifosi della Salernitana - appena retrocessa dalla serie A alla B per un solo punto, dopo un pari fuoricasa - letteralmente impazziti, molti ubriachi e sotto l’effetto di droghe leggere, che attraversò un pezzo d’Italia devastando tutto quanto poteva essere devastato e concludendo la sua corsa con un incendio causato da alcuni ragazzi (un’altra indagine è in corso su questo aspetto). Era il 24 maggio. Ieri, una svolta-choc nell’inchiesta giudiziaria successivamente aperta: cinque informazioni di garanzia. Disastro ferroviario colposo e incendio colposo le ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero Filippo Spiezia. Sotto inchiesta, attualmente, il questore di Piacenza, Adamo Gulì; i funzionari di polizia Paolo Pili (Piacenza); Andrea Giacchetti (di Prato); Carlo Ambra (di Roma-Tiburtina); Bianca Sammarco (di Salerno). Secondo l’impostazione accusatoria, il questore e gli altri poliziotti dovevano, ognuno nel proprio tratto di competenza e per il proprio ruolo, bunkerare il treno della follia, blindarlo, farci salire sopra una consistente squadra di agenti (a bordo c’erano solo 12 poliziotti) per guardare a vista quei tifosi che avevano perso il controllo. O, in certi frangenti, quando il convoglio ormai partito si fermava nelle varie stazioni, bloccarlo definitivamente. Stoppare quella folle corsa prima che accadesse il peggio. Ma nessuno ha blindato il treno, nessuno lo ha poi fermato. Omissioni che, a detta degli inquirenti, hanno contribuito al rogo che ha ucciso quattro giovanissimi tifosi: Vincenzo Lioi, Ciro Alfieri, Giuseppe Diodato e Simone Vitale. Una fine orrenda. Bruciati dalle fiamme, asfissiati da una impenetrabile cortina di fumo nero. Più nel dettaglio, l’accusa nei confronti dei poliziotti consiste nell’aver "omesso di predisporre adeguate misure di sicurezza e sorveglianza sul treno" e, ancora, "nel non aver chiesto alle Ferrovie di formare un convoglio straordinario per evitare il sovraffollamento". Prima di giungere a queste valutazioni, il pubblico ministero ha ascoltato molti testimoni. Anche il capotreno Angelo Cusimano. Questi, sia alla fermata di Roma che a quella di Nocera Inferiore, parlando con dei poliziotti avrebbe chiesto loro di fermare il treno perché troppo danneggiato e non più in grado di proseguire la sua corsa con i requisiti minimi di sicurezza. Ma i poliziotti non avrebbero ascoltato la sua richiesta dicendogli invece di proseguire sino a Salerno. Naturalmente il questore e gli altri poliziotti, adesso, davanti a un atto formale come una informazione di garanzia, potranno difendersi e spiegare le loro ragioni. Per adesso nessuno parla. Il questore di Piacenza, raggiunto telefonicamente da Repubblica dice soltanto: "Non posso non confermare le notizie diffuse dalle agenzie di stampa, ma non voglio commentare".

7 ottobre 1999

Fonte: La Repubblica

Rogo di Salerno un imputato tenta il suicidio

AVELLINO – E’ stato dimesso ieri pomeriggio dall’ospedale di Solofra Massimiliano Iannone, uno dei quattro giovani arrestati perché ritenuti responsabili del rogo appiccato al treno dei tifosi della Salernitana del 24 maggio scorso - che mercoledì aveva tentato il suicidio inghiottendo alcuni pezzi di metallo nel carcere di Bellizzi Irpino. Insieme con gli altri tre tifosi arrestati Iannone è accusato di omicidio, disastro ferroviario e incendio. Nel rogo del treno morirono quattro ragazzi. Contro il parere dei medici Iannone ha voluto lasciare l’ospedale per rientrare in carcere, dov’è stato ricoverato in infermeria. Nelle ultime settimane Iannone era caduto in crisi depressiva dopo le ammissioni di colpevolezza fatte agli inquirenti da un altro degli imputati. Iannone ha sempre sostenuto la propria innocenza.

18 ottobre 1999

Fonte: La Repubblica

Rogo treno conclusa l’inchiesta

Conclusa l’inchiesta sul rogo del treno Piacenza-Salerno, che la mattina del 24 maggio scorso costò la vita a quattro giovani tifosi della Salernitana. Il pm, Filippo Spiezia, ha infatti depositato gli atti. La notizia è stata confermata dall’avvocato Antonio Ciliberti, legale di uno degli imputati. Per l’incendio nella quinta carrozza del treno sovraccarico di tifosi granata, furono arrestati Raffaele Grillo e Massimo Iannone, accusati di aver provocato le fiamme, e due minorenni. Nel rogo morirono Simone Vitale, Vincenzo Lioi, Ciro Alfieri e Giuseppe Diodato. Le fiamme furono appiccate dopo che il convoglio, lasciata la stazione di Nocera, aveva imboccato la galleria che porta a Salerno. Sul treno viaggiavano 1500 tifosi, con una scorta di appena dodici agenti. Tra gli indagati c’è anche il questore di Piacenza.

5 marzo 2000

Fonte: La Repubblica

Rogo di Salerno: verso il rinvio a giudizio per 15

Il provvedimento riguarda anche 5 funzionari di polizia, tra i quali il questore di Piacenza.

SALERNO - Il pm Filippo Spiezia del Tribunale di Salerno, dopo dieci mesi di indagini, ha depositato gli atti relativi all’inchiesta del rogo sul treno nel quale morirono cinque tifosi della Salernitana di ritorno da una trasferta a Piacenza. Trascorsi venti giorni per la presentazione delle memorie difensive, sarà formalizzata al gip la richiesta di rinvio a giudizio per 15 persone, tra cui cinque funzionari di polizia. Secondo il magistrato dovranno rispondere di disastro ferroviario colposo anche il questore di Piacenza, Adamo Gulì, il suo capo di gabinetto Paolo Pili, i funzionari della questura in servizio la sera del 23 maggio 1999 a Roma Tiburtina (Carlo Ambra), Salerno (Bianca Sammarco) e alla Polfer di Nocera Inferiore (Alfonso Campanella). Erano in servizio lungo l’itinerario del convoglio che riportava a casa 1.500 tifosi dall’ultima trasferta di campionato che decretò la retrocessione della squadra campana. Le posizioni più gravi fra i tifosi implicati nel rogo sono quelle di Raffaele Grillo e Massimo Iannone, che dovranno rispondere di omicidio volontario e di una serie di devastazioni. Per altri cinque ragazzi viene ipotizzato il concorso nei medesimi reati, avendo contribuito ad alimentare le fiamme nella quinta carrozza, quella in cui divampò l’incendio fatale. Più defilate le posizioni di altri tre, che debbono difendersi solo dall’accusa di devastazioni all’interno del convoglio.

5 marzo 2000

Fonte: La Gazzetta dello Sport

"Sogno il treno, le fiamme"

di Giovanni Marino

SALERNO - Un processo per tutti. Lo chiede il pm Filippo Spiezia nell'udienza preliminare per il rogo del treno che da Piacenza riportava indietro millecinquecento tifosi della Salernitana. Proprio un anno fa. Quattro vite spezzate in quei vagoni anneriti. Quattro vittime. Per l'accusa, tutti i quattordici indagati, ognuno con i rispettivi capi di imputazione, devono essere rinviati a giudizio. Deciderà il giudice Vittorio Perillo. Ma non ora. Ci vorranno altre udienze. Si conta di arrivare ad una conclusione entro lunedì 29 maggio, data nella quale scadranno i termini per la custodia cautelare di alcuni inquisiti. Ieri, in cinque hanno chiesto di poter patteggiare la pena. Si tratta di indagati per reati minori, Fausto Fiasco, Carmine Caputo, Francesco Fiammenghi, Orazio Fiasco, Luca Sapere. Su questo, il pm Spiezia vuol prima consultarsi con il suo collega Vincenzo Di Florio. Accolte invece le costituzioni di parte civile: i parenti delle vittime, anche nei confronti del questore di Piacenza e dei poliziotti finiti nell'inchiesta per gli aspetti che riguardano il servizio d'ordine. Le Ferrovie per il capitolo che prende in esame i danneggiamenti sarebbe meglio dire le devastazioni subite dai vagoni durante il tragitto da Piacenza a Salerno. Resta da definire la posizione dei due minorenni, Luca e Vincenzo. La loro sorte processuale è affidata al tribunale per i minori.

SALERNO - Raffaele non è venuto. "Avvoca', non vado in tribunale, sto malissimo, sono otto giorni che fatico a mangiare, che non chiudo occhio, non so più che mi aspetta là fuori, non vengo". Non ce l'ha fatta ad esser presente. Ad ascoltare, dal vivo, le parole dell'accusa. La ricostruzione di un viaggio che è diventato tragedia. No, troppo per lui. È rimasto nella sua prigione familiare, la sua casa, quartiere Santa Margherita, zona periferica, dove si trova agli arresti domiciliari. Poi, a udienza finita, ha fatto una sola domanda ai fratelli Fabio e Luca De Ciuceis, gli avvocati che lo assistono: "Come stanno i genitori di quei ragazzi ? Ditemi come stanno, il resto non mi interessa". È da quasi dodici mesi che Raffaele Grillo, diciannove anni è, nei fatti, un recluso. Prima sette interminabili mesi in una cella del carcere di Fuorni. In perfetto isolamento. Da solo, a inseguire gli incubi di quell'alba di follia, a rivedere i volti dei suoi amici che sono scomparsi. A non perdonarsi, "anche se tutto volevo, tranne che causare la morte, lo giuro". Poi nel suo appartamento, sempre preda dei suoi fantasmi, a seguire preoccupato il papà, un fornaio, un uomo che si alza quando è ancora buio per andare al lavoro, un uomo che adesso si tormenta, che non sa darsi pace, che somatizza tutto quanto è capitato al figlio, sino a finire in ospedale. Per due volte. In terapia intensiva. In casa, Raffaele, spesso incapace di dormire e di mangiare, incapace di perdonarsi. Con il pensiero fisso ai parenti delle vittime. Ai quali ha scritto. È la sua storia, un anno dopo. Una vicenda che si intreccia inevitabilmente con il processo, con quella orrenda pagina nera per Salerno, la Salernitana, lo sport. Una storia di cupo dolore, di vite spezzate per sempre e di vite che, comunque, non saranno mai più le stesse. Diciannove anni e una serie di imputazioni terribili: omicidio plurimo volontario, disastro ferroviario, incendio doloso. Diciannove anni che pesano come cento perché lui, Raffaele, non si è tirato indietro. E non lo fa neppure adesso. Perché lui, Raffaele, è stato il primo a confermare le parole di un testimone, il primo a pentirsi per usare una terminologia giudiziaria, il primo a dire quanto doveva, il primo ad assumersi le sue responsabilità. Il primo ad accettare di blindare le sue stesse parole in un incidente probatorio. Il primo, in qualche modo, ad aiutare gli inquirenti sul difficile cammino dell'accertamento delle responsabilità. Nessuno parli più a Raffaele di calcio, di Salernitana, di serie A, di serie B, di gol e arbitri e di idoli in mutande. Oggi odia il pallone. "Non vuol proprio sentirne parlare, prima era un appassionato, adesso lo detesta, anzi ne ha quasi paura perché lo lega a quanto è accaduto", spiegano i suoi avvocati. Oggi, quel Raffaele ultrà granata di un anno addietro è sparito, per sempre, assieme al rogo assassino che ha distrutto la vita dei suoi amici e segnato indelebilmente la sua. Oggi esiste un ragazzo assalito dai rimorsi, un ragazzo che ha paura di tutto, che ha visto crollare le sue fragili certezze e aprirsi il baratro della colpa. I suoi avvocati lo incitano a non mollare. Per lui hanno chiesto al giudice un permesso di lavoro. "Qualsiasi lavoro". Che lo tenga impegnato per qualche ora. Lontano dai suoi rimorsi. Per qualche ora.

24 maggio 2000

Fonte: La Repubblica

Rogo del treno: solo due condanne

di Paolo Russo

Tre condanne "che non fanno giustizia" dicono i familiari delle quattro vittime spengono i riflettori sul processo, e riaccendono le polemiche. Ieri il primo verdetto della Corte d’Assise: 8 anni, e 6 anni e mezzo di carcere ai due maggiori imputati del tragico incendio del treno Piacenza-Salerno, nel quale il 24 maggio del 1999 persero la vita quattro giovani tifosi della Salernitana. Condannati Raffaele Grillo, 20 anni, e Massimo Iannone, 22 anni. Pena sospesa per Francesco Fiammenghi, 23 anni, accusato di "danneggiamenti", e condannato a 8 mesi di reclusione, pena sospesa. Assoluzione "per non aver commesso il fatto" per Bianca Sammarco, il funzionario di turno delle Ferrovie dello Stato accusata di disastro colposo, e per Tommaso Campanella, l’ispettore della Polfer che alla stazione di Nocera Inferiore aveva autorizzato il treno a proseguire per Salerno nonostante fossero già scoppiati i tafferugli tra tifosi. I giudici della Corte (prima sezione, presidente Raffaele Frega) non hanno accolto in pieno le richieste del pubblico ministero Vincenzo Di Florio (affiancato dal pm Filippo Spiezia nella fase dell’istruttoria), facendo cadere le accuse più gravi. L’imputazione di "omicidio volontario plurimo" è stata infatti derubricata in "omicidio colposo plurimo". Dimezzate le richieste dell’accusa. Sia per Grillo che Iannone, erano stati chiesti infatti 16 anni d carcere. La Corte d’Assise ha anche disposto un risarcimento per i familiari delle vittime pari a cento milioni, in pratica 25 milioni per ogni famiglia. Dopo la lettura della sentenza, all’uscita dall’aula del processo, la rabbia della madre di una delle vittime: uno scatto d’ira e insulti ai due imputati che lasciavano il tribunale (sono entrambi agli arresti domiciliari, ma impegnati in un progetto di recupero che prevede un impiego quotidiano). "Non sono un assassino ha detto Raffaele Grillo lasciando il tribunale non volevo uccidere nessuno". Novecento giorni fa, il rogo della follia. Il treno dei tifosi sbuca dall’ultima galleria della tratta Napoli-Salerno, e si ferma sul terzo binario della stazione con tre vagoni in fiamme. Dentro, nella carrozza numero 5, ci sono i corpi carbonizzati di Simone Vitale, Giuseppe Diodato, poco più che ventenni, e dei due cuginetti Ciro Alfieri ed Enzo Lioi, appena quindicenni. Nelle altre carrozze fumo, feriti, altri mille tifosi, decine di possibili colpevoli, perché il treno è stato incendiato dagli stessi occupanti, di ritorno dalla trasferta di Piacenza dove la Salernitana aveva pareggiato ed era retrocessa in serie B. Gli unici due funzionari di polizia chiamati a rispondere in aula dei reati di omissione d’atti d’ufficio e disastro ferroviario erano Bianca Sammarco e Alfonso Campanella. Già prosciolti invece dal giudice dell’udienza preliminare, il questore di Piacenza, Adamo Gulì, ed il suo vice, Paolo Pili. Erano ventisei le parti civili che costituite che hanno preso parte al giudizio: i familiari delle quattro vittime, gli altri tifosi rimasti feriti nel rogo del treno 1681 Piacenza-Salerno la mattina del 24 maggio 1999, le Ferrovie dello Stato, il rappresentante del Comune di Piacenza dove gli ultrà furono protagonisti di una serie di atti vandalici, e il rappresentante dell’associazione trasporti della città emiliana per i danni subiti dai mezzi pubblici.

10 novembre 2001

Fonte: La Repubblica

Salernitana: rogo treno, condannati i responsabili

Otto e sei anni ai maggiori imputati per la morte di 4 tifosi.

La Corte di Assise del Tribunale di Salerno, dopo sette ore di camera di consiglio, ha emesso la sentenza per il rogo del treno Piacenza-Salerno del maggio del 1999, dove persero la vita quattro giovani tifosi salernitani. I due maggiori imputati, Raffaele Grillo e Massimo Iannone, sono stati condannati rispettivamente a otto, e sei anni e sei mesi di reclusione. Grillo e Iannone sono stati ritenuti responsabili dei reati di omicidio colposo e disastro.

14 Novembre 2001

Fonte: Datasport.it

CRONACA

Ultras: fissato nuovo processo per morte 4 tifosi Salernitana

Napoli, 22 set. (Adnkronos) - Si terrà il prossimo 11 novembre presso la Corte d'Assise d'Appello di Salerno il processo contro i presunti autori del rogo nel quale persero la vita i quattro tifosi della Salernitana Simone Vitale, Giuseppe Diodato, Vincenzo Lioi e Ciro Alfieri, rimasti uccisi il 24 maggio del '99 nella galleria di Santa Lucia sul treno proveniente da Piacenza. Per il rogo, dovranno comparire in giudizio Massimo Iannone e Raffaele Grillo, più la poliziotta Bianca Sammarco già assolta in primo grado dal reato che riguardava il concorso nel disastro ferroviario. Nei suoi confronti, la Procura ha proposto l'appello nonostante i giudici di primo grado abbiano escluso ogni responsabilità. Diversa invece la posizione di Grillo e Iannone, condannati per omicidio colposo plurimo nel novembre del 2001 dai giudici della prima sezione della Corte d'Assise. Secondo la Procura i due, ritenuti gli autori del rogo, devono essere condannati per omicidio volontario plurimo. In primo grado, la Corte d'Assise aveva invece ritenuto che non appiccarono l'incendio con la consapevolezza che il loro gesto criminale avrebbe potuto causare la morte dei quattro tifosi. Grillo venne pertanto condannato a soli 8 anni (il pm aveva sollecitato una pena di 17 anni) e Iannone a 6 anni e mezzo (erano stati chiesti 16 anni).

22 settembre 2002

Fonte: Adnkronos

Salerno, rogo sul treno dei tifosi confermata la condanna a 10 anni

È diventata definitiva la condanna a dieci anni di reclusione per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose ai danni di più persone, nei confronti di Raffaele Grillo, uno dei tifosi della Salernitana processato per avere volontariamente appiccato il fuoco negli scompartimenti centrali di un treno sul quale viaggiavano i tifosi della squadra campana. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Suprema Corte con la sentenza 1285, depositata ieri, con la quale ha respinto il ricorso di Grillo contro la condanna emessa il 19 novembre 2002 dalla Corte di Assise di appello di Salerno. Tra le fiamme morirono quattro giovani ragazzi. Il treno dei tifosi, il 24 maggio del 1999, proveniva da Piacenza, con un migliaio di supporter reduci dalla trasferta che aveva decretato la retrocessione nella serie B della loro squadra. Dopo avere imboccato la galleria Santa Lucia, che separa la stazione di Nocera Inferiore da quella di Salerno, il treno prese fuoco all’altezza del quinto vagone e arrivò alla stazione di Salerno completamente avvolto dalle fiamme. Piazza Cavour nel confermare il verdetto ha condannato Grillo al pagamento delle spese processuali ed a versare 500 euro alla cassa delle ammende.

21 gennaio 2004

Fonte: La Repubblica

Rinviato a giudizio l’ex questore di Piacenza

SALERNO - L’ex questore di Piacenza, Adamo Gulì, è stato rinviato a giudizio dalla Corte d’Appello di Salerno con l’accusa di disastro colposo per l’incendio del treno speciale che trasportava i tifosi della Salernitana di ritorno da Piacenza, il 24 maggio 1999. Avrebbe omesso di predisporre adeguate misure di sicurezza e sorveglianza sul treno: Gulì era stato prosciolto, con un altro funzionario, dal gup, ma la Procura aveva proposto appello. Il treno trasportava circa 1500 tifosi, nel rogo, appiccato da alcuni ultrà morirono 4 giovani.

20 febbraio 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Disastro del treno di Salerno, assolto l’ex questore Gulì

È stato assolto dall’accusa di disastro colposo l’ex questore di Piacenza Adamo Gulì. I giudici della corte d’appello di Salerno hanno quindi confermato la sentenza di proscioglimento che il gip del tribunale campano aveva pronunciato riguardo l’incendio del treno che trasportava i tifosi salernitani di ritorno da Piacenza il 24 maggio del 1999.

10 giugno 2010

Fonte: Piacenza24.eu

IL FATTO

Rogo del treno granata, la Cassazione ordina di risarcire i familiari di una vittima

La tragedia del 24 maggio 1999 costò la vita a 4 tifosi della Salernitana

SALERNO - A 19 anni di distanza dalla tragedia del 24 maggio 1999, la Corte di Cassazione ordina il risarcimento, da parte di Rete Ferroviaria Italiana, in favore dei familiari di un tifoso della Salernitana morto a causa dell’incendio divampato sul treno Piacenza-Salerno che riportava a casa circa 1500 sostenitori granata che avevano seguito la squadra granata nell’ultima trasferta di quel campionato di serie A. La terza sezione civile della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla società ferroviaria contro la sentenza con cui la Corte d’Appello di Salerno aveva parzialmente accolto la richiesta di risarcimento avanzata dai genitori e dalla sorella della vittima, respinta invece dal giudice in primo grado. Nel rogo persero la vita quattro giovani tifosi della Salernitana, ricordati qualche settimana fa in occasione del 19esimo anniversario di quella tragedia.

5 giugno 2018

Fonte: Lacittadisalerno.it
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