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San Benedetto, "Dite a mamma che l’amo", la lettera dopo il rogo

SAN BENEDETTO "Dite a mia madre che la amo tanto". A 37 anni di distanza dal tragico rogo avvenuto allo stadio Ballarin il 7 giugno 1981, è stata ritrovata una lettera scritta da Maria Teresa Napoleoni, una delle due vittime di quel fuoco morta ad appena 23 anni ad una settimana di distanza dal giorno dell’incendio. Un foglio di carta scritto a Roma, durante il ricovero in ospedale per le gravi ustioni riportate. La lettera, che la signora Sara, mamma della giovanissima tifosa, aveva ricevuto subito dopo il decesso della figlia, è stata custodita per tutti questi anni all’interno di un portafotografie. Forse dopo i giorni del lutto, si era pensato che quel piccolo documento fosse andato perso e tutti se ne erano dimenticati. Fino a qualche settimana fa quando, per un puro caso, quel foglio è spuntato fuori. Si trovava tra una delle tante foto di Maria Teresa nell’abitazione della mamma, nel retro della cornice. Sopra c’erano scritti due messaggi della ragazza, con tanto di data. Uno riporta quello dell’8 giugno 1981, all’indomani del trasferimento a Roma e del ricovero al centro grandi ustionati del Sant’Eugenio. L’altro è di due giorni dopo, poco più di 48 ore prima della morte. "Dite a mia madre che la amo tanto - è scritto nel primo messaggio - ma non voglio che mi veda così". L’altro, quello del 10 giugno, cita: "Le mani non me le sento, non potrò più lavorare ?". Maria Teresa è morta all’alba del 13 giugno, meno di tre giorni dopo, in una stanza dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma per le gravissime ustioni, di primo, secondo e terzo grado riportate sul 70% del corpo. La mamma della giovane vittima, oggi 93enne, ora che l’ha ritrovata non si separa mai da quella lettera. Ogni sera si addormenta stringendo quel foglio di carta al suo petto nella piccola casa di corso Mazzini dove la sua Maria Teresa era nata e cresciuta e dove quel maledetto giorno di giugno non tornò. La Napoleoni fu la prima delle due vittime di quella tragedia. Dopo di lei, il 17 giugno, morì anche Carla Bisirri, appena ventunenne. Da anni nella città di San Benedetto si attende che alle due vittime venga intitolata una strada o una piazza ma, ad oggi, non è ancora stato fatto nulla. Tempo fa si parlò di una pineta che si trova in prossimità del vecchio impianto sportivo, ma quell’ipotesi sembra essere finita nel dimenticatoio. Eppure il rogo del Ballarin rappresenta ancora oggi la più grande tragedia che si sia mai consumata in uno stadio italiano. Tutto accadde nei minuti antecedenti il fischio di inizio del match di serie C tra Sambenedettese e Matera. La gara, l’ultima di campionato, avrebbe sancito la promozione dei rossoblù in serie B. Quel giorno c’erano circa 12mila persone tra gli spalti del vecchio stadio Ballarin e la curva Sud aveva allestito una coreografia composta da quasi sette quintali di carta tagliata in striscioline. Mentre le squadre facevano il loro ingresso in campo un fumogeno entrò in contatto con tutta quella carta e in pochi secondi si scatenò l’inferno. Alle due vittime si aggiunsero decine e decine di feriti. Almeno un centinaio. La Samb andò in serie B ma nessuno, quel giorno, ebbe voglia di festeggiare.

24 Giugno 2018

Fonte: Corriereadriatico.it

Una lettera nascosta nella foto di Maria Teresa:

"Non voglio che mia madre mi veda così"

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A 37 anni di distanza dal rogo del Ballarin in cui persero la vita Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, è stata ritrovata una lettera scritta proprio da quest’ultima, morta ad appena 23 anni ad una settimana dal giorno del rogo, durante il ricovero in ospedale per le gravi ustioni riportate. La lettera, che la signora Sara, mamma della giovanissima tifosa, aveva ricevuto subito dopo il decesso della figlia, è stata custodita per tutti questi anni all’interno di un portafotografie. Tra la foto e il retro della cornice c’era infatti il foglio con due messaggi lasciati dalla ragazza. È stato ritrovato poche settimane fa. Uno è datato 8 giugno 1981 e l’altro è di due giorni dopo. "Dite a mia madre che la amo tanto – è scritto nel primo messaggio – ma non voglio che mi veda così". L’altro, quello di due giorni dopo cita: "Le mani non me le sento, non potrò più lavorare?". Maria Teresa sarebbe morta tre giorni dopo. La mamma di Maria Teresa, oggi 93enne, ora che l’ha ritrovata non si separa mai da quella lettera.

23 giugno 2018

Fonte: Lanuovariviera.it

A memoria di Maria Teresa Napoleoni: i messaggi

che la ragazza vittima del "Rogo del Ballarin"

ha scritto alla madre, custoditi per 37 anni

di Cristiano Vignali

(ASI) San Benedetto del Tronto (AP) -  Nel 2017, in occasione della ricorrenza del "Rogo del Ballarin" del 7 giugno 1981, la più grave tragedia in uno stadio italiano, scrissi un articolo per ricordare questo tragico evento che ha segnato la vita di diverse decine di persone che si sono dovute sottoporre a diversi interventi chirurgici nel corso degli anni, e strappato la vita di due giovanissime ragazze Carla (21 anni) e Maria Teresa (23 anni) che rimasero ustionate dalle fiamme per oltre il 70% del corpo. A distanza di quasi quarant'anni da quella calda domenica di Pentecoste, in cui si disputò nello Stadio "Ballarin" di San Benedetto del Tronto, l'ultima gara del campionato di C1 girone B 1980/81, fra Sambenedettese e Matera che decretò la promozione in Serie B dei padroni di casa, sono passati 37 anni, la società, le persone e l'aspetto urbano della città (come si può vedere da vecchie foto) sono cambiate in modo sostanziale e i ricordi iniziano a sbiadire con la scomparsa dei testimoni chiave di questo avvenimento che ritengo rilevante non solo per la storia locale, ma anche per quella nazionale, nell'ambito dei drammatici anni per l'Italia  1978 - 1981 che da cronaca stanno diventando ormai storia. Personalmente, non conoscevo quanto accaduto allo Stadio "Ballarin" nel 1981, fino all'anno scorso, quando lessi un post di Facebook di un mio amico sambenedettese e così decisi di scrivere un articolo senza citare i nomi delle due vittime e altri dettagli della tragedia. In quei giorni, forse preso dalla suggestione su quanto avevo letto, oppure per motivi soprannaturali, per chi crede nella vita ultraterrena, ho avuto un sogno molto realistico, in cui ho visto due giovani ragazze, di cui una mi si fermò a parlare toccandosi i lunghi capelli, prima felice, chiedendomi se gli piacevano le sue chiome fluenti, poi improvvisamente triste, dicendomi che non voleva essere dimenticata, sussurrandomi un nome che digitandolo sul motore di ricerca, mi ha permesso di approfondire le ricerche sui ricordi della sua vita e sulla tragedia del "Ballarin". Quel sogno mi turbò e per un periodo ho pensato costantemente al "Rogo del Ballarin" e alle due giovani ragazze che hanno perso la vita in quella giornata di sport trasformatasi in tragedia, così iniziai appassionatamente a leggere notizie ed a trarre informazioni su questa vicenda, sia sul web, sia raccogliendo qualche testimonianza diretta, sia documentandomi sulla vita e le abitudini dei ragazzi italiani a cavallo fra gli anni 70' e 80', così casualmente scoprii che Maria Teresa Napoleoni, una delle due vittime, risiedeva vicino l'abitazione del mio amico che vado a trovare spesso a San Benedetto, la cui casa, tra l'altro, era stata edificata successivamente proprio sul terreno dove sorgeva il complesso commerciale "Silvano Shoes", dove Maria Teresa  lavorava. Saranno delle coincidenze, ma ho considerato questo un segno che dovevo scrivere qualcosa su di lei, per contribuire a non dimenticare la sua storia, tenendo viva la memoria. Così, dopo emozioni provate ed idee che mi sono fatto appassionandomi a questa storia, alcune delle quali resteranno dentro di me, la raccolta qua e là di brandelli di testimonianze di vecchie sue conoscenze, amiche d'infanzia e di scuola che lodavano la sua gentilezza con tutti, la sua dolcezza in particolar modo con i bambini, il suo perenne sorriso, l'amore e il rispetto che nutriva per la famiglia e per i suoi genitori, la sua bellezza solare, fine e femminile, lunedì scorso sono stato a trovare la madre di Maria Teresa per raccogliere la sua testimonianza diretta.

Sono stato ricevuto dalla anziana signora, Sara, 93 anni, accompagnata dalla giovane nipote, nella casa dove Maria Teresa viveva e dove tutt'ora  è presente, sia nel ricordo dei suoi cari, sia nelle foto e negli oggetti che le sono appartenuti nella vita terrena, custoditi soprattutto nella sua cameretta, dove ogni cosa parla di lei, dalla vecchia carta da parati sulle pareti (ormai consumata), dal mobilio, agli oggetti e alle suppellettili che dimostrano ancora oggi il suo grande amore e la cura per il bello e per il ricamo, fino ad arrivare all'atmosfera della stanza, dove se ci si immedesima per un attimo, concentrandosi, sembra quasi che ci viva ancora Maria Teresa a distanza di tutti questi anni, nonostante non abbia più fatto ritorno a casa dal pomeriggio di quel  7 giugno 1981, quando si diresse con la sua vespa rossa allo Stadio "Ballarin". La signora Sara, molto avanti con gli anni e non in ottime condizioni di salute, ha trovato la forza di parlare qualche minuto con me, e sono stato felice ed emozionato di farlo, per immortalare la sua testimonianza, ed evitare che il ricordo di una testimone diretta della  vita della ragazza venisse meno, affinché potesse restare un ricordo di Maria Teresa oltre l'esistenza umana, anche oltre la vita e la memoria dei testimoni diretti che hanno vissuto sulla propria pelle quella immane tragedia. La signora Sara, dopo avermi detto che Maria Teresa era andata allo stadio con una amica (con cui al dire il vero mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere), mi ha fatto leggere e fotografare i toccanti messaggi che la figlia le ha scritto a penna durante il calvario dei giorni di ricovero all'ospedale Sant'Eugenio di Roma, prima che interrompessi l'intervista per la commozione. Nel breve messaggio, impostato come un diario di appunti giornalieri che inizia l'8 giugno e termina il 10 giugno (Maria Teresa lascerà questo mondo all'alba del 13 giugno 1981), traspare l'amore per i genitori (non volendo che la madre la veda in tali condizioni), il suo sconforto, la sua sofferenza, ma anche la sua voglia di continuare a vivere, prima che la morte se la porterà via, per il peggiorare delle sue condizioni nei giorni successivi. Maria Teresa era in ospedale vegliata da una zia, perché non voleva che la madre la venisse a trovare in quelle condizioni, ma le ha lasciato un messaggio preziosamente custodito 37anni. Si legge nel messaggio di Maria Teresa alla madre che pubblichiamo in foto nel suo formato originale, insieme ad una immagine del volto di Maria Teresa, dove è possibile ammirare al meglio la fine bellezza dei tratti del suo viso e del suo sorriso: "Dite a mia madre che la amo tanto, ma non voglio che mi veda così" (8.6.1981) "...le mani non me le sento, non potrò più lavorare ?" (10.6.1981)

22 Giugno 2018

Fonte: Agenziastampaitalia.it

37 anni fa il "Rogo del Ballarin": storia dell'Heysel italiano

di Roberto Bordi

Il 7 giugno 1981, allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto, due ragazze di 21 e 23 anni persero la vita nell'incendio scoppiato nella curva dei tifosi della Sambenedettese che quel giorno festeggiava la promozione in Serie B.

Non per una grande vittoria, né per un gol indimenticabile. Ma per la più grave tragedia mai avvenuta in uno stadio. Quel giorno, allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto, morirono Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, due ragazze di 23 e 21 anni. Due semplici tifose della squadra di casa, che insieme ad altre centinaia di sostenitori rossoblù avevano riempito la curva Sud per festeggiare il ritorno in Serie B della Samb. 7 giugno. 7 come i quintali di carta, di striscioline di carta, che gli ultras avevano ammassato ai lati della gradinata fin dal mattino per dar vita a una coreografia in pieno stile anni Settanta-Ottanta. Ma quel giorno, allo stadio Ballarin, faceva un caldo torrido. Ogni tifoso aveva uno o più pezzi di carta attaccati ai capelli, al corpo, alle scarpe. Chi ha vissuto da dentro una coreografia allo stadio sa cosa voglia dire. Bastò una scintilla, unita a un'improvvisa e forte raffica di scirocco, per scatenare un tornado di fuoco. Da un momento all'altro, i 3.500 tifosi che assiepavano la Curva Sud si trovarono nel mezzo di un incendio. Alcuni si spostarono verso destra, riuscendo a salvarsi. Altri, istintivamente, si buttarono di sotto nel tentativo di sfollare sul campo. Ma quel giorno, come ogni domenica, i cancelli di emergenza erano chiusi. E i soccorritori non trovarono le chiavi per aprirli. Diverse decine di persone furono completamente avvolte dalle fiamme, altre rimasero schiacciate dalla folla impazzita. Le tesi del sociologo Gustave Le Bon, esposte nella sua "Psicologia delle folle", tra le 17 e le 17.15 di quel giorno trovarono conferma. In 15 minuti la festa si trasformò in tragedia, con i calciatori come Gigi Cagni già sistemati in campo ad assistere loro malgrado allo "spettacolo". Qualcuno intervenne per domare le fiamme e salvare il salvabile, ma l'idrante più vicino alla curva non funzionava. Ad avere la peggio furono 13 persone, ricoverate in ospedale con ustioni di primo, secondo e terzo grado su tutto il corpo. Molti di loro portano ancora oggi i segni di quella giornata, due invece non hanno avuto neppure la fortuna di raccontarla. Si chiamavano Maria Rosaria (Maria Teresa) e Carla e in due non facevano 45 anni. Per sentirsi vive frequentavano la curva Sud. La curva che divenne il loro cimitero.

7 giugno 2018

Fonte: Ilgiornale.it

L’anniversario del rogo del Ballarin

Il messaggio di Piunti alla città

Il primo cittadino riserva un tributo a Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni e alle loro famiglie. "I loro vent’anni sfiorirono su quelle gradinate, il loro ricordo non sbiadirà mai".

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - 7 giugno 1981 - 7 giugno 2018. Trentasette anni esatti sono passati da una delle più grandi tragedie che ha colpito la nostra città e, in generale, uno stadio di calcio italiano. Oggi si ricorda il rogo del Ballarin in cui persero la vita le due giovanissime Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni. Nell’anniversario della tragedia anche il sindaco Piunti ha voluto dedicare un pensiero alla memoria. Qui la sua nota diramata alla stampa. "In questa giornata la memoria dei sambenedettesi ritorna al 7 giugno 1981, al dramma di una tragedia collettiva che fu doppiamente crudele perché derivò da una festa. La gioia si trasformò in dramma, la felicità per il raggiungimento di un traguardo sportivo che era anche traguardo di popolo si tramutò in disperazione. L’impeto devastante del fuoco del Ballarin entrò nelle case di tantissime famiglie che tutt’oggi portano, nel corpo come nella mente, i segni della sciagura. A loro va il pensiero affettuoso dei sambenedettesi, un particolare abbraccio lo riserviamo ai parenti di Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni. I loro vent’anni sfiorirono su quelle gradinate, il loro ricordo non sbiadirà mai".

7 giugno 2018

Fonte: Rivieraoggi.it

2018 2017

Non dimentichiamo il Rogo del "Ballarin",

la più grave tragedia in uno stadio italiano

di Cristiano Vignali

San Benedetto del Tronto - Il 7 giugno ricorre il tragico trentaseiesimo anniversario di quella che è considerata a tutt'oggi la più grave e la più grande tragedia accaduta all'interno di uno stadio italiano: il rogo dello Stadio "Ballarin" di San Benedetto del Tronto. Domenica 7 giugno 1981, nella Curva Sud dello Stadio "Fratelli Ballarin", mentre sta per iniziare l'ultima giornata del campionato di calcio con l'incontro Sambenedettese-Matera che decreterà la promozione dalla serie C alla B della squadra marchigiana, in un clima di grande festa per i tifosi della Samb e le due squadre con la terna arbitrale già in campo, divamperà un incendio nella curva dei tifosi locali, in cui moriranno ustionate due ragazze e rimasero seriamente ferite quasi cento persone, di cui undici ustionati gravi, oltre le vittime. Sette quintali di carta bruciarono sotto tremilacinquecento persone che rimasero intrappolate per diversi minuti sui gradoni della Curva Sud, impotenti davanti al divampare delle fiamme, fra la ressa, la calca, il panico, perché era impossibile fuggire, in quanto le chiavi delle uscite di sicurezza non si trovavano e gli idranti non funzionavano. La folla fuggiva alla disperata, investendo chi cadeva a terra, mentre il fuoco, sempre più alto e minaccioso, avanzava inesorabile, alimentato dal vento. Chi non rimase vittima delle fiamme, fu calpestato sui gradoni o pressato contro le reti di recinzione, soprattutto quelle laterali nella parte più alta della curva che solo per un miracolo non si ruppero, evitando una tragedia più grave. Da ricordare il gesto eroico di un uomo che a rischio della propria vita, salvò dalle fiamme un bambino di 10 anni. I feriti più gravi, verranno trasferiti nei centri per grandi ustionati a Brindisi, Cesena, Padova, Parma e Roma. Perderanno la vita, dopo giorni di atroci sofferenze, due ragazze, di 23 e 21 anni che avevano riportato gravi ustioni su oltre il 70% del corpo. Per molti anni, i feriti sopravvissuti a tale sciagura, si sono dovuti sottoporre a degli interventi di chirurgia plastica. Riteniamo che sia giusto onorare anche oggi le vittime di questa immane tragedia, affinché resti viva nel ricordo della gente, delle istituzioni politiche e del calcio, di tutti i tifosi di questo sport, sperando che tali episodi negli stadi non si verifichino mai più.

8 Giugno 2017

Fonte: Agenziastampaitalia.it

Rogo Ballarin, 36 anni fa la tragedia in cui morirono la Bisirri e la Napoleoni

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Ricorrono oggi 36 anni dal rogo dello stadio Ballarin, la più grande tragedia capitata in uno stadio italiano con un bilancio di 2 morti, 64 ustionati di cui 11 in gravi condizioni e un totale di quasi 100 feriti. Un evento terribile, che ha segnato drammaticamente la comunità sambenedettese e tutta l’Italia. Domenica 7 giugno 1981 si sviluppò un incendio in curva sud, mentre stava per avere inizio l’incontro di calcio Sambenedettese-Matera in programma nell’ultima giornata del Campionato di Serie C1. Alle ore 17 circa quasi 7 quintali di striscioline di carta di giornale portati la stessa mattina all’interno della gremitissima Curva Sud per festeggiare il ritorno della squadra nel campionato di Serie B, presero fuoco sotto 3500 persone che rimasero per diversi minuti intrappolate all’interno della Curva in quanto le chiavi dei cancelli di emergenza non furono subito trovate. Molte di queste persone, nella calca formatasi per sfuggire dal fuoco caddero sul rogo e furono assalite dalle fiamme che non poterono essere spente immediatamente a causa del mancato funzionamento dell’idrante più vicino. Di tutti i feriti ricoverati all’Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto, i tredici più gravi furono trasferiti il giorno dopo in elicottero nei "Centri Grandi Ustioni" di tutta Italia: all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma furono ricoverate due ragazze di 23 e 21 anni e un giovane di 13 anni; all’Ospedale M. Bufalini di Cesena due donne di 66 e 25 anni e due ragazzi di 28 e 17 anni; all’Ospedale Maggiore di Parma due ragazzi di 23 e 17 anni; al Policlinico di Padova due fratelli di 15 e 11 anni; all’Ospedale "A. Di Summa" di Brindisi altri due ragazzi di 13 e 10 anni. Le vittime furono due ragazze sambenedettesi: Maria Teresa Napoleoni, di 23 anni, deceduta nelle prime ore del 13 giugno 1981; Carla Bisirri, di 21 anni, deceduta la sera del 17 giugno 1981; entrambe morirono nel "Centro Grandi Ustioni" dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma in seguito a ustioni del I, II e III grado sul 70% della superficie corporea totale.

7 giugno 2017

Fonte: Sanbenedettonews.it

36 anni fa la tragedia del Ballarin, una ferita ancora aperta

Il rogo in Curva Sud prima di Samb-Matera, partita che avrebbe poi valso la serie B ai rossoblu. Una festa rovinata da quel tragico incendio che causò la morte di Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - 36 anni fa avvenne la tragedia che San Benedetto non dimenticherà mai. Il rogo in Curva Sud allo stadio Ballarin prima di Samb-Matera, partita che avrebbe poi valso la serie B ai rossoblu. Una festa rovinata da quel tragico incendio che causò la morte di Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni: ragazze che avevano poco più di 20 anni. Ci furono, inoltre, numerosi feriti. Le loro famiglie soffrono ancora per questa vicenda e anche l’intera collettività sambenedettese. Dopo il successo della Palazzina Azzurra, la mostra intitolata "Lassù qualcuno ci ama" si sposta a Torino, all’interno della splendida location del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Sono riproposte le esposizioni dedicate ad Aldo e Dino Ballarin, angeli di Superga, e Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni.

7 giugno 2017

Fonte: Rivieraoggi.it

Notizie di Cronaca

La città ricorda Carla e Maria Teresa

San Benedetto - 36 anni fa il rogo del Ballarin

Non sarà mai un giorno come un altro per la tifoseria rossoblu. Sarà sempre il giorno del dolore. Il giorno della tragedia. Eppure quel 7 giugno 1981 doveva passare alla storia per il ritorno della Samb in Serie B. Gli spalti del Ballarin dovevano infiammarsi ma solo d'amore rossoblu. Ed invece alte vampe colorarono di arancione quei gloriosi spalti. Nel fuggi fuggi generale, tra lo spavento e il panico, morirono due giovani donne. Maria Teresa Napoleoni di 23 anni e Carla Bisirri di 21 morirono cinque e sei giorni dopo al "Centro Grandi Ustioni" del Sant’Eugenio a Roma. Altre 64 persone rimasero ustionate, portando per sempre, sul loro corpo, i segni di quel drammatico rogo. L'incendio, in curva sud, partì mentre stava per avere inizio l’incontro di calcio Sambenedettese-Matera in programma nell’ultima giornata del Campionato di Serie C1. In centinaia saltarono la recinzione, alcuni caddero, altri corsero via a gambe levate. Altri vengono ancora oggi ricordati come eroi perché, in quel giorno, salvarono decine di vite. Momenti drammatici perché 3.500 persone rimasero per diversi minuti intrappolate all’interno della Curva perché non si trovavano le chiavi dei cancelli di emergenza. Molti di loro, nella calca formatasi per sfuggire dal fuoco, caddero tra le fiamme che non vennero spente subito perché non funzionava l'idrante più vicino. Quei momenti, quelle immagini, quel dramma sono parte della storia rossoblu. Una storia che, 36 anni fa, viveva la sua pagina più triste.

7 giugno 2017

Fonte: Veratv.it

7 Giugno 1981 – 7 Giugno 2017: nel ricordo di Carla e Maria Teresa

Sono passati ben 36 dal rogo dello stadio "Ballarin", che è costato la vita a Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni. Un giorno di festa che si è tramutato in tragedia, una ferita che il tempo in nessun modo riesce a rimarginare. Quest’anno l’Associazione Noi Samb ha voluto ricordare le due giovani tifosi con una mostra allestita presso la Palazzina Azzurra. Grazie alla collaborazione con Luigi Tommolini e con il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, abbiamo potuto onorare il ricordo di Carla, Maria Teresa e dei fratelli Aldo e Dino Ballarin, angeli di Superga a cui è stato dedicato lo storico stadio sambenedettese. Ricordare non è un esercizio privo di fatica: riportare alla mente quegli attimi di terrore è doloroso, a volte insopportabile, eppure non se ne può fare a meno. Come Associazione, il nostro obiettivo è di custodire il fuoco della tradizione attraverso questa e tante altre iniziative, seguendo il motto che da anni anima gli amici granata del Museo del Toro: "la tragedia non è morire, la tragedia è dimenticare".

7 giugno 2017

Fonte: Noisamb.it

2017 2016

Pensieri rossoblù

Il Ballarin e la sua tragedia, riflessioni amare

35 anni dal tragico rogo

Esattamente 35 anni fa, in un pomeriggio assolato come quello odierno si consumava la tragedia con il rogo dello stadio Ballarin e la morte di Carla Bisirri e Teresa Napoleoni, due ragazze poco più che ventenni. Il nostro primo pensiero va senza dubbio alle famiglie delle persone coinvolte, ma l’intento del nostro articolo è anche quello di comprendere amaramente come la nostra città per decine d’anni si sia dimenticata (o abbia volutamente dimenticato ?), quanto accaduto quel giorno. La proposta è già stata ventilata in passato ma mai nulla di concreto è stato fatto a tal proposito. Tra due settimane. Non esiste una via o una piazza dedicata alle vittime, e solo 30 anni dopo ci si è ricordati di apporre una targa in loro ricordo nelle vicinanze dello Stadio Riviera delle Palme. A ciò va aggiunto anche lo stato pietoso in cui si trova l’impianto che, anziché essere luogo della memoria dei trionfi e dei drammi rossoblu è abbandonato ormai da anni al suo destino. Si sono susseguite amministrazioni comunali di ogni colore ma la sostanza non è mai cambiata. Noi di Forzasamb.it consapevoli che battere la burocrazia italiana è impresa molto ardua ci faremo comunque promotori con la nuova compagine comunale cittadina di questa proposta, cercando di seguirne lo sviluppo nelle sedi competenti, e vi aggiorneremo prontamente se e quando ci saranno novità concrete.

7 giugno 2016

Fonte: Forzasamb.it

La storia non si dimentica: 35 anni dal tragico rogo del Ballarin

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Sette giugno 1981. Allo stadio Fratelli Ballarin si sta per disputare l’ultima giornata del campionato serie C1 tra Sambenedettese e Matera. Per la festa di promozione è tutto pronto: ai rossoblù guidati da mister Sonetti, infatti, basta un pareggio per tornare in B. Sugli spalti circa 12 mila euforici spettatori ignari di ciò che sarebbe accaduto. Poco prima del fischio d’inizio quasi sette quintali di striscioline di carta di giornale prendono fuoco proprio in Curva Sud. Le chiavi dei cancelli d’emergenza non vengono subito trovate. Il panico si prende gioco delle 3500 persone che, per diversi minuti, restano intrappolate. Molte tra queste cadono sul rogo e vengono assalite dalle fiamme. Quelle maledette fiamme spente dopo 16 minuti a causa del mancato funzionamento dell’idrante. La scena è a dir poco agghiacciante: mentre arbitro e giocatori si avvicinano alla curva incendiata, due donne diventano vere e proprie torce umane, alcuni tentano di buttarsi oltre il filo spinato pur di salvarsi e un bambino di dieci anni viene salvato in extremis da un adulto. Una volta spento l’incendio numerosi feriti vengono trasportati e ricoverati presso l’Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto. Tredici, i più gravi, vengono invece trasferiti in elicottero nei "Centri Grandi Ustioni" di tutta Italia. Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri perdono la vita nei giorni successivi. Entrambe si spengono al Sant’Eugenio di Roma in seguito a ustioni del primo, secondo e terzo grado sul 70% della superficie corporea. Maria Teresa, 23 anni, lavorava come segretaria in una ditta di calzature mentre Carla, 21 anni, aveva appena iniziato l’attività di parrucchiera. Il Rogo del Ballarin, per le sue conseguenze (2 morti, 64 ustionati di cui 11 in gravi condizioni e un totale di quasi 100 feriti) si deve considerare a tutt’oggi la più grave e la più grande tragedia accaduta all’interno di uno stadio italiano. Sono passati 35 anni e l’incubo è ancora vivo. Il ricordo è ovunque: negli occhi di chi ha visto, nelle parole di chi racconta, nel dolore di chi ha avuto paura ma soprattutto in quelle cicatrici mai più rimarginate.

7 giugno 2016

Fonte: Noisamb.it

The Corner

La prima strage allo stadio: il rogo del Ballarin

di Marco Pasquariello

Gli anni ’80 saranno tragicamente ricordati, nella storia del calcio, come il decennio delle tragedie. Gli stadi antiquati si scontrano con la passione e la foga, spesso insensata, dei tifosi, e le strutture cedono sotto la pressione delle folle. Altre volte la follia collettiva prende possesso delle menti, e la calca e la paura mietono decine di vittime. Alla fine del decennio oltre 260 persone avranno perso la vita allo stadio in incidenti di massa, senza contare le numerose vittime di scontri isolati. Di queste stragi, quattro sono le principali. Nel 1982, lo Stadio Lenin (ora Luznikj) di Mosca portò via 66 vite con il crollo di una scalinata. Nel 1985, a distanza di soli 18 giorni, si ebbero il rogo di Bradford e la strage dell’Heysel, dove rimasero schiacciati dalla calca 39 persone e il conto dei feriti superò i 600. L’ultimo, in ordine di tempo, fu il disastro di Hillsborough, che costò la vita a 96 persone e che portò il primo ministro inglese Margaret Thatcher a dare un robusto giro di vite alle libertà degli hooligans. In quattro minuti, i distinti dello stadio Valley Parade di Bradford crollarono tra le fiamme, uccidendo 56 persone e ferendone altre 265. Come in tante altre occasioni, gli stupidi si dimostrano sempre presenti, come quelli che gioiscono davanti alle telecamere, con il rogo alle spalle. In realtà però il primo degli incidenti allo stadio si ebbe in Italia, più precisamente nelle Marche. Era il 7 giugno 1981, e lo stadio Fratelli Ballarin di San Benedetto del Tronto divenne cornice della prima tragedia degli anni ’80. Aldo e Dino Ballarin erano due fratelli, entrambi calciatori. Chioggiotti, il maggiore Aldo venne acquistato dal Grande Torino per un milione e mezzo di lire, la stessa cifra che aveva portato in granata Valentino Mazzola e Aldo Loik, complessivamente. Diventato punto fermo del Torino, Aldo fece in modo che venisse comprato anche il fratello Dino, che in realtà non giocò nemmeno una partita. Fu lo stesso Aldo a convincere l’allenatore Erbstein a convocare Dino nella trasferta di Lisbona. Entrambi, come il resto della squadra, rimasero uccisi nello schianto di Superga, sul volo di ritorno dalla trasferta portoghese. A loro venne intitolato lo stadio di San Benedetto del Tronto, stadio casalingo della Sambenedettese. La Samb militerà fino agli anni Novanta tra Serie B e terza divisione, sfiorando più volte la Serie A. La stagione 1979-80 si chiude con la retrocessione in Serie C. Ma l’anno successivo la squadra marchigiana è già pronta a tornare in Serie B. Si è appena concluso il cambio di proprietà tra l’ingegner Arduino Caioni e l’imprenditore ortofrutticolo Ferruccio Zoboletti. L’allenatore è Nedo Sonetti, che vincerà solo un paio di anni dopo la serie cadetta portando in A l’Atalanta. In porta giocava un giovane Walter Zenga, in prestito dall’Inter, mentre al centro della difesa era schierato Luigi Cagni. La stagione si chiuse effettivamente con la promozione, alle spalle della Cavese, con solamente quattro sconfitte al passivo. L’ultima giornata di campionato la vedeva in testa con 43 punti, ma le inseguitrici Cavese e Campobasso erano ad un solo punto di distanza. Un pari però sarebbe bastato per sancire la promozione in Serie B. L’avversario di quel caldissimo giorno di giugno era il Matera, che aveva ancora una flebile speranza di salvezza, con una serie di risultati che dovevano incastrarsi, ma solo a patto che la squadra vincesse nelle Marche. In ogni caso, la squadra di Sonetti aveva i favori del pronostico. L’entusiasmo al Ballarin era alle stelle. Il già annunciato pienone si era rivelato riduttivo dell’effettiva folla che quel pomeriggio si presentò allo stadio. Oltre 12mila persone infatti affollarono gli spalti in ogni ordine di posto, e il giro di biglietti falsi aumentò ulteriormente la folla presente. Vennero progettate coreografie complesse per l’ingresso in campo dei giocatori. Fin dalla mattina infatti sugli spalti vennero preparati quintali e quintali di carta di giornale ridotta a coriandoli e striscioline, ammucchiata qua e la pronta ad essere lanciata in aria al fischio finale. Palloncini e tamburi vengono disposti lungo le tribune, per salutare l’ingresso in campo delle squadre. La Sambenedettese entrò in campo qualche minuto prima del fischio d’inizio, per salutare i tifosi, che risposero presente. I giocatori lanciarono verso la curva mazzi di fiori, che si rivelarono tristemente premonitori. Con le squadre schierate sul terreno, e proprio mentre l’arbitro stava lanciando la monetina davanti ai capitani, si scatenò il finimondo.

Dalla Curva Sud, dove in quel momento stavano assiepate 3500 persone, si alzò un fumo nero e denso, e poco dopo le fiamme si svilupparono. Tuttora non si sa che cosa abbia fatto iniziare l’incendio, se un bengala o una semplice sigaretta, ma fatto sta che i cumuli di carta, quantificata poi in settecento chili, presero fuoco. La curva bruciò in un attimo. Le persone si accalcarono alle uscite, mentre i giocatori e l’arbitro corsero verso gli spalti. Alcuni riuscirono a scavalcare la recinzione, bordata di filo spinato, e si rifugiarono in campo. Altri ancora invece cercarono di sfondare i cancelli di sicurezza. La chiave dei lucchetti doveva essere tenuta a portata di mano proprio per incidenti del genere, ma non venne trovata. Inoltre il personale dello stadio si mosse celere verso il bocchettone dell’acqua posto accanto alla curva, ma dal rubinetto non uscì nulla. L’idrante era rotto, e nessuno ne aveva controllato da un po’ il funzionamento. I soccorritori furono così costretti ad usare quello di metà campo, ben lontano dalla curva. Nella calca, molti caddero lungo gli spalti finendo direttamente tra le fiamme. Le fiamme vennero spente dopo circa un quarto d’ora, ed il direttore di gara fu "invitato" per questioni di ordine pubblico a far cominciare la gara. La partita ebbe così inizio, mentre da un quarto dello stadio si alzavano le urla e le grida dei feriti, che venivano medicati sul posto o trasportati in ambulanza, taxi o auto private fino all’ospedale. Alla fine si contarono 100 feriti e 64 ustionati, di cui tredici gravi. La gara non aveva più molto senso, anche perché entrambe le squadre erano sotto shock. Dopo un primo tempo senza alcun tiro in porta, arrivò ai giocatori un messaggio secondo cui il rogo non aveva causato né vittime né feriti gravi. La bugia svegliò un po’ i giocatori, ma la partita non si scosse mai dallo 0 a 0. Il pari portò la Sambenedettese in Serie B, ma nessuno festeggiò. Il giorno successivo, i feriti più gravi ritornano sul luogo della tragedia. Infatti, il terreno dello stadio Ballarin si trasforma in eliporto di emergenza, in cui atterrano due eliambulanze per trasportare i feriti nei reparti Grandi ustionati di tutta Italia. A bordo della prima eliambulanza salgono i fratelli Enrico e Gianfilippo Albertini (15 e 11 anni, destinazione Padova), Lidia Bruni (66, prima Verona e poi Cesena), Ferdinando Lelli (24 anni), Eliseo Pellicciotti (10), Sabrina Bucci (7), Ombretta Nardini (25), Fernando Agostini (30) e Alberto Massetti (15). La seconda eliambulanza porta i più gravi, Fabrizio Basili (20), Nicola Fiscaletti (13) Stefano di Pilla (13),  Alberto Ferri (18). Carla Bisirri (21) e Maria Teresa Napoleoni (23), entrambe di San Benedetto, elitrasportate a Roma con ustioni di terzo grado su più del 70% del corpo, saranno le uniche due vittime del rogo del Ballarin. Ai funerali, celebrati pubblicamente e con il lutto cittadino, le bare verranno coperte da bandiere rossoblu, mentre alcuni testimoni racconteranno di averle viste camminare avvolte dalle fiamme lungo gli spalti il giorno dell’incendio. Mentre la Sambenedettese viveva la sua storia, la giustizia vece il suo lento e macchinoso corso. Dopo otto anni dalla morte delle due ragazze, vi furono le condanne, tra gli altri, del neopresidente della Samb Ferruccio Zoboletti, del suo segretario Giancarlo Tacconi e di un commissario di polizia. Il Comune, proprietario dello stadio, fu condannato a risarcire i danni alle famiglie delle vittime. Il sindaco allora respinse al mittente le accuse, giustificandosi in quanto il Comune era proprietario dello stadio, ma la gestione era affidata alla società calcistica, con l’unica eccezione della manutenzione del manto erboso, e quindi alla Samb spettava anche il reparto sicurezza. Dei sedici imputati, alla fine, quattordici vennero giudicati colpevoli di incendio ed omicidio colposo. I vertici della Lega Calcio, nel commentare la sentenza dei giudici, parlarono di "forzatura". Il vicepresidente juventino Chiusano chiarì che la condanna al presidente della Samb non poteva scaturire da un’eventuale responsabilità oggettiva che, pur riconosciuta dalla giustizia sportiva, era anticostituzionale in ambito penale. Alla fine rimasero parole su parole, mentre la Sambenedettese proseguiva il suo percorso. In curva rimasero sempre due posti vuoti. Due posti speciali nella curva dello stadio Ballarin che ora sta per essere demolito, senza un chiaro progetto per la costruzione di un monumento, o anche una semplice targa, che ricordi chi per primo, in quegli anni ’80, ha sofferto ed è morto solo per una partita di calcio.

20 febbraio 2016

Fonte: Thebottomup.it

Chiede scusa il tifoso che ha evocato il rogo del Ballarin

Lettera ai familiari delle vittime dopo il caso legato alla partita Monticelli-Samb

Ascoli, 10 febbraio 2016 - La frase captata dalla telecamera di Samb Channel durante la gara tra il Monticelli e i rossoblu ("Bruciamoli come al Ballarin") e finita nell’occhio del ciclone a seguito del tam tam su internet, dopo aver fatto il giro di migliaia di utenti dei social e scatenato dibattiti da Arquata del Tronto a Grottammare, evidentemente è tornata al suo autore che, a mente fredda, ha deciso di fare un passo indietro. Lontano dalla tensione dello stadio e a un paio di giorni di distanza dalla gara, al di là di tutto molto sentita da entrambe le parti, il ragazzo che ha tirato in ballo la tragedia del Ballarin del 1981 ha deciso di scrivere alle testate giornalistiche. Un messaggio breve ma significativo, rivolto alle famiglie delle due ragazze che in quel tragico 7 giugno persero la vita. "Alle famiglie di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri - sono le prime parole del giovane, che ha chiesto di rimanere anonimo. In seguito all’increscioso accaduto di cui mio malgrado mi sono reso protagonista, mi sento in dovere di porgere le mie più sentite scuse per quanto, in un pomeriggio qualsiasi, ho beceramente detto. Quelle sono parole che non andrebbero mai pronunciate, e che soprattutto non rispecchiano i valori che muovono il mio quotidiano". "Spero che queste mie parole - prosegue il ragazzo proprio in riferimento alla lettera in questione - non vengano ulteriormente strumentalizzate e che si torni a parlare soltanto di sport. Doverosamente, il tifoso".

10 febbraio 2016

Fonte: Ilrestodelcarlino.it 

La follia di un tifoso: "Bruciamoli tutti"

di Matteo Vana

Ancora un episodio vergognoso nel mondo del calcio. Stavolta il teatro è lo stadio "Del Duca" di Ascoli Piceno; durante la partita di calcio di serie D girone F Monticelli-Sambenedettese finita 1-1 uno spettatore ancora ignoto ha esclamato "bruciamoli come al Ballarin". La tragedia dello stadio Ballarin è una delle peggiori che si ricordino in Italia: nel rogo di San Benedetto del Tronto, il 7 giugno del 1981, morirono due donne per le ustioni mentre un centinaio di tifosi rimasero feriti. Il sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, ha subito preso le distanze e condannato senza riserve il gesto. "Negli stadi purtroppo si sentono troppo spesso bestialità, come nel caso di ieri, che deturpano il calcio e lasciano una grande amarezza in tutti coloro che giornalmente lavorano affinché questo splendido gioco possa continuare a entusiasmare la gente" - ha dichiarato il primo cittadino del paese marchigiano. Condanna anche da parte dall‘Asd Monticelli che si scusa in maniera forte e decisa delle frasi vergognose pronunciate da un singolo spettatore. "La società si è dimostrata sempre contro ogni forma di violenza e impegnata in prima fila per la crescita sportiva e umana dei suoi ragazzi. Quando si parla di tragedie come quella dell’incendio al Ballarin o come la morte di Reno Filippini bisognerebbe dimostrare un rispetto che va oltre ogni forma di campanilismo o divisione. Non accettiamo però che la frase pronunciata da una singola persona permetta di lanciare fango su tutta la tifoseria del Monticelli, generalizzando un comportamento che non le appartiene e per cui molti hanno provato vergogna".

8 febbraio 2016

Fonte: Sportface.it

Schiumapensiero

"Giù le mani dal nostro Colosseo. Ballarin è la storia di San Benedetto"

di Gianni Schiuma

Gianni Schiuma era tra coloro rimasti ustionati nel rogo che provocò la morte di due giovani tifose rossoblu, nel giugno 1981 durante Samb-Matera. Con un racconto fantastico il nostro blogger ricostruisce il significato dell’ex Fossa dei Leoni per i sambenedettesi di ieri, e di oggi.

Ps. parlare del Ballarin oggi è difficile visto che è l’argomento del momento, ho preferito inventare un piccolo racconto per dire come la penso. Ho un rapporto viscerale e profondo con quel luogo dove sono morto e rinato miracolosamente (sono stato una delle vittime, fortunatamente non gravi, del 7 giugno del 1981, quando un incendio scoppiato in Curva Sud condusse alla morte di due ragazze, Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni) ma al di là di questo aspetto personale penso che il Ballarin vada sicuramente rimesso in piedi magari cambiandolo pure ma mai abbattuto. E’ la storia di una città che gli deve molto e ogni volta che ci passo il mio cuore batte. E lo trasmetto ai miei figli e vorrei che i figli dei miei figli un giorno andassero lì a vedere la storia. La forza e la grandezza di una città passa inesorabilmente attraverso la sua storia. Il futuro si costruisce anche da qui. Con profondo rispetto per tutti. Gianni Schiuma

Ascoltando Bob Marley

Erano stati tre giorni di pioggia e freddo intenso a San Beach, il cielo era grigio oramai da troppo tempo. Il livello meteoropatico della popolazione stava per essere messo a dura prova. Dopo la quarta notte una mattina gli abitanti di San Beach si svegliarono come sempre ma questa volta si ritrovarono sconvolti da un evento di incalcolabile gravità: quasi come in un incantesimo della magia nera improvvisamente erano spariti e senza lasciare traccia il Torrione, la Palazzina Azzurra, tutte le barche del porto, la casa di Bice Piacentini, le sculture del molo, persino il mare che si era ritirato in una imbarazzante bassa marea per almeno un miglio. Ma oltre a questo ogni abitante compresi quelli fuori città, in vacanza per studio o per lavoro lamentavano dei disturbi e delle mancanze. Così senza lasciare tracce, svaniti nel nulla i simboli più importanti di una cittadina sul mare, faro compreso, erano spariti. C’era solo un enorme falò al centro del campo Ballarin contornato dal suo stato avvilente ed inadeguato, il fuoco era enorme. Scalpore, incredulità: in un attimo tutto il mondo buttò gli occhi su questo evento di proporzioni e grandezza inedita. Si paventò un attacco alieno ma nessuna traccia lo lasciava presagire, un attacco saraceno come nella notte dei tempi: nessuna risposta, solo un grande ed enorme mistero. La tv e le testate giornalistiche di tutto il mondo erano puntate su San Beach. Ma la cosa ancora più sorprendente era che ogni abitante aveva perso qualcosa di sé. Chi un dito, chi un occhio, un’unghia, l’udito di un orecchio, parte della memoria, i capelli, un lobo, un sopracciglio, la pelle di una mano. Ognuno di loro aveva perso qualcosa. Il municipio fu letteralmente assaltato e anche i suoi componenti avevano perso qualcosa, il caos cercava inesorabilmente di prendere il sopravvento. Nessuna risposta arrivava: passavano i giorni, il malessere e la pressione aumentavano. Solo una cosa rimaneva lì: il fuoco del Ballarin che nonostante vari tentativi di spegnerlo riemergeva sempre in maniera inesorabile come un pozzo di petrolio dal giacimento infinito. La cosa così straordinaria aveva chiamato a consulto i più grandi scienziati e luminari del mondo ma tutti annaspavano nel buio più profondo. Dopo l’ennesimo consiglio comunale ed un mese passato nel vuoto assoluto si decise almeno di ripulire e ridare un assetto a l’unico emblema storico rimasto della città: il Ballarin. Ristrutturazione e ripristino, così c’era scritto. Magicamente dopo qualche ora il fuoco che si ergeva immenso al centro del campo cominciò ad affievolirsi ed una pioggerellina costante iniziò a scendere dal cielo che era rimasto grigio per tutto il tempo. Quella sera per la prima volta tutti, e dico tutti, ebbero una sensazione di serenità. I disturbi psico-fisici si stavano attenuando: arrivò la notte. Il mattino successivo, con lo stesso effetto di grande sorpresa, sostituendo l’angoscia con la gioia, ogni cosa era tornata al suo posto. Ogni monumento, casa, barche, mare, era lì come se non fossero mai andati via, e tutti i suoi abitanti tornarono ad avere le loro funzionalità naturali. L’incubo era finito. Si aprì una nuova era, tutto il mondo rimase stupito e nessuno riuscì mai a dare una spiegazione logica. Il cuore aveva vinto, il Ballarin tornò, seppur un po’ modificato, ad essere il Colosseo di San Beach, o Sambeach. I loro abitanti impararono la legge della condivisione e nuove menti fresche e vincenti presero in mano il suo futuro. Oggi a distanza di tanti anni i suoi monumenti sono ancora lì, scintillanti più che mai, ed il Ballarin è un museo della storia un campo di calcio per i giovani ed un bellissimo spazio all’aperto che ospita manifestazioni continue. l’incubo era finito. Giù le mani dal nostro Colosseo.

27 gennaio 2016

Fonte: Rivieraoggi.it

NDR: Nella foto Gianni Schiuma ustionato dopo il rogo del Ballarin del 7 giugno 1981

2016 2015

Rogo del Ballarin: Samb e Comune non dovranno risarcire il Ministero

SAN BENEDETTO - Nuova puntata giudiziaria sul rogo dello stadio Ballarin. Il Comune e la Sambenedettese Calcio non dovranno rimborsare il ministero dell'Interno della somma di 4 milioni e 250 mila euro. Lo ha stabilito la Corte di appello di Ancona, che ha rigettato il ricorso alla sentenza di primo grado intentato dal ministero dell'Interno. Il processo di secondo grado si tenne ad Ancona all'inizio dell'estate 2014, ma solo ai primi di questa settimana è stata pubblicata la sentenza. Comparvero di fronte ai giudici il Comune difeso dall'avvocato Marina Di Concetto, l'allora presidente della Samb Ferruccio Zoboletti assistito dal legale Nicoletta Broggi, oltre a dieci supporter della squadra Rossoblù in qualche modo coinvolti nell'incendio. Nel caso di condanna, il Comune avrebbe dovuto sborsare un milione e 800 mila euro circa, considerando la rivalutazione. I togati hanno dunque riconosciuto le ragioni degli avvocati, confermando la sentenza di primo grado. Il ministero è stato inoltre condannato a versare a ciascuno dei soggetti implicati 13 mila e 560 euro, a titolo di rimborso per le spese sostenute. Tutto era cominciato il 7 giugno 1981 allo stadio Ballarin, prima dell'incontro di calcio tra la Sambenedettese e il Matera. Nella curva Sud si sviluppò un incendio per la combustione di fumogeni che appiccarono il fuoco a circa 60 sacchi di festoni e coriandoli, portati sulla gradinata dalla tifoseria Rossoblu per festeggiare la promozione della squadra in serie B. Un quarto d’ora di panico, poi le fiamme furono domate mentre i feriti venivano trasportati in ospedale con ogni mezzo. Due donne erano diventate torce umane, alcuni cercavano di sfuggire alle fiamme buttandosi oltre il filo spinato, verso il rettangolo di gioco. Tredici persone rimasero gravemente ustionate. Per loro fu necessario il trasferimento nei centri specializzati. Alcuni a Roma, altri a Cesena, Padova e Brindisi. Due ragazze persero la vita: Maria Teresa Napoleoni, 23 anni, deceduta il 13 giugno 1981, e Carla Bisirri, 21 anni, spirata il 17 giugno. Entrambe morirono nel Centro Grandi Ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma dove erano state ricoverate con ustioni di I, II e III grado. Il bilancio finale del rogo del Ballarin fu di due morti, 64 ustionati e un centinaio di feriti. Nel marzo del 1989 il Tribunale di Ascoli condannò a pene diverse 14 persone. Venne loro addebitato l'omicidio e il delitto colposo, dichiarando anche responsabili civili il Comune e la Sambenedettese. Nelle cause civili che ne seguirono fu chiamato in causa il ministero dell'Interno come amministrazione da cui dipendeva il funzionario di Polizia responsabile dell'ordine pubblico. Il ministero, a seguito di un accordo raggiunto con i danneggiati dall'incendio e le famiglie delle due vittime, sborsò nel 1999 circa 8 miliardi e mezzo di lire, poi invitò il Comune e gli altri soggetti ritenuti civilmente coinvolti a restituire le somme. Nel 2010 il tribunale di Ancona respinse l'istanza del ministero, ribadendo il pronunciamento in secondo grado. Non è da escludere che il dicastero romano ricorra in Cassazione.

15 Gennaio 2015

Fonte: Ilmessaggero.it

2015 2014

San Benedetto ha ricordato Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni

San Benedetto del Tronto - San Benedetto ha ricordato Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, le due giovani scomparse trentatre anni fa in seguito al rogo del Ballarin.

Una messa, celebrata da don Stefano Iacono all’interno della sala stampa del Riviera delle Palme, ha infatti ricordato la tragedia del 7 giugno 1981 quando nel pre partita di Samb-Matera, ultima gara di un campionato vinto dalla Sambenedettese, i festeggiamenti per il raggiungimento della promozione in serie B provocarono un rogo nel quale le due giovanissime ragazze persero la vita. La Sambenedettese Calcio e l’associazione Noi Samb hanno fortemente voluto dar vita a questa celebrazione alla quale hanno preso parte i familiari delle due vittime. Gino Bisirri e Ottaviana Compagnoni, genitori di Carla per la quale era presente anche il fratello Sabatino. E poi Sara Pagliarini mamma di Maria Teresa Napoleoni. Presenti anche numerosi ex rossoblù coinvolti nell’iniziativa da Bruno Ranieri uno dei giocatori più rappresentativi della formazione che quel giorno scese in campo al Ballarin. Presente, ovviamente, il presidentissimo Ferruccio Zoboletti che ha vissuto in prima persona quella tragica giornata. Alla messa hanno assistito anche il sindaco Giovanni Gaspari, il vice presidente della Provincia Pasqualino Piunti ed il presidente del consiglio comunale di San Benedetto Marco Calvaresi. A collaborare fattivamente nell’organizzazione della celebrazione è stato anche Luigi Tommolini, tifoso rossoblù che, da anni, è impegnato in prima linea nella preservazione della memoria di quanto accaduto quel tragico giorno. L’associazione Noi Samb e la Sambenedettese Calcio ringraziano lui e tutte le persone che hanno operato affinché questo 33esimo anniversario venisse ricordato, in primis a don Stefano Iacono per le grandi disponibilità e umanità dimostrate.

9 giugno 2014

Fonte: Ilquotidiano.it 

Rogo del Ballarin, messa di suffragio per le vittime

SAN BENEDETTO - Oggi alle 18,30, nel piazzale antistante la tribuna Ovest del Riviera delle Palme, sarà celebrata la Santa Messa in occasione dell'anniversario del rogo del Ballarin avvenuto il 7 giugno 1981. Nella tragedia persero la vita le due giovani sambenedettesi Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni. La funzione religiosa, alla quale parteciperanno i familiari delle due vittime e alcuni ex calciatori rossoblù, sarà celebrata da don Stefano Iacono. La Sambenedettese Calcio e l'associazione Noi Samb invitano tifoseria e cittadinanza a partecipare. E' ancora vivo, in città, il ricordo di quella tragedia avvenuta trentatré anni or sono. Le due giovani, persero la vita in una giornata che sarebbe dovuta essere di festa per tutto il territorio. Per la terza volta nella sua storia, infatti, la Sambenedettese andava in serie B e, proprio sulla scia dei festeggiamenti pre-partita presero vita le fiamme. Tanti feriti e, purtroppo, quelle due vittime. A giorni di distanza dal rogo infatti, giorni fatti di atroci sofferenze, persero la vita Maria Teresa Napoleoni di 23 anni, segretaria presso una ditta calzaturiera e Carla Bisirri di 21 anni che da poco aveva iniziato l'attività in proprio di parrucchiera. Il presidente della Samb Gianni Moneti e l'associazione Noi Samb hanno così deciso quest'anno di ricordare pubblicamente le due vittime. Alla funzione prenderanno parte anche rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell'ordine.

7 Giugno 2014

Fonte: Corriereadriatico.it

Anniversario del rogo del Ballarin, domenica la celebrazione

di Alessia Rossi

Nel piazzale antistante la tribuna Ovest del Riviera delle Palme, alle 18.30 sarà celebrata la Santa Messa da don Stefano Iacono in occasione dell’anniversario del rogo del Ballarin avvenuto il 7 giugno 1981 nel quale persero la vita le due giovani sambenedettesi Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni.

Sono passati oltre trent'anni ma il terribile ricordo di quel giorno vive ancora in molti. Il clima ideale per una festa sportiva smorzato dal rogo e dalle nefaste conseguenze di una delle più gravi tragedie avvenute in uno stadio italiano. Domenica 7 giugno 1981 vi erano oltre dodicimila spettatori, la Sambenedettese di Nedo Sonetti giocava con il Matera, già retrocesso e con un semplice pareggio poteva ritornare in serie B, per festeggiare quella stessa mattina furono portati quasi 7 quintali di "striscioline di carta di giornale" all'interno della gremitissima Curva Sud dello stadio sambenedettese. Prima del calcio d'inizio forse lo scoppio di un bengala o un banale fiammifero accese il rogo, l'enorme quantità di carta prese fuoco, l'incendio divampò in un batter d’occhio sotto 3500 persone che rimasero per diversi minuti intrappolate all'interno della Curva in quanto le chiavi dei cancelli di emergenza non furono subito trovate; molte di queste persone, nella calca formatasi per sfuggire dal fuoco caddero sul rogo e furono assalite dalle fiamme alte e minacciose che non poterono essere spente immediatamente a causa del mancato funzionamento dell'idrante più vicino. Dopo sedici minuti dopo che furono spenti gli ultimi "focolai" il direttore di gara Paolo Tubertini di Bologna, diede inizio alla gara giustificando la sua scelta successivamente, con delle motivazioni di ordine pubblico. Con lo 0-0 finale la Sambenedettese ottenne la promozione in B ma il pomeriggio di festa si trasformò in tragedia, e il dettaglio calcistico divenne irrilevante. Un quarto d'ora di caos e panico generale, qualcuno parlò di "soccorsi tempestivi", altri hanno una diversa versione ma le gravi conseguenze non hanno pareri: 2 morti, 64 ustionati di cui 11 in gravi condizioni e un totale di quasi 100 feriti. La città ricorda le sue vittime: Maria Teresa Napoleoni, 23 anni, deceduta all’alba del 13 giugno ’81, e Carla Bisirri, 21 anni, la cui agonia si protrasse per altri quattro giorni. Entrambe morirono nel "Centro Grandi Ustioni" dell'Ospedale Sant'Eugenio di Roma dove erano state ricoverate con ustioni del I, II e III grado sul 70% del corpo. La Napoleoni lavorava come segretaria in una ditta di calzature, la Bisirri aveva appena iniziato l’attività di parrucchiera. Una tragedia che portò, quasi otto anni dopo, alla condanna, tra gli altri, del presidente della Sambenedettese e di un commissario di polizia. Il Comune, proprietario dello stadio, fu condannato, dai giudici del Tribunale di Ascoli Piceno, a risarcire i danni alle famiglie delle vittime. Una commemorazione doverosa, legittima che entra nella storia del paese di diritto, un anniversario doloroso che dovrebbe fungere da monito perenne ad avere grande attenzione verso la sicurezza degli spettatori negli stadi.

6 giugno 2014

Fonte: Viveresanbenedetto.it

Una Santa Messa per ricordare le vittime del Rogo del Ballarin

San Benedetto del Tronto - Domenica 8 giugno, alle ore 18,30, nel piazzale antistante la tribuna Ovest del Riviera delle Palme.

Una   Santa Messa in occasione dell'anniversario del rogo del Ballarin avvenuto il 7 giugno 1981 nel quale persero la vita le due giovani sambenedettesi Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni. La funzione religiosa, alla quale parteciperanno i familiari delle due vittime e alcuni ex calciatori rossoblù, sarà celebrata da don Stefano Iacono. La Sambenedettese Calcio e l'associazione Noi Samb invitano tifoseria e cittadinanza a partecipare.

5 giugno 2014

Fonte: Ilquotidiano.it 

2014 2013

Stadio Ballarin e una domenica di festa finita in fiamme

di Sebastiano Di Paolo

Stadio Ballarin, e nessuna "cupola di festa", come ha detto il Poeta Gatto. La storia del calcio è stata scritta pure dalla tragedia. Diversamente, il pallone non sarebbe quel "romanzo popolare" definito dagli scrittori come una rappresentazione tipica della vita. E quella domenica del 7 giugno 1981, allo stadio "Fratelli Ballarin" di San Benedetto del Tronto, quella che era stata preparata come una domenica di festa, si trasformò in una domenica destinata a segnare uno dei più tristi paradossi della storia del calcio italiano, quando, nel rogo di una delle due curve, morirono due ragazze e rimasero ferite 60 persone. La coreografia che i tifosi della Sambenedettese (in quella squadra militava pure Walter Zenga) avevano preparato in occasione della partita col Matera, valevole per il campionato italiano di serie C1, si trasformò nella "bloody sundey" di fuoco che in poco tempo diffuse le sue fiamme in quasi tutto il settore occupato da centinaia di tifosi. Circa 7 quintali di carta furono disposti per fungere da coriandoli e festoni, per creare un effetto spettacolare tipico delle tifoserie sudamericane. Ma in quel giorno di giugno, la carta che avrebbe dovuto fungere da elemento colorito della curva sud, in un attimo prese fuoco, divampando al centro della curva occupata da oltre tremila persone, intrappolate in mezzo alle fiamme nei primi minuti del rogo perché le chiavi di apertura dei cancelli di emergenza non furono subito trovate e gli idranti non vennero immediatamente utilizzati. L’effetto dell’incidente fu che le striscioline di carta in fiamme iniziarono a divorare la curva, dove il panico costrinse molti dei suoi occupanti a gettarsi letteralmente verso il terreno gioco. Alcuni spettatori caddero sulle fiamme, procurandosi subito delle ustioni molto gravi. Tra questi, Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri non riuscirono a sfuggire al rogo, in mezzo alla folla che per sfuggire alle fiamme aveva creato una specie di vuoto proprio al centro della curva. Dopo più di un quarto d’ora, il tempo di assistere alla consumazione di uno "spettacolo" completamente opposto a quello organizzato per l’entrata in campo delle squadre, Paolo Tubertini, direttore di gara, dopo aver atteso che venissero ultimate le operazioni di soccorso, decise di dare comunque inizio alla partita, spiegando, poi, ad alcuni giornali, le ragioni della sua decisione. Quando, a distanza di anni, è uscita la prima sentenza, il presidente della Sambenedettese è stato condannato, insieme all’allora commissario di pubblica sicurezza, e altri dipendenti dello stadio Ballarin, per omicidio colposo. La vicenda è anche finita sui tavoli del Ministero dell’Interno, costretto, nel 1999, a sborsare oltre 8 miliardi di vecchie lire per i risarcimenti, rivalendosi, poi, sui responsabili condannati dai tribunali. Ma la rivalsa ministeriale, nel 2004, è stata respinta dal Tribunale di Ancona. Altri elementi particolari colpiscono per quella storia. Sambenedettese - Matera decretò il ritorno in B della squadra di San Benedetto del Tronto, e quella domenica, coreografia compresa, avrebbe dovuto rappresentare un giorno di festa, per i tifosi e per la città. Tre giorni dopo il 7 giugno, sempre a san Benedetto del Tronto, le Brigate Rosse rapirono Roberto Peci, fratello del pentito Patrizio, primo pentito nella storia delle BR. Roberto Peci fu assassinato quasi due mesi dopo. Qualcuno ipotizzò che la vendetta trasversale fu il monito a un sistema che andava messo a tacere circa eventuali rivelazioni sul caso Moro. Le modalità del "processo" a Peci furono le stesse di quelle del "processo" a Moro. 55 giorni di prigionia e 11 colpi di mitra, per entrambi, sia pur in anni diversi, ma ravvicinati. Per San Benedetto del Tronto, quelli furono periodi di rabbia e di terrore, di dubbi e di inquietudini. Erano i primi anni ’80, un momento molto delicato per la storia recente. In quegli anni anche il senso della percezione visse l’esperienza dei grandi interrogativi e delle grandi paure. La storia non procede mai sola.

18 Luglio 2013

Fonte: Spazionapoli.it

VIDEO: Una Santa Messa per Carla e Maria Teresa

di Nicolas Abbrescia

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Entrando nella sede della Sambenedettese Calcio, presso lo Stadio "Riviera delle Palme", una scritta catalizza l’attenzione del tifoso/visitatore: "Quel giorno il fuoco ha bruciato i vostri petali, ma voi restate sempre per noi il fiore più bello". In quel 7 giugno del 1981 l’estate arrivò puntuale a San Benedetto. Un’intera città si raccolse nel suo stadio, il Ballarin, per festeggiare la terza promozione in serie B della sua storia. Fu la Samb di Sonetti, con Zenga in porta e il match contro il Matera, epilogo del campionato 1980/81, fu semplicemente una formalità per entrambe le squadre, rappresentanti in via definitiva, la testa e la coda della classifica. Doveva essere una festa, ma il fuoco in modo assassino, spense irreversibilmente le vite e l’entusiasmo di due ventenni del luogo: Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, in quella che è al giorno d’oggi la più grande sciagura avvenuta in uno stadio italiano. Dopo 32 anni il Ballarin è adottato dal rugby e in quello che dal 1985 è il "tempio del tifo" rossoblu, lo stadio "Riviera delle Palme", si è svolta una messa in suffragio delle due ragazze. La celebrazione si è svolta nel pomeriggio del 15 giugno, presso la Sala Stampa "Sabatino D’Angelo", che per anni ha commentato dai microfoni RAI, i tempi d’oro delle società calcistiche picene. A celebrare la messa è stato il Parroco della parrocchia di San Pio X, Don Vincenzo Catani, che ha trasmesso tutta la sua immensa cultura nel ricordo delle ragazze, in una celebrazione semplice, partecipata e dedicata a tutti coloro che stanno soffrendo. Alla celebrazione hanno partecipato i familiari di Carla e Maria Teresa, oltre ai vertici della Sambenedettese Calcio, rappresentati dal presidente Pignotti e dall’allenatore Palladini, nella speranza che qualsiasi disciplina sportiva, possa portare pace e rispetto, ai sensi del fondatore dello sport moderno: il barone Pierre De Coubertin.

16 giugno 2013

Fonte: Ancoraonline.it


Il rogo del Ballarin, 32 anni dopo, e un rimpianto inestinguibile

di Angelo Andrea Pisani

7 Giugno 2013. Arriva un anniversario triste, per la Samb e per tutto il calcio italiano. A più di trent’anni dalla tragedia, il ricordo di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Sono passati molti anni, ma rimaniamo di fronte ad una tragedia senza spiegazione. Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni restano ostaggi di un destino muto e crudele. La gravità dell’episodio - con due morti e 64 feriti - è stata unica, la tragedia peggiore mai accaduta all’interno di uno stadio italiano. Quasi un mese fa raccontavamo della partita tra Samb e Tuttocuoio, una vera e propria festa per la promozione in C, acquisita contro la Recanatese. Al 74′ si è appiccato un piccolo incendio sotto la Curva Nord: fuori dal rettangolo di gioco, alcune cartacce che hanno preso fuoco. L’intervento dei pompieri - veloce e "pulito" - ha risolto tutto in un attimo, ed è stato pretesto per intonare qualche coro a favore dei vigili. Un evento da nulla, che però ha fatto pensare a quello - ben più grave - che successe in quel pomeriggio di tanti anni fa, che si voleva "di festa" ed è finito come sappiamo. Le testimonianze raccontano di uno stadio pieno, forse troppo, fumogeni, forse troppi, e sette quintali di carta da lanciare per festeggiare la promozione in B. Sono morte due persone, altre si sono salvate per un pelo, ma il calcio a San Benedetto - e non solo - è rimasto segnato per sempre. Un piccolo fuoco in un giorno di festa, oggi, non fa più paura. Ci sono pompieri, uscite di sicurezza, responsabilità, e uno stadio più sicuro. E se abbiamo tutto questo lo dobbiamo anche - soprattutto - ai martiri del Ballarin. Una lezione che avremmo imparato volentieri in un altro modo, e che ora non dobbiamo dimenticare mai più.

7 giugno 2013

Fonte: Rivieraoggi.it

In ricordo di Carla e Maria Teresa

Sabato 15 giugno Santa Messa presso lo stadio "Riviera delle Palme".

Sono trascorsi 32 anni da quella immensa tragedia che ci ha privato delle due giovanissime tifose Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni ustionate mortalmente durante il rogo divampato nella curva sud dello stadio "Ballarin". Anche quest'anno la società vuole ricordare questi due angeli celebrando una messa sabato 15 giugno, alle ore 17.15, presso la Tribuna Centrale "M. Bergamasco" dello stadio Riviera delle Palme. Tutti i tifosi sono invitati a partecipare. Ufficio Stampa U.S. Sambenedettese

7 Giugno 2013

Fonte: Sambenedettesecalcio.it


Toccante ricordo della mamma di Maria Teresa Napoleoni

La tragedia del Ballarin a distanza di oltre 30 anni

San Benedetto. Campionato di C1 1980-81. Il successo più splendente e la tragedia più nera: l’ultima promozione in serie B e il rogo del Ballarin in cui persero la vita le ventenni Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri e rimasero ferite quasi cento persone. La gioia e la tragedia riproposte durante "lo e il Capitano" trasmissione di "Vera Tv" condotta da Remo Croci con la partecipazione della bandiera rossoblu Paolo Beni che ripercorre l’epopea della Sambenedettese calcio. Nomi, volti e storie di quella Samb sono riemersi nel corso della puntata: Nedo Sonetti, l'inflessibilità del vice Aldo Sensibile, il lavoro dietro le quinte del dirigente-accompagnatore Luciano Calabresi e il grande amore per i colori sociali dei presidenti Arduino Caioni e Ferruccio Zoboletti. Senza contare i ricordi di gioco e di vita di tanti calciatori di quell’annata che ancora portano nel cuore San Benedetto e la sua gente: Gigi Cagni, Marco Rossinelli, Michele Colasanto, Danilo Tedoldi, Bruno Ranieri, Walter Santo Perrotta e Walter Zenga. Da loro Croci ha raccolto tanti aneddoti di quella cavalcata verso la B, conclusa con 44 punti in classifica, tutti accomunati dal ricordo indelebile dell’ultima partita di campionato: quella maledetta gara Samb-Matera del 7 giugno '81 quando, a pochi minuti dal fischio d'inizio, si consumò il rogo che coinvolse la Curva Sud, gremitissima di tifosi vogliosi di festeggiare il ritorno nella Cadetteria. Davvero toccanti le parole di Sara Napoleoni, mamma della povera Maria Teresa, che ai microfoni di "lo e il Capitano" ha ricordato l'ultimo bacio datole dalla figlia poco prima di uscire di casa in direzione stadio. "Dopo oltre 30 anni - dice con le lacrime agli occhi - "questa ferita è ancora aperta. Ma Croci è riuscito anche a rintracciare Paolo Tubertini: arbitro bolognese che diresse quel match, terminato 0-0. "Fosse dipeso da me, rivela al telefono, non l`avrei fatto giocare, poi alcuni funzionari che gestivano l’ordine pubblico mi chiesero di dare ugualmente il via alla gara che di fatto fu tutto tranne che una normale partita a pallone. E’ passato tanto tempo, ma se ripenso a quell’episodio ho ancora i brividi addosso". Brividi probabilmente avuti anche ai telespettatori nell’ascoltare le testimonianze di due persone presenti in curva al momento del rogo: Luigi Tommolini (appena dodicenne all’epoca dei fatti) e Luciano Bovara, finanziere libero dal servizio in quella torrida domenica (Salvò il dodicenne Stefano di Pilla completamente avvolto dal rogo assassino NDR). Quest’ultimo si prodigò nell’assistere i numerosi feriti: "All’ospedale - racconta - c'erano anche medici in costume da bagno, accorsi dopo aver saputo quanto era successo. La solidarietà con cui la città rispose a quella tragedia fu grande". Una tragedia che, come rimarcato al termine da Remo Croci - le istituzioni sambenedettesi ancora non ricordano degnamente. ib.

3 febbraio 2013

Fonte: Corriere Adriatico

2013 2012

7 giugno 1981: tragedia rossoblu, tragedia cittadina...

di Luigi Tommolini

Era il 7 giugno di trentuno anni fa quando nella Curva Sud dello Stadio "Fratelli Ballarin" si sviluppò un tremendo incendio.

Erano quasi le 17 e Sambenedettese e Matera erano da poco entrate in campo per disputare l'ultima gara del campionato di Serie C/1 girone B 1980/81. La Samb allenata da Nedo Sonetti doveva vincere per poter salire, dopo un solo anno di purgatorio, in serie B (alla fine bastò il pareggio, visto il concomitante risultato di parità del Campobasso, concorrente alla promozione, in trasferta a Rende). In città, da una settimana, erano iniziati i preparativi per la grande festa-promozione rossoblu. Grande euforia avvolgeva San Benedetto del Tronto. Quella domenica, infatti, non mancava nessuno: intere famiglie, bambini, donne, anziani, persone che non erano mai state allo stadio. Tra queste c'erano Maria Teresa Napoleoni, 23 anni, segretaria presso la ditta calzaturiera "Silvano Shoes", il cui proprietario diversi anni prima era stato presidente della Samb e Carla Bisirri, 21 anni, parrucchiera a Porto d'Ascoli nella zona dell'Agraria dove abitava proprio sopra il suo locale. Piene di entusiasmo e di gioia andarono allo Stadio per festeggiare: Maria Teresa, maglietta smanicata bianca, bermuda scuri, zoccoli svedesi, con la sua Vespa rossa regalata dal suo papà nel giorno del suo ultimo compleanno; Carla, maglia e jeans scuri, insieme a un suo zio e al suo fidanzato con il quale si sarebbe dovuta sposare tre mesi dopo. Varcarono l'entrata EST della Curva Sud dove presero posto insieme ad altre 3500 persone !!! Assistettero alla coreografia del pre-partita urlando anche loro a squarciagola "FORZA SAMB"; agitarono con entusiasmo le striscioline di carta (7 quintali) preparate per la festa, e poi, cinque minuti prima delle 17, nel pieno della bolgia del "Ballarin" le due formazioni entrarono in campo. L'accensione dei fumogeni o un semplice mozzicone di sigaretta diede fuoco ai quintali di carta: la tragedia avvenne in un attimo e colpì le persone più indifese, donne e bambini che prese dal panico si trovarono coinvolte nel rogo. A peggiorare la situazione contribuirono il mancato funzionamento degli idranti (il fuoco si spense da solo) e la tardiva apertura delle porte esterne ed interne della Curva Sud. Non mancarono gesti eroici come quelli di Luciano Bovara e Umberto Giovannozzi che riuscirono a salvare dalle fiamme due bambini di dieci anni. Tredici furono gli ustionati gravi, trasportati il giorno dopo nei vari Centri Grandi Ustionati d'Italia, ma per Maria Teresa e Carla, dopo decine di giorni di agonia, non ci fu niente da fare. Tutta San Benedetto del Tronto, insieme alla tifoseria e alla squadra rossoblu, le pianse ai loro funerali. Nel maggio 2010 un filmato su youtube di quella tragedia risvegliò i ricordi di quel giorno e interruppe un silenzio assordante che durava da 29 anni. Lo scorso anno, nel trentennale del rogo, la U.S. Sambenedettese calcio 1923 fece apporre una targa commemorativa all'entrata della tribuna centrale del "Riviera delle Palme"; seguirono una toccante cerimonia all'interno del "Ballarin" organizzata dal "Comitato Ballarin" e serate "per non dimenticare", una delle quali, molto interessante, svoltasi nella città di Cupra Marittima... Nacquero link e siti su Internet. Anche i tifosi, durante una gara al "Riviera", esposero un toccante striscione a ricordo. Ma, a tutt'oggi, dopo trentuno anni da quel 7 giugno, NESSUNA Amministrazione Comunale si è DEGNATA di INTITOLARE UN LUOGO a ricordo di questo tragico evento. Se non ora, quando ? PERSI NEL VENTO rimangono DUE ANNI DI PROMESSE NON ANCORA MANTENUTE... ma REALE è la certezza che quella tragica domenica di festa rimarrà scolpita per sempre nei nostri cuori sambenedettesi e rossoblu, che mai dimenticheranno Maria Teresa e Carla e tutti coloro che hanno sofferto e soffrono da quel maledetto 7 giugno 1981.

Maggio-giugno 2012

Fonte: "Lu campanò" (Mensile Locale)

Fonte: "Lu campanò" (Maggio-giugno 2012)

31° Anniversario rogo Ballarin

Verrà celebrata una Santa Messa sabato 9 giugno al Riviera delle Palme.

Giovedì 7 giugno ricorre il 31esimo anniversario del rogo del "Ballarin". Mentre stava per avere inizio l'incontro di calcio Sambenedettese-Matera, in programma nell'ultima giornata del Campionato di Serie C1, girone B, 1980/81, divampò un incendio nella Gradinata Sud del vecchio stadio cittadino, il settore che ospitava gli ultras rossoblù. Il bollettino fu tremendo: due ragazze decedute, tredici ustionati gravi ed oltre cento feriti. Per non dimenticare Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri anche quest’anno la Samb ha deciso di organizzare una Santa Messa presso la sala stampa dello Stadio Riviera delle Palme. Il giorno stabilito è sabato 9 giugno, alle ore 18.30. L’U.S. Sambenedettese invita tutta la cittadinanza, gli sportivi e soprattutto tutti coloro che quel giorno erano presenti allo stadio a partecipare. Ufficio Stampa U.S. Sambenedettese

4 giugno 2012

Fonte: Sambenedettesecalcio.it

2012 2011

I giocatori in campo ignari di tutto

LA STORIA - San Benedetto - Zenga, Rossinelli, Cavazzini, Schiavi, Bogoni, Cagni, Caccia, Speggiorin, Perrotta, Ranieri e Colasanto: questa era la formazione della Samb che la domenica del 7 giugno del 1981 scese in campo contro il Matera a conquistare almeno un pareggio per ottenere la promozione in serie B. L'Undici rossoblu, con quello lucano, si schierò a centrocampo. Si udirono le urla che arrivavano dalla Sud. In quel momento, però, non si resero conto completamente, così come l'arbitro Paolo Tubertini di Bologna, della gravità dei fatti, altrimenti la partita non sarebbe stata cominciata. La gara, in programma alle ore 17, ebbe inizio alle 17,16. Solamente la sera emerse evidente il drammatico quadro della situazione. II giorno dopo il capitano Gigi Cagni ed il tecnico Nedo Sonetti andarono all'ospedale per rendere visita ai feriti e si resero conto della tragedia. 113 feriti più gravi, comprese le due vittime, furono trasportati, con alcuni elicotteri, nei centri grandi ustionati: al Sant'Eugenio di Roma, dove morirono Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, Bufalini di Cesena, Maggiore di Parma, Policlinico di Padova e Di Summa di Brindisi.

5 giugno 2011

Fonte: Corriere Adriatico 

Pineta intitolata alle due vittime

La promessa - San Benedetto - Sulla tragedia del rogo dello stadio Ballarin circa un anno fa il sindaco Giovanni Gaspari assicurò che, in occasione del trentesimo anniversario, la pineta a Nord-Est del vecchio impianto sportivo sarebbe stata intitolata alle due vittime del rogo Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, oltre al fatto che sarebbe sorto un monumento che avrebbe ricordato quella tragica vicenda. A distanza di diversi mesi Gaspari è dello stesso avviso ? "Se continuerò ad essere sindaco, farò in modo che si dia seguito a quello che dissi l'anno scorso" - dichiara il primo cittadino sambenedettese - E' doveroso che ci si ricordi di questa tragedia che ha colpito San Benedetto. Nel caso in cui non fossi rieletto, parlerò con il nuovo sindaco per valutare il tutto". In merito alla vicenda del rogo, in sede penale, con sentenza definitiva, sono state condannate 14 persone a pene, tutte sospese a un anno di reclusione.

29 marzo 2011

Fonte: Corriere Adriatico 

2011 2010

Servizio di Angela Speca per il Tg di Nuova TVP del 7.06.2010

Rogo Ballarin, una pineta a ricordo delle vittime

di Oliver Panichi

L’area verde a nord est del vecchio stadio, e un monumento commemorativo. Così la città ricorderà Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, e con loro anche chi è sopravvissuto con le ferite nel corpo e nell’anima.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Qualcosa di permanente, un ricordo imperituro che tramandi il rispetto per il dolore provato. Il rogo del Ballarin del 1981, le due vittime Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, tutti i feriti che da quel maledetto giorno (7 giugno, Samb-Matera, giorno di festa per la B trasformato in tragedia) fanno i conti con le ferite del corpo e dell’anima. La pineta a nord est del Ballarin, e un monumento, saranno il rispettoso ricordo della città: lo ha annunciato sabato il sindaco Gaspari. Quest’anno, lunedì prossimo, è il 29esimo anniversario di quella giornata, il primo incubo di un’estate che riserverà alla cittadina adriatica anche la storia orribile di Roberto Peci. "Assieme al presidente della Samb Sergio Spina e al popolo di Facebook, abbiamo convenuto sull’idea che bisognasse ricordare in maniera permanente chi in quel maledetto giorno ha perso la vita e chi è rimasto ferito", afferma il sindaco Gaspari. L’idea della pineta viene proposta dal Comune: si tratta di un’area verde di recente piantumazione, molto vicina al vecchio stadio, per il quale da anni si parla di demolizione o rimaneggiamento. La targa e il monumento, comunque, verranno inaugurati il 7 giugno del 2011, per il trentennale della tragedia.

5 giugno 2010

Fonte: Rivieraoggi.it

Incendio Ballarin, il Tribunale scagiona il Comune

Il Ministero dell’Interno, che nel 1999 aveva risarcito con 8,5 miliardi di lire i familiari delle due vittime e gli ustionati del rogo del 7 giugno 1981, aveva richiesto una compartecipazione all’amministrazione comunale e altri coimputati (tra i quali Zoboletti e l’allora commissario di Polizia Punzo). Da Ancona, però, arriva la parola fine della vicenda civile.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Sono passati quasi trent’anni, ma quella ferita rappresenta ancora un segno vivo nella memoria di tanti sambenedettesi: ci riferiamo al rogo avvenuto allo stadio "Ballarin" il 7 giugno del 1981, durante l’incontro tra Samb e Matera che consegnò ai rossoblu la terza promozione in Serie B. Il Tribunale Civile di Ancona, qualche giorno fa, ha pubblicato la sentenza con cui il Tribunale civile di Ancona ha respinto la richiesta del Ministero dell’Interno di recuperare, dalle persone e dai soggetti individuati come responsabili (tra cui il Comune di San Benedetto) dal giudice penale per il rogo, una parte del risarcimento erogato dal Ministero stesso alle vittime. La vicenda legale ebbe un passaggio fondamentale nel marzo del 1989, quando il Tribunale di Ascoli condannò a pene diverse 14 persone (il presidente della Samb Zoboletti, il dottor Punzo Commissario di Polizia, altri dipendenti della società sportiva e alcuni supporter rossoblu) per omicidio colposo e delitto colposo, dichiarando anche responsabili civili il Comune e la Sambenedettese calcio. Nelle cause civili che ne seguirono fu chiamato in causa il Ministero dell’Interno come Amministrazione da cui dipendeva il funzionario di Polizia responsabile dell’ordine pubblico di quel tragico pomeriggio allo stadio. Il Ministero dell’Interno, a seguito di un accordo raggiunto con gli spettatori danneggiati dall’incendio e le famiglie delle due vittime, sborsò nel 1999 circa 8,5 miliardi di lire ma nel 2003 invitò il Comune e gli altri soggetti ritenuti civilmente coobbligati (tra cui, appunto, il Comune) a restituire le somme, ciascuno in quota parte. Il Comune obiettò di aver fatto abbondantemente il suo dovere avendo versato nel 1989 ai danneggiati, all’indomani della sentenza di primo grado, la provvisionale indicata dal Tribunale stesso per un importo complessivo di 712 milioni. Nonostante ciò nel 2004 il Ministero avviò ugualmente l’azione civile nei confronti del Comune e degli altri coobbligati ed ora il Tribunale di Ancona (competente perché il capoluogo di Regione è sede dell’Avvocatura di Stato che tutela il Ministero) ne ha respinto le pretese condannandolo inoltre al pagamento degli onorari e delle spese processuali sostenute dalle parti convenute. Nell’incendio, causato dalle fiamme che s’accesero a causa della carta preparata per i festoni in Curva Sud, morirono due ragazze, Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri. Decine gli ustionati.

20 maggio 2010

Fonte: Rivieraoggi.it


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