www.saladellamemoriaheysel.it   Sala della Memoria Heysel   Museo Virtuale Multimediale
Vincenzo Paparelli 28.10.1979 La Memoria
   Vincenzo Paparelli    Pagine della Memoria    Morire di Calcio    Superga 1949    Tragedia "Ballarin"  

 
 
LA TRAGEDIA LA MEMORIA IL SITO IL LIBRO AUDIOVISIVI

ALTRE FONTI : 28.10.1979: Vincenzo Paparelli    28.10.1979, assassinio al derby...

Magliarossonera.it    Domenica 28.10.1979 : Morte allo Stadio...    Asromaultras.org

"Se potessi in un'altra vita stare vicino al tifoso della Roma intento a far partire quel razzo maledetto, gli direi che sta rovinando due famiglie. La mia e la sua, che sta per uccidere un uomo e che sta per uccidere anche se stesso". Gabriele Paparelli

 

Mi chiamo Vincenzo Paparelli…

di Massimiliano Governi

Mi chiamo Vincenzo Paparelli, e sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me.  Ero un uomo di trentatré anni che un giorno fu ucciso allo stadio Olimpico da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultrà della Roma. Quando sono stato colpito stavo mangiando un panino con la frittata. Mia moglie Vanda cercò di estrarmi quel tubo di ferro dall'occhio sinistro, ma siccome il razzo bruciava ancora, finì per ustionarsi una mano. Il medico che mi ha prestato i primi soccorsi, dichiarò che nemmeno in guerra aveva visto una lesione così grave. Il giorno dopo tutti i giornali mostrarono una fotografia scattata qualche mese prima, che mi ritraeva in un ristorante insieme a mia moglie. Soltanto il quotidiano Il Tempo pubblicò l'immagine di me, riverso per terra, con la faccia insanguinata e l'orbita dell'occhio sinistro vuota. Sono stato la seconda vittima del tifo calcistico in Italia, la prima era un tifoso della Salernitana che nel 1963 morì in seguito a degli scontri scoppiati in tribuna con dei tifosi del Potenza. Tra le personalità del mondo sportivo il primo ad accorrere all'ospedale Santo Spirito, dove sono giunto ormai morto, è stato il Presidente del Coni Franco Carraro. Mio cognato quando ha sentito alla radio il mio nome ha pensato a un caso di omonimia. Mio fratello quando ha saputo della disgrazia, ha avuto un forte senso di colpa perché mi aveva prestato la tessera e quel giorno allo stadio al mio posto doveva esserci lui. Mia moglie, che era accanto a me nell’ambulanza, per tutto il tempo mi ha pregato di non morire e mi ha tenuto stretta la mano. Dopo aver sbrigato tutte le formalità in questura e aver ritirato i documenti e i miei oggetti personali, ha avuto una crisi e ha cominciato a urlare. Sulle foto apparse sui giornali i giorni seguenti viene ritratta insieme a sua madre che cerca di consolarla e le tiene un braccio sulla spalla. Ha la faccia stanca e scavata, e nei suoi occhi c'è qualcosa di terribile. Il mio nome e quello dei miei familiari sono comparsi sui quotidiani per tutta la settimana dopo l'omicidio e anche quella successiva, ma sempre con minore risalto. Io sono stato definito unanimemente un uomo normale e tranquillo, con un'unica passione, quella per la Lazio. Alcuni quotidiani hanno sottolineato più volte che avevo un'officina meccanica in società con mio fratello e vivevo in una moderna borgata romana chiamata Mazzalupo. Qualcuno ha scritto che avevo comprato il televisore a colori con le cambiali, e il mio unico lusso era un Bmw di seconda mano che tenevo in garage e lucidavo come uno specchio. Dopo la mia morte, il capitano della Lazio Pino Wilson ha telefonato a mia moglie per farle le condoglianze. Anche il sindaco di Roma Petroselli ha telefonato, e si è offerto di pagare le spese del mio funerale e ha messo a disposizione della mia famiglia un assistente sociale. Il giocatore Lionello Manfredonia è andato a far visita ai miei familiari regalando a mio figlio più piccolo la sua maglietta con il numero cinque. Al mio funerale c'era tutta la squadra della Lazio, insieme all'allenatore Bob Lovati e al presidente Lenzini. I giocatori della Roma invece non hanno partecipato perché impegnati con la trasferta di Coppa Italia a Potenza, al loro posto la società ha inviato i ragazzi della Primavera. Alla cerimonia funebre hanno assistito migliaia di persone e per quel giorno è stato proclamato il lutto cittadino. La Fondazione Luciano Re Cecconi ha devoluto un milione in beneficenza alla mia famiglia. La giunta regionale del Lazio ha stanziato la somma di cinque milioni come segno di solidarietà. La AS Roma ha fatto affiggere una targa in Curva Nord per ricordare la mia persona. Mio fratello Angelo ha proposto alle due società romane una partita Lazio-Roma mista cioè con i giocatori laziali e romanisti mescolati nelle due formazioni, ma alla fine non se n'è fatto niente*. Per alcuni giorni sono stato oggetto di un acceso dibattito sulla violenza negli stadi. Il sindaco di Roma ha detto che bisognava meditare su questa tragedia e discuterne in tutti i club sportivi e nelle scuole. Qualcuno ha proposto che venissero installati negli stadi degli impianti di televisione a circuito chiuso per individuare i tifosi violenti. Il capo degli arbitri, Giulio Campanati, ha chiesto l'abolizione della moviola in Tv. Per alcuni mesi sono state prese drastiche misure repressive: è stato proibito l'ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino di striscioni dai nomi bellicosi, e anche di spillette e toppe che potessero risultare offensive. Il pubblico doveva incitare la propria squadra solo con la voce e con le mani.

Il mio nome è stato, a secondo dei casi, inneggiato e sbeffeggiato dai tifosi della Lazio e della Roma. Sui muri della città ancora oggi campeggiano scritte che dicono "Paparelli, sarai vendicato", o "Paparelli non ti dimenticheremo", o anche "10, 100, 1000 Paparelli" o ancora, "Paparelli ti sei perso i tempi belli". In questi ultimi anni i giornali hanno parlato di me, soltanto all'indomani di un nuovo delitto avvenuto allo stadio. Nel 5° anniversario della mia scomparsa, i tifosi mi hanno ricordato prima di una partita con la Cremonese. Sul tartan, all'altezza della Tribuna Tevere hanno spiegato uno striscione con scritto "Vincenzo vive", mentre la curva intonava "28 ottobre Lutto Nazionale". Nel 10° anniversario è stato inaugurato il "Lazio Club Nuovo Monte Spaccato, Vincenzo Paparelli". L'anniversario della mia morte è stato commemorato dai tifosi laziali della Curva Nord per oltre quindici anni, poi da qualche tempo è calato il silenzio. Il torneo di calcio Vincenzo Paparelli è arrivato soltanto alla terza edizione, poi si è fermato per mancanza di finanziamenti. I lavori per le ristrutturazioni dello stadio Olimpico di "Italia '90" hanno cancellato per sempre le curve di un tempo, e con loro la targa di marmo che mi ricordava. Il mio assassino si chiamava Giovanni Fiorillo, aveva diciotto anni ed era un pittore edile disoccupato. Subito dopo l'omicidio ha fatto sparire le sue tracce e si è dato alla latitanza. Qualcuno diceva di averlo avvistato a Pescara, qualcun altro a Brescia, qualcun altro ancora a Frosinone, che chiedeva informazioni per comprare le sigarette. Dopo quattordici mesi di clandestinità, si è costituito. Nel 1987 è stato condannato in Cassazione per omicidio preterintenzionale: sei anni e dieci mesi a lui che aveva lanciato il razzo, quattro anni e sei mesi agli altri due complici che lo avevano aiutato a introdurre nello stadio l'ordigno e a utilizzarlo. Durante quel girovagare per l'Italia e per la Svizzera ha telefonato quasi tutti i giorni a mio fratello Angelo, chiedendo scusa e giurando che non voleva uccidere quel giorno allo stadio. Era un ragazzo come tanti, abitava a Piazza Vittorio, era patito della Roma. Sua madre lavorava al mercato, suo padre aggiustatore meccanico. Era gente del popolo, come me. L'articolo sul giornale diceva che Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo del 1993: forse per overdose, forse consumato da un brutto male. Mio fratello Angelo l'ha perdonato, così come l'hanno perdonato mia moglie e anche i miei figli. Una cosa è certa, quel ragazzo è stato sfortunato, così come lo sono stato io. Mi chiamavo Vincenzo Paparelli. Sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me.

28 ottobre 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

NDR: * In realtà questa partita a ranghi mischiati si disputò in data 18 novembre 1979 allo Stadio "Olimpico" di Roma davanti a 19.000 spettatori. L’incontro fu intitolato "Derby dell’amicizia" e l’incasso fu interamente devoluto alla famiglia Paparelli dalle due società capitoline.

"Agli ingressi dello stadio furono distribuiti migliaia di garofani con un cartellino che riportava una scritta: "Se proprio vuoi, lancia un fiore". I giocatori si divisero nella squadra dei romani e del resto d’Italia allenate rispettivamente dai tecnici Lovati e Liedholm e con i simboli dell’aquila e del lupetto stilizzato cuciti nella stessa divisa. La gara terminò 2-1 con doppietta di Pruzzo ma ai circa 19.000 spettatori presenti del risultato importò poco o niente". Fonte: Iogiocopulito.it

"Non ho mai chiesto niente a nessuno da quando mi venne tolto Vincenzo. Tutto quello che abbiamo ricevuto, in termini di aiuti concreti, è sempre stato il frutto della solidarietà spontanea della gente". Vanda Del Pinto (Moglie di Vincenzo)
"Fu una giornata assurda, la morte di Paparelli ha segnato il primo passo di una violenza che si è accentuata con il tempo. Fu un fatto gravissimo, noi giocammo per motivi di ordine pubblico ma nessuno si sentiva di farlo. Ricordo i volti della gente quando andai sotto la Nord, tra la rabbia e la paura. Fu un momento orribile". Giuseppe Wilson (S.S. Lazio 1979-80)

ROMA: venerdì al Giardino Paparelli i murales dei CUORI TIFOSI della città

Le famiglie Paparelli, Sandri e De Falchi inaugurano la riqualificazione del giardino intitolato al tifoso ucciso nel derby del 1979.

Venerdì 15 aprile dalle ore 15.30 sino al tramonto, presso il Giardino Paparelli di Roma in via Cornelia 75 (zona Montespaccato, Municipio XVIII) avrà luogo la presentazione ufficiale dei murales realizzati nell’ambito del Progetto RecupArt, promosso da Roma Capitale Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici e curato dall’Associazione Sportivo Culturale Roma Nostra, per riqualificare il Giardino Paparelli attraverso l’arte del "Writing". All’inaugurazione interverranno le famiglie Paparelli, De Falchi e Sandri, diverse personalità del mondo della politica, della cultura e dello sport. Interverrà anche lo scrittore Maurizio Martucci: col suo libro CUORI TIFOSI ha aperto la strada della memoria storica condivisa per ricordare tifosi scomparsi, perorando la cultura del rispetto oltre divisioni e barriere calcistiche. E per la prima volta in Italia, il Giardino Paparelli ospiterà il ricordo di tifosi di diverse squadre. Il Giardino Paparelli, uno dei pochi spazi verdi a disposizione del quartiere, è stato intitolato a Vincenzo Paparelli, tifoso laziale ucciso nel derby del 1979: l’area versava da tempo in stato di degrado, oggetto di atti vandalici che avevano imbrattato i muri, distrutto le sedute e gli arredi del parco. Il progetto di riqualificazione ha portato alla decorazione dei muri perimetrali interni ed esterni del parco con murales a tema sportivo. Tra le immagini spiccano i ritratti di Vincenzo Paparelli, Antonio De Falchi (giovane tifoso romanista vittima di una aggressione allo stadio di Milano nel 1989) e Gabriele Sandri (tifoso laziale ucciso da un agente di Polizia nel 2007). Si è deciso infatti, con l’entusiastico consenso e l’appoggio delle rispettive famiglie, di dare un nuovo lustro al giardino, associando i nomi delle giovani vittime. Le immagini, realizzate dai writers delle Fonderie Grafiche Techne, riproducono azioni di gioco di diverse discipline sportive (calcio, nuoto, rugby, basket, boxe, surf ecc.); la scelta di utilizzare il "writing" è stata determinata anche dall’intento di dimostrare ai giovani che possono esprimersi come writers per "decorare" la città piuttosto che per deturparla. Attraverso questo progetto sono stati realizzati molteplici scopi: quello principale di riqualificazione di un’area urbana, per il quale il progetto è nato, quello di manifestare contro ogni forma di violenza e quello di incitare i giovani ad esternare il loro estro creativo positivamente e non attraverso atti vandalici. La festa di presentazione dei murales sarà animata da spettacoli di giocoleria, trampolisti esibizioni di Parkour (acrobazie urbane) e Calcio Freestyle, seguite da un rinfresco: è aperta a tutti e in particolare ai giovani di Montespaccato e alle famiglie del quartiere che si vedranno restituire uno spazio comune per il tempo libero.

12 aprile 2011

Fonte: Sslazionews.it

www.saladellamemoriaheysel.it  by Domenico Laudadio  ©  Copyrights  22.02.2009  (All rights reserved)