39 Angeli all'Heysel     Anniversari

 

Reggio Emilia

 

27° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

PROGRAMMA UFFICIALE COMMEMORAZIONE  26/5/2012


 

La memoria e l'incanto

Fotografie di Iuliana Bodnari

Il monumento "Per non dimenticare Heysel"  visitato dalla nevicata del 4 Febbraio 2012

Scirea e i 39 angeli tornano a casa:

emozioni, retroscena e protagonisti di un "capolavoro"

di Antonio Corsa

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, a volte anche facendo un piccolo torto alla riservatezza e alla genuina umiltà di chi le ha vissute da protagonista. E’ il caso, ad esempio, di quanto successo ieri all’amica Annamaria Licata (credetemi: non fosse stato per l’omaggio del sito ufficiale bianconero, non ne avreste letto il nome da nessuna parte), che ha vissuto ieri un’esperienza indimenticabile coronando un sogno non solo suo e del comitato “Per non dimenticare Heysel” di Reggio Emilia che rappresentava, ma dell’intera tifoseria bianconera. Si è fatta portavoce di tutti noi per incassare un grandissimo doppio risultato: riportare “a casa” Gaetano Scirea e (a breve) le vittime dell’Heysel. Partiamo dalla cronaca, ovvero dal comunicato apparso sul sito ufficiale bianconero.

“Sono i particolari a fare di un’opera un capolavoro. E lo Juventus Stadium, che capolavoro è, a tutti gli effetti, ora ha davvero tutte le carte in regola per definirsi tale. L’ultimo, preziosissimo tassello è arrivato questo pomeriggio dalla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio comunale che ha stabilito all’unanimità che l’attuale Corso Grande Torino venga intitolato a Gaetano Scirea. «Un campione del mondo e un simbolo di sportività e lealtà», ha sottolineato con grande soddisfazione il presidente Agnelli, intervenuto all’incontro. Era presente anche Annamaria Licata, rappresentante del Comitato “Per non dimenticare Heysel” di Reggio Emilia e la Commissione ha stabilito che le vittime di Bruxelles verranno ricordate nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’area della Continassa. L’attuale Corso Grande Torino si sposterà nei pressi dello Stadio Olimpico, davanti alla Curva Maratona, mentre resta ancora da valutare a chi verrà intitolata l’attuale via Gaetano Scirea, a Mirafiori Sud. Ora si dovrà solo attendere martedì 8 novembre, quando si riunirà la Commissione Toponomastica che ratificherà la decisione. Da quel giorno, l’indirizzo dello Juventus Stadium sarà Gaetano Scirea e il capolavoro sarà completo”.

Un capolavoro, invero, che parte da lontano. Proviamo a mettere ordine: I primi contatti, ora è possibile raccontarli, sono iniziati il maggio scorso per poi proseguire con intensità sempre più frequente nei mesi successivi. Hanno abbracciato simbolicamente due momenti importanti: l’anniversario della commemorazione delle vittime dell’Heysel (29 maggio) e l’inaugurazione del nuovo stadio (8 settembre), la nostra “casa”. La Juventus ha prima, indirettamente, risposto pubblicamente alla lettera aperta pubblicata a fine aprile scorso e sottoscritta dai principali spazi web bianconeri (nonché da diverse famiglie delle vittime); poi, è iniziato un percorso che si è fondato principalmente sulla voglia, finalmente, dopo 26 lunghi anni, di chiudere una ferita che era ancora aperta, con un passato che doveva smettere di essere vissuto tra paure, tabù e imbarazzo.

E qui entra in gioco un altro protagonista della vicenda: Andrea Agnelli. E’ lui che infatti ha garantito che ad esempio, durante l’inaugurazione del nuovo stadio, ci fosse un momento per le vittime dell’Heysel. E’ lui che ha concretamente voluto e portato avanti il dialogo, in prima persona. Ed è anche e soprattutto grazie a lui che la situazione delle “vie” si è definitivamente sbloccata. “Abbiamo un grande Presidente, ve lo garantisco. Non e’ come suo padre, n’è come suo zio.. è ancora altro: lui è Andrea Agnelli. Era quanto di meglio potesse capitarci dopo questi anni difficili per noi juventini. Di lui ti colpisce la tenacia e la forza che mette nelle cose, il fatto che ci creda e, per quanto partito in sordina perché il meno conosciuto della Famiglia, è più forte di quanto si possa pensare. E’ una sorpresa quando lo conosci e sono convinta che con il piglio e la volontà che ci mette nelle cose.. andrà lontano!”. Così Annamaria, che ha imparato ad apprezzarlo. Un omaggio che sottoscrivo, e, vi assicuro, è fatto da gente affatto mielosa o facilmente impressionabile. Ma quando ce vole ce vo’!

Trovate una buona ricostruzione degli eventi nell’edizione odierna di Tuttosport (cartaceo), cui vi rimando. In breve: alcuni consiglieri comunali già da tempo avevano portato avanti una richiesta per intitolare alle vittime di Bruxelles una via della Città di Torino, una via “pubblica”. Era già tutto pronto, approvato dalla toponomastica e in attesa dell’ultima “firma”. Era in una zona relativamente vicina allo stadio, e andava pure bene, ma non dove il cuore sognava fosse. Ad ogni modo, per un motivo o per un altro, l’ultimo passo non lo si riusciva a fare. La situazione è andata avanti per un po’, finché finalmente la Juventus ha deciso di assumersi l’onere e l’onore di ospitare proprio all’interno dell’area della Continassa, quindi nello “spazio stadio” privato, una via commemorativa con adiacente un luogo dedicato alla memoria. Si sono aperte perciò delle porte fino ad allora chiuse, con uno scenario era troppo bello per lasciarselo sfuggire.

Come spiegato infatti in Conferenza da Annamaria, che ha ringraziato comunque i promotori bipartizan dell’iniziativa “comunale”, prima ancora che dalla città di Torino, sarebbe stato emotivamente “forte” appunto se i 39 angeli bianconeri fossero stati accolti – come proposto dalla Società bianconera – proprio dalla stessa Juventus. La “loro” Juventus. Chi ha perso la vita quel giorno era infatti Juventino, e non necessariamente Torinese (anzi..). Nel cuore di quelle persone, “casa” non era la città di Torino, ma la Juventus stessa. L’immagine simbolica di vederli tornare “a casa”, perciò, avrebbe avuto un significato infinitamente più grande della pur apprezzata proposta “pubblica”. Più di una via all’interno della città, magari decontestualizzata e per questo più “fredda”, finalmente, queste persone avrebbero potuto idealmente fare ritorno dove nel cuore di noi tifosi sono sempre rimasti: tra di noi. Protetti e custoditi dalla stessa Juventus, anche dai vandali che, purtroppo, ancora oggi sono sempre in agguato (a Reggio Emilia ne sanno qualcosa..).

Stessa sorte toccherà a Gaetano Scirea. Ci si era ritrovati infatti, per una serie di circostanze, col nuovo stadio bianconero formalmente situato in Via Grande Torino. Per carità, e ci tengo a precisarlo: lo stesso Andrea Agnelli ha più volte ribadito ai presenti come non fosse affatto un problema per lui, mostrando grande rispetto per la storia del Torino e per quanto quella squadra abbia rappresentato proprio per la storia della città. Però, e in questo si concordava tutti, sarebbe stato probabilmente più giusto se i tifosi delle rispettive squadre avessero avuto la possibilità di rendere ancora più speciale il proprio stadio intitolandone la via a qualcosa o qualcuno che li rappresentasse, che li unisse, che li rendesse unici. E’ così che Corso Grande Torino è stato “spostato” nei pressi dello Stadio Olimpico, davanti alla Curva Maratona (bella cosa anche questa), mentre la via principale del nuovo stadio bianconero, su proposta (accettata) dei capigruppo, si è deciso di intitolarla all’indimenticabile Gai. Sarà perciò lo Juventus Stadium di Corso Gaetano Scirea, e l’accostamento è di quelli che ti mettono il cuore in pace.

Queste le emozioni provate da Iuliana Bodnari, segretaria tuttofare del Comitato, che ha voluto rilasciarmi questo messaggio: “Oggi a Reggio Emilia c’era il sole e sono andata a fare un giro aspettando una telefonata. Di solito vado sempre a controllare se fosse tutto bene al nostro monumento e quando non riesco io ci va Rossano (il marito, tesoriere del Comitato, ndr). Il telefono suona e sento la voce della mia amica (Annamaria, ndr) che mi dice “Pronto, Giulia, siamo andati alla grandissima!”. L’emozione di leggere la lettera, tutte le richieste del Comitato e della Juve accettate con grande entusiasmo dalla giunta Comunale… Poi quando Anna mi ha detto che il C.so Grande Torino si chiamerà C.so Gaetano Scirea non ho capito più niente, sono stata travolta dall’emozione. I nostri 39 Angeli avranno finalmente un posto nella casa della Juventus!”.

Un’emozione pura, grande, sincera. Una cosa bella, giusta, che ha ulteriormente riavvicinato “la gente della Juventus” alla Juventus. E ci voleva, davvero. Grazie a tutti e tre e al Comitato.

29 ottobre 2011

Fonte: www.uccellinodidelpiero.com

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

Reggio non dimentica Zavaroni e piange le vittime dell'Heysel

Reggio non dimentica. A 25 anni dalla tragedia dell'Heysel a Bruxelles, dove morirono 39 persone, tra cui il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, ieri davanti al monumento di via Matteotti si sono ritrovati in tanti in memoria delle vittime.

L'iniziativa è del «Comitato per non dimenticare Heysel» e Orgoglio Reggiano. Con loro, anche Mariella Cavanna Scirea, la vedova di Gaetano, indimenticato capitano della Juventus e campione fuori e dentro il campo e che come ha ricordato la vedova nel suo saluto con palpabile commozione, per diverse notti non riuscì a dormire, incapace di dimenticare quei tragici fatti a cui assistette impotente. A ricordare le 39 vittime e in particolare Claudio Zavaroni, allora 28enne, la mamma, famigliari e tanti amici, l'assessore alla Sport Mauro Del Bue, il capogruppo Pd in Provincia Paolo Croci e i rappresentanti di Coni, Uisp, Figc, Csi, Filef, Fondazione dello Sport. Non è voluta mancare nemmeno la Juventus, che era presente con il coordinatore nazionale dei Juventus Club Morina che ha portato con sé una lettera di saluto del presidente della società bianconera Andrea Agnelli. Il presidente juventino si è complimentato con gli organizzatori anche per i principi della non violenza divulgati.

29 maggio 2011

Da www.gazzettadireggio.gelocal.it

 

 

 26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

 

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

 

 26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

 

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

 

 

 

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

26° Anniversario della Strage dello Stadio Heysel a Reggio Emilia, 29 maggio 2011

 

 

Reggio Emilia ricorda la tragedia dell' Heysel

28 maggio 2011 - Il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel di Bruxelles, 39 persone innocenti persero la vita in una delle serate più cupe della storia del calcio. Oggi, a Reggio Emilia, si è tenuta una toccante commemorazione in memoria delle vittime di quella follia. Il “Comitato per non dimenticare Heysel”, supportato dallo Juventus Club “Città del tricolore”, ha organizzato una cerimonia, nei pressi del vecchio stadio, di fronte al monumento “Per non dimenticare l’Heysel”, che con le sue trentanove steli ricorda il tragico evento. Sono intervenute le autorità locali e, in rappresentanza della Juventus, Mariella Scirea e Ezio Morina, rispettivamente Presidente e Responsabile del Centro di Coordinamento Club, che hanno portato con loro una lettera del presidente Agnelli, testimonianza della partecipazione della società al dolore e al ricordo. La signora Scirea, moglie del grande Gaetano, capitano della Juventus all’Heysel, si è commossa nel ripensare a quella tragedia: «Ho incontrato la mamma di Claudio, un ragazzo scomparso quella sera a Bruxelles e mi sono sentita molto vicina a lei. Il nostro dolore è legato al ricordo e non ci abbandonerà mai. E le vittime di quella sera sono sempre presenti nel nostro cuore e non ci si dimenticherà di loro: lo dimostrano lo striscione apparso allo stadio nell’ultima partita della Juventus, la lettera del presidente, la mia presenza qui e soprattutto questa celebrazione. Questa deve essere una giornata del ricordo, ma anche uno stimolo, per far sì che i giovani non dimentichino cosa e accaduto e imparino a costruire un futuro diverso, nel quale la violenza non trovi luogo». «Quella sera ero presente all’Heysel - ha ricordato Ezio Morina - e pregavo che non fosse vero, mi auguravo di trovarmi in un tragico film. Purtroppo era realtà e mai avrei pensato di assistere a simili scene in uno stadio. Tutti noi abbiamo un ricordo indelebile di quanto accadde e proviamo un dolore profondo nel pensare alle 39 persone innocenti, vittime di un’assurda follia».

Da www.juventus.com

 

Da www.linformazione.e-tv.it

 

Reggio Emilia: Provincia si unisce al ricordo delle vittime dell'Heysel

(AGENPARL) - Roma, 27 mag - La Provincia di Reggio Emilia si unisce al ricordo delle vittime dell’Heysel, di cui domani – sabato 28 maggio - si celebra la cerimonia anche a Reggio Emilia. Nella tragedia della finale di Coppa dei Campioni del 29 maggio del 1985 tra Juventus e Liverpool, allo stadio di Bruxelles, perse la vita un giovane reggiano fotografo, Claudio Zavaroni. “Claudio rappresenta per noi quell'impegno sociale e civile che non deve mai cessare, la nostra parte migliore. Lo conobbi quando ero operatore culturale a Villa Minozzo, nell'81, lo aiutai ad allestire una mostra fotografica. La nostra amicizia è durata fino alla sua scomparsa” ha detto la presidente della Provincia di Reggio Emilia, Sonia Masini. Su iniziativa della Provincia di Reggio, già lo scorso anno venne intitolata proprio a Claudio Zavaroni la palestra dell'istituto Zanelli e, per ricordare la sua figura, gli fu dedicata una mostra fotografica in corso Cairoli, frutto della collaborazione di Palazzo Magnani e Fotografia europea. Sabato 28 maggio, sarà Paolo Croci, capogruppo del Pd in Consiglio provinciale, a partecipare per la Provincia di Reggio Emilia alla commemorazione davanti al monumento “Per non dimenticare Heysel”, posto al parco di via Matteotti, di fronte allo stadio Mirabello. La cerimonia ha inizio alle 10.30, organizzata dai comitati “Per non dimenticare Heysel” e “Orgoglio reggiano onlus”. Vi sarà la deposizione dei fiori, tra cui una corona offerta dalla Provincia, accompagnata dall’Inno nazionale di Mameli ed il Và pensiero, cantati dal coro multietnico di Reggio Emilia. In memoria di Claudio Zavaroni e delle altre 38 vittime dell’Heysel, i presenti parleranno del significato di questo ricordo, dei valori di responsabilità e dello sport vissuto come passione civile e nonviolenta. “La tutela delle persone, degli sportivi, è legata al comportamento civile della gente, oltre che allo scrupolo di coloro che organizzano la sicurezza dei luoghi frequentati dai cittadini: con questi presupposti si possono trasmettere valori di nonviolenza e responsabilità nella vita” hanno scritto i comitati organizzatori.

Venerdì 27 Maggio 2011

Da www.agenparl.it

 

Sabato 28 maggio commemorazione delle vittime dell’Heysel e di Claudio Zavaroni

Il ricordo del fotografo reggiano scomparso 25 anni or sono nel corso dei tragici fatti di Bruxelles – Parteciperà tra gli altri la vedova del capitano della Juventus Gaetano Scirea. A 25 anni dai fatti dell’Heysel, che costarono la vita a 39 persone tra le quali il 28enne Zavaroni, sabato 28 maggio, alle ore 10.30, nel parco di fronte allo stadio Mirabello (via Matteotti), la tragedia avvenuta nello stadio belga lo stesso giorno del 1985 sarà commemorata con un’iniziativa promossa dai comitati ‘Per non dimenticare Heysel’ e ‘Orgoglio reggiano’ e patrocinata da Comune e Provincia di Reggio Emilia, Coni, Figc, Csi, Uisp e Filef. Con questa iniziativa si ricorderanno, insieme a Zavaroni, tutte le persone e gli sportivi vittime di una colpevole disattenzione alla sicurezza negli stadi e del comportamento incivile e violento ancora oggi diffuso in luoghi che dovrebbero essere contenitori di valori positivi. Davanti al monumento dedicato ai morti dell’Heysel, i partecipanti saranno accolti dalle musiche della clarinettista Emanuela Lodi. Seguiranno i saluti delle autorità, tra le quali l’assessore allo Sport del Comune di Reggio Emilia Mauro Del Bue, la deposizione di fiori sul monumento e i ricordi degli amici di Zavaroni, che ne testimonieranno la passione civile e non violenta per lo sport. Parteciperanno tra gli altri Mariella Cavanna Scirea, vedova del capitano della Juventus e della Nazionale Gaetano Scirea, che tra gli anni ’70 e ’80 fu campione di sport ed esempio di serietà e fair play. Inoltre, un rappresentante della Juventus leggerà un messaggio del presidente Andrea Agnelli, che testimonierà la vicinanza della società al comitato promotore e ai famigliari di Zavaroni.

Giovedì 26 maggio 2011

Da www.municipio.re.it

 

 

Il comitato Heysel di Reggio Emilia installa una bacheca davanti al monumento restaurato

"Monumento, bacheca e giochi per bimbi. Passato, presente e futuro !"

 

I volontari del comitato: (da sinistra) Rossano Garlassi, Marco Cerlini, Adolfo detto "Tata",  Enzo Cerlini, il presidente

 

 

 

 

 



Vandali anti-juventini sfregiano il monumento a Claudio Zavaroni

di Sabrina Pignedoli

Ignobile azione teppistica davanti al Mirabello: spezzata una stele che ricorda la strada dell'Heysel. Il comitato: "Denunceremo".

Reggio Emilia, 11 ottobre 2010 - UNA STELE DIVELTA dal supporto e spezzata in due. I vandali hanno preso di mira il monumento davanti al Mirabello, che ricorda la tragedia dello stadio Heysel di Bruxelles, avvenuta il 29 maggio 1985, poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool. In quell’occasione morirono 39 persone, tra cui il reggiano Claudio Zavaroni, 28 anni. Il monumento è formato proprio da 39 steli, una per ogni tifoso che ha perso la vita. «È UN FATTO molto grave. Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) sono andato in via Matteotti per far visita al monumento e ho trovato la stele distrutta — spiega Rossano Garlassi, un componente del comitato Heysel — La parte in cemento è stata tolta dal supporto in metallo e poi è stata spezzata in due. Un pezzo è stato lanciato a qualche metro di distanza». Garlassi, molto turbato per questo episodio di vandalismo fine a sé stesso, ha raccolto i pezzi e chiamato la polizia. «L’unica spiegazione che mi posso dare è che si tratti dell’atto sconsiderato di qualche tifoso di una squadra avversaria alla Juventus — continua — Avendo visto che sulla targa del monumento veniva citata questa squadra, ha deciso di vandalizzare la stele. Immagino che il responsabile non sappia nemmeno a chi è dedicato». NEI VENT’ANNI in cui è stato eretto questo ricordo pubblico alle vittime dell’Heysel, non era mai successo che qualcuno lo danneggiasse. «Qualche volte hanno portato via i fiori, ma questo succede anche nei cimiteri — dice Garlassi — Ma i 39 morti di Bruxelles erano sempre stati rispettati. Deve essere un matto quello che ha fatto un atto simile solo per aver letto il nome di una squadra avversaria. Perché il monumento non è stato fatto per la Juventus, ma per i tifosi in generale: vuole essere un simbolo di amicizia tra tifosi. Nel comitato siamo una cinquantina di membri e sono molti quelli che tengono per altre squadre». Il comitato, che solo tre anni e mezzo fa si era occupato del restauro del monumento, ha immediatamente chiamato il tecnico che si occupa della manutenzione. «Ha già fatto una prima valutazione del danno. Ci vorranno circa 2mila euro per risistemare la stele — spiega Garlassi — Deve essere interamente ricostruita e fissata nuovamente al supporto metallico». IL DANNEGGIAMENTO deve essere avvenuto nella notte tra ieri e sabato. «Nel pomeriggio di sabato abbiamo fatto alcuni lavori attorno al monumento ed era integro — continua Garlassi — Alla sera, verso le 22,30 il custode del Mirabello è passato per controllare: la stele era ancora al suo posto». Poi ieri mattina la brutta sorpresa. «Sono venuti gli agenti della questura, compresa la Digos, per il sopralluogo — conclude Garlassi — Al più presto andremo in questura per sporgere denuncia. Non vogliamo che passi sotto silenzio un fatto così grave e gratuito nei confronti di persone che sono morte».

Tratto da www.ilrestodelcarlino.it

 


Per la cronaca il pilastrino abbattuto era avvolto da una sciarpa bianconera

 

 

Tragedia Heysel: Reggio Emilia ha ricordato Claudio Zavaroni e le altre 38 vittime

Le parole del sindaco Delrio e della presidente Masini, il messaggio del presidente della Juventus Andrea Agnelli

“Ricordare oggi, a 25 anni dalla tragedia, il nostro caro concittadino Claudio Zavaroni e le altre 38 vittime dello stadio Heysel ha per noi più di un significato: vuol dire essere vicini alla mamma, ai familiari e ai tanti amici di Claudio, vuol dire riaffermare il valore dello sport e della cultura per la crescita di una società pacifica, coesa e civile; significa riproporre ancora una volta lo sport come strumento educativo per i giovani che lo praticano, per le famiglie e per il pubblico che lo segue; significa inoltre che i valori della comunità e della solidarietà devono essere costantemente riproposti per superare ogni forma di emarginazione che spinge a sentirsi estranei e può indurre alla violenza”. Lo ha detto oggi il sindaco Graziano Delrio, intervenendo alla commemorazione del fotografo reggiano Claudio Zavaroni, scomparso a 28 anni, e delle altre vittime dell’Heysel, stadio di Bruxelles, durante gli scontri del 29 maggio 1985, poco prima dell’inizio della partita Juventus-Liverpool finale di Coppa dei campioni. L’incontro di ricordo, a cui hanno partecipato anche la presidente della Provincia Sonia Masini, i tanti amici di Claudio e numerosi sportivi, è avvenuto al monumento delle vittime dell’Heysel, accanto allo stadio Mirabello in via Matteotti. Vicino ai mazzi di fiori, grappoli di bandiere – italiana, britannica, belga, delle squadre della Juve, del Liverpool, della Reggiana, dell’Inter e del Milan – in segno di fratellanza e pace. “Ricordiamo le vittime – ha aggiunto il sindaco Delrio – e non dimentichiamo che quei gravi disordini, quella violenza, nacquero da un senso di estraneità, di emarginazione profonda, in cui probabilmente versavano quei tifosi, ragazzi di Liverpool, una città all’epoca afflitta da una grave crisi, da una forte disoccupazione che li spingeva verso una marginalità che loro stessi non volevano”. E ricordando Claudio Zavaroni, Delrio ha aggiunto: “E’ un reggiano per esempio, come lo definisce la mostra di Fotografia Europea 2010 a lui dedicata. La sua vita, pur breve, è stata straordinariamente feconda, piena di interesse e partecipazione alla vita degli altri, generosa, ricca di entusiasmo, pacifica. Sulle sue tracce, nel suo ricordo che si mantiene vivo con iniziative nate spontaneamente dalla comunità, dall’associazione Amici di Claudio Zavaroni, abbiamo lavorato insieme e continueremo a farlo, con i suoi familiari e i suoi amici, per ricordarlo e per uno sport come luogo di educazione e pace”. “La madre di Claudio – ha detto la presidente Masini – non è sola nel ricordo di un figlio così amato dalla sua città. Claudio, che conobbi e apprezzai come fotografo fra l’altro in occasione di una mostra fotografica dedicata al nostro Appennino, era ed è nella nostra viva memoria un reggiano aperto, un giovane con la voglia sana di conquistare il modo e di cambiarlo sempre in meglio. Oggi siamo dunque testimoni di una speranza che si rinnova, di una vitalità che si rinnova di generazione in generazione, una tensione al miglioramento della nostra società. Claudio è un esempio per i giovani, per questo abbiamo dedicato alla sua memoria la palestra della scuola che ha frequentato, l’istituto agrario Zanelli”. “Quella dell’Heysel – ha aggiunto la presidente Masini – fu una tragedia per tutta l’Europa. Nacque da una conflittualità, in parte ancora presente, che dobbiamo essere in grado di gestire e superare. In questo senso, la memoria che facciamo oggi è un invito forte a un’Europa unita e salda nei valori di solidarietà e pace. Il futuro dell’Europa, cioè di tutti noi, è nella pace. Questo è il futuro che Claudio voleva”.

 

Fra le persone che hanno ricordato Claudio Zavaroni, Tolmino Menozzi, Enzo Cerlini, Giovanni Marconi, Dante Maltesi, reggiano emigrato in Belgio e individuò Claudio tra i morti dell’Heysel, e il giornalista Roberto Fontanili. Maltesi ha ricordato, con commozione, il riconoscimento di Claudio, i contatti con il sindaco di Reggio in quegli anni, Ugo Benassi e la toccante accoglienza che Benassi preparò per l’arrivo della salma di Claudio nella sua città. Fontanili, collega e amico di Claudio, ha detto fra l’altro: “Claudio era un uomo franco, vero, sincero. Amava vivere e aggrediva la vita con entusiasmo unico. Nel suo lavoro alla associazione di agricoltori Cia aveva a che fare con i contadini. Non era facile instaurare un dialogo con loro, spesso gente schiva. Lui vi riusciva sempre. Con la sua umanità, Claudio sapeva trovare ed entrare in contatto con l’umanità degli altri”. La coincidenza con la commemorazione delle vittime dell’Heysel avvenuta oggi a Torino, ha impedito al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, di essere presente a Reggio. Per testimoniare la vicinanza della società juventina, Agnelli ha inviato un messaggio che è stato letto durante la commemorazione al Mirabello (vedere lettera allegata).  La commemorazione di oggi al monumento dell’Heysel è stata promossa dalla Fondazione comunale per lo sport e dal comitato “Per non dimenticare Heysel” e patrocinata da Comune e Provincia di Reggio Emilia, Coni, Figc, Lega dilettanti, Csi, Uisp e Filef. Hanno aderito il gruppo tifosi granata della Reggiana e di Juventus, Inter e Milan.  Dopo l’apertura della mostra fotografica “Claudio Zavaroni – Un reggiano per esempio” (visitabile sino al 13 giugno nella Galleria Parmiggiani) e l’intitolazione della palestra dell’istituto Zanelli (entrambe promosse dall’associazione ‘Amici di Claudio Zavaroni’), con l’iniziativa di oggi si sono ricordate insieme a Zavaroni tutte le persone e gli sportivi  vittime di una colpevole disattenzione alla sicurezza negli stadi e del comportamento incivile e violento ancora oggi diffuso in luoghi che dovrebbero essere contenitori di valori positivi.  Il gruppo musicale Faber noster ha eseguito canzoni di Fabrizio De Andrè. E ‘stata letta la poesia Fermate gli orologi, di Rimoux, a cura di “Nati per leggere”. Poi, allo stadio Mirabello, la partita commemorativa di calcio giovanile. Le iniziative dedicate a Claudio Zavaroni sono state realizzate con il contributo di Progeo, Lega Coop di Reggio e Cia.

Fonte: www.reggio2000.it

 

 

Reggio: sabato commemorazione dei caduti dell’Heysel e di Claudio Zavaroni

Si concluderanno in una data cruciale per lo sport e la vita sociale italiane le iniziative in ricordo del fotografo reggiano Claudio Zavaroni. A 25 anni dai fatti dell’Heysel, che costarono la vita a 39 persone tra le quali il 28enne Zavaroni, sabato 29 maggio, alle ore 10.30, nel parco di fronte allo stadio Mirabello (via Matteotti), la tragedia avvenuta nello stadio belga lo stesso giorno del 1985 sarà commemorata con un’iniziativa promossa da Fondazione comunale per lo sport e comitato ‘Per non dimenticare Heysel’ e patrocinata da Comune di Reggio Emilia, Coni, Figc, Lega dilettanti, Csi e Uisp. Dopo l’apertura della mostra fotografica “Caludio Zavaroni – Un reggiano per esempio” (visitabile sino al 13 giugno nella Galleria Parmiggiani) e l’intitolazione della palestra dell’istituto Zanelli (entrambe promosse dall’associazione ‘Amici di Claudio Zavaroni’), con questa iniziativa si ricordano insieme a Zavaroni tutte le persone e gli sportivi vittime di una colpevole disattenzione alla sicurezza negli stadi e del comportamento incivile e violento ancora oggi diffuso in luoghi che dovrebbero essere contenitori di valori positivi. Il punto di ritrovo della commemorazione sarà il monumento dedicato ai morti dell’Heysel e avverrà contemporaneamente a un’analoga cerimonia che avrà luogo a Torino, alla quale parteciperà un rappresentante dello ‘Juventus club Tricolore’ di Reggio Emilia. Questa coincidenza non consentirà al presidente della Juventus di essere presente all’iniziativa di Reggio Emilia, ma Andrea Agnelli ha voluto testimoniare la vicinanza della società al comitato promotore e ai famigliari di Zavaroni inviando un messaggio, che sarà letto nel corso della cerimonia reggiana. All’iniziativa di sabato 29 aderiscono il gruppo di tifosi reggiani dei club granata e di Juventus, Inter e Milan. Gli sportivi di tutti i club di calcio sono invitati a partecipare con la sciarpa della propria squadra, per simboleggiare l’unione civile degli sportivi e dei tifosi nonviolenti. Questo il programma della commemorazione, alla quale parteciperanno autorità di Comune e Provincia di Reggio Emilia: Sabato 29 maggio, ore 10.30, monumento di fronte allo stadio Mirabello Saluto dei promotori e omaggio floreale al monumento. Autorità e personalità presenti esporranno alcune considerazioni sul significato della commemorazione, la responsabilità nello sport, la passione civile e non violenta.

27 maggio 2010 

Fonte: www.sassuolo2000.it

 

PROGRAMMA

Lettura di messaggi

Inaugurazione di una bacheca che illustra il monumento

Ricordi degli amici di Claudio Zavaroni

Esibizione del gruppo Faber noster, con canzoni di Fabrizio De Andrè

Lettura della poesia Fermate gli orologi, di P. Rimoux, a cura di una lettrice di “Nati per leggere”

Ore 11, stadio Mirabello

Partita commemorativa di calcio giovanile (ingresso gratuito)

Le iniziative dedicate a Claudio Zavaroni sono state realizzate con il contributo di Progeo, Legacoop di Reggio e Cia

 

 

 

La palestra dello Zanelli intitolata a Claudio Zavaroni

Questa mattina la presidente Masini durante la cerimonia per ricordare il fotografo morto nella tragedia dell'Heysel: "Claudio rappresenta l'impegno civile e sociale".

"Claudio rappresenta per noi quell'impegno sociale e civile che non deve mai cessare, la nostra parte migliore". La Presidente della Provincia Sonia Masini ha chiuso con queste parole il proprio intervento nel corso della cerimonia  di intitolazione della palestra dell'istituto Zanelli a Claudio Zavaroni, il fotografo reggiano rimasto ucciso nel 1985 nella tragedia dello stadio Heysel. Questa mattina alle 9.30, nell'aula magna della scuola, in via fratelli Rosselli, c'erano veramente in tanti per ricordare la figura di questo giovane fotografo che era stato studente dello Zanelli: i familiari, la madre, i compagni di scuola di allora, gli studenti di oggi, gli insegnanti di quei difficili primi anni settanta, gli insegnanti di oggi (suoi amici di allora), i rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto gli amici di Claudio, che in questi 25 anni non hannomai smesso di tenere vivo il suo ricordo. La cerimonia si è aperta con la proiezione di un filmato che ricostruiva la tragica vicenda dello stadio Heysel: la voce di Paolo Bonacini, direttore di TeleReggio, attraverso le immagini riportate dalla stampa di allora ha raccontato Claudio visto attraverso gli occhi dei suoi amici: "La morte di Claudio ha rappresentato la morte di una parte di noi, la migliore". La preside Patrizia Pellacani ha quindi chiamato uno dopo l'altro tutti coloro che hanno voluto ricordare la figura di Claudio: i suoi insegnanti di lettere e di agraria, la professoressa Trevisan e il professor Ficarelli; i suoi compagni di scuola di allora, gli studenti che oggi frequentano l'istituto Zanelli. La cerimonia è stata conclusa dall'intervento della Presidente Masini che ha prima di tutto messo in luce il valore di una scuola come lo Zanelli cresciuta negli anni, che rappresenta oggi l'esempio di una nostra vocazione verso gli studi tecnici che devono continuare a essere tutelati. "Le parole dei nostri studenti - ha aggiunto - dimostrano come ci sia una correlazione anche tra la profondità e la cultura e gli studi tecnici. Claudio è l'esempio migliore di questo, e l'intitolazione della palestra esprime i nostri sentimenti per lui. Conobbi Claudio quando ero operatore culturale a Villa Minozzo, nell'81, lo aiutai ad allestire una mostra fotografica. La nostra amicizia è durata fino alla sua scomparsa". Subito dopo, assieme alla madre di Claudio Zavaroni, la presidente Masini ha scoperto la targa che ha intitolato la palestra al fotografo. Claudio Zavaroni, dopo il diploma all'istituto Zanelli, aveva lavorato nel campo dell'agricoltura, fino a diventare responsabile di zona della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Scandiano. Parallelamente Zavaroni aveva intrapreso un percorso fotografico che lo portò a svolgere importanti ricerche antropologiche sul mondo contadino, di cui il suo obiettivo ha immortalato momenti e paesaggi che arricchiscono la memoria del territorio provinciale. Inoltre, la sua vicenda e quella delle altre 38 vittime della tragedia dell'Heysel ripropongono importanti, e tristemente attuali, riflessioni sullo sport e sulle violenze, in cui rischiano di sfociare a volte momenti di partecipazione collettiva. Per ricordare la figura di Zavaroni è inoltre in corso una mostra di sue fotografie in corso Cairoli al civico 1, frutto della collaborazione di Palazzo Magnani e di Fotografia europea.  Nella giornata di sabato 29 maggio, alle ore 11, si svolgerà invece la commemorazione in via Matteotti 11 (zona Mirabello) davanti al monumento delle vittime dell'Heysel.

22 maggio 2010

Fonte: www.provincia.re.it

 

Una palestra intitolata a Zavaroni

La Provincia intitola a Zavaroni la palestra dello Zanelli. Questa mattina, nella sede della scuola, si svolgerà la commemorazione del giovane fotografo reggiano rimasto ucciso 25 anni fa nella tragedia dell’Heysel. Una vita breve ma intensa quella del fotografo reggiano Claudio Zavaroni, rimasto ucciso nel 1985 allo stadio Heysel, allora ventottenne. Quest’anno ricorre il 25º della sua scomparsa e la Provincia, su proposta del comitato «Amici di Claudio Zavaroni», ha deciso di intitolargli la palestra dell’istituto agrario Zanelli. La cerimonia ufficiale si svolgerà stamani alle 9.30, nell’aula magna della scuola in via Fratelli Rosselli 41. Alla commemorazione sarà presente la presidente della Provincia Sonia Masini, la preside dello Zanelli Patrizia Pellacani, alcuni parenti di Claudio oltre che compagni di scuola, insegnanti ed ex-colleghi. Claudio Zavaroni aveva lavorato nel campo dell’agricoltura, fino a diventare responsabile di zona della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Scandiano. Parallelamente Zavaroni aveva intrapreso un percorso fotografico che lo portò a svolgere importanti ricerche antropologiche sul mondo contadino, di cui il suo obiettivo ha immortalato momenti e paesaggi che arricchiscono la memoria del territorio provinciale. Per ricordare la figura di Zavaroni è inoltre in corso una mostra di sue fotografie in corso Cairoli al civico 1, frutto della collaborazione di Palazzo Magnani e di Fotografia europea.  Sempre questa mattina alle 11 si svolgerà invece la commemorazione in via Matteotti 11 (in zona Mirabello) davanti al monumento delle vittime dell’Heysel.

Da "La Gazzetta di Reggio del 22 maggio 2010"

 

 

Morì all'Heysel, Fotografia europea omaggia Zavaroni

Mostra antologica delle opere del fotografo reggiano scomparso 25 anni fa

REGGIO EMILIA (4 maggio 2010) - A 25 anni dai fatti dell’Heysel, dove morì prematuramente il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, Comune di Reggio Emilia e Provincia di Reggio Emilia, rendono omaggio al suo lavoro e dedicano alle sue opere una mostra antologica “Claudio Zavaroni, un reggiano per esempio”, organizzata nel contesto di Fotografia Europea 2010 in collaborazione con Palazzo Magnani. La ricomposizione dei due binari, la vita di Claudio Zavaroni ed i fatti dell’Heysel, sono le tracce narrative alla base infatti di una serie di iniziative preparate in questo mese su proposta degli Amici di Claudio Zavaroni e del comitato “Per non dimenticare Heysel”, che hanno collaborato direttamente alla realizzazione delle diverse iniziative, con il contributo di Progeo, Legacoop di Reggio e Cia. Le iniziative sono state presentate questa mattina da Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Roberto Ferrari, assessore a Cultura e Pianificazione territoriale della Provincia di Reggio Emilia, Elisabetta Farioli, dirigente programmi culturali e museali del Comune, Sandro Parmigiani, curatore di Palazzo Magnani, Gianni Marconi, portavoce del Comitato Amici di Claudio, e da Enzo Cerlini del Comitato Per non dimentica Heysel. “Questa mostra vuole ricordare Claudio Zavaroni non solo come fotografo di grande qualità ma anche come persona – ha detto il sindaco Delrio –  vuole raccontare la sua storia perché è proprio una di quelle storie, straordinarie nella loro ordinarietà, che fanno della nostra città una comunità. La mostra testimonia infatti il suo impegno civile, il suo essere un reggiano per esempio”. “Rendiamo omaggio con questa serie di iniziative a una persona di grande umanità a cui dedichiamo non solo la mostra dei suoi scatti ma anche la palestra dell’istituto Zanelli, la scuola frequentata da Zavaroni – ha aggiunto l’assessore Ferrari - Il 22 maggio intitoleremo infatti la palestra della scuola a Claudio insieme ai suoi insegnanti e compagni di classe dell’anno 1975-1976”. “Il successo di Fotografia Europea in cui la mostra di Zavaroni è inserita deriva dal fatto di sapere unire uno sguardo internazionale a una prospettiva locale – ha detto Elisabetta Farioli – E’ il legame con la città e il territorio, il saperne intercettare le diverse anime, che contribuisce a rendere questa manifestazione partecipata. La mostra dedicata a Zavaroni va esattamente in questa direzione e propone un modo certamente non retorico per ricordarlo”. “L’obiettivo di questa esposizione – ha proseguito Sandro Parmigiani, curatore della mostra – è restituire un’immagine completa di Zavaroni, come persona e come fotografo di grande talento come si vede dagli scatti sul mondo dell’Appennino che abbiamo proposto nella mostra. Dal suo modo di fotografare emerge il suo rapporto con la vita, emerge la sua attenzione a voler conoscere gli altri per poter capire davvero se stesso, la volontà di penetrare l’identità degli altri per comprendere la propria”. La mostra, il catalogo, le testimonianze. Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando morì a Heysel, dove era arrivato con il pullman dei reggiani,  “spettatore atipico della partita, sportivo ma mai tifoso, partito con il pullman dei reggiani per concedersi una vacanza, uno svago, un’altra curiosa osservazione del mondo, questa sì a lui molto distante”, come lo descrivono gli amici. Zavaroni era molto conosciuto a Reggio Emilia.  Aveva avviato da tre anni uno studio fotografico dedicato a foto di moda e il suo talento stava emergendo nel panorama delle riviste di settore; questa sua vocazione per la fotografia era maturata già in epoca giovanile portandolo a compiere importanti lavori di ricerca a carattere antropologico sul mondo rurale e montano, che diedero corpo alla sua mostra più importante Ritratto d’Appennino, una raccolta di volti, ambienti e situazioni della gente autentica della comunità montanara. Queste immagini fanno parte della mostra antologica organizzata dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia europea  alla Galleria Parmeggiani, che verrà inaugurata venerdì 7 maggio alle 19, alla presenza dei famigliari, gli amici, le persone che lo hanno conosciuto. La mostra, aperta fino al 13 giugno, poggia sul nucleo centrale di Ritratto d’Appennino custodita alla Fototeca della Biblioteca Panizzi, completandola con alcune foto dei Maggi (più gli albi presentati in bacheca) e con diversi scatti di moda del periodo professionale. Il catalogo della mostra, curato da Palazzo Magnani della Provincia di Reggio Emilia, contiene dodici testimonianze, fra le quali quella della madre, che ricostruiscono il profilo biografico di Zavaroni, il testo critico del curatore della mostra e del catalogo Sandro Parmiggiani, il testo storico di Vasco Ascolini, e conclude con un lavoro di ricostruzione delle vicende dell’Heysel, tramite la sintesi degli articoli andati a stampa sull’Unità dal 29 maggio al 10 giugno 1985, da cui si ricavano i vari aspetti: la cronaca, la ricerca delle responsabilità, l’analisi sociologica, quella psicoanalitica, per concludere con l’amara riflessioni degli amministratori di Liverpool. In questa parte è anche riprodotto l’articolo che annunciava la morte di Claudio e riprendeva la testimonianza di un compagno di viaggio che lo descriveva mentre cercava di contenere l’assalto vandalico della tifoseria inglese. Allo Zanelli, intitolazione e video sull’Heysel. “L’animo di Claudio da sempre partecipava per la causa della gente comune, per la sua emancipazione sociale”, lo ricordano ancora gli amici. Studente dell’Istituto Agrario Zanelli, Zavaroni durante il periodo scolastico fu un apprezzato leader studentesco e in seguito lavorò come tecnico  agrario. Il 22 maggio alle ore 9,30 presso l’Istituto Agrario Zanelli avverrà a cura della Provincia di Reggio Emilia l’intitolazione della palestra a Claudio Zavaroni durante una cerimonia commemorativa a cui sono stati chiamati a partecipare anche i professori e gli studenti dell’anno scolastico 1975-1976. In preparazione dell’evento verranno proiettati brevi audiovideo sulla vicenda dell’Heysel alle classi quarte dell’istituto, al fine di approfondire le tematiche della violenza e della cultura delle responsabilità. Al Mirabello, la commemorazione. Il 29 maggio 2010 infine ricorrerà  il 25° della vicenda accaduta a Bruxelles nel 1985, 39 morti e 600 feriti allo stadio di Heysel, vittime della violenza di un gruppo di tifosi inglesi che attaccarono prima della partita gli spalti italiani occupati da spettatori pacifici. Era la finale della Coppa dei Campioni Juventus Liverpool. Fu una delle più grandi tragedie legate al mondo dello sport, avvenuta in diretta eurovisione.  “I fatti violenti, la partita comunque giocata, le diverse reazioni emotive dei tifosi e della gente comune, i provvedimenti delle autorità sportive e dei governi nazionali, la storia del calcio che ne è seguita e che ancora viviamo in diretta, hanno proposto e ancora stimolano una riflessione profonda sul mondo del calcio - spettacolo, sui significati e sulle aspettative che raccoglie a livello del mondo degli affari e della società, acquisendo l’entità di fenomeno sociale da studiare per verificare lo stato di salute della nostra civiltà”. Il 29 maggio alle ore  10,30, al monumento alle vittime  davanti al Mirabello ci sarà una cerimonia commemorativa per tutte le 39 vittime di quel tragico giorno.

Gli Amici di Claudio Zavaroni e il comitato “Per non dimenticare Heysel”. 

Fonte: www.ilgiornaledireggio.it 

 

7 maggio - 13 giugno 2010

REGGIO EMILIA, GALLERIA PARMEGGIANI, APPARTAMENTI
UN REGGIANO PER ESEMPIO: CLAUDIO ZAVARONI

Sabato 8 e domenica 9 maggio dalle 10.00 alle 23.00.

Dal 10 maggio al 13 giugno aperto da martedì a venerdì dalle 20.00 alle 23.00; 

Sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 23.00.

Chiuso lunedì.

Catalogo: prezzo in mostra 10 euro

Orari: Aperto il 7 maggio dalle 19.00 alle 24.00; 

In ricordo del reggiano Claudio Zavaroni, morto all'Heysel

di Benedetta Salsi

Venerdì 7 maggio inaugurerà la mostra sul fotografo morto durante la finale di Coppa dei Campioni a Bruxelles tra Juve e Liverpool. A 25 anni dalla tragedia, Comune e Provincia rendono omaggio al suo lavoro.

Reggio Emilia, 5 maggio 2010. Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando morì allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985. Era arrivato con il pullman dei reggiani, per assistere alla finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. «Spettatore atipico della partita, sportivo ma mai tifoso, partito per concedersi una vacanza, uno svago, un’altra curiosa osservazione del mondo, questa sì a lui molto distante», come lo descrivono i suoi amici. Insieme a lui, in quella folle notte di violenza, morirono altre 38 persone, oltre 600 i feriti. Zavaroni era molto conosciuto a Reggio. Aveva avviato da tre anni uno studio fotografico dedicato a foto di moda e il suo talento stava emergendo nel panorama delle riviste di settore; questa sua vocazione per la fotografia era maturata già in epoca giovanile portandolo a compiere importanti lavori di ricerca a carattere antropologico sul mondo rurale e montano, che diedero corpo alla sua mostra più importante: «Ritratto d’Appennino». Una raccolta di volti, ambienti e situazioni della gente autentica della comunità montanara. A 25 anni dai fatti dell’Heysel, il Comune e la Provincia rendono omaggio al suo lavoro e dedicano alle sue opere una mostra antologica alla galleria Parmeggiani: «Claudio Zavaroni, un reggiano per esempio» all’interno di Fotografia Europea in collaborazione con Palazzo Magnani, su proposta degli Amici di Claudio Zavaroni e del comitato «Per non dimenticare Heysel». «Questa mostra vuole ricordare Claudio Zavaroni non solo come fotografo di grande qualità ma anche come persona — ha detto ieri il sindaco Delrio alla presentazione della mostra che inaugurerà venerdì alle 19 — vuole raccontare la sua storia perché è proprio una di quelle storie, straordinarie nella loro ordinarietà, che fanno della nostra città una comunità. La mostra testimonia infatti il suo impegno civile, il suo essere un reggiano per esempio». «Rendiamo omaggio con queste iniziative a una persona di grande umanità a cui dedichiamo non solo la mostra dei suoi scatti ma anche la palestra dell’istituto Zanelli, la scuola frequentata da Zavaroni — ha aggiunto l’assessore provinciale alla cultura Roberto Ferrari — Il 22 maggio intitoleremo infatti la palestra della scuola a Claudio insieme ai suoi insegnanti e compagni di classe dell’anno 1975-1976». «L’obiettivo di questa esposizione — ha proseguito Sandro Parmigiani, curatore della mostra e del catalogo — è restituire un’immagine completa di Zavaroni, come persona e come fotografo di grande talento come si vede dagli scatti sul mondo dell’Appennino. Dal suo modo di fotografare emerge il suo rapporto con la vita, emerge la sua attenzione a voler conoscere gli altri per poter capire davvero se stesso, la volontà di penetrare l’identità degli altri per comprendere la propria». Il 29 maggio, poi, alle ore 10,30, al monumento alle vittime davanti al Mirabello ci sarà una cerimonia commemorativa.

 

Reggio Emilia alla galleria Parmeggiani dal 7 maggio al 13 giugno

LA MOSTRA CLAUDIO ZAVARONI, UN REGGIANO PER ESEMPIO

A Fotografia Europea 2010 mostra antologica delle opere del fotografo reggiano scomparso 25 anni fa all’Heysel. Le iniziative, presentate oggi, sono promosse da Comune e Provincia di Reggio Emilia “Amici di Claudio” e Comitato “Per non dimenticare Heysel”per riscoprire le opere di Zavaroni e per riflettere sulla violenza negli stadi.

A 25 anni dai fatti dell’Heysel, dove morì prematuramente il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, Comune di Reggio Emilia e Provincia di Reggio Emilia, rendono omaggio al suo lavoro e dedicano alle sue opere una mostra antologica “Claudio Zavaroni, un reggiano per esempio”, organizzata nel contesto di Fotografia Europea 2010 in collaborazione con Palazzo Magnani, che si tiene alla Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia, dal 7 maggio al 13 giugno. La ricomposizione dei due binari, la vita di Claudio Zavaroni ed i fatti dell’Heysel, sono le tracce narrative alla base infatti di una serie di iniziative preparate in questo mese su proposta degli Amici di Claudio Zavaroni e del comitato “Per non dimenticare Heysel”, che hanno collaborato direttamente alla realizzazione delle diverse iniziative, con il contributo di Progeo, Legacoop di Reggio e Cia. Le iniziative sono state presentate questa mattina da Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Roberto Ferrari, assessore a Cultura e Pianificazione territoriale della Provincia di Reggio Emilia, Elisabetta Farioli, dirigente programmi culturali e museali del Comune, ndr Parmigiani, curatore di Palazzo Magnani, Gianni Marconi, portavoce del Comitato Amici di Claudio, e da Enzo Cerlini del Comitato Per non dimentica Heysel. “Questa mostra vuole ricordare Claudio Zavaroni non solo come fotografo di grande qualità ma anche come persona – ha detto il sindaco Delrio – vuole raccontare la sua storia perché è proprio una di quelle storie, straordinarie nella loro ordinarietà, che fanno della nostra città una comunità. La mostra testimonia infatti il suo impegno civile, il suo essere un reggiano per esempio”. “Rendiamo omaggio con questa serie di iniziative a una persona di grande umanità a cui dedichiamo non solo la mostra dei suoi scatti ma anche la palestra dell’istituto Zanelli, la scuola frequentata da Zavaroni – ha aggiunto l’assessore Ferrari - Il 22 maggio intitoleremo infatti la palestra della scuola a Claudio insieme ai suoi insegnanti e compagni di classe dell’anno 1975-1976”. “Il successo di Fotografia Europea in cui la mostra di Zavaroni è inserita deriva dal fatto di sapere unire uno sguardo internazionale a una prospettiva locale – ha detto Elisabetta Farioli – E’ il legame con la città e il territorio, il saperne intercettare le diverse anime, che contribuisce a rendere questa manifestazione partecipata. La mostra dedicata a Zavaroni va esattamente in questa direzione e propone un modo certamente non retorico per ricordarlo”. “L’obiettivo di questa esposizione – ha proseguito Sanddro Parmigiani, curatore della mostra – è restituire un’immagine completa di Zavaroni, come persona e come fotografo di grande talento come si vede dagli scatti sul mondo dell’Appennino che abbiamo proposto nella mostra. Dal suo modo di fotografare emerge il suo rapporto con la vita, emerge la sua attenzione a voler conoscere gli altri per poter capire davvero se stesso, la volontà di penetrare l’identità degli altri per comprendere la propria”. La mostra, il catalogo, le testimonianze. Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando morì a Heysel, dove era arrivato con il pullman dei reggiani, “spettatore atipico della partita, sportivo ma mai tifoso, partito con il pullman dei reggiani per concedersi una vacanza, uno svago, un’altra curiosa osservazione del mondo, questa sì a lui molto distante”, come lo descrivono gli amici. Zavaroni era molto conosciuto a Reggio Emilia. Aveva avviato da tre anni uno studio fotografico dedicato a foto di moda e il suo talento stava emergendo nel panorama delle riviste di settore; questa sua vocazione per la fotografia era maturata già in epoca giovanile portandolo a compiere importanti lavori di ricerca a carattere antropologico sul mondo rurale e montano, che diedero corpo alla sua mostra più importante Ritratto d’Appennino, una raccolta di volti, ambienti e situazioni della gente autentica della comunità montanara.  Queste immagini fanno parte della mostra antologica organizzata dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia europea  alla Galleria Parmeggiani, che verrà inaugurata venerdì 7 maggio alle 19, alla presenza dei famigliari, gli amici, le persone che lo hanno conosciuto. La mostra, aperta fino al 13 giugno, poggia sul nucleo centrale di Ritratto d’Appennino custodita alla Fototeca della Biblioteca Panizzi, completandola con alcune foto dei Maggi (più gli albi presentati in bacheca) e con diversi scatti di moda del periodo professionale. Il catalogo della mostra, curato da Palazzo Magnani della Provincia di Reggio Emilia, contiene dodici testimonianze, fra le quali quella della madre, che ricostruiscono il profilo biografico di Zavaroni, il testo critico del curatore della mostra e del catalogo Sandro Parmiggiani, il testo storico di Vasco Ascolini, e conclude con un lavoro di ricostruzione delle vicende dell’Heysel, tramite la sintesi degli articoli andati a stampa sull’Unità dal 29 maggio al 10 giugno 1985, da cui si ricavano i vari aspetti: la cronaca, la ricerca delle responsabilità, l’analisi sociologica, quella psicoanalitica, per concludere con l’amara riflessioni degli amministratori di Liverpool. In questa parte è anche riprodotto l’articolo che annunciava la morte di Claudio e riprendeva la testimonianza di un compagno di viaggio che lo descriveva mentre cercava di contenere l’assalto vandalico della tifoseria inglese. Allo Zanelli, intitolazione e video sull’Heysel. “L’animo di Claudio da sempre partecipava per la causa della gente comune, per la sua emancipazione sociale”, lo ricordano ancora gli amici. Studente dell’Istituto Agrario Zanelli, Zavaroni durante il periodo scolastico fu un apprezzato leader studentesco e in seguito lavorò come tecnico agrario. Il 22 maggio alle ore 9,30 presso l’Istituto Agrario Zanelli avverrà a cura della Provincia di Reggio Emilia l’intitolazione della palestra a Claudio Zavaroni durante una cerimonia commemorativa a cui sono stati chiamati a partecipare anche i professori e gli studenti dell’anno scolastico 1975-1976. In preparazione dell’evento verranno proiettati brevi audiovideo sulla vicenda dell’Heysel alle classi quarte dell’istituto, al fine di approfondire le tematiche della violenza e della cultura delle responsabilità. Al Mirabello, la commemorazione. Il 29 maggio 2010 infine ricorrerà il 25° della vicenda accaduta a Bruxelles nel 1985, 39 morti e 600 feriti allo stadio di Heysel, vittime della violenza di un gruppo di tifosi inglesi che attaccarono prima della partita gli spalti italiani occupati da spettatori pacifici. Era la finale della Coppa dei Campioni Juventus Liverpool. Fu una delle più grandi tragedie legate al mondo dello sport, avvenuta in diretta eurovisione. “I fatti violenti, la partita comunque giocata, le diverse reazioni emotive dei tifosi e della gente comune, i provvedimenti delle autorità sportive e dei governi nazionali, la storia del calcio che ne è seguita e che ancora viviamo in diretta, hanno proposto e ancora stimolano una riflessione profonda sul mondo del calcio - spettacolo, sui significati e sulle aspettative che raccoglie a livello del mondo degli affari e della società, acquisendo l’entità di fenomeno sociale da studiare per verificare lo stato di salute della nostra civiltà”. Il 29 maggio alle ore 10,30, al monumento alle vittime davanti al Mirabello ci sarà una cerimonia commemorativa per tutte le 39 vittime di quel tragico giorno.  

6 maggio 2010  

Gli Amici di Claudio Zavaroni e il comitato “Per non dimenticare Heysel”.

Fonte: Clponline e www.senzafumo.com

 

 

Reggio ricorda Zavaroni uno dei morti dell' Heysel

REGGIO. Il 29 maggio 1985 a Bruxelles si consumò una delle più grandi tragedie del calcio. Prima della finale di Coppa Campioni Juve-Liverpool, nel vetusto stadio Heysel morirono 39 tifosi tra cui il fotografo reggiano Claudio Zavaroni. Con alcuni pezzi del demolito Heysel è stato eretto in via Matteotti il monumento che ricorda quel dramma. Cadeva a pezzi, è stato restaurato: stamani alle 11 gli rendono omaggio i familiari del compianto Claudio, il Comitato «Per non dimenticare Heysel», rappresentanti dei club organizzati di Juve, Milan, Inter. Gli allievi del Peri eseguiranno alcuni brani, Lorena Guidetti leggerà la poesia «Fermate gli orologi».

Fonte: la Gazzetta di Reggio del 23/5/2009

 





Domani la cerimonia di commemorazione

"Per non dimenticare Heysel"

Di fronte allo stadio Mirabello, nel parco di via Matteotti, un monumento ricorda i tragici fatti del 29 maggio 1985 quando, a Bruxelles, in occasione della finale di Coppa dei Campioni Juventus–Liverpool, persero la vita 39 persone, tra cui il reggiano Claudio Zavaroni.Per evitare il degrado del monumento “Per non dimenticare Heysel” e tenere viva la memoria di quei fatti, che ricorda anche quanto sia importante la sicurezza delle persone anche negli stadi, nel 2007 si è costituito il comitato ‘Per non dimenticare Heysel’, che ha promosso il restauro del monumento, avvenuto nel 2008, la sua valorizzazione, alla quale si è associata la Fondazione per lo sport di Reggio Emilia, e la promozione dell’educazione alla non violenza tra i giovani. In occasione dell’anniversario di quei tragici fatti, il comitato ‘Per non dimenticare Heysel’, invita cittadini, sportivi e organizzazioni sportive a partecipare alla cerimonia di commemorazione e di valorizzazione civile e culturale del monumento “Per non dimenticare Heysel”, che si terrà domani, sabato 23 maggio, alle ore 11, nel parco di via Matteotti. All’incontro, patrocinato da Comune di Reggio Emilia e Fondazione per lo sport,parteciperanno l’assessore alla Cultura e Sport del Comune Giovanni Catellani,rappresentanti del Comitato, famigliari e amici di Claudio Zavaroni.Parteciperanno inoltre rappresentanti dei club dei sostenitori di Juventus, Inter, Milan e Reggiana. Il programma dell’iniziativa prevede un saluto dei promotori, l’esibizione di allievi dell’Istituto musicale Achille Peri - che, in onore delle vittime dell’Heysel, eseguiranno brani preparati per l’occasione - e la lettura della poesia Fermate gli orologi, di P.Rimoux, a cura di Lorena Guidetti, dell’associazione ‘Nati per leggere’.In caso di maltempo, l’incontro si svolgerà nelle strutture coperte dello stadio Mirabello, di fronte al monumento.

(Da Comune di Reggio Emilia 22/05/2009)

 

 

Commemorazione delle vittime dello Stadio Heysel  1 novembre 2008

Il Comune di Reggio, La Fondazione per lo sport e il comitato Heysel, invitano la cittadinanza a partecipare, domani, primo novembre, alle ore 11, a condividere la memoria delle vittime della tragedia dello stadio Heysel: il 29 maggio 1985 morirono 39 persone, fra cui il reggiano Claudio Zavaroni, che erano giunte allo stadio belga per assistere alla finale di Coppa di campioni Juventus-Liverpool. L’incontro di domani avverrà davanti al monumento ‘Per non dimenticare Heysel’ (parco viale Matteotti), opera dello scultore fiammingo Gido Van Lessen, dedicato alla memoria delle vittime, in viale Matteotti. Il monumento – una composizione di steli – è stato di recente restaurato da Luigi Franceschi su iniziativa del Comitato e del Comune. La valorizzazione del monumento vuole sottolineare come la sicurezza delle persone e in particolare degli sportivi sia fondamentale e si basi sulla responsabilità di tutti. All’incontro saranno presenti l’assessore allo Sport Giovanni Catellani, rappresentanti della Fondazione per lo sport e del Comitato Heysel.

(Comunicato ufficiale del comune di Reggio Emilia 31/10/2008)

 



Cronistoria del monumento "Per non dimenticare Heysel"

Alla fine degli anni '80, Francesco Gelati  di Reggio Emilia, abitava a Verona la quale era una delle sedi di girone del Campionato mondiale di calcio" ITALIA '90. Verona ospitava la squadra del Belgio e le iniziative culturali erano molte: mostre, concerti. ecc.  Pippo Avola, operatore culturale e amico di Gelati, invitò lo scultore Gido Vanlessen ad esporre la sua particolare scultura " Per non dimenticare Heysel " e, finito il mondiale, si apprestò a rispedire l'opera in Belgio e ad affrontare le conseguenti, notevoli, difficoltà burocratiche. Gelati, ricordandosi dell'amico Claudio Zavaroni, reggiano fra le vittime dell'Heysel, ottenne da Pippo Avola l'opera in prestito per la città di Reggio Emilia, in attesa di restituirla all'autore. Il primo evento utile per mostrare l'opera, era la festa dell'Unità di Reggio Emilia. La Direzione accettò di buon grado e ospitò l'opera di Vanlessen collocandola vicino all'ingresso principale. La commozione fu subito grande fra i tanti visitatori. Ed aumentò quando una mano anonima fece dono di un mazzo di fiori alla scultura: da quel momento scattò il desiderio di far rimanere a Reggio Emilia l'opera, ma come ? Dato che il Comune non poteva acquistarla, era necessario trovare qualcuno che la comprasse e poi la donasse alla città. Gelati mise in contatto Avola con la Reggiana Calcio dell'allora Presidente Ermete Fiaccadori, il quale, con altri dirigenti del movimento cooperativo, attraverso l'interessamento della Lega Cooperative di Reggio Emilia e con l'impegno dell'allora Sindaco Fantuzzi, la Reggiana calcio e altri, riuscì a creare un team di cooperative per l'acquisto e la messa a dimora della scultura. Il progetto, il cantiere, l'inaugurazione con l'iniziativa calcistica, la mostra personale di Gido Vanlessen agli Stalloni, ed altro, attivò diversi protagonisti: Il designer Ivan Fontanesi, del Comune di R.E, e l'ingegner Tolmino Menozzi per la progettazione e il coordinamento, Adriano Catellani per l'inaugurazione, evento preparato in modo straordinario: con partita di calcio nello stadio prospiciente al monumento, presenza dell'associazione familiari delle vittime, Club Juventus, mostra ecc... Da quel giorno la scultura di Gido Vanlessen diventa l'unico monumento, in Italia contro la violenza negli stadi, meta di fiaccolate, visitato da delegazioni di città gemelle e da atleti giunti a Reggio Emilia per gareggiare.

(Dalla bacheca del Comitato" Per non dimenticare Heysel ")

 



 

39 angeli volati in cielo

Uomini e donne, amici e compagni di scuola, padri, figli e fratelli, sposi e fidanzati, in gruppo o solitari.

Trentanove persone partite per Bruxelles il 29 maggio 1985, finale di coppa dei campioni, Juventus - Liverpool.

Trentanove persone mai più tornate a casa, uccise dalla barbarie animalesca degli hooligans,

dal crollo di un muro in un impianto vecchio e fatiscente,

dall'irresponsabile comportamento della polizia belga,

dall' inadeguatezza delle strutture e dei mezzi di soccorso.

L'orologio del calcio si ferma qui.

Quel maledetto mercoledì finì per sempre l'inconsapevolezza

e l'innocenza di chi pensava che questo sport fosse soltanto un gioco,

il pallone una cosa da prendere a calci e da buttare in fondo alla rete,

il modo migliore e più intenso di divertirsi e gioire sugli spalti.

Non pensavo certo che di calcio si potesse morire.

E' difficile dire con esattezza cosa accadde quella sera.

Dei molti amici presenti a Bruxelles ognuno porta la sua versione dei fatti.

La voce mesta di Bruno Pizzul che tentava di informare su quanto grave fosse la situazione,

le indiscrezioni su un ipotetico rinvio o annullamento della gara.

I giocatori delle due squadre che escono dagli spogliatoi per cercare di capirne di più.

Gaetano Scirea, triste e provato, che invita i tifosi alla calma dai microfoni dello stadio.

Poi la partita, il rigore, la vittoria, il sommesso giro di campo con la coppa ; ma a che prezzo.

Ciò che accadde a Bruxelles non doveva accadere, punto e basta.

Quello che sarebbe dovuto essere il giusto premio per la squadra, i giocatori, la società, i tifosi sopratutto,

si è trasformato in una pagina tristissima.

In tutti noi resterà un' incancellabile dolore e una piccola vittoria,

dedicata alle trentanove anime volate in cielo.

 

(Dalla bacheca del Comitato" Per non dimenticare Heysel " )

 


"Funeral Blues"

di Wystan Hugh Auden

   Fermate gli orologi, isolate il telefono,

fate tacere il cane con un osso succulento,

chiudete i pianoforti e con un rullio smorzato

portate fuori il feretro, si accostino i dolenti. 

Aeroplani lamentosi incrocino lassù

e scrivano nel cielo il messaggio: lui è morto,

allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,

i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,

 la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,

il mio mezzodì, la mia mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;

pensavo che l'amore fosse eterno ma avevo torto.

Le stelle non servono più, spegnetele tutte,

imballate la luna, smontate anche il sole,

svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco,

perché ormai più niente ha importanza 

 

 

 

 

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