39 Angeli all'Heysel     In arte, Heysel     Teatro     Monologo Teatrale

Spettacolo Teatrale

"39 Angeli all’Heysel"

di Domenico Laudadio

 

 

Un’ultima preghiera, mia dama, prima della sera

Un bacio ai fratelli dispersi nel Belgio

Rimboccali meglio, che non sentano più freddo

Sotto il manto delle nostre bandiere

 

Buio in scena.

Cori di incitamento delle tifoserie di Juventus e Liverpool.

I lettori delle testimonianze si alzano in piedi uno alla volta, accendendo una torcia elettrica sul foglio da cui leggeranno i testi a seguire.

1)  Alle dieci di mattina del 29 maggio 1985, la Grande Place di Bruxelles era già una moquette di vetri spezzati.

2) Gli inglesi bivaccavano, molti dormivano usando come cuscini i cartoni di birra, scatoloni ormai mezzi vuoti dopo una lunga notte di bevute e pisciate.

3) E le bottiglie scolate venivano lanciate in terra come bombe a mano, oppure in aria, per gioco. Ricorda Giampiero Boniperti…

4)  "Prima di mezzogiorno facemmo il sopralluogo allo stadio e ci mettemmo le mani nei capelli.

5)  Era vecchio, decrepito, e pareva un cantiere.

6) C'erano legni dappertutto, sembravano clave".

7)  La designazione dello stadio Heysel da parte dell'Uefa fu aspramente criticata da entrambi i club.

8)  L' Heysel era uno stadio angusto: meno di sessantamila posti per trecentomila richieste di biglietti.

9) La struttura era fatiscente, priva di adeguate uscite di sicurezza e di corridoi di soccorso.

10) Il campo di gioco e le tribune erano malcurati, assi di legno erano sparse per terra, i muretti divisori  e fragili e da essi si staccavano pezzi di calcinacci, le tribune di cemento sgretolate.

11) Lo scarico dei servizi igienici colava dai muri, contribuendo a renderli ancora più fragili.

1)  I tifosi bianconeri erano migliaia.

2) Buona parte proveniva dai club organizzati e venne fatta sistemare nella tribuna N, nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi.

3) Molti altri tifosi, sganciati dal tifo organizzato, padri di famiglia con bambini e sostenitori tutt'altro che "accesi", comprarono i biglietti al di fuori dei circuiti ufficiali.

4)  E si ritrovarono nella tribuna Z, con due reti metalliche in alcuni punti già bucate, a separarli dalla curva dei più accesi tifosi del Liverpool.

5)  Gli inglesi sono entrati con le casse di birra nello stadio ed erano già ubriachi molte ore prima che iniziasse la partita con un gran caldo che si faceva sentire.

6) L' organizzazione fu pessima, nessun tipo di controllo, la presenza di forze dell'ordine era scarsa, quasi assente.

7) Quindicimila hooligans: ondeggianti, ubriachi di birra, esplosivi, stipati in una gabbia che, in fondo, una gabbia non era.

Sfumano i cori delle tifoserie.

Silenzio per qualche istante, poi rumore di disordini di folla.

8) I primi lanci cominciarono subito, sporadici, ci fu pure un cenno di rissa perché provarono a strappare uno striscione.

9) Ogni tanto i poliziotti belgi ne portavano via uno, ma assurdamente lo vedevamo rientrare subito e portare pure le birre ai compagni.

10) Erano ubriachi, loro, ma i veri responsabili del dramma furono le forze dell'ordine.

11) Il cielo dietro il settore Z era color aranciata, e pareva il riverbero del rosso delle bandiere inglesi, delle maglie, delle canotte, delle pitture sui volti stralunati.

1) Erano quasi le sette di sera e si stava benissimo, c'era un fresco primaverile.

2) Alle 18,45 partirono i primi sassi lanciati contro gli italiani.

3) Poi scoppiò un razzo. Una rete da pollaio divideva gli italiani dagli inglesi.

4) C'era un tramonto rosso pazzesco, così come erano rosse anche le maglie degli hooligans che tiravano sassi e bastoni contro gli juventini, accalcatisi che indietreggiano.

5)  Sono le 19.20 del 29 maggio 1985. Manca poco più di un' ora a Juventus-Liverpool, finale di Coppa Campioni.

6) La prima onda sembrò quasi un'illusione ottica, come se L'Heysel fosse un setaccio e qualcuno lo stesse agitando.

7)  I rossi si spostavano verso i bianconeri, ritmicamente, a orda, dal punto più lontano a quello più vicino alla tribuna centrale.

8)  E nell'aria volavano clave, aste e persino qualche mattone che la polizia belga non aveva pensato di rimuovere.

9)  Il settore Z della curva nord è un campo di battaglia.

10) Sono circa duemila i tifosi inglesi impazziti e ubriachi che scatenano l' inferno.

11) Un'orda di barbari, eccitati dall'odio e in preda all'alcol.

1)  Chi lanciava bottiglie.

2)  Chi brandiva spranghe di ferro.

3)  Chi scagliava mattoni e sassi.

4) Gli inglesi colpivano con delle spranghe di ferro i tifosi della Juve perché li vedevano con un qualcosa di bianconero.

5)  Era in atto la carica della morte.

6) Ora gli hooligans spaccavano tutto, infuriavano brandendo le aste delle bandiere come fossero lance, soffocavano contro il muretto che delimitava il "settore Zeta" e contro la rete sottostante gli sventurati italiani.

7)  Quelli che cercano di scappare addossati al muretto alla base del settore Z sono troppi.

8)  La seconda e la terza ondata fecero crollare il muretto alla base del settore Z e le persone si rotolarono addosso.

9)  Il muretto crolla e loro cadono per 15 metri, altri continuano a fuggire e si calpestano l'un l'altro prima che a passeggiare sulla testa dei caduti siano gli hooligans.

10) Molti si mettono in salvo e racconteranno.

11) Quelli rimasti a terra finiscono soffocati, schiacciati o carne straziata, dalla rete di recinzione in ferro.

1) Gli italiani sono precipitati l'uno sull'altro travolgendosi a vicenda, cercando scampo in spazi che si restringevano a vista d' occhio.

2) Quattro-cinque mila persone in pochi istanti si sono accalcate contro il muro di recinzione laterale sbandando paurosamente, continuando a precipitare dalle gradinate.

3) Una fuga tragica e disperata che si è trasformata in un assalto alle transenne.

4) L' unica speranza era il campo, il terreno di gioco, e tutti hanno cercato di passare quella acuminatissima barriera metallica.

5) Sconvolti, imbottigliati, ancora pressati da assurde avanguardie inglesi che continuavano a picchiare, i tifosi italiani hanno cominciato una tremenda corsa al suicidio.

6) Ho visto decine e decine di persone cadere dall'alto delle transenne e stramazzare al suolo con il sangue che schizzava violento.

7)  E gli altri che fuggivano come pazzi.

8)  E' successo tutto in pochi minuti e senza che la polizia belga abbia mai mosso un dito.

9)  Quando è arrivata in forze ed ha caricato gli inglesi, le tribune e il campo erano già un cimitero.

10)  Tutti morirono per schiacciamento, soffocando, calpestati.

11)  Tra queste persone c'è anche un medico aretino di 31 anni, sposato e con due piccoli figli.

1)  Il suo nome è Roberto Lorentini.

2)  Ha affrontato la lunga trasferta in Belgio con il padre Otello.

3) Ma Roberto muore, schiacciato e calpestato dalla furia degli hooligans mentre provava a rianimare un bambino rimasto esanime per terra sugli spalti dopo i primi scontri.

4) Quello stesso giorno a casa Lorentini era arrivato il telegramma con cui l'ospedale di Arezzo comunicava l'avvenuta assunzione del giovane medico...

5)  Per questo motivo gli verrà conferita la medaglia d'argento al Valor Civile alla memoria dalla presidenza della Repubblica Italiana.

6)  Vidi, a venti metri da me, un uomo sventrato.

7) Vidi, "tenendo la linea" ma incapace di raccontare ciò che stava accadendo, gente che cadeva dal muretto sbriciolato, che si abbatteva schiacciata verso la possibile via di fuga del campo, in un delirio di grida crudeli.

8) Osservavo sgomento il supremo linciaggio, quasi ipnotizzato da quell' orgia di sangue, quando mi accorsi che dieci, venti persone s'accalcavano terrorizzate e ferite sotto di me strappandomi il telefono di mano: mi faccia chiamare casa, io sono vivo.

9)  L'inferno si aprì all'improvviso.

10)  Partì una sassaiola violentissima, ci fu un fuggi fuggi generale, gli hooligans cominciarono ad avanzare.

11)  Mio cugino aveva intuito il pericolo e urlava di non scappare, però arginare quell'onda era impossibile.

1)  Persi una scarpa, mi chinai per raccoglierla, caddi e non riuscii più a muovermi.

2)  Ricordo le persone che mi calpestavano, i gradoni che mi segavano la schiena.

3)  E ricordo... un avambraccio, qualcuno caduto accanto a me e al quale mi aggrappai con forza.

4)  Ricordo una voce d'uomo che mi diceva di resistere.

5) Poi arrivarono gli hooligans, io ero tramortito, mi colpirono con calci e pugni, mi rubarono il portafoglio e l'orologio. Poi il buio...

6) Vidi pugni, coltellate, una ragazza sgozzata con una bottiglia rotta che chiedeva: “pietà”...

7,8,9,10,11,1,2,3,4,5: (unendosi al coro di voci invocano uno alla volta) “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”... “pietà”...

Spengono le torce. Qualche istante di silenzio.

1) Per lungo tempo mi sono ronzate le urla di disperazione che giungevano da quella maledetta "curva Z" dello stadio Heysel, dove il terrore aveva spinto decine e decine di persone a cercare salvezza calpestando chiunque incontrassero nella disperata fuga, ostacolate da una sparuta presenza di impotenti poliziotti belgi.

2) Immagini indelebili.

3) Un fuggi fuggi che ha tramutato la festa in un eccidio senza precedenti in uno stadio obsoleto della civile Europa.

4)  Le forze dell'ordine entrano in azione con ritardo.

5) L'ho immediatamente riconosciuto dal maglione a rombi colorati, quando l'ho visto adagiato su quella transenna, mi sono precipitato a )soccorrerlo: respirava ancora. Ma quando stavo per liberargli la faccia dal pullover un poliziotto, dopo avermi gridato "via,via", mi assestò una manganellata alla nuca. Persi i sensi e quando mi ripresi la barella di Mario era sparita.

6)  "Ci sono dei morti" …

7)  Fu la prima frase che cominciò a circolare in tribuna stampa.

8) I dieci poliziotti, dico dieci, presenti nel momento in cui sarebbero dovuti essere centinaia, erano stati spazzati via.

9) Sul prato, mentre in teoria la partita si sarebbe dovuta iniziare, ora caracollavano gli agenti a cavallo: presidiavano chi e che cosa, adesso?

10) Sui fatiscenti gradini arrossati del "settore Zeta" e ai bordi del campo si raccoglievano cadaveri e intanto era sbucato un pallone: qualcuno dei "superstiti" aveva, nonostante tutto, voglia di provarci.

11)  Morte e pazzia.

1)  Dai sotterranei dello stadio continuano invece a passare soltanto barellieri, infermieri, medici e poliziotti.

2)  Quello che è diventato un improvviso bollettino di guerra parla adesso di trentotto morti.

3)  Quasi tutti italiani, moltissimi con la cassa toracica schiacciata contro i muri di recinzione, altri con la gola aperta dalle grandi punte metalliche che chiudono le transenne.

4)  Ma c'è una confusione indescrivibile, soprattutto panico.

5)  Lo stadio Heysel è praticamente assediato dalla polizia.

6)  Dovunque piccoli ospedali da campo improvvisati, gente sanguinante, sconvolta, gente che si cerca, si chiama.

7)  La piccola infermeria dello stadio è letteralmente scoppiata in pochi minuti.

8) Vi hanno portato un morto dopo l'altro e uno dopo l'altro veniva fatto scomparire nel fondo di ambulanze che continuavano ad arrivare da tutta la città.

9) Assurdamente, con atti di fede e di disperazione, molti morti sono stati portati via, avvolti nelle bandiere bianconere della Juve.

10) Gli scampati alla tragedia si rivolsero ai giornalisti in tribuna stampa perché telefonassero in Italia, per rassicurare i familiari.

11) Tanta gente metteva bigliettini con numeri di telefono in mano ai giornalisti, implorando che chiamassero casa per dire: "suo figlio è vivo”, “suo marito sta bene".

1)  E così andò.

2)  Dalla tribuna partirono telefonate in tutta Italia.

3)  Ancora non esistevano i cellulari e le mail.

4)  Tutti morirono per schiacciamento, soffocando, calpestati.

5)  I morti furono 39, dei quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. 600 feriti.

6)  Davanti alla tribuna stavano i morti in fila, i morenti, i feriti.

7)  Le transenne vennero usate come barelle da medici che tentavano tracheotomie.

8)  C'era tanto sangue, e gole aperte.

9)  Assurdi gendarmi a cavallo andavano su e giù roteando i manganelli come in una comica di Ridolini.

10)  Allo stadio arrivò l'Avvocato Agnelli: fermarono l'auto sotto la tribuna, gli dissero cos'era successo.

11)  Lui tornò in macchina e ripartì.

1)  Invece suo figlio Edoardo era rimasto sul prato, come inebetito.

2) "Non riuscivamo a distoglierlo dall'orrore, alla fine l'ho fatto rientrare negli spogliatoi urlandogli di non muoversi di lì".

3)  Ricorda Boniperti.

1) "Io li ho visti i morti, tutti in fila all'obitorio come in guerra. Me li ricordo i Casula, papà e figlio, uno vicino all'altro. Me li ricordo tutti. E non volevo giocare: mi dissero che non si poteva, che altrimenti sarebbe stato un disastro anche peggiore.

4)  La tv diede l'esatta misura della mostruosità, ma sul posto le cose erano diverse.

5) I tifosi avevano capito, però non potevano sapere dei 39 cadaveri.

6) La disputa della partita, affidata all' arbitro svizzero Daina, rimase a lungo in dubbio: voleva giocarla il Liverpool, era contraria la Juventus.

7)  Poi si udì dall'altoparlante una specie di sospiro.

8)  La voce di Gaetano Scirea.

Registrazione audio del messaggio alle tifoserie letto da Scirea prima dell’incontro.

9) Dall'altra parte dello stadio i tifosi juventini del settore N e tutti gli altri sportivi accorsi allo stadio sentirono le voci dello speaker, dei capitani delle due squadre che invitavano alla calma ed in pochi capirono quello che stava realmente accadendo.

10) Si decise di giocare ugualmente la partita: la decisione fu presa dalle forze dell'ordine belghe, per evitare ulteriori tensioni.

11)  L' orologio correva sul più incredibile degli scempi.

1)  Calcio d' inizio alle 21,43 per scongiurare il peggio del peggio.

2)  Alle 21.39 le due squadre scendono in campo.

Riprendono i cori di incitamento delle tifoserie di Juventus e Liverpool.

3) Sono adesso le 21,40. Dentro lo stadio è tutto così tornato assurdamente normale che le squadre stanno perfino entrando in campo.

4)  Fuori tre grandi tende allargano sempre più l'ospedale di questa battaglia del calcio.

5)  La verità è che nessuno sa come far uscire cinquantamila nemici dallo stesso luogo senza altri incidenti.

6)  Si dice che stia arrivando l'esercito.

7) La partita sarebbe solo un grottesco tentativo per prendere tempo.

8) Mentre si gioca, l'altoparlante annuncia messaggi strazianti.

9) Nomi su nomi che cercano, gente che si dà appuntamenti disperati immersa nella paura che non verrà nessuno.

10) Lo stadio è ormai presidiato.

11) Nessuno può muoversi dal proprio posto, in qualunque settore.

1) Fuori, centinaia di camion e cellulari continuano a scaricare agenti.

2) Fuori centinaia di feriti sono stati portati in dieci ospedali tra la città e la provincia.

3) Nella curva del massacro sono rimasti adesso soltanto i resti della tragedia.

4) Documenti, sciarpe, bandiere, vestiti stracciati, scampoli di vita che non appartengono più a nessuno.

5) Ma intanto si gioca.

6) Impossibile sapere se avrà una qualche ufficialità.

7) C'è da augurarsi di no per quello che di umano resta in questa notte di pazzia.

8) L'incontro fu disputato in un'atmosfera surreale, con le notizie che si susseguivano ed i giocatori stessi ignari di che proporzione avesse assunto la tragedia.

9) "Io parai tutto, come in trance", dice Stefano Tacconi. Non ricordo niente, solo una concentrazione che non era normale, era di più. Dentro avevamo cose che non si spiegano, non si raccontano e non si conoscono". Nella tragedia dell'Heysel si gioca la partita come nulla fosse. E mentre Boniek cade in area e Platini realizza il rigore, la radio annuncia i primi nomi dei morti.

10) "Fu una partita vera"

11)  Disse e ripeté Boniperti, e non ha neanche torto.

1)  Perché c'era una lastra di vetro tra le squadre e il mondo, un vetro imbrattato di sangue e molto molto spesso. Si stava là dietro come per proteggersi, per illudersi che non fosse vero.

2) Vince 1-0 la Juve, gol di Platini su calcio di rigore.

3)  Quando la partita finisce si scatenano scene di entusiasmo.

4)  Platini e qualche altro fecero il giro del campo.

5)  "Quando al circo muore il trapezista, entrano i clown" disse Michel Platini.

6)  Allora sembrò una bestemmia, invece era qualcosa di assai più orribile e definitivo.

7)  Era la verità.

8)  La coppa dei Campioni venne consegnata alla Juventus negli spogliatoi.

I cori dei tifosi Juventini e inglesi sfumano. 

9) Scrisse l’Osservatore Romano il giorno dopo la tragedia: «L' uomo è stato tremendamente offeso anche dopo che i tanti Caino sparsi sulle gradinate lo avevano ammazzato. Per calmare i Caino non si è rispettato il sangue degli Abele: si è giocato mentre i morti erano ancora lì scomposti nella violenza appena subita. Si è tifato, si è gioito in una giornata in cui tutti e tutto sono stati sconfitti».

10) Tre gradi di giudizio cercarono di attribuire le responsabilità.

11) Risultato ?

1) Condannati 13 hooligans

2) Cinque anni con la condizionale.

3) Il capitano della gendarmeria Johan Mahieu.

4) Tre mesi con la condizionale.

5) Il presidente della Federcalcio belga Albert Roosens

6) Sei mesi con la condizionale.

7) Il segretario generale dell'Uefa Hans Bangerter.

8) Tre mesi con la condizionale, 30 mila franchi, 500 euro di multa.

9) Neanche sfiorati i principali responsabili…

10) Il presidente dell' Uefa…

11) Il sindaco di Bruxelles…

1) Il ministro degli Interni belga…

2) Però almeno la sentenza ha fatto giurisprudenza.

3) Prima l'Uefa arrivava, incassava (l'83 per cento in quel caso) e spariva.

4) Ora è ritenuta responsabile degli eventi col proprio marchio.

5) Infatti sta più attenta.

6) Nel 2000 lo stadio Heysel fu raso al suolo e ricostruito con un nuovo nome.

7) Stadio Re Baldovino.

8) Al suo interno una targa commemorativa ricorda la tragedia del 29 maggio 1985.

9) I parenti delle vittime hanno fondato un Comitato.

10) In occasione del ventesimo anniversario della strage hanno presenziato alla cerimonia di inaugurazione del monumento di commemorazione delle vittime a Bruxelles, presieduta dal sindaco della capitale belga.

11) Negli stessi giorni le squadre giovanili di Juventus e Liverpool si sono affrontate in un match amichevole allo stadio Comunale di Arezzo, città di Giuseppina Conti e di Roberto Lorentini, due delle vittime.

Silenzio in scena.

I lettori, spengono le torce e siedono nuovamente al loro posto.

Entra l’attore, interprete del monologo, al centro della scena, facendo rimbalzare rabbiosamente un pallone per terra. Indossa una riproduzione della maglia numero dieci di Platini della finale all’Heysel del 29 maggio 1985.

Musica.

Incomincia ad accendere i 39 piccolissimi lumi di vetro posti per terra a formare un cuore.

Sfuma la musica lentamente.

 

(L' attore si volta verso il pubblico, esordendo dolcemente)

A Bruxelles, c’è un posto dove c’è sempre il sole.

Anche di notte, lì, all’Heysel, c’è sempre il sole.

A Bruxelles il sole accarezza una targa con 39 incisioni.

39 solchi bianchi indelebili come il dolore di chi non ritorna.

A Bruxelles c’era il sole in quel maledetto tramonto di maggio.

Allora sorella morte indossò l’abito rosso per le nozze di sangue allo stadio di tufo.

Alzò il suo calice colmo di affanni e di lacrime brindando alla vita che trasaliva.

E falciò ad arte fino a sera allineando in sacchi d’immondizia le sagome di poveri uomini.

(si blocca, inorridito, portando le mani in volto)

A Bruxelles, la notte si traveste di luci e corre ad inseguire i fantasmi di rimorsi mai domi.

Fin dentro i vicoli scuri di anime fiamminghe assolte soltanto dai diavoli.

A Bruxelles 39 sbuffi di luce si rincorrono felici come angeli sul prato verde dei campioni.

Stanno ancora tutti quanti lì, ad aspettare, quella partita che si non doveva giocare…

A Bruxelles il bianco e il nero sono i colori dei santi, senza un altare…

A Bruxelles l’oblio è una pertica che sale al cielo ricoperta dall’edera di chi li prega.

A Bruxelles, niente. Non successe mai niente. Nessuno ricorderà più niente. Niente…

Uno, due, tre, sei, dodici, quindici, diciotto, ventitré anni… Niente…Niente…

Di Bruxelles la memoria vale molto più di una vittoria…

Rumori in sottofondo dello stadio Heysel durante le telecronache di repertorio

  (Si dirige in mezzo al pubblico)

Urlavano feroci come animali in gabbia i barbari di Britannia.

A onde la rossa zizzania come un mare di ossessi s’infranse su reticolati da polli…

Ad un tratto il crollo dell’ultima parete tra fumi di polvere e fiumi di alcool…

Lupi assalirono agnelli, leoni le antilopi, faine sbranarono pulcini…

Neanche per un bambino di undici anni la misericordia di un dio

chiamato a dimora dell’inferno, perché lì, non c’era...

E se mai ci fosse, dov’era ?  In quel momento dove si nascondeva ?

Probabilmente, ancora una volta vi moriva…

Immagini corsare scagliate alla mente come pugnali….

Ammucchiati quegli stracci dai colori sgargianti fra mattoni e pali divelti.

Sciacalli che urinano su anime spente, pirati che depredano miserrimi trofei nell’orrore.

Balletti macabri e risa strafottenti di avvoltoi su sguardi senza più orbite…

Perdono ? Perdono ?! Ma quale perdono !!?

(scuotendo il capo) Perdono… Perdono…

(Guarda il pubblico in silenzio. Poi sentenzia, duramente.)

Perché il perdono non è una prerogativa per le bestie, ma per gli uomini…

(Si volta di scatto, contorcendosi su se stesso, come preso da un dolore lancinante)

L’odio corre più forte delle ombre dei sicari all’assalto mentre diserta anche la paura.

E chi non conosce armi fugge da una guerra mai dichiarata prima d’allora.

Eccolo... Satana... Lo distinguo nettamente nella ressa...

Imperare in forma di serpe...

A gozzovigliare ingordo di carni e di sangue…

Le povere anime fra le sue spire fatali assimilare all’eterno letargo…

Uomini e donne incastrati l’uno all’altro come tessere in un mosaico d’afflizione.

Intanto… Caricava la stupida milizia a cavallo i disperati profughi senza più itinerari.

Il prato misericordioso come un padre benevolo accoglieva i reduci dalla follia di altri…

Si accalcavano stremati corridori gli scampati alla mietitura della rozza falce…

Intanto dal cemento sgretolato di Babele si coglievano i fiori del delirio, già innaffiati dal sollazzo dei carnefici…

Si trasportavano a braccia manichini e pupazze in cui intentare di nuovo la vita....

Si allineavano decine di cuori disinnescati fra i calcinacci, ricusando la conta...

S’invocavano madri, s’inseguivano nomi, si violavano grembi di madonne nelle bestemmie…

Dialetti distanti mille chilometri fraternizzavano comprendendosi soltanto a forza di sguardi…

Bandiere s’improvvisavano al ruolo di sipari su capolavori senza più repliche.

Troppe quelle bandiere bianche e nere a posarsi lievi su quei sensi infranti.

Intanto, sgorgavano a fiotti dalle labbra, tra sputi e sangue, parole rese mute dal tormento…

Intanto, scorrevano fiumi di battute dalle telescriventi.

Intanto… Intanto…

Intanto, sciabolavano immagini dure i loro fendenti, senza più a resistergli commenti...

Intanto si formulavano numeri precoci quanto incerti per sperare e disperare oltre ad uno schermo.

Intanto… Intanto…

(cerca in mezzo alla platea i nomi che chiama ansiosamente)

Rocco ?! Bruno ?! Alfons ? Giancarlo ? Andrea ?!

Andrea ?! Piccolo cucciolo Andrea, avevi soltanto undici anni !

E Giovanni ? ! Avete visto suo padre, Giovanni ?

No, non è possibile… Anche lui sull’Acheronte…

E Nina ? Willy ?!! (urlando straziato) Giuseppina !?

No, non si può morire prima di compiere 18 anni… Giuseppina, cara…

E che ne è stato di Dirk , Dionisio, Jaques, Eugenio, Francesco…

Di Giancarlo, 20 anni ?! A vent’anni hai un mondo davanti…

E di Alberto, Giovacchino… Roberto…

(Si ferma a pensare un attimo…)

Roberto Lorentini ce l’aveva fatta, era già salvo come suo padre, era scampato alla furia rossa…

Ma era un medico, un vero medico non poteva scappare… Ritornò indietro a rianimare un bambino.

Gli soffiò vita fino al cuore… Fece a cambio con il suo. Onore ! Onore !

Tutti in piedi ! Onore !!

Memoria... Silenzio... Onore...

(Si ferma a pensare un attimo…)

Una medaglia d’argento al valor civile è un pezzo di metallo che non vale un solo gesto d’amore…

Svaniti nella calca si addormentarono Barbara e Franco, Loris e Gianni, Sergio, Luciano e Luigi.

Anche Benito che lasciò per sempre ai figli i suoi giocattoli…

E così anche Patrick, Domenico e Antonio, Claude Robert e Mario ammainarono le vele…

Non tornarono più a casa Tarcisio, Gianfranco e Amedeo, Mario, Tarcisio, Jean Michel, Claudio…

Heysel, settore Z, uomini e donne all’ ultima curva, capolinea di tutti gli affanni e le speranze.

Bruxelles, salotto buono della grassa Europa, un viaggio senza ritorno…

39 Amori dilaniati dai cani…

39 Angeli per chi non li ha dimenticati…

39 volte urlando non basterebbe l’invocazione perdonateci…

(urlando, progressivamente sempre più forte, ma scandendo con precisione le parole)

Perché a Bruxelles il rumore sordo di gente, straziata e contorta di ossa fra pietre e lamiere dopo il clamore di qualche giorno fece rima con niente.

Perché a Bruxelles, niente. Non successe mai niente. Nessuno ricorderà più niente. Niente… Niente !!!

1, 2, 3, 6, 12, 15, 18, 24 anni… Niente !! Niente !!

Queste mie urla squarcino il silenzio davanti a chi non ebbe d’improvviso più voce !

Allora urlerò al mondo intero che soltanto la vergogna fu davvero la padrona in campo…

Allora non tacerò neanche il ribrezzo per quella signora soggiogata dal piacere mentre si ricomponevano poveri cristi i suoi figli, nei sudari delle nostre bandiere…

(placandosi, affannato, dolcemente)

Michel disse che a Bruxelles il circo andò avanti di rigore, con gli animali, ma senza più acrobati…

La notte sorprese ancora in mutande buffoni in pista a sorridere di mestiere.

Poi si spensero anche gli ultimi fari sulla mattanza ed almeno le tenebre furono coerenti.

(Ritorna verso il centro della scena)

A Bruxelles hanno demolito il colosseo, dopo la strage.

A Bruxelles persino Nerone se la cavò con la condizionale…

Qualcuno lasciò cadere dall’alto in basso trenta denari…

Ma a pagare veramente furono solo i familiari…

A Bruxelles, c’è un posto dove c’è sempre il sole.

Anche di notte, lì, all’Heysel, c’ sempre il sole.

A Bruxelles il sole accarezza una targa con 39 incisioni.

39 solchi bianchi indelebili come il dolore di chi non ritorna…

39 come gli angeli che volteggiano festanti là in alto per sempre…

A Bruxelles da quel giorno il cielo è bianconero…


Musica.

Spegne tutti i lumini che ha acceso, dando le spalle al pubblico.

Sipario.

 

 

 



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You may report works dedicated to the Heysel stadium tragedy by sending an email to: postmaster@saladellamemoriaheysel.it

Vous pouvez signaler des ouvrages consacrés à la tragédie du Heysel en envoyant un courriel à: postmaster@saladellamemoriaheysel.it

Sie können berichten gewidmete Werke der Heysel-Stadion Tragödie, indem Sie eine E-Mail an: postmaster@saladellamemoriaheysel.it

Usted puede informar los trabajos dedicados a la tragedia del estadio Heysel por escrito a postmaster@saladellamemoriaheysel.it

 

 


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