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LIBRI e HEYSEL 2022
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HET HEIZEL DRAMA  2022  Jean-Philippe Leclaire
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Diciassette anni dopo l'edizione originale francese e sedici anni dopo la traduzione in italiano, è appena uscita in Belgio la versione fiamminga del mio libro di indagini sull'Heysel. Prima molto presto la prima trasmissione della serie TV documentario ispirata al libro "La tragedia di Heysel" sui canali belgi RTL e VTM. © Fotografie: Jean-Philippe Leclaire - Tonavenir.net

LA RICOSTRUZIONE

Heysel, la strage diventa una docuserie

di Francesco Fredi

La tragedia consumatasi allo stadio Heysel di Bruxelles la sera del 29 maggio 1985 nel prepartita della finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool ritrova analisi storica e attualità nella docuserie "The Heysel Tragedy" in concorso oggi nella sezione Progressive Cinema del penultimo giorno della diciassettesima Festa del Cinema, di Roma.

Le prime due puntate dell’inedito documentario (nel 2005, dopo alcuni audiovisivi italiani autoprodotti, uscì invece "Heysel: the Day Football Died" di Brian Henry Martin) proiettate in anteprima stamane ricostruiscono cause, eventi e testimonianze sulla morte di 39 persone - 32 delle quali italiane, fra i quali i bresciani Tarcisio Salvi e Domenico Ragazzi - che perirono nella calca del crollo di un muro, sotto la spinta degli attacchi degli hooligans, nel settore Z del fatiscente impianto sportivo. La serie prodotta in 6 episodi da 55 minuti dalla belga Scope Pictures e dall’italiana Palomar andrà poi in tv su rete o streaming ancora da stabilire. L’hanno diretta Jan Verheyen, Jean-Philippe Leclaire (autore nel 2005 di "Le Heysel, une tragédie europeenne" uscito in Italia nel 2006 per Piemme col titolo "Heysel. La tragedia che la Juventus ha cercato di dimenticare") ed Eddy Pizzardini. Hanno raccolto fatti e ricordi approfondendo anche i tanti lati oscuri della disorganizzazione che favorì la strage e causò anche 600 feriti. La troupe ha girato anche in Italia in alcuni luoghi natali delle vittime; come l’allora 44enne Domenico Ragazzi, di Ludriano di Roccafranca, e il 49enne Tarcisio Salvi, titolare della pizzeria Cucca a Brescia, le cui spoglie riposano al cimitero di Borgosatollo. Salvi, figlio di emigrati in Belgio, proprio a Bruxelles aveva conosciuto Marie Jeanne "Marisa" Andries, poi sua moglie e madre dei loro 4 figli, che, pur 85enne, nel maggio 2021 esprimeva dolente testimonianza. Sul tema-Heysel opera l’Associazione dei Familiari Vittime Heysel, anche attraverso il museo virtuale multimediale www.saladellamemoriaheysel.it

22 ottobre 2022

Fonte: Giornaledibrescia.it

© Video: Mariella Dei (Zenith Magazine)

THE HEYSEL TRAGEDY - Alla Festa di Roma in anteprima

La docuserie di Jean-Philippe Leclair e Jan Verheyen THE HEYSEL TRAGEDY, su una delle più grandi tragedie avvenute in uno stadio di calcio, prodotta da Scope Pictures e Palomar, sarà presentata in anteprima italiana con i primi due episodi in chiusura della Festa del Cinema di Roma sabato 22 ottobre alle 11.30 al Teatro Studio Borgna.

La sera del 29 maggio 1985, a Bruxelles, al vecchio e cadente stadio dell’Heysel, è in programma la finale di Coppa dei Campioni di calcio tra il Liverpool, il club inglese più titolato nelle competizioni internazionali e già detentore del trofeo, e la Juventus, il club più importante e vincente d’Italia. La grande festa dello sport tuttavia – attesa da 400 milioni di tifosi e appassionati da tutto il mondo – si trasforma all’improvviso in una carneficina, che conta 39 morti e centinaia di feriti. Ma come avviene l’escalation? Quali elementi contribuiscono a provocarla ?

A scatenare il caos sono gli hooligans inglesi, che prima della partita, da ubriachi, caricano il famigerato settore Z, dagli organizzatori riservato ai tifosi neutri ma in realtà occupato da tifosi juventini non appartenenti al tifo organizzato: famiglie, professionisti, gente pacifica che vuole solo godersi uno spettacolo sportivo. L’effetto di queste cariche genera il panico tra gli italiani che si danno alla fuga accalcandosi verso il muro che delimita il settore Z, che cade a pezzi e non è ben presidiato dalla polizia. Con l’inevitabile crollo della struttura, 39 tifosi, quasi tutti italiani, perdono la vita schiacciati e soffocati dalla folla. Sembra l’epilogo anticipato e tragico di una serata maledetta, ma non è così. Per evitare che le voci sulla morte degli innocenti si sparga e che fuori dallo stadio vada in scena una battaglia urbana tra ultras, la Uefa e le autorità belghe obbligano Juventus e Liverpool a disputare la partita, un match tesissimo e vero, giocato in un’atmosfera drammatica, che finirà con la vittoria della Juventus grazie a un rigore discusso e servirà alle forze dell’ordine per riprendere il controllo del territorio e limitare i danni.

La docuserie "The Heysel Tragedy", di Jean-Philippe Leclaire e Jan Verheyen è l’opera definitiva su una delle più grandi tragedie mai avvenute in uno stadio di calcio, un accadimento che ha cambiato per sempre la storia degli eventi sportivi europei e ha spinto l’allora primo ministro inglese Margaret Thatcher ad affrontare e risolvere una volta per tutte la piaga sociale degli hooligans.

In 6 episodi di circa 55 minuti, "The Heysel Tragedy" ricostruisce una volta per tutte l’incredibile sequenza di eventi avversi che hanno portato al disastro finale, coinvolgendo tutte le parti in causa e ascoltando le testimonianze dirette dei protagonisti di quella tragica giornata, e va a caccia del sottilissimo confine che esiste tra colpa e responsabilità.

Grazie all’oggettività e all’efficacia del racconto corale, dopo 32 anni, "The Heysel Tragedy" raccoglie e rappresenta l’intero ventaglio di sensazioni legate a uno degli eventi della storia europea che più di altri ha finito per sedimentarsi nell’immaginario di intere generazioni: il freddo distacco della Uefa, che scelse uno stadio fatiscente per disputare una gara così importante; l’impreparazione delle autorità belghe, che attuarono un piano di sicurezza farraginoso, disorganizzato e inadeguato; il coinvolgimento controverso delle società di calcio, che furono costrette a scendere in campo per ragioni di pubblica sicurezza; le emozioni contrastanti dei calciatori di Liverpool e Juventus, protagonisti involontari di uno spettacolo surreale in grado di trasformare il gioco in dramma. E naturalmente, la sofferenza delle vittime, che hanno perso amici e familiari, in opposizione al senso di colpa dei colpevoli, inestirpabile e atavico rumore di fondo, prezzo di un risarcimento che non potrà mai avvenire.

"The Heysel Tragedy" è una serie documentaria di Jan Verheyen e Jean-Philippe Leclaire con Eddy Pizzardini, adattata dal libro "Heysel, una tragedia europea" scritto da Jean-Philippe Leclaire, prodotta da Scope Pictures e Palomar, in coproduzione con Max Rockatanski, RTL BELUX, con la partecipazione di Wallimage e il sostegno di Tax Shelter du Governement fédéral belge tramite SCOPE INVEST e Fonds Audiovisuel de Flandre (VAF)

21 ottobre 2022

Fonti: Cinemaitaliano.info - Corrieredellosport.it

© Fotografia: Jean-Philippe Leclaire

Festa del cinema

"The Heysel Tragedy" in anteprima mondiale

La Festa del Cinema di Roma presenterà in anteprima mondiale la docu-serie The Heysel Tragedy di Jan Verheyen e Jean-Philippe Leclaire con Eddy Pizzardini. I primi due episodi saranno proiettati sabato 22 ottobre alle ore 11.30 al Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

The Heysel Tragedy porta sul grande schermo le drammatiche vicende avvenute il 29 maggio 1985 in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus, che causarono la morte di 39 persone, approfondendo le conseguenze per le famiglie coinvolte, per il mondo del calcio e per lo sport in generale. La serie, in sei puntate, è ispirata al libro "Heysel. La tragedia che la Juventus ha cercato di dimenticare" di Jean-Philippe Leclaire, edito in Italia da Piemme. The Heysel Tragedy è prodotta da Scope Pictures e Palomar, in coproduzione con Max Rockatanski, RTL BELUX, con la partecipazione di Wallimage e il sostegno di Tax Shelter du Governement fédéral belge tramite SCOPE INVEST e Fonds Audiovisuel de Flandre (VAF).

21 ottobre 2022

Fonte: Romacinemafest.it (Testo © Fotografia)

© Video: Teletruria.it

Al Festival di Roma la notte dell'Heysel. Nasce una serie tv

Le puntate, per ora destinate a Francia e Belgio e poi sulle nostre piattaforme, saranno presentate in chiusura. Tra i protagonisti i familiari delle vittime aretine. Dal libro di Caremani a quello del vicedirettore dell’Equipe.

Arezzo, 12 ottobre 2022 - L’incubo dell’Heysel rivivrà sul grande schermo del Festival di Roma: festival che in realtà è una festa ma è duro chiamarla con il suo nome davanti al ricordo di quella notte da incubo. Una serie: una serie Tv stile documentario, serrata come solo la vita vera sa essere. Il racconto a puntate di quelle ore, di quel 29 maggio del 1985. E Arezzo è una delle protagoniste, purtroppo, di quelle ore. "Sono stato intervistato a lungo e con me i parenti di chi è morto in quello stadio": ce lo racconta Andrea Lorentini, nostro prezioso collaboratore e presidente del comitato che da allora raccoglie le vittime. Lui, il figlio di Roberto, medico con il foglio di assunzione in tasca da poche ore: vittima ed eroe di quella notte, avendo rinunciato al punto sicuro nel quale si era rifugiato, ai bordi di quella curva Z che affolla da allora gli incubi dei tifosi juventini, per salvare un bambino. È il protagonista quasi assoluto di una delle puntate di quella serie: si intitolerà "La tragedie du Heysel" ed è tratta in gran parte dal libro di Jean-Philippe Leclaire, uomo di sport, essendo il vicedirettore dell’Equipe, la Bibbia degli appassionati. Ne firma anche la regia insieme a Jan Verheyen e ad Eddy Pizzardini. Ed è proprio lui a risponderci da Parigi per confermare la notizia. "Sì, le prime due puntate della serie saranno proiettate a Roma". C’è anche la data: sabato 22 ottobre alle 11.30. Nel gran finale di un Festival che proprio quel giorno, recuperando finalmente i premi, designerà i vincitori. È una serie e quindi fatalmente fuori concorso. Ma di enorme impatto. Amplificato dalla sala della proiezione, l’auditorium del Teatro Studio Borgna, l’angolo più intimo tra le grandi sale dell’evento romano. Su quella parete non sfilerà solo il volto di Andrea: ci saranno anche due suoi cugini, Andrea e Gianni Stazio, presenti in quella notte. Lorentini no, aveva appena tre anni e avrebbe scoperto con il tempo cos’era successo. E ci sarà Giovanni, il fratello di Giusy Conti, l’altra vittima aretina: frequentava il Liceo Classico, era partita con l’entusiasmo dei 17 anni, senza immaginare che non sarebbe tornata. E c’è la testimonianza di Francesco Caremani, autore di "Heysel, le verità di una strage annunciata", lo straordinario libro scritto su quella storia, denunciandone anche le infinite contraddizioni. E tra i volti aretini c’è quello di Paolo Ammirati, uno degli avvocati del collegio di parte civile che rappresentava le vittime di quello stadio. In tutto 52 interviste, compresa la testimonianza di chi non c’è più, Otello Lorentini, il padre di Roberto, con lui all’Heysel anche se non tifava Juve. Quella sera costò la vita a 39 persone. Il film prova a rendere loro l’ultimo omaggio: l’omaggio della verità.

12 ottobre 2022

Fonte: Lanazione.it

© Fotografia: Jean-Philippe Leclaire

"LA TRAGÉDIE DU HEYSEL"

di Francesco Caremani

"La tragédie du Heysel" è una produzione franco-belga che andrà in onda in sei puntate su RTL-TVI, emittente privata in lingua francese con sede in Belgio e Lussemburgo, a partire dal 18 ottobre; le prime due puntate dovrebbero essere presentate in anteprima al Festival del Cinema Di Roma, 13-23 ottobre.

La serie è tratta dal libro di Jan-Philippe Leclaire, vice direttore de L'EQUIPE, "Le Heysel: Une tragédie européenne", probabilmente il libro più importante sulla strage di Bruxelles del 29 maggio 1985, nella quale morirono 39 persone: trentadue italiani, quattro belgi, due francesi e un nordirlandese; juventini e no. Chi mi conosce sa cos’è per me l’Heysel, conosce il mio libro e la mia ricostruzione della vicenda tramite gli occhi e la lucidità di Otello Lorentini, in quanto testimone oculare, il quale perse l’unico figlio Roberto - medaglia d’argento al valor civile, per essere morto tentando di salvare un connazionale - sugli spalti della curva Z e che costituì l’Associazione dei familiari, facendo condannare l’Uefa - con una storica sentenza - oltre che alcuni hooligan e un poliziotto responsabile della sicurezza. Chi ha letto il mio libro sa quello che c’è da sapere, per chi vuole affrontare la realtà dei fatti e non raccontarsi frottole. Cosa ne penso della serie televisiva ? A mio modo di vedere c’è tutto, dalla strage al processo - nello specifico una ricostruzione minuziosa - grazie anche alla presenza dell’avvocato Daniel Vedovatto. Sono state fatte 52 interviste e ci sono immagini, per me, inedite. Ovviamente non si può impedire agli "altri" di parlare e di dire la loro, mentre cercano di nascondersi dietro un dito - in particolare gli hooligan inglesi (ladri oltreché assassini, fateci pace…) e i poliziotti che cercano di mondare le proprie colpe con qualche bugia e alcune inesattezze - però colpe e responsabilità vengono fuori in maniera netta e inequivocabile, grazie al lavoro di Jean-Philippe Leclaire e al montaggio della produzione. Io penso che questo lavoro sia molto importante e per certi aspetti definitivo, una pietra miliare nella memoria dell’Heysel, una memoria che in Italia, a parte il mio libro e la rinata Associazione dei familiari - grazie ad Andrea Lorentini - non c’è stata mai occasione di fare in maniera così approfondita. Non sarà facile per alcuno e alcuna guardarla, è stata oggettivamente dura vederla in anteprima. Cosa altrettanto importante, l’Associazione dei familiari ha un ruolo centrale e viene fuori tutto nella sesta e ultima puntata, grazie al lavoro, in questi anni, di Andrea Lorentini. Dobbiamo essere fieri di lui e di coloro che hanno aderito, perché mai come prima, dai tempi della sentenza che condannò l’Uefa e di Otello Lorentini, è stata così forte la presenza dei familiari nel racconto dell’Heysel; fateci caso, spesso chi parla di Heysel, a vanvera, non parla mai dei morti e dei familiari. Certo, ci sono affermazioni che faranno stare male e altre che faranno arrabbiare, ma dovete guardare la serie nel suo complesso: è fatta giornalisticamente molto bene, davvero molto bene. Palomar dovrebbe distribuirla anche in Italia, ma ancora non ci sono certezze. Credo che sarebbe clamoroso se alcuna, tra emittenti e piattaforme, decidesse di non mandarla in onda. Se ci riusciranno sarà un evento storico, altrimenti niente di nuovo rispetto a ciò che ho sperimentato di persona, umanamente e professionalmente, in vent’anni di memoria. A me, alla fine, è toccata la parte del cattivo, mi ci vorrà la scorta dopo che sarà andata in onda - in Toscana, in Italia e in Inghilterra - ma va bene così. Onorato di avere scelto sempre una parte, quella dei familiari delle vittime dell’Heysel e dei loro cari. "La memoria è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere", cit. (NDR: Gustav Mahler)

10 ottobre 2022

Fonte: Facebook (Pagina Autore)

© Fotografie: Jean-Philippe Leclaire

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