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Lettere Aperte
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TIFOSI e TIFOSERIE 

TIFOSI e TIFOSERIE

Da Paolo Simionato (Rifiuti sotto Targhe in memoria Heysel)

Franco Ossola, Storico Torino Football Club

Giampaolo Muliari, Direttore Museo Grande Torino

Liverpool Football Club e Suoi Tifosi

Andrea Leonetti (Incidenti "San Paolo" Napoli)

Armando Colotta (Tifoso Viola, Firenze)

Tifosi della Fiorentina, Città di Firenze (Gemellaggio Liverpool)

Curva Fiesole, Stadio "Artemio Franchi" (Gemellaggio Liverpool)

Wez Edwards (Petizione Sala Memoria Anfield Road)

To Liverpool Sportsmen (Heysel and Hillsborough: united by grief)

Da Paolo Simionato, Tifoso Juventus a Bruxelles

 Oggetto: Segnalazione Rifiuti sotto Meridiana Heysel

4.10.2017 "In merito a quanto pubblicato dal giornale Tuttosport e da voi segnalato, riguardo alla mancanza di rispetto verso le vittime dello stadio Heysel, vi invio volentieri alcune foto scattate domenica scorsa al termine della Belfius Bruxelles Marathon da me disputata e dedicata alla memoria dei nostri tifosi deceduti in occasione della maledetta finale. Mai l'ignoranza e la superficialità di pochi trogloditi supereranno l'affetto e la sofferenza, ancora viva nei cuori dei veri tifosi juventini. Sarebbe bello poter dare risalto anche a chi nel più totale anonimato compie gesti, a mio parere, degni di nota".

Fonte: postmaster@saladellamemoriaheysel.it

Fotografie: Giampaolo Muliari - Paolo Simionato

NDR: Il quadro è opera di Giampaolo Muliari, artista e direttore del Museo del Grande Torino

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 

A Franco Ossola, Storico Torino Football Club

Oggetto: Articolo "Una scelta che non condivido" (Toro.it)

(Lettera aperta a Franco Ossola, figlio del grande calciatore del Torino caduto a Superga, in risposta al suo articolo sulla Mostra Heysel-Superga organizzata nel Museo del Grande Torino a Grugliasco)

"Glielo dica negli occhi"

Gentilissimo Sig. Franco Ossola,

ho scelto di risponderle qui da casa mia, prima di ricevere generosa e cortese ospitalità nelle stanze del museo dove è onorata anche la memoria del grande campione che è stato suo padre, in una squadra indimenticabile, cara a tutti e vanto di una nazione ferita in ripresa dall’apocalisse di una guerra mondiale.

Dalla sua premessa la morte metterebbe da subito a tacere qualunque obiezione di merito perché, così come scrive molto bene nel suo articolo, al suo cospetto "non ci sono parole che tengano e si è tutti affratellati ed uniti".  Di seguito, però, le è sfuggita un poco la mano insieme al garbo ed alla ragione e dalla sua penna son partiti gli schizzi di un tono altero anche nei confronti di chi, al di là delle "dinamiche" differenti e del tempo trascorso, ha pianto nella disgrazia i suoi cari per una partita di pallone, altrettanto come lei e la sua famiglia.

Al fine di sostenere il suo educato dissenso per una mostra che "oserebbe accomunare gli eroi invincibili di Superga" ai poveri cristi dell’Heysel, dimenticati purtroppo da tutti, espone a contrasto "le imprese memorabili" del Grande Torino alle "volgari brutalità" di Bruxelles, "un destino epico" alla "becera assurdità della violenza umana".  Dunque crea una scala di valori nella quale i morti non sono tutti uguali, ma educano soltanto quelli che scrissero "le imprese memorabili sul campo", tali da meritare un onorevole ricordo solenne. Profondamente, me ne dolgo... E non è certamente una questione di pietismo, né di "pietas", un sentimento ormai in estinzione, svuotato dei valori nobili, poco più d’ una parola tronfia da tirare fuori nei salotti importanti…

Qui stiamo parlando di morti ammazzati per una partita di pallone, tornati a casa in una bara, proprio come suo padre, e se per lei è giusto creare aristocrazie meritorie fra i morti per il calcio o del calcio, penso che contribuirà anche lei ad avallare il pregiudizio e il tornaconto infame di quei tifosi che in nome della propria bandiera già al prossimo derby mancheranno di rispetto alla memoria di suo padre ed a quella dei 39 caduti di Bruxelles.

Caro Sig. Franco, la Memoria non è fatta a scale, scenda giù fra noi comuni mortali e venga domenica 16 febbraio all’inaugurazione della nostra mostra provando a guardare in faccia chi a Bruxelles ha perso tutto… Glielo dica negli occhi che "non è giusto confondere le cose" e che "sono due esperienze da non affratellare"… Perché, vede, per loro ognuno dei propri cari rappresentava una leggenda…

Qualcuno disse, scrive, che siamo cugini. Si sbaglia, di grosso, perché l’umanità ha un solo grado di parentela, siamo tutti fratelli.

Si adegui.

Cordialmente.

9 febbraio 2014

Domenico Laudadio

Custode Museo Virtuale Multimediale www.saladellamemoriaheysel.it

La risposta di Franco Ossola

Cortese signor Laudadio,

ricevo, tramite la redazione di Toro.it, la sua lettera.

Come sempre, quando ci si esprime in merito a qualcosa, qualunque sia il tema, ci si espone - ma è giusto che sia così - alle opinioni altrui nel bene e nel male.

E ciò, ovviamente, tanto più accade quanto più il tema affrontato si presenta arduo.

Non sono mai salito da nessuna parte, né su alcun piedistallo come lei crede che abbia fatto e non credo né di essere protervo né tanto meno altero, come lei mi giudica.

Comprendo appieno la sofferenza e il dolore ingiusto di coloro che hanno patito il terribile lutto dell’Heysel. Chi ci passa lo sa e non può, su questo piano, che condividere.

Non mi sono detto favorevole all’iniziativa perché ho avvertito dentro di me, forse per negligenza o ottusità, una sorta di stridore, una difficoltà a vincere un’inerzia forte che non mi ha consentito di rappacificare dentro di me questa situazione, questo accostamento.

Ritengo che ognuno di noi abbia una propria sensibilità che, al di là di ragionamenti e parole, suggerisce, sussurra modi di essere e atteggiamenti. Credo che il tutto si riconduca alla fine a questo, senza pregiudizi o mala fede, così.

Né, d’altra parte, mi sento assolutamente solo in questa sensazione. Apprezzo quanto lei fa per la giusta causa dell’Heysel, per tener vivo un ricordo che non deve mai affievolirsi e per tutto il resto (cosa che io cerco di fare da anni in merito al Grande Torino).

La ringrazio inoltre per la mano tesa e l’invito.

Abbia il mio più vivo apprezzamento e un caloroso, sincero saluto.

Con stima.

11 febbraio 2014

Franco Ossola (Figlio del calciatore del Grande Torino, caduto a Superga il 4.05.1949)

Replica a Franco Ossola e saluto

Preg.mo Franco Ossola,

la ringrazio veramente di cuore per la risposta e soprattutto per la sincerità con la quale ha voluto trasferirmi le sue sensazioni, ammettendone sinceramente persino i limiti. Comprendo benissimo il suo pensiero su certe dinamiche profondamente differenti che distinsero durante e dopo le vicende di questi due lutti, ma allo stesso tempo manifestandone conseguenze irrimediabilmente e crudelmente lesive per tutti.

Mi auguro possa superare nel tempo la distanza di qualunque remora a riguardo, affinché il dolore davvero ci renda tutti uomini migliori. E non mi sento affatto immune neanche io, mi creda, da questa severa lezione della storia e della vita, essendo rimasto orfano di madre in giovane età.

In verità, sono molteplici i colori del calcio a sedurre le nostre emozioni, ma una sola è la Memoria davanti alla quale inchinare tutte le nostre bandiere e i nostri trofei.

Allora camminiamo insieme, in nome della verità e per amore dei nostri cari.

Una calorosa stretta di mano.

11 febbraio 2014

Domenico Laudadio

Custode Museo Virtuale Multimediale www.saladellamemoriaheysel.it

Fotografie: Gazzetta.it - Franco Ossola - Domenico Laudadio

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 
Da Giampaolo Muliari, Direttore Museo del Grande Torino

 Oggetto: Alla cortese attenzione di Domenico Laudadio

Custode e ideatore www.saladellamemoriaheysel.it

Carissimo Domenico,

ho appena ultimato un pensiero rivolto agli angeli dell’Heysel… E ora mi rivolgo a te.

Di quella immane tragedia umana ne ho sempre sentito parlare velatamente. Il giorno della tragedia ero sotto le armi per il servizio militare (allora obbligatorio). Ero in Fanteria a Fossano e quella sera ero pure di guardia. Non vidi nulla e sentii anche poco. Oggi, a distanza di molti anni, grazie  al tuo meraviglioso sito curato con grande passione e amore, ho potuto approfondire nel migliore dei modi tutti i risvolti umani di quella drammatica vicenda. Ti ringrazio per questa opportunità. Spero sia di utilità per tanti e soprattutto per i giovani. Spero lo sia anche per i tifosi più accesi (di tutte le bandiere), che spesso (ahimè) offendono le memorie tragiche altrui.

Da alcuni anni ho l’onore e il piacere di dirigere il Museo del Grande Torino. Mi sono avvicinato a questo impegno di memoria una quindicina d’anni fa, dopo aver conosciuto Domenico Beccaria, Presidente dell’Associazione Memoria Storica Granata e, soprattutto, fraterno amico. Con lui e altri amici ho intrapreso un cammino umano meraviglioso. Oggi il nostro museo ha dieci anni di vita ed è un museo atipico, perché gestito in forma totalmente volontaria (nemmeno rimborsi spese). Abbiamo fatto tutto da soli, sostenuti unicamente da una incrollabile fede e amore verso la nostra storia (spesso dura e difficile). Torino Città e il Torino Calcio sono stati praticamente indifferenti al nostro operato. Non per nulla il nostro Museo si trova a Grugliasco, visto che l’allora sindaco Chiamparino (granata doc dichiarato….) non ci trovò dopo le Olimpiadi del 2006 uno spazio alternativo allo sfratto di Superga (altra vergogna).

In questi dieci anni abbiamo avuto il piacere di avere in visita il nostro illustre presidente solo una volta, due anni fa. Incredibile ma è così. Te ne sarai accorto bene anche tu quanto è difficile far emergere e valorizzare il valore della memoria… Ma noi non abbiamo mai mollato e oggi il Museo è la nostra isola felice.

Detto questo, dopo aver dedicato alcune ore al tuo sito, sento la necessità di ricordare gli Angeli dell’Heysel anche nel nostro Museo. Attualmente il nostro spazio espositivo è davvero esiguo. Siamo su una superficie museale di circa 700 metri quadri e sono tutti ormai strapieni di documenti e reperti. Non mi rimane, quindi, molto margine operativo ma qualcosa mi riprometto di fare. Contaci. Inoltre abbiamo all’orizzonte delle prospettive museali davvero importanti. Avrai sentito parlare anche tu della benedetta area dismessa del Filadelfia (lo stadio del Grande Torino demolito nel 1997, altra ennesima vergogna della città). Finalmente sembra concretizzarsi un suo recupero urbanistico e sta prendendo corpo l’idea di realizzarci, tra le altre cose, un’area importante come sede museale. Se così sarà noi ci trasferiremo all’area Filadelfia su una superficie di alcune migliaia di metri quadri. Oggi è solo un sogno ma siamo fiduciosi. Se questo sogno si avvererà e se avrò ancora il piacere e l’onore di poterlo dirigere sotto l’aspetto espositivo allora ti prometto che il ricordo per gli angeli dell’Heysel sarà ancora più significativo.

Nella speranza che questo sogno diventi realtà inizio a concentrarmi su quello che è oggi il nostro Museo. Preparerò un ricordo e poi ti scriverò. Ne parlerò con Mecu (Domenico Beccaria) e sicuramente avrò il suo appoggio totale. A riguardo la pensiamo allo stesso modo. Vorrei poterlo esporre per il 4 maggio, anniversario di Superga, oppure per il 25 maggio (cade sempre di sabato).

Sarà un bel ricordo e, soprattutto, un messaggio di fratellanza.

Ne abbiamo tutti bisogno.

Un sportivo e fraterno abbraccio.

Lainate, 16 gennaio 2013

Giampaolo Muliari

Direttore Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata

La risposta alla lettera di Giampaolo Muliari 

Carissimo Giampaolo,

avverto intimamente nelle tue parole il brivido della sincerità. E’ una lettera dedicata a me, ma, in fondo, estensibile a tutta la comunità bianconera e certamente rappresenta una delle maggiori gratificazioni che abbia mai ricevuto da quando mi occupo della memoria dell’Heysel.

Quando ti accorgi che il rispetto per la tragedia altrui scavalca con disinvoltura le mura dell’indifferenza, le nebbie dell’oblio o gli steccati delle fedi calcistiche, allora, vuol dire che esiste davvero nello sport un Amore più grande di tutto e di tutti che non distingue più fra i colori delle bandiere, le inimicizie insanabili, le cicatrici degli scontri fra ultras, i titoli asserviti dei giornali, le squallide contraddizioni della giustizia sportiva, la politica e l’economia che inquinano i valori sani del football.

Un uomo innamorato che non rispetta l’amore degli altri, in realtà, non è degno di amare neanche se stesso. Su quella collina di Superga e nella famigerata curva sbriciolata del settore Z dello stadio Heysel è sgorgato lo stesso sangue. Famiglie straziate dal dolore hanno ricevuto le medesime privazioni e umiliazioni nell’incolmabile vuoto di interminabili silenzi. Hanno pulito ed accarezzato lapidi, celebrato anniversari con lacrime e fiori freschi, dignitosamente, lontane da riflettori e rotocalchi, tramandando la tragica memoria a figli e nipoti.

Veder insozzare tutto questo immenso dolore con ignobili e crudeli scritte sui muri, da luridi striscioni negli stadi, nelle, oramai note, canzoncine di infami che si professano tifosi, è una vergogna impunita che si estende da una curva all’altra, di comune in comune, in un rosario di odio che genera soltanto altro odio.

Hai definito il vostro glorioso museo "un’isola felice"… Sai, Giampaolo, io ho sempre pensato che ogni uomo è un’isola, ma poiché la terra, il mare, fortunatamente si muovono, alcune distanze si possono abbreviare miracolosamente. Quello che ti propongo è un altro tuo bellissimo disegno da incorniciare per la data del 29 maggio nel vostro museo di Grugliasco, sotto al quale si possano portare fiori. Il soggetto ? Le due tragedie di Superga e dell’Heysel mischiate in una grande nuvola, così che i nostri martiri possano apparire assieme, come lo sono ora, nel cielo. Un piccolo segno semplice di fratellanza in un quadro.

Io auguro, sportivamente, al Toro di ricalcare di nuovo il "sacro suolo" del Filadelfia, di rimuovere quei ruderi dentro e fuori il campo, di ritornare presto l’avversaria alla pari degli anni ‘70, quando lo scudetto era soltanto roba della Mole… Assolutamente, le nostre squadre non potranno e non dovranno mai essere amiche sul campo, ci mancherebbe... Anzi, non tollerando le ipocrisie, mi auguro tanto continuino a darsele di santa ragione, nei limiti della correttezza, ad ogni derby ed i nostri tifosi a sfottersi, nei limiti dell’educazione...

Invece, in cielo, i nostri caduti inseparabili e fratelli,  lo sono già per l'eternità.

Onoriamoli degnamente, insieme.

Grazie.

17 gennaio 2013

Domenico Laudadio

Custode www.saladellamemoriaheysel.it

NDR: L'immagine è tratta da un'opera di Giampaolo Muliari dedicata ai campioni scomparsi di Torino e Juventus

Fotografie: Toro.it - Giampaolo Muliari - Domenico Laudadio 

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 

Al Liverpool Football Club e Suoi Tifosi

Oggetto: Open letter to LFC and fans

Beyond the wall

"Hypocrisy does not erase the sins of the fathers, but only truth will free their sons"

It's a long time I wanted to write, too many years, unfortunately, have passed. I would have preferred some of their relatives to do this, having more title and right, but, despite everything,  silence has dominated the pain of those who never accepted and the shame of those who should never have forgotten.

Meanwhile, in Hillsborough tragedy you have suffered the nemesis of an evil demon, mocking and cruel fate. We saw the poor disfigured faces of men and women on the barbed wire that resembled so much those of our fans with wide eyes taken away like sacks on Heysel barriers. Perhaps because, they actually were simply brothers.

We even enjoyed in 2005 those banners, those two-colour scarves and the giant scenery, plaques in the museum and on the wall of Anfield, those religious services and bells in the cathedral, the website dedicated to the memory of our 39 angels and those friendly matches. Everything nice, good and right, all according to your well-known British style.

But there is still something that after all this time puts us inexorably apart and will condemn us to eternal enmity, until you'll do justice to our victims through bravely unveiling their executioners' face. Those 39 martyrs of Brussels did not die because of the "collapse of a wall," and before that had not launched any object on the heads of the British fans.

They died instead because your fans had initially targeted them with rockets and bottles, with iron bars and stones torn from the stands, wildly assaulted them and brutally beaten, then  terrorized and driven to crush, choking each other, then robbed, ridiculed and humiliated, even when they were dead.

Alcohol and hooliganism turned in front of the whole world those "reds" in wild beasts, but you will still continue for a long time, maybe forever, to blame the rusty cage or the money greedy circus director, or even frightened italian fans, who stopped to blame them before the fragile barriers were smashed and they were savaged themselves.

Look truth completely in the face, once and for all...

I understand that the shame of Heysel will reign sovereign even more than your beloved Queen. I fully understand that this certainly will never be a legend to be passed down from father to son with pride ... But as it is written in the Bible: "The truth will set you free" and this hypocrisy of yours is a useless match that cannot protect yourself from the darkness of an atavistic guilt.

For Heysel victims, their loved ones, neither our hatred will be of any help, nor your inconsistency. Let us walk together side by side in the name of truth and celebrate together the memory of all our dead. The right word to fill the "kop" that night of April was not "friendship", but "forgiveness"...

Who is not willing to kneel down, is not worthy of pity...

Only in that moment our sportsmen will actually reconcile to each other as it has always happened in mankind history.

Cheer up, 38 families are waiting.

August 28, 2012

Domenico Laudadio

Multimedial virtual museum custodian www.saladellamemoriaheysel.it

Many thanks to Salvatore Costa for translating

References: Site Liverpool Football Club - Site Liverpoolecho.co.uk - Dalglish shock: "All'Heysel iniziarono i tifosi della Juventus, reagire è umano"

Fotografia: Liverpoolfc.com

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 

Da Andrea Leonetti, Juventus Club Andria

Oggetto: Lettera di Andrea Leonetti

Juventus Club "Avv. Giovanni Agnelli", Andria

"Vedi Napoli e poi muori"

Il racconto di una famiglia di tifosi pugliesi che dimostra quanto sia ancora diffuso l'odio nei confronti della tifoseria Juventina, in tutta Italia, nonostante il tributo di sangue versato all'Heysel, nonostante le promesse e le rassicurazioni della farisaica tessera del tifoso.

Gent.ma redazione,

ho deciso di scrivere questa nota con la speranza che tramite il canale televisivo e magari anche grazie ad una presa di posizione ufficiale da parte della società JUVENTUS venga diffusa e resa nota la grottesca situazione che ho vissuto con circa un migliaio di tifosi juventini domenica sera in quel di NAPOLI. Premetto che con tanto di tessera del tifoso sottoscritta anche per i miei due figli (uno dei quali minorenne), abbiamo partecipato con il nostro club di appartenenza (JUVENTUS CLUB DOC GIOVANNI AGNELLI - ANDRIA), alla trasferta napoletana con un pullman da 54 persone + un pulmino da 19 persone. Nel nostro pullman abbiamo ospitato amici juventini del club di Aosta che hanno raggiunto Bari in aereo e si sono aggregati al nostro gruppo. Alle ore 17.30 circa giungiamo al casello autostradale di Napoli dove pensavamo di trovare un mezzo della polizia di stato da noi in precedenza avvertita del nostro arrivo. Dopo un'attesa di circa 40 minuti, pur senza incidenti, ma con qualche normale sfottò ricevuto da napoletani in transito veniamo raggiunti da un’auto della polizia che ci accompagna qualche chilometro più avanti dove venivano raggruppati tutti i pullman provenienti da varie zone d'Italia. Fatti scendere, uno alla volta, filmati da una telecamera e sottoposti al capillare controllo su eventuali mezzi di offesa in nostro possesso sia in dosso, sia nel pullman, senza alcun controllo sul possesso della fantomatica tessera del tifoso, risaliamo sul pullman per essere "scortati" verso lo stadio.

Da questo momento inizia la parte incredibile della vicenda. I pullman vengono accompagnati con tanto di sirene da mezzi della polizia, utilizzando la tangenziale per un tragitto completamente identico a quello fatto dai tifosi napoletani che si recano allo stadio, fino all'uscita Fuorigrotta. Qui, bontà loro, invece di andare verso lo stadio la carovana prosegue fino all'uscita Agnano da dove attraverso stradine piccolissime con auto parcheggiate su entrambi i lati che impediscono il normale passaggio dei pullman, sottoposti al pubblico ludibrio della tifoseria napoletana appostata sui lati della strada, si giunge finalmente nella zona stadio riservata agli ospiti. A questo punto zelanti agenti di polizia con urla e chiari movimenti con le mani, invitano i tifosi a scendere dai pullman e correre in maniera dissennata, verso i cancelli dello stadio, senza che alcuno di noi sapesse quale strada prendere e quale fosse il pericolo incombente sulle nostre teste. Tale fuga verso lo stadio viene effettuata già in una situazione di terrore e panico in quanto gli inviti minacciosi della polizia lasciano intendere di essere in una grave situazione di pericolo. Questa corsa (io ero con mio figlio di anni 11 e vi erano anche persone anziane con problemi fisici) della durata di circa 200 metri termina in un ammasso umano di persone che erano state bloccate da una serie di transenne poste proprio per impedire il passaggio. Dopo aver travolto queste transenne, terminiamo la corsa contro un cancello chiuso, in quanto l'accesso al settore era posto una decina di metri più in là. Scavalcando gli ostacoli, in un caos indescrivibile, senza che ad alcuno fosse controllato il biglietto, la tessera del tifoso o quant'altro (sono in possesso dei tre biglietti, mio e dei miei due figli, ancora completamente integri, senza che sia stato staccato nemmeno il talloncino di controllo con il codice a barre) entriamo nello stadio. Con quel sistema, nel settore ospiti sarebbe potuto entrare chiunque, tifoso juventino e non con grave rischio per tutti. Una volta "al sicuro", all'interno dello stadio, nella parte superiore del settore riservato ai tifosi ospiti, con inspiegabile divieto di accesso da parte della polizia al settore inferiore, ove non vi sarebbe stato alcun contatto con la tifoseria napoletana, veniamo sottoposti ad un incredibile fuoco di artiglieria con lancio di petardi o bombe al cui scoppio venivano divelti ogni volta addirittura i sediolini dello stadio. Di queste pericolosissime bombe tutto il gruppo di tifosi juventini presenti ne avranno ricevute circa una trentina. Il lancio avveniva da parte di aspiranti uomo ragno che si inerpicavano fra le strutture in ferro dello stadio per raggiungere alle spalle i tifosi juventini e dopo aver bucato al rete di protezione con coltelli, lanciavano questi ordigni attraverso i buchi testé prodotti.

Ho rivisto il giorno dopo, la partita sul Vostro canale a cui sono abbonato e ho udito (senza mai vedere) chiaramente lo scoppio dei petardi che avveniva in maniera continua e ripetuta mettendo a grave repentaglio l'incolumità dei presenti. Per quale motivo nessun telecronista pur presente allo stadio ha fatto menzione di quello che accadeva ? Per quale motivo nessuna testata giornalistica ha riportato questo a dir poco incivile comportamento della tifoseria napoletana ? Perché non vi è stata da parte di nessuna televisione neppure una inquadratura verso il settore occupato dai tifosi juventini sottoposti al bersaglio ? Perché il Giudice Sportivo sanziona la società Juventus di una multa di euro 6000 perché i suoi tifosi hanno divelto dei seggiolini, che invece erano stati divelti dalla forza d'urto delle esplosioni dei petardi lanciati dai napoletani ? Perché la società Napoli viene multata solo di euro 20000 perché "propri sostenitori lanciavano nr. 4 petardi verso la zona occupata dagli steward (???)" e non fa menzione di nemmeno un petardo lanciato verso i tifosi juventini ? Dove erano questi steward quando venivano lanciate le bombe ? Erano complici dei tifosi napoletani ? Nel bollettino del giudice sportivo si menziona una attenuazione della sanzione verso la società Napoli dovuta a concreti atti posti in essere in collaborazione con le forze dell'ordine ai fini preventivi e di vigilanza. Di cosa parliamo ? Dove erano i poliziotti ? Quali misure preventive sono state poste in essere ? In che cosa è consistita la vigilanza ? A Napoli queste cose vengono definite testualmente "puttanate" !!! Vi assicuro che per molto meno, la Juventus nello scorso anno ebbe l'interruzione della gara con il Parma e con il Bari oltre alla sanzione della gara da disputare a porte chiuse. La differenza sta nel fatto che a Torino il settore ospiti è inquadrato costantemente da telecamere e che certa stampa non si lascia sfuggire nessuna occasione per... Comunque l'allucinante racconto non è ancora terminato !

Qualche minuto prima del fischio finale, con il bombardamento in pieno corso (erano in possesso di un vero e proprio arsenale bellico), rinvigorito dalla trionfale vittoria, nel settore da noi occupato fanno per la prima volta presenza alcuni poliziotti che, in maniera alquanto serafica, invitano i tifosi juventini ad abbandonare lo stadio prima del termine della gara. Tale comunicazione fatta ad alcuni, in maniera quasi confidenziale, provoca di fatto che una buona parte di tifosi lasci le gradinate. Personalmente noto che sta avvenendo questo abbandono, ma forte dell'esperienza maturata in molti stadi, rimanendo certo del fatto che senza comunicazioni ufficiali i tifosi ospiti rimangono nello stadio fino a quando non vi sono le condizioni per l'uscita degli stessi in sicurezza, penso che vi sia solo un ammassarsi verso la parte inferiore. Comunque, sentendo ancora lo scoppio di bombe e invitato da mio figlio, molto spaventato, scendo anch'io verso il basso, dove scopro che alcuni agenti di polizia stanno invitando i tifosi a correre verso i pullman in quanto - recito testualmente - "non siamo in grado di garantire la vostra sicurezza". Ad una mia richiesta di spiegazioni insieme all'invito di correre anch'io verso i pullman di appartenenza mi viene detto: "oggi, caro signore, vi è la possibilità di acquistare una semplice scheda e di starsene tranquilli a casa a vedere la partita ! Per quale motivo lei ha preferito venire qui ? Seppure allibito, capisco che non è il caso proprio di polemizzare con queste pseudo forze dell'ordine e accogliendo l'invito iniziamo una lunga corsa (circa 500 metri) fra le urla e le minacce dei poliziotti stessi fino a raggiungere il pullman dove tanti altri amici erano già.

A questo punto, forse la cosa più incredibile !!! Altri poliziotti si affiancano agli autisti dei pullman invitandoli subito a ripartire in quanto la presenza in quel punto era ritenuta pericolosissima. I pullman sono pertanto ripartiti su ordine perentorio della polizia senza che tutti i passeggeri fossero ancora a bordo. Vane sono state le proteste da parte nostra. L'ordine impartito era perentorio. Ripartire senza preoccuparsi di chi manca !Nel frattempo la carovana dei pullman "quasi pieni" era ripartita con la scorta della polizia. Il nostro pullman leggermente attardatosi in attesa di qualche ritardatario era costretto ad inseguire la scorta che a quel punto precedeva abbondantemente il nostro pullman. Non sono in grado di dire che cosa è successo agli altri pullman. Posso solo dire che il nostro mezzo è rimasto fermo nei pressi dello svincolo autostradale fino all'una di notte, senza alcuna scorta o protezione, sottoposti a gesti triviali da parte dei tifosi napoletani di passaggio, con il rischio di dar corso ad un pestaggio in piena regola qualora altri scalmanati si fossero fermati vicino al nostro pullman. In questa situazione abbiamo atteso, affinché coloro che erano rimasti a terra potessero raggiungere in qualche modo il pullman e fare ritorno a casa tutti insieme. L'ultimo dei dispersi, ironia della sorte, è stato accompagnato da una volante della polizia. Al termine, mio figlio di 11 anni mi ha detto: "Papà, io a Napoli non voglio venire mai più !!". Gli ho risposto: "Anch'io !" Ho voluto raccontare questa paradossale odissea che nella mia lunga esperienza di tifoso bianconero aveva avuto in termini di paura un solo altro caso: BRUXELLES - 29 maggio 1985.  Non so se la stessa sarà ritenuta degna di cassa di risonanza e se ritenete opportuna diffonderla e renderla nota, ma una sola preghiera mi sento di rivolgere: Fate conoscere questa esperienza alla società, affinché possa fare anche in maniera provocatoria ricorso verso la sanzione della multa di euro 6000 comminata per il comportamento incivile dei propri sostenitori. Quei 6000 euro che siano destinati ad un'opera benefica e non a questi "venditori di fumo" fra cui la Federazione, la Lega e il ministro Maroni !!!

Con cordialità.

13 gennaio 2011

Andrea Leonetti (Consigliere Juventus Club "Avv. Giovanni Agnelli", Andria)

A rischio di Heysel

Da meridionale e da italiano non è mutato affatto il mio profondo amore per Napoli e per la maggior parte dei suoi cittadini, ma ho deciso fosse il caso di pubblicare questa testimonianza che mi ha inviato il consigliere di un club juventino di Andria, al fine di denunciare lo stato latente di grave pericolo per le famiglie di tifosi bianconeri che decidono di seguire pacificamente la Juventus in trasferta negli stadi d'Italia. Sono in possesso del recapito telefonico e dell'indirizzo dell'autore dell'articolo, al quale potrete scrivere in privato per eventuali chiarimenti o per l'autorizzazione alla pubblicazione della fonte. (Scrivete a postmaster@saladellamemoriaheysel.it) Domenico Laudadio

Fotografie: Juventus Club Andria - Nap.wikipedia.org - Domenico Laudadio

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 

Ad Armando Colotta, Tifoso Viola, Firenze

Oggetto: "Juve, ognuno si lavi i panni sporchi in casa propria"

(Articolo Dodicesimouomo.net)


Gentile Armando Colotta,

l'esordio del suo articolo scomoda quell'immagine cruenta di un celeberrimo omicidio dell'antica storia romana assimilandolo al sangue innocente versato all'Heysel, inforcando un'infelice metafora, sia perché il dolore dei familiari di quelle vittime, da lei di seguito appellati con lo sgradevole termine "disgraziati", non può essere strumentalizzato in nessun altro paragone e sia perché nella incongruente similitudine ha subliminalmente infilato il pugnale assassino perfino nelle mie mani, nude.

Allora, citazione per citazione, le rammenterò quella di un grande fiorentino, orgoglio della sua città e della nostra madre lingua: "... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120).

Vorrei, pertanto, chiarire, non solo a lei, ma a tutta la tifoseria Viola il mio sincero punto di vista. Anche al Sindaco Matteo Renzi che dopo aver soffiato benzina sul fuoco con le sue farneticazioni irresponsabili prima della partita ha creduto più opportuno rintanarsi ad Arcore invece di rispondere alla mia lettera. La memoria è una comune speranza, non la spettanza di un comune ed è pure madre amorevole che accoglie figli multietnici. Proprio come spesso si sente dire "non c'è futuro senza memoria...

Lei ha intitolato il pezzo "Juve. ognuno si lavi i panni in casa propria"... Credo, invece, sia ben più spinoso il problema. E' proprio nell'acqua putrida che scorga, nelle fonti avvelenate. Lei mi insignisce dei galloni del comando della tifoseria juventina, ignorando che il mio sito è opera esclusiva del sottoscritto ed in virtù di questa ragione spontaneamente ecumenico nel suo fine ispiratore. Avrei potuto realizzarlo, infatti, anche non da appassionato di calcio o della Juventus. Il problema nasce da qui. Nella presupponenza del campanile. Voi, noi... I viola così, i gobbi colà... Proprio perché penso che il calcio e tutti i suoi derivati contino zero davanti a qualunque tragedia civile e che le bandiere appaiano poco più di un dettaglio di fronte alla morte di chiunque, non potrò mai minimizzare sulla sacralità violata di quelle vittime, tra l'altro non tutte italiane e juventine. Non lo permetterò a chiunque e non mi fermerò davanti a nessuna minaccia. Venticinque anni d'insulti da una parte e di indifferenza dall'altra. Due poli della medesima vergogna. Non chiedo onori, ma iniziamo dal rispetto e dal silenzio. L'Heysel non è terra di campanili, ma terra consacrata su cui levarsi i sandali, tutti e se non s'insegna o non si pretende il rispetto dei morti, ci saranno altri morti...

Lei mi ha anche invitato a pensare ai "barbari della mia tifoseria" che hanno lanciato i petardi, che insultarono le povere vittime di Superga e dell'Arno, dei mostri di Firenze. Non soltanto condivido la sua indignazione, ma la sposo da cittadino italiano che tifoso di calcio o meno, dovrebbe sempre denunciarne penalmente fatti e risvolti. Però, vede, Colotta, io credo sinceramente di aver fatto ancora di meglio, potendo rispondere di quei cori moralmente solo per me stesso. Nel mio sito museo ci sono delle pagine in memoria di altre vittime premature dello sport. Una di queste è dedicata da tempo alla sciagura aerea di Pier Cesare Baretti ed al suo compagno di volo, Oreste Puglisi.

Come potrà constatare, approfondendo la lettura del mio sito, non sono avvezzo a strategie di fazione, a complotti partigiani, proprio perché non giudico amica o nemica nessuna tifoseria che è avversaria sul campo. Io saggio gli uomini, nella sostanza. Quella benedetta o maledetta targa al "Franchi", ovviamente, non si farà mai, stia tranquillo. La mia provocazione al Sindaco servirà invece, magari, ad isolare sempre di più il presunto "sparuto gruppetto" nel suo immarcescibile liquame mentale, ma il setaccio è nelle vostre mani e se realmente ne avrete forza, ma soprattutto voglia, lo dovrete smuovere voi...

D'accordo, signor Colotta, accetterò di buon grado il suo consiglio, ringraziando prima di tutto lei ed i gestori del vostro sito per la cortesia degli spazi a me concessi. Da questo momento in poi tornerò ad occuparmi del potere sbiancante della mia candeggina e con un occhio severo al balcone del Palazzo, perché prima o poi di questo passo non crolli. Proprio in ragione delle regole etiche del vivere sociale e nel nome di quelle più nobili e affascinanti del vero credo Ultrà, mi permetta solo un piccolo suggerimento per il vostro bucato: rottamatela quella lavatrice, com'è che stinge tutte quelle sciarpe di rosso ?

11 Dicembre 2010

Domenico Laudadio

Custode www.saladellamemoriaheysel.it

Risposta webmaster dodicesimouomo.net

Sig.re Domenico Laudadio,

sono Alessandro Landi, webmaster del sito dodicesimouomo.net. Entrando nel suo sito, ho trovato la lettera indirizzata ad Armando Colotta. Non sappiamo se la stessa ci è stata inviata, non avendola trovata nella posta ma se ci da il permesso, la pubblicheremo senza alcun problema. Innanzitutto, lasci che le spieghi cosa è questo sito. Nasce il 12 Luglio 2010, dalla passione di soli tifosi, contro un calcio che non ci appartiene. E per essere chiari, non siamo nostalgici di un calcio violento ma vorremmo un calcio più umano, più sincero, meno schiavo di televisioni e restrizioni incostituzionali. Fatta questa piccola premessa, ben prima che ci giungesse voce della sua lettera al sindaco, e ben prima dell'articolo di Crosetti, noi abbiamo chiesto alla curva di smettere con quel coro. Si badi bene, non rispunta fuori all'improvviso il Martedì di Coppa ma il Sabato della partita Juventus - Fiorentina, dopo il lancio delle bombe carta. Chi le scrive è un ex Ultras che non per compiacerla ma ha sempre odiato quel coro. Crediamo di essere stata l'unica voce a Firenze a chiedere di farla finita con questo odioso coro. Gli altri siti, tv, radio, si limitano a riportare le notizie ma la faccia non ce la mettono quasi mai. Però siamo tifosi e se troviamo legittima la sua lettera al sindaco (a tal proposito siamo in buona compagnia a noi non si è mai degnato di rispondere, forse perché 4.000 utenti giornalieri sono un palcoscenico di poco conto per chi oramai è arrivato ad...Arcore), proprio da tifosi non accettiamo che vengano evocate pene esemplari, squalifiche del campo. Nemmeno accettiamo di leggere che la questura di Firenze dorme. Pensiamo che nessuna piazza abbia subito la repressione degli ultimi 5 anni come a Firenze, giusta, sbagliata, poco importa, mi creda la questura vigila e parecchio, facendo del resto il suo lavoro. Mi permetta di rabbrividire a sentire invocare pene esemplari. Evocano dittature, se permette. Sappiamo benissimo che lei è del tutto estraneo a queste richieste. Solo che generano come potrà ben capire, recriminazioni, tipo squalificate a loro il campo per le bombe carta. E i nostri morti ? Capisce che ragionando così non ne usciamo ? Avrei piacere di parlare telefonicamente con lei, fosse solo per farle gli auguri.

Se non è possibile voglia gradire i nostri migliori auguri di buone feste e buon lavoro.

22 Dicembre 2010

Alessandro Landi

Conclusioni finali e auguri al sito dodicesimouomo.net

Gent.mo Alessandro Landi,

ho inviato tramite il modulo all'interno del vostro sito la lettera in risposta ad Armando Colotta, ma evidentemente non l'avete ricevuta per qualche problema tecnico. Mi spiace, sinceramente, potete pubblicarla subito, se lo ritenete utile.

Condivido la vostra indignazione per ciò che è ora il "nostro" calcio. Penso che lo teniamo in vita, soltanto noi, con la nostra passione e le nostre piccole "faide". Mi domando spesso se ne valga veramente ancora la pena...

Quel coro è infame, ed altrettanto da infami profanare il riposo di Gaetano Scirea o dei grandi di Superga, di Fortunato e delle povere vittime dell'Arno, di Alessio e di Riccardo e così di quei ragazzi massacrati da Pacciani e compagni o di Pier Cesare Baretti. Come avrete notato, visitando il mio sito museo, c'è un piccolo omaggio anche per lui nelle pagine in memoria.

Io non odio Firenze, città meravigliosa e madre della nostra cultura, non odio i fiorentini, magari nutro di riflesso una radicata avversione per i tifosi della Fiorentina. Accetto allo stesso tempo serenamente che la Juve possa essere detestata per la ragione contraria alla quale è amata alla follia, ma non tollero e denuncerò sempre cosa e chi travalichi il limite del rispetto per gli esseri umani. Il coro in favore del Liverpool della Fiesole, quelle tante sciarpe rosse, feriscono quanto la famigerata canzoncina di "Montagne verdi", perché ambiguo e maligne come quel gemellaggio con i reds dell'anno passato, finito in burletta ad Anfield Road, e non di meno subdolo.

Non mi aspetto nulla dai mezzi d'informazione, asserviti ai giochi della politica ed ai calcoli dell'economia che decidono sempre le sorti del paese e spesso anche del calcio. Quelli che vi hanno umiliati indegnamente fino al fallimento ed alla C2, per colpire Cecchi Gori, graziando viceversa Parma, Lazio e Roma. Quelli che hanno spedito persino la Juve in serie B, sull'onda del sentimento popolare e di un processo farsa, come sta emergendo dagli atti del processo penale di Napoli.

Se ne esce soltanto osservando rigorosamente un codice etico, quello degli esseri umani. Il rispetto, il silenzio e la memoria condivisa. Tutti, insieme. Nel credo ultrà ci sono già gli anticorpi per debellare la bestialità di certi pseudo ultrà, basta disconoscerne l'identità ed allontanarli dalle curve.

La nostra rivalità sia eterna, Alessandro, gli sfottò sempre più pittoreschi, al netto del lancio criminoso dei petardi e delle magliette -39, ma nel rispetto dei morti, di tutti i nostri morti. Il colore del lutto ci riunisce sotto lo stesso vessillo, quello del dolore. Rispettiamoci nel suo nome, lealmente, da tifosi, da ultras e da uomini.

A lei, ad Armando ed ai suoi affezionati lettori, ed ai vostri cari un sereno Natale.

Sportivamente.

22 Dicembre 2010

Domenico Laudadio

Custode www.saladellamemoriaheysel.it

P.S. Autorizzo la pubblicazione anche di questa mail privata e chiedo liberatoria per quella da lei ricevuta in data odierna.

Fotografie: Dodicesimouomo.net - Domenico Laudadio

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 
Ai Tifosi della Fiorentina, Città di Firenze

Oggetto: Gemellaggio fra le Tifoserie di Fiorentina e Liverpool

 

Gentili Tifosi della "Viola",

mi permetto, pur con un pizzico di soggezione, d'invadere lo spazio che comunemente utilizzate per gioire e soffrire per la vostra gloriosa squadra. Sono un tifoso juventino che non ha mai dimenticato l'Heysel, a differenza di molti altri dirigenti e tifosi della sua stessa società e che giudica quel trofeo niente di più di un numero beffardo nelle statistiche.

Sono anche il tifoso che giudica i cori e le canzoncine su Superga, Baretti e l'Heysel, una fiera della imbecillità che accomuna i suoi mentecatti in un colore solo, quello della vergogna. Credo, però, fra italiani, ce l'abbia anche il dolore, un pane raffermo di condivisione.

In questi giorni sono divampate polemiche che riguardano il gemellaggio della vostra tifoseria con il Liverpool, poiché non è sembrata ben chiara la motivazione al popolo bianconero, ma soprattutto a quella parte del nostro tifo che custodisce nel cuore la memoria degli "angeli di Bruxelles", come fossero morti della propria famiglia.

Anche io sono tra questi, pur non essendo mai riuscito ad odiare il Liverpool, perché è da sempre la mia squadra inglese preferita. Sportivamente, quindi, posso condividere il fascino che suscita nel vostro immaginario di grande tifoseria, quale siete da sempre. Viscerale e generosa, in amore ed odio.

Comprendo allo stesso modo come la Juve si possa, tanto amare quanto odiare allo stesso modo ed in latitudini diverse della penisola e del gusto personale. E' insita nella natura del calcio, delle cose e dello sport, in generale, la sana rivalità fra alcune tifoserie.

Il problema, dunque, per quanto riguarda me, ideatore del museo virtuale multimediale www.saladellamemoriaheysel.it che vi invito ufficialmente a visitare tutti, non è il gemellaggio in sé, ma proprio la comunicazione sulle motivazioni dell'evento da parte vostra.

Io mi sarei aspettato dalla Fiesole, durante la partita con i Reds, uno striscione, anche piccolo, piccolo, in memoria dei nostri caduti, proprio al fine di scampare qualunque ambiguità in merito alla nuova amicizia con gli inglesi. Ciò, purtroppo, non è avvenuto ed al momento ne ignoro francamente le motivazioni recondite.

Per questo, pur sapendo che i caduti di Bruxelles appartengono fisicamente soltanto alle famiglie dei loro cari, ho provato ad immedesimarmi nel loro pensiero storico scrivendo di getto una lettera immaginaria rivolta alla Curva Fiesole. Si tratta di un mero espediente letterario che in qualche passaggio potrà anche sembrarvi duro ed aggressivo nei vostri confronti, ma non è rivolto a tutti i tifosi fiorentini, né alla città di Firenze, che amo da italiano, ma soltanto a quella minoranza becera, tra di voi, mi auguro sparuta, che non ha mai portato il rispetto dovuto ai nostri martiri e li ha irrisi in tutti gli stadi d'Italia.

Sono certo che proprio la curva Fiesole in maggioranza sia assemblata da uomini e donne degni di stima e di grande umanità e non la fraintenderà. L'occasione del prossimo match in programma all'Olimpico di Torino ci pone davanti ad un gesto di grande responsabilità per evitare altri scontri dialettici e non solo.

Mai più un altro Heysel...

Il tempo di onorare i 39 caduti dell'Heysel è ancora propizio e foriero di un gesto di civiltà e fratellanza da parte vostra. Lo attendo, senza ipocrisie, molto semplicemente, nella prossima partita del 17 di Ottobre.

Sportivamente...

5 ottobre 2009

Domenico Laudadio

Custode www.saladellamemoriaheysel.it

Fotografia: Liverpoolfc.com

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 
 
Alla Curva Fiesole, Stadio "Artemio Franchi" di Firenze

Oggetto: Gemellaggio fra le Tifoserie di Fiorentina e Liverpool


"Da questo spicchio di cielo, dove non tramonta mai il sole, abbiamo osservato bandiere viola e rosse ondeggiare all’unisono nella notte. Noi non abbiamo più preferenze in questo prato fiorito. Tutti i colori dei fiori s’intonano al disegno di esserne degni.

Abbiamo riconosciuto laggiù il colore dei panni che ammantarono le nostre camere ardenti ed il rosso dell’onda di barbari che ci travolse. Un matrimonio nato da una menzogna per noi che da qui leggiamo oltre le parole, ma non temete, fratelli di Firenze, non ci farà più male di chi ci pianse.

Fu presto la luce e prendemmo distacco alato dal mondo, da quei ferri arrugginiti impigliati nelle nostri carni e da quei calcinacci che soffocarono le nostre gole. Fratelli ci calpestarono impauriti come una mandria di bisonti. Sciacalli ci derubarono, si urinarono addosso e presero a lanciare in aria i nostri documenti che già eravamo dall’altra parte e non li sentivamo. Anzi, come Cristi innocenti, fummo pronti da subito a perdonarli. Qualcuno dei nostri e dei belgi ci prese sul petto anche a pugni, illusi di riprenderci che già eravamo in viaggio.

Poi vedemmo oramai da lontano quei nostri poveri corpi, gonfi, tumefatti, trasportati come sacchi di patate, adagiati come i tonni dopo la mattanza, sull’asfalto caldo e poi gelido dell’antistadio. Li coprirono con le nostre bandiere, bianche e nere, nostro amore e nostro orgoglio. All’ospedale militare di Bruxelles li fecero a pezzi per scrivere su un foglio bollato di cosa quella sera erano periti. Non li ricucirono neanche e li rispedirono all’indirizzo di casa avvolti in teli neri ed in tranci, come fosse pesce andato a male.

Era successo proprio a noi, poteva succedere ad altri, potrebbe succedere a chiunque di voi se non placherete il vostro livore per la differenza. Noi ad esempio accogliemmo tutti festanti i fratelli di Hillsborough mentre allo stadio vi eccitavate al memoriale del nostro sangue. Voi cosa ne sapete quanto è fitto il dolore di una madre che ha perso un bambino di 11 anni. Voi non capite cosa significhi perdere una figlia di vent’anni. Sforzatevi per un istante solo ad immaginare la crescita di un figlio senza di suo padre. Quello che gli ha rimboccato le coperte, il 28 di maggio prima di salire sul pullman e l’ha tatuato del suo amore in eterno in quell’ultimo bacio.

Cantavate del nostro tonfo e contavate fino a 39 volte l’odio, soltanto tre giorni dopo. Lo fanno ancora molti tra voi. Glorificaste anche le fiamme che avvolsero il povero Gaetano. Non ci fa più male da qui, pugnala, invece, chi ci ama ancora, chi non ci ha dimenticati.

Serpeggia l’ipocrisia che si nasconde nei vostri proclami mentre voi ci uccidete in un rosario di bestemmie tutte le domeniche. Canzoncine da taverna inneggiano al luogo del nostro martirio, disonorando l’intelligenza umana e le nostre famiglie. Satana vi suggerisce le parole. Acclamate senza vergogna quel popolo britannico perché dette i natali ai nostri sicari. Ne comprate sciarpe e bandiere per rinnovare il dolore a chi ancora ci piange nel vostro rituale di sangue. Vi assicuriamo, non ci potete fare del male, noi siamo oltre le vostre invettive. Vi osserviamo con grande pena. Saremmo lieti di un gesto, di un cenno, di un segno di rispetto per le nostre anime. Noi vi amiamo anche quando ci dileggiate, noi intercediamo affinché il vostro passo sia lieve sullo sterco del mondo che spargete.

Voi potere trasformare un canto di odio in un canto di amore.

I vostri fumogeni viola non siano l’incenso di una messa al contrario di croci capovolte nel fango. Rispetto al dolore, vi schierate con i carnefici ? Viola colore di morte o di un fiore in suffragio ? Basterebbero soltanto le parole di una preghiera a restituirvi l’onore.

Firenze, che hai insegnato la lingua ai miei padri, smetti di giocare alla morte con le parole perché la morte non è mai doma e fa la ruota come un pavone… Firenze, gemma d’Italia, domenica ci aspettiamo parole nuove e d’occasione dal tuo altare".

Messaggio dai 39 Angeli dell’Heysel.

3 Ottobre 2009

Domenico Laudadio

NDR: Scritta in occasione del "gemellaggio" proposto dalla tifoseria organizzata della Fiorentina a quella del Liverpool. Qualcuno ha criticato infastidito la forma d'uso della parola ai caduti nel messaggio. Mi scuso con i Familiari delle Vittime se anche a loro può aver dato questa sensazione. E' chiaramente una figura retorica scelta volontariamente, ma con il massimo rispetto da parte mia, soltanto al fine della condivisione della Memoria. Domenico Laudadio

Fotografie: Saladellamemoriaheysel.it - Fiorentina.it

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 
A Wez Edwards, Tifoso Liverpool Football Club

Oggetto: Official Petition "An Anfield Memorial for Heysel"

Dear Wez Edwards,

I've known almost by chance on the web about your wonderful work about Heysel.

Besides honouring you as a person and as a sportsman, I would like to inform you about my  year long (and counting) battle for the same cause in my country, facing great difficulties and indifference.

In May 2008, twenty-three years after Bruxelles' massacre, I proposed a petition (linked hereafter) on the web, very similar to yours, with the help provided by a working group, spontaneously formed on vecchiasignora.com forum: https://www.petitiononline.com/39Angeli/petition.html

Having not received since any response from Juventus F.C., I decided to leave an even more unerasable mark on the web, creating on my own a virtual multimedia museum, dedicated to "the 39 Angels at Heysel": www.saladellamemoriaheysel.it

The goal of my work is to support every action remembering those poor brothers of ours, who died by Uefa's fault and by the killing hands of a violent group of your mates, from which, I'm sure, you have took the distance and have nothing in common from a long time in the Kop.

You were very kind in commemorating our martyrs before our last match in 2005 Champions League. I do believe you were sincere. Our organized fans, unfortunately, didn't appreciate it at all and still hate you today, but, frankly speaking, I believe that the word "friendship" remains the real goal of a long and winding walk we must take together, sharing brotherhood as men of good will and the olympic spirit that's underneath every sport challenge. Forgiveness is in every man's heart, only love can move it and if there is no memory, there is no love...

Let's work together to honour Heysel's Angels.

I saw that your petition didn't collect many signatures. If you want my help, or some advice or even to prepare a common project, I'm here, ready to help you by any energy necessary.

As for now, I'm asking you to send me the addresses to write, alone or with you, to Liverpool F.C. and to Reds' fans websites and/or forums, to present them our virtual museum. I also ask you to "advertise" our petition to every information media in your country and to every sensible place.

The real peace between our "enemy" fan groups passes through these two sister rooms, located in Juventus new stadium and in Anfield Road.

I will tell you a little secret. When I was a kid I used to play Subbuteo with my friends and I used to play with Liverpool team, with Keegan, Kennedy, Neal Rush, Clemence, Dalglish...

They were my favourite foreign team, they gave me strong emotions and I used to consider them the English Juventus, for glamour and nobility.

Then came the damned May 29th, 1985, I stopped loving your team.I'm often asking myself if the true reason preventing me from hating them could be the key to return to shake their fans' hand, in a time I hope not too far away. In this moment I feel a spontaneous will to hug you close, since we represent two humble and firm peace workers.

I'm begging you, if you can and if you want, to leave for me a little rose at the monument to Hillsborough Angels and to send me a picture of you, so I'll be able to make my work even more precious, showing a right man's face.

We'll Never Walk Alone.

Yours brotherly.

14 march 2009

Domenico Laudadio

Una petizione speculare a quella della Sala della Memoria Heysel proposta in Italia alla Juventus Football Club dal gruppo di lavoro di Vecchiasignora.com e Domenico Laudadio, ritrovata praticamente per caso sul web, ma senza riuscire ad aggangiare il promotore di cui risulta noto soltanto nome e cognome.

Fotografie: Liverpoolfc.com

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 
To Liverpool Sportsmen

Oggetto: Heysel and Hillsborough: united by grief


Liverpool Sportsmen

We are writing you 23 years after that tragic May, 29th night in Heysel, in the name of civility, peoples' brotherhood and in the name of football we all love, even if in different places and culture, that puts us together in the same passion, but also divided and marked us with pain in different moments.

We don't want to judge anyone, we are not seeking any revenge, and no human justice could ever completely refund those innocent people and their families for the pain they suffered by you. We write you to remember together that crazy afternoon and those 39 human beings' martyrdom. We know your story too, for better and for worse; you have a long bereavements' list as we do.

Looking at 1989 April, 15th Hillsborough disaster was just like open again that bleeding wound. So you will surely understand the real meaning of our words as fans and men. We are trying to create a "Memory hall", maybe in Juventus new arena, to remember our 39 brothers who fell in Brussels that damned night. We wrote everyone in Italy, newspapers, journalists, televisions, even a famous italian politician...

Juventus F.C. didn't gave us any answer whatsoever, and very few people considered us. Simply think that your official site contains a page about Heysel, but Juventus' site does not. As we faced in last Champions League match, your attempt to remember together our fallen angels and to seal a new friendship, even in such a complex context, gives you a lot of honour. I am deeply convinced that Brussels' and Hillsborough victims are already twinned with each other and that they smile together, angels among angels.

Shall they pray for our miseries.

We will never walk alone

February 22, 2009

Domenico Laudadio

Many thanks to Salvatore Costa for translating

Fotografie: Liverpoolfc.com

EPISTOLARIO TIFOSI e TIFOSERIE
 
     
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