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In Onore e Memoria delle Vittime dell'Heysel

Commemorazioni Tifosi e Privati

Andy e Ciaran (Tifosi del Notts County)

Domenico Beccaria (Presidente Ass. "Memoria Storica Granata")

Sig.ra Thelma Campbell (Cittadina di Liverpool)

Sig. Kenneth Mc Currie (Tifoso della Scozia)

Giampaolo Muliari (Presidente Museo del Grande Torino)

Don Aldo Rabino (Cappellano F.C. Torino)

Carlo Ricci (Tifoso F.C. Juventus)

Paolo Simionato (Tifoso F.C. Juventus a Bruxelles)

Renzo Zambito (Club "Picciotti del Toro" Siculiana)

ANDY e CIARAN

(Tifosi del Notts County)

Liverpool, "Anfield Road", 28.08.2013

Andy e Ciaran in memoria e amicizia

Questa sera il Notts County giocava ad Anfield contro il Liverpool. Una partita tosta, che ti fa mancare il fiato. La partita è finita 4-2 con il Liverpool che dilaga nei supplementari. Da 2-0 il Notts rimonta due gol, sfiorando l'impresa. Poi la fatica prende il sopravvento. I tifosi del Notts County, almeno loro, hanno avuto la meglio sugli avversari. In inferiorità schiacciante: su 42,000 spettatori, appena 3,000 erano bianconeri! I Magpies hanno cantato per tutta la partita e, soddisfatti della prestazione, si sono lanciati diverse volte nel bellissimo coro "It's Just Like Watching Juve". Emozionante sentirlo cantare ad Anfield, con 11 giocatori in maglia bianconeri. Dunque vittoria sugli spalti, ma anche fuori. Andy e Ciaran Black, per noi più che amici, ormai una famiglia, hanno voluto dedicare un omaggio alla memoria delle 39 vittime della tragedia dell'Heysel. Si sono raccolti presso il memoriale dell'Heysel posto ad Anfield e ci hanno voluto dedicare un pensiero, mandandoci delle foto. In memoria e amicizia. Un grazie sentito ai cari amici inglesi del Notts County.

28 agosto 2013

Fonte: Italianmagpies.com

DOMENICO BECCARIA

(Presidente Ass. "Memoria Storica Granata")

Torino, 29.05.2019

+ 39 …Rispetto. Sempre.

di Domenico Beccaria

Mi concentro così sulla tragedia che ha colpito il calcio in quella triste notte di Bruxelles.

In questo week end del 25 e 26 maggio, ce ne sarebbe da scrivere, gli argomenti non mancano certamente. Due anni dell'inaugurazione del Filadelfia. L'addio al calcio di Emiliano Moretti. La vicinanza cronologica all’anniversario della tragedia dell’Heysel, 29 maggio 1985. Scientemente decido di tralasciare, almeno per un attimo, la questione Filadelfia. Le recenti elezioni regionali potrebbero aver cambiato qualcosa nella linea di condotta finora seguita dal governo regionale uscente, guidato da Sergio Chiamparino, rispetto al nuovo di Alberto Cirio e ai primi di giugno dovrebbe tenersi un CdA dopo mesi di silenzio. Altrettanto scientemente chiedo a quel gran signore di Emiliano Moretti, professionista serio e uomo vero, di portare pazienza e cavallerescamente cedere il passo a chi da ormai trentaquattro anni attende di essere lasciato in pace, con la sua memoria ed il suo dolore. Mi concentro così sulla tragedia che ha colpito il calcio in quella triste notte di Bruxelles. Ma soprattutto rivolgo la mia attenzione a quell'uso distorto, volgare, infamante ed infame che da più parti se ne è fatto, per offendere e deridere tutta la tifoseria bianconera, attraverso il dileggio verso trentanove esseri umani che hanno perso la vita, innocenti vittime della follia hooligan. Non sto a dilungarmi su quanto successo negli anni, tanto è di dominio comune ed è inutile, anzi dannoso, dare ulteriore spazio e visibilità a certa gentaglia, ricordando le loro insulse bravate. Personalmente, ritengo che le parole, se non sono seguite dai fatti, siano come le nuvole. Eteree e destinate ad essere spazzate via dal primo refolo di vento. Per dare loro peso, sostanza e durata, è necessario agire in conseguenza ad esse. Per questo, il tre maggio, abbiamo invitato il JMuseum a Superga, a presenziare alla posa della targa del Museo Fiorentina a memoria degli Immortali e della storica amicizia tra granata e viola, in compagnia del Museu Benfica e del Museo River. La loro presenza ci ha riempito di gioia ed ancora li ringraziamo. Per questo oggi, abbiamo deciso di creare ed esporre una bandiera con la scritta “SETTANTA ANGELI IN UN UNICO CIELO / +39 / RISPETTO, dove la O di rispetto è stata sostituita dal logo del Museo del Grande Torino. Per questo, queste bandiere sono state esposte a Villa Claretta, sede del Museo del Grande Torino nel week end del 25/26 maggio e lo saranno anche in quello del 1/2 giugno, che sono i due fine settimana a cavallo della ricorrenza. Per questo, soprattutto, è stata da me esposta in tribuna stampa, per tutta la durata della partita, da un’ora prima circa del calcio d'inizio e fino alla fine. Per dare peso, sostanza e durata all’imperitura memoria di questi 39 e all'altrettanto imperitura negazione e condanna di chiunque ne faccia un uso spregevole. Mi sono preso l'impegno e lo manterrò con gioia, di presenziare alle commemorazioni del 29 a Grugliasco ed in Municipio a Torino e alla cerimonia del 2 giugno a Reggio Emilia. Sono convinto che tra uomini di buona volontà si possa gettare il seme della civiltà e sono sicuro che questo seme attecchirà. Dobbiamo solo avere il coraggio di perseverare su questa strada, lunga, irta anche di ostacoli e difficoltà, ma che alla fine non potrà che premiare il nostro sforzo. Continueremo, mi auguro, ad affrontarci a viso aperto e senza sconti sul campo di calcio, a creare le coreografie più belle e gli sfottò più pungenti ed arguti, ma mai volgari o odiosi, perché questo è il sale della vita. Ma lasciando i morti, di entrambe le parti, di tutte le parti, a riposare in pace.

29 maggio 2019

Fonte: Torinoggi.it

Torino, 26.05.2019

Rispetto per i Caduti di Superga e per i morti dell'Heysel, sempre

di Federico Danesi

All'Olimpico-Grande Torino una bandiera accomuna le due tragedie che hanno coinvolto Torino e Juventus. Iniziativa del Museo Grande Torino.

Rispetto, è questa la parola chiave. E ancora una volta i tifosi granata danno il buon esempio. Oggi all'Olimpico-Grande Torino prima di Toro-Lazio è stata esposta una bandiera molto significativa, che accomuna nel ricordo i 31 caduti di Superga ai 39 periti quella tragica sera della finale di Coppa Campioni all'Heysel. "70 angeli in un unico cielo", si legge accanto alla scritta "+39 Rispetto". Un'iniziativa del Museo del Grande Torino e della Memoria Granata per ribadire ancora una volta un concetto chiarissimo. Tutto questo per confermare che al di là degli sfottò e della sana ironia reciproca tra i tifosi delle due squadre cittadine, quello che non deve mancare mai è l'omaggio senza retorica a chi non c'è più ed è morto per onorare questo sport.

26 maggio 2019

Fonte: Torinogranata.it

Torino, 29.05.2018

Chi inizia e chi finisce

di Domenico Beccaria

Ero a casa, con mio padre e attendevamo di assistere alla finale di Coppa dei Campioni, come si chiamava allora, che si disputava allo stadio Heysel di Bruxelles, tra la Juventus e il Liverpool.

Sono passati trentatré anni ma sembra ieri. Le immagini un po' sfocate in bianco e nero che arrivavano dal Belgio e riempivano d’orrore i televisori ed i cuori di tutti gli italiani, non si possono cancellare dalla mente di chi le ha viste. Ero a casa, con mio padre e attendevamo di assistere alla finale di Coppa dei Campioni, come si chiamava allora, che si disputava allo stadio Heysel di Bruxelles, tra la Juventus e il Liverpool. Mio padre, granatissimo ma vecchio stampo, aveva lo spirito nazionalista che lo portava a simpatizzare sempre e comunque per il concorrente italiano che disputava il successo allo straniero. Io, altrettanto granata, ma moderno, ero apertamente schierato per i rossi britannici, perché per quanto nazionalista potessi essere, ero disposto a fare eccezione se a rappresentare il tricolore erano loro, gli acerrimi rivali cittadini. Ma quella sera era destino che lo sport passasse in secondo piano rispetto alla tragedia umana che si stava consumando attorno a quel fatiscente impianto, che sarebbe stato indegno anche dei combattimenti tra gladiatori dell'antica Roma, non solo di una finale europea di fine Novecento. Non eravamo preparati a una cosa così. Nessuno lo era. I corpi ammassati uno addosso all'altro, a bramare un soffio d'aria e un centimetro di spazio, che potevano significare la differenza tra la vita e la morte. Qualcuno giaceva esanime a terra, con un amico o un parente che cercava di dargli conforto. Qualcun altro invece era riverso al suolo per sempre, la fragile fiammella che era in lui spenta per sempre. Un padre che piange la figlia è l'immagine che cristallizza tutto questo orrore e lo sintetizza al meglio. Chilometri su chilometri, fatica, sacrificio, ma anche gioia e speranza, travolti da un'insensata carica di bestie ubriache di birra e di sangue. Non voglio stare qui ora a cercare le responsabilità, che appaiono fin troppo chiare agli occhi di chiunque. La storia, anche se non i tribunali, hanno detto a chiare lettere chi e dove ha sbagliato, tanto che da quel giorno si è innescato un lento ma inesorabile processo, che ha portato agli stadi moderni e "sicuri" di oggi. Ma un paio di considerazioni lasciatemele fare. L'unica cosa che ha lasciato più allibiti della tragedia è stato che, alla faccia di tutto e tutti, si sia disputata una partita di calcio e si sia consegnata e, ahimè, da parte di molti, anche festeggiata una coppa. Ordine pubblico, si disse allora e si ripete oggi.

Sarà, ma a posteriori si sarebbe potuto, anzi dovuto, dichiarare nulla la finale, non aggiudicando il trofeo e contestualmente devolvere, primo ma doveroso risarcimento, l'intero incasso della serata, biglietti, diritti tv e quant'altro, alle vittime e alle famiglie. La seconda considerazione va all'uso infame e carognesco della tragedia e del dolore, messo in campo in molti stadi italiani, per deridere e offendere gli avversari bianconeri. E noi granata, mettiamoci pure una mano sulla coscienza, la nostra parte l'abbiamo fatta, senza tirarci troppo indietro. Non ci pareva vero, dopo trentasei anni di areoplanini e di cori su Superga, di poterci prendere una rivincita sugli odiati nemici, che per ferirci e offenderci non avevano esitato ad oltraggiare la memoria degli Immortali. E anche di Meroni e Ferrini. Ora toccava a noi, avevamo il coltello dalla parte del manico e la ferita che sanguinava era la loro. Stolti e miopi, non ci siamo resi conto che due cose sbagliate non ne facevano una giusta. Ci sono voluti anni di sedimentazione delle scorie, di metabolizzazione del dolore reciproco, di maturazione umana, per arrivare a capire tutto questo. Non smetterò mai di ringraziare gli amici, sì, amici bianconeri Domenico Laudadio, Francesco Caremani, Beppe Franzo, Iuliana Bodnari, Rossano Garlassi, Nereo Ferlat e Fabrizio Landini e mi scuso per tutti gli altri che non riesco a citare qui, con i quali abbiamo dato inizio e poi proseguito in questo cammino di conoscenza, poi di comprensione e infine di redenzione. Con loro siamo cresciuti insieme, stimolandoci un l'altro a tirare fuori il nostro lato migliore e a diffonderlo a tutti. La mostra "Settanta Angeli in un unico Cielo - Superga ed Heysel tragedie sorelle", realizzata con il mio "Fratellino - Direttore" Giampaolo Muliari in collaborazione col duo Laudadio e Caremani, ha avuto una gestazione tribolata, con mille discussioni se la gente fosse pronta a capire oppure no. Ma bisognava farla, erano in settanta, da lassù, a chiedercelo e con loro c'era tutto il buon senso del mondo, quello cui bisognerebbe attingere a piene mani prima di aprire bocca o muovere le mani. Oggi quella mostra è diventata itinerante e credo che molti passi avanti siano stati fatti da entrambe le parti, ma molti ce ne sono ancora da fare, insieme, e pur mantenendo intatte le rispettive identità e differenze, come la leale competizione agonistica sportiva prevede. Ma li faremo tutti, fino all'ultimo. Perché non conta chi ha avuto la vigliaccheria di iniziare ad offendere, ma chi avrà il coraggio di finirla.

29 maggio 2018

Fonte: Torinoggi.it

Torino, J Museum, 29.05.2014

"La rivalità calcistica ci divide, la morte ci livella, il dolore ci unisce. Onore alle vittime dell'Heysel".

Torino, J Museum, 29.05.2012

"Nel ventisettesimo anniversario dell'Heysel, sono andato a visitare il "J Museum" a portare i miei rispetti alle 39 vittime di Bruxelles. Dal rispetto per i morti, si valuta la civiltà dei vivi".

Memoria Unica e Condivisa, 29.05.2011

Domenico Beccaria, Presidente dell'Associazione "Memoria Storica Granata", rivolge un pensiero in commemorazione delle 39 vittime dello stadio Heysel durante la trasmissione televisiva del 24 maggio 2011 "ToroAmoreMio - A.M.S.G." su Quarta Rete Tv e mi ha inviato via mail il seguente messaggio: "I morti non si dividono in schiere, si onorano e si rispettano, tutti. Uniti nel dolore".

THELMA CAMPBELL

(Cittadina di Liverpool)

Una mamma: "Non siamo tutti hooligans"

Da Liverpool è pervenuta a "Stampa Sera" la seguente lettera, impostata il giorno 4 giugno: Caro Direttore, sono una mamma qualsiasi che le scrive da Liverpool. Provo una profonda vergogna per quello che i miei concittadini hanno fatto a Bruxelles. Le scrivo per esprimere a Lei e alle famiglie che hanno perso dei parenti tutto il mio rincrescimento. La prego, faccia sapere agli italiani che a Liverpool non siamo tutti "hooligans". La maggior parte di noi sono persone per bene, che si vergogneranno per sempre per quello che è successo. Posso solo concludere con le parole del Signore: "La Pace sia con Voi", sperando che le famiglie toccate da questa tragedia siano un giorno in grado di poter fare altrettanto. Mi creda. Sua. Thelma Campbell

10 giugno 1985

Fonte: Stampa Sera

KENNETH Mc CURRIE

(Tifoso della Scozia)

"Caro direttore, anche noi sportivi della Scozia

desideriamo ricordare chi ora soffre a Torino"

Dopo la tragedia di Bruxelles, Stampa Sera ha ricevuto numerose lettere di tifosi inglesi. Ne abbiamo scelto una.

Egregio direttore, scrivo a lei ed ai torinesi in merito alla recente tragedia dello stadio Heysel di Bruxelles. Le scrivo anche a nome di colleghi ed amici che desiderano esprimere la loro solidarietà a quei cittadini torinesi che hanno perso una persona cara in circostanze così terribili. Inoltre, vogliamo esprimere la nostra rabbia e l'orrore che cose simili possano accadere. Vorrei comunque aggiungere quanto segue. In tutta Europa si stanno condannando i britannici per queste violenze. Sono certo che la maggior parte dei torinesi si renderà conto (grazie al loro legame con Glasgow) che non è corretto. La Gran Bretagna è composta da quattro Paesi: Scozia, Inghilterra, Irlanda del Nord e Galles, ognuno di loro con una identità ben distinta, pur avendo un solo Parlamento. Si pensa spesso alla Gran Bretagna come all'Inghilterra e viceversa, il che porta a configurarci tutti come inglesi. Ma non lo siamo. Le scrivo in veste di scozzese, io mi considero prima di tutto scozzese, e poi britannico. Non sono assolutamente inglese. La violenza che ha ucciso e distrutto nello stadio Heysel era inglese, e questo ci dà il diritto di dissociarci da ciò che è successo. Di conseguenza la preghiamo di non condannare i britannici. Inoltre, la bandiera nazionale - che è un simbolo dell'unione dei quattro Paesi britannici - non è però la bandiera inglese, e gli inglesi non hanno il diritto di usarla per rappresentare la sola Inghilterra. Pertanto la prego di non profanare questa bandiera perché rappresenta la Scozia, l'Irlanda del Nord e il Galles. Naturalmente noi in Scozia abbiamo avuto nel passato la nostra parte di violenza negli stadi, come molti altri Paesi. Ma la legge scozzese è stata opportunamente cambiata per fronteggiare questi problemi ed in molti casi è risultata molto efficace. Tutto ciò premesso, aggiungo qualche pensiero per la vicina Inghilterra ed in particolare per la gente di Liverpool. Noi in Scozia sappiamo che la stragrande maggioranza dei tifosi inglesi sono brava gente e bene educata. Si tratta di una tragedia che farà sì che essi si sentano in colpa per una minoranza violenta. E' adesso loro intenzione cambiare la legge come è stato fatto in Scozia, e speriamo che questo serva, col tempo, a risolvere i loro problemi. Comunque, sebbene ci stia a cuore che lei comprenda la nostra posizione, non è questo ciò che conta in un simile momento. E' più importante che ricordiamo quelli della vostra città che stanno soffrendo, assicurando loro che partecipiamo al loro dolore Mi creda. Suo.  Kenneth Mc Currie

17 giugno 1985

Fonte: Stampa Sera

GIAMPAOLO MULIARI

(Presidente Museo del Grande Torino)

Lainate, Studio Muliari, 29.05.2015

Un gesto meraviglioso, carico di affetto e sensibilità, da parte di Giampaolo Muliari, Presidente del Museo del Grande Torino che ha desiderato onorare il trentennale della strage dell'Heysel esponendo il 29 maggio 2015 nella vetrina del suo studio professionale a Lainate la locandina della mostra "Settanta angeli in un unico cielo" condivisa da Saladellamemoriaheysel e Francesco Caremani nel 2014 a Grugliasco e la prima pagina di repertorio del Tuttosport datato 30.05.1985.

Don ALDO RABINO

(Cappellano F.C. Torino) 

Torino, Basilica di Superga, 4.02.2012

(Messa in suffragio delle vittime dell'incidente aereo del Torino)

"... E permettimi anche un ricordo per le vittime dell’Heysel e le loro famiglie, perché noi del Toro saremo anche parenti poveri, ma siamo ricchi di umanità e sentimento ! ".

CARLO RICCI

(Tifoso F.C. Juventus)

Dall'Heysel a Cardiff con la maglia del Grande Torino: la storia meravigliosa

di Edoardo Siddi

Ci sono storie belle e che sono belle da ascoltare. Altre che definirle meravigliose non basterebbe e ascoltarle non è bello, ma è un onore. Quella che vi andiamo a raccontare fa senza dubbio parte della seconda categoria. Il protagonista si chiama Carlo Ricci, tifoso bianconero che sabato sarà a Cardiff con addosso la maglia del Grande Torino. No, non ha le idee confuse. Le sue idee sono chiarissime e stupende. Carlo è sopravvissuto alla tragedia dell'Heysel e da Tivoli, provincia di Roma, ha deciso di imbarcarsi in questa bellissima avventura. Dopo aver vissuto da vicino la tragedia in cui persero la vita 39 tifosi bianconeri, non ha voluto più mettere piede in uno stadio per 30 anni, finché, convinto dal figlio, lo scorso anno, non ha fatto il suo nuovo esordio in un impianto. Ovviamente allo Stadium. E la passione si è riaccesa. Perché una delle cose meravigliose della passione, è che fa dimenticare anche le peggiori paure. Rende a suo modo immortali. Ora Carlo è nuovamente abbonato e non si perde una partita e ha deciso di intraprendere questo viaggio, dove tiferà con maglia granata e sciarpa del Comitato per non dimenticare l'Heysel al collo, per dire basta ai cori beceri. Basta agli insulti verso i caduti di Superga, basta agli insulti contro le vittime della tragedia dell'Heysel. Basta stupidità. E tutti dovremmo prendere esempio.

31 maggio 2017

Fonte: Ilbianconero.com

PAOLO SIMIONATO

(Tifoso Juventus a Bruxelles)

4.10.2017 "In merito a quanto pubblicato dal giornale Tuttosport e da voi segnalato, riguardo alla mancanza di rispetto verso le vittime dello stadio Heysel, vi invio volentieri alcune foto scattate domenica scorsa al termine della Belfius Bruxelles Marathon da me disputata e dedicata alla memoria dei nostri tifosi deceduti in occasione della maledetta finale. Mai l'ignoranza e la superficialità di pochi trogloditi supereranno l'affetto e la sofferenza, ancora viva nei cuori dei veri tifosi juventini. Sarebbe bello poter dare risalto anche a chi nel più totale anonimato compie gesti, a mio parere, degni di nota". Fonte: postmaster@saladellamemoriaheysel.it

RENZO ZAMBITO

(Presidente Club "Picciotti del Toro" Siculiana)

Bruxelles, Stade "Roi Badouin", 28.02.2015

28.02.2015 TORINO - Un bel gesto. E la foto postata su Facebook. Ecco l'omaggio dei Picciotti Granata alla lapide in ricordo delle vittime dell'Heysel a Bruxelles. Quando il tifo va oltre le barriere. Fonte: Tuttosport.com 


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