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La squadra della Chapecoense doveva viaggiare con un altro

aereo: le autorità aeronautiche hanno cambiato piano di volo

Per una decisione dell’autorità aeronautica brasiliana, la delegazione della Chapecoense ha dovuto imbarcarsi su un aereo di linea commerciale.

Un aereo che trasportava i giocatori di una squadra di calcio brasiliana, il Chapecoense, si è schiantato nella notte mentre si avvicinava all’aeroporto José Maria Cordoba della città colombiana di Medellín. Ma secondo quanto rivela il portale "infobae.com", la delegazione del club sudamericano ha dovuto cambiare il suo piano di volo per una decisione presa dalle autorità dell’aviazione brasiliana, che ha impedito alla squadra di viaggiare su un volo charter. Cambiare aereo e partire da San Paolo due ore dopo l’orario previsto, è stato l’inizio di una tragedia.

29 novembre 2016

Fonte: Itasportpress.it

Fotografia: Flightradar24.com (Jetphotos.net)

 

Chapecoense: la catena di errori che ha provocato il disastro

di Marco Ercole

Tra quella pericolosissima prassi dei viaggi al limite di carburante e i guasti elettrici, ecco che cominciano a emergere le prime teorie sui motivi della tragedia.

Sono sconcertanti le notizie che arrivano direttamente dal Brasile, secondo le quali il disastro aereo che ha portato alla morte di 71 persone, tra cui praticamente l'intera squadra brasiliana della Chapecoense, si sarebbe potuto evitare. Ma andiamo per gradi: tutto è cominciato già al momento della partenza da San Paolo, quando l'Agenzia di Aviazione Civile (Anac), cioè la principale autorità aeronautica locale, non ha autorizzato il volo diretto dell'Airbus 320 (aereo quasi sempre destinato a spostamenti di selezioni calcistiche) fino a Medellín, dal momento che quel tipo velivolo ha un’autonomia di non più di 7 ore di volo. Così, dopo questo divieto, la squadra è salita comunque su quell'aereo, ma in direzione di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia.

DALLA BOLIVIA - Arrivati all'Aeropuerto Internacional "Viru Viru", è stato cambiato anche il volo e l'intero gruppo si è trasferito su quel maledetto charter RJ85 della compagnia Linea Aerea Merida Internacional de Aviación (LaMia), che avrebbe dovuto portarli da Santa Cruz a Medellín in 4 ore. Nel corso di questo secondo viaggio, però, si è venuta a creare un'altra concomitante emergenza aerea, riguardante l'atterraggio d'emergenza richiesto di un airbus 320 della compagnia Viva Colombia proveniente da Panama, con la motivazione di una perdita di combustibile. A quel punto altri quattro velivoli sono rimasti in volo sopra i cieli di Medellín a varie altezze per seguire il protocollo di sicurezza e lasciare campo libero al Viva Colombia. Al mezzo della LaMia con a bordo la squadra della Chapecoense era stata affidata l'altitudine di 21mila piedi e secondo l'ordine stabilito sarebbe stato il terzo o il quarto a poter usufruire della pista d'atterraggio.

COMUNICAZIONE TARDIVA - Fino a che - dopo pochi minuti - anche i piloti di quel volo hanno chiesto alla torre di controllo di Medellín la procedura d'emergenza. Secondo le prime ricostruzioni l'autorizzazione è stata concessa poco dopo, ma non è stata consegnata per via di una falla elettrica e l'aereo si è andato a schiantare. Sul luogo dell'impatto, successivamente, non è stato rinvenuto alcun segno di incendio, sintomo evidente dell'esaurimento totale del carburante. Ma perché allora la richiesta del LaMia è arrivata così in ritardo se la situazione era così disperata ? In attesa di analizzare la scatola nera, tra le teorie più accreditate in questo momento c'è quella secondo la quale il pilota avrebbe evitato fino all'ultimo di comunicare come motivazione la mancanza di carburante, perché quando si verificano queste situazioni si va incontro a una multa milionaria.

CARBURANTE AL LIMITE - Sotto la lente d'ingrandimento anche la scelta delle autorità boliviane che hanno autorizzato il volo, dal momento che l'aereo aveva un'autonomia fino a 2965 chilometri contro i poco più di 3000 che separano la Bolivia dalla Colombia: in questo caso c'è chi ipotizza che il capitano abbia mentito sul volo indicando nel tragitto un atterraggio tecnico per il rifornimento, per arrivare all'aeroporto, richiedere la priorità di atterraggio e consumare così meno carburante possibile eludendo il traffico aereo nell'aeroporto di destinazione. Purtroppo una sorta di prassi delle compagnie aeree medio piccole. È doveroso sottolineare che al momento si tratta solo di ipotesi da parte dei media brasiliani, solo la scatola nera (forse) chiarirà una volta per tutte i motivi della tragedia.

30 novembre 2016

Fonte: Foxsports.it

ESTERO/ LE IPOTESI

Tragedia Chapecoense, ritrovate le scatole nere. Mancava la benzina ?

di Adriano Seu

Si cercano le cause dello schianto, due le ipotesi: un guasto elettrico o, con più probabilità, l'esaurimento del carburante. Intanto, l'ex calciatore del Livorno Miguel Borja rivela dettagli inquietanti, mentre i tifosi della Chape rendono omaggio alle vittime.

Shock e commozione si mescolano e aumentano col passare delle ore. Il mistero sull’incidente aereo che ieri ha tragicamente posto fine alla favola della Chapecoense potrebbe invece essere svelato presto. Nel tardo pomeriggio di ieri, le squadre di soccorso impegnate sul luogo del disastro hanno ritrovato le due scatole nere del velivolo precipitato a pochi chilometri da Medellìn. Il saldo definitivo è di 71 morti (tra cui 20 giornalisti, 8 dirigenti, 17 membri dello staff tecnico e 19 giocatori) e 6 sopravvissuti (2 membri dell’equipaggio, 3 giocatori e un giornalista). LE IPOTESI - Adesso, però, ci sono da capire le ragioni della tragedia. Due le ipotesi al momento: un guasto elettrico o, con più probabilità, l'esaurimento del carburante. Forse, addirittura una concatenazione di cause, perché, in base alle informazioni e ai dati raccolti finora, si sa che, dopo aver lanciato un segnale d’emergenza per problemi all’impianto elettrico, il volo 2933 della compagnia Lamia si è visto rifiutare la richiesta di atterraggio prioritario. Il velivolo che trasportava la Chapecoense potrebbe quindi aver esaurito il combustibile nell’attesa di ricevere l'ok per l’atterraggio. La prolungata rotta circolare effettuata dal velivolo prima dello schianto, la bassa velocità registrata dalla torre di controllo di Medellìn prima di perdere i contatti e la mancata esplosione al momento dell'impatto rafforzano ulteriormente l’ipotesi. L'esame delle scatole nere, comunque, dovrebbe fare chiarezza sulla dinamica della tragedia.

LE POLEMICHE - Intanto, c'è chi ha sollevato dubbi sull'adeguatezza dello stesso velivolo, un piccolo quadrimotore con capacità appena sufficiente per coprire la tratta rivelatasi fatale. L'ex calciatore del Livorno Miguel Borja, oggi punta di diamante dell'Atletico Nacional, ad esempio, ieri ha rivelato di aver viaggiato su quell'aeromobile, ma di aver vissuto "un autentico incubo. Avevamo paura perché si tratta di un aereo minuscolo, obbligato a continui scali per il rifornimento di carburante".

L'OMAGGIO DEI TIFOSI - Nel frattempo, una Chapecó in lutto ha reso omaggio alle vittime: sul monumento simbolo della città, la statua del "Movimento do Desbravador", è stato apposto un grande drappo nero, mentre migliaia di tifosi si sono riversati per strada scandendo cori e canti per i giocatori scomparsi, prima di riunirsi per una veglia in un'Arena Condá gremita. La federazione argentina e i club, infine, hanno annunciato di aver messo a disposizione la cessione di calciatori per "contribuire alla ricostruzione di una squadra che sarà onorata dalla memoria di tutti".

LE TESTIMONIANZE - In attesa che venga svelato il contenuto delle scatole nere, Radio Caracol e il quotidiano El Espectador riportano la testimonianza di un pilota che era a bordo di un terzo aereo transitato vicino alla zona del disastro poco prima dello schianto. Secondo quest’ultimo, ai comandi di un volo Avianca, dal velivolo su cui viaggiava la Chapecoense è stato lanciato un "mayday" per mancanza di carburante. Abbiamo chiaramente sentito il pilota segnalare problemi di carburante e chiedere priorità per l’atterraggio. Poco dopo si è sentita una seconda richiesta di emergenza per problemi elettrici". L’ipotesi che la tragedia sia stata causata da una combinazione di problemi prende corpo anche alla luce della testimonianza di uno dei sopravvissuti, l’assistente di volo Ximena Suarez, secondo cui le luci del velivolo si sarebbero gradualmente spente "fino al blackout totale circa 40-50 secondi prima dello schianto". Nel frattempo, il direttore generale della LaMia, Gustavo Vargas, ha assicurato che "il velivolo era in grado di compiere la tratta prevista. Nel caso si fosse reso necessario un rifornimento, l’aereo avrebbe potuto effettuare un secondo scalo a Cobija (Bolivia) o a Bogotà (Colombia). Il pilota (Miguel Alejandro Murakami, che era pure co-proprietario della compagnia, ndr) era esperto e sapeva il fatto suo. Se dopo il decollo da Santa Cruz ha deciso di puntare dritto su Medellìn - ha concluso Vargas - significa che poteva farlo".

ALMENO SEI MESI - Secondo il direttore dell’Aeronautica Civile colombiana, Alfredo Bocanegra, c'è il rischio che passi anche un anno prima di poter fare chiarezza sulle cause che hanno determinato il disastro aereo. "Considerata la gravità dell’accaduto e la necessità di individuare con precisione le cause che hanno provocato una simile tragedia - ha dichiarato Bocanegra a Radio Blu - l’esperienza m'insegna che difficilmente si potranno ottenere risposte prima di un periodo che va dai sei mesi a un anno. È il tempo minimo necessario per svolgere le indagini in modo esaustivo".

30 novembre 2016

Fonte: Gazzetta.it

Fotografia: Globoesporte.globo.com

Aereo precipitato in Colombia, il pilota ha cambiato piano di volo.

"È rimasto senza carburante"

"Signorina, Lima May India è in avaria totale, avaria elettrica totale, senza carburante". Sono le parole del comandante Miguel Quiroga, alla cloche del volo della LaMia poi precipitato in Colombia. Lo riferiscono i media colombiani citando una registrazione audio tra la cabina di pilotaggio e la torre di controllo dello scalo di Medellìn. Il controllore di volo, dopo aver informato che la pista "è libera e operativa" e che i vigili del fuoco sono "avvisati", avrebbe chiesto la posizione e l'altezza dell'aereo non ottenendo più risposta. A quanto confermato da fonti colombiane, l'aereo precipitato è effettivamente rimasto senza combustibile: "Possiamo dire che era senza carburante al momento dell'impatto. Una delle ipotesi su cui lavoriamo è che il carburante sia finito spegnendo i motori, provocando una avaria elettrica", ha detto il capo della sicurezza aerea in Colombia. Per il Ceo della compagnia LaMia il pilota ha cambiato il piano di volo, che prevedeva un rifornimento a Bogotà. Per i media il pilota non avrebbe detto di essere rimasto a secco temendo la revoca della licenza di volo. "Possiamo affermare chiaramente che l'aereo era senza carburante al momento dell'impatto. Una delle ipotesi su cui lavoriamo è che il carburante sia finito e abbia fatto spegnere i motori, provocando una avaria", ha detto Freddy Bonilla, responsabile per la sicurezza aerea in Colombia. A bordo del volo LaMia 2933 c'erano 76 persone, tra cui giocatori, tecnici e dirigenti della squadra di calcio brasiliana della Chapecoense. I superstiti sono sei. Secondo il Ceo della compagnia boliviana di charter, Gustavo Vargas, il comandante Miguel Quiroga, che era anche proprietario della LaMia, ha modificato il piano di volo stabilito, che prevedeva un rifornimento di carburante a Bogotà. La stampa colombiana avanza anche l'ipotesi che il pilota non abbia voluto dichiarare in tempo utile alla torre di controllo dell'aeroporto di Medellin di essere rimasto senza carburante nel timore della revoca della licenza di volo. "Ma si può rischiare la vita per la sospensione o il ritiro della licenza ?", si è chiesto il responsabile dell'aviazione civile colombiana, Alfredo Bocanegra.

30 novembre 2016

Fonte: Quotidianodipuglia.it

Fotografia: Siciliafan.it

Incidente Aereo Colombia: ecco com’è avvenuto e le possibili cause

di Antonella Petris

Continuano le indagini riguardo l'incidente aereo in Colombia che ha causato 71 morti, tra cui quasi tutta la squadra di calcio brasiliana del Chapecoense.

Per il momento non sono state fornite spiegazioni ufficiali delle autorità aeronautiche di Bogotà sulla causa dell’incidente aereo che lunedì notte ha causato 71 morti, tra cui sedici giocatori e l’allenatore della squadra di calcio brasiliana del Chapecoense. Tra le ipotesi, la più probabile risulta per il momento l’insufficienza del carburante. Un’altra ipotesi è che l’aereo non fosse adatto a volare su una rotta così lunga, quasi 3.000 chilometri. L’aereo si è schiantato nella notte di lunedì in una remota zona a 3.300 metri di altitudine, mentre cercava di arrivare all’aeroporto di Rionegro alle porte di Medellin. I rottami del velivolo, un RJ-85 della compagnia privata boliviana "LaMia" proveniente da Santa Cruz de la Sierra, non presentano la minima traccia di bruciatura. "E’ molto sospetto che, malgrado lo schianto, non sia esploso", ha detto una fonte militare. "Questo rafforza la teoria della mancanza di carburante a bordo dell’apparecchio". Anche l’assistente di volo sopravvissuta sembrerebbe aver detto alle autorità che i serbatoi dell’aereo sarebbero rimasti quasi a secco. Sei, delle 77 persone a bordo, sono sopravvissute quasi miracolosamente: tre giocatori, due membri dell’equipaggio e un giornalista. La tragedia ha spazzato via la squadra di calcio brasiliana che, contro tutti i pronostici, era riuscita ad approdare alla finale della Coppa Sudamericana, l’equivalente continentale dell’Europa League. Secondo fonti aeroportuali al quotidiano El Colombiano, alle 21.45 il velivolo ha segnalato alla torre di controllo di disporre di poco carburante, ed è stata chiesta la priorità all’atterraggio. Pochi minuti prima però un altro volo, l’FC8170 di "Viva Colombia" che copriva la rotta Bogotà-San Andres, era stato dirottato a Rionegro per un’emergenza riguardante la strumentazione di bordo, quindi quando l’aereo della "LaMia" ha chiesto priorità si trovava a una quota di 21.000 piedi, troppo per poter cominciare ad avvicinarsi, ed in ogni caso più in alto rispetto a quello di "Viva Colombia". Ecco perché il controllo, secondo le fonti, ha scelto di dare priorità all’atterraggio al volo nazionale, ordinando al 2933 di fare manovre circolatorie e intanto cominciare a scendere. A quel punto, mentre stava abbassandosi, il pilota dell’Avro J85 ha comunicato un’emergenza "per un problema elettrico". Secondo il quotidiano "El Tiempo", il capitano Miguel Alejandro Quiroga Murakami ha cominciato persino a urlare che lo lasciassero atterrare per problemi di combustibile, e ha puntato verso la pista. Alle 21.53, mentre l’aereo tentava di avvicinarsi a terra e si trovava allineato alla pista, la torre di controllo dell’aeroporto ha perso i contatti con la cabina di pilotaggio: qualche secondo dopo è avvenuto lo schianto sul Cerro Gordo. Sono diversi i fattori che possono portare un aereo a rimanere privo del carburante necessario ai motori: una perdita, problemi di ghiaccio, una rottura della pompa o anche un errore dell’equipaggio. L’inchiesta partirà dall’analisi delle scatole nere, che sono state recuperate poche ore dopo sul luogo del disastro e che contengono tanto le registrazioni di tutte le comunicazioni dell’equipaggio quanto le registrazioni elettroniche delle principali strumentazioni di volo. Riguardo l’altra ipotesi, ossia che l’aereo non fosse idoneo a volare su lunghe distanze: il presidente dell’Associazione Colombiana Aviatori Civili, Jaimie Hernandez, ha tuttavia assicurato che "poteva volare per oltre 4.000 chilometri, mentre la rotta era meno di 3.000″. Quindi, sempre secondo Hernandez, "era in grado di percorrerla" per intero.

30 novembre 2016

Fonte: Meteoweb.it

"Tragedia Chapecoense, "l'aereo aveva finito il carburante"

L'aereo che lunedì trasportava la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense potrebbe essersi schiantato al suolo perché aveva terminato il carburante durante la fase di atterraggio. Ne sono sempre più convinte le autorità colombiane che stanno indagando sulle cause dell'incidente. Da un'ispezione sul luogo del disastro, ha riferito il capo dell'Aviazione civile colombiana Alfredo Bocanegra, è emerso che l'aereo "al momento dell'impatto non aveva carburante". La scoperta sembra confermare quanto indicato da una registrazione emersa nella serata di ieri, nella quale il pilota dell'aereo chiedeva ai controllori di volo il permesso di atterrare a causa di un guasto elettrico e della mancanza di carburante. "Abbiamo avviato un'indagine per chiarire come mai l'aereo era privo di carburante al momento dell'impatto", ha riferito Bocanegra nel corso di una conferenza stampa. Secondo i regolamenti, è stato spiegato nel corso della stessa conferenza stampa, gli aerei devono sempre avere una riserva di carburante di 30 minuti per poter raggiungere una destinazione alternativa in caso di emergenza in fase di atterraggio. "In questo caso, l'aereo non aveva il carburante per raggiungere un aeroporto alternativo", ha spiegato il funzionario dell'aviazione civile colombiana Freddy Bonilla. "La fonte di elettricità sono i motori - ha aggiunto - ma ovviamente senza carburante la fonte di elettricità verrebbe completamente persa". Nella registrazione delle comunicazioni tra l'aereo e la torre di controllo, si sente il comandante lanciare l'allarme per un "guasto elettrico totale" e "mancanza di carburante". Poco prima che la registrazione si interrompa, il comandante afferma di volare ad un'altitudine di 9mila piedi (2.745 metri). L'aereo si è schiantato sul fianco di una montagna nei pressi di Medellin. Le due scatole nere recuperate dal luogo del disastro verranno inviate nel Regno Unito per essere esaminate dal costruttore, l'azienda britannica Bae. Solamente sei delle 77 persone a bordo sono sopravvissute all'incidente. La squadra di calcio brasiliana della Chapecoense ha perso 19 giocatori. Nello schianto sono morti anche 20 giornalisti al seguito della squadra.

1 dicembre 2016

Fonte: Adnkronos.com

Fotografia: Panamatoday.com

Non c’è solo la mancanza di carburante

tra le cause del disastro della Chapecoense

di Maurizio Stefanini

La storia della compagnia aerea LaMia, su cui viaggiava la squadra di calcio brasiliana, ha molti lati oscuri fatti di carenze tecniche, manageriali e sospetti di corruzione.

Un gravissimo scandalo politico sta emergendo in seguito alla tragedia della Chapecoense, un disastro che ha commosso il mondo del calcio, e che ha spinto il Torino a giocare col lutto al braccio anche in ricordo dell’altra tragedia di Superga. Al dramma si mescola però la farsa, con la scoperta che l’aereo è precipitato per mancanza di carburante in prossimità dell’aeroporto di Medellín, semplicemente per aver saltato la tappa in cui avrebbe dovuto fare rifornimento. E dietro la clamorosa inefficienza c’è la storia di una aviolinea che era stata costituita nel 2010 in Venezuela, a opera di un ex deputato amico di Chávez alla ricerca dei finanziamenti di un fondo cinese costituito apposta per sviluppare tecnologia nella Repubblica bolivariana. Insomma, era stata creata come startup, per ottenere le agevolazioni previste. Nella notte tra lunedì e martedì, un aereo partito dalla Bolivia e diretto in Colombia si è schiantato sulle montagne vicino a Medellín, dove avrebbe dovuto atterrare. Ricardo Albacete Vidal, è questo il nome dell’imprenditore, per tre anni ha avuto il problema di ottenere i permessi di volo. E anche dopo è rimasto senza i soldi in cui aveva sperato: un po’ per la crisi economica in cui il Venezuela chavista era sprofondato, un po’ per via di qualche regolamento di conti all’interno della nomenklatura bolivariana. Nel gennaio del 2015 l’aviolinea LaMia è stata trasferita in Bolivia, dove il suocero del pilota morto nell’incidente era stato senatore. Per chiarire meglio il contesto: il 36enne Miguel Quiroga era anche socio di Albacete Vidal, nonché l’unico pilota di una compagnia con un solo aereo in condizioni di volare, su una flotta di tre velivoli. Ma l’accordo tra Cina e Venezuela da cui la compagnia era nata aveva certificato ben 12 aerei. Non si sa che fine abbiano fatto, così come non si sa che fine abbiano fatto i 170 milioni che i cinesi avevano destinato all’aerolinea. Nel frattempo Albacete era andato in Spagna, dove si era messo a fare lobbying per la Sonangol, una società petrolifera cinese con sede in Angola, appartenente a un Tycoon di nome Xu Jinghua, nome d’arte Sam Pa. Dopo aver creato una compagnia aerea in Venezuela e aver estratto petrolio in Angola, Sam Pa si è messo a trafficare diamanti nello Zimbabwe, in cambio di un milione di dollari in finanziamenti all’intelligence dell’autoritario presidente Robert Mugabe. Per questo è finito sotto embargo americano, fin quando nell’ottobre del 2015 non è finito in galera proprio in Cina, vittima delle campagne anti-corruzione di Xi Jinping. Insomma, un management non proprio trasparente. Eppure LaMia era utilizzata assiduamente dalle squadre di calcio latinoamericane per le loro trasferte, non è chiaro se per raccomandazioni particolari o semplicemente perché quel mercato nella regione non è ben coperto e LaMia era piuttosto a buon mercato. Anche la nazionale argentina aveva viaggiato con uno dei loro aerei ma una volta arrivati i giocatori si erano lamentati per le condizioni del velivolo. Adesso le autorità colombiane affermano che, esaurimento del carburante a parte, l’aereo non aveva seguito il piano di volo previsto, e neanche aveva comunicato i suoi problemi alla torre di controllo in modo corretto.

1 Dicembre 2016

Fonte: Ilfoglio.it

Tragedia Chapecoense: 20 corpi identificati, ecco le condizioni dei superstiti

di Rita Caridi

20, al momento, i corpi identificati dopo lo schianto aereo di Medellin. Le autorità stanno lavorando senza sosta.

Il dolore è ancora forte ma in Colombia le autorità locali e quelle brasiliane lavorano senza sosta per recuperare i corpi dai rottami dell’aereo precipitato ieri su cui viaggiava la Chapecoense. Già 20 dei 71 corpi sono stati identificati e si stanno già programmando le operazioni per il rimpatrio delle salme. Da capire se verranno tutti portati a Chapecò dove il club ha manifestato la volontà di allestire una camera ardente collettiva nel proprio stadio, l’Arena Condà, o se saranno trasportati ognuno nella propria città d’appartenenza. L’ultima parola spetterà ai familiari. Per quanto riguarda i sei superstiti, il difensore Neto - l’ultimo a essere salvato - è stato operato d’urgenza a Medellin e le sue condizioni restano gravi ma stabili: le prossime 48 ore saranno decisive. Al portiere Follmann hanno invece dovuto amputare la gamba destra. Stabile infine l’esterno Ruschel, operato alla colonna vertebrale: sembra scongiurato il rischio paralisi. Il giornalista Rafael Henzel, che ha riportato la frattura di diverse vertebre, sarà sottoposto a intervento una volta migliorati i problemi al polmone. Buone notizie sulla hostess Ximena Suarez, che ha riportato una frattura (tibia e perone) alla gamba destra e una al braccio. Intanto emergono nuovi dettagli sull’incidente. Juan Sebastian Upegui, copilota dell’aereo Avianca 9253, che in quel momento stava sorvolando Medellin in attesa dell’autorizzazione per atterrare, ha raccontato l’ultima conversazione fra la torre di controllo e il pilota del volo boliviano, che ha prima lamentato un problema di carburante e poi un black-out elettrico. "Aiutateci, aiutateci, coordinate, coordinate per raggiungere la pista, coordinat…". E lì la comunicazione si interruppe - le sue parole - E la torre di controllo: "Rispondete, rispondete". La situazione era pesante e la torre di controllo capì che si era messa male. Noi ci siamo messi a piangere nell’aereo". "Globoesporte", invece, ha rivelato che altre dieci persone erano sopravvissute allo schianto, fra cui il portiere Danilo, ma nessuna di loro è riuscita a resistere alle ferite. Dopo quelle brasiliane, intanto, anche le squadre argentine hanno dato la propria disponibilità a cedere in prestito i propri giocatori per aiutare la Chapecoense a rimettere in piedi un nuovo gruppo. Del quale però non farà parte il terzo portiere Nivaldo, 42 anni e in forza al club dal 2006: sarebbe dovuto partire col resto della squadra ma il cambio di programma (partenza da San Paolo e non da Chapecò) aveva spinto l’allenatore a lasciarlo a casa per fargli giocare domenica la sua 300esima gara nel club contro l’Atletico Mineiro prima di appendere i guantoni al chiodo. Ma Nivaldo ha preferito smettere subito. Troppo forte il dolore per la perdita dei suoi amici. (ITALPRESS).

1 Dicembre 2016

Fonte: Sportfair.it

Fotografia: Globalist.it

IN COLOMBIA

L'inchiesta conferma: l'aereo caduto senza carburante

Nuovo intervento per il portiere del Chapecoense

Il portiere del club brasiliano Jackson Follman, uno dei sei sopravvissuti allo schianto aereo avvenuto lunedì in Colombia, sarà sottoposto a un nuovo intervento chirurgico agli arti inferiori. Lo riferisce il direttore dell'Hospital San Vicente Fundación, Ferney Rodríguez, spiegando che il giocatore, a cui è già stata amputata la gamba destra, sarà operato oggi con l'autorizzazione dei familiari e dello staff medico del Chapecoense. Il centro medico sottolinea che il portiere brasiliano è ancora ricoverato nell'unità di terapia intensiva e, nonostante la situazione critica, si può parlare di "evoluzione positiva". Intanto, secondo quanto riferisce il direttore dell'Istituto nazionale di medicina legale e scienze forensi, Carlos Eduardo Valdés, fino ad ora sono state identificate 59 vittime dell'incidente, tra cui 52 brasiliani, cinque boliviani, un paraguayano e un venezuelano. Per quel che riguarda l'inchiesta sulle cause della tragedia, "possiamo affermare chiaramente che l'aereo non aveva carburante al momento dell'impatto, per questo iniziamo un processo di indagine per poter stabilire il motivo", ha confermato il segretario della sicurezza dell'Aeronautica civile della Colombia, Fredy Bonilla. La mancanza di combustibile è una delle ipotesi al vaglio per cercare di spiegare le cause dell'incidente avvenuto nel Cerro Gordo, nei pressi di La Unión. Bonilla ha ricordato che le norme internazionali stabiliscono che un aereo deve poter contare sul carburante sufficiente per coprire la rotta e avere una riserva aggiuntiva, oltre a poter contare su un aeroporto alternativo per poter atterrare in caso di necessità. La riserva, ha aggiunto, deve poter garantire al velivolo un’autonomia aggiuntiva di 30 minuti. Ha poi sottolineato che le condizioni meteo su Medellín al momento dello schianto erano "ottime". Intanto ieri migliaia di persone si sono riversate nella notte nello stadio Atanasio Girardot di Medellín, in Colombia, per rendere omaggio alla squadra brasiliana del Chapecoense. All'inizio del tributo sono state liberate al centro del campo 71 colombe a ricordare le vittime del disastro, da cui si sono salvate solo sei persone. La folla ha osservato un minuto di silenzio in memoria "dell'eterno Chapecoense". Poi, tra le lacrime, i presenti hanno rotto il silenzio e hanno iniziato a gridare "Vamos, vamos Chape". Sugli spalti campeggiavano alcuni striscioni con scritte come "Siamo con te Chape" o "Siamo tutti Chapecoense".

1 Dicembre 2016

Fonte: Iltempo.it

Chapecoense, un solo aereo e una compagnia fantasma

di Federico Giustini

La LaMia trasportava con il suo unico jet funzionante molte squadre sudamericane, compresa l’Argentina di Messi. Il fondatore e proprietario dei mezzi è un controverso imprenditore venezuelano che ora però si smarca.

Costi bassi, un solo aereo (datato 1999) a disposizione per trasportare le migliori squadre del Sudamerica e una proprietà non proprio chiarissima. Stiamo parlando della Lamia, la compagnia sul cui charter viaggiava la Chapecoense, la squadra brasiliana vittima del disastro aereo in Colombia. Due giorni dopo la tragedia, il mondo (sportivo e non) continua a piangere la squadra rivelazione dell’ultima Copa Sudamericana, giunta a una storica finale che mai si disputerà. Alla commozione però va aggiungendosi, ora dopo ora, la rabbia. Nella notte di mercoledì il colonnello Freddy Coronel, segretario della sicurezza aerea colombiana, non ha usato giri di parole: "Purtroppo l’aereo non aveva il carburante sufficiente, quella stabilito della normativa (…) nel momento dell’impatto non ce n’era più". LaMia aereo L’avrò RJ85 schiantatosi a Cerro Gordo de La Unión (30 km a sud-est di Medellín) era l’unico aereo a disposizione della LaMia, compagnia boliviana di voli charter. Gli altri due mezzi posseduti sono in manutenzione negli hangar presso Cochabamba, a 500 km circa dagli uffici della compagnia di Santa Cruz de la Sierra. I viaggi delle squadre di calcio rappresentano il core business della compagnia. Costi bassi e orari flessibili, questa la formula vincente attraverso cui LaMia era riuscita a trasportare sul proprio jet la nazionale argentina in occasione della trasferta in Brasile di tre settimane fa, valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2018. Ma anche le nazionali di Bolivia e Venezuela, l’Olimpia de Paraguay, i boliviani The Strongest, Blooming e Wilstermann.

La Chapecoense aveva già avuto a che fare con Lamia in occasione della fortunata trasferta a Barranquilla (quarti di finale, sfida allo Junior), tant’è che era considerata dai dirigenti brasiliani una sorta di portafortuna. Il quotidiano sportivo boliviano Diez riferisce che la società brasiliana ha pagato 100 mila dollari per il charter che doveva condurli da Santa Cruz de la Sierra a Medellín, e che con 50-70 mila dollari in più avrebbero potuto viaggiare con un’altra compagnia aerea, magari in grado di portare la squadra in Colombia direttamente dal Brasile, senza passare per la Bolivia. Anche l’Atletico Nacional aveva avuto modo di viaggiare a bordo dello stesso aereo, lo ha confermato l’attaccante colombiano Miguel Borja, il giocatore più atteso del doppio confronto. Con la voce rotta dall’emozione, Borja (per lui 8 presenze con la maglia del Livorno nel 2013/14) ha detto: "Sarebbe potuto succedere anche a noi, perché era lo stesso aereo e lo stesso capitano, avevamo paura anche noi perché è un aereo molto piccolo e molte volte è stato necessario fare delle soste per fare rifornimento di carburante, dato che non bastava per arrivare a destinazione. Bisognerà investigare". Borja poi si è rivolto ai club e alla Conmebol (Confederazione calcistica del Sudamerica) con un appello: "È giunto il momento che ci diano più soldi per viaggiare più comodi e con più sicurezza". Sfugge al momento chi sia il reale proprietario della compagnia aerea. Il direttore generale della Aeronautica civile boliviana César Varela ha ammesso che "si tratta di un consorzio di persone di cui non saprei spiegare quanti sono i proprietari".

Di certo c’è che l’imprenditore venezuelano Ricardo Albacete ha fondato LaMia nel 2009 in Venezuela affinché realizzasse esclusivamente voli interni. Lamia è l’acronimo di Linea Aerea Merida Internacional de Aviación: Merida è lo stato del Venezuela di cui avrebbe dovuto supportare "lo sviluppo regionale", il cui governatore chavista Marcos Diaz Orellana diede ampio appoggio ai progetti di Albacete. Progetti che però rimasero solo su carta visto che nessun volo commerciale riuscì a partire dall’aeroporto Alberto Carnevalli di Merida. Albacete decise allora di spostare la compagnia presso l’isola di Margarita, nello stato di Nueva Esparta, forte della fiducia del governatore Carlos Mata Figueroa. Il cambio di nome in Linea Aerea Margarita Internacional de Aviación non fece mutare l’acronimo, ma probabilmente l’aggravarsi della crisi economica in Venezuela rese necessario per gli affari di Albacete richiedere la licenza per operare in Bolivia. Qualcuno in Venezuela sosteneva che Albacete fosse solo un prestanome del controverso imprenditore cinese San Pa dal 2014 nella lista nera del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per la collaborazione con il regime di Mugabe nello Zimbabwe, al quale avrebbe dato sostegno finanziario e logistico. In ogni caso gli investimenti promessi da Mata Figueroa non arrivarono.

Nel novembre 2015 LaMia Corporation ottenne la licenza come "piccolo operatore" in Bolivia. Albacete trasferì i mezzi a Cochabamba. La nuova compagnia ha come proprietari due persone: Marco Antonio Rocha e Miguel Quiroga. Quest’ultimo era il pilota dell’aereo che nella notte tra lunedì e martedì si è schiantato a pochi chilometri da Medellin. Genero di un ex senatore boliviano oppositore del presidente Evo Morales, Quiroga è morto nello stesso modo di suo padre: alla guida di un aereo. Lo stadio di Caranavi (150 km dalla capitale La Paz) porta il nome proprio di Orlando Quiroga, nativo della cittadina. Gustavo Vargas Gamboa, direttore generale di LaMia Corporation ha precisato che "l’azienda è boliviana al 100%", confermando quanto riferito da Albacete al quotidiano spagnolo El Confidencial: "Non sono azionista, né impiegato di LaMia Bolivia, ma di LaMia Venezuela; noi affittiamo gli aerei a loro, ma sono loro a gestirli". Solo che a domanda specifica su quali pensava fossero le cause della sciagura, Albacete ha dato la colpa a "una tempesta (…) potrebbe essere stato un fulmine". Vargas Gamboa ha spiegato che nell’itinerario era prevista una tappa a Bogotà per fare rifornimento di carburante, aggiungendo che "è stato il pilota a decidere di non fermarsi e andare direttamente a Medellin", e che "c’era anche l’opzione Cobija (in Bolivia) a inizio volo", scartata probabilmente perché l’aeroporto sarebbe sprovvisto di illuminazione.

1 dicembre 2016

Fonte: Reporternuovo.it

Fotografia: Elheraldo.co

Chapecoense, il pilota non rivelò l’emergenza

carburante per paura del ritiro della licenza

Dietro la tragedia aerea in Colombia ci sarebbe la decisione del comandante di cambiare il piano di volo.

Manca solo l’ufficialità ma sembra ormai quasi certo che la tragedia aerea di Medellin sia stata causata dalla mancanza di carburante e dalla decisione del comandante del volo LaMia 2933 di cambiare all’ultimo momento il piano di volo, saltando il previsto scalo a Bogotà per fare rifornimento. "Possiamo affermare chiaramente che l’aereo era senza carburante al momento dell’impatto. Una delle ipotesi su cui lavoriamo è che il carburante sia finito in volo e abbia fatto spegnere i motori, provocando un’avaria elettrica" ha detto Freddy Bonilla, responsabile colombiano per la sicurezza aerea. Dalla torre di controllo si precisa intanto che "è stato fatto il possibile". Tutto quello che "umanamente è possibile e tecnicamente obbligatorio, ma sfortunatamente i miei sforzi sono stati infruttuosi", ha spiegato Yaneth Molina, la donna che nella notte della sciagura era in contatto con il comandante del volo, Miguel Quiroga. E che ora, come prevede la procedura, è stata sospesa e sarà sottoposta ad un percorso di psicoterapia. A bordo dell’Avro Regional Jet 85, l’unico velivolo in grado di viaggiare della piccola compagnia di charter boliviana la cui licenza di volo è stata sospesa oggi a tempo indeterminato, c’erano 76 persone, tra cui giocatori, tecnici e dirigenti della squadra di calcio brasiliana della Chapecoense. Solo sei sono sopravvissuti, tutti ricoverati in ospedale ma fuori pericolo. Secondo il Ceo della LaMia, Gustavo Vargas, il comandante Miguel Quiroga, che era anche proprietario della compagnia aerea, ha modificato il piano di volo stabilito, che prevedeva un rifornimento di carburante a Bogotà. La stampa colombiana avanza anche l’ipotesi che il pilota non abbia voluto dichiarare in tempo utile alla torre di controllo dell’aeroporto di Medellin di essere rimasto senza carburante nel timore della revoca della licenza di volo, in quanto stava violando le norme internazionali sulle scorte di carburante. "Ma si può rischiare la propria vita e quella degli altri per paura della sospensione o del ritiro della licenza ?", si è chiesto il responsabile dell’aviazione civile colombiana, Alfredo Bocanegra. Le vere cause della tragedia si conosceranno solo al termine dell’esame delle due scatole nere del quadrimotore di fabbricazione britannica, in servizio da 17 anni, ma intanto in Brasile è scoppiata la polemica dopo che un sito ha rivelato che la Confederazione di calcio sudamericana (Conmebol) avrebbe fatto pressioni sulle società di calcio affinché viaggiassero con la LaMia per gli spostamenti in Sudamerica. A bordo dell’aereo precipitato hanno volato di recente anche le nazionali di Bolivia, Venezuela e Argentina. Si è intanto concluso oggi il riconoscimento di tutte le 71 vittime e quelle brasiliane saranno rimpatriate tra venerdì e sabato a bordo di aerei dell’aeronautica militare. I funerali saranno celebrati nell’Arena Condà, lo stadio della Chapecoense, alla presenza del capo dello stato, Michel Temer, del presidente della Fifa, Gianni Infantino, del ct della Selecao, Tite, e di numerose stelle del calcio brasiliano. Nello stadio della "Chape" e in quello del Nacional di Medellin, dove era presente una delegazione brasiliana guidata dal ministro degli Esteri, José Serra’, si sono svolte ieri sera cerimonie in memoria delle vittime alla stessa ora in cui si sarebbe dovuta disputare la finale di andata della Coppa Sudamericana. Grande commozione in entrambi gli stadi, con Serra che non è riuscito a trattenere le lacrime ed ha ringraziato i tifosi colombiani per la solidarietà e l’affetto.

2 dicembre 2016

Fonte: Lastampa.it

Fotografia: Repubblica.it

"Il pilota del disastro aereo in Colombia non fece rifornimento"

di Lucio Di Marzo

Per la compagnia scelse di non fermarsi. "Ma non era un novellino. Indaghiamo".

A tre giorni dalla tragedia aerea che ha portato alla morte di 71 persone nello schianto di un aereo che era diretto a Medellin, con a bordo anche il team brasiliano della Chapecoense, si continua a lavorare per ricostruire la vicenda e la voce della compagnia aerea si unisce al brusio che circonda la realtà. A parlare è Gustavo Vargas, rappresentante della LaMia, che al quotidiano boliviano Pagina Siete parla di responsabilità del comandante dell'aereo, sostenendo che sia stata sua la scelta di saltare la sosta per il rifornimento a Bogotà, per volare direttamente su Medellin. Ad otto miglia dall'aeroporto, quando l'aereo della LaMia stava sorvolando le Ande, l'aereo è rimasto senza carburante e senza elettricità. In un audio pubblicato dalla stampa sudamericana gli ultimi drammatici messaggi con il controllo aereo, in cui il pilota annuncia la condizione estremamente critica in cui si trova il velivolo che sta portando. La Chapecoense, che era attesa a Medellin per partecipare alle finali di Coppa America, non ce l'ha mai fatta. Solo sei persone sono uscite vive dal disastro aereo, per una responsabilità che secondo la compagnia è del pilota. La stessa compagnia ricorda però che non si sta parlando di un novellino, ma piuttosto di un uomo "con molta esperienza, che si era addestrato in Svizzera". Da capire, ora, è perché abbia preso quella decisione di volare direttamente su Medellin. Una valutazione sbagliata ? Forse. O forse qualcos'altro.

2 dicembre 2016

Fonte: Ilgiornale.it

Disastro aereo in Colombia: "Cambiato piano volo, senza carburante"

Lo dicono Autorità colombiane. Media, "pilota temeva per licenza".

"I campioni sono tornati". I tifosi della Chapecoense hanno cantato in coro all'ingresso delle bare delle vittime della sciagura aerea di lunedì scorso in Colombia. Le 50 bare di calciatori, tecnici, dirigenti e accompagnatori, più quelle dei giornalisti locali che seguivano la squadra, sono trasportate a spalla da militari e disposte sotto una tettoia per ripararle dalla forte pioggia. Al fianco delle bare trovano posto familiari, amici e compagni di squadra delle vittime, confortati da psicologi e personale della Chapecoense. Momenti di forte commozione tra i tifosi, in piedi ad applaudire in silenzio con la pioggia che si mescola alle lacrime. L'aereo precipitato in Colombia è rimasto senza combustibile. Lo confermano fonti colombiane. "Possiamo dire che era senza carburante al momento dell'impatto. Una delle ipotesi su cui lavoriamo è che il carburante sia finito spegnendo i motori, provocando una avaria elettrica", ha detto il capo della sicurezza aerea in Colombia. Per il Ceo della compagnia LaMia il pilota ha cambiato il piano di volo, che prevedeva un rifornimento a Bogotà. Per i media il pilota non avrebbe detto di essere rimasto a secco temendo la revoca della licenza di volo. L'ente dell'aviazione civile boliviana ha intanto sospeso "a tempo indeterminato" la licenza di volo alla compagnia aerea LaMia dopo il disastro aereo in Colombia.

L'omaggio alle vittime - Migliaia di persone hanno reso omaggio nello stadio "Atanasio Girardot" di Medellin alle 71 persone che hanno perso la vita nella sciagura aerea vicino alla città colombiana, molti dei quali giocatori, dirigenti e simpatizzanti della squadra brasiliana Chapecoense. "Forza Chape" è stato l'urlo che ha fatto vibrare lo stadio, dove all'inizio della cerimonia sono stati liberati 71 piccioni proprio quale omaggio alle persone a bordo del volo della compagnia aerea Lamia. Proprio nello stadio Girardot, dove erano presenti tra gli altri i familiari delle vittime, era in programma per questa serata la partita di andata della Coppa Sudamericana tra il Chapecoense e l'Atletico Nacional. Alla cerimonia hanno preso parte i ministri brasiliani degli affari esteri, José Serra, e della cultura, Roberto Freire. Senza nascondere la propria commozione, Serra ha ringraziato "i tifosi e cittadini presenti, è una luce nel buio". "La cosa peggiore che può capitare ad una società è l'indifferenza", ha sua volta sottolineato il sindaco di Medellin, Federico Gutierrez.

Audio del pilota, "Siamo senza carburante" - "Signorina, Lima May India è in avaria totale, avaria elettrica totale, senza carburante". Sono le parole del comandante Miguel Quiroga, alla cloche del volo della LaMia poi precipitato in Colombia. Lo riferiscono i media colombiani citando una registrazione audio tra la cabina di pilotaggio e la torre di controllo dello scalo di Medellin. Il controllore di volo, dopo aver informato che la pista "è libera e operativa" e che i vigili del fuoco sono "avvisati", avrebbe chiesto la posizione e l'altezza dell'aereo non ottenendo più risposta.

"Più che una squadra, era una famiglia": sono le parole della giornalista e tifosa Juliana Dal Piva a riassumere sul quotidiano online O Dia il dolore abbattutosi su Chapecò, nel sud del Brasile, per la tragedia che ha colpito i giocatori della squadra locale. Da quando la notizia dell'aereo caduto in Colombia è piombata sulla cittadina di meno di 200 mila abitanti, considerata la capitale brasiliana dell'agroindustria, centinaia di sostenitori del "Chape" si sono ritrovati e stretti attorno all'Arena Condà, lo stadio del giovane e quasi sconosciuto club, giunto dai campionati minori fino alla serie A. Sin dal mattino le lacrime scorrevano sui volti di molta gente accorsa davanti all'impianto sportivo, mentre altri si prendevano per mano e pregavano per i parenti delle vittime. "Il sogno della Chapecoense è finito stanotte", ha detto, piangendo, il direttore della società, Plinio David de Nes Filho. Sui social durante tutto il giorno sono stati migliaia i messaggi di cordoglio con l'hashtag #ForcaChape. Tra i più significativi quello di Neymar: "Oggi il mondo piange, ma il cielo si rallegra di ricevere campioni", ha scritto il fuoriclasse della nazionale di calcio verde-oro e del Barcellona. Anche 'O Rei' Pelé ha twittato commosso: "Riposate in pace, miei giovani fratelli", mentre il capitano della "Selecao" e difensore dell'Inter, Joao de Sousa Filho Miranda, ha dichiarato: "Iddio ci conforti". Dimostrazioni di solidarietà sono arrivate poi anche da importanti club internazionali, come Milan, Fiorentina, Barcellona e Real Madrid, tutti uniti da profonda commozione. Il Comune di Chapecò ha nel frattempo decretato 30 giorni di lutto ufficiale, cancellando persino gli eventi legati alle festività di Natale e Capodanno. In seguito alla sciagura, la Federcalcio locale (Cbf) ha deciso di rinviare la finale della Copa do Brasil tra Gremio e Atletico-MG, che avrebbe dovuto giocarsi domani a Porto Alegre, e l'ultima giornata del campionato, in programma nel prossimo fine settimana. I club della serie A brasiliana si sono spinti anche oltre, proponendo di prestare gratuitamente loro giocatori alla Chapecoense per i prossimi tornei e di evitare la retrocessione del team per le prossime tre stagioni. È la peggior sciagura del futebol brasiliano, che ha provocato profonda commozione in tutto il Paese. Il presidente Michel Temer ha decretato tre giorni di lutto nazionale e la Federcalcio ha rinviato tutte le partite, compresa la finale di Coppa nazionale in programma domani tra Gremio e Atletico MG. ''Ancora non riusciamo a crederci, speriamo che accada un miracolo'', ha detto in lacrime il fratello del centrocampista Matheus Biteco dalla sua casa di Chapecò, la cittadina di appena 200 mila abitanti nello stato meridionale di Santa Caterina, che su quasi sei milioni di abitanti conta 2,8 milioni di oriundi italiani, dove è cominciata la favola sportiva della squadra annientata dal disastro aereo.

Incerte, al momento, le cause dello schianto. Secondo le autorità colombiane, l'aereo della compagnia charter boliviana "LaMia" avrebbe lanciato un segnale d'emergenza alla torre di controllo dell'aeroporto "Josè Maria Cordova" di Medellin. Secondo le prime ipotesi, l'aereo sarebbe rimasto senza carburante. Ma la stampa colombiana, riportando la dichiarazione di un responsabile dell'aviazione civile, parla di un probabile guasto elettrico e sostiene che il pilota avrebbe svuotato i serbatoi prima dell'impatto per scongiurare un'esplosione. Secondo la tv colombiana Caracol, l'aereo sarebbe scomparso dai radar tra le località di La Ceja e Abejorral, poco prima dello scalo di Medellin. I primi soccorritori sono stati ostacolati dalla zona impervia, dove gli elicotteri di soccorso non sono riusciti ad atterrare, e dalle forti piogge. Il calciatore Alan Ruscher è stata la prima vittima recuperata. Sull'aereo precipitato, un BAE-146, aveva viaggiato tre settimane fa anche la nazionale argentina, in occasione della trasferta in Brasile per le qualificazioni ai Mondiali del 2018. La sciagura ha suscitato enorme emozione negli appassionati di calcio di tutto il mondo ed ha unito idealmente la Chapecoense ad altre formazioni decimate da tragedie aeree, come il Grande Torino. ''E' un destino che ci lega indissolubilmente, vi siamo fraternamente vicini'', ha scritto sul proprio sito internet la società granata. Messaggi di cordoglio sono giunti anche da Milan, Real Madrid, Barcellona, Pelè, Maradona, Messi, dal presidente della Fifa, Gianni Infantino, e dalla Salernitana, dove ha militato in passato una delle vittime, Filipe Machado. La tragedia ha unito anche i tifosi di tutte le altre squadre brasiliane, che sui social hanno lanciato l'hashtag #ForzaChape. Molto toccante anche il messaggio dell'Atletico Nacional, che domani avrebbe dovuto sfidare la Chapecoense: ''Sono venuti per un sogno, se ne vanno come leggenda''. Giocatori e dirigenti dell'Atletico hanno anche proposto che la Coppa Sudamericana venga assegnata alla Chapecoense. Il fair play dei colombiani ha trovato immediata sponda nella Federcalcio brasiliana, che ha chiesto ai vertici del calcio sudamericano di assegnare la vittoria ad entrambe le squadre.

4 dicembre 2016

Fonte: Ansa.it

Fotografia: Sport.sky.it - Wikimapia.org

Chapecoense, arrestato direttore LaMia,

la compagnia aerea del volo precipitato in Colombia

Proseguono le indagini sulle ragioni che hanno portato allo schianto dell'aereo con a bordo la squadra di calcio brasiliana, che ha provocato 71 vittime. Sono finiti in manette anche altri due dirigenti, mentre si è scoperto che il pilota dell'aereo era un disertore. La giustizia boliviana ha chiesto all’Interpol di arrestare la funzionaria che ha autorizzato il piano di volo, malgrado l'aereo non disponesse del carico di carburante previsto dai regolamenti. Proseguono le indagini sullo schianto dell’aereo Avro Regional Jet 85 con a bordo la squadra di calcio brasiliana Chapecoense che ha provocato la morte di 71 persone. In Bolivia è stato arrestato Gustavo Vargas, direttore generale della LaMia, la compagnia aerea del volo precipitato lunedì 28 novembre vicino a Medellin, in Colombia. Vargas era già ricercato a La Paz per diserzione. Insieme a lui sono finiti in manette anche altri due dirigenti. Inoltre è stato scoperto che il pilota dell’aereo, il boliviano Miguel Quiroga morto anche lui nello schianto, stava affrontando un procedimento disciplinare davanti alla giustizia militare per aver disertato dall’aviazione del suo Paese. Il direttore Vargas, che in passato è stato pilota del presidente boliviano Evo Morales, è stato arrestato insieme al responsabile della manutenzione dei velivoli e un’impiegata amministrativa della LaMia. Il ministro per i Lavori Pubblici, Milton Claros, ha spiegato che esistono indizi riguardo a un traffico di influenze per l’ottenimento dei permessi di volo da parte della compagnia aerea. La giustizia boliviana ha chiesto all’Interpol di arrestare anche Celia Castanedo Monasterio, la funzionaria dell’amministrazione nazionale degli aeroporti che ha autorizzato il piano di volo dell’aereo in cui viaggiava la Chapecoense, malgrado non disponesse del carico di carburante previsto dai regolamenti. La donna è fuggita in Brasile, dove ha chiesto asilo, sostenendo di essere vittima di una persecuzione politica nel suo paese. "Il capitano Quiroga, il pilota dell’aereo che è caduto, era a giudizio davanti alla Forza aerea boliviana, e aveva avuto a suo carico un mandato d’arresto", ha annunciato il ministro della Difesa boliviano, Reymi Ferreira, come riporta l’agenzia di stampa Abi. In conferenza stampa ha anche spiegato che Quiroga, insieme ad altri piloti che avevano lasciato la Forza aerea boliviana, aveva invocato tutele costituzionali per evitare l’arresto. "Hanno ricevuto una formazione professionale, in cui lo Stato investe, ma improvvisamente a metà corso, invece di rispettare l’accordo e restituire le conoscenze e le competenze acquisite a favore dell’aviazione boliviana e dello Stato, hanno preferito rinunciare e chiedere le dimissioni", ha spiegato il ministro.

7 dicembre 2016

Fonte: Ilfattoquotidiano

Aereo caduto in Colombia: arrestato direttore, fugge una funzionaria

La dirigente aeroportuale boliviana che autorizzò il piano di volo del Lamia, nonostante probabilmente si fosse accorta dei problemi di penuria di carburante, ha chiesto rifugio in Brasile.

LA PAZ - Le autorità boliviane hanno arrestato Gustavo Vargas Gamboa, il direttore generale della compagnia aerea Lamia, il cui aereo si è schiantato a fine novembre in Colombia annientando la gran parte della squadra di calcio brasiliana Chapecoense, che era a bordo. E intanto la funzionaria che aveva autorizzato il piano di volo ha chiesto rifugio in Brasile. La LaMia è indagata per le presunte responsabilità nello schianto dell'aereo, in cui sono morte 71 persone delle 77 che erano a bordo, tra cui i giocatori e lo staff dirigenziale del Chapecoense, insieme a un folto gruppo di giornalisti. La squadra brasiliana che aveva raggiunto la finale della Coppa Sudamericana, viaggiava verso Medellin per giocare l'andata della sua prima finale continentale. Tra le ipotesi più accreditate dalla tragedia c'è quella che l'aereo sia precipitato a terra perché rimasto senza combustibile poco prima di arrivare all'aeroporto di Rionegro, che serve Medellin. Lo stesso Vargas ha ammesso alcuni giorni fa al quotidiano Pagina Siete che l'aereo, un BA-146 modello RJ85 decollato da Santa Cruz, doveva rifornirsi di combustibile nella cittadina boliviana di Cobija, nell'estremo nord del paese, prima di continuare la rotta verso Medellin. Vargas Gamboa è un ex militare dell'aeronautica boliviana che, tra il 2001 e il 2007, è stato il pilota di vari presidenti brasiliani, tra cui l'attuale presidente, Evo Morales. Ed è il padre di Gustavo Vargas Villegas, fino alla settimana scorsa ai vertici della Direzione generale dell'aeronautica civile boliviana e che è stato sospeso dalle sue funzioni a causa dell'inchiesta. L'arresto di Vargas Gamboa, seguito all'esame dei documenti e dei computer sequestrati alla compagnia, è avvenuto poche ore prima di una riunione a Santa Cruz tra i procuratori di Bolivia, Brasile e Colombia, che condurranno l'inchiesta sulla tragedia. Intanto la funzionaria aeroportuale boliviana che autorizzò il piano di volo del Lamia, nonostante probabilmente si fosse accorta dei problemi di penuria di carburante, ha chiesto rifugio in Brasile.

7 dicembre 2016

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Elcooperante.com

Tragedia Chapecoense: Ritenuti colpevoli

pilota aereo e compagnia boliviana

di Stefano Grandi

Le indagini sull'incidente aereo in cui viaggiavano i calciatori del club brasiliano del Chapecoense, giornalisti e altri passeggeri si avviano alla conclusione. Il Ministero dei servizi pubblici della Bolivia ha giudicato colpevoli della tragedia del 29 novembre scorso, in cui sono morte 71 persone, il pilota dell'aereo Miguel Quiroga e la compagnia aerea boliviana Lamia. L'ad della Lamia, Gustavo Vargas Gamboa, è stato incarcerato e sarà processato per omicidio colposo, così come il figlio, un ex ufficiale dell'aeronautica, accusato di uso indebito di beni di stato per la licenza dell'aereo. La polizia cerca altri due responsabili della compagnia di volo: Antonio Rocha di cui non si trovano tracce e Celia Castaldo, che approvò il piano di volo e che sembra abbia chiesto asilo in Brasile.

21 dicembre 2016

Fonte: Sportevai.it

Chapecoense, aereo caduto perché era finita la benzina

Gli investigatori colombiani confermano la causa della tragedia.

BOGOTÀ - L'aereo aveva finito la benzina. È questa la causa della tragedia del 28 novembre, quando un velivolo con a bordo la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense è precipitato in Colombia. Lo hanno accertato gli investigatori colombiani. I PILOTI - Le autorità hanno stabilito che non ci sono stati problemi tecnici, ma soltanto errori umani. Il velivolo, oltre che con carburante non sufficiente, viaggiava con un peso eccessivo. Le registrazioni della cabina dimostrano che pilota e co-pilota avevano discusso della possibilità di fare uno scalo per rifornire, ma alla fine hanno deciso di proseguire. Erano quindi consapevoli, dicono le autorità colombiane, che il carburante imbarcato non era adeguato. I FATTI - Secondo l'aeronautica civile colombiana un'indagine preliminare ha permesso di accertare che l'aereo era senza carburante in base all'esame delle scatole nere e ad altre prove. Il fatto che una delle cause dello schianto potesse essere la mancanza di carburante era stata del resto una delle prime ipotesi formulate dagli investigatori. L'aereo si è infatti schiantato mentre cercava di avvicinarsi all'aeroporto di Medellin, in Colombia. Era in volo da quattro ore e 20 minuti quando i controllori di volo dell'aeroporto di Medellin lo hanno messo in attesa perché c'era un altro volo con una perdita di carburante sospetta al quale è stata data la priorità. Da un messaggio audio registrato si sente la voce del pilota che chiede di poter atterrare per mancanza di carburante e un "black out elettrico". Il fatto poi che non ci sia stata alcuna esplosione al momento dell'impatto confermerebbe la carenza di carburante a bordo. Nell'impatto sono morte 71 persone, mentre sei sono sopravvissute.

26 dicembre 2016

Fonte: Corrieredellosport.it

Fotografia: Ansa.it

Chapecoense, l’aereo precipitato in Colombia "aveva finito la benzina"

Secondo gli investigatori il British Aerospace 146 viaggiava con poco carburante e in sovrappeso. A bordo c'era la squadra di calcio brasiliana. Il disastro è avvenuto lo scorso 28 novembre.

Aveva finito la benzina. È questa la causa dietro il disastro aereo del British Aerospace 146, precipitato lo scorso 28 novembre nel centro della Colombia con a bordo la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense. Ad accertare le cause sono stati gli investigatori colombiani. La compagnia aerea LaMia coinvolta nell’incidente aereo a Medellín, in cui sono morte 71 persone compresa la maggior parte della squadra di calcio Chapecoense, viaggiava con il carburante al limite e in sovrappeso. È quanto emerge dalla relazione preliminare presentata oggi dall’aeronautica civile della Colombia (Aerocivil). Secondo il Segretario della sicurezza aerea Aerocivil, colonnello Freddy Bonilla, le registrazioni della cabina mostrano che il pilota e il co-pilota hanno discusso sulla possibilità di fare uno scalo a Leticia (Colombia) o Bogotà "perché il carburante era al limite", ma alla fine hanno proseguito. "Erano consapevoli del fatto che il carburante che avevano non era adeguato o non sarebbe stato sufficiente", ha detto il funzionario, aggiungendo che inoltre l’aereo "conteneva un peso maggiore rispetto a quello prescritto".

26 dicembre 2016

Fonte: Ilfattoquotidiano.it

LA TRAGEDIA DELLA CHAPECOENSE

Colombia, aereo precipitato: "Caduto perché era finita la benzina"

di Annalisa Grandi

Resi noti i primi risultati dell’indagine dell’aeronautica civile colombiana: il volo, con a bordo la squadra della Chapecoense, aveva finito la benzina. In un messaggio audio il pilota chiede di poter atterrare proprio per mancanza di carburante.

È precipitato perché era finita la benzina. Per questo sono morti, il 28 novembre scorso, 71 dei 77 passeggeri a bordo del volo della compagnia charter boliviana LaMia diretto a Medellin, che trasportava anche la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense. Ad accertare le cause del disastro gli investigatori colombiani. L'indagine - Le risposte sulla tragedia costata la vita a 71 delle 77 persone a bordo di quel volo, sono arrivate un mese dopo: secondo i primi risultati dell’indagine dell’aeronautica civile colombiana, l’aereo è precipitato perché era finito il carburante. E d’altronde già nelle prime fasi dell’inchiesta si era ipotizzato che proprio questa potesse essere una delle cause del disastro. Le conferme sarebbero arrivate dall’analisi innanzitutto delle scatole nere. Il carburante - L’aereo, con a bordo i giocatori della Chapecoense che in Colombia avrebbero dovuto disputare la finale della Coppa sudamericana, era in volo da 4 ore e 20 minuti, era in fase di avvicinamento all’aeroporto di Medellin quando era stato messo in attesa perché ai controllori di volo risultava un altro aereo con una perdita di carburante sospetta, a cui era stata data la priorità. Dalle registrazioni audio si sente il pilota che chiede di poter atterrare proprio per "mancanza di carburante", ma parla anche di un "black out elettrico", senza però specificare l'effettiva gravità della situazione e il fatto che due motori su quattro si fossero spenti. Già in precedenza, stando a quanto spiegato dal Segretario della Sicurezza aerea Aerocivil, il pilota e il co-pilota avrebbero discusso dell'eventualità di fare uno scalo a Leticia o a Bogotà proprio perché "il carburante era al limite", ma avrebbero poi deciso di proseguire il tragitto fino a destinazione. "Erano consapevoli del fatto che il carburante che avevano non era adeguato o non sarebbe stato sufficiente", ha detto il funzionario, spiegando che "conteneva un peso maggiore rispetto a quello prescritto". Circa 500 chili in più, rispetto al peso massimo, si legge nel rapporto, che però specifica come questa non sia considerata una delle cause principali dell'incidente. Lo schianto - Sempre a quanto emerge dal rapporto quattro minuti prima dello schianto sarebbe avvenuto lo spegnimento della sala macchine e black-out di tutti i sistemi elettrici, è allora che la torre di controllo si informa nuovamente sulla distanza del velivolo dalla pista di atterraggio: oltre 13 chilometri, l'ultima volta in cui avviene un contatto radio tra il velivolo e la torre di controllo. Poi il silenzio e lo schianto, avvenuto a circa 230 chilometri orari.

26 dicembre 2016

Fonte: Corriere.it

Fotografia: Elheraldo.com

Chapecoense: mancanza di carburante, i piloti sapevano

L'indagine degli investigatori colombiani ha confermato le tesi iniziali: il velivolo non ha fatto scalo per il rifornimento e il vento contrario ha aggravato la situazione. L'aereo trasportava inoltre troppo peso in rapporto alle sue possibilità. La relazione finale verrà resa nota il prossimo aprile.

MEDELLIN - Carenza di carburante e sovrappeso del velivolo: queste le cause accertate che hanno provocato lo schianto dell'aereo della LaMia lo scorso 28 novembre nei pressi di Medellin, in cui sono morte 71 persone tra cui la quasi totalità della squadra brasiliana della Chapecoense e 21 giornalisti. È quanto emerso da un'indagine condotta dagli investigatori colombiani, che hanno così dato forza alla tesi iniziale che aveva subito escluso un attentato o un cedimento strutturale dell'aereo che trasportava la Chapecoense verso la gara di andata della finale di Coppa Sudamericana contro il Nacional. La tragedia, alla quale sono sopravvissute soltanto sei persone, sarebbe dunque frutto di una serie di errori umani, dovuti innanzitutto alla volontà di ridurre i costi del volo partito da Santa Caterina. Le scatole nere hanno dimostrato che mancava la riserva di carburante richiesta dalle normative internazionali per permettere il prosieguo del volo per un'ora e mezzo oltre la sua destinazione. Le registrazioni vocali dalla cabina di guida, inoltre, hanno confermato che il pilota, il co-proprietario della compagnia, Miguel Quiroga, e il co-pilota erano a conoscenza della mancanza di carburante. Nonostante ciò, l'aereo non ha fatto scalo per il rifornimento a Leticia o Bogotà e il vento contrario, trovato in territorio colombiano, ha ulteriormente aggravato la situazione. Soltanto otto minuti prima dello schianto, i piloti hanno chiesto un atterraggio "prioritario", senza però invocare una procedura d'emergenza. A sei minuti dall'atterraggio previsto, quattro motori hanno cominciato a chiudersi uno dopo l'altro per mancanza di benzina, il che ha portato ad un guasto elettrico tre minuti prima dello schianto. Tuttavia l'equipaggio non ha fatto cenno della drammatica situazione al controllo del traffico aereo di Medellin e tre minuti più tardi il velivolo si è schiantato. La relazione finale verrà resa nota il prossimo aprile, dopo di che sarà possibile agire penalmente per stabilire le responsabilità di una sciagura che ha segnato in negativo il 2016.

27 dicembre 2016

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Wikimapia.org

Clamorosa svolta nel disastro aereo della Chapecoense

di Danilo Grimaldi

Il pilota del volo LaMia 2933, con a bordo i giocatori della squadra brasiliana, non rivelò l'emergenza carburante per paura del ritiro della licenza.

È passato poco più di un anno dal disastro Aereo che ha visto coinvolta la Chapecoense, squadra brasiliana militante nel Campeonato Brasileiro Serie A. Nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2016, infatti, precipitò il volo LaMia Airlines 2933 diretto all'aeroporto Josè Maria Cordoba, a 50 km da Medellin. Fu coinvolta tutta la squadra brasiliana, lo staff, i giornalisti, con un bilancio di 71 morti e 6 feriti sopravvissuti miracolosamente allo schianto. È ormai ufficiale che in quel giorno, il disastro aereo sia stato causato da una mancanza di carburante in volo con conseguente spegnimento dei motori e avaria elettrica. Ma non è tutto. Secondo quanto dichiarato da Gustavo Vargas, Ceo della LaMia, il comandante Miguel Quiroga avrebbe modificato il piano di volo stabilito, il quale prevedeva un rifornimento di carburante a Bogotà. Sembra infatti che il pilota non abbia voluto dichiarare alla torre di controllo dell'aeroporto di Medellin di essere a corto di carburante nel timore di ricevere la revoca della licenza di volo poiché egli stesso stava violando le norme relative alla scorta di carburante. Le condizioni dei superstiti allo schianto aereo - Tra i giocatori superstiti ci sono il portiere Jackson Follmann, che è tornato ad allenarsi nonostante l'amputazione all'arto destro, obbligandolo però all'uso di una protesi; Alan Ruschel, rimasto illeso nello schianto, continua a giocare e a fare gol. Segnò anche nell'amichevole del primo settembre, giocata allo Stadio Olimpico contro la Roma, su calcio di rigore, festeggiando con gli occhi e le braccia rivolti al cielo in memoria dei suoi compagni di squadra deceduti; per Hèlio Neto invece il recupero è stato lento dato che nei giorni successivi al disastro aveva subito una sorta di amnesia dovuta ai traumi riportati. Da allora il giocatore ha incredibilmente bruciato le tappe nel percorso riabilitativo, venendo già dimesso dall'ospedale dopo un mese dall'accaduto. Nell'aprile scorso il difensore 32enne ha annunciato poi sul proprio profilo Twitter il ritorno sui campi di allenamento. Intanto la Chapecoense è stata ricostruita con una nuova rosa, grazie anche ai diciannove prestiti gratuiti ottenuti dalla società, con la conseguente salvezza nella massima serie brasiliana. Tutto il mando ha parlato del miracolo Chape, non c'è nessuno ora che non conosca il nome di una società che era sconosciuta a molti, ma quanto è stato alto il prezzo da pagare al destino.

25 dicembre 2017

Fonte: It.blastingnews.com

Tragedia Chapecoense: ecco perché l'aereo è caduto

Un anno e mezzo dopo la sciagura aerea di Medellin, sono stati resi noti i risultati delle indagini.

Ci sono voluti esattamente 17 mesi, ma alla fine la verità su una delle più grandi sciagure aeree della storia dello sport mondiale è venuta a galla. E, se possibile, fa acuire il dolore per l’assurda morte delle 71 persone coinvolte e per la vita stravolta dei loro familiari. Si sono concluse le indagini della commissione d’inchiesta che ha verificato le cause che, il 28 novembre 2016 nei cieli di Medellin, hanno portato al disastro aereo che ha spezzato le vite della quasi totalità della rosa della Chapecoense, formazione brasiliana che si apprestava a giocare la finale della Copa Sudamericana contro i colombiani dell’Atlético Nacional. La relazione finale, basata sull’analisi dei dati vocali della scatola nera del velivolo registrati durante il volo fatale, ha evidenziato una verità atroce: a determinare lo schianto dell’aereo della compagnia "LaMia Airlines" è stata la carenza di carburante. A renderlo noto il capo della commissione d’inchiesta, il colonnello Miguel Camacho: "La Tragedia è avvenuta per esaurimento del carburante in seguito a una inadeguata gestione del rischio da parte della Compagnia aerea LaMia". Nel dettaglio, la relazione ha evidenziato come l’aereo avesse 2 kg di carburante in meno rispetto al necessario, cui aggiungere la riserva indispensabile per volare per altri trenta minuti in caso di emergenze e richiesta dagli standard internazionali. Agghiacciante inoltre un altro particolare che è stato rivelato, il fatto che l’allarme per il carburante mancante sul velivolo fosse scattato già 40’ prima dell’incidente: nonostante questo, però, l’equipaggio non ha fatto nulla per impedire la sciagura. Furono solo 6 i sopravvissuti, tra i quali tre giocatori: i difensori Neto e Ruschel, tuttora di proprietà del club, e il portiere Follman, che ha subito l’amputazione di una gamba e che punta a partecipare alle Paralimpiadi 2020 come nuotatore.

27 aprile 2018

Fonte: Sport.virgilio.it

Tragedia Chapecoense, conclusa l’inchiesta sul disastro aereo:

l’Aeronautica colombiana svela i motivi dello schianto

di Ernesto Branca

L’aeronautica civile colombiana ha reso note le cause del disastro aereo costato la vita a 71 persone, tra cui i calciatori della Chapecoense.

È trascorso quasi un anno e mezzo dalla tragedia aerea in cui hanno perso la vita 71 persone, tra cui molti giocatori della Chapecoense. Un disastro terribile che ha sconvolto il mondo del calcio, strettosi attorno al club brasiliano colpito da un lutto immane. A distanza di tempo, si sono concluse le indagini sui motivi che hanno causato l’incidente, un’inchiesta portata avanti dalle autorità di ben cinque Paesi (Colombia, Bolivia, Brasile, Stati Uniti e Inghilterra) riusciti a far luce sulla vicenda. Secondo quanto riferito dall’Aeronautica Civile colombiana, l’aereo si è schiantato per mancanza di carburante: "la compagnia aerea LaMia ha volato da Santa Cruz (Bolivia) a Rionegro (Colombia) senza i requisiti di quantità minima di combustibile richieste dalle norme internazionali". Questo il punto principale del comunicato pubblicato sulla propria pagina Facebook dall’Aeronautica, che sottolinea come l’aereo avrebbe dovuto avere a bordo 11.603 kg invece degli effettivi 9.300 kg. "Un deficit di 2303 kg di carburante che ha causato il disastro. Né la società, né l’equipaggio, anche se erano a conoscenza della limitata quantità di carburante per completare il volo a Rionegro, hanno deciso di far scalo in un altro aeroporto per rifornirsi della quantità minima di carburante per completare il viaggio in piena sicurezza. L’equipaggio ha escluso un atterraggio a Bogotà, o in un altro aeroporto. C’è stata una pianificazione e un’esecuzione inappropriata del volo da parte della compagnia aerea, a causa del mancato rispetto della quantità minima di carburante per un viaggio internazionale e un inadeguato processo decisionale, come conseguenza della mancanza di gestione della sicurezza operativa nei loro processi, perdita di consapevolezza della situazione, e di decisioni sbagliate da parte dell’equipaggio che ha continuato "il volo con una quantità di carburante estremamente limitata".

28 aprile 2018

Fonte: Sport.virgilio.it

Fotografia: Wikimapia.org

Piove ancora sulla Chapecoense: l’assicurazione non ha ancora pagato

Dopo la tragedia che ha coinvolto la Chapecoense il 28 novembre 2016, le famiglie delle vittime non hanno ancora ricevuto notizie sui risarcimenti dovuti dall’assicurazione. Piove sul bagnato.

Arrivano brutte notizie dal Brasile. In questi ultimi due anni scarsi molte associazioni e società calcistiche hanno dato il proprio contributo per aiutare un club che era stato investito da una tragedia con pochi precedenti. Si parla della Chapecoense e di quel maledetto 28 novembre 2016; di quando quel volo diretto in Colombia per affrontare l’Atletico Nacional si è schiantato contro una montagna. Gli sfortunati, anzi tragici, eventi dietro a questa vicenda sono stati molteplici: il charter che avrebbe dovuto trasportare la squadra non aveva ricevuto il permesso per decollare dall’aeroporto brasiliano e la squadra ha trovato una soluzione alternativa in quel dannato volo LaMia 2933. Ad oggi, come riporta Sport, l’assicurazione non ha ancora pagato le famiglie delle vittime.

TROPPO TEMPO - Sono passati ormai quasi ventiquattro mesi da quel terribile incidente e l’assicurazione della compagnia aerea boliviana non si è ancora messa in contatto con l’associazione di rappresentanza dei familiari delle vittime per quanto riguarda il risarcimento. È molto probabile che alle famiglie interessi davvero poco della somma fine a sé stessa, anche perché non servirà a restituire ai focolari i propri cari. Ma quantomeno la somma che deve essere versata potrebbe mettere porre una parola fine, almeno ai risvolti "materiali" di questa vicenda e lasciare le famiglie e i (troppo pochi) sopravvissuti liberi di leccarsi le ferite senza più preoccupazioni di questo tipo.

OSTRUZIONISMO - Come riportato da Sport - Futbol America, Fabienne Belle, presidente dell’associazione dei parenti e amici delle vittime, nonché moglie del fisiologo della squadra, ha dichiarato di aver trovato delle resistenze da parte dell’assicuratore nella sua ricerca di risposte sull’indagine e il risarcimento che, soprattutto dopo tutto questo tempo, sarebbero quantomai dovute. I parenti delle settantuno vittime e i sei sopravvissuti, costretti per il resto della propria vita a fare i conti con delle assenze insopportabili meriterebbero più rispetto da parte dell’ente assicurativo; lo stesso rispetto che stanno ricevendo da parte del Direttore dell’aeronautica civile, il generale Celier Aparicio Arispe. L’esperto di assicurazioni Abel Dias si è espresso in merito dicendo che l’assicurazione BISA avrebbe a disposizione i fondi necessari.

LASCIATELI GRIDARE ! - Pesanti ma, a questo punto, fondate sono le dichiarazioni dell’avvocato boliviano Romulo Peredo: "l’assicurazione sta aspettando la decorrenza della scadenza per non sborsare un centesimo". L’avvocato non dovrebbe avere tutti i torti a serbare questo sospetto, in quanto la scadenza del termine assicurativo dovrebbe essere fissata per novembre. La BISA, tra l’altro avrebbe istituito un fondo umanitario per destinare un non meglio specificato importo alle famiglie che però, qualora accettato, le priverebbe di proseguire per vie legali in futuro. Secondo l’avvocato Peredo, la mossa è finalizzata a chiudere definitivamente la bocca a chi invece avrebbe tutto il diritto di urlare allo scandalo.

14 ottobre 2018

Fonte: Ilposticipo.it
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