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CHAPECOENSE 2016
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Chapecoense 28.11.2016 Superstiti
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PORTIERE DIFENSORE CENTROCAMPISTA
JACKSON RAGNAR FOLLMAN HELIO HERMITO ZAMPIER NETO   ALAN LUCIANO RUSCHEL
 
TECNICO DI VOLO   ASSISTENTE DI VOLO    GIORNALISTA
ERWIN TUMIRI   XIMENA SUÁREZ    RAFAEL HENZEL VALMORBIDA

Schianto aereo Chapecoense, il sopravvissuto

Ruschel: "Trovate la mia fede nuziale"

MEDELLIN (COLOMBIA) - Ritrovare la fede di nozze: è stato questo il primo pensiero di Alan Ruschel, il difensore della squadra di calcio brasiliana Chapecoense sopravvissuto allo schianto dell’aereo sul quale viaggiava insieme ai suoi compagni, ad alcuni tifosi e giornalisti. Lui è uno dei sei superstiti (su 81 passeggeri ed equipaggio) insieme alla hostess Ximena Suarez, al tecnico Erwin Tumiri, al giornalista Rafael Valmorbida e ai suoi compagni Jakson Follmann e Helio Zampier. Nello schianto se l’è cavata con un’anca semi rotta e qualche ferita. Ma appena ha potuto abbracciare i vigili del fuoco che lo hanno estratto dalle lamiere ha chiesto una cosa: di ritrovare la sua fede di nozze e di avvertire la moglie che era vivo. I dettagli arrivano mentre si fa luce sulla dinamica dell’incidente che ha coinvolto l’aereo British Aerospace 146 operato dalla LaMia e diretto a Medellin, schiantandosi in volo a cinque minuti dalla pista di atterraggio. Le prime informazioni diffuse dai media brasiliani parlavano di un guasto elettrico, ma man mano che passa il tempo si propende per una perdita di carburante. Alla Chapecoense sono arrivate le condoglianze del Torino, che subì una sorte simile il 4 maggio del 1949, quando un aereo con a bordo la squadra si schiantò contro la collina di Superga. In quel caso, però, nessuno sopravvisse all’impatto. La Chapecoense ha vissuto, calcisticamente parlando, una favola. Nel 2009 era la discreta squadra di serie D di una cittadina brasiliana con 200mila abitanti. Nel 2014 è arrivata alla prima divisione, e quest’anno si giocava la Copa Sudamericana, equivalente all’Europa League. Mercoledì 30 novembre avrebbero dovuto affrontare nella finale di andata l’Atletico Nacional di Medellin. Ma martedì notte la favola è diventata una tragedia.

29 novembre 2016

Fonte: Blitzquotidiano.it

Fotografie: Metro.co.uk - Supereva.it - Calciozz.it - Panrotas.com.br - Pleno.news - Tnh1.com.br

Tragedia aereo Chapecoense, i racconti dei sopravvissuti

di Giacomo Talignani

Erwin Tumiri: "Ho seguito le procedure, mi sono messo in posizione fetale e ora sono salvo".

"Sono sopravvissuto perché ho seguito il protocollo di sicurezza. Ho messo la testa fra le gambe e mi sono messo in posizione fetale". La prima testimonianza di cosa è successo al volo LaMia che trasportava 77 persone a bordo, tra cui molti membri della squadra Chapecoense, arriva da un tecnico di volo, il giovane Erwin Tumiri. Secondo informazioni dei media locali colombiani Tumiri si trovava nella parte posteriore dell'aereo, insieme a un'altra sopravvissuta, la hostess Ximena Suarez, che ricorda solo che "le luci si sono spente e poi il caos, non ricordo nulla". Con loro si sono salvati anche i calciatori Ruschel, Follman (al portiere è stata amputata una gamba), Helio Neto e il giornalista Rafael Valmorbida Henzel, tutti ricoverati negli ospedali di Medellin. In attesa di chiarire le esatte cause dell'incidente aereo in cui sono morte 71 persone (guasto elettrico o carburante esaurito tra le ipotesi più probabili), il boliviano Tumiri ha raccontato a Radio Caracol come "molti hanno lasciato il loro posti e iniziato a gridare, io ho solo cercato di seguire la procedura di emergenza per gli incidenti".

30 novembre 2016

Fonte: Huffingtonpost.it

Il terzo portiere si ritira: "Non è un caso"

Il giorno dopo lo schianto aereo che ha tolto la vita a 71 persone, tutto il mondo si stringe attorno alla Chapecoense, la squadra che viaggiava a bordo del volo diretto a Medellin per giocare contro l'Atletico Nacional, nella prima tappa della finale di Copa Sudamericana. Follman, amputata la gamba destra. Ruschel a rischio paralisi. Insufficienze del carburante o inadeguatezza dell'aereo, le ipotesi dello schianto. Il terzo portiere Nivaldo si ritira tra le lacrime: "Certe cose non succedono per caso". Il Papa: "Una tragedia che ci ricorda Superga". Il Nacional scenderà in campo con il logo della Chapecoense sulla maglia.

L'urlo del pilota: "Siamo senza carburante" - Non c’è ancora alcuna spiegazione ufficiale delle autorità aeronautiche di Bogotà sulla causa dell'incidente aereo. L'insufficienza del carburante guida la lista delle ipotesi seguite nell'inchiesta. Un'altra ipotesi è che l'aereo non fosse adatto a volare su una rotta così lunga, quasi 3mila chilometri. Intanto nuove rivelazioni rilanciate dai media colombiani rafforzano le prime, inquietanti ipotesi sulla sciagura: l'aereo con a bordo la squadra di calcio brasiliana sarebbe precipitato per mancanza di carburante. La registrazione di una conversazione tra il pilota del volo LaMia 2933 con a bordo giocatori, tecnici e dirigenti della squadra e la torre di controllo dell'aeroporto di Medellin dimostrerebbe che a far schiantare l'aereo contro la montagna non è stata un'avaria elettrica ma la mancanza di carburante nei serbatoi. "Signorina, Lima May India è in avaria totale, avaria elettrica totale, senza carburante", sono le parole pronunciate da quello che la stampa colombiana indica come il comandante Miguel Quiroga. Il controllore di volo, dopo aver informato che la pista "è libera e operativa" e che i vigili del fuoco sono "avvisati", chiede la posizione e l'altezza dell'aereo ma non ottiene risposta. Solo un lungo silenzio.

Veglia funebre allo stadio - Migliaia di tifosi si sono intanto radunati oggi nell'Arena Condà, lo stadio di Chapecò, per una veglia funebre in ricordo delle 71 vittime. Il vice presidente della Chapecoense, Ivan Tozzo, che si è trovato a capo della società dopo la morte del presidente Sandro Pallaoro, ha offerto lo stadio per commemorare i funerali delle vittime brasiliane, che dovrebbero far ritorno in patria venerdì a bordo di aerei dell'aeronautica militare.

"I corpi dovrebbero rientrare venerdì, al massimo sabato. Poi si decideranno le scelte logistiche", ha detto il presidente del parlamento di Santa Catarina, Gelson Merisio, che doveva trovarsi a bordo del volo della morte assieme al sindaco Luciano Buligon e che invece all'ultimo minuto hanno deciso di prendere un volo successivo. Buligon ha decretato il lutto cittadino di un mese ed ha assicurato sostegno ai familiari delle vittime e dei feriti, le cui condizioni sono ancora gravi.

Le condizioni dei sopravvissuti - Il giorno dopo il disastro, i medici fanno di tutto per prestare soccorso ai sei sopravvissuti allo schianto. Tre sono i giocatori della Chapecoense: il difensore Alan Ruschel, che ha subito lesioni spinali, il difensore Helio Zampier Neto, che ha lesioni al cranio e al torace, e il portiere Jakson Follman, a cui è stata amputata la gamba destra. Le altre tre persone ancora in vita sono due membri dell'equipaggio, Ximena Suarez e Erwin Tumiri, e il giornalista Rafael Valmorbida. Il sindaco di Chapeco e il figlio del manager della squadra sono tra le quattro persone che erano nella lista dei passeggeri, ma che alla fine non si sono imbarcati. "Certe cose non succedono per caso" - Intanto il terzo portiere Nivaldo (42 anni), ha comunicato la decisione di abbandonare il calcio tra le lacrime.

30 novembre 2016

Fonte: Sport.sky.it

Fotografia: Globoesporte.globo.com (Diego Madruga)

Chapecoense, al portiere Follmann amputata la gamba destra

Il portiere sopravvissuto alla tragedia aerea si trova in terapia intensiva ma le sue condizioni sono stabili. Il suo compagno di squadra Ruschel rischia la paralisi.

ROMA - Lotta in terapia intensiva dell'ospedale Ximena Suarez (NDR: errata attribuzione del nome e cognome della hostess sopravvissuta) in Colombia Jakson Follmann, uno dei tre giocatori della Chapecoense sopravvissuti alla tragedia aerea di ieri. Al portiere della squadra è stata amputata la gamba destra ma i medici fanno sapere che le sue condizioni sono stabili.

GLI ALTRI SOPRAVVISSUTI - Gli altri compagni scampati allo schianto sono il terzino sinistro Alan Ruschel che è stato ricoverato con varie fratture agli arti e una lesione alla colonna vertebrale: rischia di diventare paraplegico. È giunto in ospedale in stato di shock e chiedeva della sua famiglia", hanno rivelato fonti mediche ad una tv brasiliana. E il difensore Helio Zampier Neto, trovato sotto i rottami dell'aereo, che versa in condizioni molto gravi, a causa di un trauma cerebrale e fratture esposte degli arti. Un quarto giocatore, Marcos Danilo, primo portiere della Chapecoense, era sopravvissuto all'impatto, ma è morto in ospedale. Gli altri superstiti sono la hostess Ximena Suarez, il tecnico Erwin Tumiri e il giornalista Rafael Valmorbida.

30 novembre 2016

Fonte: Corrieredellosport.it

Aereo precipitato in Colombia, i superstiti:

"Buio e panico prima dello schianto"

Parlano i superstiti del volo della morte in Colombia, costato la vita a 71 persone tra cui calciatori, dirigenti e accompagnatori della Chapecoense, squadra brasiliana di serie A. "Le luci si sono spente poco prima dell'impatto. Poi non ricordo altro": è questo il flebile ricordo di Ximena Suarez, l'assistente di volo boliviana sopravvissuta allo schianto dell'Avro RJ 85 della compagnia LaMia, che dispone di soli tre aerei, due dei quali bloccati a terra per manutenzione. Ximena, 28 anni, è stata trovata dai soccorritori all'interno della fusoliera dell'aereo schiantatosi contro "El Gordo", la montagna che sovrasta Medellin. La hostess è ricoverata in ospedale con fratture alle gambe e alle braccia ma i medici la considerano fuori pericolo. Il suo collega boliviano Erwin Tumiri, tecnico di bordo della LaMia ma fuori servizio su volo per Medellin, ha raccontato di essersi salvato per aver rispettato le procedure di emergenza. "Molti si sono alzati dai loro posti in preda al panico, gridando. Io sono vivo perché mi sono messo in posizione fetale, con una valigia tra le gambe, come prevede il protocollo di sicurezza in caso di incidenti", ha raccontato. Oltre ai due componenti dell'equipaggio della piccola compagnia aerea boliviana, sono sopravvissuti anche i calciatori della Chapecoense Alan Ruschel, 23 anni, Jackson Follmann, 24, e Hélio Neto, 31, tutti ricoverati in gravi condizioni con fratture multiple e traumi cranici. A bordo c'erano anche 22 giornalisti e l'unico sopravvissuto è Rafael Henzel, 43 anni, di Radio Oeste, ricoverato per fratture ad una gamba e al torace. Prima di entrare in sala operatoria per ridurre la frattura alla gamba, Henzel ha chiesto ai medici di telefonare a sua moglie per avvisarla che era vivo. Più gravi le condizioni di Follman, secondo portiere della squadra, che ha subito l'amputazione della gamba destra e i medici sperano di riuscire a salvargli la sinistra. "È un miracolo che sia ancora vivo, ringrazio Dio", ha detto suo padre Paulo. Oggi sono previste cerimonie in memoria delle vittime all'Arena Condà, lo stadio di Chapecò, nello stato brasiliano di Santa Catarina, all'ora in cui si sarebbe dovuta giocare la finale di andata della Coppa Sudamericana a Medellin, contro i colombiani dell'Atletico Nacional. Anche la squadra colombiana ha in programma una analoga manifestazione.

30 novembre 2016

Fonte: Ilmessaggero.it

Fotografia: Comunitacristianadss.it

Chapecoense, il racconto del tecnico di

volo sopravvissuto: "Così mi sono salvato"

di Anna Rossi

Le dinamiche dell'incidente nei cieli colombiani che è costato la vita a 71 persone è ancora avvolto nell'ombra. Ora, parla il tecnico di volo che è riuscito a sopravvivere.

Mentre gli inquirenti indagano per capire cosa è successo poco prima dello schianto del charter su cui viaggiava la squadra brasiliana del Chapecoense, il tecnico di volo spiega come ha fatto a sopravvivere. "Sono sopravvissuto perché ho seguito il protocollo di sicurezza. Ho messo la testa fra le gambe e mi sono messo in posizione fetale" - dice Erwin Tumiri, il giovane tecnico di volo rimasto soltanto ferito dall'incidente aereo. La prima testimonianza di cosa è successo al volo Lumia che trasportava 77 persone a bordo è proprio la sua. Secondo quanto riportano i media locali colombiani, Tumiri si trovava nella parte posteriore dell'aereo, insieme ad un'altra sopravvissuta, la hostess Ximena Suarez, e ricorda soltanto che "le luci si sono spente e poi il caos". Il tecnico di volo è tra i sei sopravvissuti, con lui e la hostess si sono salvati anche i calciatori Alan Ruschel, Jackson Follman (gli è stata amputata una gamba ndr), Helio Neto e il giornalista Rafael Valmorbida Henzel. Il tecnico di volo Tumiri, secondo quanto scrive Huffingtonpost, ha raccontato a Radio Caracol gli ultimi istanti prima dello schianto: "Molti hanno lasciato i loro posti e hanno iniziato a gridare, io ho solo cercato di seguire la procedura di emergenza per gli incidenti. Così sono riuscito a salvarmi".

30 novembre 2016

Fonte: Ilgiornale.it

Aereo precipitato, le prime testimonianze

dei sopravvissuti: "Le luci si sono spente"

Un disastro aereo che verrà ricordato per sempre quello che ha coinvolto la squadra di calcio brasiliana Chapecoense, nel quale hanno perso la vita 71 persone tra membri dello staff, calciatori e giornalisti a bordo dell'aereo. Nel dramma ci sono 6 piccoli miracoli: sei persone che, nonostante la brutalità dell'impatto, sono riuscite a sopravvivere seppur in maniera più o meno drammatica. Tra di loro c'è il tecnico di volo brasiliano Erwin Tumiri che ha parlato ai giornalisti, dicendo: "Sono sopravvissuto perché ho seguito i protocolli di sicurezza. Di fronte a quel che accadeva, molti si sono alzati dai seggiolini e hanno cominciato a gridare. Io ho messo le valigie in mezzo alle gambe per formare la posizione fetale che si raccomanda negli incidenti". Tra coloro che ce l'hanno fatta, rimediando soltanto una frattura della tibia e del perone della gamba destra, c'è anche la hostess Ximena Suarez che ha raccontato: "Le luci si sono spente poco prima dell’impatto. Non mi ricordo altro". Alan Ruschel è un altro sopravvissuto: prima di decollare si è scattato un selfie e ha registrato qualche video insieme ai compagni. Ruschel è arrivato in condizioni gravissime all'ospedale San Juan de Dios. In un momento di semi-lucidità avrebbe sussurrato ai medici: "La mia famiglia, i miei amici, dove sono ?". Helio Zampier Neto è stato l'ultimo sopravvissuto trovato tra i rottami dell'aereo dilaniato dallo schianto. Ora si trova nell'ospedale di Medellin e le sue condizioni sono gravissime: ha un trauma cerebrale e fratture esposte degli arti. A trarlo in salvo è stato il capitano del corpo dei pompieri del Perù, Teobaldo Garay, che era in visita in Colombia: "Mi sono preso cura della testa e del collo, visto che il paziente aveva subito un grave trauma cranico e in stato quasi di incoscienza", ha ammesso Teobaldo Garay. Il portiere 24enne, Jakson Follmann, è sopravvissuto ma, durante il ricovero, gli è stata amputata la gamba destra: ora rischia anche l'amputazione della sinistra. Rafael Valmorbida è l'unico dei 22 giornalisti sopravvissuti al disastro aereo: lavora per Radio Oeste Capital.

30 novembre 2016

Fonte: Ilfatto.it

Fotografia: Chile.as.com

LA TRAGEDIA IN COLOMBIA

Aereo precipitato, i sopravvissuti:

"Ho seguito le procedure"..."Tutte le luci spente"

di Antonella De Gregorio

Le prime testimonianze del tecnico di volo boliviano e della hostess, Ximena. Operati in ospedale a Medellin il portiere della Chapecoense, Follman, e il difensore Ruschel.

ERWIN TURIN - Nella tragedia dell’aereo precipitato lunedì notte in Colombia e costato la vita a 71 persone, ci sono sei piccoli miracoli: i sopravvissuti allo schianto. Erwin Turin, tecnico di volo boliviano, ha parlato ai giornalisti: "Sono sopravvissuto perché ho seguito i protocolli di sicurezza. Di fronte a quel che accadeva, molti si sono alzati dai seggiolini e hanno cominciato a gridare. Io ho messo le valigie in mezzo alle gambe per formare la posizione fetale che si raccomanda negli incidenti", ha raccontato.

XIMENA SUAREZ - In attesa che vengano decifrate le scatole nere, le prime testimonianze di cosa è successo al volo LaMia 2933 - che trasportava 77 persone, tra cui molti membri della squadra Chapecoense, e che si è schiantato contro "El Gordo", la montagna che sovrasta Medellin, forse perché l’aereo era rimasto a corto di carburante - arrivano dai due membri dell’equipaggio che si sono salvati. Oltre al tecnico di volo, Erwin Tumiti, la hostess Ximena Suarez, che ha raccontato: "Le luci si sono spente poco prima dell’impatto. Non mi ricordo altro". L’assistente di volo ha riportato la frattura alla tibia e al perone della gamba destra.

ALAN RUSCHEL - Prima del volo i giocatori si erano scattati alcuni selfie sull’aereo. In un video esultavano: "Andiamo ragazzi, comincia il viaggio. Alla grande !" Ma ad uscirne vivi sono stati solo Alan Ruschel, difensore del Chapecoense, Jackson Follmann e Helio Neto, rinvenuto sotto i rottami dell’aereo. Ruschel, 27 anni, è arrivato in condizioni gravissime all’ospedale San Juan de Dios, con traumi multipli, una frattura della decima vertebra e una lesione spinale. Ai soccorritori avrebbe sussurrato: "La mia famiglia, i miei amici, dove sono ?". Trasportato in un altro ospedale, è stato operato. La moglie Amanda ha scritto su Instagram: "Grazie a Dio è in ospedale in condizioni stabili. Stiamo pregando per tutti quelli che ancora non sono stati salvati". L’agenzia di stampa spagnola Efe ha raccolto testimonianze dei primi soccorritori giunti sul luogo del disastro. Tra di loro c’era anche un bambino di dieci anni, che ha aiutato a individuare il punto della carcassa da cui è stato estratto Ruschel.

HELIO ZAMPIER NETO - Helio Hermito Zampier, Neto, ultimo sopravvissuto trovato nei resti dell’aereo, è stato tratto in salvo dal capitano del corpo dei pompieri del Perù, Teobaldo Garay, che era in visita in Colombia. "Mi sono preso cura della testa e del collo, visto che il paziente aveva subito un grave trauma cranico e in stato quasi di incoscienza", ha spiegato Garay, sottolineando che il giocatore è stato trovato con addosso i documenti sotto la fusoliera. Zampier è in un ospedale di Medellin, in condizioni molto gravi, con un trauma cerebrale e fratture esposte degli arti.

JAKSON FOLLMANN - Jakson Follman, portiere, 24 anni, è uno dei sei sopravvissuti al disastro aereo. Ricoverato in gravi condizioni in un ospedale di Medellin, dove gli è stata amputata la gamba destra, rischia l’amputazione anche della sinistra. È ricoverato in terapia intensiva. Il vice presidente della Chapecoense, Ivan Tozzo, che si è trovato a capo della società dopo la morte del presidente Sandro Pallaoro, ha offerto lo stadio per commemorare i funerali delle vittime brasiliane, che dovrebbero far ritorno in patria venerdì a bordo di quattro aerei dell’aeronautica militare.

RAFAEL VALMORBIDA - A bordo del volo precipitato c’erano anche 22 giornalisti. L’unico sopravvissuto, attualmente in prognosi riservata, è un cronista di Radio Oeste Capital, Rafael Henzel Valmorbida.

30 novembre 2016

Fonte: Corriere.it

Fotografia: Cosmopolitan.com

Aereo caduto, il sopravvissuto: "Salvo perché mi sono accucciato"

di Enrica Iacono

Il tecnico di volo si è salvato dopo aver seguito i protocolli di sicurezza. Il vice presidente della squadra offre lo stadio per i funerali.

Sono sei i sopravvissuti alla tragedia dell'aereo precipitato lunedì notte in Colombia. Settantuno persone morte, un'intera squadra di calcio sterminata, con loro giornalisti, staff tecnico ed equipaggio. I sopravvissuti iniziano adesso a parlare, ancora evidentemente scossi e raccontano le prime dinamiche dello schianto. Erwin Turin è uno di questi, tecnico di volo boliviano che racconta ai giornalisti di aver seguito i protocolli di sicurezza e di essersi salvato perché è riuscito a non alzarsi in piedi per chiedere aiuto: "Sono sopravvissuto perché ho seguito i protocolli di sicurezza. Di fronte a quel che accadeva, molti si sono alzati dai seggiolini e hanno cominciato a gridare. Io ho messo le valigie in mezzo alle gambe per formare la posizione fetale che si raccomanda negli incidenti". Anche la hostess Ximena Suarez è riuscita a mettersi in salvo riportando una frattura alla tibia e al perone della gamba destra: "Le luci si sono spente poco prima dell’impatto. Non mi ricordo altro", racconta l'assistente di volo. Tre sono i giocatori sopravvissuti al disastro, il portiere Danilo invece, arrivato in ospedale ancora vivo, è morto per le gravi complicazioni riportate. Il difensore del Chapecoense Alan Ruschel è stato individuato da un bambino di dieci anni durante i soccorsi, ha riportato traumi multipli, una frattura della decima vertebra e una lesione spinale. Al portiere ventiquattrenne Jackson Follman è stata amputata la gamba destra e rischia adesso anche l'amputazione della sinistra mentre il difensore Neto, ultimo sopravvissuto trovato nei resti dell'aereo è stato trasportato in ospedale con un trauma cerebrale e fratture esposte agli arti. Tra i superstiti anche il giornalista di Radio Oeste Capital, Rafael Henzel Valmorbida ricoverato in prognosi riservata. Secondo alcune fonti Ivan Tozzo, vice presidente della Chapecoense, ha offerto lo stadio per commemorale i funerali delle vittime che torneranno con molta probabilità in Brasile venerdì a bordo di quattro aerei dell'aeronautica militare come riporta il Corriere della Sera.

1 dicembre 2016

Fonte: Ilgiornale.it

Fotografia: Bbc.com

Il bimbo che salvò il difensore la Chape e i suoi tre superstiti

di Cosimo Cito

Le diciannove bare saranno schierate in campo con la maglia verde, tutt'intorno ci sarà il popolo della Chape, come fosse una partita. Il dolore sarà interrotto dai canti della Torcida raça verde e dai Guerreiros do Verdão, forse dai pugni alzati come fu per Socrates, nel giorno dell'ultimo saluto al Doutor. Chapecó aspetta i suoi eroi, non sa ancora quando potrà riaverli, e piange. Lo stadio ieri era già pieno di gente, e i nomi scanditi erano una litania, Danilo, Caramelo, Thiego, Dener, Tiaguinho che tra pochi mesi sarebbe diventato padre, tutti i morti, tutti lassù a raccogliere l'aureola da San Pietro, come nella vignetta pubblicata sulla pagina Facebook del club, col collo piegato come si fa dopo una finale, in attesa della medaglia. Tre nomi mancano alla lista dei morti, tre volte ieri la gente ha urlato più forte. Jakson Follmann. Allan Ruschel, Helio Neto. Sono i sopravvissuti del Cerro Gordo, i salvati della Superga brasiliana. Li hanno tirati fuori che ancora respiravano.

Follmann ha perso la gamba destra a causa delle lesioni riportate, ora rischia di perdere anche il piede sinistro ed è in condizioni critiche. Ha 24 anni, dal 2011 aveva cambiato cinque squadre e giocato in tutto 23 partite, gli spiccioli di gloria che in genere toccano a un portiere di riserva. Con la maglia della Chape ha toccato il campo una sola volta, ad agosto, in Copa Sudamericana, il torneo costato la vita ai suoi compagni. Alle sue spalle, nelle gerarchie dell'allenatore Caio Junior, c'era Nivaldo. "Sarei dovuto partire anch'io" ha spiegato ieri, "ma il cambio del piano di volo, con la partenza da San Paolo, ha suggerito all'allenatore di non portarmi. Nella vita tutto ha una ragione. Non giocherò più a calcio ma lavorerò per il futuro della Chapecoense".

Allan Ruschel, difensore, ha la colonna vertebrale rotta in più punti ma muove le gambe. A fine anno sarebbe tornato all'Internacional, dopo tanta panchina domenica scorsa era al suo posto contro il Palmeiras, ventiquattr'ore esatte prima dello schianto. La fidanzata di Allan si chiama Marina e ieri, affogata nel pianto, ha detto "non vedo l'ora di sposarlo, lui è tutto per me". Il Palmeiras giocherà la sua prossima partita, l'ultima del Brasileirão, con la maglia della Chape. Tutti i club brasiliani giocheranno col lutto sullo stemma. In tutto il mondo ci sarà un minuto di silenzio.

Helio Neto ha un trauma cranico, ha subito un devastante schiacciamento toracico che gli ha compromesso i polmoni, ma ha buone possibilità di sopravvivere. La vita salva la deve a un bambino di 10 anni, un abitante del luogo. "Era lì, ci ha detto che alcuni feriti erano dall'altra parte dell'aereo, ci siamo fidati" ha raccontato uno dei primi soccorritori.

Intanto dalle scatole nere emergono le ultime conversazioni e i dettagli di ciò che è accaduto nel cielo colombiano. L'aereo avrebbe chiesto l'atterraggio alla torre di controllo di Rionegro. "Aiuto, il carburante è finito" ha urlato il pilota. Il diniego (è stata data la precedenza all'atterraggio di un altro aereo) ha costretto il velivolo a una insistita rotta circolare che avrebbe causato la fine del combustibile e lo spegnimento dei generatori. I primi soccorritori non hanno trovato tracce di cherosene, e questo particolare spiegherebbe anche la mancata esplosione del mezzo al contatto col suolo. Alcuni aerei delle forze militari brasiliane sono in attesa di un segnale, una data non c'è, i medici del club stanno lavorando per dare un nome ai poveri resti. "È un lavoro straziante. Pregate anche per noi".

1 dicembre 2016

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Dailymail.co.uk

Disastro aereo Chapecoense: le drammatiche

immagini del recupero dei sopravvissuti

di Antonio Palma

La polizia colombiana ha diffuso le prime immagini dell’arrivo dei soccorsi su luogo dell’incidente aereo i cui hanno persone la vita 71 persone e del recupero di uno dei sopravvissuti: il tecnico di volo Erwin Tumiri.

"Dov'è il mio equipaggio ? Dove sono i miei colleghi ? - è la voce disperata di Erwin Tumiri, uno dei sopravvissuti al terribile disastro aereo di quattro giorni fa nei pressi di Medellin, ripreso in un video dai primi soccorritori che sono giunti sul luogo dell'incidente costato la vita a 71 persone tra cui quasi l'intera squadra di calcio brasiliana del Chapecoense. Le terribili immagini sono state diffuse oggi da parte delle autorità di polizia colombiane che stanno indagando sul terrificante schianto del velivolo sulle colline nei pressi dell'aeroporto di Medellin. Nel filmato, che mostra i drammatici momenti dei soccorsi al buio in una zona impervia, è possibile vedere la disperazione del tecnico di volo boliviano Erwin Tumiri che continua a cercare disperatamente i suoi colleghi chiedendo ai soccorritori che cercano di tranquillizzarlo.  "Le fa male lo stomaco ?", gli chiede l'agente colombiano Willingtong Rodriguez, uno dei primi a giungere sul posto, "No, solo le braccia e la schiena", risponde l'uomo che però appare confuso. Dopo essere stato coperto e rassicurato, Tumiri continua a chiedere degli altri. "Dove sono ? Alex, Angel, David ?" - urla cercando le loro voci, i soccorsi tentano di calmarlo, lui sembra capire e scoppia in lacrime: "Il mio equipaggio…". "Quando lo abbiamo trovato nonostante fosse confuso e sconvolto dal forte impatto sembrava consapevole di quanto avvenuto" - ha raccontato l'agente Rodriguez ai media locali. "Lui e altri quattro superstiti siamo riusciti a salvarli in prima persona, Tumiri è riuscito a fare segnalazioni con una torcia elettrica per guidare i soccorritori" - ha rivelato l'agente, confermando: "Nella sua disperazione, nel dolore, ha iniziato a chiamare e chiamare i compagni, piangendo, la scena era straziante". Il tecnico è ora ricoverato in Colombia ma le sue condizioni non destano preoccupazioni.

2 dicembre 2016

Fonte: Fanpage.it (Testo e Fotografia)

L'aereo caduto in Colombia

Dramma Chapecoense, il miracolo di Ruschel:

il calciatore scampato allo schianto torna a camminare

"Presto in Brasile, grazie a tutti per il sostegno e per l'affetto" dice ai tifosi in un video. È uno dei 6 sopravvissuti al disastro aereo della compagnia LaMia del 28 novembre in cui sono morte 72 persone. Tra loro, la quasi totalità della squadra di calcio del Chapecoense.

Il calciatore della Chapecoense Alan Ruschel, scampato al disastro aereo dello scorso 28 novembre in Colombia, ha registrato un video nell'ospedale di Medellin per mostrare che le sue condizioni stanno rapidamente migliorando e per ringraziare per il sostegno ricevuto. ''Ciao amici in Brasile e nel mondo intero, sto recuperando molto bene. Tra poco farò rientro in Brasile dove terminerò la riabilitazione. Volevo ringraziarvi tutti per la forza che mi avete trasmesso e per l'affetto che mi avete dimostrato. Vi ringrazio tutti, tante grazie'', ha detto Ruschel, che nel video compie alcuni passi sostenuto dal medico della Chapecoense, Marcos Andre' Sonagli, e poi si siede su una sedia a rotelle. Ruschel è uno dei sei sopravvissuti al disastro aereo della compagnia LaMia e ha lasciato ieri il reparto di terapia intensiva. Nella sciagura hanno perso la vita 71 persone, tra cui 19 giocatori della squadra brasiliana che si stava recando in Colombia per la finale della Coppa Sudamericana contro il Nacional di Medellin. La Confederazione di calcio sudamericana ha deciso di assegnare la Coppa alla squadra brasiliana, come avevano anche raccomandato i rivali colombiani.

8 dicembre 2016

Fonte: Rainews.it

Fotografia: Eurosport.it

Chapecoense, come stanno i tre calciatori sopravvissuti

di Adriano Stabile

È difficile affermare che possa esserci un lieto fine per i tre calciatori sopravvissuti alla tragedia aerea della Chapecoense. Alan Ruschel, Helio Neto e Jakson Follmann hanno salva la vita, ma porteranno con sé per sempre incubi luttuosi e terribili ferite sul proprio corpo. Tra le 71 vittime del volo LaMia 2933, caduto il 28 novembre scorso in Colombia, c’erano 19 loro compagni di squadra e l’allenatore della formazione brasiliana, poi dichiarata vincitrice alla memoria della Coppa Sudamericana.

Chapecoense, timidi progressi per i superstiti - Follmann, portiere di 24 anni, non giocherà più a calcio, quantomeno ad alti livelli: a causa dell’incidente gli è stata amputata la gamba destra, sotto al ginocchio, mentre è riuscito a salvare la sinistra, dopo un provvidenziale intervento chirurgico. Miracolosamente ha evitato la paralisi nonostante una frattura alla colonna vertebrale. Da qualche giorno sta un po’ meglio, pur essendo ricoverato ancora in terapia intensiva. Secondo i medici Follmann avrebbe accettato la perdita della gamba: "Meglio questo che perdere la vita", è stata la sua reazione. Lunedì "Globoesporte" ha pubblicato un messaggio del giovane calciatore, indirizzato agli amici in apprensione: "Sono qui per mandare un abbraccio a tutti voi - le parole di Follmann - e per dirvi che tutto va bene e che ne uscirò presto. State tranquilli". Purtroppo però, poche ore dopo l’invio del messaggio, Follmann ha dovuto subire un’ulteriore amputazione di tre centimetri della gamba destra, sempre sotto al ginocchio, a causa di una pericolosa necrosi nella zona già operata.

DUE ATLETI PARALIMPICI BRASILIANI INCORAGGIANO FOLLMANN - Ieri il portiere, che nella Chapecoense era la riserva del defunto Danilo Padilha, ha ricevuto i messaggi di incoraggiamento degli atleti paralimpici brasiliani Ymanitu Silva, tennista, e Caio Ribeiro, bronzo nella canoa a Rio 2016: "Lo sport paralimpico ti aspetta a braccia aperte per una nuova esperienza", il senso del messaggio. Caio Ribeiro, sottoposto ad amputazione sopra al ginocchio dopo un incidente in moto, ha spiegato a "Globoesporte" come in seguito alla sua disavventura sia diventato molto più competitivo: "Ho sempre dato il meglio di me, ma non avevo avuto grandi risultati nello sport prima dell’incidente. Ho pensato che fosse tutto finito, ma poi ho avuto l’idea di riprovare: il mio incidente è stata l’occasione per reinventarmi qualcosa di migliore per essere nuovamente felice". Sulla stessa lunghezza d’onda anche Ymanitu Silva, atleta tetraplegico: "Quando abbiamo una seconda possibilità lo sport torna ad accendersi in noi - le parole del tennista paralimpico nella categoria Quad - Follmann dovrebbe trovare uno sport che gli è congeniale perché sono sicuro che lo spirito dell’atleta sarà sempre presente in lui".

NETO, AMICO DI FELIPE ANDERSON, HA PROBLEMI RESPIRATORI - Qualche speranza di tornare a giocare ce l’ha Neto, difensore 31enne ed ex compagno di squadra del laziale Felipe Anderson nel Santos, ricoverato per un trauma cranico e alcune fratture esposte. "Mio figlio sta sempre meglio, è stato operato alla gamba e secondo i medici tornerà a giocare" ha detto il padre una settimana fa. Il giocatore però è stato poi vittima di alcune complicazioni, a causa di un’infezione polmonare che lo costringe tuttora alla respirazione assistita. Mercoledì inoltre è stato sottoposto a un intervento chirurgico alla gamba sinistra per il drenaggio delle ferite. Attualmente le sue condizioni sono in leggero miglioramento: ricoverato in terapia intensiva, Neto è ancora sedato farmacologicamente a causa dei problemi respiratori, ma i medici hanno iniziato da ieri a ridurre la sedazione.

PRIMI PASSI DOPO IL DRAMMA PER RUSCHEL - Ha invece lasciato la terapia intensiva Ruschel, difensore di 27 anni, che tra il 2014 e il 2015 ha militato nell’Internacional di Porto Alegre, società ancora proprietaria del suo cartellino.  Lo sfortunato calciatore è rimasto vittima della frattura della decima vertebra della schiena, ma non rischia di rimanere paraplegico. Da un paio di giorni ha iniziato a camminare per pochi metri, facendosi riprendere su Youtube, ma i medici non si pronunciano sulle sue possibilità di giocare nuovamente a calcio e su quando potrà rientrare in Brasile dalla Colombia. "Mi ha detto che vuole tornare a giocare - ha raccontato in televisione la fidanzata Marina Storchi - è la cosa che gli piace più al mondo. Io cerco di non creargli troppe illusioni". Il cammino verso la normalità sarà lungo e tortuoso: per Follmann, Neto e Ruschel c’è l’ennesima partita da vincere.

9 dicembre 2016

Fonte: Ilposticipo.it

Fotografia: Quotidiano.net

Chapecoense, Neto si sveglia e chiede: "Com'è finita la partita ?"

Il difensore del piccolo club brasiliano vittima della tragedia aerea di fine novembre, ha ripreso i sensi ma non ricorda: "Perché sono in ospedale coperto di ferite ?"

ROMA - La storia sua e dei suoi compagni ha commosso il mondo, non solo quello del calcio. L'unico a non conoscerla, paradossalmente, era proprio lui. E così, svegliandosi dal coma, il difensore della Chapecoense, Neto, s'è guardato intorno, sconvolto, e ha chiesto: "Com'è finita la partita contro l'Atletico Nacional ? E perché mi trovo in un letto di ospedale con tutte queste ferite ?". Il 24enne è uno dei pochissimi superstiti della tragedia aerea in Colombia in cui hanno perso la vita 71 persone, tra cui la stragrande maggioranza della squadra. Cancellando il sogno di quel club brasiliano di provincia, di andarsi a prendere la Coppa Sudamericana: l'aereo avrebbe dovuto portare la "Chape" a Medellin per la finale di andata: una finale che non ha mai potuto giocare. Ma Neto non poteva saperlo: di quel viaggio finito nel dramma non ricorda nulla. E ora che è di nuovo cosciente (anche se la vertebra lombare fratturata rende ancora complicata la sua situazione) e ha ripreso anche a respirare da solo, senza l'ausilio di macchinari, si guarda intorno sconcertato, continuando a ripetere quelle domande. A cui nessuno ha il coraggio di rispondere. Nemmeno quando, invaso dai dolori, chiede: "Cosa mi sono fatto ? Perché sono in ospedale ?". Come dirgli che il trofeo è finito nella bacheca della società per volontà degli avversari, l'Atletico Nacional, senza che però nessuno di loro potesse giocare quella partita tanto attesa.

A monitorare quotidianamente la sua situazione, oltre allo staff dell'ospedale di Medellin, è uno dei medici della Chapecoense, Carlos Mendonca, che si è trasferito in Colombia e assiste anche gli altri superstiti. È a lui, uno dei colleghi con cui ha diviso le gioie del cammino nella Coppa, che Neto rivolge i suoi quesiti. Ma la psicologa che segue il recupero del portiere, soprattutto quello della sfera emotiva e psicologica, ha chiesto di prendere tempo, di aspettare a comunicare che della Chapecoense oggi resta soltanto la leggenda, oltre a pochissimi fortunati sopravvissuti. E così Mendoca, ai cronisti di mezzo mondo che gli chiedono perché nessuno risponda a Neto raccontandogli la tragedia che s'è portata via i suoi compagni, i suoi amici, risponde: "L'esperta si è raccomandata di non dire nulla, per evitare che possa generarsi uno choc emozionale che in questo momento potrebbe pregiudicare il recupero clinico del ragazzo. Io devo darle retta, è una cosa troppo delicata e lei ha più elementi di me per giudicare".

Se Neto non riesce a ricordare nulla, ma sta lentamente uscendo dal tunnel, c'è chi continua a lottare. È il secondo portiere, Jackson Follmann, a cui è già stata amputata una parte della gamba destra: in queste ore è stata scongiurata la necessità di un nuovo intervento chirurgico nei suoi confronti. Migliora anche un altro dei sopravvissuti, il giornalista Rafael Henzel: ha lasciato il reparto di terapia intensiva e si sta sottoponendo a una serie di controlli perché presto potrebbe tornare a Chapecò, per continuare la riabilitazione in patria.

Intanto la Chapecoense deve anche asciugarsi le lacrime e pensare al futuro: la società sta formando la squadra per la prossima stagione, con i nove giocatori rimasti a casa e scampati alla tragedia perché infortunati, le migliori promesse del vivaio - che verranno promosse in blocco - e i calciatori che arriveranno dalle altre squadre e che si stanno proponendo. Alcuni anche a titolo gratuito, come l'ex Barcellona Gudjohnsen, e pure Ronaldinho (lo ha confermato il fratello-agente Assis) sta valutando se proporsi ufficialmente. La nuova dirigenza ha già scelto Vagner Mancini come nuovo allenatore e Rui Costa, omonimo dell'ex viola, come direttore generale. È tornato a casa il preparatore fisico Marcos Chezar, che mesi fa aveva lasciato la "Chape" per trasferirsi al Bahia, "ma ora non potevo far altro che ritornare". Chissà se anche Neto potrà far parte della squadra della prossima stagione: presto per dirlo. Lui, probabilmente, nemmeno ci pensa. Ma solo, nella sua stanza, continua a chiedersi perché. Senza nessuno che sappia cosa dirgli.

11 dicembre 2016

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Today.it

Chapecoense, Neto si sveglia dal coma: "Come è finita la partita ?"

Il difensore brasiliano è uno dei sei superstiti del disastro aereo in Colombia in cui sono morte 71 persone.

"Com’è finita la partita contro l’Atletico Nacional ? E come mai mi trovo a letto in ospedale con tutte queste ferite ?". Sono domande a cui finora nessuno ha avuto il coraggio di rispondere. A farle dal letto in cui si è risvegliato dal coma è stato Neto, 24enne difensore della Chapecoense, uno dei sei superstiti del tragico incidente aereo in Colombia nel quale sono morte 71 persone. Ed è stato spazzato via il sogno della piccola squadra brasiliana. Da quasi 24 ore - riportano "Globoesporte" on line e Rete Globo nei suoi notiziari - il ragazzo è di nuovo cosciente e anche se la sua situazione continua ad essere preoccupante (ha una vertebra lombare fratturata), riesce a respirare da solo, senza l’ausilio di macchinari. Ma non ricorda nulla. Continua a chiedere il risultato di quella finale di Coppa Sudamericana alla quale i suoi compagni di squadra erano diretti, e che non si è mai giocata. Vuole sapere come siano andati quei 90’ e dove siano i suoi compagni. "E cosa mi sono fatto ? - aggiunge - Perché sono in ospedale ?". A seguirlo costantemente, oltre allo staff dell’ospedale di Medellin dove si trova il ragazzo, c’è uno dei medici della Chapecoense, Carlos Mendonca, che si è trasferito in Colombia e assiste anche gli altri superstiti. Non ha ancora trovato la forza di raccontare a Neto la tragedia che ha commosso il mondo, perché la psicologa che segue il recupero, anche emotivo, dei sopravvissuti gli ha detto di non farlo. "L’esperta si è raccomandata - racconta Mendonca - di non dire nulla, per evitare che possa generarsi uno choc emozionale che in questo momento potrebbe pregiudicare il recupero clinico del ragazzo. Io devo darle retta, è una cosa troppo delicata e lei ha più elementi di me per giudicare". Intanto è stata evitata un’altra operazione a Jackson Follmann, il secondo portiere al quale è stata amputata una parte della gamba destra, mentre un altro dei sopravvissuti, il giornalista Rafael Henzel, sta migliorando al punto che ha lasciato il reparto di terapia intensiva e si sta sottoponendo a una serie di controlli perché presto potrebbe tornare a Chapecò, per continuare la riabilitazione in patria. Ma con Neto nessuno ha la forza di parlare. Impossibile spiegargli che il sogno della Chapecoense è finito nel modo più tragico. Si sta formando un’altra squadra per la prossima stagione, con i nove giocatori rimasti a casa e salvatisi perché infortunati, le migliori promesse del vivaio che verranno promosse in prima squadra e i calciatori che arriveranno dalle altre squadre. C’è anche chi si è offerto a titolo gratuito, come il veterano islandese Gudjohnsen, ex Chelsea e Barcellona, mentre Ronaldinho secondo il fratello-agente Assis ci starebbe pensando. La nuova dirigenza ha già scelto Vagner Mancini come nuovo allenatore e Rui Costa, omonimo dell’ex viola, come direttore generale. È tornato a casa il preparatore fisico Marcos Chezar, che mesi fa aveva lasciato la "Chape" per trasferirsi al Bahia, "ma ora non potevo far altro che ritornare". Intanto oggi contro l’Atletico Mineiro, per l’ultima giornata del "Brasilerao", non si gioca. Il sogno è che un giorno possa tornare in squadra anche Neto, il difensore che ancora non sa e che non vedeva l’ora di giocare contro l’Atletico Nacional. La Coppa è stata assegnata alla "Chape", ma nessuno gli chiederà mai di sollevarla.

11 dicembre 2016

Fonte: La Stampa

Fotografia: Bbc.com

Incidente Aereo Colombia, parla un superstite:

"Nessuno immaginava lo schianto"

di Antonella Petris

Emergono nuovi particolari sulla sciagura dell’aereo precipitato il 28 novembre in Colombia con a bordo la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense.

La notte scorsa durante la trasmissione "Fantastico" uno dei uno dei superstiti del volo, il giornalista brasiliano Rafael Henzel, ha raccontato che "in nessun momento qualcuno dalla cabina o un commissario di bordo ci ha avvisato di allacciare le cinture perché stavamo correndo dei rischi. Abbiamo continuato a volare senza sapere assolutamente niente su quello che sarebbe successo", ha spiegato Henzel. "Chiedevamo ai commissari quanto tempo restava all’atterraggio. Poi all’improvviso si sono spente le luci e i motori. Ci siamo tutti allarmati, ma nessuno avrebbe immaginato che avremmo sbattuto contro quella montagna", ha aggiunto il giornalista.

12 dicembre 2016

Fonte: Meteoweb.eu

Chape, il risveglio del sopravvissuto

"Come è finita la nostra partita ?"

di Cosimo Cito

La vita è ripiombata addosso a Helio Neto due domeniche prima di Natale, due domeniche dopo il dramma della Chape, lui vivo tra i compagni morti. Ma non lo sa, Neto. La sua memoria, raccontano Globoesporte e Rete Globo, si sarebbe riaccesa ieri, con un buco enorme. Ha chiesto: "Com'è finita la partita con l'Atletico Nacional ? E perché mi trovo in ospedale con queste ferite ?" Chi oserà ora raccontargli tutto ? Ha 24 anni Helio Neto, è un difensore, a Medellin avrebbe giocato la partita più importante della sua vita. Dal 29 novembre ne sta giocando un'altra, più cruda ed essenziale, ha una vertebra lombare fratturata, forse non tornerà a camminare e le sue condizioni non sono del tutto stabilizzate. Però può parlare e respira senza ausilio meccanico. È uno dei tre sopravvissuti, insieme a Jackson Follmann, il secondo portiere, e Alan Ruschel, l'altro difensore, salvatosi, forse, perché aveva scambiato il suo posto con quello di un compagno. Accanto a lui i soccorritori hanno trovato una Bibbia aperta. La stava leggendo, mentre l'aereo cercava invano una superficie piana su cui posare il carrello, e prima che i piloti trovassero una soluzione sono finiti il carburante e le vite di settantuno persone. Diciannove di loro erano calciatori, giocavano nella Chapecoense.

Helio Neto non sa nulla. Non deve. "L'esperta si è raccomandata - racconta il medico del club, Carlos Mendonça, citato dai media brasiliani - di non dire nulla, per evitare che possa generarsi uno shock emozionale che in questo momento potrebbe pregiudicare il recupero clinico del ragazzo. Io devo darle retta, è una cosa troppo delicata e lei ha più elementi di me per giudicare". Non tornerà in pari questa storia, per Helio, che rischia di restare su una sedia a rotelle, come Follmann, a cui è stata amputata una gamba. Sta meglio Ruschel, il primo a rimettersi in piedi, il primo a sapere. Neppure gli altri tre feriti, il giornalista Rafael Henzel e i due membri dell'equipaggio, hanno ancora lasciato l'ospedale di Medellin. La città è in fermento e forse arriverà all'orecchio dei sopravvissuti il tifo, mercoledì, per l'Atletico Nacional, impegnato in una delle semifinali del Mondiale per club contro il Kashima Antlers (ieri i giapponesi hanno battuto 2-0 i sudafricani del Mamelo di Sundowns). Sarà la prima volta in campo per i colombiani dopo la tragedia della Chape, alla quale avrebbero dovuto contendere la Copa Sudamericana, se quell'aereo non fosse caduto.

A Chapecó però è anche iniziato il futuro. La società non chiederà il blocco triennale della retrocessione, come proposto dagli altri club del Brasileirão: "Non sarebbe giusto, dobbiamo guadagnarci la salvezza sul campo, non chiediamo privilegi, ma soltanto un aiuto economico", ha raccontato il presidente Ivan Tozzo. Arriveranno giocatori in prestito gratuito. C'è già un allenatore, Vagner Mancini. A disposizione potrebbe trovarsi almeno un paio di personaggi notevoli. Uno è l'islandese Gudjohnsen, ex Chelsea e Barcellona. L'altro è Ronaldinho.

12 dicembre 2016

Fonte: La Repubblica

Chapecoense, Neto sa dell'incidente:

"La notte prima aveva sognato la tragedia''

Al difensore miracolosamente sopravvissuto e svegliatosi dal coma è stata raccontata la verità. Poi l'incredibile rivelazione al medico della squadra brasiliana: ''Aveva detto alla moglie di aver paura, l'incubo è diventato realtà''. Il portiere Danilo, scomparso nello schianto, premiato come Mvp del Brasilerao.

MEDELLIN - "Il giorno prima della partenza avevo sognato che l'aereo su cui stavamo viaggiando sarebbe caduto". È l'incredibile rivelazione di Neto, 24enne difensore della Chapecoense, uno dei pochissimi superstiti dell'incidente aereo del 29 novembre scorso alle porte di Medellin, in cui sono morte 71 persone, tra cui 19 calciatori del club brasiliano.

INCUBO DIVENTATO REALTA’ - Dopo il risveglio dal coma, Neto non ricordava nulla e anzi continuava a chiedere del risultato della finale della Copa Sudamericana contro l'Atletico Nacional e dei suoi compagni. Con tutte le precauzioni del caso, è stato deciso di raccontargli tutto. "Continuava a fare domande alla moglie, ma lei non poteva parlare - spiega Carlos Mendonca, medico della Chapecoense - questo generava una tensione troppo grande. Quindi abbiamo deciso di dirglielo e ora lui è molto triste. Ma è un ragazzo forte, e si riprenderà". Poi la rivelazione del sogno: "Probabilmente, quando potrà, ve lo dirà lo stesso Neto: lui ha fatto un sogno il giorno prima della partenza. Ha sognato che l'aereo su cui si trovava stava cadendo, una cosa drammatica, al punto che poi ha detto alla moglie che non voleva più viaggiare. E adesso non fa che ripensarci, perché l'incubo è diventato realtà".

DANILO MVP DEL BRASILERAO - Dopo l'elezione di Gabriel Jesus a Pallone d'Oro del campionato brasiliano, anche Danilo è stato premiato. Il portiere della Chapecoense, deceduto come quasi tutti i suoi compagni di squadra nel tragico incidente aereo dello scorso 29 novembre, è stato eletto Mvp del "Brasileirao", grazie al voto degli internauti, davanti a Diego (Flamengo) e Dudu (Palmeiras).

13 dicembre 2016

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Esportesdc

ESTERO / LA TRAGEDIA

Chapecoense, Neto ora sa. "E aveva sognato l'incidente il giorno prima"

Il giornalista sopravvissuto rivela: "Non ci hanno mai detto nemmeno di allacciare le cinture". Il difensore aveva avuto una tragica premonizione. Il portiere Danilo Mvp postumo del Brasileirao.

Milano - Era rimasto l'ultimo a non sapere cosa era successo alla Chapecoense. Adesso anche Helio Hermito Zampier Neto, per tutti Neto, difensore del club brasiliano e ultimo sopravvissuto recuperato dal luogo dell'incidente lo scorso 29 novembre, sa cos'è successo quel giorno. E alla consapevolezza ha aggiunto un tragico retroscena.

IL SOGNO DELLA VIGILIA - "Aveva sognato il giorno prima che l'aereo sarebbe caduto", Carlos Mendonca, il medico della Chapecoense che cura i superstiti della tragedia aerea, ha raccontato alcuni retroscena del "risveglio" del difensore di 24 anni. "Nelle ultime ore abbiamo deciso di raccontargli la verità, perché aveva troppe escoriazioni e troppe ferite, insomma cominciava a sospettare qualcosa. D'accordo con la psicologa, gli abbiamo parlato per due ore", ha aggiunto Mendonca da Medellin, in Colombia. "Forse, quando potrà, ve lo dirà lui stesso: il giorno prima del disastro, ha fatto un sogno. L'aereo su cui si trovava stava cadendo, al punto che ha detto alla moglie che non voleva più viaggiare. Il suo incubo si è rivelato la realtà", ha concluso il medico della Chapecoense, garantendo che Neto "è un ragazzo forte e si riprenderà".

"NESSUN AVVERTIMENTO" - Si sta riprendendo ed è pronto a tornare in Brasile anche un altro sopravvissuto della tragedia, il giornalista Raphael Henzel, 43 anni, che viaggiava con la squadra. Henzel ha raccontato gli ultimi istanti del volo in una intervista telefonica a Rede Globo: "Nessuno ci ha mai detto nemmeno di allacciare le cinture. Continuavamo a chiedere quando saremmo atterrati e ci rispondevano sempre "ancora dieci minuti". Poi di colpo si sono spente le luci e i motori. Qualcuno è corso a sedersi al suo posto, io ero fra due colleghi, dietro di me c'era la hostess sopravvissuta. Quando ho visto la sua faccia ho capito che le cose andavano male. Ma non c'è stato vero panico, solo un terribile silenzio. Poi mi sono svegliato vedendo delle luci di alcune torce. Ho urlato perché mi venissero a prendere, ero bloccato fra due alberi. Lì mi sono anche reso conto che i due colleghi fra i quali viaggiavo erano morti".

DANILO MVP - Intanto continuano i tributi postumi ai "guerrieri" della Chape. Il Brasileirao ha consegnato i consueti premi di fine stagione: Gabriel Jesus prima del trasferimento al City ha ricevuto il Pallone d'Oro del campionato. Ma il premio di Mvp, miglior giocatore del torneo, è stato assegnato dai tifosi, con i voti via internet, a Danilo. Il portiere deceduto nella tragedia, che era stato fondamentale anche nella semifinale contro il San Lorenzo in Sudamericana, ha preceduto Diego (Flamengo) e Dudu (Palmeiras). Il premio è stato ritirato dalla madre Ilaides Padilha: "L'augurio è che i futuri guerrieri della Chapecoense possano essere come i guerrieri che ci hanno lasciato".

13 dicembre 2016

Fonte: Gazzetta.it

Fotografia: Goal.com

"Sei un guerriero": Neto incontra chi l'ha salvato

Marlon Lengua è il poliziotto colombiano che ha salvato il difensore della Chapecoense dai rottami dell'aereo caduto, quando i soccorritori stavano per abbandonare il luogo dell'incidente visto il buio eccessivo. E il suo desiderio di incontrare il giocatore è stato esaudito.

Un incontro cercato, desiderato, voluto fortemente. "Neto è un guerriero, un guerriero di Dio. Ha combattuto per la sua vita per più di 10 ore". Marlon Lengua è un poliziotto colombiano. Ha salvato il difensore della Chapecoense nel buio della notte, sul luogo dello schianto dell'aereo nei pressi di Medellin, quando i primi soccorritori stavano per lasciare temporaneamente il luogo del disastro e sospendere fino all'alba. Solo la sua perseveranza ha permesso a Neto di salvarsi. Il fratello del difensore brasiliano, Leonardo Zampier, ha postato sul suo profilo Facebook una foto - la prima immagine pubblica di Neto dopo l'incidente - per ringraziare Lengua. Neto si è risvegliato dal coma da pochi giorni, non ricordava assolutamente nulla e continuava a chiedere del risultato della finale contro l'Atletico Nacional. I medici hanno deciso poi di dire la verità sulla tragedia. "Se non fosse stato per la sua attenzione, la sua perseveranza e il suo intuito, non saremmo qui e non staremmo per ritornare in Brasile con la missione compiuta", dice Zampier. Un ringraziamento che si estende a tutti i medici e gli infermieri che hanno avuto in cura Neto nei giorni del coma: "gli angeli custodi che si sono presi cura di mio fratello qui in Colombia". "Neto è un guerriero di Dio" - Con un post su Facebook Marlon Lengua aveva ringraziato tutti quelli che lo avevano definito un eroe: "Ma non mi sento un eroe, ho solo fatto il mio dovere. Sono felicissimo per tutti i sopravvissuti, e congratulazioni speciali a Neto, un guerriero di Dio".

15 dicembre 2016

Fonte: Sport.sky.it (Testo e Fotografia)

L’incidente in Colombia

Disastro aereo Chapecoense, Ruschel "Salvo perché ho cambiato posto"

Il difensore brasiliano è tra i calciatori sopravvissuti al disastro aereo in Colombia. "Il direttore sportivo mi ha chiesto di lasciare il posto a un giornalista".

Sopravvissuto solo perché poco prima della partenza ha cambiato posto. Esce dall’ospedale camminando sulle sue gambe e racconta come è riuscito a salvarsi dall’incidente aereo in Colombia in cui sono morte 71 persone: Alan Ruschel è il difensore della Chapecoense, la squadra di calcio brasiliana praticamente cancellata nel disastro di fine novembre vicino a Medellin. Ruschel è vivo. Con lui, ma in condizioni molto più gravi, altri due giocatori: Jackson Follman e Helio Neto. Il racconto: "Non volevo nemmeno spostarmi" - Alan Ruschel racconta: "Il direttore sportivo della Chapecoense Cadu Gaucho mi ha chiesto di lasciare il mio posto a un giornalista. Io all’inizio ero nella parte posteriore dell’aereo e non volevo spostarmi. Poi Jakson (Follman, altro sopravvissuto, ndr) mi ha chiesto di mettermi accanto a lui e così mi sono spostato". Solo le insistenze dell’amico e compagno di squadra Follman (che dopo lo schianto ha subito l’amputazione di una gamba) ha permesso a Ruschel di salvarsi. "Solo Dio può spiegare perché sono sopravvissuto all’incidente, lui mi ha afferrato e mi ha dato una seconda possibilità". "Non mi ricordo nulla dell’incidente - ha raccontato Ruschel - quando mi hanno raccontato, mi sembrava un incubo. Poi, ho capito. Cerco di non parlare dell’incidente, evito di leggere le notizie, ma da quel poco che ho visto credo che la causa sia da attribuire al pilota". Tra le possibili cause dello schianto anche la mancanza di carburante. Ruschel, 27 anni, ha stupito tutti per la rapidità della sua ripresa. È andata peggio altri due compagni sopravvissuti. Il portiere Follman (grazie al quale Ruschel si è salvato) è stato per giorni in terapia intensiva. Nell’incidente ha riportato ferite gravi e ha subito l’amputazione di una gamba. Helio Hermito Zampier Neto, invece, al suo risveglio non ricordava nulla dell’incidente. Era convinto di aver giocato la finale di Coppa Sudamericana (per disputare la quale la Chapecoense stava volando in Colombia).

17 dicembre 2016

Fonte: Corriere.it

Chapecoense, Neto riprende a camminare: potrà tornare a giocare

Il difensore, uno dei superstiti della tragedia dello scorso 28 novembre, ha mosso i primi passi e dovrebbe essere dimesso: in 3-4 mesi potrà ricominciare ad allenarsi.

CHAPECO' - Soltanto qualche giorno fa sembrava poco più che una speranza. Ma le cure hanno dato risultati straordinari e così Helio Hermito Zampier Neto, uno dei tre giocatori della Chapecoense sopravvissuti al disastro aereo, potrà presto tornare a camminare. E a correre su un campo da calcio. Una storia quasi commovente quella del difensore, a cui a lungo è stato tenuto nascosto quello che era accaduto all'aereo su cui viaggiava insieme ai compagni per raggiungere Medellin dov'erano attesi dalla finale di Coppa Sudamericana. Domenica il difensore, ricoverato nell'ospedale di Chapecò, è tornato a muovere i primissimi passi dopo la catastrofe. Già la prossima settimana dovrebbe lasciare la struttura sanitaria, ma non è tutto: i medici sperano anche che entro 90-120 giorni possa persino riprendere gli allenamenti per poi immaginare il rientro in campo. Anche l'esterno Alan Ruschel ha lasciato l'ospedale: è tornato a Nova Hartz, la sua città di nascita nello stato di Porto Alegre, dove ha trovato ad attenderlo centinaia di tifosi con striscioni e messaggi. "Farò di tutto per tornare a giocare", ha dichiarato il giocatore, che nonostante la lesione riportata alla colonna vertebrale spera di poter tornare in campo entro circa sei mesi. Meno fortunato di lui il secondo portiere della Chape, Jackson Follmann: al giocatore è stata amputata una gamba, la destra, e a breve dovrà sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico alla caviglia sinistra.

18 dicembre 2016

Fonte: Repubblica.it

Chapecoense, Rushel: "Ecco come mi sono salvato"

di Giuliano De Matteis

Il calciatore brasiliano ricorda i terribili momenti prima del disastro aereo: "Grazie a Follman ho cambiato posto".

ROMA - Un attimo, una decisione apparentemente insignificante può cambiare il corso di un'intera esistenza. Questione di "sliding doors". E forse nessuno in questo momento lo sa bene come Alan Ruschel, uno dei calciatori sopravvissuti al terribile disastro aereo che ha praticamente cancellato dalla storia la squadra brasiliana della Chapecoense. A rivelare come il fato abbia in qualche modo posato la sua mano su di lui per salvarlo dalla tragedia è lo stesso giocatore: "Jackson Follman mi ha chiamato dicendomi di andare a sedermi vicino a lui e io l'ho fatto, perché lo conoscevo dal 2007 e siamo molto legati. Così ho lasciato il mio posto ed è in quel momento che ho salvato la mia vita", ha detto durante una partita di beneficenza a cui ha preso parte anche Neymar. E come lui in vita è rimasto anche il portiere Follman, al quale però è stata amputata una gamba e al quale la Chapecoense - che cerca di risorgere e costruirsi un futuro - ha offerto un lavoro per sempre. Ruschel ha poi raccontato qualche dettaglio dei terribili momenti vissuti: "Sembrava un volo tranquillo, ma improvvisamente la luce è andata via e si è accesa quella di emergenza. Ho chiesto a Helio Neto (altro sopravvissuto, ndr) se avesse sentito qualcosa dalla cabina, lui mi ha risposto di no e si è messo a pregare, chiedendo a Dio di proteggerci tutti. Quello che è successo dopo non lo ricordo".

23 dicembre 2016

Fonte: Corrieredellosport.it

Fotografia: Tribunaonline.com.br

Tragedia Chapecoense il difensore Neto dimesso dall'ospedale

Helio Neto, 31 anni, difensore del Chapecoense, la squadra brasiliana vittima della tragedia aerea in Colombia il 28 novembre scorso, è stato dimesso dall'ospedale: è il quinto sopravvissuto. A bordo del velivolo sono morte 71 persone, tra cui 19 calciatori del club brasiliano.

23 dicembre 2016

Fonte: La Repubblica

Chapecoense, Neto esce dall'ospedale: "Sono vivo, è stato un miracolo"

Parla uno dei sopravvissuti alla tragedia in Colombia: "Tornerò a giocare".

TRAGEDIA CHAPECOENSE - Helio Neto, uno dei tre giocatori della Chapecoense sopravvissuti alla tragedia aerea in Colombia dello scorso 29 novembre, è uscito dall'ospedale. Il difensore, dimesso dai medici, ha parlato così in conferenza stampa, senza riuscire a reggere l'emozione: "E' impossibile non parlare di quelli che ci hanno lasciato, ho perso molti amici ed ho solo buoni ricordi di quel gruppo. Vi ringrazio tutti per il supporto. Dio permettendo, credo che molto presto potrò tornare a giocare alla Conda Arena con la maglia della Chapecoense. Non mi ricordo niente della tragedia, i medici dicono che è un miracolo se sono ancora vivo perché un paio di volte sembrava ormai finita per me". S.F.

26 dicembre 2016

Fonte: Calciomercato.it

Neto, l'eroe della Chape

"Voglio tornare a giocare per dimenticare la morte"

di Daniele Mastrogiacomo

CHAPECÒ - Colpiscono gli occhi: assenti, persi nel vuoto. Rispecchiano l'anima. Perché quando sei un sopravvissuto rimani come appeso, in un limbo, assediato dalla sensazione di una morte che ti ha sfiorato; con i fantasmi degli altri, meno fortunati di te, che ti inseguono. Hélio Hermito Zampier Neto, per tutti semplicemente Neto, 32 anni il prossimo 16 agosto e dal 2015 difensore della Chapecoense, è uno dei sei scampati alla tragedia di quel volo LaMia, schiantatosi il 29 novembre scorso sui costoni delle montagne vicino a Medellìn, in Colombia. Uno dei tre giocatori scampati alla tragedia. "È difficile superare questa fase della mia vita", ci dice mentre mangia un boccone nell'albergo che ospita la squadra pronta a scendere in campo nella sua prima partita ufficiale. Il nostro è un dialogo interrotto da lunghe pause e pensieri lontani, spezzettato dall'arrivo delle nuove leve della Chape che si fermano a salutarlo, a stringergli la mano o solo a sorridergli. Perché Neto è il loro eroe, il simbolo della rinascita di un gruppo che non c'è più. L'icona di una città rimasta orfana del proprio orgoglio. Il collante tra passato e futuro. "Ho dovuto imparare di nuovo a mangiare, a bere, a camminare. Ma anche a tornare al Condà (lo stadio di Chapecò, ndr), a essere circondato dai tifosi, a sostenere una squadra che non conosco. Ma che mi vuole e mi aspetta". Neto si massaggia la gamba. Gli fa male. Ha bisogno di continue cure: olii e creme che i fisioterapisti gli somministrano più volte al giorno nella speranza di una ripresa veloce. Si stira sulla sedia con una smorfia di dolore e insieme di sofferenza. Parla poco e mal volentieri con la stampa. Gli pesa il ruolo che il destino gli ha attribuito. Ma lo sopporta. Come sopporta i ricordi che affiorano a ogni istante. Meglio il futuro allora: "Ho voglia di ricominciare, davvero. Voglio tornare a giocare, anche se so che sarà dura e difficile". Le pressioni, l'attesa, la paura di deludere, di non farcela. Le stesse emozioni, fortissime, che ha provato quando ha rivisto mogli e fidanzate dei suoi compagni morti in quel maledetto aereo. "Venivano a casa, portavano i loro figli che si mettevano a giocare con i miei gemelli, Chelám ed Elena di 9 anni. Insieme ricordavamo gli abbracci tra compagni sul campo. Perché eravamo fortissimi, pieni di vita. E stavamo vincendo...". Una sola famiglia, unita dal dolore, alla ricerca di un senso da dare a quel che poi è successo. Per trovare la luce in fondo al tunnel. Il passato allora: cosa ricorda ? "Quel silenzio prima di cadere e poi tra le lamiere della carlinga. Ero in coma, mi stavo congelando. Pensavo di essere morto ma in fondo e in qualche modo sapevo di essere vivo". Lo hanno ritrovato dopo 9 ore. Il merito va a un poliziotto colombiano, che non si era rassegnato. E ha continuato a cercare. Fino a sentire un lamento, debolissimo, in mezzo a quei detriti fumanti, con la nebbia che avvolgeva tutto. Lo ha individuato, ha chiamato aiuto, lo ha portato in salvo. Per due settimane Neto è rimasto in coma. Lo hanno restituito alla vita a fatica. Quando si è svegliato si è rivolto al medico e gli ha chiesto: "Come è andata la partita ?". Non era follia. Era solo frastornato. Si vedeva su un letto d'ospedale, ferito, dolorante. Pensava a un brutto fallo subito in campo. In quella finale che non si è mai giocata. Neto sorride. Ma dura un attimo. Gli occhi tornano a perdersi nel vuoto. In ospedale hanno atteso sette giorni prima di dirgli la verità. È stato un secondo trauma. "Un colpo allo stomaco", ricorda oggi. "Sono stato malissimo. Ero vivo ma soffrivo per gli altri che non c'erano più". Ha pensato al sogno fatto due giorni prima di quel volo verso la Colombia: un aereo che precipita. Lo confessa al medico, cercando un significato di premonizione: "Un segnale", pensa Neto, fedele evangelico come sua madre che non aveva smesso di pensare al figlio vivo, nonostante lo avessero inserito nella lista delle vittime. "Sapevo che era ancora tra noi", disse lei quando fu ritrovato. Il presente, infine. Il difensore della Chape si solleva dalla sedia. A fatica. I ragazzi lo guardano da lontano senza intervenire. Vogliono che ce la faccia da solo. Lo ha chiesto lui stesso. Questione di orgoglio: ha bisogno di sentirsi vivo, di tornare a essere quello che è stato. "Il processo è lento", ci spiega il fisioterapista che è venuto a prenderlo, "ma si sta riprendendo più velocemente del previsto". Neto annuisce. Si tocca la bocca. In ospedale non riusciva a masticare. Aveva perso ogni forza nei muscoli del viso. "Ero come un bambino appena nato". Ora è tornato uomo. Si solleva sulle stampelle, alza il pollice, saluta gli altri. E sorride per la seconda volta, provando a scacciare i fantasmi che lo inseguono.

23 gennaio 2017

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Calciomercato.it

ESTERO / LA STORIA

Chapecoense, il sopravvissuto che non rinuncia al sogno (paralimpico)

di Simona Marchetti

Jackson Follmann, scampato (a costo di una gamba amputata) al disastro aereo della Chapecoense, non ha perso sorriso e voglia di lottare. E racconta...

Milano - Che fosse un combattente Jackson Follmann lo aveva dimostrato già un mese fa, tornando a camminare a dispetto della protesi alla gamba destra, che gli era stata amputata all'altezza del ginocchio dopo la tragedia aerea dello scorso 28 novembre in Colombia che costò la vita a 71 passeggeri, fra cui 19 giocatori e l'allenatore Luis Saroli della squadra brasiliana della Chapecoense. Ma ora il 24enne portiere, uno dei sei sopravvissuti al disastro, si è posto un nuovo obiettivo, ovvero partecipare ai Giochi Paralimpici. Costretto infatti a dire addio al professionismo a causa della sua menomazione, Follmann non ha però perso la voglia di giocare a calcio né il suo sorriso (come confermano gli scatti su Instagram) e, aiutato e supportato dalla fidanzata Andressa Perkovski, ha lanciato la sua sfida al destino: "Sarò sempre un atleta e sarò sempre il portiere della Chapecoense", ha proclamato il coraggioso Jackson. PICCOLO EROE - Follmann che, senza saperlo, ha salvato la vita del compagno di squadra Alan Ruschel. "Follman mi ha chiesto di sedermi vicino a lui in aereo, ci conosciamo dal 2007 e siamo amici, così ho cambiato posto - ha raccontato lo stesso Ruschel - e quella decisione mi ha salvato la vita". E un altro eroe di quel tragico giorno di novembre è stato anche il 15enne Johan Alexis Ramirez, che guidò i soccorritori sul luogo della sciagura, meritandosi il soprannome di "angioletto". E dopo aver ricevuto onori e gloria sia in Brasile che in patria per il suo coraggio, il piccolo colombiano ha coronato il sogno d'incontrare i suoi idoli del Real Madrid. Come riporta il Mirror, il bambino ha infatti passato un'intera giornata al campo di allenamento dei Blancos di Spagna, posando con Luka Modric, Karim Benzema e, soprattutto, col connazionale James Rodriguez, che gli ha poi regalato la sua maglietta autografata.

22 febbraio 2017

Fonte: Gazzetta.it

Fotografia: Foxsports.it

Incredibile Neto: torna ad allenarsi con la

Chapecoense a 5 mesi dal disastro aereo

Il difensore, tra i pochi sopravvissuti alla tragedia, ha completato la riabilitazione dopo l'incidente dello scorso novembre ed è tornato ad allenarsi in gruppo.

ROMA - Continua il lento processo di "ritorno alla normalità" della Chapecoense, squadra brasiliana sconvolta lo scorso novembre dalla tragedia aerea nella quale sono morte 71 persone. Tra i pochi superstiti all'incidente c'era però il difensore Helio Neto, che nei giorni immediatamente successivi aveva anche subito una sorta di amnesia dovuta ai traumi riportati, per poi essere informato solo successivamente del disastro. Da allora il giocatore ha incredibilmente bruciato le tappe nel percorso riabilitativo, venendo dimesso dall'ospedale già a fine dicembre e arrivando addirittura al clamoroso ritorno in campo. Proprio oggi infatti la Chapecoense, che nel frattempo ha cominciato il nuovo campionato, ha infatti annunciato sul proprio profilo Twitter il ritorno sui campi di allenamento del difensore brasiliano a 5 mesi di distanza dal disastro aereo.

13 aprile 2017

Fonte: Corrieredellosport.it

La favola di Alan: sopravvissuto al disastro

aereo della Chapecoense ora torna in campo

Nel novembre 2016 lo schianto che cancellò la Chapecoense: ora uno dei tre calciatori sopravvissuti della squadra brasiliana giocherà il Trofeo Gamper contro il Barcellona il prossimo 7 agosto.

Dal disastro aereo al ritorno all'attività agonistica, con un nuovo esordio che difficilmente dimenticherà. Alan Ruschel, uno dei tre calciatori della Chapecoense sopravvissuto alla tragedia aerea del novembre 2016, è pronto a tornare in campo. Nove mesi dopo quindi, il 7 agosto, il calciatore tornerà ad indossare le scarpette contro il Barcellona nella gara valevole per il Joan Gamper Trophy, il torneo estivo a inviti dei blaugrana. La Chapecoense ha espresso, attraverso una nota ufficiale, gioia per il ritorno in squadra del difensore di proprietà dello Sport Club Internacional. "È un passo importante per il suo recupero e per la ricostruzione del club. Considerando poi l’importanza del match, è un’occasione ideale per il suo rientro". Il 28 novembre 2016 l’aereo in cui viaggiava la Chapecoense (77 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio), precipitò a sud di Medellin, in Colombia, provocando la morte di 71 persone. La squadra brasiliana era in viaggio per andare a disputare la finale della Coppa Sudamericana contro l’Atletico National. Solo tre giocatori si salvarono: Ruschel, Neto (difensore, ha subìto diverse fratture e un forte trauma cranico) e Follmann (portiere, al quale è stata amputata una gamba a causa delle profonde ferite.

30 luglio 2017

Fonte: Today.it

Fotografia: Lavanguardia.com

Chapecoense, i sopravvissuti raccontano la loro commovente storia

Neto, Jakson Follman e Alan Ruschel si aprono in una lunga intervista e rivelano i terribili momenti del disastro aereo che ha coinvolto l'intera squadra brasiliana.Sono gli ultimi tre fratelli della famiglia Chapecoense. Sono figli di un miracolo. Sono Neto, Jakson Follmann e Alan Ruschel, gli unici calciatori sopravvissuti all'incidente aereo che ha visto coinvolto il club brasiliano il 28 novembre 2016. Doveva essere il viaggio dei sogni, quello che li avrebbe portati a disputare la storica finale della Copa Sudamericana contro i colombiani dell'Atletico Nacional. Si è trasformato in un incubo, in una tragedia che ha sconvolto il mondo dello sport e non solo. 77 passeggeri sul volo LaMia Flight 2933, partito dall'aeroporto di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) e mai arrivato a quello internazionale di José Maria Cordova, in Colombia. 71 persone con la vita stroncata in un attimo che per molti rappresentava l'apice della carriera: giocatori (dai 21 ai 35 anni), allenatore, staff tecnico e medico, ospiti, giornalisti. Soltanto 6 sopravvissuti allo schianto avvenuto sulle colline di Medellin. Neto, Jakson Follmann e Alan Ruschel sono i calciatori "miracolati" della Chapecoense, di un disastro indelebile, che non si può cancellare dalla loro mente. E che raccontano in una lunga e commovente intervista alla trasmissione "The Players' Tribune".

Neto: "Avevo sognato l'incidente"

Neto è il primo a parlare, il primo a raccontare la sua storia. Basta leggerla per far sì che diventi la storia di tutti. Il difensore centrale della Chapecoense rivela di aver "visto" in anticipo il disastro aereo. "L'avevo sognato qualche giorno prima di partire, avevo avuto un incubo terribile. Mi sono svegliato e l'ho raccontato subito a mia moglie: c'era la pioggia, le luci dell'aereo che si spegnevano, la picchiata verso il suolo. Era tutto buio. Mi sono portato quell'incubo dentro l'aereo, mi martellava la testa, non riuscivo a dimenticarlo, così decisi di mandare un sms a mia moglie direttamente da dentro. Le chiesi di pregare Dio per proteggermi da quel sogno. Poi partimmo. E le cose cominciarono ad accadere davvero... Le luci si spensero, ero ancora sveglio, quello che successe va oltre la comprensione umana. Cominciai a pregare senza sosta, l'aereo stava cadendo veramente, chiesi un miracolo a Gesù, di aiutare me e miei compagni. Di aiutare il pilota... Ma sapevo che salvarmi in una situazione del genere sarebbe stato impossibile, potevo soltanto pregare. Quando mi sono svegliato all'ospedale non ricordavo nulla dell'incidente, i medici hanno aspettato il mio recupero prima di informarmi su cosa fosse realmente successo. I dottori parlavano in spagnolo, ero confuso, poi ho visto il medico della Chapecoense e mi sono ricordato della finale che avremmo dovuto giocare. "Com'è andata ?", gli chiesi. Mi rispose che avevo rimediato un bruttissimo infortunio in un duro scontro di gioco. In quel momento mi disperai: pensai che i miei compagni fossero ancora in campo nel tentativo di conquistare il trofeo. I miei fratelli stavano lottando senza di me, non potevo crederci... Non ero ancora lucido, un giorno mi svegliai nell'unità di terapia intensiva e iniziai a pormi delle domande. Osservavo il mio corpo, ero pieno di tagli, il mio orecchio era malconcio: o l'avversario che mi aveva messo ko era veramente grosso oppure i tifosi avevano invaso il campo e ci avevano aggredito. Come potevo immaginare di essermi salvato da un incidente aereo ? Poi finalmente venni a conoscenza della tragedia. Nella stanza c'erano tutti i medici, la mia famiglia, uno psicologo, un prete. Mio padre mi domandò se ricordassi di quell'incubo fatto prima di partire. Risposi di sì, naturalmente. Lo psicologo lasciò la camera piangendo, allora mi rivelarono tutto: il nostro aereo si era schiantato. Ho pensato a uno scherzo, poi mi sono fatto forza: se ero vivo io, allora anche i miei compagni stavano bene. Il dottore scosse la testa, mi disse che soltanto io, Alan e Follman eravamo rimasti in vita. Sono qui soltanto per merito di Dio". Neto è stato l'ultimo dei tre calciatori a esser stato salvato: per 8 ore è rimasto sotto le macerie dell'aereo. Dopo la riabilitazione in ospedale ha potuto riabbracciare i suoi figli, due gemelli di 10 anni: "Mia moglie li aveva lasciati in Brasile dopo l'incidente, quando sono venuti a trovarmi sono rimasti sconvolti dal mio aspetto. Ero magrissimo e avevo ferite ovunque. Mi abbracciarono senza dire niente, piangemmo insieme, è stata l'emozione più grande della mia vita. Ero al settimo cielo ma non potevo dimenticare i miei compagni, pensavo ai loro figli, loro non li avrebbero più riabbracciati. La stessa sorte poteva toccare a me: dovevo morire quel giorno, nel momento delle mie ultime preghiere pronunciate ad alta voce. Dio mi ha dato una seconda possibilità, farò del mio meglio per onorarlo. E naturalmente per onorare tutti i miei amici che non ci sono più".

Jakson Follman: "Ho salvato Ruschel con un cambio di posto"

Jakson Follman era il secondo portiere della Chapecoense. Ha perso un piede, non potrà più giocare a calcio. Ma ha avuto in salvo la vita e per questo non si lamenta. La sua testimonianza ci riporta dentro quell'aereo maledetto. "Tutti stavamo sentendo la musica o giocando a carte. Era un volo tranquillo. Poi si spensero tutte le luci e ci fu un lungo silenzio. Gli assistenti di volo non ci davano informazioni, soltanto un addetto passò e ci disse di allacciare le cinture perché stavamo per atterrare in quel momento. Cominciammo a cadere, non ci sono tante persone sulla terra che possono raccontare di aver vissuto un momento del genere. Il secondo prima stai viaggiando per conquistare un sogno, l'attimo dopo stai precipitando dal cielo e non puoi fare niente: non puoi correre, non puoi piangere, non puoi chiedere aiuto, non hai il tempo di chiederti cosa stia succedendo. Ti devi solo affidare a Dio. Mi sono svegliato nel bosco, ho aperto gli occhi ma era tutto completamente buio. Faceva freddo, sentivo le persone chiedere aiuto. Ho iniziato a chiedere aiuto anche io, non avevo idea di dove fossi. In quel momento non ricordavo nulla, cominciai soltanto a supplicare, non volevo morire. I miei amici stavano aspettando i soccorsi, io non potevo alzarmi, non potevo vedere niente. Ora ringrazio Dio che fosse così buio e di non aver visto i miei compagni soffrire". Follman ricorda l'arrivo dei soccorsi, quelle ore interminabili di angoscia: "Non so quanto tempo passai in quei boschi dopo l'impatto. A un certo punto vidi una torcia, c'erano persone che gridavano "Policia Nacionaaaal, Policia Nacionalaal". I miei compagni non urlavano più, erano morti, provai una tristezza infinita. Un sergente di nome Nelson arrivò da me, mi tenne per mano, mi rassicurò. Gli dissi che ero il portiere della Chape, sentivo un dolore lancinante: nell'incidente avevo perso il piede destro, mentre il sinistro era rimasto attaccato solo per i tendini. Mi diedero dell'acqua, mi portarono su una collina fangosa, c'erano pezzi di aereo ovunque. Entrai in coma per 4 giorni, il mio cervello bloccò i ricordi dello schianto. Mi ero fatto un'idea di quello che potesse essere successo, ma pensavo a un piccolo incidente o qualcosa del genere. La mia famiglia mi disse che non avrei più potuto giocare a calcio, la mia reazione fu comunque positiva: meglio perdere una gamba che la vita". Involontariamente è stato Follmann a salvare Ruschel grazie a un cambio di posto provvidenziale. "Ho chiamato Alan per venire a sedersi accanto a me sull'aereo. Siamo sempre stati ottimi amici, ci conosciamo da 10 anni. Quella volta si era messo agli ultimi posti per potersi allungare e dormire comodamente. Non so per quale motivo, ma insistei e alla fine mi raggiunse. 30 minuti dopo accadde il disastro. Ora sono qui, che cammino di nuovo (grazie a una protesi, ndr) e vivo in modo intenso ogni momento. Non ho perso il gusto di vivere, non ho dimenticato come si sorride. Soltanto una cosa non voglio scordare: i miei amici, coloro che ci hanno lasciato. Loro sono degli eroi".

Alan Ruschel e l'addio a Danilo: "Mi manca, ora vivo al massimo..."

Infine Alan Ruschel, salvato appunto dal cambio di posto. Il suo racconto è toccante tanto quanto gli altri. "Ero contento di fare parte di un gruppo del genere, stavamo facendo la storia: un piccolo club brasiliano che era arrivato alla finale della Copa Sudamericana, che sogno ! Tuttora cerco di riportare alla mente quegli attimi, i ricordi sono offuscati. Ero in ospedale e mi preoccupavo della finale che avremmo dovuto giocare il giorno dopo. I medici mi dissero all'improvviso che il nostro aereo si era schiantato, che eravamo sopravvissuti in 6: io, Neto, Jakson, un giornalista e due assistenti di volo. Pensavo di essere in un incubo, che prima o poi mi sarei svegliato. Sono stato vicinissimo alla paralisi: il mio midollo era schiacciato dalle altre ossa, avrei perso l'uso delle gambe al minimo errore dei soccorritori. Ma mi hanno salvato e sono stato operato da uno dei migliori chirurghi del Sud America. Fortunatamente in quel momento era in Colombia, fortunatamente avevo cambiato posto e mi ero seduto vicino a Follmann". Ruschel ha un pensiero per Danilo, il primo portiere della Chapecoense che aveva trascinato la squadra in finale con le sue parate. Era uno dei suoi migliori amici. "Eravamo molto attaccati, conosco bene sua moglie Leticia, il loro figlio Lorenzo. Quando ho capito che Danilo non ce l'avesse fatta è stato un momento dolorosissimo, indescrivibile. Era un ragazzo speciale, mi manca, ci penso ogni giorno. L'incidente mi ha insegnato una lezione: nessuno di noi sa quello che può accadere nei successivi 10 minuti, per questo bisogna sempre vivere la vita al massimo e inseguire con tutta la forza i propri sogni. Il domani non è mai una certezza".

26 agosto 2017

Fonte: Foxsports.it

È morto d'infarto Rafael Henzel, il giornalista

sopravvissuto al disastro aereo della Chape

Aveva 45 anni. È stato colpito da un infarto mentre giocava una partita di calcetto con gli amici.

"A volte il destino è proprio beffardo". La frase, detta mentre cercava di trattenere le lacrime, è stata detta ieri notte, ora brasiliana, dal giornalista di Radio Oeste Marcinho San per annunciare la morte per infarto, a 45 anni, del collega Rafael Henzel mentre giocava una partita di calcetto con amici. Il reporter si riferiva al fatto che Henzel era uno dei sei superstiti della tragedia dell'incidente aereo del 28 novembre 2016, quando il velivolo che trasportava la squadra della Chapecoense, diretta a Medellin per giocare la finale di Coppa Sudamericana contro l'Atletico Nacional, si schiantò in Colombia. Ci furono 71 morti, fra i quali tutta la dirigenza, lo staff tecnico e 19 calciatori del club dello stato di Santa Catarina, oltre a vari rappresentanti dei "media". Henzel era riuscito a sopravvivere ("non so nemmeno io come") ed era tornato a lavorare a un anno di distanza dalla tragedia, ricominciando a raccontare le partite della Chapecoense dopo aver scritto anche un libro sulla terribile esperienza di cui era stato protagonista. Adesso stava per realizzare uno dei suoi maggiori desideri, quello di raccontare il ritorno il campo con la maglia della Chapè del difensore Neto ("lo farò anche se si dovesse giocare in Cina o non so dove", aveva detto appena tre giorni fa il reporter), tornato ad allenarsi con i compagni e ormai quasi pronto, dopo essere passato attraverso uno stato di coma indotto e poi operazioni al polmone, al ginocchio, al polso e al cranio. In precedenza anche il difensore Alan Ruschel, l'unico ad aver riportato ferite "minori" nell'incidente, era riuscito a tornare al calcio attivo con la Chape, mentre il secondo portiere Jakson Follmann, al quale è stata amputata la gamba destra, ora è ambasciatore del club e commentatore per Fox Sports Brasil, ma sogna un futuro da atleta paralimpico. La morte di Henzel ha suscitato profonda commozione in Brasile, e tutti i principali club hanno espresso cordoglio. Fra i primi messaggi diffusi sul web anche quello dell'Atletico Nacional di Medellin. La Chapecoense ha chiesto di non giocare la partita di oggi contro il Criciuma per la Coppa del Brasile, ma per ora la Cbf (Federcalcio nazionale) non ha risposto positivamente alla richiesta. (Ansa)

27 marzo 2019

Fonte: Huffingtonpost.it

ESTERO / BRASILE

Tragedia Chapecoense, muore il cronista sopravvissuto allo schianto

Rafael Henzel aveva 45 anni: a ucciderlo un arresto cardiaco mentre giocava a calcio. Nel 2016 fu tra i sei superstiti del disastro aereo in cui persero la vita 71 persone tra giocatori, equipaggio, staff e rappresentanti dei media. Il club: "Ha raccontato la nostra storia".

Milano - Aveva intitolato il suo libro "Vivi come se stessimo appena per cominciare". È amaro il destino che ha portato via a 45 anni Rafael Henzel, il cronista che era tra i sei sopravvissuti al disastro aereo che il 28 novembre 2016 decimò il club calcistico brasiliano della Chapecoense. A stroncarlo, ieri, è stato un attacco cardiaco. IL MALORE SUL CAMPO - Nonostante i soccorsi immediati è stato impossibile salvare Henzel che si è accasciato durante una partita con degli amici a Chapecò: l'uomo è morto in ospedale. Uno choc per la Chapecoense che riapre il dolore per l'incidente del 2016 quando l'aereo della boliviana LaMia si schiantò intorno a Medellin, in Colombia, dove la squadra avrebbe dovuto affrontare l'Atletico Nacional nella finale d'andata della Coppa Sudamericana. A fronte delle 71 vittime insieme a Henzel erano riusciti a salvarsi il terzino Alan Ruschel, il difensore Neto, il portiere Follmann (che aveva subito l'amputazione di parte della gamba destra) e due membri dell'equipaggio. IL CORDOGLIO DEL CLUB - Per Henzel, che lascia la moglie e un figlio, il ricordo della Chapecoense, che sul proprio sito web scrive: "Nel corso della sua brillante carriera, Rafael ha raccontato la storia della Chapecoense. Era un simbolo della ricostruzione del club e sarà sempre ricordato nelle pagine verdi e bianche di questa istituzione".

27 marzo 2019

Fonte: Gazzetta.it

Fotografia: Lastampa.it

Chapecoense, morto in campo il radiocronista

Rafael Henzel: era sopravvissuto a disastro aereo

Uno dei sei scampati al disastro aereo in cui morirono 71 persone, fra cui quasi tutti i giocatori della squadra brasiliana. Stava giocando a calcio.

Di sé diceva che era un "giornalista, rinato su una collina della Colombia". Quella collina, alle porte di Medellin, dove il 28 novembre 2016 si è schiantato l’aereo che portava i giocatori della brasiliana Chapecoense a disputare la storica finale della Copa Sudamericana contro i colombiani dell’Atletico Nacional. Un sogno per la squadra rivelazione, partita dalle serie minori e arrivata fra le grandi. C’erano 77 passeggeri sul volo LaMia Flight 2933, partito dall’aeroporto di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, e mai arrivato a quello internazionale di José Maria Cordova, in Colombia. Calciatori, allenatore, staff tecnico e medico, ospiti, giornalisti, equipaggio: 71 vittime. Rafael Henzel era uno dei sei sopravvissuti. È morto due anni e mezzo dopo, a 45 anni, ucciso da un arresto cardiaco mentre giocava a pallone.

"Non c’è stato panico, solo un terribile silenzio" - A uscire vivi dalla tragedia della Chapecoense erano stati un tecnico di volo, Erwin Turin, una hostess, Ximena Suarez, tre dei giocatori (il difensore Alan Ruschel, con traumi multipli, una frattura della decima vertebra e una lesione spinale; il portiere ventiquattrenne Jackson Follman, che aveva subito l’amputazione della gamba destra; il difensore Neto, un trauma cerebrale e fratture esposte agli arti). E lui, il giornalista di Radio Oeste Capital, Rafael Henzel Valmorbida. Dopo l’incidente era stato ricoverato in prognosi riservata, era uscito in sedia a rotelle con le gambe ingessate, ma vivo. Il 13 dicembre 2016, insieme al laterale Alan Rusche, era tornato a Chapecó e aveva raccontato quei terribili istanti, prima dello schianto: "Nessuno ci ha mai detto nemmeno di allacciare le cinture. Continuavamo a chiedere quando saremmo atterrati e ci rispondevano sempre "ancora dieci minuti". Poi di colpo si sono spente le luci e i motori. Qualcuno è corso a sedersi al suo posto, io ero fra due colleghi, dietro di me c’era la hostess sopravvissuta. Quando ho visto la sua faccia ho capito che le cose andavano male. Ma non c’è stato vero panico, solo un terribile silenzio. Poi mi sono svegliato vedendo delle luci di alcune torce. Ho urlato perché mi venissero a prendere, ero bloccato fra due alberi. Lì mi sono anche reso conto che i due colleghi fra i quali viaggiavo erano morti".

Il libro e le radiocronache per ricominciare - Nato a São Leopoldo, Rio Grande do Sul, Rafael Henzel aveva iniziato la sua carriera radiofonica a 15 anni proprio a Radio Oeste Capital FM, a Chapecó, nella parte occidentale dello stato. Aveva lavorato per diverse emittenti, fino al suo debutto televisivo nel 1993, come reporter prima per RCE TV, con sede a Xanxerê, poi per TV Rio Sul. Ma aveva scelto di tornare a Radio Oeste Capital. Della tragedia aveva scritto nel libro "Vivi come se fossi in partenza". Era diventato uno dei simboli della ricostruzione del club, che aveva rifiutato la permanenza automatica in Serie A per tre stagioni e che accettando i prestiti gratuiti da altre squadre e decidendo di lottare solo con le sue forze aveva ottenuto una clamorosa quanto insperata salvezza. Rafael Henzel, un anno dopo l’incidente era tornato a raccontare per la sua radio quella avventura, una partita dopo l’altra. Adesso stava per realizzare uno dei suoi maggiori desideri, quello di raccontare il ritorno il campo con la maglia della "Chape" del difensore Neto ("lo farò anche se si dovesse giocare in Cina o non so dove", aveva detto solo tre giorni fa), tornato ad allenarsi con i compagni e quasi pronto, dopo un lungo stato di coma indotto e poi operazioni al polmone, al ginocchio, al polso e al cranio. Anche Ruschel, era riuscito a tornare al calcio attivo con la Chape, mentre il secondo portiere Jakson Follmann ora è ambasciatore del club e commentatore per Fox Sports Brasil, ma sogna un futuro da atleta paralimpico. E su un campo di calcio Rafael Henzel se ne è andato: ha avuto un infarto durante una partitella a calcetto tra amici, a nulla sono serviti i soccorsi e la corsa disperata in ospedale. "A volte il destino è proprio beffardo" ha annunciato in diretta giornalista di Radio Oeste Marcinho San, cercando di trattenere le lacrime. Commosso il ricordo del club brasiliano per Henzel, che lascia la moglie e un figlio: "La Chapecoense esprimere il profondo cordoglio e tutta la costernazione per la notizia della morte del giornalista Rafael Henzel". Il club ha chiesto di posticipare la partita contro il Criciúma, prevista per oggi che il cronista avrebbe dovuto seguire. "Durante la sua brillante carriera, Rafael ha raccontato, in modo eccezionale, la storia della Chapecoense. Era diventato un simbolo della ricostruzione del club e sarà sempre ricordato nelle pagine verdi e bianche di questa istituzione. Ci sarà sempre il ricordo del suo esempio di superamento e di tutto ciò che ha fatto, con amore, per la squadra, per la città di Chapecó e per tutti coloro che amano il calcio", ha aggiunto il club brasiliano su Twitter.

27 marzo 2019

Fonte: Lastampa.it

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