www.saladellamemoriaheysel.it   Sala della Memoria Heysel   Museo Virtuale Multimediale
Torino 3.06.2017 Tragedia Piazza San Carlo Interviste
  Torino 2017   Pagine della Memoria   Morire di Calcio   Superga 1949   Tragedia Stadio "Ballarin"  

Momenti di Terrore in Piazza San Carlo:

la testimonianza di un futuro Infermiere

di Simone Gussoni

In occasione della finale di Champions League che ha visto affrontarsi Juventus e Real Madrid decine di migliaia di persone si sono radunati in piazza San Carlo, a Torino. I tifosi presenti hanno vissuto attimi di puro terrore quando, In seguito ad un forte boato generato dal cedimento di una ringhiera, molti juventini hanno creduto di trovarsi di fronte alla scena di un tanto temuto attentato terroristico. La folla in preda al panico ha iniziato a correre, molti presenti sono stati spintonati cadendo a terra e venendo successivamente calpestati. Marco Schifano, studente palermitano che frequenta il terzo anno del corso di Laurea in Infermieristica presso l’Università del Sacro Cuore (sede San Filippo Neri) racconta la propria disavventura. Il giovane presente in piazza, ha ricordato quei momenti in un’intervista per Nurse Times.

Benvenuto Marco, puoi descrivere il momento che ha generato il panico ? "Un momento di panico e follia pura. Poco dopo il gol del 3-1 del Real Madrid, l’intera platea di tifosi rimase in silenzio. Durante quei pochi secondi di assenza di rumore, abbiamo iniziato a sentire tremare la terra, un boato come se ci fosse un terremoto. Successivamente ho visto una mandria di persone spostarsi verso di me spingendosi a vicenda. Capire cosa stesse succedendo era quasi impossibile. La prima cosa a cui ho pensato è stato un possibile attentato, quindi scappare era d’obbligo. La massa di gente mi ha trasportato contro la mia volontà e subito dopo mi sono trovato a terra. Ho temuto di non potermi rialzare più e di finire schiacciato dalla folla contro un pavimento pieno di schegge di vetro proveniente dalle bottiglie di birra rotte. Sono riuscito a rialzarmi ed ho iniziato a correre da solo, senza sapere che fine avessero fatto i miei amici. Durante la corsa mi sono accorto di avere una ferita alla base pollice che si estendeva fino al palmo della mano, profonda circa 1 cm, con un vaso sanguigno lesionato che schizzava sangue un po’ ovunque. La città era in delirio. Penso di aver visto la morte con i miei occhi a soli 21 anni !".

Come giudicheresti l’organizzazione dei servizi di emergenza territoriale ? "Le vie adiacenti alla piazza erano piene di persone che scappavano in ogni direzione. L’organizzazione dei servizi territoriali secondo me è stata pessima. In una piazza che ha accolto più di 20.000 persone il punto di primo soccorso era formato da 2-3 ambulanze concentrate dietro il maxi schermo. La maggior parte del personale era composto da volontari del soccorso privi di qualsiasi formazione sanitaria. Erano presenti solo un paio di Medici ed Infermieri. Le persone (compreso me) che hanno temuto per un attentato con esplosioni e che sono rimaste anche seriamente ferite, non potevano rimanere lì ad aspettare per ore, facendo interminabili code, per essere medicati o soccorsi. Non erano presenti né ambulanze, né altri mezzi di trasporto che permettessero di raggiungere un pronto soccorso".

Come hai raggiunto il Pronto Soccorso ? "Sono scappato dalla piazza per via della paura che potesse esplodere qualcosa o che fossero presenti altri potenziali kamikaze. I Carabinieri ed i Vigili del Fuoco mi hanno invitato a raggiungere autonomamente il Pronto Soccorso. Nessuno è riuscito a riportare l’ordine pubblico né tanto meno ci ha provato. Non conoscendo la città di Torino mi sono avventurato a piedi alla ricerca di un ospedale. Ho raggiunto l’NH Hotel dove, entrato per chiedere informazioni, sono stato soccorso e medicato dalla receptionist. Vista l’importante ferita che presentavo si è offerta personalmente di accompagnarmi in auto al Pronto Soccorso. Non smetterò mai di ringraziare questa persona".

Cosa è successo all’arrivo in Pronto Soccorso ? "Giunto presso il presidio ospedaliero Humanitas Gradenigo ho trovato una fila interminabile di feriti. Molte persone con piccole escoriazioni erano in attesa di essere visitati. Erano presenti una marea di codici bianchi. Almeno 50 persone erano in attesa del Triage e circa 150 attendevano di essere visitati dal medico. Mi hanno assegnato un codice giallo e mi hanno fatto accomodare in sala B. Mi hanno medicato ed un medico ha valutato la componente nervosa e tendinea e successivamente suturato. Una sutura molto approssimativa ma non potevo chiedere di meglio vista l’affluenza ed il carico di lavoro. Mi hanno somministrato un anestetico locale e suturato velocemente. Mi hanno somministrato immunoglobuline e antitetanica. Molti pazienti avevano bisogno di essere suturati, proprio come me. Il personale si lamentava platealmente non avendo potuto smontare dal proprio turno a causa dell’elevato numero di feriti".

Come giudichi l’organizzazione del sistema dei soccorsi territoriali ? "Sinceramente non lo conosco a sufficienza per poter giudicare. È stata la prima volta che ne ho avuto bisogno. In questa situazione, non posso che giudicarlo molto scadente ! Impossibile trovare un primo soccorso con 3 unità concentrate dietro al maxi-schermo con 20.000-25.000 persone. La verità è che l’intero sistema sanitario a mio parere non è assolutamente pronto ad agire in situazioni del genere. Occorre addestrare gli operatori tramite corsi specifici per saper gestire con assoluta calma queste situazioni. Mi è sembrato che gli operatori che avevo davanti avessero molta più paura di me. In Pronto Soccorso ho trovato del personale furibondo ma allo stesso tempo molto competente. Infermieri furiosi perché alcuni avevano finito il turno e, mentre aspettavano il cambio, sono stati obbligati a rimanere ad aiutare. Le dichiarazioni udite dai miei futuri colleghi arrabbiati che invocavano l’arrivo dei reperibili rappresentano una sconfitta per la nostra professione a mio parere. Però ripeto, alla fine tutti gli operatori hanno svolto un egregio lavoro. Le criticità maggiori erano presenti nel punto di primo soccorso. Ho trovato operatori in preda al panico e alla paura, forse perché le unità erano pochissime e quindi erano quasi impotenti davanti a questa "strage" di feriti".

Ringraziamo Marco Schifano per aver voluto condividere una brutta esperienza che, anche grazie alla professionalità di molti Infermieri e Medici, non ha visto alcuna vittima, nonostante alcuni casi gravi siano ancora in prognosi riservata.

4 giugno 2017

Fonte: Nursetimes.org

Fotografie: Corriere.it - Nursetimes.org

Il racconto dell’albese Marco Recenti della

tragica notte in piazza San Carlo a Torino

di Bruno Murialdo

TORINO - Marco Recenti di Alba, studente ventiquattrenne al Politecnico di Torino si trovava sabato 3 giugno in piazza San Carlo per seguire la finale di Champions League Juventus-Real Madrid, quando il panico ha invaso la piazza. Il ragazzo si è ferito cadendo su dei cocci di bottiglia, fortunatamente non in modo grave, ha visto una marea di persone terrorizzate correre e racconta quello che ha vissuto.

Marco, come è cominciata la giornata ? "Quando siamo arrivati in piazza San Carlo nel tardo pomeriggio c’era un ottimo servizio d’ordine, ci avevano controllato nel migliore dei modi, uno per uno, nessuno poteva entrare con contenitori di vetro o simili. I controlli pareva funzionassero, non c’era motivo di preoccupazione".

Quando siete entrati è vero che avete notato molti venditori di bevande abusivi ? "Quello che ci ha stupiti era la quantità di venditori che smerciavano birra e acqua minerale. La piazza era completamente piena, penso intorno alla cinquantamila persone. Eravamo abituati a vedere questi venditori ad altre manifestazioni, ma quel giorno speravo non ci fossero.  Volevamo passare un pomeriggio di festa, se dopo c’era da festeggiare bene, altrimenti pazienza".

Si dice che molti avessero ferite dovute ai cocci di bottiglia sparsi ovunque, è vero ? "Le bottiglie dopo averle consumate molti le gettavano per terra, il risultato è stato drammatico: molte persone sono cadute sui frammenti procurandosi delle ferite gravi. C’erano anche tantissimi bambini e molti stranieri che erano venuti per vedere la finale e per godersi una serata di festa".

Poi cosa è successo ? "A dire il vero non si sa cosa sia successo, la piazza era piena di gente, c’era qualche tifoso con i fumogeni e molti cori, ma nulla che potesse preoccupare più di tanto. Subito dopo che era stato segnato il tre a uno per il Real Madrid, abbiamo sentito un rumore fortissimo e una marea di persone che veniva verso di noi; per istinto ho preso il mio zainetto per terra, a quel punto sono stato travolto perdendo di vista i miei amici. Sono caduto addosso ad altri, cercavo di tenere la testa alzata per non rimanere sotto, ho sentito un forte dolore alla schiena a alle mani, non so come ho fatto ma sono risuscito ad arrivare sotto i portici e ad aggrapparmi a delle persone che mi hanno aiutato. Intorno a me molti altri sanguinavo e urlavano di dolore, io per l’agitazione e la paura sentivo che stavo per perdere sensi. Mi hanno aiutato finché non sono riuscito a riprendermi e raggiungere con l’aiuto dei vigili del fuoco l’ospedale".

Hai sentito spari o esplosioni ? "No, assolutamente nulla, anzi tra la gente molti gridavano che non era successo niente; ho subito pensato a un camion vedendo la gente correre tutta verso un’unica direzione. Ho purtroppo intravisto il bambino cinese che era stato travolto, era a due passi da dove mi trovavo, ho visto trasportarlo via e tentare di fargli il massaggio cardiaco. Questa era la situazione, fortunatamente mi sono salvato con qualche ferita ma poteva andare molto peggio".

5 giugno 2017

Fonte: Gazzettadalba.it (Testo e Fotografia)

L'inferno di Piazza San Carlo, la testimonianza di Alessia:

"Pensavo di rimanere lì sotto e pregavo"

di Mirko Di Natale

Sabato sera, quando è scoppiato l'inferno in Piazza San Carlo, non ha neanche fatto in tempo ad accorgersi cosa stava accadendo che si è ritrovata travolta dalla calca. Lei è Alessia Domenino, 23 anni, studentessa all'Università di Torino. Lei, grande tifosa juventina, è una delle 1527 persone rimaste ferite nel salotto di Torino, sabato sera, mentre assisteva alla finale di Champions League in uno dei maxi-schermi predisposti dal Comune. Tuttojuve.com ha raccolto la sua testimonianza e le sue immagini.

Una sera di festa e di sport si è trasformata in pochi attimi in incubo e disperazione. Ci puoi ricostruire cosa è accaduto ? "Mi stavo guardando la partita, tranquillamente, con i miei amici e poco dopo il terzo gol del Real, così all'improvviso, ho solo visto una mandria di persone venire nella mia direzione e, in un attimo, mi sono ritrovata a terra, schiacciata da altre persone. Pensavo davvero di rimanere lì sotto e pregavo che prima o poi tutto questo potesse finire. Tutti che urlavano. Per fortuna, qualcuno, poi, mi ha tirata su e me la sono cavata con poco: qualche graffio, un po' di pelle sbucciata e qualche botta presa qua e là. Rispetto ad altri, mi è ancora andata di lusso. Mi sono ritrovata nella piazza, a pochi passi dai portici, da sola, non riuscivo a trovare i miei amici, né tantomeno chiamarli, causa rete intasata. C'era gente che piangeva, che urlava nomi di amici, figli, fidanzati, tutti feriti. Chi ancora correva di qua e di là. Alla fine, sono riuscita a rintracciarli e ci siamo rifugiati al bar San Carlo".

Il panico e la paura ha preso il sopravvento. Avete davvero temuto il peggio ? "Fino a quel momento è stato tutto tranquillo. Dalla mia posizione non ho sentito pressoché nulla, ho, appunto, solo visto un fiume di gente venire verso di me. Pensavo ci fosse stata qualche rappresaglia e la polizia avesse iniziato a caricare. Sinceramente, non sono andata a pensare subito ad un attentato, proprio perché non ho né visto, né sentito niente. Con un fuggi fuggi così generale, poi, non sapevo neanche io a cosa pensare, ero sicura che stesse accadendo qualcosa di più grave. Ma non capivo cosa".

L'organizzazione di questo evento è stata aspramente criticata. Cosa ci puoi dire a riguardo ? "Non posso far altro che confermare. Già solo per entrare nella piazza, c'erano delle transenne con un piccolo spiraglio, che nemmeno in due si riusciva passare. Inoltre, non era permesso l'ingresso di bottiglie di vetro e a terra, in ogni spazio libero, c'erano 2, 3, 4 bottiglie o addirittura degli assembramenti. Per la questione sicurezza anche, non ne parliamo. Troppe, troppe persone. Se qualcuno, al centro della piazza, si fosse sentito male ? Come sarebbe stato raggiunto ? E in quanto tempo ? Poi, controlli inesistenti e polizia poco presente, almeno, quando sono arrivata io, era così".

Un domani riprenderesti in considerazione l'idea di guardare in un luogo affollato la tua squadra del cuore ? "Io sono sempre stata una persona non da luoghi affollati, per un qualsiasi evento. Questa volta, i miei amici mi hanno convinta ad andare con loro. Sinceramente, a prescindere dall'accaduto, la prossima volta, me ne sto a casa, come ho sempre fatto. Si trovassero soluzioni alternative, come ha fatto il Real, aprendo lo stadio, posso essere la prima ad andare, ma in piazza, così, evito".

5 giugno 2017

Fonte: Tuttojuve.com

Fotografia: Ansa.it

"Un petardo scambiato per bomba

E il mio ristorante diventa un ospedale"

di Massimo Numa

TORINO - Eleonora Lancellotti ha 29 anni e la notte della Champions non la dimenticherà mai. Per Torino è stato un drammatico test, su cosa davvero potrebbe accadere in caso di un "vero" attentato di matrice islamica. Lei ha una funzione direttiva in un locale del centro, uno dei pochi che non ha abbassato le serrando quando la folla in fuga, compresi i feriti, ha cercato scampo lontano il già possibile da piazza San Carlo.

Cosa ricorda ? "Tutto. Per la prima volta ho letto negli occhi delle persone la paura, quella vera. Stavo guardando la partita, mentre lavoravo, poi abbiamo visto correre decine di persone, alcune piangevano, molti erano feriti. Gli abbiamo soccorsi come abbiamo potuto, con i kit delle medicazioni, c’era un ragazzo con una ferita profonda in una gamba, una ragazza correva senza scarpe, aveva i piedi trafitti da frammenti di vetro, ancora incastrati nelle calze. Temevano di essere inseguiti dai terroristi… Un altro ragazzo è caduto in mezzo alla strada, non riusciva più a muovere la testa e lì è rimasto a lungo, sino a quando non siamo intervenuti noi. Ci dicevano che c’era stato un attentato in piazza, dell’Isis, chi aveva sentito esplosioni nella rampa dei parcheggi, chi raccontava di fumo e di gente ferita rimasta a terra schiacciata dalla folla. Sono stati minuti terribili, mentre cercavano di metterci in contatto via telefono con il 112…

Soccorsi lenti ? "Subito sì. Poi sono arrivati nel locale vigili urbani e polizia e hanno finalmente coordinato loro le operazioni, qui è arrivata dopo molto tempo un’ambulanza da Lanzo… Abbiamo soccorso una settantina di persone, credo. Una ragazza aveva perso di vista una sua amica, era disperata. Avevano ancora paura. Perso tutto, portafogli, telefoni, documenti, chi è passato in piazza passata l’emergenza ha rubato il più possibile, e questo è un altro aspetto tristissimo. Ci hanno raccontato che alcuni ristoratori, quando li hanno visti arrivare trafelati in cerca di un rifugio hanno abbassato le serrande per non accoglierli, non so se sia vero o no, ma se lo fosse non è stato un gesto altruista o coraggioso, noi non abbiamo fatto niente di eroico, solo umana solidarietà, dopo siamo andati a fare un giro nella piazza e s’è capito cos’era successo, se non dovevo lavorare forse ci sarei stata anch’io tra i tifosi".

Cosa le hanno raccontato i feriti ? "In piazza c’erano moltissime bottiglie e si domandavano come avessero fatto ad entrare, in varchi così stretti, i contenitori di bibite e birre, quando c’erano i metal detector con la polizia, che c’era tensione anche prima della partita, con gente che litigava, con le bottiglie già in mano. Hanno sentito una forte esplosione nelle rampe del parcheggio e questo, secondo alcuni, ha scatenato il panico. Un petardo scambiato per una bomba… Poi un rapidissimo passaparola sull’attentato. Correvano verso di noi, con i vestiti strappati, pieni di sangue, chiedevano dov’era la stazione di Porta Susa, dove nascondersi. Una notte da incubo".

6 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Fotografia: Repubblica.it

Il presidio medico nella piazza: "Mancavano le transenne per proteggerci"

di Federico Genta

L’unità di soccorso dell’Ordine di San Giovanni: avevamo chiesto un cordone di polizia.

TORINO - "Avevamo chiesto transenne intorno a tutta la postazione medica e un presidio di polizia. Invece, eravamo indifesi in mezzo alla gente. E quando la massa di persone è iniziata a muoversi, ci ha investito distruggendo tutto". Federico Villata è il presidente dell’unità di soccorso dell’Ordine di San Giovanni, che sabato sera, era presente in piazza San Carlo con una tenda attrezzata, due ambulanze e quattro squadre a piedi.

Troppo pochi ? "Troppo vicini alla folla. Circondati. Eravamo nello stesso punto, sul lato di via Roma, anche per l’ultima finale, nel 2015. Ecco perché, ricordandoci dell’esperienza passata, avevamo chiesto maggiore assistenza".

Vi è stata negata ? "Non c’erano nemmeno abbastanza transenne per circondare il presidio: pare fossero esaurite. E del resto sarebbero servite a poco. Anche noi abbiamo avvertito un boato, poi la terra sembrava si fosse messa a tremare".

Poi cosa è successo ? "Quando si è sparsa la voce che poteva essere esplosa una bomba, è scoppiato il panico. I colleghi hanno fatto appena in tempo a uscire dalla tenda che è stata schiacciata. C’erano tifosi ovunque, anche sui tetti delle ambulanze".

A quel punto, per voi il lavoro doveva ancora iniziare... "Abbiamo fatto tutto il possibile. Grazie ad alcuni volontari della Protezione Civile, siamo riusciti a sistemare il presidio. Abbiamo così iniziato a separare i feriti lievi da quelli più gravi. Parliamo di centinaia di persone. C’era una confusione e una tensione incredibile. Proprio perché non c’era un cordone di sicurezza".

Lei cosa ha fatto ?  "Ero già al telefono con il centralino del 118: quando la tenda è crollata è saltata anche la linea. Una volta ripristinata, ho avvisato della maxi emergenza e chiesto l’intervento delle ambulanze del 118. Anche queste sono arrivate che con un certo ritardo per i problemi di viabilità attorno alla piazza".

Chi erano i vostri riferimenti ? "Il piano sanitario era stato approvato dal 118. La gestione dello spazio e le richieste di maggiore protezione, invece, le avevamo girate a Turismo Torino. La scelta di raddoppiare il nostro personale, rispetto a due anni fa, è stata nostra. Poi, quando è scoppiata l’emergenza, eravamo in contatto direttamente con il gabinetto della Prefettura".

6 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Fotografia: Torinoggi.it

"Chiedo scusa perché non ho previsto il pericolo dall’interno della piazza"

di Giuseppe Bottero

Il prefetto Saccone: i piani di maxi-emergenza sono scattati. Adesso faremo esercitazioni coinvolgendo la città.

TORINO - "Un conto sono gli accertamenti che dovrà fare la procura, altro è la verifica di ciò che non è andato per il verso giusto. Io sono il responsabile generale dell’ordine e della sicurezza pubblica e quindi rientro tra le persone che devono chiedere scusa. Però guardando al futuro, e imparando da questa lezione così dura. In questo momento non si sa che cosa abbia innescato il panico, perché alla base c’è un "non fatto" che rende il tutto ancora più difficile da prevedere e da gestire".

Renato Saccone, prefetto di Torino, ha il volto di chi, nell’ultima settimana, ha dormito pochissimo, inseguito dalle immagini di piazza San Carlo. "Lo confesso, appena arrivato lì ho pensato al cinema Statuto".

Al rogo che, trentaquattro anni fa, ha ferito la città per sempre. L’impatto di quello che è successo sabato - nonostante non si contino morti - è destinato ad essere molto simile. "Il 3 giugno è uno spartiacque. C’è un prima e un dopo. Per Torino, ma anche per l’Italia. E lo dimostra la direttiva che ha appena inviato il capo della polizia Gabrielli".

Prefetto Saccone, partiamo dal prima. Chi ha sbagliato ? "Il compito di stabilire le eventuali responsabilità tocca alla magistratura. Noi, seguendo lo standard sulla tutela di un luogo aperto che si è affinato sempre più negli ultimi mesi, avevamo messo in campo un’attenta attività preparatoria, un passaggio in comitato tecnico, un sopralluogo della commissione di vigilanza con una serie di prescrizioni ulteriori rispetto al passato, un piano di emergenza, uno sanitario validato. Tutto questo, seppure nel rispetto delle norme tecniche, si è rivelato assolutamente insufficiente".

Chi era in piazza quella sera racconta di una gestione dell’emergenza non adeguata. Perché ? "In verità non c’è stato molto di estemporaneo. Sono scattati i piani di maxi-emergenza, di servizio di soccorso sanitario, con dodici ospedali allertati e con l’insieme dei soccorsi attivato. Il punto è un altro. Piazza San Carlo non è solo un salotto, ma il luogo dove ci sono stati eventi da quarantamila persone: noi abbiamo adottato tutte le misure che servono a proteggerla dall’attacco esterno, come se fosse un fortino. Però non abbiamo previsto che dall’interno si potesse creare una situazione così pericolosa".

La piazza era un tappeto di bottiglie, la maggior parte dei tifosi si è ferita così. Come è possibile che gli abusivi non siano stati fermati ? "C’era un pubblico compatto, omogeneo, giovane, abituato agli eventi. Questo non ha fatto scattare il ragionamento sul vetro, che tendenzialmente, viene collegato alla possibilità di scontri, o di fazioni, quando le bottiglie diventano un possibile strumento offensivo. Questo ragionamento non regge più".

Allora cosa bisogna fare ? "Come indicato dal ministro Marco Minniti e previsto dalla direttiva Gabrielli, bisogna andare oltre nel coordinamento, attraverso una grande collaborazione con Comune, Protezione civile, organizzatori degli eventi. Questo presuppone un maggiore impiego di steward, con una visione degli spazi più riquadrata".

Dunque non vedremo più piazza San Carlo piena di gente ? "Bisogna valutare luogo per luogo, evento per evento. L’essenziale è che ciascun settore conosca la propria via di fuga. Questo significa anche una grande cura sulle comunicazioni, prima e durante l’evento".

A Torino le comunicazioni sono mancate ? "Veramente una prescrizione della Commissione, rispettata, prevedeva un microfono con capacità di amplificazione per dare comunicazioni. È stato usato per poco tempo, poi è stato travolto, dunque le comunicazioni vanno necessariamente potenziate".

Dopo il 3 giugno, gli eventi in piazza continueranno ? A Torino tra poco ci sarà la festa San Giovanni, con migliaia di persone in strada per i fuochi d’artificio... "Io sono dell’idea che Torino non possa fare a meno della piazza. Oggi però dobbiamo ripensare quali eventi siano compatibili con quei luoghi e come organizzarli".

Qual è la prima mossa ? "Ho adottato un provvedimento che questo fine settimana, al Salone dell’Auto al parco del Valentino, vieta la vendita e l’uso delle bottiglie in vetro con controlli mirati".

Come si possono coinvolgere i cittadini ? "Abbiamo sempre fatto esercitazioni virtuali, forse è il caso di immaginarle coinvolgendo la gente. Mi piacerebbe che tutta la città partecipasse a questa riflessione. Lo dico per guardare al futuro. Noi dobbiamo mettere in campo tutta la nostra migliore scienza e organizzazione".

9 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Fotografie: Lastampa.it - Torino.corriere.it

"Un’ondata umana ci travolgeva, ho sentito il rumore della morte"

di Elisa Cappelli

Viterbo - Il racconto di Stefano Morzetti che si trovava a Torino durante il caos del 3 giugno durante la finale di Champions - Un falso allarme attentato che ha provocato circa 1400 feriti.

Viterbo - 35 anni, viterbese, sposato, parrucchiere di successo e grande tifoso della Juve. Si chiama Stefano Morzetti e c’era anche lui quel maledetto 3 giugno in piazza San Carlo a Torino. Era la finale di Champions, giorno in cui la Juve si trovava a Cardiff a sfidare il Real Madrid. Lui, come molti altri tifosi, quel biglietto non se lo poteva permettere, e quindi aveva deciso di vedere sul maxischermo in piazza S. Carlo la partita insieme ai suoi amici e a tanti tifosi come lui. Una giornata iniziata con allegria che poi si è trasformata in tragedia. Dapprima la voce di un attentato, poi il falso allarme, ma il panico era già esploso e la gente in trappola in piazza si è letteralmente calpestata. Oltre 1400 feriti. La dinamica dell’accaduto è ancora al vaglio degli inquirenti.

Ci racconta come è andata il 3 giugno ? "Per me doveva essere un giorno di festa perché sono andato con i miei amici a vedere la Juventus, sono tifoso come tanti, non avevo la disponibilità di soldi per poter andare a Cardiff e allora ho deciso di andare a Torino per stare più vicino a tutti i tifosi. Siamo entrati in piazza intorno alle 15 ma c’era già qualcosa che non funzionava, i controlli non funzionavano".

Cioè ? "Sono entrato una prima volta in piazza e non c’era il filtraggio, poi sono tornato in macchina perché mi sono dimenticato una cosa, verso le 17 sono rientrato in piazza e ho trovato la polizia, ma tutti quelli che erano già dentro non erano passati attraverso il filtraggio. Poi ho visto la partita e dopo il primo gol della Juventus non mi sono sentito più sicuro perché comunque i tifosi hanno iniziato ad esultare e io mi sono trovato a 50 metri dagli amici. Quindi ho chiesto loro di spostarci dalla parte centrale alla fine del primo tempo perché non mi sentivo sicuro".

Cos’è successo dopo ? "Al secondo tempo perdevamo e sul 3 a 1, erano circa le 22.15, senza preavviso ho girato gli occhi verso sinistra e ho visto un’onda umana che ci travolgeva. Ho chiesto di correre, ma non abbiamo fatto in tempo a scappare e ci hanno scaraventato a terra, sono rimasto sepolto per terra, non riuscivo più a tirarmi su a causa della tanta gente che avevo sopra.  C’è stato un momento in cui ho iniziato a chiamare mia madre perché stavo per morire, non ce la facevo più a rialzarmi, non riuscivo a respirare a causa del peso della gente sopra di me, non dipendeva più da me".

Come ha fatto a liberarsi ? "Ad un certo punto, non so se sia stata l’adrenalina, mi sono detto: "No, non posso morire, devo cercare un modo di tirarmi fuori". Così ho pensato di togliermi le scarpe perché magari riuscivo a far scivolare meglio i piedi e a rialzarmi. Così è stato. Sono riuscito a togliermele con i piedi e a quel punto sono riuscito a rialzarmi. Ho visto gli amici ancora a terra, ho provato a liberarli ma c’è stata un’altra scarica di gente che mi è venuta addosso e a quel punto non sono riuscito a vedere più nessuno. Sono fuggito e molta gente che stava lì ha gridato: "Correte perché c’è stato un attentato e stanno sparando addosso alla gente". Sono corso fuori piazza San Carlo per circa 300/400 metri, mi sono messo dietro a un secchione dell’immondizia, ero tutto sporco di sangue che nemmeno era il mio, era della gente che mi sono ritrovato addosso che era piena di tagli".

Poi cosa ha fatto ? "A quel punto ho chiamato mia moglie a casa, le ho raccontato tutto e le ho chiesto di spiegarmi cosa fosse successo. Io non ci stavo capendo più nulla, ero rimasto solo al centro di Torino, scalzo. Il tutto si è amplificato perché in concomitanza c’era stato l’attentato a Londra. C’è stata una terza ondata di gente che continuava a correre quindi io mi sono rialzato e ho continuato a correre. Mi sono ritrovato in un posto così lontano a Torino che lì non era nemmeno arrivata la notizia di piazza S. Carlo, c’era gente che, infatti, stata tranquillamente al ristorante a cenare. È stata un’immagine strana: io tutto pieno di sangue e la gente che cenava normalmente. Dopo una mezz’ora mia moglie tramite un notiziario in tv mi raccontava in diretta quello che stava succedendo, mi ha detto: "Guarda torna giù perché sembra sia tutto in sicurezza". Sono tornato giù, sono rimasto un’oretta da solo, poi ho ritrovato tutti i miei amici e abbiamo iniziato a cercare i miei effetti personali, ma ho perso tutto: zaino, portafoglio, bancomat, carta di credito. Solo la patente è stata ritrovata dalla questura di Torino che me l’ha spedita. Ho trovato in piazza un paio di scarpe di un’altra persona e me le sono messe".

Siete ripartiti subito o siete rimasti lì ? "Gli altri non si erano persi niente e fortunatamente nel pomeriggio avevo chiesto a uno dei miei amici di tenermi le chiavi della macchina. Poi loro hanno pagato l’albergo, abbiamo dormito lì e siamo ripartiti la domenica".

Siete stati fortunati… "Siamo stati miracolati. A vedere tutte le immagini in tv e pensare di essere usciti illesi da tutto ciò è stato un miracolo. Tutt’ora sono traumatizzato, dormo poco perché mi ricordo quello che io chiamo il rumore della morte. Perché quando mi sono girato e ho visto la folla ho sentito come il fruscio di un microfono che funziona male e ho visto tutta la piazza che ci veniva addosso. L’ho chiamato così perché, appena mi sono girato non ho fatto nemmeno in tempo a fare nulla, ho solo detto "Correte, correte" e poi il disastro. Ero convinto di morire perché a quel punto la mia vita non dipendeva più da me ma dagli altri. Oggi ormai c’è la fobia degli attentati, quando ci sono 30mila persone che hanno paura non dipende più da te. Magari un maggiore filtraggio avrebbe limitato i feriti ma ci sarebbero comunque stati. Non credo sia molto sicuro ad esempio andare oggi a un concerto, anche se non c’è un attentato. Dieci anni fa se fosse scoppiato un petardo la gente sarebbe rimasta in piazza, adesso non è più così".

14 giugno 2017

Fonte: Tusciaweb.it

Fotografie: Cdn.calciomercato - Tusciaweb.it

Torino, Piazza San Carlo: ragazza travolta non ce la farà.

Il legale dei feriti: "Verità e giustizia"

di Eugenio Palazzini

Torino, 15 giu - La tragica serata in Piazza San Carlo per la finale di Champions League, dopo i 1500 feriti, è purtroppo destinata a far contare anche un morto. Erika Pioletti, 38enne ricoverata dal 3 giugno all’ospedale San Giovanni Bosco per un infarto, secondo i medici non ce la farà: "Gli esami neurologici rivelano un danno troppo grave". Abbiamo intervistato l’avv. Gino Arnone, dottore di ricerca all’Università degli Studi di Torino e direttore scientifico del portale dannoallapersona.it. Esercita la professione presso lo Studio Legale Ambrosio&Commodo di Torino. È il legale di alcuni feriti, tra cui il piccolo Kevin, di Piazza San Carlo. Specializzato in risarcimento del danno alla persona tra Italia e Stati Uniti, è autore di monografie sulla tematica risarcitoria. Membro del comitato scientifico dell’associazione Medico-Legale Melchiorre Gioia, si è inoltre occupato di alcuni tra i principali disastri della recente storia giudiziaria.

Avvocato, cosa è successo esattamente quella sera in Piazza San Carlo ? "E’ ancora presto per dirlo: inizialmente si parlava di procurato allarme ad opera di un folle, poi dello scoppio di un potente petardo, infine parrebbe che il boato che alcuni testimoni hanno sentito provenisse dal rombo di un motore del parcheggio interrato proprio sotto alla piazza. Insomma le cause sono ancora da accertare".

La definirebbe isteria collettiva ? "La risposta è no. Non parlerei di isteria collettiva ma di una generale impreparazione ed omissione in misure di prevenzione e sicurezza ed in tal senso depongono le scuse formulate tanto dal Prefetto, Renato Sacconi, quanto dal Sindaco Chiara Appendino. I testimoni raccontano infatti del caos più totale come pure di una eccessiva presenza di persone nella piazza. In questo senso, la scelta di posizionare un solo maxischermo all’inizio della Piazza (anziché due come nelle precedenti occasioni) ha favorito la concentrazione di una massa incredibile di persone in uno spazio contenuto con praticamente nessuna via di fuga considerando che la piazza era per buona parte transennata. Vi erano enormi difficoltà nello spostamento delle persone anche solo di pochi centimetri. Alcuni hanno dichiarato persino che si aspettavano che succedesse qualcosa da un momento all’altro e che in generale si sentivano soffocare. Si respirava un’aria surreale. Altri hanno rievocato, essendo stati presenti sopravvissuti, la tragedia dell’Heysel".

Ed i venditori abusivi ? "Si tratta di un fatto increscioso. I testimoni riferiscono della presenza di numerosi venditori abusivi in Piazza San Carlo, entrati sfuggendo ai controlli, parrebbe introducendosi nel parcheggio posto sotto alla piazza e quindi sbucando come talpe dentro alla piazza, eludendo qualsiasi controllo. Certo è invece che questi hanno venduto abusivamente migliaia e migliaia di bottiglie di birra in vetro sui cui poi hanno finito per tagliarsi la maggior parte dei 1527 danneggiati ricoverati nei pronto soccorso di tutta la città".

Lei è il legale anche di altri feriti di Piazza San Carlo, come stanno ? "È vero, assistiamo numerosi danneggiati. Il piccolo Kelvin per fortuna è uscito dalla situazione di emergenza ed è potuto finalmente tornare all’affetto dei suoi cari anche se il percorso di riabilitazione sarà lungo ed il minore è ancora scosso come lo sono del resto i genitori. Molti altri invece sono ancora ricoverati in condizioni critiche. L.S., mamma di 41 anni, ha subito la frattura di 8 costole, frattura dei malleoli delle caviglie, lesioni polmonari, lesioni ai timpani ed emorragia bi-oculare: si tratta di lesioni causate dai pestoni della folla in fuga. Mi sono commosso quanto mi è stato riferito che nell’occorso questa mamma ha perso la figlia di 11 anni che è stata poi ritrovata in lacrime con gli occhi interessati da emorragia da schiacciamento 3 ore dopo in Piazza Solferino, a notevole distanza quindi dalla Piazza San Carlo, letteralmente trascinata dal fiume di persone. M.M., di 27 anni, invece, come tantissimi altri ha subito lesioni da taglio con la lesione di nervi e tendini della mano con il rischio di perdere la mobilità delle dita. È stato operato d’urgenza e ci sia augura una completa guarigione. Impressionate notare il numero degli affidamenti da parte delle strutture sanitarie di molti danneggiati alle Strutture Complesse di Psicologia e Psichiatria, il che conferma la natura disastrosa del fenomeno. Chi c’era non può dimenticare".

Erika Pioletti, la ragazza che è stata colpita da infarto da schiacciamento in Piazza San Carlo, secondo le fonti mediche non ce la farà. "Preferisco non commentare, sembra un incubo. Non voglio crederci. La morte di una concittadina darebbe tutto un altro tono ad una situazione già gravissima".

Cosa chiedono adesso i familiari dei feriti da lei assistiti ? "Verità e giustizia. I torinesi sono gente composta, che non urla ma che pretende che chi sbaglia debba pagare fino all’ultimo centesimo. È giusto che ricevano il risarcimento integrale previsto dalle tabelle attualmente vigenti e che regolano il risarcimento del danno alla persona. Ogni danneggiato tuttavia ha un danno diverso e per la maggior parte dei feriti le lesioni sono ancora in corso di guarigione. Allo stato non è possibile parlare di cifre".

15 Giugno 2017

Fonte: Ilprimatonazionale.it

Fotografia: Genova24

"Amo la musica ma non torno è ancora troppo

vivo il ricordo di quella notte di sangue"

di Erica Di Blasi

"Non tornerò in piazza San Carlo per MiTo. Il 3 giugno ero lì vicino e ho ancora davanti agli occhi quelle immagini terribili".

Federica Loffreda, 33 anni, lavora per un'azienda francese. È abituata a girare il mondo e non si è mai persa un'edizione di MiTo. Questa volta però non se la sente. La sera del 3 giugno era anche lei in centro ? "Sì per fortuna non proprio in piazza San Carlo. Sono andata a trovare una mia amica in un bar lì vicino. Abbiamo guardato insieme la partita. Sembrava tutto tranquillo, ma poi sono arrivate tutte quelle persone. Gridavano tutti che c'era stato un attentato, che sparavano in piazza. Erano feriti: avevano tagli sulle braccia, sulle gambe e anche in viso. Abbiamo pensato davvero che ci fosse un attacco terroristico".

Cosa avete fatto ? "Eravamo terrorizzati. La ragazza che era con me ha avuto la prontezza di far entrare le persone ferite e poi ha subito tirato giù la serranda. Siamo rimasti lì così a lungo, senza sapere che cosa stesse davvero succedendo là fuori. Sentivamo la gente urlare e delle persone correre. I ragazzi che abbiamo soccorso erano senza scarpe: tutti ricoperti di sangue. Abbiamo preso dell'acqua ossigenata e delle garze, in modo che potessero almeno tamponare le ferite".

Quanto tempo è passato prima che la situazione tornasse alla normalità ? "Almeno una quarantina di minuti. Abbiamo provato a riaprire la serranda, con molta cautela, per capire cosa c'era fuori. Sono arrivati altri giovani: anche loro sotto choc, con i vestiti strappati. Si erano fatti male per via del vetro. In sottofondo c'erano solo sirene. È stato terribile non sapere quello che stava succedendo".

Non se la sente di tornare in piazza San Carlo ? "Sinceramente no. Ho paura che possa accadere di nuovo qualcosa di simile. Ho partecipato a tutte le scorse edizioni, ma questa volta resterò a casa. Non mi sento più al sicuro. In parte è dovuto a come vengono organizzati questi eventi: almeno in passato c'è stata davvero troppa leggerezza. In parte ai drammi che purtroppo continuano a verificarsi in occasione di eventi simili nelle principali città europee".

2 settembre 2017

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Lastampa.it

TORINO

Piazza San Carlo, verso il 23 Ottobre

Il 3 Giugno 2017 è una data che verrà ricordata in tutta Torino e non solo. È il giorno della finale di Champions League: si affrontavano Juventus e Real Madrid, ma nella piazza storica di Torino, piazza San Carlo, davanti al maxischermo è accaduto l’inimmaginabile: una ventata di terrore che ha travolto presenti e lasciato per terra migliaia di feriti ed una vittima. Secondo gli investigatori a scatenare il caos quel giorno fu l’utilizzo di spray urticanti da parte di una gang di giovani nordafricani che, nel tentativo di scippare i tifosi, avrebbero seminando il panico. I componenti della banda sono finiti in manette e verranno processati per diversi capi d’accusa. Ma il 23 ottobre inizia un altro processo per la morte di Erika Pioletti e il ferimento di oltre 1500, vittime di quella tragica serata, che vede al banco degli imputati Chiara Appendino, l’ex questore di Torino Angelo Sanna, l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana, il dirigente comunale Paolo Lubbia e altre undici persone. Appendino e gli altri sono accusati di disastro, lesioni e omicidio colposo, reati figli dell’inchiesta sulle modalità con cui fu organizzato e gestito l’evento di piazza San Carlo. La tesi della Procura, confortata da una consulenza tecnica dell’architetto Mauro Esposito, è che la serata in piazza non fu organizzata in maniera ottimale e avrebbe dovuto essere annullata. Come detto il 23 ottobre ci svolgerà a porte chiuse, nell’aula bunker del carcere "Lorusso-Cutugno", l’udienza preliminare. Di questo procedimento abbiamo parlato con l’avvocato Federico Depetris, difensore di alcuni che restarono feriti in piazza San Carlo il 3 giugno.

Cosa accadrà all’udienza del 23 ottobre, la prima del processo per i fatti di piazza San Carlo ?

"L’udienza preliminare del 23 ottobre aprirà uno dei processi più importanti che saranno celebrati nel 2018 e 2019. Non credo che ci saranno particolari colpi di scena, soprattutto in questa fase. Ho l’impressione che gli imputati vorranno giocarsi tutte le loro carte nel procedimento ordinario e quindi non credo assisteremo a patteggiamenti o a richieste di riti abbreviati. In ogni caso si tratterà di un processo complicato nel quale vedremo all’opera, sia tra le fila dei difensori degli imputati che tra quelle delle persone offese, alcuni dei migliori avvocati penalisti del Foro di Torino".

Lei che assiste alcune vittime di piazza San Carlo, che strategia pensa adotteranno le persone danneggiate in questo processo ?

"Innanzitutto posso dire che io personalmente condivido pressoché integralmente l’impianto accusatorio della Procura, la quale peraltro ha svolto un lavoro di indagine monumentale. Chi delle persone offese si costituirà parte civile lo farà per vedersi risarciti i danni subiti e per vedere condannate tutte quelle persone, e sono veramente molte, che hanno commesso degli errori imperdonabili".

Quali errori non possono essere scusati agli imputati ?

"In generale, studiando gli atti dell’attività di indagine, si può notare una totale negligenza, che non esiterei a chiamare sciatteria, nell’organizzare la proiezione della finale Juventus - Real Madrid. Il piano di emergenza era pieno di refusi ed era senza dubbio il frutto di un maldestro copia e incolla effettuato da piani di emergenza precedenti. La scelta, poi, di allestire la piazza trasformandola in un "recinto", dove 40.000 persone si sono ammassate l’una sull’altra è stata una follia. Le vie di fuga erano insufficienti, non erano segnalate e comunque non erano in grado di consentire l’esodo delle persone che di fatto rimasero intrappolate nella piazza. Come poi è emerso sin dai primi momenti non era nemmeno stato nominato un responsabile per la sicurezza. Un’omissione gravissima".

Quali sono le responsabilità della sindaca Chiara Appendino ?

"Anche su questo condivido l’impianto accusatorio. Le omissioni e negligenze della prima cittadina sono state numerose. Non scusabili. Sono curioso di vedere che atteggiamento difensivo assumerà la sindaca nel processo. Una cosa però trovo assolutamente imperdonabile ad Appendino: l’aver lasciato i suoi funzionari sguarniti di direttive. In piazza San Carlo la sera del 3 giugno 2017, proprio durante il diffondersi del panico, è avvenuto infatti un fatto incredibile: gli organizzatori dell’evento, il Comune e TTP, non erano presenti con i loro vertici apicali o con loro delegati. Gli operanti della Polizia, durante le ondate di panico, parrebbe che abbiano cercato gli organizzatori per invitarli a comunicare al pubblico di mantenere la calma, ma non trovarono nessuno. Non c’era nessuno che gestisse la piazza quella sera".

Nei racconti dei suoi assistiti cos’è che l’ha impressionata di più ?

"I miei clienti sono tutti stati travolti dalla calca e ripetutamente calpestati. Tutti mi hanno raccontato di aver pensato di stare per morire. Una sensazione terribile da cui non si riprenderanno mai. Per mesi e mesi i miei clienti non sono riusciti a recarsi in luoghi affollati perché anche solo salire su di un semplice tram causava loro attacchi di panico. I miei clienti hanno avuto disturbi del sonno e sono stati costretti a ricorrere agli psicoterapeuti per provare a superare il trauma".

Nei giorni immediatamente successivi ai fatti di piazza San Carlo iniziò a montare la polemica per l’assenza di copertura assicurativa per l’evento del 3 giugno 2017. Arriveranno i risarcimenti per i feriti dalle assicurazioni del Comune e di Turismo Torino ?

"Dare una risposta a questa domanda è prematuro. Ad oggi non mi risulta che le assicurazioni abbiano risarcito i danni. Per quanto però a mia conoscenza diretta, le posso dire che nonostante sia passato più di un anno da quando ho inviato le diffide al Comune e a Turismo Torino e Provincia, nessuno dei predetti enti o delle loro compagnie di assicurazioni ha formulato una proposta risarcitoria. Questo è anche uno dei motivi per cui oltre a difendere alcune persone che intendono partecipare attivamente al processo penale che si aprirà il 23 ottobre, ho anche già introdotto un’azione civile per conto di un’altra mia assistita. Ritengo, infatti, che ci siano tutti i presupposti affinché il Comune di Torino e TTP possano essere condannati a risarcire i danni".

9 ottobre 2018

Fonte: Nuovasocieta.it

Fotografia: Democratica.it
 
www.saladellamemoriaheysel.it  Domenico Laudadio  ©  Copyrights  22.02.2009  (All rights reserved)