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Torino 3.06.2017 Tragedia Piazza San Carlo L'Inchiesta
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TRAGEDIA di PIAZZA SAN CARLO 3.06.2017
L'INCHIESTA della MAGISTRATURA di TORINO:
L'AMMINISTRAZIONE (Avvisi di Garanzia) - LA PIAZZA
 
L'INCHIESTA della MAGISTRATURA L'AMMINISTRAZIONE

IL CERCHIO - La magistratura, dopo 150 giorni di interrogatori, di ascolto delle testimonianze e studio delle carte, dopo aver visionato tutti i filmati e stretto una fruttuosa collaborazione con i periti incaricati alle indagini, stringe il cerchio delle indagini preliminari attorno alle figure responsabili di prevenzione, sicurezza e dell’ordine pubblico. A questo scopo, assodata con profonde riserve l’infelice programmazione dell’evento di Piazza San Carlo, individua nei destinatari dei 20 avvisi di garanzia gli ingranaggi sdentati della sua catena di comando. Preludio dei processi che stabiliranno, se individuati, i colpevoli di "omicidio colposo e lesioni gravissime". Il quadro accusatorio è aggravato, in aggiunta, dal reato di "concorso" poiché è stata riconosciuta dalla magistratura la "cooperazione" fra le parti iscritte nel registro degli indagati. Chiara Appendino afferma pubblicamente: "Ho piena fiducia nella magistratura, che sta svolgendo il suo lavoro. Sappiamo che i torinesi vogliono la verità come è giusto che sia. Quanto a me, se dovessi ricevere un avviso di garanzia sarà mia cura comunicarlo subito a tutti" e si descrive "assolutamente serena" sulla preannunciata svolta nell’inchiesta giudiziaria. Le accuse, prima che dai giudici, provengono già dai feriti querelanti. Lamentano l'assenza "di qualcuno in grado di gestire l'emergenza" o che almeno "indicasse le vie di fuga", denunciano le "pesanti transenne intorno a tutta la piazza" che li hanno intrappolati come topi e fatti accalcare, schiacciare, svenire e ferire sui vetri.

GLI AVVISI - "Troppo in fretta, male e in ritardo" si giudica così in un pezzo del "Fatto Quotidiano" l’organizzazione dell’evento di Torino. Sembra la perfetta sintesi del pensiero della Procura che si è tradotta nell’elenco stilato di 20 avvisi di garanzia consegnati la mattina del 6 novembre a Sindaco, Questore, Vice Prefetto, funzionari, dirigenti, tecnici, controllori, organizzatori della partecipata "Turismo Torino". Questo l’elenco completo con il ruolo e le rispettive mansioni:

(COMUNE) Chiara Appendino (Sindaco) - Paolo Giordana (Ex Capo Gabinetto) - Paolo Lubbia (Direttore Gabinetto Sindaco) - Chiara Bobbio (Funzionaria Gabinetto Sindaco)

(TURISMO TORINO) Maurizio Montagnese (Presidente) - Danilo Bessone (Direttore)

Enrico Bertoletti (Architetto Progettista)

(POLIZIA MUNICIPALE) Marco Sgarbi (Dirigente)

(QUESTURA) Angelo Sanna (Questore) - Michele Mollo (Capo Gabinetto Questura) - Alberto Bonzano (Dirigente Commissariato Centro)

(VIGILI DEL FUOCO) Dario Longhin (Funzionario)

(COMMISSIONE DI VIGILANZA) Roberto Dosio (Vice Prefetto e Presidente) - Pasquale Piro (Questura) - Franco Negroni (Vigili del Fuoco) - Raffaele De Caro (Asl) - Fulvio Trucano (Esperto impianti elettrici) - Valter Pirillo e Marco Trivellin (Regione Piemonte) - Giorgio Villani (Comune)

Si potranno notare alcuni nomi già conosciuti e prevedibili (Montagnese, Bessone, Giordana) o altri che subentrano. Alla ribalta come quello dell'architetto che ha allestito la piazza, Enrico Bertoletti o il dirigente della polizia municipale in servizio quella sera, Marco Sgarbi. Come quello di Alberto Bonzano, il dirigente della Questura unico "responsabile della sicurezza in piazza", al quale verrà contestata quella sistemazione delle transenne e di non aver osteggiato la vendita in vetro delle bevande agli abusivi. A loro si aggiungono il Vice Prefetto Roberto Dosio e i membri della Commissione di Vigilanza che formularono le 19 prescrizioni per la manifestazione: esponenti di Comune, Questura, Vigili del fuoco, Spresal e Genio Civile. Nodi che vengono al pettine, ma non si spaventano i difensori degli indagati, come l’avvocato Mauro Ronco che spiega: "Contestare il disastro colposo rappresenta una precisa scelta processuale della procura. È ampia e consente di comprendere ogni condotta che abbia concorso nel reato". Per quanto la si possa prendere sportivamente, bisogna anche tenere in considerazione che ai reati già noti i pm hanno aggiunto il "disastro colposo" nel quadro accusatorio. La reazione del Sindaco è perfettamente in linea con lo stile mantenuto in questi 5 mesi d’indagini e scrive su twitter: "Mi è stato notificato dalla Procura di Torino un avviso di garanzia per i fatti di piazza San Carlo. Offrirò come sempre la massima collaborazione agli inquirenti, poiché è interesse di tutta la cittadinanza che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno". Poi fermata per strada dai cronisti ribadisce più o meno con le stesse parole: "Non ho nulla da aggiungere. Sono a disposizione della magistratura, risponderò alle domande che mi verranno poste. L’obiettivo è che venga fatta chiarezza su quanto accaduto. È interesse di tutta la cittadinanza che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno".

ATTACCO - Il Procuratore Capo Armando Spataro tiene a sottolineare che gli avvisi di garanzia per gli iscritti al registro degli indagati (frutto anche di 2 consulenze) non sono dei rinvii a giudizio, pur essendo i capi di accusa molto articolati fra opere e omissioni. "Sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti" per un evento organizzato "con modalità irrituale, inconsueta, anomala e al di fuori delle procedure" per cui s’incarica un architetto che "non assicurava livello di professionalità affidabile". Non convocato il Comitato per l'ordine pubblico (nonostante il recente attentato terroristico al concerto di Manchester) che riunisce le più alte cariche pubbliche con le Forze dell’Ordine, Protezione Civile, 118 e i Vigili del Fuoco. Aperta una piazza di 10mila metri quadrati al numero "pericolosamente esorbitante" di 40.000 persone contro "una regola prudenziale sancita da un decreto del Ministero dell’Interno del 2001" che ne prevedrebbe esattamente la metà per non superare la "soglia di panico incipiente". Non predisposto un corretto piano di evacuazione, garantendo le 5 vie di fuga previste dalla Questura che sarebbe stato, in ogni caso, vanificato dall’accerchiamento di transenne pesanti, ingombranti e non custodite ("Servivano steward per togliere le barriere in caso di emergenza, ma non vennero assoldati per mancanza di fondi"). Ignorato un decreto del 1996 che raccomanda le "barriere frangifolla" nei grandi raduni per suddividere lo spazio in macro aree da 500 persone al massimo. Una miopia progettuale acuta che non è corretta neanche sotto la lente sfocata della Questura o dalla Commissione Prefettizia di Vigilanza sugli spettacoli. Mancarono la nomina di un responsabile della sicurezza (previsto dalla Commissione di Vigilanza) operativo sul campo, la strada sgombera di accesso ai mezzi di soccorso, la chiusura e il presidio del parcheggio sotterraneo. Non fu effettuata una bonifica e le azioni di prefiltraggio alla piazza da parte delle forze dell’ordine. Scarsi e inefficaci i controlli dei Vigili Urbani sui venditori abusivi di birra in vetro, non sanzionabili penalmente in mancanza di un’ordinanza straordinaria del Comune. Questo, in sintesi, è per la magistratura l’intreccio da sciogliere, fra informazioni non scambiate, errori e gravi inadempienze, nel disastro del 3 giugno 2017 a Torino che causò la morte di Erika Pioletti e 1526 feriti.

DIFESA - C’è un jolly da giocare nella partita delle difese, nonostante il fardello delle pesanti contestazioni: il casus "fortuito e imprevedibile" nell’evento. In una piazza blindata ad intrusioni esterne nessuno si poteva immaginare l’esplosione dall’interno di un panico incontrollabile causato da una psicosi collettiva e irrazionale che avrebbe avuto le transenne e i pilastri degli elegantissimi portici seicenteschi come una gabbia nella follia. Ignota la scintilla, si conosce solo l’incendio.

INCHIESTA (LA CAPIENZA) - Al Palazzo di Giustizia si ascoltano a turno gli indagati, acquisendo altri nuovi particolari a suggello, attenuazione o ridimensionamento delle accuse. Per esempio si scopre che nel progetto iniziale dell’evento in Piazza San Carlo si prevedeva dall’organizzazione una capienza massima di 47.500 spettatori. Fu ridotta a 40.000 dalla Commissione Provinciale di Vigilanza. Questo dice davanti ai magistrati l’ispettore di Polizia Pasquale Piro (uno dei suoi membri, in rappresentanza della Questura a pronunciarsi sull’evento) che chiarisce anche la sua posizione: "Nella Commissione Provinciale di Vigilanza la mia era solo una funzione di collegamento". Valter Pirillo, della Regione Piemonte, un altro dei membri di Commissione indagati, dice in sua discolpa: "Non potevo evitare nulla". Mentre Giorgio Villani, un tecnico comunale, non si è presentato davanti ai Pm, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

INCHIESTA (LE TRANSENNE) - Mauro Ronco, avvocato del commissario Alberto Bonzano, difende la posizione del suo assistito sul posizionamento sconsiderato delle transenne in piazza: "non progettò nulla, anche perché non toccava a lui. Non solo: rispetto a chi pianificò le procedure ebbe pochissime informazioni. Si fece quello che era stato fatto anche in altre occasioni, e sempre su idee di altri". Anche il collega Roberto Cavallone sostiene la sua innocenza: "Sulla morte di Erika Pioletti il commissario è incolpevole: non dipese dalle transenne. Così come non dipese dalle transenne il ferimento di tante persone". Secondo la ricostruzione dei Pm le transenne non furono rimosse dal personale che avrebbe dovuto presidiarle e, invece, furono determinanti, non permettendole di fuggire proprio "dato il transennamento". Maledette per la 38enne di Domodossola che "cercava rifugio dalla calca sotto i portici di piazza San Carlo nel tentativo di non essere travolta" e che "costituirono una barriera contro la quale le persone venivano travolte da quelle alle loro spalle che, per mancanza di sbocchi, a loro volta cadevano al suolo, dove c’erano contenitori di vetri rotti". A lui s’è chiesto di rispondere anche della presenza continua dei venditori abusivi dentro la piazza. I suoi legali lo giustificano ancora, sostenendo: "Ma quel giorno lui si adoperò, insieme alle poche decine di uomini di cui disponeva, nel migliore dei modi. Bloccò i venditori, presidiò i varchi, chiamò l'Amiat perché ripulisse la piazza. Gli stessi poliziotti, in mancanza degli interventi di chi avrebbe dovuto intervenire, si misero a raccogliere bottiglie. Fu un assillo continuo".

LA PERIZIA MATEMATICA - Ai giudici servirà un dato inconfutabile per stabilire i gradi di responsabilità e trasferirli nel futuro processo. Per questa ragione i procuratori inquirenti sul disastro di Piazza San Carlo dispongono una terza perizia per stabilire una relazione tecnica fra tempi di fuga e numero degli spettatori presenti. A questo scopo sarà l’uso di un software matematico a creare una simulazione dello spostamento di massa della folla utilizzando le immagini video riprese dall’alto. Serve la prova scientifica che nel caso la piazza fosse stata riempita nel numero legale dalla folla non si sarebbero generati certi incidenti, con un deflusso più agevole in spazi meno intasati. Aspetto che anche la Commissione di Vigilanza sugli Spettacoli, a nome della Prefettura, avrebbe dovuto e potuto pretendere, pena l’annullamento della manifestazione. Di pari passo, su richiesta di residenti e commercianti al Comune, la Procura dissequestra la zona della rampa di accesso sud ovest al parcheggio sotterraneo della piazza. Zona tenuta a disposizione per le indagini e diventata in questi mesi meta di pellegrinaggio per chi volesse ricordare con fiori e altre dediche la memoria di Erika Pioletti. Ne sarà ripristinata l’agibilità e poi riconsegnata entro le feste natalizie alla cittadinanza.

LA PERIZIA PSICOLOGICA - Non solo fisica e chimica per le perizie ausiliari delle indagini. I magistrati chiedono un parere anche per la psiche. Il docente universitario alla Cattolica di Milano, Fabio Sbattella, esperto in "Psicologia dell’emergenza e dell’intervento umanitario" è stato incaricato di esaminare le reazioni manifestate dalla gente durante l’episodio di "panico collettivo" in piazza. Nella perizia sosterrà che "il repentino movimento di più persone, generato da emozioni diverse quali sorpresa, paura, disgusto e rabbia" si poteva "governare" da fuori la "situazione di emergenza", utilizzando la comunicazione a voce dagli altoparlanti, invitando "alla calma" e indirizzando i tifosi verso le vie d’uscita, magari accompagnati fisicamente dagli steward. Il silenzio ha acuito lo "sgomento" nella percezione di chi cercava di "decifrare un contesto". Anche per Sbattella le carenze dell’organizzazione hanno aggravato la situazione "davanti a una circostanza percepita come minaccia per la sopravvivenza dei singoli". Dai filmati si capisce, osservando i comportamenti, che le persone, non solo non capivano cosa stesse succedendo, ma non sapessero nemmeno dove andare. I varchi erano pochi e invisibili, non indicati da cartellonistica o da insegne luminose.

INCHIESTA (QUESTURA) - In attesa dell’interrogatorio più atteso, quello della Sindaca, c’è il capo di gabinetto della Questura, alle 16 del 17 novembre, davanti ai sostituti procuratori. Sei ore di impegnativo confronto per Michele Mollo che ha ricostruito tutte le fasi della sua attività. Si difende soprattutto per la questione delle transenne precisando che "nessuno ci disse che la loro posizione differiva da quella della planimetria, che peraltro presentava elementi di incomprensibilità". Uscendo dal Tribunale alle 22.00 ha dichiarato alla stampa: "Ho fatto il mio dovere di uomo dello Stato e risposto alle domande dei Pm. Ho fatto un lavoro enorme insieme al mio ufficio e ai tanti colleghi impegnati per assicurare la sicurezza. Un lavoro lungo e complesso che non si può sintetizzare in poche parole". In questo modo ha voluto dribblare le domande nel merito dei giornalisti, in compagnia del suo legale. In mattinata dai magistrati era salito il funzionario regionale Marco Trivellin, un altro componente della Commissione di Vigilanza. Un interrogatorio rispetto ad altri, più breve.

INCHIESTA (PROGETTO) - Il giorno dopo gli incidenti l’architetto Bartoletti è aggredito telefonicamente (con "tono imperioso") dal capo di gabinetto del Comune, il più stretto collaboratore del Sindaco: "Noi abbiamo un problema, lei è il responsabile". Così partì ufficialmente la caccia al capro espiatorio, come sempre accade nella famigerata sagra dello scarica barile dopo un grave episodio accaduto. Lui rispose a tono di risponderne soltanto per il piano di cantiere e di evacuazione. "Chiesi un compenso di 6.300 euro e mi dissero che erano troppi. Allora ne proposi 4.700". Questo racconta ai Pm l’architetto indagato per l’evento in piazza del 3.06.2017. Per giunta abusivo, secondo quanto emerso dall’inchiesta: non perché mancassero i permessi, ma perché organizzato alla chetichella e in modo superficiale, tanto da ignorare leggi, prescrizioni e regolamenti. Nessuno lo ha fermato per tempo, accorgendosi per esempio che il piano della sicurezza era stato copiato in fretta e furia (4 giorni lavorativi) con il copia e incolla di vecchi progetti. Nel documento appaiono alcuni elementi di per sé invalidanti: una classificazione acustica relativa a Chivasso anziché Torino, un intervento ad uno stabile e non sulla piazza. Elemento di contestazione non di poco conto per l’accusa che ricade sui 21 indagati, ma in particolare sull’architetto progettista Enrico Bertoletti e gli altri funzionari del Comune. A cascata nessuno effettua il controllo sulle carte. La Sindaca non è stata informata, avendo affidato ogni compito organizzativo ai funzionari in capo al gabinetto del Comune. Il direttore Lubbia firma la concessione del suolo pubblico e la licenza per "trattenimenti pubblici temporanei all’aperto", ma senza verificare nel dettaglio la documentazione e il progetto dal punto di vista tecnico-legale e regolamentare. Sono gli stessi atti che consentono a "Turismo Torino" il montaggio del maxi-schermo e l’organizzazione dell’evento. Secondo Bartoletti la partecipata fu "il salvagente del Comune su cui scaricare tutto" anche se il 3 giugno in piazza vi segnala la presenza di funzionari comunali "in attività decisionale".

INCHIESTA (SINDACO) - L’interrogatorio sicuramente più atteso nell’immaginario di tutti, perché un Sindaco risponde in quanto tale delle sorti di una città, nel bene e nel male come in questo caso nefasto. È responsabile anche di ciò che non ha fatto materialmente di persona. Chiara Appendino per 3 ore fornisce ai Pm le sue spiegazioni per quanto avvenuto, in compagnia dei suoi avvocati Luigi Chiappero ed Enrico Cairo. In questo ruolo, però, mantenendo per sé le deleghe di eventi e sicurezza e non prevedendo un assessore per svolgere queste funzioni, ha un sovraccarico di ulteriori responsabilità con probabile coinvolgimento nell’iter processuale. Dall’interrogatorio emerge una cattiva comunicazione fra i soggetti incaricati all’organizzazione. Da una parte, la Città di Torino "effettiva organizzatrice e responsabile della manifestazione" che attraverso il suo Primo Cittadino doveva "sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti". Dall’altra, i funzionari degli enti coinvolti che non le segnalano con atti ufficiali le criticità e che per la smania di andare in porto con la manifestazione violano le leggi mettendo a rischio l’incolumità delle persone. Infatti, lo conferma: "se qualche singolo ha tenuto comportamenti anomali rispetto al suo ruolo io questo non lo posso sapere e mai ne sono stata informata". Ancora in sua difesa la scelta di "Turismo Torino": non è stata una novità, perché anche la precedente amministrazione (Fassino) l’aveva incaricata all’evento del 2015 (Finale Juventus-Barcellona) e fatta gestire dal capo di gabinetto e direttore. E per quanto riguarda l’ordinanza contro la vendita di alcolici sostiene non spettasse direttamente ad una sua iniziativa. In serata diffonde un comunicato stampa nel quale scrive: "Come sapete oggi mi sono recata dai magistrati. Sono andata a rispondere, contribuendo per quanto a mia conoscenza alla ricostruzione dei fatti, a tutela della mia persona e delle istituzioni che rappresento".

INCHIESTA (QUESTORE) - Dopo l’Appendino è la volta del Questore di Torino, Angelo Sanna. Accompagnato da 2 legali sale al settimo piano del Palagiustizia negli uffici di Spataro, il Procuratore a capo delle indagini, atteso anche dagli altri Pm. Per 5 ore si mette a disposizione della magistratura e anche lui risponde da indagato, come il suo capo di gabinetto già interrogato. Non è un segreto militare che le domande dei Pm saranno incentrate sull’ordine pubblico, il pane quotidiano di un dirigente massimo di Pubblica Sicurezza. Gli argomenti bollenti: transenne, vie di fuga, capienza in piazza, numero di forze di polizia, controlli degli abusivi, presidio parcheggio sotterraneo. Rimarcherà il fatto di aver supplito personalmente all’assenza degli steward negati da "Turismo Torino" (motivo autosufficiente secondo i magistrati per annullare la serata). "Superò il problema" potenziando la presenza di poliziotti e carabinieri, trasferendo 50 uomini dal presidio di sorveglianza del cantiere Tav di Chiomonte. "Da parte mia fu una bella responsabilità" ammette. Angelo Sanna, 62 anni, dal 2015 dirigente generale di Pubblica sicurezza, ricevette la nomina a Questore di Torino il 4 maggio, un mese prima del disastro in piazza. Così come fatto dalla Sindaca, alla fine della seduta si nega alla stampa, passando dal parcheggio sotterraneo del Tribunale.

INCHIESTA (GIORDANA) - Si era dimesso nei mesi scorsi, l’ex capo di Gabinetto del Comune di Torino, Paolo Giordana, difeso come l’Appendino dallo studio legale Chiusano. Questa volta non appare più come testimone, ma è uno degli indagati principali nell’inchiesta. Nonostante a giugno si fosse autodefinito un "passacarte" o "centralinista" si è appurato il suo vero ruolo di manovratore dietro le quinte e in alcuni documenti agli atti della procura risultano anche le sue correzioni. Il fine di Palazzo Civico era quello di non figurare ufficialmente come organizzatore dell’evento, ma di fatto esserlo. Per questa ragione le mail non erano mai dirette a lui: poiché si muoveva nell’ombra.

INCHIESTA (VICE-PREFETTO) - Uno dei cardini dell’inchiesta è nell’approfondimento d’indagine sull’operato della Commissione Provinciale di Vigilanza degli Spettacoli, alla quale spettava il parere più autorevole per fondare l’autorizzazione allo svolgimento della manifestazione. Tutti i membri che la componevano hanno sfilato davanti alle scrivanie degli uffici della Procura torinese. Mancava il suo vertice, Roberto Dosio che la guidava in qualità di presidente. Per tre ore il vicario del Prefetto si è dovuto districare fra le carenze del progetto organizzativo sfuggite o ignorate al loro operato ispettivo, contravvenenti l’ordinanza della Questura.

E NON FINISCE QUI - Sull’agenda dei Magistrati, Spataro, Rinaudo e Pacileo, smarcato l’ultimo appuntamento fissato nel primo giro di interrogatori per gli avvisi di garanzia. L’impressione è che si potrebbe allargare anche ad altri l’inchiesta, oramai in fase di ultimazione per la parte amministrativa, prima della comunicazione dei rinvii a giudizio. Si sta indagando, per esempio, anche l’Amiat (l’azienda di raccolta dei rifiuti municipalizzata) se abbia espletato i compiti previsti dall’ordinanza della questura per i turni di pulizia in piazza durante quella giornata. Le accuse sullo sfondo sono terribili: "disastro, lesioni e omicidio colposo". Sbattono come un pugno di ferro 3 volte sul tavolo. Tutti i soggetti chiamati a risponderne hanno reso dichiarazioni atte a giustificarsi per la propria parte e nel proprio ruolo. Le frasi annotate dai cronisti in queste settimane ne sono l’eco naturale: "Si disse molto semplicemente: nel 2015 la organizzò Turismo Torino, facciamola fare a Turismo Torino. So che sembra molto leggera questa cosa, però è venuta in mente in questo modo qui". "Abbiamo aiutato a ricostruire i fatti", "Non sono un tecnico", "Non potevo contraddire i miei superiori", "Mi sono attenuto alle mie mansioni"… Poi, le difese di squadra... Del Comune: "come già fatto da altri nel 2015". Di Turismo Torino: "Poco tempo e pochi soldi". Della Questura: "L’obiettivo principale era scongiurare attacchi terroristici esterni". Della Commissione Prefettizia che "impartì 19 prescrizioni". Tutti e tutto a infrangersi contro il parere categorico della Procura che un evento così mal fatto andava semplicemente annullato e che Turismo Torino avrebbe dovuto tirarsi indietro con un budget tanto scarso. Miglior sorte ebbe quello svolto al Parco Dora, in contemporanea, più in piccolo e senza incidenti, ma ugualmente in fase di accertamenti.

INCHIESTA (PREFETTO) - Il Pubblico Ministero Armando Spataro notifica il 19 dicembre un nuovo avviso di garanzia. Come riportato in una nota dagli uffici dell’interessato: "Il prefetto Renato Saccone informa che stamattina ha ricevuto un avviso di garanzia nell'ambito del procedimento penale per i fatti del 3 giugno scorso in piazza San Carlo". Il prefetto, in base alle querele ricevute, era già stato iscritto nel registro degli indagati "per lesioni" in estate. Riguardo all’appunto di non avere convocato il Comitato per l’ordine e la Sicurezza pubblica, Saccone chiarisce che sono "rare" le occasioni in cui è dovuto e mai per gli spettacoli. Inoltre, il primo giugno "si premurò di convocare una riunione di coordinamento" durante la quale "richiamò l’attenzione al rispetto della circolare del Capo della polizia" sull’organizzazione di grandi eventi. In quell’occasione, nonostante le sue richieste, "nessuno gli segnalò che vi fossero motivi di allarme e nemmeno di preoccupazione" in materia di ordine pubblico. Alla fine dell’anno il Consiglio dei Ministri opererà, a sorpresa, due cambi proprio alla guida della città. Sarà Angelo Sanna il suo nuovo Prefetto, mentre Francesco Messina da Perugia è trasferito a succedergli come Questore.

LA PROROGA - Nelle prime settimane del 2018 i Pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo, raccogliendo le idee intorno al complesso ordito, comunicano che "considerata la peculiarità dei fatti reato per cui si procede" occorrono "approfondimenti investigativi". Pertanto nel doppio scenario d’inchiesta, piazza e amministrazione, con la proroga dei termini in scadenza per i primi indagati (Montagnese e Bessone) si allargano gli orizzonti a nuove perizie.

LA PERIZIA ESPOSITO - L’architetto Mauro Esposito nel marzo 2018 completa la sua nuova perizia e la deposita in Procura. È l’integrazione finale alla prima parte composta i mesi precedenti che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati una ventina di persone confermando l’impianto accusatorio dei Pm. (TRANSENNE) Il documento denuncia la disposizione irresponsabile delle transenne di 2 metri lungo il perimetro affollato: "ha creato una gabbia, una trappola". Nel panico le migliaia di persone in fuga hanno affrontato un muro di ferro da abbattere (a tutti i costi) che ha triplicato i tempi di deflusso naturali in un contesto simile. Suggerisce che almeno si doveva posizionare accanto a ciascuna uno steward così da favorirne uno smontaggio sollecito nel bisogno, essendo "fissate" una all’altra. Ma come risaputo, per motivi economici non c’erano ausiliari. (CAPIENZA) Nel progetto curato dall’architetto Enrico Bertoletti si era stimata in quasi 4 persone per metro quadro la capienza di piazza San Carlo, raddoppiandola rispetto ai decreti in vigore che ne fissano il limite massimo a 2, definendolo "di panico incipiente". Anziché 20.000 tifosi, ce n’erano più di 35.000. (SCHERMO) In riprese dall’alto si osserva che la folla è orientata tutta verso l’unico piccolo schermo, creando un ammassamento unico. Sarebbe stato opportuno che gli spettatori fossero "separati almeno in aree di capienza non superiore a 500 unità, divise in barriere frangifolla" come si può notare in Vaticano durante l’Angelus del Papa o nei grandi concerti.

CHIUSURA INDAGINI - In aprile, il pool di Torino chiude le indagini del filone amministrativo e medita sui probabili rinvii a giudizio. I magistrati affermano "che la materia è controversa" depositando gli atti dell’inchiesta (16.000 pagine) in procura e prorogando al 29 maggio i termini entro i quali si potranno integrare le difese con accertamenti, memorie, altri documenti o nuovi interrogatori. Ad esempio, i difensori di Michele Mollo (Funzionario Questura) rivendicano che non fosse compito dell’assistito annullare l’evento per le lacune organizzative: "In base al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza il provvedimento si può prendere solo per ragioni di ordine pubblico, moralità o sanità per iniziativa del questore. È previsto che in caso di urgenza o per grave necessità pubblica ad intervenire sia il prefetto. Ma per il prefetto i pm hanno chiesto l'archiviazione". Da alcune voci, infatti, sembrerebbero stralciate le posizioni del Prefetto Saccone e dei due tecnici Pirillo e Trivellin, componenti della commissione di vigilanza (solo per competenza specifica nel montaggio del palco dello schermo). La Sindaca mantiene un profilo basso e scrive in una nota ufficiale: "Ieri sera mi è stato notificato l’atto con la chiusura delle indagini per piazza San Carlo. Resto a disposizione della magistratura, come lo sono sempre stata". Non è la sola a riceverlo, (saranno in tutto 15) e si attende solamente la lista ufficiale degli altri. Praticamente l’anticamera del Processo dietro l’angolo. Per altri tre membri della Commissione di Vigilanza (De Caro, Trucano e Villani) non risulta recapitato l’avviso. Potrebbe significare l’archiviazione.

ARCHIVIAZIONE PREFETTO - In maggio la Procura archivia il procedimento per il Prefetto Renato Saccone. Nella richiesta formale degli inquirenti si legge che non ci fu "nessuna inerzia o lassismo da parte del prefetto", il quale approcciò la situazione convocando un tavolo di alto livello tecnico "senza ricevere né allora né successivamente alcuno spunto che potesse o dovesse condurlo ad adottare un atteggiamento più incisivo". Viene notificata la decisione anche ai suoi querelanti di parte civile poiché nella pubblica sicurezza il Prefetto a differenza del Questore ha "una funzione prettamente di indirizzo e coordinamento, non direttamente operativa".

3 giugno 2020

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (Lastampa.it - Larepubblica.it - Ansa.it - Ilmessaggero.it - Torino.repubblica.it - Torino.corriere.it - Ilfattoquotidiano.it - Futura.news - Quotidianopiemontese.it - Lospiffero.com - Torino.diariodelweb.it - Torinoggi.it - Cronacaqui.it – Huffingtonpost.it - Ilsussidiario.net)

Fotografie: Giornalelavoce.it - Wikipedia.org - Calcionews24.com - Ilpost.it 
L'INCHIESTA della MAGISTRATURA LA PIAZZA

PIAZZA FOLLE PIAZZA - Scoprire l’origine del caos è la pietra angolare dell’inchiesta. Non ci sarebbe, altrimenti, il fondamento del rinvio a giudizio di alcuni degli indagati ritenuti responsabili della mancata prevenzione per la sicurezza dei cittadini. Il filone d’inchiesta sulla piazza dopo alcuni mesi di fitte indagini non ha trovato un punto di approdo. Lo comunica il procuratore capo Armando Spataro in una nota della Procura: "Allo stato non risultano individuate le specifiche ragioni che hanno determinato panico collettivo tra le migliaia di persone presenti in piazza San Carlo e le conseguenti drammatiche vicende. Sono state esaminate circa 200 persone informate sui fatti, sono stati acquisiti filmati, documenti e provvedimenti vari, tutti dettagliatamente analizzati, sono stati effettuati sopralluoghi nella predetta piazza e nel parcheggio sottostante, sono state eseguite due consulenze tecniche. E gli inviti a comparire emessi sono anche finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti (non esclusi i confronti che si rendessero necessari) anche nel loro interesse, sicché non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale".

EFFETTO SPRAY - Verso la fine dell’anno i magistrati infilano un sentiero promettente per l’inchiesta, sottoponendo una loro intuizione alla Polizia Scientifica. Nella massa di sciarpe, magliette, scarpe e zaini abbandonati in fuga quella drammatica notte si cercano le tracce di uno spray urticante che potrebbe aver scatenato realmente il panico nell’epicentro già individuato dalle immagini video. La Polizia con la strumentazione idonea li analizzerà in un accertamento unico e irripetibile, fissato alla data del 18 gennaio 2018 presso i laboratori del gabinetto di chimica forense della Scientifica in via Veglia. La cosa andrà notificata entro il 10 gennaio anche ai 21 difensori degli indagati nel filone amministrativo e coinvolge di riflesso i familiari della vittima (Erika Pioletti) e i 345 feriti querelanti che potranno seguire il caso nominando dei loro periti. Nelle testimonianze delle prime ore alcuni tifosi avevano segnalato ai soccorritori bruciore alla gola e agli occhi, ma secondo alcuni esperti erano gli stessi sintomi provocati da un attacco di panico. Anche Davide Buraschi, il primo sospettato (il ragazzo nel video con lo zainetto e le braccia alzate) aveva raccontato alla Digos: "A un certo punto ho sentito un forte odore. Forse uno spray al peperoncino, forse una fialetta puzzolente". Soltanto l’aiuto della chimica potrà risolvere il dubbio, anche se l’impresa risulta davvero ardua dopo 8 mesi, non soltanto scientificamente. Come attribuire ai reperti una localizzazione certa rispetto al punto in cui è avvenuto "il fatto" scatenante la psicosi ?

L’ESAME - In tre scatole di cartone sono sigillate le buste con i materiali custoditi. Su ciascuna è attaccato con il nastro adesivo il verbale con i bolli di sequestro dei Pm Pacileo e Rinaudo. Amara la scoperta, riaprendole, ci sono solo 4 oggetti: una borsetta femminile in pelle, un paio di calzoni, una maglietta e un cappellino. Non resta altro in mano alla Scientifica per le analisi. L’unica speranza è che furono richiesti ai tre testimoni che a qualche giorno di distanza dai fatti (9-12 giorni) riferirono "di un odore strano simile a quello dello spray al peperoncino" e conservati per le indagini. Appartengono ad una donna 26enne di Taranto e a due uomini di 26 e 41 anni. Ora l’esito dell’inchiesta è celata in 4 reperti e un pizzico di buona sorte, ma bisognerà attendere 60 giorni per i risultati.

LA BANDA - Si avvicina finalmente la verità sulla notte infausta di Torino. I sostituti procuratori di Torino avrebbero perfezionato l’ipotesi che a causare il panico in Piazza San Carlo sia stata l’azione di rapinatori a caccia di portafogli e telefonini che avrebbero spruzzato la sostanza di uno spray al peperoncino. Sospetto alimentato anche dalle immagini di fuga di alcuni ragazzi dopo un furto. Non sarebbe né il primo, né l’ultimo caso segnalato a Torino durante l’anno. Negli ultimi mesi ci sono stati altri episodi del genere: al concerto di Elisa, all’inaugurazione delle "Officine grandi riparazioni". In marzo durante il "Reload music festival" al Lingotto. Magari si è trattato proprio della stessa banda di ladri già avvezzi al metodo "ressa & panico" per avere campo libero intorno. Da qui sarebbe partito quell’effetto di "sasso nello stagno", visto dall’alto nelle immagini delle telecamere puntate su Piazza San Carlo. Un evento circoscrivibile inizialmente al solo punto in cui agisce lo spray, ma che amplificato dalla psicosi di un attentato terroristico in atto si trasforma in qualcosa di criminoso, di molto più grave e incontrollabile, allargandosi a macchia d’olio e seminando lutto e lacrime. Per la svolta nell’inchiesta manca giusto la prova dalle analisi della Scientifica per trarre le conclusioni a una mezza strage per un pugno di ruba galline.

LA FUGA DI NOTIZIE - I media hanno anticipato della banda dello spray, prim’ancora di un comunicato ufficiale della Procura della Repubblica e delle risultanze dei test di laboratorio. Il Pubblico Ministero Armando Spataro tuona: "Rivelati fatti non ancora processualmente pubblici". Anticipa di aver fatto partire "distinti procedimenti penali nel tentativo di individuare i responsabili delle violazioni di segreti investigativi in merito ad alcuni articoli pubblicati tra ieri e oggi e concernenti delicate indagini in corso". E rincarando la dose: "Le vicende cui essi si riferiscono rivestono indubbio interesse per la pubblica opinione, ma l’esercizio del diritto-dovere di informazione non può non essere bilanciato con la ratio del segreto investigativo, quando gli accertamenti sono ancora in corso. Prescindendo dall’esattezza o meno in tutto o in parte dei loro contenuti gli articoli rivelano fatti non ancora processualmente pubblici, così arrecando danno alle indagini e al possibile accertamento di eventuali responsabilità penali".

3 giugno 2020

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (Lastampa.it - Torino.repubblica.it - Huffingtonpost.it - Blastingnews.com - Ilfattoquotidiano.it - Ansa.it)

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