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Torino 3.06.2017 Tragedia Piazza San Carlo Voci di Piazza
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IL PRESAGIO

"Sono juventino ma ho detto a mia moglie, andiamocene: qui se qualcuno starnutisce succede il finimondo"

"Continuo a chiedermi cosa sarebbe successo se fossi rimasta mezz'ora in più"

LA PIAZZA e L'INFERNO

"È il delirio… Ho sentito il rumore di un petardo e sono stata travolta dalla gente, mi hanno calpestata, ho ferite alle gambe perché per terra c'erano cocci di bottiglia, ho avuto molta paura"

"Ho sentito un’esplosione, sicuramente un botto enorme"

Urlavano "c’è una bomba"

"Ho pensato a un kamikaze, avevo negli occhi la strage di Manchester"

"Aiuto, c'è una bomba !"

"Non voglio morire"

"Un boato improvviso, abbiamo temuto una nuova Nizza"

"Nessuno scoppio, è colpa di una transenna che è caduta, è lì che tutto comincia"

"Io non ho sentito scoppiare alcun petardo. Ad un certo punto la gente che si trovava sul lato Mokita, ha cominciato a correre verso il centro della piazza. La folla ha premuto sul lato opposto e quella ringhiera del parcheggio è andata giù"

LA FUGA

"Ho visto un’onda di migliaia di persone che correva verso di me. Persone che correvano e cadevano come birilli. E dietro di loro altri mille che li calpestavano"

"Travolto da un oceano di persone impazzite. E quella bimba per terra..."

"Mi sono procurato dei profondi tagli ai piedi solo perché mentre correvo nella calca ho perso le scarpe"

"Sono caduto sui cocci, un amico mi ha teso la mano, mi sono rialzato e sono scappato non se neppure io in quale direzione"

"Ad un certo punto tutti intorno a me hanno iniziato a scappare e l’ho fatto anch’io"

"Tutto attorno le persone cadevano. Ho visto tanto sangue"

"Ho sentito un calpestio, sembrava una mandria"

"Il rumore di vetri rotti era assordante"

"Ho visto uno tsunami di persone che mi venivano addosso"

"Non so quanti mi siano passati sulla schiena"

"Sono caduto, mi saranno passati sopra in cinquanta, non so come ho fatto a resistere"

"Urlavano: c’è una bomba, evacuate la piazza e noi fuggivamo, c’erano persone a terra, sangue, vetri ovunque"

"Calpestati da decine di persone"

"Mi è andata bene"

"Pensavamo di morire in un attentato"

"Due poliziotti mi hanno salvato"

"È stato tremendo, è stato come essere sepolti vivi, non riuscivamo a respirare tanta era la gente che ci era caduta addosso"

"Abbiamo rischiato di assistere a un altro Heysel, siamo vivi per puro caso"

"Siamo scappati e ci siamo rifugiati in un ristorante"

"La gente ci è venuta addosso, la ringhiera è crollata e sono volato giù"

IL VUOTO e IL SANGUE

"Da che parte è piazza Castello ?"

Come faccio ad arrivare a Porta Susa?"

"Ho capito le persone di Nizza"

"C'era sangue ovunque, è stato terribile"

LA SOLIDARIETA'

"Vorrei ringraziare il ragazzo che mentre ero per terra e la folla correva si è fermato per aiutarmi a rialzarmi. Chiunque tu sia grazie"

 LA RABBIA

"Mai più a una partita in piazza. Non parteciperò mai più alla proiezione su grande schermo di una partita di calcio"

"Girava troppa birra già dal pomeriggio, senza tutti quei cocci la gente non si sarebbe fatta male"

"Chi si presentava con delle bottiglie doveva buttarle via. E nel frattempo entravano i venditori abusivi con i loro carretti. Ce n’erano a decine. Servivano persino la birra alla spina"

"C’era un varco che non era controllato"

"Sicurezza e controlli inesistenti: si poteva entrare con qualsiasi cosa"

"Troppe lacune"

"Mio figlio è stato calpestato da decine di persone ma ha ferite solo per i vetri sul selciato. Ma chi è il folle che ha consentito che si potessero usare le bottiglie di vetro in quella ressa spaventosa ?"

DANNI PERMANENTI

"Ora ho paura ad andare in luoghi affollati"

IL PRESAGIO

"Io la tragedia di ieri l'ho scampata per un pelo. Sono arrivata alle 20.00 circa e mi ha sorpreso molto leggere che i tifosi venivano controllati dalle autorità, perché tutti riuscivano a entrare nella piazza indisturbati. Ho subito sentito, man mano che mi avvicinavo al centro, un forte odore di canne, vetri che scricchiolavano sotto i miei passi e, nonostante mancassero ancora 45 minuti all'inizio della partita, molti ragazzi erano già brilli. Mi è subito parso pericoloso stare lì in mezzo, la maggior parte erano uomini (adulti o anziani) e non mi stupisce che la maggior parte dei feriti siano donne o bambini. Era permesso accendere fumogeni colorati ? Non si respirava, e molti venditori ambulanti si facevano largo tra la gente con secchi pieni di acqua e bibite. Continuo a chiedermi cosa sarebbe successo se fossi rimasta mezz'ora in più, se avessi trovato un posto comodo o mangiato un panino prima di uscire di casa. A volte anche quello che sarebbe potuto essere può spaventarci" (GIULIA MARUZZELLI)

"Sono juventino, ma quando ho visto quella mandria di ubriachi stipati sono andato via. I carabinieri facevano un controllo capillare all’altezza delle chiese, davanti ad Armani e verso Intesa Sanpaolo. C’erano code, persone che venivano palpate e a tutti veniva chiesto di aprire lo zaino ma poi c’era un varco all’altezza di via Roma del tutto scoperto, proprio all’angolo più o meno con via Maria Vittoria. Da lì passavano tutti, nessuno controllava. Era pieno di bottiglie. Entravano cani e porci. Mi è venuta paura ed erano solo le sette di sera. Era pieno di gente fuori di testa, venivano da tutta Italia. Sono juventino ma ho detto a mia moglie, andiamocene: qui se qualcuno starnutisce succede il finimondo" (ANONIMO)

"Meno male come è andata. È stata una esperienza terribile. Mio figlio simpatizza per la Juventus. Anche io ma la mia passione, dopo l’Heysel dove persi l’amico Alberto Guarini, si era da anni stemperata. Poi si diventa padri e i figli ti riaccendono antiche passioni. Andiamo tranquilli con il treno, dormiamo una notte a Torino, e il giorno dopo rientriamo a casa. Volevo far vivere il clima Juventus a mio figlio, ma anche per fare un giro culturale. Torino una città molto bella. Siamo andati in piazza San Carlo una prima volta alle ore 17; c’era un clima disteso, le persone erano festanti; sarebbe stata una bella esperienza per me e soprattutto per mio figlio. Quando però siamo tornati alle ore 20 ho visto tante bottiglie in mano alle persone, c’era gente che vendeva liberamente bottiglie di birra, la piazza chiusa con transenne metalliche; una vera e proprio gabbia. Ma come, ho pensato, se apri un locale devi avere le porte antipanico; come si possono chiudere 30mila persone in una piazza. E se succede qualcosa, queste persone dove vanno. E allora, anche se spesso mi accusano di essere troppo prudente, ho preso mio figlio e, a malincuore, siamo tornati in albergo dove abbiamo visto la partita. In piazza c’era troppa concentrazione di folla, le transenne chiudevano la piazza senza vie di fuga. L’albergo era vicino a piazza San Carlo. Abbiamo sentito chiasso e le sirene delle ambulanze, su internet ho visto cosa era accaduto. Pensa un po’ come mi sono sentito. Avevamo fatto tanti chilometri ma, per fortuna, al minimo dubbio me ne sono andato. E ho avuto ragione. Non potevo rischiare la vita di mio figlio. Forse se fossi andato solo sarei rimasto in piazza; ma con mio figlio ho preferito la prudenza sempre memore di Bruno Guarini che perse il figlio sotto i suoi occhi: un dolore incancellabile. Bene hanno fatto a Madrid dove i tifosi hanno visto la partita allo stadio. Se avessero fatto così anche a Torino ci saremmo andati. Lo stadio è attrezzato, una piazza no. (GIANFRANCESCO CASTRIGNANÒ - Mesagne)

LA PIAZZA e L'INFERNO

Una ringhiera ridicola - dice - di lamiere. Sono volato giù di sotto, mi sono fatto delle escoriazioni a un gomito, al collo. Io di scoppi non ne ho proprio sentiti. Ma un sibilo questo sì. Un sibilo forte, come se una persona si fosse dato fuoco. Ecco a quello ho pensato. Poi la gente ci è venuta addosso. Li ho visti correre tutti verso di noi, ci ha schiacciato il loro peso contro la ringhiera. Ma mi faccia dire una cosa. L’ordine pubblico non è funzionato. Guardavano solo dentro alle borse... Il mio pensiero va poi a quelle otto persone gravi, a quel bambino di otto anni, che me lo sono visto proprio davanti" (GIOVANNI)

"Non c’è stato alcun petardo, ma un grande boato nei parcheggi sotterranei ha fatto sì che qualcuno gridasse "Bomba". A quel punto visto il periodo di terrore in cui viviamo, il panico ha preso il sopravvento. Per noi che eravamo più indietro rispetto al punto d’inizio del caos, era come sentire un mezzo pesante avvicinarsi sempre di più... Il rumore dei vetri che si rompevano a terra e le urla delle persone mi hanno fatto pensare al peggio quando mi sono trovato sotto una decina di persone. In poche parole si è pensato a una "Nizza 2", e la paura è stata veramente tanta. Quello che voglio dirvi è che qui il calcio non c’entra nulla: poteva capitare in un concerto, in una fiera o in un qualsiasi evento pubblico" (GAETANO PATERNITI - Biella)

"Non ho sentito nessuna esplosione ma solo il boato della folla in fuga, l’urlo corale di paura. Mi sono voltata e mi sono piombati addosso, ho perso tutto, zaino, telefono, scarpe occhiali, i vestiti a brandelli. Per un attimo ho creduto di morire, non riuscivo a respirare, poi qualcuno mi ha tirata su. Ho visto persone a terra, con ferite profonde alle gambe, ferite aperte, c’era sangue ovunque, prima di arrivare alle Molinette sono rimasta almeno 20 minuti senza aiuti. Mi sono tamponata da sola le ferite, con dei fazzoletti di carta" (UNA RAGAZZA - Collegno)

"Dall’altra parte della piazza, verso Castello, ho visto una nube di fumo bianca, ho pensato a una bomba, a un kamikaze, avevo ancora negli occhi i video di Manchester, sono scappato dalla parte opposta ma poi sono stato travolto. Avevo già capito che non era un a serata normale, ho parcheggiato l’auto in piazza Carlo Felice e quando sono uscito mi sono ritrovato in mezzo agli ultras. Troppi, tantissimi, ho avuto come una premonizione" (FRANCESCO)

"L’unico pensiero è stato quello di cercare di salvarci: eravamo accanto al monumento, abbiamo sentito un grosso boato, arrivava dalla sinistra della piazza... In un tempo che non riesco a quantificare si è scatenato il panico. La gente spingeva, una fiumana di persone che urlavano "Fermi ! Aiuto ! Ci sono bambini !". Trascinate dalla folla cercavamo di raggiungere i portici: in terra vetri, persone sporche di sangue che si erano tagliate con le bottiglie a terra, scope, borse, scarpe. Ricordo un attimo di assordante silenzio: si sentiva solo il rumore dei vetri a terra schiacciati e i tifosi che urlavano i nomi dei loro amici, persi, nella calca. Mentre cercavamo di raggiungere i portici, di colpo un’altra ondata ci ha spinto nuovamente verso le transenne a fianco della statua. Abbiamo atteso il momento per fuggire, quel momento che ci sembrava più sicuro, anche se la paura ti impedisce di ragionare. Finalmente abbiamo raggiunto l’auto che avevamo parcheggiato in Lungo Dora Siena: non sappiamo dire quanto è durato questo delirio, questa ansia che ci ha guidato lungo Via Po dove le macchie di sangue tracciavano la via" (FEDERICA BELLUCCI e CHIARA ROSATO - Crescentino)

"Gli amici con cui stavo vedendo la partita in piazza San Carlo hanno espresso il desiderio di cambiare visuale perché non scorgevano bene le immagini. Sul 3 a 1, siamo usciti dal cordone delle forze dell’ordine per cercare un bar. È stato allora che ho udito un boato e la gente ha iniziato a scappare. Istintivamente ho cominciato a correre invitando coloro che mi erano vicini a raggiungere le zone meno frequentate e più buie, conscio che se si fosse trattato di un attentato, i terroristi avrebbero puntato ai punti della piazza maggiormente affollati. La non eccessiva altezza dei miei amici ci ha indotti a spostarci e ci siamo salvati. In 36 anni di vita non avevo mai sperimentato la paura vera. Sabato sera a Torino ho appreso il significato della parola terrore" (ANGELO VILLANI - Novara)

"Non siamo rimasti feriti, ma abbiamo passato attimi di vero terrore. Non abbiamo sentito nessuno strano rumore, solo un fiume di gente che veniva verso di noi. Mentre ci avvicinavamo al varco, alzavamo le mani e continuavamo a chiedere di stare calmi perché ci stavano schiacciando e alcune persone erano a terra. Superata la prima ondata, la tensione non si è spenta subito. Anche nelle vie laterali si vedevano gruppi di tifosi scappare impauriti perché alcuni non smettevano di urlare. Addirittura qualcuno spaccava bottiglie e sbatteva oggetti contro i cestini per creare confusione" (FEDERICO CASARI - 26 anni - Oleggio)

"Seguiamo la Juve allo Stadium, abbiamo la tessera del tifoso. Sabato sera l’altro mio figlio, che fa la prima media, non è voluto venire. Eravamo a destra del grande schermo. Poco dopo il terzo gol siamo stati travolti: ho sentito tremare la piazza. Ho pensato che fosse entrato un camion. Siamo caduti per 4 metri dentro al sottopasso dei garage sotterranei. Sono finito su altre persone, ma nessuno è caduto su di me. Non vedevo mio figlio. L’ho chiamato urlando. Era di fianco a me. Così ho iniziato a dare una mano a chi era sotto nella calca: ho passato una bottiglietta d’acqua ad alcuni ragazzi, abbiamo iniziato a uscire. C’era sangue ovunque. I soccorritori e tanti tifosi sono stati generosi. Mio figlio era nel corridoio e in sedia a rotelle. Curavano chi stava più male di lui. Siamo andati insieme all’ospedale di Mondovì, dove lo hanno medicato" (ROBERTO MEDANA - 49 anni - Trinità)

"Stavo guardando la partita tra le prime file della piazza quando ad un certo punto la gente intorno a me ha iniziato a cadere e a venirmi addosso. Anche io sono caduto e ho pensato subito che a causare la caduta delle persone fosse, come gli ultimi attentati in Europa, un'auto. Ho tentato di alzarmi, ma il mio piede era incastrato sotto 2/3 persone che non si alzavano, cosi ho chiesto aiuto al mio amico, che dopo aver capito il mio problema, mi ha aiutato a rialzarmi. Correndo via dalla piazza però ho tentato di scavalcare una transenna, che però si è ribaltata e il mio piede è rimasto incastrato. Non so per quale motivo un anziano signore era seduto per terra e mi ha aiutato a divincolarmi e cosi sono riuscito a correre via. Nello scappare ho perso una scarpa e ho vagato per Torino senza di essa, aspettando una chiamata dai miei famigliari che non riuscivano a contattarmi perché non c'era campo. La sicurezza Non c'è stata: al momento di entrare in piazza gli agenti controllavano pochissimo gli zaini, dando una rapida al loro contenuto. La gente entrava tranquillamente con fumogeni e cassette piene di bottiglie in vetro di birra, ho inoltre visto persone che fumavano spinelli con bambini a pochi metri di distanza. Spesso poi c'erano momenti di tensione tra i tifosi per avere semplicemente una migliore visione dello schermo" (MATTEO FERRARI)

"Un Inferno dal quale siamo usciti illesi, in un fuggi fuggi generale. Siamo arrivati in piazza San Carlo alle 19.30, per vedere il match Juventus-Real sul maxischermo. La piazza era piena di tifosi, eravamo schiacciati come sardine. Subito eravamo rimasti in fondo alla piazza, poi siamo venuti un po’ più avanti, dietro a una statua, e forse quei metri che abbiamo fatto sono stati la nostra salvezza: la statua ha fatto da barriera all’onda di gente che stava per travolgerci quando è scoppiato il caos, subito dopo il gol del 3-1 del Real Madrid. Un petardo e il crollo di un parapetto hanno creato il panico. Ma l’abbiamo saputo solo dopo: quando abbiamo visto venire verso di noi la massa di tifosi urlante abbiamo sentito contemporaneamente un rumore sordo, un botto, e la psicosi di un attentato terroristico ha fatto il resto. Abbiamo pensato a un camion tra la folla, e siamo scappati. In quei momenti perdere l’equilibrio può essere fatale: il terreno era una trappola di vetro, lastricato di bottiglie e di cocci che hanno ferito tantissime persone, e che sono state calpestate da chi cercava disperatamente di mettersi al sicuro. Sono arrivato di corsa a Piazza Castello e poco dopo ho ritrovato gli amici in una strada vicina. Ma solo una volta che siamo saliti sull’auto avevamo capito di aver scampato il pericolo. C’era gente ovunque. È stata un’esperienza terribile: eravamo in troppi in quella piazza, e poi soprattutto non bisognava permettere la vendita di bibite in bottiglia. Il terreno era un percorso a ostacoli che ha provocato tantissimi feriti" (RAFFAELE PARODI - Imperia)

"Al 70° della partita si è sentito un rumore che aumentava sempre di più. La gente ha incominciato ad urlare siamo caduti tutti uno sopra l’altro, avevo 5/6 persone sotto di me e altrettante sopra. Io e un mio amico siamo riusciti a salvarci aggrappandoci ad un lampione prima e ad una colonna di una chiesa dopo. Eravamo in mezzo e in un frame di un video ci sono io prima di essere travolto" (GUIDO BECICH)

"Ero insieme a un mio amico molto vicino al maxischermo in posizione centrale. A un certo punto ho sentito la gente urlare disperata e ho visto un’onda umana correre e spingere scappando da non si sa cosa. Mi sembra di aver sentito un grido tipo "bomba-bomba !". Ma ho anche sentito come il rumore di un motore da camion che sgasa. Ho subito pensato a un attentato e ripensando a quanto successo a Berlino e Parigi ho pensato che un camion stesse venendo a schiacciarci tutti... Ho pensato: "Hanno fatto un attentato qui a Torino". Spinto da tutte le parti ho incominciato a correre verso l’uscita della piazza pregando dio di non cadere... Perché se fossi caduto sarei morto calpestato. Carrelli rovesciati pieni di bottiglie di vetro, cocci di vetro e zaini ovunque... Sinceramente non so come io sia riuscito a non cadere. Esco da piazza San Carlo, rallento il passo pensando di essere forse fuori pericolo quando vedo un’ondata di persone che scappa correndo disperata. Il pensiero mio e di tutti era di essere inseguiti da terroristi che stessero sparando all’impazzata come successo a Parigi. Mi rimetto a correre più che posso, fino a che mi rifugio in una pizzeria dove resto per circa un’ora e mezza. Torno a Piazza San Carlo quando la situazione sembra essersi calmata e quello che vedo sono scene come quelle nelle foto che allego. La Piazza era piena di carrelli di bottiglie di vetro e zaini. Controlli assolutamente inadeguati, nessuna via di fuga, nessuno ha controllato il mio zaino in cui avrei potuto davvero mettere una bomba se avessi voluto, servizi di sicurezza pessimi e inaccettabili. Sembra che il colpevole sia un ragazzo che ha urlato alla bomba giusto per bravata. Bene, questo delinquente assassino ha rovinato la vita di centinaia di persone e ha rovinato la propria. Perché per questo assassino l’unico posto in cui possa stare al sicuro, e non essere linciato, è il carcere" (GIORGIO ALBIERI)

"Ieri nel momento in cui si è scatenato il panico non ho sentito alcuna esplosione, ho solo sentito un rumore sempre più forte (mi ha ricordato il rumore che si sente quando molta gente sbatte i pugni sui tavoli in un ristorante, forse dovuto ai cocci di vetro) ma la cosa più strana è stata vedere le vetrine dei negozi vibrare vistosamente nel momento in cui partito tutto, tanto che ho pensato che il rumore fosse dovuto ad un gruppo di persone che sbatteva i pugni sulle vetrine. Poi sono stato schiacciato contro le transenne e penso sia stato mentre cercavo di divincolarmi che mi sono ferito ad una gamba. Devo lamentare i controlli sommari all'entrata ed il continuo via vai di venditori di birre in vetro. Aggiungo solo che ad alcuni non veniva neanche controllato lo zaino e che i venditori giravano anche con grossi carrelli carichi di casse di birra" (MAURIZIO CULIOLO)

"Doveva essere uno dei giorni più attesi, ma così non è stato, e non solo per il risultato. Sono in piazza San Carlo lato ovest, con la febbre a 38 e il punteggio sul 3-1, quando una marea di persone arriva verso di me urlando, strattonandosi e calpestandosi a vicenda, sento un rumore provenire da dietro simile a quello di un mitra, ho pensato "qui è finita", anche io comincio a scappare e rimango incastrato tra le persone, perdo occhiali e scarpe, vedo bambini urlare, gente con sangue dappertutto, passano pochi minuti e c'è un altro falso allarme, allora comincio a correre come non ho mai fatto in vita mia e riesco a rifugiarmi insieme ad altre persone. In quei momenti nessuno sapeva fosse un finto attacco, eravamo formiche che scappavano dall'acqua" (ANDREA GIORDANO)

"Eravamo 8 amici, a seguire la partita a metà piazza sulla destra. improvvisamente si sente un boato e la folla comincia a correre nella nostra direzione. Veniamo travolti e buttati a terra, ci rialziamo e cerchiamo di non essere calpestati. Veniamo spinti sotto i portici del lato destro della piazza. Pensavamo fosse una bomba, o qualcuno che sparava. Lentamente hanno cominciato a urlare che non fosse niente e siamo tornati in piazza. Dopo qualche minuto una seconda ondata di gente, stavolta dal fondo della piazza. Essendo medici 4 di noi, siamo rimasti poco tempo prima di andarcene, per aiutare a medicare qualche ferito, soprattutto tagli dovuti al vetro. Grazie" (FEDERICO NICHETTI)

"Io ero in mezzo alla folla, nella zona a ovest della piazza. Ad un certo punto senza sentire alcun rumore forte, ho percepito come un fruscio (forse i vetri rotti che si muovevano e facevano rumore) e una calca di persone correre verso di noi. In pochi attimi, mi sono ritrovato pressato ad uno dei 3 parapetti a protezione delle scale per il parcheggio sotterraneo. La pressione era fortissima e cresceva sempre di più; cercavo di scavalcare il parapetto per liberarmi dalla pressione che mi arrivava addosso ed evitare di finire schiacciati insieme agli altri. Dopo qualche momento sono riuscito a trovare la forza di sollevarmi ed ho scavalcato il parapetto in ferro e mi sono messo al sicuro dallo schiacciamento, tra il corrimano della scala sotterranea e il parapetto stesso. Una volta scavalcato mi sono ritrovato una visione orribile. Il parapetto centrale era stato completamente divelto dalla pressione umana e molta gente era caduta di sotto nel vano scale, facendo un volo di 3 metri circa. Mi sono considerato fortunato di essere stato premuto addosso ad una delle due barriere laterali, dove ovviamente la spinta era forte ma non così devastante. C'era sangue ovunque e le persone cadute stavano male. Per fortuna un uomo si è fatto spazio tra la folla ed è riuscito a richiamare l'attenzione dei soccorsi. Sono rimasto appoggiato nello spazio tra parapetto e corrimano, aspettando che la situazione si calmasse. E pian piano la gente iniziava a darsi più o meno una controllata. Poi ad un certo punto (non so dire quanto sia passato) una seconda inaspettata ondata di panico, stavolta è stata la peggiore perché inspiegabile e lì ho davvero temuto ci fosse qualcosa. Nel primo caso avevo percepito fosse un falso allarme, ma non mi spiegavo, né tuttora mi spiego come sia partita la seconda ondata di panico. Questo anche per sottolineare che non credo proprio sia come sto leggendo in queste ore. Il parapetto del parcheggio era crollato da minuti proprio accanto a me e l'ondata di panico è stata scatenata solo successivamente. A quel punto ho avuto paura davvero e ho cercato di allontanarmi velocemente, dato che si stavano creando degli spazi. E me ne sono andato, vedendo accanto a me gente sanguinante e per terra una devastazione unica, con zaini, scarpe e occhiali abbandonati e tanti cocci di vetro per terra. Davvero una brutta esperienza. Io per fortuna ne sono uscito indenne, molti altri sono stati meno fortunati. Spero vada tutto per il meglio. (FRANCESCO NERIO)

"Sabato sera ero in piazza San Carlo a Torino, dove vado ogni volta che la Juve vince e festeggia i suoi successi. Sono torinese e juventina da sempre, abbonata allo stadio e innamorata prima di tutto di Alessandro Del Piero. Quello a cui ho assistito sabato sera è assurdo, mi ritrovo a casa con un livido sulla fronte e le ginocchia sbucciate e, vedendo le ferite delle persone accanto a me, ho pensato di essermela cavata con poco. Non ho sentito nessuno scoppio, solo uno strano fruscio e poi la gente ha iniziato a crollarmi addosso, sono caduta e urlato aiuto. Il mio ragazzo e un mio amico mi hanno afferrato al volo e in un attimo da metà della piazza dove eravamo, ci siamo trovati schiacciati contro i pilastri dei portici. Quando la piazza si è svuotata vederla così è stato straziante, un ragazzo per terra senza scarpe aveva i calzini pieni di sangue, 2 tagli profondi sulla caviglia e sul ginocchio, il mio ragazzo si è tolto maglia e sciarpa e ha cercato di fermare il sangue, poi di nuovo la gente ha iniziato a correre e a travolgere qualsiasi cosa. Ho avuto paura e ho ancora la paura addosso di restare schiacciata sotto quella folla impazzita. Ringrazio i volontari della croce verde di un’unità base che hanno aiutato finché hanno potuto tutti i feriti tra via Santa Teresa e Via XX settembre perché non arrivavano altre ambulanze. Non so quante persone il mio ragazzo abbia soccorso quella sera e ringrazio lui (Gabriele) e il mio amico Simone per avermi tirata su in un attimo, non voglio pensare a cosa sarebbe potuto succedere" (FRANCESCA ZANINI)

"Mi trovavo con 3 miei amici in seconda fila, quando a un certo punto un rumore simile a un soffio di vento si è sentito rimbombare in tutta la piazza. Neanche il tempo per capire cosa fosse successo e mi sono ritrovato steso, per terra, con 3-4 persone sul petto. In un attimo mi sono ritrovato a dover lottare per la mia sopravvivenza, e grazie a tutta la forza che avevo in corpo sono riuscito a liberarmi e scappare. Ma non ero neanche fuori dalla piazza quando pensai ai miei amici, sepolti tra la gente. Ritornai immediatamente nel luogo dove stavamo assistendo alla partita pochi minuti prima del disastro, ma non trovai nessuno tranne che il mio zaino, che presi con molta fretta. Vidi molte persone ferite e decisi di prendermi cura di un uomo sui 40 anni circa, con lo sguardo perso e un braccio sanguinante, e di portarlo presso un’ambulanza posta dietro al maxischermo. Una volta svolto il mio compito decisi, invano, di chiamare i miei amici, in quanto le linee telefoniche erano sovraccaricate dal grande numero di persone che, come me cercavano di sentire amici o parenti. Poco dopo di nuovo, un altro strano rumore, questa volta uno scoppio, fu emesso dalla Piazza, decisi di scappare, correndo tra le orrende chiazze di sangue sul pavimento della via che collega la Piazza San Carlo alla Stazione Porta Nuova, dove finalmente riuscii a chiamare i miei amici e incontrarli poco dopo. Un’esperienza indimenticabile, surreale, ho capito veramente cosa vuol dire la parola terrore" (EMANUELE VILLA)

"Eravamo in due coppie ieri sera in piazza San Carlo. Eravamo nel centro della piazza già dalle 17.30 quando a mezz'ora dall'inizio della partita fortunatamente abbiamo deciso di spostarci verso il fondo della piazza per avere più spazio e più aria. La situazione già prima di tutto il casino era sbagliata perché per entrare in piazza chiedevano alla gente di buttare le bottiglie di vetro (ma senza controllare loro gli zaini della gente) e senza contare che però all'interno della piazza c'erano venditori ambulanti di birre di vetro e di conseguenza per terra era una distesa di vetro. A 20 minuti dalla fine della partita è successo il degenero. Abbiamo visto l'ondata di gente girarsi verso di noi in fondo alla piazza. Abbiamo sentito un botto e un boato e si è letteralmente vista un’onda nell'aria come se fosse esplosa una bomba a distanza, neanche il tempo di capire cosa stesse succedendo, il tempo di girarci. Per scappare e siamo stati travolti dalla gente, io e il mio fidanzato siamo riusciti a prenderci per mano dopo qualche metro, mentre abbiamo perso gli altri nostri amici. In fondo alla piazza c'erano tutte le transenne quindi correndo verso il fondo io sono caduta sulla transenna sopra altra gente, e altra gente continuava a cadere sopra di me… In quel momento mi sono sentita incastrata, ho creduto di essere morta. Il mio ragazzo mi tirava e dopo un po' siamo riusciti a rialzarci e correre nelle vie verso via Po. Noi e un altro gruppo di ragazzi ci siamo infilati in un cortile di una palazzina, eravamo tutti sanguinanti, e uno dei condomini è sceso urlandoci di andare via immediatamente ! Usciamo fuori cercando di capire cosa fare e risentiamo lo stesso botto e il boato con la gente e i poliziotti che gridavano di scappare e in quel momento ci siamo autoconvinti che fosse terrorismo. Abbiamo ricominciato a correre, suonando ai campanelli ma nessuno apriva e anche i locali chiudevano le serrande senza far entrare nessuno. Siamo riusciti ad infilarci in un garage aperto, entriamo e cerchiamo di chiuderci la porta dietro ma la gente continuava ad entrare. Poi è suonato l'allarme e abbiamo deciso di uscire perché eravamo in un buco chiuso e non avevamo via d'uscita se fosse entrato qualcuno per farci del male. Allora usciamo e ricominciamo a correre fino alla "Gran Madre" dove ci sediamo per terra e un ragazzo ci avvisa che aveva letto su internet che non era successo niente, era una bufala. Proviamo allora a tranquillizzarci cercando di chiamare i nostri amici, lei aveva perso telefono portafoglio scarpe tutto... Riusciamo però a parlare con il ragazzo per provare ad incontrarci, eravamo senza macchina e le metro erano chiuse. Li raggiungiamo in Piazza Solferino e arrivare lì è stato tragico, come una scena di guerra, solo poliziotti e ambulanze e gente sanguinante ovunque. Per fortuna noi tranne qualche graffio e oggetti smarriti ce la siamo cavata, ma sicuramente questa cosa ci ha segnato, non è stato terrorismo alla fine, ma per noi 30mila che eravamo lì e l'abbiamo vissuto per 45 minuti è stato come se lo fosse, ne eravamo tutti convinti, pensavamo di morire, sembravamo topi che cercavano una via d'uscita… La cosa più brutta che si possa provare nella vita è cercare un modo per sopravvivere e sentirsi in bilico tra la vita e la morte ! E per di più in mezzo a quel casino dopo in mezzo a tutti gli oggetti smarriti era pieno di sciacalli che rubavano dagli zaini. Purtroppo a parole non si può descrivere il terrore che abbiamo provato. Senza neanche sapere cosa realmente stesse succedendo..." (SARA LEONI - 25 anni - Grugliasco)

"Buon giorno questa è la mia testimonianza della serata in piazza San Carlo, giornata che doveva essere di festa che si è trasformata in un incubo... Eravamo a destra dello schermo, stavamo vedendo la partita tra canti e divertimento, quando ad un certo punto un’onda di gente ci è venuta contro. Sono stata travolta, per fortuna il mio fidanzato è riuscito a farmi rialzare e insieme ad altri visi (che non scorderò tanto facilmente) siamo riusciti ad uscire da quell’incubo. Ci trovavamo in piazza San Carlo dalle prime ore del pomeriggio, mi spiace ma l’organizzazione è stata pessima... Vendita di birra nelle bottiglie di vetro e tanto altro... Non ci sono parole per quello che abbiamo vissuto… Un abbraccio al piccolo tifoso che si trova ancora in ospedale... Forza… Forza… Forza" (FRANCESCA DELLA ROVERE)

"Io ero in piazza a vedere la partita, o meglio tentavo di vedere la partita visto che il tutto era organizzato malissimo e lo schermo era troppo piccolo e basso. Poco dopo il 65’ mi sono sentito spingere all’indietro e ho realizzato che tutta la folla si stava muovendo. Sono caduto ma fortunatamente ho avuto la forza di alzarmi e mi sono fatto solamente un leggero taglio alla mano e allora ho cominciato a correre insieme a tutte le altre persone. Il problema maggiore secondo me è stato la presenza di bottiglie di vetro vendute da venditori abusivi che le forze dell’ordine, come al solito, facevano finta di non vedere. A terra era tutto un tappeto di cocci di vetro. Inoltre molte persone per guardare al meglio la partita sono salite sulla statua al centro della piazza" (GIUSEPPE SCIACCA)

"Mi è andata bene: sono caduto sopra un altro. La scarpa destra è volata via e mi sono tagliato, forse su una ringhiera piegata. La spalla ? Qualcuno mi è caduto addosso. Dopo il panico un tifoso inglese ha stracciato la sua maglietta della Juve e me l’ha avvolta al piede, per fermare l’emorragia. Prima della calca ho sentito la piazza tremare, come un trattore o una mitragliatrice. Qualcuno urlava "Non è successo nulla", ma correvano. La polizia in assetto antisommossa ha messo i feriti più gravi sulla camionetta. Sono andato al Cto con un altro ragazzo, su una volante, perché le ambulanze non bastavano" (Federico Medana - 18 anni - Cuneo)

"Ho sentito qualcuno che urlava "bomba" ma non ho fatto in tempo a voltarmi che mi è arrivata un’onda composta da migliaia di persone nella schiena. Sono caduta a terra, schiacciata prima dalle persone e poi da una transenna che mi è finita sulla gamba e, a quel punto, da altri tifosi che cadevano a loro volta. Non riuscivo più ad alzarmi e a camminare. Un signore mi ha visto e mi ha preso in spalla. Grazie a lui siamo arrivati a Porta Nuova dove c’erano le ambulanze. C’erano fumogeni ovunque, bottiglie di vetro vendute da personaggi che venivano fatti entrare liberamente in piazza e tutto questo mentre le forze dell’ordine perquisivano chi entrava con una bottiglia di acqua. Non mi sembra una cosa normale" (CHIARA PIVETTA - 19 anni)

È esploso un petardo, ma ognuno di noi in quel momento ha immaginato un attentato. La gente urlava e correva senza sapere nulla. Aveva da poco segnato il terzo gol il Real Madrid quando abbiamo sentito un forte boato a pochi metri da noi. La gente ha iniziato a correre. C'era chi parlava di una bomba e chi di un uomo con un fucile. Non si capiva nulla. Abbiamo subìto l'onda d'urto della folla e io sono stato spinto da tutta quella massa e scaraventato a terra. Era pieno di vetri di bottiglie e ho varie botte alle gambe, ma poteva andare decisamente peggio…" (ALESSANDRO PERALE e FEDERICO COPPO - Mirano)

"Non sono un tifoso della Juve spiega ma data l'occasione ero uscito per guardare la partita davanti al maxi-schermo, insieme ai miei amici. Eravamo in piazza San Carlo, stavamo vicino alla statua. Dopo il terzo gol del Real, alla nostra sinistra abbiamo sentito un rumore stranissimo, accompagnato da una specie di vibrazione. Ci siamo girati verso quel lato e abbiamo visto la folla scappare via. Le persone andavano da tutte le parti, come a voler fuggire da un punto centrale a qualsiasi costo, al punto da calpestare quelli che nella ressa cadevano a terra…" (DAVIDE SBROGGIÒ - 21 anni - Preganziol)

"Stiamo vivendo un momento davvero brutto perché non è possibile che solo l'idea di un petardo, non confermato, possa provocare una simile strage per la paura di attentati terroristici. A fine partita eravamo sconsolati. Io ero seduto a terra per la forte delusione. E proprio in quel momento abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di grave. Non abbiamo sentito scoppi, ma un rumore, quasi un fischio, forse una possibile miccia o petardo, ma niente più. Poi siamo stati travolti dalla calca. Una spinta che non ti permetteva di fermarti. Siamo stati trascinati. E non potevi fare nulla. C'era gente a terra che non riuscivi a evitare. Pur cercando in tutti i modi di allargare le gambe, sono sicuro di aver camminato sul corpo di almeno due persone. C'era sangue e vetro ovunque. Per terra c'erano tantissime bottiglie in vetro che con il passaggio della gente sono andate distrutte e chi cadeva si feriva. Molte le persone sanguinanti, come testimoniano le nostre maglie piene di sangue…" (NICOLAS BERGAMO - Fontanafredda)

"Io e Riccardo eravamo andati a Torino per far visita a mio fratello che studia in città e con l'occasione abbiamo avuto l'idea di vedere la finale della Champions League in piazza. Una scelta evidentemente sbagliata visto quanto successo. In ogni caso fino al momento del parapiglia eravamo tutti del tutto tranquilli, non erano nemmeno presenti ultras violenti, tranne qualche persona forse un po' su di giri per i fumi dell'alcol. Noi ci trovavamo però ad una quindicina di metri dal luogo da cui è partito il panico generale. Non abbiamo sentito esplosioni, ma la folla si è girata all'improvviso e chinata in modo concentrico quasi come ci fosse stata un'esplosione. In pochi secondi siamo quindi stati costretti a separarci ed io, per evitare la testa di una ragazza che avevo davanti, sono caduto battendo il ginocchio sui vetri che erano per terra. A quel punto, nonostante il sangue che sgorgava dalla ferita, ho seguito il flusso del "fiume umano" per non farmi schiacciare ma alcuni ragazzi erano del tutto impazziti, tiravano pugni e salivano sulle persone a terra pur di crearsi quanto prima una via di fuga. Personalmente ho pure aiutato una ragazza, in preda al panico, forzandola persino a fuggire dopo che l'avevo vista immobile al centro della strada, forse già in stato di shock. Poi, poco dopo, sono stato fermato con urgenza da una ragazza che aveva una bruttissima e profonda ferita ad una mano e che chiedeva aiuto per fermare l'emorragia. Ho quindi usato i lacci delle mie scarpe come laccio emostatico intorno al suo braccio ed insieme ci siamo poi rifugiati in un'abitazione privata lì vicino insieme ad una decina di giovani, alcune piangenti e molto spaventate. Qui una gentile signora ci ha aiutato a medicarci in attesa di raggiungere l'ospedale o ricongiungerci con amici e parenti. A causa però delle reti telefoniche completamente intasate sono riuscito a mettermi in contatto con mio fratello e Riccardo solo dopo mezz'ora. Nel caos che si era creato eravamo a quel punto tutti convinti si fosse trattato di un atto terroristico, anche perché in strada la folla parlava di qualcuno che aveva gridato "Allah akbar", oltre ad altri che raccontavano di aver sentito esplosioni di bombe e colpi di mitra. Senza però conoscere la verità, abbiamo comunque deciso di darci appuntamento proprio in Piazza San Carlo. Una volta lì ci siamo trovati davanti uno spettacolo desolante: la piazza era piena di scarpe, zaini, sangue e vetri ovunque. A quel punto però alcuni poliziotti ci hanno portato al vicino ospedale Maria Vittoria dove siamo stati medicati solo verso le 5 del mattino (e usciti poi un'ora dopo) perché eravamo almeno un centinaio a richiedere le cure dei medici e i pavimenti del nosocomio erano già pieni di sangue. Io mi sono trovato con un'importante ferita alla gamba, mentre Riccardo Battel è stato medicato per una profonda lesione ad una mano. Comunque, trovino o meno i responsabili della bravata, sono convinto che la maggior parte dei danni sia legata ai vetri che si trovavano sul selciato. Erano infatti presenti tantissimi venditori ambulanti abusivi dotati di carretti per vendere i loro prodotti, oltre alle centinaia di bottiglie di birra lasciate poi per terra e che, con la calca che si è venuta a creare, si sono rotte quasi all'unisono creando dei rumori che assomigliavano proprio a degli spari d'arma da fuoco. Tra l'altro, non erano solo frammenti di vetro, ma delle vere e proprie lame affilate. È stata perciò un'esperienza infernale ma siamo fortunati ad essere tornati a casa sani e salvi" (LORENZO TRENTIN - 25 anni)

"Abbiamo sentito un primo forte boato e abbiamo visto come un'onda che veniva verso di noi, mentre scappava. Poi si sono avvertiti altri due "spari", non saprei dire dovuti a cosa. Io sono caduta. Sono riuscita ad aggrapparmi alla cintura di Erik che mi ha letteralmente tirata su prendendomi per un braccio. Fortunatamente lui e i nostri amici sono abbastanza grossi e posso dire che mi hanno protetta. Solo così me la sono cavata. Ci siamo riparati sotto il porticato: è stata una cosa assurda, tra spintoni e spintoni. Quando ho visto dei ragazzi con delle magliette sporche di sangue, con delle vere e proprie manate di sangue, ho pensato io stessa che effettivamente potesse essere successo qualcosa di brutto. Ho immaginato una bomba. I miei amici parlavano di un camion. Ci siamo trovati in fondo alla piazza, sul lato destro. Io avevo come me il cellulare e ho chiamato mio papà per rassicurarlo: qualcosa è successo ma stiamo bene, gli ho detto prima che arrivasse dell'altra gente che ha iniziato a urlare "sparano, sparano" invitandoci a scappare, forse perché c'era stato il botto della ringhiera caduta di cui poi ho sentito parlare o forse perché alcune vetrine sono andate in frantumi per colpa della pressione della folla. Anche noi abbiamo ripreso a correre fino a trovare una corte con un portone aperto, abbiamo salito le scale e ci hanno aperto dei ragazzi del posto: anche loro erano scesi in piazza ma visto l'affollamento erano poi tornati a casa per godersi la partita sul divano. Ci hanno fatti entrare nel loro appartamento, con altri, dandoci dell'acqua e rassicurandoci. In tutto questo però abbiamo perso il fratello di Erik: lui era disperato. Abbiamo chiamato sua madre per avvisarla, pensando che anche lui avrebbe fatto lo stesso, facendosi prestare il telefono da qualcuno perché non lo aveva con sé. E così è stato: qualcuno gli ha prestato il cellulare e chiamando a casa si è fatto dare il mio numero per accordarci su dove ritrovarci tutti insieme. Lo abbiamo trovato ferito e devo dire che mi è tornata utile l'esperienza da soccorritrice del 118. Per farlo medicare lo abbiamo però portato a Lecco: anche il pronto soccorso del Manzoni era pieno di ragazzi che come noi arrivavano da Torino. L'infermiera mi ha chiesto se volessi essere visitata anche io: "mi fa male un po' tutto" le ho risposto, non riuscendo al momento ad essere più precisa e pensando che poi passasse tutto. Sono tornata il giorno dopo a farmi refertare perché avevo un dolore fortissimo ad una spalla (ho pensato fosse addirittura rotta), oltre ad un livido sotto il mento dovuto a una delle tante spallate che ho ricevuto. Ho realizzato che, se fossi caduta, mi avrebbero calpestato di sicuro. Basta partite o cose simili. Anche andare in giro per strada ad oggi mi crea ansia. Domenica, per tirarci un po' fuori e smettere di pensare all'accaduto, siamo andati al cinema per provare a vincere la paura, come quando uno cade in moto e gli suggeriscono di rimettersi subito in sella. Abbiamo visto i Pirati dei Caraibi e gli effetti speciali, con i passi che sembravano provenire da dietro, mi hanno fatta voltare terrorizzata per capire se ci fosse ancora qualcuno pronto a spingermi in avanti..." (FRANCESCA - 21 anni - Lecco)

LA FUGA

"All'improvviso abbiamo visto la gente correre, anche noi ci siamo messi a scappare ma siamo caduti, ci siamo rialzati e siamo inciampati di nuovo. A quel punto uno dopo l'altro ci sono venute addosso tante persone, non riuscivamo a vedere più nulla e io ero preoccupata per mio fratello che vedevo non riusciva a respirare. Un ragazzo di colore si è accorto di mio fratello e mi ha aiutato a tirarlo fuori mentre un altro ragazzo ci è stato accanto fino a quando non è arrivata l'ambulanza" (ANGELA - Sorella di KELVIN)

"A un certo punto era pieno di gente che raccoglieva le prime scarpe che trovava a terra. Era l’unico modo per scappare velocemente" (PAOLA SORINO - Bari)

"Prima mi sono fermato ad aiutare a rialzarsi quanti intorno a me erano caduti a terra sui cocci di bottiglia, poi sono caduto anch’io ed ho visto una mano allungarsi verso di me. Era quella di un mio amico. L’ho afferrata, mi sono rialzato e sono scappato non se neppure io in quale direzione. Ho trovato rifugio in un cinema e grazie al cellulare ed all’aiuto dei carabinieri ci siamo ritrovati tutti, più tardi, nel Giardini Reali: tutti incolumi o quasi. (MATTEO - 23 anni - Paesana)

"Siamo stati travolti dalla folla in preda al panico, cadendo a domino l'uno sull'altro. Abbiamo perso l’ennesima finale, abbiamo perso zaini, scarpe, gli occhiali, l’orologio, le sciarpe, ma per fortuna noi stiamo bene. Stasera è un po’ più dura addormentarsi ma non per il risultato. I telegiornali parlano del caos della piazza come scatenato dallo scoppio di una bomba, altri hanno accennato al cedimento di transenne che avrebbero provocato un boato simile a quello di un’esplosione, ma noi non abbiamo sentito nulla di simile. Abbiamo invece avvertito un susseguirsi di spari, come petardi, nulla di preoccupante se la gente non avesse urlato che si trattava di un attacco terroristico. A quel punto siamo stati travolti dalla folla in preda al panico, cadendo a domino l’uno sull’altro" (GIANLUCA MORELLI - 22 anni - Cologno al Serio)

"Io che sono molto alto ho iniziato a vedere questo movimento terrificante. Sono stato a diversi concerti, come a quello dei Pearl Jam, e all’inizio ho pensato che fosse scoppiato un pogo scatenato. La folla si è spostata prima dal davanti verso il dietro della piazza, poi tutti si sono diretti verso di noi, che eravamo sul lato opposto. Io ero sulla colonna e tenevo stretto mio figlio: sulla nostra sinistra cadevano perché era molto stretto, sulla destra finivano ammassati contro il muro. Erano più avanti e verso il centro della piazza: li ho visti scaraventati sotto il portico, una quindicina di metri più in là. Manuel e Umberta erano a terra: il nipote di lei, rimasto in piedi, li ha aiutati a rialzarsi, altrimenti rischiavano di restare schiacciati... Un amico torinese di Manuel, che ci era stato (Ndr: Heysel), al mattino ci aveva raccontato di quell’onda tremenda. È stato come una premonizione. Avevo negli occhi Bruxelles e mi è sembrato di riviverlo. Il brutto è che tre minuti dopo è successo di nuovo: una specie di onda di risacca ancora più forte. Tanto che mio figlio, che prima era rimasto tranquillo, si è messo a piangere. Io gli ho detto: restiamo qui, che è il posto più sicuro. Ho fatto il servizio militare nei carabinieri sono stato al G8 di Genova, ma un terrore come quello di sabato non l'avevo mai vissuto. Era un movimento incontrollabile. Le forze dell'ordine c’erano solo all'ingresso. E controllavano solo se avevi vetro all'interno dello zaino, tastandoli con le mani. Ma nella piazza era pieno di ambulanti che le bottiglie le vendevano. Motivo per cui il 90% di chi è finito all’ospedale aveva ferite da taglio. Alle gambe, alle mani, alla faccia: ho visto tanto sangue. E anche denti rotti, una caviglia piegata... Ci è rimasto a tutti in mente un rumore: quello di vetro frantumato. L'altoparlante ha pregato tutti di uscire in maniera tranquilla. Eravamo fuori quando la partita doveva ancora finire. La città era in pieno subbuglio. Ci siamo trovati con gli altri dopo mezz'ora in un bar di piazza Vittorio Veneto: ci hanno detto che c'era gente che scappava anche lì, a 2 chilometri di distanza. Un fuggi fuggi generale: sembrava Pamplona. Ma scappavano da cosa ? In piazza non abbiamo sentito alcun botto. Manuel diceva: mi aspettavo da un momento all’altro di trovare uno con il mitra. Invece è stato solo panico. Taxi non ce n'erano, gli unici mezzi che vedevi erano ambulanze e mezzi di vigili del fuoco e polizia. Alla fine è stato l'amico torinese a darci un passaggio. (Ndr: La prossima finale) Andremo al bicigrill o in piazza Fiera. Ho ancora in mente le persone viste in piazza San Carlo nel pomeriggio: un padre con sulle spalle una bambina piccola, una madre con il passeggino... Mi chiedo che fine abbiano fatto". (THOMAS DEAVI - Trento)

"Mamma mia che paura… Mi sono salvato soltanto perché sono riuscito a rimanere in piedi, aggrappandomi forte a un bidone dell’immondizia. Dovevo rimanere qui a festeggiare il mio compleanno, ma oggi me ne vado da Torino. Fortunatamente stanotte non sono dovuto tornare indietro, comunque. Ieri sera ho capito come si sono sentiti quelli di Nizza, perché sul momento non riesci assolutamente a capire cosa sia stato. Io ero proprio vicino al megaschermo, accanto a una delle colonne dei portici. E poi tutti hanno iniziato a correre. Io ero con un amico e abbiamo mantenuto il sangue freddo. Ci siamo aggrappati al bidone della spazzatura, ma la folla che ci è corsa contro ci ha ferito dappertutto, nulla di grave per fortuna. Ma ovunque andassimo incontravamo gruppi di persone che ci correvano addosso urlando. Così io e un’altra ventina di ragazzi ci siamo rifugiati in un portone di una casa, dentro un cortile interno e fuori ci aspettava una scena da brividi: la gente era senza scarpe, in piazza c’erano passeggini vuoti, bottiglie rotte dappertutto, sangue, occhiali, borsette abbandonate, telefoni calpestati. E poi un’ambulanza, che chiamava le persone col megafono. Anche se all’arrivo noi abbiamo visto solo due entrate in piazza, con due persone che controllavano uno ogni dieci. Persino la polizia, dopo il fatto, si aggirava spaesata per la città". (EMANUELE RUBINETTI – Cesena)

"Sono Leonardo Veneziani, ieri sera ero in piazza San Carlo. Poco dopo il terzo goal del Real, si è sentito un botto tremendo e la gente ha cominciato a correre e urlare. Ho cominciato a correre anche io, perdendo di vista l'amico con cui ero lì, verso piazza Castello, e c'erano persone che piangevano e altre che avevano in braccio altre persone abbastanza ferite. C'erano piccole macchie di sangue sul pavimento in via Roma. Andando verso casa, ho ripreso a camminare, ma poi delle altre persone urlavano: "Correte, correte ! Dove sta la polizia qui ?" E allora ho ricominciato a correre e non mi sono fermato fino a casa. Temevo il peggio, ma per fortuna non è successo nulla di grave" (LEONARDO VENEZIANI)

"Mi chiamo Vincenzo De Luca, ho 33 anni e ieri sera ero in piazza San Carlo. Ero tra il maxischermo e i portici, alla sinistra dello stesso. Poco dopo le 10 all'improvviso ho visto la folla correre nella mia direzione e sono stato scaraventato violentemente a terra su cocci di bottiglia. Nell'urto mi sono tagliato ad un dito (adesso probabilmente andrò a farlo controllare perché sta peggiorando e forse c'è ancora vetro in profondità), ho perso una scarpa e mi sono ferito al piede rimasto nudo in due diversi punti (a casa con l’ago e pinze sono riuscito ad estrarre tutto il vetro), mi sono ferito al ginocchio, ho avuto maglietta e jeans strappati. Una volta finito a terra il mio pensiero è stato subito quello di cercare di rialzarmi perché so che in queste occasioni la calca ti può ammazzare, fortunatamente ci sono riuscito dopo essere stato calpestato. Siamo rimasti poi tutti ammassati schiacciati uno sull'altro, io ero molto scomodo e compresso ma tutto sommato la situazione in quel momento non era insostenibile, ma una ragazza accanto a me stava soffrendo tantissimo. Ho cercato di dire alle persone di mantenere la calma ma non serviva assolutamente a niente. Dopo qualche minuto la situazione è migliorata e ho girato questo video. Appena ho finito di registrare una nuova ondata di paura, di nuovo ho rischiato di essere travolto dalla folla, sono scappato saltando su un piede solo per evitare di essere ferito ancora e me ne sono andato a casa con molta difficoltà. Ho fatto anche altri due brevi video, uno sempre lì in piazza e uno all'uscita direzione Porta Nuova" (VINCENZO DE LUCA)

"Prima ondata… Un muro… A terra... Urlando e pregando gli altri di non schiacciarmi... Poi qualcuno mi dice di alzarmi (un angelo) e trovo la forza... Pochi secondi ed altra ondata… Stessa scena... Mi alzo… Scappo e trovo un riparo ed aiuto gli altri a nascondersi... Sangue... Urla... Pianti... Non trovo gli amici... Caos totale... Inizio a soccorrere chi sta peggio di me ma altra ondata... Mi nascondo nel cortile di Intesa Sanpaolo magicamente aperto... Vedo fare un massaggio cardiaco ad una donna... HO PAURA... TANTA... Bambini disperati... Persone nascoste sotto le auto o sopra le auto... Poi esco e torno in piazza in cerca degli amici... Spariti... Soccorro le persone... Gli do forza... Dopo 1 ora vado verso l'auto e trovo gli amici... Più o meno sani come me... Torniamo in piazza per cercare le nostre scarpe ed i nostri averi... Un campo di guerra... Autoambulanze... Feriti ovunque... POLIZIOTTI FANTASTICI... Solidarietà... Sciarpe a terra piene di sangue... Non è colpa dello sport... È la paura del terrorismo... CON ME HAI VINTO... Mi spiace dirlo ma ho visto la morte in faccia e veramente in quei momenti pensi alla famiglia... Pianto... Sofferto... Le mie scarpe con sangue non mio... La scarpa di una bambina... Le sirene... Non riesco a smettere di pensare..." (GERMANO)

"Eravamo in tantissimi in piazza. Poco dopo il terzo gol del Real ho visto un'ondata di gente venirmi incontro e la prima cosa che ho fatto è stata scappare sia per lo spavento che per il timore di essere schiacciata dalla folla. Ho corso insieme a tantissimi ragazzi terrorizzati come me per circa 500 metri fino ad arrivare in un cinema. Siamo entrati completamente in preda al panico e all'oscuro di ciò che fosse successo. I telefoni non prendevano e molti tra cui io non riuscivamo a contattare i nostri amici che erano in piazza ma tentavamo di farci forza a vicenda. È stato un incubo, negli occhi di tutti ho visto il terrore e la paura di morire. Per fortuna si è rivelato un falso allarme ma la paura percepita era verissima" (ANGELA BIONDO)

"L'unica cosa che sentivamo era un rombo. Ho pensato a un camion che travolgeva la folla come nell'attentato terroristico a Nizza. Non si capiva nulla. Ho aiutato mio fratello che era a terra. Nella fuga lui ha perso tutto: documenti e telefonino. Ho visto gente svuotare gli zainetti rimasti lì" (DAMIANO PRESCIANI - 27 anni - Sarre)

"Senza capire nulla mi sono ritrovata per terra, sotto altre persone cadute. La gente che scappava ci calpestava e io non riuscivo a rialzarmi" (MARTA THOUX - 25 anni - Châtillon)

"Io mi sono nascosta in una casa appena c'è stato il secondo allarme" (Francesca Caseri)

"Pugni e gomitate selvagge come il colpo che mi ha fatto saltare i denti. La gente correva verso i varchi e per guadagnare un metro picchiava e strattonava chi aveva davanti e dietro, gente con la quale fino a pochi minuti prima stava abbracciata" (SARA CAMPI)

"Ero proprio accanto alle transenne mi sono sentito sollevare verso l’alto. È stato terribile" (MARCO - Saronno)

"Siamo riusciti a fare tutto da soli, contagiandoci l’un l’altro. Una fobia, una follia esplosa senza senso. Ho perso le scarpe. Sono caduta sui cocci di bottiglia" (ANNA)

"A me hanno sequestrato una bottiglia d’acqua ma in piazza c’erano i venditori abusivi di birra. C’erano bottiglie da un litro, alla fine la piazza era un tappeto di vetri. Ho visto persone cadere e tagliarsi. C’era sangue dappertutto: un ragazzo aveva una gamba squarciata. Anche io sono caduto. mi hanno calpestato a decine" (ROBERTO)

"Ciao sono un ragazzo che si trovava lì... In quell'inferno... Un inferno surreale... Io e i miei amici ci trovavamo esattamente dietro l'inizio di quell'inferno... Non abbiamo capito cosa stesse succedendo... Abbiamo solo visto gente rivolta verso di noi che urlava e correva... Urlava "ATTENTATOOO". Credo di aver avuto sangue al cervello solo per i primi 3 secondi... Il tempo di girarmi ed era il caos... Ho perso subito di vista i miei amici... Ho visto situazioni inimmaginabili... Gente sommersa dalla folla... Gente a terra venire schiacciata... Tra cui uno dei miei amici... E purtroppo non sono riuscito a fare niente... Chiamatelo istinto di sopravvivenza... Chiamatelo come volete... Ma quella è una di quelle situazioni che non si augurano a nessuno... Gente impazzita... Gente che letteralmente è volata davanti ai miei occhi... Sangue e vetri ovunque... Avevo solo un pensiero in testa... CORRERE.... Correre e continuare a correre senza fermarmi anche quando mi giravo a guardare verso destra e vedevo padri disperati con i propri figli... Persone rinchiuse nei locali... Persone a terra distrutte e piene di sangue.... E proprio quando la situazione sembrava migliorare una volta arrivati a piazza Castello, dove ho provato a chiamare chiunque conoscessi, lì in mezzo vedo gente correre all'impazzata e urlare "SCAPPATEEEEE"… "ANDATE VIAAA"... Ero distrutto... Cianotico... Non riuscivo a aprire bocca per parlare... Cercavo solo di respirare... E intanto vomitavo... Vomitavo perché nella corsa ho perso il mio apparecchio per potermi iniettare l'insulina essendo diabetico... Da lì non ci ho visto più... Mi sono fatto correndo forse 1 km e mezzo per raggiungere il pronto soccorso più vicino... E lì c'era veramente di tutto... Persone con vetri nelle gambe... Spalle rotte... Sangue ovunque... Sembrava un film di guerra... Per fortuna sono stato curato al più presto... Dopo finalmente tra le lacrime e la paura vengo a sapere che era stato un allarme insensato..." (DANIELE BASTA)

"Continuare a sentire quel rumore nella testa, vedere le foto e i video di quella cosa incontrollabile, eravamo formiche che scappavano dall'acqua; la pelle d'oca mi fa rivivere quei momenti di totale incertezza, quei momenti nei quali l'unica cosa importante è scappare, guardarsi intorno, far rialzare le persone cadute, stare stretto ai tuoi amici, sapere che loro stanno bene, scappi da una città sconosciuta in cerca di una via di uscita... Ma cos'è successo ? Sangue, sangue per cosa ? Ma cos'è successo ? Aiuto ! Bomba ? Hai bisogno di un’ambulanza ? Ma cos'è successo ? C...o, ci sono dentro ! State tranquilli ! Attentato ? Calma ! Ma cosa è successo ? Stai bene ? Per tre volte mi son visto il mondo venire addosso ! Stiamo bene ! Ma cosa è successo ? Non ci sono notizie ! Cos'è successo ? Era uno scherzo ? Non è possibile... L'abbiamo vista in faccia, ce la sentivamo, ma è tutto finito, era uno scherzo… Uno scherzo che ci ha fatto vivere un attentato come fosse vero. Poi il pensiero va agli attentati veri e a chi l'ha vissuto come noi ma che successivamente non ha avuto la "consolazione" che "era tutto uno scherzo", Londra, Parigi, Nizza, Manchester, Dacca, Berlino, Würzburg, Ansbach, Kabul, Rouen. C'è chi afferma che con questo fatto di Torino si capisca che il terrorismo sta vincendo, perché ci fa paura, è ovvio il terrorismo fa paura, ma non sta vincendo, il terrorismo vince quando non ci ferma dal fare cose normali come andare in una piazza con il sorriso stampato in faccia. (DIEGO CORNA)

"Sono una delle poche a non aver riportato neanche un graffio, perché dopo il terzo goal del Real, scoraggiata avevo deciso di prendere l’ultimo treno per Alessandria, alle 22:20. Ho così lasciato la piazza, ma dopo pochi minuti ho cominciato a vedere persone correre dietro di me e non capivo cosa succedesse. Ero tranquilla finché non ho visto un’auto della polizia municipale che incitava tutti a scappare e a mettersi in salvo. Ho pensato al peggio e così ho cominciato a correre più forte che potevo in direzione della stazione. La sensazione più terribile e anche quella che non dimenticherò presto è stata quella di non sapere cosa aspettarmi. In quella folle corsa nella mia mente passavano immagini di mitra, immagini di tir sulle persone e mi sembra addirittura di aver sentito uno scoppio. Davanti alla stazione di Porta Nuova, decine di persone attraversavano la strada incuranti dei semafori rossi per mettersi in salvo da un pericolo immaginato, sospettato, ma così realistico. Giunti in stazione una parvenza di tranquillità, solo un attimo, prima di vedere altre persone che arrivavano correndo, piangendo, urlando. E di nuovo la paura. Ho perso l’ultimo treno, ho deciso di prendere quello per Milano, volevo solo scappare da lì. Finalmente i contatti a casa hanno confermato che si trattava di un falso allarme, ma il terrore no, quello non aveva nulla di falso" (SIMONA SCUNCIO)

"Anche io e la mia ragazza ieri sera eravamo in piazza San Carlo a Torino sperando di trascorrere una serata di festa ma purtroppo così non è stato, e non certo per motivi sportivi. Visto che eravamo in centro dal pomeriggio avevamo entrambi bisogno di un bagno e alla fine primo tempo abbiamo cercato un bar nei pressi della piazza ma in tutti c'erano lunghe code e allora siamo tornati in piazza dicendoci che saremmo andati durante il secondo tempo. Così abbiamo fatto e verso le 22.05 circa siamo usciti nuovamente dalla piazza alla ricerca di un bar con un bagno, con l'idea ovviamente di ritornarvi per seguire il finale di partita (allora ancora sull'1-1). Abbiamo così raggiunto un bar (poco lontano dalla piazza) e dopo 10 minuti di coda circa abbiamo potuto andare in bagno. Stavamo giusto per uscire dal locale quando ci siamo accorti che stava succedendo qualcosa; la gente urlava e correva in panico nelle vie fuori il bar allora spaventati ci siamo fermati all'interno del locale. Dopo pochi secondi il bar è stato "preso d'assalto" da molta gente disperata e perlopiù sanguinante in cerca di un riparo, al che il gestore del bar con un componente dello staff hanno chiuso a forza le porte del locale mentre molta gente da fuori picchiava con le mani sulla porta e sulle vetrine chiedendo disperatamente di lasciarli entrare... Non si capiva cosa fosse successo: qualcuno parlava di una bomba, altri di aver sentito un esplosione, e tutti cercavamo di comunicare chi con i familiari a casa, chi con amici o parenti rimasti fuori ma quasi tutti con scarsi risultati dato che le reti erano intasate. La situazione sembrava essersi relativamente calmata quando ecco un'altra ondata di folla che correva e urlava chiedendo aiuto" (ANDREA SILVANI - Bergamo)

È stata come un’ondata… Un’ondata di gente che scappava e sembrava che la terra tremasse. Urla, grida, il panico. Io, mia moglie e mio figlio, siamo scappati, ci siano infilati in un ristorante e ci hanno chiusi in cucina. Non si capiva niente, i telefoni non andavano, temevamo proprio che ci fosse stato un attentato… La gente non capiva. C’era chi urlava che stavano sparando. C’erano persone ferite, che perdevano sangue, e poi il pavimento della piazza, un pavimento di vetro con tutte quelle bottiglie. Siamo stati fortunati perché alla fine del primo tempo, con tutta quella calca, abbiamo lasciato il centro della piazza, ci siamo spostati sotto i portici" (MARCO BOTTERO - Savona)

"Ero sulla destra. Sul 3-1, già rassegnati, ho guardato a sinistra e visto un’ondata di gente. Mi ricordava la calata degli gnu nel "Re Leone". Una mandria. Abbiamo pensato a un attentato, a qualcosa che ci venisse contro, perché tutti correvano. Poi abbiamo capito che non era quello. Ho cercato di alzarmi e riprendere lo zaino, ma continuavo a cadere, ci calpestavamo. Siamo riusciti a ripararci sotto i portici e mi sono accorto della ferita sulla schiena. Con un amico che studia medicina sono andato dal Turin Palace: un medico svizzero mi ha curato e, in inglese, mi ha detto di andarmi a far cucire. Un amico mi ha portato in auto al Mauriziano, ma era intasato. Così i miei genitori sono venuti a prendermi da Alba" (MARCO RECENTI)

"Un grande panico. Io e il mio fidanzato ci eravamo appena spostati sotto i portici davanti al negozio di Prada, perché la partita dal maxi schermo non si vedeva. All’improvviso abbiamo visto un mare di gente che correva. Urlavano. ’’Scappa, scappa’’. Non capivamo. Io e Marian, il mio ragazzo, ci siamo messi a correre per le vie di Torino, senza sapere che cosa stava succedendo. Poi abbiamo sentito dei colpi e la gente che gridava: ’’Sparano sparano. Scappa’’. Ci siamo di nuovo messi a correre e poi ci si siamo ritrovati davanti all’Hotel Vittoria. E lì sono stati gentili, ci hanno fatto entrare, ci hanno dato da bere. C'era una ragazza con un taglio a un piede, un uomo che piangeva, era sotto choc. Tanta gente senza scarpe. Non si capiva se c’era stato davvero un attentato. I telefoni non andavano" (MILVIA TARDITO - Cengio)

"Io ho soccorso un ragazzo, l’ho tirato fuori dalla calca. Aveva un taglio alla fronte, era una maschera di sangue. In piazza ero con altri quattro amici e in quella confusione ci siamo persi. Ho pensato solo a correre, sperando di non mettere male un piede, di non scivolare. Ho visto gente che si rifugiava nei portoni" (ANDREA ROBERTO - Savona)

"Alle 17.15 di sabato sono giunto a Torino con la mia fidanzata Silvia Giannone. Abbiamo raggiunto altri amici novaresi arrivati in piazza San Carlo un’ora prima. C’era tanta ressa e il maxi schermo non si vedeva bene così attorno al 10’ del secondo tempo ci siamo spostati verso i portici. In pochi istanti abbiamo visto arrivare una "onda" di persone dalla nostra sinistra. Poco dopo uno stesso movimento di massa è giunto da destra. Ci siamo sentiti schiacciare e per fuggire siamo stati fortunati a trovare una donna che ha aperto un portone. Ci è stata indicata un’uscita alternativa che dava su un’altra via. A quel punto abbiamo visto parecchie persone che grondavano sangue e urlavano cercando amici e familiari. Un gruppo di persone si è messo a correre gridando terrorizzato così siamo finiti in un bar e poi in cortile interno tra i condomini. Una donna ci ha visto spaventati e per calmarci, con il marito, ci ha offerto da bere nella sua abitazione al quarto piano.  Il cellulare è stato muto per interminabili minuti. Non riceveva chiamate e messaggi. Non era possibile fare telefonate. In strada c’era il delirio più completo. Sembrava che un camion avesse falciato la gente davanti al maxischermo. Poi la situazione è migliorata ed è stato possibile contattare amici e parenti. Dopo aver raggiunto l’auto parcheggiata in un’area di sosta a pagamento, ci siano dati appuntamento all’autogrill di Settimo Torinese Sud. A Novara siamo rientrati quando l’una era passata da poco. Non parteciperò mai più alla proiezione di una partita in piazza, neanche fosse in piazza Martiri a Novara. I controlli delle forze dell’ordine sono stati troppo blandi. In piazza sarebbe potuto entrare qualunque cosa. Le bottiglie di vetro calpestate e rotte hanno provocato un disastro per le persone che cadevano a terra" (JONATHAN LUGLIO - 30 anni - Novara)

"Improvvisamente ho visto una fiumana di persone procedere verso di me, quasi rotolando sulle bottiglie di vetro in strada. Questo creava un suono surreale, come quello del treno che stride sulle rotaie. Lì per lì ho pensato: l’attentato è arrivato e io sono presente. È la mia ora. Ero sulla sponda opposta rispetto alla ringhiera del parcheggio sotterraneo da cui è nato tutto. Una volta ritrovatomi in mezzo alla folla sono rimasto schiacciato. Non c’era nessuna possibilità di movimento. Ero incastrato: intorno a me un braccio, una gamba, una spalla di altre persone che urlavano, mi imploravano, doloranti e terrorizzate. In quel momento ho pensato solo a una cosa: ai miei famigliari che piangevano la mia scomparsa di fronte al televisore che annunciava l’ennesimo attacco terroristico. Piano piano si è creata una certa, seppur minima, libertà di movimento. Ripensandoci mi sento un po’ in colpa perché forse avrei anche potuto aiutare qualcuno ma in quegli istanti non si poteva fare di meglio se non, come ho giurato a me stesso, avanzare senza calpestare le innumerevoli persone a terra. Mi sono diretto verso i portici, uscendo dalla piazza si è creata un’altra ressa: quella per evadere dalle transenne di prefiltraggio. Da lì ho guadagnato stazione, treno e ritorno a casa. Sono ancora sotto choc anche se fisicamente sto bene: mi rendo conto di essere un miracolato, sopravvissuto al secondo Heysel. Perché di questo stiamo parlando" (ANTONIO OMODEI ZORINI - 29 anni - Vercelli)

"Una volta trovatomi in mezzo, sono riuscito a non farmi travolgere dalla ressa e, passo dopo passo, molto lentamente, mantenendo estrema lucidità, sono riuscito a imboccare una via di fuga. Ma per moltissima gente non è andata affatto così" (STEFANO ZARINO - 49 anni)

"Era il delirio. C’era chi urlava: "E’ una bomba !"… Chi: "Qualcosa sta per esplodere" e, compatta, la folla travolgeva tutto. Ho visto i dehors distrutti e gente cadere continuamente a terra. Lì per lì si doveva per forza fare qualcosa, scappare da qualche parte, non importava la direzione. E, al tempo stesso ho visto le automobili andare in testacoda per evitare di investire qualcuno nel fuggi fuggi generale" (GIANLUCA SCORDAMAGLIA - 28 anni)

"Sabato mi trovavo a 10-15 metri dal centro della prima ondata di panico sotto il palco dei giornalisti. La folla era in silenzio dato che avevamo appena preso il terzo gol e non si è sentito nessun rumore di petardi o altro. All’improvviso la gente ha cominciato a scappare. Essendo quasi all’inizio dell’onda ho cercato di capire cosa stesse succedendo nella zona da dove era partita la fuga ma non c’erano né risse, né potenziali apparenti pericoli. A quel punto ho capito che era solo panico inspiegabile e non c’era da aver paura, ma ormai le ondate di panico si erano propagate per tutta la piazza e sono continuate per una decina di minuti. È stata una reazione a catena di panico generalizzato. È stato un caso che non ci siano stati dei morti" (LORENZO FANESCHI)

IL VUOTO e IL SANGUE

"Il 29 maggio 1985 all’Heysel c’ero anch’io. Stanotte ho avuto le stesse terribili emozioni. Un senso di impotenza. Io da allora non sono più riuscito ad entrare in uno stadio. Sono andato in piazza per partecipare ad un momento di festa, ma i miei occhi hanno di nuovo visto quelle scene. Basta, non credo che parteciperò più a manifestazioni di questo genere" (PINO - Titolare Barberia Via San Secondo)

"Cerco mia figlia, il telefono squilla a vuoto da tre ore, non so più cosa pensare, era uscita con amici e amiche per vedere la partita in piazza San Carlo, non ho più avuto notizie" (MARCO N.)

LA SOLIDARIETA'

"Io abito in piazza Castello. Mi sono affacciato al balcone e ho visto gente che correva insanguinata, genitori che mettevano i bambini sotto le auto per proteggerli. Ho subito pensato a un attentato e ho fatto segno a chi scappava di entrare nel portone di casa. Nel giro di pochi minuti avevamo l’androne pieno di persone terrorizzate" (PASQUALE)

"Lo avevo fatto anche due anni fa… Non avrei mai immaginato una cosa simile: aver preso per la maglietta una ragazzina da terra e di averla portata fuori da lì. Quello che mi è venuto istintivo fare. Non l’ho sentito, tutto è partito dalla parte opposta della piazza dove ci trovavamo noi. Lì i poliziotti hanno fatto cordone, quindi la gente scappava verso di noi. Qualcuno urlava "sparano", altri dicevano "una bomba, c’è una bomba". Per terra vedevi le scarpe di chi, scappando, le aveva perse. Io ho perso lo zaino. Le persone cadevano e quelle dietro di loro le schiacciavano. Sono caduto anch’io. Per fortuna sono un metro e 90 per 90 chili e sono riuscito a rialzarmi in qualche modo. E quando l’ho fatto ho visto praticamente sotto di me una ragazzina. Eravamo caduti insieme e le ero finito addosso. Era piccola. L’ho presa per la maglietta, quasi strappandola da terra. L’ho presa in braccio e l’ho portata fuori da lì. È arrivata la seconda ondata… Ancora persone che correvano verso di noi gridando. Un ragazzo sconosciuto ci ha detto: "Io abito qui, salite". Ha accolto in casa sua 20 sconosciuti, salvandoci dalla folla impazzita. (Ndr: L’amico) È caduto su dei vetri, quando siamo arrivati lì sembrava di essere in guerra: c’erano centinaia di persone ferite. Cinquanta poliziotti in tutto per 15 mila persone. Due anni fa la piazza era divisa in settori separati da transenne con diverse vie di fuga. Sabato le transenne non c’erano, non c’erano controlli. C’erano gli abusivi che passavano vendendo alcolici in bottiglie di vetro e in tanti, compreso il mio amico, si sono fatti mali cadendo sui vetri. Una cosa assurda. Non hanno voluto aprire il nostro stadio. Non so, per paura di romperlo ? Il Real Madrid lo stadio lo ha aperto e ha accolto 80 mila persone. Se avessero aperto lo stadium per farci seguire la partita vicino alla squadra tutto questo non sarebbe successo" (ANDREA MAZZUCCHELLI - Venegono Inferiore)

"Stavo guardando la partita in un bar che aveva messo gli schermi sulla strada in via Po, stavo uscendo dal bagno del locale e la folla urlante (dicevano che c'era uno che sparava all'impazzata, cosa poi non vera) mi ha rispinto dentro, dove ci siamo chiusi. Ci hanno poi detto di uscire dal bagno, intanto il personale del bar aveva chiuso tutte le serrande e per strada si vedeva la gente che correva, urlava e batteva contro le serrande per farsi aprire, allora ci siamo chiusi di nuovo dentro al bagno con gente che urlava e piangeva. Il titolare dopo circa 10 minuti, ci ha mandato nelle cantine e siamo stati lì circa mezz'ora, poi hanno iniziato a dire che non era nulla. Chiusi lì dentro alcuni hanno provato a chiamare il 112 ma per più di cinque minuti non ha risposto nessuno. Il panico totale. Per fortuna noi eravamo abbastanza lontani, ma chiusi là sotto non sapevamo niente e sentivamo solo tante sirene, che facevano temere al peggio. Molti piangevano, nelle cantine saremmo stati una quarantina" (FEDERICO BALDASSARRI)

"Eravamo in un dehors all'ingresso di piazza San Carlo. Prima le urla, poi centinaia di persone che corrono verso di noi. Non c'è stato tempo di pensare, solo istinto di sopravvivenza. Il mio e quello di mia moglie è stato di rimanere fermi, dietro uno dei lampioni della piazza. Intuivamo che correre sarebbe stato pericoloso, inciampare avrebbe voluto dire essere travolti. Passata la marea di persone in fuga si era capito che non era accaduto nulla di grave e ci siamo preoccupati di aiutare le persone. Impressionante la marea di cocci, sangue, scarpe, occhiali rotti, borse etc. Tante persone ferite e tantissime sotto shock. È la cosa che più mi ha impressionato. Occhi pieni di terrore, nato dal nulla ma condizionato da tutti gli avvenimenti recenti. Paura che rimane dentro e che verrà diffusa sempre di più" (ROBERTO CASASSA)

"Decine di persone hanno chiesto aiuto e sono entrate in casa. Gente ferita, i bambini, la paura, il sangue. Tanto sangue. E noi a dare acqua e caffè, a coccolare, a dire "è passato". Ma siamo una dozzina di condomini, solo noi abbiamo aperto il portone e la porta. E dato acqua e soccorso. Ma che razza di animali siamo diventati ?" (STEFANO)

"Ciao... Vorrei raccontare quello che ho visto ieri. Ho passato in piazza San Carlo con la mia ragazza le 6 ore prima dell'inizio della partita. Nonostante il caldo e le difficoltà siamo voluti rimanere per guardare la partita e goderci tutto il pubblico ma già all'entrata abbiamo capito come sarebbe andata la situazione. I poliziotti facevano entrare le persone con una bottiglia di vetro a testa al massimo, controllando al massimo ogni due o tre persone lo zaino o tracolla... Durante l'attesa venivano vendute all'interno della piazza da diversi venditori, probabilmente abusivi, le stesse bottiglie di birra di vetro. Diciamo subito che naturalmente non c'erano cestini e posti per buttarle e quindi finivano tutte per terra. Andato via dopo 15 minuti dall'inizio alla partita perché la gente iniziava già a spingere e sinceramente ed era diventato impossibile vedere la partita; abbiamo continuato a vederla in un bar in una traversa di via Roma. A metà secondo tempo abbiamo sentito e visto l’orda di gente che correva per le vie urlando di aver sentito spari e di un allarme bomba. Ci siamo chiusi in un bar che poi ha voluto chiudere sbattendoci fuori. Ci siamo allontanati e dopo altri 20 minuti è arrivata una seconda orda che ci ha abbastanza spaventato perché erano presenti delle persone con vistose ferite e sangue. Ci siamo chiusi in un American Graffiti che ci ha gentilmente ospitato in attesa che le acque si calmassero. Un'esperienza indimenticabile, purtroppo" (MATTIA - Mantova)

"Noi eravamo a casa a guardare la partita dietro Piazza San Carlo quando abbiamo sentito citofonare ma nessuno rispondeva. Poi abbiamo sentito voci e grida dal cortile accanto e uscendo sul nostro cortile abbiamo chiesto a delle ragazze affacciate sul cortile accanto che ci hanno detto di un’esplosione in piazza e conseguenze evacuazione. Allora abbiamo aperto subito il portone e accolto dei ragazzi spaventatissimi che non avevano visto né sentito nulla ma la gente aveva iniziato a venirci addosso nel fuggi fuggi e loro, a Torino solo per la finale da Campobasso, avevano lasciato zaini e effetti personali in piazza. Poi hanno contattato dei loro amici che sono arrivati da noi, una ragazza senza scarpe ma tutti abbastanza in buone condizioni senza tagli o ferite. Abbiamo guardato su Twitter e si parlava di un'esplosione, alcuni di noi sono usciti in strada per cercare di capire di più e abbiamo visto passare un ragazzo gravemente ferito vicino allo svenimento. L’abbiamo portato a casa, abbiamo prestato telefoni per contattare amici e parenti dato acqua e soccorso e cercato di tranquillizzare quanto più possibile. Il 118 non rispondeva e siamo usciti a cercare un'ambulanza ma non ce n’erano. Il ragazzo è poi stato recuperato dal padre della fidanzata che lo ha portato in pronto soccorso. Con gli altri siamo poi andati in piazza ad aiutarli a cercare scarpe e zaini. Lo zaino di una è stato rubato con telefono annesso che risultava infatti scollegato sul trova Iphone. In tutto ciò voi avete contatti per l’ufficio smarrimento... Vorrei rendermi utile come volontaria... In piazza abbiamo cercato di riunire un po' gli zaini che poi sono stati piantonati da poliziotti che controllavano i documenti prima di dare zaini e borse. Un nostro amico ha assistito alla brutta scena di sciacalli che cercavano oggetti nelle borse e sono stati malmenati dai presenti e successivamente arrestati" (GIORGIA G.)

"Ho fatto più suture in un giorno che in 16 anni di pronto soccorso. Ma alla fine li abbiamo curati tutti". (LAURA ZIA - Infermiera professionale all’ospedale Molinette di Torino)

LA RABBIA

"La vera vergogna ieri sera era la disumanità di certi individui dopo il panico: Sciacalli ovunque. Dieci minuti dopo il panico c'era già un gruppo di 5 persone in piazza cercando gli zaini per cellulari e soldi. Al mio amico hanno rubato le cuffie Beats. E la polizia purtroppo non ha fatto nulla. I due sciacalli arrestati di cui avete scritto sono solo una piccola parte dei ladri" (MAURO SPADARO)

"Noi siamo stati fortunati, abbiamo subito solo qualche ferita, ma nulla di così grave. Ad altri è andata molto peggio e per questo ci sentiamo presi in giro quando sentiamo il Prefetto che afferma che l'emergenza è stata gestita alla perfezione. Basti pensare che, nei pressi del maxischermo, siamo stati perquisiti in maniera molto superficiale: io, ad esempio, avevo una bottiglia d'acqua da un litro che gli agenti non hanno notato... Facevano quindi entrare senza controllo alcuno. (LORENZO TRENTIN - 25 anni)

"Ciao, ieri sera ero a Torino e la cosa più assurda che ho visto erano i cocci di vetro per terra, c'erano tantissimi venditori ambulanti abusivi che vendevano bibite in bottiglia. All’ingresso della piazza c'era il controllo polizia che era meticoloso, quindi come fa ad entrare un carrello pieno di bibite in vetro ? La maggior parte dei feriti è imputabile a questo" (MICHELE BASTONE)

"Volevo farvi notare (oltre al fatto che la piazza era concretamente una gabbia senza alcuna via di fuga se non le entrate-uscite predisposte) la cosa assurda secondo me della "blandezza" dei controlli (per un certo periodo di tempo, saranno state le 19-19.15, le entrate a sud verso piazza castello sono rimaste completamente libere: entrava chiunque e nessuno capiva il perché) e soprattutto il fatto che non solo chiunque poteva portare con sé all' interno della piazza qualsiasi tipo di bottiglia in vetro ma anche lo scandalo che avevano libero accesso alla piazza venditori abusivi di bibite alcoliche e non (in vetro) con borse frigo e contenitori dell'ultima ora: era pieno ! Rimango a disposizione per eventuali ulteriori vostri chiarimenti" (ANGELO MARIA BALICE)

"Il panico ieri ha vinto, la paura ha preso tutti in contropiede. C'è da dire che è difficile tenere sotto controllo una pizza piena di tifosi, ma sicuramente con quelle poche risorse impiegate era impossibile; 4 ingressi con 2 poliziotti per un totale di 8 senza un metal detector senza nulla. Un’ispezione rapida durata neanche 3 secondi. Controlli rapidi e inutili. Il problema della serata sono stati i venditori ambulanti con carrelli metallici che passavano tra la folla a vendere a 5€ una bottiglia di birra che una volta terminata veniva lasciata per terra. Erano almeno 20 i venditori abusivi che passavano. Come sono entrati ? I controlli ? Sicuramente la chiave di tutto ciò è stata la paura; il vetro rotto per tutta la piazza ha fatto sì che i feriti aumentassero, perché abbiamo corso su un manto di vetro frantumato" (MINO GRESIA)

Nel 1996 lo schermo era posizionato al centro e parallelo alla piazza lasciando metà di essa libera. Più sicuro, forse basterebbe fare tesoro delle lezioni del passato. Stessa cosa nel 1994 per finale mondiale Usa" (GILBERTO BEDA)

"Io e mio marito stavamo guardando la partita circa al centro della piazza, confermo che attorno a noi ancor prima dell'inizio della partita c'era già un tappeto di bottiglie di vetro, durante la partita hanno continuato a vederne ! I controlli a nostro parere non sono stati all'altezza della situazione. Poi il panico ci ha contagiato tutti ed è stato il caos !" (GIOVANNA L.)

"Ero proprio sotto il Cavallo di San Carlo. A me hanno controllato seppur in modo vago lo zainetto con annessa seggiolina, mentre venditori abusivi trainavano carrellini che in continuazione venivano riempiti di bottiglie di birra" (ROCCO CERAVOLO - Montemulo)

"Trovo inaudito che nel clima di terrore che sta vivendo il mondo occidentale si debbano accalcare allo sbaraglio e senza controllo migliaia di persone in una piazza dove praticamente non esistono vie di fuga. Un maxi schermo allo stadio poteva ridurre notevolmente i rischi. Ancora una volta ci si è affidati al fato e, per fortuna, nessuno ha morti sulla coscienza, sperando che il bimbo di 7 anni risolva i suoi problemi" (DAVIDE BOLOGNINI)

"Ero in piazza Vittorio Veneto ieri pomeriggio. Gruppi di tifosi già alticci verso le 15.30 camminavano verso piazza San Carlo. Bottiglie di birra a volontà. Addirittura un gruppo aveva un carrello della spesa colmo di bottiglie. Nessun controllo. Niente di niente. Non ci si può meravigliare se in tempi di attentati si può accedere ad una piazza con così tante bottiglie e senza controlli" (MAURA - Reggio Emilia)

"Sabato siamo arrivati in piazza verso le tre e mezza. Ci siamo messi davanti al caffè Torino e dopo poco arrivano i carabinieri e portano via un venditore ambulante perché vendeva bottiglie di vetro... Non sono passati 10 minuti e lo stesso venditore era di nuovo lì davanti al caffè Torino con il doppio delle bottiglie di vetro. La cosa mi fa pensare male!!! Non è che qualcuno come al solito si è fatto un po’ di soldini. Come ho visto io i venditori avrebbero dovuto vederli anche le forze dell’ordine. Bastava camminare per la piazza. Credo di non essere l’unico a pensarla così" (CHRISTIAN)

"Buongiorno, questa foto è stata scattata alle 21:52... qualche minuto prima del fatto che ha sconvolto Torino... Dov’era in questa foto la sicurezza ? Come mai le forze dell’ordine non si sono accertate di far rispettare la legge in merito al danneggiamento dei monumenti ? Questo è l’emblema della sicurezza di sabato sera. La dinamica dei fatti in merito alla sicurezza è stata questa: 5 ore dall’inizio della partita, 6 varchi per l’accesso a piazza San Carlo, lato sud/est, 3 persone della digos, 4 della polizia e vari dei carabinieri a controllare gli accessi... Massimo una bottiglia di vetro a testa, ma chiaramente si riusciva tranquillamente a portarne dentro almeno 4/5 a testa dato che i controlli venivano effettuati solamente sulla parte superiore degli zaini, bastava entrare con lo zaino aperto con sopra qualcosa che nascondesse le bottiglie. Ma il bello è che ad 1 ora dall’inizio della partita, nonostante questi "RIGIDI" controlli, ci siano stati gruppi organizzati, chiaramente illegali, che hanno iniziato a portare dentro casse su casse di birra in bottiglia di vetro, aiutandosi con carrelli a due ruote, almeno 10 carrelli con 5/6 casse di birra ognuno... Per poi rovesciarli nei cestoni con ghiaccio, e distribuirle a 2€ all’interno della piazza. Inevitabile il caos. Nel momento del panico la piazza era letteralmente diventata un pavimento di bottiglie di vetro rotte e non... Potete immaginare quello che è successo quando la gente ha iniziato a correre all’impazzata verso il lato sud/est urlando "via da qui - via da qui" (PIETRO PRAMPOLINI - Modena)

"Alle 16,20 eravamo in piazza, alle spalle della statua del cavallo. I controlli delle forze dell’ordine da subito ci sono sembrati una pura formalità I venditori di birre in bottiglie di vetro hanno fatto affari d’oro senza limitazioni. Dopo il gol del pareggio juventino di Mandzukic, la visuale del maxischermo è peggiorata per la calca dei tifosi, costringendoci a uscire dalla piazza. Ascoltando il consiglio di Alessandro Di Maria abbiamo optato per vedere le immagini della partita dalle tv di un bar. Dopo il 3 a 1, non si è capito più nulla. La gente ha iniziato scappare dalla piazza. Abbiamo rischiato di separarci più volte. Ho visto gente con i sacchetti di plastica ai piedi per proteggersi dai vetri. Un conoscente ha perso la scarpa procurandosi una profonda ferita al piede. Abbiamo rischiato un’altra strage dello stadio Heysel ma per puro caso ne siamo usciti vivi" (FABIO SCARPINATO - Novara)

DANNI PERMANENTI

"Ho trovato i miei clienti davvero sconvolti dal punto di vista psicologico. I ragazzi si sono rivolti al nostro studio proprio ieri. Valuteremo attentamente e professionalmente eventuali responsabilità e nel caso provvederemo a chiedere i danni agli enti o all'organizzazione" (MARCELLO PERILLO - Avvocato)

Fonti: Lastampa.it - Repubblica.it - Gazzetta.it - Ilrestodelcarlino.it - Ilgiornale.it

Fotografie: Lastampa.it - Quotidiano.net - Swissinfo.ch - Ilmessaggero.it - Gazzetta.it - Ansa.it (2 -Eurosport - Targatocn.it - La Presse

 
 
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