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Gianfranco Sarto
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ITALIA   11-10-1938   Donada (RO)   Anni 46

Sarto e l'Heysel dimenticati a Porto Viro

di Emiliano Milani

Solo nel 2017 con Giacon Sindaco il Comune ha ricordato la vittima e lanciato la proposta di intitolare il nuovo stadio.

CALCIO - Giusto un anno fa, l'allora primo cittadino di Porto Viro Thomas Giacon, a cornice della proiezione del docufilm, curato dai supporters Juve 1897, intitolato "Per non dimenticare Heysel" presentò alla cittadinanza il progetto in essere del nuovo stadio comunale. L'impianto sportivo, una volta ultimato, avrebbe dovuto essere intitolato al concittadino Gianfranco Sarto, una delle vittime dell'Heysel. Lo stadio di Bruxelles, in Belgio, dove nel 1985 morirono 39 tifosi che erano andati ad assistere alla finale di Coppa campioni fra Juventus e Liverpool.

La serata dell’anno scorso - "Una decisione per far comprendere ai giovani che lo sport deve essere occasione di gioia e di competizione, ma non di violenza e di morte - spiegò allora Giacon - un modo di ricordare che la memoria di chi non è tornato da quella finale di coppa dei campioni di calcio non è certo morta sui gradini di quello stadio". È passato un anno, l’amministrazione comunale è cambiata e l’impianto non è stato ultimato, portando con sé anche l’incompiutezza dell’intitolazione. Ma al di là di questo, che non vuole essere assolutamente un atto di accusa a chi si è da poco insediato alla guida della città, da quel maledetto 29 maggio del 1985 di Bruxelles e di quella finale di coppa dei campioni tra Juventus e Liverpool che costò la vita a 39 persone, tra cui il portovirese Sarto, di anni ne sono passati 33 e Porto Viro (prima diviso in Contarina e Donada) e tutte le sue amministrazioni, eccetto la parentesi Giacon, sembra essersene sempre dimenticata.

I familiari a Reggio - Oggi ricorre l’anniversario e per i famigliari ad ogni 29 maggio si riapre una ferita che il tempo non potrà mai rimarginare. La cura migliore ? Il ricordo e l’affetto. Domenica il figlio di Sarto, Roberto, insieme alla famiglia si è recato per il quarto anno a Reggio Emilia, città colpita dalla morte di Claudio Zavaroni, dove, insieme a tantissime altre persone ha partecipato alla commemorazione delle vittime davanti ad un bel monumento dedicato alla tragedia, posizionato di fronte allo stadio Mirabello. L’augurio è che ciò si possa realizzare quanto prima anche a Porto Viro e la memoria di Gianfranco e di chi come lui non è tornato da quella finale rimanga viva, perché, al di là di ogni colore e bandiera, nessuna persona è morta finché è nei cuori di chi resta.

29 maggio 2018

Fonte: Ilgazzettino.it

La famiglia Sarto a Reggio Emilia per la tragedia dell’Heysel

di Emiliano Milani

Sono passati 32 anni da quella pazza notte del 29 maggio 1985 di Bruxelles che si portò via 39 vite, tra le quali quella del portovirese Gianfranco Sarto, allo stadio Heysel dove si giocò la finale di Coppa dei campioni Juventus - Liverpool. Il tempo passa e diventa sempre più difficile mantenere viva la memoria della tragedia. Eppure i supporters bianconeri Nucleo 1985 guidati da Massimo Tadolini, ideatori del docufilm "Per non dimenticare Heysel", proiettato l’anno scorso a Porto Viro alla presenza di Stefano Tacconi, continuano a promuovere iniziative in giro per l'Italia, alcune insieme alla famiglia Sarto. Così il figlio Roberto era presente il 21 a Bassano per il 3° torneo di calcio pulcini memorial "Andrea Casula", altra vittima a 11 anni. Tra le squadre partecipanti anche la Juventus con il figlio di Gigi Buffon, tra gli ospiti e Tacconi. Il giorno 28 Roberto, la sorella Stefania e mamma Edda (moglie di Gianfranco), hanno partecipato a Reggio Emilia, città colpita dalla morte del fotografo ventottenne Claudio Zavaroni, alla commemorazione delle vittime davanti al monumento dedicato alla tragedia (nella foto), di fronte allo stadio Mirabello. A Porto Viro l’ultima amministrazione aveva in progetto di dedicare a Gianfranco Sarto il nuovo stadio. L'augurio è che ciò si possa realizzare quanto prima e la memoria di chi non è tornato da quella finale rimanga viva, perché, come dice la curva bianconera, "nessuna persona è morta finché vive nei cuori di chi resta".

1 giugno 2017

Fonte: Il Gazzettino (Rovigo)

 

Il nuovo stadio comunale di Porto Viro sarà intitolato a Gianfranco Sarto

Porto Viro - "Lo stadio comunale di Porto Viro, una volta terminato, sarà intitolato a Gianfranco Sarto, per far comprendere ai giovani che lo sport deve essere occasione di gioia e di competizione, ma non di violenza e di morte". Ad annunciarlo il sindaco di Porto Viro Thomas Giacon venerdì sera alla dirigenza dell’Asd Calcio Porto Viro e al figlio di Gianfranco, Roberto, responsabile del settore giovanile per le categorie juniores e allievi". Dedicare il nuovo campo di calcio ad uno dei 39 angeli dell' Heysel, sarà un modo per ricordare che la memoria di chi non è tornato dalla finale di coppa dei campioni di calcio tra Juventus e Liverpool il 29 maggio del 1985, non è morta sui gradini dell’Heysel - prosegue il primo cittadino. Lo stadio di Bruxelles, ora intitolato a "Re Baldovino", sarà per sempre ricordato per i 39 morti, i 600 feriti e un numero immenso di persone segnate per sempre nell’anima". E tra queste anche i famigliari di Gianfranco Sarto, la moglie, i due figli Stefania e Roberto e i nipoti Denise e Gianfranco." "L’ intitolazione del nuovo stadio a mio padre, a distanza di anni, rappresenta un bel riconoscimento" - commenta commosso Roberto Sarto. "Sapere che verrà realizzato il nuovo stadio in città significa segnare la strada del futuro del calcio a Porto Viro - commenta Paolo Marangon, vicepresidente della squadra dei gialloblu - e apprendere che l’impianto sportivo verrà intitolato ad una delle 39 vittime dell’Heysel ed ex dirigente dell’ AC Contarina, rappresenterà un ricordo per qualcuno ma per i giovani sarà un insegnamento". Per l’occasione dell’inaugurazione del nuovo stadio e della sua intitolazione a Gianfranco Sarto, previsti il prossimo autunno, sarà ospitata a Porto Viro una rappresentativa calcistica della società FC Juventus. All’entrata del nuovo impianto sportivo, parte integrante della cittadella dello sport, verrà scolpita la seguente frase "nessuno muore veramente finché vive nei cuori di chi resta per sempre" oltre alla denominazione "Stadio G. Sarto". A presenziare all’annuncio ufficiale del sindaco Giacon, il consigliere di maggioranza Ivano Vianello, Paolo Marangon, Roberto Tessarin, Luciano Vianello e Ubaldo Garbi.

31 gennaio 2016

Fonte: Agorasportonline.it - Rovigoindiretta.it

Porto Viro

L'Heysel si portò via Gianfranco Sarto

il ricordo di suo figlio nell'anniversario

di Alberto Garbellini

Trent'anni fa la tragedia allo stadio Heysel di Bruxelles. Fra i 39 morti anche il donadese Gianfranco Sarto. Oggi lo ricorda il figlio Roberto.

DONADA - Oggi sono 30 anni: 29 maggio 1985, stadio Heysel a Bruxelles, in programma la finale di Coppa dei campioni tra Juventus e Liverpool. Ma dopo quel giorno tutto cambiò. I morti furono 39 e il calcio si scoprì costantemente sotto agguato da parte di frange di teppisti con la bandiera. Fra quei 39 morti ci fu anche Gianfranco Sarto, 57enne di Donada. Era partito dal Basso Polesine con un amico, aveva acquistato i biglietti per la partitissima. E poi, poi scoppiò il finimondo. "Ricordo bene quella sera - dice Roberto, il figlio di Gianfranco che allora aveva 19 anni - io guardavo la partita in tv con la mia famiglia. Vedemmo tutto quello che successe, quelle scene di pazzia, i morti. Ma non ci preoccupammo per mio padre perché aveva acquistato i biglietti attraverso uno Juventus club di Torino, e la tv inquadrò uno striscione del club nella curva opposta agli scontri e alla ressa mortale. La famigerata curva col settore Z dell'Heysel". Invece il destino aveva deciso di giocare uno scherzo assurdo e atroce. Il club infatti aveva acquistato anche biglietti del settore Z, uno dei quali toccò a Gianfranco. "Il giorno dopo - continua Roberto - alle cinque del mattino ci svegliarono i carabinieri. Ci dissero che fra i 39 morti c'era anche mio padre". "Domenica scorsa lo stadio di Torino ha ricordato le vittime con cartelli con i nomi dei morti. C'era anche quello di mio padre. Mi sono commosso". E il 6 giugno c'è una finale di Champions della Juventus. "La guarderò in tv - chiude Roberto - E di sicuro avvertirò un brivido agrodolce: l'attesa per la partita e il dolore per mio padre, strappato alla vita troppo presto".

29 maggio 2015

Fonte: La Voce di Rovigo

La tragedia

di Alberto Garbellini

Il 5 aprile Juventus e Liverpool tornano ad affrontarsi. Il racconto dei polesani che vissero quella partita L'incubo Heysel, 20 anni dopo l'orrore Il figlio della vittima di Porto Viro: "Vorrei che il tempo si fosse fermato al giorno prima". "Vorrei essere fermo a martedì 28 maggio 1985. Fu l'ultima volta che vidi mio padre, il giorno dopo morì nello stadio dell'Heysel". Il padre di Roberto Sarto, Gianfranco, fu tra le 39 persone che persero la vita la sera del 29 maggio 1985 nello stadio di Bruxelles. Il 5 aprile Juventus e Liverpool tornano ad affrontarsi in una partita di Champions League. Sono passati quasi 20 anni da quella finale di Coppa dei Campioni, una data che negli annali del calcio è scritta con il rosso del sangue di tante persone. Quella sera sugli schermi di milioni di telespettatori non comparirono immagini di sport ma di una violenza cieca ed assurda, scene da guerriglia urbana, un'apocalisse che costò la vita a 39 persone. Gli italiani morti furono 32 e fra questi 3 veneti, uno di loro era Gianfranco Sarto di Donada.

MORIRE ALLO STADIO - Gianfranco Sarto, 57 anni, era partito per Bruxelles in compagnia di un amico. "Avevano acquistato i biglietti - ricorda il 39enne figlio Roberto - attraverso uno Juventus club di Torino. Non avrebbero dovuto finire nel settore Z invece non so per quale motivo si sistemarono in quella fetta di curva". Sono eventi che Roberto ha ricostruito a posteriori: "Quando scoppiò la furia degli hoolingans tutti i tifosi juventini scapparono. La corsa di mio padre fu interrotta da un pilastro di ferro, cadde per terra, fu calpestato dalla ressa, schiacciato. Morì in quel momento". La famiglia di Gianfranco assistette a quelle drammatiche scene alla televisione: "Ma andammo a dormire tranquilli. Le telecamere inquadrarono lo striscione del club con il quale mio padre era partito da Torino. Era sistemato dalla parte opposta al settore Z. Credevamo fosse lontano dal pericolo". Invece all'alba furono i carabinieri ad avvisare Roberto e sua madre della morte del padre: "Fu un dolore indicibile. Ancora adesso mi sveglio e vorrei che il tempo si fosse fermato a quel 28 maggio di 20 anni fa". SALVATO DA UN INGLESE - Non tutti gli inglesi presenti all' Heysel furono responsabili di quella strage. Qualcuno di loro si adoperò per aiutare i tifosi del settore Z e fra questi Arnaldo Gianni Bononi, partito con un amico da Fiesso Umbertiano. Bononi vede sfilare davanti agli occhi quelle tragiche sequenze: "Alle 18 eravamo già nello stadio - racconta - era piuttosto fatiscente. I tifosi bianconeri erano divisi dagli inglesi da una semplice recinzione. Contai solo 13 poliziotti a garantire la sicurezza. I britannici cominciarono presto a lanciare lattine di birra ed altri oggetti". Ricorda cosa innescò la reazione selvaggia degli hooligans: "Ad un certo punto i poliziotti staccarono le bandiere del Liverpool dalla recinzione. I reds si scatenarono, scavalcarono la rete divisoria, cominciarono i primi tafferugli, poi l'attacco in massa. I bianconeri non erano ultras ma semplici tifosi come me, c'erano famiglie, ragazzini. La forza d'urto di centinaia di inglesi pazzi di alcool provocò lo spostamento di noi italiani verso il muretto che poco dopo crollò. La ressa fu tremenda, io mi ritrovai spinto verso l'alto, sospeso fra decine di corpi". Per qualche minuto Bononi venne sballottato da tutte le parti, galleggiando sopra i corpi di morti e feriti. "Ero quasi arrivato sulla pista che circonda il campo che finii a terra, sommerso da altri corpi, quasi soffocato, incapace a muovermi. Rimasero libere solo le braccia e la testa. Vidi un uomo che cercava di portare aiuto alle persone che rischiavano di esser schiacciate, venne verso di me, ricordo ancora la sua faccia. Mi prese per le mani e mi estrasse, uno strappo talmente forte che mi ritrovai sulla pista di atletica, in salvo. Ritrovai il mio amico, la polizia ci scortò fuori dallo stadio. Camminavo su un ciottolato, mi resi conto di essere scalzo". Perse scarpe e giubbotto sotto la bolgia del settore Z: "Un tassista ci riaccompagnò in albergo, della partita non seppi nulla".

IL RITORNO - Il giorno dopo ritornò a Fiesso, i carabinieri raccolsero il suo racconto e lo inviarono a Roma. "Qualche mese dopo a casa mi arrivò una lettera di scuse da parte di re Baldovino del Belgio". Nei giorni seguenti la Gazzetta dello Sport pubblicò le foto di alcuni inglesi che avevano aiutato gli italiani. "Riconobbi il mio salvatore, telefonai alla Gazzetta. Circa un mese dopo una delegazione da Liverpool giunse a Torino per una simbolica riconciliazione. Fui invitato alla cerimonia in Comune e nella sede della Juventus. Incontrai il mio salvatore, ci abbracciammo, gli devo la vita". Gianni Bononi è rimasto tifoso della Juve, "ma in uno stadio di serie A non ho più messo piede. Seguo solo le partite del calcio dilettantistico".

29 maggio 2005

Fonte: Il Gazzettino (Rovigo)

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