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Tragedie Stadi del Mondo 1871-2019
     Morire di Calcio     Pagine della Memoria     Superga 4.05.1949     Tragedia Stadio "Ballarin"    

Tragedie Stadi Mondiali 1871-2019
5.04.1902
Crollo Tribuna "West Stand"
Glascow, "Ibrox Park"
(Scozia - Inghilterra)
25  Vittime
"Il 5 aprile 1902, al minuto 51° dell'incontro Scozia-Inghilterra valido per il Torneo Interbritannico, sugli spalti ci sono oltre 68 mila spettatori e la piattaforma di supporto della "Western Tribune Stand" interamente costruita in legno (oggi demolita) in seguito alle forti piogge della notte precedente crolla a causa del peso eccessivo. Centinaia di tifosi cadono da un’altezza di circa 12 metri. Il bilancio è di 25 morti (NDR: altre fonti riportano 26) e oltre 500 feriti. È la prima grande tragedia in uno stadio britannico (Ne seguiranno altre, in un climax che raggiungerà l’apice nel disastro di Hillsborough del 1989). All’epoca la tribuna consisteva in una piattaforma di legno sorretta da un’intelaiatura di acciaio. Quello di Ibrox è il primissimo segnale: il legno della West Stand è inadatto a contenere folle di quelle proporzioni. A seguito di tale disastro, questa tecnologia costruttiva fu abbandonata in favore di una più affidabile tecnica in muratura o cemento armato e lo stadio viene risistemato, le tribune sostituite da spalti di cemento armato. Compaiono per la prima volta le terraces, settori nei quali gli spettatori assistono esclusivamente in piedi alla partita, ammassati gli uni agli altri e protetti da una serie di crash barriers per attenuarne i movimenti. Nel 1929 venne costruita la tribuna centrale che è tutt'ora presente ed è considerata una delle migliori costruzioni architettoniche in ambito sportivo. La squadra dei Rangers tuttavia spese ben £ 150.000 (una somma notevole all'epoca) per la sicurezza dello stadio senza successo. Nonostante tutti i lavori di restauro e tutti gli investimenti fatti in termini di sicurezza, l'Ibrox ha forse il record di peggior impianto del Regno Unito proprio in questi termini. Nel 1961 due tifosi vennero uccisi probabilmente dalla folla sulla scalinata in seguito al crollo di una balaustra, altri si ferirono in incidenti vari negli anni successivi fino a che nel 1968 la tribuna prese addirittura fuoco". Fonti: Wikipedia - 4tretre.blogspot.it - Rivistaundici.com - La Stampa
9.03.1946
Il disastro di "Burnden Park"
Bolton, "Burnden Park"
(Bolton Wanderers - Stoke City)
33  Vittime
"Era il 9 marzo 1946 quando, in occasione del sesto turno di FA Cup contro lo Stoke City di Stanley Matthews, si accalcarono nel vecchio impianto di Bolton più di 85mila persone, nonostante una tribuna non fosse utilizzabile. La capienza massima dello stadio era di 65mila. C’era fame di grande calcio dopo la fine della guerra e l’arrivo del grande Matthews attirò un numero enorme di tifosi. La pressione della folla via via sempre più gigante fece crollare una barriera. Nella calca morirono 33 persone e più di 500 furono i feriti. La partita, dopo una sospensione di circa 30 minuti, venne incredibilmente portata a termine e finì 0-0. Matthews criticò la scelta di concludere comunque il match anche se spiegò che i giocatori non avevano capito la portata del dramma. Appresero dei morti solo in seguito ascoltando i notiziari". Fonte: Inthebox.gazzetta.it 9.03.2016 ("Bolton, 70 anni fa la tragedia dimenticata" di Paolo Avanti)
30.03.1955
Santiago del Cile, Estadio "Nacional"
Finale Coppa America
(Cile - Argentina)
6 Vittime
Finale di Coppa America: Cile-Argentina: l’evento è atteso dal popolo cileno con fervente impazienza, ma l'organizzazione insolitamente decide che la vendita dei biglietti avvenga lo stesso giorno della partita fuori allo Stadio Nazionale. Si prevede una capienza di 70.000 spettatori. Due ore prima dell’incontro viene permesso di entrare al pubblico: più di 20.000 persone si sono accalcate ai cancelli di ingresso spingendo e calpestando involontariamente quelli caduti nella ressa per terra. A peggiorare le cose, poco dopo, crolla la recinzione di una tribuna causando la peggiore tragedia del calcio cileno. Tuttavia si giocò la finale come se nulla fosse accaduto. Le versioni ufficiali contarono 6 morti per asfissia e oltre 500 feriti, otto dei quali in modo grave, anche se alcuni media locali dissero che vi erano stati più morti. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
16.09.1961
Crollo Barriera sulla Scala 13
Glascow, "Ibrox Park"
(Rangers - Celtic)
George Nelson - Thomas Thomson
Nel settembre 1961 durante lo svolgimento del derby di Glascow, George Nelson and Tommy Thomson, due tifosi scozzesi dei Rangers Football Club, muoiono schiacciati dalla folla in seguito al crollo improvviso di una barriera di legno sulla scala 13, una uscita molto ripida in un settore popolare spesso sovraffollato e vicina alla stazione della metropolitana di Copland Road ed ai parcheggi dei tifosi di casa. Dopo questo incidente, la Società ha installato nuove misure di sicurezza, ma nonostante ciò sono seguiti altri incidenti e feriti nel medesimo luogo sia nel 1967 che nel 1969. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
16.09.1962
Congo, Libreville, Scontri fra Tifoserie
Brazzaville, Stade "Marchand"
(Gabon - Congo)
9 Vittime
"Brazzaville, 21 settembre. Nove persone hanno perduto la vita a Libreville, in seguito ai tumulti seguiti ad una partita di calcio tra le rappresentative nazionali della Repubblica del Gabon e della Repubblica del Congo ex-francese disputatasi domenica scorsa. Ne ha dato notizia oggi il ministro degli Esteri del Gabon, Jean Aubame, in un telegramma indirizzato al suo collega congolese, aggiungendo che si sono avuti degli incendi nel quartiere residenziale di Libreville, dove vivono sia congolesi, sia gabonesi. La partita di calcio che ha provocato gli incidenti è stata disputata a Brazzaville, e i gabonesi ritengono di essere stati trattati ingiustamente, tanto che il governo del Gabon, riunito in seduta straordinaria, ha deciso di troncare le relazioni sportive tra i due Paesi. Gabon e Congo ex-francese sono due Repubbliche indipendenti e confinanti, che facevano parte un tempo dell'Africa equatoriale francese". Fonte: La Stampa 22.09.1962 ("Nove morti in Congo per una partita di calcio")
24.05.1964
Lima, Disordini Tifoseria 
Estadio "Nacional de Perù"
(Peru' - Argentina)
328  Vittime
"Il 24 maggio 1964 alle ore 15:30 si disputava a Lima la partita tra le nazionali di Perù e Argentina valevole per il torneo preolimpico organizzato dalla CONMEBOL per la qualificazione al torneo calcistico delle Olimpiadi di Tokyo. Prima della gara l'Argentina occupava il primo posto della classifica mentre il Perù era secondo a pari merito con il Brasile, il match era quindi molto sentito dai tifosi peruviani poiché la loro squadra si giocava la possibilità di qualificazione. Il primo tempo dell'incontro si concluse a reti inviolate all'insegna dell'equilibro, la ripresa si aprì invece con il gol del vantaggio argentino siglato da Néstor Manfredi. Al 38º minuto del secondo tempo, sempre sul punteggio di 1-0 in favore dell'Argentina, la nazionale peruviana riuscì a pareggiare grazie a Víctor Lobatón che allungando la gamba su un rinvio del difensore Andrés Bertolotti fece scaturire un rimpallo fortunoso che mandò il pallone in rete alle spalle del portiere Agustín Cejas. L'arbitro dell'incontro, l'uruguaiano Ángel Eduardo Pazos, inizialmente convalidò il gol ma poi, dopo le veementi proteste argentine, decise di annullarlo per fallo del calciatore peruviano. La decisione fece infuriare il pubblico di casa e due spettatori (Víctor Melasio Campos, soprannominato El Negro Bomba ed Edilberto Cuenca) scavalcarono le recinzioni e invasero il campo di gioco cercando di raggiungere l'arbitro per colpirlo; gli invasori vennero prontamente fermati dalla polizia che non esitò ad utilizzare i cani e le percosse tanto che uno dei due svenne e questo fatto fece arrabbiare ulteriormente le persone sugli spalti che vissero l'accaduto come un abuso di forza. Dalle tribune iniziarono a piovere oggetti lanciati dai sostenitori contro la polizia e diverse altre persone cercarono di entrare in campo; a quel punto l'arbitro, ritenendo a rischio l'incolumità dei giocatori, fischiò la fine dell'incontro e si rifugiò assieme ai calciatori negli spogliatoi dello stadio. La polizia, nel tentativo di placare le violente proteste scoppiate sugli spalti, iniziò a sparare lacrimogeni tra il pubblico creando però il panico generale. Gli spettatori si accalcarono ai cancelli dell'impianto nel tentativo di uscire ma questi erano stati chiusi a chiave per impedire ai tifosi rimasti fuori di entrare allo stadio che aveva già raggiunto la sua massima capienza, di conseguenza in molti rimasero pressati contro le recinzioni spinti dalla folla che cercava di scappare in preda al panico e morirono a causa dell'asfissia indotta dallo schiacciamento. Quando i cancelli vennero aperti e le persone riuscirono a raggiungere l'esterno dello stadio la rabbia della gente si indirizzò verso gli agenti di polizia, ritenuti colpevoli del disastro, e si generò una vera e propria caccia all'uomo che portò alla morte di 4 poliziotti. Nelle ore successive alla partita si scatenò nelle vie adiacenti all'impianto una sommossa popolare che la polizia cercò di placare anche con l'uso delle armi da fuoco, durante i disordini si aggravò ulteriormente il numero dei morti e dei feriti, inoltre fu data alle fiamme una fabbrica e furono saccheggiati diversi negozi della zona. L'arbitro e i giocatori, rimasti barricati negli spogliatoi per tutto il tempo, riuscirono ad uscire dallo stadio solo verso le 20:30 quando la rabbia della folla si era placata e solo allora appresero delle dimensioni della tragedia avvenuta nel frattempo. All'indomani della tragedia le autorità proclamarono sette giorni di lutto nazionale. Il numero di vittime accertate dichiarato fu di 312, salito in seguito a 328, ma secondo alcune inchieste successive il numero dei morti sarebbe maggiore in quanto i corpi delle persone decedute negli scontri con la polizia nei pressi dello stadio sarebbero stati occultati dalle autorità e sepolti in una fossa comune. Il magistrato Benjamín Castañeda, che aveva partecipato alle indagini, dichiarò in seguito che su alcuni aspetti della vicenda c'era stato un forte sospetto di insabbiamento. Lo stadio fu chiuso per consentire la riparazione dei danni, i lavori durarono circa sessanta giorni e vennero modificati molti aspetti dell'impianto per evitare che potessero ripetersi altre tragedie simili. La capienza dello stadio fu inoltre ridotta da 53.000 a 42.000 posti. Dal punto di vista penale furono poche le persone perseguite per gli avvenimenti. El Negro Bomba, il tifoso che per primo invase il terreno di gioco dando il via alla contestazione generale venne arrestato e punito per la sua condotta. Jorge de Azambuja, il capo della polizia colpevole di aver ordinato ai suoi agenti di utilizzare i lacrimogeni, venne sottoposto a processo e sette anni più tardi fu condannato a 30 mesi di reclusione. Successivamente venne perseguito anche uno dei magistrati che condussero le indagini sulla tragedia, fu accusato di aver consegnato la relazione sugli avvenimenti in ritardo e di non aver fatto eseguire l'autopsia sui corpi delle vittime. Il ministro degli interni all'epoca dei fatti, Juan Languasco, benché additato da molti come uno dei responsabili del disastro non venne mai formalmente accusato di nulla. In compenso il governo presieduto da Fernando Belaúnde Terry, per scongiurare il ripetersi di altre rivolte popolari, decretò per un mese la legge marziale sul territorio nazionale. Dal punto di vista sportivo la principale conseguenza fu che il torneo preolimpico venne dichiarato concluso e tutte le partite rimanenti cancellate: l'Argentina fu decretata campione del torneo e si qualificò per le Olimpiadi mentre le nazionali di Brasile e Perù dovettero invece affrontare uno spareggio per definire la seconda qualificata. La partita si disputò il 7 giugno a Rio de Janeiro e terminò con la vittoria dei verdeoro per 4-0. Ogni anno nell'anniversario della tragedia si svolgono diverse manifestazioni per commemorare le vittime; nel 2014, in occasione del cinquantenario del disastro, è stata celebrata una solenne messa commemorativa nella Cattedrale di Lima officiata dal cardinale Juan Luis Cipriani Thorne". Fonte: Wikipedia.org
17.09.1967
Kayseri, Scontri fra Tifoserie
Tragedia "Atatürk Stadyumu"
(Kayserispor – Sivasspor)
43  Vittime
"Quasi 21.000 persone parteciparono al primo incontro di campionato fra Kayserispor e Sivasspor. Migliaia di persone che non potevano entrare nello stadio affollavano i tetti degli edifici vicini, senza tener conto della loro sicurezza personale. A causa della tensione tra i tifosi delle due squadre, la sicurezza all'ingresso dello stadio fu rafforzata; molte armi, tra cui coltelli, bastoni, catene e coltelli da tasca furono confiscati. La partita iniziò in un'atmosfera tesa. Al ventesimo minuto, l'attaccante del Kayserispor, Oktay, segna. Dopo il gol, alcuni giocatori di entrambe le squadre iniziarono a scontrarsi per un motivo sconosciuto. L'arbitro della partita mostrò un cartellino rosso ad uno dei giocatori del Kayserispor, ma dopo le strenue obiezioni cambiò la sua decisione permettendo al giocatore di restare in campo. Dato che il livello di tensione era aumentato, i tifosi cominciarono a lanciarsi sassi, prima individualmente e poi in gruppo. Un gruppo di tifosi del Sivas, cercando di sfuggire alle pietre, si precipitò verso il campo e le porte di uscita. Quelli che avevano cercato di entrare in campo furono raggiunti dai manganelli della polizia e tornarono indietro. In preda al panico, migliaia di fan del Sivas premevano verso il più vicino dei cancelli, schiacciandosi contro la recinzione davanti alla tribuna. Quando l'onda umana si ritrasse, la scena fu terribile: 40 persone erano morte e almeno 300 rimaste ferite. Appena la violenza in campo crebbe, l'arbitro annullò l'incontro. I giocatori di entrambe le squadre fuggirono negli spogliatoi per paura della propria incolumità. Tutti i membri del team del Sivas restarono rinchiusi nel proprio spogliatoio ed un poliziotto fu messo loro di guardia. Yusuf Ziya Özler, uno dei giocatori del Sivasspor, è sicuro che se i tifosi del Kayseri avessero visto che c'era un solo poliziotto di guardia al team, sarebbero stati uccisi senza pietà. Una volta che i tifosi del Sivas uscirono in strada, distrussero circa 60 auto private e la palestra della città. Questi, poi, diretti a ovest di Kayseri in convoglio, a 50 chilometri sull'autostrada di Kayseri, si fermarono e cominciarono a dar fuoco alle automobili, autobus e camion con il numero di targa di Kayseri". Fonte: Paul Darby ("Soccer and Disaster: International Perspectives")
23.06.1968
"Tragedia de la Puerta 12"
Buenos Aires, "Estadio Monumental"
(River Plate - Boca Juniors)
71 Vittime
"E’ stata la più grande tragedia del calcio argentino. Di più. E’ stata una autentica strage. 71 vittime. Età media 19 anni, morti al termine di una partita di calcio. Era il 23 giugno del 1968. La partita era … "La partita". River Plate contro Boca Juniors. Al Monumental, la casa dei "Millionarios". Quelli sono anni maledetti per l’Argentina. La crisi economica sta investendo il Paese dopo la grande illusione del 1963/1964 dove il calo della disoccupazione fu sensibile e dove il salario reale crebbe in maniera importante. Solo due anni prima c’è stato un golpe militare, quello guidato dal Generale Julio Alsogaray che porterà al potere il Generale Juan Carlos Ongania, a spazzar via la schiacciante vittoria del Peronismo alle elezioni del 1965. La repressione, che il popolo argentino conoscerà in maniera devastante meno di dieci anni dopo, è all’ordine del giorno. Sono anni duri, dove la violenza è in ogni piega della vita del Paese. Il calcio non fa differenza, anzi. E’ violenza sugli spalti ed è violenza in campo. Ed è in questo contesto che si gioca il "Superclasico" di quell’inverno del 1968. La partita è "aburrida" come dicono da quelle parti. Poco spettacolo, poche giocate e tanti calcioni. Gli spalti ai tempi non erano certo simili ai "salotti" degli stadi inglesi attuali. E quel giorno il clima dentro il Monumental, era particolarmente teso. Bandiere avversarie bruciate, frizioni continue tra le due tifoserie, lancio di oggetti vari da un settore all’altro. Uno dei "passatempi" preferiti ai tempi era quello di riempire bicchieri di carta di urina e lanciarla nei posti sottostanti. Questo in particolare pare fosse l’esercizio preferito quel giorno soprattutto fra i tifosi più giovani. Mancano meno di 10 minuti alla fine del match. La partita, come detto, è tutto fuorché avvincente. Fa freddo, in Argentina è pieno inverno e a quel punto un grande numero di tifosi del Boca decidono di avviarsi vero le uscite. Una di queste è la "Puerta 12", uno dei cancelli, stretti e ripidi da dove gli stessi tifosi sono entrati meno di due ore prima. E qui succede qualcosa di imprevisto. E tragico. I tifosi che stanno scendendo verso quel cancello ad un certo punto si trovano davanti altri tifosi che non riescono a defluire normalmente. Alle loro spalle continuano ad arrivare tifosi che si incanalano verso quel budello stretto, irregolare e semibuio. Bastano pochi minuti per trasformare quel posto in una trappola mortale. Ci sono centinaia di persone intruppate in pochi metri. La calca è spaventosa. Da dietro continuano a scendere tifosi. Chi è davanti invece tenta disperatamente, e inutilmente, di risalire. Lo spazio per respirare non c’è più. Si diffonde la "bestia" peggiore che può insinuarsi nell’animo umano; il panico. Chi perde l’equilibrio e cade a terra non ha possibilità di scampo. I tifosi del Boca che scendono dalla porta a fianco, la 13, notano immediatamente che c’è qualcosa che non va. Ma la polizia è già lì ed è schierata in massa proprio davanti alla porta 12. Cosa è successo realmente ? Intanto iniziamo dalla fine. Nessun colpevole. Per il Governo Argentino e la giustizia del Paese nessuno ha avuto responsabilità oggettive in questa tragedia. "Una disgrazia". Le terribili parole con cui tante, troppe volte, abbiamo sentito mettere il sigillo su tragedie, stragi, e disastri di varia natura. Il Governo argentino, immediatamente dopo la tragedia, ha un solo obiettivo; chiudere "la pratica" il più presto possibile. I racconti di chi si presenta spontaneamente alla Polizia per testimoniare non vengono trasformati in verbali, anzi. Molti dei testimoni oculari di quel giorno vengono minacciati. Viene offerto un pugno di "pesos" alle famiglie che hanno perso tanti dei loro ragazzi quel giorno, sì e no abbastanza per pagare il funerale di quei disgraziati che hanno perso la vita per una partita di calcio. La cifra è ridicola. Vergognosa. Poco più di 1.000 dollari a famiglia. In cambio una firma per rinunciare ad aprire azioni legali contro il River, la Federazione Argentina e la Polizia. Accettarono quasi tutti. Tranne due. Nélida Oneto de Gianolli y Diógenes Zúgaro che fecero causa per Responsabilità Civile al River e che ricevettero a fine processo 50.000 dollari circa cadauno. L’inchiesta termina quasi subito. Qualcuno dice che i tornelli che servono per far entrare ad uno ad uno i tifosi all’inizio della partita non sono mai stati tolti e che scendendo i tifosi del Boca se li sono trovati davanti come ostacolo insormontabile. Qualcuno parla di negligenza, addirittura della saracinesca di entrata della "Puerta 12" praticamente chiusa completamente e che ha virtualmente intrappolato i tifosi del Boca in quel piccolo budello. Ma sono in tanti che danno un’altra, ancor più agghiacciante versione. Come detto c’è un governo militare al potere, instauratosi dopo un Golpe meno di due anni prima. Durante la partita i tifosi del Boca intonano spesso cori "Peronisti", assolutamente vietati a quell’epoca. La Polizia aspetta il momento per farsi giustizia. Il momento giusto è mentre i tifosi iniziano a scendere verso l’uscita. Ci sono già state cariche nel secondo anello ma ora buona parte dei poliziotti sono sistemati all’uscita proprio della "Puerta 12", quella da dove usciranno gran parte dei tifosi del Boca. E lì pare inizi la carica più violenta a tutti coloro che si apprestano ad uscire da quell’angusto cancello. Così si spiegherebbe il perché non solo quasi nessuno riesce ad uscire ma anche il perché tanti tentino disperatamente di risalire l’ingresso e tornare verso la relativa tranquillità della tribuna. Come detto certezze assolute non ce ne sono. Ma il coro che si poteva udire sugli spalti nel derby successivo, cantato da tutti i tifosi del Boca e pare anche da tanti di quelli del River, lascia ben poco spazio alle supposizioni… "No habia puerta, no habia molinete, era la cana que daba con el machete"… "non è stata colpa della porta, non è stata colpa dei tornelli, è colpa della polizia che picchiava col manganello"… (Nota: questo articolo è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione di due grandi amici che, come altri in passato, mi hanno dato la possibilità di raccontare le mie piccole storie, questa in particolare. Grazie a Federico Lopez Campani e a Roberto Bianchi)". Fonte: Futbolquepasion.com ("Storie maledette: la Puerta 12" di Remo Gandolfi)
15.06.1969
San Salvador, Scontri fra Tifoserie
Tragedia "Estadio de la Flor Blanca"
(El Salvador - Honduras)
3 Vittime
Qualificazioni Mondiali di Calcio di "Mexico 1970": l’8 giugno 1969 allo stadio Nacional di Tegucigalpa in Honduras i padroni di casa battono 1-0 nella partita di andata i detestati rivali di El Salvador. Nei giorni precedenti gli abitanti della capitale avevano generato moltissimi incidenti per intimorire i calciatori del Salvador mentre i tifosi di quest’ultimi giurarono vendetta per la partita decisiva di ritorno. La sconfitta della nazionale ospite causò pure il suicidio assurdo di Amelia Bolanos, una giovane ragazza salvadoregna, figlia di un militare, la quale non riuscendo a sopportare l’umiliazione della sconfitta sportiva si sparò un colpo al cuore con la pistola di ordinanza del padre. Questa giovanissima tifosa fu trattata nel suo paese alla stregua di una eroina nazionale ed il governo salvadoregno le tributò i funerali di Stato al fine di sfruttarne l’immagine per scopi di propaganda politica. L’Honduras giunse in Salvador soltanto la notte precedente della partita di ritorno. Alcuni tifosi salvadoregni si scagliarono contro l’Hotel Intercontinental di San Salvador dove erano alloggiati gli avversari frantumando le finestre dell’edificio con una fitta sassaiola. L’accompagnatore della nazionale honduregna (un ragazzo salvadoregno) uscito dall’Hotel nel tentativo coraggioso di placare gli animi fu lapidato a morte dalla folla imbestialita. Nella crescente ostilità furono lanciati contro l’edificio anche stracci puzzolenti, topi morti, uova marce e persino bombe artigianali. I calciatori honduregni riparatisi in un primo tempo sul tetto dell’hotel furono scortati dalla polizia locale a piccoli gruppi nelle case di honduregni residenti a San Salvador. Nel pomeriggio dell’incontro di calcio, il 15 giugno 1969, la moltitudine sempre più inferocita rese necessario lo spiegamento in forze dell’esercito militare. La nazionale honduregna viene scortata fino allo stadio all’interno di carri armati. All’"Estadio de la Flor Blanca" una battaglia si consuma fuori e dentro il campo di gioco. Bruciate bandiere dell’Honduras e fischiato l’inno durante la sua esecuzione, i tifosi dell’Honduras aggrediti e picchiati. Bilancio di un’autentica guerriglia urbana: 2 morti e decine di feriti, un centinaio di automobili bruciate. I salvadoregni hanno avuto la meglio nella rivincita vincendo 3-0 e si ricorrerà, secondo regolamento, ad una terza gara di spareggio in campo neutro, allo Stadio "Atzeca" di Città del Messico, il 27 del mese. Questo clima più che ostile di odio e tensione fra i due paesi travalicherà i confini dello sport sfociando in un sanguinosissimo conflitto bellico dichiarato il 14 luglio dello stesso anno (5700 morti, 50000 sfollati e distruzione di molti villaggi) durato appena una settimana di combattimenti, denominato nelle pagine di uno storico libro dal giornalista polacco Ryszard Kapuscinski "La Guerra del Futbol". Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
25.12.1969
Tragedia Stadio di Bukavu
Congo Orientale, Affollamento
(Partita Locale)
27  Vittime
"Bukavu, 26 dicembre. Ventisette morti e centocinque feriti sono le vittime di una agghiacciante tragedia avvenuta ieri allo stadio di Bukavu, nel Congo Orientale. Il dramma si è verificato prima dell'inizio di una partita di calcio quando la folla, premendo agli ingressi del campo sportivo per occupare ì posti migliori, ha provocato una caotica ressa che ha soffocato numerose persone, soprattutto bambini fra gli otto e gli undici anni. Per assistere all'incontro si era recato allo stadio anche il presidente Mobutu con il presidente del Burundi Michel Michombero: secondo la versione dì uno dei feriti, Janvier Kalonga, funzionario dei servizi meteorologici di Bukavu, quando è stato annunciato l'arrivo di Mobutu la polizia ha fatto interrompere l'afflusso del pubblico. In quel momento all'interno dello stadio (che dispone di due sole entrate, non molto ampie) si trovavano già alcune migliaia di persone. Quando il gruppo delle autorità ha preso posto in tribuna le porte sono state riaperte e la folla si è precipitata all'interno travolgendo quanti occupavano le prime file in attesa davanti ai cancelli: migliaia di persone hanno esercitato una pressione tremenda, calpestando e sfigurando decine di bambini. In pochi minuti la tragedia si è compiuta, con il suo luttuoso bilancio: 27 morti e 105 feriti (sette dei quali in gravissime condizioni). Il pubblico ha sfollato in silenzio lo stadio quando è stato annunciato il rinvio della partita in segno di lutto. Questa mattina il ministro dell'Interno Joseph Nsinga ha sospeso il governatore della provincia di Kivu e il sindaco di Bukavu ritenendoli responsabili dell'accaduto. In effetto appare del tutto illogica la decisione presa dalle forze dell'ordine che ha lasciato crescere l'assembramento della folla all'ingresso dello stadio per far entrare senza disturbo Mobutu e Michombero. Come in altre tragedie degli stadi, anche in questa circostanza è risultata fatale l'imperizia degli organizzatori: quando si allestiscono manifestazioni sportive che attirano grandi masse di pubblico è sempre pericoloso non poter disporre di un adeguato numero di uscite (e in questo caso di ingressi) e non saper regolare l'afflusso degli spettatori. Tra i feriti vi sono numerosi impiegati addetti al servizio d'ordine. Per far fronte alla sciagura le autorità hanno dovuto mettere in stato d'allarme tutti i servizi sanitari della regione" d.g.   Fonte: La Stampa 27.12.1969
2.01.1971
Il Disastro di "Ibrox Park"
Glascow, Affollamento "Scala 13"
(Rangers - Celtic)
66  Vittime
Sabato 2 gennaio 1971 ad "Ibrox Park" sta andando in scena l’Old Firm, il derby di Glascow fra Rangers e Celtic, al quale assistono circa 75.000 persone. Dopo un incontro abbastanza equilibrato all’ 89° minuto di gioco il Celtic passa in vantaggio con una rete di Jimmy Johnstone mentre già alcuni tifosi di casa stanno abbandonando lo stadio (come consuetudine in Gran Bretagna ancora oggi). All'ultimo secondo di gara, però, Colin Stein pareggia il conto segnando per i Rangers ed il pubblico esplode in un giubilo incontenibile. Di conseguenza, secondo alcuni, molti tifosi si riversarono di nuovo dentro lo stadio sbattendo contro chi stava uscendo sulla famigerata scalinata 13, secondo altri, invece, la caduta accidentale di un ragazzino suscitò il panico a catena. Sta di fatto che alla fine si contarono 66 morti (di cui 14 bambini e una donna) e almeno 145 feriti (I rapporti di polizia riferirono che in certi punti della scalinata vi furono cataste di corpi umani alte quasi due metri). La seguente inchiesta degli inquirenti chiarì che, in realtà, tutti i tifosi stavano andando in direzione dell’uscita scendendo la scalinata, per cui le cause reali della tragedia erano dovute all’ inadeguatezza delle uscite per la folla di persone in movimento. Da quel giorno l’"Ibrox Park" diviene lo spauracchio nella sicurezza di moltissimi stadi del Regno Unito. Anche se, in realtà, purtroppo, non servirà a nulla... Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
4.03.1971
Brasile, Esplosione Faro, Ressa folla
Salvador Bahia, Estadio "Fonte Nova"
(Vitoria - Gremio)
4 Vittime
"Una tragedia dalle assurde proporzioni è scoppiata in Brasile durante l'inaugurazione del nuovo stadio di Salvador mentre, alla presenza delle massime autorità brasiliane, tra cui il presidente Emilio Garrastazu Medici, si stava disputando l’incontro di calcio tra il Gremio di Porto Alegre e il Vitoria. Si parla di quattro morti e quasi 1500 feriti. La causa sarebbe stata una rissa fra spettatori, che ha poi provocato un fuggi fuggi generale. E' avvenuto tutto talmente in fretta che si è stentato a capire cosa fosse successo: le prime notizie parlavano di un incidente (un'esplosione di due grosse lampade del sistema di illuminazione dello stadio). Invece è stata soltanto una rissa, e poi l'improvviso timor panico che ha preso qualcuna delle persone più vicine al parapiglia, a scatenare una reazione a catena dalle atroci conseguenze. Qualcuno è scappato per non finire fra i litiganti, è inciampato, è caduto, travolto da altra gente: molti sono finiti in campo, abbattendo le transenne". Fonte: Stampa Sera 5.03.1971 (NDR: Questo stadio ospitò molte partite della Nazionale di calcio del Brasile tra il 1969 e il 1999, ma dopo il drammatico crollo strutturale di parte di una tribuna, avvenuto nel 2007, con altri lutti e feriti il governatore dello Stato di Bahia Jacques Wagner decise di avviare la demolizione dell'impianto, prevedendo la costruzione di un nuovo stadio in vista dei campionati di "Brasile 2014")
26.08.1973
Brasile, Crollo grata e Affollamento
Piauí, Teresina, Estadio "Albertão"
(Tiradentes-Fluminense)
8 Vittime
Nel giorno dell’inaugurazione solenne dello Stadio "Governador Alberto Tavares Silva", più semplicemente conosciuto dai tifosi col nome di "Albertão", il 26 agosto 1973 la Fluminense gioca in casa del Tiradentes. Trentamila persone affollano festanti l'impianto sportivo, ma improvvisamente una grata di sicurezza si rompe a causa della ressa dei tifosi. Secondo le cronache muoiono 5 tifosi e 70 restano feriti. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (Fotografie Piracuruca.com)
17.02.1974
Tragedia Stadio "Zamalek"
Il Cairo, Crollo in Tribuna
(Zamalek-Dukla Praga)
49  Vittime
Il 17 febbraio 1974 al Cairo è in programma una prestigiosa amichevole fra lo Zamalek e il Dukla Praga (una forte compagine europea dell'epoca). La sede inizialmente individuata nella capitale egiziana per ospitare questo importante evento è lo stadio "Nasser" che contiene una capienza massima di 80mila spettatori. Si decide, poi, all'ultimo e inspiegabilmente sullo stadio Zamalek, due volte più piccolo. Una scelta che si rivelerà alla fine tragica. Infatti il richiamo per questa partita di cartello è davvero tanto grande, così quanto l’afflusso della tifoseria egiziana per assistere all'incontro è oltre ogni previsione e certamente superiore ben oltre la capienza del piccolo impianto. Si stimano presenti 60.000 spettatori. In seguito al crollo di uno steccato in una tribuna moriranno nella calca 49 tifosi e 47 vi resteranno feriti. La partita viene annullata dopo la drammatica sciagura "annunciata" come tante altre… Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
8.02.1981
Atene, Disastro del "Gate 7"
Stadio "Georgios Karaiskakīs"
(Olympiakos - AEK Atene)
21 Vittime
"L'8 febbraio 1981 durante gli ultimi minuti di gioco della partita di campionato greco tra Olympiakos e AEK Atene (terminata con lo storico punteggio di 6-0 per l'Olympiakos) numerosi tifosi della squadra di casa si precipitarono verso il Gate 7 (Θύρα 7) per guadagnare l'uscita. Dato che le porte erano parzialmente chiuse, alcuni tifosi persero l'equilibrio, causando un effetto domino per il quale dozzine di sostenitori caddero l'uno sull'altro e furono via via calpestati da decine e decine di altri tifosi che, ignari di ciò che stava succedendo, sopraggiungevano verso l'uscita. Diciannove tifosi persero la vita allo stadio, altri due in ospedale per le ferite riportate. I feriti furono almeno 55, molti dei quali gravi. La maggior parte dei morti e dei feriti erano adolescenti e giovani adulti. In memoria della tragedia l'8 febbraio di ogni anno allo stadio si celebra un incontro di tifosi che scandiscono ritmicamente le parole "Αδέρφια, ζείτε, εσείς μας οδηγείτε" (Adhélfia, zíte, esís mas odhiyíte, "Fratelli, voi vivete, siete coloro che ci guidano"). Nel settore dello stadio dove si trova il Gate 7 alcuni seggiolini sono di colore nero anziché rosso e la loro disposizione forma il numero "7", mentre nel settore orientale dello stadio sorge un monumento che reca i nomi delle 21 vittime. In passato tifosi del Liverpool e Stella Rossa hanno reso omaggio alle vittime della tragedia, avvertita come un evento drammatico di portata nazionale e internazionale. Il gruppo di tifosi Gate 7 (Θύρα 7), uno dei più nutriti gruppi di sostenitori dell'Olympiakos, si chiama così proprio in memoria del triste evento. Si tratta della tragedia calcistica più grave mai accaduta in Grecia e tra le più gravi nella storia dello sport". Fonte: Wikipedia.org
19.11.1981
Ibague, Crollo Tribuna
Estadio "Manuel Murillo Toro"
(Kokorico Tolima - Deportivo di Cali)
18 Vittime
"BOGOTA' - Un muro è crollato nello stadio di Ibague. capoluogo della provincia settentrionale di Tomlima. provocando la morte di diciotto persone e il ferimento di altre 100. II cedimento del muro ha fatto crollare la tribuna sulla quale avevano preso posto centinaia di spettatori in attesa che avesse inizio l'incontro tra la squadra locale del Deportes Tolima e il Deportivo di Cali, valido per il campionato di calcio colombiano di serie A. Al momento del crollo, nello stadio "Manuel Murillo Toro", erano già presenti 25 mila spettatori. L'anno scorso lo stesso impianto rimase a lungo chiuso per il crollo di un'altra gradinata per fortuna in un giorno in cui lo stadio era vuoto. Questi incidenti, ed una certa superficialità nei controlli, fanno davvero pensare che - considerando anche la situazione del Paese - l'assegnazione del Mundial 86 alla Colombia sia davvero un grosso rischio". Fonte: La Stampa 20.11.1981
20.10.1982
Tragedia Central "Lenin" Stadium
Mosca, Sedicesimi Coppa U.E.F.A.
(Spartak Mosca – HFC Haarlem)
66 (?) Vittime
"(omissis)… Quella sera si disputava la partita di andata di sedicesimi di Coppa Uefa tra i padroni di casa dello Spartak Mosca e gli olandesi dell’HFC Harlem. Allo Stadio Centrale Lenin di Mosca - oggi stadio Luzhniki - erano accorsi oltre 15mila tifosi, malgrado gli oltre 10 gradi sotto zero. Questo perché lo Spartak era la squadra rappresentativa del popolino, della gente umile che si animava per le giocate dei propri beniamini, contrapposta al Lokomotiv, la squadra dei ferrovieri, alla Dinamo e al CSKA, con cui si identificavano le forze di polizia. A causa del ghiaccio, alcuni settori dello stadio non erano agibili e tutti gli spettatori erano stati disposti nella Tribuna Est, che era stato sistemato all’ultimo alla bell’e buona. Questa scelta era stata anche apprezzata dai tifosi moscoviti, visto che la maggior parte di loro - soprattutto operai e studenti - avevano preso la metro per arrivare allo stadio e la fermata dava proprio sulla Tribuna Est. Dopo 16 minuti dal fischio di inizio, è lo Spartak ad andare in vantaggio, grazie ad un gol di Edgar Gess. Poi la partita scorre lenta e monotona, anche a causa delle pessime condizioni climatiche e del campo. Con la partita in stallo, verso l’ottantesimo molti tifosi moscoviti, allora, decidono di abbandonare lo stadio, così da non trovare file o intoppi alla metro. Sembrerebbe una tranquilla serata di calcio come tante altre, quando all’85 il difensore Sergei Shvetsov sigla il definitivo 2 a 0: la gente, accalcata sulle scale per l’unica uscita, sente l’esultanza proveniente dalle tribune e quindi in molti decidono di tornare indietro, venendo però bloccati dalla polizia. E’ una bolgia. Ma il peggio ancora deve venire. Infatti, mentre le persone restano imbottigliate tra le scale, spintonate a destra e a manca, accade l’imprevedibile: inadatte a sopportare un peso simili, le scale cedono di schianto. E’ una carneficina. Alla fine il bilancio ufficiale è di 66 morti e 61 feriti, anche se, secondo alcune fonti, le vittime sarebbero addirittura 300. Il tutto a causa, non solo del crollo delle scale e della calca che si era generata, ma anche perché le milizie erano tutt’altro che preparate per un intervento immediato e i soccorsi arrivarono con molto ritardo. La totale disorganizzazione della polizia provocò inoltre problemi nell’uscita degli altri spettatori ancora sugli spalti, che rimasero a lungo intrappolati nello stadio. Al contrario, la polizia fu tutt’altro che disorganizzata nell’insabbiare tutta la vicenda. Appena terminato l’incontro, mentre ancora si cercava di capire l’entità dell’incidente, le due squadre vennero sbrigativamente allontanate dallo stadio. Il giorno seguente sul giornale "Il Vespro di Mosca" riportò che nello stadio Lenin "c’erano stati degli incidenti che avevano comportato lesioni a qualche tifoso". Una rilettura totalmente distorta di ciò che era avvenuto. Nei giorni successivi, i rapporti ufficiali sulla vicenda non sono per nulla chiari e omettono di spiegare la gravità dell’incidente. Come capro espiatorio viene identificato un tale Panchickin, il custode dello stadio, che viene ritenuto il responsabile delle precarie condizioni dell’impianto e viene condannato a 18 mesi di lavori forzati. Perché tutto questo ? Perché di mezzo c’è la politica. Breznev, ormai malato e sul punto di lasciare la guida della Russia, voleva che comunque l’Unione Sovietica avesse dato ancora un’immagine di sé forte e invincibile, lontano da qualsiasi debolezza. Uno scandalo come quello dello stadio Lenin sarebbe inaccettabile, ed è per questo che viene dato inizio ad un’autentica campagna di disinformazione. Pur di non apparire una nazione in declino e lontana dalle superpotenze mondiali, si cerca di nascondere tutto. Solo anni dopo, il nuovo segretario del PCUS Jurii Andropov ordinò un’inchiesta sul disastro avvenuto e vennero riportati alla luce molti dettagli e aspetti della vicenda che erano stati celati. Eppure il tentativo di insabbiamento durò ancora per anni e alcuni decessi furono tenuti nascosti dalle alte sfere del Cremlino. Oggi lo stadio Luzhniki è uno stadio all’avanguardia, cinque stelle nel ranking UEFA, ed è uno degli impianti più sicuri al mondo. Eppure quelle 66 persone sono morte proprio su quegli spalti, a causa dell’incuria e dell’inesistente manutenzione della struttura. "Non avrei mai voluto segnare quel gol." Molti giorni dopo il tragico evento, furono queste le dichiarazioni del difensore Sergei Shvetsov, autore del raddoppio dello Spartak Mosca. Si sentiva responsabile di quanto era accaduto. Ed è proprio per questo che il tema della sicurezza negli stadi deve essere affrontato con sempre maggiore attenzione e determinazione. Perché un momento di gioia sportiva non può e non deve essere mai la causa di una strage di vittime innocenti". Fonte: Iogiocopulito.it 7.12.2015 ("Luzhniki: Stadio sicuro dopo la strage" di Lorenzo Martini)
31.10.1982
Pallejà (Barcellona), Pestaggio
Campo Comunale, Partita Dilettanti
(C. D. Estadio Jaén - C. F. Sicilia)
José Gómez Rodríguez
José Gómez Rodríguez è in Spagna dove assiste ad una partita dilettantistica nel campo di Pallejà, vicino a Barcellona, fra due squadre di quartiere, l’Estadio Jaén e il Sicilia. Viene coinvolto in una discussione prima con il portiere del Sicilia e poi con altri suoi compagni di gioco che degenera nella sua aggressione fisica. L’uomo sfugge agli assalitori e cerca di raggiungere l’auto parcheggiata fuori al campo sportivo, è sotto choc, cade per terra, perdendo i sensi. Viene portato con urgenza al Centro della Croce Rossa di Pallejà, poi trasferito prima all’ospedale di Martorell e poi in quello di Bellvitge dove muore una settimana dopo. Viene accertata la causa del decesso per le conseguenze dei colpi ricevuti nel pestaggio. Sposato, padre di 3 figli, lavorava al consolato svedese a Benidorm dove ricopriva la carica di vice-console. Due le versioni sulla causa della sua morte che differiscono completamente fra loro. Nella prima, da parte del portavoce del Club Sicilia, assume il ruolo del primo provocatore fuori dal campo, il quale sarebbe, poi, scivolato sbattendo il capo contro un muretto mentre era inseguito dai calciatori che aveva insultato. Nell’ altra, suo fratello ed altri testimoni presenti alla scena sostengono come sia stato ripetutamente picchiato dai giocatori del Sicilia, ricevendo il colpo più forte, quello che lo ha tramortito, dal calciatore con il numero 9. Quest’ultimo avrebbe nascosto una pietra nel pugno. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
18.11.1982
Cali, Disordini Folla
Estadio Olimpico "Pascual Guerrero"
(Deportivo Cali - Club America)
24 Vittime
"CALI - Ventiquattro persone sono morte e oltre 200 sono rimaste ferite, dopo un incontro di calcio a Cali, in Colombia, quando la folla, presa dal panico, si è accalcata disordinatamente alle uscite dello stadio. Tra le vittime moltissimi i giovanissimi e le donne. Una di queste era incinta. Alcuni dei feriti presentano gravissime lesioni alle ossa degli arti e del torace e sono in fin di vita. La polizia ha riferito che il panico si è propagato tra le migliaia di spettatori in uscita quando alcuni teppisti dall'alto delle scalinate hanno iniziato a lanciare bottiglie vuote e ad orinare sulla folla sottostante. A rendere la situazione ancor più allucinante vi erano gli scoppi ed i lampi dei petardi lanciati da altri tifosi. Nello stadio si era appena conclusa la partita tra la squadra locale del "Deportivo" e l'ospite del "Club America", ambedue militanti nella prima divisione del campionato di calcio nazionale. Il sindaco di Cali, Julio Riascos, in una dichiarazione ai giornalisti, ha indicato in ignoti teppisti i responsabili. Alla partita avevano assistito circa 45 mila spettatori, riempiendo lo stadio in ogni suo ordine. La maggior parte delle vittime erano tifosi dell'America, la squadra ospite, che tradizionalmente occupano la curva sud dello stadio, dove, appunto, è avvenuta la tragedia. E' la seconda sciagura del genere che avviene in Colombia in un anno". Fonte: Stampa Sera 18.11.1982
26.11.1982
Algeri, Crollo Pensilina Tribuna
"Stade du 20 Août 1955"
(Partita Nazionale)
10 Vittime
"ALGERI - La tettoia di una tribuna dello stadio "20 agosto 1955" di Algeri è crollata ieri sotto il peso di circa trecento spettatori "clandestini". Secondo un primo bilancio pubblicato dal ministero della Sanità i morti sono sei e almeno seicento i feriti. Le prime informazioni delle squadre di soccorso parlavano di 10 morti e di un centinaio di feriti. Il ministro della Sanità, Àbderrazak Bouhara, ha detto però che in serata la maggioranza dei feriti è tornata a casa dopo aver ricevuto le prime cure negli ospedali. Il crollo è avvenuto, durante una partita di calcio alla quale assistevano circa quindicimila spettatori. La pensilina si è abbattuta sulle 3500 persone che affollavano la tribuna sottostante… (omissis)". Fonte: La Stampa 27.11.1982
5.05.1984
Cordoba, Pestaggio Poliziotto
Campo Sportivo di San Joaquin
(Naranjo - Arcángel de Alevines)
Manuel Luque Castillejo
Il 5 maggio del 1984 nel campo sportivo di San Joaquin a Cordoba, nel quartiere di Naranjo, si gioca l’incontro di calcio fra il Naranjo e l’Arcangel, valido per il campionato nazionale territoriale. Un gruppo di tifosi in forte disaccordo sull’interpretazione di un episodio di gioco sta passando dalla discussione alle mani. Una donna è colpita da un oggetto e divampa violenta la rissa. Manuel Luque Castillejo, un poliziotto spagnolo, si trova sul posto, libero dal servizio. E’ senza l’uniforme, ma si lancia ugualmente in mezzo alla mischia per pacificare i litiganti. Per contro, invece, subisce una brutale aggressione. Percosso da colpi violenti di tre o quattro persone, cade per terra esanime. Non rispondendo ai tentativi di rianimazione viene trasferito d’urgenza al Medical City Reina Sofia, ma vi arriva cadavere. I medici notano subito un vistoso livido sul collo riscontrando la frattura di una vertebra cervicale. Nato a Córdoba nel 1955, aveva ventinove anni, era sposato e padre di due figli. Era entrato nel corpo della Polizia nazionale nel 1976. Tre gli arresti in seguito alle indagini svolte in loco. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
21.04.1985
Cadice, Estadio "Ramón de Carranza"
Campionato Spagnolo di Serie B
(Cadice-Castellón)
Luis Montero Domínguez
E’ primavera a Cadice dove la città è trepidante per la squadra vicinissima alla promozione in Serie A. Il 21 aprile del 1985 lo stadio "Ramon de Carranza", stracolmo di spettatori, è già vestito a festa e sventolano le bandiere prima della partita contro il Castellón. Quando le squadre salgono sul terreno di gioco le "Brigadas Amarillas" illuminano la Curva Sud con decine di bengala. Fra loro sugli spalti due tifosi, Juan Manuel Orozco Sánchez e Jose Giménez, lanciano un bengala della marina (un razzo del soccorso marittimo che gira in posizione verticale con l'obiettivo di raggiungere la massima altezza possibile per ottenere la visibilità per diversi chilometri), ma è anche la prima volta che lo fanno. Nell’accensione sono presi dalla foga e sprovvisti di un tubo per il lancio, quindi, non riuscendo ad impartire la dovuta direzione alla traiettoria, sparano il razzo in orizzontale contro le gradinate gremite dalla folla. Inevitabile l’impatto per lo sfortunato cinquantaseienne tifoso del Cadice, Luis Montero Dominguez, trasportato già cadavere all’ospedale di Cádiz dove i medici non possono fare nulla più nulla per la sua vita: il bengala lo ha colpito in pieno al petto esplodendo in una moltitudine di schegge che gli paralizzano le funzioni vitali. Luis era un operaio nei cantieri navali di Cadice in stato di pre-pensionamento dall’aprile 1985, non sposato e senza figli. Viveva ancora in famiglia con due sorelle a carico. La partita non fu sospesa, il Cadice perse per 1 a 0, ma fu promosso ugualmente alla massima serie. Jose Manuel Orozco Sanchez restò in carcere in attesa di giudizio, Jose Giménez rilasciato con le spese, ma secondo il libro di Carles Viñas "El Mundo ultra", entrambi sono stati incarcerati il ​​10 febbraio 1988 con l'accusa di omicidio. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it NDR: Per ulteriori approfondimenti: Aquel Cádiz-Castellón de infausto recuerdo - Ingresa en prisión preventiva el presunto causante de la muerte de un espectador en Cádiz… El ascenso más triste
11.05.1985
Birmingham, Crollo Muro Tribuna
"St. Andrew Ground" Stadium
(Birmingham City - Leeds United)
Ian Hambridge
"Oggi si ricorda la terribile tragedia di Bradford di 30 anni fa, con i 56 morti nel rogo del Valley Parade (ne abbiamo parlato recentemente). Ma in quell’orrendo 11 maggio 1985 si registrò un altro dramma, spesso dimenticato: i devastanti incidenti del St. Andrew’s durante Birmingham City-Leeds United. Era una sfida sentitissima per la posta in palio e per la rivalità tra le due tifoserie. Era l’ultima giornata di Division Two, con una vittoria (e la contemporanea sconfitta dell’Oxford) la squadra di casa sarebbe salita in Fist Divisione. La sfida, vinta 1-0 dai padroni di casa, fu contrassegnata da continui episodi di violenza tra i tifosi fino all’esplosione finale, con l’invasione di campo, lo scontro tra hooligans, la polizia a fare l’impossibile perché il tutto non degenerasse in modo ancora più drammatico, respingendo i supporters con l’intervento anche dei cavalli. Nella epocale rissa (il giudice Popplewell, lo stesso dell’inchiesta sul disastro di Bradford, descrisse gli incidenti come "la Battaglia di Agincourt") a un certo punto crollò un muretto travolgendo i tifosi tra cui il povero 15enne Ian Hambridge: per il ragazzo furono fatali le ferite alla testa. (NDR: alla sua prima partita allo stadio) Oltre alla morte di Ian, il bilancio finale degli scontri di Birmingham fu di 145 poliziotti e 40 tifosi feriti e 125 arresti. Fu uno dei capitoli peggiori nella storia degli hooligans inglesi. Il peggiore sarebbe arrivato 18 giorni dopo, allo stadio Heysel di Bruxelles". Fonte: Gazzetta.it ("Ricordando Ian Hambridge e i morti di Bradford" di Paolo Avanti)
11.05.1985
Il rogo di Bradford
"Valley Parade Stadium"
(Bradford City - Lincoln)
56 Vittime
"Sabato 11 maggio 1985 era in programma allo stadio "Valley Parade" di Bradford l'incontro tra Bradford City e Lincoln City, valido per il campionato di Third Division; dopo 40 minuti di gioco, probabilmente a causa di una sigaretta o un fiammifero, (NDR: Le cause reali dell’incendio non furono mai accertate definitivamente) ci fu un primo focolaio nei pressi del settore G dello stadio. L'arbitro Don Shaw, avvertito dal guardalinee, sospese subito la partita. La polizia cominciò inizialmente a far evacuare i tifosi presenti nel settore vicino all'incendio, convinti che questo potesse essere domato. La tribuna, costruita nel 1908, aveva un impalcato in legno così come la copertura che era anche rivestita di una tela catramata sigillata con catrame e bitume la quale prese subito fuoco e sciogliendosi andava ad alimentare ulteriormente il fuoco sulle gradinate sottostanti e a generare fumo che limitava la visibilità. In un paio di minuti le fiamme cominciarono a diffondersi, facendo crollare il tetto dello stadio. I sopravvissuti raccontarono che era quasi impossibile respirare. Molti spettatori, nel tentativo di scappare, scesero sul terreno di gioco, altri erano riusciti a rifugiarsi nelle case vicine, altri ancora cercarono di aiutare la polizia nel tentativo di salvare qualcuno, ma non c'erano estintori all'interno dello stadio; erano stati tolti per evitare possibili atti di vandalismo tra gli hooligans. Tra le tribune e il campo era stato eretto un muro per contenere il fenomeno degli hooligans, come nel resto degli stadi inglesi nei primi anni '80. Fortunatamente il muro non era alto come in altri stadi e la maggior parte degli spettatori riuscì a scavalcarlo e mettersi in salvo nel terreno di gioco. Se il muro fosse stato invalicabile il disastro avrebbe avuto proporzioni ben peggiori. Anche i giocatori delle due squadre cercarono di aiutare le forze dell'ordine e le aiutò anche l'allenatore del Bradford, Terry Yorath, che aveva i familiari nel settore colpito per primo dalle fiamme. Dopo 4 minuti il settore interessato dalle fiamme era completamente distrutto. Pochi giorni dopo la tribuna sarebbe stata demolita per essere rimpiazzata con una più moderna. La maggior parte dei morti era di età tra meno di 20 e più di 70 anni e tra questi ci fu anche Sam Firth, ex presidente della squadra locale che aveva 86 anni. I feriti furono ben 265 e molti sostennero che si trattasse del più grave disastro della storia del calcio britannico, anche peggio della strage che nel 1971 si verificò all'Ibrox Stadium di Glasgow, dove i morti furono 66 ed oltre 200 i feriti. I funzionari della polizia continuarono a lavorare fino alle 4 del mattino seguente per rimuovere tutti i corpi, molti dei quali erano ancora in posizione verticale nel settore G coperti dal telone che era crollato. La tragedia ha ricevuto l'attenzione dei media e il sostegno di tutto il mondo, anche da parte di importanti personalità come Elisabetta II del Regno Unito, il premier inglese Margaret Thatcher e Papa Giovanni Paolo II. In seguito alle inchieste della magistratura britannica lo stadio di Bradford venne chiuso, con la squadra che dovette giocare per quasi due anni (fino all'inizio del 1987) in campo neutro, con l'impianto che venne ristrutturato e reso più sicuro. A livello penale le famiglie delle vittime vennero risarcite di 3 milioni e 500 mila sterline". Fonte: Wikipedia.org
27.05.1985
Città del Messico, Ressa Folla
Estadio "Messico '68"
(Pumas UNAM - America)
8 Vittime
"CITTA' DEL MESSICO - Otto morti e 29 feriti è il bilancio di una sciagura verificatasi nello stadio dell'università di Città del Messico domenica pomeriggio durante un incontro del campionato di calcio messicano. L' incidente si è verificato all'interno di uno stretto passaggio pedonale, dove centinaia di persone senza biglietto stavano cercando di raggiungere le tribune già stracolme di spettatori. L' incontro in programma era tra le squadre dell'America e della Università nazionale. Sugli spalti dello stadio, c' erano 90.000 persone, mentre la capienza delle tribune è di circa 70.000. Il panico che ha provocato gli incidenti, si è prodotto tra la gente accalcata nel sottopassaggio quando il cancello ad una delle estremità è stato chiuso. Tra i morti vi sarebbero quattro ragazzi di età tra gli 11 ed i 15 anni. Lo stadio dell'università, chiamato "Messico '68", è una delle principali strutture sportive in cui si giocheranno gli incontri nella fase finale della Coppa del Mondo 1986 e sorge nella parte meridionale della capitale. Fernando Corona, portavoce della Croce Rossa messicana, ha detto di non riuscire a spiegarsi perché tanta gente, nello stesso momento, si sia venuta a trovare nello stretto cunicolo che dalle biglietterie di uno degli ingressi porta alla tribuna. La polizia ha aperto un'inchiesta per accertare se si possa configurare il reato di negligenza nella disposizione delle misure di sicurezza e a chi far risalire la responsabilità della sciagura. Il personale della Croce Rossa, che è intervenuto a portare soccorso, ha detto che apparentemente le vittime sono decedute per asfissia, schiacciate tra la folla stipata dentro lo stretto sottopassaggio. La maggior parte dei feriti presenta fratture alle costole e agli arti, ma molti sono giunti in ospedale con sintomi di asfissia". Fonte: La Repubblica 28.05.1985 ("Strage di tifosi a Città del Messico nello stadio pieno")
29.05.1985
Strage Stadio "Heysel"
Bruxelles, Finale Coppa dei Campioni
(Liverpool - Juventus)
39 Vittime
12.03.1988
Nepal, Katmandu, Affollamento
Stadio "Dasarath Rangasala"
(Janakpur Cigarette Factory - Muktijoddha Sangsad)
95 Vittime
"KATMANDU - Un violentissimo temporale che ieri ha colpito la capitale del Nepal, Katmandu, ha seminato il panico in uno stadio di calcio, dove almeno 95 persone sono state calpestate e uccise dalla folla che si è riversata verso le uscite ancora sbarrate. Le dimensioni della tragedia, che ha provocato anche oltre 300 feriti, avrebbero potuto forse essere più contenute se non fosse stato per il fatto che gli agenti che presidiavano le cancellate dello stadio nazionale Dasharat si sono rifiutati di aprire senza prima avere ricevuto ordini dai superiori. Gli incidenti sono avvenuti quando si stavano giocando le ultime battute della finalissima di un torneo di calcio internazionale. Sul campo, davanti a oltre 25 mila spettatori, si stavano affrontando la squadra nepalese Janakpur Cigarette Factory e quella del Bangladesh, Muktijoddha Sangsad. Il cielo, secondo quanto hanno riferito testimoni oculari, improvvisamente si è incupito. Dopo qualche minuto Katmandu è stata investita da un uragano con lampi e grandine che ha sradicato alberi, scoperchiato case e abbattuto piloni dell'elettricità. Sulle gradinate dello stadio la folla è stata presa dal panico e, in un concitato fuggi fuggi generale, si è diretta disordinatamente verso le uscite trovando però chiusi i grossi cancelli esterni dello stadio. Malgrado l'emergenza, gli agenti di guardia si sono rifiutati di aprire. Gli spettatori che erano giunti a ridosso delle cancellate sono stati schiacciati contro le pesanti sbarre di ferro. Altri che si trovavano più indietro sono caduti a terra e sono stati calpestati a morte. E' cominciata subito dopo la spola tra lo stadio e gli ospedali cittadini. Stando ad alcune testimonianze solo sei ambulanze erano disponibili. I feriti sono stati caricati su autobus, taxi e automobili di passaggio ma molti, quando sono arrivati al pronto soccorso, erano già morti. Secondo altre informazioni, la situazione è stata resa ancora più difficile dai turni ridotti con cui, durante il fine settimana, vengono presidiati gli ospedali. Non si hanno dati precisi sulla sorte dei 22 giocatori in campo. Secondo un diplomatico del Bangladesh tutti i componenti della squadra del suo Paese sono rimasti incolumi. Nessuna notizia invece sugli atleti nepalesi. Il primo ministro del Nepal, Marich Man Singh Shreshtha, ha visitato, con altri esponenti del governo, uno degli ospedali che ospita i feriti. I familiari delle vittime lo hanno però accolto con grida ostili. "Morte alla polizia", hanno urlato piangendo i parenti di alcune vittime".  Fonte: La Stampa 13.03.1988 ("Panico allo stadio, 95 morti in Nepal")
12.03.1988
Tripoli, Crollo Tribuna
Stadio "11 Giugno"
(Libia-Malta)
50 ? Vittime
"LA VALLETTA (Malta) - Una partita amichevole di calcio è finita in tragedia, giovedì sera allo stadio 11 giugno di Tripoli. Al quarantatreesimo minuto del primo tempo, quando la partita tra le nazionali di Libia e di Malta era sull'uno a zero a favore della squadra di casa, una tribuna dello stadio gremita di pubblico è crollata. La notizia è stata rivelata dapprima dalla stampa maltese e solo più tardi, ieri sera, l'agenzia libica Jana l'ha confermata, sia pur sminuendo la gravità della tragedia. La tv maltese ha anche diffuso le immagini della sciagura, che ieri abbiamo potuto vedere nei telegiornali della sera: la folla che fugge sugli spalti dello stadio, l'accorrere delle ambulanze attraverso il campo da gioco. E' impossibile farsi un' idea precisa del numero dei morti e dei feriti. Fonti vicine all'ambasciata maltese a Tripoli hanno dapprima parlato di cinquanta, forse cento vittime. La stampa jugoslava, che pure ha dato notizia del disastro, di una ventina. Il Times of Malta di sette spettatori uccisi. La Jana soltanto di due morti e 16 feriti. Il bilancio più tardivo, e forse per questo più attendibile, è stato fornito nella serata di ieri dalla radio maltese, che citando il proprio corrispondente nella capitale libica ha parlato di diciassette morti. Numerosissimi i feriti ricoverati negli ospedali di Tripoli. l'unica versione ufficiale, molto reticente, dell'accaduto è quella fornita dall'agenzia Jana: una tribuna dello stadio 11 giugno è crollata ieri sotto il peso dei tifosi e decine di persone sono rimaste ferite. Ma questo arido resoconto nasconde una tragedia che un funzionario della Federazione calcistica maltese, testimone oculare, ha definito terrificante. A Tripoli era in corso un festival sportivo libico-maltese, e l'amichevole tra le due nazionali di calcio era la prima manifestazione in programma, una sorta di inaugurazione. Così nello stadio, capace di circa 70 mila posti, era confluita una gran folla, valutata intorno ai 60 mila spettatori. Quasi tutti libici, ma c' erano anche numerosi cittadini maltesi che lavorano a Tripoli, oltre alla rappresentativa di circa 80 partecipanti maltesi al festival (per questo il ministero degli Esteri di Malta ha ritenuto necessario informare con un suo comunicato che nessun cittadino dell'isola è rimasto coinvolto nella sciagura). Secondo un giornale maltese, a questa partita inaugurale avrebbe dovuto presenziare addirittura il colonnello Gheddafi, che però non è venuto e si è fatto rappresentare da un funzionario del Comune di Tripoli. La dinamica della tragedia è confusa quanto il bilancio delle vittime. Di certo c' è solo che il cronometro dell'arbitro si è fermato al 43esimo minuto del primo tempo e non è più ripartito. Improvvisamente, la folla assiepata su una delle tribune è stata presa dal panico e si è messa a fuggire, ammassandosi tutta a un' estremità della tribuna. Qualcuno ha riferito che un uomo ha improvvisamente lanciato tra i presenti un serpente, terrorizzandoli; altri che ha impugnato un coltello, o addirittura una rivoltella, minacciando quelli che gli stavano vicino. Un altro giornale maltese scrive che all'origine del fuggi fuggi c' è stata una rissa a coltellate tra tifosi delle due squadre. Secondo Radio Malta le autorità di Tripoli avrebbero arrestato due persone in connessione con la vicenda (ma la Jana tace anche su questo punto). Fatto sta che centinaia di persone impazzite di paura, cercando disperatamente un' uscita, si sono accalcate in pochi metri, e a questo punto la tragedia somiglia in modo impressionante a quella dello stadio Heysel di Bruxelles. La calca ha dapprima travolto una rete metallica; poi, improvvisamente, uno spesso muro che divideva la seconda gradinata dalla terza ha ceduto. La gente è precipitata, gli uni sugli altri. Difficile pensare qualcuno sia rimasto vivo lì sotto, hanno detto dei testimoni". Fonte: La Repubblica 12.03.1988 ("Libia, strage allo stadio")
15.04.1989
Strage "Hillsborough Stadium"
Sheffield, Finale FA Cup
(Liverpool - Nottingham Forest)
96 Vittime
"Alle ore 15.00 del 15 aprile 1989 si svolse la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, sul campo neutro (come da regolamento) dello stadio di Hillsborough a Sheffield (Inghilterra). A quindici minuti dall’inizio la massa di persone che premevano fuori dallo stadio era ancora enorme, cosicché la polizia pensò di aprire il "Gate C", un grosso cancello d’acciaio posto all’ingresso di un tunnel che conduceva all’interno della Leppings Lane e agli ingressi laterali. L’idea si rivelò catastrofica: mancando ormai pochissimi minuti al fischio di inizio, i tifosi ancora fuori dallo stadio iniziarono ad accalcarsi al Gate C della Leppings Lane che permetteva accesso solo alla parte centrale della curva, la cui capienza era limitata a 2.000 posti; così, mentre questo settore della curva iniziò a riempirsi all’inverosimile, la marea di gente che continuava ad affluire dal Gate C si ritrovò chiusa dentro una sorta di imbuto. In breve gli spettatori che già si trovavano all’interno della Leppings Lane furono schiacciati verso le pareti laterali e le recinzioni che dividevano gli spalti dal campo (particolarmente resistenti perché concepite per resistere ad eventuali cariche degli hooligans) e la stessa sorte toccò agli sventurati che si trovavano ancora nel tunnel del Gate C. Mentre nella curva si scatenava il panico, la gara iniziò regolarmente, senza che nessuno in campo e negli altri settori dello stadio si fosse minimamente accorto di cosa stesse avvenendo nella curva del Liverpool. Solo dopo 6 minuti di gioco la partita fu sospesa su segnalazione di un ufficiale di polizia, che fece presente all’arbitro che molti spettatori stavano invadendo il campo: si trattava in realtà di coloro che per evitare lo schiacciamento avevano scavalcato l’inferriata che separava la Leppings Lane dal terreno di gioco. Peraltro non avendo compreso ciò che stava realmente accadendo, la polizia prese l’iniziativa di intervenire con delle cariche volte ad impedire ai tifosi di invadere il campo. La situazione, se possibile, si fece così ancor più drammatica per i tifosi che, da un lato si trovavano schiacciati dalla calca che si era venuta a creare alle loro spalle, dall’altro venivano contrastati dalla polizia che impediva loro la possibilità di aprire delle vie di fuga. Solo dopo alcuni tragici minuti la polizia si rese conto del vero motivo dell’invasione e aprì le inferriate, lasciando finalmente ai tifosi del Liverpool la possibilità di raggiungere il terreno di gioco. Solo a quel punto si iniziò a capire quanto terribile fosse la portata del dramma. In mezzo alla calca avevano perso la vita ben 96 persone (79 di loro avevano meno di 30 anni), schiacciate e soffocate com’era accaduto all’Heysel; altre 200 riportarono ferite più o meno gravi". Fonte: Lefotografiechehannofattolastoria.it 15.04.2014 ("La tragedia dell’Hillsborough" di Alessandra Gigli)
6.07.1990
Mogadiscio, Strage Militare
"Mogadishu Stadium"
(Giuba - Scebeli)
7 / 150 ? Vittime
"Trattandosi di una strage dittatoriale qualunque fonte è inattendibile, ma riportiamo la cronaca dei giornali del tempo: "Una partita importante. Allo stadio c'erano 45 mila persone per assistere all'inizio del campionato regionale. E c'era, manco a dirlo, lui, il "socialista" Siad Barre. Il quale ha voluto giovarsi del vero e unico oppio dei popoli, il football, appunto, per pronunciare la solita mediocre concione infarcita di retorica e di promesse bugiarde. Sennonché, non appena il presidente ha incominciato a leggere il discorso preparato dai suoi assistenti (è incapace, "il vecchio", di scrivere una semplice cartolina di auguri), dalla folla son partiti fischi cui han fatto presto seguito maledizioni. Fuori dello stadio, centinaia di persone che s'accalcavano ai due ingressi dei popolari hanno preso anche loro a scandire slogans contro Barre. I "berretti rossi", i moschettieri del duce somalo, hanno tirato qualche colpo in aria, c'è stato un attimo di silenzio. Barre ha ripreso a leggere ma, questa volta, insieme con i fischi sono volate le pietre e grida di "Intifada-Intifada". E qui i pretoriani del dittatore hanno sparato ad altezza d'uomo mentre "bocca larga", muto e stravolto, fuggiva via dallo stadio. Solamente più tardi la gente ha preso coscienza del massacro: i morti sono stati ottanta, secondo testimonianze raccolte dalla Reuter e centinaia i feriti. Preoccupato dalle inorridite reazioni internazionali, il regime di Barre ha diffuso un comunicato per "chiarire" come i "berretti rossi" avessero sparato qualche colpo in aria per sedare i tumulti provocati dal tentativo dei tifosi rimasti fuori dello stadio di forzare i cancelli... Non più di tre morti... Ora, che i morti siano ottanta o tre conta relativamente (anche un solo morto è una tragedia): vale il fatto che ancora una volta i "berretti rossi" abbiano sparato nel mucchio". Fonte: La Stampa 9.07.1990 "Venerdì scorso la guardia presidenziale ha sparato sulla folla che fischiava il presidente Mohammed Siad Barre, provocando 62 morti e 200 feriti gravi. Lo hanno confermato varie fonti diplomatiche. Sabato, un portavoce dell'ospedale di Mogadiscio, diramando notizie in forma ufficiale secondo i voleri di Barre, aveva detto che nello stadio avevano trovato la morte "solo sette persone". Le fonti diplomatiche hanno fornito la seguente versione degli incidenti allo stadio: i 30.000 spettatori presenti nelle tribune hanno cominciato a fischiare quando Siad Barre si è rivolto alla folla, dalla tribuna presidenziale, per fare l'elogio della democrazia nel Paese. La partita tra le squadre di Giuba e Scebeli è poi iniziata, e la situazione si è un po' calmata. Ma alla fine del primo tempo, varie centinaia di spettatori hanno tentato di mettersi a pregare sul campo di gioco, dato che era venerdì, giorno di festa religiosa per i musulmani. L'esercito è allora intervenuto, sparando alcune salve in aria per disperdere la folla. Sempre secondo le fonti contattate da Nairobi, gli spettatori si sono precipitati verso le uscite dello stadio e alcuni sono morti asfissiati dopo essere stati schiacciati vicino alle porte quattro e otto. Pietre e bottiglie sono state allora lanciate verso la tribuna presidenziale. I berretti rossi della guardia presidenziale, che erano fuori dallo stadio, sentendo le salve sparate dai loro commilitoni e pensando ad un attentato contro Siad Barre, si sono precipitati all'interno aprendo il fuoco sulla folla". Fonte: La Stampa 10.07.1990
18.08.1990
Motril (Granada), Campo "Puntalon"
Campionato Regionale di Spagna
(Motril B - Calahonda)
Florentino Dueñas
Il 18 di agosto del 1990, Jiménez Ratia, un poliziotto in pensione, sta assistendo alla partita di calcio tra il Motril B e la Calahonda. Ad un certo momento dell’incontro, inizia a discutere animatamente con un altro spettatore vicino di posto, Josè Alonso Lozano, a causa di uno scontro di gioco avvenuto in campo. Poi, allontanandosi in macchina dal centro sportivo, si dirige verso casa a prendere la sua pistola privata. Ritornato sugli spalti, a due metri da José Alonso, estrae l’arma, puntandogliela contro e invitandolo a ripetergli di nuovo "ciò che aveva detto prima". Senza attendere oltre apre il fuoco sparando cinque colpi all’impazzata. Tre si disperdono in aria, ma due proiettili, purtroppo, vanno a segno su altri bersagli: uno raggiunge al petto Florentino Dueñas, un arbitro che stava seguendo la partita dagli spalti, uccidendolo quasi istantaneamente, l’altro, invece, colpisce un braccio del difensore del Calahonda Manuel Valdivia, in campo a disputare la partita. Il Tribunale giudica Jiménez Ratia responsabile per entrambi i crimini perché, pur commettendo un errore di mira, conosceva perfettamente in qualità di agente ed esperto di armi il rischio in una sparatoria di poter uccidere anche altre persone. La corte Provinciale di Granada condannò nel 1991 l'ex agente di polizia alla pena di 16 anni di reclusione, considerandolo reo di omicidio e di lesioni, ed al pagamento dei danni ai familiari della povera vittima. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
25.09.1990
Cali, Strage dei Narcotrafficanti
Candelaria, Campo di Calcio Locale
(Campionato Minore)
26 Vittime
"BOGOTA' - Almeno 26 braccianti sono stati uccisi martedì notte in una fattoria vicino alla città di Cali, roccaforte del secondo cartello colombiano della droga, da parte di una dozzina di sconosciuti vestiti in uniformi militari, che hanno fatto irruzione a bordo di due auto in un campo di calcio mentre era in corso una partita. La polizia ha precisato che il massacro è avvenuto nella località di Candelaria, ad una ventina di chilometri da Cali, circa 200 chilometri da Bogotà. Gli sconosciuti hanno sparato all’impazzata uccidendo sul colpo 22 contadini mentre altri 4 sono deceduti dopo il ricovero in ospedale. Secondo alcuni testimoni gli autori della strage si erano travestiti con uniformi della polizia antidroga. Si tratta del più grave fatto di sangue nel paese dall’inizio dell’anno. Il presidente della Repubblica César Gaviria ha intanto annunciato che il suo governo è pronto ad accettare alcune richieste proposte dai due gruppi guerriglieri più rappresentativi e intransigenti, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), per riannodare il dialogo per la pace, se essi porranno fine agli attentati e libereranno gli ostaggi in loro mano". Fonte: La Repubblica 27.09.1990 (Assassinati dai "narcos" 26 contadini in Colombia)
13.01.1991
Soweto, Orkney, Disordini
Stadio "Ernest Oppenheimer"
(Kaizer Chiefs - Orlando Pirates)
42 Vittime
"Un'altra tragedia le cui proporzioni rimandano immediatamente e dolorosamente alla sciagura dello stadio Heysel a Bruxelles, 1985, allorché perirono trentanove spettatori, di cui trentadue italiani, prima dell'inizio della partita di Coppa campioni tra la Juventus e il Liverpool, un'altra assurda strage ha dunque insanguinato lo sport. Teatro degli incidenti che domenica hanno causato la morte di quaranta persone e il ferimento di altri cinquanta tifosi, è stato lo stadio di calcio Oppenheimer di Orkney, in Sud Africa, nella zona di Soweto, a circa 130 chilometri a Sud-Ovest di Johannesburg. Secondo le angosciose testimonianze di chi s'era recato in quello stadio che si è trasformato in una trappola letale e secondo le prime ricostruzioni fatte dalla polizia, la miccia che ha acceso le violenze è da ricercare in una contestata decisione dell'arbitro che ad un certo punto della partita (era il venticinquesimo minuto) che doveva essere amichevole e che vedeva di fronte i Kaizer Chiefs e gli Orlando Pirates, le due squadre più famose e seguite di Soweto, il grande ghetto nero di Johannesburg, ha convalidato un gol dei Kaizer Chiefs che gli avversari ritenevano invece irregolare. I tifosi degli Orlando Pirates, assiepati in un settore dello stadio, hanno cominciato a lanciare bottiglie, lattine, e altri oggetti sugli spettatori delle gradinate sottostanti e hanno dato vita a una vera battaglia che si è subito allargata agli altri settori dello stadio provocando fughe precipitose e disordinate verso le uscite e in direzione del terreno di gioco protetto da una rete. Un testimone, Franz Phokwana, uno dei ventimila spettatori che assistevano all'incontro, ha raccontato spezzoni di quella scena. "In cinque minuti - ha detto - è stato l'inferno. I tifosi dei Kaizer Chiefs hanno tentato di mettersi al riparo dei lanci di bottiglie, pietre, aste di bandiere e di tutto quando era in possesso dell'altra tifoseria forzando la rete di sicurezza del campo, schiacciandosi contro di essa in un ammasso impressionante di gente terrorizzata". Per il testimone, il numero maggiore di vittime si è contato tra quanti si trovavano sugli spalti più bassi della tribuna: spettatori gettati a terra, calpestati da una terrificante ondata di folla impazzita. "Ero seduto nella tribuna Est dello stadio", continua il racconto di Frans Phokwana, "io e coloro che mi stavano vicini abbiamo pensato che fosse scoppiato uno dei tanti tafferugli che avvengono negli stadi. Ho cercato di allontanarmi, mi sono messo a correre, ma sono caduto. Como ho tentato di rialzarmi mi sono sentito addosso una valanga, ho sentito il sangue scendermi dal collo, ho pensato con terrore che ci avrei lasciato la pelle". Il testimone non ha invece confermato alla polizia ciò che ha riferito l'agenzia di stampa sudafricana Sapa che ha parlato di accoltellamenti durante gli incidenti. Il comitato esecutivo della Lega sudafricana di calcio si è riunito d'urgenza per cercare di stabilire con esattezza le cause della tragedia (i quaranta morti e i cinquanta feriti sono il provvisorio bilancio della polizia locale). Alla riunione sono stati convocati i dirigenti delle due società e il segretario generale della lega, Cyril Kobus, che eseguirà personalmente l'ispezione dello stadio. Il segretario ha comunque già anticipato che "l'impianto non era palesemente adatto ad ospitare una partita di quella importanza". La Lega sudafricana di calcio ha tenuto a sottolineare che l'incontro non si è svolto sotto la sua supervisione e che "i responsabili saranno individuati e puniti". Sulla tragedia di Orkney è intervenuto con un messaggio di cordoglio, il vicepresidente del Congresso nazionale africano, Nelson Mandela, che ha espresso "Grande emozione e orrore per queste morti senza motivo" e ha lanciato un appello affinché ritorni la pace tra tutti coloro che si interessano alle vicende delle squadre dei Kaizer Chiefs e degli Orlando Pirates che hanno il maggior numero di tifosi in Sudafrica, quasi tutti minatori provenienti dalla zona aurifera di Val Reef. A completare il quadro di questa tragica domenica calcistica, moriva in Grecia nello stadio di Atene un giovane spettatore del derby tra le popolari formazioni dell'Aek e dell'Olympiakos, un ragazzo di sedici anni, George Panayotou, colpito in pieno da un bengala e deceduto all'istante". w. r. Fonte: La Stampa 15.01.1991 (Un altro Heysel insanguina lo sport)
13.01.1991
Olympic Stadium"Spyros Louis"
Atene, Campionato Greco Serie A
(Aek - Olympiakos)
George Panayotou
Nel derby di Atene fra Aek ed Olympiakos, valevole per il campionato greco di serie A, George Panayotou, un ragazzo di 16 anni, rimane ucciso e due persone ferite nei violenti scontri scoppiati nel finale della partita. La vittima viene colpita da un bengala, probabilmente sparato con una pistola lanciarazzi e muore sul colpo. La dinamica ricorda molto l’omicidio del povero Vincenzo Paparelli durante il derby fra Roma e Lazio del 1979. L'incontro è sospeso a cinque minuti dalla conclusione (con l'Olympiakos in vantaggio per 2-1), ma i tafferugli continuano all'esterno dello stadio dove vengono distrutti alcuni automezzi della polizia e numerosi negozi. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it 
13.01.1991
Barcellona, Accoltellamento
Estadio de Sarriá
(RCD Espanyol-Sporting Gijon)
Frederic François Rouquier
Il 13 gennaio 1991, al termine dell'incontro Espanyol-Gijón, valevole per il campionato spagnolo di Prima Divisione, due tifosi biancoblu vengono selvaggiamente aggrediti a colpi di macete da un commando di cinque “Boixos Nois”, gli ultras più radicalizzati del Barcellona. Frederic François Rouquier, 20 anni, muore mentre José María Arbolés, 16 anni, appartenente alle Brigate Biancoblù dell’Espanyol, resta gravemente ferito. Gli aggressori sono arrestati qualche giorno dopo, ma non mostrano alcun pentimento, anzi quattro di loro, confermando l’incriminazione, si vantano pure del reato consumato che nascondeva un piano dal retroscena etnico-politico. Frederic Francois Rouquier, la vittima, era un militante del Fronte Nazionale, ragione sufficiente per giustificare l'attacco spietato del loro gruppo che osserva una ideologia indipendentista, contraria al fascismo e al nazionalismo spagnolo. Nel 1994, dopo tre anni, sono giudicati colpevoli e condannati in prima udienza a 15 anni di carcere ciascuno. Pena quasi raddoppiata in appello per le aggravanti della premeditazione e dell’efferatezza animalesca nell’omicidio e nelle lesioni inferte al sopravvissuto. In realtà già dal 1998 godranno della semilibertà, il cosiddetto “Terzo grado” nel sistema carcerario spagnolo e torneranno alla ribalta per altri episodi di cronaca. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
15.03.1992
Barcellona, Estadio de Sarriá
Campionato Spagnolo di Serie A
(Español - Cadice)
Guillermo Alfonso Làzaro
Intorno alle 18.00, durante il secondo tempo dell’incontro con il Cadice, valevole per il campionato di calcio spagnolo, Guillermo Alfonso Làzaro, tredicenne tifoso dell'Español, mentre sta seguendo la partita in tribuna con il padre e il fratello viene colpito violentemente al petto da un razzo lanciato dalla tribuna opposta, occupata dai tifosi avversari. Il giovane tifoso è stato investito da un bengala sparato in aria, ma deviato durante la traiettoria all'altezza del suo torace che subisce la lesione di un'arteria. Nonostante i soccorsi e il trasporto d'urgenza all'ospedale Clinico di Barcellona, non c'è niente da fare per salvarlo. Il ragazzo muore poco dopo. La polizia successivamente arresta 3 tifosi minorenni del Cadice. Il luogo tragico della vicenda è lo stadio "Sarrià" di Barcellona, proprio il teatro della gesta eroiche della nostra nazionale italiana di calcio campione del mondo nel 1982 che vi disputò due gare esaltanti contro l’Argentina di Maradona ed il Brasile di Zico e Falcao. Come conseguenza immediata della disgrazia viene vietato più rigorosamente l'uso di articoli pirotecnici allo stadio, molto usati in Spagna, e si cambiano quindi radicalmente le usanze delle tifoserie nelle curve durante le manifestazioni del tifo. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it  "Il padre di Guillermo (per ironia della sorte il genitore, che da anni non seguiva più partite allo stadio, si era fatto convincere proprio dal giovane a tornare al Sarrià), ieri tra le lacrime ha dichiarato: "Spero che la mia disgrazia serva a sradicare la violenza dai campi di calcio". Purtroppo Guillermo non è la prima vittima spagnola: 7 anni or sono uno spettatore rimase ucciso, nello stesso modo, nello stadio di Cadice. La pericolosità dei bengala è nota: se viene sparato in aria e, per un qualsiasi motivo la sua traiettoria viene deviata - com'è accaduto incidentalmente domenica scorsa - funziona come un piccolo obice, con esiti devastanti. In Spagna, da 17 mesi, è in vigore una legge che ne vieta l'uso ma sinora la polizia non è mai intervenuta decisamente". Fonte: La Stampa 17.03.1992 ("Forse chiuso il Sarrià teatro dei trionfi azzurri" di Gianantonio Orighi) NDR: per ulteriori approfondimenti in lingua spagnola: La tragedia de Sarrià (1992) - La reconstruccion de la tragedia de Sarrià... - Se cumplen veinte años de la tragedia de Sarriá... - La bengala de la vergüenza
5.05.1992
La tragedia di Furiani
Stadio "Armand Cesari"
(Bastia-Olympique Marsiglia)
18 Vittime
E’ martedì 5 maggio 1992, il giorno della semifinale di Coppa di Francia fra il Bastia e l’Olympique di Marsiglia, regina del calcio francese (4 scudetti consecutivi) nonché club di una tifoseria rivale invisa ai sostenitori Corsi. Nelle settimane precedenti una spasmodica caccia al biglietto della sfida aveva convinto gli organizzatori: la capienza dello stadio "Armand Cesari" di Furiani, centro a pochi Km a sud del capoluogo corso, era stata ampliata in fretta e furia con una sola settimana di lavoro in prossimità dell’evento calcistico con il benestare delle autorità locali. Fu smantellata la vecchia Tribuna Nord "Claude Papi" e sostituita assemblando in suo luogo una tribuna metallica provvisoria da 10.000 posti. (Struttura già utilizzata alle Olimpiadi invernali di Albertville, pochi mesi prima). Prima della gara si alternavano continui avvisi tramite altoparlante di non saltare o battere i piedi freneticamente sulle tribune di legno vista la fragilità dell’impianto. Su quegli spalti posticci vi sono, largamente in eccesso, circa diciottomila spettatori: in realtà, alla biglietteria ufficiale del Bastia si erano aggiunte altre rivendite in nero per migliaia di tagliandi. La struttura provvisoria scricchiola continuamente, i suoi pali di sostegno non sono interrati, ma inchiodati su alcuni grandi blocchi di cemento ! Cadono numerosi bulloni dall’alto: sono le prime avvisaglie, ma i tecnici intervengono prontamente a stringere più saldamente le viti delle giunture metalliche. Alle 20.20, ormai a pochi minuti dal calcio d’inizio, l’inferno in ripresa diretta di Tele France 1: la tribuna farlocca ("come un castello di carte che andava giù" o "un’onda piombata dall’alto" diranno i testimoni) collassa risucchiando al suolo il pubblico dagli spalti. Gli spettatori seduti nella parte più alta delle gradinate cadono da 15 metri. Muoiono 18 persone e 2357 rimangono ferite. Davanti a tale assurda tragedia la partita non è più disputata e, successivamente, la Federazione Calcistica Francese decide, in segno di lutto e d’accordo con le società, di non far disputare né il recupero della gara, né la finale in programma al Parco dei Principi di Parigi. La Coppa di Francia sarà assegnata d’ufficio al Monaco, la vincente dell’altra semifinale con relativo suo accesso alla Coppa delle Coppe Europea. Il primo ministro dell’epoca, Pierre Bérégovoy, avviò immediatamente un’inchiesta giudiziaria per individuare i colpevoli della tragedia di Furiani. Il presidente del Bastia, Jean-François Filippi, venne assassinato ancora prima del processo nel quale furono incolpate dal Pubblico Ministero Jean-Pierre Rousseau 18 persone per "omicidio e ferite involontarie" di cui 5 prosciolte con non luogo a procedere. Il 23 febbraio del 1995 la Camera Criminale della Corte di Cassazione francese confermò le condanne che il 2 aprile dello stesso anno divennero definitive per gli 8 responsabili "di aver costruito senza il rispetto delle norme di sicurezza": Jean-Marie Boimond e Michel Lorenzi condannati a 2 anni di carcere; Etienne Galéazzi, Ange Paolacci, Yvon Bartolini, Bernard Rossi, Luc Pilard e Michel Cagnion condannati a pene inferiori ai 2 anni di carcere. Successivamente nel 1994 lo stadio "Armand Cesari" di Furiani venne ristrutturato. Ultimati i lavori la capienza totale dal 1996 è stata ampliata a 18.000 spettatori.  Per gli isolani francesi negli anni a seguire resterà sempre viva nella memoria questa assurda disgrazia, ma nonostante ciò la Fédération Française de Football (FFF) non ha mai organizzato ufficialmente una commemorazione nazionale: soltanto nel 2015 l’associazione dei parenti delle vittime e dei feriti è riuscita ad inaugurare una placca in memoria all’interno della sede della federazione calcistica a Parigi. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
19.07.1992
Rio de Janeiro, Stadio "Maracanà"
Finale Campionato Brasiliano Serie A
(Flamengo-Botafogo)
Frederico Castilho de Oliveira - Sérgio de Souza Marques - Cláudio José Rocha Galda
"RIO DE JANEIRO - Quasi 200 feriti (tre gravi) ieri al Maracanà prima della finale Botafogo-Flamengo. Un tifoso ha esploso vari colpi di pistola in aria. Gli spari hanno spinto centinaia di persone contro una transenna che ha ceduto facendone precipitare centinaia sugli spettatori dell'anello sottostante. Due ore prima, un tifoso era stato ucciso a revolverate in autobus. La partita si è disputata e, pareggiando per 2-2, il Flamengo ha vinto il campionato. Il primo gol dei neocampioni è stato segnato dal vecchio Junior". Fonte: La Stampa 21.07.1992 - Altre Fonti: Lance.com.br - Torcida Flamengo (NDR: Dopo questa terribile disgrazia l'Estádio "Jornalista Mário Filho", più noto agli sportivi con il nome di "Maracanã", fu ristrutturato e il limite della capienza osservato più scrupolosamente nelle fasi di vendita dei biglietti e di accesso alla struttura)
16.06.1996
Zambia, Lusaka, Crollo Muro Tribuna
"Independence Stadium"
(Zambia - Sudan)
15 ? Vittime 
ZAMBIA: A Lusaka, al termine della gara valevole per le eliminatorie della Coppa del Mondo di calcio del 1998, vinta dalla nazionale locale per 3 a 0 contro il Sudan ed a cui avevano assistito 25.000 spettatori fra i quali il presidente zambiano Frederick Chiluba, muoiono almeno 15 persone e più di 50 spettatori rimangono feriti. Non è chiara la causa: se a causa della pressione della folla contro un cancello dello stadio rimasto chiuso (La Stampa) oppure del crollo di un muro in una tribuna (La Repubblica). Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (NDR: Nella foto dell'articolo a destra è scritto erroneamente ZAIRE, ma la tragedia è avvenuta in ZAMBIA)
7.07.1996
Libia, Rivolta Popolare
Tripoli, Stadio "11 giugno"
(Al Ahli - Al Itthad)
50 ? Vittime
"A Morte Gheddafi". A questo grido centinaia dei 60 mila spettatori del derby di calcio tripolino Al Ittihad-Al Ahli, si sono scagliati, venerdì 7 luglio, sul figlio primogenito del leader libico, Saadi. Questi, tifoso della Lazio e innamorato dell’Italia dove ha spesso soggiornato, è proprietario della squadra Al Ahli, a cui l’arbitro aveva appena concesso un contestatissimo calcio di rigore. Quando il pallone è finito in rete, i tifosi di Al Ittihad sono andati su tutte le furie. Hanno invaso il campo dello stadio centrale di Tripoli e, nonostante il nutrito servizio d’ordine, hanno prima pugnalato a morte l'arbitro e poi hanno tentato di aggredire Al Saadi. A quel punto le sue guardie del corpo, prese dal panico, hanno cominciato a sparare all’impazzata nel mucchio. Colpi di armi da fuoco sarebbero partiti anche da parte dei "tifosi", trasformando lo stadio in un campo di battaglia e la manifestazione sportiva in un regolamento di conti tra opposte fazioni politiche. Alcune voci parlano di 20 morti, ma in realtà sarebbero di più, probabilmente una cinquantina. La furia devastatrice dei "tifosi" si è riversata anche all’esterno dello stadio, assumendo un connotato xenofobo con la distruzione di una decina di vetture con targa straniera. E nella notte sono stati dati alle fiamme, forse un atto di rappresaglia dei miliziani del regime, negozi appartenenti a presunti militanti islamici. Si è trattato del più recente, ma non del più grave, episodio che conferma l’instabilità del regime del colonnello libico. Una fonte diplomatica, da noi interpellata, sottolinea che tutti i 400 militanti islamici evasi dal carcere di Bengasi lo scorso marzo sono stati uccisi dopo aver ingaggiato un duro scontro con l’esercito, nel corso del quale sono caduti 26 militari. Ma la strage dello stadio è rilevante perché si è verificata nella capitale e ha preso di mira direttamente il figlio di Gheddafi. Tanto è vero che ieri è stata decretata una "Giornata di lutto in memoria delle vittime", sono state abolite tutte le manifestazioni pubbliche, chiusi i ristoranti e la televisione di Stato ha trasmesso i suoi programmi soltanto in bianco e nero. Al Saadi è stato personalmente punito con lo scioglimento della sua squadra e di quella rivale, mentre il campionato di calcio è stato sospeso... (Omissis)". Fonte: La Repubblica 15.07.1996 ("Rivolta allo stadio: morte a Gheddafi" di Magdi Allam)
16.10.1996
Tragedia Estadio "Mateo Flores"
Città del Guatemala, Affollamento
(Guatemala - Costa Rica)
83 Vittime
"Alle ore 21.00 del 16 ottobre 1996 era in programma all'Estadio Mateo Flores di Città del Guatemala il match valevole per le qualificazioni ai mondiali di Francia '98 tra Guatemala e Costa Rica. Le due squadre stavano lottando per il secondo posto nel gruppo 1 dei gironi di semifinale della zona CONCACAF: lo spettacolo promesso dalla partita, unito alla rivalità tra le due nazionali, richiamava migliaia di supporter da ambedue i Paesi. A meno di un'ora dal fischio d'inizio lo stadio era già gremito in ogni ordine di posto, ma la folla che all'esterno dell'impianto premeva per entrare era ancora enorme. Come solo in seguito si potrà ricostruire, il numero di biglietti venduti (più di 47.000) superava nettamente la capienza massima del Mateo Flores, che poteva contenere non più di 38.000 persone. Ai tagliandi validi in eccesso, si unirono centinaia di biglietti falsi, provocando così un afflusso troppo grande (più di 50.000 tifosi) in confronto del numero dei posti a sedere. Proprio mentre le squadre erano scese in campo per il riscaldamento pre-partita, lo spettacolo che si presentò ai calciatori era agghiacciante. Le persone che si erano sistemate nei posti più a ridosso del campo erano schiacciate verso le inferriate che separavano le tribune dal terreno di gioco e dovunque si sollevavano grida di dolore che invocavano l'apertura dei cancelli che davano sul prato. Quando la polizia guatemalteca si rese conto di quanto stava accadendo, aprì le porte interne, permettendo alla folla di riversarsi sul prato, mentre allontanò coloro che all'esterno dello stadio ancora premevano per entrare, ignari del dramma. Con le tribune meno piene la portata della strage venne subito avvertita: decine di persone giacevano senza vita, soffocate dalla calca, mentre altre avevano subito ferite più o meno gravi. Alla fine il bilancio fu pesantissimo: 83 morti e oltre 200 feriti. Il presidente del Guatemala Álvaro Arzú, presente allo stadio, ordinò immediatamente il rinvio della partita (che sarebbe stata poi rigiocata per motivi di sicurezza in "campo neutro" a Los Angeles il 24 novembre, con vittoria per 1-0 del Guatemala) e l'apertura di un'indagine per chiarire le responsabilità dei fatti. La pesantezza del bilancio e le modalità con cui ebbe luogo la strage del Mateo Flores richiamarono agli occhi degli sportivi di tutto il mondo la strage di Hillsborough, avvenuta il 15 aprile 1989 a Sheffield (Inghilterra). Le indagini seguite alla strage palesarono quale principale causa l'eccessivo numero di biglietti venduti: oltre 47.000 (senza contare i tagliandi falsi), contro i soli 38.000 posti di capienza massima del Mateo Flores. A ciò si aggiungeva la precaria struttura dello stadio, inadatto ad ospitare partite di tale rilevanza e privo di adeguate misure di sicurezza e di soccorso. La procura guatemalteca indagò 13 direttori amministrativi per omicidio colposo e lesioni, ma alla fine nessun provvedimento giudiziario venne adottato. D'altro canto la Confederación Deportiva Autónoma de Guatemala (l'omologo guatemalteco del CONI italiano) non si assunse alcuna responsabilità dell'accaduto, pur essendo stato appurato che tale ente non aveva mai stilato un piano di emergenza e di contingenza da utilizzare per il Mateo Flores. L'unico provvedimento assunto dall'amministrazione del Guatemala fu la riduzione della capienza dello stadio da 38.000 a 29.000 posti, avvenuta nel 2000". Fonte: Wikipedia.org
9.12.1998
Madrid, Accoltellamento Tifoso
Estadio "Vicente Calderon"
(Atletico Madrid - Real Sociedad)
Aitor Zabaleta Cortazar
"MADRID - La morte di un giovane tifoso basco, accoltellato al cuore da un "ultrà" alle porte dello stadio dell'Atletico di Madrid sconvolge la Spagna. La vicenda conferma che la violenza nel mondo del calcio spagnolo ha superato ogni limite tollerabile e per di più si consuma in un momento delicatissimo del processo di pace che sembrava cominciato con la tregua decretata dall' Eta il 6 settembre. Aitor Zabaleta aveva 28 anni. Era arrivato martedì mattina a Madrid insieme alla fidanzata per vedere la partita che l'Atletico doveva giocare in coppa Uefa con la sua squadra di sempre, la Real Sociedad di San Sebastian. Un'ora prima dell'inizio del match la coppia è entrata in un bar vicino allo stadio. Dentro, una decina di "ultrà" che hanno preso come una provocazione la sciarpa della Real Sociedad che la ragazza portava al collo. E sono passati agli insulti pesanti. Lui ha reagito. Poi ha cercato di andarsene con la sua fidanzata. Ma all'uscita del bar uno degli "ultrà" lo ha accoltellato, scappando poi con i suoi amici. Aitor ha camminato fino alle porte dello stadio, distante circa cento metri. Poi è caduto a terra svenuto ed è stato subito trasferito in ospedale. Vi è morto alle tre di notte. La coltellata aveva traforato l'arteria mammaria e logorato l'aorta e il ventricolo sinistro. La maggior parte delle migliaia di tifosi baschi venuti a Madrid hanno saputo la notizia solo dopo la fine della partita (persa dalla Real Sociedad per 4 a 1). Una precauzione per evitare ulteriori episodi di violenza. Durante tutto il match gli ultrà dell'Atletico, e anche settori del pubblico "normale" non hanno smesso di insultare in coro i baschi e di cantare l'unità della Spagna. I tifosi della Real Sociedad e dell'Atletico di Bilbao, le due squadre basche della serie A spagnola, sono abituati da anni a sopportare insulti e provocazioni negli stadi madrileni. Insieme alle squadre catalane e ai calciatori neri, sono i bersagli preferiti dalle organizzazioni "ultrà" che in Spagna alla vocazione fascista e xenofoba diffusa sugli spalti di tanti paesi aggiungono l'odio verso le minoranze etniche della Spagna. Proprio alla vigilia dell'incontro dell'altro giorno tanti hanno sentito gruppetti di "skinhead" annunciare "cacce al basco". In molti accusano le direzioni delle società calcistiche non solo di tollerare la violenza degli iscritti, ma persino di finanziarla per sostenere le squadre. La notizia dell'accoltellamento del tifoso basco ha sconvolto le direzioni dei partiti baschi e spagnoli. E tutti hanno reagito allo stesso modo: non è un fatto politico, ma un dramma sportivo. Così ha detto anche il premier José Maria Aznar. Gli independisti, finora, non hanno espresso alcuna valutazione sui fatti. Ma è indubbio che la vicenda non contribuirà a rasserenare gli spiriti in un momento in cui - sebbene si parli di trattative segrete con l’Eta - il processo verso la pace sembra bloccato e i radicali dell’Herri Batasuna intensificano le loro pressioni per ottenere un trasferimento dei terroristi incarcerati verso prigioni del paese basco". Fonte: La Repubblica 10.12.1998 ("Assassinato un tifoso basco un colpo alla pace con l’Eta" di Carlos Elordi) 
12.01.1999
Alessandria, "Alexandria" Stadium
Quarti di Finale della Coppa d’Egitto
(Al Ittihad - ?)
8 Vittime
Prima dell'inizio d’una partita valida per i quarti della "Coppa d'Egitto" dell’Ittihad contro una squadra nazionale, all’ingresso dello stadio di Alessandria d’Egitto scoppiano violentissimi scontri fra le due tifoserie. Sul posto intervengono numerosi agenti di polizia a disperdere i tifosi e le ambulanze che accompagnano i feriti in ospedale. Otto tifosi muoiono ed altri 14 rimangono gravemente feriti. La partita viene disputata ugualmente. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
31.10.1999
Belgrado, Disordini Tifoserie
Stadio "Partizan"
(Partizan - Stella Rossa Belgrado)
1 Vittima
"BELGRADO - Tragedia al derby di Belgrado: un giovane tifoso della Stella Rossa è morto per il lancio di un bengala allo stadio del Partizan. Le autorità non hanno ancora reso noto il nome della vittima, colpita in pieno petto secondo una dinamica che ricorda il dramma di Vincenzo Paparelli. Si giocava la partita con la Stella Rossa, il confronto più atteso e pericoloso del calcio jugoslavo. Nonostante le misure di sicurezza gli incidenti si sono verificati prima e durante la partita, fino a quando è stato lanciato, probabilmente da un settore del Partizan, il bengala assassino. Il tifoso ferito è stato subito trasportato all’ospedale, dove è morto poco dopo il suo arrivo. Nel frattempo la partita è proseguita e il Partizan ha vinto 2-0 scatenando un fitto lancio di petardi e bengala. La polizia ha già fermato e interrogato 146 persone". Fonte: La Repubblica 31.10.1999 ("Tragico derby a Belgrado tifoso ucciso da un bengala")
9.07.2000
Harare, Disordini Pubblico
Stadio "Nazionale"
(Zimbawe - Sudafrica)
13 Vittime
"HARARE - "Sembrava una partita normale, non c'era tensione né sugli spalti né tantomeno in campo. Almeno fino al raddoppio di Buckley...". Scene, quelle che hanno fatto seguito al 2-0 dei sudafricani, che Marc Duvillard non dimenticherà tanto facilmente. Il tecnico svizzero (già del Lugano), trasferitosi da ormai sei anni nel paese africano, era presente allo stadio al momento della tragedia. "Mi trovavo in tribuna, quella d'onore, e da lì ho assistito alla scena. A dire il vero, però, c'era una gran confusione ed era difficile capire cosa stesse realmente succedendo: la gente correva da tutte le parti alla disperata ricerca di una via di fuga. I lacrimogeni fanno davvero star male, l'ho sperimentato in prima persona...". Lo stadio di Harare era affollato da oltre 50 mila persone. La partita, valida per le qualificazione ai Mondiali del 2002, era di quelle da non mancare. Doveva essere una festa, ma si è conclusa nel peggiore dei modi. "Dopo il 2-0 di Buckley, a sette minuti dal termine, alcuni spettatori hanno lanciato degli oggetti in direzione del campo - continua Duvillard. Nulla di preoccupante, si trattava infatti soprattutto di bottigliette di plastica (vuote). Un episodio come se ne vedono spesso". A quel punto, però, è intervenuta la polizia: "Gli agenti si trovavano sulla pista di atletica attorno al terreno da gioco, dove è piovuta la maggior parte degli oggetti. Invece di aspettare che gli spettatori terminassero i lanci, la polizia ha reagito istantaneamente sparando in tribuna decine e decine di lacrimogeni. Ebbene, a quel punto è scoppiato il panico fra la gente: i tifosi hanno cercato di raggiungere le uscite, poste in cima alle gradinate, ma qualcuno non ce l'ha fatta e nella calca ha perso la vita...". ("…piove di tutto, la folla (ci sono 50.000 spettatori) inizia ad ondeggiare paurosamente, la recinzione metallica inizia a cedere. Il direttore di gara, il senegalese Falla Ndoye, sospende l'incontro, la polizia interviene con durezza, usa i gas lacrimogeni e gli idranti per riportare la calma. In un attimo la situazione degenera: si formano ingorghi alle uscite, la gente rimane schiacciata contro le barriere. Secondo un medico dell'ospedale Parirenyapwa, dove sono stati ricoverati molti feriti, "la maggior parte delle vittime presenta lesioni gravi agli organi interni". I giocatori, mentre attorno scoppia l'inferno, si coprono il viso con le mani per proteggersi dai gas e scappano negli spogliatoi. La rete di protezione cede e molti spettatori cercano rifugio sull'erba del campo. Ma dalle tribune continua il lancio di bottiglie, di seggiolini, anche di pezzi di ferro e i feriti aumentano. Difficile riportare la calma e gli scontri proseguono a lungo anche fuori dallo stadio, nelle strade che circondano l'impianto, dove alcune auto sono state prese a sassate e gli agenti hanno inseguito gruppi di giovani"... Fonte: Repubblica.it 9.07.2000) Questo anche se le norme FIFA erano state rispettate: "In quello stadio ho già visto 70 mila e più persone. Le "vie di fuga" c'erano, come da regolamento. Il problema è che la polizia ha agito senza ragionare ed ha scatenato un fuggi-fuggi generale. In pochi minuti lo stadio si è letteralmente svuotato: era impossibile rimanere all'interno, il micidiale effetto dei fumogeni lo impediva". Duvillard, che ha abbandonato lo stadio il più velocemente possibile, non era al corrente della gravità della situazione. "Non sapevo che fosse morta della gente. L'ho appreso soltanto ieri mattina dai giornali". Ma intanto c'era anche chi cercava di farsi giustizia da sé: "Sì, dopo aver appreso quanto era accaduto, alcuni tifosi hanno caricato la polizia, colpevole - secondo loro - di aver causato una strage". Eppure, nonostante una qual certa tensione in occasione delle recenti elezioni, il clima nello Zimbabwe sembrava essere tornato alla normalità. "Quello che è successo ad Harare non ha nulla a che vedere con la politica, anche se prima della partita i tifosi hanno spontaneamente cantato l'inno a braccia alzate (un gesto utilizzato dal partito che sta all'opposizione). Nello Zimbabwe la vita è molto tranquilla...". Talmente tranquilla da innamorarsene... (Omissis)". Fonte: Tio.ch 11.07.2000 ("ZIMBAWE: Se solo la polizia avesse aspettato..." di Christian Solari) NDR: Il risultato fu omologato a favore del Sudafrica
11.04.2001
Tragedia "Ellis Park Stadium"
Johannesburgh, Soweto
 (Kaizer Chiefs - Orlando Pirates)
47 Vittime
"JOHANNESBURG - Il derby era atteso: una sfida al vertice fra i Kaizer Chiefs e gli Orlando Pirates, due squadre di Johannesburg, le più importanti del campionato sudafricano. Ma l’incontro di Ellis Park, anziché in festa del calcio, si è trasformato in tragedia. Cinquanta persone, fra cui anche ragazzi e donne, sono rimaste uccise, schiacciate contro le barriere di filo spinato da tifosi che cercavano di entrare allo stadio, e almeno altre cinque sono in condizioni critiche, nel reparto rianimazione dell'ospedale. I feriti in modo più leggero sono almeno una trentina. Il disastro ricorda in modo impressionante la tragedia dell'Heysel a Bruxelles, in occasione della partita Juventus - Liverpool nel 1985, in cui rimasero uccise 39 persone. Dopo appena 17 minuti di gioco, la partita è stata sospesa. Ma a quel punto il dramma si era compiuto: gli elicotteri dei soccorsi trasportavano i feriti all’ospedale, visto che le otto ambulanze inviate d’urgenza assieme a due furgoni di supporto medico d’emergenza erano rimaste bloccate fra le macchine dei tifosi. Intanto le telecamere della tv locale Sabc riprendevano immagini dei corpi calpestati, ricoperti da lenzuola. Secondo la Sabc, all’origine del disastro c'è l’imprudente vendita di troppi biglietti rispetto alla capienza dell’impianto sportivo: sarebbe stata la rabbia degli esclusi, che cercavano di entrare a tutti i costi, a causare la tragedia. Nello stadio c’era posto per 68 mila persone, mentre le società avrebbero venduto 120 mila biglietti. Inutile è stata anche l’azione della polizia, che ha cercato di ridurre alla ragione i tifosi a suon di gas lacrimogeni, ma non è riuscita a domare i più esagitati. Il direttore della squadra dei Chiefs, Kaizer Motaung, ha spiegato agli spettatori che dopo la tragedia la società aveva "l’obbligo morale di non proseguire la partita, per mostrare rispetto agli scomparsi". Gli stessi giocatori, ha aggiunto Motaung, hanno chiesto di non giocare in circostanze del genere: l’incontro sarà disputato in un’altra data, e i biglietti saranno ancora validi. Il suo collega dei Pirates, Irvin Khoza, ha ricordato che un incidente del genere era già successo in occasione di un altro derby fra le due squadre, in quell’occasione allo stadio Vaal Reefs, e ha chiesto scusa a nome della sua società, invitando i tifosi a lasciare l’impianto senza violenza". Fonte: La Repubblica 12.04.2001 ("Johannesburg, strage allo stadio")
29.04.2001
Congo, Disordini fra Tifoserie
Lumbumbashi, "Stade de la Kenya"
(Mazembe - Lupopo)
10 Vittime
In occasione della partita di calcio fra Mazembe e Lupopo, in programma domenica 29 aprile 2001 allo stadio allo "Stade de la Kenya" di Lubumbashi, nel sud-est della Repubblica democratica del Congo, dopo il pareggio della squadra di casa scoppiano incidenti fra le due tifoserie che invadono il campo per fronteggiarsi. La polizia usa i gas lacrimogeni per disperderli. Nel fuggi-fuggi generale una decina di tifosi muoiono schiacciati o soffocati ed una cinquantina restano gravemente feriti. Fra le cause della strage anche le porte dello stadio ermeticamente chiuse che hanno impedito un deflusso rapido della folla in fuga già in sovrannumero rispetto alla capienza massima. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
6.05.2001
Costa d'Avorio, Abidjan, Disordini
Stade "Félix-Houphouët-Boigny"
(ASEC Mimosas - Africa Sports)
1 Vittima
Prosegue l'anno "nero" di violenza per il calcio africano: durante l’incontro fra ASEC Mimosas e Africa Sports, le due principali squadre del campionato della Costa d'Avorio, dopo una rete segnata sul finire del primo tempo dall'ASEC Mimosas scoppiano alcuni scontri tra sostenitori dell'Africa Sports e la polizia che provocano un morto e 39 feriti nello stadio "Felix Houphouet-Boigny" di Abidjan. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
6.05.2001
Iran, Crollo Tribuna Spettatori
Sari, Stadio "Mouttaqi"
(Chamouchak - Pirouzi)
30 ? Vittime
"TEHERAN - Tragedia durante una partita di calcio in Iran: le gradinate di una parte dello stadio a Sari, nel nord del Paese, hanno all´improvviso ceduto travolgendo centinaia di persone. I morti sono numerosi, ha riferito l´agenzia ufficial Irna senza precisarne il numero, e più di 200 sono i feriti ricoverati in vari ospedali di Sari, la capitale della provincia di Mazandaran che conta 400.000 abitanti. I soccorritori continuano comunque a lavorare tra le macerie, perché non tutti gli spettatori travolti dal crollo sono stati individuati e recuperati. Nello stadio Mottaqi erano assiepate almeno 40.000 persone, mentre la struttura ha ufficialmente la capacità di 15.000 spettatori. Il disastro è avvenuto mentre era in corso il secondo tempo della partita tra la squadra del Pirouzi (di Teheran) e quella del Chamouchak (della città di Nichahr). Difficile il lavoro dei soccorritori, per parecchio tempo ostacolati dalle migliaia di persone rimaste illese che, prese dal panico, si accalcavano verso i cancelli in cerca di una via di fuga. Tra i feriti molti sono stati schiacciati dalla folla terrorizzata. La televisione di stato ha mostrato le immagini di spettatori che fuggivano in ogni direzione, ma anche di tifosi che si sono subito adoperati per aiutare coloro che erano stati coinvolti nel crollo. Secondo le prime informazioni un numero esorbitante di spettatori si sarebbe accalcato nelle zone più alte della gradinata e proprio ciò avrebbe fatto crollare parte dello stadio. Sulla tragedia il presidente Mohammad Khatami ha ordinato un´inchiesta e le autorità hanno avviato un´indagine, ammettendo che gli stadi iraniani mostrano spesso gravi problemi strutturali, dovuti generalmente a edificazioni approssimative. Inoltre non c´è reale controllo sul numero degli spettatori ammessi ad assistere agli incontri e la capienza massima viene molto spesso superata. L´Irna ha anche riferito che l´incidente ha provocato un´ondata di panico nella città e che migliaia di persone si sono precipitate allo stadio, ostacolando i mezzi dei soccorritori, per cercare notizie di parenti e amici che erano andati alla partita". Fonte: Tio.ch 6.05.2001 ("Iran: cedono gradinate stadio, morti e centinaia feriti")
9.05.2001
Strage "Accra Sports Stadium"
Ghana, Disordini Tifoserie
 (Hearts of Oak - Ashanti Kotoko)
127 Vittime
"ACCRA - Gli Hearts of Oak stanno vincendo 2 a 1 il derby di Accra contro i Kumasi Ashanti Kotoko; siamo all' 85esimo minuto, lo stadio nazionale della capitale del Ghana è gremito, 70mila persone: i supporter della squadra che sta perdendo cominciano a lanciare oggetti in campo. La polizia si schiera davanti alla curva dei supporter. Il match finisce: i tifosi dell' Ashanti cominciano a divellere i sedili dello stadio e a gettarli sul terreno. Gli agenti rispondono lanciando lacrimogeni. È il caos: la fuga precipitosa e disordinata dei supporter innesca la sciagura. A decine di migliaia gli spettatori tentano la fuga scontrandosi gli uni con gli altri, calpestandosi, rimanendo schiacciati. Secondo la radio che stava facendo la telecronaca della partita le porte dello stadio erano chiuse: la polizia non avrebbe riaperto gli ingressi, forse per dimenticanza. L' onda di panico non risparmia nessuno: in pochi minuti i morti sono oltre una decina; dopo un' ora le notizie che giungono dagli ospedali, gremiti di feriti, danno le dimensioni del dramma: "Attorno a me giacciono almeno 50-60 cadaveri", afferma Asamoah Boateng, membro dello staff presidenziale dall' ospedale militare di Accra. Secondo le informazioni giunte a tarda sera i morti sarebbe ben oltre cento, i feriti un numero rimasto ieri incalcolato. I dati si riferivano solo a fonti ospedaliere, visto che un sopralluogo allo stadio non era ancora stato fatto. Jake Obetsebi-Lamptey, ministro degli Affari presidenziali lancia un appello via radio: "Chiediamo alla gente di rimanere calma e di non intralciare il lavoro dei soccorsi e di non affollarsi negli ospedali… (Omissis)". Fonte: La Repubblica 10.05.2001 ("Strage nello stadio di Accra")
7.10.2003
Santiago di Compostela, Colpo Karate
Estadio "San Lazaro"
(Compostela - Deportivo La Coruña)
Manuel Ríos Suárez

Il derby galiziano Compostela-Deportivo, valido per i trentaduesimi di finale della coppa del Re, è stato vinto dal Deportivo 1-0 con gol di Diego Tristan a 8 minuti dalla fine. Il pubblico sta abbandonando gli spalti dello stadio “San Lázaro” di Santiago de Compostela dove erano giunti in 4.000, molti anche da La Coruña. Alcuni incidenti fra tifosi del Depor e la polizia erano già avvenuti durante il tempo di gioco con una rissa e ripetuti lanci di oggetti in campo. I disordini non si placano all’uscita dal campo sportivo, nonostante la vittoria del proprio club la devastazione continua: servizi igienici distrutti, mattonelle e vetrate in frantumi. Sono le 22.40 quando le frange più estremiste, il famigerato gruppo ultras dei “Riazor Blues”, cerca il contatto con la tifoseria avversaria locale, schierata e ben disponibile allo scontro. Dal reciproco scambio di insulti si passa al lancio fitto contro di tutto.  A dividerli una dozzina di agenti che rinunciano a replicare una carica per disperderli e, anzi, ripiegano in ritirata. Intanto, nei pressi del “Padiglione Galizia” del “San Lazaro” un ragazzino (14 anni) con la maglietta del Compostela viene accerchiato e picchiato dal branco. Manuel Ríos Suárez, tranquillo tifoso del Deportivo, nota la scena a distanza e, provando compassione per il ragazzo, si avvicina a rimproverarli per il vile accanimento “contro un bambino”. Per tutta risposta uno di loro, con un balzo a piedi uniti, lo colpisce violentemente nel basso ventre, accorgendosi solo dopo di aver scalciato un suo tifoso, e scusandosi si allontana. Manuel Rios accasciato al suolo, prima si rialza di scatto, poi pallido e dolorante s’incammina per qualche metro, ma dicendo di non respirare bene si sdraia per terra e vomita, perdendo conoscenza davanti alla moglie. Allertati da un addetto alla sicurezza del Xacobeo Building giungono immediati i primi soccorsi, sono trascorsi appena tre minuti. Come sarà confermato dall’esame autoptico, ha subito una grave emorragia interna per il trauma, inutile la corsa al Policlinico di Santiago. Muore 40 minuti alla mezzanotte, durante il trasporto in ambulanza, nonostante i tentativi di rianimazione. Al termine della giornata il bollettino di guerra sarà funestato da un morto e molti feriti, fra cui tre poliziotti. I familiari hanno appreso del decesso del figlio dalla radio. Aveva 31 anni e pur amando il calcio, solitamente non seguiva la squadra in trasferta. In questa occasione un suo amico aveva insistito per portarlo alla partita.

Il mondo del calcio spagnolo è sotto choc, la televisione spagnola si occupa con molti speciali sul caso, da più parti s’invocano nuove riforme e giustizia. Dal governo si promettono pene più severe contro gli atti di violenza che lo funestano. Parte un’autentica caccia all’uomo per identificare il colpevole, anche la moglie di Rios, testimone oculare, fornisce alcuni indizi utili alla polizia. Sua madre, invece, lamenta pubblicamente in una intervista proprio la mancanza di agenti numerosi sul posto. Commossa la partecipazione di folla ai funerali celebrati a La Coruña, dove era nato, nel barrio di Castrillón. Nel corso delle indagini per l’omicidio ci sono inizialmente dei fermi. Due uomini fra i 20 e i 30 anni, accusati di aggressione a Xacobe Pérez Paz (Consigliere del Partito Popolare della Città di Santiago) e ai tre agenti della forza di sicurezza, oltre che di danni alle strutture dello stadio. Successivamente il presunto omicida, Gabriel Rodriguez Perez, meglio conosciuto come Gabi, loro compagno nei “Riazor Blues”, si costituisce agli inquirenti. Quattro mesi dalla morte del marito, Clara Castro Loehmann viene accoltellata il 25 febbraio 2004 nel suo appartamento a Cambre. L’omicidio non è riconducibile a quello di Compostela, infatti, lei non aveva mai riconosciuto il presunto colpevole (ancora in carcere ed in attesa di giudizio) quale assassino del marito. Questo aspetto diventerà un punto di forza per la difesa dell’imputato nel caso giuridico. Si propende per alcuni debiti legati alla tossicodipendenza, probabilmente già contratti dalla coppia nel tempo. Nell’ autopsia del giovane galiziano furono riscontrate anche tracce di cocaina. Al processo l’accusa chiede 6 anni di reclusione per lui, unico imputato a rispondere del crimine, ma questi sostiene di non aver colpito la vittima, ma un’altra persona. E nonostante un’altra testimonianza sotto copertura, nella formulazione del giudizio della sesta sezione della Corte Provinciale di La Coruña prevarrà l’assoluzione per assenza di prove inconfutabili che l’imputato abbia colpito di fatto mortalmente la vittima, pur essendo state accertate presenza e partecipazione all’aggressione. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (Fotografie: El Pais.com - Elmundo.es)

12.03.2004
Siria, Strage di Curdi
Qamishlo, "7 April Stadium"
(Al-Jihad SC - Al-Fotuwa SC)
9 Vittime
Si giocava nella città di Qamishlo (centinaia di km a nord est di Damasco e centro principale abitato dalla minoranza curda in Siria) una partita fra Al-Jihad, squadra locale composta da giocatori arabi e curdi, contro Al-Fotuwa, team proveniente dalla città di Deir ez-Zor, al confine con l'Iraq. Al seguito degli ospiti almeno duemila sostenitori, giunti a bordo di autobus e camion, i quali attraversarono in lungo e largo la città scandendo slogan provocatori. L’affluenza sugli spalti secondo le testimonianze oscillava fra 5.000 e 7.000 spettatori, ma in verità sembrava non contare più nulla la partita data l’etnica contrapposizione politica fra le due tifoserie. Prima dell’ingresso in campo delle squadre il pubblico di casa cominciò a sventolare bandiere separatiste curde, inneggiando a Mas'ud Barzani, a Jalal Talabani e al Presidente statunitense George W. Bush, in segno di protesta nei confronti del governo siriano del presidente Bashar Al-Assad. L’altra tifoseria, filo arabo-nazionalista invece, rispondeva inneggiando a Saddam Hussein e al presidente siriano, poi inveiva minacciosamente contro i curdi definendoli "servi degli Stati Uniti di America". Inevitabile uno scontro fra le fazioni, inaugurato da un fitto lancio di pietre e bastoni proveniente dal settore degli ospiti ai danni dei curdi, disarmati all’entrata dalle perquisizioni minuziose delle forze di sicurezza del regime. E proprio come all’Heysel questi ultimi, ammassandosi in un angolo della tribuna, arretravano cercando di sfuggire all’attacco, ma coagulando una ressa apocalittica. Fuori allo stadio la forza governativa aprì il fuoco nella totale confusione fra chi fuggiva e chi accorreva a dare il proprio sostegno alla causa, prima sparando in aria, infine ad altezza uomo. Fra i tifosi curdi almeno 6 rimasero falciati dai colpi di arma da fuoco mentre altri 3 furono travolti dalla calca della folla in fuga. Da fonti ospedaliere al luttuoso e tragico computo si dovette aggiungere circa un centinaio di feriti. Quel giorno una partita di calcio fu trasformata barbaramente dal tirannico regime di Assad in un vero e proprio massacro d’innocenti. La vendetta della popolazione curda non si fece attendere e per tutta la serata e la notte la loro violenza mise a ferro e fuoco il centro di Qamishlo. Persino il giorno dei funerali delle vittime presero d'assalto negozi e sedi governative, assalirono militari e altri civili. Le forze del regime schierando i mezzi blindati e nidi mitragliatrici nei punti nevralgici ripresero molto presto il controllo totale sulla cittadina. Ovviamente le cifre di quelle ore non potranno mai essere accertate veramente, come accade solitamente in presenza di una dittatura, ma resta l’orrore e la condanna per chi ha usato lo sport come una trappola di morte. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it -  Video di Repertorio
 

Muhammet Emin Suleyman (Testimone del massacro e della rivolta di Qamishlo): "Prima che iniziasse il match, i tifosi giunti da Deir el-Zor fecero un giro per Qamishlo cantando slogan contro Barzani e Talabani. In quei giorni nel Kurdistan meridionale si costituiva la regione del Kurdistan federale e alcuni fanatici arabi mostravano di non gradire questo fatto. In generale gli arabi che vivevano a Deir el-Zor erano dalla parte di Saddam e del Ba‘th. Dietro al massacro, c’era la volontà del regime di mettere curdi e arabi gli uni contro gli altri. Gli arabi di Deir el-Zor erano venuti preparati per gli scontri, portandosi dietro persino le pietre. In effetti la squadra di calcio, forse prevedendo ciò che sarebbe successo, non voleva disputare l’incontro. Più tardi apprendemmo che erano stati i tifosi a costringere la squadra a partire. Prima che iniziasse la partita, all’interno dello stadio cantavano slogan e lanciavano pietre verso i tifosi del Qamishlo che avevano nei loro zaini. La gente voleva uscire dallo stadio ma le porte erano state chiuse. Precedentemente mentre i tifosi entravano allo stadio, i curdi venivano perquisiti minuziosamente requisendo tutto quanto portavano con sé. Quindici minuti più tardi giunse anche il governatore di Haseke e poco dopo la radio siriana diede la notizia che "tre ragazzi erano morti soffocati nella calca". Udendo questa notizia la gente prese a radunarsi attorno allo stadio. Gli scontri aumentavano di intensità, con la gente che da fuori lanciava oggetti e pietre all’interno. Le forze di sicurezza aprirono il fuoco. Quel giorno sei persone caddero martiri. Erano tutti curdi. Il giorno seguente volevamo andare al cimitero per seppellire i defunti. C’erano quasi 100.000 persone e la processione era totalmente pacifica. Quando la processione giunse davanti all’edificio della dogana, le forze del regime aprirono il fuoco. In quell’attacco perdemmo altri quattro amici, mentre i feriti erano a decine. Dopo l’attacco la folla si divise in due. Una parte si diresse verso il cimitero, mentre l’altra parte continuò a marciare e distrusse la statua di Assad andando avanti fino a sera. Da ogni evidenza era chiaro che lo stato si era preparato in precedenza. In alcuni punti precisi aprivano il fuoco sulla gente. Le pallottole che usavano erano di quelle che scoppiano dopo essere entrate nel corpo della vittima. Io fui arrestato e tenuto dapprima nell’unità politica di Qamishlo, poi per tre giorni a Tirbespi e infine fui portato a Haseke. Durante tutti questi spostamenti fui picchiato in continuazione, costretto a terra, torturato. Mi rilasciarono solo dopo diverso tempo". Fonte: Retekurdistan.it -  Video di Repertorio
3.06.2007
Zambia, Affollamento
Chililabombwe, "Konkola" Stadium
(Zambia - Congo Brazzaville)
12 Vittime
"LUSAKA (Zambia), 3 giugno 2007 - Almeno dodici persone sono morte schiacciate durante il deflusso dallo stadio di Chililabonbe, nello Zambia, al termine di un incontro valido per le qualificazioni alla Coppa d’Africa (lo Zambia aveva battuto 3-0 il Congo). Lo ha annunciato il quotidiano Sunday Times, di proprietà dello stato. Sunday Times ha riferito che altre cinque persone sono rimaste ferite mentre si precipitavano fuori dallo stadio Konkola, che si trova nella città di Chililabonbe, nella provincia settentrionale di Copperbelt. Il quotidiano ha riferito che la pressione degli spettatori che volevano uscire dall’impianto ha schiacciato le persone che si stavano accalcando alle uscite. Sono morti tre donne e nove uomini, tutti sostenitori della nazionale di casa. I tifosi volevano sbrigarsi a uscire perché l’incontro è iniziato con un’ora di ritardo, visto che l’arbitro sudanese designato per dirigerlo è arrivato soltanto tre ore prima del calcio d’inizio. Altra confusione c’è stata successivamente all’ospedale, dove i parenti hanno cercato di identificare le vittime: la polizia locale ha mobilitato altri 50 agenti per controllare la folla inferocita. Il governo ha fatto sapere che prenderà posizione sull’accaduto non appena riceverà il referto ufficiale". Fonte: Gazzetta.it 3.06.2007 ("Ressa dopo la partita. Dodici morti nello Zambia") Alcohol a factor in Zambia deaths (by Kennedy Gondwe BBC SPORT)
27.11.2007
Brasile, Crollo Tribuna
Salvador Bahia, Estádio "da Fonte Nova"
(Bahia - Vila Nova)
8 Vittime
Sono le 17.53 (ora locale) e mancano 4 minuti al termine della gara del campionato brasiliano di Terza Divisione, disputata a Salvador de Bahia davanti a circa 60.000 spettatori e pareggiata 0-0 dalla squadra di casa contro il Vila Nova. Mentre migliaia di tifosi locali si preparano ad invadere pacificamente il terreno di gioco per festeggiare la matematica promozione del club in seconda divisione un settore del terzo anello dello stadio "da Fonte Nova" di Salvador di Bahia collassa di schianto non reggendo al peso della folla. Sette persone muoiono nel crollo delle gradinate (alcune cadendo da un’altezza di 40 metri sul perimetro esterno dell’impianto) e una trentina che rimangono ferite in gravi condizioni vengono trasportate d’urgenza negli ospedali del luogo (Alcune fonti locali contarono ufficiosamente 6 vittime sul posto e 2 decedute in ospedale. L'Ansa, invece, riportò la comunicazione ufficiale ricevuta dal comandante dei vigili del fuoco e dalle fonti sanitarie che riportava 6 morti allo stadio e 1 vittima deceduta in ospedale). Di conseguenza all’evento tragico furono annullati i festeggiamenti in città per la promozione in seconda divisione del Bahia ed il suo presidente proclamò tre giorni di lutto. Il governatore Jacques Wagner dopo aver interdetto ufficialmente l'impianto avviò un'inchiesta sulle gravi cause dell'incidente. Il ministro dello Sport dello stato di Bahia, Raimundo Nonato, non attribuì la tragedia a problemi strutturali dell’impianto sportivo, ma al sovraffollamento degli spalti. Per questa ragione, disse: "Molte persone senza biglietto hanno sfondato i cancelli alla fine della partita e sono entrati allo stadio". Completamente in disaccordo il parere dell'Associazione nazionale degli architetti e degli ingegneri per cui il "Fonte Nova" era il più fatiscente fra i 29 principali impianti sportivi del Paese. Il medesimo stadio fu teatro di un altro grave incidente nel marzo del 1971 durante l’inaugurazione dell’anello superiore quando l'esplosione di un riflettore fece precipitare molti spettatori durante la partita Vitoria-Gremio. In seguito ad accurati accertamenti strutturali dei sopralluoghi tecnici e l’"Estadio da Fonta Nova" venne demolito completamente e ricostruito in occasione dei Mondiali di calcio in Brasile del 2014. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
15.09.2008
Congo, Disordini Tifoseria
Butembo, Stade "Makoteo"
(Nyuki System - Socozaki)
13 Vittime
Una tragedia a dir poco allucinante, frutto dell’atavica superstizione nel continente nero. Nel piccolo stadio di Butembo, in Congo, si sta giocando una partita di campionato fra il Nyuki System contro il Socozaki. Gli ospiti sono in vantaggio 1-0 su calcio di rigore e il tempo dell’incontro sta per scadere. Il portiere dei padroni di casa vede profilarsi la sconfitta e non rassegnandosi ricorre all’espediente di un rito di magia nera, diffusa in moltissimi paesi africani e anche sui campi di calcio. La pratica consiste nell’appendere un feticcio alla porta avversaria, talvolta dandogli fuoco. I tifosi avversari del Socozaki alla vista del gesto rituale s’infuriano e scatenano una violenta protesta che degenera in una fitta sassaiola. Colpiscono anche il capo della polizia che è impegnato sul campo di gioco nel tentativo di placare gli animi (La Caritas di Butembo riferì il suo ferimento anche da un proiettile). Allora la polizia inizia a sparare prima alcuni colpi in aria e poi lancia dei lacrimogeni sulla folla. Questa ultima mossa scatena il panico e la ressa di una fuga generale in cui molti rimangono schiacciati. Alla partita sono presenti molti bambini che saranno le principali vittime degli incidenti nel bilancio finale di 13 morti e di una cinquantina di feriti, secondo l’emittente locale "Radio Okapi" (Nel 2002 gli stessi tifosi avevano aggredito e ucciso l’allenatore della squadra del Butembo Sports). Nelle vie della città si forma spontaneamente un corteo nel quale moltissimi ragazzini protestano per la morte dei loro coetanei. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it 
22.09.2008
Colombia, Bogotà, Disordini
Estadio "Nemesio Camacho (El Campin)"
(Independiente - Los Millionarios)
1 Vittima
"Un tifoso colombiano di 19 anni è morto, forse per le botte di alcuni agenti, durante incidenti scoppiati fuori dallo stadio di Bogotà. I fatti si sono verificati prima del derby tra l’Independiente e il Los Millionarios. Secondo un amico della vittima il tifoso stava scappando dopo essere stato colpito da una manganellata, ma è stato intercettato da una pattuglia che lo ha picchiato con calci e pugni. Dall’inizio del 2008 otto persone sono morte in Colombia in scontri tra tifoserie o con la polizia". Fonte: Mediagol.it  22.09.2008 ("Colombia: muore tifoso dopo scontri")
29.03.2009
Costa d’Avorio, Abidjan, Affollamento
Stadio "Félix Houphouët-Boigny"
(Costa d'Avorio - Malawi)
22 Vittime
Ad Abidjan si disputa il match fra Costa d’Avorio e Malawi, valido per la qualificazione ai mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica. I tifosi all’esterno dello stadio, provvisti o meno di biglietto, cercano in ogni modo di entrare accalcandosi e spingendosi pericolosamente. Sono in numero eccessivo rispetto alla capienza dello stadio, almeno quindicimila in più. Alcuni allungando una mancia al personale della sicurezza entrano mentre altri cercano un passaggio alternativo. La polizia interviene lanciando dei lacrimogeni per disperdere la folla, ma la fuga della gente provoca l’ennesima strage dopo il crollo di un muretto divisorio dell’impianto sportivo. Alcune vittime e persone ferite sono soccorse alla meglio sulla pista e sul campo di gioco, prima del ricovero in ospedale. La tragedia è vissuta senza filtri sotto gli occhi di tutti e delle televisioni collegate in diretta, ma nonostante tutto la gara si giocherà ugualmente in un’atmosfera surreale davanti a 50 mila spettatori meno 22 morti e 132 feriti. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
7.02.2010
Stoke-on-Trent, "Britannia" Stadium
Premier League 2009-2010
(Stoke City - Blackburn Rovers)
John Steven Taylor
"LONDRA - E' stato arrestato un uomo di 25 anni, originario di Preston, in seguito alla morte di un tifoso del Blackburn, avvenuto nelle prime ore della mattina di domenica. La vittima, John Steven Taylor, era stato trovato privo di sensi nel settore ospiti dello stadio Britannia, all'inizio del secondo tempo della partita tra Stoke City e Blackburn. Ancora non chiara la dinamica dei fatti, così come le responsabilità. Anche se secondo i primi esami autoptici effettuati sul cadavere sembra che la morte sia stata causata dalle lesioni cerebrali conseguenza di un'aggressione subita con un oggetto contundente. Nessun tifoso dello Stoke pare essere coinvolto. Come confermato dalla stessa polizia di Staffordshire. "Dopo aver avvisato i familiari, possiamo confermare il decesso di un uomo di 30 anni - il comunicato a firma del capo-ispettore Adrian Roberts - Sono in corso le indagini per comprendere cosa sia successo e di chi sia la responsabilità anche se l'aggressione possiamo già dire che è avvenuto all'interno del settore ospiti". Quando è stato trovato riverso a terra, Taylor, 30 anni, era già privo di sensi e presentava vistose ferite alla testa oltre che essere in stato di arresto cardiaco. Immediatamente soccorso dai sanitari dell'impianto, in un primo momento Taylor aveva ripreso conoscenza. Ma dopo essere stato trasportato all'University Hospital nel North Staffordshire, all'una della mattina di ieri è spirato. Nessun dettaglio, invece, sull'arrestato, al di là dell'età e del luogo di residenza. E' già stato ascoltato una prima volta nella giornata di domenica e nuovi interrogatori sono previsti oggi. La società Blackburn ha fatto sapere di essere "scioccata e addolorata", per la morte del tifoso. "Esprimiamo il nostro più sincero cordoglio alla famiglia per la tragedia che ha colpito John Steven - si legge in un comunicato emesso dalla società inglese - Da parte nostra offriamo fin d'ora la massima collaborazione agli investigatori affinché sia fatta luce al più presto. In segno di lutto, la squadra indosserà la fascia nera in occasione della prossima partita". Solidarietà e condoglianze al tifoso dei Rovers sono arrivate anche dai gruppi organizzati dello Stoke, così come da molte altre tifoserie inglesi. Mentre Malcolm Clarke, presidente della federazione delle tifoserie organizzate, ha tenuto a precisare che la tragedia non è stata causata da un episodio di una violenza premeditata tra fazioni opposte. "Quello che è successo è gravissimo, ma le due tifoserie non sono in alcun modo responsabili - le parole di Clarke  - E' stato il gesto di un criminale". Lo Stoke, che non ha voluto rilasciare commenti ufficiali sulla vicenda, ha già messo a disposizione degli inquirenti i filmati delle telecamere a circuito chiuso all'interno dello stadio affinché possano accertare su quanto accaduto. Circa 1.300 tifosi del Blackburn erano presenti al Britannia per la 24ª giornata di campionato. Tra questi anche Taylor, un fedelissimo dei Rovers allenati da Sam Allardyce. La vittima, che aveva 30 anni era stato rinvenuto privo di sensi nel settore ospiti all’inizio del secondo tempo in seguito ad un’aggressione. Sabato è stato arrestato un uomo di 25". Fonte: Tuttiallostadio.blogspot.it 8.02.2010 ("Tragedia a Stoke muore un tifoso")
8.04.2010
Tunisi, Scontri Tifoserie
Stade "El Menzah"
(Espérance Sportive de Tunis - Hammam Lif)
3 Vittime
"TUNISI - Ancora violenza nel calcio africano, sconvolto due mesi fa dall’attentato terroristico contro il Togo prima della coppa continentale. Stavolta però si tratta di "guerra" tra tifosi. Le notizie, di stampa e ufficiose, parlano di tre morti, di una trentina di feriti, di due giocatori e 142 tifosi arrestati. Il bilancio dell’incontro di calcio, giovedì sera, tra l’Esperance Sportif di Tunisi e il Club Sportif di Hammam Lif, giocato nello stadio di El Menzah, a Tunisi, pare purtroppo confermare quello che, da molte parti, viene sempre più sottolineato come fenomeno dilagante anche nel calcio africano: la violenza attorno al calcio o negli stadi. E in quello di El Menzah in particolare, sede dell’Espèrance, che già era stata "graziata" dalla Lega nazionale professionisti per un uso sconsiderato di fumogeni da parte dei suoi supporter: condanna, con la condizionale, ad un match a porte chiuse. Sanzione che, dopo quanto accaduto giovedì sera, verrà applicata con indubbie aggravanti e c’è chi preconizza la condanna a tre incontri a porte chiuse. Perché, stando anche a dichiarazioni di alcuni degli spettatori, il lancio di fumogeni, le aggressioni e i tentativi di invasione del campo, sarebbero da addebitare proprio ai supporter della formazione ospitante. Tanto che il primo vicepresidente dell’Esperance, Badine Tlemami, dichiara alla stampa, a nome del comitato direttivo, che "noi siamo dispiaciuti e condanniamo" l’atteggiamento dei tifosi esperantisti. Atteggiamento assolutamente antisportivo così come quello, viene fatto rilevare da più parti, anche di alcuni giocatori, che con i loro comportamenti sul terreno di gioco contribuiscono a far crescere la tensione sugli spalti. Ed è forse anche per questa forma di "incitamento" alla violenza che, secondo quanto riporta il giornale francofono di Tunisi Le Quotidien, due dell’Espèrance sarebbero finiti in manette. Un malessere generale, notano i giornali, e quanto accaduto a El Menzah, scrive ancora Le Quotidien, testimonia, ancora una volta, "l’estrema leggerezza con la quale il football viene gestito" in Tunisia. Per la cronaca l’incontro (sospeso tra l’altro per un quarto d’ora per un’interruzione della corrente elettrica all’impianto di illuminazione artificiale) si è concluso in parità: 3 a 3".  Fonte: Lastampa.it 10.04.2010 ("Tunisi, guerra tra tifosi dopo la partita di calcio")

1.02.2012
Strage del "Port Said Stadium"
Campionato Egiziano di Serie A
(al-Masry - el-Ahly)
74 Vittime
"PORT SAID (EGITTO) - Una vera e propria battaglia su un campo di calcio ha lasciato sul terreno 73 morti e quasi mille feriti, secondo un bilancio che potrebbe ancora salire. "È il peggiore disastro nella storia del calcio egiziano", ha dichiarato il vice ministro della sanità Hesham Sheiha parlando alla televisione di Stato. Gli scontri di questa sera nello stadio di Porto Said, nel nord dell'Egitto, tra le tifoserie della squadra ospite di el-Ahly e quella locale di al-Masry ripropongono drammaticamente la questione della sicurezza nell'Egitto del dopo rivoluzione, dove la polizia gioca un ruolo di basso profilo e le partite di calcio sono diventate un avvenimento ad alto rischio anche per la violenza delle tifoserie. Ed in questo clima si sono subito inseriti i Fratelli musulmani che hanno accusato i sostenitori dell'ex presidente Hosni Mubarak "di aver pianificato gli scontri". Teatro delle violenze lo stadio di Porto Said, città portuale, dove si giocava questa sera la partita di premier League fra el-Ahly, la squadra della capitale, una delle due principali del paese, e il team locale al-Masry. Con un risultato a sorpresa ha prevalso per 3-1 la squadra di casa, ma questo non ha impedito una furibonda invasione di campo dei sostenitori del Masry che hanno dato la caccia ai giocatori avversari, dai quali li divide una accesa ostilità di lunga data. Per il medico dell'Ahly, Ehab Ali, non è stato altro che "una guerra pianificata". Le immagini della televisione di stato egiziana mostrano centinaia di supporter invadere il campo non appena fischiata la fine del match, mentre la polizia in assetto antisommossa appare incapace di gestire la situazione e si tiene sostanzialmente a bordo campo. Da un primo bilancio di sette morti si è saliti in meno di un'ora a oltre settanta e mille feriti. Drammatiche alcune delle testimonianze dei giocatori dell'Ahly raccolte dalla tv del club. "Le forze di sicurezza ci hanno abbandonato, non ci hanno protetto. Un supporter mi è appena morto davanti agli occhi negli spogliatori", ha urlato al telefono il veterano Mohamed Abou-Treika implorando che venissero mandati aiuti. Dopo poco l'esercito ha inviato due elicotteri per evacuare dallo stadio, dove erano rimasti intrappolati, giocatori e tifosi della squadra ospite. Mentre ancora si contano le vittime la Federazione calcio egiziana ha sospeso i match sine die mentre il Parlamento è convocato domani in seduta urgente. La tifoseria dell'Ahly, nota con nome di Ultras era nei mesi scorsi in piazza Tahrir quando si sono verificati gli scontri fra sostenitori e oppositori della rivoluzione. "È un messaggio dei partigiani dell'ex regime", hanno commentato sul loro sito i Fratelli musulmani subito dopo la strage". Fonte: Rai.it 1 febbraio 2012 ("Egitto, scontri allo stadio di Port Said")
5.04.2012
Bilbao, Carica Polizia ai Tifosi
Estadio "San Mames"
(Atletico Bilbao - Schalke 04)
Iñigo Cabacas Liceranzu
È quasi mezzanotte il 5 aprile 2012, giovedì della settimana santa. Al termine dell’incontro valido per i quarti di finale di Europa League fra Athletic Bilbao e Schalke 04 numerosi tifosi baschi stanno festeggiando il passaggio al turno successivo nei pressi del vecchio e glorioso stadio "San Mames". La polizia autonoma locale, l’Ertzaintza, agisce inspiegabilmente con alcune cariche anti-sommossa, esplodendo molti proiettili di gomma contro la folla in un vicolo vicino allo stadio di Bilbao. Qui ci sono diversi bar dove centinaia di tifosi dell’Athletic vi si radunano prima e dopo ogni partita. Secondo alcune testimonianze Iñigo Cabacas Liceranzu, 28 anni, residente a Basauri, viene colpito alla testa da un proiettile del peso di ottantacinque grammi. Stramazza al suolo, le condizioni appaiono da subito gravissime ai sanitari del primo soccorso ed è ricoverato d’urgenza nell’Ospedale di Basurto dove muore dopo alcuni giorni di coma irreversibile. (La sua morte avviene a pochi giorni dal ferimento di un altro cittadino basco, Xuban Nafarrate, di 19 anni, in prognosi per un’emorragia celebrale, colpito alla testa da un proiettile di gomma sparato da non più di 4 metri di distanza, in occasione dello sciopero generale del 29 marzo). Le conseguenze del luttuoso evento investono non soltanto il mondo del calcio, ma la politica interna del Paese. Secondo i partiti della sinistra indipendentista la violenza della polizia risponde ad "una strategia politica contro la popolazione" e si chiede l’eliminazione di questa arma definita "non letale", essendo stato questo non il primo caso di una lunga serie di gravi ferimenti dal 1995. Il Dipartimento del Ministero degli Interni spagnolo con un comunicato annuncia di aprire un’indagine per determinare fatti e responsabilità. Anni trascorrono invano dall’omicidio del giovane. I suoi genitori, Josefina Liceranzu e Manu Cabacas, invocano giustizia davanti alle telecamere della Televisione Nazionale. Le perizie della Policía Nacional presentate al giudice istruttore non risolvono in nessuna maniera il caso. Le versioni fornite dal Dipartimento sulle ragioni delle cariche sono contraddittorie: dall’intervento richiesto per sedare una rissa, all’ordine sbagliato di un ufficiale. Di fatto, intorno alle 23.40, dopo che una prima volante era accorsa per sedare un alterco tra alcune persone, alcuni uomini della Ertzaintza hanno caricato in zona i tifosi locali, sparando numerosi colpi dentro e fuori la "Herriko Taberna", l’esercizio commerciale dove la vittima, Iñigo Cabacas, detto Pitu, stava bevendo pacificamente una birra. Non era colpevole di nulla, tranne di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le azioni di quella sera compiute dalla Polizia sono state giudicate a posteriori effettivamente inutili e sproporzionate dalle fonti istituzionali e dagli inquirenti, ma continuando a definire il fatto "un incidente". Alcuni dei poliziotti che hanno partecipato all’azione di forza, indossando passamontagna e casco d’ordinanza, sono stati indagati ma nessuno fra loro, interrogato, ha mai ammesso di avere sparato o di sapere chi l’abbia realmente fatto fra loro. Le indagini senza una verità incontrovertibile avviano, quindi, il procedimento di "giustizia", palesemente pilotato dall’omertà, verso l’archiviazione. Di onorevole si menziona soltanto che nel 2014, in un quartiere di Bilbao, è stata inaugurata una piazza in onore di Pitu. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
8.02.2015
Egitto, Scontri con la Polizia
Il Cairo, "Air Defense" Stadium
(Zamalek - Enppi)
22 Vittime
"Oltre 20 morti e 34 feriti. È il bilancio della battaglia tra ultrà e polizia che ha insanguinato il Cairo durante la partita di premier League Zamalek-Enppi. Una tragedia che si è verificata a meno di tre anni dai terribili incidenti di Port Said, che causarono 74 vittime, in quello che venne definito dall’allora vice ministro della Sanità Hesham Sheiha il "peggior disastro nella storia del calcio egiziano". Erano da poco passate le 18 (le 17 in Italia) quando su Internet sono rimbalzate le prime notizie degli incidenti. Un vero e proprio inferno - stando a quanto hanno scritto i media locali - si è scatenato tra i tifosi del club Zamalek e la polizia di fronte al campo di calcio Air Defence Stadium della capitale egiziana. Violentissimi gli scontri. "Volevano entrare senza biglietto e siamo dovuti intervenire", ha affermato il ministero dell’Interno. I tifosi, dispersi a colpi di gas lacrimogeni, sarebbero quelli del gruppo "White Knights". Poco dopo la notizia degli incidenti uno dei giocatori dello Zamalek, Omar Gaber, si sarebbe rifiutato di giocare. Gli ultrà che erano riusciti ad entrare nello stadio, invece, hanno mostrato le spalle al campo in segno di protesta. Gli scontri di ieri al Cairo ripropongono nuovamente la questione della sicurezza. Non è infatti la prima volta che l’Egitto si confronta con incidenti mortali negli stadi. Il primo febbraio del 2012 oltre 70 tifosi morirono allo stadio di Port Said, nel nord del Paese, in scontri tra gli ultrà della squadra ospite di el Ahly e quella locale di al Masry. A fine match, vinto poi a sorpresa dalla squadra di casa, si scatenò l’inferno con una furibonda invasione di campo da parte dei sostenitori del Masry che diedero la caccia ai giocatori avversari. In mezzo c’era la polizia in assetto antisommossa assolutamente incapace di gestire la situazione". Fonte: La Stampa 9.02.2015 ("Battaglia ultrà-polizia davanti allo stadio. Oltre 20 morti al Cairo")
20.03.2016
Casablanca, Scontri Tifoseria
Stade "Mohamed V"
(Raja Club Athletic - Chabab Rif Al Hoceima)
2 Vittime
"Casablanca - Tragedia allo stadio 'Mohammed V": il bilancio è di tre morti e oltre 50 feriti. Secondo quanto riferiscono i media del Marocco, i dati sarebbero stati dati dalla Direzione generale della sicurezza nazionale (Dgsn). Al termine della gara tra il Raja, la squadra di casa, e gli ospiti del Chabab Rif al Hoceima sono scoppiati dei tafferugli che sono ben presto degenerati. Diversamente da quanto si pensava in un primo momento, gli scontri non sarebbero avvenuti tra le due tifoserie, ma tra due fazioni dei supporters del Raja Casablanca. Stando alla stampa locale, due persone sono morte al loro arrivo in ospedale, una delle quali presentava ferite da un oggetto appuntito. Oltre ai 54 feriti, sono stati registrati danni a cose nei pressi dello stadio: 11 veicoli privati sono stati danneggiati dal lancio di pietre. In totale, le forze dell’ordine locali, hanno tratto in arresto 41 persone, 10 persone prima e 31 dopo la partita". Fonte: Calcioblog.it 20.03.2016 ("Casablanca: tragedia allo stadio, 3 morti e oltre 50 feriti" di Mirko Nicolino)
10.02.2017
Angola, Affollamento
Uige, Stadio "4 gennaio"
(Santa Rita - Recreativo Libolo)
17 Vittime
"TRAGEDIA ANGOLA - E’ di poco fa la notizia di una terribile tragedia avvenuta in Angola, nel corso della prima partita del campionato nazionale tra Santa Rita e Recreativo Libolo. Il crollo che si è verificato all’interno dello stadio "4 gennaio" ha provocato la morte di 17 persone, tra cui diversi bambini. E sarebbe stato causato dall’eccessiva pressione esercitata dai tifosi della squadra di casa, il Santa Rita, che essendo irritati per non essere ancora entrati all’interno dello stadio, hanno comunque tentato di entrare. Questo loro comportamento, come ci riferisce "Goal.com", ha reso necessario l’intervento della polizia, e purtroppo l’arrivo delle forze dell’ordine e la presenza di troppe persone in uno spazio ristretto ha provocato la tragedia. Stando a quanto riportato dai media locali, il dramma si è consumato dopo soli 7 minuti di gioco, e circa 30 minuti dopo l’incidente circa 100 persone sono state portate in ospedale. Oltre alle 17 vittime già accertate, ci sono da registrare altri 60 feriti, di cui 5 in gravi condizioni. E pensare che l’agibilità dell’impianto di gioco era stata confermata solo tre giorni prima del match, e il crollo si è verificato proprio all’ingresso della struttura". Fonte: Calcioweb.eu 10.02.2017 ("Tragedia Angola, crolla una parte di stadio: 17 morti tra cui molti bambini" di Vincenzo Nappo)
26.03.2017
S.Paolo del Brasile, Caduta dagli Spalti
Estadio "Cicero Pompeu de Toledo"
(San Paolo - Corinthians)
Bruno Pereira da Silva
Una tragedia incredibile avviene domenica 26 marzo 2017 durante una importante partita del campionato brasiliano di massima serie. Si sta giocando San Paolo-Corinthians ed un giovane tifoso paulista di 23 anni, Bruno Pereira da Silva, insieme ad altri spettatori prova a scavalcare una recinzione sulle gradinate del secondo anello del celebre Stadio "Morumbi" per raggiungere una postazione con una visuale migliore. Perdendo l’equilibrio precipita per 25 metri sul parcheggio sottostante le tribune dove impatta schiantandosi al suolo. Viene soccorso in gravissime condizioni per le ferite riportate alla testa in seguito alla caduta, ma è del tutto inutile la corsa in ospedale dove è spirato poco dopo i primi disperati tentativi di rianimazione. I suoi amici dichiareranno ai media brasiliani che era la sua prima volta ad una partita di calcio. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it
8.07.2017
BRASILE, Scontri con la Polizia
Rio de Janeiro, Estadio "Sao Januario"
(Vasco de Gama - Flamengo)
Davi Rocha Lopes
E’ sabato 8 luglio 2017: allo stadio "São Januário" di Rio de Janeiro il mitico derby del Brasileirão verdeoro fra Vasco de Gama e Flamengo purtroppo verrà ricordato per l’ennesima pagina di cronaca nera nel tifo calcistico brasiliano. Nel corso della gara non erano mancati momenti di tensione come quando un tifoso del Vasco, caduto mentre scavalcava le barriere, era stato portato via in barella: quasi un presagio per quanto successo in seguito al 90°. Infatti, al fischio finale del match nel quale i padroni di casa escono sconfitti 1-0 dal Flamengo, scoppia il putiferio sugli spalti. I tifosi bianconeri innescano una sorta di sommossa popolare dentro e fuori lo stadio, alcuni invadendo il campo, altri devastando l’impianto sportivo e lanciando i seggiolini divelti sul terreno di gioco e alcune bombe carta contro le forze dell’ordine. Arbitri, calciatori e addetti ai lavori fuggono negli spogliatoi mentre la risposta della polizia non si è fatta attendere con il lancio dei lacrimogeni ed una carica per disperdere i più attivi facinorosi. E durante questi scontri nei pressi del cancello numero 9 un ventisettenne supporter "vascaino", Davi Rocha Lopes, di professione elettricista, viene centrato tra petto e collo da un colpo di arma da fuoco che gli risulterà fatale, perché non c’è più nulla da fare neanche in ospedale quando il ragazzo vi giunge è già cadavere. Un bollettino tragico al quale aggiungere altri 2 feriti sparati alle gambe ed un terzo ricoverato per lesioni da schegge di vetro al numero imprecisato dei tanti feriti della guerriglia che proseguirà per tutta la notte intorno all'impianto con fitti lanci di pietre.
 
 
Mentre la magistratura ordinaria sta indagando sull’omicidio del ragazzo la CBF (Federcalcio Brasiliana) obbliga il Vasco de Gama a disputare le partite in casa a porte chiuse fino a nuova disposizione. Il Tribunale Superiore dello Sport brasiliano, presieduto da Paulo Cesar Salomao Filho, rilascia una sua dichiarazione separata parlando di "violenza inaudita" e chiedendo la chiusura dello stadio per "gravi negligenze nella gestione della sicurezza": "principalmente nel non aver impedito l'accesso di armi ed esplosivi, mettendo a rischio l'integrità fisica di chi era in campo e dei tifosi presenti" e anche "l'assenza di barriere per ostruire il passaggio dei tifosi ai locali adibiti alla stampa". Pubbliche le scuse del presidente del club Cruzmaltino Eurico Miranda, il quale sostiene che "quello che è accaduto non è da Vasco" e che "questi non sono tifosi ma vandali, banditi", "sicuro che si tratti di qualcosa già preparato". Dopo quest’altro drammatico nuovo incidente il mondo del calcio brasiliano resta sotto shock, qualcuno addirittura propone la sospensione a tempo indeterminato del campionato". Intanto vengono comminate 6 giornate di squalifica dello stadio e 75mila Real di multa al Vasco da Gama dalla Giustizia Sportiva della FCB che riconosce di fatto alla società una responsabilità oggettiva per i gravi incidenti durante e dopo la gara. La dirigenza del Vasco de Gama aveva sposato in sua discolpa una tesi difensiva che scaricava le maggiori responsabilità alle forze dell'ordine. Invece la Commissione Disciplinare, visionando i filmati della polizia, ha accertato altre azioni teppistiche dei tifosi di casa anche nei confronti dei giornalisti aggrediti in tribuna dopo la gara. Sospesa in sede civile per gli accertamenti di rito la causa sulla morte del giovane sostenitore bianconero. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it - (Video di Repubblica.it sugli scontri)
16.07.2017
SENEGAL, Crollo Muretto Tribuna
Dakar, Stade "Dempa Diop"
(US Ouakam - Stade de Mbour)
9 Vittime
Allo stadio "Dempa Diop" di Dakar, capitale del Senegal, il 16 luglio 2017 si sta disputando la finale di Coppa di Lega Nazionale. Sul risultato di 2-1 nei tempi supplementari la squadra dello Stade de Mbour prevale su quella dell’Oukam. Le tifoserie avversarie preventivamente sono state divise sugli spalti una alla destra e l’altra alla sinistra di un settore vuoto presidiato, secondo testimonianze, da appena una decina di poliziotti. Durante il 1° tempo supplementare i tifosi dell'Ouakam, approfittando proprio del numero esiguo delle forze dell’ordine, avevano cominciato a lanciare sassi contro i tifosi avversari, arretrati e ammassati verso il limite della propria gradinata. Alla fine del 2° tempo supplementare la polizia, intervenendo per dissuadere probabili scontri, spara dei lacrimogeni e il pubblico, preso dal panico, fugge da ogni parte, ammassandosi nella parte inferiore delle gradinate cercando una via di fuga sul campo di gioco. La ressa della folla fa crollare un muretto divisorio sulle tribune, provocando l’effetto domino di una calca mortale nella quale restano schiacciate almeno 9 persone (tra cui una bambina) e feriti una sessantina di spettatori. Mentre sul posto stanno accorrendo le ambulanze, medici e i vigili del fuoco, per soccorrere i feriti più gravi e trasportarli negli ospedali di zona, i disordini si spostano sul terreno di gioco. Alcuni tifosi lanciano sedie contro gli spettatori della tribuna coperta provocando altri feriti nella fuga di massa ed un nuovo intervento con i lacrimogeni delle forze dell’ordine che faticherà non poco a ripristinare l’ordine e la sicurezza dentro e fuori lo stadio. L’indomani il ministro dello Sport Matar Ba, annunciando la cancellazione delle manifestazioni sportive previste in settimana, afferma che il Senegal "adotterà contromisure energiche affinché non si verifichino più episodi del genere". Viene sospesa anche la campagna elettorale per le elezioni legislative del 30 luglio. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (Alcuni Video dei Disordini: WALFADJRI Groupe STAR TV AFP News - AFRICA 24 - GFM)
29.07.2017
Sudafrica, Soweto, Affollamento
"First National Bank" Stadium
(Kaizer Chiefs - Orlando Pirates)
2 Vittime
A Soweto, nella periferia di Johannesburg, si gioca una partita amichevole pre-campionato, un "clasico", il derby tra Kaizer Chiefs e Orlando Pirates. Si attende il pubblico delle grandi occasioni nel più grande impianto calcistico del Sudafrica, ammirato in tutto il mondo, nonostante i deprecabili contorni di povertà ed emarginazione, nei mondiali di calcio del 2010 disputati nel paese. Ricostruito proprio in quella occasione, il "First National Bank Stadium" prevede una capienza massima di 87mila persone. L'emittente statale "SABC" diffonde nel pomeriggio del 29 luglio 2017 una notizia drammatica: "pur non essendo state accertate esattamente le dinamiche, alcune persone prive del biglietto o con tagliandi falsi hanno spinto davanti all’ingresso "J" per entrare creando un’assurda calca nella quale sono morte 2 persone e una ventina sono rimaste ferite". Al manifestarsi del panico e del caos le porte dell'impianto vengono subito aperte per far defluire la folla e ripristinare il controllo della situazione fino alla normalità, in modo da garantire successivamente il regolare svolgimento dell’incontro di calcio, nonostante tutto, davanti a 90.000 spettatori. Il giornalista della "SABC" Hommla Hlangani ha raccontato che "c'era molto traffico per entrare allo stadio" e che "le persone erano infastidite e alcuni tifosi erano ubriachi, e volevano entrare in fretta". Il presidente della Federcalcio Sudafricana, Danny Jordaan, promette: "Avvieremo un'indagine completa su ciò che è accaduto e quali siano state le cause". Non è la prima volta che questa partita provoca lutti, era già successo nell’aprile del 2001 per una dinamica molto simile fuori allo stadio "Ellis Park" con decine di vittime. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (VIDEO SABC NEWS)
22.02.2018
Bilbao, Stadio "San Mames"
Sedicesimi di Finale Europa League
(Athletic Bilbao- Spartak Mosca)
Inocencio Arias Garcia
Qualche giorno prima della gara di ritorno dei sedicesimi di finale dell’Europa League, fra Athletic Bilbao e Spartak Mosca, già si era temuto il peggio, dati i preoccupanti segnali sul web per i ripetuti scambi di messaggi offensivi fra le rispettive tifoserie. Nelle ore precedenti al match la polizia locale aveva requisito fra le fila dei tifosi baschi alcuni bastoni, sbarre e pugni di ferro. Nei pressi dello stadio San Mames, intorno alle 20, un nutrito gruppo di ultrà dello Spartak, in maggior parte senza biglietto, viene a stretto contatto con la frangia più pericolosa del tifo basco, il gruppo ultrà "Herri Norte". Prima lo scambio di un fitto lancio di bicchieri e bottiglie, poi seguono razzi e bengala. L’intervento immediato dell’Ertzaintra, la Polizia Autonoma Basca, evita il peggio, ma viene investita dal fuoco incrociato delle fazioni in strada. Un poliziotto, Inocencio Arias Garcia, di 50 anni, viene colpito violentemente al volto ed è vittima di un violento attacco cardiaco. Lo soccorrono immediatamente alcuni colleghi che lo rianimano e lo affidano, trasportato d’urgenza in autombulanza, alle cure dell’Ospedale "Basurto", dove, però, subisce un secondo infarto che lo stronca, mortale. Il bilancio al termine degli incidenti è di 4 feriti e 5 arrestati. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it (VIDEO)
9.09.2018
Madagascar, Antananarivo, Calca
"Mahamasina" Municipal Stadium
(Madagascar - Senegal)
8 Vittime
All’esterno dello Stadio Municipale "Mahamasina" di Antananarivo, a qualche ora dalla partita di qualificazione per la fase finale della Coppa d’Africa fra Madagascar e Senegal, si forma una calca spaventosa di migliaia di spettatori. Lo stadio è già esaurito in ogni ordine di posto, può contenere soltanto ventimila spettatori, ma molte altre centinaia non vogliono restarne fuori. Quando la situazione della ressa precipita pericolosamente avviene una caotica fuga di massa nella quale restano schiacciate in terra molte persone. 8 morti e 37 feriti: il tragico ed assurdo bilancio di questa ennesima festa dello sport funestata dall’impreparazione degli organizzatori e delle forze dell’ordine. Il pubblico era giunto sul posto sin dalle prime ore del mattino, mettendosi in fila davanti all’unico (!) cancello aperto per entrare nell’impianto sportivo. Nonostante tutto la gara, terminata in pareggio, si è disputata normalmente, come da copione circense. Fonte: Saladellamemoriaheysel.it

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