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Ciro Esposito 3.05.2014 La Morte
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Follia ultrà, il dramma di Ciro: è clinicamente morto

Le condizioni del tifoso del Napoli ferito a colpi di pistola prima della finale di Coppa Italia il 3 maggio si sono improvvisamente aggravate. È tenuto in vita solo da farmaci e macchinari. La madre: "Se n'è andato".

Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito a colpi di pistola prima della finale di Coppa Italia il 3 maggio scorso, è clinicamente morto. La notizia è arrivata dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute in seguito a un nuovo intervento chirurgico "salva vita" al polmone, subito due giorni fa. Il ragazzo è in coma farmacologico, tenuto in vita soltanto dai farmaci e dai macchinari. In mattinata il suo legale aveva comunicato il peggioramento dello stato di salute. Anche i genitori di Ciro sono in ospedale. "Vogliamo giustizia" - "Voglio che nessuno usi il nome di mio nipote - ha ribadito lo zio di Ciro - per altre violenze. Noi vogliamo giustizia, vogliamo che De Santis paghi per quello che ha fatto e vogliamo anche che prefetto e questore siano rimossi. Spero che il presidente del Consiglio intervenga". "Vogliamo che chi ha commesso errori paghi", ha sottolineato Vincenzo Esposito fuori dal Policlinico Gemelli. "Il sindaco di Roma ha dimostrato squallore umano, è venuto qui e non è passato a trovarlo. In generale - ha aggiunto Vincenzo Esposito - non abbiamo sentito vicino lo Stato". Il legale di De Santis - "Ho appreso da poco che si sono aggravate le condizioni di Ciro Esposito. Provo dispiacere, come tutti, per questo ragazzo, prima che un avvocato sono un uomo. Mi auguro che le sue condizioni possano migliorare". Così l’avvocato Tommaso Politi, difensore di Daniele De Santis, l’ultrà giallorosso accusato di tentato omicidio dopo gli scontri per la finale di Coppa Italia, ha commentato l’aggravarsi delle condizioni del tifoso napoletano Ciro Esposito. L’avvocato ha riferito che incontrerà De Santis nei prossimi giorni: "Daniele non sta bene, deve essere rioperato. Ha una infezione importante alla gamba".

24 giugno 2014

Fonte: Sport.sky.it

Fotografia: Ilpost.it - Roma.repubblica.it

È morto Ciro Esposito, 50 giorni di agonia

Il tifoso del Napoli fu ferito a Roma il 3 maggio prima della finale di Coppa Italia.

Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli ferito a Roma prima della finale di Coppa Italia, è morto nelle prime ore di questa mattina nel reparto di Rianimazione del Gemelli, dove era ricoverato. Le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate ieri, dopo svariati interventi chirurgici che avevano fatto sperare in un miglioramento.  Cosciente quasi fino all'ultimo, era poi entrato in coma irreversibile. Esposito è morto "per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali", ha precisato Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli, che ha anche espresso, nome di tutto il reparto "profondo cordoglio e vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di dolore per la perdita del proprio figlio". Ciro a familiari, mi ha sparato De Santis - "Mi ha sparato lui". Questo avrebbe detto Ciro Esposito ad alcuni suoi familiari che gli mostravano foto di Daniele De Santis apparse sui giornali. I parenti saranno sentiti dalla Digos di Roma. Ciro avrebbe affidato la sua testimonianza ai familiari in uno dei momenti di lucidità durante la lunga degenza. Tifoso, ora può accadere di tutto - "Ora può accadere di tutto". A parlare è Sasà Capobiondo, appartenente ai gruppi del tifo organizzato del Napoli, che si trova all'autolavaggio a Scampia gestito dalla famiglia di Ciro Esposito. "Rispetto l'appello dei familiari - dice - ma non so come reagirò quando vedrò un tifoso della Roma che si comporta come ha fatto De Santis". Parla di odio e spiega però che questi sentimenti "non sono per i tifosi romanisti in generale, ma per chi si macchia di simili gesti". Ora De Santis è indagato per omicidio volontario - Con la morte di Ciro Esposito cambia, aggravandosi, la posizione di Daniele de Santis, l'uomo detenuto a Regina Coeli in quanto ritenuto colui che sparò al gruppo di supporters napoletani. Non più tentato omicidio, ma omicidio volontario: questa la nuova ipotesi di reato contestata all'ex ultrà romanista. Il dolore al Gemelli - I parenti e gli amici di Ciro Esposito si sono riuniti al Gemelli dopo la notizia della morte del giovane. C'erano la madre, Antonella Leardi, il padre Giovanni, la fidanzata Simona e un'altra ventina di persone. Il dolore e la stanchezza dei genitori di Esposito sono evidenti: la famiglia ha annunciato l'intenzione di non rilasciare dichiarazioni oggi, a parte quelle dello zio di Ciro, e ha affidato il proprio pensiero ad un comunicato stampa La famiglia attende di poter disporre del suo corpo per riportarlo a Napoli. Appello famiglia Esposito, chi ha sbagliato paghi - ''Alle 6 di questa mattina dopo un calvario durato 50 giorni si è spento il nostro Ciro, un eroe civile. Quel maledetto 3 maggio il nostro Ciro è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio; è morto per salvare gli altri. Chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte''. Comincia così l'appello della Famiglia Esposito per chiedere giustizia per Ciro morto dopo 50 giorni di agonia. Domani autopsia, funerale Ciro non prima di venerdì - L'autopsia verrà eseguita domani mattina e il funerale si svolgerà non prima di venerdì prossimo. L'esame autoptico è affidato al medico legale Costantino Ciallella e successivamente il pm Eugenio Albamonte firmerà il nulla osta per la riconsegna della salma ai familiari. L'autopsia, oltre ad accertare le cause della morte, servirà per ricostruire la dinamica del ferimento del tifoso. Camera ardente in allestimento a Scampia - Si sta allestendo nell'auditorium di Scampia, a Napoli, la camera ardente che dovrebbe accogliere la salma di Ciro Esposito, fa sapere Angelo Pisani, presidente della Municipalità nel cui territorio cade anche il rione di Scampia. Pisani, che è anche l'avvocato di Esposito, ha avviato una raccolta firme per chiedere al Presidente Napolitano la medaglia al valore civile per Ciro: "Non dimentichiamo che è stato ferito e poi è morto dopo una lunga agonia per avere cercato di difendere donne e bambini da un attacco con bombe carta a un pullman di supporter partenopei". L'avvocato ha anche fatto sapere che è stata inoltrata alla magistratura l'istanza di rilascio della salma.

Avvocato, chiediamo lutto nazionale - "All'alba il cuore di Ciro si è fermato, chiediamo il lutto nazionale per il nostro ragazzo". È quanto chiede Angelo Pisani, l'avvocato di Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli, ferito prima della finale di Coppa Italia, a Roma, lo scorso 3 maggio. Pisani, che è anche presidente della municipalità di Napoli in cui ricade anche Scampia, zona di Napoli dove Ciro viveva, chiede anche che gli sia dato l'ultimo saluto nell'auditorium del quartiere, con tutti i napoletani. Sindaco Napoli, proclamiamo il lutto cittadino - Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, proclama il lutto cittadino. Lo annuncia con un tweet nel quale scrive "Ciro è morto e a Napoli proclamiamo il lutto cittadino. Per Ciro, per i familiari, per il nostro popolo. Per dire no al binomio calcio-violenza", conclude De Magistris..Lo zio, basta violenza - "A nome di tutta la famiglia - ha aggiunto lo zio di Esposito - dico a tutti basta violenza". Esposito era rimasto ferito da colpi di pistola a Roma il 3 maggio, vicino allo Stadio olimpico prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Un'infezione polmonare che si è innestata in un quadro clinico già compromesso. Sarebbe questa la causa dell'aggravarsi delle condizioni di Esposito. L'uomo era già stato sottoposto ad alcune operazioni, la prima al polmone; era in dialisi e aveva un'attività epatica non pienamente efficiente. L'ultimo intervento il 19 giugno scorso. Allerta forze ordine Roma, si temono raid tifosi - Forze dell'ordine in allerta nella Capitale per l'eventuale arrivo di gruppi isolati di tifosi napoletani dopo il decesso di Ciro Esposito. Si temono raid e vendette nei confronti della tifoseria romanista. A sparare a Ciro sarebbe stato un ultrà giallorosso, Daniele De Santis. La visita della famiglia Sandri - A fare visita a Ciro Esposito, ieri, anche il padre e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso l'11 novembre del 2007 in un'area di servizio nei pressi di Arezzo mentre era in viaggio in macchina, con quattro amici, diretto verso lo stadio Meazza per vedere la partita Inter-Lazio. Durante una sosta nell'area di servizio Badia del Pino, sulla A1, Gabriele Sandri fu colpito da un colpo di pistola sparato dall'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella. Lo zio di Ciro, Questore e Prefetto Roma si dimettano - "Vogliamo giustizia, non vogliamo che il nome di mio nipote sia usato per altre violenze. Ma il questore e il prefetto di Roma devono dimettersi". Così lo zio di Ciro, Enzo Esposito davanti al Gemelli. "Mio nipote sta morendo - aveva detto ieri, prima del decesso - perché quel fascista gli ha sparato - ha aggiunto - ma anche perché è rimasto a terra un'ora senza soccorsi. Vogliamo De Santis condannato e questore e prefetto a casa per le loro negligenze". Lo zio di Ciro ha anche criticato aspramente il sindaco di Roma Ignazio Marino per non essere mai venuto a trovare il giovane. "Il suo squallore è ormai chiaro", ha detto..

24 Giugno 2014

Fonte: Ansa.it

Fotografia: Ansa.it - Ilmattino.it

All'alba è morto Ciro Esposito

di Daniela De Crescenzo

Ha smesso di battere alle sei del mattino il cuore di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli di 28 anni ferito il 3 maggio da un ex tifoso romanista, l’estremista di destra Daniele De Santis, detto Gastone, mentre si avviava allo stadio Olimpico per assistere all’incontro Napoli-Fiorentina. "Ciro è un eroe civile, è morto per difendere degli innocenti", ha detto lo zio Vincenzo. Il ragazzo era rimasto coinvolto negli scontri con il gruppo guidato da De Santis che aveva assaltato un bus pieno di napoletani. Tra di loro molte donne e bambini. Ciro è spirato al policlinico Gemelli dopo 52 giorni di agonia e dopo aver subito sei interventi chirurgici. Con lui c’erano la mamma Antonella, il padre Giovanni, la fidanzata Simona e il fratello Michele. Ma tutta la famiglia Esposito, le zie e gli zii del ragazzo, i cugini e tanti amici arrivati da Scampia dove il ragazzo gestiva un autolavaggio insieme al fratello, è restata per tutta la notte a vegliare nel piazzale dell’ospedale. L’allarme era scattato ieri mattina quando dopo l’ennesimo intervento al polmone le condizioni del ragazzo erano peggiorate. Ma Ciro, che aveva solo 28 anni, era robusto e quindi ha cercato di resistere fino all’ultimo. "Il cuore batte, Ciro è vivo. Preghiamo", aveva continuato a dire per l’intera giornata Gianni, il padre del ragazzo. Ma alle sei di stamane il giovane si è arreso e la famiglia ha rinnovato il suo appello: "No a tutti i tipi di violenza, noi chiediamo giustizia e non vendetta. Il prefetto e il Questore di Roma si devono dimettere, ma a tutti i tifosi del Napoli chiediamo di mantenere i nervi saldi. Nessun gesto violento nel nome di Ciro".

24 Giugno 2014

Fonte: Ilmattino.it

La famiglia: rimuovere il prefetto di Roma. il sindaco De Magistris proclama il lutto cittadino.

Morto Ciro Esposito, i parenti: riconobbe chi gli ha sparato

Il tifoso del Napoli ferito prima della finale di Coppa Italia era ricoverato da 50 giorni. Avrebbe detto di aver riconosciuto dalle foto sui giornali l’ex ultra giallorosso De Santis.

Ciro Esposito non ce l’ha fatta. Il tifoso del Napoli ferito il 3 maggio scorso a Roma prima della finale di Coppa Italia, è morto mercoledì all’alba. Lo si è appreso dal Policlinico Gemelli dove il tifoso era ricoverato nel reparto di rianimazione. Dopo 50 giorni di degenza, le sue condizioni si erano aggravate nella giornata di martedì. La morte di Esposito modifica anche la situazione di Daniele de Santis, ex ultrà giallorosso accusato di aver sparato i colpi di pistola contro il tifoso napoletano: per lui l’accusa è ora quella di omicidio volontario. I pubblici ministeri, Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, faranno notificare la nuova imputazione a De Santis, ora ricoverato in stato di arresto in una struttura medica penitenziaria. Le informazioni dei famigliari - Conversando con le persone che sono andate a trovarlo durante la sua lunga degenza al Policlinico Gemelli, Esposito potrebbe aver riconosciuto in Daniele De Santis il suo aggressore. È questo quanto vogliono accertare gli investigatori e i pubblici ministeri capitolini che hanno affidato ora alla Digos la delicata indagine. In particolare, si vuole stabilire attraverso l’audizione di familiari, amici e di chi si è alternato al capezzale del ferito, se quest’ultimo, in momenti di lucidità, possa aver parlato con loro di un eventuale riconoscimento di De Santis, magari dopo aver visto una foto dell’ex ultras sui giornali. Il magistrato e gli investigatori avevano in programma l’interrogatorio di Esposito su questo punto dell’inchiesta ma la morte avvenuta stamattina li ha costretti a far riferimento a chi possa aver raccolto informazioni da lui. "Nostro figlio, eroe civile" - "Alle 6 di mercoledì mattina dopo un calvario durato 50 giorni si è spento il nostro Ciro, un eroe civile. Quel maledetto 3 maggio il nostro Ciro è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio; è morto per salvare gli altri. Chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte". Comincia così l’appello della famiglia Esposito per chiedere giustizia. Chi ha sbagliato paghi - La famiglia del giovane tifoso partenopeo chiede anche azioni immediate: "Daniele De Santis non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi, nella gestione dell’ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l’incolumità dei tifosi napoletani. Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto". "Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in questi 50 giorni hanno manifestato la loro solidarietà. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore". De Laurentiis: "Una tragedia, calcio e istituzioni riflettano" - "Una tragedia che deve far riflettere il mondo del calcio e delle istituzioni che collaborano con esso". Così il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha commentato la notizia relativa alla scomparsa di Esposito. "Ciro era un nostro tifoso che voleva passare una serata di gioia tifando per la propria squadra. Esprimo ai genitori ed a tutta la sua famiglia le mie più sentite condoglianze, unitamente a tutto il Napoli".

Cinquanta giorni di ricovero - Esposito è morto "per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali", spiega in una nota Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli, dove il tifoso era ricoverato da 50 giorni. Il professor Antonelli, a nome di tutto il reparto "esprime profondo cordoglio e la vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di dolore per la perdita del proprio figlio". Lo zio: no a violenza in nome di Ciro - "Non si faccia violenza nel nome di Ciro". È l'appello lanciato da Enzo, lo zio di Ciro Esposito mercoledì mattina. "Invitiamo a mantenere la calma - sottolinea lo zio, poco dopo la morte del ragazzo - non vogliamo altra violenza, ma solo rispetto per Ciro. Il nostro obiettivo è riportare Ciro al più presto a casa. Per noi adesso è il momento del dolore - aggiunge - ma stiamo lavorando per poter accelerare i tempi e ripartire per Napoli". Bisogna avere però l'autorizzazione visto che c'è un'inchiesta in corso e potrebbe essere richiesta un'autopsia. "Speriamo che almeno su questo ci sia un po' di pietas umana e ci venga evitato un lungo strazio anche per tornare a casa". L'uomo non nasconde un po' di amarezza: "Mi aspettavo un po' di vicinanza in queste settimane da parte delle istituzioni, ma non è mai arrivata salvo qualche eccezione come il sindaco di Napoli De Magistris" e ha ribadito: "questore e prefetto di Roma devono dimettersi". Nelle prime ore di mercoledì è arrivato un tweet del sindaco di Napoli, che proclama il lutto cittadino. Camera ardente a Scampia - Si terrà nell’auditorium di Scampia la camera ardente di Ciro Esposito. Lo riferisce Angelo Pisani, presidente della Municipalità nel cui territorio cade anche il rione di Scampia, nonché uno dei legali della famiglia Esposito: "L’allestimento inizierà dopo l’autopsia e il nulla osta della magistratura. Intanto abbiamo avviato una raccolta firme per chiedere al presidente Napolitano la medaglia al valore civile per Ciro. Non dimentichiamo che è stato ferito e poi è morto dopo una lunga agonia per avere cercato di difendere donne e bambini da un attacco con bombe carta a un pullman di supporter partenopei"..

25 giugno 201425 giugno 2014

Fonte: Roma.corriere.it

Fotografia: Gazzetta.it

Ciro Esposito è morto

La famiglia del tifoso del Napoli: "Solo rispetto, no a violenza in suo nome".

Non ce l'ha fatta Ciro Esposito, il tifoso del Napoli gravemente ferito il 3 maggio scorso durante gli incidenti avvenuti fuori allo Stadio Olimpico di Roma, in occasione della finale di Coppa Italia. Il giovane era ricoverato al policlinico Gemelli. Il 19 giugno scorso era stato sottoposto a una nuova revisione chirurgica, dopo avere subito pochi giorni prima una lobectomia superiore destra e, in precedenza, diversi altri interventi chirurgici dai quali non si era mai ripreso completamente per via di numerose complicanze dovute alla grave lesione traumatica subita. "Dopo 50 giorni di rianimazione intensa e protratta Ciro Esposito è deceduto per insufficienza multi organica - comunica il professor Massimo Antonelli, direttore del Centro di Rianimazione del Policlinico A. Gemelli dove il giovane era ricoverato - non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali". Il professor Antonelli a nome di tutto il personale del reparto esprime "il profondo cordoglio e la vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di intenso dolore per la perdita del proprio figlio". La famiglia del tifoso partenopeo lancia un appello ai tifosi per bocca di Enzo, zio di Ciro: "Non si faccia violenza nel nome di Ciro". "Invitiamo a mantenere la calma - sottolinea lo zio poco dopo la morte del ragazzo - non vogliamo altra violenza, ma solo rispetto per Ciro". Poco più tardi arriva una nota a firma dei famigliari in cui si lanciano accuse pesanti alle istituzioni: "Nessuno può restituirci Ciro, ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in questi 50 giorni hanno manifestato la loro solidarietà. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore". E ancora: "Alle 6 di questa mattina dopo un calvario durato 50 giorni si è spento il nostro Ciro, un eroe civile. Quel maledetto 3 maggio il nostro Ciro è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio. Ciro è morto per salvare gli altri. Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte". "All'alba di questa mattina, stavolta per sempre, si è fermato il cuore di Ciro Esposito, il giovane tifoso napoletano ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo gli scontri dinanzi all'Olimpico del 3 maggio scorso, nei quali era rimasto gravemente ferito da un colpo di pistola sparato da ultrà della Roma. Chiediamo che sia proclamato il lutto nazionale". è quanto chiede Angelo Pisani, difensore della famiglia Esposito e presidente dell'Ottava Municipalità di Napoli, comprendente il quartiere in cui Ciro lavorava all'autolavaggio, a Scampia. "La morte di Ciro - spiega il legale - rappresenta il fallimento di uno Stato che aveva il dovere di tutelare i cittadini e le manifestazioni sportive in generale. Tutto questo non è avvenuto e a rimetterci la vita è stato un ragazzo innocente, che da oggi in poi sarà il nostro eroe". "Aspettiamo - conclude Pisani - di poterlo onorare per l'ultima volta con una cerimonia che convocheremo presso l'Auditorium di Scampia, perché tutto il quartiere possa stringersi intorno a Ciro e alla sua famiglia, che rappresentano dinanzi a tutta l'Italia i valori positivi di Napoli".

25 giugno 2014

Fonte: Huffingtonpost.it

Fotografia: Napolitoday.it

Ciro Esposito è morto, la famiglia: "Ci disse che a sparare fu De Santis"

Era stato ferito a colpi di pistola il 3 maggio scorso a Roma prima della gara tra il Napoli e la Fiorentina. L'uomo è morto "per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali", si legge in una nota del policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato. Il sindaco De Magistris: "A Napoli lutto cittadino. Comune si costituirà parte civile al processo". Marino: "Morte Ciro notizia devastante". Intanto il presunto omicida è stato trasferito per ragioni di sicurezza.

È morto questa mattina alle 6 Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito il 3 maggio scorso a Roma prima della finale di Coppa Italia tra al squadra partenopea e la Fiorentina. Lo si apprende dal policlinico Gemelli dove il tifoso era ricoverato nel reparto di rianimazione. Le sue condizioni ieri si erano aggravate lasciando poche speranze di sopravvivenza. Intanto Daniele De Santis, il presunto omicida, è stato trasferito per motivi di sicurezza nella struttura protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo. De Santis si trovava in stato di arresto presso il Policlinico Umberto I di Roma. Esposito è morto "per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali", spiega in una nota Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli, dove il tifoso era ricoverato da 54 giorni. I parenti e gli amici sono riuniti all’esterno del pronto soccorso del Policlinico, attiguo al reparto Rianimazione dove il giovane tifoso del Napoli è deceduto. Ci sono la madre, Antonella Leardi, il padre Giovanni, la fidanzata Simona e un’altra ventina di persone tra familiari e amici. La salma è stata trasferita al Policlinico Umberto I, dove verrà effettuata l’autopsia. Il Comune di Napoli provvederà all’allestimento della camera ardente per Ciro Esposito nell’auditorium di Scampia. I funerali si terranno a Napoli tra venerdì e sabato.

Ciro avrebbe detto ai parenti: "Mi ha sparato De Santis" -Esposito conversando con le persone che sono andate a trovarlo durante la sua lunga degenza al Policlinico Gemelli, potrebbe aver riconosciuto in Daniele De Santis, l’uomo detenuto a Regina Coeli in quanto ritenuto colui che sparò al gruppo di supporter napoletani il suo aggressore. È quanto vogliono accertare gli investigatori e i pubblici ministeri capitolini. "Mi ha sparato lui", avrebbe detto il giovane ad alcuni suoi familiari che gli mostravano foto di De Santis. I parenti che hanno ricevuto la confidenza saranno sentiti dalla Digos di Roma. Il magistrato e gli investigatori avevano in programma l’interrogatorio di Esposito su questo punto dell’inchiesta ma la morte avvenuta stamattina li ha costretti a far riferimento a chi possa aver raccolto informazioni da lui.

Cambia l’accusa per De Santis: omicidio volontario - Con la morte di Esposito cambia, aggravandosi, la posizione di De Santis. Non più tentato omicidio, ma omicidio volontario: questa la nuova ipotesi di reato contestata all’ex ultrà romanista. Il pm, Eugenio Albamonte, titolare dell’inchiesta giudiziaria, dovrà oggi, tra l’altro, nominare il medico legale al quale sarà affidato l’incarico di eseguire l’autopsia su Esposito.

Rischio scontri, questure di Roma e Napoli in contatto - Le questure di Roma e Napoli sono in contatto per monitorare la situazione legata a possibili arrivi di ultrà partenopei a Roma. Si temono raid e vendette tra ultrà. Per questo, anche se al momento non si segnalano arrivi neanche di tifosi isolati a Roma, resta l’allerta per le forze dell’ordine. Anche per questo la salma di Ciro Esposito è arrivata all’Istituto di Medicina legale della Sapienza accompagnata da una staffetta delle forze dell’ordine.

Ultrà napoletano: "Ora può succedere del tutto" - "Ora può accadere di tutto". A parlare è Sasà Capobiondo, appartenente ai gruppi del tifo organizzato del Napoli, che si trova all’autolavaggio a Scampia gestito dalla famiglia Esposito. "Rispetto l’appello dei familiari - dice - ma non so come reagirò quando vedrò un tifoso della Roma che si comporta come ha fatto De Santis". Parla di odio e spiega però che questi sentimenti "non sono per i tifosi romanisti in generale, ma per chi si macchia di simili gesti". Alle istituzioni e forze dell’ordine che hanno gestito l’ordine pubblico in occasione della partita dà "zero in condotta". "Siamo stati lasciati soli - conclude - quando siamo arrivati a Roma non c’era neanche un vigile urbano".

La famiglia: "Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni" - "Alle 6 di questa mattina dopo un calvario durato 50 giorni si è spento il nostro Ciro, un eroe civile. Quel maledetto 3 maggio il nostro Ciro è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio; è morto per salvare gli altri. Chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte". Comincia così l’appello della Famiglia Esposito per chiedere giustizia per Ciro. Daniele De Santis (l’uomo che secondo l’accusa avrebbe aperto il fuoco contro il tifoso napoletano, ndr) non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi - ribadiscono - nella gestione dell’ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l’incolumità dei tifosi napoletani. Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto - continua la nota diramata dalla famiglia - nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore".

Lo zio: "Questore e prefetto di Roma devono dimettersi" - "Speriamo di riportarlo a casa presto - spiega Enzo, lo zio del giovane - stiamo lavorando per poter accelerare i tempi e ripartire per Napoli". Bisogna avere però l’autorizzazione visto che c’è un’inchiesta in corso e potrebbe essere richiesta un’autopsia. "Mi aspettavo un po’ di vicinanza in queste settimane da parte delle istituzioni, ma non è mai arrivata salvo qualche eccezione come il sindaco di Napoli De Magistris" e ha ribadito: "Questore e prefetto di Roma devono dimettersi".

De Magistris: "Lutto cittadino. Comune si costituirà parte civile" - Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris proclama il "lutto cittadino". "Proclamiamo il lutto cittadino - spiega de Magistris - per Ciro, per i familiari, per il nostro popolo. Per dire no al binomio calcio-violenza". "La città è profondamente colpita dal lutto e lo sono anche io personalmente - ha detto de Magistris - è una vicenda triste e drammatica. La città si stringe attorno ai familiari". "Vogliamo giustizia, se c’è qualcuno che ha sbagliato paghi - ha detto il sindaco - se da un lato diciamo no alla vendetta, dall’altro diciamo anche sì alla giustizia. Chiediamo alla magistratura romana di ricostruire nel dettaglio quella giornata drammatica e chiediamo al Governo di accertare le responsabilità, qualora esistenti, sull’ordine pubblico apparso assolutamente carente". Il Comune di Napoli, inoltre, si costituirà parte civile nel processo a carico dei responsabili della morte di Esposito. "Napoli in questa vicenda è stata particolarmente lesa, ho trovato vergognoso come nei giorni successivi la città sia stata messa sul banco degli imputati. Napoli difende i suoi cittadini", ha spiegato il sindaco Luigi De Magistris. "Napoli - ha aggiunto - si è sempre schierata, da quando sono sindaco, dalla parte dei cittadini in tutti i processi in cui un cittadino e Napoli sono stati danneggiati. Con la morte di Ciro è morta nei sentimenti tutta la città. Ho trovato vergognoso certe operazioni mediatiche e politiche".

Il legale: "Chiediamo il lutto nazionale, lo Stato ha fallito" - "Chiediamo che sia proclamato il lutto nazionale", scrive Angelo Pisani, difensore della famiglia Esposito e presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli, comprendente il quartiere in cui Ciro lavorava all’autolavaggio, a Scampia. "La morte di Ciro - spiega il legale - rappresenta il fallimento di uno Stato che aveva il dovere di tutelare i cittadini e le manifestazioni sportive in generale. Tutto questo non è avvenuto e a rimetterci la vita è stato un ragazzo innocente, che da oggi in poi sarà il nostro eroe". "Aspettiamo - conclude Pisani - di poterlo onorare per l’ultima volta con una cerimonia che convocheremo presso l’Auditorium di Scampia, perché tutto il quartiere possa stringersi intorno a Ciro e alla sua famiglia, che rappresentano dinanzi a tutta l’Italia i valori positivi di Napoli".

Scontri a Roma, Esposito raggiunto da colpi di pistola - Esposito era stato ferito il 3 maggio a Roma. Durante scontri scoppiati con ultrà romanisti nella zona di Tor di Quinto prima della gara tra il Napoli e la Fiorentina, l’uomo era stato raggiunto da diversi colpi di pistola uno dei quali, entrato dal torace, è arrivato alla colonna vertebrale. Per l’accaduto era finito in manette Daniele De Santis, detto "Danielino" o "Gastone", ex ultrà giallorosso proveniente dall’estrema destra, titolare di un chiosco nelle vicinanze del luogo in cui si sono verificati i tafferugli. Secondo gli inquirenti, l’ultrà romanista ha fatto fuoco in direzione di alcuni tifosi del Napoli, tra cui Esposito, nel corso di una rissa scoppiata dopo che De Santis, assieme ad altre tre persone ancora da identificare, aveva provocato alcuni tifosi del Napoli a bordo di un bus con lanci di oggetti e fumogeni.

Chi era Ciro Esposito - Un ragazzo di 31 anni, Ciro, con la passione per il calcio e il suo Napoli. Era aiuto infermiere, aveva due fratelli e una fidanzata, Simona. Lavorava nell’azienda familiare, un autolavaggio, insieme ai suoi fratelli, sulla cui cancellata oggi è stato apposto un drappo nero, in segno di lutto. Viveva a casa, con mamma e papà. Per seguire una delle trasferte del Napoli, il 3 maggio era partito da Scampia, come aveva fatto altre volte, insieme agli amici, per quella che doveva essere una festa del calcio. Arrivato a Roma sperando in una vittoria in finale di Coppa Italia, all’Olimpico non è riuscito neanche a mettere piede.

Benitez: "Una morte che non ha senso" - "La morte di Ciro Esposito è qualcosa di drammatico, ingiustificabile, terribile… Un giovane non può perdere la vita mentre s’incammina allo stadio per vedere la sua squadra. Non ha senso". È il messaggio di cordoglio che Rafa Benitez, allenatore del Napoli, affida al suo sito web. "Dove sta andando il calcio e ciò che lo circonda ? A quale limite lo stiamo portando ? Questo - prosegue Benitez - non dovrà succedere mai più, mai. Bisogna trovare i mezzi per sradicare assolutamente fatti come questi dal panorama del calcio e dal mondo dello sport".

Lotito: "Morte che ci spezza il cuore, Lazio vicina a famiglia" - "La morte di Ciro Esposito ci spezza il cuore. In questo giorno di lutto la società Sportiva Lazio è vicina alla famiglia e ai suoi cari, cui va tutta la nostra vicinanza". Lo dichiara il presidente del club biancoceleste, Claudio Lotito. "Dopo l’ennesimo dramma consumato in occasione di un evento sportivo - prosegue - è altrettanto opportuno che le forze politiche ed istituzionali s’incarichino ora di elaborare un pacchetto di misure affinché gli stadi tornino ad essere luoghi sicuri e di partecipazione positiva, lontani anni luce dai messaggi di odio e di vendetta, da cui la stessa famiglia di Ciro ha preso nettamente le distanze".

Marino: "Morte Ciro notizia devastante" - "È una notizia devastante. Come medico, sindaco e uomo non è accettabile l’idea che una persona possa giungere in una città per partecipare a una serata di gioia e tutto questo si concluda con violenza, addirittura una sparatoria. Una giovane vita spezzata mi lascia senza parole". Così il sindaco di Roma Ignazio Marino commentando la morte del tifoso napoletano Ciro Esposito. "Personalmente questi sono i sentimenti che provo - aggiunge - e porto tutta la vicinanza mia e della città alla famiglia".

25 giugno 2014

Fonte: Ilfattoquotidiano.it

Fotografia: Ilmattino.it

Morto Ciro Esposito. La famiglia: ci ha detto "ha sparato De Santis"

di Laura Bogliolo e Alessia Marani

È morto all'alba Ciro Esposito, il tifoso partenopeo ha lottato disperatamente per cinquanta giorni, ma non ce l'ha fatta. E mentre le questure si attivano temendo una resa dei conti tra la tifoseria napoletana e quella romanista, la famiglia torna a lanciare un appello affinché non ci siano vendette tra le tifoserie. Ma allo stesso tempo rivelano che Ciro avrebbe riconosciuto nell'ultrà della Roma Daniele De Santis l'uomo che gli ha sparato.

La veglia dei familiari - Ciro ė "morto per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitale", spiega in una nota il policlinico Gemelli attraverso Massimo Antonelli, il direttore del Centro della Rianimazione. I genitori, mamma Antonella e papà Gianni, lo hanno vegliato per tutta la notte, l'ennesima, senza abbandonare per un attimo l'ospedale. Poi stamani intorno alle sei il cuore del loro ragazzo ha smesso di battere. Il dolore è enorme: Simona, la fidanzata, seduta su una panchina nel cortile del Gemelli, non riesce a smettere di piangere.

I funerali non prima di venerdì - L'autopsia sul cadavere di Ciro Esposito verrà eseguita domani mattina e il funerale si svolgerà non prima di venerdì prossimo. L'esame autoptico è affidato al medico legale Costantino Ciallella e successivamente il pm Eugenio Albamonte firmerà il nulla osta per la riconsegna della salma ai familiari. L'autopsia, oltre ad accertare le cause della morte, servirà per ricostruire la dinamica del ferimento del tifoso. Il corpo di Esposito sarà trasferito dal Policlinico Gemelli all'Istituto di Medicina legale dell'Umberto I.

Il cordoglio di Napolitano - "Le esprimo i sentimenti di cordoglio del presidente Napolitano per le sofferenze e la morte di suo figlio Ciro". È il testo del telegramma inviato dal segretario generale, Donato Marra, alla signora Antonella Leardi.

La fidanzata - Damiano De Rosa, uno dei legali della famiglia non nasconde la commozione: "Ieri sera Simona, la fidanzata di Ciro, mi ha detto: avvocato, se Ciro muore, spetta a lei farlo rivivere attraverso la giustizia. E noi giustizia cercheremo".

La richiesta di lutto nazionale - "All'alba il cuore di Ciro si è fermato, chiediamo per il lutto nazionale per il nostro ragazzo", chiede Angelo Pisani, l'altro avvocato di Ciro Esposito. Pisani, che è anche presidente della municipalità di Napoli in ricade anche Scampia, zona di Napoli dove Ciro viveva, chiede anche che gli sia dato l'ultimo saluto nell'auditorium del quartiere, con tutti i napoletani.

L'agonia dell'ultimo giorno - Ciro ha combattuto fino all'ultimo. Un gigante smagrito che combatte la lotta più grande, quella per la vita. Zia Maria non lo molla per un attimo e lo ricopre di baci. Mamma Antonella non smette di pregare: si sente male, non vorrebbe, ma deve allontanarsi dalla stanza. Solo qualche istante però, poi torna, prende la mano di Ciro, lo accarezza e inghiotte le lacrime. Il valore dei battiti del cuore evidenziati sul monitor in colore verde segna 93. La pressione è bassissima: 55 e 24.

Gli scontri del 3 maggio - Ciro Esposito è steso sul letto di una stanza al piano terra del reparto di Rianimazione del policlinico Gemelli: è la sua "casa" ormai da 50 giorni, da quando quel maledetto 3 maggio è stato colpito con due colpi di pistola in viale Tor Di Quinto. C’era la finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli, Ciro era partito da Scampia con quattro amici. "Nello zaino aveva il casatiello che avevo preparato io, non è mai stato un violento" aveva raccontato Antonella Leardi, la mamma. Poi il caos, gli spari, e l’accusa di tentato omicidio per l’ultrà della Roma, Daniele De Santis. Ieri le condizioni di Ciro si sono aggravate, Antonella non riusciva a trattenere le lacrime mentre una suora l’abbracciava. Con lei c’era Simona, la fidanzata del ragazzo, disperata.

Le ultime ore - "I supporti vitali non riescono a tenere sotto controllo la funzionalità degli organi, è cosciente, ma sedato farmacologicamente" la sentenza del bollettino medico alle 18.25 comunicato dal professor Massimo Antonelli, direttore del Centro di terapia intensiva che commosso si lascia scappare: "Per me Ciro è come un figlio". È in dialisi e con un'attività epatica non pienamente efficiente. Venerdì l’ultimo intervento al polmone devastato dal proiettile che ha colpito anche la spina dorsale. "La cosa assurda è che mi stanno già arrivando messaggi di condoglianze", spiega zio Pino, uno dei fratelli di papà Gianni, che fa l’aiuto infermiere. "Giustizia per mio figlio, voglio giustizia, non vendette e altra violenza" dice piangendo davanti a un agente della Digos papà Gianni, mentre dà il cambio a mamma Antonella nella stanza dove c’è Ciro. Perché intanto scatta l’allerta sicurezza. La Questura rafforza i controlli: si temono vendette di gruppi isolati di ultrà del Napoli che potrebbero arrivare a Roma.

Dolore e rabbia - "Non ce la faccio più" aveva sussurrato giorni fa Ciro alla mamma. Ieri, verso l’ora di pranzo un sacerdote, padre Mariano Palumbo, cappellano dell’ospedale Cristo Re, dà l'unzione degli infermi a Ciro e si sfoga per i riflettori spenti sulla vicenda: "L’Italia è il Paese delle grandi catarsi collettive, dopo una settimana ci si dimentica di tutto". Dolore e rabbia tra i familiari e gli amici del tifoso napoletano. "Il cuore di mio fratello batte ancora, non dite che è morto" dice disperato Michele. "Il sindaco Marino ? Non lo voglio vedere. Viene a trovarci dopo che ci ha ignorati per 50 giorni ?", dice disperato Gianni, il papà di Ciro. La visita del primo cittadino viene annullata, mentre lo zio del tifoso, Vincenzo Esposito, tra le lacrime, si sfoga: "Voglio che nessuno usi il nome di mio nipote per altre violenze. Vogliamo giustizia, vogliamo che De Santis paghi per quello che ha fatto e vogliamo anche che prefetto e questore siano rimossi. Spero che il presidente del Consiglio intervenga". Rabbia anche da Gino Di Resta, presidente del Napoli club di Roma: "Dov’è l’amministrazione comunale di Roma ? Neanche l’acqua ci hanno portato".

Tenuto in vita dai farmaci - Accanto alla famiglia Damiano De Rosa, uno degli avvocati della famiglia: "È tenuto in vita da farmaci e macchine. Speriamo in un miracolo". De Rosa racconta: "Ho parlato con Ciro giorni fa, è sempre stato cosciente e ricorda tutto di quel maledetto giorno". L’avvocato parla di Ciro come di un "eroe, in un video si vede mentre va in soccorso ai tifosi del Napoli sul pullman colpiti da bombe carte, c’era anche un bambino disabile. Ciro non ha fatto altro che rispondere alle grida di aiuto e da solo si è precipitato verso quelle persone". Il dolore nel dolore: a metà pomeriggio ad abbracciare la mamma di Ciro ci saranno anche Giorgio e Cristiano Sandri, padre e fratello di Gabriele, tifoso della Lazio ucciso da un poliziotto nel 2007. Il caso ha voluto che ieri in ospedale ci fosse anche un amico di De Santis: "sono qui per mia madre, mi dispiace per Ciro". La famiglia di Ciro ha già deciso: qualunque cosa accada deve tornare a Napoli.

25 giugno 2014

Fonte: Ilmessaggero.it

Napoli. Ciro Esposito è morto.

Berlusconi ai parenti: "Soffro con voi"

di Marco Calabresi

La Procura di Roma dispone l'autopsia, decisione non condivisa con gli avvocati della famiglia: "Strazio inutile, tutto già accertato". De Magistris: "Lutto cittadino". Alle 7 comunicato dell'ospedale Gemelli di Roma: "Dopo 50 giorni di rianimazione intensa e protratta, il signor Esposito è deceduto per insufficienza multi organica". Venerdì a Scampia i funerali.

Roma - Ciro Esposito è morto. Il suo cuore ha smesso di battere all'alba di questo mercoledì nero. La notizia è stata comunicata, pochi minuti dopo le 7, dal professor Massimo Antonelli, direttore del Centro di Rianimazione del Policlinico Gemelli dove il giovane era ricoverato. Immediatamente a Napoli il sindaco De Magistris ha proclamato il lutto cittadino.

Insufficienza multi organica - "Dopo 50 giorni di rianimazione intensa e protratta - si legge nella nota dell'ospedale Gemelli - il signor Ciro Esposito è deceduto per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali". Il professor Antonelli a nome di tutto il personale del reparto esprime "il cordoglio e la vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di intenso dolore per la perdita del proprio figlio". Ciro Esposito era un tifoso del Napoli, un lavoratore, una persona perbene, che ha pagato la "colpa" di voler condividere con la propria squadra del cuore quella che doveva essere la serata di festa della finale di coppa Italia (Napoli-Fiorentina). Ma, a Roma, nel pomeriggio di quel maledetto 3 maggio, la vita di Ciro è stata rapita da una mano vigliacca e assassina che ha sparato 4 colpi di pistola.

Il comune di Napoli - Il Comune di Napoli, appena informato dall'ospedale Gemelli della tragedia, non ha esitato un solo secondo a proclamare il lutto cittadino. "A Napoli proclamiamo il lutto cittadino - ha comunicato via tweet il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris intorno alle 7.20 - Per Ciro, per i familiari, per il nostro popolo. Per dire no al binomio calcio-violenza".

De Magistris - In mattinata De Magistris ha poi convocato una conferenza stampa. "Napoli è profondamente colpita - dice il sindaco - Quella di Ciro Esposito è una vicenda triste e drammatica, ho il ricordo di questo ragazzo stampato nella mia mente da stamattina all'alba". A Scampia è allestita la camera ardente nell'auditorium di viale della Resistenza, mentre i funerali verranno celebrati nella chiesa evangelica di piazza Grandi Eventi. "Non deve esserci alcuna vendetta, ma soltanto giustizia", da ex magistrato, De Magistris ha idee chiare in tal senso: "Chiediamo agli inquirenti romani di ricostruire nel dettaglio quella giornata e chiediamo al governo di accertare responsabilità, qualora ve ne fossero, per la gestione assolutamente carente dell'ordine pubblico. È evidente che se ci sono stati degli errori, qualcuno deve esserne responsabile e deve pagare. Vedremo se costituirci parte civile nel processo".

Il riconoscimento - "Mi ha sparato lui". Ciro Esposito, in uno dei momenti di lucidità prima della sua morte, avrebbe riconosciuto Daniele De Santis da alcune foto apparse sui giornali, e lo avrebbe confidato ai familiari. Proprio questi, nel tardo pomeriggio di oggi, hanno confermato quanto detto in precedenza davanti alla Digos di Roma (su incarico del pm Eugenio Albamonte), che li ha sentiti come testimoni. Ora De Santis è stato trasferito per motivi di sicurezza nella struttura protetta dell'ospedale Belcolle di Viterbo: era ricoverato, in stato di arresto, al Policlinico Umberto I di Roma.

Autopsia - Lo strazio della famiglia Esposito, intanto, si è spostato dal Policlinico Gemelli alla Questura. La salma di Ciro, invece, è all'Istituto di medicina legale dell'Università La Sapienza, in Piazzale Verano. È qui che verrà effettuata l'autopsia sul corpo di Ciro, morto stamattina dopo che nei giorni scorsi le sue condizioni si erano irrimediabilmente aggravate. L'esame sarà affidato al medico legale Costantino Ciallella, con il pm Albamonte che successivamente firmerà il nulla osta per la riconsegna del corpo ai familiari. Alcuni parenti di Ciro che sono già ripartiti per Napoli, per organizzare la camera ardente e la cerimonia funebre. Fuori l'obitorio, solo una cinquantina di cronisti e nessun tifoso: a presidiare l'area, soltanto una volante della Polizia. La salma, vista la preoccupazione per possibili vendette ultrà (né ieri né oggi, però, si sono registrati arrivi di tifosi del Napoli nella Capitale), è stata comunque scortata nel tragitto dal Gemelli all'Istituto di medicina legale.

La protesta della famiglia - La decisione della magistratura dell'esame autoptico sul corpo del povero Ciro non è condivisa dalla famiglia Esposito: "Già da ieri si sapeva che questo sarebbe stato un epilogo quasi inevitabile - ha replicato l'avvocato Damiano De Rosa, uno dei legali della famiglia Esposito - Da Napoli ci stiamo battendo per avere la salma in città affinché la città possa riabbracciare il suo tifoso. Faremo di tutto per evitare questo ulteriore strazio ai famigliari e far sì che l'autopsia non venga fatta: è stato già tutto accertato, mi sembrerebbe un accanimento davvero inutile e ritarderebbe solo l'ultimo simbolico abbraccio con la sua famiglia".

Autopsia e funerali - "Domani mattina alle 9,30 si svolgerà l'autopsia al Policlinico di Tor Vergata". Ad annunciarlo è l'avvocato Angelo Pisani, legale della famiglia di Ciro Esposito, che aggiunge: "La salma verrà successivamente trasferita all'Auditorium di Scampia, dove verrà allestita la camera ardente per consentire a tutti di salutarlo per l'ultima volta". Pisani, infine, ha reso note anche data e ora del funerale: si terrà venerdì alle 16.30 in piazza Grandi Eventi, a Scampia.

Mertens - "Riposa in pace Ciro. Triste di sentire questa notizia oggi. I miei pensieri sono alla sua famiglia e agli amici". Così l'attaccante del Napoli Dries Mertens ha ricordato il suo tifoso con un Tweet.

Berlusconi - "La morte di Ciro Esposito ci addolora e ci sgomenta - ha dichiarato Silvio Berlusconi - il calcio è la metafora della vita e tutto ciò che si genera intorno al calcio dovrebbe essere positivo ed educativo. Davvero non si può arrivare a credere che dal calcio possano derivare situazioni e comportamenti come quelli che hanno causato il ferimento mortale di un ragazzo. Una storia davvero tragica, inconcepibile, inaccettabile. Le parole non bastano a dare la misura del nostro sconforto. Da padre sento anch'io il dolore del papà e della mamma di Ciro. Vi sono vicino, soffro con voi".

25 giugno 2014

Fonte: Gazzetta dello Sport

Fotografia: Theromanpost.com

Scontri Coppa Italia, morto Ciro Esposito

Durante il ricovero ha riconosciuto De Santis in foto: "Mi ha sparato lui"

di Lorenzo D'albergo, Valeria Forgnone, Viola Giannoli e Luca Monaco

Non ce l'ha fatta il tifoso napoletano ferito a colpi di pistola prima della finale all'Olimpico il 3 maggio scorso. La famiglia: "E' un eroe, chi ha sbagliato paghi". Lo zio: "Nessuna violenza in suo nome". Domani autopsia sul corpo, i funerali venerdì a Scampia. Cordoglio di Napolitano. Alfano: "Cacceremo i violenti". Totti: "Abbraccio la famiglia". De Santis, l'ex ultrà romanista accusato di aver sparato e ora indagato per omicidio volontario, è stato trasferito in una struttura protetta.

ROMA - Ciro Esposito non ce l'ha fatta. Il tifoso del Napoli ferito il 3 maggio scorso a Roma prima della finale di Coppa Italia è morto questa mattina al policlinico Gemelli dove era ricoverato nel reparto di rianimazione da ormai 50 giorni. Le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate ieri quando si era diffusa la notizia del decesso ma "il suo cuore batte ancora", avevano dichiarato i familiari, accorsi al suo capezzale, lasciando comunque intendere che la situazione fosse disperata. Vincenzo Esposito, detto Enzo, lo zio del giovane napoletano, ha lanciato un appello poco dopo la morte del nipote: "Non si faccia violenza nel nome di Ciro. Invitiamo a mantenere la calma, non vogliamo altra violenza, ma solo rispetto per lui".  Parole ribadite anche dalla mamma, Antonella Leardi, a Tv2000 "Ciro è stato ucciso per un atto di violenza. Questo non deve accadere più. Nessuno più deve pagare e soffrire per una cosa bella come il calcio che Ciro amava tanto".

Alcuni familiari del giovane tifoso partenopeo hanno raccontato, secondo quanto accertato dai pm di Roma, che durante la lunga degenza mostrando le foto di Daniele De Santis apparse sui giornali Ciro avrebbe risposto, in un momento di lucidità: "Mi ha sparato lui, mi ha sparato un chiattone". A riferire le parole del giovane tifoso napoletano è stato lo zio Pino Esposito in un'intervista a "Servizio Pubblico": "Mio nipote gli era andato incontro per bloccarlo. De Santis, ha raccontato Ciro, buttava bombe carta contro il pullman dei tifosi pieno di donne e bambini. Non si era accorto che De Santis fosse armato: poi quello gli ha sparato. Dopo una piccola colluttazione, De Santis è caduto a terra e ha continuato a sparare, ferendo anche altri ragazzi oltre a Ciro. Poteva essere una strage. Daniele De Santis - ha proseguito Pino Esposito che ha fatto una deposizione spontanea in Questura - non era il solo a sparare contro il pullman dei tifosi napoletani: con lui c'erano altre persone con i caschi". Ma il riconoscimento sarebbe avvenuto più volte: "Ha fatto cenni affermativi con la testa quando gli abbiamo fatto vedere la foto, almeno una volta c'ero anch'io" ha aggiunto lo zio Vincenzo.

Intanto per motivi di sicurezza De Santis, che fino a oggi era ricoverato al policlinico Umberto I per un'infezione alla gamba gravemente ferita sempre negli scontri che hanno preceduto la finale di Coppa Italia, è stato trasferito nella struttura protetta dell'ospedale Belcolle di Viterbo. Oltre allo zio, sono stati sentiti per circa tre ore dalla Digos di Roma in Questura anche ''il padre Giovanni, la mamma Antonella e il fratello Michele'', riferisce l'avvocato Damiano De Rosa, che assiste legalmente la famiglia assieme agli avvocati Angelo e Sergio Pisani. Inoltre, aggiunge il legale, ''è stata ascoltata anche Angela Tibullo, una nostra criminologa di parte, che ha deposto sulle modalità del riconoscimento effettuato da Ciro". La Digos è stata incaricata dal magistrato di rintracciare e sentire anche altri parenti come testimoni. Un'attività avviata solo ora perché gli inquirenti, Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, confidavano in un miglioramento delle condizioni di Esposito che gli avrebbe consentito di ascoltarlo tramite il nulla osta rilasciato dai medici. A disposizione dei magistrati c'è comunque già un riconoscimento fatto dal tifoso partenopeo Raffaele Puzone, tra i feriti del 3 maggio, che è stato già ascoltato in incidente probatorio e che in sostanza ha confermato di avere individuato in De Santis l'autore degli spari, anche se durante l'interrogatorio il superteste è caduto in diverse contraddizioni.

Esposito, 30 anni, è morto "per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali", spiega in una nota Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli. Che ha espresso a nome di tutto il personale del reparto "profondo cordoglio e la vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di intenso dolore per la perdita del proprio figlio". Lacrime fuori dal pronto soccorso del Policlinico Gemelli, dove si è riunita la famiglia Esposito, tra cui la fidanzata Simona e un'altra ventina di persone. "La mia vita non sarà più la stessa, forse ci sarà un disegno divino", ha detto all'avvocato Angelo Pisani la madre di Ciro, Antonella Leardi, che insieme al marito Giovanni hanno raggiunto l'Istituto di medicina legale del policlinico Umberto I dove è stata trasferita sotto scorta la salma del figlio per l'autopsia che sarà effettuata domattina, il 25 giugno, alle 9.30. L'incarico è stato affidato dal pm Albamonte al medico legale, il professore Costantino Ciallella, mentre il perito di parte della famiglia Esposito è il dottor Giuseppe Cenname. Anche i difensori di Daniele De Santis, l'uomo accusato ora di omicidio volontario, si sono riservati sulla nomina del loro perito di parte. Solo allora la famiglia e il corpo di Ciro ripartiranno per Napoli.

Al Gemelli è arrivato anche Don Luigi Merola, conosciuto a Napoli come il prete "anticamorra" per la sua attività sociale nei quartieri più difficili come quello di Scampia. A bordo dell'auto della scorta, cui è sottoposto in seguito alle sue battaglie, il sacerdote è passato dall'ingresso principale dell'obitorio comunale: ''Volevo benedire Ciro perché è il simbolo di una Napoli bella ed è il figlio non solo di una parte ma di tutta la città, ma il magistrato non mi ha autorizzato a farlo. Ciro ora, dall'alto, dovrà benedire questa città diventata così amara''. Secondo il sacerdote ''purtroppo lo Stato arriva sempre in ritardo e anche in questo caso solo dopo la morte si faranno tutti vivi. Fa bene la famiglia a non accogliere nessuno".

I funerali con rito evangelico si svolgeranno venerdì alle 16.30 in piazza Grandi Eventi, a Scampia a Napoli. La camera ardente sarà allestita all'Auditorium, sempre di Scampia, dal Comune di Napoli, come richiesto dall'avvocato Angelo Pisani, anche presidente dell'Ottava Municipalità che comprende il quartiere di Scampia, in cui Ciro viveva e lavorava in un autolavaggio.

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino ha chiesto alla famiglia "a nome della città di Roma" di poter "partecipare a questo momento con un gesto simbolico nel trasporto del corpo di Ciro nel luogo che la famiglia indicherà, se la famiglia lo ritiene un gesto gradito. La notizia della morte di Ciro Esposito è devastante perché, come medico, come sindaco, come uomo, l'idea che una persona possa giungere in una città per partecipare a una serata di gioia e tutto questo si concluda con violenza e addirittura una sparatoria e una persona che muore, una persona giovane con la vita spezzata, mi lascia veramente senza parole". Delle spese del trasporto della salma e dell'organizzazione del funerale si dovrebbe però occupare gratuitamente una ditta di pompe funebri napoletana di Miano, quartiere a nord della città. Intanto la famiglia Esposito ha deciso di non rilasciare dichiarazioni ma solo un comunicato diffuso in mattinata. "Il silenzio della nostra famiglia si contrappone al silenzio delle istituzioni. Anche oggi non si è ancora visto nessuno per Ciro qui al Gemelli - ha osservato zio Enzo - Ieri siamo stati molto disponibili con la stampa oggi è il giorno del lutto e del silenzio". E nella nota dei parenti del giovane tifoso partenopeo si legge: "Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in questo periodo hanno manifestato la loro solidarietà. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore. Alle 6 di questa mattina dopo un lungo calvario si è spento Ciro, un eroe civile. Quel maledetto 3 maggio è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio - prosegue la nota - Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio. Ora è morto per salvare gli altri. Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte". ''Chiederemo il riconoscimento formale dell'eroicità del gesto di Ciro Esposito", ha detto uno dei legali della famiglia, Damiano De Rosa. E il collega Pisani ha aggiunto a Radio Crc: "L'Italia oggi si deve fermare. È un giorno di lutto nazionale e aspetto le condoglianze di Napolitano che deve consegnare la medaglia al valore civile a Ciro Esposito, il quale è morto per aver difeso donne e bambini che chiedevano aiuto".

La mamma di Ciro "ha sempre pregato, mai una parola di astio da parte della famiglia Esposito. Se ora ci sono sentimenti di rivalsa arrivano dal contorno di altre persone e spero che prevalga, come è stato finora, la preghiera - ha commentato il cappellano del Policlinico Gemelli, don Nunzio Currao, che presta la sua assistenza al reparto rianimazione - Quando si è capito che non ci sarebbe stato più niente da fare, i genitori, soprattutto la mamma, hanno chiesto una presenza religiosa. Ieri siamo stati accanto a Ciro in preghiera tutto il pomeriggio io, il cappellano del Cristo Re, un sacerdote napoletano legato alla famiglia, e il pastore evangelico" (religione della famiglia Esposito). Ormai da qualche giorno "sapevano in reparto che Ciro non ce l'avrebbe fatta. Era consumato da tutti questi giorni di rianimazione e non faceva progressi. Tuttavia si deve sperare sempre e soprattutto in questo caso, perché era giovane. Spero che non prevalgano sentimenti di astio e rivalsa".

Il tifoso partenopeo era stato ferito a colpi d'arma da fuoco prima della partita tra Fiorentina e Napoli a Roma, preceduta da violenti scontri. Per questo è stato arrestato Daniele De Santis, ex ultrà della Roma legato agli ambienti dell'estrema destra e gestore di un chiosco in viale Tor di Quinto. Con la morte di Esposito la sua posizione si aggrava: non più tentato omicidio, ma la nuova ipotesi di reato contestata è omicidio volontario. Gli inquirenti stanno valutando la possibilità di trasferirlo in una struttura protetta, forse anche fuori Roma. "Oggi è la giornata del dolore. Come persona la morte di Esposito mi addolora", ha osservato l'avvocato Tommaso Politi che oggi incontra il suo assistito, Daniele De Santis.

Lo zio Enzo non ha nascosto un po' di amarezza: "Mi aspettavo un po' di vicinanza in queste settimane da parte delle istituzioni, ma non è mai arrivata salvo qualche eccezione come il sindaco di Napoli De Magistris" e ha ribadito: "Questore e prefetto di Roma devono dimettersi".

Dopo qualche ora durante un incontro alla "Fondazione Centri Giovanili Don Mazzi" a Cavriana, sono arrivate le parole del presidente del Coni, Giovanni Malagò: "Oggi il primo e unico dramma è la notizia della morte di Ciro Esposito. Una notizia che amareggia tutti gli italiani". Poi il cordoglio della Figc: "La Federcalcio e la Nazionale italiana esprimono il loro profondo cordoglio e la vicinanza ai familiari di Ciro Esposito".

Le reazioni. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris ha annunciato il lutto cittadino. "Le esprimo i sentimenti di cordoglio del Presidente Napolitano per le sofferenze e la morte di suo figlio Ciro" ha scritto anche in un telegramma diretto ad Antonella Leardi il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra. "Dobbiamo cacciare i violenti dagli stadi e ce la faremo" ha detto il ministro dell'interno Angelino Alfano, che ha espresso "profondo dolore" per la morte di Ciro Esposito. "La violenza - ha aggiunto Alfano - è la negazione dello sport; è il contrario dell'amore per il calcio di milioni di italiani".

Addolorata per la morte di Ciro, Marisa Grasso, la vedova dell'ispettore di polizia Filippo Raciti: "È assurdo morire per una partita di calcio. Mi dispiace che ci sia ancora tanto dolore che provenga dal mondo del calcio, dalla violenza che si innesca attorno a un evento legato a questo sport. Purtroppo è un male che in Italia non si riesce a estirpare da vent'anni a questa parte". Secondo la vedova Raciti a questo punto "lo Stato deve dare risposte forti alla società civile che si impegna ogni giorno nel rispetto della vita. Ogni forma di violenza va combattuta. Queste morti - ha infine ribadito Marisa Grasso - dimostrano un segnale di debolezza e indicano quanto vada rivisto il sistema".

Anche l'A.s. Roma ha espresso "rammarico per la tragica scomparsa di Ciro Esposito e si stringe ai suoi familiari. Il club rinnova il proprio sconcerto di fronte al verificarsi di episodi così drammatici in concomitanza di eventi sportivi e auspica che tali tragedie non debbano mai ripetersi''. Il capitano giallorosso Francesco Totti ha pubblicato un messaggio sul suo blog: ''Il dolore per la perdita di un figlio è la cosa peggiore che possa accadere a un genitore. Da uomo e da padre dò un abbraccio ai familiari di Ciro".

25 giugno 2014

Fonte: Roma.repubblica.it

Fotografia: Ansa.it

La fidanzata di Ciro Esposito: dovevamo sposarci prestoo

di Daniela De Crescenzo

Io e Ciro dovevamo sposarci presto, lui lavorava già, io speravo di trovare un posto fisso da commessa dopo aver lavorato da precaria in una catena di negozi di abbigliamento. La vita che sognavamo era semplice: una famiglia, dei figli, qualche viaggio. Perché lui, Ciro, era un ragazzo che amava viaggiare. Insieme l’estate scorsa eravamo stati a Palma di Maiorca, aveva organizzato tutto in internet. Lo faceva spesso: Parigi, Amsterdam, l’Italia intera. Insieme l’abbiamo girata tutta, dal Nord al Sud": Simona spiega il suo Ciro mentre lui ha smesso di lottare e a qualche metro di distanza, nella sala di rianimazione del policlinico Gemelli, lentamente si spegne, come ha detto già nel primo pomeriggio la mamma Antonella staccandosi per un momento dal figlio per venire ad abbracciare il marito e l’altro suo ragazzo, Michele. La vita che racconta Simona è quella di due ragazzi come tanti. I sogni, le speranze che il killer ha spezzato il 2 maggio sono quelli di chi, giorno dopo giorno, faticosamente, cerca di costruirsi un futuro e ha il coraggio di non farsi ingoiare dallo squallore delle periferie. La Scampia dove ha vissuto Ciro Esposito, 28 anni, e che Simona racconta, è infinitamente lontana, e allo stesso tempo incredibilmente uguale a quella dei film. Perché la vita, la vita vera, è complicata e ha mille riflessi. E allora, anche se ci sono le Vele, puoi vivere in una casa dignitosa. Anche se intorno a te spacciano, non devi necessariamente spacciare. Anche se c’è chi ammazza hai il diritto a non essere scambiato per un assassino. Lo hanno ribadito nei loro 52 giorni di calvario Antonella e Giovanni, i genitori di Ciro. "Abbiamo lottato tanto per aprire un autolavaggio e dare un futuro ai nostri figli", ha ricordato Antonella. Perché non amava la scuola Ciro, ma era un ragazzo onesto. Un ragazzo onesto di Scampia: se ne facciano una ragione gli spacciatori di luoghi comuni. Come viveva lo racconta con la semplicità della quotidianità a fidanzata di Ciro: "Abbiamo tanti amici perché lui è un ragazzo allegro, socievole. Tanti sono qua, aspettano notizie con noi. Insieme facciamo tante cose: andiamo al pub in centro, ma anche al Vomero. Ma ci piace anche restare in casa e cucinare qualcosa: Ciro è un buongustaio, gli piacciono anche i dolci. E io ho imparato a cucinare per dividere un’altra cosa con lui". I colpi di De Santis, l’uomo che secondo i magistrati ha sparato, non hanno ancora ucciso i sogni di Simona. E parlando di Ciro le spunta un sorriso tra le lacrime mentre con la folla di parenti aspetta notizie dalla rianimazione dove Antonella continua ad abbracciare e baciare il ragazzo. "È Pentecoste - racconta padre Mariano Palumbo, arrivato a portare conforto alla famiglia - e la mamma di Ciro ha voluto intonare le laudi". La famiglia Esposito è religiosa e fino all’ultimo momento continua a sperare nel miracolo. Ci spera Gianni, il papà del tifoso del Napoli, che accasciato su un muretto del Policlinico continua a pregare. "Il cuore batte, Ciro è vivo", ripetono come un mantra i familiari e, quando i media diffondono la notizia che il ragazzo sarebbe morto, si ribellano e lo zio Enzo chiama a raccolta i reporter per ribadire: "Ciro sta male, è peggiorato, ma è vivo. Noi continuiamo a sperare". Poi nel pomeriggio ad un certo punto papà Giovanni ha un malore, la pressione è diventata troppo alta e nonostante sia in un ospedale risulta difficile procurare le gocce necessarie a curarlo. Ma lui non si muove, non abbandona il posto di guardia che si è assegnato. E non accetta, nonostante i drammatici bollettini dei medici, che il figlio debba morire. E per che cosa poi ? "Per nulla, assolutamente per nulla", come ribadisce Enzo Esposito, lo zio che in tutti questi infiniti 52 giorni ha continuato a difendere il nome del nipote e dell’intera famiglia e che adesso, mentre davanti alla sala rianimazione aspetta notizie di Ciro, lancia un appello: "No ad altre violenze, il nostro dolore basta in questo momento". No alla violenza, dice Enzo, ma sì alla giustizia: "Chi ha sbagliato deve pagare - dice - e il Questore e il Prefetto di Napoli dovrebbero pagare. Mio nipote è in queste condizioni anche perché i soccorsi sono arrivati in ritardo. E non solo: le forze dell’ordine erano poche, quel giorno erano impegnate altrove. Mancanze gravi, ma i responsabili sono ancora al loro posto. E questo non va bene, non è giusto". E Giovanni, il papà di Ciro rifiuta di incontrare il sindaco di Roma, Ignazio Marino e al medico che gli comunicava l’intenzione del primo cittadino di venire spiega: "È una persona indegna in 50 giorni non si è mai fatto vedere, adesso non lo vogliamo. È del mio partito ma è indegno". Ma non c’è rabbia nelle sue parole, solo indignazione. Indignazione per quella solitudine che la famiglia Esposito ha subito come un affronto: "In tanti giorni sono venute tante persone comuni, ci è stato vicino il presidente del Napoli, De Laurentis, ma abbiamo visto solo un politico, il senatore Enzo Cuomo che ha anche presentato un’interrogazione sulla vicenda di Ciro", conclude Enzo Esposito, ex sindacalista che non si arrende. Non è facile vivere se si nasce a Scampia. E anche per morire bisogna chiedere il permesso di farlo da persona onesta.

25 Giugno 2014

Fonte: Ilmessaggero.it (Testo e Fotografia)

Ciro Esposito è morto tra le braccia di sua madre:

"Ho visto il sorriso sulle sue labbra"

Ciro Esposito è morto tra le braccia della madre Antonella alle sei del mattino, dopo una lunga notte di vana speranza. Ciro aveva cominciato a spegnersi già ventiquattro ore prima quando i parametri vitali avevano mostrato segnali di cedimento. Da qui la notizia che la battaglia era definitivamente persa. Ma il cuore di un ragazzo di 28anni è forte e Ciro ha combattuto fino all’ultimo aggrappato disperatamente alla vita mentre tutta la sua numerosissima famiglia e gli amici restavano in attesa nel cortile del policlinico Gemelli. Fino all’ultimo minuto la mamma Antonella, che è di fede evangelista, non ha rinunciato a sperare. La notizia arriva a Napoli, proclamato il lutto cittadino. Ieri sera, arriva il cordoglio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. È un telegramma spedito a mamma Antonella Leardi, firmato dal segretario generale del Quirinale, Donato Marra. Ecco il testo: "Le esprimo i sentimenti di cordoglio del presidente Napolitano per le sofferenze e la morte di suo figlio Ciro". "Con Ciro abbiamo pregato, ho visto il sorriso sulle sue labbra", ha raccontato la mamma. Tutti hanno pregato e sperato in un miracolo che però non è arrivato. (Fonte: il mattino)

26 Giugno 2014

Fonte: IamNaples.it

Fotografia: Napoli.repubblica.it

Ciro si arrende l'appello dei familiari "Vogliamo giustizia"

La giornata - Il miracolo che tutta Scampia aspettava non si è avverato: Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito a colpi di pistola il 3 maggio scorso a Roma, nella zona di Tor di Quinto, alla vigilia della finale di Coppa Italia fra Napoli è Fiorentina, è morto dopo 53 giorni di agonia. Aveva 30 anni e lavorava presso un autolavaggio a Scampia. Il quartiere e tutta la città sono a lutto. "È un eroe", dicono gli amici. La municipalità presieduta da Angelo Pisani prepara una raccolta di firme per chiedere al Quirinale di conferire al giovane la medaglia al valor civile. La famiglia chiede giustizia e invita gli inquirenti a fare piena luce su quanto accaduto quella sera, a cominciare dalla gestione dell'ordine pubblico nelle fasi che determinarono il passaggio dei sostenitori napoletani nella roccaforte dell'ultrà romanista Daniele De Santis detto "Gastone", ora accusato di aver sparato a Ciro. Nella sparatoria restarono feriti altri due tifosi del Napoli. Nell'auditorium di Scampia è stata allestita la camera ardente, la salma di Ciro Esposito sarà trasportata a Napoli dopo l'autopsia, in programma domani. Domani pomeriggio i funerali con rito evangelico nella piazza del quartiere. (d. d. p.)

26 giugno 2014

Fonte: La Repubblica

Morte Ciro, De Santis: "Dovevo morire io non Ciro, ma non l'ho sparato"

Gastone nel frattempo è stato trasferito per sicurezza nella struttura protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo, per preservarlo da eventuali vendette.

Dovevo morire io, invece è toccato a Ciro. Non ci posso pensare che è morto. Più che altro non ci voglio credere. Ma non ho sparato". Daniele De Santis, detto Gastone, colui che secondo gli inquirenti e la testimonianza dello stesso Ciro Esposito avrebbe sparato al tifoso azzurro provocandone la tragica scomparsa, ha dichiarato all'edizione romana di Repubblica di essere molto addolorato per la fine di Ciro, ma rigetta le accuse che gli sono piovute addosso. De Santis, trasferito per sicurezza nella struttura protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo è accusato di omicidio volontario, dopo il decesso di Ciro avvenuto ieri. Le questure di Napoli e Roma sono nel frattempo al lavoro per evitare che possano sorgere scontri o tensioni tra le due tifoserie e hanno perciò predisposto barriere alle stazioni ferroviarie e all'uscita dell'autostrada A1 in direzione Roma.

26 giugno 2014

Fonte: Napolitoday.it

Lutto cittadino a Somma per la morte di Ciro Esposito

SOMMA VESUVIANA - Lutto cittadino per la morte del giovane tifoso del Napoli Ciro Esposito. A deciderlo il sindaco Pasquale Piccolo che ha da poco comunicato la sua decisione.

"Interpretando il dolore, lo sconcerto, lo sdegno dell’intero Paese", scrive Piccolo nel manifesto che informa i cittadini, "per la tragica scomparsa di Ciro Esposito ultima vittima della violenza negli stadi, ritenuto opportuno e doveroso, interpretando comune sentimento della popolazione proclamare il lutto cittadino in segno di rispetto e di partecipazione al dolore della famiglia. Proclama il lutto cittadino per venerdì 27 giugno 2014, ordina l’esposizione a mezz’asta delle bandiere su edifici comunali scolastici listate a lutto. Invita tutti i cittadini ad osservare un minuto di raccoglimento per dire no al binomio calcio-violenza".

26 giugno 2014

Fonte: Laprovinciaonline.info

Scampia piange il suo Ciro il ragazzo dell'autolavaggio

di Dario Del Porto e Roberto Fuccillo

Dopo 53 giorni di agonia è morto Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito a colpi di pistola il 3 maggio scorso a Roma, nella zona di Tor di Quinto, alla vigilia della finale di Coppa Italia fra Napoli è Fiorentina. Aveva 30 anni e lavorava in un autolavaggio a Scampia. Domani pomeriggio i funerali nella piazza del quartiere. "È un eroe", dicono gli amici. La famiglia chiede giustizia e invita gli inquirenti a fare piena luce su quanto accaduto quella sera, a cominciare dalla gestione dell'ordine pubblico nelle fasi che determinarono il passaggio dei sostenitori napoletani nella roccaforte dell'ultrà romanista Daniele De Santis detto "Gastone", ora accusato di aver sparato a Ciro. Anche il sindaco de Magistris, che ha proclamato lutto cittadino per il giorno dei funerali, chiede ai magistrati romani "di ricostruire nei dettagli quella giornata e al governo di accertare le responsabilità. Se c'è qualcuno che ha sbagliato, come pare del tutto evidente, paghi". Intanto si temono rappresaglie. "Nel nome di Ciro, basta con la violenza. Ve lo vieto", dice la mamma, Antonella.

26 giugno 2014

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Fanpage.it
 
 
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