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Celestino Colombi 10.01.1993
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Video in ricordo di Celestino Colombi: morto di paura

Bergamo - Sembrava un dopo partita tranquillo quello di Atalanta-Roma del 10 gennaio del 1993. L'Atalanta aveva sconfitto la squadra capitolina per 3 a 1, confermandosi la terza forza del campionato. I tifosi della Roma se ne erano già andati, quando la ferocia della celere di Padova si abbatte sui tifosi bergamaschi, rimasti nel piazzale a bere qualcosa attorno al bar-edicola. La carica è devastante, molti sono i feriti, a un ragazzo viene rotto un braccio. Ma il dramma si consuma a cento metri dal baretto, in via dei Celestini. Un uomo di 41 anni, Celestino Colombi, che sta passando nella zona per prendere l'autobus è la vittima. Non è nemmeno andato allo stadio e non è un tifoso, si è soltanto trovato nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. La polizia sta correndo nella sua direzione, ma non fa nemmeno a tempo a colpirlo, perché Celestino Colombi si accascia al suolo e non si rialzerà più. Sono le 16 e 30 di quel 10 gennaio maledetto. Celestino viene soccorso dai tifosi e giungerà all'ospedale Maggiore alle 17, dove i medici non potranno far altro che costatarne il decesso. Il cuore di Celestino non ha retto, l'autopsia confermerà il decesso per infarto, la polizia a volte può far morire di paura. Nel video tratto dal documentario "Farebbero tutti silenzio" vediamo delle immagini girate in quell'anno e le testimonianze di alcuni tifosi. (Si ringrazia vivamente la Fonte: Bgreport.org 12.01.2012)

Celestino Colombi: il ricordo dopo 25 anni

È del tutto probabile che, come sempre è accaduto, una vittima innocente di un’ordinaria domenica del pallone sarà ricordata con un’apposita iniziativa della Curva Nord Pisani alla ripresa del campionato, nel lunch match di domenica 21 gennaio contro il Napoli. Ma l’anniversario dell’assurda morte di Celestino Colombi cade oggi, il 10. E sono passati 25 anni da quella tristissima pagina che con lo sport in sé non avrebbe niente a che vedere, se non per una drammatica coincidenza. La partita, già ampiamente conclusa, era tra l’Atalanta di Marcello Lippi e la Roma di Vujadin Boskov, anche se l’allenatore ufficiale era il fido vice Narciso Pezzotti. Alle 16 e 30 circa, in via dei Celestini, il quarantunenne passante, a un centinaio di metri dal baretto - punto d’incontro storico dei tifosi nerazzurri - mentre si appresta a guadagnare la vicina fermata dell’autobus incrocia una carica delle forze dell’ordine e si accascia per un attacco di cuore dopo aver tentato di sorreggersi su un’inferriata. Giunto agli Ospedali Riuniti alle 17, per lui non ci sarà più nulla da fare. Oggi BgReport ha voluto riproporre sui propri profili social un estratto del documentario "Farebbero tutti silenzio", reportage sulla tifoseria atalantina girato nel 2001 dal regista Andrea Zambelli. Lo trovate qui sotto.

10 gennaio 2018

Fonte: Calcioatalanta.it

10-1-1993: la morte è uguale per tutti

Il 10 Gennaio 1993 è una data che ha cambiato in modo ambivalente la storia degli ultras italiani in quanto la morte di Celestino Colombi per arresto cardiaco nei pressi dello stadio Comunale di Bergamo dopo la partita Atalanta-Roma ha segnato un punto di non ritorno nel panorama del tifo nostrano. Questo cambiamento è stato sia positivo che negativo in quanto forse tra le primissime volte si è avuta una coscienza collettiva tra tifoserie differenti del "quello che oggi è capitato a me domani può capitare a te", e la grande solidarietà che ha abbracciato gruppi e squadre diverse verso questa sfortunata vittima che nemmeno aveva assistito alla gara è stata emblematica. Il turno successivo di campionato la maggioranza delle curve espose lo storico striscione"10-1-1993: La morte è uguale per tutti" e da allora sia a Bergamo che in altri stadi italiani si vede ancora lo slogan che ricorda quella data nel prosieguo degli anni. Celestino Colombi morì per lo spavento provocato dalle cariche dei celerini quando ormai non c'era più pericolo che le opposte fazioni venissero a contatto, gli scontri furono violentissimi ed i lacrimogeni volavano ad altezza uomo ed erano sparati per far male e venivano manganellate persone che non c'entravano nulla con gli scontri, c'erano bambini in lacrime con i genitori che tentavano di trovare un posto sicuro, famiglie che scappavano ed un caos totale immerso nella nebbia artificiale provocata dalla celere impazzita. Ero lì con mio papà, quel giorno portai a casa un bossolo di lacrimogeno che s'infranse contro la tribuna di Viale Giulio Cesare a pochi metri da dove ci eravamo rifugiati, dei bigliettai vedendo la situazione riaprirono i cancelli per dare modo alle famiglie e ai passanti occasionali (la gara era finita da un bel pezzo) di trovare rifugio. Al ritorno mi ricordo mia mamma impazzita ad urlare dicendo che c'era stato un morto, noi non sapevamo ancora nulla, non c'erano mica i cellulari, le notizie si apprendevano da 90°Minuto e gli scontri con la celere a Bergamo erano all'ordine della domenica ed erano tosti, che chi va oggi in curva non se li può nemmeno sognare. Da quel momento le forze dell'ordine ed in particolar caso la celere capirono che l'impunità sarebbe sempre stata dalla loro parte: Celestino non è stata la prima e non è stata nemmeno l'ultima vittima di scontri avvenuti negli stadi o comunque in ambito di tifo, ma da allora nulla è cambiato e solo ora forse con il processo all'agente Spaccarotella che ha ammazzato Gabriele Sandri qualcosa è cambiato. Fonte: Atalantini.com

10 gennaio 2014

Fonte: Mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it

Vent’anni dalla morte di Celestino Colombi: gli ultras non dimenticano

Bergamo - Sono passati vent’anni da quella maledetta domenica 10 gennaio 1993. Quel giorno, a conclusione della partita tra Atalanta e Roma, Celestino Colombi moriva nel corso di violente cariche della polizia. Celestino non era un ultras, quel giorno non era nemmeno andato alla partita; Celestino perse la vita per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, stroncato dallo spavento e dalla paura. Da allora, ogni anno, gli ultras della Curva Nord hanno fatto del 10 gennaio una cadenza fissa, perché quella assurda vicenda non sia dimenticata. Anche quest’anno la Curva Nord ha voluto ricordare Celestino, a vent’anni esatti dalla sua morte. Circa 200 persone si sono date appuntamento presso il "Baretto" di viale Giulio Cesare, per poi spostarsi in maniera silenziosa verso il luogo in cui oggi campeggia una lapide, a ricordo e monito di quanto accadde. È stata una commemorazione sobria, senza retorica, a cui per la prima volta hanno preso parte anche i genitori di Celestino. Poche parole da parte degli ultras, il saluto della madre di Celestino, una torciata e poi un lungo applauso. L’altra sera, a stringersi nel ricordo era una comunità intera, dalle vecchie glorie alle nuove leve, a dimostrazione dell’importanza che la Curva Nord attribuisce ancora oggi alla memoria di quell’accadimento. D’altra parte, la volontà di non lasciar calare il silenzio su vicende come quella di Celestino, rimarcata anche negli interventi, guarda al passato ma parla al presente. Su questo fronte, infatti, gli ultras neroazzurri sono sempre stati in prima linea: dalla storia di Gabriele Sandri a quella di Paolo Scaroni. Due storie che ancora gridano giustizia.

12 gennaio 2013

Fonte: Bgreport.org

In ricordo di Celestino Colombi, morto di paura

Sembrava un dopo partita tranquillo quello di Atalanta-Roma del 10 gennaio del 1993. L’Atalanta aveva sconfitto la squadra capitolina per 3 a 1, confermandosi la terza forza del campionato. I tifosi della Roma se ne erano già andati, quando la ferocia della celere di Padova si abbatte sui tifosi bergamaschi, rimasti nel piazzale a bere qualcosa attorno al bar-edicola. La carica è devastante, molti sono i feriti, a un ragazzo viene rotto un braccio. Ma il dramma si consuma a cento metri dal baretto, in via dei Celestini. Un uomo di 41 anni, Celestino Colombi, che sta passando nella zona per prendere l’autobus è la vittima. Non è nemmeno andato allo stadio e non è un tifoso, si è soltanto trovato nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. La polizia sta correndo nella sua direzione, ma non fa nemmeno a tempo a colpirlo, perché Celestino Colombi si accascia al suolo e non si rialzerà più. Sono le 16 e 30 di quel 10 gennaio maledetto. Celestino viene soccorso dai tifosi e giungerà all’ospedale Maggiore alle 17, dove i medici non potranno far altro che constatarne il decesso. Il cuore di Celestino non ha retto, l’autopsia confermerà il decesso per infarto. La polizia a volte può far morire di paura.

10 gennaio 2012

Fonte: Bgreport.org

 Ultras zitti

Quasi tutti d'accordo. Gli ultras d'Italia, come annunciato, hanno reso l'omaggio degli striscioni a Celestino Colombi, il tifoso morto per infarto a Bergamo l'altra domenica dopo una carica della polizia. A Torino esposta la scritta: "10-1-'93: La morte è uguale per tutti", che compare anche a Marassi, Firenze, San Siro e all'Olimpico accompagnata da radi cori contro le forze dell'ordine. A Brescia i milanisti inalberano scritte anti-poliziesche: "La divisa sempre impunita, noi no"; "La legge deve essere uguale per tutti. Ma quando ?". Silenzio di striscioni ad Ancona e Cagliari. Unico non allineato nel "silenzio", il San Paolo.

18 gennaio 1993

Fonte: La Stampa

Sciopero ultras il silenzio sul morto di Bergamo

di Gian Paolo Ormezzano

I tifosi organizzati, come si definiscono nel comunicato che pare risponda davvero a un'azione degli ultras di tutta Italia e che è stato distribuito ai giornalisti sui posti di allenamento delle squadre, oggi non esporranno i consueti striscioni, per protestare contro il silenzio che ha ovattato la morte, domenica dopo Atalanta-Roma, di Celestino Colombi, 41 anni, coinvolto secondo talune testimonianze in una carica della polizia. Colombi, ex tossicodipendente di salute malferma, è morto per infarto, come sancito dall'autopsia che non ha riscontrato segni di ferite o percosse sul suo corpo, ma le tifoserie parlano di "solite maniere dure delle forze dell'ordine", di coscienza che "potrà rimordere a chi di dovere". Mettono sotto accusa la stampa: "Ma se il "morto" l'avessero fatto i tifosi ? Prime pagine piene, magari per coprire Tangentopoli, colpevoli trovati in un batter d'occhio (veri o presunti poco importa), scandali e tavole rotonde all'insegna del moralismo". E ancora: "Non ci potete più rincretinire con i capelli e le mode dei giocatori e con i pianti di Biscardi & C: anche i tifosi pensano, anche i tifosi hanno un cervello". E infine, a mo' di firma: "Noi tifosi di curva stavolta uniti (non ve l'aspettavate, eh ?) per non continuare ad essere carne da macello". Chiaro che ce l'hanno con noi giornalisti. Giusto sottolineare che il morto di Bergamo è stato archiviato un po' di corsa, sia pure alla luce di inoppugnabili verdetti scientifici: ma se la fretta fosse dovuta a una sorta di sollievo per una morte che non è un crimine, e se il timore di esasperare personaggi facilmente combustibili e a caccia di pretesti per appiccare in giro il loro fuoco, come certi tifosi, non avesse concorso a questa fretta ? Insomma, la reazione dei tifosi non è tutta da condannare, anzi (se poi nell'occasione spariscono certi cartelli cretini, osceni, razzisti, evviva). Però l'iniziativa non deve essere messa avanti come trasferimento di responsabilità. C'è un morto, ci sono circostanze drammatiche - la paura ha ucciso il Colombi preso nel mezzo di un'azione violenta in qualche modo conseguente a scontri fra le tifoserie - c'è il dolore di tutti, ma non pensiamo che gli eccessi nascano per partenogenesi: sempre, sono provocati da altri eccessi, e quanto all'origine del primo eccesso, nessuno ha nessuna prima pietra da scagliare. Se davvero i tifosi organizzati riescono oggi a dar vita ad una civile protesta per il modo comunque criticabile con cui una morte è stata dimenticata, siamo contenti, e arriviamo persino ad applaudire. Aspettando comportamenti analoghi in ogni caso: come quando un agente è stato prelevato da una camionetta (il derby ultimo a Torino), pestato barbaramente, ferito gravemente, e non è morto solo perché aveva il cuore buono, e nessuna organizzazione di tifosi l'ha ricordato. (g. p. o.)

17 gennaio 1993

Fonte: La Stampa

La questura: "Per Colombi morte naturale"

BERGAMO - La questura di Bergamo ha presentato alla magistratura un primo rapporto sugli incidenti avvenuti dopo Atalanta-Roma. Nel documento viene attribuita a cause naturali la morte di Celestino Colombi, 41 anni, di Nembro (Bergamo), accasciatosi nella zona in cui erano in corso scontri tra ultras atalantini e polizia, circa un' ora dopo la partita. La questura esclude un nesso fra i tafferugli e la morte di Colombi, uscito di prigione quattro giorni fa e indicato come persona dal fisico debilitato e tossicodipendente. L' uomo è stato portato all' ospedale di Bergamo subito dopo essersi sentito male ma è morto durante il trasporto. Nella serata di domenica, l' Atalanta aveva diffuso un comunicato in cui escludeva la possibilità che i capi del tifo organizzato nerazzurro potessero essere responsabili degli incidenti.

12 gennaio 1993

Fonte: La Repubblica

Morto di paura da stadio

di Franco Cattaneo

Passante stroncato da un infarto durante gli scontri fra polizia e ultrà dopo la partita Atalanta Roma. Morto Celestino Colombi 41 anni.  13 feriti.

BERGAMO - S'è trovato in un' improvvisa carica degli agenti della "celere" di Padova, s'è accasciato a terra ed è morto poco dopo per infarto. E’ accaduto al termine di Atalanta Roma, nel corso di alcuni tafferugli del dopo partita. La vittima è Celestino Colombi, 41 anni, un lavoro saltuario al Comune di Nembro, il paese della Val Seriana dove abitava. Passava per caso nei pressi dello stadio. Soffriva d' anemia perniciosa e lo spavento dev'essergli stato fatale. Secondo la questura, il Colombi era un tossicodipendente e sarebbe escluso un nesso diretto tra gli episodi di violenza e la sua morte. Il sostituto procuratore della Repubblica, Mario Conte, ha ordinato l'autopsia. Gli incidenti sono scoppiati alle 16.15, appena concluso l' incontro. I reparti della "celere" di Padova sono stati attaccati dagli ultrà atalantini con lancio di bottiglie, pietre e monetine. Le forze dell' ordine hanno steso un "cordone sanitario" per consentire l' uscita dallo stadio dei 250 tifosi della Roma. Gli incidenti sono proseguiti per parecchi minuti attorno allo stadio. In quegli istanti, alle 17.30, Celestino Colombi stava camminando in via del Caffaro: una fitta al cuore, poi è crollato a terra. L' hanno soccorso due tifosi dell' Atalanta, secondo i quali quest'episodio è avvenuto a incidenti conclusi. Gli agenti hanno chiamato un' ambulanza, ma ormai non c' era più niente da fare. La vittima, celibe, viveva con i genitori, la madre Angela Signorelli, 71 anni, e il padre Leone, 70 anni. È stato questo l' episodio più drammatico di un pomeriggio di ordinaria violenza, terminato, fra l' altro, con tredici feriti: otto agenti e cinque ultrà, tutti medicati all' ospedale e giudicati guaribili con prognosi che vanno dai 7 ai 10 giorni. Tra i feriti anche l' autista di un pullman sul quale viaggiavano alcuni dirigenti della Roma, preso a sassate dagli ultrà nerazzurri mentre si allontanava dallo stadio. Uno dei momenti più drammatici si è avuto fuori da un bar della zona con le cariche degli agenti contro alcuni gruppi di teppisti.

11 gennaio 1993

Fonte: Corriere della Sera

BERGAMO

Tafferugli muore d’infarto

BERGAMO - Un uomo di 42 anni è morto, per infarto, durante incidenti fra tifosi e forze dell'ordine scoppiati dopo la partita Atalanta-Roma. Gli incidenti sono avvenuti lontano dallo stadio un'ora circa dopo la fine della partita. Ci sono stati scontri fra gruppi di ultras delle due fazioni e cariche della polizia. In serata il capo di gabinetto della questura ha precisato che la persona morta per infarto, Celestino Colombi di 42 anni, tossicodipendente, si trovava in largo dello Sport, nelle immediate vicinanze di via del Caffaro, dove stavano avvenendo gli incidenti. Secondo la polizia sarebbe da escludere un nesso diretto tra gli episodi di violenza e la morte dell'uomo. In seguito agli scontri tra gruppi di tifosi e polizia si sono registrati 13 tra feriti e contusi: otto agenti e cinque ultras. Tra i feriti anche l'autista di un pullman su cui viaggiavano alcuni dirigenti della Roma; l'autobus è stato preso a sassate mentre si allontanava dallo stadio bergamasco.

11 gennaio 1993

Fonte: La Stampa

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