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Paramaribo 7.06.1989 Tragedia Aerea del Colourful 11
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La storia del volo 764 della Surinam Airways

Il 7 giugno 1989 il volo Surinam Airways 764 si schiantò contro gli alberi in fase di atterraggio. Perirono alcuni dei migliori calciatori olandesi originari di Suriname. E in quel volo avrebbero dovuto esserci anche Gullit, Rijkaard e Winter…

La lista dei giocatori che dal Suriname, il più piccolo paese del Sud America, sono partiti per l’Olanda, nel corso degli anni, è tanto lunga da potersi dire quasi infinita. Il numero di coloro che "sono riusciti", che hanno ottenuto un trasferimento in Premier League, in Serie A o nella Liga, è sicuramente minore, ma da non sottovalutare. Proviamo ad immaginare se la nazionale surinamense, che oggi conta quasi tutti giocatori che vestono la maglia del SV Robinhood, la squadra più vincente del paese, avesse avuto a disposizione i vari Gullit, Rijkaard, Winter, Hasselbaink, Davids, Seedorf, Kluivert. Il loro destino sarebbe stato diverso ? Il volo 764 della Surinam Airways, partito da Amsterdam alle 23.25 del 6 giugno 1989, direzione Paramaribo, capitale del Suriname, era destinato a riportare nel loro paese i migliori giocatori surinamensi partiti per trovare fortuna nel calcio europeo. L’idea dei Kleurlijk 11 (l’undici di colore, in olandese) era venuta a Sonny Hasnoe, assistente sociale di Amsterdam, quartiere Bijlmermeer, nella periferia a sud-est della capitale olandese, dove oggi sorge l’Amsterdam Arena. Bijlmermeer, in seguito all’indipendenza del Suriname, divenne il punto di arrivo dei tantissimi immigrati che arrivavano dal centro America. Il Borgomastro di Amsterdam lo designò come futuro quartiere popolare, collegato alla città grazie alla Oostlijn (oggi linea 53 e 54 della metropolitana). Hasnoe vedeva nel calcio uno dei mezzi più efficaci per fare uscire i giovani dal degrado che caratterizzava la zona, per liberarli dei fardelli chiamati razzismo, droga e violenza. Una serie di colloqui con i ragazzi, il valido supporto degli assistenti sociali ed una capillare campagna di informazione, realizzata a braccetto con i club di Eredivisie, Eerstedivisie e delle serie inferiori, fecero sì che il progetto di levare i ragazzi della strada portasse, giorno dopo giorno, sempre più soddisfazioni. L’idea di Hasnoe, che raccolse subito grandi consensi, sia in Olanda che in Suriname, era quella di riportare, anche se solo per una breve tournée, i più forti giocatori surinamensi nel loro paese d’origine. La squadra doveva essere allenata da Nick Stienstra, coach dell’RC Heemstede che nutriva il desiderio di portare le proprie conoscenze, apprese in Olanda, per garantire uno sviluppo del calcio surinamense. Tra i giocatori imbarcatisi sul volo 764 c’era Steve van Dorpel, la perla del Bijlmer, attaccante militante nel Volendam, ma in orbita di mercato di altre squadre, su tutte il Feyenoord, partito per conoscere il padre.

La lista degli altri 17 giocatori, cui si devono aggiungere l’ex portiere dell’Ajax, oggi assistente di Ferrer sulla panchina del Vitesse, Stanley Menzo ed Hennie Meijer, partiti con un volo precedente, comprende, tra gli altri, Ruud Degenaar, 25 anni, dell’Heracles Almelo; Lloyd Doesburg, 29enne riserva di Menzo nell’Ajax; Jerry Haatrecht (fratello del più noto Winston, militante nell’Heerenveen) cresciuto nelle giovanili con Gullit e Van Basten, ma rimasto nel calcio minore; Andro Knel, che a soli 21 anni aveva già alle spalle una sessantina di presenze in Eredivisie. Knel era un vero e proprio idolo all'Het Kasteel, campo dello Sparta Rotterdam. La sua gentilezza e spontaneità (viaggiava spesso in tram con i tifosi oppure veniva avvistato sui pattini mentre scorrazzava per la città) lo fanno ricordare ancora oggi. Il volo decollò alle ore 23,25 del giorno 6 giugno da Amsterdam e si svolse normalmente per tutto il tragitto fino all’avvistamento dell’aeroporto di destinazione. Venti minuti prima del previsto atterraggio l’equipaggio ricevette il bollettino sulle condizioni meteorologiche sull’aeroporto Zanderij: "Vento calmo, visibilità di 900 metri con nebbia, temperatura 22°C, punto di rugiada 22°C". Questo bollettino colse di sorpresa l’equipaggio che si aspettava i 6 chilometri di visibilità comunicati in un precedente bollettino; il comandante autorizzò quindi l’uso (fuori norma) del sistema ILS confidando nel fatto che la nebbia presente fosse solo un banco temporaneo e che, una volta in fase di atterraggio, la visibilità sarebbe stata sufficiente a una manovra a vista: la pista era infatti stata ben visibile durante tutto il percorso di discesa verso l’aeroporto. A questo punto la torre di controllo autorizzò il DC8 all’atterraggio con il sistema VOR sulla pista 10 ma il comandante attivò l’inaffidabile sistema ILS e ordinò al secondo di attivare il VOR per calcolare la rotta di atterraggio. Durante la fase dell’approccio il secondo comunicò di vedere la pista a ore 12, poi di vedere "un po’ di nebbia" ma di riconoscere ancora la pista; poi l’aereo passò attraverso una nube a strato e il comandante chiese ripetutamente al secondo di richiedere alla torre di controllo l’accensione delle luci di atterraggio della pista. Il comandante provò a consultare l’ILS che però non agganciò il segnale relativo all’angolo di planata da tenere; l’equipaggio ricevette più volte l’allarme "glide slope" ma esso fu disattivato dal comandante che stava volando più basso dei limiti consentiti (260 piedi per la navigazione ILS e 350 piedi per la navigazione VOR); il secondo comunicò a questo punto "200 piedi". Poi dichiarò "150" (piedi) e l’ingegnere di bordo (al comandante) "tiralo su !". Subito dopo il motore numero 2 urtò contro la cima di un albero, l’ala destra colpì un altro albero, l’aereo si imbarcò e cadde al suolo capovolto, spezzandosi, e prese fuoco. Le ultime parole registrate nella cabina di pilotaggio furono dell’ingegnere di bordo: "That’s it I’m dead" ("Ecco, sono morto"). Dei 187 passeggeri ne sopravvissero solo 11, tre dei quali erano giocatori dei Kleurlijk 11: Sigi Lens, Radjin de Haan ed Edu Nandlal. In pochi minuti, gran parte di una generazione di giocatori surinamensi cessò di esistere. Ruud Gullit, Frank Rijkaard ed Aron Winter ebbero la fortuna di vedersi proibire il viaggio dai loro club di appartenenza. Le voci di corpi irriconoscibili dopo il volo e dello sciacallaggio che seguì l’incidente scossero profondamente l’opinione pubblica olandese, incapace di darsi una spiegazione all’accaduto. Da allora, una serie di stadi, tribune, trofei o amichevoli sono stati intitolati alle vittime dell’incidente aereo, molti dei quali hanno perso la vita senza nemmeno aver mai visto il proprio paese di origine. Fonte: Calcioolandese.blogspot.it

Lista dei giocatori periti nell’incidente: Ruud Degenaar (25) Heracles Almelo - Lloyd Doesburg (29) AFC Ajax - Steve van Dorpel (23) FC Volendam - Wendel Fräser (22) RBC Roosendaal - Frits Goodings (25) FC Wageningen - Jerry Haatrecht (25) Neerlandia (Viaggiava al posto del fratello Winston Haatrecht impegnato con la sua squadra, l’SC Heerenveen) - Virgall Joemankhan (20)  Cercle Brugge KSV - Andro Knel (21) NAC Breda - Ruben Kogeldans (22) Willem II Tilburg - Ortwin Linger (21) HFC Haarlem (Deceduto tre giorni dopo l’incidente per le ferite riportate) - Fred Patrick (23) PEC Zwolle - Andy Scharmin (21) FC Twente - Elfried Veldman (23) De Graafschap - Florian Vijent (27) Telstar - Nick Stienstra (33) RC Heemstede (Allenatore).

Fonte: Storiedicalcio.altervista.org

Surinam Airways 764

La tragica storia dei Kleurrijk 11, selezione di calciatori olandesi di origini del Suriname.

Bijlmermeer è quello che si potrebbe definire un quartiere popolare. È staccato dalla città di Amsterdam e si trova nella zona cosiddetta Zuidoost, una exclave a sud-est della capitale olandese. Secondo alcuni è la parte più degradata di Amsterdam, secondo altri invece la costruzione dell’Amsterdam ArenA negli anni Novanta ha aiutato il quartiere - lo stadsdeel - ad accrescere la propria fama visto che è diventato il centro residenziale di molti calciatori dell’Ajax. Alla fine degli anni Ottanta però Bijlmermeer, più comunemente conosciuto come Bijlmer, è un posto con una nomea diversa: qui abitano molti degli immigrati da Suriname, storica colonia olandese, ma soprattutto Bijlmer è sinonimo di violenza e droga. Per non parlare poi del razzismo, imperante in questa zona della città. Il razzismo si riscontra anche e soprattutto nel calcio, che è lo sport più praticato dei ragazzi del quartiere. Sì, il calcio, perché senza il Suriname molti dei più grandi calciatori della nazionale olandese non avrebbero mai potuto vestire la maglia degli oranje. E visto che lo sport molto spesso viene usato come motore sociale, ecco che arriva l’idea del secolo, Sonny Hasnoe si inventa i Kleurrijk Elftal.

L’ORGANIZZATORE - Sonny Hasnoe altri non è che un assistente sociale che vive e lavora a stretto contatto con Bijlmermeer. Più che rimanere estasiato dall’architettura razionale e geometrica dello stadsdeel, Hasnoe capisce che il problema della mancata integrazione tra gli immigrati e gli indigeni è più grande di quanto si pensi. Ogni giorno Sonny ha a che fare con i bambini disagiati del Bijlmer e scopre che il calcio potrebbe in qualche modo favorire il loro ingresso nella società olandese. Ha bisogno di un colpo di genio e lo trova una sera del 1986 quando gli viene in mente di avvicinare il calcio olandese e quello surinamese: Hasnoe organizza un’amichevole tra la selezione dei giocatori oranje più forti e ovviamente provenienti dal Suriname e lo SV Robinhood, squadra dal nome abbastanza simbolico che arriva da Paramaribo e milita nella Surinaamse Hoofdklasse, l’élite del calcio surinamese per quanto sia giusto parlare di élite dato che i calciatori migliori stanno tutti nei Paesi Bassi. Il match è un successo e il nome di Sonny Hasnoe comincia a circolare non solo per quanto riguarda la lotta al razzismo e la spinta all’integrazione ma anche in ambito calcistico. L’assistente sociale però ha in mente qualcosa di molto più grande, sempre per favorire il florido gemellaggio Olanda-Suriname, e quel qualcosa lo attua a metà del 1989, ovviamente inconsapevole della tragedia a cui sta andando incontro.

I GIOCATORI - L’idea è semplice: Hasnoe collabora con la Eerstedivisie e con la Eredivisie - e anche con le serie minori olandesi e alcuni club stranieri - per riuscire a mettere assieme i più forti surinamesi d’Olanda e portarli in una breve tournée nel mese di giugno nel loro paese di origine, per avvicinare ancora di più la popolazione al calcio e ai loro idoli. Il nome della squadra non è poi così originale, ma comunque fa colpo: Kleurrijk 11, in inglese Colourful 11, in italiano 11 Neri. Non è difficile trovare calciatori forti, anzi. C’è Ruud Rudy Degenaar, difensore goleador dell’Heracles Almelo, c’è il portiere titolare dell’Ajax Stanley Menzo e ci sono anche storie particolari. Steve van Dorpel ad esempio è nato a Amsterdam ma ha il cuore a Paramaribo; sta per cambiare il suo cognome in Esajas, che è quello della madre, perché il padre non lo ha mai visto e la tournée coi Kleurlijk 11 è l’occasione anche per ritrovare le sue radici. Andro Knel invece ha solamente 21 anni ma ha una grande passione per il calcio, per il calcio ma anche per Bob Marley e Peter Tosh. Ha dei lunghi rasta che si intonano bene con la divisa biancorossa dello Sparta Rotterdam - dove gioca come centrocampista offensivo - e lo rendono simpatico non solamente ai propri tifosi ma anche alla gente del suo quartiere, dove spesso lo vedono a parlottare gentilmente con i fan mentre magari indossa gli immancabili pattini. Nick Stienstra e Jerry Hartecht a Paramaribo ci sono nati e tornano volentieri, il primo come allenatore per cercare di integrare le culture calcistiche dei due paesi, il secondo in sostituzione del fratello Winston, impegnato con l’Heerenveen. Non che si tratti di un tappabuchi eh, Jerry a calcio gioca eccome e da piccolo tirava calci al pallone nella solita piazza assieme a due ragazzetti di nome Rudi e Franklin Edmundo. Che poi sarebbero Ruud Gullit e Frank Rijkaard, i quali sono sì surinamesi di origine e come loro anche Brian Roy e Aron Winter, ma i club di appartenenza non danno loro l’okay per partire con i Kleurrijk 11.

L’EQUIPAGGIO - La selezione degli olandesi-surinamesi parte con due aerei distinti. Il primo decolla il 5 giugno 1989 da Amsterdam e a bordo ci sono solamente Stanley Menzo, che ha voluto fortemente partecipare alla tournée anche contro il parere dell’Ajax, e la punta del Groningen Hennie Meijer, il quale ancora non sa di dover passare alla storia del calcio giapponese segnando la prima rete della J-League qualche anno più tardi. Il secondo invece prende il volo il giorno seguente e deve compiere la solita tratta da Schiphol all’Aeroporto internazionale Paramaribo-Zanderij. Il resto dello staff dei Kleurrijk 11 è tutto sul secondo aeroplano, escluso Sonny Hasnoe che deve rimanere in Olanda per lavoro; nessuno di loro può saperlo ma intorno al volo Surinam Airways 764 sono già nate molte polemiche: il Douglas DC-8-60 su cui tutti sono a bordo è già stato protagonista di un lieve incidente a Tocumen, Panama, ma non ha riportato grossi danni, inoltre il pilota designato dalla Air Crew International Inc. non gode di grande fama. Il capitano è l’americano 66enne Will Rogers, il cui curriculum con la Surinam Airways non è per niente di tutto rispetto visto che in passato è stato coinvolto in alcuni incidenti per cui la linea aerea surinamese ha chiesto di non averlo più sui propri aeroplani. Niente da fare però, la ACI è irremovibile e Rogers piloterà l’aereo che alle 23.25 del 6 giugno 1989 si stacca da terra a Amsterdam in direzione Paramaribo, dove dovrebbe arrivare alle 4.30 ora locale.

IL VOLO - Il volo fila via tranquillo fino alle 4.10 circa, quando i piloti avvistano la pista di atterraggio di Paramaribo-Zanderij. Sull’aereo gran parte dei 178 passeggeri sta dormendo; i Kleurrijk 11 in realtà non sono undici ma diciassette più l’allenatore e si stanno preparando a vivere un’esperienza di sole tre partite ma che aiuterà di gran lunga a sviluppare i concetti di Hasnoe. A una ventina di minuti dall’atterraggio, da Zanderij arriva un bollettino che prende di sprovvista il capitano e il copilota: la visibilità non è più di sei chilometri, ma di novecento metri con nebbia. Rogers pensa che la nebbia presente sia solo un banco poco prima di arrivare a destinazione e quindi autorizza l’Instrument landing system, il sistema di atterraggio strumentale altresì indicato come ILS. Dalla torre di controllo indicano di cambiare sistema e passare al VOR, ma sull’aereo sembrano voler fare di testa loro mentre la nebbia non si dirada e la pista si avvicina. Il VOR dovrebbe indicare al pilota di seguire una linea immaginaria tracciata nel cielo e servirebbe per calcolare la rotta di atterraggio ma Rogers e il copilota lo attivano troppo tardi, proprio mentre sono dentro una nube a strato. L’equipaggio fa orecchie da mercante all’allarme glide slope lanciato dalla torre di controllo - un allarme che indica che si sta volando sotto la traiettoria ILS - e lo disattiva, dando inizio al caos. Quando l’aereo giunge quasi a centocinquanta piedi da terra l’istruttore di volo ordina al copilota di tirarlo su e quello è il momento dell’impatto.

IL FINALE - Il secondo motore del Douglas DC-8-60 colpisce un albero e l’aereo cambia direzione andando a sbattere con l’ala destra contro un secondo albero. A quel punto il velivolo si ribalta e cade a terra capovolto, si spezza e inizia quasi subito a prendere fuoco. Nella notte di Paramaribo si staglia un’immagine atroce, le vampate che salgono dall’aereo riverso vicino alla pista d’atterraggio sono una delle immagini più tremende della storia del Suriname. Sul volo Surinam Airways 764 al momento dell’impatto sono presenti nove membri dell’equipaggio e centosettantotto civili, diciotto dei quali calciatori. Si salveranno solamente in undici, tutti passeggeri. Tre di questi fanno parte dei Kleurrijk 11: non ce l’ha fatta Ortwin Linger, deceduto dopo tre giorni di agonia, mentre sopravvivono Edu Nandlal, Sigi Lens e Radjin de Haan ma nessuno dei tre tornerà più a giocare, i primi due per fratture e rotture alle vertebre, de Haan perché diventato tetraplegico. Tra i caduti troviamo anche la signora Castelen e sua figlia, rispettivamente madre e sorella di Romeo Castelen, dieci presenze e un gol con la nazionale olandese tra il 2004 e il 2007. Si spezza così una generazione di calciatori, una nidiata di talenti il cui unico scopo era riallacciare i rapporti con il loro paese di origine o semplicemente per portare un po’ di gioia a chi, come loro o come i loro genitori, era dovuto venir via dal Suriname. Tra le altre cose di quel volo rimane, macabramente, una registrazione dell’ingegnere di volo poco prima dello schianto. Si sentono infatti in maniera molto nitida le seguenti parole: "That’s it I’m dead".

15 aprile 2015

Fonte: Calcionews24.com

Perduti

di Fabrizio Gabrielli

Ricordo della Nazionale del Suriname scomparsa in uno dei disastri aerei meno conosciuti della storia del calcio.

Paramaribo - Amsterdam - Paramaribo. Il 6 settembre del 1989, in un’amichevole contro la Danimarca, Stanley Menzo fa il suo esordio con l’Olanda, subentrando nel secondo tempo a Hans van Breukelen, il portiere titolare degli "Oranje" nella trionfale cavalcata agli Europei di appena un anno prima. Menzo è uno dei tanti calciatori olandesi originari del Suriname, l’ex colonia divenuta indipendente negli anni ’70, una delle ultime a ottenere l’indipendenza, oltretutto in maniera contrastante. Non è tra i più famosi, perché il legame tra Paramaribo (capitale del Suriname) e Amsterdam è essenzialmente cristallizzato, nell’immaginario collettivo, nei nomi di Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Bryan Roy e Clarence Seedorf. Menzo è stato uno dei punti di forza dell’Ajax di Cruijff che nel 1987 ha vinto la Coppa delle Coppe, sconfiggendo nella finale di Atene la Lokomotive Lipsia: al termine di quella partita Cruijff non si era sperticato in elogi per Marco van Basten, l’autore del gol, ma aveva detto: "Stasera il nostro giocatore più importante è stato Stanley Menzo". In buona sostanza, per il suo ruolo fondamentale nel dare inizio alle azioni, più che per le garanzie che offrisse sulla linea di porta. In occasione del penalty dei danesi Menzo intuisce la traiettoria, ma non riesce a bloccare la palla. Nel video si intravedono anche un diciannovenne Bryan Roy e Aron Winter, altri due uomini che in un modo o nell’altro hanno molto a che vedere con la storia che sto per raccontare. Quando Cruijff aveva preso le redini dei Lancieri nel 1985, il suo primo apporto tattico era stato quello di forgiare la squadra sul 3-4-3: la naturale conseguenza del gioco totale abbracciato dall’Ajax era la necessaria trasformazione del portiere in quello che oggi definiremmo sweeper-keeper, e che Simon Kuper riassume efficacemente nella formula: "Un calciatore di campo, ma con i guanti". Stanley aveva assimilato perfettamente quel tipo di filosofia, aggiungendoci un pizzico di sfrontatezza: non si concedeva mai il lusso di attendere staticamente la palla nella sua aerea, la giocava sempre molto rapidamente, come se avesse le spine, anche di prima, così da poter saltare "fino a quattro avversari", come ha ricordato Ronald Spelbos, difensore centrale di quell’Ajax. Nel suo calcio c’era un’irriverenza che profumava di Caribe. Prima che la parabola della carriera di Menzo cominciasse a farsi pericolosamente calante, marcata da errori grossolani a cavallo tra il ’92 e il ’93, prima che perdesse il posto a favore di Edwin van der Sar, Stanley ha racimolato 6 presenze con gli "Oranje". Poche, in relazione al peso specifico ricoperto nel calcio olandese di metà anni ’80. Il fatto è che, con la maglia della Nazionale, Menzo appariva sempre nervoso, come se non fosse a suo agio. Quando nel 1989 l’ha indossata per la prima volta, peraltro, non erano passati neppure tre mesi dal giorno in cui era stato vicinissimo a perdere la vita. O, forse, in un certo senso l’aveva persa di già. Il più grande disastro aereo nella storia del Suriname. All’alba del 7 giugno del 1989 il volo PY764 della Surinam Airways si era schiantato durante la fase d’atterraggio nei pressi dell’aeroporto Zanderij di Paramaribo. Dei 187 passeggeri che trasportava se ne erano salvati soltanto 11, e un cane. Tutti gli altri, più i 9 membri dell’equipaggio, erano morti sul colpo. Il velivolo annientato dall’incidente era stato ribattezzato, pochi mesi prima del fatale atterraggio, Anthony Nesty, in onore del nuotatore che con grande sorpresa aveva strappato agli Stati Uniti, nella finale dei 100 metri farfalla alle Olimpiadi di Seul, la medaglia d’oro. Poco prima dell’atterraggio, davanti al PY764 si era parata una coltre nebbiosa, riducendo la visibilità a 900 metri. Will Rogers, il capitano, che aveva 66 anni all’epoca, aveva deciso di attivare il sistema di atterraggio strumentale ILS, fregandosene dei divieti (il velivolo non aveva i permessi adeguati per attivare questa procedura) e degli indirizzi della torre di controllo. Pochi frangenti di secondo prima di toccare terra un’ala aveva urtato un albero: il velivolo si era ribaltato, poi spezzato in due, poi aveva preso fuoco. Le ultime parole registrate dalla scatola nera sono impietose e struggenti, riportano la voce del capitano mentre dice: "That’s it. I’m dead". Su quel volo c’era un’intera squadra di calcio. Si facevano chiamare Kleurrijk Elftal, che in olandese significa "Undici variopinto". Era composta da calciatori, quasi tutti professionisti, olandesi di origine surinamese, non una vera Nazionale, vedremo più avanti il perché. Se l’alone di gloria malinconica che avvolge il Kleurrijk Elftal oggi non è pari a quelle del Grande Torino, del Manchester United o della Nazionale dello Zambia, se a Zanderij ’89 non riusciamo a tributare la stessa memoria di Superga ’49, Monaco ’58 o Libreville ’93, in definitiva dipende dal fatto che "l’Undici variopinto" fosse composto da calciatori non propriamente di primo livello. Anche se non possiamo davvero sapere quanto forti sarebbero diventati: dopotutto erano tutti giovani, poco più che ventenni. Se su quel volo ci fossero stati anche Ruud Gullit, Clarence Seedorf, Aron Winter, se ci fosse stato Menzo, ricorderemmo con maggiore costernazione il più grande disastro aereo nella storia del Suriname ? L’assenza dei nomi eccellenti fatti sopra era dovuta a un eccesso di egoismo delle relative società di appartenenza, che non vedevano di buon occhio una trasferta transoceanica durante il finale di stagione. Perché se fosse dipeso da loro, sarebbero partiti per Paramaribo senza un attimo di titubanza. L’unico dei nomi noti che aveva deciso di trasgredire il divieto dell’Ajax è stato proprio Stanley Menzo. Nel tentativo di fare contenti gli uni e gli altri, l’Ajax e sé stesso, la patria che l’aveva adottato e le sue origini, pur di onorare l’impegno preso con i Kleurrijk Elftal, Menzo si è rassegnato a non compiere la traversata con i compagni, ma in solitaria, su un altro volo partito poche ore prima da Amsterdam. Una fatalità che gli ha salvato la vita. La tragedia è avvenuta nel pieno dei festeggiamenti per il centenario della KNVB, la Federazione Calcistica Nazionale Olandese, che sono stati subito sospesi, e neppure a un anno di distanza dalla vittoria degli Europei di Germania del 1988. Così come il Grande Torino, il Manchester United, lo Zambia dei fratelli Bwalya stavano scrivendo (o erano in procinto di farlo) la storia del calcio, anche il Kleurrijk Elftal stava per compiere qualcosa di formidabile. E con la carena dell’Anthony Nesty è andata in fiamme, oltre a un sogno, anche una delle migliori generazioni di calciatori creoli.

Un volano per l’integrazione. Se appeso a un capo c’è il Suriname, all’estremo opposto del cordone ombelicale del Kleurrijk Elftal c’è il quartiere di Bijlmermeer, nello stadsdeel di Amsterdam-Zuidoost, un’enclave a sud-est della capitale olandese famosa per essere stato, negli anni ’70 e ’80, una delle aree più malfamate della città. Oggi, dopo un processo di gentrificazione massivo che ha portato anche alla costruzione della Amsterdam ArenA, lo stadio dell’Ajax, è una tranquilla zona residenziale in cui vivono molti dei giocatori dei Lancieri. Soprattutto, negli anni ’80 era l’area in cui si concentrava maggiormente la comunità surinamese. In un contesto di violenza, povertà e razzismo, nel 1984 l’assistente sociale Sonny Hasnoe (anch’egli originario dell’ex colonia) ha un’intuizione: lanciare una serie di iniziative orientate alla lotta contro la povertà del paese d’origine, ma anche finalizzate a una maggiore integrazione tra immigrati e autoctoni. Senza troppa convinzione, ma con molto entusiasmo, chiede ad alcuni calciatori professionisti di aiutarlo a dare una forma ai suoi sogni: nel 1986 il Kleurrijk Elftal fa la sua prima uscita ufficiale affrontando, all’Olimpico di Amsterdam, i campioni del Suriname dello SV Robin Hood. Le sfide incrociate con le radici si ripeteranno, a cadenza annuale, nel 1987 a Hengelo, con la presenza di Ken Monkou e Regi Blinker; e poi ancora nel 1988 a Enschede, sempre contro il Robin Hood. L’allenatore dell’Undici variopinto è Nick Stienstra, un passato da calciatore proprio con il Robin Hood: è il coach a suggerire ad Hasnoe di provare ad allargare gli orizzonti, lanciare una sfida controcorrente, sublime e visionaria. Per il giugno ’89 Hasnoe riesce a organizzare un torneo in Suriname che prevede la partecipazione, oltre che delle squadre protagoniste dell’abituale sfida, di SV Boxel e SV Transvaal. Per molti dei calciatori che compongono la rosa del Kleurrijk Elftal è la prima, irripetibile occasione di visitare il paese che è stato dei padri. In un universo parallelo Edgar Davids avrebbe guidato la Nazionale del Suriname alla prima storica qualificazione ai Mondiali di Francia ’98. Perché una squadra composta da calciatori surinamesi dovrebbe chiamarsi "Undici variopinto" e non essere, per esempio, la Nazionale ufficiale del Suriname ? Per quale ragione prospetti interessanti, che non hanno saputo (o sono consapevoli che mai potrebbero) ritagliarsi uno spazio nella Nazionale "Oranje" non sposano la causa del Paese nel quale le loro radici affondano vestendone i colori ? Il Suriname, o Guyana Olandese, è stato acquisito dagli olandesi nel contesto di uno scambio di possedimenti: gli inglesi l’hanno ceduta in cambio di una modesta città, qualche migliaio di chilometri più a nord, chiamata Nuova Amsterdam. Ha ottenuto l’indipendenza, o forse sarebbe più corretto dire che gli è stata imposta l’indipendenza, nel 1975: a tutti i cittadini è stata data l’opportunità di scegliere quale cittadinanza vedersi riconosciuta, quella olandese o quella del Suriname. Duecentomila persone su quattrocentocinquantamila che vivevano nella ex colonia hanno deciso di trasferirsi in Europa, come se quell’angolo nordorientale di America del Sud fosse maledetto, come se la sfida di continuare a vivere fuori contesto, in un continente in cui la presenza ispanica è egemonica, fosse decisamente troppo dura da affrontare, figuriamoci con le proprie gambe e senza il supporto della Madre Europa. Oggi la popolazione del piccolo stato si aggira sulle cinquecentoquarantamila persone, mentre trecentomila olandesi possono tracciare la loro linea di discendenza fino a trovarsi a posare il dito su quel fazzoletto di terra al di là dell’Atlantico. Un match della Hoofdklasse, la massima serie calcistica del piccolo paese sudamericano. Osservando i portieri in azione non viene complicato pensare che uno come Stanley Menzo avrebbe fatto assai comodo. Il legame tra calcio e Suriname è interessante anche come caso di studio culturale, perché esemplifica le disparità tra Primo e Terzo Mondo, il conflitto che gli immigrati avvertono tra paese di provenienza e paese d’adozione, e anche la questione di come un Paese relativamente piccolo sappia produrre un così ingente plotone di ottimi calciatori. A questo punto, però, subentra un ulteriore livello di complicazione del discorso: come dovrebbe porsi un calciatore di origine surinamese cresciuto in Olanda ? Il senso d’appartenenza, e quello di riconoscenza, quale piatto della bilancia dovrebbe appesantire di più ? Senza le infrastrutture, l’organizzazione, i fondamentali tecnici e tattici che formarsi in una scuola calcistica all’avanguardia come quella "Oranje" ti dona, sarebbe stato lo stesso giocatore ? A risolvere la questione, comunque, e anche in maniera dirimente, è intervenuto il Governo surinamese, che ha postulato l’assurdo e per certi versi autolesivo dettame in base al quale qualsiasi cittadino che al momento dell’indipendenza (o successivamente) abbia scelto la cittadinanza olandese è interdetto dallo svolgere la sua professione in Suriname. È per questo che non solo i nomi di spicco, ma neppure quei calciatori di origine surinamese che non sono così forti da essere integrati nell’Olanda potrebbero vestire la maglia della Nazionale, appannaggio invece, infatti, di modesti amateurs che militano nella Lega locale. Humphrey Mijnals è stato il primo calciatore di origine Surinamese a vestire la maglia dell’Olanda. Tre partite in totale, poi si lamentò del gioco della Nazionale e finì fuori dal gruppo. Disputò anche una quarantina di match con la Nazionale del Suriname, prima che diventasse fuorilegge giocare per entrambe le rappresentative. Qui un presentatore della tv di Paramaribo cerca di fargli ripetere una rovesciata difensiva diventata famosa e iconica del personaggio, vecchia di cinquant’anni. Se il Kleurrijk Elftal fosse riuscito ad approdare in Suriname, se avesse calcato quei campi esotici circondati dalle palme, forse non avrebbe raggiunto soltanto lo scopo umanitario che si era prefisso decidendo di dispensare allegria e devolvere gli incassi del pubblico pagante in beneficienza. Il loro impatto sarebbe potuto essere politico: le forze governative avrebbero potuto capire che forse era tempo di allargare le maglie dei divieti, aprire gradualmente all’ottenimento facilitato della doppia cittadinanza, e chissà che di lì a dieci anni il Suriname non avrebbe avuto una Nazionale davvero competitiva, magari qualificata al Mondiale. Di contro, e con un po’ di malizia, la trasferta dei role models può essere interpretata anche come uno spot per l’integrazione in Olanda, una specie di messaggio subliminale che incentivasse all’abbandono dell’ex colonia. Che sia quest’aspetto potenziale a rendere la tragedia di Zanderij meno mitica delle altre ?

Una generazione distrutta. Il calciatore più affermato scomparso nel disastro si chiamava Andy Scharmin. Stabilmente nella rosa dell’Under-21 olandese, di cui era stato anche capitano, giocava con il Twente, era un difensore di fascia, e fuori dal campo aveva l’irruenza degli adolescenti, uno spirito giocoso. Una volta, si racconta, dopo aver affrontato i pari categoria della Germania Ovest, prima di raggiungere gli spalti per osservare la gara tra le Nazionali maggiori gli venne in mente di fare uno scherzo a Beckenbauer: negli spogliatoi trovò una divisa da bigliettaio, la indossò e si piazzò all’ingresso delle tribune. Quando il Kaiser arrivò, Andy - che parlava un tedesco fluente - gli chiese di mostrargli il biglietto, che ovviamente Beckenbauer non aveva. Ci sono molti resoconti di questa storiella sul web, che di certo è divertente, ma poco verosimile: perché Beckenbauer, che in quegli anni era CT della Nazionale, sarebbe dovuto andare in tribuna e non in panchina ? Andy avrebbe dovuto partecipare, con i giovani "Oranje", al Torneo di Tolone nel giugno del 1989: ma sua madre non tornava in Suriname da quarant’anni, così come sua zia, e a lui era sembrata una buona idea aggregarsi ai Kleurrijk Elftal e portare con sé le due donne. Morirono tutti e tre. Uno dei più promettenti, invece, era Steve van Dorpel. Lo chiamavano "la perla di Bijlmermeer", era un attaccante del Volendam, dotato di ottima tecnica, era stato il miglior cannoniere della sua squadra nell’ultimo campionato. Aveva fatto impazzire tutti con un gol di tacco contro il Den Bosch, e si parlava già di un potenziale trasferimento al Roda JC. Negli ultimi tempi aveva confidato agli amici di voler cambiare il suo cognome in Esajas, quello della madre, perché non aveva mai conosciuto di persona il padre, ex calciatore in Suriname, un portiere che aveva difeso i pali del Robin Hood. Il viaggio con l’Undici variopinto gli era parsa l’ultima occasione che aveva per darsi una chance e scendere a patti col passato. Mentre frequentava il secondo anno delle superiori, ad Andro Knel - un altro dei giovani "dell’Undici variopinto" - venne chiesto di stilare un collage su sé stesso, un’autobiografia: è una delle pochissime testimonianze, insieme a una manciata di foto, che ci restano della sua giovane vita e si può visionare per intero nel sito dedicato alla sua memoria. Una pagina, in particolare, colpisce nel profondo: è quella in cui esplicita i suoi amori calcistici, dichiarando ammirazione per Diego Maradona, ma soprattutto, ridimensionando le pretese, dove si definisce successore di Frank Rijkaard e Gerald Vanenburg. Le tifoserie delle due squadre nelle quali ha avuto comunque modo di giocare nella sua pur breve carriera, il NAC e lo Sparta Rotterdam, lo ricordano con così tanta nostalgia che ogni anno disputano una partita di beneficienza in sua memoria. Non esistono molte immagini di Andro in azione: da quelle poche, però, si intuisce come fosse tecnicamente dotato, con una buona garra, ma anche, in fondo, un animo gentile. Il retroterra culturale del Suriname è profondamente influenzato da reminiscenze animiste, ruota intorno a concetti primitivi come quelli dell’intuizione o del destino. Nelle settimane immediatamente precedenti il viaggio, molti dei famigliari ricordano che i calciatori del Kleurrijk Elftal avevano dimostrato sentimenti contrastanti: da una parte erano ansiosi di partire, ma dall’altra avvertivano strani presentimenti. Il giornalista olandese Iwan Tol ha raccolto una serie di testimonianze nel suo libro Destination Zanderij: la madre di Knel ricorda che Andro, poco prima di partire, avesse chiesto insistentemente al patrigno la promessa che si sarebbe preso cura di lei e delle sue sorelle, casomai gli fosse successo qualcosa. Le è toccata la drammatica incombenza di dover riconoscere il cadavere del figlio da un paio di scarpe da ginnastica che fuoriuscivano dai sacchi in cui erano stati avvolti i cadaveri, mentre le telecamere riprendevano il macabro scenario che era apparso ai primi cronisti e soccorritori. La moglie di Nick Stienstra, l’allenatore, aveva faticato a prendere sonno la notte della partenza perché non riusciva a togliersi dalla mente l’immagine della figlioletta che gli si era stretta alle gambe implorandolo di non partire. Jerry Haatrecht, una volta a bordo, aveva chiesto a Edu Nandlal di scambiarsi i posti perché aveva voglia di vedere il mare. Jerry, come suo fratello Winnie, era cresciuto giocando in strada a Balboaplein, con amici che si chiamavano Frank e Ruud Dil. Di lì si erano trasferiti nelle giovanili dell’Ajax, anche se per loro, per i due fratelli, l’occasione di crescita non si era concretizzata appieno. Winnie era riuscito a ritagliarsi una carriera dignitosa con il Willem II di Tilburg, l’Az di Alkmaar e l’Heerenveen, la squadra per la quale era tesserato nel 1989 e che non gli diede il permesso di partire. Jerry, invece, era scivolato nel baratro del calcio amatoriale: per questo l’occasione di aggregarsi ai Kleurrijk in sostituzione del fratello l’aveva quasi fatto sentire soddisfatto, arrivato. Era felice soprattutto che sua madre, che aveva appena vinto una battaglia contro il cancro, fosse orgogliosa di lui. Il momento del ricordo di Jerry è uno dei più toccanti dell’intera cerimonia funebre in memoria dei caduti nel disastro. Gullit e Rijkaard sono visibilmente commossi. Ruud dice: "L’unica cosa, credo, che vorrei dire, è una parola speciale per un nostro amico, Jerry Haatrecht, che all’ultimo momento ha deciso di andare. Vorrei dire: Jerry, se potessi sentirmi adesso: ti vogliamo bene". Edu Nandlal, invece, è uno dei soli tre membri che sono sopravvissuti all’ecatombe. Giocava con il Vitesse, ma non è mai più riuscito a calcare un campo di gioco. Sigi Lens, del Fortuna Sittard, lo zio del Jermain passato anni più tardi per il PSV, dovette abbandonare il calcio non ancora trentenne, così come Radjin de Haan. Quasi tre mesi dopo il Kleurrijk Elftal scese di nuovo in campo, il 20 settembre, a Rotterdam, contro l’Olanda. Finì 2-1 per loro, e i festeggiamenti dopo le reti non sembrano per nulla fuori luogo. Per gli "Oranje" segnò Ronnie Koeman con un tiro-da-fuori-alla-Koeman; per il Kleurrijk Elftal Hennie Meijer con un pregevole spunto personale e Frank Rijkaard. In porta c’era anche Stanley Menzo.

Quale futuro per il calcio del Suriname ? L’esperienza del Kleurrijk Elftal è idealmente proseguita, come una fenice rinata dalle sue ceneri, nel progetto dei Suriprofs di Stanley Menzo: tra il 1993 e il 2012 la selezione di calciatori professionisti olandesi con ascendenze surinamesi ha giocato, ogni anno, una partita di beneficienza all’Olimpico di Amsterdam contro i campioni della Serie B olandese. Il capitano che calcia l’ultimo rigore è Lorenzo Davids, cugino di Edgar. Invece l’allenatore non c’è bisogno di ricordare chi sia, vero ? La Nazionale del Suriname, attualmente, è al 181.esimo posto nel Ranking mondiale della FIFA, tra Yemen e Bangladesh. L’ultima vittoria internazionale in gara ufficiale è vecchia di tre anni, 7-1 contro Montserrat, ed è già stata tagliata fuori dalla corsa verso Russia 2018. Nella doppia sfida contro il Nicaragua, dopo aver perso per 1-0 in Centro America, nella gara di ritorno è passata in vantaggio al terzo minuto, prima di subire la rimonta dei nicaraguensi. La Federcalcio, negli ultimi tempi, ha dimostrato una certa flessibilità nell’affrontare le proprie idiosincrasie, e si sta aprendo, dichiarandosi possibilista, verso un’eleggibilità di professionisti originari del Suriname, ma cresciuti in Olanda. L’ex calciatore Dean Gorré si sta spendendo molto per la Surinaamse Voetbal Bond. "Per me è molto impegnativo tracciare e seguire ogni giocatore che potenzialmente potrebbe giocare per noi. Come potrete immaginare ci sono così tante telefonate fatte, guardiamo un sacco di partite sulla tv satellitare e spediamo i nostri scouts ovunque. Ma già sappiamo quali sono i nostri calciatori migliori. Li abbiamo scovati, quindi si tratta solo di seguirli", ha dichiarato. "Ci sono molti ottimi giocatori in giro per l’Europa, sarebbe uno spreco se non avessero occasione di giocare a livello internazionale". L’account twitter @NatioSuriname ha praticamente istituito un osservatorio permanente sui migliori potenziali giocatori di un’ipotetica Nazionale dei sogni, che viene aggiornata (o almeno veniva, fino all’anno scorso) su base settimanale. L’ultimo tridente pubblicato poteva contare su Misidjan del Lugodorets, Slagveer dell’Heerenveen e su Ricardo Kishna della Lazio, all’epoca all’Ajax. Né Misidjan, né Slagveer, né Kishna hanno ancora esordito con la Nazionale "Oranje" maggiore. Se domattina le leggi del calcio surinamese cambiassero, e se i tre ne avessero voglia, potrebbero ancora essere in tempo per scegliere di vestire la maglia verde e rossa. Sarebbe bello e utile per provare a scrivere, finalmente, pagine di storia vergate con frasi meno malinconiche; in un certo senso onorerebbero anche la memoria del Kleurrijk Elftal.

8 ottobre 2015

Fonte: Ultimouomo.com
 
 

ALTRE FONTI : WIKIPEDIA   THE GUARDIAN


Precipita un DC8, 174 vittime

Morti 23 atleti originari del Suriname che giocavano in serie B ma molti erano famosi.

ROMA - Dietro Gullit e Rijkaard, esponenti del grande calcio olandese campione d’Europa e del Milan primo in Coppa Campioni, c’è una piccola folla di calciatori originari del Surinam che giocano nei Paesi Bassi. Nel 1987-88 erano in 27 nella sola serie A. La tragedia di Paramaribo li ha decimati. Anche se nel gruppo dei 23 morti nell’incidente c’erano atleti impegnati in seconda divisione, cioè in serie B, dalle prime indicazioni trovate sulle liste dei partenti emergono nomi famosi. Ci sono Sigi Lens (del Fortuna Sittard), Fred Patrick (dello Zwolle '82), Steven Van Dorpel (del Volendam), Ortwin Linger (dell’Haarlem) e Doesburg (dell’Ajax). Tutti atleti che giocano in serie A, con molte presenze e gol all’attivo. Il motivo di una presenza così folta di calciatori originari dell’ex colonia sta nel fatto che per la Federazione olandese quelli del Suriname non sono considerati stranieri, anche se nati oltreoceano. Ciò è possibile perché il paese è indipendente solo dal 1975 e quindi i calciatori possono essere considerati cittadini olandesi a tutti gli effetti. A loro si aggiungono coloro che sono nati in Olanda da genitori provenienti dalla colonia, ed è il caso dei nomi più famosi, come Gullit e Rijkaard.

8 giugno 1989

Fonte: La Repubblica

Cade il jet degli atleti

DC8 si schianta in Suriname - Oltre 160 morti: 24 calciatori del torneo olandese.

PARAMARIBO - Disastro aereo nei cieli del Suriname. Un Dc-8 della compagnia di bandiera latinoamericana, proveniente da Amsterdam, si è schiantato al suolo dopo due tentativi di atterraggio all'aeroporto di Paramaribo, la capitale dell'ex colonia olandese. A bordo viaggiavano 182 persone: 169 hanno trovato la morte e 13 sono rimaste gravemente ferite. La dinamica dell'incidente appare ancora confusa, anche perché la nebbia era fitta, ma le autorità del Paese hanno dichiarato di aver già ritrovato la scatola nera. I soccorsi sono ostacolati dalla natura paludosa della foresta, a 30 chilometri dalla capitale, dove si trovano i resti dell'aereo. Lo schianto è avvenuto alle 4.15 della notte (quando in Italia erano le 10.15 del mattino). A bordo viaggiavano 24 giocatori di calcio oriundi del Surinam (solo uno si è salvato ma non se ne conosce il nome, alcuni dei quali militavano in squadre di prima divisione del campionato olandese. I calciatori dovevano disputare alcune partite amichevoli sotto la guida di Stienstra, l'allenatore che li accompagnava. A bordo viaggiava anche il capo di stato maggiore dell'esercito del Suriname. Leu Yen Tal, e il comandante dell'Aeronautica, Eddy Djoe. L'equipaggio del Dc8 comprendeva undici persone, in maggioranza americana. Per tutta la giornata di ieri, ambulanze a sirene spiegate hanno fatto la spola tra la scena del disastro e Paramaribo. Le notizie giunte inizialmente dal Suriname erano molto meno drammatiche di quanto abbiano poi scoperto i soccorritori.

8 giugno 1989

Fonte: La Stampa

Era partito da Amsterdam - Solo tredici i superstiti

DC8 precipita nella nebbia (169 i morti nel Suriname)

A bordo 24 calciatori del campionato olandese e il capo di Stato Maggiore dell'esercito.

PARAMARIBO - Un Dc-8 della Suriname Airways, proveniente da Amsterdam, ultimata la trasvolata notturna dell'Atlantico, si è schiantato al suolo dopo ripetuti tentativi di atterraggio all'aeroporto di Paramaribo, capitale del Suriname, l'ex colonia olandese (circa trecentomila abitanti, indipendente dal 1875) sulla costa nordorientale dell'America Latina. A bordo viaggiavano 182 persone e solo tredici sono sopravvissute (secondo altre fonti sarebbero 15). Degli altri 169 passeggeri, sei sono dispersi e i restanti sono morti quando l'aereo ha colpito un albero e si è spaccato in tronconi. La dinamica del disastro appare ancora confusa, anche perché la nebbia ere fitta. I soccorsi sono ostacolati dalla natura paludosa della foresta dove si trovano ora i resti dell'aereo, a poca distanza dall'aeroporto internazionale di Paramaribo. Il velivolo, volo PYV64, era decollato dall'aeroporto Schiphol di Amsterdam nella tarda serata di martedì, con un ritardo di sei ore, come ha precisato un portavoce di Schiphol. Lo schianto è avvenuto quando in Italia erano le 10.15 del mattino e, nel Suriname, le 4.15 della notte. I 171 passeggeri erano in grande maggioranza emigranti nativi del Suriname che rientravano in patria dall'Olanda. A bordo viaggiavano anche 24 giocatori di calcio oriundi del Suriname (solo uno si è salvato ma non se ne conosce il nome), alcuni dei quali, Scharmin (del Twente), Knel (Nac Breda), Lena (Fortuna Sittard), Patrick (Zwolle), Van Dorpel (Volendam), Linger (Haarlem) e Doesburg (Ajax), appartenenti a squadre di serie A del campionato olandese. La Federazione Caldo olandese ha precisato che Henny Meijer (del Groningen), anche lui partito per il Paese d'origine, non era sull'aereo perché si era imbarcato su un volo precedente della Klm. I calciatori dovevano disputare alcune partite amichevoli sotto la guida di Stienstra, l'allenatore che li accompagnava. A bordo viaggiava anche il capo di Stato Maggiore dell'esercito del Suriname, il generale Leu Yen Tal, e il comandante dell'Aeronautica, Eddy Djoe. Tutta la mattina, ambulanze a sirene spiegate hanno fatto la spola tre la scena del disastro e Paramaribo, a circa 40 chilometri di distanza. Nelle operazioni di soccorso sono stati mobilitati tutti i medici di Paramaribo. Le notizie giunte inizialmente dal Surinam erano molto meno drammatiche di quanto abbiano poi scoperto i soccorritori una volta giunti sul luogo del disastro. I comunicati ufficiali parlavano di atterraggio d'emergenza con "probabilmente qualche morto". L'equipaggio del Dc-8 comprendeva undici persone, in maggioranza di cittadinanza americana. Il pilota aveva tentato già due volte di atterrare sull'unica pista dell'aeroporto di Zanderij, lo scalo principale di Paramaribo e, al terzo tentativo, è avvenuto lo schianto. (Ansa-Agi-Api)

8 giugno 1989

Fonte: La Stampa

Vittime del Volo "764 Surinam Airways"

Ruud Degenaar (25) Heracles Almelo - Lloyd Doesburg (29) AFC Ajax - Steve van Dorpel (23) FC Volendam - Wendel Fräser (22) RBC Roosendaal - Frits Goodings (25) FC Wageningen - Jerry Haatrecht* (25) Neerlandia - Virgall Joemankhan (20) Cercle Brugge KSV - Andro Knel (21) NAC Breda - Ruben Kogeldans (22) Willem II Tilburg - Ortwin Linger**  (21) HFC Haarlem - Fred Patrick (23) PEC Zwolle - Andy Scharmin (21) FC Twente - Elfried Veldman (23) De Graafschap - Florian Vijent (27) Telstar - Nick Stienstra (33) RCH Heemstede (Allenatore)

* Viaggiava al posto di Winston, suo fratello, impegnato con la sua squadra l'SC Heerenveen
** Deceduto 3 giorni dopo in ospedale

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