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Edmondo Bellan 22.05.2010
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Ucciso dopo lite per Inter, l'uomo fermato confessa

Subito dopo la partita, un italiano è stato accoltellato a morte davanti ad un bar.

TORINO - Ha ucciso per la sua fede calcistica, per l'Inter campione d'Europa. Una passione che si è trasformata in follia, quella di Rocco Acri, l'uomo di 60 anni che ieri sera ha accoltellato a morte Edmondo Bellan, 63 anni, per difendere la sua squadra del cuore. Un banale litigio finito in tragedia di fronte a un bar, il Blu Sky, dopo avere seguito fianco a fianco la finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. "Sfotti pure, ma quella non è una squadra italiana", avrebbe detto la vittima - di simpatie juventine - all'aggressore nerazzurro. Un affronto troppo grande, nella sera del trionfo di Zanetti e compagni, per un nerazzurro convinto. Ma a scatenare la sua violenza sarebbe stato l'insulto che la vittima avrebbe rivolto a Materazzi. "Guarda che maglietta vergognosa, è un uomo di m...", avrebbe sostenuto il bianconero Bellan criticando la maglietta indossata e mostrata dal difensore dell'Inter nella festa post-partita. Parole pesanti, a cui hanno fatto seguito i primi colpi proibiti: qualche spintone, forse uno schiaffo. Il televisore del locale trasmetteva le immagini di Mourinho in lacrime mentre abbraccia il presidente Moratti. Davvero troppo per la Torino bianconera, reduce da una stagione disastrosa e con il dente avvelenato per lo scudetto revocato del 2006 e assegnato a tavolino all'Inter. La lite è degenerata in strada, con i caroselli degli interisti sullo sfondo a suscitare le invidie degli juventini che per tutta la serata hanno guardato la partita tra indifferenza e "gufate". "Adesso te la faccio pagare", ha detto l'interista al "nemico" juventino, ed è spuntato il coltello con cui lo ha colpito a morte.

23 maggio 2010

Fonte: ANSA

Fotografie: Torino.repubblica.it

Rissa a Torino al termine della partita, muore

uno juventino accoltellato da un interista

Tragedia a Torino ieri notte: Rocco Acri, 60 anni, ha colpito a morte con un coltello Edmondo Bellan, 63 anni, a causa della finale di Champions tra Inter e Bayern Monaco vinta, come è noto, dai nerazzurri. I due hanno visto insieme la partita in un bar, il Blue Sky: la vittima, di fede juventina, ha "osato" criticare l'Inter, la squadra di cui è invece convinto tifoso Acri. Testimoni hanno asserito che il Bellan se la prendeva con i meneghini per il fatto di non aver neanche un italiano in campo ieri sera, salvo poi esplodere quando ha visto la maglia di Materazzi: "Guarda che maglietta vergognosa, è un uomo di m...". La discussione è come ovvio degenerata, in principio con insulti verbali reciproci e qualche spinta nel bar stesso, al che il gestore ha intimato ai due di uscire. "Adesso te la faccio pagare" avrebbe detto Acri una volta in strada, colpendo con un coltello lo juventino prima al torace e poi a una spalla. Trasportato di urgenza all'ospedale Maria Vittoria, è morto poco dopo per gravi emorragie. Fermato l'aggressore, di origini calabresi, che in Questura ha alla fine di un lungo interrogatorio ammesso la sua responsabilità. Storia di follia, certo, ma forse Materazzi potrebbe evitare provocazioni così plateali: di pazzi, in giro, non ce ne sono pochi.

23 maggio 2010

Fonte: Calcioblog.it

Litigano per l'Inter campione, un morto. Fermato un sessantenne

Il diverbio scoppiato in un bar nel quartiere Parella. Un uomo di 63 anni, raggiunto da due coltellate, è morto in ospedale. L'assassino ha le ore contate. Un uomo di 60 anni è stato posto sotto fermo dalla polizia per l'omicidio di un 63enne ucciso ieri sera fuori dal bar "Blue Sky" in corso Lecce, a Torino. Una lite, scatenata dalla vittoria interista nella Champions League, è finita in tragedia subito dopo la finalissima seguita nel locale di corso Lecce, nel quartiere Parrella. Secondo una prima ricostruzione, la lite tra la vittima - Edmondo Bellan, 63 anni - e il suo assassino è iniziata nel bar. Una discussione banale causata dalla vittoria dell'Inter, ritenuta squadra poco rappresentativa dell'Italia per i troppi giocatori stranieri. Il titolare del locale ha allontanato i due, che dalle parole erano passati alle mani, ma la lite è proseguita in strada. Colpito da due coltellate, una al torace e l'altra al braccio destro, Bellan è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è deceduto per una grave emorragia. Agli investigatori sono bastate poche ore per rintracciare il presunto omicida e arrestarlo. In casa del fermato gli agenti hanno trovato anche degli abiti macchiati di sangue.

23 maggio 2010

Fonte: Torino.repubblica.it

Litigano per l'Inter campione, ucciso un uomo a Torino

La vittima, Edmondo Bellan, 63 anni, è stato accoltellato davanti a un bar in cui aveva seguito la finalissima tra i nerazzurri e il Bayern Monaco. Fermato un sessantenne che avrebbe confessato.

Una lite, scatenata dalla vittoria interista nella Champions League, è finita in tragedia a Torino. Subito dopo la partita, un italiano è stato accoltellato a morte davanti ad un bar in cui aveva seguito la finalissima di ieri sera. Per l'omicidio è stato fermato Rocco Acri, 60 anni. L'uomo, al termine di un lungo interrogatorio negli uffici della Questura, secondo quanto si apprende, avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Gli agenti della squadra mobile, inoltre, hanno sequestrato al fermato alcuni abiti sporchi di sangue e un coltello a serramanico, la probabile arma del delitto. Da una prima ricostruzione dell'accaduto, sembra che la lite tra la vittima - Edmondo Bellan, 63 anni - e il suo assassino sia iniziata all'interno del bar "Blu Sky" di Corso Lecce, quartiere Parrella. Una discussione banale causata dalla vittoria dell'Inter, ritenuta squadra poco rappresentativa dell'Italia per i troppi giocatori stranieri. Il titolare del locale ha allontanato i due, che dalle parole erano passati alle mani, ma la lite è proseguita in strada. Colpito da almeno due coltellate, una al torace e l'altra al braccio destro, Bellan è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è deceduto per una grave emorragia.

23 maggio 2010

Fonte: Tg24.sky.it

A Riva del Garda fermato un 27enne: ha ferito un giovane con un taglierino.

Torino, tragedia dopo la partita dell'Inter

Accoltellato per strada muore in ospedale

Lite tra due uomini in un bar, la vittima ha insultato Materazzi. Fermato il killer, un 60enne: ha confessato.

TORINO - Una lite, scatenata dalla vittoria interista nella Champions League, è finita in tragedia a Torino. Rocco Acri, 60 anni, sabato sera ha accoltellato a morte Edmondo Bellan, 63 anni, per difendere la sua squadra del cuore. Un banale litigio finito in tragedia di fronte a un bar, il Blu Sky, dopo avere seguito fianco a fianco la finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. "Sfotti pure, ma quella non è una squadra italiana", avrebbe detto la vittima - di simpatie juventine - all'aggressore nerazzurro. Un affronto troppo grande, nella sera del trionfo di Zanetti e compagni, per un nerazzurro convinto. Ma a scatenare la sua violenza sarebbe stato l'insulto che la vittima ha rivolto a Materazzi. "Guarda che maglietta vergognosa, è un uomo di m...", avrebbe sostenuto Bellan criticando la maglietta indossata e mostrata dal difensore dell'Inter nella festa post-partita. Parole pesanti, a cui hanno fatto seguito i primi colpi: qualche spintone, forse uno schiaffo. La lite è degenerata in strada. "Adesso te la faccio pagare", ha detto l'interista. A quel punto è spuntato il coltello e la lite è diventata tragedia. Colpito da almeno due coltellate, una al torace e l'altra al braccio destro, Bellan è stato soccorso e portato in ospedale, dove è morto per una grave emorragia. Dopo l'aggressione Acri è stato portato in questura insieme ad altre persone che hanno assistito all'accaduto: sono stati tutti interrogati a lungo e l'assassino ha infine confessato. RIVA DEL GARDA - Tragedia sfiorata a Riva del Garda (Trento), dove i carabinieri hanno arrestato per tentato omicidio un 27enne che avrebbe ferito con un taglierino un giovane di Rovereto durante i festeggiamenti per la vittoria dell'Inter. Secondo gli inquirenti il gruppo di giovani di cui faceva parte l'aggressore stava festeggiando la vittoria della squadra e avevano bevuto alcolici in eccessiva quantità. Da un semplice diverbio si sarebbe passati alle mani e di seguito è spuntato il coltello. Il 23enne ferito è stato ricoverato all'ospedale di Arco: ha molte ferite all'addome, ma non è in pericolo di morte. Il presunto aggressore è stato arrestato domenica all'alba dai carabinieri.

23 maggio 2010

Fonte: Corriere.it

La maglietta di Materazzi causa una rissa

Tifoso interista uccide juventino a Torino

La maglietta di Materazzi dedicata alla Juventus.

ROMA (23 maggio) - Un tifoso interista, uno juventino, la finale di Champions League in diretta in un bar di Torino e la maglietta di Materazzi. Un cocktail che si è trasformato in una miscela esplosiva, scatenando la follia che spesso fa capolino nel mondo del calcio, aggravata dall'età dei protagonisti, entrambi sessantenni. Il bilancio è di un morto e un arrestato per omicidio. L'assassino è Rocco Acri, 60 anni, tifoso interista, la vittima Edmondo Bellan, 63 anni, juventino. Fattore scatenante, la scritta sulla maglietta di Marco Materazzi, entrato nel recupero di Inter-Bayern Monaco: "Rivolete anche questa ?", scritta che ironizza sulla richiesta juventina di restituzione dello scudetto 2005/06, vinto sul campo dai bianconeri ma assegnato a tavolino ai nerazzurri per Calciopoli. Nel Blue Sky di corso Lecce, al quartiere Parella, gli animi si sono subito accesi. "Sfotti pure - ha detto Bellan rivolto allo schermo sul quale appariva Materazzi con la sua maglietta - ma quella non è una squadra italiana. Che maglietta vergognosa, è un uomo di m...". Acri, seduto a un tavolo vicino, si è alzato e gli si è avvicinato. I due sono passati dagli insulti agli spintoni e a qualche schiaffo. Il titolare del locale li ha allontanati: "In questo locale non c'è spazio per i violenti", ha detto mettendoli alla porta Acri e Bellan in strada si sono affrontati a muso duro: "Adesso te la faccio pagare", ha detto l'interista allo juventino. Poi ha estratto un coltello a serramanico e ha menato tre fendenti. Due hanno colpito la vittima al costato, uno al braccio sinistro. I passanti e gli avventori del bar hanno subito chiamato la polizia e un'ambulanza. Inutile però la corsa al vicino ospedale Maria Vittoria: Bellan è morto poco dopo essere arrivato al pronto soccorso. La squadra mobile della questura ha sentito diversi testimoni e ha identificato e arrestato, questa mattinata, l'autore del delitto, che ha subito confessato.

23 Maggio 2010

Fonte: Ilmessaggero.it

Un’offesa a Materazzi ucciso tifoso della Juve

Interista arrestato dopo la vittoria dei nerazzurri

di Marco Bardesono

TORINO - Nel bar di sempre le solite facce, molti juventini e lui tifoso neroazzurro. In tv la sua Inter impegnata nella finale con il Bayern. L’eccitazione è alle stelle e basta uno sfottò su Materazzi per trasformare un pensionato in omicida: con tre coltellate ha ucciso il sessantenne che aveva offeso il difensore. È successo sabato sera a Torino. A distanza di poco più di un mese da un altro delitto avvenuto sempre al termine di una partita dell’Inter vista sul maxischermo di un bar: il 16 aprile, dopo i quarti di Champions contro il Chelsea, Carlo Antonucci, 50 anni, aveva ucciso a colpi di pistola Roberto Palumbo, un operaio quarantenne. L’altra sera omicidio fotocopia. Sul televisore del bar "Blu Sky", in corso Lecce, compare Marco Materazzi. Il difensore interista si leva la maglietta a strisce e la telecamera indugia sulla t-shirt del neroazzurro, c’è una scritta: "Rivolete anche questa ?". Una frase che ironizza sulla richiesta di restituzione dello scudetto del 2006, vinto sul campo dai bianconeri ma, in seguito a "Calciopoli", assegnato a tavolino all’Inter. Nel bar il clima si fa teso. Ci sono una ventina di persone, perlopiù pensionati, quasi tutti juventini: "Sfotti pure - dice un cliente abituale, Edmondo Bellan, 63 anni, disoccupato - ma l’Inter non è una squadra italiana con tutti quei negri di m... Che maglietta vergognosa, anche quello lì è un uomo di m...". Nasce un parapiglia perché, come poi ha raccontato alla polizia il titolare del bar, Emanuele Romeo, 77 anni, "c’erano anche alcuni interisti". Uno di questi, Rocco Acri, sessantenne, anche lui senza lavoro, si avventa contro il bianconero e lo prende per il bavero. Spintoni, schiaffi, insulti. "Sono stato io a mettermi in mezzo - ha spiegato Romeo - ho cercato di dividere quei due che conosco da anni". L’uomo prova a fare da paciere e grida: "In questo posto non voglio risse. Se avete da dire andate fuori". I due tifosi scalmanati vengono trascinati a forza all’esterno dal locale. "Poi ho chiuso la porta - ha sostenuto l’esercente - e siamo tornati tutti davanti alla tv. Dopo poco è entrato un ragazzo. Gridava: "l’ha preso a coltellate". Sono subito uscito a vedere". Il corpo di Bellan era steso sul marciapiede davanti al bar. A terra una pozza di sangue. Dopo pochi minuti è arrivata un’ambulanza, ma l’uomo è morto prima di arrivare in ospedale. Tre coltellate, una al braccio e due mortali all’addome. Per gli investigatori della Omicidi della squadra Mobile, non è stato facile risalire all’identità di quello che si presume essere l’assassino. Acri è stato identificato solo alle prime ore del mattino, i poliziotti lo hanno tirato giù dal letto: "Cosa volete ?", ha detto. Portato in Questura, prima ha negato, poi ha spiegato: "Pensavo d’averlo colpito di striscio. Quando me ne sono andato era ancora in piedi e continuava a minacciarmi. Non sono scappato. Mi sono allontanato perché non volevo altri guai. Prima ero intervenuto per dividere lui e il padrone del bar che stavano litigando. Fuori dal locale se l’è presa con me. Ho dovuto difendermi ma pensavo solo di avergli fatto un graffio". Una versione, questa, che non ha convinto il magistrato di turno, il sostituto procuratore Marco Sanini, ma che è confermata dal dall’avvocato Marco Moda: "Il racconto del mio assistito è coerente e veritiero". Nel corso della perquisizione a casa di Acri, gli uomini del vicequestore Luigi Mitola hanno trovato quella che si ritiene essere l’arma del delitto: un coltello serramanico con una lama di dieci centimetri. I poliziotti hanno sequestrato anche abiti sporchi di sangue. "Acri - ha concluso l’avvocato Moda - ha agito solo per legittima difesa. Tra l’altro, non mi risulta neppure che il mio cliente tifasse per l’Inter".

24 maggio 2010

Fonte: Il Corriere della Sera

Fotografia: Calciomercatonews.com

Champions, tifoso dell'Inter ucciso a Torino

Accoltellato ieri notte, arrestato il presunto colpevole.

TORINO, 23 maggio - Una lite, scatenata dalla vittoria interista nella Champions League, è finita in tragedia a Torino. Subito dopo la partita, un italiano è stato accoltellato a morte davanti ad un bar in cui aveva seguito la finalissima di ieri sera. La polizia, che indaga sull'omicidio, sta ascoltando negli uffici della Questura alcuni testimoni. Gli investigatori non escludono che tra loro possa esserci anche l'assassino. LITE DEGENERATA - Da una prima ricostruzione dell'accaduto, sembra che la lite tra la vittima - Edmondo Bellan, 63 anni - e il suo assassino sia iniziata all'interno del bar "Blu Sky" di corso Lecce, quartiere Parrella. Una discussione banale causata dalla vittoria dell'Inter, ritenuta squadra poco rappresentativa dell'Italia per i troppi giocatori stranieri. Il titolare del locale ha allontanato i due, che dalle parole erano passati alle mani, ma la lite è proseguita in strada. Colpito da almeno due coltellate, una al torace e l'altra al braccio destro, Bellan è stato soccorso e trasportato in ospedale, dove è deceduto per una grave emorragia. Sul posto sono intervenute le volanti della polizia e gli investigatori della squadra mobile, che hanno portato in Questura alcune persone. FERMATO IL PRESUNTO OMICIDA - È stato fermato il presunto omicida di Edmondo Ballan, 63 anni, ucciso ieri sera a Torino nel corso di una lite dopo la partita finale di Champions League. Si tratta di un sessantenne italiano del quale non è stata ancora resa nota l'identità. L'uomo, secondo quanto appreso, è tra le persone che sono state ascoltate per tutta la mattina in questura per consentire agli investigatori di ricostruire l'accaduto. L'ASSASSINO AVREBBE CONFESSATO - Avrebbe confessato Rocco Acri, 60 anni, l'uomo fermato dalla polizia per l'omicidio avvenuto ieri sera a Torino al culmine di un litigio per la finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. Al termine di un lungo interrogatorio negli uffici della questura, secondo quanto si apprende, l'aggressore avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Gli agenti della squadra mobile, inoltre, hanno sequestrato al fermato alcuni abiti sporchi di sangue e un coltello a serramanico, la probabile arma del delitto. QUATTRO ARRESTI NEL BRESCIANO - Si sono conclusi, per quattro bresciani, nella camera di sicurezza della Compagnia dei carabinieri di Verolanuova i festeggiamenti per la vittoria dell'Inter a Madrid. Intorno alle 2 i carabinieri sono stati chiamati ad Orzinuovi (Brescia) poiché nella piazza principale del paese era stata segnalata un'accesa discussione. La pattuglia si è trovata di fronte a quattro interisti, tutti dello stesso paese, d'età compresa tra i 32 e i 56 anni, che stavano discutendo animatamente, forse anche dopo qualche brindisi di troppo per la vittoria. Uno di loro, in particolare, ha reagito violentemente al tentativo dei carabinieri di indurlo alla calma e allo stesso modo, in seguito, si sono comportati gli altri che sono stati invitati ad andare in caserma. Tutti quattro quindi sono stati arrestati e verranno processati domani per direttissima.

24 maggio 2010

Fonte: Tuttosport

La confessione del tifoso killer

di Federica Cravero

Un insulto a Materazzi, per la provocatoria maglietta anti Juve. La lite che si accende, fuori dal bar Blu Sky di corso Lecce, dopo la finalissima tra Intere Bayern. Un coltello che spunta. Il sessantenne Rocco Acri, nel pieno dei festeggiamenti per la notte magica dei nerazzurri, ha colpito a morte il rivale di tifo e di discussione Edmondo Bellan, 62 anni. L'omicida è stato arrestato all'alba dai poliziotti della Mobile. "Quando sono andato via - ha ripetuto - quell'uomo era in piedi, vivo. Aveva solo un braccio ferito. Il bisticcio non è stato con me, ma con il barista: io li ho separati. Non immaginavo che sarebbe morto. Sono sconvolto, dispiaciuto".

24 maggio 2010

Fonte: La Repubblica

Lite per l’Inter al bar, accoltellato a morte

di Federica Cravero

TORINO - Il casus belli sarebbe stata la maglietta sfoggiata dall' interista Marco Materazzi a fine partita. "Volete anche questa ?". Una frecciata alla Juventus in diretta tv, una miccia accesa nel bar Blu Sky di corso Lecce, zona residenziale di Torino, dove una ventina di persone sta commentando la finale di Champions League appena trasmessa sullo schermo a 37 pollici. Pochi interisti nel locale, qualche juventino in più. Gli animi si scaldano e la lite finisce nel sangue, con le sirene dell’ambulanza che si confondono con i caroselli delle auto e un uomo morto, colpito da tre coltellate al braccio e al costato. Un delitto che ricorda con impressionante somiglianza un altro fatto di cronaca, accaduto sempre a Torino, in via Macerata, il 16 aprile, al termine della partita di Champions tra Chelsea e Inter. Anche lì due uomini avevano litigato a fine partita in un bar. Non per il pallone, quella volta, ma per una spallata, vendicata con quattro colpi di pistola. Sabato a perdere la vita è Edmondo Bellan, 62 anni, originario del Polesine, in attesa della pensione. È lui che alla fine della partita più si scalda contro la squadra nerazzurra che sta alzando la coppa. "Quella non è una squadra italiana, sono tutti stranieri", ripete con insistenza. Poi se la prende con Materazzi: "Che maglietta vergognosa, è un uomo di m...". Dalla parte degli interisti c'è Rocco Acri, 60 anni. Che sopporta un po’, poi sbotta e va incontro all'altro avventore. Sono le undici di sera. I testimoni raccontano che dalle parole passano in fretta alle mani. È la vittima che per prima colpisce con un pugno il labbro di Acri. Il barista e qualche altro signore si mettono in mezzo per dividerli e li fanno uscire da due porte distinte. La discussione sembra archiviata, invece il secondo atto è ancora tutto da scrivere. Bellan e Acri si ritrovano sul marciapiede, adesso da soli, con le loro posizioni su Inter e Juventus, ma soprattutto con la tensione della lite ancora viva nel sangue. "Me lo sono ritrovato lì davanti - confessa Acri, assistito dal legale Marco Moda davanti al pm Marco Sanini e al capo della Omicidi Luigi Mitola - Urlava, si sbracciava, veniva contro di me e mi sono spaventato. In tasca ho trovato un coltello a serramanico e l’ho aperto. Ho sventagliato la lama qualche volta a destra e sinistra per difendermi e l’ho colpito. Ma non potevo immaginare di averlo ucciso. Quando me ne sono andato lui era in piedi, mi ha detto "Guarda cosa hai fatto", indicandomi una ferita al braccio". Invece Bellan muore in ospedale, pochi minuti dopo l’arrivo al pronto soccorso del Maria Vittoria. La squadra mobile di Torino non ci mette molto ad arrivare all' appartamento di Rocco Acri. Lo sveglia, gli dà la notizia che quell’uomo ferito è morto e lo arresta. In casa ci sono i vestiti sporchi e un coltello con la lama di 10 centimetri che corrisponderebbe all' arma del delitto.

24 maggio 2010

Fonte: La Repubblica

Ha confessato al magistrato

di Pasquale Loiacono

Il tifoso interista che ha accoltellato a morte Edmondo Bellan a Torino al termine della finale di Champions League è di Cariati. Si tratta di Rocco Acri.

Cariati - L’interista sessantenne Rocco Acri, che la notte tra sabato e domenica ha ucciso a Torino lo juventino Edmondo Ballan (63 anni), è di Cariati. Era emigrato da giovane a Torino, ove vive anche il fratello Antonio, e si era dato subito da fare nel campo del commercio aprendo da ultimo in Pub in Via Medici che aveva ceduto qualche anno fa. Una famiglia di piccoli imprenditori perché la moglie, da cui è separato, ha un negozio all’interno di un ipermercato, in corso Mortara, e i figli nei dintorni di corso Lecce, proprio dove c’è il bar di Emanuele Romeo, luogo della tragedia. Insomma, gente, senza problemi economici. Rocco Acri, che si definisce "pensionato", abita in un palazzo d’epoca di via Cibrario, all’85. Portone d’acciaio, senza ascensore. Sulla cassetta della posta ci sono i nomi suoi e della moglie. Sembra un copione già scritto, un luogo comune: "Il signor Rocco ? La persona più tranquilla e disponibile del mondo - dice la sua vicina, scendendo le scale con il figlioletto - l’ho visto giovedì pomeriggio, stava dando la vernice alla porta di casa, mi ha aiutato a passare. Due battute al volo, come sempre. Ho sentito in tv la notizia del delitto, mai più pensavo che potesse essere lui, l’assassino. Sarà stato un incidente". I parenti di Rocco raccontano che egli "non frequentava assiduamente quel bar di corso Lecce. Probabilmente era solo la seconda volta che ci andava. È tutta quella storia del calcio... Ogni tanto lui guardava la partita la domenica, ma non andava mai allo stadio. Era distante da tutto quel mondo. Anche noi siamo stupiti come lui di quello che è successo. È una persona pacata". Acri ha confessato al sostituto procuratore Marco Sanini di avere accoltellato a morte Edmondo Bellan la sera della finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. Ed è proprio la partita (pochi giocatori italiani in nerazzurro e la maglietta "provocatoria" di Materazzi) che avrebbe innescato la discussione tra i due. "Quando sono andato via quell'uomo era in piedi. Aveva un braccio ferito, questo sì, ma era vivo. Poi io ho salutato una persona dicendogli che ci saremmo visti il giorno dopo e sono andato via a piedi, verso casa mia. Non immaginavo che quell'uomo sarebbe morto. Sono sconvolto, davvero. E dispiaciuto". L'interrogatorio di Acri è durato poco meno di due ore: "Tutto è successo alla fine della gara, vista in tranquillità. A un certo punto un signore che non avevo mai visto prima inizia una discussione. Non con me, con il titolare del locale. Io me ne stavo andando via ma quell'uomo lo stava strattonando, allora sono intervenuto per difendere il barista perché ha già una certa età ed è malato. Quando mi sono avvicinato quel signore mi ha messo una mano addosso per allontanarmi. Gli ho detto di stare tranquillo e invece lui mi ha tirato un pugno sul labbro superiore". Ma proprio sul marciapiede, come racconta Acri, avviene il secondo atto della lite: "Credo che quell'uomo sia uscito da una porta sul retro, ma è sbucato in strada e me lo sono trovato di nuovo vicino. Veniva verso di me, agitava le braccia. Mi sono spaventato e ho preso un coltello che avevo in tasca". È l'arma del delitto. "È un coltello che tengo in un giaccone senza maniche che metto quando vado in campagna. Me lo sono messo anche per andare al bar e così quando ho messo le mani in tasca l'ho trovato e l'ho aperto. Ma non volevo uccidere nessuno, sventagliavo la lama a destra e sinistra per tenere lontano quell'uomo, invece lui continuava ad avvicinarsi. Urlava frasi concitate, io non sento tanto bene e mi sono spaventato. L'ho preso ad un braccio. Ma mai avrei immaginato di averlo ucciso. A casa sono rimasto ancora un po' sveglio e sono andato a dormire. Non ho detto nemmeno nulla alla mia compagna, perché per me era stata una lite banale. Adesso sembra brutto dirlo ma non potevo immaginare che finisse così". Rocco Acri solo nei due o tre anni, da quando aveva smesso la sua attività lavorativa, tornava regolarmente in estate, per brevissimo tempo, al suo paese d’origine ove ha solo qualche nipote. Chi lo conosce lo rammenta come persona tranquilla, a parte un piccolo guaio con la giustizia per un reato contro il patrimonio risalente agli anni settanta.

24 maggio 2010

Fonte: Ilponte-online.it

"È morto ? Sono davvero dispiaciuto"

di Federica Cravero

"Quando sono andato via quell’uomo era in piedi. Aveva un braccio ferito, questo sì, ma era vivo. È stato lui a mostrarmi il sangue al braccio e mi ha detto "Guarda qui cosa mi hai fatto !". Poi io ho salutato una persona dicendogli che ci saremmo visti il giorno dopo e sono andato via a piedi, verso casa mia. Non immaginavo che quell’uomo sarebbe morto. Sono sconvolto, davvero. È dispiaciuto". Così Rocco Acri, 60 anni, ha confessato di aver accoltellato a morte Edmondo Bellan, 62 anni, la sera della finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. Proprio la partita - i pochi giocatori italiani in nerazzurro e la maglietta "provocatoria" di Materazzi - avrebbe innescato la discussione tra un tifoso della Juve e uno dell’Inter, che è sfociata nel delitto. L' interrogatorio di Acri è durato poco meno di due ore, davanti al sostituto procuratore Marco Sanini, al capo della Omicidi Luigi Mitola e all'avvocato Marco Moda. "Tutto è successo alla fine della gara, vista in tranquillità - è la versione fornita da Acri - A un certo punto un signore che non avevo mai visto prima inizia una discussione. Non con me, con il titolare del locale. Io me ne stavo andando via ma quell’uomo lo stava strattonando, allora sono intervenuto per difendere il barista perché ha già una certa età ed è malato. Quando mi sono avvicinato quel signore mi ha messo una mano addosso per allontanarmi. Gli ho detto di stare tranquillo e invece lui mi ha tirato un pugno sul labbro superiore. A quel punto sono uscito fuori e ho lasciato che altri li separassero". Ma proprio sul marciapiede, come racconta Acri, avviene il secondo atto della lite. "Credo che quell’uomo sia uscito da una porta sul retro, ma è sbucato in strada e me lo sono trovato di nuovo vicino - sono le parole dell’assassino di Bellan - Veniva verso di me, agitava le braccia. Mi sono spaventato e ho preso un coltello che avevo in tasca". È l’arma del delitto. "È un coltello che tengo in un giaccone senza maniche che metto quando vado in campagna. Me lo sono messo anche per andare al bar e così quando ho messo le mani in tasca l’ho trovato e l’ho aperto. Ma non volevo uccidere nessuno, sventagliavo la lama a destra e sinistra per tenere lontano quell’uomo, invece lui continuava ad avvicinarsi. Urlava frasi concitate, io non sento tanto bene e mi sono spaventato. L'ho preso ad un braccio. Ma mai avrei immaginato di averlo ucciso. È rimasto in piedi, si è toccato la ferita e mi ha urlato "Hai visto cosa mi hai fatto ?". Era vivo, ripeto, quando me ne sono andato. A casa sono rimasto ancora un po' sveglio e sono andato a dormire. Non ho detto nemmeno nulla alla mia compagna, perché per me era stata una lite banale. Adesso sembra brutto dirlo ma non potevo immaginare che finisse così".

24 maggio 2010

Fonte: Torino.repubblica.it

Vittima e carnefice, due vite parallele

legate dalla passione per il dio pallone

di Federica Cravero

Due vite parallele, due destini opposti, come la fede calcistica. Sembrano uno lo specchio dell’altro i ritratti dei due protagonisti di quest' ultimo fatto di sangue al bar Blu Sky. Quasi coetanei, entrambi erano rimasti da qualche tempo senza un’occupazione, anche se tutti e due avevano avuto attività in proprio. Dopo un passato nel mondo dell’edilizia, Edmondo Bellan, nato in provincia di Rovigo 62 anni fa, aveva poi cambiato settore investendo nel 1988 in una sala giochi e biliardo che ha tenuto per tre anni in via Pozzo Strada e poi in due bar in via Lancia e in via Caraglio, zona san Paolo, poi chiusi. E aveva cercato di barcamenarsi, pur sopraffatto dai debiti, in attività che però non hanno portato molta fortuna. E adesso cercava di trascinarsi verso l’età della pensione. Anche il suo aggressore, Rocco Acri, 60 anni, emigrato da Cariati, nel Cosentino, era stato un piccolo imprenditore del commercio all' ingrosso, ma adesso di fatto era senza un lavoro stabile. Entrambi padri e separati dalle mogli. Mentre Acri si era rifatto una vita con una nuova compagna, Bellan dopo la fine del matrimonio viveva in un appartamento di via Serrano con l’anziana madre, sofferente di cuore, a cui è stato difficile dire che il proprio figlio era deceduto in quel modo assurdo. "Piange e si dispera, provate a immaginare - racconta un amico di famiglia - Era una persona assolutamente tranquilla e per bene. Lo vedevo spesso assieme ai figli, due adolescenti, li accompagnava alla scuola di calcio e andava a riprenderli. Non posso credere che sia accaduta una cosa del genere. E proprio per una partita di calcio". Due esistenze piene di similitudini, compresi due piccoli guai con la giustizia che per entrambi risalgono però agli anni Settanta, una vita fa. Ballan aveva avuto un precedente per lesioni, Acri per un reato contro il patrimonio. Due esistenze che sabato sera, per un puro caso, si sono scontrate in modo irreparabile. E si sono scontrate per una partita di calcio: Bellan che insultava l’Inter, l’altro che la difendeva. "Rocco non frequentava assiduamente quel bar di corso Lecce - raccontano i parenti di Acri - Probabilmente era solo la seconda volta che ci andava. È tutta quella storia del calcio... Ogni tanto lui guardava la partita la domenica, ma andava mai allo stadio. Era distante da tutto quel mondo. Anche noi siamo stupiti come lui di quello che è successo. È una persona pacata". Due persone che tutti conoscono come tranquille che tuttavia sabato sono venute alle mani. "Stavano litigando, li abbiamo trascinati fuori, fatti uscire da due porte diverse - è il racconto del barista e dei testimoni - Sembrava tutto finito invece un ragazzo è entrato pochi minuti dopo e ci ha detto che c' era un uomo accoltellato".

24 maggio 2010

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Torinoggi.it

Morto per lite su Materazzi

Una lite dopo la finale di Champions è finita in tragedia a Torino. Rocco Acri, 60 anni, ha colpito con varie coltellate Edmondo Bellan, 63, tifoso juventino, a causa di alcuni insulti a Materazzi. Nella notte 4 persone arrestate a Brescia per una rissa e 10 tifosi interisti finiti in ospedale, a Bergamo, dopo un’aggressione di ultrà atalantini. A Milano sono stati 150 gli interventi del 118 durante la festa.

24 maggio 2010

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Follia a Torino: ucciso perché critica Materazzi

TORINO - Accecato dal tifo proprio nella serata che doveva essere la più bella per i colori nerazzurri, ha ucciso a coltellate il rivale juventino che aveva "osato" insultare Materazzi. La festa si è trasformata in tragedia a Torino, fuori da un bar, dove si stavano riversando in strada, come nel resto della città, i tifosi della squadra di Mourinho dopo il trionfo in Champions League. Rocco Acri, 60 anni, ed Edmondo Bellan, 63, avevano seguito nello stesso locale, il Blu Sky di corso Lecce la finale che ha sancito il ritorno dell'Inter sul tetto d'Europa dopo 45 anni di digiuno. Il primo aveva sostenuto la formazione di Mourinho ed era a mille per la vittoria sul Bayern, il secondo invece aveva "gufato" sperando in una vittoria dei bavaresi, come del resto la gran parte dei supporter bianconeri. Quando fuori iniziava la festa dei nerazzurri, e mentre il tecnico portoghese piangeva abbracciato al presidente Moratti, nel bar torinese è esplosa la lite. Fattore scatenante, la scritta sulla maglietta indossata da Marco Materazzi, entrato nel recupero per concedere la standing ovation a Milito durante la festa al Santiago Bernabeu: "Rivolete anche questa ?". Una frase che ironizzava sulla richiesta di restituzione dello scudetto 2005-06 assegnato a tavolino ai nerazzurri in seguito allo scandalo di Calciopoli. Bellan si è acceso di rabbia. "Sfotti pure - ha detto rivolto allo schermo televisivo dove si vedeva il ''Matrix" nerazzurro - ma quella non è una squadra italiana. Che maglietta vergognosa, è un uomo di m..". Acri, seduto a un tavolo vicino, gli si è avvicinato. I due hanno cominciato a insultarsi per poi passare a spintoni e, pare, anche qualche schiaffo. Il titolare del locale, salomonicamente, aveva allontanato entrambi. Una volta fuori, Acri e Bellan si sono affrontati a muso duro. "Adesso te la faccio pagare", ha detto l'interista allo juventino prima di estrarre un coltello a serramanico e scaricargli addosso tre fendenti. Due hanno colpito il tifoso bianconero al costato, uno al braccio sinistro. Subito sono stati chiamati la polizia e l'ambulanza. La corsa del 118 al vicino ospedale Maria Vittoria si è rivelata inutile: Bellan è morto poco dopo l'arrivo al pronto soccorso. Gli agenti hanno ha sentito numerosi testimoni presenti sul luogo della tragedia, e ieri mattina hanno arrestato Acri, reo confesso del delitto. La notte che ha riportato l'Inter sul tetto d'Europa ha avuto anche un'altra faccia della medaglia. Oltre alla tragedia di Torino, grave e sconvolgente per la banalità delle motivazioni, a Orzinuovi, nel Bresciano, quattro tifosi interisti fra i 32 e i 56 anni sono stati arrestati dopo avere reagito con violenza ad un intervento dei carabinieri, chiamati per porre fine ad una discussione, degenerata a causa dell'alcol. Una decina di tifosi che festeggiavano in strada sono stati aggrediti in centro a Bergamo da ultras dell'Atalanta armati di spranghe, bastoni e catene.

24 maggio 2010

Fonte: Il Mattino di Padova

ll tifoso: "Volevo difendere il barista"

di Federica Cravero

Sarà l’esame autoptico a stabilire con esattezza come sia morto Edmondo Bellan, 62 anni, il supporter juventino accoltellato sabato sera fuori dal bar Blu Sky di corso Lecce dopo la vittoria dell’Inter in Champions League. Per quel delitto è ora in carcere Rocco Acri, 60 anni, simpatie per la squadra nerazzurra, accusato di omicidio volontario. Stamattina al Lorusso e Cutugno si terrà l’udienza di convalida davanti al sostituto procuratore Marco Sanini e al giudice per le indagini preliminari Marta Sterpos. Acri sostiene di non aver colpito per uccidere, ma di aver sventagliato il coltello per difendersi. Solo l’autopsia, che sarà affidata al medico legale Federico Quaranta, potrà stabilire in che modo e con quale intensità siano stati sferrati i tre fendenti che hanno ucciso Bellan ed eventualmente modificare l’imputazione a carico dell’omicida. Ieri sono stati sentiti dal magistrato vari testimoni dell’accaduto. Secondo la ricostruzione fatta, la discussione che ha scatenato l’assassinio è nata al bar dopo la fine della partita. Nella sala una ventina di persone aveva guardato la finale di coppa assieme ai due baristi. Al fischio finale i più se n' erano tornati a casa, tranne sette o otto. Mentre in tv i nerazzurri sollevavano il trofeo, tra i tavolini si accendevano gli animi, complice anche qualche birra in più. Bellan, che tifava per la Vecchia Signora, se l’è presa con la maglietta anti-juventina di Materazzi e si è infervorato sostenendo che l’Inter non sarebbe una squadra italiana perché composta quasi solo da stranieri. L' altro, interista, sarebbe sbottato. "Ma io ho problemi di udito - si è difeso Acri con il suo avvocato, Marco Moda, che ieri è andato a trovarlo in cella - Non ho parlato per tutta la sera con quell’uomo, che era seduto molte file dietro di me, e non ho sentito quello che diceva. Solo quando l’ho visto attaccare briga con il barista mi sono messo in mezzo per separarli e lui mi ha dato un pugno". Poi Acri e Bellan sono usciti da due porte diverse, ma si sono ritrovati sul marciapiede. "Quell’uomo mi veniva incontro, agitava le braccia, urlava. Io ero spaventato, ho tirato fuori un coltello a serramanico e l’ho sventagliato due o tre volte mentre arretravo. Lui è rimasto in piedi, tant' è che si è toccato la ferita al braccio e mi ha detto "Guarda cosa mi hai fatto". E io gli ho risposto "Guarda tu cosa mi hai fatto al labbro". Per me era finita lì, credevo che avesse un taglio superficiale". Invece Bellan è morto poco dopo il ricovero al Maria Vittoria. Acri se n' era già andato a casa, dove i poliziotti della squadra mobile sono andati a prenderlo il mattino dopo e dove hanno trovato il coltellino di 8 centimetri e i vestiti sporchi di sangue dell’assassino.

25 maggio 2010

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Torino.repubblica.it

Omicidio a Torino, l’interista si difende: "Lo juventino mi ha aggredito"

Rocco Acri, 60 anni, disoccupato, accusato di aver ucciso Edmondo Bellan, 63 anni, senza lavoro anche lui, dopo una discussione al termine della partita di calcio Inter-Bayern, invoca la legittima difesa. "Dopo essere stato fermato - ha spiegato l’avvocato dell’indagato, Marco Moda - il mio cliente è stato sottoposto a due ore di interrogatorio ma ha spiegato con chiarezza e lo ha confermato anche in queste ore, che si è trattato solo di legittima difesa. Che ha colpito per difendersi ma senza l’intenzione di uccidere". Poco dopo le 23 di sabato sul televisore a 37 pollici del bar "Blu Sky", in corso Lecce, compare l’inquadratura di Marco Materazzi. Il difensore interista si leva la maglietta a strisce e la telecamera indugia sulla t-shirt del neroazzurro, c’è una scritta: "Rivolete anche questa ?". Nel bar sale una protesta. Ci sono una ventina di persone, per lo più pensionati, quasi tutti juventini: "Sfotti pure - urla Bellan - ma l’Inter non è una squadra italiana con tutti quei negri di m… Anche quello lì è un uomo di m…". Ne nasce un parapiglia perché, come poi ha raccontato alla polizia il titolare del bar, Emanuele Romeo, 77 anni, "c’erano anche alcuni interisti". Acri si avventa contro il bianconero e lo prende per il bavero. Insulti, schiaffi e un pugno. "Sono stato io a mettermi in mezzo - ha spiegato Romeo - ho cercato di dividere quei due". L’uomo tenta di fare da paciere: "Se avete da dire andate fuori". I due tifosi vengono trascinati all’esterno dal locale. "Poi ho chiuso la porta - ha sostenuto l’esercente - e siamo tornati davanti alla tv. Dopo poco è entrato un ragazzo. Gridava: l’ha preso a coltellate". Il corpo di Bellan era steso, agonizzante, sul marciapiede. Interrogato dal pm Marco Sanini, Acri si è discolpato: "Pensavo d’averlo colpito di striscio. Quando me ne sono andato era ancora in piedi e mi minacciava. Mi sono allontanato perché non volevo altri guai. Ero intervenuto per dividere lui e il padrone del bar che stavano litigando. Lo avevo accompagnato fuori perché si calmasse e lui se l’è presa con me. Ho dovuto difendermi". Infine, nella giornata di ieri, una delegazione "Ultras Bravi Ragazzi Juventus" si è recata in corso Lecce per deporre un mazzo di fiori in ricordo del tifoso bianconero deceduto.

25 maggio 2010

Fonte: Cronacaqui.it

Il calcio non c'entra, ho difeso il mio amico

di Claudio Laugeri e Massimo Numa

I parenti dell’omicida: segue la Juve, ma non è un tifoso acceso.

Torino - È disperato e non ha dormito Rocco Acri, 60 anni, arrestato per l’omicidio di Edmondo Bellan, di 62. Lo ha ucciso con una coltellata. Seduto sulla branda della cella, settore "Nuovi giunti", in completo isolamento, sorvegliato 24 ore su 24 per sicurezza, lo sguardo perso nel vuoto. Ha ammesso, anche se ha giurato: "Non lo volevo uccidere, volevo soltanto tenerlo lontano. Quando me ne sono andato, era ancora vivo. Non avevo niente da chiarire, sulla partita. Io non avevo detto nulla". E questo ripeterà oggi nell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Marta Sterpos. Il resto, è ancora da accertare. Come il movente. I due hanno litigato dopo la partita Inter-Bayer Monaco, vista allo "Blu Sky Bar" in corso Lecce 52. Bellan era juventino e Acri interista" ha raccontato qualche testimone agli agenti della Omicidi, coordinati dal capo, il vicequestore Luigi Mitola. "Rocco era juventino, un tifoso moderato, ma bianconero" smentisce un parente dell’uomo finito in carcere per omicidio. A casa, la moglie, Rosetta S. è distrutta dal dolore. "Eravamo sereni, mai più avrei pensato che Rocco finisse in carcere", ha detto agli amici. Bellan è stato proprietario di vari bar. Uno in particolare era in via Lancia, frequentato da molti tifosi anche dell’Inter. Dicono i familiari della vittima: "Non è mai stato un fanatico, un ultras. Era soprattutto un appassionato di calcio, tifava per le italiane, senza accanimento". Per gli inquirenti, questo è un dettaglio che conta poco. Tanto che nell’interrogatorio all’uomo finito in carcere non hanno fatto cenno alla questione. La loro attenzione è concentrata sui "futili motivi" del litigio, un’aggravante secondo il codice penale. "Sarà tutta da valutare" anticipa Marco Moda, difensore di Acri. Anche perché, la versione del suo cliente è un po’ diversa da quella degli investigatori: "Sono intervenuto in soccorso del titolare del bar (Emanuele Romeo, 76 anni, ndr) e quel tizio mi ha dato un pugno in faccia". Bellan ha anche pronunciato alcune frasi, "ma ho problemi di udito e non sono riuscito a capire il significato", aggiunge Acri. Nessuna analisi sul dopo-partita. Il resto, è avvenuto fuori dal bar, sul marciapiede. Il titolare del locale li ha buttati fuori entrambi, facendoli uscire da porte diverse, a una decina di metri una dall’altra, sulla facciata del locale. Premura inutile. Bellan e Acri si sono ritrovati. "Mi ero fermato là perché aspettavo la persona che mi aveva accompagnato al bar. Prima, però, è uscito quell’uomo (Bellan, ndr). Mi veniva incontro, pronunciava frasi che non capivo, ma il tono era minaccioso. Così ho tirato fuori il coltello che tengo nella tasca del giaccone, lo uso per andare in campagna" aggiunge l’arrestato. E Romeo ? Davvero era lui a litigare con Bellan ? Ha qualche problema di udito ed è ancora sotto choc. "Ho già spiegato tutto alla polizia. Lasciatemi tranquillo. Non ho voglia di parlare" risponde. Una situazione ben diversa da quella che portò all’omicidio di Roberto Palumbo, quarantuno anni, intervenuto in aiuto del nipote Michele Sannino, di 36, che aveva litigato con Carlo Antonucci, di 58. Il calcio non c’entrava, anche se sul tv nella "sala giochi" del bar dove erano stati i tre era appena andata in onda Inter-Chelsea. A scatenare la violenza era stata una spinta di Antonucci a Sannino sulla porta del locale, via Macerata. Mezz’ora dopo, Sannino e lo zio sono diventati due bersagli. E Palumbo ha pagato con la vita.

25 maggio 2010

Fonte: Lastampa.it

IL PROCESSO

Non volevo uccidere, perdonatemi

di Sarah Martinenghi

Ieri la procura ha chiesto la sua condanna in abbreviato a 30 anni di carcere per il reato di omicidio volontario aggravato dall' uso del coltello e soprattutto dai futili motivi. Perché, secondo l’accusa, Rocco Acri, 61 anni, tifoso dell’Inter, aveva ucciso Edmondo Bellan, 63 anni, di fede juventina, dopo una lite scoppiata al termine della partita di Champions League del 22 maggio scorso - tra i nerazzurri e il Bayern Monaco - trasmessa in un bar di corso Lecce. Ma l’imputato, nei giorni scorsi, dal carcere ha scritto una lunga lettera ai familiari della vittima, in cui spiega tutto il suo rammarico e implora il perdono dei due figli rimasti orfani. "Pregiatissimi signori - esordisce l’uomo, difeso dagli avvocati Antonio Rossomando e Marco Moda - ho riflettuto molto, e a lungo, se scrivervi questa lettera, che spero non vi provochi ulteriore dolore e rabbia. Spero di no. Vi scrivo perché ho bisogno di farvi sapere che mai avrei voluto e nemmeno potuto immaginare che potesse succedere un fatto così tragico e irrimediabile: mai avrei voluto uccidere qualcuno nella mia vita". È una missiva in cui, almeno a parole, Rocco Acri si dice sinceramente pentito per quanto accaduto: la sua difesa è di aver colpito Edmondo Bellan non per motivi calcistici, e non certo per ucciderlo. "Aveva visto poco prima la vittima dare un pugno al barista, e quando all' uscita dal bar si è avvicinato a lui con un fare minaccioso ha pensato che lo volesse aggredire e per questo ha estratto il coltello. Credeva di averlo solo ferito al braccio, perché da lì perdeva molto sangue, invece purtroppo un solo fendente, quello mortale, lo aveva colpito al cuore" ha spiegato l’avvocato Rossomando, che parlerà in aula il 15 giugno. Ieri mattina, al processo che si sta celebrando davanti al giudice Sandra Casacci, il sostituto procuratore Marco Sanini ha chiesto 30 anni di carcere, negando all' imputato le attenuanti generiche (anche per vecchi precedenti) e sostenendo invece che l' omicidio si è consumato per una banale lite da bar nata da una discussione sulla maglietta indossata da Materazzi con la scritta "Rivolete anche questa ?", indirizzata ai tifosi juventini che avevano chiesto venisse restituito al club bianconero il titolo assegnato a tavolino all' Inter nel 2006. "Il mio cliente, dopo l’omicidio, è tornato a casa, non è scappato. E il giorno dopo, quando sono andati ad arrestarlo, in casa hanno trovato il coltello di cui non si era liberato" ha sottolineato il difensore. "Di fronte alla morte, spesso, l’unica cosa permessa è fare silenzio - scrive dunque l’omicida ai figli e alla convivente dell’uomo che ha ucciso - Quanto è successo ha sconvolto parecchie vite, non solo la vostra, ma anche quella della mia famiglia. Ma con questo, io non voglio assolutamente paragonare la mia situazione alla vostra, perché voi avete perso vostro padre. Sento però il bisogno di chiedervi perdono. Non vorrei però, con queste parole, recare a voi altre sofferenze. Perché questa sarebbe, davvero, proprio l’ultima cosa che voglio". I familiari, assistiti dall' avvocato Paolo Davico Bonino, hanno chiesto ieri un risarcimento di 780 mila euro: 370 mila a testa per i due figli, e 40 mila euro per la compagna.

30 aprile 2011

Fonte: La Repubblica

Uccise dopo la partita

Scrive ai figli della vittima 

di Raphaël Zanotti

L’accusa chiede trent’anni di carcere: "Ormai è troppo tardi per pentirsi".

Trent’anni di carcere, in pratica l’ergastolo se il rito abbreviato scelto dall’imputato non riducesse la pena di un terzo. È la condanna che rischia Rocco Acri, 61 anni, ex titolare di locali pubblici. La sera del 24 maggio dell’anno scorso uccise con una coltellata Edmondo Bellan, 62 anni, anche lui ex proprietario di bar. Acri è juventino, Bellan era interista (NDR: il contrario). I due avevano appena terminato di vedere Inter- Bayern Monaco al Blu Sky di corso Lecce. Partita vinta dai nerazzurri. Grande euforia, alcool in eccesso e gli animi si sono accesi. Troppo. Assurdo, morire di Champions. Incredibile. Eppure questa è stata la scintilla. Dire che entrambe le famiglie, dell’omicida e della vittima, hanno descritto i loro cari come persone tifose, ma non fanatiche. Eppure. Il pubblico ministero Marco Sanini, nella sua requisitoria di ieri, ha chiesto la condanna di Acri con due aggravanti: quella del mezzo insidioso (il coltello a serramanico estratto da Acri) e quello dei futili motivi (i commenti calcistici). Nessun riconoscimento delle generiche. Su Acri pesano precedenti penali che seppur antichi, risalgono agli anni Ottanta, non sono bagatellari: estorsione e detenzione abusiva di armi. La pubblica accusa ha anche biasimato il comportamento processuale di Acri che mai ha tentato di risarcire i familiari di Bellan (i figli e la convivente difesi dall’avvocato Paolo Davico Bonino). Ieri è arrivata una lettera ai figli, è vero. "Ho riflettuto per tanto tempo se scrivervi o meno nel timore che questo potesse provocarvi nuovo dolore" ha scritto Acri. "Spesso immagino di poter tornare indietro nel tempo e di evitare che avvenga questa tragedia, che le nostre famiglie possano continuare a vivere serene come prima. Ma non posso. L’unica cosa che mi è permessa è fare silenzio". Una lettera giudicata "tardiva" dalla pubblica accusa, che ha poi contestato la ricostruzione dei fatti raccontata da Acri. Di quella sera si sa per certo che scoppiò un litigio sull’Inter, a fine partita, tra Bellan e altri tre avventori del locale. Bellan aveva bevuto. Aggredì il titolare del bar, Emanuele Romeo. Allora intervenne anche Rocco Acri in sua difesa. Bellan gli sferrò un pugno in faccia. Romeo sbattè tutti fuori. Fece uscire Bella e Acri da due uscite differenti, una su corso Lecce e l’altra su via Nicola Fabrizi. È qui che le versioni divergono. Acri ha sempre raccontato che fuori venne raggiunto da Bellan che gesticolava e lo insultava. Vedendoselo venire incontro, si prese paura ed estrasse il coltello a serramanico che teneva in tasca per quando andava in campagna. Ha dichiarato di aver dato dei fendenti più che altro per allontanare l’aggressore. Bellan rimane ferito al braccio e Acri dichiara di essersi allontanato pensando a una ferita superficiale. Invece, purtroppo, il coltello penetra il petto e colpisce al cuore Bellan, che muore soccorso tra i presenti. Acri rientra a casa, non racconta nulla alla moglie e va a dormire. Il giorno dopo viene arrestato. Consegna il coltello e tutto quanto. Cosa non torna per il pubblico ministero ? Che Acri dice di essere stato raggiunto da Bellan, ma le macchie di sangue racconterebbero un’altra storia. L’aggressione avviene vicino alla porta da cui è uscito Bellan. È dunque Acri a raggiungerlo, armato di coltello, e non il contrario. Alla requisitoria del pm replicheranno il 15 giugno gli avvocati che difendono Acri: Antonio Rossomando e Marco Moda. Saranno arringhe difensive che punteranno a dimostrare che la versione di Acri coincide con le prove fisiche e testimoniali raccolte e che il comportamento del 61enne dimostra come non fosse sua intenzione uccidere Bellan. Sarà il giudice Sandra Casacci a decidere quale versione corrisponde alla realtà e a emettere la sentenza.

30 aprile 2011

Fonte: La Stampa

ll pm chiede trent'anni di carcere per l'interista che uccise lo juventino

Un anno fa Rocco Acri, 61 anni, aveva ucciso a coltellate Edmondo Bellan, 63 anni, dopo una lite scaturita da un battibecco su Materazzi.

Interista uccise un tifoso juventino dopo aver guardato insieme una partita di Champions in tivù: il pubblico ministero oggi ha chiesto di condannarlo a trent'anni di carcere. Accadde a Torino, la sera del 22 maggio dell'anno scorso. L'imputato, Rocco Acri, 61 anni accoltellò a morte Edmondo Bellan, 63 anni nel corso di una lite che aveva come oggetto il calciatore Marco Materazzi. La richiesta di condanna è stata avanzata nel corso di un giudizio abbreviato dal pubblico ministero Marco Sanini. Rocco Acri, la sera 22 maggio, poco dopo la finale vincente dei nerazzurri contro il Bayern Monaco, era euforico. Con Edmondo Bellan, fuori da un bar in cui i due avevano assistito all'incontro in televisione, si scatenò la lite per la maglietta indossata da Materazzi che recava la scritta "Rivolete anche questa ?", indirizzata ai tifosi della Juventus che avevano chiesto indietro il titolo assegnato a tavolino ai nerazzurri nel 2006. Acri non aveva accettato gli insulti che Bellan aveva rivolto a Materazzi. I due si erano affrontati dapprima nel bar, ma erano stati allontanati dal gestore, e poi fuori dal locale. Allora l'interista con un coltello a serramanico colpì con tre fendenti Bellan che morì poco dopo l'arrivo in ospedale. Stamani davanti al gip Sandra Casacci, il pm Sanini ha negato le attenuanti generiche all'imputato, mantenendo invece l'aggravante dei futili motivi. "Si tratta - affermano gli avvocati Marco Moda e Antonio Rossomando, legali di Acri - di un'impostazione che siamo intenzionati a contestare. Abbiamo svolto indagini per nostro conto e chiesto la consulenza del medico legale Moreno Bertoni, che ci ha portati a conclusioni diverse da quelle dell'accusa e che illustreremo nella prossima udienza".

29 aprile 2011

Fonte: Torino.repubblica.it

Interista uccise juventino, condannato a 30 anni di reclusione

Rocco Acri lo scorso 22 maggio 2010 uccise Edmondo Bellan al termine della finale di Champions League vinta dall'Inter. Acri era imputato di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi.

Il tifoso interista Rocco Acri è stato condannato a 30 anni di reclusione per l'omicidio della sera della finale di Champions League vinta dai nerazzurri il 22 maggio 2010, quando accoltellò a morte Edmondo Bellan, supporter juventino, fuori da un bar di Torino. A scatenare la discussione fu la maglietta di sfottò nei confronti degli juventini sfoggiata dal calciatore Marco Materazzi dopo la conquista della coppa con la scritta "Rivolete anche questa ?". La condanna è arrivata al termine del processo con rito abbreviato nel quale Acri era imputato di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi. I difensori di Acri, avvocati Marco Moda e Antonio Rossomando, avevano chiesto che il reato fosse derubricato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale e che fosse esclusa l'aggravante dei futili motivi. I due legali hanno annunciato ricorso in appello. L'episodio avvenne fuori da un bar di corso Lecce a Torino, dove il 61enne Acri aveva visto la partita. Nel locale c'era anche Bellan, 63 anni. Alla vista della maglietta di Materazzi - con messaggio indirizzato ai tifosi juventini che avevano chiesto venisse restituito lo scudetto 2006, assegnato a tavolino dall'Inter - Bellan aveva cominciato a inveire contro la squadra nerazzurra sostenendo che non fosse una formazione italiana, visto il gran numero di stranieri che vi giocavano. La lite era poi proseguita fuori dal locale ed era degenerata fino a quando Acri accoltellò più volte lo juventino, che morì poco dopo in ospedale.

8 novembre 2011

Fonte: ANSA

Condannato a 30 anni

Uccise tifoso della Juve

La lite in un bar durante la finale di Champions vinta dell'Inter nel 2010. Il supporter nerazzurro, fuori dal locale, accoltellò quello juventino che morì in ospedale.

È stato condannato a 30 anni di reclusione Rocco Acri, il tifoso interista che, la sera della finale di Champions League vinta dai nerazzurri il 22 maggio 2010, accoltellò a morte Edmondo Bellan, supporter juventino, fuori da un bar di Torino. A scatenare la discussione fu la maglietta di sfottò nei confronti degli juventini sfoggiata dal calciatore Marco Materazzi dopo la conquista della coppa con la scritta "Rivolete anche questa ?". La condanna è stata decisa dal Gup di Torino, Sandra Casacci, al termine del processo celebrato con rito abbreviato nel quale Acri era imputato di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi. I difensori di Acri, avvocati Marco Moda e Antonio Rossomando, avevano chiesto che il reato fosse derubricato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale e che fosse esclusa l'aggravante dei futili motivi. I due legali hanno annunciato ricorso in appello. Acri, 61 anni, aveva guardato la finale tra i nerazzurri e il Bayern Monaco in un bar di corso Lecce a Torino. Nel locale c'era anche Bellan, 63 anni. Alla vista della maglietta di Materazzi - con messaggio indirizzato ai tifosi juventini che avevano chiesto venisse restituito lo scudetto 2006, assegnato a tavolino dall'Inter - Bellan aveva cominciato a inveire contro la squadra nerazzurra sostenendo che non fosse una formazione italiana, visto il gran numero di stranieri che vi giocavano. La lite era poi proseguita fuori dal locale ed era degenerata fino a quando Acri accoltellò più volte lo juventino, che morì poco dopo in ospedale.

8 novembre 2011

Fonte: Torino.repubblica.it

Omicidio Edmondo Bellan: Rocco Acri

condannato a 30 anni di reclusione

Rissa al bar, trent'anni per la coltellata mortale al tifoso juventino.

Secondo il giudice ha ucciso intenzionalmente e per futili motivi, dopo una lite tra tifosi di Juve e Inter. Per questo ieri pomeriggio Rocco Acri, 61 anni, è stato condannato a trent'anni per l'omicidio di Edmondo Bellan, 62 anni, avvenuto al bar "Blu Sky" di corso Lecce 54 la sera della finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco il 22 maggio 2010. Lo ha stabilito il gip Sandra Casacci accogliendo la tesi del pm Marco Sanini. L'accusa aveva chiesto l'ergastolo che, con lo sconto di un terzo della pena per il rito abbreviato, arriva a trent'anni. Il verdetto è arrivato dopo la scelta di risentire un testimone e i due medici legali dell'accusa e della difesa (rappresentata da Antonio Rossomando e Marco Moda). "È una sentenza severa e giusta perché il fatto era grave", afferma Paolo Davico Bonino, avvocato della famiglia Bellan. Per i due difensori invece si trattava di un omicidio preterintenzionale perché Acri non voleva uccidere e perché il colpo mortale al cuore è arrivato incidentalmente dopo aver colpito il braccio: "Era tanto sicuro di non aver ucciso Bellan che è tornato a casa portandosi l'arma - afferma Rossomando - E non si trattava di futili motivi, perché Acri è intervenuto in difesa dell'amico barista aggredito da Bellan". (a.gi.)

9 novembre 2011

Fonte: La Repubblica

Dopo la Champions

Uccide uno juventino 30 anni all' interista

Condannato a 30 anni di reclusione Rocco Acri, il tifoso interista che la sera della finale di Champions nel 2010 accoltellò a morte lo juventino Edmondo Bellan davanti a un bar di Torino. Il litigio tra i due nacque a causa della maglietta indossata da Materazzi dopo la vittoria, con su scritto "Rivolete anche questa ?".

9 novembre 2011

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Omicida, ma non a causa del calcio dimezzata la pena

Non fu il calcio a causare il litigio mortale fra un tifoso juventino e uno interista la sera del 22 maggio 2010, subito dopo la finale di Champions League Inter-Bayern, fuori dal bar Blu Sky in corso Lecce a Torino: ieri la corte d' Assise d' Appello ha ridotto da 30 a 16 anni la condanna inflitta in abbreviato a Rocco Acri che uccise Edmondo Bellan, ma non per "futili motivi" come riteneva l' accusa. È stata infatti accolta la tesi difensiva degli avvocati Marco Moda e Antonio Rossomando che hanno dimostrato che Acri in realtà non agì per un’offesa subita, bensì per difendere il proprietario del bar, anziano e ancora convalescente in seguito a una serie di interventi chirurgici. L' accusa, sostenuta dal procuratore generale Andrea Bascheri, aveva chiesto la conferma della condanna.

17 gennaio 2013

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Torino.repubblica.it
 
 
     
   
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