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Gabriele Sandri 11.11.2007 Gabriele
   GABBO    Pagine della Memoria    Morire di Calcio    Superga 1949    Tragedia Ballarin 1981 

Per non dimenticare Gabriele Sandri

di Lorenzo de Silvestri

Adesso che i riflettori vanno via via spegnendosi, adesso che l’assenza di Gabriele comincia a diventare un macigno insostenibile per la sua famiglia e mentre la giustizia fa, farà il suo corso secondo i suoi tempi. Adesso che siamo tutti qui ancora a chiederci perché, con questo magone che non va più via. Adesso non dimentichiamolo. Facciamo qualcosa affinché Gabriele, il suo sorriso solare, la sua gioia di vivere, tutto quello che ha rappresentato per noi che gli volevamo bene e anche per chi non lo conosceva, restino un po’ con noi, con tutti noi. A farci compagnia e a dare carezze ai suoi familiari, scioccati e quasi stupiti da questo vuoto ingombrante, angoscioso che si va materializzando di giorno in giorno dopo l’adrenalina delle prime ore. Ora che l’inesorabile legge dei media declassa questa assurda tragedia dalla prima all’ultima pagina, dai titoli d’apertura a un veloce flash d'agenzia. Io ho deciso di fare qualcosa e spero che tutti quelli che hanno a cuore Gabriele inventino a loro volta e secondo la loro fantasia piccole e grandi cose che possano alleviare il dolore di questa famiglia. Basterà poco penso io. E sarà tanto, tantissimo. Passare in negozio per fare due chiacchiere col papà, andare insieme al cimitero e portare dei fiori, scrivere il suo nome su una maglietta, anche solo parlarne. Tra un mese, tra un anno e anche oltre. Vivere con questo amico accanto nella quotidianità, nella semplicità che ha sempre contraddistinto anche il suo carattere. Io intanto ho fatto una piccola cosa, ho fatto scrivere sulla linguetta dei miei scarpini il nome di Gabriele. Da oggi in poi quando darò un calcio al pallone sarà come averlo dato in due. E quei pochi gol (perché io ne segno pochi) che realizzerò li avremo segnati insieme. Penso che per Gabriele ci saranno iniziative sicuramente più grandi, per onorarne la memoria e per non dimenticarlo, ma io parto dalle piccole cose, quelle che ogni giorno me lo fanno sentire ancora così vicino. E domenica vorrei portare dei fiori sotto la Nord e condividere con i tifosi questa tempesta di emozioni che ha infuriato sulle nostre teste negli ultimi giorni. Gabriele era un ultrà molto atipico, tranquillo, educato, rispettoso. L’avevo conosciuto più di un anno e mezzo fa e da allora siamo stati sempre grandi amici. Mai una parola in più, una forzatura, il tifoso ingombrante, pressante. Mai. Un’amicizia vera, che viaggiava sulle note della musica di cui eravamo appassionati e di questa bandiera biancazzurra che ora ci sventola nel cuore. Uno che per la Lazio non andava a dormire. Che per venirci a vedere rinunciava a tutto. Un ultrà che va oltre con la testa e con il cuore nell’innamoramento per la sua squadra. Mai violento. Quelli che hanno messo a ferro e fuoco i quartieri di Roma intorno all’Olimpico non sono ultrà. Quelli sono delinquenti. Il termine "terrorismo" per loro è più che appropriato. Non si assaltano caserme e commissariati. E con la scomparsa di Gabriele questa gente non c’entrava niente. Così come non c’entravano niente quelli della curva di Bergamo. No, per come l’intendo io un ultrà è tutta un’altra cosa. È un tifoso che sa amare più degli altri. Nel rispetto degli altri. Spero che la giustizia faccia il suo corso. Siamo ancora qui a chiederci cosa sia successo veramente quella maledetta mattina di novembre. Forse perché c’è di mezzo un poliziotto la verità viene a galla con più difficoltà, con più lentezza. Ma la legge è uguale per tutti e la famiglia di Gabriele chiede giustizia, non vendetta. Sono rimasto scosso dalle parole che mi ha detto la sua mamma l’altro giorno nella camera ardente, davanti al suo viso sereno, quasi stesse dormendo. Mi ha ricordato quanto fossi importante per suo figlio, di quanto vestisse con orgoglio nelle partite di calcetto la maglia che gli avevo regalato, di come la nostra amicizia fosse un bene prezioso per la sua vita. No, non dimentichiamocelo Gabriele. Mettiamoci il suo sorriso e la sua spensierata voglia di vivere nelle nostre corse dietro a un pallone e ai nostri sogni, alla ricerca di uno spicchio di felicità".

Fonte: Fondazione Gabriele Sandri

Fotografia: Americaoggi.info.it

Gabriele, due passioni: Lazio e musica

L'amico: "Non era un tifoso violento"

Dj, romano di 26 anni, era conosciuto anche dai giocatori biancocelesti. Sul suo blog la rabbia e il cordoglio di chi l'aveva incontrato. Il fratello: "Me l'hanno ammazzato".

AREZZO - "Gabbo non era un tifoso violento", dice un amico. Aveva due grandi passioni Gabriele Sandri: la musica e la Lazio. Seguiva la squadra in tutte le sue trasferte. Lo conoscevano pure i giocatori. Recentemente aveva partecipato ad una festa con il difensore Lorenzo De Silvestri. Romano, Gabriele gestiva un negozio di abbigliamento alla Balduina ma la sera indossava i panni di dj. Ieri era al Piper di Roma. Walter Valloni, un manager amico, ha la voce rotta dalla commozione: "Lo conoscevo bene: non era un violento. Ho trascorso con lui tutta l'estate nel mio locale di Porto Rotondo, Em Club. Faceva il dj resident. A Roma lavorava spesso nella discoteca La Cabala". "Me lo hanno ammazzato a 28 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte". Cristiano Sandri è il fratello di Gabriele. Esce dalla caserma della polizia stradale di Arezzo che indaga sull'omicidio di questo pomeriggio e si abbraccia a lungo con il padre in lacrime. Nel suo blog, Gabriele si presenta così: "Commerciante, nato a Roma, inizia a coltivare la sua passione per la musica in piena era rave. Il suo primo disco lo compra a 13 anni. I suoi vinili comincia a farli girare nei sabati pomeriggio della capitale. Nel 2002, la prima stagione estiva in Costa Smeralda". Fino a ieri, il blob era utilizzato per organizzare la trasferta a Milano ("Chi è rimasto a piedi, è il benvenuto. Siamo in 3 in macchina"), ma da qualche ora, all'indirizzo di Gabriele su MySpace si riversa la rabbia e il dolore degli amici e dei tifosi biancocelesti. Sotto le immagini del suo volto sorridente, con le cuffie in testa, si sommano commenti arrabbiati: "Non si può morire in questo modo..." scrive Federico. "Ke mondo de merda…" commenta Mack. E poi tante scritte di dolore: "Mi sembra ieri il giorno in cui ci siamo conosciuti all'Heaven di Porto Rotondo - ricorda Andrea - quando tu hai messo Ragazzo fortunato... Oggi accendo la tv e parlano di un colpo che ti ha ucciso. Non riesco a crederci... Addio Gabbo !". "Solo un grande vuoto in fondo al cuore". E poi il saluto di un collega: "Lassù non dimenticarti la borsa dei dischi... Non riuscirei a pensarti senza. Un abbraccio", dj Gabriele Imbimbo.

11 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it (Testo e Foto)

"Con le note di Gabbo abbiamo ballato fino alle quattro"

di Cecilia Cirinei e Maria Elena Vincenzi

"Ci ha salutato alle quattro e mezza - racconta Davide Bornigia del Piper - sono sicuro che in quella macchina dormiva. Lo conosco da dieci anni. È cresciuto qui da noi e in altri dei migliori club della capitale. È stata una tragedia, tutti gli amici in comune che ho sentito stanno piangendo". Quella di sabato per Gabbo Dj o anche "Le Gabriel", nomi d' arte di Gabriele Sandri, è stata l’ultima notte di lavoro come dj al Piper con tutto il pubblico che ballava con le mani alzate sotto la consolle. Un sabato sera divertente come tanti altri ai piatti della discoteca, come sempre, insieme al dj Chicco Allotta. Nessuno avrebbe mai pensato che non ce ne sarebbe più stato un altro. Tante le testimonianze degli amici e compagni di lavoro del giovane morto ad Arezzo durante gli scontri con la polizia. Gabbo si trovava in macchina. Era partito da Roma sabato alle 4.30 per andare a vedere la partita in trasferta della sua squadra del cuore, la Lazio. "Conoscevo bene il ragazzo - dice Giancarlo Bornigia, storico patron della discoteca di via Tagliamento - era sempre sorridente, un punto di riferimento per tanti giovani. Uno lontano dalle droghe". E nel blog di Gabriele su MySpace ieri si leggeva la testimonianza dell’altro dj Chicco Allotta: "Come ogni sabato abbiamo fatto alzare a tutti le mani nella pista da ballo, io aprivo la serata, poi arrivavi tu e davi il giusto sound. Non scorderò mai quando nel mezzo della notte mettevi Gianna Nannini e fermavi la musica con tutti che cantavano "Meravigliosa creatura", brano che adesso noi dedichiamo a te". Ma Gabbo Dj aveva mixato la sua musica in tanti club della città, dal Goa all' Alien, dal Gilda al Tattou. E questa stagione avrebbe dovuto essere il giovedì a La Maison e il venerdì a La Cabala. "Aveva solo due passioni: la musica e la Lazio" - racconta Fabio Lucarelli, amico e manager musicale, che ha abitato con lui a Porto Rotondo e che sabato notte ha ricevuto un sms per una serata da fare in discoteca a Sassari - facevamo sempre colazione con la pizza invece che con i cornetti". Sconvolto Luca Ciambella, che aveva ideato una marca di abbigliamento per giovani in vendita nel negozio dei genitori di Gabriele: "E' morto con il nostro cappellino - dice - aveva fatto una traccia per un suo disco "House of love", che doveva uscire nei prossimi mesi. Non ci sono parole: l’ho visto sabato pomeriggio. Era un ragazzo solare con dei valori forti come la famiglia, l’amicizia e l’onore".

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Ilgiornale.it

Lazio e musica I grandi amori del dj Gabriele

di Paolo Butturini

Il 26enne romano ha lavorato sino alle 5 e poi è partito per Milano dopo aver trovato un passaggio all' ultimo sul blog Il messaggio struggente della fidanzata.

ROMA - Se lo sentiva Gabriele Sandri. La giornata di ieri si annunciava faticosa, ma non poteva immaginare diventasse mortale. Se lo sentiva tant' è che, fino all' ultimo, era stato incerto sul partire o meno per Milano. "Con tutte le assenze della Lazio - aveva confessato al dj Massimo Allotta con cui aveva messo dischi fino a tarda notte al Piper - che ci andiamo a fare. L' Inter vince di sicuro". Era persino rimasto a piedi, costretto ad accettare un passaggio dell’ultimo momento, offertogli sul suo blog da un gruppo di tifosi laziali, il Jollywhite: "Siamo in tre, c' è posto per chi è rimasto a terra". Ma se lo sentiva anche mamma Daniela che a una vicina di casa, la signora Collenza, aveva confidato: "Chissà. Sono un po' preoccupata. Prima la nottata in discoteca, poi la sveglia all' alba, quel viaggio fino a Milano in macchina, e poi quella partita di calcio", non poteva immaginare quanto sarebbe accaduto. DOVE VIVEVA - Regna il silenzio nella palazzina di via Rodriguez Pereira, quartiere Balduina, ex zona chic, comunque abitata dalla buona borghesia romana, commercianti, professionisti, artigiani. Gabbo, come si faceva chiamare Gabriele, viveva in casa coi genitori, di giorno lavorava col padre, Giorgio, nel negozio di abbigliamento Harrison di via Friggeri, a due passi dall' abitazione. Di notte si scatenava come dj. Bravo, nel suo lavoro notturno: "Era uno che sapeva animare le serate - racconta Marco Bornigia, titolare del Piper - spesso veniva richiesto per compleanni, feste private. Un ragazzo davvero serio, col sorriso sulle labbra". SUONARE ALLA CONSOLLE - La musica, quella house in particolare, era una delle sue passioni: "Veniva spesso nel mio negozio - ricorda Cristiano Colaizzi, titolare di un esercizio che vende cd per dj - Salutava, si informava sulle ultime novità, comprava sempre qualcosa. No, di calcio non parlavamo, sono romanista, giusto qualche battuta". Era fidanzato, Gabriele, con Lucrezia che davanti a casa dei Sandri lascia uno struggente messaggio: "Grazie per aver messo al mondo un angelo, un angelo che da sei mesi era la mia metà". Ma anche l’ex è disperata, Francesca piange, si erano lasciati per divergenze politiche. "Troppo di destra", diceva lei, alludendo a un tatuaggio che Gabbo portava sul corpo. Poi entrambe si sono dirette verso piazza Euclide, luogo di ritrovo dei giovani di Roma Nord, nel quale si sono dati appuntamento amici e tifosi della Lazio per una fiaccolata che la pioggia ha impedito. Già, la Lazio, ecco un’altra delle grandi passioni di Gabriele. Ma anche in questo caso Sandri non amava l’esagerazione: abbonato in Tribuna Tevere, non un "curvarolo". Un tifoso che seguiva la squadra in trasferta, l’ultima volta era stato a Brema, per la gara di Champions col Werder. Milano purtroppo non è riuscito a raggiungerla. L' ULTIMA VOLTA - Ieri Gabriele Sandri è tornato a casa verso le cinque del mattino. Il tempo di schiacciare un pisolino, di fare una doccia e poi appuntamento a piazza Vescovio con la piccola comitiva che l’avrebbe portato a Milano. Appena uscito dalla discoteca aveva mandato un sms al suo grande amico Lorenzo De Silvestri: "Daje, Lo, ho appena finito di suonare e ora sto per partire per portarvi alla vittoria. Sempre con voi". Quella col giocatore della Lazio era un’amicizia di vecchia data. Gabbo aveva fatto il dj alla festa per il 18 compleanno del difensore, ma era in confidenza anche con altri due biancocelesti, il terzo portiere Berni e col centrocampista Firmani. Quei colori, un giorno di novembre, gli sono costati la vita.

12 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Ilmessaggero.it

Dj, blogger e tifoso le vite stroncate di Gabbo il buono

di Alessandra Retico

ROMA - Bella faccia, pulita da bravo ragazzo. È morto forse mentre dormiva Gabriele Sandri, e adesso sembra un "io non c' entro" quel sonno in cui se n' è andato. Ricci rossi, pelle chiara, gli occhi dolci e il sorriso sempre. Un angelo per gli amici, "anche se faceva lo sbruffone era tutta scena perché aveva il cuore tenero". Gabbo lo chiamavano, nome tondo, nome da bambino. Non una testa calda, mai una droga e mai qualcosa di storto. Aveva 26 anni, una famiglia per bene, un diploma allo scientifico. Non aveva continuato gli studi, gli piaceva la musica, il suo primo disco a 13 anni e non aveva da allora più smesso. Si è fatto strada nell' ambiente dei locali, era dj nelle discoteche più in voga a Roma e Fregene, d' estate in Sardegna per fare la stagione all' Heaven di Porto Rotondo. Stava per uscire un suo cd, In the House of love, nella casa dell’amore. Mica delle pistole. Nel suo blog su MySpace ci sono certe foto che fanno capire tutto: le cuffione sui capelli arruffati, le risate, gli amici sempre attorno. Gli hanno scritto in tanti, Faber per esempio: "So solo che non riusciamo a farcene una ragione... addio amico". GABBODJ - Aka Le Gabriel il suo nome d' arte, quello da star della consolle, il marchio cool della notte, il vestito da sera. Di giorno lavorava al negozio di abbigliamento del padre a via Friggeri, nel quartiere romano della Balduina, dove era nato e viveva, quartiere di palazzine vicino Monte Mario, famoso negli anni '70 perché era "nero", ci militavano i missini. Adesso ci si fa lo shopping per lo più, anche Gabriele si è inventato una linea per giovani, "Dandy Hotel", insieme all' amico Luca Ciambelli e altri. Aveva un cappellino con la sua griffe quando gli hanno sparato. Giorno-notte. Ma non era doppio Gabriele, il visino pulito da figlio di papà e poi le sprangate allo stadio. Era militante di Forza Italia, ieri il vice coordinatore Fabrizio Cicchitto l’ha ricordato facendo le condoglianze alla famiglia. Però a Gabriele interessava più la Lazio, la sua passione insieme alla techno e al funky. Tifoso e tanto, ma non un violento. Era amico di Lorenzo De Silvestri, il giocatore biancoceleste, aveva suonato alla sua festa dei 18 anni. A lui ha mandato un sms proprio nella notte di sabato: "Mi diceva che dopo aver lavorato si sarebbe messo in viaggio per venirci a vedere". "Se n' è andato un familiare" ha detto Claudio Lotito il presidente. Ed è vero che non c’era domenica che non andasse allo stadio, non si perdeva una trasferta anche quando rimaneva alla consolle fino a notte. Come sabato sera. Era stato al Piper, faceva il resident come si dice in gergo, dj fisso di una serata. Era arrivato alle 23, puntuale come al solito. All' 1 nel momento "caldo", è salito sulla scena, disco dopo disco fino alle 4.30. Davide Bornigia è il figlio di Giancarlo, storico patròn del locale romano che rese celebre Patty Pravo negli anni '60, dice che "Gabriele era una persona garbata, sempre con il sorriso. Lavorando di sera di gente ne ho conosciuta e lui vi assicuro era veramente speciale, mai fuori posto, uno tranquillo. Gli amici lo stanno piangendo tutti". Non un ragazzo triste, "uno benvoluto da tutti, uno che non esagerava mai" racconta Fabio Lucarelli amico e manager. Il fratello Cristiano dice "me l’hanno ammazzato", la sua ultima fidanzata Lucrezia ha portato sei rose, tre bianche e tre rosse e un biglietto ai genitori: "Sentendomi morire insieme a voi vi voglio ringraziare per aver messo al mondo un angelo che da sei mesi era la mia metà". Ma pure Stefania che è un’anziana signora vicina di casa in via Romeo Rodriguez Pereira si sente mancare un pezzo: "Garbato, mi lasciava sempre il passo". Ci giocavano nel quartiere con la sua "fissa" laziale, lo prendevano in giro perché sul campanello i tasti sono biancocelesti. Il massimo della rivalità tifosa era quando tirava giù dal balcone la bandiera con l’Aquila e il vicino romanista di sotto gliela bloccava con le mollette. "Non una testa calda", sabato all' alba si è messo in macchina direzione Milano. Forse si è addormentato in auto, all' autogrill. Non si è svegliato più.

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica (Testo e Foto)

Il pianto dell’amico calciatore

Era un ragazzo generoso

ROMA - Quando l’ha saputo, Lorenzo De Silvestri è scoppiato a piangere. Perché il giovane difensore della Lazio era un grande amico di Gabriele Sandri. "Era stato il dj della mia festa dei 18 anni, nel maggio 2006. E io gli avevo regalato la mia maglietta con dedica. L’ho conosciuto quel giorno, da allora è nata una profonda amicizia. Ci vedevamo spesso per l’aperitivo, uscivamo insieme la sera. Era un ragazzo generoso. Sono distrutto, non riesco a credere che sia morto". De Silvestri ha appreso la notizia da un tifoso laziale, ieri mattina, nell' hotel che ospitava la squadra. "E quasi cadevo per terra. Appena sveglio, avevo ricevuto un sms di Gabriele: "Sono in partenza, vi porterò fino alla vittoria", diceva. Assurdo perdere la vita a 26 anni, mentre si va a vedere una partita di pallone", sussurra con la voce affranta. "Basta, basta, basta", ripete il giocatore. Fatica a trovare le parole. E poi: "Il calcio ha bisogno di tifosi, non di martiri. Non si può andare avanti così, bisogna cambiare le cose affinché certe tragedie non si ripetano più". L' immagine che resta: "Il suo sorriso. Era un tifoso tranquillo, ma innamorato della Lazio: quando mi vedeva si illuminava. Giusto che la nostra partita con l’Inter non si sia giocata, era impossibile. Anche il resto della squadra è scossa, è un dolore grande per tutti".

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Lalaziosiamonoi.it

De Silvestri: "Era mio amico, è un martire"

di Stefano Cieri e Luca Taidelli

"Gabriele mi aveva appena mandato un sms". Lotito: "Morto uno di noi". La scelta di non giocare.

MILANO - Lorenzo De Silvestri non scorderà mai questo maledetto 11 novembre. Aveva conosciuto Gabriele Sandri un anno e mezzo fa e i due erano diventati grandi amici. "Gabriele aveva suonato alla mia festa per i 18 anni - racconta il terzino della Lazio - e da allora uscivamo spesso la sera, malgrado lui avesse 7 anni più di me. Mi aveva invitato al suo compleanno, dopo Lazio-Cagliari gli ho regalato la mia maglietta, mi diceva sempre che ero un simbolo della Lazio. Rimarrà per sempre nel mio cuore. Se a Milano ci avessero fatto giocare, io mi sarei rifiutato". UNDER COMUNQUE - De Silvestri è tra i convocati dell’Under 21 di Casiraghi. Proprio martedì deve presentarsi con i compagni a Fermo, per le gare di qualificazione all' Europeo 2009 contro Azerbaigian e Far Oer. "In ritiro ci andrò, anche perché è quello che avrebbe voluto Gabriele, ma chiederò ai dirigenti il permesso per partecipare ai funerali. Visto che per la prima sfida (venerdì 16, ndr) sono pure squalificato, spero che mi diano il permesso". MARTIRI, FIORI E SMS - Ragazzo speciale non solo perché parla cinque lingue e si è iscritto a giurisprudenza, Lorenzo non si dà pace. "Devono spiegarci cosa è successo. È possibile che il calcio abbia bisogno di questi martiri ? Bisogna fare qualcosa di forte, andare avanti così non ha senso. Quando giocheremo all' Olimpico voglio deporre dei fiori sotto la nostra curva. Gabriele era un generoso, uno tranquillo. Mi ha appena chiamato il suo miglior amico. Era sconvolto". Davanti alle telecamere il terzino della Lazio poi ha letto un sms ricevuto ieri mattina da Gabriele: "Dopo aver messo musica sino alle 5 del mattino, mi ha scritto: "Daje Lo, che siamo in partenza per Milano per portarvi un’altra volta alla vittoria". Lo sport non c' entra nulla con tutto questo. Ci si ammazza per sport ?". IL CORDOGLIO DI LOTITO - De Silvestri ha appreso la notizia in tarda mattinata nell' albergo che ospitava la Lazio a Milano. Ed è subito scoppiato a piangere, incredulo e inerme di fronte ad una notizia così assurda. Lo hanno confortato subito i compagni di squadra, anche loro sconvolti da una notizia del genere. A riassumere lo stato d' animo della comitiva biancoceleste ha poi provveduto il presidente Lotito. "Una notizia terribile che ci turba profondamente. Siamo vicini ai familiari del ragazzo deceduto. È un lutto che riguarda anche noi, perché ha colpito la grande famiglia laziale. Per questo motivo è stato giusto fermarsi. La Lazio non poteva scendere in campo con un suo tifoso morto. Ne ho parlato subito con Massimo Moratti che si è come sempre mostrato una persona particolarmente sensibile. Poi mi sono messo in contatto col presidente della Lega Matarrese e col capo della Polizia Manganelli. Abbiamo tutti convenuto che quella di non giocare fosse la decisione migliore". Ma Lotito ha tenuto anche a fare una doverosa precisazione: "Quanto accaduto non va assolutamente annoverato nell’ambito degli scontri tra tifosi e polizia. È stato un terribile incidente che col calcio non ha nulla a che fare".

12 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Laziochannel.it

"Un gol per ricordare il mio amico Gabriele"

di Andrea Elefante

De Silvestri racconta forte legame con il tifoso ucciso "Ho scritto il suo nome sulla linguetta delle mie scarpe".

Dal nostro inviato. TORSHAVN (Far Oer) - Sono passati nove giorni da quando Gabriele Sandri, tifoso laziale, è morto ucciso da un colpo di pistola sparato da un poliziotto. Aveva 28 anni. Lorenzo De Silvestri, giocatore laziale e della Nazionale italiana under 21 che domani giocherà a Torshvan contro le Far Oer, di anni ne ha 19: di Gabriele Sandri era amico, un grande amico. "Ci siamo conosciuti per via di una festa: doveva fare il dj per i miei 18 anni. Da allora, da un anno e mezzo, era nata un’amicizia che era qualcosa di più di un semplice rapporto fra tifoso e giocatore. Perché lui - e non lo dico perché oggi non c' è più - era qualcosa di più di un ultrà, era un ultrà atipico: discreto, sapeva come parlare con i giocatori, sapeva quando si poteva scherzare o era meglio essere seri, sapeva dire grazie". Oggi che ha deciso di far seguire al suo silenzio di rabbia le parole che si porta dentro da giorni, una delle cose che Lollo De Silvestri chiede alla propria vita, è che di Gabriele perlomeno non muoia anche il ricordo. E se possibile, neppure la verità che sta dietro alla sua morte. LA FAMIGLIA DI GABBO - "Io per ora conosco solo il mio dolore e quello della famiglia di Gabriele, so quello che posso fare io, so quello che vorrei che facesse chi deve. La faccia della mamma di Gabbo dentro la camera ardente - mentre mi raccontava di suo figlio che giocava a calcetto con la mia maglia, del suo orgoglio per la mia carriera - io non me la scordo più per tutta la vita. E per tutta la vita questa morte sarà un segno indelebile, per me. Ora di Gabriele parlano tutti, ma fra un mese, due mesi, un anno ? E la sua famiglia, qualcuno penserà ancora a loro ? Si sentiranno soli, la loro casa sarà più vuota, sarà più vuoto il negozio: non è giusto che se ne parli oggi e poi resti solo silenzio. La vita continua, certo, e si deve andare avanti, ma vorrei che Gabriele fosse ricordato anche più avanti, appunto. Anche solo con piccoli gesti: un abbraccio, una visita al cimitero assieme ai suoi familiari. UN GOL PER LUI - "Io farò quello che posso, spero mi aiuterà anche Cristiano, suo fratello: mi dirà cosa posso fare. Ho scritto Gabriele sulle linguette delle scarpe con cui andrò in campo, metterò una maglia con il suo nome sotto la maglia da gioco, domenica per Lazio-Parma porterò dei fiori sotto la curva. E poi, ogni gol che farò, sarà per lui: ne faccio così pochi, purtroppo... Già qui alla Far Oer ? Non so se avrò modo di giocare, ma sarebbe bello: ricordo che nell' agosto 2006, quando morì Rossella, un’amica di mia madre che per me era come una seconda madre, due o tre giorni dopo si giocò Lazio-Rende di coppa Italia e segnai: mi sembrò un destino, e chissà che non succeda un’altra volta. VORREI CAPIRE - "Vorrei tanto questo gol, ma soprattutto, visto che è morto un mio amico, vorrei sapere come è successo, e perché: chiedo questa giustizia, la stessa che chiede la sua famiglia. Dov' era quel poliziotto quando ha sparato ? Un colpo o due colpi ? È partito un colpo oppure ha mirato ? E se ci sono due testimoni che parlano di colpo a braccia tese, come si fa a dire che non è stato volontario ? E non è forse vero che si può sparare solo in aria a scopo intimidatorio oppure contro qualcuno unicamente se c' è grave pericolo per chi spara o per le vite altrui ? E questo grave pericolo dov' era, se quella macchina se ne stava andando ? Perché bisogna per forza far passare Gabriele per un ultrà cattivo - la storia della rissa, i suoi coltelli, i sassi in tasca - se lui quella mattina era tranquillo in macchina che dormiva ? Quello che mi dà fastidio è che ancora non capisco troppe cose: è come se si stesse cercando di nascondere la verità, magari di mediare perché c' è di mezzo un poliziotto. Ma la legge è uguale per tutti, no ? ULTRA' E TERRORISTI - "Uguale anche per i tifosi che hanno fatto quel casino a Bergamo, e poi la sera della morte di Gabriele all' Olimpico: quella è guerra civile, quella è gente che non c' entra nulla con Gabriele e il suo stile di vita. Gli ultrà, i veri ultrà, sono tali perché amano la propria squadra, non perché odiano qualcuno. Quello invece - hanno detto bene - è soltanto terrorismo". IL DOLORE - Gabriele sapeva come parlare con i giocatori, sapeva quando si poteva scherzare e quando invece era meglio essere seri.

20 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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