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Gabriele Sandri 11.11.2007 La Tragedia
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All'autogrill di Arezzo accenno di rissa tra juventini e laziali poi interviene una pattuglia della stradale e spara: muore Gabriele Sandri, 28 anni.

Tragedia sull'A1, Italia sotto choc per il tifoso ucciso da un agente

Il giovane era in auto con degli amici, dopo la rissa stavano ripartendo quando il poliziotto ha sparato. Il Questore: "Un tragico errore".

AREZZO - La tragedia che scuote l'Italia, che provoca un'ondata di indignazione in tutte le tifoserie, che riaccende il dibattito sia sulle violenze degli ultras sia sugli errori che a volte commettono gli uomini delle forze dell'ordine, comincia poco dopo le 9, nell'autogrill di Badia al Pino, lungo l'autostrada A1. Un accenno di rissa tra sostenitori juventini e laziali, la polizia stradale che subito dopo interviene, un agente che spara uno, forse due colpi di pistola, a grande distanza: muore un ragazzo. Gabriele Sandri, 28 anni, supporter biancazzurro, noto dj dei locali romani, titolare di un negozio di abbigliamento, viene colpito al collo, mente si trova all'interno di un'auto, una Renault Megane. Una morte assurda, "un tragico errore", come alcune ore dopo il fatto ammette il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe. Diversa l'opinione di Luigi Conti, legale della famiglia della vittima, che accusa: "E' omicidio volontario". Così come il fratello di Gabriele, Cristiano Sandri, che urla tutto il suo dolore: "Me lo hanno ammazzato". Adesso, naturalmente, spetta agli inquirenti fare piena luce sull'accaduto: sia ascoltando i testimoni - a partire dall'agente che ha sparato, a quanto sembra un trentenne con diversi anni di esperienza alle spalle - sia attraverso altri tipi di riscontri. Come i filmati delle telecamere di sicurezza dell'autogrill, sequestrati dalla polizia scientifica. In attesa di conoscere l'esito delle indagini, quel che sembra certo è che, poco prima delle 9 del mattino, un'auto di tifosi juventini, nel piazzale di sosta, viene avvicinata da alcuni supporter laziali, armati di spranghe. C'è tensione, nasce una violenta colluttazione. L'incidente richiama l'attenzione di due pattuglie della Polstrada, che si trova sul piazzale dello stesso autogrill ma dall'altra parte della carreggiata a oltre 50 metri di distanza. Gli agenti sono stati chiamati per un altro servizio, ma sentono rumori e grida e decidono di intervenire. Raggiungono il bordo della carreggiata e, da lì azionano le sirene delle loro auto. Ma la rissa continua e, a questo punto, uno degli agenti decide di sparare in aria "per attirare l'attenzione" dei contendenti. Il poliziotto spara due volte e un colpo, ma questo non è ancora stato ammesso apertamente nemmeno dal questore, raggiunge al collo Gabriele Sandri che si trova seduto in mezzo sul sedile posteriore della Megane Scenic. L'auto, nel frattempo è partita, gli amici a bordo si accorgono che Gabriele sta male, rantola, si fermano al successivo casello (4-5 chilometri più a Nord) e chiamano il 119. Lì li raggiunge la volante, arriva anche l'ambulanza, si cerca di rianimare il giovane, ma non c'è nulla da fare. Il ragazzo è morto e il suo corpo senza vita resterà a lungo sdraiato su sedile posteriore dell'auto. L'agente che ha sparato: trentenne, con diversi anni di servizio è stato interrogato a lungo dal magistrato senza l'assistenza di un avvocato. Intorno alle 21 non risultava ancora indagato. Per ora le sue dichiarazioni restano top secret. Sul luogo della tragedia sono stati ritrovati anche due coltelli e due ombrelli spezzati. E già poco dopo la morte di Sandri, le indiscrezioni si rincorrono, si comincia a dire che la vittima non è stata colpita da tifosi avversari, ma da un uomo delle forze dell'ordine. Vertici calcistici e dirigenti del Viminale si riuniscono subito, e alla fine decidono di sospendere Inter-Lazio, e di far cominciare le altre partite di A con 10 minuti di ritardo. Si sa anche che il Viminale deciderà di vietare d'ora in poi tutte le trasferte. Ma questo non basta a sedare gli animi dei tifosi: incidenti si registrano in vari stadi. Atalanta-Milan viene interrotta dopo pochi minuti, per motivi di ordine pubblico, lo stesso accade a Taranto per Taranto-Massese di C1. A Milano, tifosi interisti e laziali formano insieme un corteo e percorrono le strade vicino allo stadio. Davanti a un commissariato parte una sassaiola. In quasi tutti gli stadi si sprecano gli insulti alla polizia. In serata, a Roma, esplode la violenza: centinaia di ultras di Roma e Lazio, ma anche tanti giovani senza "insegne" calcistiche, attaccano commissariati, la sede del Coni e lo stadio. Danno fuoco a cassonetti e autobus, feriscono una ventina di agenti.

11 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Corrieredellosport.it

La vittima, un noto dj romano, è stata raggiunta da un colpo di pistola

Tifoso ucciso da un agente dopo una rissa all'autogrill. Amato: tragico errore

Tutto è avvenuto nell'area di servizio di Badia al Pino, sull'A-1, vicino Arezzo. A sparare un poliziotto.

AREZZO - La tragedia avviene lontano dagli stadi. Ma la morte di Gabriele Sandri, a causa di un colpo di pistola sparato da un agente dopo una rissa tra tifosi in un'area di servizio lungo l'A1, nel territorio di Arezzo, diventa la miccia che scatena la guerriglia ultrà in tutta Italia. Gabriele Sandri è stato colpito da un proiettile sparato da un agente della Polizia stradale. La ricostruzione del tragico momento, a lungo confusa e difficile da interpretare nella giornata di domenica, vede da una parte momenti di tensione tra alcuni tifosi laziali, dei quali faceva parte Gabriele, e alcuni fan juventini che erano a bordo di due auto. Entrambi i gruppi di tifosi, non numerosi, stavano andando a seguire le partite delle proprie squadre. Qualche insulto, spintoni, una lite e un inizio di rissa ha portato all'intervento della pattuglia della Polizia Stradale. Gli agenti, però, erano sull'altra parte dell’area di sosta, quella in direzione Sud: uno di loro ha sparato un colpo in aria. Poi il secondo colpo, quello che ha raggiunto Gabriele Sandri al collo mentre l'auto sulla quale si trovava con gli amici stava già ripartendo. L'agente che ha sparato ricostruisce così il tragico episodio: "Stavo correndo, il colpo è partito: non ho mirato...". Oggi viene effettuata l'autopsia del ragazzo. Il ministro dell'Interno Amato è intervenuto nella giornata di domenica parlando di "tragico errore", sostenendo la tesi del questore di Arezzo. Il tam tam dei tifosi di tutti i gruppi ultrà è partito attraverso sms, telefonate e messaggi di radio private nel primo pomeriggio di domenica. Porterà a una giornata di guerriglia in molti stadi e in molte città italiane. Gabriele Sandri era un noto dj della capitale e pare fosse anche amico di alcuni giocatori biancocelesti. Si stava recando a Milano insieme a tre amici per assistere alla partita della Lazio con l'Inter. Il giovane, oltre a fare il dj, aveva un negozio di abbigliamento a Roma.

INTERROGATO L'AGENTE CHE HA SPARATO - Nel pomeriggio di domenica si è svolto in Procura ad Arezzo l'interrogatorio dell'agente della Polizia stradale che ha sparato al tifoso. Poco dopo la conferenza stampa del Questore di Arezzo: "E' stato un tragico errore", ha detto Vincenzo Giacobbe. "Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima".

AMATO: "LE RESPONSABILITA' SARANNO ACCERTATE" - "Le responsabilità saranno accertate senza reticenze" ha detto a caldo il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Si sta ancora verificando l'esatta dinamica dei fatti, ma sembrerebbe trattarsi del tragico errore di un agente che era comunque intervenuto per evitare che una rissa tra tifosi potesse degenerare. Ancora una volta, però - ha proseguito il ministro - un giovane è morto in circostanze legate alla violenza che ruota intorno al calcio". Una violenza, conclude il ministro "che costringe tutti i fine settimana migliaia di uomini e donne delle forze dell'ordine a presidiare autostrade e città per evitare il peggio".

L'AVVOCATO: "E' OMICIDIO VOLONTARIO" - Intanto nell'area di servizio nel pomeriggio erano arrivati il fratello di Gabriele, Cristiano, e il suo avvocato, oltre ad alcuni amici della vittima. Il dolore e la rabbia si sono mescolati alle lacrime per l'incomprensibile tragedia. "Erano in auto e stavano uscendo dall'area di servizio - racconta uno degli amici riferendo il racconto di chi era in con Gabriele - quando hanno sentito un rumore. Hanno pensato a una sassata, poi hanno visto Gabriele che stava male, perdeva sangue. Non comprendendo subito la gravità di quanto accaduto, e anche per lo choc, hanno continuato, per fermarsi al casello di Arezzo. Lì li ha fermati poi la polizia". Cristiano Sandri è disperato: "Me lo hanno ammazzato con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo hanno ammazzato". L'avvocato Luigi Conti sfida i giornalisti: "È stato un omicidio volontario, voglio vedere se avete il coraggio di mettervi contro la polizia". Il padre di Gabriele abbraccia a lungo il figlio Cristiano, piange e urla, accasciandosi a terra.

PARTITE RINVIATE - Mentre dopo la tragedia si svolgeva il percorso del dolore e delle polemiche, sui campi andava in scena la risposta violenta degli ultrà. Scontri tra tifosi e forze dell'ordine a Bergamo che hanno portato prima alla sospensione e poi al rinvio della partita. A Milano la sfida Inter-Lazio era stata subito rinviata, ma la decisione della Federcalcio era quella di giocare sugli altri campi. Gli ultrà interisti con alcuni laziali si sono organizzati davanti a San Siro per poi marciare verso il centro di Milano. Momenti di tensione al commissariato di via Novara e poi davanti alla sede Rai di Corso Sempione. Le altre partite sono cominciate con 10 minuti di ritardo e il lutto al braccio dei giocatori, ma non tutto è andato liscio. Dopo 8 minuti è stata sospesa Atalanta-Milan, poi definitivamente rinviata. Soltanto un prologo degli incidenti che si sarebbero poi verificati in varie città e in particolare a Roma che hanno portato al rinvio anche del posticipo Roma-Cagliari. Una decisione obbligata e saggia: nella notte, infatti, Roma è stata teatro di veri e propri assalti di teppisti a commissariati e di devastazioni nella zona dell'Olimpico e di Ponte Milvio.

11 novembre 2007

Fonte: Corriere.it

Agente esplode un colpo

Morto tifoso della Lazio

Il ministro Amato: "Tragico errore, le responsabilità saranno accertate senza reticenze".

MILANO, 11 novembre 2007 - Si chiama Gabriele Sandri, 28 anni, noto dj della capitale e animatore del "Piper", il tifoso laziale morto questa mattina nella stazione di servizio di Badia al Pino, sulla A1, nei pressi di Arezzo, dopo essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco, sparato da un agente della Polstrada intervenuto per sedare una rissa scoppiata tra tifosi biancocelesti e juventini. Il poliziotto avrebbe sparato in aria a scopo intimidatorio. Poi forse un secondo proiettile potrebbe essere partito accidentalmente dalla pistola. Ma la dinamica di quanto accaduto deve essere ancora definita. In serata si è appreso che il poliziotto è stato a lungo interrogato ma in quanto persona informata sui fatti: non risulta indagato. Si è anche appreso che è un agente con 10 anni di esperienza alle spalle, stimato e padre di famiglia. Domani l'autopsia.

IL QUESTORE - "E' stato un tragico errore - ha detto il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe - Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone che non erano stati individuati come tifosi degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima". Più tardi un comunicato stampa della Questura aretina ha articolato questa versione, confermando che l'auto della Polstrada si trovava sulla carreggiata opposta, e che, di fronte alla rissa, è stata dapprima azionata la sirena, e successivamente sono stati esplosi due colpi d'arma da fuoco "per farla terminare". Di diverso parere l'avvocato Luigi Conti, amico della famiglia Sandri: "È un reato perpetrato dalle forze dell'ordine, lo dicono i tifosi, sentite loro. È stato un tirassegno". In ogni caso il ministro dell'Interno Giuliano Amato non sembra intenzionato a tirarsi indietro: "Sembrerebbe trattarsi del tragico errore di un agente - ha dichiarato - le responsabilità saranno accertate senza reticenze".

IL CAPO DELLA POLIZIA - "La Polizia si assumerà le proprie responsabilità". Parola di Antonio Manganelli: "Senza alcuna reticenza - ha detto il capo della Polizia - collaborerà con i magistrati per accertare come siano andati i fatti. Voglio anche esprimere alla famiglia della vittima il mio dolore e quello della Polizia. È una morte assurda. Per mano di un poliziotto che era lì non per portare morte e lutto. Tutto questo mi inquieta. Devo anche constatare, però, come dei sostenitori di due squadre di calcio si siano ancora una volta scontrati in nome di un tifo becero". Nell'ambito delle indagini, tra l'altro, gli amici di Gabriele sono stati interrogati fino a tarda sera, come peraltro lo stesso poliziotto.

IL FRATELLO - "Me lo hanno ammazzato a 26 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo hanno ammazzato a 26 anni": queste le parole di Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele, appena uscito dalla caserma della polizia stradale di Arezzo.

PARTITA RINVIATA - Sandri, che si stava recando a Milano per assistere alla partita della Lazio con l'Inter, è stato raggiunto da un colpo di pistola mentre si trovava all'interno di un’auto. La partita contro l'Inter in programma oggi a San Siro è stata rinviata a data da destinarsi. Le altre gare della 12ª giornata della serie A cominceranno invece con 10 minuti di ritardo. Lo ha deciso la Figc, in accordo con la Lega. Giocatori e arbitri scenderanno in campo con il lutto al braccio, l'unico che si è rifiutato di farlo è Clarence Seedorf.

INDAGINI - La Polizia scientifica ha sequestrato i filmati delle telecamere a circuito chiuso della stazione di servizio di Badia al Pino, dove è morto questa mattina Gabriele Sandri. Nessuno, alla stazione di servizio, ha sentito il colpo di pistola che ha colpito a morte il dj. Secondo quanto emerso, la polizia stradale stava facendo alcuni controlli quando si sarebbe resa conto dei tafferugli in atto tra gli occupanti di due auto, ma forse anche di più: una sarebbe stata composta da supporter della Lazio, l'altra forse, ma non c'è certezza, da juventini. Quest'ultimi si sarebbero poi allontanati. Confermato che Sandri è stato colpito mentre era all'interno dell'auto, una Megane: il proiettile sarebbe passato dal vetro posteriore sinistro. L'auto con a bordo Gabriele potrebbe essere stata raggiunta da un colpo di pistola mentre stava uscendo dall'area di servizio.

LA TESTIMONIANZA - "Erano in auto e stavano uscendo dall'area di servizio, quando hanno sentito un rumore. Hanno pensato a una sassata, poi hanno visto Gabriele che stava male, rantolava, perdeva sangue. Non comprendendo subito la gravità di quanto accaduto e anche per lo choc hanno continuato per fermarsi al casello di Arezzo. Lì li ha fermati poi la polizia". È quanto ha riferito un tifoso laziale che si trova alla caserma della polizia stradale di Arezzo, raccontando di un colloquio avuto con una delle persone che erano in auto insieme a Gabriele Sandri.

GLI AMICI - "L'agente ha sparato da lontano, saranno stati trenta metri. E quando era già tutto finito". Questo il tragico racconto degli amici di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio morto questa mattina nell'area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo. "È vero che c'è stato un diverbio con alcuni juventini - hanno detto ancora - ma quando sono intervenuti gli agenti la cosa era già rientrata. Senza problemi. E invece quell'agente ha sparato dalla corsia opposta...". È iniziato il pellegrinaggio di amici e conoscenti sotto casa di Gabriele Sandri, nel quartiere Balduina a Roma. I primi ad arrivare sono stati un ragazzo e due ragazze, una delle quali in lacrime. I tre, che sono apparsi molto turbati, hanno lasciato di fronte alla porta di casa di Sandri due mazzi di fiori. Su un biglietto c'è scritto: "nemici in campo, amici per strada. Bella, Gabriè".

11 novembre 2007

Fonte: Gazzetta.it

Agente spara, ucciso tifoso della Lazio

di Marzio Fatucchi

AREZZO - La fine è una pallottola che entra dal finestrino e colpisce Gabriele Sandri. Il ragazzo muore tra le braccia degli amici. L' inizio è una rissa tra una decina di persone che si prendono ad ombrellate. Nel mezzo, tra la rissa e la morte di Gabriele, ci sono ancora lati oscuri. E, ancora, nessun indagato. Sono le 9.10 di ieri mattina e Gabriele Sandri, 26enne tifoso della Lazio, arriva su una Renault Scenic con 4 amici nell' area di servizio di Badia al Pino Est, ad Arezzo, direzione Milano sull' A1. Forse c'è stato uno scambio di battute con altri tifosi, juventini che viaggiano su una Mercedes Classe A, parcheggiata di fronte al bar. I laziali lasciano la Scenic più avanti, accanto alla pompa di benzina, quasi all' uscita, salgono con degli ombrelli in mano verso il bar. Uno di questi ombrelli rimane fino a mezzogiorno in mezzo ad una aiuola, verrà preso dalla scientifica. Sempre la scientifica parla di altri oggetti, tra cui due coltelli. Dall' altro lato dell’autostrada, nell' area di servizio Badia al Pino ovest (più elevata di quasi un metro rispetto all' altra, e non comunicante), c'è una volante della Polstrada. Gli agenti capiscono che sta succedendo qualcosa: temono una rapina. Tifosi e poliziotti sono quasi di fronte, distanti più di 30 metri. Parte la sirena della polizia, i laziali tornano alla loro auto. La Classe A se ne va e cerca di investirne uno. Gabriele e gli amici entrano in macchina, mentre la Megane rientra in autostrada, arriva il proiettile. Uno dei due agenti, distanti ormai oltre 60 metri, ha sparato. "Due colpi a scopo intimidatorio" dice il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe. Procura e questore non vogliono confermare che quel proiettile sia dei poliziotti, fino a che non c'è una certezza balistica. Cioè ? "È stata trovata l’ogiva ma non il bossolo" sostiene il questore. La certezza è invece che il proiettile entra dal finestrino posteriore sinistro, passa dietro il collo di uno dei tre tifosi seduti nei sedili posteriori, colpisce Gabriele sul collo, da dietro. Nella macchina si pensa ad una sassata, non è così. Gabriele rantola, perde sangue. L' auto si ferma in corsia di emergenza, riparte per arrivare al casello di Arezzo, distante 5 chilometri, in cerca soccorsi. Ma è finita, il proiettile è stato letale. Il medico del 118, arrivato al casello, prova a rianimare Gabriele, senza risultato. Gli amici di Gabriele chiamano il padre, il fratello. Inizia il tam tam tra i tifosi, prima di mezzogiorno sono già al casello dove si trova anche la caserma della Polstrada. Lì è stata parcheggiata la Scenic grigia. Rimane ferma ore visibile a tutti. Il vetro ha un foro piccolo, dentro il corpo senza vita di Gabriele coperto da un telo verde. I tifosi non sanno darsene una ragione. "L' hanno ammazzato per niente, non c'è stato nessuno scontro, solo un diverbio con degli juventini. Se spara ad altezza d'uomo pe' du' manate ?" Massimo è un amico di Gabriele, tifoso della Lazio. Tra i primi ad arrivare ad Arezzo, è stato fra quelli che ha chiamato la famiglia per dirle di venire subito qui. Cresce il dolore e con il dolore la tensione, qualche urlo verso la polizia: "Assassini". Nessuna versione ufficiale dell’accaduto dalla questura per ore. Un nastro bianco e rosso tiene a distanza i cronisti. Parla un avvocato amico del tifoso ucciso, Luigi Conti: "E' omicidio volontario, dovete scriverlo, siate coraggiosi, un reato perpetrato dalle forze dell’ordine, lo dicono i tifosi, sentite loro. È stato un tirassegno... Ma quale rissa, in macchina non avevano armi". Arriva Cristiano Sandri, è solo, il corpo di suo fratello è già all’istituto di Medicina Legale. Piange, abbraccia gli amici, urla "voglio vederlo, voglio vederlo". Quando arriva il padre, si allontanano insieme. Dice Cristiano: "Ora le istituzioni facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo hanno ammazzato a 28 anni con una pistola". Partono per Roma, ma solo dopo che i tifosi arrivati al casello si sono fermati di fronte alla Scenic, la toccano come un feretro. Nell' area di servizio, arriva un mazzo di fiori, passano i tifosi della Lucchese, lasciano le sciarpe: ma è il posto sbagliato, nell' area recintata dove è avvenuta la rissa.

12 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it

Agente spara da 80 metri tifoso muore

di Matteo Dalla Vite

Gabriele Sandri aveva 26 anni era tifoso laziale. Una rissa con gli juventini, poi gli spari. Rinviata Inter-Lazio.

Dal nostro inviato. AREZZO - Il fiato strozzato, il respiro ucciso, un urlo di dolore che quasi non ha forza e tempo per nascere: sono le 9.20 di una mattina agghiacciante e Gabriele Sandri, 26 anni, tifoso laziale, viene colpito così, con una pallottola nel collo, gli amici di fianco, in quella Megane Scénic già in movimento e in uscita dall' area di servizio Badia al Pino Est. Un rantolo, il panico, la disperazione. E la morte, cinque chilometri dopo, al casello di Arezzo, la chiamata al 118, i soccorsi. Niente da fare. La pallottola viene esplosa dall' altra parte dell’autostrada, settanta-ottanta metri più in là, sei corsie più in là, con le recinzioni in mezzo, area di servizio Badia al Pino Ovest, direzione Sud: la dinamica è al vaglio delle perizie balistiche ma c'è che il proiettile (presumibilmente di una Beretta calibro 9) ha colpito lui, Gabriele. A morte. CONTATTO - Erano partiti verso le sette da Roma, i cinque amici e tifosi della Lazio, direzione Milano. Sono Marco, Federico, Simone, Francesco e lui, Gabriele. Sosta all' Area di Servizio, come tante altre volte. Rifornimento, un panino e via. L' Area di Badia al Pino Est consta di due bar: quello classico e un altro più avanti, legato alle pompe di rifornimento Total. I cinque ragazzi, secondo le ricostruzioni, fermerebbero la macchina lì, a meno di cento metri da dove poco dopo avverrà il tafferuglio con i tifosi juventini, ovvero quella zona di parcheggio che verrà poi transennata dalle forze di polizia. Dal racconto del gestore del rifornimento, si evince che i tifosi della Lazio s' incamminano verso quelli della Juventus, divisi in due macchine e in transito lì perché diretti a Parma. La zona del contatto è larga e all' aperto, ci sono sei siti per i parcheggi, un cartello verde con scritto "Firenze" ed è lì che avviene la colluttazione fra le due parti. Secondo il racconto di testimoni sarebbe stata una leggera scazzottata; secondo la polizia, invece, una rissa vera e propria, che induceva gli agenti a sparare due colpi. "Ma noi - dirà poi Paolo, manager dell’Area - non ci eravamo accorti di nulla da dentro il bar: è dopo, quando ci siamo visti arrivare la Polizia che chiedeva le cassette a circuito chiuso, che abbiamo capito tutto". UOMO A TERRA - Sono le 9,10 circa e dall' altra parte dell’A1, direzione Sud, due pattuglie della polizia stradale di Battifolle si fermano per accertamenti. Si accorgono che dall' altra parte succede qualcosa. Qualcosa di strano, di anomalo. I metri che dividono le due aree di servizio sono circa ottanta, passano le macchine, i rumori non si colgono bene ma gente che viene alle mani evidentemente sì. Così, i poliziotti danno l’allarme, azionano la sirena, cercano di far desistere i ragazzi. A quel punto i due gruppi si dividono e, così raccontano, un tifoso laziale rimarrebbe a terra per dieci secondi, colpito a un braccio, qualcuno dice da una sportellata di una Classe A appartenente ai tifosi juventini. Gli altri lo soccorrono e vanno via, verso la macchina parcheggiata di fronte all' altro bar, quello dei rifornimenti. Pare finita. Non lo è. TRAGEDIA - Passati quattro-cinque minuti, ecco che dell’altra area di servizio partono gli spari: due, non si sa bene a distanza di quanto tempo. Il primo sarebbe stato esploso ad altezza corrispondente alla zona della colluttazione; l’altro, presumibilmente poco dopo, quando i tifosi laziali stanno già percorrendo in macchina la via di imbocco dell’autostrada, quindi quasi cento metri più avanti rispetto al punto del contatto fra le due fazioni. Sono le 9.20 circa ed è lì, a macchina in movimento, che il proiettile colpisce Gabriele in pieno collo, lui che è seduto sul sedile posteriore sinistro della Renault Megane. Francesco è l’amico che gli è seduto al fianco: sentono tutti un suono sordo, non capiscono, è un attimo, poi Gabriele riesce a chiedere aiuto con la voce strozzata. "A un certo punto - racconta in serata il papà di uno dei cinque ragazzi - mi chiama mio figlio e mi dice "Corri, è successa una tragedia, una tragedia !". Pensavo fosse un incidente, sono corso subito: è pazzesco quel che è capitato. Quella macchina era, è, mia: mio figlio me l’aveva chiesta per la trasferta. Non la voglio vedere più quell' auto. Mai più". CORSA DISPERATA - Così, e sono da poco passate le 9.20, i cinque ragazzi hanno già imboccato l’autostrada: Gabriele sta male, perde sangue, il panico avvolge tutti, chi guida si ferma sulla corsia di emergenza, poi i ragazzi realizzano che l’uscita di Arezzo è a cinque chilometri, la corsa diventa folle, è la corsa per salvare la vita, la vita di un amico. I laziali arrivano al casello di Arezzo, chiedono aiuto, chiamano il 118, poi ecco una volante della Polizia. Attimi. Tragici. Gabriele viene soccorso, ma non c'è niente da fare. I suoi amici saranno interrogati per oltre 10 ore in questura ad Arezzo. Ne usciranno alle 11 a volto coperto e senza dire una parola. RINVIATA - I ragazzi si stavano recando a Milano per assistere alla partita della Lazio con l’Inter, ma, dopo i tragici fatti, la gara è stata rinviata a data da destinarsi, mentre si sono giocate le altre partite, iniziate con 10 minuti di ritardo. Tutte tranne Atalanta-Milan, sospesa per le intemperanze dei tifosi bergamaschi. La decisione è stata presa dalla Figc, in accordo con la Lega. Giocatori e arbitri sono scesi in campo con il lutto al braccio. LE TESTIMONIANZE - Questa è la storia che, sulle prime, vive di ricostruzioni che sembrano assurde. La pista giusta, quella di un colpo sparato dall' area di servizio di fronte, ce la fornisce di buon' ora una famiglia che ha raccolto testimonianze di benzinai, poi dileguatisi. Quando verso le 16, nella zona dalla quale sono partiti i colpi, arrivano 6 macchine della polizia più 4 della Scientifica dalle quali escono agenti con gli occhi rivolti verso il terreno e muniti di metal-detector per cercare i bossoli, ecco la conferma: lo sparo è partito dall' altra parte dell’A1. E Gabriele non c'è più.

12 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Agente spara, muore tifoso Lazio: Non ho mirato a nessuno

Il poliziotto: correvo, è partito un colpo. Oggi l'autopsia.

AREZZO - Un ragazzo di 26 anni, Gabriele Sandri, è morto dopo uno scontro tra tifosi in un'area di servizio lungo l'A1, nel territorio di Arezzo. Il giovane è stato colpito da un colpo d'arma da fuoco esploso da un poliziotto. La vittima è un tifoso laziale. Il giovane è stato raggiunto da un colpo di pistola nell'area di servizio di Badia al Pino, dove si sono scontrati ultras della Lazio, diretti a Milano, e tifosi della Juventus in viaggio verso Parma. L'agente: non ho mirato a nessuno - "Non ho mirato a nessuno, accidenti a me". Così l’agente della polizia stradale che ieri ha sparato il colpo mortale che ha ucciso Gabriele Sandri tifoso laziale di 28 anni, in lacrime, si è giustificato davanti al magistrato che lo interrogava. "Ho sparato un colpo in aria e poi, mentre correvo, mi è partito un altro colpo". Intanto in procura il pm Giuseppe Ledda che coordina le indagini fa sapere di non voler incontrare la stampa. La vittima, un dj romano - Gabriele Sandri era un noto dj della capitale e amico di alcuni giocatori biancocelesti. Si stava recando a Milano insieme a tre amici per assistere alla partita della Lazio con l'Inter. Il giovane, oltre a fare il dj, aveva anche un negozio di abbigliamento a Roma. Sandri era un abbonato alla Lazio e che seguiva la squadra in tutte le trasferte. I suoi amici dicono che non era un supporter accanito e che non seguiva più da un po’ di tempo le tifoserie. Sul suo blog lo ricordano come "un tifoso ma non un violento". "Ieri un bastardo schifoso ha assassinato mio figlio. Che tu sia maledetto per sempre": questa la frase scritta, in nero, al computer, su un foglio appeso in una delle vetrine del negozio di Gabriele Sandri e del padre, nella zona della Balduina a Roma. Il negozio di abbigliamento è chiuso, ma davanti all’ingresso e alla vetrina sono tantissimi i mazzi di fiori lasciati anche oggi da amici, conoscenti, abitanti del quartiere della Balduina dove Gabbo lavorava e viveva. Mazzi di fiori e sciarpe della Lazio ma anche una sciarpa giallorossa, simbolo che questa tragica morte ha unito tifoserie notoriamente avversarie. Davanti al negozio della Balduina, sono tante le persone che arrivano, si fermano, lasciano un messaggio per Gabriele e se ne vanno. Successivamente è stato tolto dalla vetrina del negozio alla Balduina di Gabriele Sandri il cartello con la scritta contro il poliziotto. Un amico della famiglia Sandri ha spiegato di aver parlato con il fratello di Gabriele e che la scritta non era assolutamente stata fatta dalla famiglia. La rabbia dei tifosi: "Assassini" - Un gruppo di circa quindici tifosi della Lazio si è poi recato davanti alla caserma della polstrada di Arezzo, dove si trovano gli investigatori che indagano sulla morte di Gabriele e dove c'è anche il fratello della vittima. Gli ultras hanno urlato "Assassini, assassini" nei confronti della polizia. Il grido è partito quando davanti all'ingresso della caserma è arrivata una camionetta della polizia seguita da un carro attrezzi. I tifosi laziali, che non fanno parte del gruppo che si trovava con Sandri quando il giovane è stato colpito nell'area di servizio di Badia al Pino, sono arrivati ad Arezzo da Roma dopo aver saputo della morte del giovane. Oggi l'autopsia, si cerca ancora il bossolo - È in programma oggi pomeriggio ad Arezzo l’autopsia sulla salma di Gabriele Sandri, il 28enne tifoso laziale ucciso ieri mattina da un proiettile, nell’area di servizio dell’A1 Badia al Pino (Ar). Ieri pomeriggio il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe ha confermato che un agente della Polizia Stradale di Battifolle ha esploso due colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio, per sedare una rissa tra tifosi laziali e juventini nell’area di servizio, e ha confermato che Gabriele Sandri è stato ucciso da un proiettile, ma non ha messo ufficialmente in relazione i due fatti. L’autorità giudiziaria ha nominato un perito balistico e un medico legale per gli accertamenti di rispettiva competenza. La vicenda deve essere ancora ricostruita. Il bossolo che ha ucciso il tifoso laziale non è stato ancora trovato. Secondo alcuni supporter biancocelesti che hanno assistito alla scena, a esplodere il colpo sarebbe stato l’agente, che ha sparato alla macchina dall’area di servizio opposta a quella in cui si trovava la Renault Megane Scenic dove viaggiavano la vittima e i suoi cinque amici. L’agente coinvolto e i quattro amici di Gabriele Sandri sono stati ascoltati ieri dal pm di Arezzo Giuseppe Ledda, che conduce le indagini.

12 novembre 2007

Fonte: Lastampa.it

Pensavo a una sassata poi ho visto Gabriele morire

BADIA AL PINO - "Ho sentito un tonfo, qualcuno ha pensato a una sassata, poi ci siamo girati quando abbiamo sentito Gabriele che ansimava, rantolava, perdeva sangue". Federico è uno degli amici in macchina con Gabriele Sandri, e racconta la vicenda a uno dei tifosi laziali saliti al casello di Arezzo appena saputo della morte. "Ci siamo fermati, c' era panico. Siamo ripartiti di corsa, per cercare aiuto. Al casello abbiamo trovato la polizia". Sono le uniche parole che escono dagli occupanti della Renault Scenic, poi bloccati in questura fino a notte per gli interrogatori. E proprio la questura parla di una "violenta lite", ma nell' area di servizio in pochi si erano accorti che c’era stata una rissa. Non il personale del bar davanti al quale si sono insultati e affrontati i 10 tifosi laziali e juventini. "Non ci siamo resi conto di nulla. Abbiamo capito cosa era successo quando sono venuti a chiederci le cassette registrate dalle telecamere puntate sul piazzale. I muri sono insonorizzati", dice Francesca, dipendente del bar, entrata al lavoro pochi minuti prima. Chi ha visto è invece il benzinaio. "Ho notato questi ragazzi che salivano con gli ombrelli su verso l’autogrill" racconta Federico Ghiezzi, che lavora al distributore di servizio. La sua testimonianza è stata acquisita dalla Polstrada. È lui stesso, al telefono, a chiamare il cronista per raccontare: "Ho visto salire questi ragazzi, in pochi, su all' autogrill. Avevano lasciato la macchina accanto alla pompa di benzina. Si sono diretti verso un gruppo accanto a una Mercedes Classe A. Avevano degli ombrelli in mano. Sono tornati indietro, verso l’autogrill. Ero dentro, alla cassa. Erano 8 persone, 10". Da lontano il benzinaio ha visto qualcosa del tafferuglio, ma soprattutto ha sentito la sirena che ha diviso i due gruppi, suonata dalla Polstrada presente nell' area di servizio sull' altro lato dell’autostrada. "Poi ho sentito anche un tonfo, ma se fosse un colpo di pistola non lo so dire", prosegue Ghiezzi. Vede i laziali tornare indietro e la Classe A che cerca di investire uno di loro e poi si allontana. "Abbiamo dato una mano al ragazzo a rialzarsi". Poi anche i romani ripartono. Mentre l’auto esce dall' area Ghiezzi prende il numero di targa. (m.f.)

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

"Spaccava tutto, distrutto dal dolore"

di Anna Maria Liguori

Un dolore incontenibile quello di Giorgio Sandri: quando ha saputo che suo figlio Gabriele era morto ha cominciato a scaraventare a terra la merce del suo negozio di abbigliamento, in via Friggeri alla Balduina, fino a quando non è stato raggiunto dagli amici che lo hanno calmato. "Avrebbe distrutto il negozio se non fossimo arrivati in tempo per sedarlo con dei calmanti - dicono gli amici del bar di fronte che in un attimo è diventato il quartier generale dove tutti cercano e trovano notizie dei Sandri. "I genitori di Gabriele sono separati - spiega Laura, una collega di Giorgio che ha un negozio poco lontano - la madre era fuori per il weekend e quando lo ha saputo è corsa alla stazione e ha preso un treno per Firenze per essere più vicina ad Arezzo dove è il suo "bambino"". E non si danno pace gli amici di Gabriele "Gabbo" Sandri riuniti davanti al negozio che il ragazzo gestiva a Roma. Ma è un dolore muto, composto, riservato. Non un grido, solo poche frasi di conforto bisbigliate l’uno all' altro. Sulle vetrine spente del negozio su via Friggeri, nel cuore del quartiere Balduina, alcuni mazzi di fiori ricordano la tragedia. In molti passano con gli occhi umidi e si fermano giusto il tempo di farsi il segno della croce. E non sono solo i ragazzi che Gabbo faceva divertire nelle serate che trascorreva a metter musica nei locali più in voga della capitale. Un signore di mezza età a braccetto di uomini attempati trattengono a fatica le lacrime, ma nessuno ha voglia di parlare. Perfino il proprietario del bar Carloni, che ha le vetrine proprio di fronte a "Harrison", il negozio di Gabriele, evita commenti e si limita a dire che i parenti della giovane vittima sono partiti. Intanto un ragazzo parcheggia nella piccola piazza a pochi metri dal negozio e con il casco ancora calcato in testa e gli occhiali scuri, lascia un nuovo mazzo di fiori con il biglietto in vista: "Nemici in campo, amici per strada. Ciao Gabriele". L' atmosfera che si respira in piazza oggi pomeriggio è di profonda tristezza e sgomento. Nella piazza, frequentata spesso anche da Gabriele Sandri, la gente passa per poi andare sotto casa sua che dista solo qualche centinaio di metri dal negozio: "Siamo tristi e molto arrabbiati per quello che è successo - dice un ragazzo delle curva Nord della Lazio - Gabriele era un ragazzo splendido, solo ieri sera (l’altro ieri, ndr) eravamo qui con lui al pub Excalibur a chiacchierare prima che lui andasse a lavorare: era veramente una persona speciale". Gabriele lavorava la sera come dj in vari locali della capitale tra cui il Piper. "Non sappiamo capacitarci - hanno continuato i ragazzi - la prima cosa che è uscita su Gabriele è che in passato era stato fermato per tifo violento e poi non è stato detto che a sparare è stato un poliziotto".

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

È stato un omicidio volontario

di Anna Maria Liguori

ROMA - "Voglio sapere chi è stato, ditemi chi ha ucciso mio figlio". Giorgio Sandri è stato informato della morte del figlio Gabriele mentre era nel suo negozio, Harrison, dove vende abbigliamento da uomo, in via Friggeri nel quartiere Balduina a Roma. La notizia gliel' ha data l’altro figlio Cristian che guardava la tivvù. Un attimo per realizzare e poi Giorgio Sandri, completamente sopraffatto dal dolore, si lascia andare. "Sono arrivata nel suo negozio pochi minuti dopo aver sentito anch' io la notizia in televisione - spiega Antonella Carloni amica di famiglia e proprietaria della pasticceria di fronte al negozio - ho attraversato la strada e ho visto che Giorgio stava buttando tutti i vestiti sottosopra urlava e piangeva e batteva la testa contro un mobile, non si riusciva a fermarlo. Ho avuto paura che non reggesse allora l’ho abbracciato e ho cercato di calmarlo". È stato tutto un susseguirsi di minuti concitati poi Giorgio Sandri ha chiesto un favore agli amici: "Accompagnatemi da Gabriele". Il viaggio è stato organizzato in un batter d'occhio. "Mio fratello Pierluigi si è offerto di accompagnarlo in macchina fino ad Arezzo - continua Antonella Carloni - ma prima abbiamo dovuto sedare Giorgio perché non era nemmeno in condizione di viaggiare". E la madre di Gabriele, Daniela, fuori per il weekend, parte anche lei per Firenze. Il fratello di Gabriele, Cristian, quando è arrivato ad Arezzo, prima del padre, si è recato immediatamente alla caserma della polstrada ed ha parlato con gli investigatori. Una volta uscito è stato lapidario: "Me lo hanno ammazzato a 28 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte. A cosa sono serviti tutti i decreti di urgenza sul calcio ? Gabriele è morto, l’hanno ammazzato...". E l’avvocato di famiglia Luigi Conti ha rincarato la dose: "E' stato un omicidio volontario". In caserma è poi arrivato anche il padre Giorgio che ha abbracciato a lungo il figlio Cristian, pianto e urlato, accasciandosi a terra. "Gabriele non era un ragazzo violento". Sono le parole di Livia Caloprisco, 21 anni, ex fidanzata di Gabriele. La relazione era finita a Natale scorso ma i due continuavano a sentirsi e a frequentarsi regolarmente. L' ultima telefonata, racconta Livia che attualmente è ad Amsterdam per motivi di studio, risale a tre settimane fa in occasione del compleanno di Gabriele. "Era una persona fantastica, un ragazzo solare, simpaticissimo, divertente - dice Livia, sconvolta dalla tragedia - adorava la vita, era pieno di amici e non soltanto perché faceva il dj ma perché era una persona veramente fantastica". Dj Gabbo, come era conosciuto nel giro dei locali, gestiva il suo tempo tra la musica e il negozio di abbigliamento. "Era amichevole e socievole con tutti - continua Livia - come si dice, era un compagnone. E poi aveva questa grandissima passione per la Lazio. Lui seguiva tutte le partite. A Roma era abbonato, ma andava anche a tutte le trasferte con i suoi amici. Forse ne avrà persa una in un anno", sottolinea la sua ex fidanzata precisando che gli amici erano tutte persone appassionate della squadra ma "assolutamente non pericolose". Per seguire la Lazio, era disposto anche a sacrifici: "Dopo una serata di lavoro sui piatti in discoteca, dovendo suonare come dj il sabato sera - ricorda Livia - magari finiva di lavorare alle 6-7 del mattino e direttamente partiva per la trasferta".

12 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

"Scrivetelo: è stato omicidio volontario"

di Boldrini Stefano

Dal nostro inviato AREZZO - Cristiano Sandri è avvocato e conosce bene le leggi. Ha perso il fratello Gabriele da poche ore. È sbarcato ad Arezzo in compagnia del padre, Giorgio, titolare di un negozio di abbigliamento per uomo nel quartiere Balduina, dove Gabriele lavorava di giorno. Claudio Sandri, giaccone marrone, pochi capelli, ha protetto il padre dai cronisti e ha cercato di collaborare con gli agenti che stanno effettuando i rilievi sull' auto dove è morto Gabriele, una Renault grigia sottoposta a sequestro giudiziario e che fino alle 16.30 è parcheggiata nel punto blu del casello di Arezzo. L' URLO - All' improvviso, parte un urlo straziante di Cristiano. "L' avete ammazzato, disgraziati". Poi si placa, ma prima di abbandonare il piazzale, grida: "Con tutte le leggi eccezionali che hanno fatto, hanno ammazzato mio fratello con un colpo di pistola". L’avvocato scelto dalla famiglia, Luigi Conti, lo spinge all' interno dell’auto e dice ai cronisti: "Questo è un omicidio volontario. Voglio vedere se avrete il coraggio di scriverlo". Il padre, Giorgio Sandri, non parla. È un uomo distrutto. Più tardi avrà un malore. La mamma, Daniela, non ce l’ha fatta a venire qui. UN RAGAZZO DI BUONA FAMIGLIA - La famiglia Sandri appartiene alla buona borghesia romana. Laziali, simpatie di destra, attività ben avviata. Cristiano ha scelto di fare l’avvocato, mentre Gabriele si era iscritto a Scienze Politiche, corso poi abbandonato per lavorare nel negozio del padre e dedicarsi alla sua grande passione, la musica. La passione comune era per la Lazio, che aveva portato Gabriele a seguire tutte le partite, comprese le trasferte. Tutti gli amici che fino a ieri sera hanno sostato di fronte alla Questura, definiscono la famiglia Sandri: "Gente perbene. Non tirate adesso fuori la storia dell’ultrà disadattato. Gabriele era un ragazzo fantastico, uno che rideva e scherzava sempre. È assurdo quanto è accaduto. Morire in autostrada, in macchina, ucciso da un poliziotto".

12 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Un messaggio sulla vetrina del negozio della famiglia Sandri. Ricordi, lacrime e mazzi di fiori dagli amici di Gabbo.

"Un bastardo ha ucciso mio figlio"

Il giallo del biglietto del padre

Prima esposto, poi sconfessato. Mercoledì i funerali a Roma.

ROMA - "Ieri un bastardo schifoso ha assassinato mio figlio che tu sia maledetto per sempre". Questo il messaggio apparso sulla serranda del negozio di abbigliamento della famiglia Sandri, il giorno dopo la morte del figlio Gabriele, nel quartiere Balduina. Il biglietto attribuito a Giorgio Sandri, padre del dj e tifoso laziale ucciso, è molto forte, troppo. Viene in mente la reazione della famiglia Reggiani, dopo la morte di Giovanna. Una continua, commossa e rabbiosa processione si è materializzata di fronte all'esercizio, tutti a piangere il ragazzo "che faceva divertire tutti". Nel pomeriggio un giovane esce da casa Sandri e toglie il messaggio, per volere della famiglia. Che vuole far sapere di non avere scritto nulla del genere. Tantissimi gli amici, i conoscenti e gli abitanti della zona davanti al negozio Harrison. Mazzi di fiori, giornali con Gabriele Sandri in prima pagina e una foto del giovane al lavoro come dj. "Con profondo dolore ci lasci" e "ho il tuo sorriso stampato nel cuore, addio piccolo grande uomo", sono solo alcuni dei bigliettini lasciati con i fiori. "Me lo ricordo fin da quando era piccolo, un ragazzo straordinario", ricorda qualcuno passando davanti alle serrande del negozio chiuse per lutto. "Una morte assurda", dicono tutti ma c'è anche chi sottolinea di "smetterla di prendersela con i tifosi". "Come può essere stato ucciso in questo modo un ragazzo così giovane, bisogna che venga fuori la verità", dicono i residenti della zona. "Gabriele era un ragazzo della curva - sussurra un tifoso biancoceleste arrivato per lasciare un ricordo - Speriamo ora che da lassù ci guardi e ci dia una mano a vivere. Morire così a 28 anni per colpa di una pallottola...". L'ultimo saluto alla salma di Gabriele Sandri domani dalle ore 10,30 presso la Sala Santa Rita in Piazza Campitelli, su disposizione del Comune di Roma. I funerali si svolgeranno mercoledì mattina presso la parrocchia romana di San Pio X.

12 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it (Testo e Foto)

Il padre di Gabriele: "Non si specula sul dolore

Solo giustizia, niente attacchi alla polizia"

di Anna Maria Liguori

Giorgio Sandri ad Arezzo per riconoscere il figlio ventottenne ucciso. Sul cartello di insulti all'agente appeso nel suo negozio chiarisce: "Non l'ho scritto io".

ROMA - "Vedete come me lo hanno ridotto e anche ora lo stanno massacrando. Hanno ammazzato il mio ragazzo...". Giorgio Sandri, padre di Gabriele, ieri è stato chiamato ad Arezzo per fare il riconoscimento del figlio ventottenne ucciso domenica pomeriggio da un poliziotto. Con le lacrime agli occhi Giorgio Sandri esce dalla camera mortuaria, schiva i flash dei fotografi e racconta la sua disperazione con qualche frase al telefono, poche parole sospirate lontano da microfoni e telecamere. Parole di un dolore acuto, che non tenta di dissimulare.

Oltre al dolore, prova anche rabbia per quanto è successo ? "Quello che sento è solo un dolore terribile. Non pensavo che si potesse soffrire così. Quando ti muore un figlio, perdi anche te stesso. Poi se te lo ammazzano così...".

Ha fatto mettere lei quel cartello sulla vetrina del suo negozio a Roma con cui maledice le forze dell'ordine ? "Assolutamente no. È una strumentalizzazione che non condivido, ma evidentemente c'è qualcuno che vuole usare questa tragedia per fomentare gli animi e trasformare l'Italia in un campo di battaglia. Io non avrei mai fatto affiggere il cartello. Quello che c'è scritto è lontano da quello che penso. Chi ha sparato e ucciso mio figlio deve pagare. Solo lui, gli altri poliziotti non hanno colpa per quanto è accaduto".

Poi Giorgio Sandri si allontana e passa il telefono al fratello di Gabriele, Cristiano. Prova rancore nei confronti di chi ha ucciso suo fratello ? "Era un giovane di 28 anni pieno di vita che voleva solo andare a vedere una partita di pallone. Un viaggio in macchina, novanta minuti sugli spalti e poi di nuovo a casa. Doveva andare così. Che c'entrano pistole e pallottole ? Non può morire una persona in questo modo, passare dal sonno alla morte, ammazzato da una pallottola in un autogrill mentre stava per andarsi a divertire con gli amici".

Teme che ci saranno disordini in occasione dei funerali di Gabriele ? "Spero che i tifosi non trasformino un momento di dolore in un'occasione per attaccare e insultare le forze dell'ordine. Vogliamo rispetto, solo questo. Gabriele è una vittima, per lui il calcio era solo un gioco e usare il suo nome per creare disordini sarebbe un oltraggio alla sua memoria, al ricordo di un ragazzo che viveva per la sua musica e per il suo lavoro".

Crede che la giustizia farà il suo corso o teme insabbiamenti di qualche tipo ? "L'ha detto prima mio padre: chi ha sparato deve pagare. Hanno ammazzato Gabriele, se è stato un errore o premeditazione non mi interessa. Gabriele deve avere giustizia. La famiglia chiede quello che chiedono tutti gli italiani: che salti fuori la verità e che venga fatta per una volta giustizia. E ora vorremmo un poco di silenzio, vorremmo stare soli con il nostro dolore. Ci sarà la camera ardente e poi i funerali. E il nostro dolore durerà per sempre ".

13 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it

Gli amici a casa con mamma Sandra

Non provo rabbia, sono solo disperata

di Anna Maria Liguori e Laura Mari

ROMA - "Non era così che doveva andare. Non doveva succedere questo". Guardando le prime pagine dei giornali sparsi sul tavolino, la madre di Gabriele Sandri, Daniela, non riesce a sussurrare altro. Più che parlare sospira, distrutta dal dolore per la tragica morte del figlio, ma anche per le reazioni violente degli ultrà che domenica sera hanno messo a ferro e fuoco la capitale. Circondata da amiche e compagni di Gabriele, Daniela ha gli occhi gonfi dalle lacrime, ascolta i racconti di quanti entrano nel suo salotto, ogni tanto scuote la testa, come per scacciare il pensiero di una morte che ancora fatica ad accettare. Resta seduta sul divano, pantaloni neri e maglione azzurro, senza guardare nessuno in particolare, sembra estraniata e come non cosciente di quanto è avvenuto. Sul tavolino davanti a lei tanti quotidiani ma la televisione è spenta, in casa c'è un silenzio quasi irreale. Gli amici di Gabriele che lei non conosce si presentano uno alla volta e lei si sforza di sorridere. "Sono Giampiero signora, qualche mese fa sono stato a Ponza con Gabriele...". "Certo - risponde lei - a Gabriele piace tanto il mare, forse potete tornare a Ponza insieme quest' estate". Nella stanza cade il gelo. Gli amici si guardano senza commentare, cercano di cambiare discorso, ma inevitabilmente lo sguardo cade sempre su quelle foto di Gabriele posate sul davanzale. "Eccolo lì il mio Gabriele" sospira Daniela. Il telefono squilla in continuazione, il citofono suona incessantemente, ma Daniela resta immobile sul divano. "Chiedi chi è, ma tieni lontano i giornalisti. Sono tutti qui sotto, li ho visti" raccomanda con sguardo assente a Michele, uno dei migliori amici di "Gabbo", uno dei tanti ragazzi che ieri ha fatto da guardia all' abitazione della famiglia Sandri. E ogni volta che la porta si apre Daniela alza la testa e mostra gli occhi gonfi di una madre che non riesce a capacitarsi della perdita di un figlio in una circostanza così tragica. "Ciao, ciao... Accomodatevi, venite" dice Daniela dal divano, allarga le braccia, li invita a superare il dolore e la timidezza, a farsi strada tra quelle pareti bianche che ora, senza la presenza di Gabriele, sembrano ancora più spoglie. Poi le fa visita Suor Paola. Da tifosa laziale parla direttamente al cuore della madre che ha perso un figlio. Daniela si commuove e racconta che quando era piccolo "Gabriele si divertiva tanto a guardarla in televisione, pur senza conoscerla di persona, sapeva che era una grande tifosa della Lazio". "Non sono arrabbiata con chi ha ucciso mio figlio - prosegue - sono solo disperata. Un dolore così grande è inimmaginabile, non perché era mio figlio, ma perché era un ragazzo d'oro". E ancora: "Tutti gli volevano bene, aveva un buon carattere e un rapporto meraviglioso con me, per non parlare di quello che aveva con il suo prossimo" continua Daniela tra le lacrime. "Queste cose - risponde Suor Paola per farle coraggio - esulano dal calcio. Vorrei che Gabriele non fosse morto invano e che questa tragedia fosse una lezione per tutti noi che siamo appassionati o anche malati di calcio". A questo proposito parla anche Cristiano, il fratello maggiore di Gabriele. "Mio fratello non c' entra nulla con quanto è successo a Roma. Quella roba non c' entra nemmeno con il calcio". Prende le distanze dagli scontri degli ultrà con la polizia che hanno messo a ferro e a fuoco Roma e da quanti pensano che le dimostrazioni violente siano state un atto di vendetta, contro la polizia, contro lo Stato. Ci tiene a dirlo e poi non parla più, mentre esci di casa per andare ad Arezzo dove si attende l’autopsia. Cristiano oltrepassa il cancello di casa, pochi passi dietro c'è il padre Giorgio. È stato male tutta la notte: il medico di famiglia si è recato da lui due volte temendo che il cuore potesse fargli qualche scherzo. Giorgio Sandri sale in macchina ansante, al posto di guida un amico che non lo lascia da quando ha saputo della morte di Gabriele. Cristiano invece è accompagnato da alcuni amici, porta con sé il completo grigio e la cravatta aviatore che dovrà indossare Gabriele quando verrà ricomposto. Li adagia nel cofano e lo chiude con cautela.

13 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

"Maledetto bastardo"

Al negozio di famiglia un foglio poi rimosso

di Vincenzo d'Angelo

ROMA - "Ieri un bastardo schifoso ha assassinato mio figlio. Che tu sia maledetto per sempre". Questo il contenuto del foglio di carta che occupava ieri mattina la parte alta della vetrina dell’Harrison, il negozio di abbigliamento per uomo di proprietà della famiglia Sandri, in cui Gabriele lavorava. In via Attilio Friggeri è stata una giornata di pellegrinaggio continuo. Fiori, sciarpe e foto ricoprivano la vetrina del negozio, ma l’attenzione dei passanti veniva completamente catturata dalla durezza di questo messaggio. IPOTESI - Un messaggio terribile, che inizialmente sembrava alimentare il clima di guerriglia vissuto domenica sera nella capitale. Le voci sulla provenienza del cartello erano contrastanti: qualcuno diceva che fosse stato esposto per volere del papà, altri addirittura erano convinti che la mamma stessa l’avesse affisso. La verità è che nessun componente della famiglia Sandri ne era a conoscenza. Probabilmente lo hanno visto attraverso la televisione, o sentito per radio. Di fatto, a mezzogiorno, è un amico di famiglia ad arrivare in tutta fretta per rimuovere la scritta. RABBIA - Il ragazzo parcheggia il motorino dall' altra parte della strada e si fionda verso la vetrina, facendosi largo tra la folla che occupava il marciapiede. "Come vi permettete di scrivere queste cose ? Ma siete tutti impazziti ?", urla il giovane mentre con rabbia strappa il foglio dalla vetrina. "Nessun componente della famiglia Sandri ha attaccato questo foglio, come vi siete permessi ?". Tra la gente resta lo stupore e l’imbarazzo. Nel tardo pomeriggio, poi, una nuova sorpresa. Una donna riaffigge il foglio incriminato sotto lo sguardo disorientato dei presenti e dice: "Sono la compagna del padre di Gabriele".

13 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

"Ma io non sono un assassino"

di Matteo Dalla Vite

Il poliziotto che ha sparato: "Sto male. Anzi, malissimo Ci vuole rispetto per chi non c'è più e anche per me".

Dal nostro inviato. AREZZO - "Non sono un assassino, non sono uno che va in giro ad ammazzare le persone. E sto male, sto malissimo". Al telefono di casa risponde lui, Luigi Spaccarotella, l’agente della Polizia stradale di Battifolle da ieri pomeriggio indagato per l’omicidio (colposo) di Gabriele Sandri. Sono le tre passate e il suo tormento è dentro una voce rotta, tesa, aspra, quella di un ragazzo di 31 anni che parla in prima persona e con la vita ormai sottosopra. RISPETTO - Zona Pantano Marchionna di Arezzo, il cognome sul campanello non c'è. Non compare nemmeno quello della moglie Federica, che ha conosciuto nella clinica privata nella quale lei lavora come infermiera, una nota struttura vicino alla stazione. "Chi è ?" risponde con una domanda. Sulle prime, saputo chi siamo, riattacca. Dopo, un minuto dopo, resta in comunicazione e trova forza e volontà di aprirsi, esprimendo il proprio disagio e chiedendo rispetto anche per chi ci ha rimesso la vita. "Ascolti - dice Luigi - non sono nelle condizioni migliori, sto male, lo capisce ? Sto male. Però le voglio dire una cosa, una sola: non sono un assassino, non lo sono ! Non sono uno che va in giro ad ammazzare la gente. E se ne dicono tante, troppe, in queste ore, mentre la cosa più giusta adesso è portare rispetto per la persona che non c'è più e per tutti i suoi familiari; rispetto anche per la mia situazione, la prego, e per quelli che svolgono il mio stesso lavoro". Luigi aggiunge di aver nominato un avvocato (di Prato), poi saluta e riattacca. È completamente scosso. IN LACRIME - Alla Sottosezione della Polizia Stradale di Battifolle, appena dentro il casello di Arezzo, il clima è mogissimo. I colleghi di Luigi sono scossi, sconvolti. Raccontano di un ragazzo solare, di un collega bravo, puntuale ed esperto, di un amante del calcetto ma non tifoso di una squadra in particolare. Luigi Spaccarotella ad Arezzo dal 2005, prima aveva prestato servizio alla Questura di Palermo; è nativo di Varese, ma di origini calabresi, di un paese vicino a Cosenza, Cetrano. Quel giorno era fuori come in tante altre occasioni: secondo le ricostruzioni, Luigi s' è accorto di ciò che aveva causato solo una volta arrivato proprio al casello, quando ha visto la Megane parcheggiata e il 118 che stava arrivando, con Gabriele in fin di vita. Trovatosi di fronte alla tragedia, Luigi sarebbe entrato nella caserma e avrebbe detto: "Non capisco come possa essere successa una cosa così, e non me ne faccio una ragione". E poi è scoppiato a piangere. TIFOSI O NO ? - Luigi è un agente scelto, "ha vissuto anche in zone calde - racconta un amico vigile intendendo l’esperienza a Palermo - quindi non è uno sprovveduto". Un benzinaio dell’Area di Servizio dalla quale è stato sparato un colpo racconta di averlo visto correre, dal punto in cui è uscito il primo colpo in aria dove poi è stato esploso quello fatale. Circa 70 metri. "È stato un incidente, una fatalità": sono le frasi che Luigi avrebbe pronunciato a persone vicine. Qualcuno, poi, sussurra che l’agente non avesse ben chiaro che si trattasse di tifosi. Ma il tormento di tutti resta lì.

13 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Il parroco dall'agente omicida

Persona perbene, è distrutto

AREZZO - "Soffre, è molto stanco, sta male, cerca di riposare". Don Paolo Grandi è una delle persone che ieri hanno fatto visita al poliziotto Luigi Spaccarotella, che domenica ha sparato sull' Autosole uccidendo Gabriele Sandri. L’agente è rimasto tutto il giorno nel suo appartamento al terzo piano di una zona residenziale alla periferia est di Arezzo. Un amico, anche lui agente di polizia, si è trattenuto con lui per oltre un’ora. "È distrutto, ma ha detto che vuole rimanere ad Arezzo, non tornerà in Calabria dai genitori che lo hanno raggiunto qui" ha raccontato all' uscita dalla casa. "Anche loro, i genitori, stanno soffrendo molto, vivono un dramma" ha aggiunto don Paolo, che è un ex calciatore del Verona e un componente della nazionale di calcio sacerdoti. Intorno a Spaccarotella si è alzato il cordone protettivo dei vicini. "Non sta bene" ha confermato una donna. "Luigi è una persona perbene, bravissima". Intanto l’area di servizio di Badia al Pino, quella dove è morto Gabriele, anche ieri è stata meta di un pellegrinaggio continuo al "sacrario" di fiori, biglietti, sciarpe e bandiere lasciate in memoria del tifoso laziale. L' autogrill ha registrato un aumento del 20% dei clienti. (m.bol.)

14 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Serra duro: "Usare la pistola è stato folle"

"Il poliziotto che spara ad altezza d'uomo all' autogrill è indifendibile. La pistola ? Non doveva neanche tirarla fuori". Lo dice Achille Serra (30 anni in polizia e prefetto di Roma fino allo scorso settembre) in un’intervista al settimanale Espresso, in edicola oggi in cui parla della tragica morte di Gabriele Sandri. "Ho passato una vita in polizia. Ne vado fiero ed è un’istituzione che difenderò sempre. Quando ero prefetto di Roma, ad esempio, difesi i poliziotti per gli scontri con i tifosi ubriachi del Manchester. Ma l’agente che ha ucciso quel ragazzo mi sembra indifendibile. Siamo di fronte a un gesto folle, quasi da demente. La pistola non doveva manco tirarla fuori. Figurarsi sparare. L' arma può essere estratta solo in casi estremi, se c'è rischio di vita per qualcuno o per l’agente stesso". Secondo Serra "la pistola non può essere impiegata mai come strumento d'ordine pubblico. Per sparare in aria ? Se i tafferugli degenerano e c'è il rischio che qualcuno ci rimetta le penne, si può sparare per aria. Ma sembra che domenica, in quell' area di servizio, ci fosse al massimo una piccola rissa tra due macchine. Forse il tifo nemmeno c' entrava...". Un testimone ha visto il poliziotto sparare a braccia tese, l’agente rischia l’incriminazione per omicidio volontario, Serra dice che "alla volontarietà non posso credere. Tutto può essere, per carità, ma se fosse così saremmo di fronte a un episodio di follia. Roba da ricovero".

16 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Il fratello di Sandri accusa

"Non infangate Gabriele: in tasca non aveva sassi"

di Stefano Boldrini

Il fratello del tifoso ucciso e l’avvocato smentiscono la versione degli inquirenti e attaccano il questore di Arezzo: "Ha negato l’evidenza e detto molte bugie".

ROMA - Una conferenza stampa che ad un certo punto è diventata un’arringa: contro le presunte strumentalizzazioni, contro una parte delle istituzioni, contro il questore di Arezzo e contro chi ha gestito malissimo l’omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso laziale morto domenica scorso all' uscita dell’area di servizio Badia del Pino, direzione Nord. Nella sala Santa Rita di piazza Campitelli, Cristiano Sandri - il fratello avvocato della vittima - il papà Giorgio Sandri e gli avvocati Michele Monaco - legale della famiglia Sandri - e Luigi Conti - avvocato degli altri quattro ragazzi che erano in viaggio con Gabriele - hanno incontrato per settanta minuti i giornalisti: "Mio fratello è stato ammazzato - ha esordito Cristiano Sandri - Non accetto le strumentalizzazioni che ho letto sui giornali e visto in alcuni servizi televisivi. Il calcio non c' entra niente con questa storia. Qualcuno ha parlato di cappelli bassi, di braccia tese ai funerali di mio fratello. I funerali sono stati un momento di grande solidarietà e commozione. Vi prego, non infangate il nome di mio fratello. Era un ragazzo meraviglioso, che lavorava nel negozio di famiglia e aveva due grandi passioni: la musica e la Lazio. Non è vero che mio fratello aveva ricevuto un Daspo. Aveva ricevuto una diffida di due mesi, ma successivamente il pubblico ministero che si era occupato di quella vicenda aveva disposto l’archiviazione del caso. Non è vero neppure che mio fratello avesse con sé oggetti pericolosi o armi di qualsiasi natura. Mio fratello era armato solo dei suoi dischi. Mio fratello è stato ucciso da un agente di polizia, un tutore dell’ordine, che si è sentito in diritto di estrarre la pistola e sparare. È accaduta una cosa che in uno Stato civile non dovrebbe mai accadere, un poliziotto che spara senza conoscere i reali motivi del suo gesto e uccide un innocente". Sulla questione dei sassi che sarebbero stati ritrovati nelle tasche di Gabriele Sandri, interviene l’avvocato Monaco: "Si trattava solo di piccole formazioni calcaree". LE ACCUSE - La gestione della vicenda, soprattutto nelle ore iniziali, è criticata su tutta la linea dalla famiglia Sandri e dal loro legale. Di più: sono censurati anche i comportamenti "etici" di una parte delle istituzioni: "Nessuno si è degnato di avvertirci. Sono stato informato da una collega che conosce uno degli amici. Non si è fatto sentire né il ministro dell’Interno, né quello della Giustizia. Al contrario, abbiamo molto apprezzato il comportamento del sindaco di Roma Veltroni e del presidente della Repubblica Napolitano, sbigottito di fronte ad una situazione del genere. Anche il capo della Mobile di Arezzo ci è stato vicino". PERDONO ? UN GIORNO, FORSE - Che cosa chiederà la famiglia Sandri nel costituirsi parte civile ? "Chiediamo una giustizia giusta". Ci sarà, un giorno, il perdono per l’agente Luigi Spaccarotella ? "Un giorno, forse, ma di sicuro non adesso. Se abbiamo parlato con lui ? No, mai". La cosa che più ha infastidito la famiglia Sandri e i legali è stata la "gestione nelle ore immediatamente successive. Già alle 10 del mattino era chiara la dinamica dei fatti e invece nella conferenza stampa delle 17, nella Questura di Arezzo, si negava l’evidenza e anzi si dicevano bugie. Non è piaciuto il comportamento del questore di Arezzo, Giacobbe. La sua difesa di chi aveva commesso un omicidio volontario è diventata fango per mio fratello. Anche il questore non si è degnato di porgerci le condoglianze". LE IDEE - Cristiano Sandri ha parlato di due possibili proposte per ricordare Gabriele: "Un derby in sua memoria o una scuola calcio con il suo nome, ne abbiamo parlato anche con il sindaco Veltroni. Oppure intitolare il centro sportivo di Formello a Gabriele. Lui era innamorato della Lazio".

17 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

La rabbia della famiglia

Quanto fango su Gabriele

di Massimo Lugli

ROMA - "Ci sarà un tempo per il perdono, ma non è ora. Forse più avanti. La cosa importante, adesso, è evitare le strumentalizzazioni, non infangare la memoria di mio fratello. Quello che è accaduto a Gabriele non ha niente a che vedere col calcio né con la tifoseria violenta: non è possibile morire a 26 anni per un colpo di pistola sparato da un poliziotto che dovrebbe essere un tutore dell’ordine". Parla con calma, senza mai cedere all' emozione Cristiano Sandri, il fratello del ragazzo ucciso nell' area di servizio Badia del Pino. Un incontro coi giornalisti a cui partecipano anche il padre, Giorgio (che resta in silenzio, con gli occhi lucidi, per oltre un’ora) e i due avvocati della famiglia, Luigi Conti e Michele Monaco. La famiglia di Gabriele ribadisce che il ragazzo non aveva partecipato, prima di morire, a uno scontro con un gruppo di tifosi juventini. "Quello che è accaduto nell' area di sosta non ha assolutamente niente a che vedere con l’omicidio di mio fratello - continua Cristiano Sandri - e comunque, Gabriele stava dormendo quando è strato raggiunto da un proiettile camiciato, con un’altissima capacità di penetrazione, al collo. Voglio anche precisare che, contrariamente a quello che è stato scritto da un giornale Gabriele era stato diffidato dal frequentare gli stadi nel 2002 ma dopo soli due mesi il pm di Milano ha proposto l’archiviazione che è stata disposta dal Gip. Mio fratello non era un violento, era un ragazzo perbene che lavorava nell' azienda di famiglia e amava la musica e la Lazio. Dovete concentrarvi sul modo in cui è stato ucciso". La ricostruzione del Viminale, insiste sul fatto che, in tasca a Gabriele Sandri, sono stati ritrovati due sassi, uno di 8 per 3 centimetri e l’altro di 4 per 4, entrambi di tre centimetri di spessore. "Bisogna vedere cosa si intende per sassi - interviene l’avvocato Monaco - si trattava solo di microformazioni calcaree senza alcun potere offensivo. Si danno certe notizie per sminuire la gravità di quello che è accaduto, in qualche modo si è eliminata una persona scomoda...". A Badia del Pino, poco dopo la tragedia, sono arrivati il fratello della vittima e l’avvocato Luigi Conti. Il legale, inizialmente, aveva chiesto che le indagini fossero affidate ai carabinieri ma la questione, oggi, sembra superata: "Siamo soddisfatti di come sta procedendo l’indagine - spiegano ancora Cristiano e i due legali - i rilievi sono stati affidati alla scientifica di Firenze e non quella di Arezzo. La dinamica del fatto era chiara fin dalle 10 del mattino, l’agente ha fatto fuoco a braccia tese e ha mirato ad altezza d'uomo. Nella conferenza stampa delle 18 di domenica il questore Vincenzo Giacobbe ha mentito sapendo di mentire. Ma il capo della squadra mobile di Arezzo è stato il primo a portarci conforto". Quanto alle istituzioni: "Il presidente Napolitano si è messo in contatto con noi, ha espresso il suo dolore e si è dimostrato una persona eccezionale. Anche il sindaco Veltroni si è prodigato in ogni modo. Per il resto ci saremmo aspettati di più. Non abbiamo ricevuto telefonate né dal ministro degli interni né da quello della giustizia, evidentemente si pensa che bastino i telegrammi". Per ricordare Gabriele, i familiari pensano a un derby disputato in sua memoria "Sarebbe anche molto bello che portasse il suo nome il centro sportivo di Formello o una scuola". Dopo la morte del ragazzo, il fratello rivolse un appello ai tifosi per evitare disordini. Oggi tutti hanno paura che, alla riapertura degli stadi, scontri e tafferugli si divampino ancora: "Siamo contrari a ogni forma di violenza, come lo era Gabriele - ripete Cristiano Sandri - il suo omicidio è una tragedia che chiede giustizia, il calcio è un’altra cosa".

17 novembre 2007

Fonte: La Repubblica

Per il capo della polizia, la morte di Gabriele richiede "una risposta chiara alla domanda di verità e giustizia". Il giovane romano è stato "vittima involontaria di una leggerezza imperdonabile".

Caso Sandri, Manganelli: "Pietre o no non cambiano le colpe della polizia"

Prodi: "Le parole del prefetto rispecchiano una forza dell'ordine che risponde al Paese ed è trasparente".

BOLOGNA - Gabriele Sandri è stato "vittima di una leggerezza imperdonabile" quindi questa vicenda chiede "una risposta tempestiva e trasparente". Inoltre, il fatto che la vittima avesse o meno una pietra in tasca "non cambia assolutamente le colpe della polizia". Il prefetto Antonio Manganelli parla della morte del 28enne romano ucciso da un poliziotto l'11 novembre alla stazione di servizio di Badia al Pino. E ribadisce il dolore per quella morte e l'intenzione ferma di assicurare alla famiglia del giovane verità e giustizia per quanto accaduto. Le indagini proseguono. E Repubblica raccoglie la testimonianza di uno dei tifosi juventini presenti all'autogrill, che rafforzerebbe l'ipotesi dell'aggressione compiuta dai tifosi della Lazio ai danni dei supporter bianconeri. Dalle parole del capo della polizia emerge un'immagine "di forza dell'ordine che risponde al Paese, ed è trasparente": questo il commento di Romano Prodi, che con Manganelli ha inaugurato, a Bologna, il nuovo Polo tecnico funzionale della polizia di Stato intitolato alla memoria di Emanuele Petri, ucciso nel 2003 nel conflitto a fuoco sul treno Roma-Firenze che portò all'arresto della terrorista Nadia Desdemona Lioce. "E' questo anche il momento della memoria - dice il capo della polizia - e il pensiero va in queste ore ai poliziotti che non ci sono più, silenziosi protagonisti degli atti di quotidiano eroismo di cui va fiero il nostro Paese". Ma il pensiero va "anche a Gabriele, vittima involontaria di una leggerezza imperdonabile, della quale oggi questa istituzione porta il peso e io la sofferenza, consapevole del dovere di una risposta tempestiva, completa e trasparente alla domanda di verità e di giustizia che viene dalla collettività". Quanto accaduto a Gabriele Sandri "è una ferita che ci portiamo dentro", ha aggiunto Manganelli. E le strade per evitare che, in futuro, si verifichino episodi analoghi, sono due: intanto, come si diceva, "una risposta completa alla domanda di verità. Poi, comportarsi bene sulla strada, facendo il proprio dovere come fece Emanuele Petri. Noi cerchiamo di fare il meglio nel momento della formazione, dell'aggiornamento professionale, anche se quanto accaduto nell'area di servizio di Arezzo non ha nulla a che fare con la formazione: sono quegli eventi assolutamente imprevedibili, quegli errori inescusabili che non si scongiurano". Il legale dei Sandri, Michele Monaco, fa sapere che i familiari di Gabriele si dicono "soddisfatti" delle parole del capo della polizia. "È bello che le istituzioni si stringano alle parti offese. Si tratta di affermazioni in linea con quanto detto dal presidente della Repubblica ai familiari di Gabriele. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha dato certezze di trasparenza e l'intervento di oggi di Manganelli dimostra che si intende seguire quella strada. Tutto ciò - conclude il legale - è molto bello e positivo".

17 novembre 2007

Fonte: Repubblica.it

"Un anno senza Gabbo io e mia moglie non viviamo più"

di Stefano Carina

È passato un anno da quel maledetto 11 novembre 2007. Con la scomparsa di Gabriele la vita della famiglia Sandri è profondamente cambiata. Giorgio, il papà di Gabbo, ci racconta come.

Signor Sandri, un anno fa la tragedia. "A volte ancora non me ne rendo conto, è come se vivessi un brutto sogno. Poi quando torno con i piedi per terra ho davanti a me il dramma e la vita della mia famiglia distrutta. Il dolore che provo è immenso ma quello di mia moglie, se possibile, è ancora maggiore. Sta male, è un’altra persona che praticamente se n' è andata con il figlio: ora è lei la nostra grande preoccupazione".

Come è cambiata la vita della sua famiglia ? "Ci si trascina. L' altro mio figlio Cristiano ha lasciato lo studio presso il quale lavorava perché non riusciva a star dietro a tutti gli impegni. Di mia moglie ho già detto. Io provo a fare le cose di prima ma è cambiato tutto. Non è vero che il tempo lenisce il dolore. Anzi è il contrario: ogni giorno che passa è più dura".

Cosa le ha dato fastidio in questo lungo periodo ? "Tante cose. A partire da quello che è avvenuto subito dopo, con il tentativo di etichettare negativamente Gabriele per giustificare il gesto scellerato di Spaccarotella. Per non parlare poi del fatto che dopo gli scontri di Roma e Bergamo si è cominciato a discutere della violenza negli stadi, dimenticando quello che era accaduto. Ora mi dà fastidio che l’udienza sia slittata al 16 gennaio con Gabriele che attende ancora giustizia terrena. Non sopporto infine che nei confronti dell’agente non sia stato preso nemmeno un provvedimento e che questo individuo abbia la possibilità di usare ancora una pistola".

Ha fiducia nella giustizia ? "Devo averla".

Ha timore che la vicenda possa finire nel dimenticatoio ? "No, abbiamo con noi la forza dell’opinione pubblica, della gente che continua a starci vicina. Continuiamo a ricevere lettere e messaggi di solidarietà, questo ci dà la forza di credere che alla fine sarà fatta giustizia".

Oggi c'è qualche iniziativa in onore di Gabriele ? "Mi riunisco con il gruppo "donatori di sangue Gabriele Sandri" e vado all' ospedale Bambin Gesù. In settimana poi, presenteremo l’organo di raccolta della Fondazione con il sindaco Alemanno".

Domenica invece c'è il derby: per lei quello dello scorso anno fu molto particolare. "Si, andai il primo tempo in Curva Sud e il secondo invece in Nord: un’emozione indimenticabile. Stare nella curva romanista con la sciarpa della Lazio e sentire l’affetto di tutta quella gente è stato bellissimo. Ringrazio ancora tutti".

C'è stato un riavvicinamento con la società Lazio ? "Il presidente Lotito ci è venuto a trovare qualche tempo fa e ha riconosciuto di aver sbagliato nel non esserci stato vicino".

Andrà nuovamente allo stadio ? "Assolutamente no".

11 novembre 2008

Fonte: La Repubblica (Testo e Foto)
 
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