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Estero Egitto nel caos

Egitto, disastro allo stadio: almeno 30 morti negli scontri al Cairo

Campionato sospeso a tempo indeterminato. Prima della partita con l'Enppi, i tifosi dello Zamalek sono venuti a contatto con la polizia: la reazione durissima ha provocato molte vittime, il cui numero è ancora provvisorio.

Milano - Tragedia in Egitto, calcio, violenza e politica si mischiano per creare il caos al Cairo: almeno 30 i tifosi morti e una ventina di feriti in scontri tra ultrà e forze di sicurezza prima di una partita di calcio (ma il bilancio è provvisorio). Lo hanno reso noto fonti mediche e delle forze dell'ordine della capitale, aggiungendo che la sicurezza ha impedito ai tifosi di entrare allo stadio per assistere alla partita tra Zamalek e Enppi.

L'ASSALTO - La polizia, hanno riferito le fonti, ha usato gas lacrimogeni durante l'operazione per respingere il tentativo di ingresso nell'impianto messo in atto dal gruppo White Knights. Questi ultimi non avevano ottenuto il biglietto per assistere al match (il primo di campionato in cui erano ammessi tifosi dopo la tragedia di Port Said) e secondo ricostruzioni sarebbero stati bloccati in una specie di "gabbia", dove poi sarebbero stati sparati dei lacrimogeni. Da lì i tentativi di fuga e i decessi nella calca. Il ministero dell'Interno ha confermato il disastro, senza essere ancora in grado di comunicare il numero preciso delle vittime, da ritenersi dunque provvisorio.

LA REAZIONE - Il match non è stato immediatamente sospeso (la Federcalcio ha "premuto" perché si giocasse) e si è regolarmente concluso sull'1-1, ma uno dei giocatori dello Zamalek, Omar Gaber, si sarebbe rifiutato di giocare la partita contro l'Enppi. Lo riferiscono i tifosi sui social network. Gli ultrà entrati nello stadio, alla notizia delle vittime negli scontri, si sono girati mostrando la schiena al campo da gioco. L'atmosfera resta tesissima e rischia di degenerare ulteriormente se verranno confermate le voci di prossimi arresti dei capi ultrà. I rapporti fra tifosi e forze governative sono stati al centro non solo della tragedia di Port Said, quando morirono 74 tifosi, ma anche della precedente "insurrezione" politica del 2011 che aveva portato alla destituzione del presidente Hosni Mubarak. Proprio nei giorni scorsi i tribunali egiziani avevano comminato 230 condanne all'ergastolo per gli attivisti laici (non legati alla Fratellanza Musulmana) della "primavera araba".

CAMPIONATO SOSPESO - Intanto il campionato egiziano è stato sospeso a tempo indeterminato. La comunicazione è arrivata direttamente dal primo ministro egiziano, che ha sottolineato che i tempi dello stop verranno comunicati in seguito. Dopo la tragedia di Port Said il campionato egiziano era stato fermato per un anno.

8 febbraio 2015

Fonte: Gazzetta.it

Egitto, 25 morti dopo scontri fuori dallo stadio al Cairo

Tifosi dello Zamalek contro le forze dell'ordine. Il ministero: "Volevano entrare senza biglietto".

Ancora sangue, ancora scontri e violenze, anche negli stadi. A tre anni dai terribili incidenti di Port Said - che causarono 74 vittime - l'Egitto è stato teatro oggi di una nuova aspra battaglia, che ha visto contrapporsi gli ultrà alle forze di polizia all'esterno dello stadio prima del match di premier League Zamalek-Enppi, con un bilancio aggiornato di almeno 25 morti ed una ventina di feriti. La procura generale del Cairo ha aperto un'inchiesta mentre è stata convocata una riunione di emergenza del governo per fare luce sui fatti. All'origine degli incidenti - ha scritto il quotidiano al Arham - sembrerebbe esserci il ristretto numero dei biglietti in vendita: solo 5mila, contro i circa 10mila ultrà dello Zamalek presenti. Erano da poco passate le 18 (le 17 in Italia) quando sui social network sono iniziate a rimbalzare le prime notizie degli incidenti. Un vero e proprio inferno - stando a quanto hanno scritto i media locali - si è scatenato di fronte al campo di calcio Air Defense Stadium della capitale egiziana, tra i tifosi del club Zamalek e la polizia. Violentissimi gli scontri. "Volevano entrare senza biglietto e siamo dovuti intervenire", ha affermato il ministero dell'Interno. I tifosi, dispersi a colpi di gas lacrimogeni, sarebbero quelli del gruppo "White Knights". Poco dopo la notizia degli incidenti uno dei giocatori dello Zamalek, Omar Gaber, si sarebbe rifiutato di giocare la partita, secondo quanto hanno riferito alcuni tifosi sui social network. Gli ultrà entrati nello stadio, alla notizia delle vittime, si sono poi girati mostrando le spalle al campo da gioco. Poco dopo un portavoce del gruppo dei White Knights (i tifosi sostenitori della squadra di Zamalek) ha diffuso la notizia della morte di cinque persone. Ma è bastato che passasse un'ora e il bilancio è stato aggiornato a 20 morti. Poi in serata le autorità hanno riferito che il numero delle vittime è salito ancora, a 25 morti. Diversi veicoli di fronte allo stadio sono rimasti gravemente danneggiati. Terribili le foto postate su Twitter da testimoni che hanno mostrato i luoghi degli incidenti completamente devastati e le immagini dei cadaveri in strada. Il tutto in un'atmosfera appesantita dai gas lacrimogeni lanciati dai poliziotti che, secondo il racconto dei testimoni ad al Ahram, avrebbero causato molte delle vittime. Altre persone avrebbero perso la vita calpestati nel fuggi-fuggi generale. Gli scontri odierni al Cairo ripropongono nuovamente la questione della sicurezza. Non è infatti la prima volta che l'Egitto si confronta con incidenti mortali negli stadi. Il primo febbraio del 2012, oltre 70 tifosi morirono allo stadio di Port Said, nel nord del Paese, in scontri tra gli ultrà della squadra ospite di el Ahly e quella locale di al Masry. A fine match, vinto poi a sorpresa dalla squadra di casa, si scatenò l'inferno con una furibonda invasione di campo da parte dei sostenitori del Masry che diedero la caccia ai giocatori avversari. In mezzo la polizia in assetto antisommossa ma assolutamente incapace di gestire la situazione. Gli ultrà egiziani sono fortemente politicizzati e hanno giocato un ruolo non secondario nelle rivolte della Primavera araba che portarono alla caduta del regime del presidente Hosni Mubarak nel 2011.

8 febbraio 2015

Fonte: Corriere dello Sport

Fotografia: Gazzetta.it

Egitto, violenze fuori dallo stadio al Cairo: 22 morti

Tifosi dello Zamalek contro la polizia: decine i feriti. Il ministero: "Volevano entrare senza biglietto". Tre anni fa la strage di Port Said: morirono 70 persone. La federazione sospende il campionato.

IL CAIRO - Violentissimi scontri al Cairo tra gli ultrà del club Zamalek e le forze di polizia, nei pressi dello stadio: il bilancio provvisorio parla di 22 morti e decine di feriti. "Volevano entrare senza biglietto, siamo dovuti intervenire", afferma il ministero dell'Interno. I tifosi, dispersi a colpi di gas lacrimogeni, sono quelli del gruppo organizzato White Knights, una delle fazioni più politicizzate del tifo, presente e attiva nelle piazze durante le manifestazioni che portarono alla caduta di Mubarak. Il Zamalek ospitava l'Enppi, entrambe del Cairo e la partita, valida per il campionato della massima serie egiziana. La federazione egiziana ha deciso di sospendere il campionato. La rete al Arabiya afferma che molte delle vittime hanno perso la vita nella calca della gente che fuggiva dalla polizia dopo l'offensiva con lacrimogeni. Le violenze si sono innescate all'esterno dello stadio, di proprietà del ministero della Difesa, prima della partita: a quanto pare, per i 10 mila ultrà dei "White Knights" dello Zamalek erano disponibili solo 5 mila biglietti; gli altri allora avrebbero tentato di sfondare i cancelli e di entrare con la forza. Si tratta del peggior massacro ad una partita di calcio in Egitto dopo la strage di Port Said del 2012 quando le vittime furono 70. Le autorità da allora avevano ristretto gli accessi ai match, ma recentemente le regole erano state ammorbidite.

8 febbraio 2015

Fonte: Repubblica.it (Testo e Fotografia)

Egitto, scontri polizia-ultrà al Cairo: è strage

Almeno 25 morti per le violenze fuori dallo stadio prima del derby tra Zamalek e Enppi. Peggiore massacro a una partita di calcio dopo la strage del 2012 a Port Said (75 vittime).

Ancora sangue, ancora scontri e violenze, anche negli stadi. A tre anni dalla terribile strage del 2012 a Port Said - 74 vittime - l’Egitto è stato teatro oggi di una nuova aspra battaglia, che ha visto contrapporsi gli ultrà alle forze di polizia all’esterno dello stadio prima del match della massima Serie Zamalek-Enppi, con un bilancio aggiornato di almeno 25 morti ed una ventina di feriti. La procura generale del Cairo ha aperto un’inchiesta mentre è stata convocata una riunione di emergenza del governo per fare luce sui fatti. Le autorità egiziane, intanto, hanno deciso di sospendere il campionato di calcio. All’origine degli incidenti - ha scritto il quotidiano al Arham - sembrerebbe esserci il ristretto numero dei biglietti in vendita: solo 5mila, contro i circa 10mila ultrà dello Zamalek presenti. Erano da poco passate le 18 (le 17 in Italia) quando sui social network sono iniziate a rimbalzare le prime notizie degli incidenti. Un vero e proprio inferno - stando a quanto hanno scritto i media locali - si è scatenato di fronte al campo di calcio Air Defense Stadium della capitale egiziana, tra i tifosi del club Zamalek e la polizia. Violentissimi gli scontri. "Volevano entrare senza biglietto e siamo dovuti intervenire", ha affermato il ministero dell’Interno. I tifosi, dispersi a colpi di gas lacrimogeni, sarebbero quelli del gruppo "White Knights". Poco dopo la notizia degli incidenti uno dei giocatori dello Zamalek, Omar Gaber, si sarebbe rifiutato di giocare la partita, secondo quanto hanno riferito alcuni tifosi sui social network. Gli ultrà entrati nello stadio, alla notizia delle vittime, si sono poi girati mostrando le spalle al campo da gioco. Poco dopo un portavoce del gruppo dei White Knights (i tifosi sostenitori della squadra di Zamalek) ha diffuso la notizia della morte di cinque persone. Ma è bastato che passasse un’ora e il bilancio è stato aggiornato a 20 morti. Poi in serata le autorità hanno riferito che il numero delle vittime è salito ancora, a 25 morti. Diversi veicoli di fronte allo stadio sono rimasti gravemente danneggiati. Terribili le foto postate su Twitter da testimoni che hanno mostrato i luoghi degli incidenti completamente devastati e le immagini dei cadaveri in strada. Il tutto in un’atmosfera appesantita dai gas lacrimogeni lanciati dai poliziotti che, secondo il racconto dei testimoni ad al Ahram, avrebbero causato molte delle vittime. Altre persone avrebbero perso la vita calpestati nel fuggi-fuggi generale. Gli scontri odierni al Cairo ripropongono nuovamente la questione della sicurezza. Non è infatti la prima volta che l’Egitto si confronta con incidenti mortali negli stadi. Il primo febbraio del 2012, oltre 70 tifosi morirono allo stadio di Port Said, nel nord del Paese, in scontri tra gli ultrà della squadra ospite di el Ahly e quella locale di al Masry. A fine match, vinto poi a sorpresa dalla squadra di casa, si scatenò l’inferno con una furibonda invasione di campo da parte dei sostenitori del Masry che diedero la caccia ai giocatori avversari. In mezzo la polizia in assetto antisommossa ma assolutamente incapace di gestire la situazione. Gli ultrà egiziani sono fortemente politicizzati e hanno giocato un ruolo non secondario nelle rivolte della Primavera araba che portarono alla caduta del regime del presidente Hosni Mubarak nel 2011.

8 febbraio 2015

Fonte: Lastampa.it

Fotografie: Gazzetta.it

Scontri al Cairo tra tifosi e polizia: diversi morti

Il Cairo - È di almeno 22 morti e 34 feriti il bilancio provvisorio di scontri tra i tifosi della squadra di calcio del Zamalek e la polizia al Cairo. Lo riferisce la rete al Jazeera. Le violenze si sono innescate all’esterno dello stadio prima della partita quando un gruppo di tifosi ha tentato di sfondare i cancelli e di entrare con la forza. La partita è quella da top di classifica tra El Zamalek e ENPPI. Le due squadre sono rispettivamente prima e seconda nell’attuale campionato. Entrambi sono club della Capitale egiziana. Uno dei giocatori dello Zamalek, Omar Gaber, si è rifiutato di giocare. Lo riferiscono i tifosi sui Social Network. Gli ultrà entrati nello stadio, alla notizia delle vittime negli scontri, si sono girati mostrando la schiena al campo da gioco. Gli scontri sono avvenuti tra gli ultras "White Kgnits" e gli agenti. Si tratta del peggior massacro ad una partita di calcio in Egitto dopo la strage del 2012 a Port Said quando le vittime furono 70. Le autorità da allora avevano ristretto gli accessi ai match ma recentemente le regole erano state ammorbidite. All’origine del caos, sembra che fossero in vendita solo 5mila biglietti mentre gli ultras dello Zamalek erano 10mila, secondo quanto riferisce al Arham. Erano da poco passate le 18 (le 17 in Italia) quando su Internet sono iniziate a rimbalzare le prime notizie degli incidenti. Un vero e proprio inferno - stando a quanto hanno scritto i media locali - si è scatenato di fronte al campo di calcio Air Defence Stadium della capitale egiziana. "Volevano entrare senza biglietto e siamo dovuti intervenire", ha affermato il ministero dell’Interno. Altre fonti non escludono che il numero delle vittime e dei feriti possa ulteriormente aumentare. Diversi veicoli di fronte allo stadio sono rimasti gravemente danneggiati. Terribili le foto postate su Twitter da testimoni che hanno mostrato i luoghi degli incidenti completamente devastati e le immagini dei cadaveri in strada. Il tutto in un’atmosfera appesantita dai gas lacrimogeni lanciati dai poliziotti che, secondo il racconto dei testimoni ad al Ahram, avrebbero causato molte delle vittime. Gli scontri odierni al Cairo ripropongono nuovamente la questione della sicurezza. Non è infatti la prima volta che l’Egitto si confronta con incidenti mortali negli stadi. Il primo febbraio del 2012, oltre 70 tifosi morirono allo stadio di Port Said, nel nord del Paese, in scontri tra gli ultrà della squadra ospite di el Ahly e quella locale di al Masry. A fine match, vinto poi a sorpresa dalla squadra di casa, si scatenò l’inferno con una furibonda invasione di campo da parte dei sostenitori del Masry che diedero la caccia ai giocatori avversari. In mezzo la polizia in assetto antisommossa ma assolutamente incapace di gestire la situazione.

8 febbraio 2015

Fonte: Ilsecoloxix.it

Egitto, scontri fra ultras e polizia

Media locali: "Almeno ventidue morti a Il Cairo"

Nel match tra Zamalek ed Enppi, alcuni tifosi volevano entrare allo stadio senza biglietto. Da lì è partita la guerriglia con le forze dell'ordine. I circa 5mila tifosi presenti sugli spalti, alla notizia delle vittime, si sono girati mostrando la schiena al campo da gioco.

Hanno causato almeno ventidue morti a Il Cairo, gli scontri tra la polizia e gli ultras del Zamalek, club cairota impegnato nella partita di calcio contro l’Enppi. Ci sarebbero anche trentaquattro feriti. Lo hanno riportato alcuni media egiziani, citando fonti mediche. La frangia più estrema della tifoseria del Zamalek, chiamata White Knights, secondo l’emittente locale al Ahram ha fatto irruzione nello stadio, causando i tafferugli con le forze dell’ordine: "Volevano entrare senza biglietto e quindi siamo dovuti intervenire", ha affermato il ministero dell’Interno. I tifosi sono stati inizialmente dispersi a colpi di gas lacrimogeni, ma poi i disordini sono degenerati. I circa 5mila tifosi presenti sugli spalti, alla notizia delle vittime negli scontri, si sono girati mostrando la schiena al campo da gioco, dove la partita si stava regolarmente svolgendo. Lo hanno riferito gli stessi ultras sui social network. Uno dei giocatori dello Zamalek, Omar Gaber, si è rifiutato di continuare a giocare. Un portavoce del gruppo dei White Knights aveva inizialmente diffuso la notizia della morte di cinque persone. Erano le 17 italiane (le 18 in Egitto). Dopo un’ora il numero è stato aggiornato da fonti mediche, che hanno parlato di almeno ventidue morti e 34 feriti, anche se le vittime potrebbero essere di più. Alcune fonti hanno raccontato che attorno allo stadio, l’Air Defence Stadium, si sono visti dei cadaveri per strada, mentre diversi veicoli sono rimasti gravemente danneggiati. Secondo altri testimoni, molte persone sono morte a causa dei lacrimogeni lanciati dalla polizia. Il Procuratore Generale della capitale egiziana ha intanto aperto un’inchiesta. L’episodio è il più grave del calcio egiziano da tre anni a questa parte, quando, a Port Said, i morti furono 73. Dopo quegli scontri, molti gruppi ultras, che a differenza dell’Italia non nascono con precise connotazioni politiche, furono trascinati nei gruppi rivoluzionari, con cui condividono l’odio nei confronti delle forze dell’ordine.

8 febbraio 2015

Fonte: Ilfattoquotidiano.it

Fotografia: Repubblica.it

Ventidue morti allo stadio: la rabbia dei tifosi contro la polizia

di Chiara Cruciati

Serata di violenze nella capitale: la polizia ha impedito ai tifosi del Zamalek di entrare e sparato lacrimogeni. La calca ha schiacciato e soffocato le vittime. Gli ultrà accusano il governo: "Noi target perché attivi nella rivoluzione".

Roma, 9 febbraio 2015, Nena News - Lo stadio di nuovo teatro di violenze in un paese che da quattro anni vive tra rivoluzioni e colpi di stato. Tra 22 e 30 persone sono rimaste uccise ieri sera, fuori da uno stadio del Cairo, l’Air Defence, durante una partita di lega tra Zamalek e Enppi (squadre della capitale). Un’enorme calca si è creata agli ingressi perché le forze di sicurezza impedivano ai tifosi di entrare (alcuni, dice il Ministero, senza biglietto) e la gente è rimasta schiacciata e soffocata dalla folla. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili di gomma per disperdere la calca, provocando altre vittime. "Un elevato numero di tifosi del Zamalek sono arrivati allo stadio per vedere la partita e hanno tentato di entrare travolgendo le forze di sicurezza ai cancelli che subito hanno impedito di continuare l’assalto. I tifosi si sono arrampicati sulle reti e la polizia ha cercato di disperderli. Allora hanno bloccato il traffico in strada e dato fuoco ad un’auto della polizia", ha fatto sapere il Ministero dell’Interno, mentre il pubblico ministero ordinava l’arresto dei leader del gruppo ultrà della squadra, gli White Knigths. Diversa la versione dei tifosi che nella pagina Facebook del gruppo chiamano i 22 morti "martiri" e accusano la polizia di aver compiuto un "massacro" premeditato: secondo i tifosi la polizia ha sparato a persone con in mano il biglietto per il ruolo politico rivestito dal gruppo ultrà, attivo nelle piazze della rivolta egiziana. "Siamo rimasti in fila per molto tempo e la gente si è ferita con il filo spinato - ha raccontato un tifoso sopravvissuto, Amr, all’Afp - Ci muovevamo e gridavamo per questo e la polizia ha cominciato a lanciare gas lacrimogeni. Allora la gente ha iniziato a correre in ogni direzione. Non sapevano dove andare. La situazione era molto caotica e gli spari sono continuati tutto il tempo". E allora, aggiunge, i tifosi hanno risposto lanciando pietre e fuochi d’artificio. "Dopo 10 minuti, il passaggio era vuoto - aggiunge Saas Abdelhamid - Per terra solo corpi senza vita. Alcune persone hanno provato a rientrare per recuperare i corpi, ma la polizia gli ha sparato contro". Fuori, sono partiti gli scontri con centinaia di supporter che attaccava le auto della polizia. Sul campo, niente è cambiato: la partita è proseguita tranquillamente, senza che nessuno pensasse di sospenderla visto il sangue versato fuori dai cancelli. Poche ore dopo, però, la Federazione Calcio Egiziana - che solo pochi giorni fa aveva riaperto gli stadi ai tifosi - ha deciso di sospendere a tempo indeterminato il campionato in corso. Non è la prima volta che scontri tra le forze militari e gli ultrà egiziani (molto politicizzati tanto che alcuni analisti li considerano il gruppo politico meglio organizzato dopo la Fratellanza Musulmana) provocano vittime, relazione che si è fatta più violenta nel 2011, anno della rivoluzione di piazza Tahrir e del rovesciamento del dittatore Mubarak, a cui hanno preso parte anche gruppi ultrà. Nel febbraio 2012, l’episodio più terribile: 72 tifosi dell’Ahly SC furono uccisi durante una partita a Port Said. All’epoca le autorità accusarono i supporter della squadra rivale, il Port Said, di averli uccisi ma gli stessi ultrà addossarono la colpa alla polizia che li aveva come target per il ruolo politico svolto durante la caduta di Mubarak. Per quelle morti due poliziotti sono stati condannati a 15 anni di prigione per negligenza. Una sentenza storica - difficilmente funzionari di polizia vengono riconosciuti colpevoli della morte di manifestanti - che però non ha placato la rabbia della base, soprattutto dopo l’assoluzione di altri sette poliziotti ritenuti responsabili delle violenze. Alle assoluzioni seguirono altri scontri: tifosi furiosi diedero fuoco alla sede della Federazione Calcio Egiziana e organizzarono sit in davanti al Ministero degli Interni. Il timore ora è che le violenze all’Air Defence Stadium possano proseguire per le strade del Cairo come accaduto per Port Said: scontri e incidenti sono continuati per giorni in un paese già travolto dalla rivolta popolare e i tifosi del Zamalek - come quelli dell’Ahly - hanno giocato un ruolo importante nelle manifestazioni di piazza del 2011. Ed oggi l’Egitto non è certo diverso da quello del febbraio di tre anni fa: il golpe del presidente al-Sisi non ha stabilizzato le istituzioni né le piazze, gli arresti e le condanne di attivisti fanno crescere la rabbia di certi settori della popolazione, quelli più vicini alla Fratellanza ma anche i laici protagonisti di piazza Tahrir. Il Sinai è una polveriera, target di attacchi islamisti ma anche della politica anti-Fratellanza dell’ex generale al-Sisi.

9 febbraio 2015

Fonte: Nena-news.it

Fotografie: Corrieredellosport.it - Gazzetta.it

Perché la morte di decine di ultrà in Egitto è un campanello d'allarme per Sisi

di Luca Gambardella

Una trentina di tifosi sono stati uccisi dopo gli scontri con la polizia al Cairo. Ma usare la mano dura contro le Curve potrebbe rafforzare i movimenti islamisti.

Domenica sera al Cairo oltre una ventina di tifosi che tentavano di entrare allo stadio per seguire una partita di calcio sono morti dopo l’intervento della polizia. Fonti mediche egiziane e gli ultrà del club dello Zamalek parlano di 30 vittime. Il governo invece ha solo citato "decine di feriti" senza parlare di morti. La partita di calcio tra lo Zamalek, un quartiere del Cairo, e l’Enppi Club, posseduto dal ministero del Petrolio, è stata giocata ugualmente nonostante gli scontri. Le prime ricostruzioni e i video diffusi in rete mostrano migliaia di tifosi rimasti fuori dallo stadio, accalcati all’ingresso perché privi di biglietto. A quel punto la polizia è intervenuta per disperdere la folla e ha sparato gas lacrimogeni. Secondo i tifosi, gli agenti hanno usato anche colpi d’arma da fuoco. Ai parenti delle vittime che si sono recati all’obitorio per identificare i cadaveri è stato impedito l’accesso e gli è stato richiesto di firmare un foglio dove si certificava che la morte era dovuta alla calca creata al di fuori dello stadio. Quella di domenica era la prima partita della Premier League egiziana aperta ai tifosi dopo la strage di Port Said del febbraio 2012, in cui morirono oltre 70 persone in circostanze mai chiarite. Gli ultrà dello Zamalek, i White Knights si chiamano, erano in rotta con la società. Il presidente della squadra, Mortada Mansour, è definito dalla Curva un "fouloul" (un ex membro del regime di Hosni Mubarak) e ora è un sostenitore del presidente Abdel Fattah al Sisi. Mansour propone da mesi di bandire gli ultrà per legge perché, dice, "danno una brutta immagine del paese" e "sono elemento destabilizzante". Così, dopo gli scontri di domenica, Mansour ha detto che la responsabilità è dei tifosi e che tra loro si sono infiltrati anche i Fratelli musulmani. Gli ultrà ritengono invece Mansour un ingranaggio del sistema dittatoriale che si è rinnovato da Mubarak a Sisi e dicono che il nuovo regime vuole cancellare quanto rimane della rivoluzione data la loro partecipazione alle proteste anti regime. Il giornalista ed esperto di calcio mediorientale James Dorsey ha scritto recentemente che vietare ai tifosi l’accesso allo stadio ("L’unico spazio dove possono sfogare la propria frustrazione e la propria rabbia") e dichiararli fuori legge avrebbe portato i più giovani ad avvicinarsi pericolosamente all’opposizione islamista. Nel dicembre scorso, i tifosi dello Zamalek dicevano che per il regime militare presto sarebbe arrivato "il punto di non ritorno" se non gli fosse stato concesso di tornare allo stadio. Ora sulla pagina Facebook dei White Knights, quelli di domenica sera sono definiti "martiri", esattamente come furono chiamati i morti di tre anni fa allo stadio di Port Said. Anche in quel caso la polizia egiziana fu accusata della strage.

9 Febbraio 2015

Fonte: Ilfoglio.it

Fotografia: Tgcom24.mediaset.it

Trappola allo stadio. In Egitto oltre 30 morti

di Andrea Luchetta

Era la prima gara a porte aperte dello Zamalek dopo Port Said. I morti erano tifosi che volevano entrare, i lacrimogeni hanno provocato il panico.

Tre anni e una settimana dopo la strage di Port Said, l’Egitto piange un nuovo massacro allo stadio. Sono almeno 30, secondo Al Ahram, i tifosi dello Zamalek spirati all’esterno dello Stadio dell’Aviazione al Cairo. Una delle vittime sarebbe un ragazzino di 12 anni. Le immagini mostrano una distesa di corpi sul cemento, circondati dagli oggetti caduti nel fuggi fuggi. Era una delle prime partite di campionato aperte ai tifosi dal primo febbraio 2012, quando un assalto dei tifosi di Port Said alla curva dell’Al Ahly provocò 72 morti, nell’inerzia della polizia. In questo caso gli autori del massacro sono gli stessi agenti, che hanno sparato gas lacrimogeni e pallini di metallo addosso ai tifosi imprigionati fra le recinzioni di metallo, scatenando il panico. In questo delirio, la partita è andata fino in fondo (1-1 con l’Enppi), e un solo uomo - Omar Gaber - si sarebbe rifiutato di giocare. A tarda sera la Federcalcio ha accolto la richiesta del governo di sospendere indefinitamente il torneo.

MANSOUR - La ricostruzione viene confermata alla Gazzetta da Ahmed, tifoso 30enne dell’Al Ahly scampato miracolosamente a Port Said. "Le somiglianze col nostro massacro sono impressionanti, siamo di nuovo lì. A quanto pare ora la polizia è sulle tracce dei capi ultrà dello Zamalek", circostanza che potrebbe alimentare nuove tensioni. Se il massacro di Port Said era apertamente politico - un modo per punire gli ultrà, decisivi per il successo del fronte rivoluzionario negli scontri di piazza - questa nuova strage lo è in maniera più velata. Il presidente dello Zamalek, Mortada Mansour, è un discusso affarista, legato al vecchio regime di Mubarak; ha subito dichiarato guerra ai White Knights, il gruppo ultrà dello Zamalek, definendoli "terroristi" e chiedendo che venissero sciolti d’imperio. A detta di Mansour, i Cavalieri Bianchi avrebbero provato ad assassinarlo a colpi di pistola e a sfigurarlo con l’acido - e in entrambi i casi l’avvocato ne sarebbe uscito miracolosamente illeso. Temendo una contestazione, ieri Mansour avrebbe distribuito la metà dei 10 mila biglietti fra tifosi fidati, evitando che la vendita aperta consentisse l’accesso a troppi ultrà. I quali si sono presentati comunque, incontrando la resistenza della polizia. Circostanza che non ha mosso a pietà Mansour: "Non capite nulla, i teppisti non possono entrare" ha scritto su Facebook.

REPRESSIONE - Questa strage non sembra voluta come quella di Port Said. Piuttosto appare il frutto dei metodi repressivi del nuovo Egitto di Al Sisi, ricalcati dall’era Mubarak. Il massacro assume quindi rilevanza politica: denuncia lo stato della libertà di manifestare in un Paese in equilibrio precario, e tutto fuorché pacificato. Basti pensare ai 230 attivisti condannati all’ergastolo la scorsa settimana e ai continui attacchi nel Sinai. Se i tifosi tornassero sulle barricate, per il governo sarebbero guai seri. "Il Cairo finora sembra tranquilla - ci dice poco prima di mezzanotte uno storico attivista noto come Big Pharaoh. Ci sono molte persone nelle case delle vittime, non sappiamo se la rabbia esploderà stanotte o fra qualche mese. Ma questa è nuova benzina sul fuoco. E prima o poi l’incendio divamperà".

9 febbraio 2015

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Repubblica.it

Egitto / La polizia uccide allo stadio

Come due anni fa, la violenza delle divise miete vittime (22 quelle di ieri) tra gli ultras, che nel paese sono una delle forze politiche più organizzate, attive nelle rivoluzioni degli ultimi anni.

Almeno 30 persone, perlopiù parte del gruppo ultras White Knights della squadra di calcio egiziana dello Zamalek, sono morte ieri sera mentre stavano accedendo all'Air Force Stadium del Cairo per la partita domenicale di campionato. La tragedia accade nel giorno in cui era permesso per la prima volta il ritorno nelle curve dei tifosi in seguito allo stop di due anni seguiti al massacro di Port Said. Erano migliaia le persone al di fuori dello stadio ieri a scoprire come rispetto al passato ci fossero delle novità: per entrare nello stadio bisognava infatti passare attraverso un tunnel stretto poco più di 2 metri, che ha costretto i tifosi di fatto ad imbottigliarsi e a iniziare a lamentarsi vistosamente contro il trattamento subito. A quel punto le forze dell'ordine hanno iniziato a sparare lacrimogeni in quantità, costringendo i tifosi a tirare giù le reti e a provare disperatamente la fuga dalla trappola loro tesa dalle forze dell'ordine. Le reti però, fatte di acciaio e filo spinato, hanno creato il panico e ressa tra i tifosi che cercavano di scappare dalla calca, dal gas e dalle abrasioni calpestandosi l'un l'altro e creando i presupposti per la tragedia. Le autorità hanno cercato di giustificare le misure prese dalla necessità di controllare l'afflusso dei tifosi, che potevano accedere solo in 10.000 e si sarebbero presentati in migliaia in più, senza biglietto e "potenzialmente pericolosi per la tenuta delle infrastrutture dello stadio". La realtà è che le misure prese erano evidentemente destinate a creare le condizioni per la situazione che poi si è tragicamente creata. La tragedia di ieri arriva a due anni circa da quella analoga del 2012, quando oltre 70 membri del gruppo Ultras Ahlawy morirono nel cosiddetto "massacro di Port Said". Molti vedono nel massacro del 2012 e anche in quello di ieri la volontà della polizia di vendicarsi per l'umiliazione subita per mano degli ultras, che combatterono con forza contro il regime di Mubarak durante la rivoluzione egiziana del 2011 all'interno del movimento 25Gen. La tragedia permette di leggere in controluce la fase politica egiziana, dove si consolida sempre più il regime del generale Al-Sisi, che dopo l'abbattimento del governo Morsi e della legittimità politica della Fratellanza Musulmana prosegue la vendetta dello Stato, tramite il braccio dello SCAF, contro le varie componenti nel movimento rivoluzionario egiziano del 2011; il tutto mentre ci si avvia verso nuove elezioni parlamentari, già boicottate da diversi partiti per il clima viziato che si sta creando intorno alla consultazione, clima che ha portato recentemente anche a fatti come l'assassinio di Shaima el-Sabbagh.  Vergognoso è stato il fatto che mentre accadeva la tragedia, la partita fosse iniziata e si stesse svolgendo regolarmente fino a quando un giocatore dello Zamalek, Omar Gaber, non ha deciso di smettere di giocare, costringendo così l'arbitro alla sospensione del match. In seguito il campionato è stato sospeso dalla Federazione a tempo indeterminato, mentre centinaia di tifosi si sono mossi in un corteo improvvisato che ha dato fuoco ad una macchina della polizia chiedendo giustizia per i morti di Stato e sottolineando ancora una volta come dopo il governo militare stia ogni giorno effettuando una vera e propria contro-rivoluzione sociale portata avanti con l'appoggio delle potenze occidentali.

9 febbraio 2015

Fonte: Zic.it

Fotografia: Repubblica.it

Egitto, scontri allo stadio del Cairo: oltre trenta morti

Il dramma prima dell'inizio della partita d'esordio in campionato dello Zamalek. Gli ultras hanno provato a entrare senza biglietto: durissima la reazione della polizia. Il bilancio delle vittime destinato a salire.

IL CAIRO - È salito ad almeno trenta morti il bilancio degli scontri tra tifosi del club calcistico Zamalek e polizia, con le autorità che hanno avvertito, nell'ultimo comunicato stampa, come il conteggio delle vittime sia destinato a salire, dati gli oltre venti feriti, alcuni in gravi condizioni. I tafferugli sono scoppiati davanti allo stadio nella parte nord-est del Cairo: secondo la versione ufficiale, i sostenitori del Zamalek, il gruppo ultras dei White Knight, hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza per cercare di entrare e assistere al primo incontro del campionato di seria A - un match contro la squadra dell'Enppi - malgrado i più non fossero in possesso di un biglietto. Spaventosa la risposta degli agenti di polizia. In reazione alle violenze, il governo ha deciso di sospendere il campionato sino a data da destinarsi. La Federcalcio egiziana annuncia inoltre che il suo consiglio esecutivo rimarrà in seduta permanente per seguire le conseguenze degli incidenti scoppiati davanti allo stadio della capitale egiziana prima dell'incontro di serie A fra lo Zamalek e l'Enppi. La partita Zamalek contro Ennpi doveva essere disputata in presenza del pubblico, non a porte chiuse come gran parte degli incontri giocati in Egitto dopo le violenze in uno stadio di Port-Said, nel 2012, costate la vita a 77 persone. L'autorizzazione all'ingresso era stata però limitata a diecimila persone ma l'enorme folla che si è accalcata velocemente davanti agli ingressi si è messa a spingere, a tentare di forzare le porte, a scalare i muri di cinta. Le forze dell'ordine hanno reagito lanciando lacrimogeni, mentre alcuni tifosi hanno tirato fumogeni e petardi: molti tifosi sono stati travolti e uccisi dalla ressa che ne è scaturita. I tifosi della squadra di calcio Zamalek hanno accusato il presidente del club, Mortada Mansour, ex candidato alle elezioni presidenziali, di essere responsabile degli scontri avvenuti ieri dopo la partita con la squadra avversaria Enppi. Secondo gli ultrà, Mansour avrebbe comprato tutti i biglietti del match "per intrappolare i tifosi dello Zamalek in una gabbia di metallo". Lo stesso Mansour è stato accusato di aver voluto fomentare il massacro perché in un intervento televisivo aveva detto rivolgendosi ai tifosi: "Aspettatevi una sorpresa". Dopo la partita lo stesso Mansour ha attribuito tutta la responsabilità delle violenze ai tifosi e che tra loro si sono infiltrati anche i Fratelli musulmani.

9 febbraio 2015

Fonte: Today.it

Fotografia: Gazzetta.it

Campionato sospeso

Cairo, scontri tra ultras e polizia: almeno 40 morti, sale il bilancio

Non più 25. Sono 40 le vittime degli scontri di ieri allo stadio del Cairo. La protesta, finita nel sangue, è scoppiata perché alcuni ultras dello Zamalek, cui era stato impedito di entrare, hanno tentato di sfondare i cancelli e incendiato alcune auto della polizia. Sono 40, 15 in più rispetto al bilancio di ieri. Sono le vittime degli scontri tra gli ultras della squadra di calcio Zamalek e le forze di polizia del Cairo.

Perché sono iniziati gli scontri - Le violenze sono iniziate all'esterno dello stadio quando gli ultras White Knights dello Zamalek hanno cercato di entrare con la forza tentando di sfondare i cancelli. Le fonti ufficiali spiegano che la polizia avrebbe impedito l'ingresso a 500 tifosi perché eccedevano la capienza dello stadio. La protesta è scoppiata perché, dopo il mancato ingresso, i sostenitori dello Zamalek hanno incendiato le auto della polizia e attaccato alcuni agenti.

Federcalcio Egitto: sospeso il campionato - Sospeso fino a data da destinarsi. Mena News fa sapere la decisione della federazione calcistica egiziana citando un comunicato in cui si spiega che a seguito del bagno di sangue di ieri le partite subiranno uno stop.

Il precedente: i 74 morti di Port Said - All'epoca, era il 2012, dopo il terzo goal della squadra di casa - l’Al-Ahly, una delle squadre del Cairo, tra le più celebri dell’Egitto e di tutta l’Africa - i tifosi dell'avversaria El-MAsry avevano invaso il campo, cosa avvenuta anche dopo la vittoria imprevista con un 3 a 1. 74 morti, mille feriti, una tragedia per l'Egitto. Da allora le autorità avevano limitato gli accessi alle partite ma di recente le regole erano state modificate in senso meno restrittivo.

Il ruolo "politico" degli ultras - Secondo molti analisti gli ultras hanno avuto un ruolo importante nella rivoluzione che nel 2011 ha portato alla caduta di Mubarak e, infatti, a seguito degli scontri di Port Said si è parlato di dura reazione della polizia per vendicare il rais. Accuse per le quali non sono mai state prodotte prove e che le forze dell'ordine hanno sempre negato.

9 febbraio 2015

Fonte: Rainews.it

Cairo, scontri allo stadio: sale a 40 il numero dei morti

Il bilancio dei morti sale drammaticamente. Sono 40 le persone che hanno perso la vita negli scontri fuori dallo stadio de Il Cairo prima della partita tra Zamalek ed Enppi. Blatter scrive alla Federcalcio egiziana per offrire l'aiuto della FIFA.

È salito a 40 morti il bilancio degli scontri fra ultras della squadra di calcio Zamalek e forze di polizia, avvenuti nella serata di ieri al Cairo. Le violenze si sono innescate all'esterno dello stadio prima della partita quando gli ultrà "White Kgnits" dello Zamalek hanno tentato di sfondare i cancelli e di entrare con la forza. Secondo fonti ufficiali, la polizia avrebbe impedito l'ingresso nello stadio a 500 tifosi che erano in eccesso rispetto ai 10 mila già entrati per assistere all'incontro di calcio. Per protesta contro il mancato ingresso nello stadio i sostenitori del Zamalek hanno incendiato le auto della polizia parcheggiate fuori allo stadio ed attaccato gli agenti.

Il punto di vista dei tifosi - I tifosi della squadra di calcio Zamalek hanno accusato il presidente del club sportivo Mortada Mansour, ex candidato alle elezioni presidenziali, di essere responsabile degli scontri. Secondo gli ultrà, Mansour avrebbe comprato tutti i biglietti del match "per intrappolare i tifosi dello Zamalek in una gabbia di metallo". Lo stesso Mansour è stato accusato di aver voluto fomentare il massacro perché in un intervento televisivo aveva detto rivolgendosi ai tifosi: "Aspettatevi una sorpresa". Dopo la partita lo stesso Mansour ha attribuito tutta la responsabilità delle violenze ai tifosi, sostenendo che tra loro si erano infiltrati anche i Fratelli musulmani.

La risposta della polizia egiziana - "Le forze di sicurezza non hanno sparato ai tifosi", assicura un funzionario del ministero dell'Interno egiziano al quotidiano "Al Ahram", aggiungendo che almeno 20 agenti di polizia sono rimasti feriti.

Campionato fermo - A seguito degli scontri le autorità egiziane hanno deciso di sospendere il campionato di calcio a tempo indeterminato.

Le condoglianze di Blatter - Il Presidente della FIFA ha scritto al numero uno della Federcalcio egiziana, Mohamed Gamal, per esprimere il suo rammarico e porgere le condoglianze. "E' così triste che una partita di calcio, che dovrebbe essere motivo di gioia e di emozioni positive, sia stata rovinata in questo modo".

9 febbraio

Fonte: Sport.sky.it

Fotografia: Repubblica.it

Egitto, scontri ultrà-polizia fuori dallo stadio: 40 morti

di Raffaello Binelli

La polizia impedisce a 500 tifosi di entrare allo stadio e scoppia il putiferio. Campionato sospeso.

Durissimi scontri, in Egitto, per una partita di calcio. Hanno visto protagonisti gli ultras della squadra di calcio Zamalek e le forze di polizia. Si segnalano 40 vittime, alcune soffocate dai lacrimogeni, altri (la maggior parte) calpestati da una moltitudine di persone che fuggiva dalle cariche degli agenti. Le violenze sono scoppiate all’esterno dello stadio di Nasr City, di proprietà del ministero della Difesa, poco prima della partita, quando la polizia impedisce l’ingresso nello stadio a 500 tifosi, in eccesso rispetto ai 10 mila già entrati per assistere all’incontro di calcio. I sostenitori dello Zamalek tentano di sfondare i cancelli e di entrare con la forza, poi per protesta incendiano le auto della polizia parcheggiate fuori allo stadio ed attaccano gli agenti. L’incidente giunge a tre anni dalla tragedia di Port Said nel 2012 quando morirono 74 tifosi. Le autorità egiziane hanno deciso di sospendere il campionato di calcio. Intanto i tifosi dello Zamalek accusano il presidente del club, Mortada Mansour (ex candidato alle elezioni presidenziali), di essere il vero responsabile degli scontri. Secondo gli ultrà Mansour avrebbe comprato tutti i biglietti del match "per intrappolare i tifosi in una gabbia di metallo". Lo stesso Mansour è accusato di aver voluto fomentare il massacro perché in un intervento televisivo aveva detto rivolgendosi ai tifosi: "Aspettatevi una sorpresa". Dopo la partita lo stesso Mansour ha attribuito tutta la responsabilità delle violenze ai tifosi e che tra loro si sono infiltrati anche i Fratelli musulmani. "Le forze di sicurezza non hanno sparato ai tifosi", ha detto un funzionario del ministero dell’Interno egiziano, aggiungendo che almeno 20 agenti di polizia sono rimasti feriti negli scontri davanti allo stadio. Ma i tifosi dello Zamalek insistono: "È un massacro premeditato".

9 febbraio 2015

Fonte: Ilgiornale.it

Egitto. Morti allo stadio

di Nicola Gesualdo

In Egitto tra i 22 e i 30 ultras del Zamalek sono morti durante gli scontri avvenuti ieri durante la partita tra Zamalek e Enppi, due squadre della capitale egiziana.

Versioni contrastanti. Da un lato la polizia denuncia che la frangia più estrema della tifoseria del Zamalek, i White Knights, "ha tentato di entrare senza biglietto e quindi siamo dovuti intervenire" ha affermato il Ministero dell’Interno egiziano. Dall’altro lato la versione dei tifosi che nella pagina Facebook del gruppo chiamano i 22 morti "martiri" e accusano la polizia di aver compiuto un "massacro" premeditato: secondo i tifosi la polizia ha sparato a persone con in mano il biglietto per il ruolo politico rivestito dal gruppo ultrà, attivo nelle piazze della rivolta egiziana. Ricordiamo dei 17 morti durante i festeggiamenti per l’anniversario della rivolta contro Mubarak del 25 gennaio scorso. Molti ultras hanno partecipato alla rivoluzione del 2011 contro l’allora Presidente Moubarak. L’attuale Presidente al-Sisi, è la conseguenza del colpo di Stato del 3 luglio del 2013 con il quale si è messo fine al governo dei Fratelli Musulmani. Al-Sisi è stato successivamente eletto Presidente della Repubblica Araba d’Egitto nel maggio 2014 con una maggioranza di voti pari al 96,91% del corpo elettorale. Ciò gli ha permesso di soffocare ogni opposizione, limitando la libertà di stampa e permettendo l’arresto degli oppositori politici in nome della stabilità e della lotta al terrorismo, e di assumere su di sé ogni potere: esecutivo, legislativo (l’ultimo Parlamento eletto fu sciolto da un tribunale nel 2012), di fatto giudiziario, militare. È stato insignito del grado di Feldmaresciallo.

9 febbraio

Fonte: Oltremedianews.it

Fotografie: Repubblica.it - Contra-ataque.it
 
 
     
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