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Matteo Bagnaresi 30.03.2008 Altri Articoli
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Matteo e Gabriele quel gemellaggio per gli ultrà caduti.

Parma - Lazio in nome dei due tifosi morti in autogrill

di Pierangelo Sapegno

Ciao Matteo. Saluta Gabriele. Diceva così lo striscione della Lazio. Dall'altra parte c'era scritto: "Parma ha perso un figlio, Genova un fratello... Ciao Bagna". È difficile capire un funerale nel tempio del calcio, se non sei dentro ai suoi meccanismi rituali, e alle sue logiche un po' tribali, quasi esclusive. Ma questa è solo una cronaca da raccontare ai posteri. Ecco com'era un funerale, nei tempi in cui anche la vita fingeva di imitare lo sport, e non viceversa. E al minuto 15 di quella partita (tutti i numeri avevano un significato nel calcio: quello era il tempo fissato dalle curve), la comunione si compì perfettamente, nel corpo e nell'anima, quando dopo quel quarto d'ora di silenzio e di mute preghiere, la curva Nord del Parma cominciò a gridare "e tutto lo stadio batte le mani per Matteo", proprio mentre la squadra della Lazio apriva come a un segnale le sue praterie e persino un centravanti come Igor Budan riusciva ad infilarsi dentro caracollando come un pachiderma verso la porta, così goffo e così lento, ma benedetto dal fato e dal suo funerale. Così segnò il Parma, e lo stadio invocò Matteo che non c'era più, e pure i tifosi della Lazio sventolarono in omaggio le loro bandiere. Soltanto allora iniziò davvero la partita. Era la tredicesima giornata del girone di ritorno del campionato di calcio della stagione 2007/2008. Alla tredicesima giornata del girone d'andata, avevano fatto il funerale di Gabriele Sandri, tifoso della Lazio, sparato da un poliziotto in un autogrill dopo un battibecco con degli juventini, e avevano giocato Lazio - Parma, uno a zero. Anche Matteo Bagnaresi era morto in un autogrill, dopo forse qualcosa di più che un battibecco con degli juventini, e il dio tribale del pallone aveva restituito, assieme ai numeri e alle incredibili coincidenze del destino, gli stessi fedeli, gli stessi cori e lo stesso vuoto rituale. Il giorno prima Matteo l'avevano pianto anche in Chiesa, alla Comunità Betania di Marore, ma non c'era quasi nessuno, e c'era un gran silenzio, anche se fra le navate stava ad ascoltare qualche sacerdote del pallone, come Morfeo, Lucarelli e Coly. C'era un prete che lo piangeva e lo piange ancora, don Luciano Scaccaglia: "Matteo ha avuto il coraggio di combattere dalla parte dei più deboli e chi come lui sceglie i poveri non sbaglia mai". Solo che Matteo era morto prima di officiare un'altra messa, quella di una partita di calcio, che non ha poveri e nutre preghiere diverse. Era una domenica consacrata al suo rito pagano, nell'era dell'effetto serra e della tv al plasma, quando gli uomini sognavano ancora di andarsi a prendere un bicchiere d'acqua su Marte e guardavano ancora la luna col cannocchiale. I tifosi facevano le guerre, senza un altro motivo che la semplice appartenenza, come se appartenere a una tribù piuttosto che a un’altra fosse un premio del cielo o un peccato grave, e non un mero caso senza nessun senso. Per quell'occasione, gli ultrà della Lazio e del Parma avevano fraternizzato, come nell'andata, quando per la morte di Gabriele Sandri avevano sfilato assieme dietro al feretro, riempiendo lo stadio degli stessi cori. Anche adesso, furono quelli del Parma a intonare romanisti e/o giornalisti "pezzi di merda", anche contro i rivali storici della Lazio. Era l'odio che accomunava le fazioni, e la morte era solo un suggello di quell'abbraccio. Così, gli striscioni disseminati fuori dallo stadio dal gruppo dei Boys evocavano grida guerriere, come se la fine di una persona non potesse mai segnare la fine delle ostilità: "Hasta siempre Bagna", "Il tuo urlo nella curva Nord". La cosa strana era che nella vita fuori dal tempio del calcio, Gabriele Sandri era un dj romano molto conosciuto, dai toni allegri e spensierati, non funerei e iconoclastici come si fissavano quelli del mondo ultrà. E Matteo Bagnaresi era un giovane impegnato con i centri sociali, che lavorava per la Comunità Betania, cercando di recuperare tossicodipendenti e emarginati. Niente, forse, lo univa alla religione del calcio se non che quella era anche e soprattutto la religione dei suoi tempi. Don Luciano, che era suo amico oltre che compagno di lavoro nella stessa comunità, raccontò che il suo amico aveva voluto questo epitaffio sulla sua tomba: "Ho cercato la mia anima e non ho potuto vederla. Ho cercato Dio e mi è sfuggito. Ho cercato il povero e li ho trovati tutti e tre". Di quelle parole, però, non c'era nemmeno la memoria nel funerale dello stadio.

7 aprile 2008

Fonte: La Stampa

Fotografia: Sportparma.com

Rubato striscione dedicato a Matteo

di Andrea Schianchi

Non c' è pace per Matteo Bagnaresi e per i suoi genitori. Al tifoso parmigiano, morto in un autogrill travolto da un pullman di juventini, i suoi amici della curva avevano dedicato uno striscione steso davanti allo stadio Tardini: "Bagna il tuo urlo libero sempre nella nord". Firmato: Boys 1977. Quello striscione è stato rubato e, probabilmente, bruciato. L' episodio è accaduto nei giorni scorsi. I tifosi del Parma hanno denunciato il furto in Questura e le forze dell’ordine si sono messe al lavoro per capire come sono realmente andate le cose. Nel frattempo i Boys hanno provveduto a rifare lo striscione e a stenderlo ancora davanti allo stadio, dopo aver ottenuto (come era successo anche in precedenza) tutte le autorizzazioni da parte del Comune. Indagini Per sapere che cosa è veramente successo si deve attendere che i poliziotti esaminino le registrazioni delle videocamere piazzate davanti allo stadio. Sembra, tuttavia, sicuro che non si tratti di un atto attribuibile a qualche altro gruppo ultrà. Gli stessi tifosi del Parma hanno fatto indagini nel loro ambiente e non hanno ricevuto prove. La cosa più probabile, ed è la pista che la Questura sta seguendo, è che il furto dello striscione dedicato a Matteo Bagnaresi sia un gesto politico. Bagnaresi aveva dichiarate simpatie politiche di sinistra, e non le aveva mai nascoste, e spesso in passato si era scontrato con altri gruppi. Fa riflettere, ad esempio, che sia stato rubato soltanto lo striscione e non le sciarpe e gli altri vessilli che molti ultrà arrivati da tutti Italia hanno lasciato davanti allo stadio. E proprio al Tardini, domani, sotto la nord, verrà inaugurata una targa in memoria di Matteo.

3 maggio 2008

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Irriducibili1987.blogspot.com

Disgrazia come quella di Matteo con lui morì anche il mio cuore

di Stefania Parmeggiani e Maria Chiara Perri

PARMA - "E' una disgrazia assurda, un incidente spaventoso, così simile al nostro". Cristina Venturini ha la voce incrinata, rivive la morte del figlio Matteo Bagnaresi, 28 anni, ultras del Parma travolto da un pullman della Juventus in un’area di servizio della Piacenza - Torino il 30 marzo 2008. "Per noi è stata la morte del cuore". É trascorso quasi un anno, ma non si è ancora arrivati al rinvio a giudizio. Il consulente tecnico della procura di Asti ha ricostruito gli ultimi istanti di vita di Matteo, stabilendo che al momento dell’incidente si trovava di fronte al pullman. Davanti all' autista, che non può non averlo visto. "Cos' è successo esattamente ? Ci sono stati dei disordini ?", chiede angosciata la Venturini. "Matteo fu investito in pieno, il pullman è partito con lui davanti al parabrezza. Questi incidenti non c' entrano niente con il calcio, con il tifo violento". La signora vorrebbe non parlare perché storie come queste si prestano a strumentalizzazioni: "Come per Eluana sono drammi che vengono sfruttati da una parte o dall' altra per scopi politici. Queste cose mi fanno inorridire. È meglio che ognuno faccia le proprie riflessioni in silenzio". Non è una resa, ma la volontà di combattere per avere giustizia. La sua battaglia e quella del marito Bruno è arrivare in tribunale e ottenere un risarcimento, ma solo perché con quei soldi potrebbero sostenere le idee di Matteo. "Stiamo lavorando per istituire una fondazione a suo nome, abbiamo già registrato lo statuto davanti al notaio e a fine marzo la presenteremo al pubblico".

16 febbraio 2009

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Parma.repubblica.it

Una canzone su Matteo Bagnaresi

"Un ragazzo come me" degli Statuto

di Giacomo Talignani

Esce oggi nei negozi l'album "E' già Domenica". Il gruppo torinese ha deciso di dedicare una traccia alla vita e alla storia del "Bagna", il giovane tifoso del Parma morto sotto un pullman in un autogrill. I diritti del brano andranno in beneficenza.

Basta girare per le strade di Parma per accorgersi che il ricordo di Matteo non si può spegnere. Sui muri della città, un po' ovunque, campeggia quel "Bagna vive" che è ormai entrato negli occhi dei parmigiani. Adesso però tocca alle orecchie. Sulla storia di Matteo Bagnaresi, il tifoso del Parma morto investito da un pullman durante una terribile trasferta del 30 marzo 2008, è nata una canzone. È una dedica, un elogio, un ricordo. Dice la strofa: "Era un ragazzo come me, come noi. La sua vita è già un esempio... Per un mondo migliore dava tutto e anche di più...". Il ritmo è quello dello ska, musica cara anche al Bagna, la voce quella degli Statuto, il gruppo musicale che con la Sony music lancia oggi nei negozi il nuovo Album "E' già domenica". Una delle ultime tracce è appunto "Un ragazzo come me". Scrivono gli autori nel presentare il brano "La storia di Matteo Bagnaresi, il Bagna, come noi passionale nel sostenere le proprie idee e la propria appartenenza e con il sogno di cambiare (almeno un po’…) in meglio questo mondo. Sincero e coraggioso. Se n’è andato tragicamente, investito da un autobus che trasportava tifosi juventini, in un’area di servizio, mentre stava andando a seguire il suo Parma. Anche questo testo è stato, prima di chiunque altro, letto dalla sua famiglia e dai suoi amici più stretti". Una canzone scritta per non dimenticarlo e per non scordare l'impegno di Matteo, da sempre attivo (anche in Brasile) per aiutare gli altri. Non a caso tutti i diritti d’autore del testo di questa canzone saranno devoluti in beneficenza all’Associazione "Matteo Bagnaresi onlus".  Di storie ultras, nel nuovo album degli Statuto in gran parte dedicato al calcio giocato e vissuto, ce ne sono molte. Non solo il Bagna, ma anche Gabbo. Il nome del cd ''E' già domenica'' è infatti ispirato da ''una toccante lettera'' di ringraziamento che la mamma di Gabriele Sandri scrisse al gruppo quando gli Statuto dedicarono a Gabbo l'antologia uscita due anni fa. Il cd è stato prodotto da Marco Calliari (già sound-engineer per Subsonica, Giuliano Palma e Baustelle), l'album contiene 14 canzoni (12 inediti e 2 cover, che sono "Una città per cantare" e "Vamos a la playa") che spaziano tra vari generi musicali (soul, ska, pop italiano e R&B) e si avvale di importanti collaborazioni come quelle di Enrico Ruggeri, Ron, Paolo Belli e il presidente di Sony Music Italia ma anche nuova star televisiva (tra "Amici" e "Italia's Got Talent") Rudy Zerbi. Oltre al calcio i testi trattano anche storie sentimentali, storie metropolitane e quotidianità sociali in modo chiaro e talvolta ironico.

"Un ragazzo come me" - Era un ragazzo come me / Era un ragazzo come noi / Forse solo un po’ più forte / Coraggioso assai / Sempre il primo e sempre pronto / A lottare insieme a noi / Era un ragazzo come me / Era un ragazzo come noi / La sua vita è già un esempio / Che si seguirà / Per un mondo un po’ migliore / Dava tutto e anche di più / Era un ragazzo come me / Era un ragazzo come noi / Impegnato con il cuore / Passi indietro mai / Ogni gesto con ardore / Combattendo con lealtà / Era un ragazzo come me / Era un ragazzo come noi / Il ribelle col sorriso / Di chi amore dà / Di chi spera forse un giorno / Che qualcosa cambierà / Bagna è l’orgoglio di città / E Parma non lo scorderà / La sua curva ha il suo nome e lo canterà / Nelle piazze e per le strade sempre Bagna lotterà.

20 aprile 2010

Fonte: Parma.repubblica.it

Fotografie: Youtube

Morte Matteo Bagnaresi, autista rinviato a giudizio: famiglia parte civile

A tre anni dalla morte del 27enne, la società e la Curva Nord hanno ricordato il giovane tifoso gialloblù scomparso tragicamente nella trasferta di Torino. I Boys ora lavorano a una Fondazione a suo nome.

Nel terzo anniversario della morte di Matteo Bagnaresi, il Parma ricorda "il giovane tifoso gialloblù scomparso tragicamente il giorno 30 marzo 2008 mentre era al seguito dei Boys nella trasferta di Torino - si legge nella nota del club emiliano - in quella che per lui doveva essere un'altra domenica al seguito della sua squadra del cuore". Intanto, ieri è stato rinviato a giudizio dal gup di Asti, Siro Spolti, per omicidio colposo. L’autista bergamasco, titolare di una ditta di trasporti, era alla guida del pullman che investì Matteo Bagnaresi, morto a 27 anni nell’area di servizio Crocetta sull'A21 mentre si dirigeva a Torino per vedere la partita Juventus-Parma. Spolti sarà processato a partire dal prossimo 5 luglio. La famiglia del giovane si costituirà parte civile.

IL RICORDO DEI BOYS - Un altro anno è passato. Velocemente, forse troppo… È il tuo giorno Bagna: oggi 30 Marzo, un altro maledetto 30 Marzo… Dovrebbe essere un giorno come tanti e invece per noi, è diventata una data particolare, un anniversario da ricordare ogni anno nel migliore dei modi ! Non sappiamo bene come definire questo giorno, troppe le sensazioni che si mischiano: il dolore che torna nelle nostre menti, il nodo che si stringe in gola, la scena che scorre spietata davanti ai nostri occhi… Ma anche l’orgoglio di ricordarti, quella voglia di scrivere, urlare, disegnare il tuo nome. Rendere vivo il tuo ricordo e la tua memoria è come trasmettere i valori e i pensieri che tu ci hai insegnato e che abbiamo ereditato come un tesoro inestimabile ! Potremmo scrivere che ci manchi Teo… Sarebbe riduttivo, troppo riduttivo ! Perché mancare è una parola sola, tu invece hai lasciato un vuoto incolmabile di un milione di parole in ognuno di noi ! Come sempre, non ci sono molte parole da dire o forse sarebbero sempre troppo poche. Ci proviamo, vogliamo provarci e ci sforziamo di respingere la tristezza ed andare avanti nel tuo ricordo, continuando ad essere Ultras come piaceva a te e facendo del bene nel tuo nome. Spesso ci troviamo a ragionare un po’ tutti con la tua testa; ci mettiamo a rileggere gli articoli che scrivevi per la nostra fanzine, immedesimandoci nei momenti in cui avevi tu la penna in mano ! Rileggiamo quelle righe, cercandoti tra le tue parole… Quanto ci tenevi Bagna al tuo Gruppo ! Un amore sviscerato, di quelli che si possono capire solo se lo si vive, proprio come facevi tu… Come stiamo facendo noi anche per te ! La vita spesso ci mette di fronte situazioni che ci dovrebbe far diventare uomini forti e sicuri di noi stessi e invece… Diventiamo piccoli, impotenti e timorosi e la morte si sa, non guarda in faccia nessuno ! Ci sentiamo invincibili e ti vedevamo invincibile, come un guerriero senza paura ! Ci guardiamo negli occhi mentre decidiamo come ricordarti quest’anno: ogni discorso o ogni frase che potremmo intraprendere in quei momenti, sappiamo già dove andrà a finire ! Dobbiamo omaggiare un amico, un compagno di avventure, una persona rara e preziosa, dobbiamo e ci imponiamo di fare sempre del nostro meglio ! Nessuno dovrà mai dimenticarsi di te e di quello che hai costruito… Proprio come stanno facendo i tuoi genitori. Quest’anno vogliamo dare particolarmente spazio a quest’ultima cosa e nello specifico alla Fondazione Matteo Bagnaresi Onlus. Uno spazio aggregativo, una casa d’accoglienza per i giovani che vivono nella nostra città, perché il disagio giovanile era uno di quei progetti che tu avevi particolarmente a cuore e che cercavi di portare avanti. Un’associazione che si occupa anche di corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro e tutela dell’ambiente, perché tu Bagna eri anche questo… Un uomo con valori più unici che rari in questo mondo sporco e corrotto ! Come sempre, vogliamo ricordare anche gli altri ragazzi che ci hanno lasciato: da pochi giorni il Vappo, il Tino, il Como, il Giuly, lo Zivo, il Bue, tutti quelli per i quali abbiam fatto una coreografia, tutti quelli che vivono nel Vento della Nord. Ciao Bagna, salutaceli tutti".

31 marzo 2011

Fonte: Parmatoday.it

Fotografia: Fondazionematteobagnaresi.it

Parma, dieci anni senza Matteo, dieci anni sempre con Matteo

di Giovanni Padovani

Era il 30 marzo del 2008 quando all’Autogrill Crocetta, in provincia di Asti, Matteo Bagnaresi perse definitivamente la sua vita. Da quel giorno sono passati esattamente dieci anni e i suoi amici di mille trasferte hanno voluto ricordare questo pur triste anniversario, organizzando una commemorazione aperta a tutti, con ritrovo nella tarda mattinata del giorno di Pasquetta presso lo Stadio Tardini con un "primo tempo" nel cuore della Curva Nord, quella curva che porta il suo nome, un intervallo con una camminata di qualche km e per finire, un "secondo tempo" alla fondazione Matteo Bagnaresi Onlus, dove sono stati forniti piatti caldi e spiegato tramite audiovisivo la funzionalità della fondazione stessa. All’interno della Nord presente una galleria fotografica molto curata, immagini con le coreografie eseguite nel decennale, la solidarietà espressa dalle varie curve ultras italiane ed estere con gli striscioni esposti, fax ricevuti di condoglianze al gruppo e, per l’occasione, è stato prodotto un libricino dell’evento. Presenti tante generazioni, da chi l’ha conosciuto a chi ne ha solo sentito parlare, passando per chi in un prossimo futuro chiederà ai propri genitori chi fosse Matteo, poi tutti i gemellati della Nord e varie tifoserie del panorama ultras italiano che, chi con sciarpe, fiori e striscioni hanno voluto rendere omaggio al "Bagna". Una commemorazione semplice ma ben organizzata. "Matteo in Curva Nord non morirà mai, perché quella Curva porta il suo nome, perché ogni qualvolta gioca il Parma, il primo coro, il primo urlo verso il cielo è rivolto sempre a lui. Queste le parole di apertura di un’esponente del gruppo. Vari gli interni tra Boys, ma tanto spazio anche per i gemellati e le tifoserie ospiti, ognuno con il proprio racconto, un aneddoto, una memoria, un suo gesto, tante belle parole, tante belle frasi che insieme hanno descritto davvero chi fosse Matteo Bagnaresi. Tra i tanti interventi, particolari le parole di un ragazzo: "Vorrei concludere questo mio intervento proprio con due parole sui genitori di Matteo, Bruno e Cristina. Una volta suo padre Bruno mi disse: se vi avessi conosciuto prima, mi sarei preoccupato di meno. Da parte di un genitore verso gli amici del figlio credo che sia un grande attestato di stima e di affetto. Una stima, un affetto che sono assolutamente ricambiati perché anche se a volte abbiamo dei punti di vista differenti, cosa sicuramente normale visto il gap generazionale, fa parte di questa storia tanto triste quanto straordinaria, anche la reazione dei suoi genitori, che non si sono chiusi nel dolore, ma hanno dedicato tempo, energia e risorsa al progetto della fondazione dando dimostrazione di grande determinazione coraggio e generosità".

5 aprile 2018

Fonte: Sportpeople.net

Fotografia: Parmatoday - Parmacalcio1913.com
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