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Marco Fonghessi 30.09.1984
    Pagine della Memoria     Morire di Calcio     Superga 4.05.1949     Tragedia Stadio "Ballarin"    

 
 

Morto a Milano tifoso accoltellato dopo la partita

MILANO - Marco Fonghessi, il tifoso ventunenne della Cremonese accoltellato domenica pomeriggio in via Capecelatro a Milano dopo una lite con alcuni tifosi milanisti, è morto ieri mattina alle quattro nell’ospedale San Carlo dove era stato ricoverato. A nulla è servito il lungo intervento chirurgico al quale era stato sottoposto domenica sera. Le condizioni del giovane, del resto, erano apparse gravissime fin dal primo momento. Il referto parlava di "choc emorragico acuto da ferita da arma bianca all’addome, lesione dell’aorta, della cava e del piano rachideo, perforazione duodenale e lesione del pancreas". Fonghessi, operaio tornitore a Castelleone in provincia di Cremona, si era attardato domenica pomeriggio con alcuni amici in via Capecelatro commentando la partita da poco terminata. Improvvisamente si sono avvicinati alcuni tifosi rossoneri che gli hanno strappato di mano lo stendardo grigiorosso della sua squadra. Durante la discussione è spuntato un coltello e il giovane si è accasciato al suolo. A vibrare il colpo, secondo le testimonianze raccolte dalla polizia tra gli amici di Fonghessi, sarebbe stato un giovane alto 1,80, di circa 19 anni, capelli biondi lunghi probabilmente tinti e sulla base dell’identikit ricavato da questa descrizione la polizia sta effettuando le sue ricerche. "Possono bastare - si chiedeva ieri l’Osservatore Romano - le solite condanne formali, le dichiarazioni da parte degli autentici tifosi di isolare e denunciare i teppisti o non sarebbe forse il caso di adottare provvedimenti concreti di altro genere che prevedano la chiusura almeno temporanea di quegli stadi presso i quali o nei quali si registrano episodi tanto gravi ?". L’organo vaticano rileva poi come domenica vi siano stati altri episodi di violenza in diverse città italiane in concomitanza di partite di calcio. Durissime anche le reazioni del sindaco di Milano Carlo Tognoli. "Il rafforzamento delle misure di sicurezza dentro lo stadio e nelle immediate vicinanze non è bastato. Le numerose iniziative del comune e delle forze dell’ordine, pur avendo ottenuto il consenso della grandissima maggioranza dei cittadini e degli sportivi, è rimasto lettera morta per alcuni sparuti gruppi di delinquenti. Se non si riescono a ottenere risultati con il convincimento e la ragione, allora bisogna intervenire con la mano pesante e misure severe". "E' una cosa spaventosa che getta Un’ombra su tutta quella festa sportiva che è la domenica di calcio. E' frutto di pura bestialità dell’irrazionalità, solo che si pensi ad un possibile movente. Naturalmente cerchiamo di fare tutto il possibile ma non si possono perquisire 50 mila persone all’ingresso di uno stadio. Metteremo a fuoco il problema, ma la cosa più importante è l’esecrazione morale della collettività" - ha detto il presidente del Consiglio Bettino Craxi. Sul problema della violenza dentro e fuori gli stadi era già stato indetto un convegno dalla Fondazione Onesti per il 12 novembre. "Anche se questo fatto addolora e allarma - ha detto ieri il presidente del Coni Carraro - esso è avvenuto fuori dallo stadio e la violenza fuori dallo stadio non è cosa che dipenda dalla organizzazione sportiva. Quello che noi possiamo fare è aumentare il senso di responsabilità di chi è nello sport affinché con dichiarazioni e atteggiamenti non fornisca esca a questa logica perversa. Questa violenza è un problema della società, non dello sport". Anche il Commissario tecnico azzurro, Bearzot, ha affrontato ieri l’argomento. "E' un caso di una gravità incredibile - ha detto Bearzot - bisogna individuare i gruppi di tifosi violenti perché questi finiscono per uccidere anche il calcio: nessun padre si porta i figli allo stadio quando succedono fatti come questo". Tra gli altri episodi violenti della domenica calcistica quello di Verona dove uno studente di 16 anni, Andrea Zanini è stato colpito da una coltellata poco prima che iniziasse la partita Verona-Udinese. La coltellata gli ha sfiorato il polmone e il ragazzo guarirà in 15 giorni. Nel corso della stessa partita altri due giovani sono stati medicati per ustioni da fumogeni. Da ricordare che pochi giorni fa un giovane milanese, Rodolfo Ratti di 27 anni, aveva confessato di aver accoltellato il 7 dicembre dello scorso anno al termine della partita Inter-Austria Vienna il tifoso austriaco Gerhard Wanninger rimasto per parecchi giorni in fin di vita. Per lo stesso episodio si trovano tuttora in carcere altri due tifosi interisti.

2 ottobre 1984

Fonte: La Repubblica

Milano, breve agonia all'ospedale del giovane aggredito da teppisti-tifosi all'uscita dallo stadio Meazza

Muore a 21 anni, accoltellato per un gol

di Franco Giliberto

DAL NOSTRO INVIATO CASTELLEONE (Cremona) - Era un tifoso del Milan, non della Cremonese, Marco Fonghessi, 21 anni, il giovane assassinato con una coltellata domenica pomeriggio presso lo stadio Meazza, alla fine della partita. A tragedia consumata, questa notizia ha un sapore amaro, di beffa. Perché già era difficilissimo pensare alla pur minima giustificazione nei confronti dell'omicida: i tecnici sportivi sostengono che il Milan aveva vinto limpidamente, che la Cremonese aveva giocato una assai onorevole gara, che l'assenza di tensione e polemiche non avrebbe dovuto attizzare l'ira nemmeno di un demente. Ma ora, nel dire che l'ucciso era "di fede rossonera", non c'è da lasciar sbigottito anche chi ha vibrato la coltellata mortale, ammesso che sia un individuo in grado "di intendere e di volere" ? Polizia e carabinieri accerteranno ufficialmente questo risvolto, ma già i cronisti hanno avuto testimonianza della sua veridicità. Gabriele Fonghessi, fratello maggiore di Marco, conferma che il ragazzo era un "patito" del Milan. E che l'equivoco destinato a generare la tragedia potrebbe essere avvenuto perché Marco teneva in mano un piccolo cuscino a strisce rossonere. I suoi aggressori, una decina, avrebbero creduto a una specie di gesto di sfregio, a uno sberleffo: "Come ? Stai salendo su un'auto targata Cremona con i nostri colori in mano ?". Così la scintilla. Poi la contusione della rissa, le rapidissime sequenze che hanno preceduto l'assassinio. Giorgio, Vito, Alberto, tre giovani amici di Marco, ieri pomeriggio a Castelleone (bella cittadina a trenta chilometri da Cremona: non conosce gravi vicende di cronaca nera da decenni) rievocavano quei momenti, controllati a vista dai genitori che raccomandavano: "Non mettete i loro cognomi sul giornale, non si sa mai. L'assassino potrebbe fare qualche ritorsione, potrebbe venire qui a minacciarli o peggio". I tre ragazzi domenica erano andati a Milano con Marco, sulla stessa vettura. Avevano parcheggiato non lontano dallo stadio, in via Capecelatro. "Quando la partita è finita, siamo ritornati alla macchina. Eravamo già saliti. Ci hanno costretto a scendere. Con una coltellata avevano bucato una ruota posteriore della nostra "131". Marco non era un violento; era un ragazzo calmissimo, che andava a vedere le partite di tanto in tanto: forse era la seconda volta in vita sua che metteva piede al Meazza. Mentre volavano insulti e spintoni si è fatto largo tra chi ci aggrediva, dicendo di lasciarci in pace, di darci indietro il cuscino che un attimo prima gli avevano strappato di mano. E' stato allora che qualcuno gli ha piantato il coltello nel petto...". All'ospedale milanese San Carlo un'equipe di chirurghi ha lavorato fino a tarda notte attorno al corpo esanime di Marco. La lama del coltello, spinta dal basso verso l’alto con grande forza, aveva provocato una ferita orribile, venti centimetri, lesionando visceri, polmoni e aorta. L'intervento chirurgico è durato sei ore, tra innumerevoli trasfusioni di sangue, ma all'alba di ieri Marco non ha più retto. Nel piccolo salotto di casa Fonghessi, a Castelleone, ieri pomeriggio c'erano la madre, signora Antonia, i figli Gabriele e Carla, la nonna paterna, altri parenti e amici. Tante persone inconsuetamente composte, un'atmosfera rassegnata, come se tutte le lacrime fossero già state versate, come se tutti avessero il pudore di non abbandonarsi a scene patetiche davanti agli estranei. "Tanto, chi me lo può dare indietro il mio Marco ? - sussurrava la signora Fonghessi. Che cosa mi importa se è già stato fatto un identikit di chi lo ha accoltellato ?". (L'assassino, secondo gli inquirenti, sarebbe un giovane sui 17 anni, biondo, riccioluto, non robusto). Mentre la donna ricorda suo figlio, la sua mitezza, il suo lavoro di meccanico tornitore, la sua innocente allegria, da una radio accesa nella stanza accanto un notiziario locale, diceva che il sindaco Carlo Tognoli ha definito gli assassini di Marco "delinquenti che infangano il mondo dello sport e la civilissima Milano". Antonia Fonghessi si è scossa, ha manifestato una sua preoccupazione: "Stamattina ho sentito dire che qualche tifoso ha parlato del Milan, di quando la squadra verrà a giocare a Cremona, gridando "gliela faremo pagare !". Per carità, no, non deve succedere assolutamente. L’ho detto anche all'allenatore Mondonico, poco fa, quando è venuto a trovarmi per le condoglianze. Prego tutti, nessuna vendetta assurda". Già, ma come fare appello al buon senso di chi non ne possiede ? In questo triste salotto di casa Fonghessi, Monica, giovane cugina di Marco, senza sapere di lanciare una proposta rivoluzionaria, forse destinata a non essere accettata mai, dice: "Come minimo, io sospenderei il campionato, finché non ci fosse la garanzia di avere eliminato ogni violenza. Come minimo, io farei togliere con una legge tutti i posti allo stadio che ora sono destinali agli ultras, ai loro cori volgari, ai loro striscioni imbecilli...".

2 ottobre 1984

Fonte: La Stampa

 Cento agenti alla caccia dell'ultrà rossonero

Alto, biondo, con l'orecchino l'omicida del tifoso a Milano

MILANO - Alto circa un metro e ottanta, capelli biondi e riccioluti, età intorno ai 17 anni, con un orecchino al lobo sinistro: questa è la descrizione del giovane che domenica ha accoltellato a morte il ventunenne Marco Fonghessi, cremonese tifoso del Milan, fuori dello stadio "Meazza". La polizia ha diffuso l'identikit dell'omicida, nella cui ricerca sono impegnati un centinaio di agenti in questura, si dice che l'identificazione e la cattura potrebbero essere una questione di ore, perché il giovane, con ogni probabilità, dovrebbe essere ben conosciuto negli ambienti degli ultras milanisti. Sono stati frattanto ricostruiti esattamente i fatti. Marco Fonghessi (tornitore di Castelleone in provincia di Cremona, dove abitava con i genitori e i fratelli Gabriele, 28 anni, e Carla, diciottenne) era sceso a Milano per la partita Milan-Cremonese. Era arrivato in auto con quattro amici, tifosi della Cremonese. Allo stadio si erano separati, per ritrovarsi dopo l'incontro al parcheggio di via Capecelatro. Appena risaliti in auto, i cinque giovani sono stati circondati da una quindicina di tifosi rossoneri, che ne impedivano la partenza e li dileggiavano. I ragazzi di Cremona sono scesi dalla macchina, quando uno dell'altro gruppo, con un coltello a serramanico, ha squarciato un pneumatico della vettura. Marco Fonghessi si è parato contro gli aggressori ed è stato colpito violentemente con il coltello all'addome, dal basso verso l'alto. Mentre i milanisti, spaventati dall'accaduto, fuggivano, gli amici di Marco chiamavano un'ambulanza con la quale il ferito era trasportato all'ospedale San Carlo. Erano le 18,30 di domenica: sottoposto ad immediato intervento chirurgico, Marco Fonghessi usciva dalla sala operatoria otto ore e mezzo dopo, in condizioni che continuavano a rimanere disperate. E' spirato alle 4 di ieri mattina in sala rianimazione.

2 ottobre 1984

Fonte: Stampa Sera

Tragica domenica a San Siro: assassinato tifoso grigiorosso

Quella di domenica è stata una giornata tragica: un ragazzo, un nostro ragazzo castelleonese, è stato accoltellato dopo l'incontro della Cremonese a S. Siro col Milan ed è morto. Di fronte ad avvenimenti di questo genere, così incredibili, così assurdi, così crudeli, non si sa come reagire. Il vocabolario non contiene parole adatte ad esprimere lo sgomento che ci pervade. La voglia è quella di chinare il capo e di piangere; la voglia è quella di mandare tutto alla malora e fuggire da questa società che per molti versi ormai sembra impazzita; ma la voglia è anche quella di capire. Capire perché si possa giungere al delitto per quella che ipocritamente viene definita passione, ma che invece sempre più spesso diventa follia, follia criminale. Lo sport, questo sport che pure reca in sé tanti grandi valori, quando viene portato al parossismo diventa un eccitante mortale; diventa droga, e fa comportare la gente come i drogati; diventa il rifugio di tutti gli istinti repressi, delle ambizioni frustrate, degli affetti desiderati e non avuti, detta rabbia che la vita (anche la più tranquilla) ci propone giorno dopo giorno, dell'inconscia aggressività che ognuno di noi ha dentro di sé. Non è più, dunque, lo sport che sublima, ma lo sport che diventa ricettacolo di tutti gli istinti di violenza. Qualcuno dirà che domenica 30 settembre è una data da dimenticare: noi crediamo che sia, invece, una data da ricordare, dolorosamente da ricordare. Ce ne dobbiamo ricordare noi giornalisti, quando, magari trascinati dall'entusiasmo, enfatizziamo troppo gli avvenimenti calcistici, dando ad essi il tono di un'epopea; se ne devono ricordare le società, che impegnano un capitale ormai mostruoso nell'industria della pedata, e che per salvaguardare questo capitale non esitano ad aizzare la piazza, passando dal lamento all'accusa, all'invettiva, tutto è buono per scaldare gli animi e creare il cosiddetto "ambiente caldo" intorno alla squadra, senza avere il coraggio di emarginare quelle frange dove il tifo trascende puntualmente nel teppismo; se ne devono ricordare i giocatori, che troppo spesso con le loro ignobili manfrine surriscaldano gli animi dei tifosi meno provveduti (che sono spesso anche i più violenti); se ne ricordi, soprattutto la gente, che per lo sport (e specialmente per il catch) in troppe occasioni perde il lume del buon senso, nelle parole e nei comportamenti. Non ce la sentiamo di fare un processo sommario al catch, perché anche il calcio è, a suo modo, specchio del tempo. Ma certamente è uno specchio che sta diventando deformante, per se stesso e per chi gravita nella sua orbita, come attore o come spettatore. Insieme al dolore che in questo momento ci accomuna ai parenti della ventunenne vittima castelleonese, proviamo anche un senso di paura: la paura che scatti la molla della vendetta. Diciamo fin da ora alla gente, alla nostra gente che conosciamo così bene, che la memoria di chi è morto non potrà essere onorata con altra violenza, ma con un comportamento leale, onesto, che sia di esempio a tutti affinché i luttuosi fatti di Milano non debbano ripetersi. Sono parole forse difficili da digerire in un momento, come questo, in cui molti, specialmente i più giovani, possono essere portati al "gliela faremo pagare". Però è necessario dirle. Teniamo presente che oltretutto, la storia insegna, sono quasi sempre gli innocenti a pagare per i manigoldi. Bandiere abbrunate, dunque. Non solo le bandiere grigiorosse, non solo le bandiere sportive: ma le bandiere della civiltà.

2 ottobre 1984

Fonte: La Provincia (Quotidiano di Cremona)

Tragico epilogo di una domenica che avrebbe dovuto essere rallegrata dallo spettacolo sportivo.

Morto il tifoso grigiorosso accoltellato a S. Siro

di Vittorio Tiberi

L'assassinio è stato commesso a sangue freddo da giovani che portavano le sciarpe rossonere del Milan - Si sono avvicinati all'auto cremonese, hanno bucato una gomma, hanno rubato un cuscinetto grigiorosso e, alle rimostranze del ventunenne castelleonese Marco Fonghessi, hanno colpito il giovane - Vani gli interventi dei sanitari dell'ospedale S. Carlo - La vittima lavorava come operaio ed era stato iscritto al Milan Club - Sgomento e cordoglio a Castelleone e in tutta la provincia.

E' la terza volta, nel giro di tre mesi, che la campana della parrocchiale suona lugubri rintocchi per annunciare la tragica morte di giovani. E' dell'alba di ieri l'ultima ferale notizie. La vittima è Marco Fonghessi, 21 anni, operaio ucciso da una coltellata inferta da alcuni teppisti nella area del parcheggio posto innanzi allo stadio milanese di San Siro. La notizia ha avuto il potere di gettare l'opinione pubblica nel più profondo sgomento unito ad un senso di rabbia, di ribellione contro i criminali che macchiano lo sport con azioni, ignominiose. Marco Fonghessi (che abitava in via Fratelli Gioia (omissis), con il padre Carlo, muratore; la madre Luigina Rossi, operaia al Maglificio Castelleonese; il fratello Gabriele di anni 25 operaio meccanico; la sorella Carla di anni 20 interna infermiera presso l'ospedale maggiore di Cremona) era un bravo operaio, lavorava presso l'officina Pini e Brusa di Castelleone. Era un ragazzo dolce che divideva la giornata tra il lavoro, il bar, l'oratorio e gli hobby del calcio, della pesca e dell'automobilismo. Una vita semplice con gli amici di sempre, appartenenti al mondo dello sport locale, che si dividevano solo per il primo tifo tra le varie squadre di quello che si dice essere il più bel campionato del mondo. "Marco prima del servizio militare era iscritto al Milan Club di Castelleone", così ci ha affermato il presidente del Milan Club Alessandro Sali: "al ritorno dal servizio di leva due anni fa, non aveva più rinnovato la tessera". Un bravo ragazzo, tanto che a lui e ad un altro suo amico proponemmo di entrare a far parte del consiglio direttivo del club. Ma loro risposero che erano giovani...". Ha aggiunto Sali: "erano tutti ragazzi che si conoscevano dall'infanzia, scherzavano sulle loro simpatie calcistiche, non c'era rivalità anche perché la Cremonese è appena da quest'anno in serie "A". Un ragazzo di qui mi ha detto di averlo incontrato all'uscita, ieri: Marco, conoscendolo come un tifosissimo della Cremonese, gli ha detto in dialetto: "Cosa ci vuoi fare. E' andata così. Andrà meglio la prossima volta". Qualche minuto dopo è successa quella cosa incredibile". Quando la Cremonese aveva preso le ali per la serie A aveva diviso la sua passione fra i rossoneri e i grigiorossi. Domenica, dopo colazione, unitamente a quattro amici tutti ventiduenni (non ne facciamo il nome su invito degli inquirenti, ed anche per evitare possibili ritorsioni da parte dei teppisti assassini), operai residenti a Castelleone, a bordo di una 131 Fiat si è diretto a Milano per assistere alla partita Milan-Cremonese. Prima di entrare nello stadio cinque si sono divisi per poter fare il tifo ognuno per la squadra dei cuore; Marco con due compagni di viaggio è andato con il clan della Cremonese, mentre gli altri due hanno raggiunto quello dei milanisti. L'appuntamento di fine partita era il parcheggio ove avevano lasciate l'auto, in via Capecelatro, la stessa strada dove il 7 dicembre 1983, al termine dell'incontro Inter-Austria Vienna, era stato accoltellato un tifoso austriaco. Tutto è filato per il verso giusto sino alla fine dell'incontro. Ritrovatisi davanti alla Fiat 131 vi sono saliti. A questo punto ha avuto inizio il fatto poi sfociato in tragedia, che riportiamo secondo il racconto dei diretti testimoni. Una decina di giovinastri, bardati di sciarpe rossonere (al collo ed in vita) si è fatta attorno all'auto, bucando dapprima con un coltello la gomma posteriore destra. I castelleonesi sono scesi dall'auto per constatare il danno, chiedendo al gruppo di sconosciuti cosa stessero facendo. Per tutta risposta uno di essi introduceva un braccio nell'auto prelevando dal lunotto un cuscino grigiorosso. Marco ne chiedeva la restituzione, ricevendo per tutta risposta, una coltellata all'addome, che lo faceva accasciare subito. Riusciva solo a mormorare agli amici: "svengo, svengo". Sono state le sue ultime parole e prima di cadere a terra privo di sensi, perdendo sangue dalla vasta ferita. La lama penetrando nell'addome appena sotto le costole gli aveva trapassato la milza, leso l'aorta e la spina dorsale, fuoriuscendo posteriormente. La ferita è apparsa subito gravissima ai lettighieri di una autombulanza di passaggio. Corsa sfrenata all'ospedale San Carlo, ove il ferito veniva sottoposto ad un delicato intervento chirurgico durato oltre un'ora, con ininterrotte trasfusioni. Purtroppo tutto è stato inutile; il giovane ha agonizzato sino alle quattro di lunedì notte poi è sopravvenuta la morte. Al momento del ricovero in sala di rianimazione il referto parlava di "choc emorragico acuto da ferita da arma bianca all'addome, condizionante lesione dell'aorta, della cava e del piano rachideo, perforazione duodenale e lesione del pancreas". Alle 23 era giunto al capezzale il padre, accompagnato dall'altro figlio Gabriele; quest'ultimo ritornava a Milano dopo essere rientrato a Castelleone verso le 18; anch' esso aveva assistito alla partita Milan-Cremonese: mentre Marco aveva raggiunto lo stadio in auto con gli amici lui aveva preferito prendere posto sul pullman del Club Grigiorosso. Al rientro, sulla statale castelleonese, aveva avuto sentore che qualcosa fosse accaduto ad un tifoso concittadino. Un'auto di Soresina si era infatti affiancata al pullman per avvisare che un castelleonese era stato ferito. Gabriele non aveva immaginato che quel ferito fosse il fratello visto poco prima all'uscita e che Io aveva avvertito di stare tranquillo perché avrebbe tardato a rincasare, essendo intenzionato ad andare con gli amici a mangiare la pizza. Verso le 20, però, a casa Fonghessi è giunta la notizia della tragedia, rimbalzata dalla Questura alla Croce Verde di Castelleone, dall'Oratorio ai locali pubblici. A tarda sera la Giunta Municipale di Castelleone ha emesso il seguente comunicato: "L'Amministrazione del Comune di Castelleone interpretando il senso di vivo sgomento e di commozione di tutta la cittadinanza per l'efferata aggressione che ha stroncato la giovane vita del nostro concittadino Fonghessi Marco in Milano domenica 30 settembre 1984 - al termine della partita di calcio Milan-Cremonese esprime alla famiglia il più accorato cordoglio, condanna una violenza ingiustificata che non deve essere tollerata in una società che dovrebbe essere civile e rispettosa di ogni uomo".

2 ottobre 1984

Fonte: La Provincia (Quotidiano di Cremona)

Non è bastato perdere

di Giuseppe Ghisani

Domenica pomeriggio, stadio di San Siro, settore distinti parterre. Sono molti i tifosi cremonesi, proprio dietro la panchina dove siedono Mondonico, Miglioli ed il resto della "troupe" grigiorossa. Sono tanti ma tutt'attorno li circondano i supporters milanisti. Tra i cremonesi non mancano i ragazzi. Il tifo è sempre tifo, si sa, ma qui è contenuto, "distinto". La Cremonese gioca bene, mette in difficoltà il Milan. Uno spettatore si rivolge ad uno dei ragazzini cremonesi: "Tu sei di Cremona ?". Avuta risposta affermativa, prosegue: "Allora perché non fai il tifo per la Cremonese ?". "Perché ho paura", risponde il ragazzo. "Ma va là - gli fa di rimando l'uomo - qui puoi tifare tranquillamente, non siamo mica lassù..." ed indica l'alto anello dei popolari presidiato dalle "Brigate rossonere" e dalla "Fossa dei leoni". Poi quello spettatore racconta di essere cremonese, però lavora ed abita da dieci anni a Milano, tuttavia non ha dimenticato la squadra grigiorossa ed oggi è venuto a tifare per lei. Quelli "lassù" soffrono perché il Milan soffre ed inveiscono contro i "Red Grey Supporters" grigiorossi sistemati dall'altra parte dell'anello, proprio di fronte. "Contadini" gridano. Poco dopo Nicoletti inventa il gol che mette sotto i rossoneri ed il tifo delle "Brigate rosse" e della "Fossa dei leoni" si tramuta in ira: si alza un coro che promette e minaccia: "Tremate, tremate, arrivano le coltellate". E colui che dirige questo lugubre canto, stando in piedi sulla ringhiera che dà sul campo, si rivolge verso i "Red Grey Supporters" e, mimando quanto gli altri stanno ritmando con tamburi e voce, si passa sulla gola la mano come fosse la lama di un coltello. Finisce il primo tempo e la soddisfazione per l'inaspettato ma meritato vantaggio è stampata sui volti dei cremonesi. Comincia il secondo tempo e la musica cambia. Adesso soffre la Cremonese, Mondonico in piedi, davanti alla sua panchina, strapazza il pullover che tiene sulle spalle e dà disposizioni ai suoi. Il suo atteggiamento non è gradito da un tifoso milanista che dal parterre inveisce contro di lui. Altri milanisti, però, disapprovano il suo comportamento. Pareggia il Milan. Sulla curva a destra dei distinti si accende una baruffa, volano cazzotti, la mischia si cheta dopo parecchio tempo. Al termine della partita una bionda tifosa cremonese racconta: "Ho visto un giovane con la faccia piena di sangue e mentre quelli si davano botte c'era chi rubava il borsetto al suo vicino... Basta, la Cremonese vado a vederla solo quando gioca a Cremona". Il Milan fa il 2-1 e dalle "Brigate rossonere" e dalla "Fossa dei leoni", a parte qualche isolato "Serie B", si alzano solo incitamenti alla squadra rossonera. Finisce tra gli applausi, anche per la Cremonese. Commenta amaramente, lasciando lo stadio, un tifoso grigiorosso: "Ci applaudono perché abbiamo perso, se avessimo vinto ci picchierebbero". "Se avessimo vinto - interviene, quasi rispondendogli, un altro cremonese - avrei lasciato nello stadio il mio cuscino grigiorosso". Nel parcheggio delle auto due ragazzini di Cremona, mangiano un panino seduti sul paraurti posteriore della macchina del loro papà. Si avvicina vociante un gruppo di giovani con bandiera e sciarpe rossonere. I due ragazzi, come mossi dallo stesso ordine, si spostano insieme fino a coprire con le loro schiene la targa dell'auto. E mentre, come formiche, le auto lasciano a passo d'uomo il parcheggio di S. Siro, l'aria densa dei fumi dei tubi di scarico è lacerata dall'ululato di una sirena. La lugubre promessa è sfata mantenuta, la vendetta consumata. Però abbiamo perso... Perché, allora ?

2 ottobre 1984

Fonte: La Provincia (Quotidiano di Cremona)

Lo sgomento del mondo sportivo

RIVERA - "La verità vera è che adesso ci troviamo di fronte ad un morto accoltellato. Episodi come questo di cui è rimasto vittima il giovane cremonese succedono ormai ogni settimana anche se non con conseguenze fatali come invece è avvenuto ieri. E' un rischio davanti al quale siamo impotenti". Così Gianni Rivera, vicepresidente del Milan, ha commentato l'uccisione di Marco Fonghessi; il giovane di Cremona accoltellato a morte all'uscita dallo stadio di San Siro da un giovane staccatosi da un gruppo di "tifosi" rossoneri. "Certo, uno può essere tifoso di una squadra ma chi può dire cosa poi gli passa per la testa e nel cuore - ha aggiunto Rivera. Tra l'altro gente così è davvero difficile definirli tifosi. Così come è difficile pensare a come fermarli".

CARRARO - "E' un fatto che addolora e allarma ma è avvenuto fuori dallo stadio. Noi abbiamo già un progetto per affrontare il problema della violenza negli e fuori degli stadi con il convegno fissato per il 12 novembre per la fondazione Onesti. La violenza fuori dallo stadio non è comunque cosa che dipenda dall'organizzazione sportiva: quello che possiamo fare è aumentare il senso di responsabilità di chi è nello sport perché con dichiarazioni e atteggiamenti non fornisca esca a questa logica perversa. Questa violenza è un problema della società, non dello sport". Così ha commentato il presidente del Coni Franco Carraro.

LEGA CALCIO - "Il presidente della Lega Nazionale Calcio on. Antonio Matarrese - informa una nota della Lega - di fronte ai gravissimi episodi di sangue verificatisi domenica 30 settembre in prossimità degli stadi di Milano e Verona, ha operato gli opportuni passi per sollecitare ancora una volta, da parte degli organi preposti all'ordine pubblico, ogni sforzo al fine di tutelare i cittadini lungo i percorsi di accesso agli stadi e di deflusso dagli stadi stessi". "La barbara uccisione del ventenne tifoso cremonese, accoltellato nei pressi di San Siro, e il grave ferimento del sedicenne tifoso veronese accoltellato nei pressi del Bentegodi - ha dichiarato Matarrese - ci lasciano allibiti e costernati. A nome del mondo del calcio esprimo le condoglianze alla famiglia del ragazzo cremonese, fatta precipitare nel lutto più assurdo dalle mani di un folle omicida, e rivolgo al ragazzo di Verona gli auguri di una pronta guarigione".

IL PRESIDENTE DEI MILAN CLUB - Per il presidente dei Milan Club, Gianfranco Taccone, questo episodio è una conferma "dell'impressione che ci siano dei gruppi che vanno in giro esclusivamente per provocare incidenti. Infatti ieri all'interno dello stadio non era successo niente che potesse in qualche modo indurre i tifosi a qualche scontro".

MIGLIOLI - Il vice-presidente della Cremonese (il presidente Luzzara è in viaggio all'estero) ha affermato: "Noi dirigenti di società dobbiamo fare autocritica, "montiamo" troppo le partite e tendiamo a nasconderci dietro gli errori degli altri. In questo modo la gente va allo stadio carica d'ira, e negli elementi meno stabili questo può portare al delitto. E' una lezione che noi non dobbiamo mai dimenticare". Miglioli ha poi annunciato che la Cremonese presenzierà ai funerali del giovane tifoso; domenica la squadra porterà il lutto al braccio, e prima del via sarà osservato un minuto di silenzio.

IL SINDACO DI MILANO - "Ancora una vittima del teppismo violento e assassino che si muove ai margini e in occasione delle partite di calcio. A poco sono valse le esortazioni per assicurare attorno agli spettacoli sportivi la necessaria serenità". Lo ha detto il sindaco di Milano, Carlo Tognoli, in una dichiarazione fatta dopo aver appreso la notizia della morte di Marco Fonghessi. "Il rafforzamento delle misure di sicurezza "all'interno dello stadio e nelle immediate vicinanze - ha aggiunto, Tognoli - non è bastato. Le numerose iniziative assunte dal comune e dalle forze dell'ordine contro questa barbarie, pur avendo ottenuto il consenso della grandissima maggioranza dei cittadini e degli sportivi, sono rimaste lettera morta, per gli sparuti gruppi di delinquenti che infangano il mondo dello sport e la civilissima Milano".

BEARZOT - Anche il CT azzurro Bearzot ha affrontato l'argomento, "E’ un caso di una gravità incredibile - ha detto - bisogna individuare i gruppi di tifosi violenti, perché questi finiscono per uccidere anche il calcio: infatti nessun padre si porta i figli allo stadio quando succedono fatti come quello di Milano".

MILAN - "La presidenza del Consiglio di amministrazione del Milan, appreso dalla stampa - afferma un comunicato della società - la tragica notizia della morte del giovane Marco Fonghessi, dovuta allo sconsiderato e delittuoso comportamento di ignoti dopo la conclusione dell’incontro di calcio Milan - Cremonese, manifestano, insieme al più vivo cordoglio e alle più sentite condoglianze nei confronti dei parenti del giovane, la loro indignazione per l'inconcepibile accaduto e si augurano che fatti del genere, che disonorano lo sport e costituiscono autentici attentati al rispetto e alla dignità umana, non debbano più ripetersi".

CRAXI - La morte del tifoso della Cremonese è stata così commentata dal presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi nel corso della cerimonia in onore degli azzurri di Los Angeles e di Sarajevo: "E' una cosa spaventosa che getta un'ombra su tutta quella festa sportiva che è la domenica del calcio. E' frutto di pura bestialità, dell'irrazionalità, solo che si pensi ad un possibile movente. Naturalmente cercheremo di fare tutto il possibile, ma non si possono perquisire 50 mila persone all'ingresso di uno stadio. Metteremo a fuoco il problema, ma la cosa più importante è l'esecrazione morale della collettività".

2 ottobre 1984

Fonte: La Provincia (Quotidiano di Cremona)

Rapidissima ed incisiva l'azione delle forze dell'ordine dopo il tragico fatto di San Siro.

Arrestato un giovane: è lui l'assassino ?

Si tratta di un diciottenne, Giovanni Stefano Centrone, nato in Germania ma residente a Milano, ed aderente a un club di "ultras" rossoneri - L'accusa è estremamente esplicita: omicidio volontario del castelleonese Marco Fonghessi - Ieri mattina gli amici della vittima sono stati convocati nel capoluogo lombardo per il riconoscimento.

Un giovane di 18 anni è stato arrestato dai carabinieri; dovrebbe essere l'assassino di Marco Fonghessi, il tifoso di Castelleone assassinato domenica nei pressi dello stadio Meazza di Milano. Il presunto omicida si chiama Giovanni Stefano Centrone, è nato a Darmstadt in Germania, ma da parecchio tempo abita a Milano, in via Ogliari (omissis). Vicenda conclusa o quasi dal punto di vista formale, ma ancora all'attenzione non soltanto degli inquirenti alla ricerca di eventuali amici che domenica erano con l'accusato, ma anche dei sociologi, psicologi, desiderosi di trovare una risposta razionale all'assurdo delitto. Sono state spese tante parole, in questi giorni, ma a Castelleone, ed anche a Cremona vi è solo un sentimento di profondo dolore per la scomparsa di un ragazzo che tutti stimavano, che sempre si era tenuto lontano da qualsiasi gruppo che accettasse o praticasse la violenza. A Marco piaceva lo sport, era tifoso ed anche intenditore (dicono) di calcio. Ha avuto il torto di voler partecipare come protagonista sugli spalti all'incontro del suo Milan del quale era tifoso, contro la squadra di Cremona, il capoluogo della sua provincia. Sono rimasti tutti sgomenti per l'assurdità dell'aggressione, raccontata ormai con dovizia di particolari come le sequenze di un film del terrore ed a Castelleone, gli amici di Marco, non sanno ancora rendersi conto dell'accaduto; la madre del ragazzo non vuole accettare la dura realtà; suo padre si è sentito male; il fratello e la sorella dell'assassinato piangono in silenzio. Ai balconi ancora tentano di resistere alcune bandiere del Milan accomunate con quelle della Cremonese, in un disperato tentativo di riportare fraternità all'interno di uno sport che ogni anno va sempre più deteriorandosi, accerchiato da troppi teppisti pronti alla guerriglia. II pericolo quindi è che risolto il caso torni il silenzio, che il sacrificio di Marco venga dimenticato senza che si apportino alle vicende calcistiche i correttivi necessari per farlo tornare spettacolo da vivere in compagnia; anche con gli avversari. Un capitolo dunque che si chiude. Un giovane ucciso, un altro che rischia l'ergastolo. I carabinieri sono riusciti a risalire al presunto assassino in tempi brevissimi. Pare abbiano raccolto voci nel quartiere confinante con porta Vigentina, dove abita Stefano Centrone. Probabilmente una soffiata proveniente dal giro della tifoseria milanista. In un primo tempo sembrava una delle tante indiscrezioni che girano in casi del genere, poi indizi più concreti fino al momento della cattura. II giovane è stato trovato in casa; secondo quanto si è appreso non avrebbe opposto alcuna resistenza; sembrava anzi che tutto quanto stava accadendo attorno a lui non lo riguardasse. In casa i carabinieri hanno rinvenuto anche un coltello a scatto dalla lama abbastanza lunga; si presume sia quello usato per l'omicidio; ma è stato lavato di recente; non appariva quindi sporco di sangue. Poi la descrizione fisica: capelli castano chiaro, senza I’orecchino indicato dai testimoni, ma con visibile il foro nel lobo lasciato dal monile. Si è quindi appreso che faceva parte di un'organizzazione di tifosi del Milan, pare una frangia dei più accesi. Una dimostrazione che gli stessi organizzatori dei club conoscono abbastanza bene i "personaggi" che fanno parte delle loro schiere, quindi sanno delle loro tendenze o delle loro predisposizioni alla violenza. I carabinieri, secondo quanto avrebbe dichiarato fo stesso ufficiale della compagnia Magenta che ha condotto le indagini, erano già in possesso di numerosi indizi nei confronti del loro uomo; indizi sufficienti per ottenere la convalida del fermo, in arresto. Ma hanno preferito completare subito l'indagine lampo. Ieri mattina, a Castelleone, sono stati rintracciati i giovani amici di Marco; sono stati portati a Milano per il drammatico confronto. Non sono state fornite indicazioni sul risultato, ma è da presumere che sia stato positivo; infatti il sostituto procuratore della metropoli lombarda dottor Filippo Grisolia, ieri sera ha convalidato il fermo del Centrone ed ha spiccato contro di lui ordine di cattura per omicidio volontario.

3 ottobre 1984

Fonte: La Provincia (Quotidiano di Cremona)

Castelleone: il dolore di tutto un paese

Oggi alle 15 si svolgerà il funerale partendo da via Fratelli Gioia.

Castelleone tutta è in lutto, nell'incommensurabile dolore della famiglia per la tragica morte di Marco Fonghessi; lo stanno a dimostrare le numerose bandiere grigiorosse e rossonere a mezz’asta che appaiono alle finestre e ai balconi di un centro abitato immerso in un sofferto silenzio. Tutto ciò sta a testimoniare un senso di fratellanza subentrato alla prima ondata di rabbia e costernazione dopo la notizia dell'uccisione del giovane. Questo senso di responsabilità è indubbiamente scaturito da quel gesto di avversione alla violenza che lo stesso Marco ha invocato al gruppo di teppisti nel momento della aggressione esclamando: "Cosa fate !". L'appello veniva da colui che aveva saputo unire in un binomio, l'amore per due squadre: Milan e Cremonese, dando così un fulgido esempio di come lo sport possa far convivere il tifo per questa o quella squadra bandendo ogni rancore. La gente di Castelleone è calata sempre più in un clima di mestizia allorquando, ieri mattina, sono stati affissi i manifesti annuncianti la scomparsa di Marco e, i quotidiani, descrivevano con ampi servizi il gesto criminale. Unanimi testimonianze di cordoglio e di condanna al gesto criminoso, che li ha privati del loro caro Marco, sono giunti numerosi ai familiari. La madre del giovane non riesce ancora a convincersi della scomparsa del figlio, è quasi intontita dai tranquillanti, chiede di essere portata al suo capezzale. Il padre è stato colpito da grave malore e solo un tempestivo intervento medico ha scongiurato il peggio. Al fratello e alla sorella, chiusi nel loro dolore, spetta il triste compito di sbrigare le ultime pratiche burocratiche per le estreme onoranze funebri. Eseguita l'autopsia, l'autorità giudiziaria ha dato il permesso del trasporto della salma, che giungerà stamane a Castelleone ove, nella abitazione dei genitori in via Fratelli Gioia (omissis), sarà allestita la camera ardente. Il funerale avrà luogo nel pomeriggio alle ore 15. E' prevista una grande partecipazione; i vari club sportivi hanno preannunciato il loro arrivo da ogni parte d'Italia per unirsi alla folla di persone che seguiranno il feretro unite dal dolore e dalla unanime condanna della barbara uccisione del giovane tifoso. V.T.

3 ottobre 1984

Fonte: La Provincia (Quotidiano di Cremona)

Milano, indagini sull'aggressione davanti allo stadio Meazza

Arrestato un diciottenne per l'uccisione del tifoso

di Ornella Rota

E' un giovane con precedenti per furto - I tre amici di Marco Fonghessi (la vittima) lo avrebbero riconosciuto – Il giudice lo accusa di omicidio volontario.

MILANO - Diciotto anni, capelli castani, tifoso di calcio: un ragazzo come tanti. E' accusato di avere ucciso a coltellate un altro tifoso. Si chiama Giovanni Stefano Centrone, abita a Milano in via Ogliari (omissis), è nato a Darmstadt, in Germania; tifava per il Milan e domenica allo stadio Meazza avrebbe aggredito Marco Fonghessi, di 21 anni, abitante a Cremona perché credeva fosse un sostenitore della Cremonese. In realtà anche Fonghessi era tifoso del Milan, tanto che teneva sulla sua auto un cuscino con i colori di questa squadra (rossoneri): però la vettura era targata Cremona (appunto la città nella quale il giovane viveva) e così il suo assassino ha pensato che quell'oggetto fosse esibito in segno di sfregio. Centrone è stato fermato lunedì sera, in casa sua; nella mattinata di ieri. il sostituto procuratore che conduce le indagini, dottor Filippo Grisolia, ha tramutato il fermo in arresto. L'imputazione è di omicidio volontario; l'accusato è stato interrogato ieri fino a tarda sera, in una camera di sicurezza della caserma dei carabinieri in via Moscova. Si è saputo solo che ha mantenuto un "atteggiamento freddo, distaccato, addirittura tranquillo". Se abbia o meno ammesso, almeno in parte, le sue presunte responsabilità, non è stato possibile sapere. Ma gli inquirenti si mostrano sicuri di avere individuato l'autore dell'assassinio. La domanda principale, adesso, sembra diventata un'altra: ha agito da solo, Centrone, o è stato aiutato da altri ? Furono infatti almeno una decina i ragazzi che circondarono la macchina sulla quale viaggiavano Marco Fonghessi e i suoi amici. Qualcuno di loro s'impadronì di quel "provocatorio" cuscino (sembra sia stato proprio Centrone) poi tutti insieme costrinsero gli occupanti a scendere, con una lama tagliarono una gomma, Fonghessi tentò di reagire ma fu colpito all'addome. L'arma del delitto - un coltello a scatto - è stata ritrovata dai carabinieri: dove, non è stato detto. Ma il confronto fra Centrone e gli amici della vittima sarebbe stato particolarmente drammatico: i tre ragazzi che erano con Marco lo avrebbero riconosciuto. Gli stessi hanno fornito descrizioni precise dei giovani che stavano in compagnia dell'assassino. Gli inquirenti li stanno cercando, alcuni sono già stati individuati e saranno ascoltati al più presto. All'identificazione del presunto responsabile dell'omicidio si sarebbe giunti in seguito a elementi forniti da altri tifosi del Milan; alcuni abiterebbero nella zona di Gratosoglio, confinante con il quartiere Vigentino, dove vive Centrone. In altre parole a segnalare l'eventuale responsabilità del giovane, sarebbero stati alcuni aderenti a club milanisti disgustati da quanto successo. Il mandato di cattura avrebbe potuto essere emesso subito ma gli inquirenti hanno preferito aspettare per avere il massimo di riscontri. Ulteriori atti istruttori contenenti accuse verso altre persone non sono esclusi; non a caso infatti è stato spiegato che "per non pregiudicare accertamenti in corso" la fotografia di Centrone non è stata fornita ai giornali.

3 ottobre 1984

Fonte: La Stampa

Preso il killer dello stadio

di Enrico Bonerandi

MILANO - Si è tagliato i capelli da solo (lunedì i barbieri erano chiusi) per non assomigliare all’identikit, si è levato anche l’orecchino al lobo sinistro. Ma non ci sono molti dubbi: a incastrarlo ci sarebbero le testimonianze concordi dei quattro amici della vittima. Stefano Centrone, 18 anni compiuti lo scorso giugno, un ragazzo che non studia né lavora, con un precedente per furto, sarebbe l’assassino di Mario Fonghessi, il tifoso cremonese ucciso domenica pomeriggio all’uscita dallo stadio di San Siro. Centrone, che sarebbe iscritto a uno dei numerosi club della tifoseria milanista, è stato preso dai carabinieri della compagnia Magenta la sera di lunedì, poco prima di mezzanotte. Era a casa sua, in via Ogliari a porta Vigentina, dove abita con i genitori: stava andando a letto. A sentire gli inquirenti, ha tenuto un atteggiamento "tranquillo, freddo e distaccato". Sempre a casa sua, pare, è stato trovato anche il coltellaccio a serramanico con il quale ha ucciso. A lui i carabinieri sono arrivati raccogliendo voci nei bar del Gratosoglio, il quartiere che Stefano Centrone frequentava spesso e dove aveva molti amici. L’identikit diffuso dalla questura lunedì, e pubblicato dai giornali del pomeriggio, pare gli assomigli come una goccia d'acqua: questo avrebbe alimentato i primi mormorii. Già nel pomeriggio di lunedì gli inquirenti erano arrivati a chiudere in una rosa di quattro-cinque persone (tutti tifosi rossoneri ultrà) il possibile assassino. Sono stati controllate circostanze e alibi, poi, ricevute le prime conferme, è arrivato l'ordine di bloccare Centrone. Il fermo è stato convalidato ieri dal magistrato, il sostituto procuratore della Repubblica Filippo Grisolia, che in serata ha emesso nei confronti di Centrone ordine di cattura per "omicidio volontario". A convincere il magistrato che il ragazzo era l'assassino di Marco Fonghessi, pare sia stato il confronto, avvenuto nella caserma dei carabinieri di via Moscova, con gli altri quattro tifosi cremonesi che si trovavano sulla "131" al momento dell'aggressione. Lui, Stefano, finora non avrebbe ammesso le sue colpe, negando ogni cosa. Col suo arresto, comunque, l'inchiesta non è conclusa. L’assassino ha agito da solo, ma era spalleggiato da un gruppo di una quindicina di ragazzi con bandiere e sciarpe rossonere. Il magistrato dovrà perciò appurare se vi sono correità. Secondo il capitano dei carabinieri che ha condotto le operazioni, Stefano Centrone farebbe parte di un Milan club; l'ufficiale, però, è stato volutamente generico nella sua affermazione e da parte della società sportiva ieri non è stato possibile avere conferme. Solo oggi si riuscirà probabilmente a mettere a fuoco con maggiore precisione la personalità del ragazzo e il contesto in cui è avvenuto l’omicidio di domenica. Il questore di Milano Antonio Pirella ha nel frattempo deciso di intensificare le misure di controllo all’ingresso e all’uscita dello stadio di San Siro. Per rafforzare il numero dei poliziotti che lo stesso questore giudica insufficiente, da domenica prossima saranno aggiunti anche agenti della Digos a pattugliare gli ingressi del "Meazza" e le vie adiacenti, dove si verificano la maggioranza degli incidenti. Al consiglio comunale di lunedì sera, alcuni consiglieri democristiani hanno presentato al sindaco Carlo Tognoli Un’interpellanza in cui si chiede di chiarire le circostanze che hanno permesso la tragedia di domenica. I democristiani chiedono un aumento della presenza della Pubblica sicurezza e la proibizione all’interno e all’esterno dello stadio di bandiere e striscioni, in modo che non vengano individuate le differenti tifoserie. "La Pubblica sicurezza potrebbe controllare a campione all’ingresso, con opportuni impianti, se i frequentatori dello stadio portano con sé delle armi anche improprie", chiedono i consiglieri dc, che aggiungono: "E' evidente che non migliorando il clima e ripetendosi episodi così gravi che a noi sono incomprensibili, si dovrà giungere alla chiusura dello stadio. Chiusura che da noi viene proposta in almeno due domeniche in segno di lutto". Su questa proposta di chiusura, che risulterebbe molto impopolare, pare però che i democristiani non intendano insistere: "Sarebbe un gesto morale, ma la sostanza non è tutta lì", assicura il capogruppo Giuseppe Zola. Un’altra interpellanza è stata presentata anche da Democrazia Proletaria. In occasione delle prossime partite, la Federazione giovanile del Pci milanese e cremonese distribuirà all’interno dei due stadi un volantino per ribadire il "rispetto dello sport" e il rifiuto della violenza. Dura presa di posizione anche da parte di Gianni Rivera: "Sarà il caso - ha detto - che questi signorini che la domenica vengono allo stadio si mettano in testa una sola cosa, e cioè quella di fare del tifo in maniera civile senza incidenti e senza violenza facendo vivere ai cittadini una giornata tranquilla".

3 ottobre 1984

Fonte: La Repubblica

Tenta il suicidio il giovane arrestato per l'aggressione a Milano

L'ultras confessa: l'ho ucciso io

di Susanna Marzolla

Non ha avuto complici - Ieri si sono svolti a Castelleone i funerali di Marco Fonghessi.

MILANO - Un tentativo di suicidio e poi la confessione: Giovanni Stefano Centrone, 18 anni, ha ammesso di avere accoltellato Marco Fonghessi. 21 anni, domenica allo Stadio Meazza. Per quella coltellata Marco è morto: la lama gli aveva trapassato il duodeno, e il pancreas e vano era stato il lunghissimo intervento chirurgico. Proprio ieri mentre a Milano i carabinieri annunciavano la confessione di Centrone, tutta Castelleone (Cremona) partecipava ai funerali del giovane Fonghessi, il giovane che domenica era partito contento per andare a vedere la sua squadra, il Milan. Quel giorno giocava, proprio contro la Cremonese, un'occasione per partire in tanti da Castelleone, tifosi dell'una e dell'altra squadra, e discutere, commentare, divertirsi. Ma questo sano tifo di paese, fuori dalle porte di San Siro, si è trovato di fronte qualcosa di completamente diverso: un misto di intolleranza e teppismo che a Marco è costato la vita. Una violenza che il mondo sportivo condanna, come dimostra la partecipazione di Rivera, di diversi giocatori del Milan e di tutta la Cremonese alla cerimonia di ieri a Castelleone. Centrone è un "bulletto" di periferia, con un coltello nella tasca del giubbotto e una carica di violenza sempre pronta a esplodere. E la domenica allo stadio, insulti minacce spintoni si sprecano. I pretesti non mancano mai, come domenica scorsa quel gruppo di ragazzi che saliva con un cuscino rossonero su un'auto targata Cremona, la provincia della squadra avversaria. Centrone e i suoi amici credono, o meglio s'inventano, che sia un segno di sfregio; circondano la vettura. "Joe" tira fuori il coltello e taglia una gomma. I ragazzi di Castelleone un po’ impauriti cercano di chiarire l'equivoco; Marco Fonghessi chiede di essere lasciato in pace e per tutta risposta il coltello gli arriva in pancia. Centrone all'inizio crede di avere fatto una "bravata" o poco più; tanto è vero che nel suo quartiere, il Gratosoglio, si vanta di avere "colpito un avversarlo. Ma il giorno dopo si rende conto che la cosa è molto più seria: Fonghessi è morto nella notte. Così butta via il coltello (che i carabinieri ritroveranno tra le immondizie del suo caseggiato, in via Ogliari (omissis), si taglia i capelli lunghi, biondi ossigenati, si toglie l'orecchino che portava sempre al lobo sinistro. Ma proprio il particolare dell'orecchino, descritto agli inquirenti dagli amici di Fonghessi, assieme alle voci che girano nel quartiere e tra i club dei tifosi, porta i carabinieri sulle tracce di Centrone. Ventiquattr'ore di camera di sicurezza provocano il crollo. Un carabiniere lo sorprende mentre con una coperta sta facendo una corda da appendere al soffitto. Viene chiamato subito il magistrato e il ragazzo, nuovamente interrogato, ammette di avere tirato fuori il coltello e colpito. Cerca di sfumare le proprie responsabilità dicendo che anche altri avevano coltelli. Secondo gli inquirenti però "non esistono corresponsabilità per quanto riguarda l'omicidio". Ma per l'aggressione e la rissa sì, e le indagini continuano.

4 ottobre 1984

Fonte: La Stampa

Confessa tra le lacrime l'omicida di San Siro

di Enrico Bonerandi

MILANO - Dopo l’interrogatorio di martedì sera, gli sono saltati i nervi. Chiuso in una cella di sicurezza del comando dei carabinieri della zona Magenta, ha stracciato a striscioline una coperta, le ha annodate e ha tentato di farne un cappio per impiccarsi. Ben difficilmente Stefano "Joe" Centrone, il ragazzo di 18 anni accusato dell'omicidio del tifoso cremonese Marco Fonghessi dopo la partita di domenica a San Siro, sarebbe riuscito a suicidarsi. Sono comunque intervenuti in tempo due carabinieri. Subito dopo, il ragazzo è "crollato", confessando le sue colpe. "Piena confessione", hanno annunciato ieri pomeriggio i carabinieri. Più guardingo l'avvocato Vito Malcangi, difensore di Centrone: "Il ragazzo ha ammesso di aver usato il coltello, bucando prima il pneumatico dell’automobile dei cremonesi, poi rivolgendosi verso il Fonghessi - ha detto il legale. Non è però affatto sicuro di essere stato lui a uccidere. Afferma di aver tirato il fendente, ma di non sapere se ha colpito o no il tifoso cremonese. Vicino a lui c'era altra gente col coltello in mano". Questa tesi - c'ero, ho usato il coltello, ma forse l’assassino non sono io - appare come l’ultimo espediente per salvarsi da un’accusa gravissima, quella di omicidio volontario aggravato. In realtà, le indagini condotte da polizia e carabinieri subito dopo il fatto e le testimonianze raccolte, concordano nell’affermare che l’unico giovane armato nel gruppo di tifosi milanisti che avevano circondato l'auto dei cremonesi, fosse proprio Centrone. Sui motivi dell’omicidio, assolutamente nessuna risposta: "anche lui non sa spiegarsi il perché", commenta l'avvocato Malcangi. Prima di sapere che la sua vittima era morta, però, pare che Stefano Centrone si sia vantato della propria bravata con gli amici, girando nei bar del Gratosoglio. Proprio da questa smargiassata è nata la pista che ha permesso ai carabinieri di arrivare a tempo di record a identificare l’assassino. "Alcuni dicevano: sì, è stato quel biondino coi capelli lunghi e l’orecchino; altri sapevano solo che si chiamava Joe - racconta il capitano dei carabinieri che ha condotto le indagini. Non abbiamo fatto molta fatica a identificarlo, ma prima di prenderlo siamo andati dai suoi amici, per raccogliere le loro deposizioni, che si sono trasformate in altrettante accuse". Poi, nella serata di lunedì, il fermo di Stefano "Joe" Centrone a casa, in via Ogliari al Vigentino, dove il giovane abitava con la madre e la sorella minore. Il coltello dell’omicidio è stato recuperato tra le immondizie del palazzo: il ragazzo l’aveva buttato in un sacco di plastica pieno dei rifiuti di casa. Qualcuno della famiglia, ignaro, era sceso in cortile lasciandolo nel bidone della nettezza urbana. Fino a martedì sera, Centrone aveva tenuto davanti al giudice un atteggiamento di calma, quasi indifferente. Poi, improvviso, il tentativo di suicidio. Il ragazzo ha avuto una crisi, ha pianto, confortato dai carabinieri, che lo hanno convinto alla confessione. Il sostituto Filippo Grisolio si trovava ancora in zona, intento a raccogliere le deposizioni dei testimoni; è stato rintracciato anche l’avvocato difensore e si è quindi verbalizzato il racconto di Centrone. Fatto questo, il ragazzo è stato spedito su un cellulare con destinazione San Vittore. Da una perquisizione in via Ogliari, è saltata fuori una tessera (scaduta) delle "Brigate rossonere", l'organizzazione ultrà più attiva negli stadi, non riconosciuta dai "Milan-club" e da molti considerata come del tutto incontrollabile. E' quindi logico pensare che il "commando" di tifosi, che domenica scorsa ha accerchiato l’auto dei cremonesi e da cui è sbucato Stefano Centrone col suo coltello a serramanico, fosse composto da aderenti alle "brigate". Gli inquirenti, però, sono del parere che per ora non siano emerse responsabilità collettive, e che l’assassino abbia agito da solo, per sua iniziativa, andando molto al di là delle intenzioni dei suoi amici, i quali probabilmente, volevano solamente "fare un po' di casino". L’inchiesta, comunque, non è chiusa. I carabinieri stanno cercando di individuare i componenti il "commando": finora pare che tutti abbiano "collaborato", e solo se cercheranno di coprire il loro amico e di tacere qualche particolare potranno essere accusati di "favoreggiamento". Se il magistrato riterrà di avere in mano tutti gli elementi necessari nei tempi di legge, Stefano Centrone potrebbe essere processato per direttissima.

4 ottobre 1984

Fonte: La Repubblica

Fonte: Domenica Sportiva 10.02.1985



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