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Maurizio Alberti 24.01.1999 "Mau"
  Pagine della Memoria     Morire di Calcio     Superga 4.05.1949     Tragedia Stadio "F.lli Ballarin"  

Maurizio Alberti ("Mau")

È il 24 Gennaio del 1999. Lo Stadio Alberto Picco, a La Spezia, è chiamato ad ospitare circa tremila sostenitori pisani. Troppi, per un settore ospiti posizionato in gradinata e a contatto con i locali. Le autorità decidono di sistemare i pisani nella Curva Nord, sede storica del tifo spezzino, relegando tra gradinata e tribuna i padroni di casa. D’altronde le squadre vivono momenti diversi, i bianconeri non se la passano bene, i neroazzurri, guidati in panchina da Francesco D’Arrigo, volano verso la promozione in C/1. Il corteo neroazzurro affronta il passaggio dalla stazione ferroviaria allo stadio senza alcuna difficoltà. Il clima fuori dallo stadio non si presenta particolarmente teso, nonostante una massiccia presenza di reparti mobili e ogni altro corpo militare e non; i precedenti inquietano, nelle due gare della stagione 1997/98 si sono registrati incidenti sia a Pisa che a La Spezia. La calma, però, è solo apparente e dura pochi minuti. Gli ultras di casa, nell’imminenza del fischio d’inizio, mettono in piedi una specie di assalto nei confronti della propria Curva, come a volersene riappropriare simbolicamente. Volano oggetti di ogni tipo e sassi. I pisani, in superiorità numerica schiacciante, rispondono al fuoco. Sono momenti di grandissima tensione, situazioni che non si sa che piega possano prendere, anche per la presenza dei reparti della Celere, imprevedibili nei modi e nei comportamenti. Le ostilità cessano d’improvviso con il fischio d’inizio della gara, ma solo per rivolgersi verso il campo di gioco. Gli ultras dello Spezia, in gradinata, distano pochissimi metri dalla linea laterale, e non ci sono barriere. Un guardalinee viene abbattuto dopo qualche minuto di tiro al bersaglio. Gara sospesa. È il caos più completo, e anche per i più "anziani", per chi gira tutti gli stadi anno dopo anno, sono momenti in cui il cuore batte all’impazzata. Così è anche per Maurizio Alberti, tifosissimo neroazzurro, appartenente al gruppo Rangers 1979. Maurizio è ovunque giochi il Pisa, negli anni precedenti ha anche raggiunto l’Inghilterra, al seguito della squadra, pertanto figuriamoci se non si presenta a La Spezia per il derby, costi quel che costi. La sua posizione è defilata, rispetto agli eventi. Mau resta al centro della Curva, seduto sulla balaustra, con l’inseparabile tamburo davanti. È perfettamente lucido. Non partecipa al caos tra il settore laterale della Curva e la Gradinata spezzina. Ad un certo punto, uno dei suoi amici più cari sente il peso di Maurizio su di sé. Pensa stia scherzando. Quando si sposta, per girarsi, Maurizio scivola a terra. È privo di conoscenza. Classico svenimento da Curva. Sole, qualche vizio, stanchezza. Non la pensano così gli amici più stretti, quelli del gruppo, che sono tutti lì attorno a lui. Sanno che Maurizio soffre di problemi cardiaci ed ha un bypass impiantato. Viene chiamata l’ambulanza. Nessun punto di soccorso è presente in Curva. L’ambulanza, senza medico a bordo, è parcheggiata fuori. I soccorritori fanno anche fatica a muoversi perché la polizia, dato lo stato di tensione estrema, controlla con apprensione le uscite. Portano via Maurizio. Un caro amico chiede di salire sull’ambulanza, parla con i soccorritori, e descrive le patologie di cui è a conoscenza. Ma il medico a bordo non c’è. Il referto parla chiaramente di "criticità media" e "perdita di conoscenza/svenimento". Maurizio in realtà è in arresto cardiaco. Ma sull’ambulanza non c’è nessuno in grado di riconoscerlo. La superficialità della diagnosi è senz’altro influenzata dal pregiudizio: quale male potrà mai affliggere un ultras in trasferta dentro un settore ospiti, se non qualcosa correlato all’abuso di alcool o stupefacenti ? Non viene somministrato ossigeno, tanto meno praticato un massaggio cardiaco, e questo si rivelerà decisivo per l’esito tragico della vicenda. I medici del Pronto Soccorso, una volta ricevuto e accolto il paziente, si accorgono subito che qualcosa non va. Lo rianimano ma Maurizio ormai è entrato in stato comatoso, a causa dei minuti su minuti passati in arresto cardiaco e senza afflusso di ossigeno al cervello.

(Video tratto dagli archivi di pisanellastoria.it risalente al novembre 1993, quando il Pisa si recò in Inghilterra per disputare il torneo Anglo-Italiano contro il Notts County, con una breve intervista a tre tifosi neroazzurri fra cui c’è Maurizio Alberti. Era arrivato a Nottingham insieme agli altri, senza biglietto, ma Romeo Anconetani si attivò per farli entrare tutti e tre allo stadio, spacciandoli per addetti ai lavori della società)
Allo stadio, intanto, la partita non riprende. I tifosi pisani sciamano alla Stazione e tornano a casa. Maurizio resta ricoverato all’ospedale di La Spezia. In pochi al momento conoscono la reale dinamica della vicenda ma come un tam tam la voce si diffonde e già in serata Pisa apprende la notizia. Da quella stessa notte è un viavai di persone da Pisa a La Spezia e ritorno. A parte i familiari, il padre, la madre, e la sorella, ci sono gli amici del gruppo, al capezzale, e quotidianamente si fanno tentativi per far uscire Maurizio dal coma, sia con audiocassette, su cui sono registrati cori della curva, sia con interventi fisici di tante persone che entrano nella sua stanza e provano a parlargli. Tra questi, alcuni giocatori e rappresentanti del Pisa Calcio. Ogni tentativo è vano. Dopo quindici giorni Maurizio, nel frattempo trasferito a Pisa, al Santa Chiara, si spegne. È il giorno 8 Febbraio. Immediatamente, al lutto di tutta la città si accompagna la rabbia per l’inefficienza dei soccorsi. La famiglia, appoggiata dalla Curva Nord, intraprende una battaglia per accertare la verità. Le evidenze sono schiaccianti, si raccolgono numerose testimonianze e queste vanno tutte in un senso: superficialità dei soccorritori, quando non pregiudizio, e alla base un sistema di prevenzione da quarto mondo, con migliaia di persone lasciate in balia di sé stesse nei settori dello stadio meno "nobili". La battaglia della famiglia e degli amici diventa la battaglia di tutto il mondo delle tifoserie. In tantissime, anche rivali, quando non nemiche, si presentano a Pisa con striscioni di solidarietà. Questo però non smuove istituzioni e "giustizia": dopo un lungo e costoso iter processuale la conclusione è la solita italiana, "insufficienza di prove". La fatica e gli sforzi, però, non sono vani. Nasce una inedita sensibilità sul tema del soccorso negli stadi. Posti di "primo soccorso" iniziano a sorgere nelle Curve e non solo in Tribuna Coperta, dove, come recitava una formula provocatoria della Nord ai tempi del processo, "ci si può permettere di avere un infarto". Il tema diventa di dominio pubblico e rimbalza in tutte le piazze di Italia, al pari della repressione, del caro biglietti e di altre tematiche care al mondo degli ultras. Nell’amarezza per il mancato riconoscimento nei tribunali, rimane la soddisfazione per i risultati tangibili e concreti ottenuti dentro gli stadi e non solo a Pisa. Ma gli sforzi del gruppo Rangers e della Nord per ricordare Mau non si limitano alla battaglia giudiziaria. La Curva Nord viene intitolata a lui, e una targa, regalata dai ragazzi di Carrara, è affissa all’entrata del settore centrale della stessa. Nello stesso periodo, viene realizzato uno striscione con i colori di Pisa, la croce armena e i guerrieri della Repubblica pisana: sopra campeggia la scritta Mau Ovunque. Appeso in un primo momento sopra lo striscione del gruppo Rangers, viene poi spostato al centro della Nord rappresentandola nella sua interezza.

La storia di Maurizio viene fatta propria da ogni tifoso, da ogni gruppo, e con approvazione unanime lo striscione bianco-rosso finisce per indentificare tutto il movimento ultras pisano. Girerà tutta l’Italia, al seguito del Pisa, come avrebbe fatto Maurizio. Tra le varie iniziative, al di là di quanto accade ad ogni triste ricorrenza della scomparsa, ricordata con striscioni e cori non solo dalla Curva ma da tutto lo Stadio, c’è il Trofeo Mau Ovunque, una manifestazione nata già nell’estate del 1999, al campo Abetone, e poi migrata subito sui terreni della Polisportiva Bellani. Le varie anime della Curva, in tre giorni all’insegna dell’amicizia e del ricordo, si sfidano a calcio in ricordo di Maurizio, con la presenza di calciatori, allenatori, vere o presunte personalità, tifoserie amiche. A Maurizio vengono inoltre dedicate tutta una serie di iniziative sociali e di intervento in situazioni limite, progetti in cui la Nord si spende cercando appoggio su altre realtà cittadine e coinvolgendo decine di ragazzi e ragazze. Il Chiapas, l’Uganda, la Palestina, la voglia di ricordare un amico aiutando gli altri non conosce confini e adesso, dopo iniziative di minore impatto, torna a coinvolgere Pisa con il progetto del Parco.

Mau Ovunque

Fonte: Ilparcoditutti.it

Maurizio Alberti, in memoria del tifoso nerazzurro un parco a Pisa

Nascerà un parco accessibile in memoria del tifoso Maurizio Alberti, morto a febbraio del 1999 dopo due settimane di agonia in seguito a un arresto cardiaco che lo ha colpito durante la partita Spezia-Pisa. Il progetto, cofinanziato da tifosi e Comune, verrà presentato domani, venerdì 20 gennaio, al Centro Espositivo SMS, Sala Convegni. Interverranno Paolo Ghezzi, vice sindaco di Pisa, Paola Senatore, architetto del Comune di Pisa, Antonietta Scognamiglio, Presidente Coordinamento Etico Caregivers di Pisa e i rappresentanti dell’associazione dei tifosi del Pisa che hanno raccolto le offerte.

19 gennaio 2017

Fonte: Gonews.it

Dieci anni fa la morte di Maurizio Alberti

8 febbraio 1999 - 8 febbraio 2009: il ricordo della Curva Nord

8/02/1999 - 8/02/2009: MAU sempre con noi !

"Sono passati già 10 anni da quel maledetto giorno a Spezia, eppure sembra ieri. Tante cose sono successe da allora, eppure, pensando a Maurizio, ci sembra un giorno fa che andavamo insieme in trasferta in tutti gli stadi italiani. Abbiamo fatto tante iniziative in questi 10 anni per rendergli giustizia, invano purtroppo, tante cose per ricordarlo e per incidere il suo nome nella storia del Pisa. La Curva Nord porta il suo nome, progetti di collaborazione e solidarietà in tutto il mondo sono a lui intitolati, e poi striscioni, coreografie, ed il torneo Mau Ovunque che quest'anno giungerà alla decima edizione: tutto questo è certo un modo per ricordare e provare a riempire un vuoto incolmabile, ma ci è servito anche per sentire un po' meno la sua mancanza. Cosa impossibile certo, ma parlare di lui e dedicargli tutto quello che gli abbiamo dedicato è stata una maniera per sentirlo ancora presente fra di noi ed è servito a noi tutti per andare avanti, pensando e costruendo insieme dei progetti importanti, degni di portare il suo nome. Per anni abbiamo atteso invano verità e giustizia, tutta Italia conosce ormai la sua vicenda come dimostrano i numerosi striscioni esibiti a Pisa, e non solo, da varie tifoserie avversarie. Tutti chiedevano che si facesse luce sull'accaduto (chi era a Spezia accanto a lui sa benissimo come si sono svolti i "soccorsi"). Tutti ci hanno espresso solidarietà. Tutti tranne la Magistratura, che ha pensato bene, nonostante anni di lotte, di non aprire nemmeno il processo e di archiviare il caso di Maurizio come se niente fosse accaduto. Abbiamo chiesto giustizia e verità, e abbiamo cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della sicurezza legata ai soccorsi negli stadi. Lo abbiamo urlato a squarciagola che negli stadi italiani e in particolare nelle curve i soccorsi sono inadeguati, privi di dottori e di strumenti idonei. Ma niente. Nessuno dei "potenti" ci ha voluto ascoltare. Negli ultimi anni abbiamo addirittura assistito alla trasformazione degli stadi in lager con tornelli, telecamere e gabbionate: tutti soldi buttati via nel falso nome della sicurezza. Mentre siamo stati noi a dotare l'Arena - forse l'unico stadio italiano - di defibrillatori poiché ne era sprovvisto. Un mucchio di soldi buttati in decreti, forze dell'ordine, steward, quando di ambulanze equipaggiate e con dottori a bordo nemmeno l'ombra. A Spezia sarebbe bastato un dottore che si rendesse conto della gravità del malore di Maurizio per salvargli la vita. Oramai gli stadi sono stati spogliati di tutto il loro colore, il posto degli striscioni lo hanno preso gli innumerevoli divieti e la repressione fa da padrone. Purtroppo, Maurizio, l'Arena non è più la stessa Arena che tu conoscevi, e il calcio di oggi non è più il "nostro" calcio, il calcio di quando, insieme a te, con il tuo tamburo, lo striscione e i megafoni ce ne andavamo liberamente in tutta Italia. Il calcio di quando si potevano ancora esprimere liberamente le proprie opinioni con gli striscioni e ingegnarci in coreografie strabilianti, il calcio dei derby infuocati... Quanti derby abbiamo vissuto insieme a te, quanti sabato notte trascorsi in bianco a ultimare le coreografie e gli striscioni col magone e l'ansia nello stomaco per la partita del giorno seguente, in cui avremmo trovato di fronte gli "acerrimi nemici". Anche questo, caro Mau, ci hanno tolto. Oggi il derby è solo una partita per gli abbonati, e a noi, che abbonati lo siamo, quel giorno, simbolo della morte del calcio, avremmo voglia di strapparlo l'abbonamento". Curva Nord Maurizio Alberti

8 febbraio 2009

Fonte: Pisanotizie.it

 

IL PARCO di MAU

I tifosi feriscono un giocatore del Pisa e un guardalinee: gara sospesa dopo 10'

Spezia, follia in campo

di Rino Capellazzi

Dopo una vigilia molto tesa (il prefetto aveva fatto cedere la curva dei tifosi liguri a quelli toscani), la reazione è stata allucinante e vergognosa: adesso lo Spezia rischia grosso - Ricoverati due tifosi del Pisa.

LA SPEZIA - Spezia-Pisa è durata solo 10’: una punizione per lo Spezia (5'), un salvataggio sulla linea di porta del Pisa, ed è divampata la contestazione spezzina. Il terzino toscano Marcato viene colpito da alcuni pezzi di seggiolini sradicati dai tifosi di casa, mentre batte il fallo laterale e quasi in contemporanea crolla a terra il guardalinee Marino Ratti, 38 anni, di Monza, centrato da una scatola di carta igienica. Il guardalinee, portato negli spogliatoi e poi in ospedale, veniva dimesso subito dopo. Intanto nella curva dei sostenitori pisani un tifoso di 28 anni, di professione macellaio, il cui nome non è stato diffuso per il rispetto della privacy, veniva colpito da infarto e finiva in rianimazione nel nosocomio ligure, ma già in serata veniva dichiarato fuori pericolo. (NDR: Maurizio Alberti !) Un'altra anziana sportiva toscana, conosciuta tra i tifosi con il solo nome Rina, scivolava sui gradoni e riportava la frattura di un piede. Entrambi gli episodi non sono da ascrivere ad azioni teppistiche, ma solo all'atmosfera che si era creata. Dopo circa mezz'ora, dagli spogliatoi filtrava la notizia che la partita sarebbe stata sospesa e che la squadra pisana non avrebbe voluto rientrare in campo. Inutili gli interventi del proprietario dello Spezia Eros Polotti, dell’allenatore Luciano Filippi e del capitano Stefano Sottili, recatisi sotto il settore degli spezzini. Nulla da fare, fischi e improperi diretti al prefetto della Spezia, Mario Spanu, che aveva deciso di destinare la curva spezzina ai sostenitori del Pisa. A poche ore dall’inizio della gara il presidente Sergio Borgo e il dirigente addetto ai tifosi Federico La Valle avevano rassegnato le dimissioni. I fattacci si sono verificati, dopo un inizio tranquillo, con i tifosi impegnati a incitare le rispettive formazioni. Gli ospiti hanno aperto le ostilità, lanciando verso la tifoseria avversaria una dozzina di razzi che, per fortuna, non raggiungevano i sostenitori locali. Poi, poco prima del fischio d'inizio, gli stessi tifosi pisani hanno gettato alcuni fumogeni che hanno costretto l’arbitro ad allungare ancora i tempi del via. Avvisaglie di simili episodi si erano avuti per tutta la settimana, ma nessuno poteva supporre che la contestazione arrivasse addirittura a colpire la propria squadra, non permettendole di giocare l'incontro. In mattinata la dirigenza spezzina aveva inviato un fax alla prefettura del capoluogo, chiedendo di invertire i settori adibiti agli spettatori, considerato che da Pisa non erano arrivati più di 2 mila tifosi. Lo Spezia aveva anche chiesto di iniziare la gara con 10' di ritardo per solidarietà con i tifosi locali. Ora le conseguenze saranno gravi: oltre allo 0-2 a tavolino, si prevedono parecchie giornate di squalifica del campo. La risposta dell’attuale proprietario Eros Polotti è stata drastica: "In settimana studieremo l’opportunità di ritirare la squadra dal campionato". Il Pisa per precauzione ha presentato riserva scritta, ma l’arbitro Palmieri ha fatto firmare ai dirigenti delle due società una dichiarazione, in cui si afferma che non sussistevano le condizioni per riprendere il gioco.

25 gennaio 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Comunicato Curva Nord Pisa "Maurizio Alberti"

"Si chiamava Maurizio Alberti ed è morto nel febbraio del 1999 dopo due settimane di agonia: era andato in coma in seguito ad un arresto cardiaco accusato durante la partita Spezia-Pisa e le palesi inefficienze dei soccorsi avevano di fatto cancellato ogni speranza di sopravvivenza, sarebbe bastata una somministrazione di ossigeno tempestiva al posto delle mille domande sulle sue condizioni ("Ha bevuto ? Ha fumato ?"). Se si fosse sentito male in un posto "rispettabile", tra cittadini e non tra "belve", avrebbe avuto diritto ad un altro tipo di assistenza: ossigeno e corsa a sirene spiegate verso l’ospedale. Ma era un ultrà in un settore ospiti e non ha avuto questa fortuna. Abbiamo lottato nei tribunali per tentare di veder riconosciute le nostre ragioni, ma non per vendetta o desiderio di giustizia sommaria: la nostra intenzione era quella di denunciare e smascherare la situazione negli stadi, la mancanza di assistenza, l’assenza di misure di sicurezza destinate ai tifosi e non organizzate contro questi. Non ci hanno neppure consentito di andare al dibattimento, nonostante le testimonianze. E negli stadi si è continuato a cadere dalle balaustre e a finire nei fossati (vedi Genova, vedi San Benedetto del Tronto, vedi ancora Pisa soltanto lo scorso anno), sfiorando sempre la tragedia finché questa non si è ripresentata puntuale". Curva Nord Pisa "Maurizio Alberti"

8 febbraio 2000

Fonte: Pisanellastoria.it

La storia di Mau

Tratto dal libro "Rangers, siamo Pisani batteteci le mani"

Edito da Mariposa e scritto da M.Grava e M.Catastini

"Mentre con svogliatezza e nervi a fior di pelle mi apprestavo ad accendere il computer per iniziare a scrivere questo capitolo e quindi la storia di Mau, mi è passato per la mente che tutto sommato potevo dare questo incarico all'amico Catastini, così da non dover ripensare a quei tragici giorni e risparmiarmi almeno per una volta arrabbiature. Ma poi ripensandoci mi sono convertito all'idea che la storia di Mau doveva essere raccontata per filo e per segno, e che quindi, seppur dolorosi, dovevo recuperare quei ricordi perché su queste pagine la storia di Mau fosse raccontata nella sua interezza evitando così il rischio che si perdesse. L'ultima che vidi e che parlai con Maurizio fu sabato 23 gennaio 1999: erano circa le sei del pomeriggio e mi recai allo stadio sotto la tribuna coperta dove i Rangers facevano la prevendita dei biglietti della partita Spezia-Pisa. Lì, tra le luci che illuminavano il piazzale c'era un mucchio di gente e tra loro Mau. Quando lo vidi mi avvicinai e quindi dopo esserci scambiati i rituali saluti gli chiesi come stava, e lui, tirando su le spalle mi rispose: come al solito. Questo l'ultimo personale ricordo di Mau, il resto è solo un calvario che durò 16 lunghi giorni. Tutto iniziò domenica 24 gennaio: la questura della città di La Spezia, ove ci eravamo recati per seguire l'incontro del Pisa, dopo gli incidenti dell'anno precedente e visto che verosimilmente il Pisa stava vincendo il campionato e che quindi avrebbe avuto al seguito un numero ben più elevato di tifosi, decise di disporre noi pisani nella curva in cui abitualmente risiedono gli spezzini e di spostare i tifosi bianconeri nel settore di gradinata. Si capì subito che questo tipo di risoluzione creava molti più problemi che se ci fosse stata data l'intera gradinata, ma questo evidentemente alla tifoseria spezzina interessò poco e così, visto che quel che contava era il metodo in cui contenere nel miglior modo possibile i temuti tifosi pisani, si decise di procedere con lo scambio dei settori. Ma come diceva sempre mia nonna "alle idee gli vanno messe le gambe", infatti, se l'idea in linea di massima poteva essere giusta, alla fine si rivelò non essere tale perché i controlli che furono effettuati nei confronti dei tifosi bianconeri non furono dei migliori, così che dopo circa cinque minuti che era iniziato l'incontro questi sdraiarono il guardialinee che ordinava al loro cospetto con un rotolo di carta facendo sospendere la partita, ed allora se a quel punto le due tifoserie fossero uscite dai loro settori ed entrate a contatto tra loro a che cosa sarebbero serviti tutti quegli spostamenti ? Torniamo adesso a raccontare la storia di Mau. Dopo qualche minuto che l'incontro era stato sospeso Maurizio si sentì male. Io ero in alto in una zona lontana dal bocchettone centrale d'entrata dove erano i Rangers e con loro Mau. E quindi, vista la distanza, mi resi conto che la barella che era entrata in curva era stata introdotta proprio per portar via il mio amico con qualche minuto di ritardo. Resomi conto di quello che realmente era accaduto mi precipitai immediatamente nel punto in cui i barellieri avevano attraversato il cordone di Polizia per andare verso l'ambulanza, ma ovviamente mi fu impedito l'ingresso all'area in cui era stato trasportato il mio amico. In quel punto, intorno a me c'erano diversi ragazzi dei Rangers e qualcuno, mi sembra David, mi disse che Marco spacciandosi per il cugino di Mau era riuscito a salire sull'ambulanza e che appena arrivati all'ospedale ci avrebbe chiamato. Nel frattempo dalla zona di là del cordone di Polizia vedemmo rientrare un uomo che poi scoprimmo essere un medico e che tentò di tranquillizzarci visto che l'agitazione di tutti stava salendo. A quel punto non potemmo far altro che metterci a sedere ad attendere quella maledetta telefonata dall'ospedale che non arrivava mai. Dopo un'altra ventina di minuti - nel frattempo anche la Rina era caduta rompendosi una gamba - arrivò la moglie di un amico che a sua volta era stata chiamata da una ragazza rintracciata a casa dal Marco dell'ambulanza. Le notizie che stavano arrivando dall'ospedale erano drammatiche, Mau nonostante quel che c'era stato detto era in condizioni gravissime. La prima cosa che ci venne in mente fu quella di chiamare a casa sua per informare i familiari della situazione, ma lì non rispondeva nessuno. Allora, visto che di scorta avevamo anche la Polizia pisana, andammo da chi conoscevamo perché tramite i loro canali ci recuperassero il numero di telefono del cellulare del fratello di Mau, ma la Polizia spezzina decise proprio in quel momento di far rientrare i tifosi del Pisa verso la stazione ferroviaria. Ed allora qualche amico della questura pisana mi disse "esci dal corteo e vai all'ospedale". Avevo perso gli altri, non sapevo dov'era quel maledetto ospedale e nemmeno come arrivarci ed allora l'unica cosa che mi venne in mente fu quella di precedere il corteo e di arrivare alla stazione prima degli altri, dove in mezzo a tutti individuai qualche ragazzo con il quale poi raggiunsi l'ospedale. Quando arrivammo Mau era in coma, ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Da allora in avanti tutti i giorni ci recavamo nella città ligure, per rimanere vicini al nostro amico ed ai suoi familiari. Ad un certo punto alcuni medici, che tutti i giorni si trovavano addosso una trentina di noi, fecero intuire che una carta che potevamo provare a giocare era quella di stimolare Mau con delle musicassette in cui vi fossero registrate le nostre voci o quelle di qualcosa di particolarmente importante per il nostro amico. Ma dopo un primo momento in cui Maurizio sembrava reagire tutto si rivelò inutile; per la verità le provammo veramente di tutte: entrammo dentro la sala di rianimazione, facemmo venire il D.S. ed il capitano del Pisa, riuscimmo anche a portare Romeo a La Spezia quando dei proprietari del Pisa Calcio non si faceva sentire nessuno. Purtroppo però tutto quel che facevamo era inutile. A distanza di qualche giorno venne a trovarci anche l'amico Sergio Borgo che ci mise a disposizione un appartamento dello stesso A.C. Spezia, ed a quel punto l'ennesimo attacco giornalistico nei confronti dei presidenti del Pisa, rei di non essersi degnati nemmeno di fare una telefonata, indusse Posarelli a venire in ospedale. Ricordo che per non discutere, non era il luogo ed il posto, mi allontanai per fare una passeggiata ed al mio rientro qualcuno mi disse che questi ci aveva dato la piena disponibilità sua e dei suoi collaboratori per qualsiasi cosa avessimo avuto bisogno. E difatti come si voleva dimostrare quando venne deciso di provare l'ultima carta del trasferimento di Mau all'ospedale di Pisa, sicuramente meglio attrezzato di quello di La Spezia, ricorremmo invano "ai nostri" che ci avevano dato la loro piena disponibilità. "Non vi preoccupate, pensiamo a tutto noi, vedrete: domani mattina faremo venire un'ambulanza attrezzata a La Spezia e portiamo via Maurizio", queste grosso modo le promesse che ci furono fatte, ma che non vennero mantenute. Quel famoso "domano mattina" era sabato 6 febbraio, ed invano attendemmo l'arrivo di quell'ambulanza tra lo strazio della madre e della sorella di Mau. Alla fine, meno male, mi venne in mente di chiamare Borgo, che come al solito con la gentilezza che lo contraddistingue si precipitò all'ospedale lasciando da parte anche i suoi compiti di presidente dello Spezia per aiutarci. Per prima cosa Sergio andò a cercare il medico sportivo della sua società, quindi con questi andò direttamente a parlare con il primario del reparto in cui era ricoverato Mau ed infine riuscì a convincerlo affinché ci accompagnasse a Pisa. Fece per noi più Borgo in poche ore che "i nostri" in qualche anno. Ma le difficoltà non erano ancora terminate; infatti, dai due ospedali di Pisa c'era stato dato assenso negativo al trasferimento di Mau, in qualche modo dovevamo superare quell'ostacolo ed allora Michele sfruttando le proprie conoscenze chiamò alcuni responsabili della Questura di Pisa, che tra l'altro spesso sono stati fatti oggetto di sberleffi e critiche, e tramite questa via, ci chiamò per telefono anche lo stesso Questore di Pisa, si riuscì a liberare il campo da tutti i problemi. Nonostante tutti gli sforzi, la situazione clinica di Mau era oramai precipitata ed allora di lì a poco i medici pisani comunicarono la morte celebrale del nostro amico. Superati rabbia e sbigottimento del primo momento iniziammo a far filtrare la notizia all'esterno. Ricordo le amare lacrime di Romeo, la gente incredula che dentro e fuori l'ospedale era venuta al capezzale di Mau, la tensione palpabile di molti ragazzi che si conteneva a stento. Alla fine dopo quindici giorni, verso le sette di sera, si fece vedere anche l'altro proprietario del Pisa, Gerbi, accompagnato dall'altro presidente, mogli, figlioli ed un ex poliziotto accompagnatore del Pisa. L'accoglienza a Gerbi fu, - diciamo così - abbastanza fredda, e probabilmente a qualcuno passò per la mente qualche pensiero non certo amichevole, tanto che venne anche apostrofato in modo pesante e ci fu da parte di qualcuno la voglia di avvicinarlo, e non per stringergli la mano. Non accadde nulla, naturalmente, ma la tensione di quei momenti toccò punte davvero alte. Alla fine, forse rendendosi conto di quel che stava succedendo, tentò di dare la mano a tutti per imbonirci un minimo. Il funerale, i fiori, i messaggi di cordoglio, tutta quella gente intorno, facevano parte di un copione già scritto, nulla di nuovo se non una forte presa di posizione da parte di alcuni Rangers che tra l'altro riuscirono ad istruire una denuncia contro i soccorritori di Mau, ed a far intitolare la Curva Nord a Maurizio Alberti, un Ultras del Pisa che era morto mentre era al seguito del Pisa. Quella sera si giocò la partita della Nazionale azzurra contro quella della norvegese ed i Rangers coerentemente con lo stato d'animo che derivava dall'aver appena dato l'ultimo saluto da un amico di curva, si astennero dal tifare, mentre altri preferirono assicurare il sostegno agli azzurri".

Anno 2000

Fonte: Pisanellastoria.it

Maurizio Alberti, una tragedia dimenticata ma anche nascosta

PISA - Maurizio Alberti come Sergio Ercolano: due morti scomodi, due tragedie simili eppure così diverse. Lo scrivono Tommaso Tintori ed Emiliano Paperini sul "Manifesto", uno dei pochi giornali nazionali che non hanno insabbiato (più o meno inconsapevolmente) la vicenda del tifoso nerazzurro morto a La Spezia. "La scomparsa di Sergio Ercolano, il giovane tifoso napoletano morto ad Avellino, è soltanto l'ultimo caso di occultamento della verità nel mondo degli stadi", scrive il quotidiano. "La triste vicenda di Sergio Ercolano ha molte analogie con un altro drammatico avvenimento occorso quattro anni e mezzo fa. Maurizio Alberti era un grande tifoso del Pisa. Un ultrà, uno di quelli per cui la propria squadra del cuore veniva prima di tutto. Forse prima anche di sé stesso. Costretto a convivere con un pacemaker, fu colpito da infarto sugli spalti dello stadio Picco di La Spezia il 24 gennaio 1999. Come ad Avellino e come in molti altri casi, i soccorsi tardarono ad arrivare. Dal referto del 118 risulta che il ragazzo fu scambiato per un tossico solo perché portava orecchino e capelli lunghi: i volontari non credettero agli amici, convinti di trovarsi di fronte a qualcuno sotto l'effetto di alcool o droghe. Il risultato fu che né allo stadio, né durante il trasporto in ospedale, Alberti ricevette un soccorso adeguato al grave malore. Ben presto entrò in coma per anossia e non si svegliò più fino alla morte, avvenuta due settimane dopo. Se Maurizio si fosse sentito male in un posto "rispettabile", tra cittadini comuni e non tra "animali", avrebbe avuto diritto ad un altro tipo di assistenza: ossigeno e corsa a sirene spiegate verso l'ospedale. Ma era un ultrà in un settore ospiti, per di più nel contesto di una partita caratterizzata da tafferugli e da una tensione altissima. Spesso, a torto, si sente dire che Mau (così era conosciuto in curva) ha avuto la sola sfortuna di sentirsi male nel posto sbagliato. Mau non ha avuto sfortuna e il suo decesso non è frutto del caso. Lo dimostra la morte di Ercolano al Partenio e gli altri mille casi, spesso passati sotto completo silenzio, accaduti negli stadi italiani negli ultimi vent'anni. Ma se la morte di Mau è stata ignorata dai media nazionali, forte è stato l'impegno nella ricerca della verità di stampa e tv locali, della sua curva Nord (che adesso porta il suo nome), della famiglia e delle istituzioni locali. Una lotta che è passata dai tribunali nella speranza di assistere ad una veritiera ricostruzione dei fatti. Ma nonostante le numerosissime testimonianze dei suoi amici ultrà, non è stato neppure possibile andare al dibattimento".

31 gennaio 2004

Fonte: Il Tirreno
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