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Egitto, incidenti tra tifosi: 73 morti

Follia al termine di una partita

È gravissimo il bilancio degli scontri scoppiati a Port Said dopo il match tra Al-Masry e Al-Ahly. Il Ministero della Salute ha riferito che ci sarebbero anche circa 200 feriti. Arrestate 47 persone.

Milano, 01 febbraio 2012 - Sarebbero almeno 73 i morti e circa 200 i feriti in seguito agli scontri avvenuti dopo una partita di calcio in Egitto. Lo ha rivelato il Ministero della Salute egiziano. Gli incidenti sono scoppiati al fischio finale del match Al Masry-Al-Ahly, a Port Said. I violenti scontri sarebbero legati a motivi calcistici e non a ragioni di altro genere e sono esplosi dopo un'invasione di campo di alcuni facinorosi. Le forze dell'ordine nordafricane hanno già fermato 47 persone coinvolte nella gigantesca "mattanza".

FEROCE INVASIONE - Il dramma si è consumato alla fine dell'incontro: i tifosi dell’Al-Masry, che ha vinto il match per 3-1, hanno invaso il campo per cercare lo scontro con gli ultras avversari, acerrimi rivali da sempre. I funzionari di pubblica sicurezza, secondo un cronista egiziano in numero troppo esiguo, sono stati presi in mezzo e bersagliati con lancio di bottiglie e pietre, mentre le vittime sarebbero decedute, per la maggior parte, per soffocamento o ferite alla testa. Supporter e giocatori dell’Al-Ahly hanno poi cercato rifugio negli spogliatoi per scampare alla furia degli ultras locali.

CAMPIONATO STOP - La Federazione calcistica egiziana ha immediatamente sospeso a tempo indeterminato tutte le partite della Premier League, la Serie A egiziana. La televisione di Stato ha annunciato una riunione straordinaria per affrontare il problema della violenza. Nel corso degli scontri, secondo Al Jazeera, sarebbero rimasti feriti anche tre giocatori dell'Al-Ahly. Da qui anche la decisione di inviare almeno due elicotteri per evacuare giocatori e tifosi ospiti dallo stadio di Port Said. Decisione presa, secondo le fonti, dal capo del Consiglio militare attualmente alla guida dell'Egitto post-Mubarak, maresciallo Mohamed Hussein Tantawi. Gli elicotteri porteranno anche i feriti negli ospedali militari.

CHIUSI NEGLI SPOGLIATOI - "Tutti noi siamo stati brutalmente aggrediti", ha raccontato Ahmedi Fathi, laterale dell'Al Alhi. "Non c'era nessuno a proteggerci - il racconto del compagno di squadra, Mohamed Barakat - La nostra colpa è stata quella di giocare. Le autorità temevano di cancellare il campionato perché pensano solo ai soldi, non si curano della vita delle persone". Scioccante il racconto dell'allenatore, il portoghese Manuel Josè: "Mi hanno preso a calci e pugni e poi sono finito in una stanza. So che alcuni dei nostri tifosi sono entrati negli spogliatoi e che i miei giocatori stanno bene, io non sono riuscito a raggiungerli".

GUERRA PIANIFICATA - Del resto che fosse una partita a rischio lo ricorda anche il sito del quotidiano "Egypt indipendent" online: "Le due squadre di calcio egiziane El Masry e Al Ahly hanno una lunga storia di ostilità alle spalle, sfociata spesso in scontri violenti fra opposte tifoserie. Ed è successo anche in tempi recenti". Commentando quanto accaduto allo stadio, il medico della squadra dell'Al Ahly, Ehab Ali, ha parlato di "una guerra pianificata" e ha chiesto l'apertura di un'inchiesta. The Egyptian Gazette online, invece, citando fonti di polizia anonime nell'obitorio dell'ospedale di Port Said, ha aggiunto che "molte delle vittime sono uomini delle forze dell'ordine".

LO CHOC DI BLATTER - In tarda serata arriva poi il messaggio di condanna e cordoglio del presidente della Fifa Joseph Blatter: "Sono scioccato e rattristato nell'apprendere la notizia della tragedia del calcio egiziano. Questo è un giorno nero per il nostro sport, si è creata una situazione inimmaginabile e che non deve più accadere. Il mio pensiero va alle famiglie di coloro che stasera hanno perso la vita".

1 febbraio 2012

Fonte: Gazzetta.it

Fotografia: Ilpost.it

La federazione calcistica ha sospeso tutte le partite a tempo indeterminato

Egitto, scontri allo stadio a Port Said: 73 morti

Le violenze scoppiate dopo una partita. Arrestate 47 persone. Il premier: "pronto a rendere conto". Oltre 70 morti allo stadio. Blatter: "Una vergogna".

MILANO - Il premier egiziano, Kamal al-Ganzouri, si è detto pronto a rendere conto della strage avvenuta mercoledì nello stadio di Port Said "perché so che sono responsabile politicamente". "Sono disposto ad adempiere qualsiasi direttiva mi sia impartita", ha affermato Ganzouri in Parlamento, alludendo a un'eventuale rinuncia all'incarico. La dichiarazione arriva dopo che mercoledì almeno 73 persone sono morte e un migliaio rimaste ferite a Port Said, al nord del Paese, in seguito a una partita di calcio. I tifosi della squadra al-Masri, al termine della partita, hanno cominciato a tirare pietre e bottiglie sui giocatori e gli avversari, in protesta per aver perso il match. Poi le violenze e gli scontri. I giocatori sono stati evacuati con elicotteri. Intanto al Cairo, lo stadio è andato fuoco dopo che l'arbitro ha sospeso la partita tra il Zamalek e l'Ismaili.

GLI SCONTRI- Secondo una prima ricostruzione, a Port Said, dopo il fischio finale della partita, i tifosi dell'al-Masri, la squadra locale, hanno invaso il campo attaccando i giocatori della squadra rivale, l'al-Ahly, e inseguendoli fin dentro gli spogliatoi. E gli scontri tra tifosi e poliziotti sono proseguiti anche all'esterno.

ARRESTI - In serata il ministro dell'Interno egiziano, Mohamed Ibrahim, ha annunciato che 47 persone sono state arrestate per la sanguinosa invasione del campo di calcio di Port Said. "Molte vittime - ha detto- sono morte nella calca. E la ricerca di persone coinvolte sta continuando".

STOP ALLE PARTITE - La federazione calcistica egiziana ha sospeso a tempo indeterminato tutte le partite della Premier League, la Serie A egiziana, dopo i violenti scontri di Port Said, dove ci sono almeno 73 morti e un migliaio di feriti. Lo dice la tv di stato. Il premier egiziano Kamal el Ganzuri ha rimosso dall'incarico il presidente e il Consiglio della Federazione calcio e ha deciso di sottoporli a inchiesta per i violenti incidenti avvenuti ieri sera a Port Said. Lo ha detto lo stesso Ganzuri intervenendo in Parlamento.

1 febbraio 2012

Fonte: Corriere.it

Scontri dopo una partita di calcio almeno 73 morti e centinaia di feriti

Le violenze al termine della partita tra la squadra locale e l'Al Ahli del Cairo. Invasione di campo e poi una vera e propria battaglia. Scene simili nella capitale, senza vittime. "Rinviati a data da destinarsi" tutti i match del campionato maggiore. Arrestate 47 persone. I Fratelli Musulmani accusano i sostenitori di Mubarak.

IL CAIRO - Almeno 74 persone persone hanno perso la vita e centinaia sono rimaste ferite nelle violenze scoppiate dopo una partita di calcio a Port Said, nel Nord-Est dell'Egitto. Gli scontri sarebbero esplosi per motivi calcistici, dopo un'invasione di campo, al termine della gara di campionato tra la squadra del posto, l'Al Masri, e l'Al Ahli, formazione del Cairo. Secondo la ricostruzione fornita dalla tv Al Arabiya, alla fine del match vinto per 3-1 dall'Al Masri, i tifosi locali sono entrati in campo per inseguire i giocatori dell'Al Ahli spingendosi fino al tunnel che porta agli spogliatoi. A quel punto si è scatenata una vera e propria battaglia, sia con i tifosi avversari che con le forze dell'ordine. Ci sono stati fitti lanci di bottiglie e pietre. I tafferugli sono proseguiti anche fuori dall'impianto. "Lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio", ha raccontato un testimone. Un altro dei presenti ha riferito che prima del fischio d'inizio il clima era buono, ma poi durante l'incontro ci sono stati scambi di insulti tra le due tifoserie e ogni gol era seguito da un'invasione di campo. In città è stato schierato anche l'esercito che ha inviato i suoi elicotteri per portare via dallo stadio giocatori e tifosi della squadra ospite. Il ministro dell'Interno Mohamed Ibrahim ha reso noto che molte delle vittime sono morte nella calca e che dopo gli incidenti sono state arrestate 47 persone. La scena si è ripetuta al Cairo, dove l'arbitro ha sospeso l'incontro una volta avuta notizia delle violenze di Port Said. Una decisione cui i tifosi hanno reagito appiccando il fuoco ad alcuni settori dello stadio. In questo caso per fortuna non ci sono state vittime. Dopo questi gravissimi episodi la Federcalcio egiziana ha deciso di "rinviare a data da destinarsi" tutte le partite del campionato maggiore e il Parlamento è stato convocato per domani in seduta straordinaria. I Fratelli Musulmani, la maggiore forza politica nell'Egitto del dopo-Mubarak, non credono che gli incidenti siano scoppiati soltanto per la follia di gruppi di ultrà e accusano i sostenitori del presidente deposto un anno fa dalla protesta di piazza. "Gli eventi di Port Said sono stati pianificati e sono un messaggio dei sostenitori dell'ex regime", ha affermato il deputato Essam al-Erian in un comunicato pubblicato sul sito internet del Partito della libertà e della giustizia (Plj), la formazione politica della Fratellanza.

1 febbraio 2012

Fonte: Repubblica.it

Egitto, strage allo stadio di Port Said 73 morti e quasi mille feriti

La tragedia si è consumata in seguito agli scontri fra le due tifoserie rivali durante il match. Il Paese è sotto choc. I Fratelli musulmani: "Sono gli ex partigiani di Hosni Mubarak ad aver pianificato gli scontri".

Una vera e propria battaglia su un campo di calcio ha lasciato sul terreno 73 morti e quasi mille feriti, secondo un bilancio che potrebbe ancora salire. "E’ il peggiore disastro nella storia del calcio egiziano", ha dichiarato il vice ministro della sanità Hesham Sheiha parlando alla televisione di Stato. Gli scontri di questa sera nello stadio di Porto Said, nel nord dell’Egitto, tra le tifoserie la squadra ospite di el Ahly e quella locale di al Masry ripropongono drammaticamente la questione della sicurezza nell’Egitto del dopo rivoluzione, dove la polizia gioca un ruolo di basso profilo e le partite di calcio sono diventate un avvenimento ad alto rischio anche per la violenza delle tifoserie. Ed in questo clima si sono subito inseriti i Fratelli musulmani che hanno accusato i sostenitori dell’ex presidente Hosni Mubarak "di aver pianificato gli scontri". Teatro delle violenze lo stadio di Porto Said, città portuale, dove si giocava questa sera la partita di premier League fra el Ahly, la squadra della capitale, una delle due principali del paese, e il team locale al Masry. Con un risultato a sorpresa ha prevalso per 3-1 la squadra di casa, ma questo non ha impedito una furibonda invasione di campo dei sostenitori del Masry che hanno dato la caccia ai giocatori avversari, dai quali li divide una accesa ostilità di lunga data. Per il medico dell’Ahly, Ehab Ali, non è stato altro che "una guerra pianificata". Le immagini della televisione di stato egiziana mostrano centinaia di supporter invadere il campo non appena fischiata la fine del match, mentre la polizia in assetto antisommossa appare incapace di gestire la situazione e si tiene sostanzialmente a bordo campo. Da un primo bilancio di sette morti si è saliti in meno di un’ora a oltre settanta e mille feriti. Drammatiche alcune delle testimonianze dei giocatori dell’Ahly raccolte dalla tv del club. "Le forze di sicurezza ci hanno abbandonato, non ci hanno protetto. Un supporter mi è appena morto davanti agli occhi negli spogliatori", ha urlato al telefono il veterano Mohamed Abou-Treika implorando che venissero mandati aiuti. Dopo poco l’esercito ha inviato due elicotteri per evacuare dallo stadio, dove erano rimasti intrappolati, giocatori e tifosi della squadra ospite. Mentre ancora si contano le vittime la Federazione calcio egiziana ha sospeso i match sine die mentre il Parlamento è convocato domani in seduta urgente. La tifoseria dell’Ahly, nota con nome di Ultras era nei mesi scorsi in piazza Tahrir quando si sono verificati gli scontri fra sostenitori e oppositori della rivoluzione. "E’ un messaggio dei partigiani dell’ex regime", hanno commentato sul loro sito i Fratelli musulmani subito dopo la strage.

1 febbraio 2012

Fonte: Ilfattoquotidiano.it

LA TRAGEDIA

Egitto, strage allo stadio

Scontri fra tifosi, almeno 74 morti. Arrestate 47 persone.

Una strage per il mondo del calcio, ma anche un punto di non ritorno per il futuro politico dell'Egitto. Almeno 74 persone sono morte durante violenti scontri tra tifosi al termine di una partita di calcio nello Stato nord-africano. La tragedia è avvenuta a Porto Said, nel Nord del Paese. I Fratelli Musulmani hanno accusato i sostenitori del presidente destituito Hosni Mubarak di essere i responsabili delle violenze che hanno causato la strage. Nella località portuale nel nord dell'Egitto, è stato dispiegato l'esercito. Le violenze hanno coinvolto sostenitori delle squadre dell'Al-Masri e dell'Al-Ahly, due fra i club più popolari del Paese, causando anche un migliaio di feriti. Il ministro dell'Interno egiziano, Mohamed Ibrahim, ha reso noto che 47 persone sono state arrestate in relazione alla sanguinosa invasione. Molte persone, ha detto, sono morte nella calca. Gli scontri sono avvenuti dopo l'invasione di campo al termine del match (vinto 3-1 dal meno blasonato Al-Masri), dove i tifosi locali hanno dato vita a una vera e propria caccia ai giocatori avversari per poi innescare una battaglia con gli ultras dell'Al-Ahly e con le forze dell'ordine.

COLTELLI E INCENDI - Molti di loro erano armati di coltelli e la mancanza di controlli avrebbe favorito il loro ingresso allo stadio. Diverse parti dello stadio sono state date alle fiamme. Le vittime sarebbero decedute, per la maggior parte, per soffocamento o ferite alla testa.

ELICOTTERI IN CAMPO - L'esercito egiziano ha inviato elicotteri a Port Said per portare via dallo stadio i giocatori e i tifosi della squadra ospite, ancora bloccati all'interno della struttura. I supporters e i giocatori dell’Ahly avrebbero cercato rifugio negli spogliatoi per scampare alla furia degli ultras locali, ma un testimone ha raccontato che "lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio".

IL PRESIDENTE DELLA FIFA BLATTER: "GIORNATA NERA PER IL CALCIO" - Il presidente della Fifa (Federazione internazionale calcio), Sepp Blatter, ha dichiarato in serata che si è trattato per il calcio di "una giornata nera". "Sono molto scioccato e triste di sentire, stasera, che un gran numero di tifosi di calcio sono morti o sono stati feriti. Una catastrofe così è inimmaginabile e non dovrebbe mai accadere". Un giocatore: "È una guerra, la gente è morta davanti ai nostri occhi". Le due squadre, ha scritto l'Egypt Independent, hanno una "lunga storia di ostilità alle spalle, sfociata spesso in scontri violenti fra opposte tifoserie". Anche in tempi recenti i supporter dei due club si sono affrontati violentemente. Commentando quanto accaduto allo stadio, il medico della squadra Ahly, Ehab Ali, ha parlato di "una guerra pianificata" e ha chiesto l'apertura di un'inchiesta. Ali ha descritto "scene di completo caos all'interno del campo invaso dai tifosi". Mohamed Abo Treika, centrocampista dell'Al-Ahly, ha spiegato al canale tivù della sua squadra: "Questo non è il calcio, è una guerra e la gente è morta davanti ai nostri occhi. Non ho visto nessuna ambulanza e neanche forze di polizia". Fonti di polizia hanno riferito che "molte delle vittime sono uomini delle forze dell'ordine, oltre ai tifosi".

SOSPESO IL CAMPIONATO - Si tratta di una delle peggiori tragedie legate al mondo del calcio. La federazione calcistica egiziana ha sospeso a tempo indeterminato tutte le partite del campionato e il neo-eletto parlamento egiziano ha fissato una seduta di emergenza per giovedì 2 febbraio. "Tutto ciò è profondamente triste", ha detto Hesham Sheiha, vice ministro della Salute, spiegando che si tratta del "più grande disastro nella storia del calcio in Egitto". Legame con la rivoluzione ? C'è un'aspra rivalità fra i due club, ma i tifosi sono stati coinvolti direttamente nella recente protesta in Egitto e non si esclude che questo sia un episodio di valenza politica ad essa legato. Secondo Al Jazeera, dalla rivoluzione in poi è aumentato il numero degli scontri durante le partite di calcio, a causa di una notevole diminuzione del numero di forze dell’ordine. Inoltre per diversi media locali i tifosi delle squadre di calcio erano presenti a Piazza Tahrir nei mesi scorsi.

FRATELLI MUSULMANI ACCUSANO PRO-MUBARAK - I Fratelli Musulmani hanno accusato i sostenitori del presidente destituito Hosni Mubarak di essere i responsabili delle violenze che hanno causato la strage. "Gli eventi di Port Said sono stati pianificati e sono un messaggio dei sostenitori dell'ex regime", ha affermato il deputato Essam al-Erian in un comunicato pubblicato sul sito internet del Partito della libertà e della giustizia (Plj), la formazione politica della Fratellanza. Essam el Eryan, esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani, ha accusato l'esercito per quanto accaduto e ha puntato il dito contro la polizia che avrebbe consentito l'accesso di "persone con armi e petardi, mettendo a rischio tutti gli spettatori".

1 febbraio 2012

Fonte: Lettera43.it

Calcio, in Egitto oltre 70 morti

Sono almeno 73 i morti e centinaia i feriti causati dagli scontri avvenuti al termine di una partita di calcio in Egitto. I gravissimi disordini si sono verificati a Port Said tra le tifoserie dell'al-Masry, la formazione di casa, e l'al-Ahli, la squadra del Cairo, una delle più forti del campionato egiziano. Lo hanno confermato i medici di quattro diversi ospedali della zona. Tra le due tifoserie c'è "una lunga storia di ostilità". Già nel corso della partita, secondo alcuni testimoni, si erano verificate alcune invasioni di campo, poi al termine della partita gli ultras della squadra locale - nonostante la vittoria dei loro colori per 3 a 1 - hanno scavalcato le barriere protettive e si sono riversati nel terreno di gioco. In una vera caccia all'uomo hanno inseguito i giocatori dell'al-Ahli fin nello spogliatoio lanciando sassi e bottiglie. I fanatici al seguito dell'Al-Ahli hanno risposto alle provocazioni: il prato dello stadio si è trasformato in un campo di battaglia, con risse e pestaggi. Le vittime riporterebbero ferite da arma da taglio, segni di soffocamento e forti traumi alla testa. I tragici fatti di Port Said hanno costretto la Federazione a sospendere a tempo indeterminato tutte le partite del massimo campionato. Il Parlamento nazionale si riunirà oggi in seduta straordinaria. Sempre ieri nel corso di un altro match al Cairo, i tifosi hanno dato alle fiamme interi settori dello stadio. Secondo l'emittente al-Jazeera da "quando è scoppiata la rivoluzione nel Paese, in molte partite di calcio si sono registrati episodi di violenza per la mancanza delle forze dell'ordine". I Fratelli Musulmani hanno accusato per le violenze i nostalgici del presidente destituito Hosni Mubarak e l'esercito. (R. Es.)

2 febbraio 2012

Fonte: Ilsole24ore.com

Fotografia: AFP

STRAGE IN EGITTO

Follia a Port Said: guerriglia allo stadio 75 morti, 200 feriti

di Roberto Pelucchi

Gli ultrà di casa hanno scatenato una caccia all' uomo Arrestate dalla polizia 47 persone Scontri tra tifosi dopo la partita tra Al Masry e Al Ahly Giocatori ospiti liberati nella notte dagli elicotteri.

MILANO - Una carneficina. Un' altra assurda strage per una partita di calcio, provocata dalla stupida rivalità tra gruppi di tifosi. Il teatro del dramma, questa volta, è l' Egitto. La guerriglia si è scatenata ieri sera a Port Said, città del nordest del Paese, vicino al tratto terminale del canale di Suez, al termine della sfida di Premier League tra Al Masry e Al Ahly, la Juventus d' Africa, partita terminata 3-1 per i padroni di casa. I morti accertati, in nottata, erano 75 (di cui 7 non identificati), i feriti "sicuri" 200, alcuni dei quali in gravi condizioni (fonte ministero della Salute), ma il bilancio potrebbe essere peggiore. Al Jazeera ha parlato addirittura di mille feriti. Arrestati 47 teppisti. Assalto Attraverso le immagini e il racconto degli inviati della tv Al Arabya è stato possibile ricostruire la cronaca della strage. Appena terminata la partita, i tifosi dell’Al Masry hanno invaso il terreno di gioco - prima a decine, poi a centinaia - e si sono messi a rincorrere i giocatori dell' Al Ahly. I filmati mostrano questi ultimi, in maglia rossa, che terrorizzati corrono verso l’imbocco degli spogliatoi, passando tra due ali di poliziotti inspiegabilmente immobili. I giocatori, a fatica, sono riusciti a mettersi al sicuro nei corridoi e negli stanzoni sotto l’impianto, mentre in superficie, in campo e soprattutto a ridosso di una curva, ci sono stati scontri furiosi tra le opposte tifoserie e le forze dell’ordine in assetto antisommossa. L' allenatore dell’Al Ahly, il portoghese Manuel Josè, ha dichiarato sotto choc all' emittente lusitana Sic: "Sto bene, mi hanno preso a calci e pugni e poi sono finito in una stanza. Alcuni nostri tifosi sono entrati negli spogliatoi, i miei giocatori stanno bene, ma non sono riuscito a raggiungerli. La colpa è dei soldati e dei poliziotti, erano a decine, poi sono spariti ed è scoppiato il caos". Lo stadio poteva ospitare 18 mila persone e gli agenti in servizio erano tremila. "Siamo stati brutalmente aggrediti", ha detto Ahmedi Fathi, laterale dell’Al Ahly. E il suo compagno Mohamed Barakat ha rincarato la dose: "Non c’era nessuno a proteggerci. La nostra colpa è stata quella di giocare. Le autorità temevano di cancellare il campionato perché pensano soltanto ai soldi, non si curano della vita delle persone". E Sayed Hamdi: "Era un’atmosfera di terrorismo". Pietre e bottiglie La guerriglia è stata lunghissima. Un funzionario della sicurezza ha detto che i tifosi hanno lanciato pietre e bottiglie, usato bastoni. Il vice ministro della Salute, Hesham Sheiha, ha rivelato che molti feriti sono stati ricoverati per trauma cranico e tagli profondi: "E' il peggior disastro nella storia del calcio egiziano". Il bilancio dei morti, aggiornato di minuto in minuto, si è fatto sempre più grave. Prima 7, poi 25, 35, 51, fino a 75. Medhat El-Esnawy, direttore dell’ospedale El-Amiry di Port Said, ha raccontato che "alcuni tifosi sono morti schiacciati, altri soffocati". Secondo Al Jazeera tra i feriti lievi ci sarebbero anche un paio di giocatori. Un manager dell’Al Ahly è stato salvato mentre veniva picchiato selvaggiamente dai tifosi. In tarda serata i giocatori e lo staff tecnico dell’Al Ahly erano ancora bloccati negli spogliatoi. Per liberarli e per poter soccorrere i feriti sono dovuti intervenire gli elicotteri. Già nel corso della partita, a metà del secondo tempo, i tifosi dell’Al Masry avevano costretto l’arbitro a sospendere l’incontro con un fitto lancio di petardi. Erano soltanto il preludio di quanto è accaduto poi al termine della partita. Basta calcio - La strage è diventata affare di Stato, le tv hanno mostrato al Paese gli scontri e le dimensioni del dramma. La Federcalcio egiziana ha sospeso il campionato a tempo indeterminato, è stata costituita una commissione d' inchiesta e il Parlamento è stato convocato per oggi in seduta urgente. Secondo Essam el Eryan, esponente del partito dei Fratelli musulmani "Giustizia e Libertà" e presidente della commissione Esteri dell’Assemblea del popolo, la responsabilità degli incidenti è da attribuire all' esercito e alla polizia, che hanno consentito l’accesso allo stadio di "persone con armi e petardi, mettendo a rischio tutti gli spettatori".

2 febbraio 2012

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Egitto, scontri allo stadio: oltre 70 morti

di Marco Bresolin

I Fratelli musulmani accusano: violenze scatenate dai sostenitori di Mubarak.

Una folla impazzita che corre. Volano calci, pugni, pietre, razzi, bottiglie e persino alcune coltellate. Il bilancio finale ha i contorni di una strage: almeno 74 morti, oltre mille i feriti (180 sono gravi). A poco più di un anno dalla rivolta di piazza Tahrir, l’Egitto si ritrova a contare i cadaveri. Ma questa volta il desiderio di libertà e la sete di giustizia non c’entrano nulla. Dietro c’è l’incomprensibile follia ultras che si scatena per un gol segnato, un rigore fischiato oppure senza nessuno di questi motivi. Rabbia che esplode chissà perché, spinta forse da una frustrazione interna. Il branco, come molla o come scudo, fa il resto. È successo in Egitto, ma potrebbe succedere (ed è già successo, seppur con proporzioni diverse) anche da noi ogni domenica. A meno che l’inquietante denuncia dei Fratelli Musulmani non nasconda una verità: "Gli scontri sono stati aizzati dai sostenitori di Mubarak". Stadio di Port Said, si gioca la quindicesima giornata di campionato. I padroni di casa dell’Al Masry, squadra di medio-alta classifica, sfidano i campioni dell’Al Ahly. Con trentadue titoli nazionali alle spalle, la formazione del Cairo è tra le più forti del calcio arabo. E infatti, anche sul campo, tutto sembra scorrere verso la normalità. Gli ospiti, ancora imbattuti, passano in vantaggio dopo dieci minuti e dominano. Ma a meno di venti minuti dalla fine arriva il pareggio. Sugli spalti scoppia l’euforia. Ne passano dieci e l’Al Marsy passa in vantaggio. Alcuni tifosi scavalcano la recinzione e scendono in campo per festeggiare. La polizia guarda, ma la situazione sembra essere ancora sotto controllo. In pieno recupero l’incredibile gol del 3-1. Poi la follia. Gli ultras della squadra di casa iniziano una vera e propria caccia all’uomo. Inseguono i giocatori avversari e vanno verso i tifosi. Centinaia di persone sono in campo, le immagini raccontano alcuni minuti di sangue e follia. Gli scontri proseguono anche all’esterno dello stadio e il loro eco arriva fino al Cairo, dove nello stadio in cui si sta giocando Zamalek-Ismaili viene appiccato un incendio. A Port Said l’esercito manda gli elicotteri per mettere in salvo giocatori (almeno due sono rimasti feriti) e tifosi ospiti, intrappolati negli spogliatoi e sugli spalti. La Lega Calcio egiziana sospende il campionato, il parlamento egiziano convoca per oggi una seduta straordinaria. Un intero Paese che, mentre ancora ci si lecca le ferite della rivoluzione, si chiede come sia possibile assistere a una tragedia di simili dimensioni per una partita di calcio. E subito tornano alla mente le immagini dell’Heysel (39 morti, di cui 32 italiani, nel 1985) e delle altre principali tragedie che hanno visto uno stadio come campo di battaglia: 56 vittime a Bradford nel 1982, 95 a Sheffield nel 1989, 89 in Guatemala nel ’96, fino a tristi primati di Lima (320 morti nel 1964) e Mosca (340 nel 1982). Secondo i media egiziani, gli scontri erano stati pianificati dai tifosi delle due squadre, che hanno una lunga storia di ostilità alle spalle e che recentemente si sono fronteggiati. La violenza nel campionato dei "faraoni" non è certo una novità. Del resto anche il mondo ultras egiziano aveva partecipato in maniera attiva agli scontri di piazza Tahrir, con i tifosi dell’Al Ahly in prima linea. E ora, secondo i Fratelli Musulmani, i nostalgici del regime potrebbero aver soffiato sul fuoco.

2 febbraio 2012

Fonte: La Stampa.it

Egitto: massacro allo stadio di Porto Said. 74 morti e decine di feriti

di Anna Mazzone

Al fischio finale dell'arbitro nello stadio di Porto Said si è scatenato l'inferno. Le due tifoserie opposte hanno dato inizio a una vera e propria guerra, che ha lasciato sul campo più di settanta morti. Dito puntato contro l'inefficienza delle forze di sicurezza. Ma i militari accusano: "è stata una guerra pianificata".

74 morti e decine di feriti. È il drammatico bilancio del massacro che si è consumato ieri allo stadio di Porto Said, in Egitto. Questa volta non c'entra il regime. Le violenze sono esplose al termine di una partita di calcio, quando alcuni tifosi hanno invaso il campo. Polemiche sull'intervento delle forze di sicurezza. La trama è quella che siamo tristemente abituati a vedere anche in Occidente. Un campo di calcio, una partita "calda" e tifosi facinorosi. Le violenze esplodono al fischio finale dell'arbitro. La partita, che si gioca nello stadio di Porto Said, è tra la squadra di casa, al Masry, e i rivali del Cairo, al Ahly. Vince la prima (a sorpresa) per 3-1. Ed è caos. Decine di tifosi invadono il campo per festeggiare, altri li attaccano. Si scatena l'inferno. Le forze di sicurezza reagiscono in maniera inefficace. Secondo testimoni oculari sentiti dal quotidiano al Masry al Youm, gli agenti presenti allo stadio sono rimasti fermi durante gli scontri, come se non ci fossero. In molti puntano il dito contro di loro, ma nel bilancio dei morti si contano anche dei poliziotti. Subito dopo la partita, le strade di Porto Said sono state letteralmente occupate dai militari, per garantire la sicurezza della città e impedire che gli scontri si trasferissero dallo stadio all'esterno. Ma in molti, tra politici e commentatori, sottolineano la strana relazione tra le violenze allo stadio e quello che sta succedendo nel neo Parlamento egiziano, dove i deputati stanno da giorni cercando di mettere fine allo stato di emergenza dichiarato dai vertici militari del Paese. Stato di emergenza che, recentemente, il maresciallo Hussein Tantawi, ha detto che resterà in piedi per tutti i reati legati alla "criminalità". Tantawi ha poi aggiunto che i militari useranno il pugno di ferro contro i facinorosi e si è detto convinto che quello di ieri allo stadio non è stato solo uno scontro tra tifoserie concorrenti, ma una vera e propria "guerra pianificata". Intanto, sono già stati disposti tre giorni di lutto nazionale per le vittime dello stadio. Il più elevato numero di morti dalla fine dell'epoca di Hosni Mubarak.

2 febbraio 2012

Fonte: Panorama.it

Egitto, strage dopo la partita scontri fra tifosi: almeno 73 morti

di Fabio Scuto

GERUSALEMME - Era una partita a rischio, ad alto rischio, quella fra l’Al Masry di Port Said che ospitava l’Al Ahly del Cairo, squadra star della capitale egiziana. Lo sapevano le autorità, lo sapevano i tifosi. Rinviare il match nonostante le gravi tensioni e le violente avvisaglie sarebbe stato uno smacco per la Giunta militare. La partita si è giocata finendo in tragedia, oltre settanta morti e mille feriti, lo stadio in fiamme, guerriglia per le strade, una città impazzita dove si è scatenata la caccia al tifoso nemico, ospedali in tilt per il numero di feriti. L' edizione di ieri mattina di Al Ahram, il diffuso quotidiano d' Egitto avvertiva: sarà battaglia, in campo per il risultato e fuori fra i tifosi. Perché le due tifoserie hanno una lunga storia di ostilità alle spalle, sfociata spesso in scontri violenti. La tragedia è iniziata quando i tifosi dell’Al Masry, squadra vittoriosa sul terreno per 3 a 1, hanno invaso il campo dopo il fischio finale della partita. Un funzionario della sicurezza ha raccontato che i tifosi hanno inseguito i giocatori e i loro sostenitori sia sul campo che attorno allo stadio, lanciando sassi e bottiglie. Nell' impianto stracolmo sugli spalti è stato il panico, come nella tragedia dell’Heysel nel 1985 in Belgio nella finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool, molte delle vittime sono morte soffocate o per ferite riportate alla testa. Altre - come invece riportano i medici degli ospedali della città - sono state uccise a coltellate. I giocatori dell’Al Ahly si sono barricati negli spogliatoi con un centinaio di loro tifosi. Lì si sarebbe scatenata una battaglia con i tifosi dell’Al Masry all' assalto e le forze dell’ordine a difendere i calciatori in maglia rossa. Ci sono stati fitti lanci di bottiglie e pietre. Drammatiche le telefonate in diretta dei giocatori sul canale tv della squadra cairota. "Siamo stati minacciati da subito, tutti lo sapevano che sarebbe finita male ma le autorità hanno avuto paura di rinviare la partita", ha urlato via telefono in diretta tv Mohammed Abu Treira, capitano dell’Al Ahly. "Questo non è calcio, c' è una guerra e la gente sta morendo davanti a noi", ha raccontato "non ci sono ambulanze, non c' è sicurezza. È una situazione orribile e questa giornata non potrà mai essere dimenticata". È stata battaglia anche fuori dello stadio dove le forze anti-sommossa, nonostante l’ampio uso di lacrimogeni, non sono riuscite a disperdere i tifosi dell’Al Masry che si sono dati alla guerriglia urbana. L' esercito per evacuare il team cairota e il suo seguito hanno dovuto mandare gli elicotteri per trasferirli dall' impianto sportivo in fiamme all' aeroporto. Al Cairo, dov' era in corso la partita fra lo Zamalek, squadra blasonata della capitale, e l’Al Ismailiya, l’arbitro, venuto a sapere di quanto accaduto a Port Said, ha interrotto la partita per lutto, scatenando le ire dei tifosi che hanno cominciato ad appiccare le fiamme in alcuni settori dello stadio. Ieri notte la Federazione calcistica egiziana ha deciso di sospendere a tempo indeterminato tutte le partite della Premier League mentre, il neoeletto Parlamento - dominato dalla maggioranza islamica - ha convocato per oggi una riunione di emergenza.

2 febbraio 2012

Fonte: La Repubblica

Fotografia: AFP

"Siamo in guerra, assurdo giocare"

di Filippo Maria Ricci

La rivalità tra le due tifoserie ha radici lontane e la politica l’ha aggravata Treika, il leader dell’Al Ahly: "La polizia non ci protegge, campionato da sospendere".

"E' colpa nostra. Sì, è colpa nostra perché abbiamo giocato e questa partita non si doveva giocare. Le autorità dovrebbero sospendere il campionato, ma non lo fanno perché pensano solo ai soldi. A loro delle vite della gente non interessa nulla". Urla, Mohamed Abou Treika. È spaventato a morte mentre parla al telefono con la tv dell’Al Ahly, il suo club, la Juventus d' Africa, la squadra più titolata d' Egitto e del continente africano. È una guerra "Se ci sono dei morti ? Certo che ci sono dei morti. Questo non è calcio, è una guerra e questa giornata non sarà mai più dimenticata. Possiamo vedere i corpi della gente ammazzata da qui. E non ci sono forze di sicurezza a proteggerci. Le forze dell’ordine ci hanno abbandonato, non ci hanno protetto. Ho appena visto un tifoso morire davanti a me, alla porta degli spogliatoi". Abou Treika è un’istituzione del calcio africano, se il suo club è paragonato alla Juve, lui è il Del Piero egiziano. Ed è scappato dal campo in tutta fretta, cercando di raggiungere gli spogliatoi inseguito da centinaia di tifosi dell’Al Masry. Dalle immagini diffuse dallo stadio di Port Said effettivamente non sembra che i poliziotti presenti si siano mossi con grande solerzia per proteggere i giocatori del Cairo. E gli scontri erano nell' aria.

Crisi di Suez - Perché la rivalità tra le squadre di Port Said, Al Masry e Ismaily, con quelle del Cairo, Al Ahly e Zamalek, è storicamente conosciuta e ha radici che vanno indietro fino al 1956, anno della Crisi di Suez: quando i campi delle squadre di Port Said furono distrutti i club del Cairo non cedettero le loro strutture. Da quando è cominciata l’opposizione al regime di Mubarak gli Ultras hanno messo da parte le rivalità calcistiche e si sono uniti guidando le proteste più violente dei ribelli, la polizia si è defilata dai campi da calcio, che sono diventati terra di conquista per i tifosi violenti. E quando l’unione politica è scemata, è rimasta solo la violenza. Ecco perché Abou Treika dice che il campionato andrebbe cancellato.

A fuoco - E a dargli ragione ieri c' è stato un altro episodio grave: al Cairo, dove l’assurdo calendario aveva fissato l’altra sfida incrociata tra le due città: Zamalek-Ismaily, la partita è stata sospesa alla fine del primo tempo quando i giocatori si sono rifiutati di rientrare in campo temendo per la propria incolumità dopo che una tribuna aveva preso fuoco causa incendio doloso. A Port Said si è giocato, e poi è partita la mattanza. Premeditata, secondo diversi osservatori e testimoni oculari. L' Al Masry aveva vinto 3-1, ma ai suoi tifosi evidentemente non bastava. Perché in ballo c' era molto di più di un campionato o di una partita. Ieri i tifosi dell’Al Ahly sembra abbiano mostrato uno striscione che diceva: "Non ci sono uomini in questa città", benzina sul fuoco di una rivalità storico-calcistica che ieri ha ammazzato il calcio egiziano.

2 febbraio 2012

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Continua la protesta, almeno 4 morti

Scontri al Cairo, Suez e Alessandria

Nuova ondata di manifestazioni anti-governative dopo la morte di 74 persone allo stadio di Port Said. Per il ministero della Sanità i feriti accertati degli ultimi due giorni di guerriglia sono oltre 1.600. Nella capitale continuano ad affluire centinaia di dimostranti, la polizia risponde coi lacrimogeni.

IL CAIRO - Non si ferma l'ondata di protesta anti-governativa in Egitto, dopo la morte di 74 persone negli scontri allo stadio di Port Said alla fine della partita tra Al Masri e Al Ahli. Ieri centinaia di persone sono scese in piazza al Cairo, poi nella notte duri scontri tra manifestanti e polizia sono avvenuti a Suez dove sono morte due persone, forse per colpi d'arma da fuoco. Secondo il racconto di un testimone durante la notte: "I manifestanti stanno cercando di sfondare ed entrare nella stazione di polizia, mentre gli agenti sparano". Al Cairo, le vittime degli scontri sono state due, probabilmente asfissiate dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia intervenuta in assetto antisommossa. A renderlo noto sono fonti ospedaliere della capitale egiziana. Tuttavia fonti del ministero della Sanità confermano, per oggi, un solo morto per asfissia da lacrimogeni oltre all'uomo ucciso con un colpo d'arma da fuoco stamattina, lo scultore Ali Hassan Ali Makhlouf, di 32 anni, padre di due bambini. Potrebbe esserci una terza vittima che, sempre secondo il ministero della sanità risalirebbe a ieri sera: è un soldato che sarebbe rimasto schiacciato tra un blindato e un'automobile durante gli scontri cominciati ieri sera nei pressi del ministero dell'Interno. Anche a Suez le vittime potrebbero essere di più, tre invece di due. La situazione è comunque molto confusa ed è difficile controllare le notizie sia per la facilità con cui si diffondono voci non sempre attendibili sia per la reticenza delle fonti ufficiali, dalle quali le informazioni vengono rese note spesso molto dopo rispetto ai siti web egiziani. Il ministero della Sanità ha anche reso noto che i feriti accertati degli ultimi due giorni di protesta sono in totale 1.689, molti hanno ricevuto le cure mediche sul posto, a centinaia sono stati ricoverati negli ospedali da campo allestiti nell'adiacente piazza Tahrir, o direttamente trasferiti in centri sanitari della capitale. Sulla piazza sono state inviate 45 ambulanze e quattro unità mobili di prima assistenza. I soldati feriti sono 16. Secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dal ministero dell'Interno egiziano, sono ferite da arma da fuoco. La nota non precisa però chi sia stato a sparare contro di loro. Al Cairo continuano ad affluire centinaia di dimostranti. La nuova manifestazione è stata indetta contro il Supremo Consiglio delle Forze Armate, la giunta militare che ha preso il potere dopo la caduta del regime di Hosni Mubarak, poco meno di un anno fa. Si sono già verificate alcune sassaiole, gli agenti in assetto anti-sommossa hanno risposto coi lacrimogeni. Davanti al ministero degli Interni, i manifestanti hanno occupato la sede dell'agenzia per la riscossione delle tasse sugli immobili che si trova lì accanto. È quanto si legge sul sito del ministero, in cui si spiega che i manifestanti hanno invaso gli uffici dell'agenzia, hanno preso i mobili e li hanno portati sul tetto dell'edificio, da dove li hanno lanciati in strada, insieme a pietre e bombe molotov. Un incendio si è sviluppato per cause poco chiare in un palazzo governativo al centro del Cairo, anche di fronte alla sede del ministero dell'Interno. Forte tensione anche ad Alessandria, dove secondo valutazioni di testimoni locali circa diecimila persone hanno circondato la sede centrale del dipartimento della Sicurezza e lanciano slogan contro il Consiglio Supremo delle Forze Armate. La folla si è raccolta intorno al palazzo durante le ultime ore ed ha bloccato tutte le strade che consentono di raggiungerlo. Sul posto non sono presenti - secondo testimoni - né agenti di polizia né reparti di militari, ma si teme che il loro eventuale arrivo possa provocare scontri. Dopo la caduta del regime di Hosni Mubarak, che ha avuto come conseguenza un allentamento della vigilanza, diverse zone dell'Egitto sono diventate particolarmente pericolose. Sono state liberate le due turiste americane rapite dai beduini con la loro guida egiziana, vicino al monastero di Santa Caterina, nella zona del Monte Sinai. La liberazione è avvenuta dopo trattative tra le forze di sicurezza e la tribù dei Karakesha, alla quale apparterrebbero i rapitori. Gli uomini, armati e a volto coperto, avevano bloccato un bus su cui viaggiava il gruppo di turisti, sequestrando i tre ostaggi, sulla strada che da Santa Caterina porta attraverso il deserto a Sharm-el-Sheikh. Le due donne sono ora in viaggio - secondo le fonti di sicurezza - verso l'ambasciata statunitense al Cairo, che aveva inviato sul posto suoi rappresentanti.

3 febbraio 2012

Fonte: Repubblica.it

Scontri a piazza Tahrir, almeno 12 vittime

La protesta degli studenti: Via i militari

IL CAIRO - È di almeno 12 morti il bilancio degli scontri in Egitto tra polizia e manifestanti scesi in piazza per protestare dopo la strage dello stadio di Port Said. I dati delle vittime sono stati confermati dal ministero della Sanità egiziano, che precisa che cinque morti si sono registrati al Cairo e sette a Suez. I manifestanti ritengono le forze di polizia responsabili della morte dei tifosi e molti chiedono al Consiglio supremo delle Forze Armate di dimettersi e di consegnare i poteri a un’autorità civile. Gli studenti dell’Università del Cairo e della più piccola Università tedesca del Cairo hanno dichiarato che diserteranno le lezioni e manifesteranno in piazza il prossimo 11 febbraio nel giorno del primo anniversario delle dimissioni di Hosni Mubarak. Durante la manifestazione si chiederà al Consiglio supremo delle Forze Armate di trasferire i poteri a un’autorità civile e di consegnare alla giustizia i responsabili delle violenze di mercoledì sera a Port Said.

5 febbraio 2012

Fonte: La Repubblica

Egitto, campionato sospeso "sine die"

La decisione della federazione egiziana, che non ha avuto ancora il via libera dai servizi di sicurezza, dopo la strage di Port Said in cui a febbraio avevano perso la vita 73 persone, con centinaia di feriti.

ROMA - La federazione calcio egiziana ha deciso un rinvio sine die della ripresa del campionato perché non ha ancora avuto il via libera dei servizi di sicurezza. Secondo quanto comunicato dalla massima autorità calcistica, il ministero dell'Interno finora non ha fornito le garanzie richieste. L'inizio del campionato era previsto per il 17 settembre. Tutte le attività calcistiche nel Paese sono state bloccate dopo la tragedia del primo febbraio allo stadio di Port Said. LA STRAGE DI PORT SAID - In occasione delle violenze scoppiate al termine della gara di campionato tra la squadra del posto, l'Al Masri, e l'Al Ahli, formazione del Cairo, almeno 73 persone hanno perso la vita, oltre a centinaia di feriti. Gli scontri erano esplosi per motivi calcistici, dopo un'invasione di campo, successiva al fischio finale. Gli ultras di el Alhi hanno sempre accusato le forze di sicurezza di non avere impedito quella che si è rivelata la peggiore tragedia del calcio egiziano e ora sostengono che il campionato non possa riprendere fino a quando i responsabili non saranno condannati. A settembre i supporter della squadra, avevano anche preso d'assalto la sede della federazione calcio per protestare contro la ripresa del campionato.

15 ottobre 2012

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Sport.sky.it
 
     
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