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Renzo Trabuio 3.06.2006
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Padova, finito a calci e pugni

"L'ha ucciso perché era juventino"

Renzo Trabuio, 46 anni, è morto dopo una lite con un amico. Il fratello della vittima: "Hanno litigato per lo scandalo del calcio".

PADOVA - Il fratello è convinto: "Renzo è stato ucciso perché era juventino". L'ha ammazzato Manolo Diana, un muratore di vent'anni di fede interista. Davanti al circolo Arci di Sant'Angelo di Piove di Sacco, in provincia di Padova, qualcuno ha poggiato un fiore. Ieri notte una banale lite tra due tifosi si è trasformata in tragedia. Renzo Trabuio era un idraulico di 46 anni; come in tutti i paesi, conosceva Manolo: si vedevano al bar, alla sera, per bere una birra e chiacchierare di sport. Renzo era sulla porta del bar a fumare una sigaretta; Manolo è uscito dal circolo e si è messo a parlare con lui. C'era altra gente in strada ma nessuno ha capito bene la scintilla che ha acceso tanta rabbia. Il fratello di Renzo invece lo ha detto subito ai carabinieri perché se le sono date: "Perché uno era juventino e l'altro è interista; hanno parlato di sto scandalo. Ecco perché Renzo è stato ucciso". "Arresto cardiocircolatorio" dicono i medici, ma chi ha visto è più esplicito: "L'ha pestato fino a farlo crollare a terra e quando era già a terra, gli ha tirato anche dei calci proprio sulla faccia. Abbiamo tentato di allontanarli ma non ce l'abbiamo fatta e quando è arrivata l'ambulanza, Renzo non parlava più". Il ricovero all'ospedale di Piove di Sacco è stato inutile. Diana è stato arrestato per omicidio e incarcerato a Padova. Il magistrato ha ordinato l'autopsia della vittima.

4 giugno 2006

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Opac.provincia.padova.it

 In stato di fermo con l'ipotesi di omicidio il giovane che lo ha preso a pugni.

Scazzottata al bar, muore uomo di 46 anni

Aveva iniziato a discutere con un altro frequentatore del locale. Poi il diverbio si è trasformato in rissa. Inutile il tentativo di soccorso.

PADOVA - Stavano discutendo animatamente per motivi che le forze dell'ordine hanno definito "futili". E dallo scontro verbale sono passati rapidamente a quello fisico. Uno dei due ha però avuto la peggio e dopo il ricovero in ospedale è morto per arresto cardiocircolatorio. SCONTRO AL BAR - L'episodio è avvenuto sabato notte in un bar di Sant'Angelo di Piove di Sacco, nel Padovano. Protagonisti della rissa sono un muratore di 20 anni, Manolo Diana, e Renzo Trabuio, un idraulico di 46 anni. Entrambi sono residenti a Sant'Angelo. LA LITE - Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i due si trovavano all'interno del circolo Arci del loro paese e lì avrebbero iniziato a discutere. Si sarebbero però accapigliati su un argomento e per far valere le proprie ragioni avrebbero iniziato prima ad alzare la voce poi a prendersi a spinte e a pugni. La scazzottata ha però avuto un esito drammatico: Trabuio, a causa delle percosse ricevute, ha perso i sensi ed è caduto a terra. I SOCCORSI - Subito è stato lanciato l'allarme al 118. Un'ambulanza è giunta sul posto e i soccorritori hanno cercato di rianimare l'idraulico, poi trasportato all'ospedale di Piove di Sacco. Anche il tentativo di rianimazione dei medici non ha avuto successo: l'uomo è morto poco dopo l'arrivo al nosocomio. IPOTESI DI OMICIDIO - I carabinieri hanno provveduto a fermare Diana che ora si trova in carcere a Padova, con l'ipotesi di reato di omicidio. Per stabilire comunque la gravità del reato bisognerà attendere l'autopsia sul corpo di Trabuio prevista già per lunedì.

4 giugno 2006

Fonte: Repubblica.it

Finisce con un morto la lite fra due tifosi sul calcio corrotto

La discussione è degenerata alla frase: "Tanto l’Inter non vincerà mai nulla".

PADOVA - Amici sarebbe eccessivo. Erano conoscenti: una pacca sulla spalla e via, e il sabato sera al bar del paese a parlare di cosa se non di lavoro, di macchine e di calcio. L'ultima discussione è stata fatale: l'uno interista, l'altro juventino in un clima avvelenato di accuse, con il fantasma di partite rubate, comprate, truccate. È finita in tragedia: Sergio Trabuio, idraulico di 44 anni, è morto ammazzato a calci e pugni; Manolo Diana, muratore trentenne, è in carcere con l'accusa di omicidio. Sabato sera, è quasi mezzanotte. Al bar del Circolo Arci di Sant'Angelo di Piove di Sacco, lungo la direttrice che porta da Padova al litorale di Chioggia, in quello che fino a qualche anno fa era territorio incontrastato della mala di Felice Maniero, si va di briscola, vino e chiacchiere. Trabuio e Diana, gran lavoratori e temperamento infiammabile, si conoscono da sempre. Nessuno dei due è sposato, nemmeno fidanzato. Trabuio vive con la madre e due fratelli, e lavora nell'impresa di uno di loro; Diana vive con due dei sei fratelli e la madre. Il padre, divorziato, sta altrove. Manolo fa il muratore da quando aveva 16 anni, la sua famiglia è di tradizione circense: il padre era un lanciatore di coltelli, la madre faceva la sagoma. La crisi del circo li ha ridotti a una vita stanziale, ad altri mestieri. Trabuio e Diana cominciano a parlare di calcio; il primo è juventino, il secondo interista. Solo che in questa stagione di inchieste e di sospetti non si parla più di rigori e fuorigioco; si parla di partite truccate e di scudetti rubati. La discussione degenera quando Trabuio dice a Diana di star zitto, che tanto l'Inter non vince mai. Nessuno è in grado di ricostruire chi per primo alza le mani, certo è che dopo qualche minuto tutto il bar è in piedi per dividere i due che se le danno senza risparmiare i colpi. Al Circolo sembra tornare la quiete, ma la resa dei conti è solo rinviata. Trabuio esce in strada, Diana lo segue. Gli altri avventori non se ne accorgono: non è quella la prima baruffa, chi può immaginare che finirà nel sangue ? All'esterno la lite riprende dal punto in cui era rimasta; il pretesto forse è addirittura dimenticato, e i due ricominciano a pestarsi. Trabuio, colto di sorpresa, soccombe quasi subito; finisce a terra, e probabilmente è già svenuto quando Diana gli assesta due pedate furiose. Dal bar escono tutti, cercano di bloccarlo ma lui ormai si è sfogato e si allontana. Gli amici del bar si accorgono che l'idraulico è a terra, che sta rantolando; è coperto di sangue e di lividi, non risponde. Chiamano i soccorsi, arriva un'ambulanza. La corsa verso il vicino ospedale di Piove di Sacco è inutile: il cuore di Sergio Trabuio si ferma durante le manovre di rianimazione. Davanti al bar, intanto, sono arrivati i carabinieri; ed è lì che, come un fantasma, riappare Manolo Diana; l'ira è svanita, viene a riprendere il ritmo del solito sabato sera. Di fronte si trova quelli del bar muti e sotto shock, e i carabinieri; per terra, dove aveva lasciato un uomo rantolante, solo una pozza di sangue. L'arresto, con l'accusa di omicidio, è immediato. È immediata, dalle testimonianze, la ricostruzione di un movente assurdo più che futile, confermato tanto dai famigliari della vittima che da quelli dell'assassino. Il pubblico ministero ha disposto l'autopsia; dall'esame si aspettano risposte che aiutino a formalizzare l'accusa in modo più preciso. Se si sia trattato, cioè, di omicidio preterintenzionale o volontario.

5 giugno 2006

Fonte: Lastampa.it

Rissa per il calcio, ucciso al bar

di Filippo Tosatto

PADOVA - Ha reagito agli insulti contro la Juventus, la sua squadra del cuore finita nell' occhio del ciclone giudiziario, e nella lite che ne è scaturita è stato ammazzato a calci e pugni dal suo giovane rivale di fede interista: così è morto Renzo Trabuio, un idraulico di quarantasei anni; l’aggressore, Manolo Diana, un muratore trentenne, è stato fermato dai carabinieri pochi minuti dopo la rissa e ora si trova nel carcere di Padova. Il giovane è accusato di omicidio. Una vicenda sconcertante, quella avvenuta sabato sera davanti al bar del circolo Arci di Sant' Angelo di Piove di Sacco, il piccolo centro a venti chilometri dal capoluogo salito alla ribalta negli anni Ottanta come roccaforte della mala del Brenta di Felice Maniero. "Futili motivi", si limitano a dichiarare gli investigatori nel rapporto inviato alla Procura, ma le testimonianze raccolte - una decina tra clienti del locale e passanti - ricostruiscono meglio la dinamica della rissa finita con la morte di Trabuio. Succede che Trabuio esca dal bar per fumare una sigaretta e sia raggiunto, poco dopo, da Diana, che sta scolando una bottiglia di birra. Gli sguardi si incrociano, volano le prime frecciate. Entrambi sono noti in paese per il carattere impulsivo. "Manolo è un tifoso passionale, diceva che l’Inter è stata derubata di due scudetti, inveiva contro Moggi, la Juve e gli arbitri venduti", racconterà il fratello della vittima, Manuel. Dalle parole ai fatti: con uno schiaffo, Diana fa volare via la sigaretta all' idraulico, che risponde con uno spintone. Dal bar esce la proprietaria che, con l’aiuto di un paio di avventori, si interpone tra i due e riesce, a fatica, ad allontanarli. Sembra finita, ma non è così. Perché i due, infuriati, riprendono a litigare una ventina di metri più in là, dietro il circolo. Grida e pugni, il giovane colpisce con violenza l’avversario che cade a terra e viene raggiunto al capo da un paio di calci. Il tutto dura qualche minuto. I clienti del bar, richiamati dal parapiglia, arrivano e scoprono il corpo esanime di Trabuio sull' asfalto; del muratore non c' è traccia. Un' ambulanza del 118 trasporta l’uomo all' ospedale di Piove di Sacco ma al medico di turno, dopo alcuni tentativi di rianimarlo, non resta che constatarne la morte. Diana, intanto, è tornato sui propri passi, e, accompagnato dalla madre, si costituisce ai carabinieri, che lo conducono in caserma per un primo interrogatorio. Davanti agli uffici dei carabinieri si ritrovano così i parenti della vittima e i familiari dell’omicida. Sbalorditi, sotto choc: non c' è rabbia nelle loro parole, solo incredulità. "Non si può morire per il pallone...", mormora Sergio, fratello dell’ucciso. In Procura, il pm ha disposto l’autopsia che sarà eseguita nelle prossime ore. Dall' esame i magistrati attendono risposte decisive per l’inchiesta: sarà proprio l’autopsia e l’esame delle ferite a consentire di formulare l’imputazione per il giovane arrestato.

5 giugno 2006

Fonte: La Repubblica

Ammazzato a pugni e calci davanti al bar

SANT'ANGELO DI PIOVE - Il carabiniere con la tuta bianca alle quattro di notte è ancora inginocchiato sul piazzale a fianco dell'entrata del bar Circolo Arci in via Mattei 32, all'incrocio con via Roma a Sant'Angelo di Piove, un locale conosciuto anche come "Il bar del popolo". Il militare con le pinze appoggia alcune garze a terra per raccogliere gocce di sangue e per dare un senso a tutto ciò. A terra c'è il sangue di Renzo Trabuio, 46 anni compiuti il 13 maggio scorso. Trabuio, celibe, idraulico, residente a Sant'Angelo di Piove in via Cinque Crosare 5, è morto a mezzanotte e 31 minuti di ieri. Trabuio è stato ucciso da un conoscente, Manolo Diana, 30 anni, muratore, residente a Sant'Angelo di Piove in via Curiel 20. Massacrato a calci e pugni dopo una lite sfociata in tragedia. Una tragedia senza un perché - se non la follia di picchiarsi per uno sguardo mal riposto - anche se tutti vogliono attribuirgliene per forza uno. Suggestiva, infatti, la tesi partorita in paese all'indomani. Renzo Trabuio e Manolo Diana hanno litigato per questioni legate a Calciopoli. Per gli inquirenti il movente è solo un'aggravante: futili motivi. La tesi: Calciopoli. Ieri mattina, la notizia ha fatto il giro in un lampo. Trabuio e Diana erano conosciuti. Frequentavano da tempo lo stesso bar. Trabuio era juventino sfegatato. Ogni sera passava almeno mezz'ora al bar chino sulla Gazzetta dello Sport. Manolo Diana tifa Inter. Ma per gli investigatori il calcio non c'entra. "Sì forse hanno parlato di calcio, ma non si sono picchiati per questo", spiega un testimone oculare. Niente nome. Niente foto. A Sant'Angelo si usa così. "Io ero a pochi metri. Li ho sentiti parlare, ma non so di cosa. Poi Manolo ha strappato dalle labbra di Renzo la sigaretta. Si sono attaccati. È uscita anche la titolare che li ha divisi. Poi loro hanno girato l'angolo e subito dopo abbiamo notato il corpo a terra di Trabuio. Supino. Non si muoveva. Si sono mandati a quel paese perché nessuno dei due voleva abbassare lo sguardo. Manolo ha sempre avuto la miccia cortissima. Renzo pure era uno che spesso non te la faceva passare". Il sopralluogo. Yu Ju Zhou, ha gli occhi cerchiati. Da febbraio, da quando è subentrata nella gestione del bar è abituata a tirar tardi. Meno a dover rispondere a domande incalzanti. "Non parlo italiano. Non comprendo", si difende. I clienti le hanno affibbiato un soprannome che è un sollievo, soprattutto per una cinese: "Li-Li". Li-Li prepara i caffè per tutti, o meglio, per chi ne ha bisogno. I cartellini con le lettere sul selciato indicano il luogo dove è morto Trabuio. "Lenzo", dice Li-Li, "Renzo veniva qui. Sì. Prendeva caffè. A volte Ramazzotti". Le manca la "erre", ciò la rende buffa. Alle cinque e mezza arriva il magistrato. Ha già sentito Manolo Diana e gli undici testimoni oculari. Nessuno di loro parla di lite per calciopoli. È il fratello di Trabuio, Sergio, ad accreditare quest'ipotesi. Lui, Renzo e la loro sorella vivono insieme da quando i genitori sono morti. Sergio e la sorella ieri notte hanno incontrato i genitori di Manolo Diana in caserma a Piove di Sacco. Nessun rancore. Solo il dolore per una tragedia che ha sconvolto due famiglie che si conoscono da parecchio tempo. I carabinieri avevano paura di una coda d'ira a poche ore dalla tragedia. Invece Sergio Trabuio e il papà di Manolo si sono guardati negli occhi interrogandosi a vicenda. Manolo Diana, figlio di una famiglia di circensi, (il padre è conosciuto in paese con il nomignolo di "cortei", perché da giovane era un lanciatore di coltelli) è considerato un bullo di paese. Tutti lo sussurrano, nessuno lo dice apertamente. "E' una famiglia un po' così", sottolinea una voce. Cosa significhi veramente questo nessuno lo spiega. "Il padre di Manolo gestisce un locale notturno a Piove di Sacco", aggiunge un altro. La ricostruzione. Manolo Diana dopo aver colpito la vittima se n'è andato. A casa. Poi è tornato al bar un quarto d'ora dopo: sul posto è arrivata anche la madre. I carabinieri erano già arrivati. Trabuio era morto da pochi minuti. Diana si è consegnato ai militari: sconvolto. In caserma a Piove di Sacco Manolo Diana, interrogato, si è quasi scusato con il pm Antonella Toniolo: "Non volevo ucciderlo", ha ripetuto più volte il giovane. Ora è accusato di omicidio. La gravità del suo gesto la deciderà il magistrato in base ai risultati dell'autopsia. Forse non voleva ucciderlo. Vero. Tuttavia l'ha fatto. Potrebbero essere stati gli ultimi due calci sferrati con rabbia contro il viso di Trabuio quelli mortali. L'idraulico aveva il sopracciglio rotto. Ma per terra non c'era molto sangue. Quando è arrivata l'ambulanza Renzo Trabuio sembrava essersi ripreso. Caricato sulla barella è morto durante il tragitto per l'ospedale di Piove di Sacco. L'esame autoptico (verrà effettuato oggi) inchioderà l'omicida alle sue responsabilità. Manolo Diana non aveva bevuto. Questo è stato accertato. Bisognerà vedere, invece, se Renzo Trabuio aveva una dose d'alcol nel sangue che gli aveva annebbiato le idee. Entrambi erano conosciuti come "peperini". Ma non avevano mai fatto nulla di male. Per i carabinieri sono due incensurati. Due che vivevano il paese come tanti. È stato un attimo", spiegano gli ultimi cinque testimoni oculari di ritorno dal Comando di Piove di Sacco dove sono stati sentiti. Hanno le auto parcheggiate sul piazzale vicino all'Alfa 75 di Trabuio. "Nessuno di noi ha prestato molta attenzione al battibecco fuori dal bar. Manolo e Renzo non hanno urlato. Sono passati quasi subito alle mani. Manolo era insieme ad alcuni extracomunitari. Poi si è alzato, è entrato nel bar ed è uscito con una birra. Renzo, invece era in piedi fuori dalla porta, stava fumando. L'altro gli ha strappato la sigaretta. Si sono picchiati". Pugni e calci mortali. Renzo Trabuio è morto subito. Per Manolo Diana il futuro è in carcere.

5 giugno 2006

Fonte: Il Mattino di Padova

Il giovane aggressore rinchiuso in carcere con l'accusa di omicidio

Lite su Moggi al bar

Massacrato a pugni

di Lucio Piva

Rissa in un locale di Padova dopo uno scambio di battute. Ucciso un operaio di 46 anni

PADOVA - "L'hanno ucciso perché difendeva la sua Juve". Lo dice con le lacrime agli occhi Sergio Trabuio: ha saputo da poco che il fratello Renzo, 46 anni appena compiuti, aspetto taciturno e mite, è stato ammazzato a calci e pugni da un bullo di paese, con il quale in passato aveva avuto da ridire proprio per motivi calcistici. Renzo Trabuio era abituato a lavorare sodo e concedersi solo la pausa di un bicchiere e la lettura della Gazzetta dello Sport ai tavoli del bar Arci, un tempo ex Casa del Popolo, nel centro che decenni fa era una roccaforte della Mala del Brenta. Tutta Sant'Angelo, insomma, sapeva che solo per la sua Juve, finita nella bufera di Calciopoli, Renzo Trabuio, operaio, ultimo di sei fratelli, nato in Libia dove il padre era andato a cercare fortuna, avrebbe potuto alzare la voce. Non ci stava a essere schernito per colpa di Moggi e degli altri. Lo sapeva bene anche Manolo Diana, 30 anni, fisico da atleta, incensurato, un ruolo in paese sempre un po' sopra le righe. Tra i due, dicono adesso gli amici del bar Arci, non c'era mai stata simpatia. Nelle ultime settimane le frecciate di Diana, interista, sulle recenti disavventure bianconere erano state piuttosto pesanti. Ma tutto era rimasto sempre nei limiti delle battute da "bar sport". Fino alla mezzanotte di sabato. Renzo Trabuio era seduto all'esterno del locale, a respirare l'aria fresca della sera, Manolo Diana è uscito per fumare una sigaretta. Tra i due è bastata un'occhiata per fare affiorare vecchie e nuove ruggini. Sono volate parole pesanti, fino a quando Diana si è gettato sul quarantaseienne con calci e pugni. Gli altri avventori hanno cercato di dividerli. Ma ci sono riusciti solo per un attimo. Poi il trentenne si è nuovamente scagliato contro Renzo Trabuio. Lo ha scaraventato a terra, lo ha colpito. Solo quando si è convinto di avergli dato una lezione, si è allontanato a piedi verso casa. Ha pensato di tornare indietro quando ha sentito la sirena dell'ambulanza, chiamata dagli stessi avventori che lo hanno denunciato ai carabinieri come l'autore dell'aggressione. Renzo Trabuio è morto un'ora dopo nell'ospedale di Piove di Sacco, Manolo Diana è stato rinchiuso nel carcere di Padova con l'accusa di omicidio. Sul piazzale del bar, ieri è comparso un mazzo di fiori in un secchio di plastica, fra avventori che continuavano a giocare a carte e guardare la tv. Nessuno aveva voglia di parlare, tantomeno di calcio.

5 giugno 2006

Fonte: Corriere.it

Ucciso al bar perché tifoso bianconero

PADOVA - Sarebbe stata una diatriba su questioni di natura calcistica, il movente della folle lite conclusasi tragicamente la notte scorsa in un bar di Sant' Angelo di Piove di Sacco (Padova) e costata la vita all' idraulico Renzo Trabuio, 46 anni, tifoso della Juventus. Secondo le indicazioni che il fratello della vittima, Sergio Trabuio, avrebbe fornito agli inquirenti, emergerebbe infatti che l’assassino - il ventenne muratore Manolo Diana - avrebbe reagito in modo violento all' ennesima battuta sulla sua squadra del cuore, l’Inter, colpendo più volte al capo il Trabuio. Gli investigatori ancora non confermano la versione dei fatti, tuttavia già nelle prime ore successive all' accaduto erano state proprio le forze dell’ordine a definire "futili" i motivi per i quali s' era acceso il diverbio.

5 giugno 2006

Fonte: La Gazzetta dello Sport

La ricostruzione

Il litigio davanti al locale Renzo Trabuio esce dal bar, Manolo Diana lo raggiunge. Insulti, minacce, botte, poi gli altri clienti li separano - la fuga dopo le botte La rissa riprende. Trabuio cade, Diana lo colpisce. I clienti trovano Trabuio esanime. Diana è già scappato - l’arresto dei carabinieri Subito dopo l’arrivo in ospedale Trabuio muore. Diana poco dopo si costituisce accompagnato dalla madre.

5 giugno 2006

Fonte: La Repubblica

Lite per lo scandalo: uccide l'amico a botte

PADOVA - Gli scudetti rubati, la frustrazione di chi le vittorie non le vede da troppo tempo, la girandola di illazioni e verità sorte sul calcio e il cuore votato a squadre diverse ma anche, forse, qualche birra di troppo. È questa la molla che pare abbia fatto scattare il diverbio, l'altra notte a Sant'Angelo di Piove di Sacco (in provincia di Padova) che, trasformatosi in rissa, ha portato alla morte di un uomo. La tesi emergerebbe da alcune dichiarazioni rilasciate alle forze dell'ordine che però, sull'argomento, mantengono il massimo riserbo. La scena, all'esterno del bar del locale “Circolo Arci", ha come protagonisti Manolo Diana, 20 anni, idraulico di fede interista; davanti a lui c'è Renzo Trabuio, 48 anni, muratore juventino; entrambi sono del paese e come tutti, in quel piccolo centro della provincia padovana, si conoscono praticamente da sempre. Dopo aver bevuto all'interno del locale escono per fumarsi una sigaretta e qui, come spesso accade in quel bar, cominciano a discutere di calcio. Si fronteggiano su posizioni opposte, inasprite dalle vicende che hanno portato più Procure e la giustizia sportiva a indagare su come fosse gestito il calcio in Italia e in particolare nel favorire la Juve. Pochi minuti e la discussione degenera, partono gli insulti e poi, in un nulla, volano ceffoni, botte e pugni. Uno scontro violento che lascia a terra Renzo Trabuio sul quale Manolo Diana, secondo i testimoni, infierisce con calci. A nulla è valso un tentativo di placare gli animi e di separare i due. Diana poi si allontana mentre subito appaiono gravi le condizioni del contendente. Arrivano i soccorsi del 118, i sanitari con l'ambulanza corrono all'ospedale di Piove di Sacco ma qui, dopo alcuni tentativi di rianimare Trabuio, al medico non resta che constatarne la morte per arresto cardiocircolatorio. Diana intanto è tornato sui propri passi per essere fermato dai carabinieri con l'ipotesi di reato di omicidio. Il pubblico ministero di turno, dispone subito l'autopsia, sarà l'esito dell'esame autoptico a permettergli di stabilire comunque la gravità del reato. Intanto, i carabinieri raccolgono le testimonianze e piano piano emerge la pista, mai confermata, della lite per divergenze di opinioni sul calcio. A spingere verso questa ipotesi, sarebbe stato anche il fratello della vittima, Sergio Trabuio, tra le prime persone sentite dai carabinieri.

5 giugno 2006

Fonte: Il Messaggero Veneto

Si picchiano per lo scandalo-calcio: un morto

di Marino Smiderle

Inutile l’intervento dei soccorritori. L’uomo ha smesso di respirare dopo il ricovero.

Da Padova - "Non vincete mai". "Per forza siete dei ladri". Discussioni normali, tra juventini e interisti. Con la differenza che adesso, dopo lo scoppio della Calciopoli moggiana, i tifosi più arrabbiati possono esibire le pezze giustificative arricchite da inequivocabili intercettazioni telefoniche. Al Circolo Arci di Sant’Angelo di Piove di Sacco, nella Bassa padovana, questo cocktail esplosivo ha trasformato il tifo calcistico nell’assurdo movente di un omicidio. Manolo Diana, 20 anni, idraulico, esasperato per le offese alla sua Inter, l’altra notte ha reagito alle consuete punzecchiature dialettiche di Renzo Trabuio, 48 anni, muratore di fede bianconera. Una parola di troppo, uno spintone, pugni, calci: e Calciopoli si trasforma in tragedia. Trabuio resta a terra, ucciso dalla follia. È successo tutto fuori dall’Arci, dove i due si trovavano spesso, ovviamente per parlare di calcio. Appena usciti per fumare una sigaretta, gli animi si sono presto infiammati, un po’ per le birre appena bevute e un po’ per l’evolversi dell’inchiesta sulle nefandezze del mondo del calcio. I carabinieri mantengono il riserbo e riferiscono che la lite è scoppiata per generici "futili motivi". A spiegare quali sarebbero stati in realtà questi futili motivi è Sergio Trabuio, il fratello della vittima: "Parlavano di Inter e Juventus, di questo scandalo, e alla fine lui l’ha ammazzato. È andata così". A suffragare questa tesi ci sarebbero anche alcuni testimoni che, raccontando dello scontro tra i due, avrebbero affermato di avere visto l’interista infierire con dei calci sullo juventino esanime a terra. In pochi minuti di delirio violento vengono passati in rassegna gli ultimi campionati, gli arbitri venduti, le dichiarazioni di Moggi, le intercettazioni telefoniche. Gente comune, un idraulico e un muratore, che avevano i pochi momenti di svago concentrati su emozioni taroccate dai burattinai del pallone. Il tifoso nerazzurro, dopo aver dato la lezione al bianconero, si allontana convinto di aver contribuito a fare un po’ di giustizia prima della sentenza del tribunale sportivo. Poi torna sul posto, per dare un occhio al rivale. Non è ben conscio di quel che ha fatto. Non sa che i soccorsi si sono rivelati inutili, non sa che Trabuio è morto in ospedale, ucciso dalla sua furia cieca. E infatti lo stesso Diana è allucinato, al punto che si costituisce e si lascia arrestare dai carabinieri: l’accusa è di omicidio. Lui casca dalle nuvole, solo allora, forse, si rende conto di quanto stupido sia lasciarsi condizionare e rovinare le esistenze per un pallone drogato da truffe e interessi miliardari. Sarà l’autopsia disposta dal Pm di turno a stabilire le cause della morte e, quindi, il grado di responsabilità dell’idraulico troppo tifoso.

5 giugno 2006

Fonte: Il Giornale.it

Padova, un omicidio senza movente

L’autopsia non chiarisce com’è stato ucciso l’idraulico di Sant’Angelo di Piove. La testa non presenta lesioni letali.

Padova - Come è morto Renzo Trabuio ? In testa non ci sarebbero lesioni letali. L’autopsia eseguita ieri pomeriggio dal dottor Claudio Terranova, dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Padova, non avrebbe chiarito come è stato ucciso il quarantaseienne idraulico di Sant’Angelo di Piove, preso a calci da Manolo Diana, muratore trentenne. All’esame autoptico hanno partecipato anche i dottori Silvano Zancaner e Mauro Banfi, pure dell’Istituto di medicina legale dell’Università, nominati rispettivamente dall’avvocato Paola Menaldo, legale dei familiari della vittima, e dall’avvocato Danilo Taschin, difensore dell’imputato. Trabuio aveva pure delle costole rotte, ma sarebbero da addebitare al fatto che i sanitari del Suem hanno tentato in tutti i modi di rianimarlo. Adesso il dottor Terranova dovrà effettuare ulteriori accertamenti. Questa mattina alle 11 Manolo Diana comparirà davanti al giudice delle indagini preliminari, Nicoletta De Nardus, per l’udienza di convalida. Il pubblico ministero Antonella Toniolo chiede che nei confronti del muratore sia emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario. Un delitto senza movente. Perché Diana e Trabuio si sono messi a litigare sul piazzale del circolo Arci di via Mattei ? Le undici persone che hanno assistito alla tragedia non sanno riferirlo. Dicono di aver sentito il muratore dire all’idraulico: "Cosa c. guardi?... Mi hai rotto i c...". Gli inquirenti smentiscono che la lite sia stata causata da divergenze calcistiche. È un’ipotesi che ha sollevato il fratello della vittima, che non era presente al pestaggio. Forse la storia del calcio è nata perché Renzo Trabuio era un fedele tifoso della Juventus. Sia Diana, sia Trabuio erano affezionati frequentatori del circolo Arci, da tutti chiamato il "Bar del popolo". Era la mezzanotte e mezza e ai tavolini all’esterno c’erano undici avventori locali e quattro magrebini. Trabuio era in piedi, appoggiato a uno dei due leoni in pietra che stanno davanti al locale. Stava fumando una sigaretta. E Diana gli è passato accanto. Gli avventori raccontano di aver sentito delle urla. Hanno visto Diana strappare la sigaretta dalla bocca dell’idraulico. Sono volate sberle e insulti. Alcuni dei presenti sono accorsi per dividerli. Anche Li-Li, la cinese che gestisce il bar del circolo, si è messa in mezzo. Ha urlato a Renzo Trabuio di andarsene a casa. No, il muratore e l’idraulico non erano ubriachi. Avevano bevuto un amaro e una birra. Quindi, l’alcol non c’entra. Dopo le urla e gli spintoni sembrava che tutto fosse finito. Ma cinque minuti più tardi i due hanno ricominciato ad insultarsi. Adesso erano nel parcheggio. Durante la colluttazione hanno ammaccato una Mercedes. Ancora sberle e pugni finché Trabuio è caduto a terra. A questo punto Diana lo avrebbe preso a calci in faccia. Poi gli avventori hanno visto il giovane muratore salire in scooter e andar via. Hanno pensato che anche Trabuio se ne fosse andato. Invece, qualche minuto dopo una passante ha dato l’allarme. L’idraulico era sull’asfalto, ormai in fin di vita.

6 giugno 2006

Fonte: Il Gazzettino (Nordest)

Uccidere per un pallone

di Elena Loewenthal

È una storia di cui si può dire quasi tutto. Assurda. Pazzesca. Incredibile. Agghiacciante. È soprattutto una storia all’insegna di un mesto: "pensare che". Pensare che Renzo, quarantasei anni (vittima) e Manolo, ventenne (assassino) erano, diciamo così, amici. Pensare che avevano tante cose in comune: mestieri non dissimili ­ idraulico l’uno, muratore l’altro - stesse abitudini ­ il circolo, una birra. Il calcio, naturalmente. Pensare che non siamo nel Far West, bensì a Piove di Sacco, placida provincia di Padova. E poi ancora: pensare che, in un mondo come il nostro zeppo di assurdi motivi per scannarsi a vicenda ­ in nome di una presunta fede, di una sbandierata etnia, di annosi trascorsi storici e nuove rivendicazioni, Manolo non ha trovato niente di meglio che ammazzare Renzo in nome di una palla. E sia pure palla di quel calcio che in tempi come questi esonda, e non per fare bella figura, dalle pagine sportive, migrando verso le cronache giudiziarie. Ma gli scandali dell’ultimo scorcio di campionato hanno in realtà ben poco a che fare con la semplice evidenza che Manolo Diana ha ammazzato Renzo Trabuio perché quest’ultimo era juventino mentre l’omicida tifa per l’Inter. Questa storia così fitta di tormentosi "pensare che" sta tutta racchiusa nella militanza, se così si può dire, su due diversi fronti del tifo. Un tifo più da bar che da ultras, più da chiacchiere che da candelotti, almeno fino all’altra sera. Perché invece, l’altra sera, fuori dal circolo Arci di Sant’Angelo, fra una sigaretta e una birra e qualche parola di troppo, sugli spalti di uno stadio immaginario dalle parole si è passati alle botte. Ai calci e ai pugni e ai colpi sulla faccia fino al fatale arresto cardiocircolatorio. Morire per tifo calcistico è assurdo. Sembra impossibile ma non lo è. Sono cose che capitano in un mondo incapace di riconoscere la violenza prima che sia troppo tardi, bravo soltanto a seppellirla sotto un volatile dito di sabbia. Un mondo, insomma, all’affannosa ma sempre fertile ricerca di futili ragioni per morire ­ e per uccidere.

6 giugno 2006

Fonte: La Stampa

"La Juve era la vita di Renzo"

di Francesco Ceniti

La famiglia ricorda l’idraulico ucciso. L' assassino rischia 30 anni di carcere.

Dal nostro inviato - SANT' ANGELO (Pd) - Gli occhi azzurri di Annamaria sono smarriti. Guardano nel vuoto, mentre cerca di parlare al passato di Renzo. "La Juve è la sua vita, era... Pensi, la sera non riesco mai a vedere un film. Ma che vuole, quando in casa si hanno tre fratelli uniti dalla stessa passione, è inutile provare a cambiare canale. Per loro gli ultimi giorni sono stati difficili. Per via dello scandalo che si legge sui giornali. C' è chi ha pianto per la vergogna". RISSA FATALE - Da sabato notte altre lacrime in casa Trabuio: anche se indirettamente la Juve è al centro di questa vicenda assurda. E non solo per via di una parentela della famiglia con l’attaccante bianconero Rey Volpato (ultima stagione al Siena). Accade tutto all' improvviso: nel bar Arci forse qualcuno ha bevuto qualche bicchiere di troppo e i soliti sfottò che da un mese echeggiano nelle piazze d' Italia ("Avete rubato gli scudetti: ladri") diventano il preludio della tragedia. Renzo Trabuio, 46 anni, non ci sta alle offese di Manolo Diana, trentenne, tifoso dell’Inter. Dopo i primi spintoni la titolare del bar (una cinese) interviene e tenta di separare i litiganti. Ma la rissa riprende nel piazzale (dove su un balcone sventola la bandiera arcobaleno della pace), tra l’ignavia dei clienti che non vedono o fanno finta di non vedere. Fatto sta che quando Manolo si allontana, Renzo è riverso per terra: colpito diverse volte alla testa. Quando arrivano i carabinieri l’assassino, muratore saltuario, nessun precedente con la giustizia ma conosciuto da tutti per i suoi atteggiamenti da bullo e per essere figlio di un circense (il padre è un ex lanciatore di coltelli), è ritornato sul luogo del delitto. L'ASSASSINO IN LACRIME - In caserma prova a giustificarsi, piange a dirotto, riesce solo a sbiascicare una parola: "Perdonatemi". Da domenica è rinchiuso nel carcere di Padova: solo dopo l’autopsia saprà se sarà accusato di omicidio volontario o preterintenzionale (al di là della sua volontà). Non è un dettaglio: nel primo caso la pena arriva ai 30 anni, nel secondo il gip potrebbe anche decidere di scarcerarlo nell' attesa del processo. Di sicuro resta lo sgomento in un paese di neppure 7.000 anime, immerso nel verde, ordinato nelle sue casette basse, che negli ultimi anni ha riconquistato una "verginità": nei decenni scorsi proprio in queste zone Felice Maniero ha costruito la sua fama di bandito. Erano i tempi della Mala del Brenta e l’omertà imperava. CHI ERA RENZO - Tutto dimenticato. Almeno per Renzo, carattere introverso e fotografo per hobby. Il padre emigrato in Libia nel '38 (le terre dell’Impero fascista avevano bisogno di braccia), lui nato in Africa, ma cresciuto in Veneto. Idraulico a tempo pieno, viveva con i fratelli e la sorella, mentre altri due fratelli sposati abitavano vicino. Prima di essere tifoso, Renzo era anche uno sportivo: un passato da centrocampista nella squadra locale (Terza categoria), poi tanti campionati amatoriali e la Gazzetta dello Sport sempre sotto braccio. La Juve non è stato il primo amore. "Da piccolo teneva alla Fiorentina - ricorda il fratello Marcello - poi è esplosa la passione bianconera. Vede, la sciarpa è ancora nella sua macchina". Altre lacrime, ma l’arrivo della moglie interista riporta per un attimo il sereno. "Almeno ammettete che vincevate grazie a Moggi". Risposta in coro dei fratelli Trabuio: "Ma che colpa hanno i tifosi dello scandalo ? Siamo i primi ad essere amareggiati. Tiferemo sempre per la Juve, anche in B". Era l’imperativo di Renzo. I suoi funerali si svolgeranno nei prossimi giorni.

6 giugno 2006

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Convalidato il fermo di Diana

Da definire il motivo della lite

PADOVA - Il gip del tribunale di Padova Nicoletta De Nardus ha convalidato l’arresto di Manolo Diana, il trentenne accusato di aver ucciso Renzo Trabuio, 46 anni, al termine di una lite in un bar di Sant' Angelo di Piove (Pd) nella notte tra sabato e domenica. Nel capo di imputazione, il pm parla di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, consistenti in uno "scambio verbale aspro e ingiurioso". Ancora da confermare la circostanza, riferita dal fratello della vittima, Sergio Trabuio, che aveva ipotizzato motivi di carattere calcistico all’origine delle ruggini tra Diana, secondo Sergio Trabuio di fede interista, e Renzo Trabuio di fede juventina. Ipotesi, questa, ricostruita anche dalla madre del presunto omicida.

7 giugno 2006

Fonte: La Gazzetta dello Sport

"Non avete infierito, vi ringrazio" Luana Diana scrive ai Trabuio

di Elena Livieri

SANT'ANGELO DI PIOVE - "Vi voglio ringraziare perché, nonostante il dolore che state provando, non avete infierito sulla mia famiglia, perché nelle vostre parole non c'è odio ma tenerezza e perché la vostra disperazione non si è trasformata in disprezzo. Nel vostro cuore c'è un posto per la pietà e il perdono. Vi abbraccio": non ha trovato il coraggio Luana Diana per andare a trovare la famiglia di Renzo Trabuio, l'uomo morto domenica notte dopo una furibonda lite con suo figlio Manolo, ora in carcere con l'accusa di omicidio. Ma ha voluto ugualmente lanciare un messaggio ai fratelli Sergio, Luigino, Annamaria, Marcello e Paolo Trabuio che oggi alle 15 daranno l'ultimo saluto al loro congiunto nella chiesa di Sant'Angelo. Vuole che la sua lettera venga letta dal sacerdote durante la messa del funerale a cui lei non parteciperà. "Stiamo vivendo una doppia tragedia - dice fra le lacrime la donna - siamo preoccupati per Manolo ma siamo vicini al dolore della famiglia di Renzo. Mio figlio si deve prendere la responsabilità di quello che è successo anche se sono sicura, e spero lo capiscano anche i giudici, che lui non voleva uccidere. Non ha picchiato Renzo per ammazzarlo, questo deve venire fuori dagli esami che stanno effettuando i medici". Sabato mattina la donna e l'ex marito Flavio Pettenò andranno a trovare il figlio al Due Palazzi. "Deve sapere - dice Luana Diana - che la sua famiglia gli è vicina, io, suo padre e i suoi cinque fratelli. Anche se il momento è difficile, deve avere fiducia e pazienza". Nonostante la rabbia rimanga il sentimento prevalente nei fratelli della vittima, Sergio Trabuio non ha parole di odio per Manolo Diana: "Me lo ricordo quando era un bambino alle elementari, dove io facevo il bidello insieme a sua mamma - ricorda l'uomo, tradendo una velata tenerezza - quando usciva dalla classe mi dicevano di tenerlo d'occhio perché era un birbante. Non credo nemmeno io che volesse ammazzare Renzo, ma purtroppo le cose sono andate così. In fondo se ne sentono ogni giorno di tragedie incomprensibili al telegiornale, troppo spesso non si dà importanza alla vita, né alla propria né a quella degli altri. Una cosa è certa - sottolinea il fratello della vittima - Renzo non soffriva di cuore, era sano come un pesce. Anche se gli accertamenti che stanno facendo dovessero rivelare che è stato un infarto ad ucciderlo, rimane il fatto che non gli sarebbe venuto se non avesse preso quelle botte. È troppo presto per noi per pensare al perdono - confessa Sergio Trabuio - ora è meglio che le nostre famiglie stiano lontane e credo che sarebbe meglio se i Diana al funerale non si facessero vedere". Se gli ulteriori esami che si stanno effettuando all'istituto di medicina legale dovessero accertare che Trabuio è morto per infarto, il capo d'accusa nei confronti di Manolo Diana potrebbe diminuire di gravità, passando da omicidio volontario a preterintenzionale. "Non so cosa verrà fuori - insiste Sergio Trabuio - io credo, in ogni caso, che Manolo debba restare in carcere perché quello che ha fatto è grave, ma la sua pena la decideranno i giudici". Ieri ha riaperto anche il bar di via Mattei, dove è avvenuta la rissa finita in tragedia. Su un tavolo, in corrispondenza del punto in cui giaceva quasi esanime il corpo di Renzo Trabuio domenica notte, c'è un mazzo di fiori. La titolare cinese Li-Li sta dietro al banco a servire "bianchetti" e non parla. Ai tavoli, diversi uomini che "battono il fante", come dicono loro con le carte da briscola in mano. Dell'omicidio non vogliono parlare.

8 giugno 2006

Fonte: Il Mattino di Padova

Manolo Diana rimane in galera

di Cristina Genesin

SANT'ANGELO - Resta in carcere Manolo Diana, il trentenne muratore finito in carcere con l'accusa di aver volontariamente ucciso, per futili motivi, un compaesano, Renzo Trabuio, 46 anni. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame di Venezia, che ha respinto la richiesta di revoca della misura di custodia cautelare in carcere presentata dall'avvocato Danillo Taschin, legale di Diana. Una decisione non del tutto imprevedibile. La procura, infatti, non ha modificato le gravissime contestazioni rivolte al giovane, nonostante l'autopsia abbia svelato che Trabuio è morto da arresto cardiocircolatorio - determinato da cause meccaniche come un infarto o cause elettriche - e non per i calci sferrati da Diana. Sul cranio della vittima, o in altre parti del corpo, non sono state riscontrate lesioni mortali. Tuttavia solo ad agosto saranno trasmessi alla procura i risultati della perizia autoptica affidata al dottor Cesare Tarranova e al professor Gaetano Thiene, direttore dell'Istituto di anatomia patologica. Perché resta da chiarire il nesso di causalità tra i calci e la morte, se possano aver causato o indotto l'arresto cardiaco. La lite mortale avviene nella notte tra il 4 e il 5 giugno scorso, davanti al "bar del Popolo" in via Roma. Una lite che Manolo Diana ha negato fosse stata scatenata da discussioni su calciopoli. Tra i due solo qualche battuta banale. E uno sguardo di traverso. Poi lo scontro fisico, il ruzzolone a terra. Manolo tenta di alzarsi, Trabuio di aggrappa a lui: "Gli ho dato un calcio, forse due, per cercare di liberarmi... Non volevo ucciderlo".

22 giugno 2006

Fonte: Il Mattino di Padova

Manolo Diana è tornato in libertà

di Simonetta Zanetti

SANT'ANGELO DI PIOVE - Manolo Diana torna in libertà. Il trentenne muratore accusato di aver ucciso Renzo Trabuio durante una lite lo scorso giugno è tornato nella sua casa a Sant'Angelo. Rimane per lui l'obbligo di firma. Un grande cambiamento se si considera che fino a poche ore fa si trovava dietro alle sbarre, con il rischio di trascorrervi il resto dell'esistenza. Il giudice per le indagini preliminari Nicoletta De Nardus ha stabilito la scarcerazione del muratore di Sant'Angelo giovedì, su istanza del difensore Danillo Taschin, sentito il parere favorevole del pubblico ministero Antonella Toniolo. Si alleggerisce così anche la posizione processuale di Diana, per cui l'accusa viene derubricata da omicidio volontario aggravato da futili motivi a omicidio preterintenzionale. E a questo punto, stando all'esito degli ultimi riscontri, mano a mano che gli accertamenti procedono, le sorprese potrebbero non essere ancora finite. L'originaria ipotesi di una patologia cardiaca preesistente, già prospettata dai periti della stessa accusa, trova dunque riscontro nella relazione svolta dal medico legale della difesa, Maurizio Banfi, sulla perizia già effettuata dai due luminari dell'accusa. A suo tempo, infatti, il dottor Cesare Terranova, medico dell'istituto di Medicina legale che aveva eseguito la perizia autoptica sul corpo di Trabuio qualche giorno dopo il fatto, aveva accertato che il decesso era sopravvenuto per arresto cardiocircolatorio. In seguito Terranova era stato affiancato dal professor Gaetano Thiene, direttore dell'istituto di Medicina legale nonché specialista in chirurgia cardiologica, con il chiaro obiettivo di non lasciare adito ad ambiguità di sorta sul ruolo che i calci sferrati da Diana avevano avuto sulla sorte dell'idraulico. Il problema era quindi capire l'esistenza di un nesso di causalità tra le pedate, ammesse dallo stesso Diana, e l'arresto cardiaco. Che per la difesa non c'è. Secondo la perizia svolta dal dottor Banfi, infatti, la notte tra il 3 ed il 4 giugno, quando i due uomini erano venuti alle mani, il quarantaseienne idraulico stava già male; il suo cuore stava soccombendo ad un infarto che aveva cominciato a manifestarsi diverse ore prima che l'uomo si recasse in via Mattei al bar noto come "Casa del popolo", sul piazzale del quale sarebbe poi scoppiata la rissa di fronte a numerosi avventori. In particolare il cuore di Trabuio era in balia di un "distaccamento della placca arteriosclerotica". Uno stato grave che poneva il muscolo cardiaco in uno stato di pesante sofferenza che perdurava da circa sette ore. In sostanza quindi, sempre secondo le valutazioni della difesa, in quelle condizioni Trabuio sarebbe morto comunque. Indipendentemente dai calci presi da Diana e dallo stress della rissa. Una versione che in qualche modo si allinea, rafforzandola, alla strada tracciata dai periti della procura, aprendo la via ad uno sgravio significativo delle responsabilità del muratore. Manolo Diana si trovava in carcere dallo scorso 5 giugno quando era stato condotto nella casa circondariale di Padova con l'accusa, pesantissima, di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Del resto lo stesso Diana aveva sempre sostenuto che la lite con Trabuio era stata provocata da alcune battute banali. Poi i due erano venuti alle mani ed erano finiti a terra. Manolo aveva cercato di rialzarsi e Trabuio si era aggrappato a lui. Diana sosteneva di avergli dato un calcio, forse due, per cercare di liberarsi. Su una cosa non aveva mai avuto né dubbi né cedimenti: il trentenne aveva sempre sostenuto di non aver mai avuto intenzione di uccidere il rivale. I presenti sostenevano che i due erano venuti alle mani per questioni legate a Calciopoli, entrambi appassionati di pallone: Trabuio era juventino sfegatato e Diana interista. Due propensi a scaldarsi se c'era in ballo la fede calcistica, ma anche due persone incensurate, che non avevano mai avuto problemi con la giustizia. Per questo, almeno secondo la difesa, quella sera la morte avrebbe comunque abbracciato Trabuio dietro l'angolo.

29 luglio 2006

Fonte: Il Mattino di Padova

In tribunale il muratore accusato di omicidio

SANT'ANGELO DI PIOVE - Fissata per il 18 gennaio dell'anno prossimo d'udienza preliminare nei confronti di Manolo Diana di Sant'Angelo di Piove, il trentenne muratore accusato di omicidio preterintenzionale legato all'improvvisa morte dell'idraulico Renzo Trabuio durante una lite avvenuta il 4 giugno scorso. L'udienza di terrà davanti al gup Rita Bortolotti, con Antonella Toniolo pm. Il 26 settembre, il gip Nicoletta De Nardus aveva deciso di scarcerare l'accusato, su istanza del difensore Danillo Taschin, sentito il parere favorevole del pm Toniolo. Il motivo che aveva indotto il gip a liberare Diana dai vincoli cautelari era dovuto ad un fatto preciso: la sua posizione, inizialmente ferma nell'ipotesi dell'omicidio volontario, aggravato da futili motivi, aveva via via perso di consistenza fino a venire derubricata nell'omicidio preterintenzionale. A costringere l'accusa a fare marcia indietro era stato l'esito degli ultimi riscontri, esaustivi nell'attribuire la morte di Trabuio ad una "patologia cardiaca preesistente" rilevata dal medico-legale della difesa Maurizio Banfi e peraltro già prospettata dagli stessi consulenti del pm. Dapprima il dottor Cesare Terranova, medico dell'istituto di Medicina legale che aveva eseguito la perizia autoptica sul corpo di Trabuio aveva accertato che il decesso era sopravvenuto per arresto cardiocircolatorio. In seguito Terranova venne affiancato dal professor Gaetano Thiene, direttore dell'istituto di Medicina legale e specialista in chirurgia cardiologica, nell'intento di non lasciare adito a dubbi di sorta sul ruolo assunto dai calci sferrati da Diana sulla sorte dell'idraulico. Secondo la perizia svolta dal dottor Banfi, quando i due litiganti vennero alle mani (notte fra il 3 e il 4 giugno) il cuore del quarantaseienne idraulico stava soccombendo ad un infarto già iniziato diverse ore prima che l'uomo si recasse in via Mattei al bar noto come "Casa del popolo", sul piazzale del quale sarebbe poi scoppiata la rissa di fronte a numerosi avventori. Il cuore di Trabuio era in balia di un "distaccamento della placca arteriosclerotica", tale da porre il muscolo cardiaco in uno stato di pesante sofferenza da circa sette ore. In sostanza quindi, a parere della difesa, in quelle condizioni Trabuio sarebbe morto comunque.

14 dicembre 2006

Fonte: Il Mattino di Padova

Litigio concausa della morte di Trabuio

SANT'ANGELO - L'infarto era già iniziato da alcune ore. Ma quella lite sfociata in scontro fisico, è stata una concausa della morte. È questo l'esito della perizia sulla morte di Renzo Trabuio, l'idraulico di 46 anni spirato nella notte tra il 3 e il 4 giugno 2006 dopo una colluttazione con il compaesano Manolo Diana, trentunenne, davanti al bar noto come "Casa del Popolo" in via Mattei 32 a Sant'Angelo in seguito a banali battute. Ieri davanti al gup padovano Rita Bortolotti, chiamata decidere sul rinvio a giudizio del trentunenne, i due specialisti incaricati (il medico legale Monica Cucci e il cardiologo Ugo Garbarini entrambi di Milano) hanno illustrato la perizia da cui dipende la sorte processuale di Diana, imputato di omicidio preterintenzionale. Una sorte che si fa più critica: non a caso il suo difensore, l'avvocato Danillo Taschin, ha chiesto uno slittamento dell'udienza al 4 dicembre. In quella data dovrà decidere se affrontare l'udienza preliminare e il rischio (ormai inevitabile) di un processo in Corte d'Assise, oppure scegliere un rito alternativo davanti allo stesso gup. Rito che consente di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Ad esempio con un patteggiamento allargato Diana potrebbe arrivare a incassare 4 anni e mezzo di reclusione, partendo da una pena base di 10 anni e beneficiando, oltre che dello sconto per il rito, pure delle attenuanti in quanto incensurato. I due periti hanno rilevato che l'arresto cardiocircolatorio di Trabuio risale a 20 minuti dopo la lite, il momento in cui è arrivata l'ambulanza. Trabuio prima ha avuto uno scontro verbale, poi è stato aggredito con calci e pugni al viso che gli hanno fatto perdere tre denti. Forte l'impatto emotivo che ha provocato un aumento della pressione e un affaticamento delle già precarie condizioni del suo cuore malandato. (c.g.)

9 novembre 2007

Fonte: Il Mattino di Padova

"Mio figlio non è un delinquente

 Ha ancora gli incubi, andremo avanti"

SANT'ANGELO DI PIOVE - "Per ora accettiamo il verdetto del tribunale, ma non ci arrendiamo e proseguiamo con gli altri gradi di giudizio": Luana Diana, madre di Manolo, il trentaduenne condannato in primo in grado per l'omicidio dell'idraulico Renzo Trabuio, ha accolto con amarezza la condanna del figlio. "Al di là di ciò che viene deciso in tribunale - prosegue la donna - mi fa molto male ciò che da quasi tre anni sta succedendo a mio figlio. Si è preso del pregiudicato e dell'assassino, per trovare un posto di lavoro sono dovuta andare io a garantire per lui. Ma io sono certa che mio figlio non è un delinquente, per questo mi ferisce molto la cattiveria delle persone. Certamente pagherà per quello che è successo, e non ci sarà alcuna fortuna per noi che ricchi non siamo. Mi preoccupa lo stato di salute di Manolo - confessa la madre - continua ad avere brutti incubi legati a quel tragico episodio, dorme poco e male ed è tormentato. Tornando a casa dal tribunale ha solo detto che non sa cosa aspettarsi per il suo futuro. Ora lavora solo per pagare gli avvocati e non so nemmeno come faremo a far fronte alle spese a cui è stato condannato. Viviamo in casa popolare e siamo una famiglia modesta. Certamente andremo avanti con il processo affrontando anche gli altri gradi, ma è difficile avere fiducia". (e.l.)

7 giugno 2008

Fonte: Il Mattino di Padova

"Giudizio equo, ma nessuna condanna

potrà cancellare il nostro dolore"

di Elena Livieri

SANT'ANGELO DI PIOVE - “Rispettiamo la decisione del tribunale e non chiediamo né più né meno di quello che è stato stabilito": Sergio Trabuio, fratello di Renzo, si dichiara soddisfatto della condanna a quattro anni e mezzo inflitta in primo grado a Manolo Diana. "Il giudizio ci è sembrato equo - prosegue Sergio Trabuio - ovviamente nulla toglie al nostro dispiacere per avere perso un fratello in modo così assurdo. Nessuna pena del resto potrebbe cancellare il dolore per la sua morte. Abbiamo aspettato con serenità la sentenza - racconta il fratello della vittima - senza nutrire alcun tipo di aspettativa. Il timore di noi familiari era che ci ritrovassimo alla fine con la beffa oltre che il danno. Quest'ultimo nulla e nessuno lo potrà riparare, ma almeno qualcuno è stato riconosciuto colpevole e pagherà alla giustizia il suo conto. Non abbiamo interesse a nutrire rancori e odio - sottolinea Sergio Trabuio - ma ciascuno deve assumersi le sue responsabilità e questa volta la giustizia, secondo il mio parere, è andata per il verso giusto. Non so cosa verrà deciso nei prossimi gradi del processo, in ogni caso rispetteremo le decisioni del tribunale e attenderemo con fiducia". Oltre a Sergio, Renzo Trabuio ha lasciato i fratelli Marcello, Paolo, Luigi e Annamaria che vivono in via Cinque Crosare.

7 giugno 2008

Fonte: Il Mattino di Padova
 
 
     
   
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