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Sergio Ercolano 20.09.2003 La Giustizia
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Le indagini

di Irene De Arcangelis

Meno fortunato degli altri tifosi sospettati di violenze. Questione di ore, previste dal decreto Pisanu (trentasei, per l’esattezza), e la polizia ha potuto ammanettarlo. Gli altri invece erano ancora liberi quando alle 8 è scaduto il termine: ora potranno soltanto essere denunciati. È uno solo il tifoso arrestato per gli scontri allo stadio Partenio. Ciro M., 26 anni, incensurato di Casavatore, marittimo stagionale, aveva partecipato ai tafferugli fuori al Partenio ed era stato identificato dalla polizia. Gli agenti lo hanno poi riconosciuto nei filmati all' interno dello stadio, armato di una cinta con le borchie mentre danneggiava un’insegna. Quanto agli altri, si lavora a pieno ritmo per la comparazione di filmati, foto e segnaletiche d'archivio. Mentre a poche ore dall' arresto di Ciro arriva la tragica notizia: è morto Sergio Ercolano, 20 anni, il tifoso caduto mentre cercava di scavalcare una pedana di plexiglass all' interno dello stadio. Il pm della procura di Avellino titolare dell’inchiesta, Marcello Rotondi, ha disposto per oggi l’autopsia sul corpo di Ercolano. Un solo fascicolo per l’intera vicenda che per ora comprende solo gli "atti urgenti". Non si escludono avvisi di garanzia per consentire ad eventuali indagati la nomina di consulenti di parte. In particolare, potrebbero venire notificati ai soccorritori, che però - risulta chiaramente dai filmati - sono stati ostacolati nel loro lavoro dai tifosi imbestialiti. Dunque avvisi di garanzia che sarebbero esclusivamente "a garanzia" delle persone chiamate in causa, ma che dovrebbero accertare anche le responsabilità in merito al cancello chiuso che i soccorritori, in un primo momento, non erano riusciti ad aprire per raggiungere Sergio Ercolano caduto nel fossato. Cancello poi aperto grazie alle cesoie dei vigili del fuoco. Cappa di piombo sulle indagini quanto mai serrate. Indagano la Squadra mobile di Napoli e quella di Avellino. Si cercano anche personaggi che negli archivi della Digos non sono mai entrati con l’etichetta "tifoseria organizzata". Delinquenti comuni, alcuni con precedenti per spaccio di stupefacenti e rapina. Tanto che nel pool di investigatori spiccano gli 007 dei Falchi, quelli che hanno appunto a che fare con la delinquenza di strada e che, nei filmati, potrebbero individuare vecchie conoscenze. Lavoro senza sosta e viavai di informazioni tra gli uffici della polizia scientifica regionale del vice questore Antonio Borrelli e la Mobile di Giuseppe Fiore. Dai filmati l’estrapolazione di dettagli utili a riconoscere gli invasori del campo del Partenio, per poi ingrandire e comparare con le segnaletiche ma anche con i filmati della stessa polizia. Ieri almeno una ventina di casi, venti nomi accertati, spesso piccoli pregiudicati. Ma ancora nessun denunciato. Scadute le trentasei ore la Questura di Franco Malvano (che ieri ha trascorso la giornata in Prefettura per fare il punto sulla vicenda) non ha più fretta, non può più arrestare i tifosi violenti per danneggiamento e lesioni. Anche se si tenta di individuare almeno un gruppo in azione ed eventualmente cercare di dimostrare reati più gravi, quali l’associazione per delinquere. Intanto, sono stati denunciati quattro tifosi tra i 18 e i 22 anni. La polizia ferroviaria li ha individuati dopo che avevano danneggiato un vagone del treno regionale Caserta-Benevento prima della partita Napoli-Avellino. Sradicati otto sedili ritrovati in seguito nella stazione di Telese. Una indagine complessa. La premeditazione dell’azione, per esempio. Dimostrata oramai dai passamontagna e dai cappucci. Ostacolo numero uno, peraltro, all' identificazione degli invasori. E poi le armi usate per aggredire e picchiare. Nella maggior parte dei casi cinture con borchie e grosse fibbie pesanti di metallo. Spranghe che però potrebbero essere state introdotte nello stadio prima del giorno della partita. E l’inchiesta sui biglietti per la partita riservati al Napoli e venduti ai tifosi avellinesi. Per gli investigatori la causa numero uno di quanto è accaduto in seguito.

23 settembre 2003

Fonte: La Repubblica

Indagati un funzionario del comune, il gestore dello stadio e un dirigente della squadra.

Il gip dispone l'obbligo di dimora a Poggioreale per Ciro Marigliano

Avellino, tre avvisi di garanzia. Scarcerato il tifoso del Napoli.

AVELLINO - Tre avvisi di garanzia e una scarcerazione. È questo per il momento il bilancio degli scontri di sabato allo stadio di Avellino dal punto di vista giudiziario. La procura di Avellino ha emesso i tre avvisi per omicidio colposo, indirizzati a un funzionario comunale, al gestore dello stadio e a un dirigente della squadra irpina. "Atti dovuti", dicono dal palazzo di giustizia, in questa prima fase dell'inchiesta sulla morte del giovane Sergio Ercolano, deceduto ieri per i traumi riportati cadendo dagli spalti del Partenio durante le violenze di sabato scorso. Intanto è stato scarcerato Ciro Marigliano, il tifoso che era stato arrestato ieri dalla polizia con l'accusa di aver partecipato agli incidenti nello stadio Partenio. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Umberto Antico, che ha convalidato il fermo, disponendo altresì la scarcerazione con obbligo di dimora nel Comune di Casavatore, dove il giovane risiede. L'avvocato Massimo Fumo, difensore dell'indagato, al termine dell'udienza di convalida che si è svolta nel carcere di Poggioreale ha detto che non vi sono elementi indizianti certi relativi ad una partecipazione diretta di Marigliano ad azioni violente. L'avvocato ha spiegato che l'indagato ha ammesso la sua presenza sul terreno di gioco, sostenendo tuttavia di essere stato trascinato lì dalla calca dei tifosi e negando di aver partecipato agli scontri con le forze dell'ordine. La Procura di Avellino aveva chiesto, contestualmente alla convalida dell'arresto, l'emissione di una ordinanza di custodia in carcere, richiesta respinta dal gip. Marigliano è indagato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Gli atti saranno trasferiti domani alla Procura di Avellino. I destinatari degli avvisi di garanzia per omicidio colposo sono Michele Candela, responsabile del settore Edilizia sportiva del comune di Avellino, Raffaele De Falco, responsabile della gestione dell'impianto del Partenio e nipote del presidente dell'Avellino Pasquale Casillo, e Aniello Carrino, amministratore delegato dell'Us Avellino. Tutti potranno nominare dei periti di parte che assistano all'autopsia sul corpo del ragazzo, disposta per domani dal pubblico ministero Marcello Rotondo. Un altro filone di inchiesta è nelle mani del pm Vincenzo Senatore. Nelle prossime ore ci sarà un sopralluogo, richiesto da Maurizio Capozzo, l'avvocato della famiglia Ercolano, nella curva Nord e nella parte dello stadio sequestrata dalla Digos sabato scorso.

23 settembre 2003

Fonte: Repubblica.it

Per Laudi "l'attacco era premeditato"

di Nino Sormani

MILANO - Il giudice sportivo Maurizio Laudi ha confermato le previsioni della vigilia e "stangato" il Napoli, ritenuto responsabile oggettivo dei gravi disordini scoppiati sabato scorso ad Avellino: squalifica immediata del campo per 5 giornate con l'obbligo di disputare le gare in campo neutro a porte chiuse. A partire da sabato 27 settembre, quando il Napoli sfiderà l'Ascoli a Campobasso. Le altre gare sono con Livorno, Vicenza, Torino e Salernitana: il Napoli tornerà a giocare al San Paolo martedì 18 novembre con la Ternana. A meno che nel frattempo la Disciplinare e la Caf, cui il presidente Naldi ha già preannunciato ricorso, non riducano la pena. Un attacco premeditato, messo in atto da un gruppo numeroso di presunti tifosi del Napoli armati di spranghe. E la tragica morte di Sergio Ercolano, tifoso diciannovenne precipitato in un seminterrato dello stadio Partenio, è un incidente che non dà nessuna giustificazione ai violenti. "Nessun collegamento può sussistere tra i due fatti - scrive Laudi. Chi è entrato così "equipaggiato" nello stadio portando passamontagna e spranga aveva premeditato di farne un uso violento e non poteva certamente né sapere né prevedere il tragico infortunio mortale a quel giovane precipitato dalla tettoia". Inoltre, il giudice sportivo si dice "perfettamente consapevole della straordinarietà della misura disciplinare mai applicata per le gare del campionato nazionale professionisti almeno in tempi recenti" ma si professa altresì "convinto della straordinarietà del livello di gravità" di quanto accaduto. Aggiungendo che aveva ritenuto "misura adeguata all'entità di tutti i fatti violenti la squalifica del campo del Napoli per sette giornate da disputare a porte chiuse". Ma che "sono state considerate alcune attenuanti: gara in trasferta, in uno stadio sul quale la società partenopea non aveva potere concreto di esercitare un ruolo di organizzazione; nonché l'iniziativa peraltro del tutto insufficiente rispetto alla violenza organizzata ma comunque positiva di spedire un comunicato all'Avellino con richiesta di lettura prima della gara e diretto ai sostenitori per ricordare gli obblighi di correttezza". Resta ancora da decidere il risultato sportivo che Laudi ha sospeso in attesa di analizzare il reclamo preannunciato dall'Avellino, ma pare scontato il 3-0 a tavolino a favore della società irpina.

25 settembre 2003

Fonte: La Stampa

Fonte: Mandamentonotizie.it

Sono accusati di aver partecipato agli scontri del 20 settembre che provocarono la morte del giovane Sergio Ercolano.

Arrestati 16 tifosi del Napoli per gli incidenti di Avellino

Diciotto i mandati spiccati dalla Procura, due i latitanti. Rischiano fino a quindici anni di detenzione.

NAPOLI - Sedici fermi di polizia giudiziaria, tre provvedimenti nei confronti di minori, quattro denunce a piede libero e due tifosi che si sono resi irreperibili. Il blitz è scattato nella notte. Su richiesta della procura di Avellino la polizia ha fermato 16 ultras partenopei (altri due sono latitanti), accusati di essere tra i responsabili degli scontri allo stadio Partenio dello scorso 20 settembre che portarono alla morte di Sergio Ercolano, un tifoso del Napoli caduto da una tettoia. Gli arrestati rischiano fino a 15 anni di carcere. Tra i tifosi finiti in manette c'è anche Ciro Marigliano, l'uomo fermato e poi scarcerato il 23 settembre scorso: "Mi sono trovato per caso - aveva detto al momento del rilascio - sul campo di gioco. Era quella l'unica via di fuga ma non ho partecipato agli scontri. La colpa è stata dell'organizzazione". I fermati sono stati identificati attraverso i filmati degli incidenti, gli arresti sono stati eseguiti nella notte. Le accuse vanno dalle lesioni colpose alla devastazione, al saccheggio. Tra gli indagati, vi sarebbero anche alcuni minorenni, mentre altri avrebbero già conosciuto il carcere, ma per motivi diversi da episodi di violenza legati al calcio. Secondo quanto si è appreso oltre ai provvedimenti di fermo, firmati dai pm della Procura di Avellino, vi sarebbero anche alcune decine di tifosi ultrà denunciati in stato di libertà. Le indagini sono ancora aperte: sulla scorta del materiale fotografico raccolto la sera degli incidenti e un ulteriore esame dei filmati, le forze dell'ordine stanno raccogliendo altri elementi utili alla identificazione degli altri numerosi responsabili dei disordini presenti la sera del derby in curva nord. Su un altro versante, procede anche l'inchiesta per la morte di Sergio Ercolano: per il momento si tratta di indagini separate da quelle collegate agli incidenti. Teoricamente non si può escludere che a carico degli attuali indagati possano emergere elementi tali da configurare, a carico di alcuni di essi, anche il reato di omicidio colposo.

6 ottobre 2003

Fonte: Repubblica.it

Napoli: 16 tifosi in manette

di Maurizio Nicita

Rischiano 15 anni di galera e l’incriminazione per la morte di Ercolano: sarebbe omicidio colposo. Provvedimenti per 24 ultrà. Ricercati in due. Sei (tre minori) denunciati a piede libero. I reati contestati vanno dalle lesioni alla devastazione, all' oltraggio a pubblico ufficiale.

Dal nostro inviato AVELLINO - Adesso ci sono 24 facce note per gli investigatori. Sono fra i maggiori protagonisti, con la doverosa presunzione d'innocenza, dell’assurda notte di violenza al Partenio il 20 settembre, prima di un Avellino-Napoli che non si è mai potuto giocare, poi macchiato dalla morte di Sergio Ercolano. Sono tutti tifosi del Napoli e 16 di loro sono stati fermati, altri 3 denunciati a piede libero per reati che non prevedono l’arresto, 3 che saranno giudicati dal tribunale dei minori e altri 2 si sono dati alla latitanza. Ora spetterà ai giudici per le indagini preliminari di Napoli e Avellino confermarne il fermo entro 48 ore, cominciando a dar corpo a una inchiesta complessa. L' operazione è scattata alle 5 del mattino dopo che in meno di 48 ore il procuratore di Avellino, Romano, con i suoi sostituti De Angelis, Rotondi e Senatore, avevano provveduto a riscontrare tutto il consistente materiale inviato dalla questura di Napoli. "Un lavoro complicato - spiega il vice questore e capo della Mobile, Giuseppe Fiore - perché ci siamo trovati di fronte soggetti non collegati tra loro e per la maggior parte sconosciuti nel pianeta ultras. Fra di loro solo 4-5 avevano precedenti provvedimenti di diffida da stadio e uno solo risulta ancora diffidato, altri hanno piccoli precedenti. I nostri uomini sono stati in giro a perlustrare quartieri popolari di Napoli per dare identità a facce che avevamo fissato". I 18 sono indagati con accuse che vanno dalla devastazione al saccheggio, dalle lesioni alla resistenza aggravata e oltraggio al pubblico ufficiale, dal porto e detenzione di armi all' invasione di campo. Reati con pene che variano dai 3 ai 15 anni. "Parliamo di soggetti particolarmente pericolosi - sottolinea il procuratore Aristide Mario Romano - come testimonia il fatto che due di loro, Pasquale Mauro e Paolo Pepillo, si siano dati alla latitanza lasciando la propria abitazione già da diversi giorni. Di questo, col dovuto rispetto per l’autonomia dei ruoli, dovrà tener conto il Gip". Tra i 16 fermati c'è anche Ciro Marigliano, già arrestato dopo gli incidenti con la "flagranza differita" e scarcerato su provvedimento del Gip di Napoli, Antico, che lo mandò al domicilio coatto. "Ora a suo carico - sottolinea Romano - sono emersi elementi tali da contestare il reato di devastazione, rispetto agli altri allora evidenziati". I tifosi hanno attaccato qualsiasi cosa trovassero sulla loro strada, oltre ai feriti (28 fra le forze dell’ordine) hanno provocato danni per 110.000 euro secondo una stima del comune di Avellino. I teppisti non si sono fermati davanti a nulla, nell' elenco figurano tra l’altro, anche 10 lavabi, 11 orinatoi, 50 altoparlanti, nonché porte e maniglie degli spogliatoi, armadietti, coperture delle panchine, manichette e idranti, reti di protezione, ponteggi. In più, nell' ordinanza emessa dalla Procura c'è un passaggio importante relativo alla morte di Sergio Ercolano, per la quale è stato aperto un altro fascicolo per "omicidio colposo", un reato che, col proseguire delle indagini, potrebbe essere contestato ai teppisti arrestati perché "Lo sventurato - è scritto nel provvedimento - entra dal cancello incustodito allo scopo di evitare la massa dei teppisti che provoca gli scontri". Sarebbe un’ulteriore svolta alle indagini che proseguono e mirano all' identificazione di altri 50 protagonisti della furia devastatrice. Messaggi di plauso alle forze dell’ordine e agli inquirenti arrivano dal ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu (che aggiunge: "purtroppo, nonostante l’esemplare condotta delle forze dell’ordine, gli atti di violenza continuano a compromettere le manifestazioni sportive) e dal sottosegretario ai Beni culturali, Mario Pescante che auspica: "quanto prima si arrivi con i processi a identificare i responsabili. Solo allora potrò dirmi pienamente soddisfatto". Un commento meno istituzionale è quello di Pasquale Casillo, presidente dell’Avellino, che già il giorno prima del famoso derby parlò di infiltrazioni fra i tifosi del Napoli: "E' un primo risultato. Ma bisogna arrivare ai mandanti di questa violenza. Mi auguro che le indagini siano approfondite". E a proposito di antidoti alla violenza, Casillo lancia una proposta che le prefetture di Avellino e Salerno potrebbero raccogliere: "Faccio un appello ai miei tifosi, mercoledì della prossima settimana non vadano a Salerno per il derby. Evitiamo che ci siano scontri: si potrebbe aprire il Partenio, montare un maxischermo e autorizzare la messa in onda in diretta della partita".

7 ottobre 2003

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Ilmattino.it

Durante i disordini morì un tifoso, denunciati anche tre minorenni.

Sedici fermi per le violenze allo stadio di Avellino

di Fulvio Milone

Le accuse per tutti sono: devastazione, resistenza aggravata e lesioni.

AVELLINO - Hanno nomi e volti i guerrieri del Partenio, quelli che il 20 settembre trasformarono in un campo di battaglia lo stadio di Avellino, con una guerriglia preordinata, presumibilmente per consentire l'ingresso ai tifosi privi di biglietto. Quel sabato morì un ragazzo di 20 anni, Sergio Ercolano, precipitato da una tettoia di plexiglas mentre, come sostengono gli inquirenti, fuggiva dalla folla degli ultrà scatenati. Segnò anche la disfatta dei poliziotti, dei carabinieri in servizio d'ordine pubblico e dei soccorritori delle Misericordie: 60 furono feriti, le strutture subirono danni per 100 milioni. Ieri all'alba il piccolo esercito dei vandali è stato decimato. Sedici hooligan sono stati fermati dalla polizia, mentre altri due sono riusciti a sfuggire alle manette. Uno degli ultrà finiti in carcere è di San Giorgio a Cremano, lo stesso paese dell'hinterland napoletano in cui viveva Sergio. Le strade in cui abitano distano pochi metri luna dall'altra", dicono in questura. Gli uomini della "squadra tifoserie" della Digos hanno scoperto che alla guerriglia hanno partecipato pure tre minorenni, denunciati in stato "di libertà ! Tre maggiorenni, nei confronti dei quali non sono stati raccolti indizi sufficienti per il fermo, sono stati segnalati alla magistratura. Le accuse sono pesanti: devastazione, resistenza aggravata e lesioni. Reati gravi, che comportano dai tre ai 15 anni di carcere. A incastrare i teppisti sono stati i filmati degli incidenti messi a disposizione da alcune tv private: gli esperti della questura li hanno esaminati a lungo prima di giungere alle identificazioni. Secondo i magistrati della procura di Avellino che hanno firmato i provvedimenti di fermo giudiziario, i guerrieri del Partenio sono "cani sciolti", da non inquadrare cioè nei grappi ultrà che popolano la tifoseria napoletana. Qualcuno, fra loro, ha precedenti penali per piccoli reati. Eppure, quei "cani sciolti" hanno dimostrato una padronanza sconcertante delle tecniche di guerriglia. La ricostruzione degli scontri avvenuti davanti e dentro il Partenio non dà adito a dubbi: i teppisti, anche se formalmente autonomi dalle bande che di solito popolano la Curva A del San Paolo, hanno pianificato gli scontri. Scrivono gli inquirenti che l'aggressione ai poliziotti e ai carabinieri può essere sembrata "in quei momenti inspiegabile", ma che "verosimilmente è stata la risultante di un vero e proprio accordo fra soggetti criminali". E citano, i magistrati, le testimonianze degli uomini della questura. "Appare verosimile ipotizzare che i disordini non siano stati innescati da una condotta estemporanea - spiega un funzionario della Digos, che cita varie aggressioni analoghe avvenute in precedenza nello stadio San Paolo di Napoli - talvolta, soprattutto fra il primo e il secondo tempo, il personale preposto alla vigilanza interna ed esterna dei varchi della Curva A è stato vittima di lancio di oggetti per consentire l'ingresso ai tifosi privi di biglietto". Se non bastasse, c'è la testimonianza di un altro funzionario di polizia: "Alcuni elementi della tifoseria partenopea conducevano e dirigevano la fase culminante delle aggressioni immediatamente prima dell'invasione di campo". Subito dopo gli incidenti, gli ultrà spiegarono che la loro ira era scoppiata a causa del ritardo nel soccorso di Sergio Ercolano, agonizzante sul selciato: "I poliziotti non si muovevano, e la chiave del cancello attraverso il quale sarebbe dovuta passare l'ambulanza era introvabile". Ma per gli inquirenti avvenne il contrario: il cancello fu forzato e spalancato in tempi brevi, e gli uomini in divisa e i soccorritori delle Misericordie radunati attorno al tifoso precipitato da una tettoia di plexiglas furono intralciati dagli ultrà che lanciavano sassi, bottiglie e spranghe. Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, ha espresso apprezzamento "per le efficaci indagini che hanno permesso di identificare un primo gruppo di presunti responsabili dei gravi fatti accaduti allo stadio Partenio".

7 ottobre 2003

Fonte: La Stampa

In carcere i teppisti del derby

di Giovanni Marino

AVELLINO - Alle 9 e 13 minuti dalla porta carraia della Questura di via Medina escono, uno dopo l’altro, 16 giovani fermati con l’accusa di aver impersonificato la furia hooligan in Avellino-Napoli. Le squadre mobili di Napoli e Avellino li hanno tirati giù dal letto, alle 4.45 del mattino, in un blitz scattato contemporaneamente fra i Decumani e Secondigliano, Fuorigrotta e San Giorgio a Cremano, Portici e Licola. Davanti ai loro occhi sorpresi ed assonnati hanno mostrato 36 pagine firmate dal procuratore irpino Aristide Romano, 36 pagine dove si parla di loro, delle gesta che vengono loro attribuite in una notte di follia. E di tragedia, macchiata dal sangue di Sergio Ercolano, ucciso dal volo in un fossato mentre tentava - dice ora l’indagine - di sottrarsi all' orda vandalica dei teppisti. "Ho perso la testa, sono entrato in confusione, c'era caos, quel ragazzo ferito che stava morendo non ci ha fatto capire più nulla". Sono le prime parole di alcuni dei fermati. E subito dopo lo sgomento: "Mi arrestate ? Io al massimo mi aspettavo un Daspo, il divieto di andare a vedere il Napoli ma l’arresto no, è troppo, non siamo boss". Difficile continuare a negare, a dire io non c'ero. Impossibile davanti alle fotografie che sono inserite nell' inchiesta, come prove della partecipazione. E allora parlano di confusione, di caos determinato da quanto successo al povero Ercolano. Non sanno spiegare in altro modo gli scatti che immortalano l’invasione di campo, le cinghiate e le sprangate ai poliziotti, l’inseguimento famelico ad un appuntato dei carabinieri, l’assurda lapidazione di volontari, infermieri e vigili del fuoco che cercavano di tirar fuori Ercolano dal fossato in cui era precipitato. L' indagine che è giunta sino ai 16 (in realtà sono 18 ma 2 sono irreperibili, mentre ci sono 3 minorenni denunciati a piede libero) è stata condotta dalla polizia irpina e napoletana in tempi da record vista la difficoltà della materia. Un' indagine "porta a porta" nei quartieri della città, con foto al seguito per dare un nome a quei volti sconosciuti. Una indagine vecchio stile, dove non sono mancate le soffiate anonime, le fonti confidenziali. La follia di quella notte ha scalfito l’omertà ultras. Qualcuno si è dissociato e, senza rivelarsi, ha fornito qualche informazione utile. Ma il resto lo hanno fatto gli investigatori delle questure di Franco Malvano e Mario Papa che dalla notte del 20 settembre a ieri non hanno fatto altro che lavorare su questo. Si coprono tutti il volto i ragazzi fermati mentre si infilano nelle auto blu della polizia, direzione Poggioreale. Tutti tranne un giovanotto che mostra l’indice e accompagna il gesto con un insulto. Fuori dalla Questura aspettano una decina di persone. Parenti dei fermati. Sguardo di pietra, due donne inveiscono contro la polizia: "Andate ad arrestare i camorristi e lasciate in pace i ragazzi che vanno allo stadio, la camorra è indisturbata perché voi vi occupate di queste fesserie". È morto un ragazzo per quelle fesserie e proviamo a farlo notare alle due donne. La reazione è in stile con la precedente affermazione: "Che c'entra, è caduto, è stata una fatalità, poteva succedere allo stadio di Avellino o di Milano; non c'entra la morte di quel giovane con gli arresti di stanotte". Intanto ad Avellino preparano gli atti da inviare al gip di Napoli per la convalida e l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare. Nelle carte dei magistrati Vincenzo Senatore, Cecilia De Angelis, Marcello Rotondi la trama di un piano criminale, gli scontri erano organizzati per far entrare gratis (senza biglietto) circa mille ultrà.

7 ottobre 2003

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Irpiniaoggi.it

Agente accoltellato durante i soccorsi

di Giovanni Marino

AVELLINO - Non c'è stato niente di casuale nella notte di follia del Partenio. C’era un piano. Creare caos per far liberare i varchi dai quali sarebbero potuti entrare 1000 ultras senza biglietto. Raccontano questo e altro le 36 pagine del provvedimento della Procura di Avellino. Ecco i passaggi più importanti dei verbali e delle considerazioni dei pm. Il piano - "Appare verosimile ipotizzare che questa fase dei disordini non sia stata innescata da una condotta estemporanea". Una convinzione supportata dai precedenti. La Squadra Tifoserie di Napoli infatti "ha avuto modo di constatare che questa strategia è stata adottata dalle frange più facinorose della tifoseria napoletana anche in occasione di alcune partite svoltesi presso lo stadio San Paolo". Per il funzionario della Digos Michele Cante "talvolta soprattutto tra il primo e il secondo tempo degli incontri, il personale preposto alla vigilanza interna ed esterna ai due varchi della curva A, che ospita i gruppi che determinano i maggiori problemi per l’ordine pubblico, è stato vittima di lancio di oggetti per permettere l’indebita apertura di qualche varco, consentendo l’ingresso di tifosi privi di biglietto". I criminali - Usano parole severe i pm Cecila De Angelis, Vincenzo Senatore e Marcello Rotondi: "Dalle dichiarazioni degli operatori di polizia appare evidente che l’aggressione alle forze dell’ordine e l’invasione di campo, che ha portato alla devastazione di parte delle strutture fisse e mobili dello stadio Partenio, è stata preordinata da una torma di criminali preliminarmente organizzatisi al fine di compiere i reati". Il testimone - Un soldato di leva ha visto il povero Sergio Ercolano precipitare nel vuoto: "Quando mi sono affacciato il giovane che stava precipitando si trovava già al di sotto dell’intelaiatura della struttura che aveva ceduto all' impatto con il corpo. Nella circostanza non ho visto altre persone presenti sul muretto che sovrasta la struttura in plexiglas, né tifosi né personale delle forze dell’ordine". Ercolano, dicono le indagini, è morto mentre cercava riparo dai disordini causati dai teppisti. Hooligan contro i soccorsi - "Gli stessi tifosi napoletani - scrivono i pm sulla base della relazione di un ispettore di polizia - invece di agevolare il già complesso intervento per giungere sul luogo dell’incidente proseguono nell' atteggiamento di aggressione. Un poliziotto, che stava indicando ai soccorritori il luogo dove giaceva il ferito, viene accoltellato a una gamba da un tifoso con il volto coperto da un cappuccio. Un collega che gli sta prestando soccorso viene raggiunto alla testa da un oggetto lanciato dagli spalti e cade a terra svenuto. Un’altra ambulanza raggiunge intanto il cancello della curva Nord. Il cancello, dichiarano alcuni testimoni, era aperto perché il lucchetto era stato già forzato". La barella spaccata - Anche i volontari sono stati colpiti dagli hooligan. Afferma un volontario della associazione Misericordia: "Vi era una continua aggressione fisica da parte dei supporter violenti del Napoli che ci lanciavano addosso ogni sorta di oggetti contundenti. Addirittura ci hanno strappato di mano la barella bivalva denominata cucchiaio, scagliandocela contro". Il caso dei biglietti - La Procura ricostruisce la vicenda dei biglietti. "Alle 20 il capo di gabinetto Maria Curto viene informato dal questore Mario Papa che mancano biglietti in curva Nord. Contatta un dirigente dell’Avellino che gli spiega come chi li deve portare abbia problemi a raggiungere quel luogo. La polizia si offre di scortarlo". Secondo le indagini dei pm il Napoli ha ricevuto dall' Avellino 6000 tagliandi ma ne ha restituiti ben 4592. Che sabato sono stati ripartiti girandone 799 per la curva Nord. Ma alle 18,30 l’addetto a quel settore dice che i biglietti sono finiti. L' Avellino ne invia altri 1000. E altri 378 alle 20. "In totale sabato per la Nord c'erano 2077 tagliandi, 429 invenduti". Altri 2515 sono girati ai fan dell’Avellino e pur essendo di curva Nord portano il timbro Tribuna Terminio per consentire l’accesso in quella zona. Ma lì c'è un iper-affollamento e il responsabile di settore fa confluire i tifosi nell' anello inferiore di curva Sud. Secondo i pm "si evidenzia che nei pressi della Nord sono stati trovati tagliandi con timbro Terminio si deduce che, esauriti i normali biglietti siano stati venduti presso il settore del Napoli".

7 ottobre 2003

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Napoli.repubblica.it

Follia Partenio

Quasi tutti fuori

di Maurizio Nicita

Non è più previsto il reato di devastazione. Dei 18 ultrà arrestati solo 2 sono in carcere. Gli inquirenti pronti al ricorso in Cassazione. Il papà di Sergio: "I violenti allo stadio evitino striscioni ricordando mio figlio".

NAPOLI - Si ricomincia per una nuova battaglia legale, che dalla procura di Avellino già preannunciano. Con quattro diversi provvedimenti il tribunale del riesame di Napoli ha "alleggerito" le posizioni dei 18 ultrà arrestati dopo i gravi episodi di violenza che hanno preceduto Avellino-Napoli dello scorso 20 settembre. Di quei 18 solo 2 rimangono in carcere, 8 sono finiti agli arresti domiciliari, per 2 resta l’obbligo di dimora nel proprio comune di residenza, uno ha deciso di patteggiare la pena (e per questo era già a "piede libero" dalla scorsa settimana) e gli altri 5 invece sono stati scarcerati. Perché dunque dei provvedimenti emessi dalla procura avellinese lo scorso 6 ottobre, e poi confermati da 3 diversi Gip (giudice per le indagini preliminari) di Napoli e Avellino, sono stati attenuati dalle decisioni del tribunale del riesame ? La risposta è articolata, ma di fatto il giudice di seconda istanza, riguardo ai provvedimenti cautelari, ha ritenuto che per la maggior parte degli indagati non sussista il reato di devastazione (art. 419 del codice penale), che prevede pene da 3 a 15 anni di reclusione. Dunque sono rimasti in carcere o ai domiciliari solo gli ultrà sui quali pende il capo d'accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, mentre per gli altri scarcerati le accuse riguardano reati cosiddetti minori. Ma dal palazzo di giustizia di Avellino non ci stanno. Ieri mattina il procuratore Aristide Romano ha convocato i sostituti impegnati nell' inchiesta - Cecilia De Angelis, Marcello Rotondi e Vincenzo Senatore - per decidere una linea d'azione. La procura attende che il tribunale del riesame depositi le motivazioni dei 4 diversi provvedimenti, ma in ogni caso è già deciso che si ricorrerà in Cassazione (15 giorni di tempo dal deposito delle sentenze), il terzo definitivo grado previsto dalla nostra legislatura. E sarà proprio in Cassazione che si giocherà la partita più importante. Perché se il reato di devastazione, concettualmente, non viene sostenuto dai vari gradi della nostra giustizia in una situazione in cui ci sono un numero incredibile di prove visive e documentali, allora significa che la battaglia contro i delinquenti da stadio è persa in partenza. In questo senso la Procura di Avellino è pronta a supportare ulteriormente il proprio impianto accusatorio, perché oltre 100 mila euro di danni subiti dallo stadio "Partenio" non possono finire per essere scorporati nei singoli atteggiamenti violenti e finire per diventare semplice danneggiamento. C'è un comportamento di gruppo, o meglio dire del branco, che non può essere derubricato a un reato minore, visto gli effetti procurati. Fra tempi burocratici e quant' altro è auspicabile che entro la fine dell’anno la Corte di Cassazione si pronunci, nella speranza che si crei un precedente importante che possa servire da giurisprudenza per il futuro. E in questo senso un precedente esiste: riguarda una sentenza della Cassazione che confermò l’arresto per il reato di devastazione a un ultrà del Lecce, protagonista in negativo al San Nicola di Bari nell' ottobre del 2000 in un derby tristemente famoso (per le violenze) Bari-Lecce. Alla Procura di Avellino sono convinti che se già passò quell' impianto accusatorio riguardo a un singolo, figuriamoci in questa situazione nella quale sono decine gli indagati per lo stesso reato di devastazione. A proposito delle indagini, la questura di Napoli non si è ancora fermata e presto dalla procura di Avellino potrebbero essere emessi nuovi avvisi di reato che riguardano altre 15 persone circa. Mentre più a rilento va l’indagine che riguarda l’omicidio colposo per la morte del giovane Sergio Ercolano: il pm attende il deposito delle perizie. In questo quadro di violenze che purtroppo ogni settimana registra nuovi focolai, si inserisce l’appello dignitoso, forte e convinto di Maurizio Ercolano, il papà del ragazzo morto al Partenio: "E' pazzesco che gente che continua ad andare allo stadio per commettere violenze e mettere a repentaglio l’incolumità di diverse persone, poi esponga uno striscione "per Sergio". Il mio Sergio era contro la violenza, come tutta la nostra famiglia. Allora non mi stanco di dire a queste persone: basta con la violenza. E se vogliono continuare per questo vicolo cieco che almeno lascino stare la memoria di mio figlio e non espongano altri striscioni che ricordano il suo nome. Sarebbe un controsenso". L' ennesimo appello di una famiglia così provata dal destino, cadrà ancora una volta nel vuoto ?

7 novembre 2003

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Napoli, raffica di arresti tra i tifosi

Ad Avellino scontri organizzati

di Giovanni Marino

AVELLINO - Qualcuno di loro, scosso e ancora assonnato, ha tentato una debole difesa: "Sono entrato in confusione, un tifoso era precipitato, c'era caos, ma ho solo invaso il campo". Difficile dire non c'ero quando centinaia di foto e lunghi minuti di filmati hanno immortalato gli hooligan di Avellino-Napoli (20 settembre). All' alba di ieri la Squadra mobile di Napoli e quella di Avellino hanno tirato giù dal letto 16 giovani accusati di esser stati protagonisti di quella notte di follia nella quale perse la vita Sergio Ercolano, precipitato in un fossato. I sedici - cinque hanno precedenti penali per droga, rapina e furto - sono adesso nel carcere di Poggioreale, fermati su decreto della Procura di Avellino. Le accuse vanno dalla devastazione al saccheggio, dalla violenza alla resistenza. Altri due indagati sono sinora irreperibili e la posizione di tre minori è stata segnalata alla Procura per i minorenni. L' indagine svela due aspetti importanti: non ci fu nulla di casuale in quelle aggressioni, ma si trattò di un piano preordinato per far entrare almeno 1000 tifosi senza biglietto. Il povero Ercolano morì mentre cercava riparo dai disordini scatenati dai teppisti, circa 200 i più attivi. L' inchiesta non è stata semplice, anche per questo il ministro Giuseppe Pisanu ha elogiato gli investigatori delle questure di Napoli e Avellino, guidate rispettivamente da Franco Malvano e Mario Papa. È stata una indagine classica, qualche soffiata seguita con ostinazione, qualche crepa nel fronte ultras (al questore Malvano è arrivata una lettera anonima con la foto di un teppista e accanto nome e cognome), l’esame di foto e filmati. Ma - accusa il questore Malvano - "resta l’amarezza per la mancata collaborazione dei cittadini, di fronte a un episodio simile ci saremmo aspettati un fiume di segnalazioni". Fra i fermati torna in cella il marittimo già preso e poi rilasciato su provvedimento del gip, qualche giorno fa: si tratta di Ciro Marigliano nei confronti del quale la polizia ritiene di avere ulteriori elementi. L' istruttoria non può dirsi conclusa. Ancora molto lavoro attende la Procura di Avellino e le due Questure campane. C'è da dare un volto e un nome ad almeno 60 hooligan che quella notte devastarono e distrussero lo stadio (i danni sfiorano i 100 mila euro), inseguirono e colpirono alle spalle poliziotti e carabinieri. E si cercherà di trovare anche i capi, si parla di quattro persone viste mentre davano ordini ai tifosi impazziti, gente in grado di scatenare la folla. Nei verbali dell' inchiesta, vari episodi: l' aggressione ai volontari della Misericordia che cercavano di soccorrere Ercolano ("ci strapparono la barella e la scagliarono contro di noi"); le testimonianze dei poliziotti colpiti (racconta Gennaro Rega: "Si tentava di arginare quella folla inferocita, erano incappucciati, erano belve inferocite, fui colpito al petto con un masso, mi accasciai, loro ci caricavano travolgendoci, più volte sono stato scaraventato a terra e sprangato"); episodi che fanno dire ai pm Cecila De Angelis, Vincenzo Senatore e Marcello Rotondi: "L' aggressione alle forze dell' ordine e l' invasione di campo è stata preordinata da una torma di criminali".

7 ottobre 2003

Fonte: La Repubblica

"Ercolano voleva scappare s'è trovato nella bolgia"

di Giovanni Marino

"Appare verosimile che lo sventurato, entrato unitamente al gruppo di tifosi dal cancello incustodito, allo scopo di evitare l’impatto con la massa di teppisti accalcata in tutta l’area pensa di abbreviare il percorso fino alle gradinate". Così i pubblici ministeri della Procura di Avellino descrivono lo scenario della morte di Sergio Ercolano, il giovane tifoso del Napoli che ha perso la vita allo stadio Partenio in seguito alla caduta da una tettoia in plexiglas. "Allo scopo, imitando altri tifosi - proseguono i magistrati inquirenti - (Ercolano, ndr) si arrampica fino alla sommità del muretto e si lascia cadere sulla struttura in plexiglas che sfortunatamente cede sotto il peso del suo corpo".

7 ottobre 2003

Fonte: La Repubblica

Sugli ultras un’altra stangata

"Ma il Napoli era incolpevole"

di Giovanni Marino

Nuova stangata sugli ultras. L’inchiesta supera bene il vaglio del giudice. Con numeri inequivocabili: restano in cella 13 dei 16 fermati, per altri 2 scattano i "domiciliari", solo uno torna in libertà. Ma al di là di questo, vanno registrate le motivazioni del gip che accusa i teppisti di aver usato come "pretesto" il fatale incidente del povero Sergio Ercolano per invadere il campo. Il magistrato poi, di fatto, boccia il giudice sportivo che ha sanzionato il Napoli con 5 giornate di squalifica. "Non sono un deterrente", chiosa. E spiega perché, avvertendo della pericolosità di certi club che lui chiama "covi". Il pretesto, l’occasione - Fa rabbrividire la considerazione del giudice Pierluigi Picardi su ciò che accadde quando Sergio Ercolano precipitò nel fossato. Una "occasione", un "pretesto", il "mezzo" per mettere in atto il secondo tempo di un piano criminale: l’invasione di campo; "I teppisti - scrive - sfruttarono il soccorso al povero Ercolano per mantenere aperto un varco che consentisse loro di invadere il campo ed iniziare la seconda parte dell’operazione". I soccorsi ostacolati - Secondo il gip "l’impossibilità di un rapido soccorso fu determinata proprio dal furore teppistico della banda (...) se i soggetti coinvolti fossero stati veramente in ansia per il ragazzo caduto di certo non avrebbero addirittura tentato di sfasciare la barella". Inutile squalifica - Il gip ritiene che la severa sanzione del giudice sportivo sul Napoli non "possa essere considerata per gli indagati un deterrente". Come dire: inutile colpire la società in funzione di prevenire nuovi incidenti, che potrebbero verificarsi comunque. Per il magistrato infatti la furia hooligan è scattata "quando il Napoli giocava in campo avverso", situazione che può ripetersi e "non può ovviamente essere impedita dal giudice sportivo" che ha invece squalificato il San Paolo; perché le violenze non avevano "alcuno spunto di carattere pseudo-sportivo", non erano dirette contro arbitro o squadra avversaria o ancora tifosi di campo avverso, "ma con atto proditorio contro le forze dell´ordine e le attrezzature di uno stadio". Quei covi - Per il giudice "i punti di riferimento di alcuni indagati sembrano essere club che meglio sarebbe definire covi e sulla cui esistenza non può intervenire né il giudice sportivo né il Napoli e che, a tutt’oggi esistenti, funzionerebbero da catalizzatori di nuove violenze degli indagati". Violenza intrinseca - Il calcio non c’entra nulla con tanta violenza. Il giudice spiega il suo punto di vista: "La violenza criminale dei protagonisti è una qualità intrinseca della loro personalità, ed il fatto che si sia manifestata prima di un evento sportivo è circostanza che appare legata più che altro al fatto che in questi contesti l’assembramento di gente non può che aiutare". La Squadra mobile di Napoli ha arrestato Paolo Pepillo, uno dei due indagati sino a ieri irreperibili per gli incidenti di Avellino-Napoli. Pepillo è stato bloccato nei pressi di via Caserta al Bravo. Adesso sono 17 su 18 i fermi eseguiti. Resta introvabile solo Pasquale Mauro. Secondo la Mobile Pepillo "si è accanito con particolare crudeltà su un carabiniere che ha inseguito e percosso con una mazza".

9 ottobre 2003

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Gazzetta.it

Morte di Ercolano, inchiesta sulla sicurezza del Partenio

AVELLINO - Da una perizia la verità sulla tragedia di Sergio Ercolano, il tifoso napoletano morto cadendo da un muro della curva Nord nella sera di Avellino-Napoli, sfida mai giocata. Il sostituto procuratore della Repubblica di Avellino, Marcello Rotondi, ha dissequestrato l’area in cui si verificarono i tragici incidenti, disponendo la rimozione di alcuni settori della struttura in plexiglass che venne sfondata dal tragico volo del tifoso 19enne. Nello stesso tempo il magistrato inquirente ha disposto un accertamento tecnico, che avrà il compito di accertare se nello stadio erano state rispettate le misure di sicurezza. La Procura ha finora emesso tre avvisi di garanzia formulando l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Destinatari delle informazioni di garanzia sono l’ingegnere Michele Candela, responsabile del settore edilizia sportiva del comune di Avellino, Aniello Carrino, amministratore unico dell’Avellino, e Raffaele De Falco, responsabile per la società della sicurezza dello stadio. Nel procedimento la famiglia del tifoso napoletano per ora ha nominato un difensore di parte offesa in vista dell’eventuale costituzione di parte civile. (p.m.)

19 ottobre 2003

Fonte: La Repubblica

Gli scontri al Partenio arrestati 4 minorenni

di Conchita Sannino

Ragazzi "normali" ma annebbiati dalla violenza ultras. Inseriti in contesti regolari, eppure preda delle metamorfosi da stadio. Ragazzi che, la drammatica sera degli scontri allo stadio Partenio di Avellino, costati la vita, il 20 settembre scorso, al giovane tifoso Sergio Ercolano, si sono trasformati anche loro in cacciatori di divise, armati di spranghe o semplici pezzi di arredi, qualcuno pronto a impugnare anche un estintore, tutti lanciati nella furia irragionevole, contro le "guardie". Quattro mesi dopo, si chiude un’altra piccola tranche di quell' inchiesta. E scattano quattro arresti, dopo le indagini di squadra Mobile e Digos napoletane, insieme con quelle di Avellino, coordinate dal pm della Procura per i minori, Pietro Avallone. Finiscono in una comunità, con ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Ornella Riccio, 4 minori. Sono tifosi fin da bambini, ultras da pochissimo. Il più piccolo ha solo 14 anni, G. C: età in cui gli viene consentito (quella tragica sera, ma anche in occasione di altre trasferte), di andare allo stadio da solo, nelle curve più a rischio, alle partite più pericolose, con alto tasso di incidenti. Il più grande, P. C, proprio ieri mattina, giorno in cui hanno bussato alla sua porta di condominio di periferia per arrestarlo, ha compiuto 18 anni. E in regalo ha avuto la più dura punizione per un adolescente "malato" di stadio. Operazione "Partenio-Avellino", seconda puntata. Mentre continuano le indagini dei carabinieri. E restano indagate 20 persone, come gruppo di fuoco che provocò gli incidenti. I quattro arrestati di ieri - oltre a G.C. e P.C., stessa sorte è toccata a M.M. e M F., entrambi di 17 anni - devono rispondere di vari reati, testimoniati, a quanto sembra, dal corposo dossier di immagini e filmati raccolti dalla polizia scientifica. Sono accusati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio. Saranno interrogati dal gip nelle prossime ore. Il pm ha chiesto ed ottenuto, per loro, l’accompagnamento in una comunità dove, seguiti da educatori, potranno proseguire il rispettivo percorso di studio. Stesso trattamento per il ragazzo che ieri ha compiuto il diciottesimo anno: era minore nel momento in cui avrebbe commesso quei reati. Quattro storie distinte, con un unico denominatore: le famiglie assenti alle spalle. Sono tutti figli di lavoratori, impiegati, gente senza alcun precedente penale né scarso interesse per le regole. Eppure ai loro figli era più o meno tutto consentito, annotano gli investigatori: malgrado qualche precedente campanello d'allarme fatto scattare dalle forze dell’ordine. Come nel caso del quattordicenne, G. C, già destinatario di una segnalazione della Questura perché responsabile di lancio pericoloso di oggetti, allo stadio; anche un altro, M.F, era stato individuato come un soggetto a rischio disordini. Mentre il più grande, accusato in passato di un furto, era stato prosciolto - come ricorda il suo avvocato, Mario Covelli - da ogni addebito. Resta comunque il dato: quattro ragazzi che, la maledetta sera del 20 settembre, prima ancora che la partita tra Avellino e Napoli avesse inizio, e con il povero Sergio caduto da una tettoia e morto, aprirono la loro caccia all' uomo. Lo stadio trasformato in campo di guerriglia improvviso e vile, poliziotti e carabinieri inseguiti e braccati da ragazzini con 10 e 20 anni in meno. Malati di violenza, da stadio.

29 gennaio 2004

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Ilmattino.it

Rinviato il processo per i fatti di Avellino

AVELLINO - (r.d.a) Rinviata al 20 febbraio l’udienza con rito abbreviato per 7 dei 18 imputati nel processo per gli incidenti avvenuti in occasione del derby Avellino-Napoli del 20 settembre, che portarono alla morte di Sergio Ercolano. Il rinvio è stato disposto per l’assenza del giudice Cassano. Marco Marzano, Alessandro Mazza, Davide Oppesidano, Paolo Pepillo, Giovanni Pacco, Rosario Russolillo e Vincenzo Panzuto, assistiti dai loro legali, erano in Tribunale per definire la loro posizione dopo aver richiesto il rito abbreviato, ma l’assenza del giudice ha fatto slittare l’udienza. I sette rischiano una condanna da 5 a 6 anni se venisse attribuito loro il reato di devastazione. Stesso capo di imputazione per gli altri 11 tifosi che affronteranno il rito ordinario. Per questi ultimi il processo è fissato per l’11 febbraio, sempre presso il Tribunale di Avellino.

7 febbraio 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Martedì udienza per 11 imputati

AVELLINO - Importanti le prossime settimane per i processi che riguardano i 18 ultrà riconosciuti dagli inquirenti fra i maggiori responsabili delle violenze della tragica sera del 20 settembre scorso allo stadio Partenio, quando morì anche il giovane Sergio Ercolano. Per i 7 che hanno scelto il rito abbreviato l’udienza venerdì presso il tribunale di Avellino è stata rinviata (assenza del giudice Cassano) al 20 febbraio, mentre martedì 10 comincerà il dibattimento (dopo la costituzione delle parti civili) che riguarda gli altri 11 imputati. Diverso l’iter invece per altri 4 minorenni fermati la scorsa settimana.

8 febbraio 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Orticalab.it

La Lega si costituisce parte civile

di Maurizio Nicita

AVELLINO - (ma.ni.) C'è anche la Lega professionisti fra gli oltre 30 soggetti che hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo contro un gruppo di tifosi, accusati di essere fra i maggiori protagonisti delle devastazioni allo stadio Partenio lo scorso 20 settembre, quando il giovane Sergio Ercolano rimase ferito a morte. Ma, sentite le parti e dopo breve camera di consiglio, il collegio del presidente Iannarone ha annullato il decreto di citazione a giudizio degli indagati, come da richiesta degli avvocati difensori, per vizio di forma. Ora tutto torna nelle mani del Gip, che dovrà disporre i nuovi atti e questo comporterà uno slittamento di almeno un paio di mesi. Le prossime tappe della vicenda giudiziaria prevedono il 20 febbraio l’udienza di rito abbreviato, richiesto da altri sette imputati-ultrà, e il 6 aprile la seduta della Cassazione che dovrà pronunciarsi rispetto al ricorso della Procura di Avellino avverso il provvedimento del tribunale del riesame di Napoli, che ritenne inconsistente le accuse di devastazione disponendo la scarcerazione della maggior parte degli indagati.

11 febbraio 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

IL PARERE - Il magistrato dell’inchiesta:

"Le attuali sanzioni sono inadeguate"

di Maurizio Nicita

AVELLINO - La gente comune si chiede come è possibile che la giustizia non riesca a colpire nemmeno chi platealmente si rende protagonista di reati così pericolosi per l’ordine pubblico come quelli del Partenio. Domanda che giriamo al procuratore della repubblica di Avellino, Mario Aristide Romano. "Con i nostri provvedimenti emessi in ottobre, abbiamo cercato di trovare soluzioni a un problema di grande rilevanza sociale, come quello della violenza negli stadi. Ma non abbiamo il ruolo degli antichi giudici romani, che creavano le norme. Dobbiamo attenerci a una interpretazione di quelle esistenti". Nel concreto, la Procura accusa una serie di soggetti di devastazione, un reato che prevede da 8 a 15 anni di pena, ma il tribunale del riesame di Napoli non ritiene sufficienti gli indizi, cancella questo reato e dunque dispone la scarcerazione, visto che gli altri capi d' accusa non sono così gravi da prevedere l’arresto. Perché ? "Il perché sta nella sentenza dei colleghi del Riesame, avverso la quale noi ci siamo appellati. Il 6 aprile sarà la Cassazione a esprimersi e noi attendiamo fiduciosi delle nostre ragioni". Interviene il sostituto Vincenzo Senatore, insieme a Marcello Rotondi e Cecilia De Angelis titolare delle inchieste sui fatti del Partenio: "Ci conforta una precedente sentenza della Cassazione, la n. 26830 dell’8 marzo 2001. Si riferiva alle misure cautelari disposte dal Gip di Bari nei confronti di un solo tifoso leccese autore di svariati danni e di aggressione e resistenza a pubblico ufficiale. Perché la devastazione non è intesa solo nell' entità del danno prodotto, ma nella correlazione con l’ordine pubblico turbato. È la condotta plurioffensiva che identifica questa fattispecie di reato". "Tra l’altro - sottolinea il procuratore Romano - nel nostro provvedimento abbiamo inserito anche la ricostruzione dei fatti del giudice sportivo, l’apprezzato collega Laudi. Fatti in cui le devastazioni con danni superiori ai 100 mila euro e le aggressioni alle forze dell’ordine sono correlate e creano un problema notevole di ordine pubblico". Ma perché, nonostante i provvedimenti legislativi introdotti (vedi "flagranza differita"), non si riesce a seguire il famoso modello inglese? Il tifoso che a Treviso ha lanciato il petardo che ha stordito Gillet, in Inghilterra starebbe in carcere condannato a una pena di qualche anno, senza sospensive. Invece da noi gli hanno comminato 6 mesi con la condizionale ed è fuori. "L' articolo 6 bis della legge 401/89, introdotto il 19-10-2001 - spiegano i magistrati avellinesi - fa un passo avanti configurando una serie di reati da stadio, divenuti purtroppo frequenti. Se possiamo permetterci un consiglio al legislatore, ci sono una serie di problemi ancora da risolvere. Occorre aprire una riflessione sull' adeguamento della sanzione, che oggi così com' è non fa da deterrente. Le pene previste per invasioni di campo, lanci d' oggetti e quant' altro sono paragonabili a chi si rende protagonista di uno schiamazzo notturno. E non ci sembra che la valenza sociale dei 2 comportamenti sia paragonabile". Vincenzo Senatore sarà il pubblico ministero, venerdì 20, quando, davanti al giudice Cassano, compariranno 7 degli imputati arrestati nello scorso ottobre, i quali hanno scelto il rito abbreviato. Nonostante lo sconto di pena previsto da questo tipo di processo, rischiano pene superiori ai 6 anni, se verranno riconosciuti colpevoli di devastazione. Già, in attesa di leggi davvero più efficaci, lo strumento per emettere sentenze più severe è proprio il reato di devastazione.

18 febbraio 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografie: Filmati Rai

Incidenti di Avellino

Condanne a 4 anni

AVELLINO - (r.d.a.) Dure condanne per una partita che non s'è mai disputata: i giudici hanno usato la mano pesante contro chi era accusato di devastazione e resistenza e violenza a pubblico ufficiale per gli atti vandalici avvenuti durante il derby al Partenio tra Napoli e Avellino del 20 settembre scorso. In quella tragica serata perse la vita il tifoso napoletano Sergio Ercolano, 19 anni (l’Avellino ha poi avuto la vittoria a tavolino). Dopo due rinvii per assenza del giudice titolare, ieri pomeriggio i primi 6 tifosi protagonisti degli scontri, che avevano chiesto il rito abbreviato, sono stati tutti condannati. Ad emettere la sentenza il giudice presso il tribunale di Avellino, Paolo Cassano: 4 anni di reclusione a Giovanni Sacco, Marco Marzano, Giovanni Russolillo e Paolo Petillo; 2 anni a Vincenzo Panzuto e un anno e 4 mesi a Daniele Oppesidano. Questi ultimi due, essendo incensurati, sono stati rimessi in libertà. Per i primi 4 anche l’interdizione per 5 anni da pubblici incarichi. È stata respinta la richiesta della Lega calcio di costituirsi parte civile, mentre sono state accolte quelle dei carabinieri malmenati, del Napoli Calcio, e dei comuni di Avellino e Napoli. Restano da stabilire i danni che saranno quantificati in altra sede. Si tratta di condanne che faranno giurisprudenza perché è la prima volta che viene contestato per un’invasione di campo anche il reato di devastazione. Per gli altri tifosi, che hanno optato per il rito ordinario, l’udienza è stata fissata per il 23 aprile. Resta aperto presso la Procura della Repubblica un altro filone di indagini per stabilire ulteriori responsabilità. Le inchieste vanno avanti e tra qualche settimana potrebbero esserci nuovi sviluppi.

4 marzo 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Sei tifosi rischiano fino a 15 anni

Per la Cassazione i responsabili degli scontri con le forze dell’ordine che portarono alla sospensione di Avellino-Napoli devono essere accusati di devastazione (reato che prevede una pena da 8 a 15 anni) e non di danneggiamento (che prevede pene da 1 a 4 anni). La Suprema Corte ha accolto la tesi della Procura di Avellino contro la decisione del Tribunale del riesame di Napoli che aveva cancellato l’accusa di devastazione scarcerando sei ultrà. Quella sera al Partenio, in seguito a una caduta dagli spalti, morì un giovane tifoso del Napoli, Sergio Ercolano. La Cassazione rileva che il reato di danneggiamento è configurabile anche quando "il campo da gioco è agibile".

9 giugno 2004

Fonte: La Gazzetta dello Sport

La morte di Ercolano

Chiesta archiviazione

AVELLINO - La Procura della Repubblica di Avellino ha deciso di chiedere l’archiviazione del fascicolo riguardante l’omicidio colposo di Sergio Ercolano, il giovane morto per gli incidenti al Partenio il 22 settembre 2003. La famiglia chiede giustizia e prepara un ricorso.

17 febbraio 2005

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Processo Ercolano il pm: Archiviate

AVELLINO - Non ci sono responsabili per la morte di Sergio Ercolano, il tifoso ventenne napoletano che perse la vita in seguito ai tragici incidenti del derby mai giocato tra Avellino e Napoli del 20 settembre 2003. O meglio non ci sono elementi per risalire a coloro che provocarono gli incidenti in curva Nord al Partenio quella maledetta sera. è la conclusione a cui è giunto il sostituto procuratore della Repubblica di Avellino, Marcello Rotondi, che ha chiesto al gip l’archiviazione dell’inchiesta. Un anno e mezzo di indagini hanno consentito di ricostruire il quadro in cui maturò il tragico incidente che spezzò la vita del giovane tifoso partenopeo. Scagionati i tre rappresentanti del Comune e dell’Avellino calcio (Candela, De Falco e Carrino) raggiunti da avvisi di garanzia per omicidio colposo. Gli accertamenti tecnici hanno confermato che il parapetto che proteggeva la copertura in plexiglas sulla quale precipitò Ercolano era stato realizzato secondo le norme. Escluse, dunque, responsabilità dei tecnici del comune e dei responsabili dello stadio dell’Avellino calcio. Secondo la ricostruzione del magistrato inquirente, Sergio scavalcò volontariamente il muro precipitando sulla copertura della palestra che non resse all' urto, un volo di venti metri che risultò fatale. Ma si trattò di una fuga per paura: Sergio Ercolano si trovò a vivere una condizione di panico, doveva evitare di essere coinvolto dalla guerriglia che si era scatenata nella curva Nord riservata ai tifosi napoletani. C’era un fitto lancio di oggetti che piovevano all' esterno dello stadio che causò un fuggi-fuggi generale. L' inchiesta lascia aperta una sola pista: individuare i responsabili di quegli incidenti (gli investigatori avrebbero potuto ipotizzare il reato di morte come conseguenza di altro reato), ma non furono raccolti sufficienti elementi per risalire agli autori di quelle azioni di violenza. Diverso, invece, il discorso relativo agli ultrà che effettuarono l’invasione di campo, molti dei quali sono stati condannati grazie a foto e riprese tv. Il piemme Rotondi ha, inoltre, escluso responsabilità dei soccorritori nella morte di Ercolano. I ritardi nell' intervento non hanno inciso sul decesso del giovane tifoso che aveva riportato lesioni troppo gravi, come confermò anche l’autopsia: anche se l’ambulanza fosse riuscita a raggiungere con tempestività la palestra chiusa a chiave, non sarebbe stato possibile evitare la tragedia. L' indagine della Procura della Repubblica di Avellino ha ricostruito pure l’azione delle forze dell’ordine, costrette, per uno stato di necessità, ad abbandonare le posizioni davanti ai cancelli della curva Nord. Poliziotti e carabinieri dovettero scappare per evitare di essere aggrediti. Si va, dunque, verso l’archiviazione del caso Ercolano. Prima del derby il papà di Sergio si era detto deluso dalla giustizia. Ma il piemme Rotondi ha voluto incontrare i familiari del ragazzo per spiegare perché l’inchiesta non è riuscita a dare quelle risposte che forse loro si aspettavano.

18 febbraio 2005

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Fondazionefanfani.it

Sergio Ercolano

Dieci anni fa la morte allo stadio di Avellino

A distanza di oltre 10 anni da quella tragica sera del 20 settembre 2003 in cui si sarebbe dovuto disputare il derby Avellino - Napoli presso lo Stadio Partenio e che invece degenerò in violenti tafferugli tra tifosi e forze dell’Ordine, la Corte di Appello di Napoli, IV sezione civile, consigliere relatore dott. Sena, con sentenza depositata il 19 c.m.  ha fornito un ulteriore e si auspica definitivo elemento chiarificatore sulla dinamica dei fatti che determinarono il decesso del compianto Sergio Ercolano. Gli eredi Ercolano proposero dinanzi al Tribunale di Napoli azione civile risarcitoria nei confronti della U.S. Avellino SpA, del Comune di Avellino, del Ministero degli Interni, ritenendoli a vario titolo responsabili del decesso del proprio congiunto e chiedendo un importo superiore a tre milioni di euro a titolo di risarcimento del danno. La sentenza di primo grado, in accoglimento della tesi difensiva avanzata dalla U.S. Avellino SpA, rappresentata e difesa dall’avvocato Biancamaria D’Agostino del foro di Avellino, rigettava la domanda degli eredi Ercolano ritenendo insussistente ogni titolo di responsabilità in capo a tutte le parti convenute in giudizio. A seguito dell’appello proposto dai familiari di Sergio Ercolano avverso detta sentenza di primo grado, la Corte d’appello di Napoli da un lato ha dichiarato  improcedibile il gravame proposto dagli appellanti nei confronti del fallimento della Unione Sportiva Avellino in liquidazione, sempre difesa dal medesimo avv. Biancamaria D’Agostino,  dall’altro ha ribadito quanto già sottolineato dal Giudice di prime cure, e cioè  che "In tale situazione di estremo disordine e violenza si pone il comportamento abnorme dell’Ercolano che - o per entrare nello Stadio eludendo i controlli o per trovare una via di fuga per sottrarsi alla guerriglia tra tifosi - scelse autonomamente e consapevolmente di percorrere una strada che, per tutte le caratteristiche innanzi illustrate, era prevedibilmente molto insicura e visibilmente insidiosa". Nessuna responsabilità dunque può essere attribuita al Comune di Avellino ed al Ministero degli Interni in dipendenza del suddetto tragico fatto di cronaca.

20 dicembre 2013

Fonte: Mandamentonotizie.it

Fotografia: Calciomercato.napoli.it

Scontri nel derby con l’Avellino: otto condannati

di Domenico Zappella

AVELLINO (d.z.) Ben 61 anni di carcere totali e circa 200mila euro di risarcimento: è la sentenza di primo grado nei confronti degli ultras del Napoli protagonisti dei violenti scontri prima di Avellino-Napoli del 20 settembre 2003 in B, derby mai disputato e segnato dalla morte del tifoso partenopeo Sergio Ercolano. Condannati 8 dei 9 imputati, assolto Vitale Varchetta. Le pene vanno da 9 anni e 6 mesi a un minimo di 3 anni.

2 febbraio 2014

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Avellino - Napoli domani l’anniversario della morte di Sergio Ercolano

di Michele De Lucia

Il 20 settembre 2003 il tifoso azzurro perse la vita precipitando nel vuoto per sfuggire alle cariche della polizia all’esterno dello stadio. Per lo stato nessun responsabile, la famiglia aspetta ancora oggi risposte sui fatti di quella notte.

L’anniversario cadrà domani: quattordici lunghi anni aspettando verità e giustizia che sono ormai fuggite, come scappava Sergio Ercolano dalle cariche violente verso i tifosi azzurri. Una fuga terminata su una tettoia di plexiglass spezzatasi sotto il peso di un ragazzo di vent’anni, precipitato in un vuoto senza scampo. Era un derby di Serie B, era Avellino-Napoli, da allora partita legata a filo doppio con il dolore di una famiglia che si è dovuta rifugiare nella fede per difendersi dal muro di gomma che lo Stato le ha posto davanti, secondo il quale né società né Comune né Ministero degli Interni avevano alcuna responsabilità per il "comportamento abnorme dell’Ercolano" - una frase, quella della sentenza della Corte d’Appello del 20 dicembre 2013, che non smette di ferire - "che - o per entrare nello stadio eludendo i controlli o per trovare una via di fuga per sottrarsi alla guerriglia tra tifosi - scelse autonomamente e consapevolmente di percorrere una strada che, per tutte le caratteristiche innanzi illustrate, era prevedibilmente molto insicura e visibilmente insidiosa".

LA FAMIGLIA E UN DOLORE MAI SOPITO - Scaricata ogni responsabilità, nessun risarcimento: la colpa era solo di Sergio, un ragazzo "colpevole" di cercare di salvarsi la vita, perdendola, in una sera in cui i feriti si contarono a decine e sulla quale ancora aleggiano dubbi sui tempi dei soccorsi prestati al giovane, che giaceva gravissimo in un fossato a cui si accedeva solo attraverso un cancello chiuso e aperto dopo lunghi minuti, di sicuro troppi per tentare di salvargli la vita. "Il caso è stato archiviato come fosse una pratica. Ma lui era un ragazzo con in tasca i soldi e il biglietto, che non sono stati trovati, e stava fuggendo perché voleva tirarsi fuori dai disordini. Non ho mai chiesto vendetta, solo giustizia. Ho trovato conforto nella fede, forza negli altri miei due figli, ma è brutto riconoscere che per gente come noi non c’è giustizia. Ed è brutto riconoscere che i morti non sono tutti uguali", le parole della madre di Sergio alla stampa qualche anno fa.

GLI SCONTRI SEGUENTI - Gestione dell’ordine pubblico, servizi di sicurezza, impianto… Alla fine a pagare per i fatti di quella notte sono stati solo otto ultras del Napoli, ritenuti responsabili degli incidenti seguenti alla tragedia e condannati nel 2014 dal tribunale di Avellino a pene da tre a nove anni di reclusione per devastazione e saccheggio.

19 settembre 2017

Fonte: Corriere dello Sport

Fotografia: Filmato Rai (sotto)
 

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