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Vincenzo Claudio Spagnolo 29.01.1995 La Giustizia
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REPERTORIO ARTICOLI STAMPA e WEB PROCESSI

  LE INDAGINI

Interrogato l'amico dell'omicida "Non avevamo progetti assassini"

Un altro complice di Simone: lo ha visto uccidere

"Menzogne, omertà, quanti ostacoli all’inchiesta"

Il giudice: "Dai tifosi poco aiuto"

Il delitto di Marassi una ragazza collabora

L’assassino di Claudio Spagnolo interrogato ieri per cinque ore

Manette all'ideologo degli ultrà "Partecipò alla rissa mortale"

"Noi glielo avevamo detto  È rischioso fare il leader"

Ritorna dal giudice l'ultras rossonero

Marassi, il "chirurgo" nega tutto

"Ho visto accoltellare l'ultrà genoano"

Rissa di Marassi, arrestato un altro tifoso

Genoa - Milan, arresto n. 4

In carcere un altro tifoso

Dubbi sul tifoso arrestato

Per la tragedia di Marassi in manette altri due ultras

Borghetto arrestato un tifoso del Milan

"Scarcerate gli ultras milanisti"

Delitto Spagnolo, nono arresto è ancora un ultrà milanista

In carcere un tifoso milanista

Banda del Barbour, altro tifoso bloccato per la morte di Spagna

Marassi, dietro il delitto c'è la logica del "branco"

Delitto Spagnolo "L’agguato fu preparato"

Genoa-Milan: 34 a giudizio

Delitto di Marassi, inchiesta chiusa

Una lettera del tifoso assassino

IL PRIMO PROCESSO

Prima udienza per il delitto dello stadio

"I veri Colpevoli ? I Capi Ultrà"

"Assassini non vi perdono"

Morte allo stadio, ultrà in tribunale

Per l'omicidio Spagnolo altro giovane sotto accusa

Calcio News: Processo Spagnolo

Delitto Spagnolo sconto di pena con 100 milioni

"Ha ucciso mio figlio, non gli credo"

"Verità sui capotifosi del Milan"

Undici anni all'ultrà assassino

Undici anni per l'omicidio di "Spagna"

La sorella: una morte inutile

Un amico di Barbaglia è assolto

Per gli ultras del Milan c'è uno sconto della pena

Caso Spagnolo Tre condanne

Tragedia al Marassi Giacominelli rischia condanna maggiore

Già fuori del carcere l’ultrà milanista che uccise a Genova

Uccise tifoso scarcerato dopo 15 mesi

"Assassinato la seconda volta"

Barbaglia libero è già un caso

Ha ucciso Spagnolo solo "per fare carriera"

IL SECONDO PROCESSO

Il secondo processo a Barbaglia

Una nuova legge Simone a casa

Delitto allo stadio, un altro rinvio

Inchiesta sul tifoso ucciso

Delitto di Marassi, il giudice rinvia a giudizio il "chirurgo"

Delitto di Marassi, Barbaglia torna in aula

Delitto dell'ultra, ergastolo più vicino

Delitto Spagnolo, il processo è tutto da rifare

"In questo processo c'è un'ombra"

"Spagna", condannati due ultras

Omicidio Spagnolo: domani un patteggio pena

Il "chirurgo" patteggia

Delitto Spagnolo: tre ultrà patteggiano

"Allo stadio come in guerra"

Delitto Spagnolo: atto dimostrativo

Delitto di Marassi, l'ultrà rischia l'ergastolo

Barbaglia rischia l'ergastolo

Barbaglia, nuove accuse

Barbaglia, nuovo processo

Barbaglia non risponde ai giudici

Processo Spagnolo: il 24 febbraio il nuovo atto

Condannati tre ultras

Caso Spagnolo, oggi si riparte

Delitto Spagnolo  È rinviato il processo a Barbaglia

GLI APPELLI

Ricorso respinto per gli incidenti di Genoa-Milan

In aula la violenza degli "ultras"

"Spagnolo arrivò di corsa e si buttò nella mischia"

Processo Spagnolo: "Il coltello era una moda"

Delitto Spagnolo, parlano i tifosi

"È morto tra le mie braccia"

Omicidio Spagnolo: processo in corte d’assise

"Vidi il coltello in mano a Barbaglia"

Delitto Spagnolo, chiesti dieci anni

Parla il legale di Spagnolo  "Barbaglia colpì per uccidere"

Barbaglia: condanna a 16 anni

Uccise un tifoso genoano 16 anni a ultrà del Milan

Omicidio Spagnolo: 16 anni a Barbaglia

Uccise tifoso genoano condannato a 16 anni

Caso Barbaglia: le motivazioni della sentenza

Una pena maggiore per Barbaglia

Condanna più severa per Barbaglia

Omicidio Spagnolo: condannato Barbaglia

14 anni per l'omicidio Spagnolo

Delitto Spagnolo, la cassazione conferma: ancora nove anni

Violenza stadi: condannato a 14 anni omicida tifoso genoa

La famiglia di Spagnolo risarcita con 264 mila euro

La sentenza

Effetto indulto, libero l’assassino di Spagnolo

Indulto, libero l’assassino di "Spagna"

Chi uccise Spagnolo è già fuori

Cinque ore davanti al giudice, gli ultrà a Genova: "Basta con la violenza"

Interrogato l'amico dell'omicida

"Non avevamo progetti assassini"

di Attilio Lugli

GENOVA NOSTRO SERVIZIO - Si è messo a piangere quando si è seduto di fronte al magistrato Christian Corsin, 19 anni, l'amico dell'omicida di Marassi, interrogato ieri mattina e pomeriggio dal sostituto Massimo Terrile perché indagato di rissa e favoreggiamento. Il giovane tifoso milanista aveva scambiato il suo "Barbour" con quello di Simone Barbaglia, mentre si trovavano nella gradinata sud di Marassi e dopo che avevano appreso della morte di Vincenzo Spagnolo. Da qui l'accusa di favoreggiamento. Ma, quel che più conta per l'inchiesta, l'ultrà milanista ha vissuto attimo per attimo i drammatici momenti della rissa e dell'accoltellamento. Assistito dall'avvocato Giuseppe Sciacchitano, Christian Corsin ha parlato per più di cinque ore con il magistrato che sta indagando sull'omicidio. Poiché non è stata sufficiente la mattinata l'interrogatorio è, poi, ripreso nel pomeriggio. Massimo Terrile ha voluto sapere quando e come è nato il "gruppo del Barbour" a cui appartengono sia Christian che Simone Barbaglia. Il giovane tifoso, visibilmente teso, ha risposto a tutte le domande cercando di dimostrare che né lui né i suoi amici erano arrivati a Genova con intenzioni cattive. "Le dichiarazioni di Corsin - sostiene l'avvocato Sciacchitano - collimano sostanzialmente con quelle di Simone Barbaglia". Ma il sostituto Terrile non è poi così convinto perché dice: "Che ci siano dei differenti particolari nei racconti dei ragazzi è inevitabile. Basta che uno o l'altro sia stato più o meno vicino al punto in cui è stato ammazzato Vincenzo perché la spiegazione di quanto è successo assuma differenti versioni". Il magistrato è stato però oltremodo cauto nel concedere ai cronisti ulteriori particolari sull'omicidio perché nessuno possa precostituirsi il quadro entro cui si sono mossi i tifosi genoani e milanisti. Terrile deve infatti ancora interrogare, nei prossimi giorni, almeno una dozzina di giovani ultrà rossoneri che sono stati indagati per rissa e alcuni per favoreggiamento. Una cosa, però, ha voluto dire il magistrato. Ha smentito una notizia apparsa ieri sui giornali e che riferiva di una sorta di rito di "iniziazione" per Simone Barbaglia l'essere arrivato a Genova con in tasca il coltello. "Sono state interpretate male le mie parole ha affermato Terrile - quando alcuni giorni fa ho detto che se Barbaglia si era fatto imprestare il coltello per quella trasferta significava solo che non era abituato ad andare in giro armato". Ieri mattina il padre di Vincenzo Spagnolo, Cosimo, insieme alla zia del ragazzo ucciso, Luisa, è rimasto a lungo nel corridoio della procura al nono piano di palazzo di giustizia in attesa di potere parlare con il sostituto Terrile. Il motivo dell'attesa che si è protratta per quasi due ore era di ringraziare il magistrato per il lavoro che sta facendo. È un immenso dolore quello che pesa su Cosimo Spagnolo. Ma è un uomo che ha una grande forza d'animo perché trova ugualmente il modo per dire parole che suonano di conforto per tutti. "La morte di mio figlio - dice - ha riavvicinato i genovesi, non solo i tifosi di Genoa e Samp, mai così uniti come in questo momento, ma tutti". Aggiunge ancora Spagnolo: "Ho negli occhi l'immagine di un giovane tifoso sampdoriano che, al rosario per Vincenzo, dopo essere stato in un angolo per mezzora, si è avvicinato al mio ragazzo e ha deposto su di lui la sciarpa blucerchiata con il pugno chiuso levato in alto. Una scena commovente". Per cercare di dire no alla violenza domenica scorsa sono giunti a Genova da tutt'Italia almeno 400 "capi" delle tifoserie. Si sono riuniti nella sala Garibaldi e alla fine hanno redatto un documento in cui hanno gridato il loro "basta lame, basta infami" contro chi si comporta vilmente allo stadio "ignorando il male fatto". È stata la prima volta che i capi degli ultrà si sono incontrati per decidere una strategia comune che non sacrifichi vite umane al Moloch del calcio.

7 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Un altro complice di Simone: lo ha visto uccidere

GENOVA - Nove ore di interrogatorio per Christian Corsin, diciannove anni e una denuncia per favoreggiamento e rissa aggravata. È stato lui a scambiare con Simone Barbaglia, all’interno dello stadio, il proprio Barbour ed un cappellino verde, per rendere più difficile il compito dei carabinieri. Ma soprattutto, Christian è uno dei testimoni oculari del delitto. Inizia e finisce in lacrime, il suo confronto con il sostituto procuratore Massimo Terrile. Corsin, look da bravo ragazzo, giacca di montone e occhiale scuro, giura di non essere un ultrà, assicura di non essersi presentato al Ferraris armato, ricorda che "Simone ha seguito il primo tempo con lo sguardo fisso nel vuoto, come in trance", conferma la tesi difensiva di Barbaglia che ha sempre sostenuto che fosse stato Vincenzo Spagnolo a piombare sull’amico. Una versione che non sembra convincere il giudice che, nei prossimi giorni interrogherà una ventina di altri giovani milanesi. Secondo la ricostruzione giudicata più attendibile, Simone ha affrontato il suo avversario mostrando il coltello, nel palmo della mano destra. Spagnolo ha cercato, con un calcio, di disarmarlo. Ma ha perso l’equilibrio e, mentre si stava rialzando, è stato colpito. Poco dopo, all’interno della "gabbia" che ospita i tifosi del Milan, qualcuno ha organizzato, inutilmente ma con tempestività sospetta, un piano di salvataggio di Barbaglia. E ieri, otto giorni dopo la domenica di follia, lo stadio di Marassi ha fatto riapparire l’ennesimo ricordo della battaglia. Dalla tribuna adiacente alla gabbia è sbucato l’ennesimo coltello. Misura sette centimetri ed ha la lama arrugginita. È stato abbandonato dagli ultrà rossoneri. A ritrovarlo sono stati i soci della cooperativa "Genova Insieme", formata da giovani tifosi di Genoa e Samp a cui l’amministrazione comunale ha concesso l’appalto della pulizia del Ferraris. Ancora dubbi intanto sul futuro dell’impianto. Domani il Ministero degli Interni deciderà se approvare o respingere il progetto di recinzione a cui è vincolata la concessione dell’agibilità dello stadio. (a. p.)

7 febbraio 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

"Menzogne, omertà, quanti ostacoli all’inchiesta"

di Massimo Calandri e Vincenzo Curia

GENOVA - Pazzi, violenti e bugiardi: Massimo Terrile, il magistrato genovese che indaga sull’omicidio del tifoso genovese Vincenzo Spagnolo, ad oltre una settimana dal delitto se la prende con gli ultrà del Genoa, "che hanno partecipato in massa ai funerali dell’amico, ma continuano a rifiutarsi di raccontare tutta la verità sullo scontro mortale dell’altra domenica". Un atto d’accusa clamoroso, quello del giudice, che non risparmia Genova ed i suoi abitanti: "Nemmeno da parte della città c’è stato il contributo che mi aspettavo. Secondo alcuni genoani Simone Barbaglia, l’assassino, si muoveva come se fosse stato un folle in mezzo a persone normali. Io invece sono assolutamente sicuro che abbia agito come un pazzo in mezzo a molti altri pazzi". Chi ha collaborato con gli inquirenti ? Solo i tifosi milanisti: "Per lo meno quelli hanno riferito circostanze interessanti, utili. D'accordo che li avevamo identificati, d'accordo che non potevano certo nascondersi dietro un dito: ma sono stati spontanei, e le loro dichiarazioni tutto sommato mi sembrano verosimili. Non difendono all’esasperazione l’omicida, non mi sembra si siano messi d’accordo tra di loro: tutto il contrario dei genoani, che o non aprono bocca o lo fanno solo per mentire". Uno sfogo durissimo, dopo che Massimo Terrile è rimasto per quasi due ore chiuso nel suo ufficio insieme al papà ed alla zia di Vincenzo Spagnolo: nemmeno a loro il giudice ha nascosto le difficoltà nella gestione dell’indagine, e la sorpresa nel trovarsi di fronte ad un "muro di gomma". Il pubblico ministero non perde quasi mai la calma: ma questa volta si sente preso in giro e accusa pesantemente gli ultrà genoani, "che hanno fatto di tutto per scagliarsi contro l’assassino, spero senza rendersi conto di aver creato attorno alla vicenda un clima di agghiacciante violenza". C’è davvero qualcosa che non va, in questi ragazzi: "D’altra parte non dovrei sorprendermi più di tanto, per questo atteggiamento: è sufficiente pensare a quello che hanno detto e fatto quella maledetta domenica, ed il giorno dei funerali". L’accusa nei confronti di Simone Barbaglia resta quella di omicidio volontario, l’ipotesi della legittima difesa si allontana sempre di più: ieri il giudice ha interrogato Christian Corsin, il ragazzo che scambiò il "Barbour" con l’assassino e che "sembra più credibile dell’amico in galera". Corsin non avrebbe dovuto partecipare alla trasferta di Genova: era stato convinto all’ultimo, proprio da Barbaglia. Intanto ieri mattina la polizia ha sequestrato spranghe e bastoni all’interno del "gazebo", la struttura adiacente lo stadio "Luigi Ferraris" a due passi dalla quale è stato ucciso Vincenzo Spagnolo: le armi con ogni probabilità erano state abbandonate la scorsa settimana, al termine degli scontri con le forze dell’ordine. Poco distante sono stati addirittura recuperati un arco ed una freccia.

8 febbraio 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

I familiari della giovane vittima sono stati ricevuti ieri a Palazzo di giustizia

Il giudice: "Dai tifosi poco aiuto"

di Damiano Basso

Per il sostituto Terrile, che indaga sull'uccisione di Vincenzo Spagnolo, le testimonianze raccolte finora sono vaghe e di nessun aiuto. "I milanisti danno versioni contrastanti alcune danneggiano l'imputato".

GENOVA NOSTRO SERVIZIO - Ieri mattina il papà, Cosimo, e la zia, Laura, di Vincenzo Spagnolo hanno incontrato a palazzo di giustizia il sostituto procuratore Massimo Terrile. Il colloquio si è protratto per quasi un'ora e mezzo e ha provato Cosimo Spagnolo che, all'uscita dell'ufficio del magistrato, è apparso quasi sofferente: "Non ho niente da dire - ha commentato l'uomo - sono demoralizzato". Terrile gli ha spiegato come purtroppo non trovi nessuna collaborazione da parte della tifoseria genoana. "I parenti di Vincenzo Spagnolo - ha detto dopo il magistrato - volevano alcune informazioni processuali e poi ho spiegato loro i meccanismi della costituzione di parte civile. Ho quindi aggiunto che la tifoseria genoana e la città non mi stanno fornendo un grande aiuto per svolgere le indagini". Continua Terrile: "Sarebbe opportuno che, oltre a piangere al funerale, qualcuno si presentasse davanti a me per raccontare cosa ha visto, dal momento che a noi risultano più di una decina i tifosi rossoblù ad aver assistito all'accoltellamento. Per adesso, invece, ho raccolto solo poche testimonianze da fonte genoana, insignificanti e probabilmente false. Si parla di Barbaglia come di un pazzo in un contesto di normalità, invece Barbaglia è un pazzo in mezzo ad altri pazzi". Il magistrato nei prossimi giorni continuerà gli interrogatori: "Devo dire che da parte milanista le versioni dei fatti non coincidono, ma sarebbe preoccupante se affermassi il contrario. Sono comunque testimonianze sincere, non c'è insomma nessun tentativo esasperato di difendere la posizione di Barbaglia, anzi alcuni tifosi rossoneri hanno detto cose che lo danneggiano". Simone Barbaglia, per adesso, resta in carcere con l'imputazione di omicidio volontario. "Se Barbaglia avesse raccontato le cose come effettivamente si sono svolte, non si troverebbe ancora in carcere. Per me la sua versione dei fatti non è credibile - ha continuato Terrile - il prossimo momento importante si avrà quando verrà rinviato a giudizio. Il panorama delle possibili imputazioni è vasto: si va dalla legittima difesa, che è un non reato, all'omicidio volontario e in mezzo non c'è solo l'eccesso colposo di legittima difesa". Nella giornata di oggi dovrebbe intanto arrivare da Roma in Comune l'approvazione del progetto di recinzione del "Ferraris". Il progetto, preparato dall'Ufficio di Edilizia pubblica dello stesso Comune di Genova, non era molto chiaro, tanto è vero che i componenti del Cis (la Commissione impianti sportivi) hanno richiesto qualche chiarimento. La recinzione (le reti sono alte 2 metri e mezzo e sono state testate per sopportare una pressione di 80 chili per metro quadro) sarà costituita da alcune strutture fisse e soprattutto da alcune parti mobili che verranno montate solamente di domenica, prima dell'inizio della partita. Il sindaco Adriano Sansa, comunque, non firmerà la deroga di agibilità provvisoria del "Ferraris" senza avere ricevuto da Roma l'approvazione di questo progetto, che comunque pare scontata. Non dovrebbe quindi correre eccessivi rischi la disputa di Sampdoria-Reggiana, in programma la prossima domenica. Samp e Genoa, intanto, hanno ripreso la preparazione ieri pomeriggio. In casa rossoblù si cerca di ritrovare la necessaria concentrazione per affrontare la difficile trasferta di Firenze, ma soprattutto tutti i giocatori hanno una grande certezza: il recupero di Genoa-Milan si dovrà giocare a Marassi.

8 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI  

Dopo l'appello del sostituto procuratore Terrile che sta indagando sugli scontri allo stadio

Il delitto di Marassi una ragazza collabora

Continuano gli interrogatori dei milanisti indagati per rissa

GENOVA - Massimo Terrile, il sostituto procuratore della Repubblica che sta indagando sull'omicidio dello stadio due giorni fa ha detto ai cronisti d'essere molto amareggiato perché la tifoseria rossoblù "non è stata fino a questo momento collaborativa." La sua "reprimenda" rilanciata dai giornali e dalle radiotelevisioni ha avuto subito degli effetti positivi. Ieri mattina, mentre Terrile stava prendendo un caffè in un bar nei pressi di palazzo di giustizia, è stato riconosciuto da una tifosa genoana, (una donna sui quarant’anni) che gli ha detto di essere disposta a testimoniare sui tragici fatti che hanno portato alla morte di Vincenzo Spagnolo. Il sostituto procuratore, soddisfatto che qualcuno della tifoseria genoana desse un fattivo contributo all'inchiesta, ha indirizzato l'interlocutrice in questura dove potrà rendere la sua testimonianza. Continuano intanto gli interrogatori dei tifosi milanisti indagati per rissa. Ieri pomeriggio ne sono stati ascoltati tre. I loro racconti non si discostano molto l'uno dall'altro. Antonio Pace, 20 anni, assistito dall'avvocato Enzo Farolfi, è stato interrogato dal sostituto procuratore Mario Tuttobene che sta dando una mano al suo collega Terrile, impegnato su più fronti d'inchiesta. Pace ha detto, come d'altronde gli altri indagati, di essere capitato per caso in mezzo alla rissa. Era arrivato a Genova insieme a un gruppo di un centinaio di tifosi milanisti. Con gli altri si è trovato senza volerlo di fronte a 300-400 genoani che, a suo dire, hanno iniziato a inseguirli subito dopo che erano sbucati da via Canevari. Pace è scappato e ha trovato rifugio all'interno della gradinata sud. È lì che è venuto a sapere dell'accoltellamento e poi della morte di "Spagna". Altri particolari si sono appresi sull'interrogatorio di Christian Corsin, 19 anni, indagato di rissa e favoreggiamento perché aveva scambiato il suo giaccone "Barbour" con quello dell'omicida Simone Barbaglia subito dopo l'annuncio della morte di Spagnolo. Pare che Christian abbia raccontato al sostituto Terrile di avere visto Spagnolo che cercava di disarmare con un calcio Barbaglia. Perse, però, l'equilibrio e si sbilanciò proprio nel momento in cui l'omicida allungava il braccio con il coltello. Diversa è stata la versione fornita dal tifoso milanista. Nell'interrogatorio ha detto che estrasse il coltello di tasca senza intenzione di usarlo pensando che gli "avversari" a quella vista si sarebbero fermati. Mentre lo impugnava retrocedeva lentamente tenendolo, a suo dire, ben visibile con la lama rivolta verso la parte superiore del pugno. "Siccome nessuno di loro era armato - ha aggiunto Simone mi sembrò incredibile che continuassero a correre verso di noi. Contro di me si scagliò il ragazzo che rimase poi ferito. Mi balzò addosso con un pugno rivolto verso l'alto nel tentativo di colpirmi. Io protesi le mani per difendermi e il ragazzo finì contro il mio coltello". (a. l.)

9 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Simone Barbaglia davanti al giudice Terrile: parla Savi, l'avvocato difensore

L’assassino di Claudio Spagnolo interrogato ieri per cinque ore

di Damiano Basso

CHIAVARI - Ieri pomeriggio il sostituto procuratore Massimo Terrile è andato nel carcere di Chiavari per interrogare Simone Barbaglia, il tifoso milanista che il 29 gennaio aveva accoltellato a morte Vincenzo "Claudio" Spagnolo. È la seconda volta che Terrile incontra Barbaglia, e praticamente questo nuovo colloquio è nato dalla necessità di confrontare la deposizione resa dallo stesso Barbaglia con le testimonianze degli altri tifosi del Milan raccolte nei giorni scorsi. Terrile è entrato nel carcere di Chiavari alle 14.50, al volante della sua auto, e ne è uscito cinque ore dopo. La visita a Chiavari del magistrato si è dunque resa necessaria per chiarire qualche dubbio sorto nella versione dei fatti sostenuta da Barbaglia. Lo stesso Terrile, infatti, pochi giorni fa aveva dichiarato: "Nell'ambiente milanista non c'è esasperazione nel difendere Barbaglia. Anzi, alcune testimonianze di sostenitori rossoneri danneggiano la posizione dell'imputato". In particolare, il punto chiave dell'inchiesta, quello da cui dipende la tesi della legittima difesa sostenuta da Stefano Savi, l'avvocato di Barbaglia presente ieri all'interrogatorio, risiede nella volontarietà della coltellata mortale. L'omicida continua ad affermare che Spagnolo si sarebbe gettato contro di lui, finendo così con il corpo proprio sulla lama del coltello. Altri, invece, avrebbe fornito una diversa dinamica dello scontro: Spagnolo avrebbe inutilmente tentato di disarmare il rivale con un calcio, perdendo però l'equilibrio, e il tifoso milanista avrebbe approfittato di quest'attimo di difficoltà per colpirlo. Da questo particolare di fondamentale importanza, cioè la volontarietà o meno di vibrare il colpo mortale, dipende il capo d'accusa col quale Terrile rinvierà a giudizio l'imputato. All'uscita Terrile ha preferito evitare ogni contatto con la stampa, mentre l'avvocato Savi si è fermato per raccontare qualche particolare del colloquio: "In quelle 5 ore - ha detto il legale di Barbaglia - sono stati ripercorsi tutti gli avvenimenti di quella domenica. Sostanzialmente non ci sono variazioni né nell'ipotesi dell'accusa, né nelle nostre tesi. E Simone ha ribadito che nessuno gli ha messo il coltello in mano, che non c'è nessun "mandante": si è trovato al centro di una situazione che lui stesso si è creato. Con Terrile ha ricordato i meccanismi del tragitto dalla stazione allo stadio, e il giudice gli ha anche mostrato una planimetria". Ancora Savi: "Non è vera la storia del calcio sferrato da Spagnolo. In realtà, Barbaglia si è trovato a fronteggiare la vittima mostrandogli il coltello pensando che il tifoso genoano si sarebbe fermato. E invece si è trovato davanti uno più grosso di lui, che non aveva paura. Tra l'altro il magistrato ha ancora chiesto a Barbaglia ulteriori precisazioni sull'ambiente frequentato dai tifosi del Milan, su come nasce quell'istinto di mettersi in mostra e di sentirsi più "duri". Il mio cliente resta in isolamento, non sta bene, assume medicinali, sopporta una situazione psicologica pesante. Può avere giornali e tv, i genitori lo vanno a trovare una volta alla settimana".

17 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Genova, commercialista di 31 anni detto "il chirurgo", capo di un gruppo di milanisti

Manette all'ideologo degli ultrà

"Partecipò alla rissa mortale"

di Attilio Lugli

GENOVA NOSTRO SERVIZIO - "Il chirurgo" è un tifoso milanista, con la mania dei coltelli e la grinta giusta per diventare il leader carismatico delle Brigate rossonere. L'hanno arrestato ieri mattina a casa sua, in via Monti a Milano, per la rissa del 29 gennaio in cui è morto con un fendente al cuore il supporter genoano Vincenzo Spagnolo. Si chiama Carlo Giacominelli, 31 anni, ottima famiglia, una laurea in economia. Di professione fa il commercialista. Ma alla domenica dicono che diventa un duro, uno che ci sa fare a governare i sentimenti della tifoseria più calda. Tanto è vero che l'estate scorsa quando nelle Brigate rossonere è avvenuta una scissione tra "destra" e "sinistra", Giacominelli è diventato il leader della frangia opposta ai simpatizzanti "leoncavallini". Carlo ha la faccia da bravo ragazzo, di uno che a vederlo lo vorresti magari per genero. Invece il sostituto procuratore della Repubblica Massimo Terrile che ha ottenuto il suo arresto ha parole molto dure nei suoi confronti. Dice ai cronisti che l'ordine di custodia cautelare è stato emesso perché Giacominelli è "un individuo socialmente pericoloso" e perché ha tentato di inquinare le prove che lo riguardavano. E il magistrato lancia anche un avvertimento a tutti quegli ultrà milanisti che risultassero direttamente implicati negli scontri di Genova. "La procura è determinata a richiedere gli ordini di custodia cautelare via via che Digos e carabinieri procederanno alle identificazioni". Sia per Giacominelli che per i futuri "catturandi" il reato è la rissa aggravata. "Aggravata dall'omicidio - spiega ancora il magistrato - e dal fatto che a nostro giudizio chi vi ha partecipato ha creato consapevolmente una situazione di forte pericolosità e di eventi lesivi". Il leader delle Brigate rossonere era arrivato a Genova armato di coltello, come Simone Barbaglia, l'omicida di Spagnolo. Ma il giovedì precedente Giacominelli, considerato negli ambienti del tifo milanista "l'ideologo", avrebbe radunato in un bar una cinquantina di aderenti al suo movimento per accordarsi sulla trasferta. All'incontro erano presenti anche Barbaglia e l'amico Christian Corsin (indagato a piede libero per favoreggiamento e concorso in rissa aggravata). C'è stata una strategia comune, uno studio a tavolino delle mosse che avrebbero condotto agli scontri con i genoani ? A queste domande il magistrato non risponde. Afferma che è ancora troppo presto per dire se si è trattato di un vero agguato. Gli agenti della Digos di Milano e i carabinieri genovesi che coadiuvano il magistrato nelle indagini sono più propensi a fornire questa spiegazione. Il procuratore pone, invece, l'accento soprattutto sui fatti: la rissa aggravata, i coltelli, l'omicidio. Ma, poi, si lascia anche scappare che "Simone Barbaglia non è l'unico responsabile morale di quello che è accaduto". Durante l'interrogatorio Giacominelli ha negato ogni addebito: "Al momento degli scontri davanti allo stadio di Marassi ho tentato di fare da paciere tra i due gruppi, genoani e milanisti, che stavano insultandosi. Poi mi sono defilato e al momento dell'uccisione del genoano ero lontano". Giacominelli inoltre avrebbe detto di non aver avuto con sé alcun tipo di arma e, pur ammettendo di essere un capo della tifoseria, ha negato di aver scisso le "Brigate" per ragioni politiche.

23 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

"Noi glielo avevamo detto

È rischioso fare il leader"

di Pino Corrias

MILANO - Sono in due, rilassati: "Allora vuoi sapere di Carlo Giacominelli ? E perché mai ? Ah, lo hanno arrestato... Per la storia del Barbour ? Regolare. Perché poi di uno come Carlo Giacominelli in effetti non c'è niente da dire. Lo vedi e te lo dimentichi, una faccia così, discorsi che non stanno in piedi... Uno da due lire". Il posto per lasciarsi incontrare lo hanno deciso loro. E anche i nomi: "Diciamo che io mi chiamo Corrado e lui Gustavo". Benissimo: Corrado ha una giubba di pelle e tre orecchini. Gustavo, gli occhiali e la coda. Una bella fatica per trovarli. Dico scovare nella grande babele del mondo Ultras un paio di ragazzi che di questo Giacominelli, 31 anni, apprendista commercialista, sappiano un po' di più di quel che già recita la sua fedina penale. Che è comunque cospicua: rissa, percosse, porto abusivo d'arma da fuoco, resistenza. Tutta roba sanata con "cinque anni di buona condotta". Uno con lo stadio in testa e la curva nel cuore. Uno che adesso è nei guai fino al collo. "Per cosa poi ? Per una partita di pallone...". No, per un morto ammazzato. "Chiaro". I due ci tengono a precisare che "di quello non siamo né amici, né nemici, almeno fino a oggi. Lo conosciamo per gli anni di stadio. Ha fatto il suo gruppo uscendo dalla Brigate e si è circondato di ragazzini. I ragazzini in curva sono pericolosi, perché si infiammano, fanno le cazzate, poi si mettono a frignare e se capita che gli sbirri li acchiappano, raccontano dei romanzi interi, con tutti i capitoli che piacciono agli sbirri... "Per fortuna non eravamo a Genova, ma metto la mano sul fuoco che tutto è accaduto per caso e per sfiga, anzi rogna nera, e che non c'era nessun piano preordinato... A Giacominelli noi l'avevamo detto: se esci dai gruppi organizzati, se ti vuoi fare una banda tutta per te, stai attento, perché i ragazzini non li governi. Adesso è successo: regolare". A Corrado e Gustavo porto i 3 lanci di agenzia "Genoa-Milan, altro arresto". Leggono: "E' stato arrestato con l'accusa di rissa aggravata, pena che prevede da 2 a 6 anni di carcere. Il giovane conosciuto negli ambienti degli Ultras rossoneri come il "chirurgo", forse per la sua abitudine di andare armato alle partite di calcio...". "Ma non diciamo cazzate ! Il "chirurgo" ? Questa ve la siete inventata voi giornalisti. Mai sentita sta roba del "chirurgo", lui era Carlo e basta e con i suoi precedenti escludo si facesse trovare in giro con delle armi addosso. Allo stadio poi, dove ti palpano da cima a fondo. Comunque...". Comunque cominciamo dall'inizio. "Allora lui è uno che sta bene di famiglia, ben vestito, ben mangiato...". Di destra ? "Per esserlo lo è, come no, anche se in curva i discorsi politici non si fanno da un mucchio di tempo, sei lì per il Milan, punto e basta, canti, tieni alti i tuoi striscioni, cerchi di non farti coinvolgere nei casini, o almeno di governarli...". Lui era nelle Brigate Rossonere. "Sì, ma solo fino all'inizio di questo campionato". E se n'è andato per ragioni politiche ? "Neanche per idea. Se n'è andato perché si era montato che voleva un gruppo suo, non gli stava più bene il posto che gli era assegnato allo stadio, voleva il suo striscione. Era uno che rompeva". Dicono che questo Giacominelli non sopportava di condividere lo stadio con i ragazzi dei centri sociali, e tantomeno con quelli della Lega... "Balle. Quelli delle Brigate sono almeno 7 mila ragazzi e dentro c'è di tutto, tranne la politica. La verità è che si era montato. Alla prima partita di campionato Milan-Cagliari è arrivato con i volantini per dire a tutti che lui aveva fondato le Brigate Due, e distribuiva questi volantini... Una roba mica normale... Gli avevo detto: guarda che se vuoi diventare famoso, poi finirai per pentirtene". E perché ? "Perché, poi, al minimo casino i ragazzini che ti stanno dietro diranno agli sbirri: il capo è quello là. A noi due o a qualche nostro amico capita di venire salutato allo stadio, e fin qui va bene... Ma se trovi la ghenga di quartiere che arriva e ti dice: dai facciamo questo e quello, ho i sassi, insomma fanno i saputi e vengono da te a mettersi a disposizione perché ti ammirano, io allora gli allungo un paio di sberle: ma chi ti conosce ?". "Insomma questo Giacominelli voleva fare il capo e non si è accorto che si tirava dietro solo dei minorati". Tipo Simone Barbaglia, l'accoltellatore ? "Eh, tutta roba così, 17-18 anni, fighettini con il Barbour...". È vero che faceva le riunioni al bar II Sorriso ? "Non è che fossero delle gran riunioni... Si organizzavano per le trasferte, l'appuntamento, i biglietti". Simone Barbaglia ha confessato di essersi fatto prestare un coltello il venerdì perché "voleva andare a tagliare un genoano". "Guarda di sicuro alla riunione non hanno parlato di quello, perché il Carlo sarà stato un montato ma non era un pazzo. A Verona, quattro o cinque anni fa la polizia accertò che una certa rissa era stata studiata il giorno prima nella sede del Club e li hanno condannati tutti per associazione per delinquere. Da allora se uno non è proprio stupido non parla in pubblico di cose illegali, al massimo lo fa con pochi amici fidati". Succede ancora ? "Santo dio, spero di no... Adesso tutti si sono dati una calmata, anche perché tutti noi ultras ci siamo resi conto che erano saltate le regole". Quali regole ? "Il codice della violenza, il fatto che puoi anche scontrarti con un gruppo avverso, ma lo fai senza voler ammazzare nessuno. Le regole sono saltate anche perché gli stadi sono super blindati, le tifoserie si sfiorano appena, hai sempre una caterva di poliziotti davanti e la sfida si accumula, te le prometti mille volte e quando capita, allora la rissa diventa durissima. E diventa durissima la reazione degli sbirri. Ho visto a Bergamo la Celere che picchiava a sangue... Perciò la maledetta volta che anziché sfiorarsi due gruppi si incrociano davvero, c'è lo scoppio incontrollato". È andata così a Genova ? "Sì. Non c'erano piani, né niente. È andata che un ragazzino si è trovato un coltello in mano. E non c'era nessuno del suo Club che abbia avuto l'intelligenza di piantargli una sberla in faccia e di disarmarlo". Avrebbe dovuto farlo Carlo ? "Ma no. Quello è uno da due lire".

23 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

La doppia vita del capo dei tifosi milanisti e aspirante commercialista in uno studio della città

Ritorna dal giudice l'ultras rossonero

Carlo Giacominelli nega tutto: "Volevo sedare quella rissa"

GENOVA - Carlo Giacominelli, il trentunenne leader della frazione di "destra" delle Brigate rossonere, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Vincenzo Spagnolo, dovrebbe comparire stamane davanti al giudice delle indagini preliminari Giorgio Ricci, che ha spiccato nei suoi confronti l'ordine di custodia cautelare. L'interrogatorio da parte del gip - che potrebbe slittare per esigenze giudiziarie a domani mattina - servirà per una messa a punto dell'ingente mole di botta e risposta scaturite martedì scorso dal faccia a faccia con il sostituto procuratore della Repubblica Massimo Terrile. Secondo le contestazioni dell'accusa, il giovane commercialista avrebbe organizzato la trasferta del suo gruppo con il preciso intento di cercare lo scontro con i tifosi genoani e avrebbe partecipato, direttamente e armato di coltello, alla rissa culminata nell'accoltellamento di Spagnolo. È prevedibile che Giacominelli risponda di nuovo negando le proprie responsabilità come già ha fatto con il pm Terrile. Ripeterà che aveva organizzato quella trasferta in maniera del tutto regolare, da buon tifoso deciso solo a sostenere la squadra del cuore. Negherà di essere arrivato a Genova armato di coltello. Spiegherà che quando i milanisti e i genoani sono venuti alle mani, invece che partecipare alla rissa, lui ha cercato di sedarla. E giurerà che quando è volata la coltellata mortale al cuore di Spagnolo lui era ben lontano dai duellanti. Da Milano rimbalzano dettagli sulla "doppia vita" di Giacominelli, ragazzo-bene e praticante commercialista in orario di lavoro, di sera e nei weekend capo carismatico di una frangia particolarmente scatenata del tifo rossonero. A cominciare dal 1983, quando Giacominelli poco più che maggiorenne era incappato nella prima seria disavventura giudiziaria, facendosi arrestare durante gli scontri seguiti alla partita Perugia-Milan. Dopo quella bravata i genitori avevano deciso di allontanarlo dalle tentazioni trasferendolo a casa di una zia residente a Mantova. In quella città, al liceo "Virgilio" il ragazzo aveva completato le superiori. Ma l'anno dopo Giacominelli era rimasto implicato in una brutta storia maturata a San Babila: un suo amico aveva ferito un coetaneo a colpi di pistola e lui era stato accusato di avere fornito l'arma. (a. l.)

24 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

"Conoscevo Barbaglia solo di vista, al bar Bovisa ero andato a vendere biglietti"

Marassi, il "chirurgo" nega tutto

Interrogato il secondo tifoso arrestato a Milano

GENOVA - Si ridimensiona il ruolo ricoperto da Carlo Giacominelli, 31 anni, milanese, soprannominato "il chirurgo" nell'episodio dell'aggressione ad un gruppo di tifosi genoani che ha portato alla morte di Vincenzo Spagnolo ? Secondo la testimonianza resa ieri mattina dall'indagato davanti al gip Giorgio Ricci, non sarebbe stato lui a fornire l'arma del delitto, un coltello. "No, non avevo il coltello quella domenica - si è difeso accoratamente Carlo Giacominelli - e dal resto non sono certo il ragazzino di 18 anni che andava alla partita con il coltello. Io ho trent'anni e vado allo stadio solo per fare il tifo per la mia squadra". Una difesa che, se il magistrato riterrà valida, allontanerebbe da Giacominelli il tremendo sospetto che sia stato lui in qualche misura a istigare lo scontro tra le opposte tifoserie in cui ha perso la vita un ragazzo di 24 anni, Vincenzo Spagnolo, una vita breve in cui hanno trovato spazio la fede rossoblù e un impegno sociale insieme agli altri ragazzi del Centro Zapata. Una vicenda dolorosa, che dopo le colonne di cronaca, ora riempie le stanze dei magistrati a capo dell'inchiesta. Il sostituto procuratore Massimo Terrile aveva già interrogato nei giorni scorsi per sei ore consecutive il "capo" della Brigata due, nata dalla scissione con la Brigata Rossonera. In carcere, con l'accusa di omicidio volontario, è finito Simone Barbaglia, 19 anni, milanese. Resta da chiarire il ruolo di Giacominelli, che ieri è stato a lungo sentito nelle guardine di Palazzo di Giustizia dal gip Ricci. "Come ogni giovedì sono andato nella pizzeria "Al sorriso" della Bovisa non per organizzare una spedizione a Genova, ma solo per vendere i biglietti. Ricordo di averne dato uno anche a Simone Barbaglia, che conoscevo solo di vista. Martedì è già fissato un nuovo incontro davanti al pm Terrile. (p. e.)

26 febbraio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Claudio Giacominelli, arrestato per la rissa di Marassi, ha ammesso di aver assistito agli scontri

"Ho visto accoltellare l'ultrà genoano"

Interrogato ieri il leader delle "brigate rossonere"

di Attilio Lugli

GENOVA NOSTRO SERVIZIO - "Ho visto quando Simone Barbaglia ha accoltellato quel tifoso genoano. Credevo però che anche l'altro fosse armato, perché si è avvicinato senza timore. Ho capito subito che la coltellata poteva essere mortale, e allora sono scappato". È questa la drammatica testimonianza resa dal leader carismatico delle Brigate rossonere Carlo Giacominelli, 31 anni, arrestato il 22 febbraio scorso per la rissa aggravata in cui era stato ucciso con un fendente al cuore il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. Ieri Giacominelli è stato nuovamente interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica Massimo Terrile. L'ultrà, una laurea in economia, commercialista, già nel primo interrogatorio subito dopo l'arresto, aveva detto di essere completamente estraneo alla zuffa mortale. Durante il lungo interrogatorio di ieri, durato oltre 5 ore, ha aggiunto, alcuni particolari agghiaccianti. Dopo aver assistito all'aggressione mortale, era entrato nello stadio. Qui, alcuni ultras gli avevano indicato Simone Barbaglia. "Mi sono avvicinato a quel ragazzo e gli ho detto qualche parola di circostanza, per rincuorarlo" ha detto al giudice Terrile. Secondo l'accusa il leader delle Brigate rossonere era arrivato a Genova, per assistere alla partita fra il Milan e il Genoa, armato di coltello. Il giovedì precedente Giacominelli, considerato negli ambienti del tifo milanista come l'"ideologo" avrebbe radunato in una pizzeria una cinquantina di aderenti al suo movimento per accordarsi sulla trasferta. All'incontro erano presenti anche Barbaglia e l'amico Christian Corsin (indagato a piede libero per favoreggiamento e rissa aggravata). C'è stata una strategia comune, uno studio a tavolino delle mosse che avrebbero condotto agli scontri con i genoani ? A queste domande il magistrato non risponde. Afferma che è presto per dire se si è trattato di un vero agguato. Intanto ieri si è svolta nella chiesa di San Teodoro la messa di trigesimo officiata dal parroco Don Antonio per la morte di Vincenzo Spagnolo. Alla cerimonia hanno partecipato un centinaio di persone fra parenti e amici del tifoso assassinato.

1 marzo 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Interrogatorio per Simone Barbaglia: "Ho visto il mio capo con il coltello in mano, non potevo scappare"

Rissa di Marassi, arrestato un altro tifoso

In manette un ultras rossonero: picchiò un sostenitore del Genoa

GENOVA - Ancora un tifoso milanista arrestato per la zuffa mortale davanti allo stadio di Marassi del 29 gennaio scorso in cui fu ucciso il supporter genoano Vincenzo Spagnolo. A finire in carcere è stato Pierluigi Varesano, 22 anni, residente ad Assago. Lo accusano di rissa aggravata e di lesioni nei confronti di un ultrà del Grifone che avrebbe preso a cinghiate durante la colluttazione. Varesano è il terzo milanista che è in manette, dopo Simone Barbaglia (l'omicida) e Carlo Giacominelli, il commercialista trentunenne capo delle Brigate Due. Per la rissa sono stati arrestati anche due genoani. Lo aveva preannunciato il sostituto procuratore della Repubblica Massimo Terrile che il suo ufficio sarebbe stato molto severo con chi era sospettato di avere partecipato agli scontri tra le opposte tifoserie. Quelle parole non sono rimaste senza conseguenze. Il lungo lavoro degli agenti della Digos e del magistrato ha delineato un quadro della vicenda che ha indotto il giudice delle indagini preliminari Giorgio Ricci a emettere i cinque ordini di custodia cautelare. L'ultimo ultrà milanista arrestato è stato prelevato dagli agenti nella sua abitazione ieri mattina. Varesano vive con la madre e un fratello. È disoccupato e quando può lavora come muratore. Secondo l'accusa, durante la rissa avrebbe picchiato con la cintura dei pantaloni un tifoso genoano che subì delle lesioni guaribili in poco più di una settimana. Poi, dopo essere entrato allo stadio, per non farsi riconoscere in un'eventuale "retata", avrebbe scambiato il suo bomber verde con quello a strisce bianche di un suo compagno. Si è anche appreso che il giovane era giunto a Genova con il treno intercity su cui hanno viaggiato sia l'omicida che Giacominelli assieme a una cinquantina di altri tifosi lombardi. Intanto gli interrogatori di Barbaglia e del capo delle Brigate Due (nate in contrapposizione con i tifosi milanisti leoncavallini) inquadrano con maggior precisione le varie fasi degli scontri che, poi, hanno portato alla morte di Spagnolo. Carlo Giacominelli, mentre in un primo tempo non avrebbe fornito particolari utili all'inchiesta sostenendo anzi di essere completamente estraneo alla zuffa, quando è stato successivamente interrogato da Terrile ha detto di avere visto Barbaglia mentre accoltellava il tifoso genoano. "Ho capito subito che il colpo era mortale, e allora sono scappato". Anche l'omicida ha spiegato meglio il "crescendo" della rissa mortale. "Vidi Giacominelli con un coltello in mano e puntato contro i genoani - ha affermato. Credo che ciò sia stato determinante nella mia decisione di imitarlo. A quel punto potevo scappare con il coltello in tasca come facevano altri del mio gruppo oppure fermarmi". Barbaglia ha detto di avere optato per stare a fianco di Giacominelli perché teneva alla considerazione che il suo "capo" aveva di lui. (a. l.)

8 marzo 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Genoa - Milan, arresto n. 4

GENOVA - È ritenuto un arresto importante e potrebbe chiarire i legami oscuri tra le società di calcio e certe frange del tifo. È il quarto milanista ad essere stato ammanettato nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano accoltellato, lo scorso 29 gennaio, prima di Genoa-Milan. Pierluigi Varesano, 22 anni, residente alla periferia di Milano in via Mazzolari, deve rispondere di rissa aggravata e lesioni personali: con la fibbia della propria cintura avrebbe colpito ripetutamente un tifoso genoano ricoverato poi in ospedale. Per questi reati era già stato denunciato, pochi giorni dopo, la sanguinosa domenica. Gli agenti della Digos genovese l’hanno prelevato ieri mattina, nella sua abitazione di Assago e l’hanno portato a Genova. Nelle prossime ore sarà ascoltato dal giudice Massimo Terrile. Il magistrato, che sta indagando sull’omicidio Spagnolo, l’aveva già interrogato all’inizio di febbraio. Varesano era rimasto nell’ufficio di Terrile per un'ora. Su precisa richiesta del giudice prima di firmare il verbale, aveva voluto rileggerlo per ben tre volte. Segno che le affermazioni rilasciate erano davvero importanti. E del resto lo si era compreso dalle parole dello stesso Varesano. Uscito dall’ufficio del pm, era stato proprio lui a parlare, per primo, dei biglietti abitualmente regalati dalla società ai gruppi del tifo organizzato e delle spese legali coperte interamente dalle Brigate Rossonere in caso di coinvolgimento degli aderenti in episodi di violenza negli stadi. (m. b.)

9 marzo 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Ha partecipato agli scontri prima della morte di Spagnolo

In carcere un altro tifoso

Alessandro Troccoli, 21 anni, residente a Cologno Monzese, ultras del Milan bloccato dai carabinieri nella sua abitazione. È accusato di rissa aggravata.

ENOVA - Alessandro Troccoli, 21 anni, residente a Cologno Monzese, tifoso del Milan, è stato arrestato con l'accusa di rissa aggravata perché avrebbe partecipato agli scontri fra ultrà rossoneri e genoani in cui perì, il 29 gennaio scorso, Vincenzo Spagnolo, accoltellato dal milanese Simone Barbaglia. Troccoli è stato bloccato ieri mattina all'alba nella sua abitazione. Sono stati i carabinieri a consegnargli l'ordine di custodia cautelare firmato dal giudice delle indagini preliminari Giorgio Ricci su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Massimo Terrile. Il giovane è, poi, stato condotto in carcere e probabilmente verrà interrogato stamane dal sostituto procuratore. Il supporter milanista faceva parte del gruppo dei tifosi organizzati da Carlo Giacominelli, 31 anni, il commercialista del capoluogo lombardo arrestato il 22 febbraio scorso anch'egli per rissa aggravata. Insieme a Giacominelli e a una cinquantina di tifosi rossoneri, Troccoli ha compiuto il viaggio da Milano a Genova sull'intercity che ha "sbarcato" i supporter rossoneri a Brignole poco prima delle 13. Il suo arresto, come sottolinea il sostituto Terrile, è stato determinato da esigenze probatorie. Il magistrato teme che vi possa essere un inquinamento delle prove perché la stragrande maggioranza dei giovani sospettati di avere partecipato alla rissa mortale si conoscono e potrebbero così accordarsi sulla linea difensiva da tenere. In carcere, oltre all'omicida, a Troccoli e Giacominelli, c'è un quarto tifoso milanista: Pierluigi Varesano, 22 anni residente ad Assago. È accusato di rissa aggravata, ma anche di lesioni perché avrebbe picchiato un giovane genoano con la cinghia dei pantaloni. Varesano, dopo gli scontri, era entrato nello stadio e per non farsi riconoscere in un'eventuale "retata" avrebbe scambiato il suo bomber verde con quello a strisce bianche di un compagno. (a. l.)

18 marzo 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

"C'è un errore di persona"

Dubbi sul tifoso arrestato

GENOVA - C'è un errore di persona alla base dell'arresto per rissa aggravata del tifoso milanista Andrea Chiarelli, 25 anni, abitante a Isola Sant'Antonio (Alessandria). Lo affermano con certezza i genitori del giovane, Salvatore ed Elena. A tradire Andrea, dice Salvatore Chiarelli, è stata una foto pubblicata da un quotidiano milanese il 30 gennaio, il lunedì successivo gli scontri tra rossoneri e genoani in cui perse la vita Vincenzo Spagnolo accoltellato da Simone Barbaglia. In quella immagine scattata al rientro a Milano dei tifosi rossoneri c'è un giovane che assomiglia moltissimo ad Andrea Chiarelli. "A prima vista sembrava proprio lui - racconta la signora Elena. Anche quell'altro ragazzo aveva i capelli legati a coda di cavallo, il giubbotto di pelle. Ma a ben guardare si vedevano le differenze". Il giubbotto aveva una diversa allacciatura al collo, i calzoni, le scarpe erano diversi. E, poi, l'ultrà della foto era più stempiato e dai capelli più scuri. I genitori di Andrea sono sicuri che quell'istantanea abbia avuto un ruolo determinante nel provocare l'arresto del loro ragazzo. Un particolare lo confermerebbe: quando gli agenti della Digos sono andati a prenderlo nella sua abitazione hanno sequestrato proprio il giubbotto in pelle. Chiarelli, difeso da Giuseppe Muscolo e Marco Sabbadini, per ora resta in carcere. Ieri è stato ascoltato dal gip Anna Ivaldi e, poi, dal pm Massimo Terrile. A entrambi ha detto di non avere partecipato alla rissa. Ieri pomeriggio è stato interrogato anche Stefano Colaianni, 22 anni, il milanista arrestato per false dichiarazioni al pm. Colaianni, difeso da Filippo Gramatica, ha ritrattato la sua precedente versione e ha detto di essere passato anch'egli in via Canevari insieme agli altri ultrà. Era l'ultimo della fila e quando si è accorto degli scontri è scappato. (a. l.)

8 aprile 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Avrebbero partecipato alla rissa in cui fu ucciso "Spagna"

Per la tragedia di Marassi in manette altri due ultras

GENOVA - Non si sono ancora concluse le indagini sui disordini scoppiati a Marassi durante la partita Genoa -Milan del 29 gennaio. Ieri la Digos ed il nucleo operativo dei carabinieri hanno eseguito due nuovi fermi, su ordine della Procura di Genova. Si tratta di Massimo Elice, di 32 anni, originario di Borghetto Santo Spirito, ma di fatto residente a Milano, e di Luigi Dozio, di 30 anni, di Pavia. Sono entrambi accusati di rissa aggravata. A fare il loro nome sarebbero stati alcuni degli esponenti della tifoseria rossonera già ascoltati dagli inquirenti. E sono gli stessi investigatori a non sottovalutare il ruolo e la figura dei due ultimi arrestati. Massimo Elice e Luigi Dozio, facenti capo alle Brigate Due, il gruppo di tifosi staccatosi dalle Brigate Rossonere, sarebbero stati molto vicini al Giacominelli, il praticante commercialista già fermato per la morte di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano. In particolare, Dozio aveva partecipato alla cena nella pizzeria Sorriso in cui doveva essere messa a punto la trasferta genovese. E lì, secondo alcuni testimoni, avrebbe mostrato un coltello dicendo che sarebbe stata un'arma facile da nascondere al momento dei controlli all'ingresso dello stadio. In passato, era stato condannato per tentato omicidio. Per lo stesso episodio vennero giudicati Giacominelli e Elice, quest'ultimo condannato ad un anno per favoreggiamento. (p. e.)

16 aprile 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

L'indagine sulla morte dell'ultras genoano

Borghetto arrestato un tifoso del Milan

BORGHETTO - Massimo Elice, 31 anni, studente, residente a Borghetto in via Colmanet, sulla collina di Pineland, è stato arrestato, ieri mattina all'alba, a Milano dagli agenti della Digos di Genova. Il giovane, molto noto nel Ponente, è accusato di rissa aggravata. Massimo Elice, tifosissimo del Milan, avrebbe partecipato, non è però chiaro in che modo, alla violenta rissa del 5 febbraio scorso, fuori dallo stadio Marassi di Genova, che provocò la morte di Vincenzo Spagnolo, il giovane ultras del Genoa. C'è riserbo da parte degli inquirenti sui motivi che hanno portato all'arresto di Elice. C'è solo la conferma da parte della Digos sull'esecuzione dell'ordine di custodia cautelare eseguito ieri mattina all'alba in centro a Milano. Massimo Elice da alcuni anni si trova nel capoluogo lombardo per motivi di lavoro, sembra per occuparsi di una attività della famiglia. Ma nei fine settimana torna spesso a Loano e Borghetto dove ha molti amici. È conosciuto come un tifoso accanito del Milan. La magistratura genovese starebbe indagando su suoi presunti rapporti con alcuni esponenti delle "Brigate Rossonere" e sulla sua presenza ai tragici fatti del 5 febbraio prima di Genoa-Milan. La famiglia Elice è conosciuta e stimata nel Ponente. Il padre del giovane arrestato, Italo, è capitano di mare. Lo zio Lorenzo è da quasi due anni capogruppo consigliare della Lega Nord a Loano. Il giovane è anche il nipote dell'ex sindaco della città ponentina, Felice Elice. (a. r.)

16 aprile 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Un'istanza degli avvocati di Massimo Elice e Carlo Giacominelli

"Scarcerate gli ultras milanisti"

Rissa di Marassi, i legali si rivolgono ai giudici

GENOVA - Richiesta di scarcerazione per due tifosi milanisti arrestati nelle indagini per l'omicidio di Vincenzo Spagnolo. Il legale di Carlo Giacominelli, conosciuto negli ambienti rossoneri come il "chirurgo", ha presentato una istanza di scarcerazione al giudice per le indagini preliminari. Anche l'avvocato di Massimo Elice, uno degli ultimi supporter milanisti finiti in manette, ha presentato analoga richiesta al Tribunale del riesame. I due erano stati arrestati per rissa aggravata: secondo gli inquirenti sono coinvolti negli scontri in cui, il 29 gennaio, venne ucciso il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. Carlo Giacominelli, trentuno anni, praticante commercialista, venne arrestato il 22 febbraio scorso. Secondo il pubblico ministero il "chirurgo" avrebbe avuto una responsabilità morale nell'omicidio: viene considerato l'ideologo di altre violente operazioni compiute da alcuni tifosi milanisti. Il suo arresto venne deciso per il rischio di inquinamento delle prove e per "pericolosità sociale". Massimo Elice, detto Olaf, ha trentadue anni, è figlio di un noto imprenditore del savonese ma possiede anche una abitazione a Milano. Venne arrestato, insieme a Gigi Dozio, una decina di giorni fa ed è considerato il luogotenente di Carlo Giacominelli. Solo la prossima settimana il Gip e il tribunale del riesame verificheranno la possibilità di accogliere le due richieste. Poche ore dopo l'uccisione di Vincenzo Spagnolo, la polizia aveva arrestato Simone Barbaglia, il ragazzino diciassettenne che confessò di aver colpito involontariamente, nella zona dello stadio, il tifoso rossoblù nei disordini che precedettero la partita Genova-Milan. Dopo la confessione di Barbaglia, vennero accertate le responsabilità di altri supporter milanisti fino a ricostruire una vera e propria organizzazione che intendeva trasformare ogni trasferta in un regolamento di conti con i tifosi della squadra rivale. (r. s.)

23 aprile 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Delitto Spagnolo, nono arresto è ancora un ultrà milanista

GENOVA - La Caf revoca le squalifiche a Genoa e Milan, la magistratura continua ad arrestare. Le indagini per l’assassinio di Vincenzo Spagnolo (avvenuto a Marassi domenica 29 gennaio) aprono le porte del carcere a Mauro Foglia, trentacinquenne taxista milanese, vicino al club "Fossa dei Leoni". Foglia, arrestato su richiesta del sostituto procuratore Massimo Terrile, è stato fermato ieri mattina nella sua abitazione dagli uomini della Digos genovese. Per lui l’accusa è di rissa aggravata: avrebbe partecipato direttamente allo scontro in cui è stato ucciso Spagnolo. L’uomo, sposato, con un figlio, è considerato un tifoso "doc", conosciutissimo negli ambienti della curva rossonera. La sua carriera da ultrà si snoda tra la Fossa ed i Commandos Tigre. Proprio nel periodo di militanza tra i Commandos, Foglia avrebbe stretto contatti con Carlo Giacominelli, il "chirurgo", leader incontrastato delle Brigate due, in carcere da tre mesi. Mauro Foglia ha precedenti penali: una condanna per rapina ed una per lesioni. Con quello che ha colpito il taxista salgono a nove gli ordini di custodia cautelare emessi dai giudici genovesi.

7 maggio 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Rissa di Marassi

In carcere un tifoso milanista

GENOVA - Continua a salire il numero dei tifosi rossoneri arrestati per gli scontri nel corso della partita Genoa-Milan. Ieri mattina all'alba gli agenti della Digos genovese hanno bussato alla porta di Mauro Foglia, di 35 anni, nativo della provincia di Brescia e abitante a Milano in via Valdagno. Dalla paziente ricostruzione effettuata dai fotogrammi e dalle immagini girate dai cineoperatori durante gli scontri che si sono verificati all'esterno dello stadio gli investigatori sono riusciti a risalire all'identità di Mauro Foglia. L'elenco delle persone finite in carcere per quegli episodi sono già otto. Anche Mauro Foglia "militava" nelle Brigate Due, la frangia di tifoseria che si era staccata dalle Brigate rossonere, l'organizzazione "ufficiale" degli ultras del Milan. Durante gli scontri perse la vita un tifoso genoano. Vincenzo Spagnolo, di 21 anni, ucciso da una coltellata al cuore. (p. c.)

7 maggio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI  

È Nicola Condelli, 31 anni: sarà interrogato domani dal giudice

Banda del Barbour, altro tifoso bloccato per la morte di Spagna

GENOVA - Nuovo arresto nell'indagine sulla morte del tifoso rossoblù Vincenzo Spagnolo, ucciso in una rissa il 29 gennaio scorso prima della partita Genoa-Milan. Ieri mattina gli agenti della Digos hanno arrestato a Milano Nicola Condelli, 31 anni, autotrasportatore residente nel capoluogo lombardo. L'accusa è di rissa aggravata. Condelli ha cercato di difendersi dichiarando di essere estraneo agli scontri di fronte allo stadio Ferraris in cui rimase ucciso da una coltellata il tifoso genoano. L'uomo è stato trasferito nella questura di Genova e domani verrà ascoltato dal sostituto procuratore Massimo Terrile. Il camionista farebbe parte della "banda del Barbour" ed era a Genova il tragico giorno della rissa. Secondo il programma di spostamento dei tifosi Condelli avrebbe dovuto seguire un percorso ben preciso per raggiungere lo stadio, in realtà scelse insieme ad altri un itinerario diverso imboccando via Bobbio, dove pochi istanti dopo venne ucciso Vincenzo Spagnolo. Con l'arresto di Nicola Condelli salgono a dieci le persone finite in carcere in seguito alla morte di "Spagna". Il penultimo risale al 6 maggio scorso: Mauro Foglia, taxista milanese di trentacinque anni, venne fermato dalla Digos per rissa aggravata. Anche Foglia farebbe parte di una banda di ultrà rossoneri e avrebbe preso parte alla rissa. Alla fine di marzo era stata la volta di Carlo Giacominelli, detto il "chirurgo", considerato la mente di molte imprese compiute dai tifosi milanisti in trasferta. Giacominelli aveva organizzato una riunione anche alla vigilia della partita con il Genoa del 29 gennaio. Il primo a finire in carcere, poche ore dopo l'omicidio, è stato il suo assassino: Simone Barbaglia, milanese, diciotto anni. Il giovane è accusato di aver colpito Vincenzo Spagnolo con un coltello. La sua testimonianza permise di identificare anche gli altri protagonisti della tragica rissa. (r. s.)

18 maggio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Perizia psichiatrica per Simone, l'ultrà che uccise un genoano

Marassi, dietro il delitto c'è la logica del "branco"

GENOVA - Simone Barbaglia, il diciottenne ultrà milanista che uccise il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, era in grado di capire quali conseguenze poteva avere la coltellata sferrata al fianco del supporter rossoblù. Ma, nello stesso tempo, Simone è un ragazzo fortemente immaturo, condizionabile dal gruppo, con una personalità molto fragile e dalla limitata capacità di analisi. Sono queste le conclusioni della perizia psichiatrica che il giudice delle indagini preliminari Giorgio Ricci aveva affidato allo psicologo Marco Lagazzi (dell'Istituto di criminologia dell'università di Genova) per capire quali fossero le condizioni mentali del giovane (difeso dall'avvocato Stefano Savi) al momento del delitto avvenuto il 29 gennaio scorso davanti allo stadio di Marassi. A una domanda, Lagazzi, non ha risposto in via definitiva: quella relativa alla pericolosità sociale del giovane omicida. O meglio ha scritto nella sua relazione che spetta al magistrato fare una valutazione, tenendo conto che Simone adesso esprime un forte "disprezzo" per quello che era il suo mondo fino a quella sciagurata domenica. Nelle pagine iniziali della sua perizia che è stata consegnata ieri mattina al giudice Ricci lo psicologo dice che Barbaglia ricorda gli avvenimenti che precedettero l'omicidio "con una crescente partecipazione" tale da sconfinare "in una sensazione di vero e proprio terrore" quando giunge al culmine del racconto. Il giovane, inoltre, mostra un forte pentimento per quello che ha compiuto, e afferma di ritenere "legittima" la sua detenzione. Ma, nello stesso tempo, prova smarrimento e angoscia per il proprio destino. Un punto ha messo in risalto Lagazzi: il giudizio "di rivedibilità per una personalità immatura" che di Simone Barbaglia è stato dato alla visita medica per il servizio militare. Tutto ciò porta a queste conclusioni: Barbaglia è sano di mente, ma facilmente condizionabile dalla violenza di gruppo. (a. l.)

21 giugno 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Delitto Spagnolo "L’agguato fu preparato"

di Alberto Puppo

GENOVA - Cinque mesi fa, domenica 29 gennaio, una coltellata allo stomaco uccide, davanti allo stadio di Marassi, Vincenzo Spagnolo, ultrà genoano. Manca meno di un'ora all’inizio di Genoa-Milan. Nella notte, i carabinieri arrestano l’assassino. Ha 19 anni, si chiama Simone Barbaglia e abita alla periferia di Milano. Ieri il sostituto procuratore della Repubblica, Massimo Terrile, ha richiesto per Barbaglia il rinvio a giudizio, con l’accusa di omicidio volontario e rissa aggravata. Insieme a lui, Terrile chiede che vengano processati altri 38 tifosi, a cui viene imputata soltanto la rissa, protagonisti dello scontro concluso con l’omicidio. Nell’interminabile lista compaiono anche cinque genovesi, tra cui Dario Bianchi, capo della tifoseria rossoblù. L’inchiesta si è concentrata soprattutto sul gruppo milanista, partito con il preciso intento di "far succedere qualcosa", e sul suo ideologo Carlo Giacominelli, detto "il chirurgo", trentunenne commercialista, ideatore ed organizzatore delle "Brigate due" (ultrà dissidenti). Con lui quelli che erano stati identificati come i suoi fedelissimi: Gigi Dozio, Massimo "Olaf" Elice, Alessandro Troccoli. E poi, via via, tutti gli altri. Terrile ha raccolto il frutto del suo lavoro in un fascicolo di 170 pagine che ora dovrà essere vagliato dal gip Giorgio Ricci. La ricostruzione sembra ormai precisa, a partire dalla riunione improvvisata del gruppo, a pochi passi dallo stadio. La scelta di assalire i genoani è già stata presa. Bisogna soltanto deciderne le modalità. "L’opzione pacifista - precisa Terrile - non è neppure presa in considerazione". Sarà un vero e proprio agguato, con insulti e provocazioni, per indurre i tifosi avversari, a reagire e colpirli "in una zona strategicamente più favorevole". E qui compariranno i coltelli, molti coltelli. Passeranno alcuni secondi, con colluttazioni a ripetizione, ritirate e nuove cariche, prima che Barbaglia (armato) e Spagnolo (a mani nude) si affrontino nel duello più tragico. Dopo l’aggressione, la fuga, ed i tentativi di depistare le indagini messi in atto all’interno dello stadio: gli scambi di giacche e cappellini, quelli dei biglietti del treno, per dimostrare che anche le "Brigate due" avevano viaggiato sul treno speciale, e quindi scortate, e non sull’Intercity partito un'ora più tardi dalla stazione centrale e utilizzato proprio per evitare la polizia ed avere mano libera. Un progetto sottoscritto anche da Simone Barbaglia. Il ragazzo è ancora recluso nel carcere di Chiavari, dal giorno seguente al delitto. La settimana scorsa, durante una partitella di calcio in cortile, un avversario gli ha fratturato di netto una gamba. Barbaglia è tranquillo. Non ha mai modificato di una virgola la sua versione: la coltellata sarebbe stata casuale, frutto di un movimento repentino di Spagnolo. L’accusa di omicidio volontaria sembra dimostrare che Terrile non gli abbia creduto. Nelle mani del giudice, poco prima della chiusura dell’inchiesta, era stata consegnata la perizia psichiatrica effettuata da Marco Lagazzi, specialista di criminologia e psichiatria dell’Università di Genova. Secondo il medico, Barbaglia è un giovane psichicamente fragile, immaturo, ansioso e facilmente influenzabile. Ma al momento dell’assassinio era perfettamente in grado d’intendere e di volere.

8 luglio 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Genoa-Milan: 34 a giudizio

GENOVA - Sono 34 le richieste di rinvio a giudizio del pm Massimo Terrile al gip Giorgio Rizzi per la morte del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo avvenuta il 29 gennaio scorso prima di Genoa-Milan. Le accuse: omicidio volontario e rissa aggravata, con 5 archiviazioni. Per Simone Barbaglia, 19 anni, autore materiale dell'omicidio, in carcere, l'accusa è di omicidio volontario. Per rissa aggravata, oltre al Barbaglia, il pm ha chiesto il rinvio a giudizio di Cristian Attanasi, Dario Bianchi, Marco Bonfanti, Flaviano Carbone, Stefano Cavenaghi, Andrea Chiarelli, Stefano Colaianni, Nicola Condelli, Christian Corsin, Luigi Dozio, Massimo Elice, Paolo Esposito, Gaetano Fabiano, Fabrizio Fileni, Mauro Foglia, Alberto Fregonese, Davide Giarda, Fabio Maraldo, Corrado Monfardini, Roberto Vezzoni, Antonio Pace, Maurizio Palamidessi, Fabio Pistone, Luigi Preziosa, Michele Rossi, Maurizio Sivori, Marco Solari, Rocco Stanco, Roberto Terrile, Alessandro Troccoli, Pierluigi Varesano. Secondo il magistrato la morte dello Spagnolo non sarebbe stata premeditata, ma il frutto di un'azione lucidamente deliberata e voluta. Udienza il 9 novembre.

8 luglio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI

In 170 pagine di requisitoria una lucida accusa alle "deviazioni" di sport e tifo

Delitto di Marassi, inchiesta chiusa

Il sostituto procuratore Terrile ha chiesto il rinvio a giudizio di Simone Barbaglia. L'ultras milanista uccise con una coltellata un sostenitore del Genoa, Vincenzo Spagnolo. Il gip deciderà il 9 novembre.

GENOVA - Il sostituto procuratore della repubblica Massimo Terrile ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario di Simone Barbaglia, milanese, 20 anni, il tifoso del Milan che uccise con una coltellata, domenica 29 gennaio di quest'anno, il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, pochi minuti prima dell'incontro Genoa-Milan. Il fatto di sangue, che provocò la successiva "domenica del silenzio", senza partite e con gli stadi vuoti, avvenne a poca distanza dal "Ferraris". Era stato preceduto da risse, zuffe e scazzottature tra fanatici ultras delle due tifoserie. Il magistrato ha steso una complessa e articolata requisitoria di ben 170 cartelle. Accanto alla richiesta principale, il pm Massimo Terrile ha chiesto il rinvio di ben altri 33 tifosi milanisti (in gran parte) e genoani, con l'accusa di rissa aggravata, reato esteso anche allo stesso Barbaglia. Alcuni dei tifosi - sempre tra i milanisti - dovranno rispondere di altri reati pia gravi: porto abusivo di coltello in luogo pubblico e favoreggiamento. Si tratta di quei giovani che fecero, in qualche modo, quadrato attorno a Barbaglia dopo il tragico fatto di sangue. L'omicida, infatti, entrò all'interno dello stadio "Luigi Ferraris" e assistette alla partita, cercando poi di occultare il coltello insanguinato. Com'è noto, Barbaglia venne arrestato a Milano pochi giorni dopo il delitto, sulla base di precise "soffiate" da parte di altri tifosi del Milan: si scoprì che s'era fatto prestare pochi giorni prima della partita un coltello da un amico, pensando che l'arma gli sarebbe potuta servire. La morte di Vincenzo Spagnolo, ebbe un'eco emblematica. Vennero, giustamente, messi sotto accusa gli stessi club di tifosi "ultras" di tutta Italia, sovente coinvolti dalle stesse società. Il giudice Terrile ha messo lucidamente in evidenza questo contesto violento e teppistico che non merita alcuna giustificazione Anche se il delitto non fu premeditato, conclude Terrile, "era stata comunque decisa un'azione di provocazione e di aggressione". Ora il Gip dovrà decidere sulle richieste del pm: l'udienza ò stata fissata il 9 novembre prossimo. (p. l.)

8 luglio 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI 

Una lettera del tifoso assassino

GENOVA - Simone Barbaglia, il ragazzo milanese sotto processo a Genova per l'omicidio di Vincenzo Spagnolo, accoltellato prima della partita Genoa-Milan, scrive dal carcere: voglio pagare per quanto ho fatto, spiega in una lettera ad un quotidiano genovese, ma anche far capire a tanti altri ragazzi come la spirale della violenza non porti da nessuna parte, se non alla distruzione, di sé e degli altri. "Mi sono reso conto che mi basavo su valori sbagliati, che non avevano nulla di vero – dice - I ragazzi devono credere in altri valori, abbandonando quelli che gli sono stati messi in testa da chi controlla per fini suoi questo gioco della violenza".

19 novembre 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: LE INDAGINI  

Barbaglia dai giudici

Prima udienza per il delitto dello stadio

GENOVA - Udienza preliminare stamane per Simone Barbaglia, il diciottenne ultrà milanista che uccise il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo il 29 gennaio nei pressi dello stadio di Marassi. Insieme a lui dovranno presentarsi davanti al giudice Giorgio Ricci 35 tifosi accusati di rissa. Una perizia psichiatrica eseguita da Marco Lagazzi ha stabilito che Simone era in grado di capire quali conseguenze poteva avere la coltellata sferrata al supporter rossoblù. Ma, nello stesso tempo, Barbaglia (difeso dall'avvocato Stefano Savi) viene definito come un ragazzo "fortemente immaturo, condizionabile dal gruppo, con una personalità molto fragile". Lagazzi per quanto riguarda la pericolosità sociale dell'omicida ha scritto nella relazione che la valutazione spetta al magistrato, tenendo conto che Simone ora esprime "forte disprezzo" per quello che era il suo mondo fino a quella sciagurata domenica. (a. l.)

9 novembre 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

"I veri Colpevoli ? I Capi Ultrà"

di Maurizio Crosetti

GENOVA - La catena tirata dal carabiniere picchia sui ferri una volta, due volte. "L'unica soddisfazione, oggi, è ascoltare questo rumore" dice la zia di Vincenzo Spagnolo detto Spagna, 25 anni, odontotecnico disoccupato, morto allo stadio per una coltellata. Era il 29 gennaio, l’agguato prima di Genoa-Milan a Marassi. Poi il calcio si fermò. I dibattiti, gli appelli, le solite domande sulla violenza ultrà. La catena batte sui ferri, stride sui ceppi con un suono cattivo. La catena gira attorno ai polsi di Simone Barbaglia, 19 anni, apprendista giardiniere. È lui che deve rispondere per la morte di "Spagna". Lo tirano giù di peso dal cellulare, lo spingono nell’aula bunker del palazzo di giustizia dove il gip Giorgio Ricci ascolterà le richieste della difesa, che propone il rito abbreviato. Chiedono di patteggiare altri 30 imputati (su 34) di rissa aggravata. Per la gente tenuta fuori dai piantoni, per i curiosi, per gli ultrà genoani che applaudono ironici, per i passanti e gli avvocati si chiama udienza preliminare. Poco più di una formalità: tutto rinviato al 17 gennaio. Invece per Simone è la prima volta fuori dalla galera di Chiavari, è la sfilata verso la gabbia dove di solito finiscono i mafiosi. Non parla, guarda basso, ha i capelli corti, una giacca verde, gliel’ha detto l’avvocato di vestirsi bene. Immaturo, psicolabile dichiara la perizia. Ma il coltello l’aveva, e quel coltello ha sventrato un ragazzo come lui. "Questo poveretto mi fa pena, non cerco vendetta anche se ha ammazzato mio figlio - dice Lina Spagnolo - la colpa è di Carlo Giacominelli, il capo degli ultrà milanisti". Quello che chiamano il "chirurgo" per come sa tagliare i glutei dei nemici nelle battaglie di curva. Quello che ha 31 anni, soldi, una laurea in economia e commercio. Quello che ha fondato le Brigate Rossonere Due, cioè il gruppo d'assalto di Simone. Quello che gestiva i rapporti col Milan, i biglietti gratis, il commercio dei gadget; che decise di non andare a Marassi col treno speciale, troppo controllato. Quello che ha guardato Simone uccidere e adesso è libero e rischia solo una multa, oppure poco carcere, e che il pm definisce, nella richiesta di rinvio a giudizio, "il principale imputato di questo procedimento. Ignorando o sottovalutando tutti i Giacominelli di tutte le fedi sportive, non c’è speranza di capire qualcosa del tifo ultrà".

10 novembre 1995

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

"Assassini non vi perdono"

La zia si sfoga: mi consola vederli in manette

di Pierangelo Sapegno

GENOVA DAL NOSTRO INVIATO - Verranno anche giorni migliori di questi, ma chissà quando. Adesso devono salire tutti su per le scale, passare fra i poliziotti e i carabinieri schierati con l'elmo e il manganello. È l'altra faccia di uno stadio, di una partita, di un gioco, dentro un Palazzo di Giustizia. Marassi non è nemmeno troppo lontano, e alla donna che piange ancora di rabbia un anno dopo, alla zia Laura, sfugge un soffio dalle labbra: "L'unica soddisfazione è sentire il rumore dei ferri". Simone Barbaglia, il tifoso assassino, si infila nella gabbia con le mani nei ceppi. Mamma Lina cambia i fiori tutte le domeniche, sul sacrario dove morì Spagna, il suo figliolo che aveva solo 25 anni. Eppure dice ai giornalisti che l'avvicinano: "Non l’ho con Barbaglia ma con Giacominelli, il tifoso chirurgo, è lui il vero colpevole della morte di mio figlio". Carlo Giacominelli, faccia da bravo ragazzo, laurea in economia e commercio, è un capo dei tifosi ultrà del Milan. I giornalisti e gli amici della curva l'hanno soprannominato chirurgo, probabilmente per la sua abilità a dar di coltello. Se prese parte alla rissa non uccise, questo è certo. E lui nega ogni responsabilità. Però, il pubblico ministero Massimo Terrile dice di lui: "Giacominelli è il principale imputato di questo procedimento, quello che è necessario capire e valutare con più attenzione se si vuole cercare di comprendere davvero perché quella domenica un ragazzino di diciotto anni abbia potuto accoltellare al cuore uno sconosciuto poco più grande di lui". Simone Barbaglia, il ragazzo che colpì con il coltello il povero Spagna, adesso china la sua faccia da bimbo sui ceppi e le catene. Giacominelli è imputato a piede libero e non c'è neanche nell'aula magna del Tribunale. Forse c'è qualcosa di esagerato in un senso e nell'altro, nello sguardo un po' spaventato di Simone che attraversa le cose e gli uomini come se tutto gli si dovesse rovesciare addosso, e in quello che non c'è, negli sguardi che mancano, nei grandi assenti di questo processo. Ieri mattina, con la prima udienza preliminare davanti al gip Giorgio Ricci, è arrivato in un'aula di tribunale l'omicidio del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, è entrata a palazzo di giustizia una partita che non è mai finita, quella di Genoa-Milan, domenica 29 gennaio 1995. Eppure, quando si farà, il processo a Simone Barbaglia e agli altri 34 ultrà, sarà il processo al calcio e al suo mondo violento, alla curva e ai suoi tifosi. Tutti, nessuno escluso. Come ha annunciato, neppure troppo velatamente, Massimo Terrile: "Pure i tifosi genoani oltre a piangere avrebbero potuto anche presentarsi per raccontare com'era andata la rissa. Invece niente, hanno tenuto tutti un atteggiamento omertoso". E in un passo della richiesta di rinvio a giudizio, il pm aggiunge: "Senza Giacominelli in questo processo, non si può capire né Barbaglia (il giovanissimo assassino) né l'assassinio di Vincenzo Spagnolo. Ignorando o sottovalutando Giacominelli - e tutti "i Giacominelli" di tutte le fedi calcistiche - non c'è speranza di capire qualcosa del tifo ultras". Così, il documento di Terrile diventa alla fine un atto di accusa nei confronti delle società di calcio e dei rapporti che hanno consolidato con le frange più estreme del tifo, e con i loro capi, alla faccia di tutte le buone parole sulla non violenza e sugli ideali di pace che dovrebbe portare con sé il mondo dello sport, e dunque anche il calcio. Ma fra il tifo più acceso e le società, accusano gli inquirenti, si sono instaurati rapporti di complicità economica e di strategia del consenso attraverso la gestione dei biglietti. E allora, chi è, secondo il magistrato, Carlo Giacominelli ? "E' il leader delle Brigate rossoneri due", un gruppo di tifosi che nasce nel cuore della curva milanista, su spinte soprattutto ideologiche e politiche. Lui è il fondatore di questo gruppo, "in quanto promotore della scissione all'interno del gruppo storico delle Brigate rossonere. Scissione che avvenne prima dell'inizio del campionato 1994-1995 e che ebbe certamente la sua origine nella volontà di Giacominelli e dei suoi amici più stretti (Elice, Dozio e Dal Lago) di gestire autonomamente i rapporti con la società A.C. Milan (e in particolare la vendita dei biglietti ceduti dalla società stessa a prezzi di favore: i cosiddetti abbonamenti congelati), ma alla quale, altrettanto certamente, non furono estranee motivazioni anche politiche. Al gruppo di Giacominelli non appartengono sicuramente simpatizzanti o militanti della sinistra". Lui, il leader, è laureato, fa pratica da commercialista, appartiene alla fascia sociale della medio-alta borghesia, "sa parlare", dice il pm, "ha stile, ma nello stesso tempo è un duro, uno che è stato in prigione, uno che è stato protagonista di battaglie da stadio più o meno enfatizzate dalla mitologia della curva, uno che non si tira indietro, che maneggia con disinvoltura il coltello, tanto da meritarsi il soprannome di "chirurgo". Nella curva, all'interno dei rapporti tribali del gruppo, è uno come loro che ha però qualcosa che i diseredati del tifo non potranno mai avere, i soldi e il successo. Per questo, non è soltanto un capo "sotto il profilo organizzativo o amministrativo", aggiunge il pm: "E' anche, e soprattutto, un capo carismatico, una figura che esercita una particolare attrazione, un particolare fascino soprattutto sui più giovani componenti del gruppo che tendono a emularlo, a mitizzarlo, a distinguersi ai suoi occhi". (p. sap.)

10 novembre 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Udienza preliminare per il tifoso ucciso a coltellate prima dell'incontro Genoa-Milan

Morte allo stadio, ultrà in tribunale

di Pierangelo Sapegno

Insieme con l'assassino altri 33 tifosi alla sbarra. Ma la maggioranza di loro è pronta a patteggiare.

GENOVA - Simone Barbaglia arriva con i ceppi alle 11:02. Sfugge ai fotografi chinando il capo. Giacca, jeans e capelli corti. Dei 34 indagati per Genoa-Milan, per la morte di Vincenzo Spagnolo, ragazzo di curva che chiamavano Spagna, ce ne sono solo sette. Poi ci sono Laura e Maria Grazia, la zia e la sorella della vittima, che si arrabbiano contro la Fininvest per aver trasmesso nei giorni scorsi un'intervista di Carlo Giacominelli, il capo delle "Brigate rossonere due" in cui, secondo le due donne, veniva dichiarato che la colpa della rissa era da imputarsi alla vittima e ad altri tifosi genoani. E poi ci sono i poliziotti con i lunghi manganelli neri al fianco e qualche tifoso che aspetta all'uscita. Quando arrivano gli avvocati, parte un timido applauso. Fra gli imputati, quasi tutti hanno chiesto o il patteggiamento o il rito abbreviato. Anche Simone Barbaglia, difeso dall'avvocato Stefano Savi, ha chiesto il rito abbreviato. Soltanto 4 tifosi, tutti genoani, preferiscono andare a processo. Il gip, Giorgio Ricci, ha rinviato la sua decisione al 17 gennaio. (p. sap.)

10 novembre 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Avrebbe passato lui il coltello all’assassino

Per l'omicidio Spagnolo altro giovane sotto accusa

GENOVA - Un giovane milanese di 17 anni è stato rinviato a giudizio per concorso nell'omicidio di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano ucciso dal diciottenne ultrà milanista Simone Barbaglia il 29 gennaio scorso prima della partita Genoa-Milan. Il provvedimento è stato deciso ieri pomeriggio dai giudici del tribunale dei minorenni. Secondo l'accusa il ragazzo avrebbe passato a Barbaglia il coltello usato poi nella rissa. Un altro giovane di Milano, anch'egli minorenne, è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento nei confronti sempre di Barbaglia. Gli avrebbe imprestato il suo giubbotto, quando già i due erano all'interno dello stadio di Marassi, in modo che Simone non fosse riconosciuto dalle forze dell'ordine. Un terzo minorenne, genovese, accusato di rissa, è stato invece prosciolto dall'imputazione. Nei giorni scorsi si è svolta la prima udienza preliminare per Barbaglia. Insieme a lui si sono presentati davanti al giudice Giorgio Ricci, 35 tifosi accusati di rissa. Quasi tutti hanno chiesto il patteggiamento e l'accordo fra difesa e accusa sarà vagliato da Ricci nella prossima udienza del 17 gennaio. Recentemente una perizia psichiatrica eseguita dal dottor Marco Lagazzi ha stabilito che Simone era in grado di capire quali conseguenze poteva avere la coltellata sferrata al fianco del supporter rossoblù. Ma, nello stesso tempo, Barbaglia (difeso dall'avvocato Stefano Savi) viene definito come un ragazzo fortemente immaturo, condizionabile dal gruppo, con una personalità molto fragile. Lagazzi per quanto riguarda la pericolosità sociale del giovane omicida ha scritto nella sua relazione che spetta al magistrato fare una valutazione, tenendo conto che Simone adesso esprime un forte "disprezzo" per quello che era il suo mondo fino a quella sciagurata domenica. (a. l.)

2 dicembre 1995

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Calcio News: Processo Spagnolo

Si celebra oggi a Genova la seconda udienza del processo per l’omicidio di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano accoltellato il 29 gennaio 1995 prima di Genoa-Milan. Simone Barbaglia, l’assassino allora 18enne, rischia 12 anni di carcere per omicidio volontario. Carlo Giacominelli detto il Chirurgo, il 31enne capo ultrà considerato l’ispiratore dell’aggressione ai genoani origine dello scontro, rischia invece due anni per rissa aggravata. Il pm Terrile ha spiegato ieri di non avere potuto ipotizzare il più grave reato di associazione a delinquere ("per questo episodio non era possibile"), decisione che potrebbe essere assunta dalla magistratura milanese.

17 gennaio 1996

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Delitto Spagnolo sconto di pena con 100 milioni

di Enrico Currò

GENOVA - Poco gli importa, ormai, che il processo di cui è il principale imputato possa dare il via a una clamorosa inchiesta a livello nazionale sul traffico dei biglietti tra società e ultrà. E ancor meno gli importa che gli avvocati dei suoi vecchi idoli, quelli che gli dicevano bravo se portava il coltello in tasca per sfregiare i nemici, si stiano districando tra cavilli legali e risarcimenti materiali per risparmiare qualche mese di pena ai loro assistiti. Come se dieci milioni in più o in meno potessero resuscitare un ragazzo di ventisei anni ucciso per una partita di calcio. Il diciannovenne Simone Barbaglia, omicida confesso, sa che lunedì prossimo ascolterà la sentenza per l’accoltellamento di Vincenzo Spagnolo e conta i giorni, le ore, i minuti. Lo aspetta presumibilmente una condanna tra gli otto e i dieci anni di carcere per omicidio volontario, se il gip Giorgio Ricci - che ieri gli ha concesso il rito abbreviato evitandogli il processo pubblico e garantendogli i relativi sconti di pena - accoglierà le tesi del pm Massimo Terrile. Nella rissa provocata dagli ultrà milanisti delle Brigate Rossonere 2 ore prima di Genoa-Milan il 29 gennaio 1995, Barbaglia colpì il tifoso genoano senza preoccuparsi delle conseguenze del gesto. Ieri, in tribunale, una scorta addirittura sproporzionata ha impedito qualsiasi contatto con il ragazzo in manette. C’è stato solo un "assassino", sibilato da un'anziana signora subito zittita dalla sorella e dalla zia di Vincenzo Spagnolo. Malgrado l’imminente uscita di scena del protagonista, però, la vicenda giudiziaria è ancora lontana dalla conclusione: tra le richieste di patteggiamento di 29 dei 34 imputati, sulle quali il gip delibererà il 12 marzo prossimo, ci sono infatti quelle dei tre capi delle Brigate Rossonere 2: Carlo Giacominelli detto il Chirurgo, 31 anni, Massimo Elice, 32 anni, e Pierluigi Dozio, 31 anni, che il pm ha individuato come gli organizzatori dell’assalto ai genoani sotto la gradinata Nord. L’eventuale patteggiamento garantirebbe una lieve pena ai tre, imputati per rissa aggravata ma riconosciuti come i responsabili morali dell’omicidio per via dell’ascendente che esercitavano su Barbaglia e per averlo incitato a non indietreggiare durante la rissa. In particolare Giacominelli, leader riconosciuto del gruppo e modello del giovane Barbaglia grazie alla fama di violento e alla disponibilità dei biglietti di curva che distribuiva ogni domenica tra i suoi adepti, se la caverebbe con una condanna a due anni e, nonostante i precedenti specifici, potrebbe evitare il carcere grazie all’affidamento ai servizi sociali. Giacominelli, Elice e Dozio hanno accettato di concorrere parzialmente, insieme a Barbaglia, al risarcimento alla famiglia Spagnolo, con 100 milioni: poiché il reato di rissa aggravata non prevede il risarcimento, la disponibilità dei tre è considerata un segno di pentimento. La successiva trattativa al ribasso, denunciata ieri dall’avvocato di parte civile, getta tuttavia più di un’ombra sul pentimento in questione: in caso di mancato accordo, il gip potrebbe rigettare il patteggiamento e costringere i capi delle Brigate Rossonere 2 a un giudizio pubblico. Sarà interessante, in sede di interrogatorio, conoscere i rapporti tra capi ultrà e società per la gestione dei biglietti. "Dall’istruttoria è emerso che i gruppi ultrà milanisti ricevevano qualche centinaio di biglietti gratuiti dal Milan. Nel caso specifico non avevo gli elementi per farlo, ma è possibile che la magistratura apra in qualsiasi città d' Italia un'inchiesta sul traffico dei biglietti", ha detto Terrile.

18 gennaio 1996

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Lunedì Simone Barbaglia conoscerà la sentenza emessa al termine del rito abbreviato

"Ha ucciso mio figlio, non gli credo"

Parla il padre di "Spagna", il giovane tifoso del Genoa accoltellato a morte da un ultras rossonero. "Dice di essersi pentito, di volersi ricostruire una vita. Ma nei suoi occhi, in aula, abbiamo letto la sfida".

GENOVA - Simone Barbaglia, l'ultrà del Milan che ha accoltellato a morte nel gennaio '95 a Genova il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, dal carcere di Chiavari fa sapere che si è pentito e che vuole ricostruirsi una vita, ricominciando a studiare. Ma c'è chi non crede nel suo pentimento. Uno su tutti: il padre della vittima, Cosimo Spagnolo. Ecco le sue parole: "Mi è difficile crederlo. Mia figlia mi ha raccontato di averlo guardato negli occhi, in aula: sulle prime lui ha evitato lo sguardo, poi però gli ha piazzato gli occhi contro, reggendo la sua occhiata. Quasi sfidandola, dicendogli "Che vuoi da me ?". Ecco perché mi è difficile credere nel suo pentimento". Dice ancora il padre della vittima: "Mi è difficile crederlo, ma mi auguro comunque che sia vero. Per lui, ma soprattutto per gli altri. Visto che uscirà presto dal carcere, tra qualche anno (gli è stato concesso il giudizio abbreviato), che almeno non torni più a impugnare un coltello, così che altri non debbano ancora cadere sotto la sua mano armata". Lunedì Barbaglia ritornerà in aula, per conoscere la sua condanna. Con sconto già certo sulla pena. "Io ho fiducia nei giudici. Hanno fatto tutte le indagini, hanno verificato ciò che dovevano: se hanno deciso in questo modo, vuol dire che c'erano le condizioni per farlo". Sono state escluse le aggravanti della premeditazione dei futili motivi. "Forse la premeditazione, ma quanto ai futili motivi, mi chiedo: per quali altri ragioni, allora, è stato ucciso mio figlio ?". Il padre di "Spagna" fatica a trattenere il suo dolore. "Dice che ha agito per difendersi. Ma sono stati loro, gli ultrà milanisti ad attaccare i genoani, ad aggredirli. E difendersi da chi ? Da mio figlio, da un ragazzo a mani nude, aggredito con un coltello ? Sono queste le cose che stento a capire, a sopportare". La famiglia Spagnolo si è costituita parte civile nel processo contro Barbaglia, affidandosi all'avvocato Emanuele Lamberti. Dice il legale: "Non condivido la concessione del rito abbreviato. Si trattava di un problema tecnico: riconoscere o non riconoscere le aggravanti della premeditazione e dei futili e abbietti motivi. Potrei essere d'accordo con il pm per l'assenza di premeditazione, ma non sulla mancanza della seconda aggravante". Perché ? "Si è trattato di una spedizione punitiva. Hanno scelto i più cattivi e fanatici, li hanno armati, hanno scelto un treno particolare, hanno passato in rivista le loro armi sul convoglio". Continua Lamberti: "Quando sono scesi a Genova, hanno raggiunto lo stadio da una via secondaria, senza contrassegni del Milan. Tutto questo, per fare che cosa ? Soltanto per dare una lezione ai genoani ? Per quale ragione ? Non c'è la futilità ?". Barbaglia dice di essere pentito. "Me lo auguro per lui. Dico anche, però, che è troppo facile. Barbaglia non è un povero ragazzo ignorante, senza una guida. È un giovanotto che conosce bene le cose, che è tutelato splendidamente e che sa gestire la sua difesa pubblica. Dico ancora che è troppo facile, a pochi giorni da una sentenza di condanna", (f. p.)

19 gennaio 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

"Verità sui capotifosi del Milan"

di Enrico Currò

GENOVA - "Siamo proprio sfiniti, avvocato. Ma a questo punto vogliamo andare fino in fondo". Papà Cosimo parla al suo legale, alla fine dell’udienza per l’accoltellamento di Vincenzo Spagnolo, e di colpo riapre il processo. La condanna di Simone Barbaglia: ieri il pm Terrile ha chiesto per lui dodici anni e due mesi per omicidio volontario mentre il difensore Savi propugna la tesi dell’omicidio preterintenzionale, domani la sentenza del gup Ricci chiude infatti il capitolo sull’assassinio, ma inaugura quello, ben più ambiguo, sui capi-ultrà milanisti che lo hanno plagiato, inducendolo a portare in tasca un coltello e a cercare la rissa con i genoani prima di Genoa-Milan del 29 gennaio 1995. Quasi certamente Carlo Giacominelli, Massimo Elice e Pierluigi Dozio, capi trentenni delle Brigate rossonere 2 e modelli dichiarati del neofita Barbaglia, non potranno patteggiare una pena minima, come speravano, ma dovranno affrontare un delicato processo pubblico. E il capo d'imputazione, da rissa aggravata, potrebbe trasformarsi in concorso in omicidio o addirittura in associazione a delinquere. "L’istruttoria dimostra che la trasferta era stata organizzata come una spedizione punitiva, presenteremo istanza alla Procura generale perché venga qualificato il reato di concorso in omicidio", ha detto l’avvocato Lamberti, legale di parte civile. La posizione dei tre capi ultrà era già delicata dopo la scoperta della trattativa al ribasso per il risarcimento, poi naufragata: Giacominelli, Elice e Dozio erano disposti a versare una decina di milioni a testa, confidando in uno sconto sulla pena. "Altro che pentimento, questi ci prendono in giro: non vogliamo i loro soldi, ma la verità", ha spiegato la famiglia di Vincenzo. Si tratta di una verità scabrosa, come emerge dalle ultime rivelazioni sugli atti dell’istruttoria, che evidenziano minacce e ritorsioni. "Giacominelli mi telefonò il giorno dopo l’accoltellamento e mi chiese di dire al giudice che lui era solo il responsabile della vendita dei biglietti", dice uno dei ragazzi interrogati, picchiato da ignoti qualche settimana più tardi. Da un altro verbale: "Gli amici di Carlo mi dissero che stavolta, se l’avessero preso, la polizia non l’avrebbe più lasciato andare". Un terzo interrogato parla infine di due strane riunioni nello studio dell’avvocato Colucci, legale di Giacominelli e presidente delle Toghe Rossonere, tra alcuni dei partecipanti alla rissa: "La seconda volta l’avvocato lesse e fece leggere i verbali degli interrogatori". Colucci conferma e minimizza. "Erano stati tutti interrogati dalla polizia e volevo dire a ciascuno cosa rischiava. Li ho riuniti per comodità". Certo è che le versioni sulla rissa fornite dai principali imputati divergono molto da quella della superteste che vide la scena dal proprio balcone e soprattutto da quella di Barbaglia, subito scaricato dagli ex amici. Ieri, durante l’udienza, ha balbettato ancora la sua verità. "Non volevo uccidere Spagnolo, è successo tutto in una frazione di secondo, non è vero che sono avanzato lentamente verso di lui". La sua storia, comunque, non insegna nulla: gli ultrà del Verona, domenica scorsa a Marassi, intonavano cori per lui.

23 gennaio 1996

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Condannato il killer di Vincenzo Spagnolo: per quel delitto il calcio si fermò un turno

Undici anni all'ultrà assassino

Tifoso del Milan, accoltellò un genoano a Marassi

di Paolo Lingua

GENOVA DAL NOSTRO CORRISPONDENTE - Undici anni e quattro mesi di reclusione: questa la pena inflitta a Simone Barbaglia, 19 anni, milanese, che un anno fa (domenica 29 gennaio) uccise con una coltellata Vincenzo Spagnolo, 25 anni, genovese, pochi minuti prima della partita Genoa-Milan, a pochi metri dai cancelli d'ingresso dello stadio "Luigi Ferraris". Il tragico fatto di sangue fu la conclusione d'una rissa tra tifosi "ultras" del Milan e tifosi del Genoa. Barbaglia, che era giunto da Milano con un coltello scelto accuratamente presso un amico "collezionista", dopo aver piantato la lama nel cuore del giovane antagonista, entrò nello stadio e assistette all'incontro, confondendosi tra la folla dei supporters rossoneri, ma venne identificato e arrestato a Milano il giorno dopo. La domenica successiva il campionato venne sospeso per un turno per protestare contro la violenza degli ultrà. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina alle 13.30 dal giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci, dopo una breve permanenza in camera di consiglio. L'ultima fase del dibattimento, che s'è svolto con il rito abbreviato, è cominciata poco dopo le 11, con gli ultimi interventi della difesa e della pubblica accusa. Il pm Massimo Terrile ha ribadito la richiesta di condanna a 12 anni e 2 mesi già formulata lunedì scorso durante la sua requisitoria. L'avvocato di Barbaglia, Stefano Savi, ha insistito invece sulla derubricazione del reato: da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. Durante la lettura della sentenza l'imputato è rimasto impassibile. Non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Nei giorni scorsi, prima della conclusione del dibattimento, aveva però chiesto di fare una pubblica "dichiarazione". Ha detto: "Non volevo uccidere e chiedo perdono ai parenti della mia vittima". In carcere, allo psicologo che lo aveva giudicato "sano di mente" e al suo legale aveva fatto intendere di ritenere "giusta" la detenzione, così come l'eventuale pena. A molti dei presenti la pena di undici anni e quattro mesi è apparsa blanda: Simone Barbaglia potrebbe, se manterrà buona condotta, tornare in libertà fra tre anni. Il rito abbreviato, tecnicamente, consente di usufruire di sconti, attenuanti e riduzioni. Infatti, l'avvocato di parte civile, Emanuele Lamberti, s'era battuto per evitare il rito abbreviato, perché a suo avviso esistevano i "motivi futili e abbietti", come molla del delitto, oltre che la premeditazione. Lo stesso Lamberti, però, ha ritenuto la sentenza "tutto sommato equa", considerata "la personalità dell'imputato". Non presenterà appello, come pure il pm Massimo Terrile: il giudice ha inoltre stabilito una "provvisionale" di 150 milioni di risarcimento del danno ai familiari della vittima: ma la cifra dovrà essere poi definita in un secondo procedimento civile. Nel complesso, anche se presenterà appello puntando a una ulteriore diminuzione della pena, s'è dichiarato soddisfatto della conclusione del processo anche il difensore Stefano Savi. Al momento della lettura della sentenza non erano in aula i genitori di Vincenzo Spagnolo che si sono comportati in tutta la vicenda con molta dignità e compostezza. Per il timore d'essere vinti dall'emozione non hanno mai voluto assistere a nessuna fase del processo. Era presente solo la sorella Simona che, tra le lacrime, ha detto: "La morte di mio fratello è stata inutile, perché si continua ad andare armati allo stadio. E poi ha pagato solo Barbaglia e non i capi degli ultras milanisti". Cosimo Spagnolo ha commentato nel pomeriggio a casa: "Se Barbaglia uscirà fra tre anni non è colpa dei giudici, ma delle leggi sbagliate. Occorrerebbe punire chi arma i ragazzi".

25 gennaio 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Sconto di pena per Simone Barbaglia, l'ultrà milanista che accoltellò il tifoso rossoblù

Undici anni per l'omicidio di "Spagna"

Ieri la sentenza per il delitto davanti a Marassi

di Attilio Lugli

GENOVA - Simone Barbaglia, il diciannovenne ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano di 25 anni Vincenzo Spagnolo è stato condannato ieri a undici anni e quattro mesi di reclusione dal giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci. Una condanna all'apparenza "modesta" e che è di poco inferiore alla richiesta avanzata lunedì scorso dal pubblico ministero Massimo Terrile (dodici anni e due mesi). Ma lo sconto di pena rispetto ai 24 anni di carcere per l'omicidio volontario è frutto del calcolo delle attenuanti e soprattutto dei benefici del rito abbreviato concesso all'imputato. Non a caso il rappresentante della parte civile, l'avvocato Emanuele Lamberti, si era opposto all'ammissione di Barbaglia al rito alternativo ribadendo che dovevano essere contestati i "motivi futili e abbietti" e la premeditazione. Due aggravanti che avrebbero comportato la pena massima dell'ergastolo e l'annullamento dell'abbreviato. Ieri, però, dopo la lettura della sentenza, anche Lamberti ha ritenuto "equa la condanna e commisurata alla personalità dell'imputato". Il legale ha anche preannunciato che non intende proporre alla procura generale l'impugnazione della sentenza di Ricci. Ai famigliari della vittima il giudice ha anche assegnato una "provvisionale" di 150 milioni per il risarcimento del danno che dovrà essere poi esattamente quantificato con un altro giudizio. La condanna a poco più di undici anni di carcere permetterà al giovane ultrà rossonero di poter ottenere la semilibertà fra tre anni, perché ha già scontato un anno in carcerazione preventiva e, con la buona condotta, potrà usufruire d'una ulteriore diminuzione di tre mesi ogni anno trascorso in cella. Simone Barbaglia è giunto alle 11 nell'aula d'udienza. Ammanettato e super-scortato la sua è stata un'apparizione fugace, al di là della fitta siepe dei carabinieri che lo attorniavano. Erano almeno una dozzina. Che non fosse una giornata del tutto "normale" a palazzo di giustizia lo si è capito fin dal primo mattino quando alcuni poliziotti, con il lungo manganello al fianco, stazionavano in ordine sparso, davanti all'ingresso. Il timore di manifestazioni e contestazioni, peraltro inesistenti, da parte di ultras rossoblù ha obbligato le forze dell'ordine a porre in atto una sorta di "cordone sanitario" di fronte all'aula che è in verità servito a tenere lontano da Barbaglia giornalisti, fotografi e cameramen. L'udienza a porte chiuse non ha quindi riservato emozioni, a parte le velocissime corsette dei cronisti che agitando microfoni e taccuini cercavano di strappare una dichiarazione all'imputato senza riuscirci perché i carabinieri sono stati molto più veloci di loro e hanno protetto Barbaglia all'entrata con una vigorosa irruzione e all'uscita con una strategica fuga. In quest'ultima udienza sia il rappresentante della pubblica accusa che il legale di parte civile e il difensore, l'avvocato Stefano Savi, hanno ribadito le loro posizioni prima che il giudice Ricci si ritirasse in camera di consiglio. In particolare Savi ha chiesto che il reato di omicidio volontario contestato a Barbaglia venisse derubricato in omicidio preterintenzionale. Il legale ha riproposto la versione dei fatti da sempre sostenuta da Barbaglia: quel tragico 29 gennaio, davanti a Marassi, prima della partita Genoa-Milan non ci fu un agguato, come hanno sostenuto accusa e parte civile, ma uno scontro fra due gruppi delle opposte tifoserie sfociato per fatalità nell'omicidio di "Spagna". Il giudice Giorgio Ricci ha terminato la sua camera di consiglio pochi minuti prima delle 13 e 30. Alla lettura della sentenza Barbaglia non ha espresso alcuna emozione apparente, anche se il suo legale ha detto che l'altra notte il giovane non è riuscito a chiudere occhio per la tensione. All'avvocato Savi, Barbaglia ha detto che lo avrebbe atteso fra pochi giorni in carcere e non ha aggiunto altro prima di essere condotto via. Nella precedente udienza, invece, l'imputato aveva voluto fare una "dichiarazione spontanea". Aveva affermato: "Non volevo assolutamente uccidere, chiedo perdono ai famigliari per il dolore che ho causato loro". Quando era stato sottoposto a perizia psichiatrica dallo psicologo Marco Lagazzi, il giovane ultrà, (dichiarato sano di mente) aveva mostrato un forte pentimento ritenendo "legittima" la propria detenzione. Per il 12 marzo prossimo è fissata l'udienza in cui altri 30 tifosi milanisti e quattro genoani accusati di rissa aggravata hanno chiesto il patteggiamento. Fra di loro ci sarà anche Carlo Giacominelli, commercialista milanese di 34 anni, leader delle "Brigate rossonere due" che per la pubblica accusa è "il principale imputato di questo processo" anche se il reato contestato è solo quello di rissa.

25 gennaio 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

La sorella: una morte inutile

"Allo stadio si va ancora armati ma i veri capi restano impuniti"

GENOVA - Né i genitori di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano ucciso davanti allo stadio di Marassi, né quelli di Simone Barbaglia, il suo omicida, hanno mai voluto partecipare alle udienze del rito abbreviato con cui è stato giudicato l'ultrà rossonero. Anche ieri mattina, in rappresentanza della famiglia in aula era solo la sorella più piccola di "Spagna", Simona. La giovane ha espresso molta amarezza nel rispondere alle domande dei cronisti che le si sono affollati attorno dopo la lettura della sentenza. Ha detto: "La morte di mio fratello è stata inutile perché alcuni tifosi continuano ad andare allo stadio armati di coltello". Ha poi aggiunto: "Barbaglia oggi è stato condannato, ma giustizia non è stata ancora fatta perché per ora è stato soltanto lui a pagare e non ancora i capi degli ultras milanisti". Poi, Simona non ha retto all'emozione. Cosimo Spagnolo, il padre del tifoso genoano, ha atteso la sentenza nella sua abitazione. Non ha mai voluto trovarsi faccia a faccia con chi accoltellò al cuore suo figlio. "Non so quale reazione avrei se lo vedessi davanti a me" ha sempre detto. Le sue parole sulla sentenza e sulla "quantificazione" della pena sono state molto misurate e denotano un sentimento di grande civiltà in quest'uomo così duramente provato, insieme alla moglie Lia. Ha infatti affermato Cosimo Spagnolo: "I giudici hanno applicato serenamente quello che prevede la legge. Voglio dire che se fra tre anni Barbaglia uscirà dal carcere non è colpa dei giudici, ma della legge. Se poi le norme non sono adeguate provveda c'è chi deve darsi da fare per modificarle o rivederle". Nella sua reazione lucida e pacata ha, quindi, proseguito: "Mi auguro solo che questa sentenza non faccia credere ai giovani che sia facile uccidere e che costi poco. Mi auguro anche che siano punite le persone che armano le mani dei ragazzi che vanno allo stadio e che organizzano le trasferte come spedizioni belliche. Spero che mio figlio non sia morto invano". Il difensore di Simone Barbaglia, l'avvocato Stefano Savi, ha preannunciato che proporrà appello contro la sentenza che, però, giudica "accettabile". Dice anche: "Alla fine ci troviamo con un ragazzo morto e uno in galera. Vorrei che si riuscisse a fare qualcosa di concreto per prevenire questi fatti, ma non nutro troppe speranze perché la violenza fuori e dentro gli stadi continua a dilagare". (a. l.)

25 gennaio 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Delitto Spagnolo

Un amico di Barbaglia è assolto

GENOVA - È stato assolto un giovane milanese di 17 anni dall'accusa di concorso nell'omicidio di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano ucciso da Simone Barbaglia il 29 gennaio del 1995 prima della partita Genoa-Milan. La sentenza è stata emessa ieri dai giudici del tribunale dei minorenni che lo hanno prosciolto anche dall'imputazione di rissa. Secondo l'accusa il ragazzo avrebbe dato a Barbaglia il coltello usato poi negli scontri. I magistrati hanno inoltre stabilito un anno di "messa in prova in affidamento ai servizi sociali" considerandolo colpevole di porto di coltello e favoreggiamento nei confronti di Barbaglia. Un altro minorenne di Milano è stato assolto dal favoreggiamento e ha ricevuto il perdono giudiziale per la rissa: avrebbe imprestato il suo giubbotto a Simone quando i due erano all'interno dello stadio perché non fosse riconosciuto dalla polizia. (a.l.)

2 febbraio 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Delitto Spagnolo: in 21 hanno patteggiato

Per gli ultras del Milan c'è uno sconto della pena

GENOVA - Sono usciti dal processo con un patteggiamento la maggior parte dei tifosi milanisti che erano rimasti coinvolti nella rissa in cui fu ucciso il 29 gennaio dello scorso anno il supporter genoano Vincenzo Spagnolo, 25 anni. Ventun ultrà rossoneri hanno concordato, quindi, le condanne da un minimo di 5 mesi di reclusione a un massimo di un anno e 8 mesi (tutti hanno ottenuto la concessione della condizionale) con il pubblico ministero Massimo Terrile per l'accusa di rissa aggravata. Il giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci che ieri mattina ha sancito questi patteggiamenti, stamane processerà con rito abbreviato due tifosi milanisti e un genoano. Inoltre altri quattro tifosi del Grifone, insieme a un milanista, hanno scelto il rito normale e saranno processati il 26 settembre. Per quanto riguarda Carlo Giacominelli, commercialista milanese di 34 anni, leader delle "Brigate rossonere due" che per la pubblica accusa è "l'imputato principale" dell'inchiesta anche se il reato contestato è solo quello di rissa aggravata, il giudice Ricci ha disposto un rinvio dell'udienza al prossimo sei maggio. A quella data il magistrato deciderà sulla richiesta di patteggiamento avanzata da Giacominelli e da altri tre imputati. Simone Barbaglia, il diciannovenne ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore "Spagna" era stato condannato il 24 gennaio scorso a undici anni e quattro mesi di reclusione, sempre dal giudice Giorgio Ricci. Una condanna che poteva apparire "modesta" e che era di poco inferiore alla richiesta avanzata dal pubblico ministero Terrile (dodici anni e due mesi). Ma lo sconto di pena rispetto ai 24 anni di carcere per l'omicidio volontario è stato frutto del calcolo delle attenuanti e soprattutto del rito abbreviato concesso all'imputato. (a. l.)

13 marzo 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

GENOVA

Caso Spagnolo Tre condanne

Condizionale solo per uno

GENOVA - Due tifosi milanisti e un genoano sono stati condannati ieri mattina con il rito abbreviato per la rissa avvenuta davanti allo stadio di Marassi la tragica domenica del 29 gennaio dello scorso anno in cui perse la vita Vincenzo Spagnolo, 25 anni, accoltellato dall'ultrà milanista Simone Barbaglia, 19 anni. Il giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci ha inflitto un anno e 5 mesi di reclusione a Pier Luigi Varesano e un anno e un mese a Nicola Condelli (i due milanesi sono stati difesi dall'avvocato Monica Tranfo) e 4 mesi e 10 giorni di carcere a Fabio Pisani, (avvocato Giuseppe Maggioni). A quest'ultimo imputato il gup Ricci ha concesso la sospensione condizionale della pena. Il beneficio della condizionale è stato, invece, revocato agli altri due, perché entrambi hanno già subito condanne, Varesano per porto abusivo di coltello e Condelli per violazione della disciplina degli stupefacenti. Contro la sentenza sarà presentato appello. (a. l.)

14 marzo 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

No al patteggiamento

Tragedia al Marassi Giacominelli rischia condanna maggiore

GENOVA - Niente patteggiamento per Carlo Giacominelli, 34 anni, soprannominato "il chirurgo", il leader carismatico della "Brigate Rossonere Due", accusato di rissa aggravata per i tragici scontri davanti allo stadio di Marassi del 29 gennaio dello scorso anno quando l'ultrà milanista Simone Barbaglia uccise con una coltellata il supportar genoano Vincenzo Spagnolo. Il giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci non ha ritenuto congrui i due anni di carcere, senza condizionale, su cui si erano accordati il pubblico ministero Terrile e il difensore di Giacominelli, l'avvocato Sommella. Il magistrato ha ritenuto che il ruolo dell'imputato nella rissa debba portare a una condanna maggiore. Il difensore presenterà ora la stessa istanza a un altro giudice. Sempre ieri mattina è stato deciso un patteggiamento a due anni di reclusione (dall'anno e 4 mesi che erano stati pattuiti prima) per altri due tifosi. (a. l.)

7 maggio 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Già fuori del carcere l’ultrà milanista che uccise a Genova

di Wanda Valli

GENOVA - Simone Barbaglia, 20 anni, l’ultrà milanista che un anno e mezzo fa ha ucciso con una coltellata Vincenzo Claudio Spagnolo, tifoso genoano di 24 anni, è fuori dal carcere. È tornato a casa, agli arresti domiciliari, affidato alla madre, Manuela Mariani, che è andata a prenderlo in carcere. Simone Barbaglia ha abbracciato la madre piangendo. Ma non ha dormito, la sua prima notte fuori dalla cella: era emozionato e stordito. Ieri in casa Spagnolo, invece, si è vissuta un’altra giornata di lutto. Tutti i parenti si sono riuniti in casa dei genitori del ragazzo. Hanno discusso sulla decisione di scarcerare l’omicida di Vincenzo e non sono riusciti a farsene una ragione: "L’hanno ucciso per la seconda volta". Ora Simone Barbaglia è in una località segreta per paura di vendette e di ritorsioni, in una casa fuori Milano, dove continuerà a scontare gli 11 anni e 4 mesi di condanna. È la pena per l’omicidio volontario di Vincenzo Spagnolo, "Spagna" come lo chiamavano gli amici di San Teodoro, un quartiere popolare di Genova dove lui abitava con la famiglia, o i compagni del centro sociale, gli altri tifosi genoani con cui andava alla partita. Sempre, anche quel 29 gennaio del 1995, quando a Marassi c'era il Genoa a sfidare il Milan, quando Simone l’ha ucciso con una coltellata. Dal 26 aprile Simone Barbaglia non è più nel carcere di Voghera dove l’avevano trasferito, da Chiavari. Ma la storia si è scoperta solo ieri. E doveva restare segreta. L’ordinanza l’ha firmata il gip, Giorgio Ricci, su richiesta dell’avvocato difensore del ragazzo, Stefano Savi. Il pm, Massimo Terrile, non si è opposto. È la legge, una legge dell’8 agosto scorso che lo consente. Stabilisce il principio per cui anche chi è stato condannato in primo grado per un reato grave, come l’omicidio, può scontare la pena, in attesa della sentenza definitiva, in un luogo diverso dal carcere. Certo a precise condizioni. Non deve essere pericoloso, non deve esistere il rischio di inquinamento delle prove, il rischio di fuga, di reiterazione del reato. "Nel caso di Barbaglia quelle condizioni le abbiamo ritrovate" dice il gip Ricci. "Finché la sentenza non sarà definitiva - conferma il pm Massimo Terrile - il carcere non è l’unico luogo dove scontare la pena". Per Simone non è stato adottato nessun trattamento particolare, solo l’applicazione di una legge, commenta con una punta di amarezza anche Emanuele Lamberti, l’avvocato della famiglia Spagnolo. Lui vorrebbe che insieme con Simone anche gli altri ultrà milanisti, i capi delle Brigate Due, fossero stati chiamati a rispondere di concorso in omicidio volontario. E non solo di rissa aggravata. Il pm Terrile ha fatto ben capire che li ritiene moralmente responsabili. "Con i vecchi amici, quelli dello stadio, Simone ha chiuso, non vuol nemmeno più sentirne parlare" garantisce Antonio Barbaglia, suo padre. "Mio figlio, dopo il dramma, è maturato". Non lo difende, Antonio Barbaglia, ha pudore del dolore di un'altra famiglia, quella di "Spagna". Ma da un mese, con l’ex moglie e gli altri, sta cercando di capire se, scontata la condanna, Simone avrà qualche speranza di avere una vita normale. Simone dovrà tornare in carcere, dopo il secondo processo e la Cassazione: gli hanno spiegato anche questo. Ma intanto passerà tempo, almeno uno o due anni, e lui resterà a casa.

5 giugno 1996

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Ultrà del Milan

Uccise tifoso scarcerato dopo 15 mesi

di Paola Cavaliere

GENOVA - Quindici mesi di carcere per una vita. La bilancia della Giustizia ha tarato così il peso di un omicidio. A Simone Barbaglia, giovane ultrà milanista che accoltellò a morte un ragazzo genoano, sono stati concessi gli arresti domiciliari considerata "l'incensuratezza dell'imputato, la giovanissima età, il buon comportamento processuale, la positiva condotta carceraria, la sua personalità e un valido nucleo familiare". Un dolore composto, quello di papà Cosimo. Un dolore straziante per la mamma di Vincenzo Spagnolo, ucciso a 24 anni per la squadra del cuore, il Genoa. Ieri Cosimo Spagnolo, 52 anni, dipendente dei cantieri navali di Sestri Ponente, ha dovuto abbandonare il posto di lavoro per soccorrere la moglie. È stata lei a dargli la notizia, nella tarda mattinata. "Non hai saputo ?". Lo ha ripetuto più volte, poi la voce al telefono si è incrinata. E papà Cosimo ha capito che quel dolore lacerante per tutta la famiglia Spagnolo era di nuovo presente, vivo, come se il giorno della morte di Vincenzo, il 29 gennaio del '95, fosse tornato una seconda volta. Simone Barbaglia, 20 anni, è stato condannato a undici anni e quattro mesi di carcere per omicidio volontario. Venne arrestato il giorno dopo aver ucciso Vincenzo Spagnolo davanti allo stadio Ferraris, prima della partita Genoa-Milan. "Sono addolorato e sconcertato dice con voce pacata Cosimo Spagnolo. Il dolore non mi lascia spazio per pensare ad altro". Fa una pausa e riprende: "Mia figlia è andata a Roma la scorsa settimana a ricevere il premio di un torneo di calcio in onore di Vincenzo". È una giornata terribile per gli Spagnolo, con il telefono che squilla in continuazione. Amici di "Spagna" che esprimono cordoglio, proprio come fosse una seconda morte. La casa è a San Teodoro, quartiere di operai e impiegati pubblici, poco verde e tanto cemento, un Campetto da pallone su un lato della via principale e le scritte con la vernice rossoblù sui muri che fanno capire l'attaccamento al calcio di chi è nato qui. Cosimo Spagnolo e la sua famiglia hanno tenuto un comportamento esemplare. Quindici mesi di silenzio, tanti riconoscimenti, la "solidarietà" dei vertici della società di calcio. Il segretario della società Genoa 1869 Davide Scapini ha un nodo in gola. Non vuole commentare. Poi capisce che è più forte il "dovere" del dolore. "E' una vicenda che mi tocca profondamente. Penso a quello che è successo, ma anche a quello che può succedere. L'omicida era maggiorenne. Non so se la legge prevedeva la possibilità di non scarcerarlo così in fretta, ma se esisteva andava seguita. Se doveva essere un esempio per coloro che approfittano dello stadio per i loro atti criminali, si è persa un'occasione". Lo stesso pensiero di papà Spagnolo: "Sino ad oggi non ho voluto pensare a lui, all'omicida, ma soltanto a mio figlio. Chiedevo almeno un po' di giustizia. La mia consolazione era pensare che la sua morte sarebbe servita a far riflettere. Chi applica la legge dovrebbe anche riflettere".

5 giugno 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

"Assassinato la seconda volta"

di Marco Preve

GENOVA - "L’anno scorso me l’ha ammazzato Barbaglia, quest'anno me l’hanno ammazzato i giudici". Seduto nel salotto della sua casa, al terzo piano di un palazzone popolare di San Teodoro, Cosimo Spagnolo, il papà di Vincenzo, 24 anni, il tifoso genoano ucciso il 29 gennaio 1995, la domenica maledetta di Genoa-Milan, parla con la voce spezzata dal dolore. Intorno a lui, sono arrivati i parenti, la moglie Lina si affaccia e scompare nell’altra stanza insieme ad una figlia, con due nipotini. Non riescono a capire la legge che ha permesso a Simone Barbaglia, l’ultrà milanista che ha colpito a morte Vincenzo con una coltellata, di essere di nuovo a casa. Agli arresti domiciliari, ma a casa. Davanti al divano in stoffa beige, sul tavolino, c’è una bellissima foto di Vincenzo, Claudio, come lo chiamavano in casa. C’è Claudio che si solleva dall’acqua del mare appoggiato a una barca e sorride. E c’è suo padre, adesso, che spiega a voce bassa, calma: "Io, non ho tempo per odiare quel ragazzo, perché tutto il tempo che ho lo passo a ricordare mio figlio". Va ogni giorno al cimitero, Cosimo a portare fiori a Claudio, solo lì trova un po' di conforto. Lui ieri mattina, come ogni giorno, si è alzato all’alba e, alle sei, era già fuori di casa per andare in cantiere a lavorare. La notizia la apprende soltanto a mezzogiorno quando, come fa sempre, Cosimo Spagnolo telefona a casa, alla moglie Lina. È lei a dirgli: "Non sai niente ?", "Che cosa devo sapere ?". "Hanno messo fuori Barbaglia, è a casa". Cosimo Spagnolo si attacca ancora al telefono, parla con il suo avvocato, Emanuele Lamberti. Ha la voce rotta, chiede spiegazioni, vuole capire. È la legge, ripete il legale, solo la legge. Non c’è nulla di irregolare, nessun favoritismo. Nel salotto di casa, Cosimo Spagnolo rifiuta questa spiegazione: "La legge ? Hanno fatto leggi speciali per chi sequestra. E io mi chiedo, è più grave chiedere 10 miliardi di riscatto o ammazzare un giovane come mio figlio ?". "Quel giudice doveva riflettere di più sulla gravità di questo reato" si dicono padre e zio di Claudio, quasi a confortarsi. Cosimo ancora: "Speravo che la morte di mio figlio potesse servire a placare, a scoraggiare la violenza negli stadi. Invece se uno capisce che ad ammazzare un ragazzo si sta solo un anno in carcere e poi si va a casa, che insegnamento trarrà ?". Simone Barbaglia ha chiesto perdono alla famiglia di "Spagna", con una lettera. Loro non gli hanno creduto, "era scritta dall’avvocato si capiva benissimo", dicono. E poi in aula, durante il processo la sorella di "Spagna" si è messa di fronte a Simone, l’ha guardato dritto negli occhi. Ricorda Cosimo Spagnolo: "Mia figlia voleva capire se davvero era pentito, ma lui prima ha girato la faccia, poi si è messa a guardarla fisso. Non fa così uno che si vergogna o è pentito. Non si fa così".

5 giugno 1996

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Fa discutere la decisione di concedere gli arresti domiciliari all'ultrà milanista

Barbaglia libero è già un caso

di Paola Cavallero

Ha ucciso il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo ed è stato condannato a undici anni e 4 mesi di carcere. Il padre della vittima è deluso: "Chiedevo almeno un po' di giustizia. Possibile che sia già fuori ?".

GENOVA - Simone Barbaglia, l'ultras milanista che ha ucciso Vincenzo Spagnolo prima della partita Genoa-Milan il 29 gennaio del '95, ha beneficiato di una legge dell'agosto del 1995 che prevede, anche per l'omicidio, misure alternative, nel caso ci siano particolari situazioni. Così, nonostante la condanna a undici anni e 4 mesi di carcere, da un mese Barbaglia è agli arresti domiciliari. "E' una decisione che farà discutere. La famiglia della vittima non ha ancora avuto alcun risarcimento, né morale, né materiale", sono le prime parole dell'avvocato Emanuele Lamberti, legale della famiglia Spagnolo. Ieri Cosimo Spagnolo, 52 anni, dipendente dei cantieri navali di Sestri Ponente, era uscito all'alba da casa. "Non ho avuto il tempo né di ascoltare radiogiornali né leggere quotidiani". La morte di Vincenzo risale al 29 gennaio del '95, ma ieri quel giorno sembrava terribilmente vicino. Simone Barbaglia era stato arrestato il giorno dopo aver ucciso Vincenzo Spagnolo in una stradina davanti allo stadio Ferraris, prima della partita Genoa-Milan. È rimasto in carcere quindici mesi. "Sono addolorato e sconcertato, dice con voce pacata Cosimo Spagnolo. Il dolore non mi lascia spazio per pensare ad altro. La mia differenza era questa. A chi ha commesso il delitto non volevo pensare. Chiedevo almeno un po' di giustizia. Io condanno anche i sequestri di persona, ma non ci sono persone da quindici anni in galera. Chi ha ucciso un ragazzo dopo un anno è già fuori: è possibile ? Io condanno queste cose, ma mi sembra ben più grave uccidere un ragazzo di 20 anni". Accanto a Cosimo Spagnolo ci sono Simona 26 anni, Claudio 24 anni, Romina 19 anni. Abitano in una strada secondaria del quartiere di San Teodoro. "Sono sconcertato, allibito, ho sempre avuto fiducia nella possibilità di avere giustizia. Pensavo che fosse giusto. Sto cominciando a riflettere. Trovo ingiusto che dopo un anno sia fuori e libero di vivere la sua vita. Tutta questa storia mi ha lasciato un brutto ricordo sulla giustizia". Prende fiato e continua: "Il giudice deve applicare la legge, ma penso che dovrebbero riflettere. Si saranno attenuti a delle leggi, ma è assurdo pensare che un ragazzo di 24 anni sia morto e chi l'ha ucciso sia fuori. Mi auguro che qualcuno ci pensi e prendano qualche provvedimento". Cosimo Spagnolo ha parole di saggezza per tutti: "Il mio augurio è che la tragedia di mio figlio sia servita. Ogni domenica negli stadi se non c'è un morto è una fortuna. Non dico che debba pagare per tutti, ma punizioni giuste per chi organizza, chi ha armato la mano. Ha usato il coltello per pugnalare con crudeltà. Non merita la libertà". Aggiunge: "Adesso un ragazzo è "autorizzato" a pensare che se organizza una rissa riceverà una multa, se ammazzo un anno perché tanto sono giovane. Ma cosa pretendiamo che a 19 anni uno abbia una fedina di delitti ?".

5 giugno 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Il tifoso rossonero, condannato a 11 anni, avrebbe affrontato il rivale per farsi notare dai suoi "capi"

Ha ucciso Spagnolo solo "per fare carriera"

Le motivazioni della condanna dell'ultrà Barbaglia

di Attilio Lugli

GENOVA - Il giudice Giorgio Ricci spiega perché ha condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, Simone Barbaglia, 19 anni, che uccise Vincenzo Spagnolo, 27 anni, il 29 gennaio del '95 duranti gli scontri fra tifosi prima della partita Genoa-Milan. È lo stesso magistrato che un mese fa ha concesso i contestati arresti domiciliari all'ultrà milanista, e che ora in 48 pagine ricostruisce la morte di "Spagna" e la figura di Simone, "un giovane che vuole fare carriera all'interno del gruppo, ricevere l'apprezzamento delle figure carismatiche, perché gli "anziani" lo hanno già in una certa considerazione". Ricci ripercorre, quasi attimo per attimo, i tragici avvenimenti che hanno portato al delitto. Ricorda, innanzitutto come i tifosi milanisti, a un certo punto, siano fuggiti, inseguiti dai genoani. Raggiunta la zona "Sud" dello stadio, nei pressi del gazebo, un gruppo di ultrà del Milan si era poi fermato per fronteggiare gli inseguitori. Spagnolo non era fra questi ultimi perché, dopo avere percorso via Bobbio, se ne stava andando tranquillamente, insieme al suo amico Raffaele, verso la zona "Nord". Rimase, però, coinvolto senza volerlo negli scontri. Barbaglia si è sempre difeso sostenendo di essere stato aggredito da cinque e o sei tifosi genoani, fra cui "Spagna", che gli sarebbero andati contro. Ma questa versione di fatti viene esclusa da Ricci sulla base di numerose testimonianze sia di genoani che di milanisti. "Dal complesso delle dichiarazioni - scrive il giudice - si evince che non c'è stato un attacco collettivo nei confronti di Barbaglia, che Simone e Vincenzo erano nella posizione più avanzata dei rispettivi schieramenti, che avevano avuto modo di osservarsi reciprocamente, che da un lato Simone aveva visto come Vincenzo fosse a mani nude e dall'altro Spagnolo doveva avere notato il coltello impugnato da Barbaglia". Dopo avere escluso l'ipotesi che "Spagna" possa essersi buttato a corpo morto contro Simone, il giudice Ricci aggiunge che appare assai più verosimile questa versione dei fatti: "E' molto più aderente alla realtà che Spagnolo abbia voluto saggiare l'avversario che aveva visto armato, prendendo un piede per disarmarlo o più probabilmente per tenerlo a bada. Simone lo colpì al tronco, con una coltellata d'affondo dal basso verso l'alto, verosimilmente dopo che Spagnolo aveva appoggiato a terra il piede destro sollevato per disarmare o tenere a distanza l'avversario". Sulla base dei risultati dell'inchiesta Ricci afferma che non vi è stata alcuna "mischia" fra i due, ma che Spagnolo ha solo cercato di tenere a bada Simone, e che quest'ultimo non voleva soltanto ferirlo, perché non ha neppure cercato di trattenere il colpo ed ha mirato al bersaglio "grosso". Simone, scrive ancora Ricci, "era fiero dell'appartenenza al gruppo, forte del suo valore, intrepido col coltello in mano, in grado di incutere timore a chiunque".

7 giugno 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL PRIMO PROCESSO 

Ultrà rossonero sarà giudicato a metà ottobre dalla corte d'assise d'appello

Il secondo processo a Barbaglia

Delitto Spagnolo: il 23 gennaio scorso era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione. Poi la concessione degli arresti domiciliari. La ricostruzione dell'accoltellamento a Marassi.

GENOVA - Il dramma della morte di Vincenzo Spagnolo sarà nuovamente rivissuto in un'aula di giustizia a metà del prossimo mese di ottobre. A quella data o per i primi del mese successivo, sarà infatti celebrato il processo in corte d'assise d'appello nei confronti dell'omicida di "Spagna" Simone Barbaglia. Il fascicolo del procedimento è giunto in questi giorni alla cancelleria della corte d'assise d'appello e ora rimane la formalità di fissare definitivamente il giorno della prima udienza. L'ultrà milanista il 23 gennaio scorso era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per l'omicidio volontario del ventisettenne tifoso genoano avvenuto il 29 gennaio dello scorso anno durante gli scontri prima della partita Genoa-Milan. Il giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci, lo stesso magistrato che successivamente concesse i contestati arresti domiciliari all'ultrà milanista, aveva ricostruito nelle 48 pagine della sua motivazione la morte di "Spagna" e la figura di Simone, "un giovane che vuole fare carriera all'interno del gruppo, ricevere l'apprezzamento delle figure carismatiche, perché gli "anziani" lo hanno già in una certa considerazione". Ricci aveva ripercorso, quasi attimo per attimo, i tragici avvenimenti che hanno portato al delitto. Ha ricordato, innanzitutto che Spagnolo, quella domenica, se ne stava andando tranquillamente, insieme al suo amico Raffaele, verso la gradinata "Nord" e rimase, però, coinvolto senza volerlo negli scontri. Barbaglia si è sempre difeso sostenendo di essere stato aggredito da cinque o sei tifosi genoani, fra cui "Spagna", che gli sarebbero andati contro. Ma questa versione di fatti è stata esclusa da Ricci sulla base di numerose testimonianze sia di genoani che di milanisti. "Dal complesso delle dichiarazioni - scrive il giudice - si evince che non c'è stato un attacco collettivo nei confronti di Barbaglia, che Simone e Vincenzo erano nella posizione più avanzata dei rispettivi schieramenti, che avevano avuto modo di osservarsi reciprocamente, che da un lato Simone aveva visto come Vincenzo fosse a mani nude e dall'altro Spagnolo doveva avere notato il coltello impugnato da Barbaglia". Dopo avere escluso l'ipotesi che "Spagna" possa essersi buttato a corpo morto contro Simone, Ricci aveva affermato che non vi era stata alcuna mischia, ma che Spagnolo aveva solo cercato di tenere a bada Simone: Barbaglia non voleva soltanto ferirlo, perché non aveva neppure cercato di trattenere il colpo. Mirò al bersaglio grosso: la coltellata oltrepassò il cuore.

9 agosto 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

La polemica

Una nuova legge Simone a casa

di Attilio Lugli

GENOVA - Una violenta polemica era scoppiata in città quando, nel maggio scorso, il giudice delle indagini preliminari Giorgio Ricci aveva concesso a Simone Barbaglia gli arresti domiciliari. Le reazioni più dure erano state indirizzate nei confronti del giudice. Ma Ricci aveva soltanto applicato la nuova normativa sulle misure alternative al carcere e non poteva certo fare altrimenti. Prima della recente legge che ha dato la possibilità a Barbaglia di scontare il carcere a casa sua la norma stabiliva che dopo una condanna non definitiva il detenuto potesse essere rimesso in libertà, ma non agli arresti domiciliari, se vi era il concreto convincimento che non potesse commettere reati dello stesso genere. Erano gli articoli della legge che tanto fecero scalpore perché potevano fare uscire subito di galera chi aveva ammazzato la moglie (l'uxoricida non poteva certo commettere nuovamente lo stesso tipo di reato). Se fosse rimasta la vecchia normativa Barbaglia non avrebbe lasciato il carcere. Esisteva il pericolo, almeno teorico, che una volta rimesso in libertà avrebbe potuto commettere un analogo reato. Con la gradualità delle misure alternative introdotta dalla legge successiva l'ultrà milanista ha potuto ottenere gli arresti domiciliari perché, chiuso nella sua abitazione, non può venire a contatto con situazioni come quella in cui venne ucciso Spagnolo. Erano state queste le motivazioni che avevano determinato il giudice Ricci a concedere il beneficio della detenzione domiciliare, come aveva richiesto il difensore di Barbaglia, l'avvocato Stefano Savi. Il magistrato aveva preso, dunque, una decisione a cui era obbligato e a cui non poteva sottrarsi. Quando la condanna diventerà definitiva, dopo il giudizio di secondo grado e forse la Cassazione, Barbaglia dovrà tornare in carcere.

9 agosto 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Simone Barbaglia, esecutore materiale del delitto, era stato condannato a 11 anni

Delitto allo stadio, un altro rinvio

di Attilio Lugli

Il giudice non ha ancora deciso se ammettere o meno Carlo Giacominelli al rito abbreviato. Il giovane è imputato di rissa aggravata per gli scontri tra tifosi in cui perse la vita il genoano Vincenzo Spagnolo.

GENOVA - Non sono bastate ben nove udienze preliminari per decidere se Carlo Giacominelli, uno dei capi del tifo rossonero, e altri due ultras milanisti possono essere giudicati con il rito abbreviato per l'imputazione di rissa aggravata relativa ai tragici scontri di Genoa-Milan quando morì Vincenzo Spagnolo. Ieri, infatti, il giudice Roberto Braccialini ha rinviato al 22 ottobre prossimo la risposta alla richiesta di procedere con il rito alternativo avanzata dai difensori. In questa decima udienza preliminare si saprà il sì o il no, ma in caso di "soluzione" positiva ci sarà bisogno di almeno un'altra udienza. Perché questo ritardo ? Visto che altri ventun tifosi milanisti hanno patteggiato pene che vanno da 5 a 8 mesi di reclusione nel marzo scorzo e il principale imputato Simone Barbaglia, il diciottenne milanese adesso agli arresti domiciliari, è stato condannato il 23 gennaio scorso a 11 anni e 4 mesi di carcere. Questa volta la "colpa" dei rinvii è addebitare alla Corte costituzionale che ha emesso una sentenza in cui si dice: il giudice dell'udienza preliminare che respinge la richiesta di patteggiamento o di rito abbreviato deve passare il processo a un suo collega. E così è stato in questo caso. Perché già due giudici dell'udienza preliminare, nonostante vi fosse il parere favorevole del pubblico ministero Massimo Terrile, hanno respinto le richieste di rito alternativo proposte dai difensori e il fascicolo è passato al terzo magistrato. Il motivo ? È probabile che non abbiano giudicato "congruo" l'accordo fra accusa e difesa che per Giacominelli era stato fissato in due anni di reclusione e per gli altri in un anno e 4 mesi. Pene che rientrano nella condizionale. Il 22 ottobre prossimo la sequela di udienze potrebbe ancora non essere finita. Oltre a Carlo Giacominelli, difeso dall'avvocato Paolo Sommella, l'udienza riguardava altri due ultras milanisti considerati anch'essi fra i capi della tifoseria rossonera: Massimo Elice (avvocato Gimmi Giacomini) e Luigi Dozio (avvocati Claudio Zadra e Gianni Meneghini). Sempre ieri mattina, inoltre, è stato rinviato a gennaio il processo in cui cinque tifosi genoani che hanno preferito la strada del dibattimento sono imputati di rissa aggravata. Simone Barbaglia, l'omicida di Spagnolo, aveva ottenuto gli arresti domiciliari nel maggio scorso. Era scoppiata violenta la polemica contro il giudice che non poteva però fare altrimenti a causa della legge sulle misure alternative al carcere.

27 settembre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Andora

Inchiesta sul tifoso ucciso

Il gup Roberto Braccialini ha ammesso al rito abbreviato Massimo Elice e Luigi Dozio, i due tifosi milanisti accusati di rissa per gli scontri avvenuti a Genova il 29 gennaio 1995 prima della partita Genoa-Milan durante i quali Simone Barbaglia, di fede rossonera, uccise il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. L'udienza è prevista per il 17 gennaio '97. Per quanto riguarda Carlo Giacominelli, 32 anni, l'ultrà milanista detto il "chirurgo" ritenuto il capo carismatico delle brigate rossonere due, a sua volta accusato di rissa aggravata, il gup ha negato il patteggiamento richiesto dai suoi legali perché la pena è stata ritenuta troppo bassa. Secondo il giudice Giacominelli è pure inammissibile a giudizio abbreviato per questioni tecnico-procedurali. Della sua posizione si riparlerà il 4 novembre. L'omicidio del tifoso genoano aveva aperto un vasto dibattito nel mondo degli ultras, considerati, a torto o a ragione, come i protagonisti di un'interminabile catena di violenze e di intimidazioni. Simone Barbaglia, nei primi mesi di detenzione, aveva manifestato i segni di un profondo pentimento, e aveva addirittura scritto ai familiari del giovane ucciso, chiedendo di essere "perdonato" per un gesto commesso in un momento di follia. Ma i genitori del giovane, per ora, non hanno raccolto l'appello. (m. br.)

23 ottobre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO

Sarà processato Carlo Giacominelli, capo degli ultras milanisti

Delitto di Marassi, il giudice rinvia a giudizio il "chirurgo"

GENOVA - Sono occorse ben undici udienze preliminari per decidere se Carlo Giacominelli, uno dei capi del tifo rossonero, imputato di rissa aggravata per i tragici scontri di Genoa-Milan quando morì Vincenzo Spagnolo dovesse essere rinviato a giudizio. E ieri mattina il gip Roberto Braccialini ha deciso infine il provvedimento, fissando il processo per l'ultrà milanista che era stato soprannominato "il chirurgo" al 10 gennaio del prossimo anno. Nell'udienza scorsa era stata respinta dal magistrato la richiesta di rito abbreviato avanzata dal difensore, l'avvocato Paolo Sommella. Lo stesso pubblico ministero aveva poi presentato una richiesta di revoca dell'ordinanza di Braccialini sostenendo che non vi erano motivi procedurali per cui non potesse essere concesso il procedimento alternativo. Il giudice ha, però, respinto questa richiesta di revoca del pm. Altri ventun tifosi milanisti hanno patteggiato pene che vanno da 5 a 8 mesi di reclusione nel marzo scorso e il principale imputato Simone Barbaglia, il diciottenne milanese adesso agli arresti domiciliari, è stato condannato il 23 gennaio scorso a 11 anni e 4 mesi di carcere. La "colpa" dei rinvii per l'udienza di Giacominelli è addebitale alla Corte costituzionale che ha emesso una sentenza in cui si dice che il giudice dell'udienza preliminare che respinge la richiesta di rito abbreviato deve passare il processo a un suo collega. E così è stato in questo caso in cui già due giudici avevano espresso parere contrario all'abbreviato. (a. l.)

5 novembre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

L'ultrà rossonero era stato condannato a 11 anni, parte civile e procura avevano fatto ricorso

Delitto di Marassi, Barbaglia torna in aula

Oggi comincia il processo d'appello per la morte del tifoso genoano

GENOVA - Il dramma della morte di Vincenzo Spagnolo sarà nuovamente rivissuto stamani in un'aula di giustizia. L'ultrà milanista il 23 gennaio scorso era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per l'omicidio volontario del tifoso genoano avvenuto il 29 gennaio del '95 durante gli scontri prima di Genoa-Milan. Contro la sentenza hanno presentato appello la procura generale anche su richiesta dell'avvocato di parte civile Emanuele Lamberti, e il difensore dell'imputato, l'avvocato Stefano Savi. Oggi comincia il procedimento di secondo grado. L'accusa sostiene che Barbaglia agì per "futili motivi", un'aggravante che, se venisse accolta dalla corte, comporta la non concessione del rito alternativo. In questo caso, o i giudici rimanderanno il processo al pubblico ministero perché riprenda daccapo l'inchiesta oppure potranno decidere loro stessi l'esistenza dell'aggravante e stabilire una data per il processo ordinario. In ogni modo per Barbaglia si avrebbe un aumento di pena. Una diminuzione, invece, chiede il suo difensore che insiste sulla non volontarietà dell'azione dell'imputato e chiede quindi che venga condannato per omicidio preterintenzionale e non volontario. Il giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci, lo stesso magistrato che successivamente concesse i contestati arresti domiciliari all'ultrà milanista, aveva ricostruito nelle 48 pagine della sua motivazione la morte di "Spagna" e la figura di Simone, "un giovane che vuole fare carriera all'interno del gruppo, ricevere l'apprezzamento delle figure carismatiche, perché gli "anziani" lo hanno già in una certa considerazione". Ricci aveva ripercorso, quasi attimo per attimo, i tragici avvenimenti che hanno portato al delitto. Aveva ricordato innanzitutto che Spagnolo, quella domenica, se ne stava andando tranquillamente, insieme al suo amico Raffaele, verso la gradinata Nord e rimase, però, coinvolto senza volerlo negli scontri. Barbaglia si era difeso dicendo di essere stato a sua volta aggredito dai genoani. (a. l.)

3 dicembre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Genova, processo da rifare per il giovane che uccise il tifoso genoano

Delitto dell'ultra, ergastolo più vicino

di Attilio Lugli

Accolta l'aggravante di omicida per futili motivi Il killer dovrà rimanere agli arresti domiciliari.

GENOVA - Adesso rischia l'ergastolo Simone Barbaglia, il ventenne tifoso milanista che il 23 gennaio scorso era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione per l'omicidio volontario del giovane tifoso genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo. L'accoltellamento era avvenuto il 29 gennaio '95 durante gli scontri tra ultras prima della partita Genoa-Milan. Ieri la Corte d'assise d'appello ha annullato quella sentenza su richiesta del pm Severino Scala e del legale di parte civile Emanuele Lamberti. I giudici hanno ammesso l'aggravante dei "futili motivi" e rinviato gli atti al pm. L'inchiesta sull'omicidio di "Spagna" deve ricominciare daccapo. Nel frattempo Barbaglia dovrà restare in detenzione domiciliare: l'annullamento della sentenza allunga i tempi della carcerazione preventiva di un altro anno esatto. "Per me questo processo è ancora aperto - dice il difensore di Barbaglia, Stefano Savi. Ritengo che riuscirò a convincere nuovamente i giudici che non è stato un omicidio aggravato dai futili motivi ma determinato da avvenimenti che si sono via via susseguiti durante gli scontri fra tifosi. Un omicidio preterintenzionale, dunque". E aggiunge: "E' vero che con questa aggravante la condanna massima è il carcere a vita, ma lo stesso sostituto procuratore generale ha riconosciuto che questo è un delitto in cui all'imputato possono essere concesse le attenuanti generiche". Per il difensore, poi, la decisione della Corte d'assise d'appello non obbliga il pm a formulare un capo d'imputazione con quella aggravante, e neppure impone al gip di accoglierla. Stando a questa ipotesi potrebbe essere nuovamente concesso il rito abbreviato e lo sconto di pena. L'avvocato Lamberti spiega che occorrerà valutare attentamente questo specifico punto, ma che senza dubbio, almeno psicologicamente il pm dovrà tenerne conto. E aggiunge: "Ritengo che la Corte abbia applicato correttamente la legge. La famiglia della vittima non ha mai voluto vendetta, ma una giusta punizione". Ieri Cosimo Spagnolo, il padre di "Claudio", insieme alla moglie Lina era a Palazzo di giustizia ad attendere l'arrivo di Barbaglia in aula. Non lo aveva mai visto prima. "Per la prima volta ho voluto guardare negli occhi l'assassino del mio ragazzo", ha detto. "Fino a poco tempo fa avevo paura che la mia indifferenza nei suoi confronti potesse tramutarsi in odio e anche in violenza. Ma adesso che mi sento più tranquillo ho voluto vederlo in faccia. Non avevo e non ho mai avuto il tempo per odiare quel giovane. Tutto il tempo che ho lo passo a ricordare mio figlio". Ha aggiunto, poi, Spagnolo: "Ho detto che mi sento più tranquillo, ma il mio dolore e quello di mia moglie è sempre grandissimo. Io sogno Claudio tutte le notti. Gli parlo di tante cose. Di quello che è successo quella maledetta domenica, di come non è giusto morire a poco più di vent'anni. Chiedo giustizia e spero che i giudici accolgano l'aggravante dei futili motivi e aumentino la pena all'assassino di mio figlio". Quando i giudici alle 13 e 50 sono usciti dalla camera di consiglio annunciando l'annullamento della sentenza, Lina Spagnolo ha detto: "E' un primo passo verso una vera giustizia". Barbaglia è ora agli arresti domiciliari. Si è sempre difeso dicendo di essere stato aggredito da cinque o sei tifosi genoani, fra cui "Spagna". Ma questa versione è stata esclusa dal giudice Giorgio Ricci, che lo aveva condannato sulla base di numerose testimonianze sia di genoani che di milanisti. "Dal complesso delle dichiarazioni - scrive il giudice - si evince che non c'è stato un attacco collettivo nei confronti di Barbaglia".

4 dicembre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Il tifoso del Genoa fu ucciso il 29 gennaio '95. Per Simone Barbaglia riconosciuta l'aggravante dei futili motivi.

Delitto Spagnolo, il processo è tutto da rifare

Ecco come i giudici sono arrivati alla clamorosa conclusione

di Attilio Lugli

GENOVA - Si riapre l'inchiesta sull'omicidio di Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il giovane tifoso genoano ucciso con una coltellata al cuore da Simone Barbaglia il 29 gennaio del '95 durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan. L'ultrà milanista il 23 gennaio scorso era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per omicidio volontario, ma i magistrati della corte d'assise d'appello, ieri pomeriggio, hanno annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante dei "motivi futili". Le indagini riprendono, dunque, dall'inizio. Simone Barbaglia è ora agli arresti domiciliari. Una violenta polemica era scoppiata in città quando, il 26 aprile di quest'anno, il giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci (lo stesso magistrato che lo aveva condannato con il rito abbreviato) aveva concesso a Simone Barbaglia di proseguire la detenzione a casa sua. Le reazioni più dure erano state indirizzate nei confronti del giudice. Ma Ricci aveva soltanto applicato la nuova normativa sulle misure alternative al carcere e non poteva certo fare altrimenti. Prima della recente legge che ha dato la possibilità a Barbaglia di scontare il carcere a casa propria la norma stabiliva che dopo una condanna non definitiva il detenuto potesse essere rimesso in libertà, ma non agli arresti domiciliari, se vi era il concreto convincimento che non potesse commettere reati dello stesso genere. Erano gli articoli della legge che tanto fecero scalpore perché potevano fare uscire subito di galera chi aveva ammazzato la moglie (l'uxoricida non poteva certo commettere nuovamente lo stesso tipo di reato). Se fosse rimasta la vecchia normativa Barbaglia non avrebbe lasciato il carcere. Esisteva il pericolo, almeno teorico, che una volta rimesso in libertà avrebbe potuto commettere un analogo reato. Con la gradualità delle misure alternative introdotta dalla legge successiva l'ultrà milanista ha potuto ottenere gli arresti domiciliari perché, chiuso nella sua abitazione, non può venire a contatto con situazioni come quella in cui venne ucciso Spagnolo. Erano state queste le motivazioni che avevano determinato il giudice Ricci a concedere il beneficio della detenzione domiciliare, come aveva richiesto il difensore di Barbaglia, l'avvocato Stefano Savi. Il magistrato aveva preso, dunque, una decisione a cui era obbligato e a cui non poteva sottrarsi. Quando la condanna diventerà definitiva, dopo il giudizio di secondo grado e forse la Cassazione, Barbaglia dovrà tornare in carcere. L'ultrà milanista si è sempre difeso sostenendo di essere stato aggredito da cinque o sei tifosi genoani, fra cui "Spagna", che gli sarebbero andati contro. Ma questa versione di fatti è stata esclusa da Ricci sulla base di numerose testimonianze sia di genoani che di milanisti. "Dal complesso delle dichiarazioni - scrive il giudice - si evince che non c'è stato un attacco collettivo nei confronti di Barbaglia, che Simone e Vincenzo erano nella posizione più avanzata dei rispettivi schieramenti, che avevano avuto modo di osservarsi reciprocamente, che da un lato Simone aveva visto come Vincenzo fosse a mani nude e dall'altro Spagnolo doveva avere notato il coltello impugnato da Barbaglia". Dopo avere escluso l'ipotesi che "Spagna" possa essersi buttato a corpo morto contro Simone, Ricci aveva affermato che non vi era stata alcuna mischia fra i due, ma che Spagnolo aveva solo cercato di tenere a bada Simone, e che quest'ultimo non voleva soltanto ferirlo, perché non aveva neppure cercato di trattenere il colpo. Per il giudice Ricci, Barbaglia "un giovane che voleva fare carriera all'interno del suo gruppo per ricevere l'apprezzamento delle figure carismatiche degli anziani" aveva dunque mirato al bersaglio grosso e la coltellata oltrepassò il cuore.

4 dicembre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Dopo l'annullamento della sentenza di primo grado, si riaprono le indagini

"In questo processo c'è un'ombra"

di Attilio Lugli

Delitto di Marassi: per il pm Terrile il principale imputato dell'omicidio del tifoso genoano non è Barbuglia ma Giacominelli, capo degli ultrà rossoneri. "Senza di lui non si capisce perché un giovane possa avere ucciso".

GENOVA - A indagare nuovamente sull'omicidio del tifoso genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo sarà Massimo Terrile, lo stesso pubblico ministero che già aveva escluso quell'aggravante dei "futili motivi" che ora la corte d'assise d'appello ha riconosciuto. I magistrati di secondo grado hanno annullato la sentenza del giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci con cui Simone Barbaglia, il ventenne omicida, era stato condannato il 23 gennaio scorso a 11 anni e quattro mesi di reclusione. E, nel contempo, hanno trasmesso gli atti al pubblico ministero perché inizi daccapo le indagini. Terrile sarà obbligato da questa decisione a contestare i futili motivi ? L'aggravante, è bene ricordarlo, non ha solo un aspetto formale, ma rappresenta la discriminante per concedere o no il rito abbreviato con cui l'imputato può ottenere uno sconto di pena di un terzo. Nessuno, al momento, sa dire con precisione se il pubblico ministero dovrà formulare un'imputazione coatta e cioè obbligata dalla sentenza della corte. Su questo specifico punto esiste un vuoto normativo che la giurisprudenza non ha ancora riempito. Per il difensore dell'imputato, l'avvocato Stefano Savi, la decisione dei giudici di secondo grado non comporta alcun obbligo per Terrile di formulare un capo d'accusa con quell'aggravante e neppure impone al gip di accoglierla. Se questa è l'ipotesi che poi prevarrà e Terrile non cambierà idea sull'omicidio volontario così come l'aveva contestato alla fine della sua inchiesta potrà essere concesso nuovamente il rito abbreviato che, paradossalmente, potrebbe essere annullato da un'altra corte d'assise d'appello in un infinito ping pong giudiziario. L'avvocato di parte civile, Emanuele Lamberti, confida che il pubblico ministero voglia tenere conto delle indicazioni della corte e aggiunge che il procedimento contro Barbaglia "è un processo con l'ombra di chi non compare in corte d'assise". Il legale si riferisce a Carlo Giacominelli, 32 anni, il capo carismatico delle Brigate rossonere due, soprannominato il "chirurgo", accusato di rissa aggravata per i tragici scontri avvenuti in quella tragica domenica del 29 gennaio '95 prima della partita Genoa-Milan. Secondo Terrile, (che lo ha scritto nella sua richiesta di rinvio a giudizio) il principale imputato di questo processo non è Barbaglia, ma Giacominelli. "È necessario capire e valutare con più attenzione la sua figura - dice il pm - se si vuole cercare di comprendere davvero perché un ragazzino di 18 anni abbia potuto accoltellare al cuore uno sconosciuto ragazzo poco più grande di lui". Aggiunge ancora Terrile: "Giacominelli per un discutibile meccanismo normativo che equipara un litigio da bar a disordini in grado di atterrire una città potrebbe anche cavarsela con una multa (sarà processato il 10 gennaio prossimo n.d.r.) Ma senza Giacominelli in questo processo non si può capire né Barbaglia, né l'assassinio di Vincenzo Spagnolo. Ignorando o sottovalutando Giacominelli e tutti i Giacominelli di tutte le fedi calcistiche non c'è speranza di capire qualcosa del tifo ultrà". L'omicida di "Spagna" è ora agli arresti domiciliari dopo avere passato in carcere circa 15 mesi. La sentenza dell'altro ieri ha prolungato di un altro anno esatto la carcerazione preventiva che scadrà il 3 dicembre dell'anno prossimo.

5 dicembre 1996

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Simone Barbaglia, l'uccisore di Vincenzo Spagnolo, sarà processato di nuovo

"Spagna", condannati due ultras

Rito abbreviato per i fatti del gennaio '95 a Marassi. Per i tifosi milanisti Massimo Elice e Luigi Dozio il giudice Braccialini ha previsto ieri pene variabili tra un anno e otto mesi e due anni e mezzo di reclusione.

GENOVA - Sono stati giudicati con rito abbreviato a Genova e condannati, rispettivamente, a un anno e otto mesi di reclusione, più quattro mesi di arresto e a due anni e mezzo di reclusione, Massimo Elice e Luigi Dozio, i due tifosi milanisti accusati di rissa aggravata per gli scontri avvenuti il 29 gennaio 1995 prima della partita Genova-Milan, durante i quali il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo fu ucciso con una coltellata da Simone Barbaglia, tifoso rossonero. All'udienza del gup Roberto Braccialini era presente solo Massimo Elice, difeso dall'avvocato Giuseppe Giacomini, mentre non ha presenziato Luigi Dozio, rappresentato dagli avvocati Gianni Meneghini e Claudio Zadra. Un altro imputato, Carlo Giacominelli, 32 anni, detto "il chirurgo"; l'ultrà milanista ritenuto il capo carismatico delle "brigate rosso-nere", accusato a sua volta di rissa aggravata, è stato invece rinviato a giudizio nel novembre scorso. Per quanto riguarda l'omicidio, è tutto da rifare il processo per Simone Barbaglia, il ventenne tifoso milanista che confessò di aver accoltellato Vincenzo Spagnolo, durante lo scontro di quella tragica domenica. In primo grado il giovane fu condannato a 11 anni e quattro mesi di reclusione. Ma la Corte d'Assise d'Appello il 3 dicembre scorso ha annullato la sentenza, perché nel processo non si sarebbe tenuto conto dell'aggravante per futili motivi. La Corte ha quindi deciso di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica perché contesti l'aggravante. La sentenza di primo grado nei confronti di Barbaglia, con la condanna a 11 anni e 4 mesi di carcere e una provvisionale di 150 milioni come risarcimento immediato, aveva provocato non poche polemiche soprattutto perché l'imputato, usufruendo del rito abbreviato e del conseguente sconto di un terzo della pena, avrebbe potuto uscire di carcere dopo appena 4 anni. Barbaglia, comunque, è agli arresti domiciliari in attesa degli altri gradi del giudizio. L'omicidio di Vincenzo Spagnolo dette una violenta scossa al mondo del calcio. Il presidente del Coni impose non senza polemiche una domenica di sospensione di ogni avvenimento sportivo. Il governo intervenne con misure speciali per fronteggiare il ripetersi di violenze negli stadi. (r. s.)

18 gennaio 1997

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Omicidio Spagnolo: domani un patteggio pena

GENOVA - È stata rinviata a domani, ad altra sezione del Tribunale, la decisione per la richiesta di patteggiamento da parte di Carlo Giacominelli, 31 anni, uno dei capi della tifoseria milanista, soprannominato "il chirurgo", imputato di rissa aggravata per gli scontri prima di Genoa - Milan del 29 gennaio '95, durante i quali venne ucciso il tifoso del Genoa Vincenzo Spagnolo. Dell'omicidio di Spagnolo è accusato un altro tifoso rossonero, Simone Barbaglia. Il legale di Giacominelli, avv. Paolo Sommella, ha chiesto di patteggiare due anni di reclusione. Oltre al "chirurgo", hanno chiesto di patteggiare la pena altri due tifosi milanisti, anche loro imputati di rissa aggravata: Maurizio Palamidessi e Massimo Lipovac, per i quali sono stati chiesti rispettivamente 4 mesi e 20 giorni di reclusione e un anno con la condizionale. Lipovac è accusato anche di aver occultato il coltello usato da Barbaglia per colpire Vincenzo Spagnolo.

21 gennaio 1997

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Secondo la parte civile l'imputato andava giudicato per il delitto

Il "chirurgo" patteggia

Due anni di carcere a Carlo Giacominelli, uno dei capi della tifoseria milanista coinvolto nell'omicidio di Vincenzo Spagnolo. Era accusato di rissa aggravata.

GENOVA - Ha patteggiato due anni di carcere, senza la condizionale, Carlo Giacominelli, 32 anni, uno dei capi del tifo milanista, imputato di rissa aggravata per i tragici scontri di Genoa-Milan del 29 gennaio '95 quando morì Vincenzo Spagnolo accoltellato al cuore da Simone Barbaglia. Sono occorse ben tredici udienze per decidere se era congrua la pena concordata tra il pubblico ministero Massimo Terrile e il difensore Paolo Sommella. E ieri mattina i giudici della seconda sezione penale presieduti da Marco Devoto hanno sancito il patteggiamento. La "colpa" dei continui rinvii delle udienze per Giacominelli è addebitale alla Corte costituzionale che tempo addietro aveva emesso una sentenza in cui si dice che il giudice dell'udienza preliminare che respinge la richiesta di rito abbreviato deve passare il processo a un suo collega. E così è stato in questo caso in cui i giudici avevano espresso parere contrario al rito alternativo. Appena ha appreso della decisione di concedere il patteggiamento a Giacominelli l'avvocato Emanuele Lamberti, che assiste la famiglia Spagnolo, si è rivolto alla procura generale perché impugni il provvedimento. Dice il legale: "Il procedimento contro Barbaglia è un processo con l'ombra di chi non compare in corte d'assise. Per questo motivo ho chiesto il ricorso in Cassazione perché Giacominelli venga giudicato per il concorso nel reato più grave". Secondo lo stesso pm Terrile il principale imputato di questo processo non è Barbaglia, ma Giacominelli. "È necessario capire e valutare con più attenzione la sua figura - dice il pm se si vuole cercare di comprendere davvero perché un ragazzino di 18 anni abbia potuto accoltellare al cuore uno sconosciuto ragazzo poco più grande di lui". Nell'udienza di ieri hanno patteggiato altri due tifosi milanisti: un anno di reclusione con la condizionale Maurizio Palamidessi e 4 mesi Giuseppe Lipovac accusato di favoreggiamento perché aveva preso il coltello da Barbaglia all'interno dello stadio. Ha sempre detto che non sapeva per cosa era stato usato. (a. l.)

20 febbraio 1997

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Delitto Spagnolo: tre ultrà patteggiano

Presero parte agli scontri di Genoa - Milan nel 1995 quando morì il giovane tifoso rossoblù.

GENOVA - Ha patteggiato due anni di reclusione senza condizionale, al Tribunale penale di Genova, Carlo Giacominelli, imputato di rissa aggravata nell'ambito degli scontri del 29 gennaio 1995 in occasione di Genoa - Milan, durante i quali il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo fu ucciso con una coltellata al cuore. Simone Barbaglia è già stato condannato per omicidio volontario. Nella stessa udienza hanno patteggiato anche, con condizionale, Maurizio Palamidessi, accusato di rissa e condannato a un anno, e Giuseppe Lipovac, 4 mesi e 20 giorni (avrebbe procurato il coltello con il quale fu ucciso Spagnolo). L'avvocato di parte civile Emanuele Lamberti ha annunciato ricorso alla Procura Generale.

20 febbraio 1997

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Il giudice: "Trasferte organizzate con ritmi paramilitari"

"Allo stadio come in guerra"

di Attilio Lugli

Depositate le sentenze di condanna per gli ultras milanisti Elice e Dozio. Parteciparono alla rissa in cui venne ucciso il tifoso genoano "Spagna".

GENOVA - Sono passati più di due anni dall'omicidio del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, freddato con un colpo di coltello dall'ultrà milanista Simone Barbaglia e intanto si sgrana il rosario dei riti alternativi per i 38 milanisti e genoani, rinviati a giudizio per rissa. Ieri è stata depositata la sentenza con la quale il giudice dell'udienza preliminare Roberto Braccialini ha condannato Luigi Dozio, 32 anni, e Massimo Elice, 34 anni - definiti dagli inquirenti due leader delle "Brigate Rossonere Due" - il primo a due anni e sei mesi, il secondo a un anno e otto mesi di reclusione. Nelle motivazioni, un durissimo atto d'accusa contro i riti e i miti, troppo spesso violenti, del tifo organizzato; e contro gli organizzatori dei gruppi più estremisti. Scrive il giudice a proposito delle "Brigate Rossonere Due": "Esse nascono per successive scissioni da altri gruppi, quelli, per intenderci, che realizzano il tifo organizzato negli stadi e che per tale "fedeltà" alla squadra, ricevono da essa riduzioni per accedere alle partite". E aggiunge: "Nel gennaio del 1995 il gruppo delle "Brigate" ha qualche mese di vita, funziona da tramite tra gli aderenti e la società calcistica per la prenotazione dei biglietti, e cura in proprio l'organizzazione delle trasferte. Ha un suo nucleo di aderenti stabili, il suo preciso posto allo stadio di Milano". Elice e Dozio (che però hanno sempre smentito questa loro "qualifica") fanno parte del nucleo dei dirigenti-fondatori delle "Brigate" insieme al riconosciuto "capo supremo" Carlo Giacominelli, che recentemente ha patteggiato due anni di reclusione senza la condizionale. "E' un nucleo di persone scrive il giudice - la cui supremazia è riconosciuta da tutti per diverse ragioni, in primo luogo anagrafiche, visto che si tratta di trentenni contro i vent'anni in media degli altri. E poi si tratta di "veterani", di "provata fede milanista", noti, apprezzati e temuti". Impressionante, nella sentenza del dottor Braccialini, la ricostruzione della sanguinosa trasferta di quel 29 gennaio, con le sue "cadenze paramilitari", sottolinea il giudice, accuratamente concertate prima, sistematicamente eseguite poi. Una vera e propria spedizione, perché in occasione degli ultimi due incontri tra Genoa e Milan, gli scontri con i tifosi genoani avevano visto le Brigate soccombenti.

1 marzo 1997

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Delitto Spagnolo: atto dimostrativo

GENOVA - "Si è trattato di un piano messo disciplinatamente in esecuzione con cadenze paramilitari. I fatti non furono accidentali, dovuti al concorso di fattori imprevisti, ma si trattò di una vera e propria azione dimostrativa contro i genoani, organizzata a tavolino e messa in pratica nel momento in cui si constatò che vi erano le condizioni favorevoli per l'aggressione". Lo sostiene il giudice per le indagini preliminari Roberto Braccialini nella motivazione della sentenza con cui, nel gennaio scorso, ha condannato, con rito abbreviato, due ultras milanisti, Luigi Dozio di 32 anni, e Massimo Elice di 34 anni, coinvolti nella rissa avvenuta a Genova il 29 gennaio '95, nei pressi dello stadio Ferraris, prima della partita di calcio Genoa - Milan, nel corso della quale fu ucciso il tifoso genoano Vincenzo Spagnolo con una coltellata al cuore sferrata da Simone Barbaglia, 18 anni.

1 marzo 1997

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Respinto dalla Cassazione un ricorso del difensore: il nuovo procedimento non consentirà sconti di pena

Delitto di Marassi, l'ultrà rischia l'ergastolo

Processo in aula: niente rito abbreviato per l'uccisore di "Spagna"

di Attilio Lugli

GENOVA - Si riapre l'inchiesta sull'omicidio di Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il giovane tifoso genoano ucciso con una coltellata al cuore da Simone Barbaglia, il 29 gennaio del '95 durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan. Il ventunenne ultrà milanista, il 23 gennaio dell'anno scorso, era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per omicidio volontario, ma i magistrati della corte d'assise d'appello, il 4 dicembre successivo, avevano poi annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante dei "futili motivi". E, ieri pomeriggio, i giudici della Cassazione hanno giudicato inammissibile il ricorso presentato dall'avvocato Stefano Savi, difensore dell'imputato, con cui chiedeva di annullare la decisione della corte per motivi procedurali. Se fosse stata accolta l'iniziativa del legale, il processo di secondo grado sarebbe stato celebrato, come fu per il primo procedimento davanti al giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci, con il rito abbreviato consentendo così nuovamente lo "sconto" di pena. Adesso, invece, Barbaglia rischia l'ergastolo perché l'inchiesta sull'omicidio di "Spagna" deve ricominciare da capo. Nel frattempo, però, l'imputato potrà restare in detenzione domiciliare. "Per me questo processo è ancora aperto - dice il difensore Stefano Savi. Ritengo che riuscirò a convincere nuovamente i giudici che non è stato un omicidio aggravato dai futili motivi ma determinato da avvenimenti che si sono via via susseguiti durante gli scontri fra tifosi. Un omicidio preterintenzionale, dunque". Aggiunge il difensore: "E' vero che con quella aggravante la condanna massima è il carcere a vita ma lo stesso sostituto procuratore generale aveva riconosciuto che questo è un delitto in cui all'imputato possono essere concesse le attenuanti generiche". Per il difensore, inoltre, la decisione della corte d'assise d'appello non obbliga coattivamente il pubblico ministero a formulare un capo d'imputazione da ergastolo e neppure impone al giudice pelle indagini preliminari di accoglierlo. Stando a questa ipotesi potrebbe essere nuovamente concesso il rito abbreviato e lo "sconto" di pena. L'avvocato di parte civile Emanuele Lamberti, che tutela gli interessi della famiglia Spagnolo, spiega che occorrerà valutare attentamente questo specifico punto, ma che senza dubbio, almeno psicologicamente il pm dovrà tenerne conto. E aggiunge: "Ritengo che la corte abbia applicato correttamente la legge. La famiglia della vittima non ha mai voluto la vendetta, ma una giusta punizione". Il legale aggiunge, inoltre, di avere presentato una "memoria" al sostituto procuratore generale della Repubblica Mario Sossi perché impugni, davanti alla Cassazione, il patteggiamento a due anni di reclusione, senza la condizionale, di Carlo Giacominelli, 32 anni, uno dei capi riconosciuti del tifo milanista, che era stato rinviato a giudizio per rissa aggravata. "Il processo a Barbaglia nasconde un'ombra - dice Lamberti - Di chi non compare in corte d'assise a rispondere di concorso nell'omicidio". Ed anche, secondo il pm Terrile, il principale imputato dell'inchiesta è appunto Giacominelli perché "senza di lui non si capisce come mai un giovane possa avere ucciso un ragazzo sconosciuto poco più grande di lui".

19 marzo 1997

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO

Barbaglia rischia l'ergastolo

GENOVA - La Corte d'Assise di Appello lo aveva già sentenziato in dicembre, la Corte di Cassazione ha confermato: Simone Barbaglia, ora agli arresti domiciliari, dovrà affrontare un nuovo processo che dovrà essere celebrato in Corte d'Assise, anziché con rito abbreviato davanti al Gup come era successo nel gennaio del '96, quando venne condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione per aver ucciso con una coltellata il tifoso rossoblù Vincenzo Spagnolo nel corso dei gravi disordini che precedettero la partita Genoa - Milan del 29 gennaio 1995. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del difensore di Barbaglia, l'avv. Stefano Savi, contro la sentenza che aveva annullato il giudizio di primo grado perché all'imputato non erano state contestate le aggravanti, in particolare quella dei "motivi futili e abbietti" che, appunto, esclude dalla possibilità del rito abbreviato. Dopo il pronunciamento della corte suprema, gli atti verranno rinviati al pm per una eventuale nuova imputazione con l'aggravante dei futili motivi: in questo caso Barbaglia teoricamente rischia l'ergastolo.

20 marzo 1997

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO

Il tifoso potrebbe tornare in Assise e rischiare l'ergastolo

Barbaglia, nuove accuse

L'ultrà milanista si era visto annullare la condanna a 11 anni per omicidio. Il pubblico ministero lunedì chiederà il rinvio a giudizio con le aggravanti.

GENOVA - Tornerà lunedì a Palazzo di Giustizia Simone Barbaglia, l'ultrà milanista di 19 anni, che uccise con una coltellata al cuore Vincenzo "Claudio" Spagnolo, giovane tifoso genoano, il 29 gennaio del '95. Barbaglia il 23 gennaio '96 era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato per omicidio volontario, ma i magistrati della Corte d'Assise d'Appello, nel dicembre successivo, avevano annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante dei "motivi futili". L'istruttoria era così ripresa dall'inizio e nell'udienza preliminare fissata fra cinque giorni il pm, a quanto sembra, contesterà l'aggravante sollecitata dai magistrati di secondo grado. Se il giudice Anna Ivaldi concorderà con questa impostazione dell'accusa firmerà il rinvio a giudizio e fisserà la data del processo in Corte d'Assise. Simone Barbaglia che è difeso dall'avvocato Stefano Savi è ora agli arresti domiciliari. Il rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio volontario aggravato comporta per lui, in linea teorica, il rischio di una condanna all'ergastolo. L'ultrà milanista si è sempre difeso sostenendo di essere stato aggredito da cinque o sei tifosi genoani, fra cui "Spagna", che gli sarebbero andati contro. Ma questa versione di fatti è stata esclusa dal giudice dell'udienza preliminare Giorgio Ricci, che aveva emesso la prima condanna, sulla base di numerose testimonianze sia di genoani che di milanisti. "Dal complesso delle dichiarazioni - scrive il giudice - si evince che non c'è stato un attacco collettivo nei confronti di Barbaglia, che Simone e Vincenzo erano nella posizione più avanzata dei rispettivi schieramenti, che avevano avuto modo di osservarsi reciprocamente, che da un lato Simone aveva visto come Vincenzo fosse a mani nude e dall'altro Spagnolo doveva avere notato il coltello impugnato da Barbaglia". Dopo avere escluso l'ipotesi che "Spagna" possa essersi buttato a corpo morto contro Simone, Ricci aveva affermato che non vi era stata alcuna "mischia" fra i due, ma che Spagnolo aveva solo cercato di tenere a bada Simone, e che quest'ultimo non voleva soltanto ferirlo, perché non aveva neppure cercato di trattenere il colpo. (a. l.)

2 luglio 1997

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Il giudice ha avallato l'aggravante dei "futili motivi"

Barbaglia, nuovo processo

L'ultrà milanista è stato rinviato a giudizio per l'omicidio di un tifoso genoano. Dopo l'annullamento della prima condanna, ora il giovane rischia l'ergastolo.

GENOVA - Si celebrerà un nuovo processo per l'omicidio di Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il giovane tifoso genoano ucciso con una coltellata al cuore da Simone Barbaglia, il 29 gennaio del '95 durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan. Il ventunenne ultrà milanista, il 23 gennaio dell'anno scorso, era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per omicidio volontario, ma i magistrati della corte d'assise d'appello, il 4 dicembre successivo, avevano annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante dei "motivi futili". E, ieri mattina, il giudice dell'udienza preliminare Anna Ivaldi ha rinviato a giudizio l'imputato per omicidio volontario con quell'aggravante. Il giudice ha preso questa decisione anche su richiesta del pubblico ministero Massimo Terrile. E adesso Barbaglia rischia l'ergastolo nel dibattimento in assise fissato per il 24 febbraio del prossimo anno. "Per me questo processo è ancora aperto - dice il difensore Stefano Savi - Ritengo che riuscirò a convincere nuovamente i giudici che non è stato un omicidio aggravato dai futili motivi ma determinato da avvenimenti che si sono via via susseguiti durante gli scontri fra tifosi. Un omicidio preterintenzionale, dunque". Aggiunge il difensore: "E' vero che con quella aggravante la condanna massima è il carcere a vita ma lo stesso sostituto procuratore generale in corte d'assise d'appello aveva riconosciuto che questo è un delitto in cui all'imputato possono essere concesse le attenuanti generiche". L'avvocato di parte civile Emanuele Lamberti, che tutela gli interessi della famiglia Spagnolo, dice: "Ritengo che il giudice dell'udienza preliminare abbia applicato correttamente la legge. La famiglia della vittima non ha mai voluto la vendetta, ma una giusta punizione". L'ultrà milanista si è sempre difeso sostenendo di essere stato aggredito da cinque o sei tifosi genoani, tra cui "Spagna", che gli sarebbero andati contro. Ma questa versione dei fatti è stata esclusa dal giudice della prima udienza preliminare, Giorgio Ricci, sulla base di numerose testimonianze sia di genoani che di milanisti. (a. l.)

8 luglio 1997

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Omicidio Spagnolo in Genoa - Milan del '95

L'assassino rischia adesso l'ergastolo

GENOVA - Rischia l'ergastolo Simone Barbaglia, l'ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il 29 gennaio di due anni fa il tifoso genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo. Il Gup Anna Ivaldi ha deciso il suo rinvio a giudizio alla Corte d'Assise di Genova fissando il processo per il 24 febbraio. Il pm Massimo Terrile ha contestato l'aggravante dei futili motivi. È stata invece respinta la richiesta di rito abbreviato avanzata dall'avvocato difensore dell'ultrà milanista Stefano Savi. L'omicidio avvenne il 29 gennaio 1995 durante alcuni disordini prima di Genoa - Milan. Barbaglia era stato condannato per omicidio con il rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, ma la Corte d'Appello a dicembre aveva annullato la sentenza di condanna di primo grado rilevando la sussistenza nell'omicidio dell'aggravante dei futili motivi. La difesa del giovane era ricorsa in Cassazione e la Corte aveva confermato l'annullamento.

8 luglio 1997

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

L'ultrà tornerà in corte d'assise il 24 febbraio per rispondere di omicidio volontario

Barbaglia non risponde ai giudici

Testimone all'udienza per i disordini del gennaio '95

di Attilio Lugli

GENOVA - Simone Barbaglia, il ventunenne ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il genoano Vincenzo Spagnolo, è tornato ieri davanti ai giudici: ma solo per dire che non intendeva rispondere alle loro domande. Un suo diritto, d'altronde, perché è stato convocato dai magistrati come testimone-imputato di procedimento connesso nel processo in cui quattro supporter genoani sono accusati di rissa aggravata per gli incidenti avvenuti nei pressi dello stadio di Marassi il 29 gennaio del '95. Anche altri tifosi, genoani e milanisti, che hanno già patteggiato la pena per la rissa, si sono avvalsi delia facoltà di non rispondere. La loro presenza e quella di Barbaglia si è resa necessaria per la riformulazione dell'articolo 513 del codice di procedura penale in cui si prevede che le dichiarazioni dei testimoni-coimputati devono essere ribadite in aula a pena di nullità. Hanno parlato, invece, i quattro attuali imputati, che non hanno voluto il patteggiamento per dimostrare la loro innocenza. Michele Rossi, 28 anni, e Fabrizio Fileni, 26 anni, (difesi dall'avvocato Riccardo Lamonaca) e Dario Bianchi, 42 anni, (avvocato Daniele Granara) sono stati interrogati in una precedente udienza. Ieri mattina è stato interrogato Maurizio Sivori, 38 anni, (avvocato Granara) che ha ribadito, come gli altri, la sua estraneità all'accusa di rissa. Ha detto che quella domenica era andato allo stadio per attaccare degli striscioni e che si trovava nei pressi della gradinata Nord quando ha visto un suo amico sanguinare alla testa. Fino ad allora non si era accorto di nulla. Dopodiché lo ha accompagnato all'infermeria del campo e ha appreso che "Spagna" era stato ucciso successivamente al pronto soccorso di San Martino. Il processo è stato, quindi, rinviato al 23 febbraio per ascoltare altri testimoni-coimputati. Per il giorno seguente è fissato in corte d'assise il dibattimento nei confronti di Barbaglia accusato di omicidio volontario con l'aggravante dei "motivi futili". L'ultrà milanista, il 23 gennaio del '96, era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per omicidio volontario, ma i magistrati della corte d'assise d'appello, il 4 dicembre successivo, avevano annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante. E adesso Barbaglia, difeso dall'avvocato Stefano Savi, rischia l'ergastolo.

10 febbraio 1998

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Processo Spagnolo: il 24 febbraio il nuovo atto

GENOVA - Nuova udienza ieri presso il tribunale penale di Genova per quattro tifosi genoani accusati di rissa aggravata per gli incidenti avvenuti nei pressi dello stadio di Marassi il 29 gennaio 1995 che poi sfociarono nell'omicidio di Vincenzo Spagnolo. Sono Dario Bianchi, 42 anni, Fabrizio Fileni, 26, Michele Rossi, 28, e Maurizio Sivori, 38. I quattro hanno escluso di avere partecipato alla rissa ammettendo, però, di essersi trovati a passare nella strada in cui era scoppiata, prima dell'inizio della partita Genoa - Milan. Nell'udienza sono stati convocati tutti gli imputati della rissa, sia i tifosi genoani sia quelli milanisti, che hanno già patteggiato la pena ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Tra loro c'era anche l'ultrà rossonero Simone Barbaglia, 21 anni, accusato di aver ucciso Spagnolo e che attualmente è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Milano. A suo carico, il 24 febbraio, sarà nuovamente celebrato il processo per l'omicidio ma probabilmente sarà rinviato in attesa della sentenza della Cassazione sulla richiesta della Procura Generale di processare per omicidio volontario anche Carlo Giacominelli ritenuto il capo delle Brigate rossonere. Barbaglia era già stato condannato con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario, ma i magistrati della Corte d'Assise d'appello avevano annullato quella sentenza.

10 febbraio 1998

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Nuova udienza per i disordini di Marassi del gennaio '95

Condannati tre ultras

Alla sbarra quattro tifosi accusati di rissa aggravata, uno è stato assolto. Forse rinvio del processo a Simone Barbaglia, imputato del delitto Spagnolo.

GENOVA - Processo, ieri mattina, a quattro supporter genoani accusati di rissa aggravata per gli incidenti avvenuti nei pressi dello stadio di Marassi il 29 gennaio del '95, prima della partita Genoa-Milan. In quella tragica domenica l'ultrà milanista Simone Barbaglia uccise con una coltellata al cuore Vincenzo Spagnolo. Altri tifosi, genoani e milanisti, hanno già patteggiato la pena. I quattro imputati non hanno voluto, invece, il patteggiamento per dimostrare la loro innocenza. Uno di loro è stato assolto: si tratta di Maurizio Sivori, 38 anni, (avvocato Daniele Granara) che ha ribadito, come gli altri, la sua estraneità all'accusa di rissa. Ha detto che quella domenica era andato allo stadio per attaccare degli striscioni. Sono stati condannati, usufruendo tutti della condizionale, Michele Rossi, 28 anni, e Fabrizio Fileni, 26 anni, (difesi dall'avvocato Riccardo Lamonaca) a tre mesi di reclusione e Dario Bianchi, 42 anni, (avvocato Granara) a quattro mesi. Per stamane è fissato in corte d'assise il dibattimento nei confronti di Barbaglia accusato di omicidio volontario con l'aggravante dei "motivi futili". L'ultrà milanista, il 23 gennaio del '96, era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per omicidio volontario, ma i magistrati della corte d'assise d'appello, il 4 dicembre successivo, avevano annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante. E adesso Barbaglia, difeso dall'avvocato Stefano Savi, rischia l'ergastolo. Il processo di stamane, però, potrebbe slittare in attesa del giudizio della Cassazione, atteso ai primi di marzo, sul ricorso presentato dalla procura generale contro il patteggiamento a due anni di reclusione, senza la condizionale, di Carlo Giacominelli, 32 anni, uno dei capi riconosciuti del tifo milanista, che era stato rinviato a giudizio per rissa aggravata, ma che per la procura dovrebbe rispondere di concorso nell'omicidio. Anche secondo il pm Terrile che condusse l'inchiesta, "senza Giacominelli non si capisce come mai un giovane possa avere ucciso un ragazzo sconosciuto poco più grande di lui". (a. l.)

24 febbraio 1998

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Caso Spagnolo, oggi si riparte

Intanto condannati 3 genoani

GENOVA - Oggi nuovo processo con l'accusa di omicidio volontario davanti alla Corte d'Assise di Genova per Simone Barbaglia, 21 anni, l'ultrà milanista che il 29 - 1 - 1995, prima di Genoa - Milan, uccise con una coltellata il tifoso genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo. Barbaglia venne condannato in primo grado a 11 anni e 4 mesi di carcere per omicidio volontario, con rito abbreviato, il 24 gennaio 1996. Ma la sentenza venne annullata dalla Corte d'Appello ed in seguito dalla Corte di Cassazione perché a Barbaglia non era stata contestata l'aggravante dei futili motivi. L'udienza probabilmente verrà rinviata in attesa della decisione sulla richiesta di processare per omicidio volontario anche Carlo Giacominelli, l’ultrà milanista soprannominato "il chirurgo" e ritenuto l'ideologo delle Brigate rossonere (nel caso i due processi potrebbero essere unificati). Ieri, intanto, una assoluzione e 3 condanne nel processo a 4 genoani accusati di rissa aggravata per gli incidenti avvenuti nel quadro dell'uccisione di Spagnolo. Assolto Maurizio Sivori, 38 anni; 3 mesi a Fabrizio Fileni (26), e Michele Rossi (28), e 4 mesi a Dario Bianchi (42).

24 febbraio 1998

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Delitto Spagnolo

È rinviato il processo a Barbaglia

GENOVA - Rinviato al 14 ottobre il processo in corte d'assise a Simone Barbaglia, il tifoso milanista che il 29 gennaio del '95 uccise di fronte allo stadio di Marassi, prima della partita, il genoano Claudio Spagnolo. La prima udienza del nuovo processo, dopo l'annullamento della prima sentenza da parte della Cassazione, si è tenuta ieri mattina. Il presidente della Corte, Loris Pirrotti, tuttavia ha immediatamente rinviato l’udienza in attesa della decisione della Corte di Cassazione sul ricorso della Procura generale genovese contro la sentenza su Carlo Giacominelli, il tifoso milanista organizzatore della spedizione a Genova cui faceva parte anche Barbaglia. Giacominelli aveva patteggiato una pena per concorso in rissa, ma la Procura generale ha chiesto di poterlo processare insieme a Barbaglia per concorso in omicidio, ritenendolo direttamente responsabile della morte di Spagnolo. Il rinvio di questa mattina era già stato concordato fra il Pm Massimo Terrile, l'avvocato di Barbaglia Stefano Savi e gli avvocati delle parti civili Emanuele Lamberti e Roberto Olivieri. (r. s.)

19 settembre 1998

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: IL SECONDO PROCESSO 

Dalla Cassazione

Ricorso respinto per gli incidenti di Genoa-Milan

GENOVA – È stato respinto dalla Cassazione il ricorso della procura generale genovese contro il patteggiamento a due anni di reclusione, senza la condizionale, ottenuto da Carlo Giacominelli, 33 anni, imputato di rissa aggravata per i tragici scontri avvenuti la domenica del 29 gennaio '95 prima della partita Genoa-Milan. Il viceprocuratore generale Mario Sossi aveva proposto il ricorso ritenendo che Giacominelli, definito come il capo delle "Brigate rossonere due" dovesse essere processato per il concorso morale nell'omicidio del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. Per il delitto rimane un solo imputato in Assise: Simone Barbaglia. L'ultrà milanista, il 23 gennaio del '96, era stato condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione ma i magistrati della corte d'assise d'appello, il 4 dicembre successivo, avevano annullato quella sentenza. (a. l.)

13 novembre 1998

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI  

Le accuse al tifoso rossonero che accoltellò Vincenzo prima di un Genoa-Milan

In aula la violenza degli "ultras"

Cominciato il processo per l'omicidio Spagnolo

GENOVA - "Spero che questo processo faccia riflettere quanti ancora commettono violenza negli stadi. La morte di mio figlio non ha insegnato nulla a nessuno". Sono queste le parole di Cosimo Spagnolo dette ieri mattina poco prima dell'inizio del dibattimento per l'omicidio del figlio Vincenzo, il giovane tifoso genoano, ucciso da Simone Barbaglia con una coltellata al cuore il 29 gennaio del '95 durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan. Aggiunge ancora Cosimo Spagnolo: "Io e la mia famiglia chiediamo soltanto giustizia per nostro figlio". Ieri mattina, dunque, in corte d'assise è iniziato il processo nei confronti di Simone Barbaglia il ventenne ultrà milanista che il 3 gennaio del '96 era già stato condannato a undici anni e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato, per omicidio volontario. I magistrati della corte d'assise d'appello, però, il 4 dicembre successivo avevano annullato quella sentenza ritenendo sussistente l'aggravante dei "motivi futili". Il giudice dell'udienza preliminare Anna Ivaldi aveva così rinviato a giudizio Barbaglia, che adesso rischia l'ergastolo, per omicidio volontario con quell'aggravante. Ma, dice il suo difensore, l'avvocato Stefano Savi: "Non è stato un omicidio aggravato dai "motivi futili", ma determinato da avvenimenti che si sono via via susseguiti in quella giornata. Un omicidio preterintenzionale dunque". Simone Barbaglia, vestito con un elegante abito blu, è arrivato ieri in aula poco dopo le nove. Si è seduto sulla panca degli imputati senza dire una parola attorniato da cinque agenti di custodia. Formalmente Barbaglia è ora libero perché sono scaduti i termini di custodia cautelare. Il padre di Vincenzo Spagnolo la madre e le due sorelle si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Lamberti e Olivieri. Dice l'avvocato Emanuele Lamberti: "Il giudice dell'udienza preliminare ha applicato correttamente la legge. La famiglia della vittima non ha mai voluto la vendetta, ma una giusta punizione." Il processo, che poi è stato rinviato al 25 marzo prossimo, è iniziato con le relazioni introduttive del pubblico ministero Massimo Terrile, dell'avvocato di parte civile Emanuele Lamberti e del difensore Stefano Savi. Il rappresentante della pubblica accusa, per illustrare meglio gli avvenimenti che precedettero l'omicidio di Barbaglia ha fatto portare in aula una cartina della zona. (a. l.)

26 febbraio 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Delitto di Marassi, rivelazioni al processo

"Spagnolo arrivò di corsa e si buttò nella mischia"

GENOVA - "Simone Barbaglia non voleva essere giudicato un coniglio. Portare il coltello allo stadio era diventato abbastanza usuale, una moda. All'interno di una certa tifoseria si era creata infatti una subcultura criminale per cui chi lo aveva era considerato un duro". Lo hanno dichiarato ieri alcuni tifosi milanisti, nel processo in Corte d'Assise a carico di Simone Barbaglia, 22 anni, l'ultrà del Milan che uccise con una coltellata al cuore Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il giovane tifoso genoano morto durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio '95. Barbaglia, che ha riacquistato la libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, era oggi presente in aula a fianco del suo difensore Stefano Savi. Il giovane deve rispondere di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi, rissa aggravata e porto abusivo di coltello. Già condannato in primo grado con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di carcere, Barbaglia torna in aula perché la sentenza di primo grado è stata annullata in Cassazione. Ieri è stata rievocata la presunta preparazione agli scontri di Genova da parte degli aderenti alla tifoseria milanista "Brigate rossonere due". "Avevamo 18-20 anni hanno raccontato i tifosi milanisti e non eravamo considerati dei tosti. Anche Barbaglia non era considerato un duro. Portare il coltello alla partita era diventato una moda; la maggior parte dei tifosi lo teneva nella scarpa per tutta la partita". Due testimoni oculari, madre e figlia, che avevano assistito dalla finestra agli scontri, hanno raccontato che ad un certo punto avevano visto arrivare di corsa Vincenzo Spagnolo per buttarsi nella rissa. Il processo è stato rinviato al 7 aprile. (r. s.)

26 marzo 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI

Processo Spagnolo: "Il coltello era una moda"

"Simone Barbaglia non voleva essere giudicato un coniglio. Portare il coltello allo stadio era diventato abbastanza usuale, una moda. La maggior parte dei tifosi lo teneva nella scarpa per tutta la partita. Chi lo aveva veniva considerato un duro. All’epoca dei fatti, avevamo 18-20 anni e non eravamo considerati dei "tosti". Anche Barbaglia non era considerato un duro, a differenza di altri aderenti al gruppo "Brigate rossonere due". Lo hanno dichiarato oggi alcuni tifosi milanisti, nel processo in corte d’Assise a carico di Simone Barbaglia, 22 anni, l’ultrà del Milan che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo, prima della partita Genoa-Milan del 27 gennaio del '95. Barbaglia, che ha riacquistato la libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di carcere, il processo è ora celebrato in Corte d’assise perché la sentenza di primo grado è stata annullata in cassazione.

26 marzo 1999

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Al processo per la morte del giovane sostenitore del Genoa sfilano gli ultras milanisti

Delitto Spagnolo, parlano i tifosi

II presidente della Corte a un ragazzo: "Dica la verità"

GENOVA - Testimonianze di tifosi milanisti al processo in corte d'assise nei confronti di Simone Barbaglia, il ventenne ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il giovane tifoso rossoblù morto durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio 1995. Il primo a essere interrogato dal pubblico ministero Massimo Terrile è stato Pasquale Bollente, 22 anni, di Milano, che nella precedente udienza del processo non si era presentato. Per questo motivo è stato "accompagnato" ieri mattina dai carabinieri. Bollente è stato ammonito per ben due volte dal presidente della corte Loris Pirozzi affinché dicesse la verità. In entrambi i casi il testimone ha risposto che non si ricordava alcuni momenti della sua trasferta a Genova perché ormai erano passati tanti anni. Ha raccontato di aver viaggiato da Milano a Genova insieme a un suo amico, ma non sul treno speciale messo a disposizione dalle ferrovie, bensì sul successivo. Avevano perso il treno speciale perché erano arrivati tardi alla stazione. Giunti a Genova si erano diretti verso lo stadio senza trovare la polizia ad attenderli. Lì aveva visto dei genoani correre verso di loro con atteggiamento aggressivo. Era andato verso la gradinata sud ed era quindi entrato. Soltanto successivamente seppe che un giovane genoano era stato ucciso, ma lo aveva appreso dalla radio. Anche il secondo tifoso testimone Carlo Cappelli, 51 anni, attualmente a capo delle Brigate rossonere, ha detto di non avere assistito direttamente agli scontri che portarono alla morte di "Claudio". Sollecitato dalle domande del pm, ha fatto un excursus ampio e ben definito sui rapporti all'interno delle varie tifoserie e sui contatti tra tifosi e società di calcio. Ha detto che la trasferta a Genova non era considerata pericolosa (nel '95) a differenza di altre, come quella, a esempio, di Verona. Inoltre ha spiegato che lui e gli altri tifosi organizzati hanno sempre preferito prendere i treni speciali perché quando arrivano nelle città dei vari incontri di calcio si sentono più protetti e sicuri. "Con i tifosi genoani abbiamo avuto sempre dei buoni rapporti ha aggiunto tant'è vero che già nel 1974 c'era stata una sorta di gemellaggio". Cappelli ha anche raccontato che all'inizio della partita i milanisti avevano intonato il coro "genoani pieni di tagli", ma che poi quando seppero che un giovane era stato ucciso i cori finirono e furono anche ritirati gli striscioni. (a. l.)

8 aprile 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI

In corte d'assise il processo per la morte del giovane tifoso del Genoa

"È morto tra le mie braccia"

Il racconto di un amico di Vincenzo Spagnolo

di Attilio Lugli

GENOVA - Ha visto colpirli a morte il suo amico Vincenzo "Claudio" Spagnolo. Lo ha sorretto finché non si è accasciato per la ferita mortale al cuore. Fabrizio Fileni, giovane supporter rossoblù, ha raccontato queste cose ieri al processo in corte d'assise in cui Simone Barbaglia, l'ultrà milanista ventenne, è accusato dell'omicidio di "Claudio" che fu freddato con una coltellata domenica 27 gennaio del '95, durante gli scontri che avvennero nel pre-partita Genoa-Milan. Fileni è co-imputato nel procedimento perché accusato di rissa aggravata. È già stato condannato ad alcuni mesi di reclusione in tribunale e ora il suo processo è in attesa dell'appello. Non ha voluto patteggiare la pena, come invece hanno fatto molti altri tifosi milanisti o genoani. Ieri è stato preciso e accurato nella ricostruzione degli avvenimenti che precedettero la morte di Spagnolo, rispondendo alle domande incalzanti sia del pubblico ministero Massimo Terrile che del difensore di Barbaglia, l'avvocato Stefano Savi. Il giovane tifoso rossoblù ha detto innanzitutto di avere visto Spagnolo soltanto nel momento in cui venne accoltellato, ma non prima. "Lo vidi davanti a me improvvisamente - ha detto Fileni - a pochi centimetri, quasi ci toccavamo. E subito dopo ha visto il braccio che sferrava la coltellata, ma non il volto di chi impugnasse l'arma perché era coperto da Spagnolo". Ha continuato, poi, Fileni: "Vincenzo è rimasto in piedi e io l'ho sorretto da dietro. Ha detto: mi hanno beccato. Siamo tornati indietro per pochi metri. Poi mi ha detto: non ce la faccio più. Si è accasciato. Ho lasciato Vincenzo alla cura di altri e sono tornato al punto dell'accoltellamento. Volevo beccare qualcuno di loro. Ho visto Carlo Cappelli, il "barone", l'ho raggiunto e ho provato a colpirlo. Primo perché era un tifoso milanista e poi perché non è quell'angioletto che vuol far credere". Il testimone ha anche ricordato di non avere visto alcun genoano armato di coltello, ma che un certo numero di milanisti lo teneva aperto nella mano lungo il fianco e con l'altra gli ultrà della squadra avversaria incitavano i genoani a farsi sotto. Finelli ha visto vicino a Barbaglia anche Carlo Giacominelli, l’allora capo delle Brigate Rossonere Due, che aveva pure lui un coltello. Giacominelli, che ha patteggiato due anni di reclusione per rissa aggravata, ieri si è presentato in aula, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il pm Terrile ha anche chiesto a Finelli quali fossero i rapporti tra le due tifoserie. "Pessimi ha risposto il giovane a parte un gemellaggio di tanti anni prima. Scontri sono avvenuti più a Milano che a Genova e là c'è stato anche qualche accoltellamento". Il processo riprenderà il 10 maggio.

10 aprile 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Omicidio Spagnolo: processo in corte d’assise

"Vidi una mano armata di coltello portato dal basso verso l’alto che colpiva Claudio". Così Fabrizio Fileni, testimone al processo in corte d’assise a Genova a carico del milanese Simone Barbaglia, ha descritto il momento in cui, il 29 gennaio 1995, fu ucciso con una coltellata al cuore il tifoso genoano Vincenzo Claudio Spagnolo, durante gli scontri avvenuti prima di Genoa-Milan. Il processo proseguirà il 10 maggio.

10 aprile 1999

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Il tifoso rossoblù Raffaele Sacco, amico di "Spagna", ha deposto ieri in assise

"Vidi il coltello in mano a Barbaglia"

Processo per il delitto di Marassi, parla un testimone

di Attillo Lugli

GENOVA - Nuove testimonianze al processo in assise per la morte di Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il tifoso rossoblù ucciso con una coltellata al cuore dall'ultrà milanista Simone Barbaglia, domenica 29 gennaio del '95, durante gli scontri che avvennero nel pre-partita Genoa-Milan. Raffaele Sacco, amico di Spagnolo, ha raccontato ieri quei tragici avvenimenti. Il tifoso genoano era stato indagato in istruttoria per rissa aggravata, ma poi la sua posizione era stata archiviata. È stato interrogato sia dal pm Massimo Terrile che dal difensore di Barbaglia, Stefano Savi. Il legale ha chiesto come era successo che lui e Spagnolo si fossero trovati nella rissa. E Sacco: "Ci siamo stati risucchiati dentro. Ci siamo caduti in mezzo". "Ma se aveste fatto un passo indietro ?" "Eravamo lì, è stato così. Non abbiamo potuto riconoscere se quelli erano genoani o milanisti. Però non abbiamo mai visto dei tifosi genoani che con i bastoni picchiano i genovesi. Per questo abbiamo capito che erano milanisti". L'avvocato ha poi ricordato che un amico di Spagnolo, Fileni, in precedenza aveva detto di essere stato aggredito da due milanisti con i coltelli. "Non lo so. Non glielo so dire. È stato tutto troppo veloce. Al momento dell'accoltellamento ero al suo fianco, (di Spagnolo n.d.r.) ero ad un paio di metri da lui. Più avanti di me, ma non riesco a dire quanto. Di fronte c'era un parapiglia. È durato talmente poco che ho cercato di andare via. In quel momento vedevo solo che agitavano i coltelli". "Ma prima che portasse il colpo, Barbaglia il coltello come lo teneva ? "Gliel'ho visto in mano, penso che la mano la tenesse chiusa" ha risposto il tifoso. "Quando lei aveva detto che il coltello era di tipo Butterfly come ha fatto a capirlo ?". "Ho visto la lama bucherellata". "Non si ricorda che movimento Barbaglia facesse prima del colpo ?". "No". "Lei ha detto che dopo il calcio Spagnolo è atterrato, che significa ?". "Mi sarò espresso male, non era inteso come un salto. Volevo dire che aveva messo il piede a terra. Ho visto il piede che andava giù e il colpo simultaneamente, sicuramente non era un salto". "Lei ha intuito che il calcio era inteso a disarmare ?". "Non so se era per disarmare o per allontanare, non riesco a ricordarmi di più". Il pm Terrile quando ha interrogato Sacco ha precisato: "Questo racconto a me non convince. Soprattutto perché sembra che Barbaglia e Vincenzo si siano trovati improvvisamente di fronte. Le dico (mesto perché altri affermano che quando i due gruppi si sono fronteggiati la loro distanza era di circa 20-30 metri. Alcuni dicono anche che è stato Barbaglia ad andare verso Spagnolo e viceversa". Sacco, però, ha continuato a dire di aver visto improvvisamente Barbaglia e Spagnolo uno di fronte all'altro. Il processo è stato rinviato al 24 maggio prossimo.

11 maggio 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Per il pm, all'ultrà milanista Simone Barbaglia non vanno contestati i "futili motivi"

Delitto Spagnolo, chiesti dieci anni

Ultime battute del processo per i fatti di Marassi

di Attilio Lugli

GENOVA - Ha chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione, con lo "sconto" del rito abbreviato, il pubblico ministero Massimo Terrile al processo in cui Simone Barbaglia, 22 anni, ultrà milanista, è accusato dell'omicidio di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano ucciso con una coltellata al cuore domenica 29 gennaio del '95, durante gli scontri che avvennero nel pre-partita Genoa-Milan. Terrile ha affermato, nella sua requisitoria davanti ai giudici dell’assise presieduti da Loris Pirozzi, che non sussiste l'aggravante dei "motivi futili" contestati dalla corte d'assise d'appello che aveva annullato la sentenza, in abbreviato, del giudice Giorgio Ricci con cui Barbaglia era stato condannato a poco più di 11 anni di reclusione. La corte di secondo grado aveva in pratica "obbligato" il pm a riformulare il capo d'imputazione con questa aggravante che comporta il rischio dell'ergastolo. Ma Terrile, pur sottostando formalmente all'imposizione, in aula ha smentito la tesi della corte d'appello ritornando alla sua richiesta di condanna già fatta in primo grado. Ha infatti affermato il pm: "I motivi futili sono presenti quando l'omicida ha una personalità aggressiva e va in cerca di un pretesto qualsiasi pur di uccidere". Ma, per Terrile, non è questo il caso di Barbaglia. "Non è sufficiente un motivo "cattivissimo" ha aggiunto ancora il pm per punire più severamente un atteggiamento motivazionale estremo. L'aggravante è stata voluta proprio per questo. E quindi mi pare difficile prescindere dalla personalità dell'imputato". La richiesta di Terrile non è stata condivisa dal legale di parte civile, Emanuele Lamberti, e ha trovato comprensibilmente d'accordo il difensore, Stefano Savi. In apertura d'udienza il pm ha interrogato Barbaglia. Ha detto l'ultrà milanista: "Spagnolo era il più avanzato dei genoani. È venuto verso di me. Era a mani nude e io ero impaurito. I genoani gridavano: loro hanno i coltelli. Io mi aspettavo che vedendomi armato Spagnolo scappasse". Quando Barbaglia ha concluso l'interrogatorio ha voluto fare questa dichiarazione: "Sono consapevole della gravità del mio gesto; non avrei mai voluto uccidere Vincenzo. So che non potrò chiedere perdono ai suoi genitori perché loro mi disprezzano. Io non sono riuscito a guardarli negli occhi in questi quattro anni".

25 maggio 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

A confronto gli avvocati della parte civile e della difesa

Parla il legale di Spagnolo

"Barbaglia colpì per uccidere"

GENOVA - Avvocati della parte civile e della difesa a confronto nel processo in assise per l'omicidio di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano ucciso con una coltellata al cuore domenica 29 gennaio 1995, durante gli scontri del pre-partita Genoa-Milan, dall'ultrà milanista Simone Barbaglia, allora appena diciottenne. La corte d'assise d'appello aveva annullato la sentenza di primo grado, in abbreviato, con cui il giovane era stato condannato a poco più di 11 anni di reclusione. I giudici avevano in pratica "obbligato" il pm a riformulare il capo d'imputazione con l'aggravante dei motivi futili che comporta il rischio dell'ergastolo. Ma il pm Massimo Terrile, pur sottostando formalmente all'imposizione, in aula ha smentito la tesi della corte tornando alla sua richiesta di condanna già fatta in primo grado: 10 anni e 8 mesi di reclusione, con lo "sconto" del rito abbreviato. Lo scontro fra parte civile e difesa ruota, tra l'altro, attorno all'aggravante dei motivi futili. Ma non solo. "Barbaglia non voleva uccidere. Spagnolo avanzò mentre lui impugnava il coltello e aveva il braccio teso per difendersi", ha detto il suo difensore l'avvocato Stefano Savi. Per il legale non ci fu premeditazione nella trasferta dei milanisti a Genova e Barbaglia era comunque soggiogato dalla personalità dei capi delle "Brigate rossoneri due". Fu quindi un omicidio preterintenzionale quello commesso dal giovane. L'avvocato di parte civile Emanuele Lamberti ha insistito perché la corte accolga l'aggravante dei motivi futili già indicati nel "rinvio" della corte d'assise d'appello. Il suo collega Roberto Olivieri ha ricostruito, dal punto di vista dell'accusa privata, la tragedia di quella domenica. Ha detto: "Simone Barbaglia è l'uomo che non arretra. È sempre tra i primi. Ha di fronte i genoani e fa vedere loro il coltello che ha in mano. Mostra l'arma a Vincenzo Spagnolo che avanza. Barbaglia decide di non arretrare, capisce che c'è qualcuno davanti a lui che non ha paura di quel coltello, ma ritiene di non poter indietreggiare, di non poter fare brutta figura. Colpisce allora per uccidere. Affonda dodici centimetri di lama nel petto di Spagnolo. Una sola coltellata". (a. l.)

24 giugno 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

La sentenza per il delitto commesso prima di Genoa-Milan del 29 dicembre '95

Barbaglia: condanna a 16 anni

Uccise con una coltellata Vincenzo Spagnolo

GENOVA - Simone Barbaglia, l'ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, è stato condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa ieri alle 12 e 40 dopo circa quattro ore di camera di consiglio dai giudici della corte di assise presieduti da Loris Pirozzi (giudice a latere Massimo Cusatti). I magistrati hanno riconosciuto all'imputato le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, ma hanno anche accolto la richiesta dei difensori di parte civile, gli avvocati Emanuele Lamberti e Roberto Olivieri, di condannare Barbaglia per "motivi futili". Ed è a causa di questa specifica aggravante che non è stato ritenuto applicabile il rito abbreviato e, quindi, Io "sconto" di un terzo sulla pena. "Questa sentenza deve far riflettere tutti quelli che vanno allo stadio solo per commettere delle violenze", ha detto Cosimo Spagnolo, il padre di "Spagna", la vittima di Barbaglia. Il difensore, l'avvocato Stefano Savi ha riconosciuto che la sentenza è stata "equilibrata", ma ha aggiunto che proporrà appello perché non ritiene affatto sussistente l'aggravante dei "motivi futili" e intende sostenere la preterintenzionalità dell'omicidio. Anche per il pubblico ministero Massimo Terrile l'aggravante doveva essere esclusa. Nella sua requisitoria pur i tragici fatti di domenica 29 gennaio '95, quando Spagnolo fu ucciso, durante gli scontri che avvennero nel pre-partita Genoa-Milan, Terrile aveva chiesto una condanna a dieci anni e otto mesi di reclusione per Barbaglia con lo "sconto" del rito abbreviato. La corte d'assise d'appello aveva annullato la sentenza, in abbreviato, del giudice Giorgio Ricci con cui Barbaglia era stato condannato a poco più di undici anni di reclusione. La Corte aveva in pratica "obbligato" il pm a riformulare il capo d'imputazione con l'aggravante. Ma Terrile, pur sottostando formalmente all'imposizione, in aula ha smentito la tesi dei giudici dell’assise d'appello ritornando alla sua richiesta di condanna già fatta davanti al giudice dell'udienza preliminare. Tanto che il difensore di parte civile, l'avvocato Emanuele Lamberti, ha sostenuto che sarebbe stato meglio che Terrile si astenesse da questo processo. In teoria, ora che l'assise ha riconosciuto l'aggravante dei "motivi futili" il pm potrebbe insistere nella sua impostazione anche nei motivi d'appello. Ha detto Terrile in aula: "I motivi futili sono presenti quando l'omicida ha una personalità aggressiva e va in cerca di un pretesto qualsiasi pur di uccidere". Ma per il pm questo non era il caso di Barbaglia. "Non è sufficiente un motivo "cattivissimo" - ha aggiunto ancora - per punire più severamente un atteggiamento motivazionale estremo. Mi pare difficile prescindere dalla personalità dell'imputato". Ma per il co-difensore della famiglia Spagnolo, avvocato Olivieri: "Barbaglia è l'uomo che non arretra. Ha di fronte i genoani e fa vedere loro il coltello. Mostra l'arma a Vincenzo che avanza. Barbaglia capisce che c'è qualcuno davanti a lui che non ha paura di quel coltello, ma ritiene di non poter fare brutta figura. Colpisce allora per uccidere".

10 luglio 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Genova: le Assise riconoscono l'omicidio volontario

Uccise un tifoso genoano 16 anni a ultrà del Milan

GENOVA - Vincenzo Spagnolo, giovane tifoso del Genoa, fu freddato con una coltellata al cuore dall'ultrà milanista Simone Barbaglia durante gli scontri che avvennero nel pre-partita Genoa-Milan domenica 29 gennaio '95. Ieri l'imputato, che aveva appena diciotto anni quando uccise, è stato condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa dopo circa quattro ore di camera di consiglio dai giudici dell’assise che hanno riconosciuto a Barbaglia le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, ma hanno anche accolto la richiesta dei difensori di parte civile, gli avvocati Emanuele Lamberti e Roberto Olivieri, di condannare Barbaglia per "motivi futili". Ed è a causa di questa specifica aggravante che non è stato ritenuto applicabile il rito abbreviato e, quindi, lo "sconto" di un terzo sulla pena. "Questa sentenza deve far riflettere tutti quelli che vanno allo stadio solo per commettere delle violenze" ha detto Cosimo Spagnolo, il padre di Vincenzo. Il difensore, l'avvocato Stefano Savi ha riconosciuto che la sentenza è stata "equilibrata", ma ha aggiunto che proporrà appello perché non ritiene affatto sussistente l'aggravante dei "motivi futili" e intende sostenere la preterintenzionalità dell'omicidio. Anche per il pubblico ministero, Massimo Terrile, l'aggravante doveva essere esclusa (a. l.)

10 luglio 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Omicidio Spagnolo: 16 anni a Barbaglia

GENOVA - La Corte di Assise di Genova ha condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione per omicidio volontario aggravato Simone Barbaglia, di 22 anni, l’ultrà milanista che uccise con una coltellata Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il giovane tifoso genoano morto durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio del '95. La pena è stata aumentata rispetto al primo processo in Corte d’Assise. Barbaglia era stato infatti condannato con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di carcere. La sentenza era stata però annullata dalla Cassazione su richiesta del procuratore generale perché a Barbaglia non era stata contestata l’aggravante dei futili motivi. La Corte d’Assise ha invece accolto questa richiesta condannando l’imputato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Gli ha però riconosciuto le attenuanti generiche. La difesa ha già annunciato che proporrà appello.

10 luglio 1999

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Uccise tifoso genoano condannato a 16 anni

GENOVA - La Corte d’Assise di Genova ha condannato a 16 anni e sei mesi per omicidio volontario aggravato Simone Barbaglia, 22 anni, l’ultrà milanista che uccise con una coltellata Vincenzo Claudio Spagnolo, il giovane tifoso genoano morto durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio 1995. La pena è stata aumentata rispetto al primo processo in Corte d’Assise. Barbaglia era stato infatti condannato con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di carcere. La sentenza era stata però annullata dalla Cassazione su richiesta del procuratore generale perché a Barbaglia non era stata contestata l’aggravante dei futili motivi. Ieri la Corte d’Assise ha accolto questa richiesta condannando l’imputato per omicidio volontario aggravato da futili motivi. Ha però riconosciuto le attenuanti generiche, ritenendole prevalenti sulle aggravanti. Simone Barbaglia ieri ha ascoltato la sentenza in aula. Elegante, in pantaloni beige e giacca blu, il giovane è apparso scosso ma non ha fatto dichiarazioni. Presenterà appello. Il padre della vittima, Cosimo Spagnolo, ha commentato il fatto che l’assassino è libero. "Fa male", ha detto, aggiungendo di essere deluso perché nel calcio "nulla è stato ancora fatto contro la violenza".

10 luglio 1999

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Il giovane milanista aveva accoltellato il tifoso del Genoa Vincenzo Spagnolo: sì alla tesi dei "futili motivi"

Caso Barbaglia: le motivazioni della sentenza

L'ultrà era stato condannato a 16 anni e 6 mesi per l’omicidio

di Attilio Lugli

GENOVA - Simone Barbaglia, l'ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo Spagnolo, era stato condannato a 16 anni e 6 mesi di reclusione il 9 luglio scorso. Ora i giudici della corte d'assise hanno depositato la motivazione di quella sentenza e spiegano perché hanno accolto la richiesta dei difensori di parte civile, gli avvocati Emanuele Lamberti e Roberto Olivieri, sulla sussistenza dei "motivi futili" nell'omicidio. La corte d'assise d'appello aveva annullato la sentenza di primo grado, in abbreviato, con cui il giovane milanista era stato condannato a poco più di 11 anni di reclusione. I giudici avevano in pratica "obbligato" il pm a riformulare il capo d'imputazione con l'aggravante dei motivi futili. Ma il pubblico ministero Massimo Terrile, pur sottostando formalmente all'imposizione, in aula aveva smentito la tesi della corte d'assise e d'appello tornando alla sua richiesta di condanna già fatta in primo grado ed in abbreviato: 10 anni e 8 mesi di reclusione. Lo scontro fra parte civile e difesa era ruotato soprattutto attorno all'aggravante dei motivi futili. "Barbaglia non voleva uccidere. Spagnolo avanzò verso Simone mentre lui impugnava il coltello e aveva il braccio teso per difendersi" aveva detto il suo difensore l'avvocato Stefano Savi. E il pubblico ministero, Massimo Terrile aveva anche aggiunto: "I motivi futili sono presenti quando l’omicida ha una personalità aggressiva e va in cerca di un pretesto qualsiasi pur di uccidere". Ma per il pm questo non era il caso di Barbaglia, appunto: "Non è sufficiente un motivo cattivissimo - aveva aggiunto - ancora per punire più severamente un atteggiamento motivazionale estremo". Sul punto specifico il giudice estensore della sentenza, Massimo Cusatti ha scritto: "Non possono condividersi le conclusioni del pubblico ministero. E’ ben plausibile e nel crogiolo di sentimenti che deve aver attraversato la mente di Barbaglia in quegli attimi ci sia stato spazio per la paura e la rabbia, di fronte ad un avversario tanto più coraggioso di lui da affrontarlo a mani nude: ma sembra trattarsi, in quella prospettiva, pur sempre di pulsioni non riferite a valori assoluti, quali ad esempio il timore per la propria incolumità, bensì filtrati attraverso la mente deformata della logica del branco in cui può trovare spazio anche l'invidia per il coraggio del nemico. Così intese, la paura era verosimilmente quella di fare una figuraccia davanti ai propri compagni e la rabbia per la possibile umiliazione inflittagli davanti a loro: elementi di fronte ai quali in una vicenda del tutto analoga questa stessa corte aveva già ritenuto sussistente l'aggravante in questione". Il giudice Cusatti ha anche spiegato perché è stata aumentata la pena fino a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Intanto perché l'omicidio era maturato nel contesto di una rissa preordinata e provocata da un gruppo di tifosi tra cui in prima linea lo stesso Barbaglia. Poi perché vi è stato l'uso di un'arma ad alto "potenziale offensivo" che Barbaglia aveva preso in prestito proprio in vista della trasferta di Genova e dei prevedibili disordini che si sarebbero verificati nell'occasione. Inoltre vi è stata l'assenza di ogni esitazione nell'utilizzo del coltello, dopo averlo inutilmente esibito in chiave intimidatoria ed infine sottolinea ancora il giudice Cusatti vi è la gravità del danno cagionato alla persona offesa e ai suoi congiunti in relazione alla giovane età della vittima.

9 ottobre 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Delitto Spagnolo: secondo il magistrato ci sono contraddizioni tra i fatti e la sentenza

Una pena maggiore per Barbaglia

Lo chiede, nel presentare appello, il sostituto Lenuzza

GENOVA - Dev'essere condannato a una pena maggiore Simone Barbaglia, l'ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo Spagnolo e che per questo omicidio era stato condannato nel luglio scorso a 16 anni e sei mesi di reclusione. La sentenza era stata emessa dai giudici della corte di assise presieduti da Loris Pirozzi (giudice a latere Massimo Cusatti). Ora il sostituto procuratore generale Luigi Lenuzza ha presentato i motivi del suo appello in cui dice che a Barbaglia non devono essere riconosciute le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, ma equivalenti, e che quello dell'ultrà milanista non fu un omicidio con dolo eventuale, ma con dolo diretto. I magistrati di primo grado, pur riconoscendo all'imputato le attenuanti generiche, avevano anche accolto la richiesta dei difensori di parte civile, gli avvocati Emanuele Lamberti e Roberto Olivieri, di condannare Barbaglia per "motivi futili". Ed è a causa di questa specifica aggravante che non era stato ritenuto applicabile il rito abbreviato e, quindi, lo "sconto" di un terzo sulla pena. Il difensore, l'avvocato Stefano Savi, aveva a sua volta proposto appello perché non ritiene affatto sussistente l'aggravante dei "motivi futili" e intende sostenere la preterintenzionalità dell'omicidio avvenuto prima della partita Genoa-Milan di domenica 29 gennaio '95. Il sostituto Lenuzza giunge a conclusioni molto critiche nei confronti della motivazione della sentenza dell'assise. Dice, infatti, che ha "illogicamente e contraddittoriamente" qualificato l'elemento soggettivo del delitto come dolo eventuale e non diretto. Il magistrato, dopo avere ricordato "le modalità dell'azione, i risultati dell'autopsia, la tipologia dell'arma e la condotta dell'imputato prima e dopo il delitto" aggiunge: "A fronte di questi elementi la corte d'assise se ne esce così, per lo stupore del lettore: Ciò non significa che Barbaglia abbia intenzionalmente provocato la morte di Spagnolo. Affermazione contraddittoria con quella successiva della sussistenza dell'omicidio volontario". E più avanti: "Quanto all'attuale, asserita proficua frequentazione di un corso professionale da parte dell'imputato francamente non sembra che valga la pena di confutare una circostanza del genere. Basti pensare (non per fare retorica) che Vincenzo Spagnolo, per opera dell'imputato, non potrà più scegliere se frequentare una scuola o cos'altro fare della propria vita." (a. l.)

5 novembre 1999

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Il prossimo 19 maggio partirà il processo di secondo grado per l’omicidio del tifoso genoano

Condanna più severa per Barbaglia

Lo chiede in appello il procuratore generale Lenuzza

di Attillo Lugli

GENOVA - A dieci mesi di distanza dal processo di primo grado si celebrerà il 19 maggio prossimo il dibattimento in assise d'appello nei confronti di Simone Barbaglia, l'ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo Spagnolo: por questo omicidio era stato condannato nel luglio scorso a 16 anni e sei mesi di reclusione. La sentenza era stata emessa dai giudici della corte di assise presieduti da Loris Pirozzi (giudice a latere Massimo Cusatti). In secondo grado la famiglia di Spagnolo non sarà più costituita parte civile (ma rimarrà come parte offesa) perché è stato versato il primo acconto del risarcimento del danno. È questo un gesto di distensione della famiglia Spagnolo (assistita dagli avvocati Emanuele Lamberti e Roberto Olivieri) che potrà giovare all'imputato. Per il sostituto procuratore generale Luigi Lenuzza, che ha presentato i motivi d'appello, Barbaglia dev'essere condannato a una pena maggiore, Il magistrato sottolinea che non gli dovranno essere riconosciute le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, ma equivalenti, e che quello dell'ultrà milanista non fu un omicidio con dolo eventuale, ma con dolo dirotto. I magistrati di primo grado, pur riconoscendo all'imputato le attenuanti generiche, avevano anche accolto la richiesta dei difensori di parte civile di condannare Barbaglia por "motivi futili". Ed è a causa cli questa specifica aggravante che non era stato ritenuto applicabile il rito abbreviato e, quindi, lo "sconto" di un terzo sulla pena. Il difensore, l'avvocato Stefano Savi, a sua volta, ha proposto appello perché non ritiene affatto sussistente l’aggravante dei "motivi futili" e intende sostenere la preterintenzionalità dell'omicidio avvenuto prima della partita Genoa-Milan di domenica 29 gennaio '95. Il sostituto Lenuzza giunge a conclusioni molto critiche nei confronti della motivazione della sentenza dell'assise. Dopo avere ricordato "le modalità dell'azione, i risultati dell'autopsia, la tipologia dell'arma e la condotta dell'imputato prima e dopo il delitto" aggiunge: "A fronte di questi elementi la corte d'assise se ne esce così, per lo stupore del lettore: ciò non significa che Barbaglia abbia intenzionalmente provocato la morte di Spagnolo". E più avanti: "Quanto all'attuale asserita proficua frequentazione di un corso professionale da parte dell'imputato francamente non sembra che valga la pena di confutare una circostanza del genere: Basti pensare (non per fare retorica) che Vincenzo Spagnolo, per opera dell'imputato, non potrà più scegliere se frequentare una scuola o cos'altro fare della propria vita".

27 aprile 2000

Fonte: La Stampa

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI

Omicidio Spagnolo: condannato Barbaglia

La Corte d’assise d’appello di Genova ha condannato con rito abbreviato a 14 anni e 8 mesi Simone Barbaglia, 22 anni, ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo, durante gli scontri avvenuti prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio del '95.

17 giugno 2000

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Barbaglia, ecco l'ultima sentenza

14 anni per l'omicidio Spagnolo

È stato condannato a quattordici anni e otto mesi di reclusione Simone Barbaglia, ventuno anni, l'ultrà milanese che, il 29 gennaio del '95, uccise il "rivale" genoano Vincenzo "Claudio" Spagnolo, con una coltellata al torace, durante gli scontri fra tifosi prima della partita Genoa-Milan. Sono occorsi cinque processi prima di arrivare a questa condanna in appello con il rito abbreviato. Con inevitabile corollario di polemiche nei confronti della magistratura quando il giudice dell’udienza preliminare aveva concesso a Barbaglia il rito alternativo condannandolo, con lo sconto di un terzo sulla pena, a undici anni e quattro mesi di reclusione. La Corte d’assise di appello aveva però annullato questa sentenza sostenendo che l’omicidio era aggravato dai "futili motivi" e quindi non poteva essere concesso il rito abbreviato perché teoricamente il reato prevedeva il carcere a vita. Vi era stato poi un ricorso in Cassazione contro questo annullamento da parte del difensore, Stefano Savi, ma il processo era ritornato in istruttoria e la Corte d’Assise di primo grado aveva condannato Barbaglia, nel luglio scorso, a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Adesso arriva la sentenza di secondo grado che concede uno sconto sulla pena comminata dall’Assise, pur mantenendo l’aggravante dei "motivi futili". Simone Barbaglia che attualmente è libero, se non vi sarà il ricorso in Cassazione da parte della difesa, contro questa sentenza dovrebbe tornare fra breve in carcere, ma ne uscirebbe fra due anni e mezzo circa per poter scontare poi il resto della pena in semilibertà. Barbaglia era presente in aula alla lettura della sentenza, accolta senza apparente emozione. Le sue uniche parole, durante l'udienza, sono state quelle con cui ha confermato la scelta del suo difensore. Non lontano da lui i genitori di Claudio Spagnolo che hanno seguito tutte le fasi dei processi e che, in quest'ultima fase, hanno scelto di ritirare la costituzione di parte civile. La sentenza di ieri dovrebbe decretare la fine dell'interminabile vicenda, tragicamente iniziata quella domenica di gennaio a pochi metri dalla gradinata nord del Ferraris, quando un gruppo di tifosi genoani si scontrò con i milanisti partiti con la determinazione di provocare e ferire. Più d'uno aveva il coltello in tasca. Molti erano giovanissimi, diretti da Carlo Giacominelli, mente della Brigate Due, il gruppo ultrà che realizzò l'agguato e che se la cavò patteggiando una pena mite.

17 giugno 2000

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Delitto Spagnolo, la cassazione conferma: ancora nove anni

di Massimo Calandri e Marco Preve

Torna in carcere, e ci resterà per nove anni e otto mesi, l’assassino di Vincenzo Claudio Spagnolo: la Corte di Cassazione ha condannato Simone Barbaglia, 24 anni, l’ultrà milanista che uccise con una coltellata al cuore il povero "Spagna". Era il 29 gennaio del '95, una domenica grigia, un Genoa in crisi al suo ultimo campionato di serie A e il Milan di Capello: doveva essere una partita di calcio, fu una giornata di follia e poi di rabbia, di rivolta. Accadde tutto davanti all’ex Bocciardo, a pochi metri dal Luigi Ferraris. La provocazione di alcuni teppisti delle "Brigate rossonere", quelle Brigate Due in odore di estrema destra e agli ordini di Carlo Giacominelli detto il "chirurgo": la reazione di un gruppo di ragazzi rossoblù, una pugnalata vigliacca, e il mondo del calcio che per la prima volta prese coscienza si fermò. La decisione presa ieri dalla Cassazione è una conferma della sentenza precedente, quattordici anni e mezzo di prigione col rito abbreviato di cui quattro (che salgono a cinque, tenuto conto degli ""abbuoni": 3 mesi per ogni dodici scontati) già trascorsi dietro le sbarre. Simone Barbaglia, difeso dall’avvocato Stefano Salvi, giura che tra poco si costituirà: per ora è libero, il legale conta che bussi alla porta di qualche penitenziario lombardo per poi chiedere gli arresti domiciliari. Ma dovranno comunque trascorrere cinque anni, prima che il killer di "Spagna" possa ottenere di trascorrere le giornate fuori prima di rientrare in galera. Aveva detto ad un amico, il giorno prima della trasferta genovese: "Prestami un coltello, che devo tagliare un genoano". Al processo giurerà che quella era la prima volta nella sua vita, che girava armato, e di non aver mai urlato "Boia chi molla !" durante l’assalto ai genoani. Nel 2010, tre anni prima del termine della condanna, avrà diritto di chiedere l’affidamento ai servizi sociali, e tornare definitivamente libero. Una sentenza definitiva ed inappellabile su cui pesa il ricorso presentato dopo la sentenza di primo grado dall’avvocato Emanuele Lamberti: una battaglia legale in cui l’avvocato Savi ha davvero cercato in ogni modo di ottenere uno sconto, frustrato da quei "futili motivi" di cui ha continuato a tenere conto la Suprema Corte, nonostante i genitori della vittima avessero nel frattempo ritirato la costituzione di parte civile. Una pugnalata, ore di guerriglia per le strade fra i disperati tifosi genoani e le forze dell’ordine, mentre gli ultrà del Milan telefonavano ai responsabili della società rossonera chiedendo consiglio: e sei processi, mille polemiche, tante lacrime e chissà quanti pentimenti per una sentenza che può forse essere giudicata severa: "Spagna" è morto a 24 anni per dei futili motivi, spiegano i giudici, gli stessi futili motivi che da oggi terranno in galera per dieci anni un ragazzo. Per la Cassazione, Simone Barbaglia che allora aveva appena compiuto 18 anni "...agì sulla spinta di una miscela esplosiva di odio, rancore, rabbia e paura. Vincenzo Spagnolo (aveva appena 23 anni ndr) avanzava verso il milanista a mani nude. Non si buttò sul coltello ostentato dall’avversario: fu Barbaglia a sferrare una decisa e violenta coltellata al tronco della vittima".

3 ottobre 2001

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Violenza stadi: condannato a 14 anni omicida tifoso genoa

Milanista Simone Barbaglia giudicato da Cassazione

Genova, 26 ott. (Adnkronos) - Colpevole anche per i giudici della Corte di Cassazione di Genova il tifoso milanista Simone Barbaglia, che uccise con una coltellata il sostenitore del Genoa, Vincenzo Spagnolo. Confermata dalla prima sezione della Cassazione la condanna a 14 anni, 8 mesi e 4 giorni di reclusione per omicidio volontario aggravato da futili motivi. Per i giudici di terzo grado la futilità del motivo che aggrava la posizione dell'imputato è stata correttamente valutata dai giudici d'assise d'Appello che hanno accertato la consapevolezza di Barbaglia ad aver agito per rivalità fra tifoserie opposte, e in modo sproporzionato, anche per lo stesso gruppo di ultras milanisti nel quale, secondo la difesa, il tifoso desiderava essere integrato al punto che sarebbe arrivato a compiere un delitto.

26 ottobre 2001

Fonte: Adnkronos

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

La famiglia di Spagnolo risarcita con 264 mila euro

GENOVA - Saranno risarciti con 264 mila euro i familiari di Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il tifoso genoano di 24 anni ucciso con una coltellata al cuore dall’ultrà milanista Simone Barbaglia, di 18 anni, durante i disordini avvenuti prima della partita Genoa Milan del 29 gennaio del 1995. Lo ha deciso il giudice Roberto Braccialini che ha accolto la richiesta dell’avvocato Emanuele Lamberti, difensore di parte civile per la famiglia del giovane. Barbaglia, che sta scontando una pena di 14 anni e 8 mesi per omicidio volontario, era già stato condannato in sede penale a pagare una provvisionale di 70 milioni. Il giudice, nel quantificare la somma del risarcimento, ha considerato sia il danno morale arrecato ai congiunti sia il danno da uccisione. Nei motivi della sua decisione, Braccialini ha tra l’altro commentato: "I fatti in esame costituiscono una delle pagine più nere nella storia delle opposte tifoserie calcistiche: un episodio che ha profondamente colpito l’opinione pubblica cittadina perché, pur da tempo abituata ad intemperanze violente prima e dopo gli incontri di calcio, la morte di un tifoso rimane un evento al di sopra delle stesse aspettative di violenza di chi promuove certe intemperanze".

24 maggio 2005

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

La sentenza

Saranno risarciti con 264 mila euro i familiari di Vincenzo "Claudio" Spagnolo, il tifoso genoano di 24 anni ucciso con una coltellata al cuore dall’ultrà milanista Simone Barbaglia, di 18 anni, durante i disordini avvenuti prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio del 1995. Lo ha deciso il giudice Roberto Braccialini che ha accolto la richiesta dell’avvocato Emanuele Lamberti, difensore di parte civile per la famiglia del giovane. Barbaglia, che sta scontando una pena di 14 anni e 8 mesi per omicidio volontario, era già stato condannato in sede penale a pagare una provvisionale di 70 milioni di lire. Il giudice, nel quantificare la somma del risarcimento, ha considerato sia il danno morale arrecato ai congiunti sia il danno da uccisione. Braccialini ha poi precisato le somme spettanti a ciascuno dei familiari: 75 mila euro per i genitori; 30 mila euro per la sorella convivente, Romina, e 24.595 euro per la sorella non convivente.

24 maggio 2005

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Effetto indulto, libero l’assassino di Spagnolo

di Wanda Valli

Sarà scarcerato al massimo tra sei mesi, grazie all’indulto, l’ultrà milanista Simone Barbaglia, 33 anni, che uccise nel 1995 con una coltellata al cuore il giovane tifoso genoano Vincenzo Spagnolo. L’uccisione di Spagnolo, avvenuta il 29 gennaio 1995, prima della partita Genoa-Milan, fu il primo caso in Italia di un omicidio maturato tra tifoserie, che mobilitò l’opinione pubblica contro la violenza degli ultrà. Barbaglia in primo grado venne condannato con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, in appello a 14 anni e mezzo e in Cassazione 16 anni e 6 mesi. Amareggiato Cosimo spagnolo, padre di Vincenzo: "Non si può scarcerare un omicida".

1 agosto 2006

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI  

Indulto, libero l’assassino di "Spagna"

di Wanda Valli

Vincenzo Claudio Spagnolo, lo chiamavano "Spagna" i tifosi del Genoa, è morto ammazzato in una rissa con un gruppo di ultras del Milan, ucciso con una coltellata al cuore da Simone Barbaglia, diciotto anni compiuti da pochi giorni. Era il 29 gennaio del 1995. Quella domenica di sangue e di orrore ha segnato il più grave fatto di sangue tra tifoserie, è rimasta nel cuore della città tutta come una ferita terribile. Una tragedia indimenticata. Adesso, con l’indulto, Simone Barbaglia, condannato a 14 anni e 6 mesi in via definitiva, sarà libero. Fra pochi mesi, sei al massimo. Barbaglia, detenuto nel carcere torinese delle Vallette, in semilibertà, con un lavoro all’esterno, ha telefonato ieri al suo legale, Stefano Savi: "Avvocato, gli ha detto, fra sei mesi io dovrei uscire". E a Genova, appena la notizia è rimbalzata, è tornato il dolore e l’orrore, in casa di "Spagna", in via Digione. La madre, sconvolta, ripete soltanto: "Lo lasciano andare, lo lasciano andare", suo padre, Cosimo aggiunge: "Me lo immaginavo, sentendo parlare d’indulto, in questi giorni, avevo cominciato a rifletterci sopra. Sono amareggiato, questa è una legge che premia chi ha provocato delle tragedie". Poi il pensiero corre al figlio, a quel ragazzone di 24 anni, con la passione del "Genoa" nel cuore: "L’altro ha agito in modo crudele, vigliacco. Ha tolto la vita a un ragazzo di vent'anni e ora uscirà dal carcere, libero". Papà Cosimo non se la prende con l’indulto, ma con quello che si poteva fare per evitare altri casi simili. Ragiona: "Sono d’accordo sul fatto che, nelle carceri, ci siano situazioni da mettere a posto, ma non posso ammettere che esca chi ha commesso un omicidio, no, questo no". È stato lui a seguire passo per passo la vicenda giudiziaria di chi gli ha ucciso il figlio, le condanne, e papà Cosimo sa che quello che ha detto Simone è vero, fra pochi mesi potrà essere del tutto libero. Condannato in via definitiva a 14 anni e sei mesi, con le aggravanti annullate dalle attenuanti, prima fra tutte la giovane età, Simone Barbaglia ha scontato i due anni di arresto preventivo in casa sua, ai domiciliari. Poi poco più di un anno di libertà in attesa della sentenza definitiva, i 14 anni e 6 mesi, arrivata alla fine di un complicato iter giudiziario. Quindi adesso ha già scontato dieci anni a cui vanno aggiunti i tre dell’indulto e lo sconto di 30 giorni, poi portati a 45, ogni sei mesi di pena. Tutto accade in una fredda domenica di gennaio del 1995. Allo stadio c'è Genoa-Milan, da Milano sono partiti, insieme con altri gruppi di ultras anche quelli della Brigata II o la banda del Barbour come la chiameranno. Gente dura, pericolosa. In mezzo a loro è finito, da poco, Simone Barbaglia, 18 anni, piccolo e minuto, che vuole farsi valere nel gruppo che lo ha accolto. Così, quando, davanti allo stadio scoppiano le prime provocazioni e i primi tafferugli tra tifoserie, Simone è in coda al gruppo dei suoi inseguito da altri tifosi genoani. Spagna è con loro, è grande grosso, corre veloce, sta per raggiungerli. Simone si gira, si trova a affrontarlo, tira fuori un coltello, lo colpisce al petto. Gli spacca il cuore. Poi entra allo stadio, approfittando della confusione, va a sedersi in mezzo agli altri, cerca di disfarsi dell’arma. Fuori è il caos, cassonetti bruciati, città sotto assedio. Spagna è morto, il suo assassino viene scoperto subito. Lasciato solo dai duri della Brigata II, confesserà: "Non volevo ucciderlo". La lunga, delicata, indagine viene affidata al pm Massimo Terrile, che consente a Barbaglia di trascorrere agli arresti domiciliari i due anni di arresto preventivo. Poi resta libero, per un anno o poco più, fino alla sentenza definitiva. Era tornato nel silenzio, era stato dimenticato, non dai genitori di Vincenzo Claudio Spagnolo, non dagli amici genoani. L’indulto lo riporta alla ribalta di una storia terribile, la prima che svela legami non ufficiali tra società e tifosi, che porta in primo piano il problema della violenza negli stadi.

1 agosto 2006

Fonte: La Repubblica

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

Chi uccise Spagnolo è già fuori

di Giampiero Timossi

MILANO - Claudio Vincenzo Spagnolo è stato ucciso il 29 gennaio 1995. Due sere fa, mentre la tv trasmetteva gli orrori di Catania, suo padre aveva in testa molti pensieri e una sola certezza: "A fine mese chi ha ucciso mio figlio uscirà dal carcere". No, l’assassino di "Spagna" è già stato scarcerato: Simone Barbaglia ha lasciato la casa circondariale delle Vallette il 14 dicembre 2006. Ha usufruito dell’indulto e di alcuni benefici di pena, la buona condotta ha fatto il resto. Tecnicamente: è ancora in espiazione pena, con affidamento ai servizi sociali, fino al 28 febbraio. Sostanzialmente: è in libertà dal 14 dicembre scorso, lo sarà definitivamente il 28 febbraio. Insomma, è libero. Ha lavorato al comune di Giaveno, una trentina di chilometri da Torino, dove finisce la pianura e inizia la montagna. Lavoro in affidamento ai servizi giardini e foreste. "Un ragazzo tranquillo, di quello che è successo non abbiamo mai parlato. Potavamo le piante, tutto qui", spiega Bruno Gallardi, il dirigente comunale al quale era affidato. Ora, ogni sabato sera, prima delle ore 21, Barbaglia può tornare nella casa milanese della madre, zona Primaticcio, a due passi da Bande Nere, una delle uscite della metropolitana milanese. Qui è rientrato anche ieri sera, prima delle 21. In carcere no, dal 14 dicembre non è più tornato.

L’INCUBO DELLA MADRE - Ad aspettarlo, in casa c'è la madre, Manuela Mariani: "Sì, ho visto quello che è successo a Catania. E per me è ricominciato un incubo". Lei dice solo questo, poi sbatte la porta di casa. Anche il suo incubo è iniziato il 29 gennaio 1995, prima di Genoa-Milan, davanti allo stadio Luigi Ferraris di Genova. Barbaglia uccide con una coltellata Claudio Vincenzo Spagnolo. Lo arrestano la mattina dopo, nella sua casa di Milano, la stessa dove è tornato anche ieri sera, in quella zona di palazzi tutti uguali e viali con molte macchine e pochi alberi.

IL PROCESSO, GLI SCONTI - In primo grado Barbaglia è condannato a 16 anni. In appello vengono ridotti a 14 anni e otto mesi: alcuni reati minori nel frattempo erano andati prescritti. Sentenza confermata in Cassazione. Per lui due anni di carcerazione preventiva. Poi torna in libertà, per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Nel 2001 la sentenza diventa definitiva. Barbaglia si presenta in carcere, esce il 14 dicembre scorso, alla fine di questo mese tornerà completamente libero. "Comunque Simone non ha ancora terminato di scontare la pena", spiega Davide Mosso, penalista torinese, uno dei legali del ragazzo. E subito aggiunge: "Il mio cliente non ha nulla da dire, non ora. L’ho sentito ? Non è questo che importa, credo di essere sicuro della sua volontà. In questi anni ha sempre preferito non parlare. Comunque credo sia chiara a tutti la drammaticità del momento".

IL PREZZO DI UNA VITA - Intanto nel 2002 Cosimo Spagnolo inizia la causa civile contro l’assassino di suo figlio. Il processo si è svolto presso la seconda sezione del Tribunale di Genova. Nel 2005 la sentenza di primo grado condanna Barbaglia a un risarcimento di 260.000 euro. Questo vale la vita di un ragazzo di vent'anni. Ma la sentenza non è eseguibile, perché il condannato risulta nullatenente. Papà Spagnolo ora spiega: "Io non lo faccio per i soldi, se le mie figlie non ne avranno bisogno darò tutto in beneficenza all’ospedale Gaslini di Genova. Lo faccio solo perché è una vergogna. È una vergogna che l’assassino di un ragazzo di vent'anni resti in carcere meno di nove anni. Barbaglia dovrà pagare, la legge dice che quando avrà un lavoro gli dovranno prelevare ogni mese un quinto dello stipendio, fino al raggiungimento della cifra stabilita. Sarò un pazzo, ma io ci credo. Così tutti i mesi si ricorderà di aver ucciso un ragazzo, almeno questo credo di poterlo pretendere". Perché Cosimo Spagnolo non ha dubbi: "Allo stadio vanno tanti bravi ragazzi, come tutti quelli che ogni anno ricordano mio figlio, con un torneo giovanile e tante altre iniziative di solidarietà. Io allo stadio non vado più, se non per il Trofeo Spagnolo, la partita organizzata al Ferraris per ricordare Claudio. Non vado più, perché sono passati 12 anni, ma nessuno ha voluto affrontare il problema. C'era la possibilità di indagare davvero in quei piccoli gruppi di potere che cercano di manipolare e condizionare tutta una tifoseria. C'era la possibilità di rompere i rapporti che esistevano, ed esistono, tra questi gruppi di delinquenti e alcune società di calcio. Volevo solo giustizia e niente sconti. Mio figlio è morto a vent' anni. Chi lo ha ucciso è già libero: ha 30 anni e tutta una vita davanti". Simone Barbaglia, condannato per l’omicidio del 1995 vicino a Marassi, è stato scarcerato il 14 dicembre e affidato ai servizi sociali fino al 28 febbraio, poi sarà libero.

4 febbraio 2007

Fonte: Gazzetta.it

LA GIUSTIZIA: GLI APPELLI 

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