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Ciro Esposito 3.05.2014 CIRO
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CIRO VIVE Onlus

Ecco chi è Ciro, il ragazzo ferito: lavoro, fidanzata e la passione per il Napoli

di Claudia Procentese

Solare, scherzoso, dal cuore buono. Ciro Esposito, il tifoso ferito ieri a Roma nel pre-partita della finale di Coppa Italia, è descritto così da tutti quelli che lo conoscono a Scampia. Insieme ai due fratelli, Pasquale e Michele, lavora in un autolavaggio a gestione familiare nei pressi del Parco Lucrezia in via Ghisleri.  È il papà, Giovanni, aiuto infermiere presso la clinica Lourdes a San Sebastiano al Vesuvio, che, messo qualche risparmio da parte, ha aiutato i suoi ragazzi nell’avvio di quest’attività, in un quartiere che non dà prospettive di lavoro se non quelle offerte dalla malavita. "Siamo una famiglia unita, di onesti lavoratori, non ci piace apparire, soprattutto in questo momento - spiega Pino Esposito, zio di Ciro, ex consigliere circoscrizionale - ma non vogliamo che mio nipote passi come il camorrista di Scampia. A Roma ha subìto un vero e proprio agguato premeditato, lui che è contro la violenza, per nulla rissoso. L’ho visto venerdì che preparava i casatielli che avrebbe portato alla partita, è un ragazzo buono, di famiglia". Ha lasciato la scuola dopo la terza media, Ciro. Subito si è rimboccato le maniche per trovare lavoro. "Le macchine le lava lui personalmente - dice lo zio - non ha mai disprezzato la fatica". Fidanzato da tempo con Simona, commessa, si parla anche di mettere su famiglia. "Noi cugini siamo molto affiatati - racconta commossa Anita Pinto - andiamo spesso nei locali insieme. È un ragazzo divertente, sempre con la battuta pronta. Adesso preghiamo tutti per lui, deve farcela". Due passioni, quelle di Ciro, la sua squadra di calcio ed i viaggi, spesso unite durante le trasferte del Napoli. "È così che ha viaggiato per tutta Europa, dall’Inghilterra alla Spagna, tifosissimo ma non appartiene ad alcun gruppo organizzato" precisa lo zio. Un ragazzo che vive il quartiere, legato alla sua nonna che ora non c’è più. "Spesso l’andava a trovare in via Hugo Pratt - ricorda Peppe Cioffi, un amico - io abito lì vicino. È un giovane tranquillo, frequenta anche la nostra associazione "I pollici verdi" che sta al parco Corto Maltese. Si passa il tempo in maniera sana, ci si diverte come in una normale comitiva. Noi adesso siamo stretti a lui e alla sua famiglia. Lo aspettiamo a Scampia".

4 maggio 2014

Fonte: Ilmessaggero.it

Fotografia: Roma.repubblica.it

Ciro Esposito Ecco chi è il tifoso del Napoli che ha

subito l'agguato prima della finale di Coppa Italia

di Stefano Capasso

La storia di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito gravemente con un colpo di pistola prima della finale di Coppa Italia da Daniele De Santis, ultrà della Roma di estrema destra.

Un ragazzo generoso, solare e, soprattutto, perbene. Così viene descritto da amici e parenti Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito gravemente con un colpo d'arma da fuoco prima della finale di Coppa Italia. Sul suo conto inizialmente se ne sono dette (e scritte) di tutti i colori, in parte perché al momento dell'aggressione si trovava insieme a diversi ultrà del Napoli, ed un po' anche per uno sciocco ed ingiusto pregiudizio secondo il quale chi viene da Scampia debba necessariamente essere un delinquente e/o un camorrista. In realtà Ciro è semplicemente un grande tifoso della sua squadra, che segue da vicino con passione senza far parte di alcun gruppo organizzato. Rispettando le indicazioni del "piano sicurezza" predisposto dalla Questura di Roma, Ciro ed i suoi amici sabato pomeriggio sono arrivati all'area di sosta a Saxa Rubra, dove avrebbero dovuto lasciare la macchina per prendere una Navetta dell'Atac per lo Stadio Olimpico. Nell'area di sosta però non c'erano più posti per parcheggiare e così sono stati costretti a proseguire fino in zona Tor di Quinto, seguendo il percorso dei pullman del tifo organizzato. Per questo motivo Ciro ed i suoi amici al momento dell'agguato stavano camminando verso lo stadio insieme agli ultrà. Solo per caso insomma. Sempre per caso è stato proprio lui ad essere colpito dalla mano armata di Daniele De Santis, l'ultrà romanista (qualcuno dice "ex") che prima ha provocato lanciando petardi e fumogeni e poi ha anche sparato. Se la sua pistola non si fosse inceppata dopo aver esploso quattro colpi il bilancio sarebbe potuto essere ancora peggiore. Dopo aver subito due operazioni questo sfortunato tifoso del Napoli pare sia finalmente fuori pericolo di vita, anche se ancora non è chiaro quale sarà il prezzo che dovrà pagare a causa di questo folle agguato. Quando si è svegliato dopo la prima operazione non riusciva a muovere le gambe e il rischio di una paralisi a causa di una lesione alla colonna vertebrale è ancora concreto. A Scampia Ciro conduce una vita tranquilla. Lavora in un autolavaggio insieme ai fratelli Pasquale e Michele in un'impresa a gestione familiare, avviata anche grazie agli sforzi economici del padre Giovanni, aiuto infermiere in una clinica di San Sebastiano al Vesuvio. La scuola l'ha lasciata dopo la terza media, cercando subito un lavoro per aiutare la sua famiglia prima di dedicarsi a questa "avventura" dell'autolavaggio. È fidanzato con una ragazza di nome Simona che lavora come commessa in un negozio di abbigliamento, con la quale ha in programma di creare una famiglia. Un ragazzo anche impegnato, che dedica una parte del proprio tempo libero all'associazione "i pollici verdi" di Scampia, che si preoccupa di curare il Parco Corto Maltese con grande senso civico, allo scopo di (utilizzando le stesse parole del sito dell'associazione) "porre rimedio allo stato d'abbandono al quale era stato destinato dalle istituzioni". In bocca al lupo Ciro.

5 maggio 2014

Fonte: Calcioblog.it

Fotografia: Iamnaples.it

Chi è Ciro, tre passioni: la fidanzata, il lavoro e il Napoli

di Claudia Procentese

"Ciro ha due grandi passioni: il Napoli e i viaggi - racconta lo zio Pino Esposito, ex consigliere circoscrizionale - È stato a Londra, in Spagna, ovunque per stare dietro ad Hamsik ed Insigne. Non è un ultrà, ma un ragazzo che ama il calcio, un lavoratore onesto, non vogliamo che passi per il camorrista di Scampia". Insieme ai tre fratelli, Pasquale e Michele, lava le auto in via Ghisleri, nel garage che il papà Giovanni, aiuto infermiere alla clinica Lourdes di San Sebastiano al Vesuvio, ha messo su con i suoi risparmi. "Giovanni ha creato questo futuro per i figli, in un quartiere dove non c’è lavoro e rischia di dartelo la malavita - aggiunge Lucio Acciavatti, consigliere dell’VIII municipalità, suo vicino di casa al lotto U isolato 5 - Ciro è un giovane sano e molto sveglio". Un ragazzo con la testa sulle spalle che, dopo la licenza media, si è dato subito da fare per trovare un’occupazione. Con la fidanzata Simona, commessa, pensa già ad una famiglia. "Molto spesso le trasferte le fa con il bus che si organizza da Scampia - racconta Laura Russo di RadioSca - C’è un’iniziativa promossa dalla nostra radio, con la collaborazione di una tabaccheria del posto, rivenditore autorizzato di biglietti del Calcio Napoli. Tutto coordinato con la questura che sa a che ora parte il mezzo ed indica quali sono le soste durante il percorso per evitare, ad esempio, gruppi pericolosi di tifoserie avversarie. Tutto è nato dai tifosi del quartiere che prima raggiungevano le località delle trasferte con le auto personali, poi hanno deciso di mettersi d’accordo prenotando il pullman".

25 Giugno 2014

Fonte: Corriereadriatico.it

Fotografia: Ansa.it

"Gli diedi un lavoro, divenne mio amico"

di Antonio Di Costanzo

"Ciro era un grande lavoratore. Un ragazzo valido e di grande affidabilità, Ed era un mio grande amico". Per i funerali di Ciro Esposito è arrivato a Scampia, accompagnato dalla moglie, anche Luca Taviani (omissis), 52 anni, imprenditore romagnolo trapiantato a Milano. "Sono imprenditore nel settore delle farmacie, mi occupo delle insegne e delle bacheche nelle farmacie - racconta - ho una ditta con sede in provincia di Milano che lavora in tutta Italia. Avevo bisogno di qualcuno di valido in questa zona. Mi hanno detto che la famiglia giusta era quella Esposito". Nel consigliargli la famiglia di Ciro, però, sottolinearono all'imprenditore anche il luogo di provenienza, come se volessero mettere le mani in avanti. "Lo ricordo benissimo - aggiunge Taviani - mi dissero non ti devi preoccupare, però gli Esposito sono di Scampia. Loro iniziarono a lavorare con noi. L'autolavaggio che oggi hanno è arrivato dopo, grazie a tutti i sacrifici che hanno fatto vendendo anche il materiale che gli fornivo io dopo le fiere, e, in particolare, dei pali verdi, alcuni dei quali sono davanti al loro autolavaggio. Giovanni Esposito, il papà di Ciro, ha sempre tentato di dare un lavoro onesto ai figli. Non è stato semplice ma c'è riuscito e piano piano hanno costruito la loro azienda e un pezzo del garage. Giovanni voleva dare un futuro a tutti i suoi figli e non si fermava mai. Quando dovevo fare dei lavori in giro per l'Italia mi affidavo sempre a Ciro. Era un ragazzo affidabile, faceva di tutto per lavorare al meglio. Ciro amava in maniera viscerale Scampia e il suo Napoli, di cui era un grandissimo tifoso, ma non un ultrà. Io sono del Milan e ci prendevamo continuamente in giro. Mi ha chiesto sempre di andare a vedere la partita con lui. "Tanto ormai non avete speranze, vi distruggiamo", mi diceva. Scherzavamo, non eravamo due tifosi opposti ma due amici che sostenevano due squadre diverse e ci divertivamo a scherzarci su". L'imprenditore non si dà pace per quello che è avvenuto a Roma. "Appresi la notizia del tifoso ferito in televisione - ricorda - chiamai subito a Ciro ma nessuno mi rispondeva. Riprovai più volte, alla fine, rispose uno zio. "Sì, è proprio il nostro Ciro, è ferito ed è ricoverato in ospedale", mi disse. Non ci potevo credere. È un dolore troppo forte, indescrivibile. Penso al papà, alla mamma Antonella, ai fratelli. Abitano a Scampia e come la maggior parte dei residenti sono persone per bene di grande umanità".

28 giugno 2014

Fonte: La Repubblica

Fotografie: Ansa.it
 
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