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ISP. FILIPPO RACITI
www.saladellamemoriaheysel.it   Sala della Memoria Heysel   Museo Virtuale Multimediale
Ispettore Capo P. S. Raciti 2.02.2007 Filippo
   F. RACITI   Pagine della Memoria    Morire di Calcio    Superga 1949    Tragedia Ballarin 1981  

 

Una vita dedicata al servizio in prima linea

dagli stadi ai comizi e alle manifestazioni

CATANIA - Filippo Raciti era nato a Catania e aveva 38 anni, una moglie e due figli adolescenti, Alessio e Fabiana. Quando a casa è arrivata la notizia che era stato ferito gravemente durante il servizio allo stadio, il padre ha avuto un malore. La madre, invece, accompagnata da alcuni colleghi del figlio ha raggiunto l’ospedale Garibaldi dove ha avuto modo solamente di farsi spiegare dal dottor Sergio Pintaudi, il primario, che non c’era stato niente da fare. All’ospedale, quell’uomo era arrivato in condizioni disperate, privo di sensi e in crisi cardiocircolatoria. Insieme a lei arriva anche la figlia, sconvolta. In questura, a Catania, Filippo Raciti aveva cominciato proprio facendo il servizio allo stadio e nelle emergenze di ordine pubblico, concerti, comizi, manifestazioni. Era addestrato ad affrontare situazioni del genere. Al tempo era un ausiliario in servizio di leva. Poi aveva deciso di entrare in polizia e dopo un po' era stato spostato ad un incarico più sedentario. Che non gli piaceva. Così qualche mese fa la richiesta di tornare al reparto mobile ad occuparsi di stadi e di ordine pubblico. Alla fine l’amministrazione l’aveva accontentato, trasferendolo, con l’incarico di ispettore capo.

3 febbraio 2007

Fonte: La Repubblica

Fotografia: iltrovatore.it

L'ispettore Raciti prestava servizio da vent'anni. Il ricordo dei colleghi. Un quotidiano raccoglie fondi per i figli, dal Coni due borse di studio.

Filippo, altruista e coraggioso

"Non ha mai amato il calcio"

Era un volontario della Croce Rossa. "Donate gli organi". Il biglietto della moglie: "Resterai sempre nei nostri cuori".

CATANIA - Quasi vent'anni di servizio nella polizia, donatore di organi, sangue, volontario della Croce Rossa insieme alla moglie e poliziotto coraggioso. Colleghi ed amici descrivono così Filippo Raciti, l'ispettore di polizia di 38 anni ucciso ieri sera durante gli scontri che hanno insanguinato il derby siciliano Catania-Palermo. Coraggioso perché, come ricorda Roberto, collega di lavoro e amico, "era di un altruismo unico che manifestava anche quando non era in servizio. Ricordo l'ultima alluvione che ha colpito Catania quando Filippo, pur non essendo in servizio, non esitò ad intervenire per salvare una persona immobilizzata nella sua casa vicino all'aeroporto". Oggi pomeriggio la moglie Marisa Grasso è tornata nello stadio dove gli ultrà hanno ammazzato il suo Filippo per deporre un mazzo di fiori. "Resterai sempre nei nostri cuori", le poche parole scritte sul biglietto. Un gesto toccante quello di Marisa, protetta da alcuni colleghi del marito che l'hanno abbracciata e sostenuta mentre liberava un pianto disperato. Una donna dal carattere forte, che soffre in silenzio, seduta per quasi tutto il giorno accanto alla lastra di marmo dell'obitorio in cui è stato composto il corpo del marito. Con lo sguardo fisso verso il volto del suo amato Filippo, accarezzandogli i capelli, le mani giunte sul petto. I genitori di Filippo Raciti sono anziani. Entrambi, seduti nella stanza dell'obitorio, piangono il figlio morto per una partita di calcio. Il padre ogni tanto si affaccia nel cortile all'aperto con l'aria incredula di chi non riesce a spiegarsi il motivo di una tragedia assurda e senza un perché. Non ha più lacrime la sorella dell'ispettore, Giulia, che fa fatica a parlare. La sofferenza le stringe la gola e il cuore: "Non ha alcuna importanza - dice - chi sia venuto qui a darci conforto, perché tanto mio fratello è morto. Da quel letto Filippo non si alzerà più. Non è una cosa di tutti i giorni perdere un fratello, soprattutto in questo modo...". Raciti aveva due figli: una ragazza di quindici anni, Fabiana, e un bimbo di nove, Alessio. La figlia l'hanno vista allontanarsi oggi dall'ospedale sorretta da alcuni parenti in preda alla disperazione. Per lei e il fratello due iniziative importanti: il quotidiano La Sicilia ha indetto una raccolta fondi, mentre il Coni, fa sapere il presidente Gianni Petrucci, ha intenzione di istituire delle borse di studio destinate a loro. La moglie Marisa tra due settimane avrebbe dovuto sostenere l'esame per diventare infermiera: era volontaria da due anni insieme al marito. La notizia della morte di Filippo l'hanno saputa dalla televisione. È sempre Roberto, il poliziotto con cui Raciti formava una coppia affiatata in servizio e nella vita privata, a confidarsi con la stampa: "A me è arrivato un sms, la famiglia l'ha saputo dalla tv. È una cosa che non voglio neanche commentare. Filippo era come fratello per me, è stato il padrino di mio figlio al battesimo. Siamo entrambi donatori di organi e sangue e ci siamo occupati anche di problemi di bambini soli. L'ultima volta che l'ho visto è stato ieri, nel pomeriggio. Mi ha dato il suo foulard rosso - continua Roberto - quello della divisa, dicendomi di tenerlo perché secondo lui tirava una brutta aria e avrei potuto averne bisogno. Sembra quasi una premonizione". E dire che a Filippo "non interessava il calcio. Non era il primo derby che facevamo insieme. In un derby fra Catania e Palermo - aggiunge ancora Roberto - siamo stati insieme ad un processo contro un tifoso che ha patteggiato". Salvatore Renda, l'altro poliziotto ricoverato ieri sera in seguito ai tafferugli, ricorda quando Raciti entrò in polizia nel 1988, trascorrendo gran parte della sua carriera nel Reparto mobile, tanto da essere uno degli uomini di maggiore esperienza. "Un uomo maturo più della sua età" racconta Renda. Parole di cordoglio per il poliziotto deceduto arrivano anche dal principe Emanuele Filiberto di Savoia: "Ho deciso di dedicare il mio viaggio a Catania alla famiglia di Filippo Raciti e a tutta la Polizia di Stato. Desidero essere vicino a loro in questo momento". Emanuele Filiberto arriverà domani a Catania, per esprimere la solidarietà di Casa Savoia alla famiglia di Raciti. In una nota, la Casa reale esprime anche il suo cordoglio verso l'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, di cui Filippo Raciti era membro.

3 febbraio 2007

Fonte: Repubblica.it

Fotografia: Ctsnotizie

Chi era Raciti: Cavaliere dei Savoia e volontario in Croce Rossa

di Alessio D’Urso

CATANIA - Poliziotto e gentiluomo. Uno di quei tipi zelanti, innamorato del suo lavoro. Il mestiere inteso come una missione. Filippo Raciti se n' è andato in silenzio, tra le braccia di un collega a cui qualche istante prima aveva sussurrato: "Non preoccuparti, è tutto ok, ce la faccio". Poi la deflagrazione differita lo ha stroncato: prima si è annerito in volto fino a perdere conoscenza. Lui, Filippo Raciti, originario di Misterbianco e residente ad Acireale, aveva perso la passione per il calcio. Quel gioco pieno di emozioni lo aveva prima appassionato, "poi nauseato per colpa di questi bastardi", dicevano ieri notte i suoi colleghi in lacrime. Aveva chiesto e ottenuto il trasferimento alla Squadra Mobile in cui aveva preso servizio il 27 gennaio scorso: quasi un appuntamento col destino. Che, beffardo, se l’è portato. Il poliziotto senza pistola, perché non avrebbe mai voluto usarla, era impegnato nel sociale. Accompagnava la moglie Marisa, di cui era innamorato, alla Croce Rossa di Acireale: il volontariato era una prerogativa di una famiglia modello. I figli avevano imparato a rispettare il prossimo e ad aiutarsi nei momenti difficili. Una ragazza, Fabiana, dolce e dedita allo studio. Il piccolo Alessio cresciuto tra mille attenzioni. Tanti gli amici venuti a dargli l’ultimo saluto increduli e arrabbiati con quei codardi senza volto. Raciti era "molto vicino" a Casa Savoia. L’ha rivelato ieri in serata il principe Emanuele Filiberto. "Mi rivolgo alla famiglia di Raciti - ha detto il principe, che stasera giungerà in città e si tratterrà fino a martedì - per significare la mia vicinanza ed affetto". Raciti era Cavaliere dell’Ordine al Merito di Savoia e Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.

3 febbraio 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Poliziadistato.it - Lasicilia.it

Filippo, amico della gente

Era nato per aiutare

di Alessio D’Urso

Chi era l’ispettore Raciti, caduto a Catania Istruiva i giovani, salvò un uomo dall’alluvione.

CATANIA - Una fredda lastra di marmo. Una foto tessera. Fiori. E la malinconia di chi ricorda: una vedova inconsolabile, una ragazza, un bambino, due anziani genitori segnati dalle rughe del rimpianto. Quel che resta. Inaccettabile: Filippo Raciti ha il viso di un angelo troppo bello e pulito per trovarsi in una strada buia, in un venerdì di follia, ucciso per mano di un vigliacco tifoso che non ha diritto di cittadinanza su questo pianeta. Dev' essere stato proprio per rispettare il pudore della famiglia, ma molti hanno glissato proprio sulla squisitezza del viso di Filippo: negli occhi dell’ispettore puoi leggere una vita. E puoi provare tanta rabbia, se quella vita è stata, in effetti, strappata senza un perché. ALTRUISTA - È la vita di un ragazzo cresciuto in fretta, senza vizi né capricci. Lui, Filippo Raciti, è sempre stato coerente con le sue origini: aveva lasciato il reparto della Mobile per passare alla volante, ma poi aveva fatto ritorno alla base il 29 gennaio scorso. Amava l’azione, ma l’azione intesa come opera d’altruismo: in quel sentimento realizzava sé stesso. "Anche quando non era in servizio aiutava chi aveva bisogno", ricorda un collega in lacrime, "durante l’ultima alluvione che colpì Catania non esitò a salvare una persona immobilizzata nella sua casa". Era fatto così. Offriva il suo sangue alla Croce Rossa, aveva già firmato per la donazione degli organi. LA SQUADRA - I colleghi lo ricordano con immenso affetto, soprattutto quelli a cui Filippo impartiva lezioni di ordine pubblico. Erano la fonte a cui si abbeveravano i giovani in divisa: lui li istruiva con dedizione e cura, li formava dall’alto della sua ventennale esperienza in polizia. Si chiamano Alessandro, Nico, Roberto e non sanno darsi pace. Al cellulare rispondono le mogli: chiedono scusa, ma il dolore dei mariti è troppo forte. Era diventato un faro in quella famiglia allargata che è la questura di Catania, dove tutti si sentono parte per il tutto, dove il capo si fa chiamare "Zio Turi", senza inutili orpelli. Aveva una squadra di dieci ragazzi, Filippo. Nei fine settimana facevano il servizio d’ordine negli stadi: erano anche tifosi, del Catania. E proprio all’appuntamento col destino l’Ispettore si è presentato con coraggio: da Filippo Raciti. LA FAMIGLIA - La vedova, Marisa Grasso, casalinga, ieri era alle 19 allo stadio Massimino: ha deposto un mazzo di fiori all’ingresso della curva Nord e vergato un bigliettino speciale con su scritto "Resterai sempre nei nostri cuori". Adesso è lì, inconsolabile, e piange disperata il marito con i figli Fabiana e Alessio, dentro alla camera mortuaria dell’ospedale Garibaldi, dove ieri mattina le autorità hanno salutato per l’ultima volta un cittadino per bene. E anche lei, Marisa, a cui il presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, ha promesso un posto di lavoro, sussurra solo qualche parola. Sedata col Valium, avrà un duro compito davanti a sé. Ed è commovente il cordone umano di colleghi e amici che le si è stretto attorno. Ripetono i colleghi di Filippo: "Siamo la sua famiglia". CAVALIERE - "E Filippo era un fratello per me - conclude Roberto, un collega - è stato il padrino di mio figlio al battesimo. Venerdì pomeriggio mi ha dato il suo foulard rosso perché secondo lui tirava una brutta aria e avrei potuto averne bisogno...". Oggi è prevista l’autopsia all’ospedale Garibaldi, nel pomeriggio al X reparto Mobile di Catania la camera ardente, domani saranno celebrati i funerali alle 17 alla cattedrale di piazza del Duomo (presente il ministro dell’Interno Giuliano Amato). Ieri il Comune di Catania, appresa la data del funerale, ha proclamato tre giorni di lutto cittadino. E oggi sarà in città per esprimere solidarietà alla famiglia il principe Emanuele Filiberto, perché Filippo era Cavaliere dell’Ordine al merito di Savoia e Guardia d’onore alle Reali Tombe del Pantheon. Ma, soprattutto, Raciti, era un amico della gente.

4 febbraio 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Poliziadistato.it

Raciti stava preparando un’amichevole fra poliziotti e ultrà

di Alessio D’Urso

Si sarebbe dovuta giocare al Massimino in questi giorni per sanare i rapporti con la curva dopo il ferimento di due agenti.

CATANIA - Non si è mai giocata. Era, nei progetti, una partita di beneficenza dall’alto valore simbolico. E si giocherà, un giorno, senza Filippo Raciti. I teppisti hanno infranto un sogno. Era un pomeriggio di fine novembre, quando il comandante del X Reparto mobile di Catania, Pietro Gambuzza, l’ispettore capo barbaramente ucciso al Massimino e il vicesindaco di Catania Giuseppe Arena s'incontrarono con altri agenti nello studio del dentista Antonio Marletta di corso Sicilia. Motivo: organizzare una partita amichevole tra poliziotti e tifosi ultrà della curva Nord, in seguito al grave ferimento di due agenti prima del derby Catania-Messina del 23 settembre nel settore dello stadio incriminato dopo l’ultimo tragico episodio di venerdì scorso. DISTENSIONE - Le forze dell’ordine e il vicesindaco Arena, assessore con delega al Catania, si erano incontrati per cercare di stabilire un punto di contatto con gli ultrà. "Volevamo organizzare una partita amichevole, o anche un quadrangolare tra forze dell’ordine, politici, giornalisti e tifosi, con qualche giocatore del Catania - spiega il comandante Gambuzza. Lo scopo era svelenire gli animi e sanare la frattura Polizia-ultrà dopo gli incidenti in Catania-Messina. Sarebbe stato il primo caso di una partita del genere. L’ispettore Raciti era con me perché aveva a cuore il problema della violenza allo stadio, lo viveva con gli altri agenti tutte le domeniche. E si rammaricava per la giovane età dei teppisti, coetanei della figlia. Ci incontrammo con Arena per prendere accordi e aspettavamo risposte dai gruppi ultrà della curva. Io non ho mai generalizzato e sono convinto che i teppisti non rappresentino tutti i tifosi del settore". BENEFICENZA - La partita si sarebbe dovuta giocare in questi giorni, allo stadio Angelo Massimino, "e l’incasso dell’incontro sarebbe stato devoluto in beneficenza ai familiari dei due tifosi morti durante la trasferta per assistere alla sfida Catania-Catanzaro, giocata a Lecce, della scorsa stagione. Peccato, non ci hanno dato il tempo". In futuro il comandante Gambuzza lavorerà per riavviare i contatti con gli ultrà, proprio come sperava Filippo Raciti, "ma adesso è giusto riflettere e aspettare". All’ispettore capo morto negli scontri con i teppisti il Comune di Acireale, su iniziativa del consigliere Alfio Di Grazia, intitolerà presto una via del centro storico.

11 febbraio 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Mobmagazine.it - Corriere.it
 
     
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