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Furiani 5.05.1992 Tragédie du Stade "Armand Cesari"
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Furiani, la battaglia per il riconoscimento di una tragedia nazionale

di Sébastien Louis

Questo appena trascorso è un 5 maggio proprio particolare. Infatti, per la prima volta, per effetto della pandemia che ha colpito il Paese, non c’è stata nessuna partita di calcio in Francia. È stato necessario, quindi, aspettare una crisi sanitaria per soddisfare le rivendicazioni del Collectif des victimes du 5 mai 1992 (Collettivo delle vittime del 5 maggio 1992). Tuttavia, l’anno prossimo non ci sarà bisogno di un nuovo virus per mantenere l’antica promessa, dato che una legge dovrebbe benedire definitivamente questa data dopo una lunga lotta durata ventotto anni. Fu il Presidente della Repubblica François Mitterand ad assicurare, all’indomani della catastrofe, che non ci sarebbero più state partite il 5 maggio. Ed ormai è cosa fatta, grazie al voto di una proposta di legge presentata il 13 febbraio 2020 all’Assemblea Nazionale. La palla è ormai nel campo del Senato che dovrà prendere una decisione affinché si possa porre un termine a questa lunga partita iniziata il 5 maggio 1992, quando il calcio francese conobbe la peggior tragedia della sua storia. Ventotto anni fa doveva essere una giornata di festa in Corsica. Lo Sporting Club Bastia, allora in seconda divisione, riceveva l’Olympique di Marsiglia per la semifinale della Coppa di Francia. Una partita attesa da tutta l’isola, della quale lo SC Bastia è principale rappresentante. Avversario è una delle migliori squadre d’Europa, mentre il budget del club Corso è in rosso. Questa partita è quindi un’occasione unica - tanto sul piano sportivo che su quello economico. Tuttavia, lo stadio Furiani è decisamente troppo piccolo per soddisfare la domanda di biglietti dei tifosi. I dirigenti del SC Bastia decidono - senza autorizzazione - di radere al suolo la vecchia tribuna che dispone di una capacità di settecentoquaranta posti e di erigerne una nuova. In otto giorni, nuovi spalti con la capacità di accogliere poco più di novemila persone sono edificati dall’azienda Sud Tribunes, senza il minimo rispetto delle più elementari norme tecnologiche e di sicurezza. Il 5 maggio, l’incontro registra il tutto esaurito e l’atmosfera è bollente. Alle 20:20 le squadre tornano negli spogliatoi dopo il tradizionale riscaldamento ed è in quel momento che la parte più alta della tribuna Nord crolla. La trasmissione del primo canale francese è appena iniziata e i telespettatori vivono il dramma in diretta. Il bilancio è terribile: diciotto morti e duemilatrecentocinquantasette feriti. I responsabili sono numerosi, dall’impresa di costruzioni ai dirigenti dello Sporting Club di Bastia, dalla Federcalcio francese, organizzatrice della Coppa di Francia alla commissione di sicurezza. In un verbale poi risultato falso, quest’ultima aveva dato “il suo consenso per la disputa della partita” il 29 aprile. Senza dimenticare le colpe dell’organismo certificatore, la Lega Corsa di calcio e, alla fine, le autorità amministrative, cioè lo Stato. I biglietti furono venduti prima ancora che la tribuna fosse assemblata e il loro prezzo venne decuplicato per questa partita eccezionale. Il contesto economico-sportivo contribuì non poco a questa fuga in avanti. Erano anni di mutamento da un calcio professionistico (gestito alla vecchia maniera) a un’industria del tempo libero che generasse somme folli di denaro. Il processo per tale catastrofe iniziò il 4 gennaio 1995. La sentenza della Corte di Appello di Bastia, emessa il 15 dicembre 1995, condannò il direttore dell’impresa di costruzioni Sud Tribune, Jean-Marie Boimond, a una pena di due anni di prigione. Diversi imputati vennero invece assolti; altre otto persone condannate riuscirono ad evitare il carcere. È il caso di Raymond Le Deun, direttore di Gabinetto del prefetto della Haute-Corse e presidente della Commissione di sicurezza. Condannato per omicidio e lesioni involontarie, ricevette una pena di venti mesi di prigione con la condizionale e una multa di 30.000 franchi. Nella sentenza, la Corte evidenziò che “l’edificazione di una tribuna di novemila posti in grande fretta e con nessun rispetto delle norme elementari (assenza di contratto scritto, assenza di piano, di relazioni di calcolo, assenza di registri di sicurezza) […] avrebbe dovuto porre un reale interrogativo all’autorità prefettizia e ai servizi dello Stato in generale”. La Corte inoltre condannò a pene con la condizionale e a diverse multe Bernard Rossi, direttore dell’agenzia di controllo tecnico, quattro organizzatori e due responsabili della Federcalcio francese.

Questa catastrofe ha segnato la Corsica nel profondo. Considerando la popolazione dell’isola, diciotto morti e duemilatrecentocinquantasette feriti rappresentano quasi l’1% dei suoi abitanti dell’epoca. Secondo Didier Rey, professore di Storia all’Università di Corsica: “quello che rende eccezionale questa giornata sinistra della primavera del 1992, risiede nell’intreccio delle responsabilità, penali e/o morali, delle autorità politiche, amministrative e sportive, tanto quelle locali che quelle nazionali. Le implicazioni morali non sono minori, benché non abbiano spesso alcuna conseguenza giudiziaria”. Secondo questo specialista della storia dello sport, le responsabilità non vanno limitate alla Corsica: “se le istituzioni sportive isolane sbagliarono gravemente, in primo luogo, i dirigenti dello SCB che rimangono certamente i principali responsabili del dramma, vale lo stesso, benché a un grado diverso, per la Federcalcio francese, organizzatrice dell’evento. Amministrativamente e politicamente, le leggerezze degli uni e degli altri, della municipalità e della prefettura tra l’altro, permisero che il funesto meccanismo non venisse contrastato”. Conclude implacabile: “è certamente per colpa di questa somma di inadempienze che la tragedia divenne possibile. È per questo che il 5 maggio è da considerarsi una catastrofe nazionale”. Alcuni l’hanno perfettamente capito, in primo luogo le vittime che si organizzano in collettivo già dal mese di luglio 1992. Come spiega Vanna Giudicelli, la sua ex presidente, che perse suo marito nella tragedia del Furiani: “ho avuto l’impressione che ci si preoccupasse molto di più dei responsabili che delle vittime. L’associazione dei sindaci della Haute-Corse costituì un comitato di sostegno al sindaco incolpato, poi, ci si occupò del futuro dell’SCB. Questo mi aveva fortemente scioccata e scrissi una lettera aperta a un quotidiano regionale”. Velocemente le famiglie delle vittime contattarono la signora Giudicelli e l’associazione vide la luce dopo un’assemblea a Lucciana con lo scopo di “difendere gli interessi delle vittime”. Le tre priorità del Collettivo delle vittime del 5 maggio 1992, furono così individuate: “la giustizia (che non abbiamo ottenuto e ci hanno spinto a costituirci), un vero e proprio centro di rieducazione in Corsica (che non abbiamo ottenuto, esiste solo un’ala nell’ospedale di Bastia) e un giusto risarcimento (che abbiamo ottenuto)”. Il Collettivo, però, si mobilitò anche per commemorare il ricordo di tutte le vittime: “una croce venne eretta nel 1994. Poi, grazie a una raccolta fondi, abbiamo potuto erigere una stele costituita da tre colonne. È un luogo della memoria che il Collettivo ha interamente finanziato con una somma pari a 400.000 franchi (60.000 euro)”. Ma Vanina Giudicelli tiene anche a precisare che: “la Federcalcio francese ci aveva inviato 100.000 franchi (15.000 euro) che abbiamo rifiutato. E niente fu mai proposto allo Stato”.

Dopo il 1997, le rivendicazioni subirono una battuta d’arresto e il Collettivo delle vittime decise di dedicarsi solo alle commemorazioni, organizzare messe e adunate davanti alla stele il 5 maggio. Nel 2012, durante la cerimonia commemorativa, un rappresentante dello Stato - il prefetto - si presentò per la prima volta, così come il presidente della Federcalcio francese. Il direttore della Lega Calcio francese si presentò nel 2016. Anche lo Sporting Club di Bastia ha fatto la sua parte, partecipando alle commemorazioni. Tuttavia, “il collettivo delle vittime si rifiuta di avere rapporti con persone responsabili di questo dramma che risultavano ancora a posti di comando. Lo SCB era presente ogni volta ma non ci incontravamo mai” sottolinea la signora Giudicelli. L’arrivo dell’allenatore Frédéric Hantz alla guida della squadra di Bastia nel 2010, cambiò la situazione: “aderì al Collettivo e prima di ogni 5 di maggio, radunava i suoi giocatori affinché si facessero carico anche loro del lavoro di commemorazione e sensibilizzazione. Fu in quel contesto che l’attaccante Toifilou Maoulida lanciò il messaggio a cui fece subito sponda il compagno di squadra Wahbi Khazri: niente partite il 5 maggio. L’avvento in panchina di Ghislain Printant non cambiò fortunatamente le dinamiche e l’attenzione della squadra a questa tematica”. Se la situazione si è dunque poi appianata con lo Sporting Club di Bastia, i rapporti con le autorità sportive nazionali si sono invece incrinati a partire dal 2011. All’inizio di quella stagione sportiva, il calendario di calcio sancì che la finale della Coppa di Francia si sarebbe giocata proprio il giorno del ventesimo anniversario della tragedia. Il Collettivo delle vittime riprese allora le sue attività per opporsi alla scelta compiuta. Bisogna sottolineare che in precedenza, altre partite si erano già giocate nella Francia continentale in quella data. Josepha Giudicelli subentrò in quel periodo a sua madre a capo dell’associazione: “l’innesco fu la partita del 5 maggio 2012, che creò l’incomprensione di fondo. Per me non è possibile che questa tragedia passi inosservata. È impensabile scegliere di giocare a calcio in questo triste giorno”. Alla fine, in seguito ad una lettera alla Ministra dello Sport, la situazione ebbe un’evoluzione positiva: “l’intervento di Chantal Jouanno fu risolutivo. La finale venne cancellata dal programma per essere sostituita da una giornata di campionato”. La Lega Calcio decise di approfittare della situazione per mettere una giornata di campionato al posto della finale di Coppa di Francia inizialmente prevista il 5 maggio 2012. In un calendario già sovraccarico, all’interno del quale si moltiplicano le competizioni per motivi finanziari, le istanze del calcio professionistico non ebbero alcuna coscienza della portata di un tale gesto.

Il braccio di ferro iniziato con le istituzioni sportive durerà vari anni. Nell’opinione pubblica prese corpo una corrente che insistette per promuovere questa data. Nel 2012 venne lanciata una petizione che raccolse quasi quarantamila firme in qualche settimana. Sportivi, politici, giornalisti ne parlarono. Inoltre un gran numero di ultras francesi sostennero, ieri come oggi, le rivendicazioni del Collettivo. Sensibilizzati sin dal 1992 a questa tragedia, i gruppi ultras non hanno mai dimenticato e lasciano fiori e omaggi davanti alla stele ogni qual volta si ritrovano di passaggio a Furiani, per sostenere le loro squadre. Gli ultras, in quel momento particolare, decisero di esibire diversi striscioni negli stadi con un messaggio semplice - “Niente partite il 5 maggio” - denunciando l’ipocrisia dei dirigenti sportivi. Sotto questa pressione, la trentaseiesima giornata di campionato venne rimandata a domenica 6 e lunedì 7 maggio. Però il Collettivo delle vittime, non si ritenne soddisfatto di questi adeguamenti temporanei accordati loro dalle istituzioni sportive e politiche. Josepha Giudicelli: “in pratica è come se ci avessero detto, vi diamo questo e tacete ! Ma noi abbiamo deciso di continuare la nostra lotta, abbiamo capito che, passo dopo passo, stavamo raggiungendo obiettivi importanti”. Il Collettivo delle vittime desiderava che questa decisione fosse confermata e prorogata anche agli anni successivi. Però le istituzioni nazionali di calcio fecero melina, malgrado la creazione di un comitato di monitoraggio da parte del presidente della Federcalcio francese. Il 17 gennaio 2013, questo Comitato ratificò la decisione che le squadre corse non avrebbero più giocato il 5 maggio e che nessuna finale di coppa si sarebbe più tenuta in questa data. Questa scelta però riduce la catastrofe di Furiani a un dramma Corso, sminuendo il suo impatto e la sua importanza per il resto della nazione. L’associazione presieduta dalla signora Giudicelli decise quindi di intraprendere la via politica, di fronte alla palese mancanza di rispetto delle istituzioni sportive. Si tennero, con maggiore e minore successo, vari incontri con diversi ministri dello sport fino a quando Thierry Braillard, Segretario di Stato per lo Sport, mostrò il suo favore in merito. Il 22 luglio 2016, il ministero dello Sport, la Federcalcio francese e la Lega Calcio promisero che non si sarebbe più giocato partite di calcio il 5 maggio, se tale data fosse caduta di sabato. Per Josepha Giudicelli questa posizione non era da ritenersi del tutto soddisfacente però, “fummo costretti ad accettare perché si trattava di scegliere fra questo o nulla”. Il sentimento di ingiustizia permase perché “la nostra rivendicazione era niente partite il 5 maggio, qualsiasi giorno fosse. Il loro accordo prevedeva invece niente partite il 5 maggio se questo giorno fosse caduto di sabato. In altri giorni ci sarebbe stato un minuto di silenzio o l’esposizione di una fascia in segno di lutto sul braccio dei giocatori, mentre quantomeno, nessuna partita di Coppa di Francia si sarebbe mai più giocata in quella data”.

Il Collettivo delle vittime ha da sempre cercato con consapevolezza non solo di ergere a simbolo questa data, ma di capitalizzarne il suo portato storico ed emotivo al fine di sensibilizzare i giovani ai valori dello sport e del calcio in particolare: “Chiediamo che venga realizzata una tavola rotonda affinché diversi club giovanili a livello nazionale si incontrino fra di loro in ricordo del 5 maggio. La Lega Corsa di calcio organizza già tale evento mettendo però di fronte i soli club Corsi. Durante questa giornata non si gioca solo a calcio, ma alla presenza del nostro Comitato che allestisce un proprio stand si focalizza l’attenzione sul rispetto, sul razzismo e su tutti i valori che vogliamo veicolare”, riporta Josepha Giudicelli. Progressivamente, grazie al lavoro del Collettivo, al sostegno dell’opinione pubblica e alla presa di coscienza delle autorità, il riconoscimento ha assunto finalmente una dimensione nazionale. Dapprima è stata apposta una targa commemorativa all’interno del Segretariato di Stato per lo Sport, il 10 marzo 2016. Nove mesi dopo, la Lega Calcio, svelando il calendario della stagione 2017-2018, ha reso ufficiale che nessuna partita era stata programmata per sabato 5 maggio 2018. Nel frattempo, il Collettivo delle vittime ha sviluppato ulteriori forme di difesa delle proprie istanze, istituendo per la prima volta una giornata di studio a Bastia, alla vigilia della ricorrenza della tragedia di quell’anno. Esperienza che si ripeterà in seconda edizione l’anno successivo. L’idea, come sottolinea la presidente, consiste nello: “sviluppare azioni rivolte ai giovani, ai professionisti, ai cittadini affinché la data del 5 maggio non venga vista come un momento autoreferenziale, ma di scambio e di trasmissione dei valori che ci uniscono”. Per Laura Giudicelli: “questo permette anche di poter studiare diverse sfaccettature dello sport, di creare legami, di sensibilizzare ancora e ancora altra gente al nostro approccio, per dimostrare la nostra apertura all’esterno, per dimostrare che la parola possa essere liberatrice”. L’epilogo di questo braccio di ferro durato fin troppo a lungo ha finalmente luogo il 13 febbraio 2020 a Parigi. In quel giorno l’Assemblea Nazionale vota a favore della proposta di legge dal deputato della Haute-Corse Michel Castellani. Il testo di legge mira a fermare tutte le partite di calcio professionistico il 5 maggio, in omaggio alle vittime del dramma di Furiani. Josépha ha assistito a quel momento dai palchi riservati al pubblico: “il voto dell’Assemblea Nazionale è stato un sollievo. Alcuni membri del Collettivo si sono spostati a Parigi per assistere al voto. Siamo rimasti commossi dalla dignità che regnava nell’emiciclo e dalla sincerità nelle prese di parola dei deputati di tutti i gruppi. Questa proposta di legge è riuscita a superare persino le divisioni politiche”. È questo dunque il frutto di un impegno di ventotto anni del Collettivo per la giustizia e la dignità. Quale bilancio possiamo provare a trarne ? Per Josepha Giudicelli: “È un successo tardivo. È aberrante che ci siano voluti così tanti anni perché la tragedia di Furiani, la più grande catastrofe dello sport francese, venisse riconosciuta. Abbiamo dovuto dimostrare nel corso di tutti questi anni la legittimità della nostra azione. È stata una vera e propria battaglia. È importante lottare sempre per richiamare al dovere di rispettare la memoria”. Secondo Didier Rey: “Questo riconoscimento è un successo relativo, nel senso che si è dovuto passare dal mondo politico per vincere una causa su un terreno sportivo. Quasi trent’anni dopo, il mondo sportivo nazionale e il mondo del calcio restavano ancora impantanate su posizioni arcaiche, rifiutando cioè la portata nazionale della tragedia. Lo Stato ha riconosciuto le sue responsabilità solo in una certa misura, con iniziative volte ad allentare le tensioni, che però arrivando così tanti anni dopo lasciano un po’ l’amaro in bocca. E soprattutto c’è il fatto che, in fondo, il mondo del calcio nazionale si rifiuta ancora ostinatamente di assumersi la sua parte di responsabilità. È questo che, a mio parere, fa sì che questo successo sia un successo solon relativo”. Il Collettivo delle vittime ha ancora ragion d’essere oggi, al di là della commemorazione del 5 maggio? Per la sua presidente sì: “Siamo chiamati anche ad un ruolo di sensibilizzazione ai valori dello sport e al dovere della memoria, ed è quello che facciamo. Potremo ora concentrarci su questo, sui valori dello sport, sui valori umani. Cercheremo di migliorare ed ampliare le nostre attività, come abbiamo fatto con la giornata di studio, a tal fine è già in cantiere l’idea di creare un premio 5 maggio 1992”. In questa tragedia l’abnegazione, la dignità e la volontà di una manciata di uomini e donne hanno permesso, dopo ventotto anni, di ottenere finalmente una minima forma di giustizia. Il calcio professionistico non ne esce accresciuto ma le vittime possono finalmente essere onorate. Che riposino in pace.

5 maggio 2020

Fonte: Le Monde (Traduzione Walter Alberisio)

Tragedia di Furiani, 5 maggio 1992 un giorno da non dimenticare

di Claudio Cafarelli

5 maggio FURIANI - Era il 5 maggio del 1992 e in occasione della semifinale di Coppa di Francia la società locale, il Bastia, voleva che il 50% dello stadio, sito a Furiani, ospitasse i suoi tifosi perché appoggiassero la squadra in una sfida che valeva un pezzo di stagione. Avversario era l’Olympique Marsiglia vera regina del calcio francese con 4 scudetti vinti consecutivamente. Per l’evento la capienza dello stadio Armand Cesari venne ampliata ma solo dopo aver ricevuto l’ok dalle autorità locali. Per intervenire in maniera rapida si decise di utilizzare una tribuna provvisoria di 10.000 posti e togliere le recinzioni. Quella struttura era già stata utilizzata per le Olimpiadi invernali di Albertville, pochi mesi prima. Lo stadio era pronto ad accogliere circa 18.000 persone.

5 maggio 1992, la tragedia di Furiani. Poco prima della gara però, nonostante gli avvisi tramite gli altoparlanti di non manifestare l’entusiasmo in modo eccessivo vista la fragilità dell’impianto, proprio quella struttura crollò sotto il peso dei salti degli spettatori e dei piedi battuti freneticamente sul legno della tribuna. Morirono 18 persone e furono 2357 i feriti. Davanti ad una tragedia simile la partita non venne più disputata e, successivamente, la Federazione calcistica della Francia decise, in segno di lutto e d’accordo con le società, di non disputare né il recupero né la finale, in programma al Parco dei Principi di Parigi. La Coppa di Francia venne assegnata d’ufficio al Monaco, la vincente dell’altra semifinale. "Ho visto come un castello di carte che andava giù, anzi ho avuto l’impressione che un’onda fosse piombata dall’alto", raccontò un testimone, Michel De Gentile, giornalista sportivo. Il primo ministro dell’epoca Bérégovoy mise subito in moto un’inchiesta per individuare i responsabili colpevoli di aver deciso di aumentare la capienza e di utilizzare quella tribuna. Per la tragedia di Furiani vennero condannate otto persone per aver costruito senza il rispetto delle norme di sicurezza: Jean-Marie Boimond e Michel Lorenzi condannati a 2 anni di carcere; Etienne Galéazzi, Ange Paolacci, Yvon Bartolini, Bernard Rossi, Luc Pilard e Michel Cagnion condannati a pene inferiori a 2 anni di carcere.

Nessuna partita il 5 maggio. Da allora questa data è il giorno del ricordo per l’isola. Nel 2012, in occasione del ventennale, la FFF stabilì di non far giocare alcuna partita ufficiale in tutta la Francia. Un’idea che non è stata più ripetuta, ma che in Corsica vorrebbero in qualche modo istituzionalizzare. Sui social oggi i tifosi del Bastia, e gli appassionati di calcio francese in generale, fanno girare l’hashtag #PasDeMatchLe5Mai (Nessuna partita il 5 maggio). Fare in modo che il 5 maggio diventi il giorno della memoria del calcio francese, per non dimenticare mai. Successivamente lo stadio di Furiani cominciò ad essere ristrutturato per evitare altre stragi. La costruzione venne completata nel 1996, con una capienza di 18.000 spettatori. Alcuni musicisti corsi hanno dedicato alcune canzoni alla tragedia: i Muvrini hanno scritto "Perdunateci o ma", i A Stantara hanno dedicato alla tragedia "So cascati" e i Chjami Aghjalesi hanno inciso "Maghju".

5 maggio 2017

Fonte: Contra-ataque.it
 
 
ALTRE FONTI : WIKIPEDIA.ORG     SITO S.C. BASTIA
 

Corsica, centinaia di spettatori precipitano nel vuoto: così è tornato il tragico incubo dell'Heysel.

Terrore allo stadio, 9 morti, trecento feriti

Crolla una tribuna prima della partita con il Marsiglia

di Gabriella Bosco

BASTIA - Ore di terrore allo stadio "Furiani" di Bastia, in Corsica: una delle tribune è crollata sotto il peso del pubblico. Un bilancio non definitivo parla di 9 morti e trecento feriti. L'incidente ieri sera nello stadio gremito dagli spettatori che aspettavano di assistere all'incontro di Coppa tra Bastia e Olympique Marsiglia: le immagini sono state trasmesse dalla prima rete tv. La parte superiore della tribuna, una struttura metallica provvisoria installata proprio per la partita di ieri, semifinale della Coppa di Francia, è crollata poco prima dell'inizio della gara. Sulla tribuna c'erano circa 10 mila persone. Sulla tragedia è già polemica: la struttura provvisoria non era in grado di reggere tutti gli spettatori e non era ancorata a terra, bensì soltanto appoggiata su delle assi.

6 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Corsica, centinaia di spettatori precipitano nel vuoto, per ore si è vissuto l'incubo dell'Heysel.

Terrore allo stadio, 6 morti, decine di feriti

Crolla una tribuna a Bastia prima della partita con il Marsiglia

di Gabriella Bosco

PARIGI NOSTRO SERVIZIO - Catastrofe allo stadio Furiani di Bastia. Alle 20.20 di ieri, pochi minuti prima del calcio d'avvio della semifinale della Coppa di Francia, una tribuna metallica è crollata di colpo con un fracasso infernale. Il drammatico incidente è stato trasmesso in diretta dalla prima rete televisiva, il collegamento con lo stadio era appena cominciato. Secondo un primo bilancio dei soccorritori intervenuti per liberare i corpi degli spettatori rimasti incastrati nel cartoccio di tubi metallici, il crollo ha provocato 6 morti e 60 feriti. La tribuna, alta 20 metri, era provvisoria. Era stata installata proprio per l'importante semifinale in cui avrebbero dovuto fronteggiarsi l'Olympique Marsiglia e la squadra di Bastia. Un evento straordinario per i tifosi corsi, essendo il Bastia formazione di serie B. Lo stadio non avrebbe potuto accogliere tutti gli spettatori senza strutture aggiuntive. Si era dovuto provvedere così al raddoppio dei posti abituali. La serata si era iniziata tra cori e grande entusiasmo. Ed è stato proprio questo a produrre la catastrofe. Sulla tribuna supplementare si erano assiepate 9800 persone e tutte, per festeggiare l'ingresso delle squadre in campo, si erano messe a battere con i piedi, ritmicamente. Sono bastati pochi secondi, poi il crollo. Lo stadio di Bastia si trova in una posizione difficile da raggiungere per i mezzi di soccorso, tra il mare e la ferrovia. Il normale servizio di sicurezza ha provveduto celermente a far evacuare gli spettatori, ma subito le dimensioni del dramma si sono rivelate tali da rendere necessario l'intervento di unità ausiliarie, inviate da Parigi, Marsiglia, Nizza e Tolone. Le telecamere di Tf 1, rimaste puntate sul luogo della tragedia, hanno continuato per quasi un'ora a trasmettere le immagini dell'incidente. I tifosi incolumi volevano mostrarsi per tranquillizzare i familiari a casa, e nel fare ciò impedivano agli elicotteri di posarsi nei pressi della tribuna. I feriti portati via in barella erano centinaia. Fra tutte le difficoltà delle manovre d'emergenza, le polemiche sono scoppiate immediatamente. Il presidente della Federation Francaise de Football, Jean Fournet-Fayard, raggiunto telefonicamente, ha dichiarato che tutte le assicurazioni necessarie erano state fornite per la tribuna crollata. Proveniente dai Giochi Olimpici di Albertville, e in procinto di essere trasferita a Barcellona, era prevista per il numero di persone che vi erano state sistemate. Nessuna irregolarità, a suo giudizio, è stata commessa. Secondo alcuni testimoni, gli spettatori assiepati erano invece molto più numerosi del dovuto.

6 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Quasi 10 mila spettatori su una struttura provvisoria, non ancorata al terreno.

Crolla la tribuna "fantasma"

Tragedia allo stadio di Bastia: 9 morti

di Gabriella Bosco

PARIGI NOSTRO SERVIZIO - Catastrofe allo stadio Furiani di Bastia. Alle 20.20 di ieri, pochi minuti prima del calcio d'avvio della semifinale della Coppa di Francia, una tribuna metallica è crollata di colpo con un fracasso infernale. Il drammatico incidente è stato trasmesso in diretta dalla prima rete televisiva, il collegamento con lo stadio era appena cominciato. Secondo un primo bilancio dei soccorritori intervenuti per liberare i corpi degli spettatori rimasti incastrati nel cartoccio di tubi metallici, il crollo ha provocato 9 morti e oltre trecento feriti. La tribuna, alta 20 metri, era provvisoria. Era stata installata proprio per l'importante semifinale in cui avrebbero dovuto fronteggiarsi l'Olympique Marsiglia e la squadra di Bastia. Un evento straordinario per i tifosi corsi, essendo il Bastia formazione che milita in serie B. Il Marsiglia si è invece recentemente confermato campione di Francia. Lo stadio non avrebbe potuto accogliere tutti gli spettatori senza strutture aggiuntive. Si era dovuto provvedere così al raddoppio dei posti abituali. La serata si era iniziata tra cori e grande entusiasmo. Ed è stato proprio questo a produrre la catastrofe. Sulla tribuna supplementare si erano assiepate 9800 persone e tutte, per festeggiare l’ingresso delle squadre in campo si erano messe a battere con i piedi, ritmicamente. Sono bastati pochi secondi, poi il crollo. Lo stadio di Bastia si trova in una posizione difficile da raggiungere per i mezzi di soccorso, tra il mare e la ferrovia. Il normale servizio di sicurezza ha provveduto celermente a far evacuare gli spettatori, ma subito le dimensioni del dramma si sono rivelate tali da rendere necessario l'intervento di unità ausiliarie, inviate da Parigi, Marsiglia, Nizza e Tolone. Le telecamere di Tf1, rimaste puntate sul luogo della tragedia, hanno continuato per quasi un'ora a trasmettere le immagini dell'incidente. I tifosi incolumi volevano mostrarsi per tranquillizzare i familiari a casa, e nel fare ciò impedivano agli elicotteri di posarsi nei pressi della tribuna. I feriti portati via in barella erano centinaia. Fra tutte le difficoltà delle manovre d'emergenza, le polemiche sono scoppiate immediatamente. Il presidente della Federation Francaise de Football, Jean Fournet Fayard, raggiunto telefonicamente, ha dichiarato che tutte le assicurazioni necessarie erano state fornite per la tribuna crollata. Proveniente dai Giochi Olimpici di Albertville, e in procinto di essere trasferita a Barcellona, era prevista per il numero di persone che vi erano state sistemate. Nessuna irregolarità, a suo giudizio, è' stata commessa. Secondo alcuni testimoni, gli spettatori assiepati erano invece molto più numerosi del dovuto. Inoltre, stando a quanto riferito dall’emittente "Antenne 2", la tribuna non era ancorata al terreno e la sua resistenza a migliaia di spettatori "eccitati" era stata messa in dubbio già nel pomeriggio da alcuni responsabili della sicurezza.

6 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Mitterrand: farò giustizia

Tapie accusa i dirigenti corsi

di Enrico Biondi

BASTIA DAL NOSTRO INVIATO - Doveva essere la grande festa dello sport corso e invece tutto si è trasformato, in poco meno di trenta secondi, in una tragedia. Uno schianto e le urla festose della gente si strozzano in gola: lo sguardo vola per cercarne la provenienza, poi urla di raccapriccio nel vedere che una tribuna non esiste più ma al suo posto, accartocciati, migliaia di metri cubi di ferro e centinaia di persone, gli abiti inzuppati di sangue, che tentano di mettersi in salvo. E mentre i notiziari televisivi continuano a mostrare quelle immagini di morte, c’è già chi si pone l'eterna domanda: ma come è potuto accadere ? Fra i primi a intervenire, subito dopo essersi prodigato per aiutare infermieri e medici e confortare i feriti, c'è Bernard Tapie, il presidente dell'Olympique Marsiglia. Tapie è un personaggio scomodo: dice sempre quello che pensa: "Signori, questa è una catastrofe nazionale, una tragedia per la Francia intera. È accaduta una cosa terribile perché si è voluto costruire uno stadio in un altro stadio in una sola settimana. Pazzesco, incredibile. Le colpe ? Adesso si dirà che tutto era in ordine, i fogli regolarmente firmati e controfirmati. Ma il dato di fatto è sotto i nostri occhi: qui è morta della gente nel nome dello sport, ma chi lavora nel mondo dello sport ha il dovere di evitare queste stragi". Poco distante, terreo in volto, lo ascolta il presidente del Bastia, Filippi, destinatario degli strali di Tapie. Lo stadio Furiani generalmente può ospitare non più di 8 9 mila spettatori, ma come in passato questa volta con l’aggiunta di tribune provvisorie si è praticamente raddoppiata la capienza: ieri dentro l’impianto erano stipate oltre 18 mila persone. Filippi accenna un’autodifesa: "Ha ragione Tapie, chi si occupa di sport deve garantire la sicurezza e io l’avevo fatto. La commissione di vigilanza ha controllato tutto e poi ho ricevuto il nullaosta finale. È vero, le tribune sono state issate in sole 48 ore, ma non era la prima volta che si usavano e davano il massimo della garanzia". Da Parigi interviene Fournet Foyard, presidente della Federcalcio francese: "Filippi non mi pare possa essere il principale colpevole: la Federazione al proposito ha sempre impartito rigidi provvedimenti e so che a Bastia si sono comportati secondo le regole". Tapie sbuffa, insofferente. Promette, ora che è stato eletto, (è ministro delle Aree urbane), di andare fino in fondo, vuole chiarezza "nel nome di queste povere vittime". E mentre cominciano a divampare le polemiche, sugli schermi di tutta la Francia continuano a scorrere le atroci immagini di morte che ricordano l’Heysel. Oggi una commissione istituita dall’Assemblea Nazionale (che ieri sera ha osservato durante i lavori un minuto di silenzio) si metterà al lavoro. Lo stesso presidente Mitterrand, nel messaggio di cordoglio inviato alle famiglie delle vittime, si è detto certo che sarà fatto tutto per colpire chi ha sbagliato.

6 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Paura e morte allo stadio

di Franco Fabiani

PARIGI - Doveva essere la festa del calcio per i tifosi della Corsica e invece la semifinale della Coppa di Francia, tra il Bastia e l’Olympique di Marsiglia si è trasformata in una terribile sciagura. Una parte della tribuna centrale dello stadio "Furiani" di Bastia, montata in pochi giorni su tubi è crollata sotto il peso della folla pochi istanti dopo il segnale di avvio della partita. I morti sono almeno nove. Più di 300 feriti, tra cui molti in gravissime condizioni, sono stati faticosamente estratti dall’ammasso di ferraglie tra le quali, al momento in cui scriviamo, si stavano ancora prodigando spettatori e squadre di soccorso. Il tifo era già esploso, i sostenitori della squadra di casa erano balzati tutti in piedi per salutare e sostenere i loro beniamini arrivati in semifinale e appena schierati per affrontare il mitico Marsiglia, la squadra di Jean Pierre Papin appena laureatasi campione di Francia, quando l’urlo della folla è stato ricoperto dal sinistro boato del crollo. In un istante una buona parte della gradinata si è letteralmente afflosciata, travolgendo tra le assi e i tubi d'acciaio di quella tribuna di fortuna, centinaia di spettatori del settore centrale. Un attimo di silenzio, poi le urla di dolore e di panico: la folla si è precipitata dalle impalcature laterali cercando scampo sul prato ancor prima di rendersi conto che la festa del calcio si era improvvisamente trasformata in dramma. Un dramma vissuto in diretta TV da milioni di francesi raccolti attorno al piccolo schermo per assistere alla telecronaca della partita. I cronisti sportivi di TF1 ne hanno seguito le fasi commentando con la voce rotta dall’emozione le immagini della sciagura. La folla che fuggiva da tutte le parti, l’accorrere delle squadre di soccorso che a stento riuscivano ad aprirsi un varco tra l’intreccio dei tubi sotto i quali giacevano a decine e decine le vittime, l’urlo delle sirene delle autoambulanze, disperatamente bloccate dalle migliaia di automobili che assediavano letteralmente lo stadio, stretto tra il mare e la ferrovia, la processione delle barelle cariche di feriti che i soccorritori allineavano in una sinistra geometria al centro del campo. Molte delle vittime hanno dovuto attendere a lungo l’arrivo degli elicotteri, il solo mezzo per evacuare i feriti. Gran parte delle ambulanze continuava infatti a restare bloccata dal mare di automobili parcheggiate attorno allo stadio, impedendone gli accessi. Il loro urlo straziante sottolineava soltanto l’impotenza, che con il passare del tempo rendeva sempre più angosciosa l’attesa. La Corsica era da giorni in effervescenza, da quando il sorteggio aveva offerto l’OM di Marsiglia come avversario di Bastia per la semifinale della Coppa di Francia: un traguardo a lungo sognato dai tifosi dell’isola.

Da giorni non si parlava d'altro. E gli organizzatori avevano dovuto in gran fretta trovare i mezzi per rispondere a quell’entusiasmo e a quell’attesa. Il vecchio stadio "Furiani" era stato costruito molti anni fa per contenere non più di 8-9 mila spettatori. E subito era stata presa una drastica decisione: innalzare di una ventina di metri la parte centrale delle tribune sui due lati in modo da raddoppiare la capienza di quel vecchio stadio, fatto per ospitare incontri minori e non certo previsto per il boom della squadra locale che aveva negli ultimi anni galvanizzato il pubblico sportivo dell’isola. Le tribune supplementari erano state costruite in una sola settimana. I dirigenti del calcio erano ricorsi alle strutture che erano già servite per i Giochi d'inverno di Albertville, e che erano state trasferite in pochi giorni dalla Savoia a Bastia. Appena ieri il Prefetto della città e la commissione tecnica avevano visitato lo stadio per dare la loro autorizzazione sulla agibilità dei nuovi impianti. Tutto a posto, era stato il responso per una operazione che doveva raddoppiare la capacità dei posti a sedere. Un miracolo, si era detto e scritto. Ma ieri quella imprudente operazione si è trasformata in una sciagura. La tribuna in ferro-tubi dello stadio non era ancorata al terreno e la sua resistenza a migliaia di spettatori "eccitati" era stata messa in dubbio già nel pomeriggio da alcuni responsabili della sicurezza. Lo ha detto la tv francese pubblica "Antenne 2" nel telegiornale di tarda sera. Secondo uno degli inviati la tribuna poggiava su assi di legno poste su un suolo sabbioso ed instabile. A causa dei salti degli spettatori, la tribuna si è spostata piegandosi su un fianco ed è crollata come un castello di carte. Un altro degli inviati ha citato interviste non filmate fatte nel pomeriggio di pompieri di Bastia, i quali avrebbero detto "Preghiamo perché non succeda niente, dato che la struttura non ci pare delle più solide". Il presidente del Marsiglia, ministro delle aree urbane Bernard Tapie, presente a Bastia, ha detto in diretta alla rete tv "Tf1" che si tratta di "incidenti evitabili" e che "non è serio raddoppiare la capacità di uno stadio in meno di una settimana" utilizzando strutture provvisorie. Da Madrid, dove è in visita ufficiale, il presidente Mitterrand ha trasmesso alle famiglie delle vittime le sue condoglianze.

6 maggio 1992

Fonte: La Repubblica

Una tragedia pochi minuti prima dell’inizio della partita tra la squadra corsa e il Marsiglia.

Terrore nello stadio di Bastia

di Ulderico Munzi

Crolla una tribuna provvisoria: nove morti e trecento feriti. Avviata l’inchiesta, ammassati 10 mila spettatori di troppo.

I tifosi corsi battevano freneticamente coi loro piedi sul legno della tribuna. Cantavano. Erano presi dalla febbre del calcio. Si agitavano e s'erano persino scambiati qualche pugno. E poi, all’improvviso, a pochi minuti dall’inizio dell’incontro tra l’Olympique di Marsiglia e la squadra di Bastia, la tribuna è crollata. Uno scricchiolio spaventoso: tra tavole di legno e tubi di ferro sono precipitati, da un’altezza di quasi trenta metri, circa ottocento spettatori. Il bilancio ufficiale parla di nove morti e di trecento feriti, di cui alcuni sono molto gravi. Si doveva giocare una partita per la semifinale del campionato di Francia. In campo doveva esserci il prestigioso Olympique, la squadra amata-odiata di Bernard Tapie, il miliardario marsigliese, attualmente ministro socialista della città. La frenesia degli istanti che precedono un incontro si era dilatata in qualcosa di simile a un terremoto emotivo. Specie tra il pubblico corso. "Uno stadio trasformato in arena", ha detto Bernard Tapie, "dall’eccitazione parallela della stampa e degli organizzatori". La tribuna, che era stata adottata per le olimpiadi dello sci ad Albertville, ha ceduto sotto gli occhi di diciottomila spettatori sparsi negli altri settori dello stadio. Era ancora giorno. C'era il sole e le squadre stavano per entrare in campo. Ecco il racconto di un testimone, Michel De Gentile, giornalista sportivo: "Ho realizzato quel che era accaduto qualche secondo dopo. Insomma ho visto come un castello di carte che andava giù, anzi ho avuto l’impressione che un'onda fosse piombata dall’alto. Le immagini si susseguivano confuse e rapide. Per non so quanto tempo, che mi è sembrato eterno, c'è stato un lungo silenzio". Poi, la sciagura ha strappato un urlo di orrore e d'incredulità alla folla. Dopo pochi minuti, i corpi dei feriti erano raccolti l’uno accanto all’altro sul verde prato del campo di calcio. E sullo stadio è calato di nuovo il silenzio. Si potevano udire i lamenti e le grida di chi aveva le carni straziate e le ossa frantumate da quei tubi di acciaio venuti da Albertville. Lo stadio Furiani di Bastia può contenere solo ottomila persone. Uno stadio stretto tra una laguna e la strada ferrata. Un pericoloso catino, di difficile accesso. Era stato riempito, ieri sera alle venti, con diciottomila spettatori. Per questa partita, attesa da tempo, erano stati fatti dei lavori, forse troppo in fretta. In una settimana. Gli organizzatori avevano fatto arrivare quelle tribune a struttura tubolare. Erano adatte per un pubblico di tifosi diverso da quello che si raduna negli stadi di calcio. Un pubblico, in un certo senso, compassato rispetto ai fans scatenati del football. È stata la loro agitazione a spezzare le tavole di legno e a far crollare i tubi di acciaio. Ma chi è responsabile di aver ammassato oltre il doppio del pubblico previsto nello stadio della città corsa ? Quella tribuna non era stata concepita a tale scopo. Un'inchiesta è già in corso. L’ha voluta il primo ministro Bérégovoy. E si è messa in moto quando ancora gli elicotteri raccoglievano i feriti sul campo. La partita, dopo qualche incredibile perplessità, è stata rimandata. Il cordoglio doveva calare sul calcio francese.

6 maggio 1992

Fonte: Corriere della Sera

Cronaca di una notte terribile

Lo schianto, le urla, e il campo diventa ospedale

di Enrico Biondi

BASTIA DAL NOSTRO INVIATO - Una tragedia in 6 secondi: questo il tempo impiegato dalle 250 tonnellate di ferro della tribuna superiore dello stadio Furiani di Bastia per crollare e seppellire tremila persone. Sono le 20.20 di un martedì che difficilmente i corsi potranno mai dimenticare. Quel fragore assordante fa ammutolire la folla, ci si guarda attorno poi si alzano gli occhi e a poco a poco s’intuiscono i contorni della tragedia: "Dio mio, non c'è più ". "Che cosa dici ? Cosa non c'è più ?". "Ma lassù, guarda, non c'è più la tribuna, è crollata, Dio mio...". Poi gli occhi di tutti si spostano trenta metri più in basso e scorgono soltanto un ammasso di ferro che schiaccia gli spettatori, si sentono distintamente le urla strazianti di chi invoca aiuto e dappertutto sangue, tanto sangue. La folla ondeggia, esita, cerca un riparo sicuro, non si lascia prendere dal panico. "Altrimenti dice Jean Pierre Couvin, il capo dei vigili del fuoco, tra i primi ad entrare in azione ora saremmo qui a contare centinaia di morti". I soccorsi sono immediati: si buttano giù le grate che dividono il terreno di gioco dalle tribune. È l’unico modo per alleggerire la pressione sulle gradinate ed evitare altri crolli. L’operazione avviene in fretta grazie all’intervento dei giocatori del Bastia e del Marsiglia: gli spettatori a poco a poco riempiono il terreno di gioco mentre i pompieri, all’esterno, cominciano a farsi largo tra le macerie. Qui il caos è indescrivibile: alcuni, ridotti a maschere di sangue, vagano senza meta in preda allo choc, altri si gettano per terra, le mani a coprire il volto, per non vedere cosa accade attorno e poi tanti corpi, immobili, nelle pose più strane. Jacques Monti è un ragazzo di 23 anni, di Corte: ha passato dieci ore in quell’ammasso di tubi di ferro. Da solo ha portato in salvo decine di persone. "Dieci minuti dopo la catastrofe abbiamo sentito le prime sirene delle ambulanze avvicinarsi allo stadio, a questo maledetto stadio". Già, il Furiani. Chiuso tra la ferrovia e il mare è quasi impossibile da raggiungere con i mezzi di soccorso: ci sono soltanto due strade e sono intasate di auto e curiosi: impossibile farsi largo. "Ma porca miseria, qui c'è gente che sta crepando", urla Jacques con tutto il fiato che ha in corpo, "fate largo, lei è medico ? Bene, si occupi di questo qui, io torno là sotto". Il terreno di gioco diventa un ospedale da campo. Sono le 21.30 quando l’aria è sferzata dalle pale di alcuni elicotteri militari attrezzati per il soccorso.


Couvin e Monti non lo sanno, ma è già scattato il "plan rouge", voluto dal ministero della Difesa nei casi di gravi calamità nazionali. Sei elicotteri cominciano, intorno alle 22, a fare la spola tra lo stadio e gli ospedali. Passano pochi minuti e a Bastia atterra un Transall carico di coperte e farmaci. Nello stadio diventato un ospedale a cielo aperto è calata la sera. La spola degli elicotteri tra lo stadio e gli ospedali di Bastia e Ajaccio è continua, senza un attimo di sosta. La direzione della Securitè civile comincia a dare le prime cifre degli uomini impiegati nell’opera di soccorso; 50 persone dell’Unitè d'instruction di Corte lavorano tra le macerie per liberare i corpi delle vittime, un distaccamento di una ventina di medici del battaglione dei marines pompiers di Marsiglia è già arrivato a bordo di un elicottero Super Frelon della Marina e si sta occupando dei casi più gravi. Alle 23 sono ancora un centinaio i feriti che giacciono sotto le coperte in attesa di essere trasferiti. Ajaccio dispone di 8 cliniche e un ospedale, "La Misericordia". Mi riceve uno dei direttori, che a tutti i costi vuole rimanere anonimo: "Non sono in cerca di pubblicità, mi chiami Pierre e basta. Va bene ? Le concedo solo pochi minuti, lei capirà". Nei vari padiglioni regna una calma e una tranquillità che stupisce. "Perché mai dovremmo farci prendere dal panico ? È proprio l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questi momenti". E mi racconta che già alle 20.30, dieci minuti dopo la catastrofe a Bastia, qui il personale medico era già al proprio posto. "Sono venuti tutti spontaneamente, appena saputa la notizia. Non abbiamo avuto bisogno di chiamare nessuno. Anzi, una cinquantina di medici li abbiamo rimandati a casa, erano in soprannumero e non sarebbero stati utili". Pierre racconta ancora che un’intera equipe medica è partita in elicottero per Bastia verso le 22.30: "Rientrando hanno operato in volo un ragazzo, aveva un pezzo di ferro piantato nel fianco. È andato tutto bene, il giovane si salverà". Come si salverà anche Thierry, il marito di Rose Cappuri: "Eravamo su quella maledetta tribuna, ad un tratto l'ho sentita dondolare ed ho detto "Thierry, qui si dondola, scendiamo", ma lui, "Stai calma, non è niente, dondolano sempre queste tribune, non è niente" e poi il volo. Dio mio, me lo ricorderò per tutta la vita: precipitavo e non potevo aggrapparmi a nulla; ero lì, impotente. Poi il tonfo su alcuni corpi, mi rialzo e vedo Thierry che si tiene la gamba, una chiazza di sangue sui pantaloni. Credo di essere svenuta. Mi sono ritrovata sul prato, Thierry poco distante urlava dal dolore. Ma eravamo vivi tutti e due, capite ? Vivi, mentre attorno c'erano morti oppure gente che rimarrà storpia per tutta la vita. Dio, che carneficina".

7 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Come cede una tribuna

Dietro il crollo un caso di "risonanza"

di Piero Bianucci

La tribuna dello stadio di Bastia può essere crollata per motivi banali: un difetto di montaggio conseguenza della fretta con cui si era lavorato fino a pochi minuti prima della partita, sovraccarico (nello stadio c'erano 18 mila persone invece delle solite novemila), cattiva distribuzione del carico, un errore di progettazione. È più probabile, però, che sia intervenuto un fenomeno che i fisici chiamano "risonanza", causato dagli stessi spettatori accalcati nella tribuna. Al momento del crollo, infatti, molti tifosi saltavano o battevano i piedi all'unisono, contravvenendo alle raccomandazioni diffuse dagli altoparlanti proprio in relazione alla fragilità dell'impianto. Un battaglione che marci segnando il passo può far crollare un ponte. Questo è un tipico caso di risonanza. Vediamo di spiegarlo. Ogni struttura in grado di oscillare liberamente ha una frequenza di oscillazione caratteristica, che dipende dalle sue dimensioni e dal materiale di cui è fatta. Un ponte, una tribuna, un edificio, hanno un certo grado di elasticità. Il numero di oscillazioni che compiono in un secondo sotto una singola spinta è la "frequenza propria" di quel ponte, di quella tribuna o di quell'edificio. Se poi alla struttura si applica dall'esterno una forza - nel nostro caso i salti e il calpestio ritmato dei tifosi - e gli impulsi. La tribuna dello stadio di Bastia può essere crollata per motivi banali: un difetto di montaggio conseguenza della fretta con cui si era lavorato fino a pochi minuti prima della partita, sovraccarico (nello stadio c'erano 18 mila persone invece delle solite novemila), cattiva distribuzione del carico, un errore di progettazione. È più probabile, però, che sia intervenuto un fenomeno che i fisici chiamano "risonanza", causato dagli stessi spettatori accalcati nella tribuna. Al momento del crollo, infatti, molti tifosi saltavano o battevano i piedi all'unisono, contravvenendo alle raccomandazioni diffuse dagli altoparlanti proprio in relazione alla fragilità dell'impianto. Un battaglione che marci segnando il passo può far crollare un ponte. Questo è un tipico caso di risonanza. Vediamo di spiegarlo. Ogni struttura in grado di oscillare liberamente ha una frequenza di oscillazione caratteristica, che dipende dalle sue dimensioni e dal materiale di cui è fatta. Un ponte, una tribuna, un edificio, hanno un certo grado di elasticità. Il numero di oscillazioni che compiono in un secondo sotto una singola spinta è la "frequenza propria" di quel ponte, di quella tribuna o di quell'edificio. Se poi alla struttura si applica dall'esterno una forza - nel nostro caso i salti e il calpestio ritmato dei tifosi - e gli impulsi di questa forza hanno una frequenza uguale (o quasi) alla frequenza propria della struttura, succede che ogni impulso si somma ai precedenti e la struttura incomincia a subire oscillazioni sempre più ampie. Si dice allora che le due frequenze sono in fase, e ciò dà luogo alla "risonanza". "In questo caso - spiega Alberto Carpinieri, direttore del Dipartimento di ingegneria strutturale del Politecnico di Torino - assistiamo a un fenomeno di autoeccitazione che tende all'infinito e può portare al crollo della struttura. È possibile, per esempio, che la frequenza propria della tribuna fosse di circa un secondo e che proprio questo fosse il ritmo tenuto dai tifosi nel saltare". Pensate a un pendolo, che ha un periodo di oscillazione dipendente dalla sua lunghezza. Se gli si dà una spinta "risonante", cioè con lo stesso ritmo delle oscillazioni, queste ben presto diventeranno così ampie da fargli fare un giro di 360 gradi. In edilizia sismica e in meccanica delle macchine si tiene conto delle possibili risonanze, ma non è detto che lo si faccia per una tribuna provvisoria in traliccio. Se le cose sono realmente andate così, i tifosi di Bastia sono in buona parte responsabili dell'incidente.

7 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Bastia, i filmati della tv inchiodano i colpevoli

di Giampiero Martinotti

BASTIA - Le bandiere azzurre della squadra locale penzolano ancora in mezzo all’ammasso di tubi, lamiere e seggioline di plastica. Panini appena sbocconcellati, qualche giubbotto, un paio di occhiali da sole, giacciono sparsi sul terrapieno. Alcuni gendarmi continuano i loro rilevamenti sotto il sole cocente di Bastia, mentre una piccola folla, ammutolita, si raccoglie dietro le transenne. Molti erano nello stadio martedì sera, hanno visto coi loro occhi le centinaia di feriti e adesso restano muti di fronte ai resti della tribuna, il volto disfatto. Bastia è sotto choc, incredula di fronte a una tragedia che è costata la vita a dieci persone, causata, molto probabilmente, non dalla fatalità, ma dalla irresponsabilità. Ieri pomeriggio alle sei, proveniente direttamente da Siviglia, dove si trovava per l’Esposizione universale, è arrivato nella cittadina corsa il presidente della Repubblica. Ha subito incontrato i tre alti funzionari cui il ministro dell’Interno ha chiesto di individuare le cause e le responsabilità, poi si è recato in municipio e in un ospedale. La città è a lutto. Le bandiere a mezz'asta, con un nastro nero, sono state esposte in tutti gli edifici pubblici. Doveva essere una grande festa: il Bastia, squadra di serie B, era riuscito a raggiungere le semifinali della Coppa di Francia e aveva l’onore di ricevere l'Olympique Marseille di Jean-Pierre Papin. Una festa terminata tragicamente dieci minuti prima dell’inizio dell’incontro, quando la parte alta della tribuna, costruita frettolosamente in pochi giorni per aumentare la capienza del piccolo stadio, ha ondeggiato paurosamente per qualche secondo prima di crollare come un castello di carte. Proprio così, tutti i testimoni, i feriti, i sopravvissuti per miracolo parlano di un castello di carte, di una struttura che si è afflosciata al suolo come se improvvisamente non avesse più alcun sostegno. Basta guardare la parte inferiore rimasta in piedi per capire che hanno ragione. I tubi che reggevano la tribuna sono appoggiati direttamente sul terrapieno o su piccoli cubi di cemento o su tavolette di legno. Il peso delle migliaia di persone, che battevano i piedi e facevano la ola in attesa dell’ingresso in campo dei loro beniamini ha fatto cedere di schianto i praticabili. A vedere il desolante spettacolo dello stadio di Furiani - un campetto di calcio di provincia - viene spontaneo dirsi che quella tribuna non poteva reggere. Facile dirlo oggi: le commissioni di sicurezza, martedì mattina, avevano dato il loro visto, nessuno aveva trovato qualcosa da ridire. Eppure, quando si raccolgono le testimonianze, molti parlano di una sensazione di paura nel montare i gradini di quella struttura. E le immagini mostrate da Fr3, visionate ieri dagli inquirenti, sono un atto di accusa implacabile: mostrano alcuni responsabili della sicurezza, un'ora prima della tragedia, che esaminano la tribuna e capiscono l’imminenza del dramma, vedono chiaramente che la parte alta non regge e rischia di cedere sotto il peso delle migliaia di spettatori che si agitano, pestano i piedi.

Gli avvisi degli altoparlanti non sono serviti a niente. La tribuna ha portato da 8 a 18 mila posti la capacità dello stadio ed è stata costruita in soli cinque giorni. Troppo pochi, accusano gli specialisti, mentre Bernard Tapie - ministro della Città e presidente dell’Olympique, che si trovava sul terreno di gioco - ha parlato di "catastrofe evitabile". Le polemiche sono incandescenti e destinate a durare a lungo, anche sui soccorsi, rapidi ma, secondo alcuni, insufficienti rispetto alle dimensioni della tragedia. Tutti i mezzi disponibili in Corsica, ma c'è voluto anche l’intervento degli aerei di stanza nella Francia del sud per soccorrere i 527 feriti, precipitati da un'altezza compresa fra i dodici e i diciotto metri. Circa 400 sono stati ricoverati in ospedale, molti sono stati trasportati a Marsiglia, Nizza e Montpellier, poiché in Corsica non c'erano posti a sufficienza. Nel pomeriggio di ieri si è parlato di venti morti, ma in serata il bilancio è risultato più leggero. Per una serie di errori incomprensibili, il numero delle vittime è stato sovrastimato: i morti sono dieci, ma almeno 15 feriti sono in condizioni critiche. Tutta la Francia ha assistito alla televisione al dramma di Bastia e l'arrivo in Corsica di Mitterrand, accompagnato da Jack Lang, ha testimoniato l’emozione del paese. "Che non succeda più, signor presidente", gli ha urlato in ospedale, in lacrime, il parente di un ferito. Mitterrand ha risposto con un gesto di assenso, di muta comprensione per il dolore e l’ira di quell’uomo. L’Assemblea Nazionale, a due riprese, ha osservato un minuto di silenzio. Michel Platini e la nazionale di calcio hanno rinunciato a recarsi ieri sera a Lisbona per sostenere il Monaco, finalista della Coppe delle Coppe. Platini ha ricordato il dramma dell’Heysel e Jean-Pierre Papin, il centravanti dell’Olympique che giocherà la prossima stagione con il Milan, ha chiesto di annullare la Coppa di Francia di quest'anno in memoria delle vittime dello stadio di Furiani. La squadra di Bastia s'è già ritirata. "Era orribile", ha detto Papin. "Quando si sono viste cose così orribili, se ne esce segnati. Solo qualche minuto dopo il crollo ci siamo accorti di che cosa terribile era avvenuta". Governo mobilitato Il governo è stato mobilitato. Il ministro degli Interni e quello della Sanità sono arrivati a Bastia poche ore dopo la catastrofe.  Il ministro dello Sport ha incontrato i responsabili della Lega e della Federazione calcio per prendere i primi provvedimenti e in particolare vietare l’utilizzazione di tribune provvisorie in tutto il paese. Ieri sera a Bastia regnava una collera fredda. La città ha dato una grande prova di calma e di maturità. Ben novecento persone, in parte volontari, si sono mobilitate per i soccorsi. Ma la consapevolezza che un’ora prima del dramma qualcuno aveva intuito la possibilità di una tragedia, che nessuno è riuscito ad impedire, ha fatto crescere la rabbia. L’inchiesta è appena cominciata, ma ai tre alti funzionari nominati dal ministro dell’Interno non dovrebbe essere difficile, grazie anche ai numerosi filmati delle televisioni, stabilire in breve tempo le cause e le responsabilità.

7 maggio 1992

Fonte: La Repubblica

Tra UEFA e Federcalcio francese "dribbling" delle responsabilità

di Alberto Costa

Il crollo della tribuna allo stadio Furiani di Bastia, in Corsica, ripropone il problema della sicurezza negli stadi. La FIFA mette al bando le tribune provvisorie.

"Avremmo potuto astenerci da questi lavori supplementari, ma abbiamo voluto che gli spettatori potessero assistere alla partita in buone condizioni di sicurezza". La compiaciuta soddisfazione espressa alla vigilia del dramma da un portavoce del Bastia suona oggi come una macabra provocazione. Il piccolo stadio della cittadina corsa non ha infatti retto all’allargamento artificiale provocato da tribune cresciute troppo in fretta. Da 8.500 a 18.500 spettatori nell’arco di una sola settimana: così il vecchio Furiani è stato gonfiato per sfruttare in maniera intensiva un avvenimento (la sfida con il Marsiglia di Tapie e Papin) che per un calcio di periferia come quello di Bastia non appartiene certo all’ordinaria amministrazione. Dopo l’Heysel, dopo Sheffield, dopo ogni tragedia dello sport, il rituale è quello di sempre. Si gioca a dribblare le responsabilità. "L’Uefa non organizzava l’incontro, dunque tocca alla Federcalcio francese chiarire che cosa è accaduto", si è affrettato a dichiarare lo svedese Lennart Johansson, presidente dell’ente calcistico europeo. "Noi avevamo preteso, ottenendole, tutte le certificazioni necessarie, da quelle del costruttore a quella della commissione di vigilanza regionale. Cosa potevamo fare di più ?" è stata la replica di Jean Fournet Fayard, presidente della federazione transalpina. In attesa di chiarire dinamica e responsabilità della tragedia, si è mossa la Fifa (in pratica il governo del calcio mondiale) che, per bocca del suo potente segretario, lo svizzero Joseph Blatter, ha annunciato la messa al bando delle tribune provvisorie: "Ne proibiremo l’uso", ha chiarito l’alto funzionario, "sia a livello nazionale che internazionale. Non riusciamo ancora a capacitarci di come un dramma di tale portata possa avere avuto luogo. Dopo l’Heysel e dopo Sheffield, la Fifa aveva accresciuto i suoi sforzi per migliori condizioni di sicurezza e di comfort negli stadi. Nessuno però avrebbe potuto prevedere che fosse possibile innalzare costruzioni provvisorie senza ancoraggio al suolo, come invece è avvenuto a Bastia. Questo è il motivo per cui, senza attendere i risultati dell’inchiesta, proibiremo l’uso delle tribune volanti". Se è vero che la Fifa ha imposto minimi di capienza e l’abolizione dei posti in piedi per gli stadi che ospitano la fase finale di un Mondiale e che l’Uefa pretende garanzie di questo tipo per semifinali e finali delle Coppe europee e per la fase conclusiva del campionato continentale, è anche vero che la discrezionalità delle varie federazioni nazionali in tema di sicurezza degli impianti resta tuttora ampia. "Gli stadi francesi hanno soltanto posti in piedi", afferma l’ingegner Saverio Mandetta, membro della commissione per gli impianti sportivi della Federcalcio, "e questo dice tutto. Chi è stato colpito, anche se non in maniera diretta, da tragedie come quelle di Bastia ha immediatamente provveduto a darsi una legislazione d' avanguardia. Non è dunque un caso che Italia e Inghilterra abbiano varato le norme più severe in materia di sicurezza. Dirò di più: dopo il Mondiale del '90 la Fifa diffuse la normativa italiana tra i Paesi affiliati invitando a valutarla come punto di riferimento. Da noi gli stadi di serie A devono garantire un minimo di 20.000 spettatori, tutti seduti, e c'è un progetto per alzare la capienza minima a 30.000 posti in serie A e a 20.000 in serie B. In altre nazioni, purtroppo, la strada da percorrere sulla via della sicurezza è ancora lunga".

7 maggio 1992

Fonte: Corriere della Sera

Dieci uccisi, 700 feriti, Mitterrand vola in Corsica. Platini: un lavoro fatto da imbecilli.

Bastia, processo allo stadio della morte

"L'impalcatura era una trappola"

di Enrico Benedetto

È stata una catastrofe annunciata, un filmato della terza rete francese mostra i periti che esaminano scettici la struttura prima della partita. I tubi metallici non poggiavano a terra ma erano sorretti da piccoli piedistalli. Dopo la sciagura dell'altra sera la Fifa vieterà gli impianti provvisori.

PARIGI DAL NOSTRO CORRISPONDENTE - Si sapeva che sarebbe crollata. La futura strage della tribuna la tribuna assassina, come grida la Francia indignata - è negli occhi dei periti che ne osservavano impotenti scricchiolii e sinistre oscillazioni almeno un quarto d'ora prima della catastrofe. "FR3", la terza rete, li ha filmati: sguardo fisso, ampi gesti verso il dedalo di tubi poi trasformatosi in tomba per 10 tifosi e calvario per 700 spettatori feriti, un'espressione di rabbia e angoscia nel volto. Erano le 20. La partita Bastia-Olympique Marseille nel piccolo stadio della città corsa, ingrandito surrettiziamente per l'occasione, non era ancora cominciata. Ma da almeno due ore gli altoparlanti chiedevano invano alla folla sulla tribuna mobile da ottomila posti di non scandire più battendo i piedi il loro entusiasmo. Invano. Se non esistesse la prova filmata, basterebbero quegli appelli per provare che gli organizzatori conoscevano la debolezza della struttura. "Ma era troppo tardi per intervenire" ammette un uomo del servizio di sicurezza: "Non ci avrebbero ascoltato, rischiavamo disordini gravi". Per evitarli, si è preferito correre in bocca alla catastrofe. Messa su in fretta e male, senza collaudi, alla cieca, la tribuna killer ha precipitato nel vuoto da venti metri 1.500 persone. Il bilancio delle vittime è tragicamente provvisorio: i feriti sono oltre 700, 20 almeno in condizioni molto gravi. Con un ponte aereo senza precedenti, le autorità francesi li hanno trasferiti sul continente per alleviare gli ospedali isolani, oberati. A Marsiglia ne sono ricoverati parecchie centinaia: è dal grande bombardamento nazista dell'aprile '40 che il porto mediterraneo non viveva un'emergenza sanitaria simile. Francois Mitterrand, a Siviglia per l'Expo Universale, ha voluto raggiungere nel pomeriggio in loco i suoi ministri che da ore si prodigavano per coordinare i soccorsi. Dai suoi commenti, di doverosa prudenza, traspare la pietà per le vittime "di un evento terribile, che getta nel lutto il nostro Paese". Anche il premier Bérégovoy, annunciando l'inchiesta, non vuole sbilanciarsi. Ma la comprensibile cautela politica e - per ora - giudiziaria, non tappano la bocca ai tanti, troppi j'accuse contro una tribuna mobile, allestita in 72 ore per ospitare i supporter del Bastia - II Divisione - che affrontava in semifinale la quattro volte scudettata équipe dell'Olympique Marseille, con la segreta speranza di portarle via la Coppa di Francia. Dice livido Michel Platini, trainer della nazionale e già reduce dall'Heysel: "Il calcio non è mai stato pericoloso. Si dovrà solo evitare di ripetere in futuro certe cretinate. Perché è chiaro che martedì ne è stata fatta una". Bernard Tapie, patron del club ospite: "Il minimo errore si paga a un prezzo spaventoso. Quello che ci possiamo rimproverare, noi e la federazione, è di non avere ricordato ai dirigenti corsi che questo match richiedeva un approccio non amatoriale". E anche se la Giustizia francese dovrà attendere esami e controperizie, la Fifa - massimo organo calcistico mondiale - ieri pomeriggio anticipava la sentenza: vieterà "quanto prima, sia a livello nazionale che internazionale", l'installazione di tribune provvisorie tubolari. Su quei tubi divelti e piegati, come un gigantesco meccano a pezzi da cui giungevano urla e lamenti, sono tornati ieri con lo zoom decine di volte i telegiornali. E le immagini smentiscono quanto il prefetto dell'Alta Corsica afferma su "TF1", cioè che "le strutture non ballavano". Per rimanere ferme, avrebbero dovuto essere ben inchiavardate al suolo, come quelle allestite per Albertville. Ieri correva voce, che fossero le stesse. Già nei corsi rinasceva la cronica indignazione contro i "francesi": "Ci hanno mandato attrezzature fruste, e senza avere preparato il suolo". Ma dalla Savoia è giunta la smentita. Ma questo nulla toglie al criminale pressappochismo del montaggio. I tubi poggiavano sulla terra, ovvero su piccoli parallelepipedi in calcestruzzo o, ancora, rettangoli di compensato. Sembra inoltre che non pochi fra i 10 mila elementi fossero sconnessi: per urgenza o distrazione, qualcuno non aveva ultimato il lavoro. Solo 8000 persone silenziose e disciplinate come potrebbero esserlo in un monastero svizzero potevano sedersi senza rischi. All'improvviso, il grande palco è venuto giù. In un niente. Nessuna telecamera ha filmato l'attimo della morte. Poi i giocatori, già in campo, accorrono ad aprire dall'interno le reti di protezione, perché il pubblico, terrorizzato, non provochi nella calca altre vittime. Quindi i corpi distesi sul prato, le ambulanze che non riescono a farsi strada nella gigantesca ressa, gli elicotteri, le testimonianze, i primi cenni di critiche all'organizzazione. La ditta che ha installato i posti supplementari si difende: "Avevamo l'ok della commissione dipartimentale". Anche il prefetto le scarica addosso ogni responsabilità. Il presidente del Bastia F.C. addirittura presenta denuncia contro ignoti (la stessa formula usata dalla magistratura francese nella sua inchiesta), quasi a dire: "Vedete che non c'entro ?". Idem Federcalcio e l'organismo che presiede alla sicurezza sui terreni di gioco: ha concesso la fattibilità dopo esami sul campo, ma nessuno le ha poi chiesto di esaminare la tribuna. Ma riesce difficile credere che un piccolo organismo porti intera la colpa, senza che il club o altri siano coinvolti. E si leva un grido: dietro la sciagura oltre a sbagli e fatalità c'era l'idolo incasso, ottomila biglietti in più cui nessuno voleva rinunciare. Qualunque fosse il pericolo.

7 maggio 1992

Fonte: La Stampa

CORSICA

Salite a 12 le vittime

"La fretta causa della tragedia di Bastia"

PARIGI - Bandiere a mezz'asta anche ieri a Bastia, mentre sale a 12 il bilancio dei morti e si apre un'inchiesta giudiziaria destinata probabilmente a far cadere qualche testa. È opinione diffusa che il crollo della tribuna provvisoria installata allo stadio Furiani sia imputabile al montaggio affrettato. In circa dieci giorni, per raggiungere una capacità di posti doppia è stato costruito lo stesso tipo di struttura che alle Olimpiadi di Albertville aveva richiesto 4 mesi di studi e 2 di costruzione. La procura della Repubblica ha aperto un procedimento giudiziario contro ignoti per "omicidio e lesioni volontari". (Ansa)

8 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Bastia, una tribuna fatta in fretta

di Giampiero Martinotti

BASTIA - Nessuno vuole assumersi la responsabilità. Tutti coloro che hanno partecipato, in un modo o nell’altro, alla costruzione, revisione e controllo della tribuna crollata allo stadio di Furiani si dichiarano innocenti, come se quella struttura si fosse afflosciata per pura fatalità. Forse sono in molti ad avere sulla coscienza dodici vittime (due persone sono morte ieri mattina) e parecchie centinaia di feriti, fra cui tredici in condizioni critiche. La Corsica non riesce ancora a riprendersi, a superare lo choc della tragedia di martedì sera. Ieri, in tutta l’isola, le bandiere corsa e francese sventolavano a mezz'asta. A Bastia, nella chiesa di Saint-Jean, la camera ardente è stata aperta al pubblico, ma alcune vittime sono già state seppellite. In città corrono voci allarmistiche, si parla di quaranta morti, ma nessuno sa dire come sia saltata fuori questa cifra. Queste voci, fino a prova contraria assolutamente infondate, testimoniano il trauma subìto dalla città: "Noi corsi siamo come una grande famiglia - dice una signora - quel che è successo allo stadio ci riguarda tutti. Mercoledì nessuno è riuscito a lavorare, perché in ogni ufficio c'era qualcuno che era rimasto ferito o con un parente all’ospedale. Qui non è come sul continente: là succede una disgrazia e tutto continua come prima. Da noi è diverso, siamo tutti sconvolti".  E mentre la città piange i suoi morti, le due commissioni d'inchiesta - una amministrativa, l’altra giudiziaria - continuano ad esaminare minuziosamente la struttura crollata martedì sera. I cinquanta gendarmi incaricati dalla magistratura di raccogliere tutti gli elementi possibili tacciono, ma l’insistenza con cui fotografano la base della tribuna rimasta in piedi sottolinea i dubbi suscitati dalla costruzione: quei tubi che poggiano direttamente sul terrapieno o su tavolette di legno sembrano decisamente troppo fragili per reggere il peso di 8-10 mila persone. Eppure, quelle gradinate provvisorie sono state costruite da una delle migliori ditte del settore. Allora, com'è potuto accadere ? I fatti inquietanti sono molti. Per esempio, la rapidità con cui è stata costruita la gradinata: appena cinque giorni per montare una struttura alta diciotto metri. Non solo: secondo alcuni testimoni, ragazzi di buona volontà, tutt'altro che specializzati in simili lavori, avrebbero aiutato gli operai per riuscire a concludere i lavori in tempo per l’incontro. Ma anche chi aveva il dovere di controllare la sicurezza dell’impianto, molto probabilmente, si è liberato con troppa leggerezza di questo compito. In fondo, tutti non desideravano altro che il nulla osta per il folle progetto di portare da 8 a 18 mila posti la capienza del piccolo stadio. Ieri intanto la Federazione calcistica francese ha deciso di posticipare la finale della Coppa di Francia. Il Bastia si è ritirato. L’Olympique di Marsiglia e il Monaco giocheranno martedì sera a Parigi. L’incasso sarà versato ad un fondo di aiuto alle famiglie delle vittime ed andrà ad aggiungersi agli 8,8 miliardi di lire già stanziati dalle compagnie di assicurazioni.

8 maggio 1992

Fonte: La Repubblica

Il dopo Bastia

Solo Tapie ha voluto la finale

PARIGI - Il Bastia si è ritirato dalla Coppa di Francia. La tragedia di martedì allo stadio Furiani che ha provocato undici vittime (secondo la prefettura dell’Alta Corsica, ma il numero potrebbe essere più alto) e centinaia di feriti gravi per il crollo di una tribuna aggiuntiva all’8 minuto della semifinale Bastia-Marsiglia ha lasciato il segno nel calcio francese ma non in Bernard Tapie, il patron dell’Olympique di Marsiglia, il quale si è imposto alla federazione francese che in segno di lutto aveva cancellato la finale della Coppa stessa. Fra il Monaco, vincitore dell’altra semifinale, e l’Olympique Marsiglia avrebbe dovuto svolgersi martedì prossimo 12 maggio, nello stadio parigino del Parco dei Principi, una amichevole di solidarietà con incasso, diritti pubblicitari e televisivi devoluti alle famiglie colpite dalla sciagura. Tapie si è opposto e la federazione ha ceduto: la partita si svolgerà come finale (senza cerimonie ufficiali) con la stessa destinazione dell’incasso. Non rimarrà un vuoto, quindi, nell'albo d'oro della Coppa di Francia. Avrebbe ricordato sempre la tragedia dello stadio Furiani. La decisione della federazione francese, che ha aperto una inchiesta, sarebbe stata un monito per tutti gli organizzatori di manifestazioni sportive. Tapie non ha capito il senso della scelta.(r. s.)

NDR - La rinuncia da parte di Bastia ed Olympique Marsiglia a disputare il recupero della semifinale annullarono l'organizzazione della finale del torneo, che si sarebbe disputata al Parco dei Principi di Parigi. L'edizione 1991-92 della Coppa di Francia divenne di conseguenza la prima in cui non furono assegnati vincitori. Per quanto riguarda l'accesso alla Coppa delle Coppe, per rappresentare la Francia nella seconda competizione europea fu scelto il Monaco, vincitore dell'unica semifinale disputatasi. Fonte: Wikipedia.org

8 maggio 1992

Fonte: La Stampa

Tribuna di Bastia un tecnico in manette

BASTIA - È stato arrestato con l'accusa di omicidio colposo e di lesioni colpose un responsabile della società "Sud-Tribune", proprietaria della tribuna provvisoria crollata martedì sera nello stadio Furiani di Bastia. I morti erano stati dieci, settecento i feriti. Si chiama Jean-Marie Boimond, 39 anni, incaricato dalla società costruttrice di controllare la struttura delle tribune provvisorie. Boimond è stato internato a Bastia, a disposizione del giudice Jean-Pierre Rousseau. Sotto accusa, dopo la strage, era subito stata l'impalcatura, definita "una trappola mortale". (Agi)

9 Maggio 1992

Fonte: La Stampa

La tragedia allo stadio di Bastia, ecco tutti i responsabili

PARIGI - Sono bastati 7 giorni alla commissione d' inchiesta nominata dal governo per stabilire le responsabilità della tragedia allo stadio Furiani di Bastia. I tre alti funzionari cui è stata affidata l’indagine amministrativa, hanno consegnato martedì a Paul Quilès, ministro degli Interni, le loro conclusioni. Ieri mattina, il governo ha silurato il prefetto di Bastia, Henri Hurand. Le responsabilità penali saranno precisate dal procuratore della Repubblica della cittadina corsa, che ha già incriminato sette persone. In pochi giorni è stato possibile individuare tutti i colpevoli del crollo della tribuna provvisoria dello stadio, che ha provocato la morte di 13 persone e il ferimento di parecchie centinaia di spettatori. Il primo ministro, Pierre Bérégovoy, aveva promesso in Parlamento un’inchiesta rapida e trasparente e ha mantenuto la parola. Principale accusata la società Sud-Tribune, costruttrice della tribuna. Chi aveva il dovere di controllare, cioè la commissione provinciale di sicurezza, è pure responsabile e critiche pesanti anche alla Socotec, la società per i controlli tecnici. Ieri intanto è stato arrestato anche Jean Francois Filippi, presidente della società calcistica Sporting Bastia. Filippi, che è accusato di omicidio colposo, è rinchiuso nel carcere Saint-Clare di Bastia. G.M.

14 maggio 1992

Fonte: La Repubblica

"Omicidio colposo"

Strage di Bastia. Accusato presidente della Federcalcio

BASTIA - Il giudice istruttore che indaga per il crollo della tribuna del 5 maggio allo stadio Furiani di Bastia, in cui morirono 16 persone, ha accusato di omicidio colposo il presidente della Federcalcio francese, Jean Fournet Fayard. Il magistrato non ha comunque spiccato mandato d' arresto. In una conferenza stampa a Lione, Fournet Fayard ha dichiarato che non pensa assolutamente alle dimissioni e ha preannunciato che si batterà "fino alla fine per la verità". Dopo aver detto di non ritenersi colpevole per quanto avvenne prima della semifinale di Coppa tra l’Olympique e il Bastia, il presidente della Federazione ha sottolineato che la sua posizione processuale è secondaria. Dopo la sciagura, Fournet Fayard affermò che nell’installazione delle tribune provvisorie erano state osservate tutte le misure di sicurezza.

2 giugno 1992

Fonte: Agi

Ucciso in Corsica Sindaco-Presidente

BASTIA - Jean-Francois Filippi sindaco di Lucciana, cittadina nella Corsica del sud, ed ex presidente della squadra di calcio del Bastia, è stato ucciso ieri mattina a colpi di lupara davanti alla sua abitazione. Nell’attentato anche la moglie di Filippi è rimasta gravemente ferita. Filippi, dirigente di una importante azienda di trasporti, tra 8 giorni sarebbe stato processato, insieme ad altre 13 persone per la tragedia dello stadio Furiani. Il 5 maggio 1992, prima del fischio d' inizio della semifinale della coppa di Francia, tra lo Sporting-Club Bastia e l’Olympique di Marsiglia, il crollo di una tribuna provocò la morte di 17 persone e 2.357 feriti. Filippi, sindaco conservatore della cittadina corsa, è stato ucciso da una raffica di mitra che lo ha raggiunto in pieno petto mentre stava uscendo dalla porta di casa insieme alla moglie. La polizia è certa che si tratti di un assassinio di stampo mafioso, e c'è il sospetto che l’omicidio del sindaco-presidente sia legato proprio alla strage dello stadio del capoluogo della Corsica del '92. Già pochi giorni dopo il crollo delle tribune Filippi era stato minacciato di morte. Lettere minatorie e telefonate anonime lo hanno perseguitato fino al giorno della sua morte. Secondo il tribunale francese la colpa della strage è da attribuire alla società edile di Nizza che ha mal costruito - non rispettando le norme di sicurezza - le tribune che sono franate sotto il peso degli spettatori.

27 dicembre 1994

Fonte: La Repubblica

Ucciso ex presidente Bastia F.C.

Jean Francois Filippi, sindaco di Lucciana, è stato ucciso a colpi di lupara davanti alla sua casa, era sotto processo per il crollo nel 1992 di una tribuna dello stadio di Bastia.

AJACCIO - L’ex presidente della squadra di calcio di Bastia non verrà mai processato. È stato ucciso a colpi di lupara davanti alla sua casa di Lucciana, la cittadina nel sud della Corsica di cui era diventato sindaco. Jean Francois Filippi sarebbe dovuto comparire in tribunale la prossima settimana, insieme ad altre tredici persone. I giudici dovevano accertare le sue responsabilità per la strage provocata nel '92 dal crollo di una tribuna provvisoria nello stadio di Bastia. Ma Filippi non potrà difendersi. Qualcuno ha voluto condannarlo prima che si aprisse il processo. La tragedia dello stadio Furani risale al 5 maggio del '92. Un' impalcatura, costruita in modo precario per accogliere il numeroso pubblico di una semifinale della Coppa di Francia, cadde rovinosamente pochi minuti prima dell’inizio della partita tra il Bastia e l’Olympique Marsiglia. Diciassette persone morirono. Oltre duemilatrecento rimasero ferite. Una commissione d' inchiesta governativa accertò in seguito che il disastro era stato causato dalla cattiva costruzione della tribuna. E Filippi, che all’epoca era presidente della squadra di casa - il Bastia F.C. - non ebbe più pace. Iniziò ad essere perseguitato da continue minacce anonime. La condanna a morte, che gli era stata promessa tante volte, è stata eseguita ieri, in un attentato di chiaro stampo mafioso. I suoi assassini hanno aspettato che uscisse di casa ed hanno aperto il fuoco. I colpi di lupara hanno raggiunto anche la moglie, che è adesso ricoverata in gravi condizioni all’ospedale di Bastia.

27 dicembre 1994

Fonte: Corriere della Sera (Fonte Fotografia: Eurosport.it)

Calcio: Corsica, condannati per lo stadio di Furiani

Bastia, 31 mar. (Adnkronos/Dpa) - Jean-Marie Boismond e Bernard Rossi sono stati condannati oggi a Bastia, rispettivamente a due anni e 18 mesi di reclusione per la tragedia dello stadio di Furiani, in Corsica, che fece, nel maggio 1992, 17 morti e circa duemila feriti. Boismond e Rossi erano rispettivamente il costruttore ed il supervisore della tribuna dello stadio di Furiani che crollò scatenando la tragedia. Il processo si è svolto tra particolari misure di sicurezza: l'impresario ed ex presidente della società calcistica, Jean-Francois Filippi, è stato assassinato poco prima dell'inizio dell'udienza. Boismond ha ammesso davanti al tribunale che non erano state rispettate tutte le norme richieste per l'edificazione della tribuna.

31 marzo 1995

Fonte: Adnkronos

U Populu Corsu in dolu

A E VITTIME DI A DISGRAZIA DI FURIANI

Antoine Angelini (38 ans, Caporal-Chef des Sapeurs-Pompier de Moriani) - Guy Brunel - Marie Pierre Campana (Née Clement) - André Casta - Alexandra Drillaud (Mort le 18 décembre 1994) - Jean Baptiste Dumas (Journaliste à RTL, mort le 11 novembre 1994) - Antoine Geronimi (72 ans, secrétaire de la mairie de Calacuccia) - Thierry Giampietri (Mort le 10 mai) - Dominique Giannoni (47 ans) - Santa Grimaldi (15 ans, Lycéenne) - Pierre Jean Guidicelli (Technicien à Radio-France, mort le 14 mai) - Cedric Lalliat - Lucien Marsicano (33 ans, Boulanger) - Christian Mattei (26 ans) - Michel Mortier (47 ans, Technicien de Radio-France) - Marie Laure Ottaviani Guerrieri (Née Guerrieri) - Patrick Rao (Mort le 10 mai) - Michel Vivarelli (Animateur à la Radio Corse Frequenza mora)

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