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Torino 3.06.2017 Tragedia Piazza San Carlo Angeli di Kelvin
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Kelvin, il bimbo cinese schiacciato in piazza San Carlo è salvo

Kevin Liu è salvo. Il bambino di genitori cinesi che è stato schiacciato dalla folla in piazza San Carlo si trova in coma farmacologico ma secondo i medici dell’ospedale di Torino dove è ricoverato è salvo. Kevin è in prognosi riservata al Regina Margherita, ma secondo i dottori del nosocomio il piccolo, di soli 7 anni, non è più in pericolo di vita. Lo scrive il Corriere della Sera di oggi, che ha intervistato i genitori del bambino. Suo padre Quinquang Liu gestisce insieme alla moglie Lin un negozio di bigiotteria nel quartiere Mirafiori, una delle zone più popolose di Torino. Kevin è il più piccolo dei quattro figli della famiglia cinese ed è un grande appassionato di calcio. I genitori e la sorella Zhiji hanno raccontato come il sogno di Kevin fosse andare a Cardiff a vedere la Juventus, la squadra del cuore del piccolo. I genitori però non potevano permettersi una simile spesa, ma avevano promesso a Kevin che se fosse stato promosso con buoni voti a scuola l’avrebbero portato a vedere la partita al maxi schermo allestito in piazza San Carlo a Torino. Il piccolo non aveva una maglia della Juventus, e per quello si è messo al collo una vecchia bandiera, che gli copriva anche la schiena. La famiglia aveva accompagnato Kevin in piazza San Carlo, ma dopo lo scoppio del caos il piccolo è stato perso dai genitori. La sorella gli è stata vicina ed è riuscita a tenere sollevata la testa del suo fratellino, mentre la calca passava sopra il suo piccolo corpo. Un immigrato africano ha visto la scena ed è riuscito a frenare le persone dal dirigersi nel luogo dove si trovava Kevin, salvandogli molto probabilmente la vita. come rimarca Zhiji al Corriere della Sera. Mi sono messa a gridare, sostenevo la testa di mio fratello. Un uomo di colore ha visto tutto e si è messo a urlare, a fermare la gente. Mi ha aiutato e vorrei trovarlo per ringraziarlo. Poi gli infermieri ci hanno portato in ospedale. I genitori, informati da persone in piazza di quanto successo al figlio, hanno ritrovato Kevin e Zhiji all’ospedale Regina Margherita. La vita di Kevin è salva, anche se la sua degenza potrebbe essere lunga.

5 giugno 2017

Fonte: Giornalettismo.com

Fotografia: Lastampa.it

Si chiama Mohamed l'uomo che ha salvato Kelvin

di Alessandro Mondo

Il giovane, che ha estratto a forza il bimbo addosso al quale erano cadute due persone, è andato all’ospedale a trovare Kelvin.

TORINO - Si chiama Mohamed uno dei due ragazzi, eroi per un giorno, che sabato notte hanno salvato Kelvin - il piccolo cinese tifoso bianconero - dalla folla che l'aveva travolto. I genitori del bambino lo cercavano, desiderosi di ringraziarlo, e lui questa mattina si è presentato a sorpresa al Regina Margherita, dove il bambino è ricoverato. Una visita nel reparto di Rianimazione pediatrica per accertarsi delle condizioni di salute di Kelvin, in progressivo miglioramento, e salutare i genitori. "Gli dobbiamo tutto - racconta la mamma, ancora commossa - È stato un momento bellissimo, ci ha abbracciato forte". L’ACCADUTO - È stata l'occasione per ripercorrere quei momenti terribili. "Ci ha detto che almeno due persone erano cadute su mio figlio - racconta il padre: lo ha estratto a forza, è stato incredibile". Oggi i medici proveranno a risvegliare il bimbo, sedato subito dopo il ricovero, per verificare i suoi margini di ripresa.

5 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Fotografia: Iltirreno.it

Kelvin è uscito dal coma: "Forza, siamo

con te" è l’augurio dei compagni di classe

di Giuseppe Legato

È stato appeso alle finestre della II B della primaria Montessori in Borgo San Pietro.

Moncalieri (TO) - Kelvin è uscito dal coma. Al bimbo cinese travolto sabato sera dalla folla in piazza San Carlo è stata ridotta la sedazione e ora si valuterà la ripresa. Restano gravi, invece, le altre due donne ferite in modo più serio.  "Forza Kelvin, siamo con te" hanno scritto i compagni di classe del bambino su biglietti appesi alle finestre della classe II B della scuola Montessori di Borgo San Pietro, a Moncalieri, il messaggio dei compagni di classe al bambino ricoverato al Regina Margherita.

PARLA IL SINDACO - "La nostra comunità vive ore di ansia e preoccupazione per le condizioni del piccolo, che a Moncalieri studia e frequenta la scuola di ballo Fall in Dance". Così il sindaco di Moncalieri, Paolo Montagna, che nel pomeriggio ha incontrato le insegnanti e gli alunni della II B della Montessori che gli hanno consegnato un biglietto a forma di cuore per Kelvin. Ora il sindaco, già in contatto con la famiglia, andrà in visita al Regina Margherita per "esprimere la vicinanza di Moncalieri e dei moncalieresi. La città si unisce al messaggio delle maestre e dei compagni di classe. Forza piccolo Kelvin, siamo con te e non vediamo l’ora di riabbracciarti".

5 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Il racconto del soccorritore di Kelvin

L’eroe Mohamed: "Calpestavano quel bimbo pensavo

non ce l’avrebbe fatta. Ma sono riuscito a salvarlo"

di Alessandro Mondo

TORINO - "Quando l’ho trovato a terra pensavo che fosse finito, che non ce l’avrebbe fatta: l’ho preso in braccio e mi sono messo a correre in cerca di un’ambulanza; la gente correva e urlava, mi mandava di qua e di là". Uno degli eroi della serata di sabato in piazza San Carlo a Torino, la serata della follia, si è materializzato ieri mattina all’ospedale Infantile Regina Margherita, dove è ricoverato il piccolo tifoso cinese bianconero travolto dalla folla, tra la sorpresa e la gioia dei genitori e della sorella. Si erano ripromessi di cercarlo, in qualche modo, per ringraziarlo di avere salvato il piccolo Kelvin, ma non c’è stato bisogno: è stato Mohamed, così si chiama il ragazzo di colore, ad andare da loro. "Ad un certo punto non sapevo più dove andare e ho cercato di appoggiarlo a terra - ha raccontato - Allora è arrivato un altro ragazzo italiano, e mi ha aiutato. Solo allora ho notato la pancia che si sollevava un po’ e ho capito che respirava ancora". Anche nella sua memoria sono rimasti impresse le scene, probabilmente indelebili, di quella serata: "No, devo dire che non mi aspettavo una situazione del genere, nonostante tutto ho cercato di mantenere la calma". Un ragazzo come tanti - di lui si sa poco, se non che lavora come security in un negozio del centro - quasi imbarazzato di fronte alle telecamere e ai giornalisti che gli chiedono di ricostruire quei momenti inimmaginabili. Ormai un amico di famiglia per il padre e la madre di Kelvin che da ieri pomeriggio, ecco la buona notizia, non è più in coma farmacologico: le condizioni del bimbo di sette anni migliorano lentamente, resta in prognosi riservata ma la sedazione è stata ridotta al minimo e comincia a respirare da solo. Con il trascorrere delle ore aumenta la fiducia dei medici. Ieri mattina, per la seconda volta, la sindaca Chiara Appendino è andata a trovarlo al reparto di Rianimazione pediatrica dell’ospedale Infantile, in forma rigorosamente privata, proseguendo la visita alle vicine Molinette per accertarsi delle condizioni di salute delle due donne ricoverate: al momento stabili ma entrambe in prognosi, una particolarmente grave. Ma è stata la visita di Mohamed e di Federico, l’altro ragazzo che ha aiutato il piccolo, a fare la differenza per i genitori. "Gli dobbiamo tutto - racconta la mamma, ancora commossa - È stato un momento bellissimo, ci ha abbracciato forte forte". Un’emozione condivisa dalla sorella di Kelvin, presente nella piazza con il fratellino e lei stessa ferita, in forma non grave. L’incontro ha rappresentato anche l’occasione per ripercorrere quei momenti terribili. "Ci ha detto che almeno due persone erano cadute su mio figlio - racconta il padre: lo ha estratto a forza, è stato incredibile". Un eroe per caso, che ha scongiurato il peggio.

6 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Fotografia: LaPresse

Torino, l’abbraccio che ha salvato il bambino.

Parla Federico: "Da solo sarebbe morto"

"Non penso di aver fatto nulla di eccezionale", dice Federico Rappazzo, 25 anni, soldato che studia da infermiere. Sabato sera ha visto il piccolo Kelvin in mezzo alla folla che fuggiva impaurita da Piazza San Carlo. Così ha coperto il bimbo con il suo abbraccio. E gli ha salvato la vita.

Federico Rappazzo, ha 25 anni ed è un soldato che studia da infermiere. Sabato sera si trovava a Piazza San Carlo per assistere alla diretta tv della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Quella serata probabilmente Federico non se la scorderà più, ma anche per il bene che ha fatto. Nelle ultime ore ha cominciato a circolare sui social network la foto che ritrae il ragazzo con la maglia bianconera chino su un bimbo quasi svenuto. Un’immagine diventata un po’ il simbolo della notte di terrore scatenata improvvisamente nel cuore del capoluogo piemontese. Tra gli oltre 1.500 feriti, c’è anche Kelvin, il bambino di 7 anni di origini cinesi che Federico ha coperto col proprio corpo, salvando di fatto dalla folla impaurita che fuggiva in ogni direzione dopo "l’esplosione". Il piccolo è ancora ricoverato in terapia intensiva nell’ospedale pediatrico Regina Margherita, non è in pericolo di vita e sicuramente lo deve anche a quel ragazzo. "Non ho fatto nulla di eccezionale. L'unica cosa che contava in quel momento era caricarlo su un'ambulanza e portarlo in ospedale" si schermisce Federico. "Se lo avessi lasciato lì sarebbe morto. Avevo tanta paura, ma dovevo fare qualcosa". A portare via Kelvin dal caos di Piazza San Carlo è stato Mohammad Guyele, 20 anni, senegalese, che a Torino lavora come bodyguard: ha preso il piccolino in braccio, si è fatto largo a spintoni tra la folla e lo ha adagiato in un parcheggio poco distante. E lì che Federico lo ha trovato. "Mi sono avvicinato per capire le sue condizioni, e quando mi sono accorto che piangeva, quasi mi sono rassicurato: riusciva a respirare", ha aggiunto il soldato. "Subito dopo ho cercato di portarlo ad un’ambulanza in modo sicuro". Il giorno dopo il 25enne ha visto in tv che la madre e la sorella di Kelvin cercavano la persona che aveva salvato il loro piccolo di casa. E così nel pomeriggio si è recato all’ospedale dove ha potuto rivolgere un altro sorriso al bimbo.

6 giugno 2017

Fonte: Fanpage.it

Fotografia: Iltirreno.it

Torino, il militare che ha salvato Kelvin "Gli ho detto: non arrenderti"

di Gabriele Bertocchi

Federico Rappazzo, soldato 25enne, è l'uomo che è immortalato nello scatto simbolo di Torino mentre salva il piccolo Kelvin dalla folla.

Si è accovacciato a terra e ha fatto da scudo umano al piccolo Kelvin, proteggendolo dalla folla impazzita che fuggiva da piazza San Carlo a Torino. Protagonista di questo gesto eroico è Federico Rappazzo, soldato 25enne. La foto dell'atto eroico è ora simbolo degli incidenti di sabato sera. "Ho solo dato una mano" - Il suo abbraccio ha protetto il piccolo tifoso. Poi, come Rappazzo racconta su Il Corriere della Sera gli ha detto: "Non arrenderti, ora ti portiamo in ospedale". E così è stato: lo ha portato in ospedale. Ma il 25enne non si monta la testa, anzi: "Non penso di aver fatto nulla di eccezionale - ha spiegato- Ho notato un bambino che soffriva e gli ho dato una mano. Con me c’erano altre persone, non ero solo. La cosa più importante e urgente era portarlo in ospedale. Ho cercato di farlo in sicurezza. Ora spero che tutto vada bene". Kelvin, il piccolo bimbo cinese di 7 anni, è ricoverato da quella notte in terapia intensiva nell’ospedale pediatrico Regina Margherita. Le sue condizioni stanno migliorando. Sempre al suo fianco la mamma, il papà, che fa il ristoratore nel quartiere Mirafiori, e la sorella Angela, 20 anni, che lo aveva accompagnato sabato a vedere la partita al maxi schermo in piazza.

6 giugno 2017

Fonte: Ilgiornale.it

Fotografia: Messina.gazzettadelsud.it

Torino, abita a Fucecchio l'angelo che ha salvato Kelvin.

La madre del piccolo: "Sei stato straordinario"

di Francesco Turchi e Marco Sabia

La madre del piccolo calpestato nella ressa di piazza San Carlo ritrova il giovane che l’ha protetto facendo da scudo: è Isak, 23 anni, di Fucecchio. Il Tirreno ha organizzato il viaggio per farli incontrare.

TORINO - "Grazie, hai salvato il mio Kelvin". "No. Non lo dire. Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque. Non sono un eroe". Il mondo in un corridoio d’ospedale. Ling Quinquang e Isak Nokho. L’abbraccio inespresso. Lui vorrebbe stringerla, il Ramadan glielo impedisce. Allunga una mano: è venuto apposta da Fucecchio per questo. Lei è timida. Chissà come si esprime la gratitudine a un uomo che ha salvato la vita a tuo figlio di 7 anni. Isak si è trasformato in uno scudo, sabato sera, mentre una folla impazzita fuggiva a piedi nudi da piazza San Carlo, fra i vetri e il sangue, lontano da una finale di calcio trasformata in un carnaio. All’ospedale Regina Margherita, lunedì pomeriggio, Ling osserva quell’uomo riservato, venuto dalla Toscana, che per il suo Kelvin è stato scudo umano. Di più: un grembo. Isak ha risposto al suo appello di riconoscenza. E pensa che senza quel guscio, oggi il suo bambino non si sarebbe svegliato dal coma. Non avrebbe difficoltà a parlare per colpa dei tubi e del polmone schiacciato. Non parlerebbe proprio, dopo essere stato calpestato da centinaia di piedi in fuga. Quello, però, è un passato remoto, anche se appartiene appena a 45 ore fa. Ora, mamma e amico sono uno davanti all’altro. Ling indossa gonna e camicetta beige, giubbottino bianco. Un caschetto castano scuro incornicia un volto segnato dalla sofferenza. Tiene stretto il cellulare, mostrando a tutti le foto del suo tesoro. Isak è in jeans, maglietta nera, come un qualsiasi ragazzo di 23 anni. Ling è nata in Cina, ma vive a Torino. Isak è nato in Senegal, ma abita a Fucecchio, cuore della Toscana. Il primo contatto è intorno a una maglia della Juve, versione baby, sporca di sangue. Isak l’aveva raccolta nella confusione, convinto che fosse di Kelvin: nella fuga di massa, tutti perdevano tutto.

ISAK COME UNO SCUDO UMANO - Isak non dimentica. Sabato sera, chi cade viene travolto. Il delirio collettivo travolge tutto. Ma non la voglia di aiutare gli altri. In mezzo a un fiume di sangue, alle grida, si fa largo l'umanità di tanti anche di Isak. Che con un altro ragazzo di colore - Mohamed, intervistato da Pomeriggio Cinque - salva il bambino. Lui coprendolo con il suo corpo, l’altro strappandolo, ormai incosciente, alla furia della folla. "Ho visto molte persone una sopra all'altra - racconta Isak emozionato a Ling - c'era anche un bambino, che poi ho capito essere Kelvin. Lì in mezzo c'era anche un mio amico, che stava per svenire. Non respirava". E così Isak ha la freddezza di piazzarsi a due passi da loro, coi suoi 195 centimetri di altezza. Lui e altri due angeli si mettono uno accanto all'altro, abbracciandosi, in modo da creare un "muro" umano per evitare che altri tifosi in fuga schiacciassero quelli che erano già distesi per terra. Kelvin compreso, che è sepolto davanti agli occhi disperati della sorella. Ma lo scudo funziona. Isak Nokho schiaffeggia il suo amico Benito Lombardo, anche lui di Fucecchio, che si riprende, anche se è ferito. Il 23enne resta lì "fino a quando ho visto che altre persone si stavano occupando di Kelvin". Infatti c'è Mohamed che lo trascina via. Il piccolo è in coma, nella calca ha rimediato vari traumi e lo schiacciamento di un polmone. Isak, quando legge su Internet che il bambino è grave, vuole andare a Torino, per fare coraggio ai genitori e alla sorella. Il giorno prima ha raccontato il suo dramma proprio Il Tirreno. Omettendo, per pudore, i particolari su Kelvin. "Non riesco a dormire, aiutatemi. Devo fare qualcosa per quella famiglia. Vorrei andare a trovarli".

DA FUCECCHIO ALL'OSPEDALE DI TORINO: IL VIAGGIO CON IL TIRRENO - Così Il Tirreno organizza il viaggio. Quando arriva all'appuntamento, in piazza XX Settembre, a Fucecchio, è imbarazzato ed emozionato. Ha chiesto un permesso al Ciaf di Fucecchio, un centro per l’infanzia dove svolge il servizio civile: "Non cerco pubblicità. Avrei preferito rimanere anonimo. Ma non posso sentirmi in pace finché non so che quel bambino si è ripreso". E allora vale la pena di rifare quei 400 chilometri che sabato l'hanno proiettato in un incubo: "Non sapevo neanche se andare a vedere la partita al maxi-schermo. Benito ha insistito, io sono protettivo e non volevo lasciarlo da solo. Così sono andato". Lunedì però la destinazione è l'ospedale Regina Margherita. Durante il viaggio Isak cerca di riposare, ma non ci riesce. Il cuore batte forte. Ha bisogno di una voce piena d'amore, che lo incoraggi. Telefona alla mamma in Senegal, le racconta tutto.

L'INCONTRO CON LA MAMMA DI KELVIN - All'arrivo a Torino, alle 19 passate da una manciata di minuti, ad attenderlo, c’è un’altra mamma che pochi minuti prima ha visto suo figlio sveglio. "Hai fatto una cosa straordinaria - gli dice Ling - tu come altri che mi hanno raccontato ciò che è accaduto e che sono venuti a trovarmi. Tu l'hai protetto, l'altro l'ha tirato fuori. Se Kelvin è vivo è merito di tutti voi". Ma niente abbracci. Il Ramadan li vieta: "Avrei voluto, eccome, ma non posso". Isak è molto religioso e proprio nella spiritualità ha trovato la forza di opporsi alla folla di piazza: "Avrei dato la mia vita. Gridavo con tutta la forza che ho in corpo che non c'era alcun attentato. In quei momenti agisci col cuore, perché il cervello non funziona. Io sono adulto e quelle scene non riesco a cancellarle. In questi giorni ho sperato di risvegliarmi da un brutto sogno. Figuratevi i bimbi che cresceranno con quelle immagini nella testa". Ling lo ascolta, continua a ringraziarlo. Guarda la maglia sporca di sangue che gli ha consegnato Isak. "L'ho trovata accanto a Kelvin", le dice. Lei avverte: "Non è di mio figlio". Poco importa, resta il simbolo di questa storia: "Gliela darò, raccontandogli di te. Lasciami il tuo numero, ti chiamerà appena starà meglio. Ora è intubato, non riesce a parlare. Ma lo farà presto. Anche con te, Isak". Un'altra stretta di mano, un altro grazie. Si risale in auto, verso Fucecchio: "Ora sì, ragazzi. Sono felice".

6 giugno 2017

Fonte: Iltirreno.it (Testo e Fotografie)

Il salvatore del piccolo Kelvin vive in Toscana

Abita a Fucecchio il ragazzo senegalese che ha salvato la vita del bimbo di 7 anni travolto dalla folla a Torino, durante la finale di Champions.

TORINO - Si chiama Isak Nokho ed è il giovane senegalese residente a Fucecchio che sabato sera, in piazza San Carlo a Torino, si è buttato sul piccolo Kelvin per salvarlo dalla folla che stava correndo e fuggendo impaurita da qualcosa ancora da chiarire. Isak, come riporta Il Tirreno, ha incontrato la mamma del bimbo all'ospedale Regina Margherita di Torino: "Grazie per averlo salvato" ha detto la mamma e Isak ha risposto: "Non lo dire, ho fatto ciò che avrebbe fatto chiunque". Isak era insieme al suo amico Mohamed in Piemonte per vedere l'ultimo atto della finale tra la Juve e il Real Madrid. Al termine della gara è scattato un allarme per cause ancora da chiarire. Migliaia di persone sono fuggite e Kelvin, sette anni, è stato travolto fino a quando Isak, l'amico e un'altra persona non hanno visto la situazione e si sono messi a protezione del bambino: "Ho fatto solo il blocco che ha permesso a Muhammad e all'altro ragazzo di colore di tirare fuori Kelvin - ha scritto Isak sul proprio profilo Fb - in quella piazza non c'era nessun ragazzo di colore ma solo dei ragazzi decisi a salvare la vita a delle persone. Il merito non va a Isak ma ai guerrieri che in quel momento non hanno esitato". Per incontrare la mamma di Kelvin il giovane senegalese ha richiesto un permesso al Ciaf di Fucecchio dove sta facendo il servizio civile.

6 giugno 2017

Fonte: Quinewscuoio.it

I tre angeli che hanno salvato Kelvin si incontreranno a Torino

Isak Nokho incontrerà Federico Rappazzo e Mohamed "Emsi" Diop: insieme hanno strappato il bambino alla morte nella ressa di piazza San Carlo. "È nata una fratellanza tra noi". Intanto il Pd chiede un riconoscimento della Regione al giovane di Fucecchio.

FUCECCHIO - Alla fine diventeranno amici. Isak Nokho, Federico Rappazzo e Mohamed "Emsi" Diop si incontreranno presto, dopo aver salvato da probabile morte per schiacciamento il piccolo Kelvin, il bimbo cinese che si trova tuttora ricoverato all'ospedale Regina Margherita di Torino, in seguito ai fatti di piazza San Carlo di sabato scorso. Lunedì 5 giugno abbiamo accompagnato Isak - che è di Fucecchio - proprio al Regina Margherita, dove ha incontrato la madre del piccolo, regalandole una maglia della Juve recuperata nella calca. Isak lì ha conosciuto Federico, che nelle foto si vede proteggere col proprio corpo il bimbo ferito. Poco più in là c'era Isak, che a sua volta col suo corpo faceva blocco per impedire che la folla finisse addosso a Kelvin e agli altri feriti. E poi Mohamed, senegalese come Isak, che Kelvin l'ha tirato fuori dal mucchio. Isak ieri ha parlato con gli altri due "eroi" di questa vicenda e ci ha raccontato che presto si incontreranno: "Voglio tornare a Torino già in settimana, stavolta senza giornalisti, perché voglio parlare con loro. E poi magari invitarli a Fucecchio, nel mio paese, perché si è cittadini del luogo in cui si vive. È una nata una fratellanza fra di noi, abbiamo fatto la cosa che ci sembrava giusta in quel momento. Chi si è speso per evitare conseguenze peggiori si merita tutto il bene di questo mondo. Intanto io ora posso tornare alla vita normale, anche se ieri la gente mi guardava in maniera diversa ed io non ci sono abituato". Isak ci ha raccontato che dopo aver parlato con la madre di Kelvin è riuscito finalmente a dormire dopo due nottate insonni: "Sì, quando sono tornato sono crollato, perché ero felice, mi ero tolto un peso che mi attanagliava da sabato. Invece ieri mattina sono uscito di casa col sorriso, quando ho incontrato i bimbi del Ciaf dove faccio il servizio civile loro sorridevano. È stata un'esperienza bellissima". L'incontro di Isak, Mohamed e Federico è il simbolo della società di oggi: due ragazzi senegalesi (uno che vive a Torino, uno a Fucecchio) e un ragazzo di Torino di origini siciliane, che si trovano per caso in una situazione impensabile e che - ignorando l'esistenza l'uno dell'altro - diventano protagonisti di un atto di altruismo che ha lasciato il segno, in loro stessi e negli altri. Intanto i consiglieri regionali Pd Monia Monni e Francesco Gazzetti, chiedono un riconoscimento del Consiglio per il giovane senegalese che vive a Fucecchio e che la sera della finale di Champions in piazza San Carlo, ha fatto da scudo umano al piccolo Kelvin di sette anni, contenendo la pressione della folla. "Ci sono gesti che ci riconciliano immediatamente con i valori più veri e profondi della nostra terra - sottolineano in una nota - valori quali la solidarietà, il coraggio, l'aiuto ed il soccorso ai più deboli. Valori che in questa epoca di terrore e paure qualcuno vorrebbe annichilire ed azzerare e che invece trovano nuova linfa dal comportamento di persone che non scelgono di essere eroi ma che, in maniera ancora più rivoluzionaria, scelgono di restare umani". "Ecco perché - dicono i due consiglieri - vogliamo dire grazie a Isak, il ragazzo nato in Senegal ma residente a Fucecchio, che, nella drammatica notte di Torino non ha esitato un secondo a fare da scudo al piccolo Kelvin che senza il suo aiuto sarebbe stato calpestato dalla folla impazzita. Ed è per questo che chiediamo al presidente del Consiglio regionale di assegnare ad Isak il massimo riconoscimento possibile, simbolo della gratitudine di una Toscana che in lui si riconosce con orgoglio", concludono.

6 giugno 2017

Fonte: Iltirreno.it (Testo e Fotografia)

Kelvin sotto choc ma migliora

di Erica di Blasi

Sono tornati a casa 1.520 feriti. Ancora sette i ricoverati in ospedale. Oggi arriva il ministro Minniti.

Sono ancora sette i feriti negli incidenti di piazza San Carlo che si trovano ricoverati in ospedale, mentre sono tornati a casa gli altri 1.520. Oggi il ministro dell'Interno, Marco Minniti, andrà a trovarli. Due donne sono molto gravi. Marisa, 63 anni, è stata sottoposta ieri pomeriggio a un delicato intervento chirurgico alle Molinette, eseguito dall'équipe della Neurochirurgia universitaria. Era urgente stabilizzare la colonna cervicale per un problema che si era venuto a creare. Uscita dalla sala operatoria, è stata riportata nel reparto di rianimazione: le sue condizioni sono stabili. A preoccupare di più i medici è l'altra donna, Erika Pioletti, 38 anni, di Domodossola, impiegata in uno studio di commercialisti. È ancora in coma farmacologico e c'è il forte timore che possa aver subito danni neurologici. Oggi sarà sottoposta a una tac e a un elettroencefalogramma: in base all'esito degli esami i medici decideranno se svegliarla. È stata travolta dalla gente in fuga: l'hanno schiacciata contro il muro. La compressione del torace le ha fatto fermare il cuore. I medici l'hanno rianimata per quaranta minuti. Per evitare che il suo organismo subisca danni, il suo corpo viene tenuto a una temperatura leggermente inferiore a quella normale. Sua mamma non lascia nemmeno un momento la sua stanza. "Lei non è nemmeno tifosa - raccontano i parenti - era in piazza per stare con il suo fidanzato". Ieri è stata sottoposta a un primo esame che analizza la trasmissione nell'organismo degli stimoli periferici e non sono state riscontrate anomalie. Al Regina Margherita c'è ancora il piccolo Kelvin, 7 anni: è ricoverato in rianimazione, ma continua a migliorare. Non è più intubato. È sveglio e cosciente e respira da solo. "Ma è ancora sotto choc, piange" racconta Ling, la mamma. Gli sono passate sopra decine di persone, provocandogli il distacco di parte del cuoio capelluto. La prognosi è ancora riservata, ma nei prossimi giorni sarà trasferito di reparto. Gli altri bambini rimasti coinvolti nella terribile calca erano già stati dimessi nei giorni scorsi. Ieri, fuori dal Regina Margherita, è comparso un enorme striscione degli ultrà juventini per sostenere Kelvin e gli altri feriti. Allargando il quadro agli altri pazienti, Francesca Marino, 26 anni, si trova nella rianimazione universitaria delle Molinette e continua ad essere in gravi condizioni. È tuttora intubata in coma farmacologico: ha subito un grave un trauma toracico. Al Mauriziano c'è un uomo in leggero miglioramento: la prognosi è ancora riservata e i tempi di guarigione per lui si prospettano lunghi. Al Cto ci sono due persone: un paziente che a causa degli incidenti ha riportato un trauma toracico, un altro che si è fratturato il bacino.

7 giugno 2017

Fonte: La Repubblica

Il militare eroico di piazza San Carlo:

"Così ho protetto il piccolo Kelvin"

di Alessandro Contaldo

È un giovane militare della Brigata Alpina Taurinense Federico Rappazzo, l'uomo che in una foto pubblicata da tutti i giornali fa da scudo col proprio corpo al piccolo Kelvin travolto dalla folla impaurita in piazza San Carlo durante il falso allarme bomba di sabato sera, prima che un altro soccorritore, Mohammad, lo portasse via. "Quando ho visto il piccolo in pericolo non ho esitato un attimo - racconta - Ho una sorella della stessa età, avevo lei davanti agli occhi in quel momento e ho agito". Grazie al suo gesto Kelvin è fuori pericolo e il sogno di Federico, che ha 27 anni ed è originario di Barcellona Pozzo di Gotto, è quello di andare presto col bimbo a Vinovo per incontrare la Juventus.

7 giugno 2017

Fonte: Video.repubblica.it

Federico, il giovane messinese che ha protetto il piccolo Kelvin

di Tiziana Caruso

Oggi il ministro dell'Interno Marco Minniti sarà a Torino e, dopo aver fatto il punto sulle attività di sicurezza, incontrerà anche il giovane Federico Rappazzo, militare e studente di infermieristica, immortalato mentre col corpo faceva da scudo al piccolo Kelvin, il bimbo cinese di sette anni travolto dalla folla in preda al panico a piazza San Carlo durante la finale di Champions League.

Federico è originario di una minuscola frazione di Castroreale, nel Messinese, che si chiama Bafia e conta meno di 650 anime. I suoi genitori sono entrambi nati e cresciuti nel piccolo centro: il papà, Santo, è maresciallo dell'Esercito mentre Federico è nato a Barcellona, ma ha quasi sempre vissuto a Torino. È legatissimo alla sua terra dove torna ogni volta che può, quasi sempre d'estate. Ma, soprattutto, è legatissimo alla sua famiglia, in particolare alla nonna che abita ancora nel paesino della zona tirrenica. "Sono orgoglioso di quello che ha fatto - ha commentato ieri il papà - spero che continui sempre su questa strada. Ma il gesto non mi sorprende, Federico è stato da sempre un ragazzo posato e responsabile, in questo l'Esercito lo ha forgiato sicuramente e anche il fatto di essere cresciuto in una famiglia di militari, di avere vissuto le caserme". Isak Nokho, Mohamed Diop e Federico sono stati gli uomini giusti al momento giusto: quelli che tra il panico generale hanno mantenuto sangue freddo e tanta umanità.

In piazza per la squadra del cuore, Federico ha seguito la sua passione per il calcio e per la Juve, un "amore" nato sin da quando era piccolo e cresciuto assieme a un particolare istinto, quello di aiutare gli altri. Al punto tale che oltre ad essersi arruolato a 19 anni nell'Esercito italiano, Federico ha deciso di sviluppare un'altra attitudine: assistere gli altri. E così che ha deciso di intraprendere il corso di studi in infermieristica alle Molinette, dove gli manca ancora qualche materia alla laurea. Un diploma al liceo scientifico di Torino, poi l'arruolamento nel 2008 in ferma prefissata di un anno ed oggi il giovane è in forza alla Brigata Alpina Taurinense. "Ero in viaggio per tornare a Bafia quando ho saputo quello che stava accadendo a Torino - continua a raccontare il papà - sapevo che Federico era lì e l'ho chiamato subito, lui mi ha detto solamente "Sto bene, tranquillizzati. Sto aiutando gli altri" e poi ha staccato".

Quel secondo in cui Federico ha fatto da scudo a Kelvin è diventato un'immagine virale, ma è tutto quello che è successo dopo che dà il senso di "quell'abbraccio". "Fortunatamente Federico in quel frangente sapeva come muoversi - racconta lo zio Domenico Rappazzo, commissario di polizia - Ci ha raccontato che aveva sollevato il capo del bambino, la sua paura è stata che quel bimbo gli morisse tra le braccia, ma ha avuto la freddezza di portarlo vicino ad un'ambulanza e di seguirlo fino in ospedale, dove è rimasto quasi fino alle 4 del mattino". "Non penso di aver fatto nulla di eccezionale. Ho notato un bambino che soffriva e gli ho dato una mano. Con me c’erano altre persone, non ero solo. La cosa più importante e urgente era portarlo in ospedale. Ho cercato di farlo in sicurezza. Ora spero che tutto vada bene". Sono state queste le prime dichiarazioni rese da Federico subito dopo la notte di piazza San Carlo. Un gesto "normale", quella normalità capace di rendere il mondo migliore.

7 Giugno 2017

Fonte: Messina.gazzettadelsud.it

Fotografia: Diariodelweb.it

DOPO I FATTI DI PIAZZA SAN CARLO

Migliorano le condizioni di Kelvin, nelle prossime ore il trasferimento in Degenza

di Andrea Abbattista

Presto il bambino di sette anni lascerà il reparto di Rianimazione. Le sue condizioni sono nettamente migliorate da sabato sera, anche se resta in prognosi riservata. Stabili le due donne ricoverate al Regina Margherita.

TORINO - Arrivano buone notizie dall’ospedale Regina Margherita. Le condizioni di Kelvin, il bambino cinese di sette anni travolto dalla folla sabato sera in piazza San Carlo, sono in miglioramento. Dopo che i medici lo hanno risvegliato dal coma lo hanno tenuto sotto osservazione in Rianimazione e, visto l’ulteriore miglioramento delle condizioni cliniche, nelle prossime ore sarà trasferito nel reparto di Degenza. Una notizia appresa in lacrime dalla famiglia del bambino che non ha mai lasciato l’ospedale per rimanergli sempre vicino. La prognosi per il momento resta ancora riservata. Stabili le due donne alle Molinette - Tra i feriti più gravi della folle notte della finale di Champions League ci sono anche le due donne ricoverate all’ospedale Molinette. Le condizioni di entrambe restano stabili e sono ancora sotto monitoraggio nel reparto di Rianimazione. Una delle due, la donna di 63 anni, è stata operata nel pomeriggio di ieri con un intervento di stabilizzazione della colonna cervicale a seguito di una sopraggiunta instabilità della stessa. Alle 19 è uscita dalla sala operatoria con l’intervento che è tecnicamente riuscito.

7 Giugno 2017

Fonte: Torino.diariodelweb.it

Fotografia: Fanpage.it

Torino: esce dalla rianimazione Kelvin, il bimbo

schiacciato dalla folla in piazza San Carlo

di Erica Di Blasi

Lievi miglioramenti per la ragazza di 28 anni ricoverata alle Molinette, ancora gravi le altre due donne. L'arcivescovo Nosiglia in visita ai feriti: "Si è detto che si è sfiorata la tragedia. No: è una tragedia".

Continuano a migliorare le condizioni di salute di Kelvin, il bambino di 7 anni travolto dalla folla in piazza San Carlo, a Torino, durante l'ondata di panico scatenatasi sabato sera davanti al maxischermo in occasione della finale di Champions. Il piccolo, di genitori cinesi, ricoverato al Regina Margherita di Torino per un trauma cranico e toracico, è stato trasferito nel pomeriggio dal reparto di rianimazione a quello di chirurgia del Regina Margherita. Oggi ha fatto pranzo: una pasta in bianco, prosciutto, puré. Un suo amichetto è arrivato fino alla porta del reparto di terapia intensiva, ma i bambini in visita non possono entrare. Sono oltre venti, comunque, le letterine che gli sono arrivate dai suoi compagni di scuola. Appesa al letto ha anche una maglia della squadra di calcio dove gioca, con tutte le firme degli altri piccoli calciatori. Non si ricorda ancora bene quello che è successo. "Papà, perché ho questa ferita alla testa ?" - ha domandato dopo essere svegliato dal coma farmacologico. Accanto a lui ci sono sempre i genitori e la sorella. Non vede l'ora di uscire dall'ospedale. I tempi di guarigione, però, si prospettano lunghi: "Ci hanno detto anche sei mesi - spiega il padre - ma lui è un bambino forte: migliora di giorno in giorno". Tifoso della Juve, Kevin a casa si diletta suonando il pianoforte. Va a scuola, alla Montessori di Moncalieri, dove frequenta la seconda elementare, e gioca a calcio. "Non sente il dolore - racconta ancora il papà - Continua a chiedere quando potrà tornare a casa. Ha di nuovo appetito, questo è importante. Gli abbiamo regalato il modellino di una Ferrari, l'altra sua grande passione oltre alla Juve".

Lievi miglioramenti anche per la ragazza di 26 anni ricoverata in rianimazione alle Molinette: la prognosi resta comunque riservata. Infine, ancora gravi seppur stabili le condizioni di salute delle due donne di 38 e 63 anni, ricoverate rispettivamente al San Giovanni Bosco e alle Molinette. In visita ai feriti nei vari ospedali è andato oggi anche l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. Quanto accaduto sabato sera in piazza San Carlo durante la finale di Champions League è, secondo Nosiglia, "un monito a sentirci tutti più responsabili e corresponsabili". L'arcivescovo lo ha detto all'uscita dall'ospedale San Giovanni Bosco dove è andato al capezzale della donna di 38 anni. "In questi giorni - ha detto Nosiglia - si è ripetuto che avrebbe potuto essere una tragedia senza rendersi conto che lo è stata. Non è il numero a determinare il peso negativo delle conseguenze sulle persone, anche solo una persona coinvolta diventa una tragedia". Per l'arcivescovo, bisogna dunque "assumere tutti le responsabilità perché cose del genere non succedano più e in futuro prestare maggiore attenzione e impegno nel programmare certe situazioni che possono anche sembrare molto facili ma oggi - ha aggiunto - non si può dare nulla per scontato". Monsignor Nosiglia ha invitato quindi a "pensare alle conseguenze tragiche che qui si vedono in concreto. La mia visita, che oggi porterò anche agli altri due feriti - ha proseguito - vuole essere un segno di solidarietà e vicinanza. Al Signore ho chiesto di far arrivare alla ragazza la sua voce di amicizia e speranza mentre ai genitori ho ricordato che l'affetto e l'amore sono un lievito per chi lo dà e per chi lo riceve. La situazione è difficile - ha concluso - siamo nelle mani dei medici e di Dio e la speranza è sempre l'ultima a dover essere abbandonata".

8 giugno 2017

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Diariodelweb.it

Dybala chiama Kelvin il bimbo ferito in piazza San Carlo e gli regala la sua maglia.

Il bambino: "Quando vieni trovarmi ?"

"Quando vieni a trovarmi ?". È la richiesta di Kelvin, il bimbo cinese ricoverato da nove giorni per le lesioni riportate nella calca di piazza San Carlo a Torino nella serata della finale di Champions, all’attaccante argentino della Juventus Paulo Dybala. Stamane, infatti, l’argentino ha videochiamato il bambino e gli ha fatto consegnare da un rappresentante della società bianconera una sua una maglietta. "Devi darmi dei consigli per diventare bravo come te", ha scherzato Kelvin con il suo idolo. Il bimbo, spiegano i genitori, verrà dimesso nei prossimi giorni.

8 giugno 2017

Fonte: Quotidianopiemontese.it

Torino: Dybala regala la sua maglia al piccolo

Kelvin, calpestato e poi salvato in piazza San Carlo

di Erica Di Blasi

La Juve in visita al giovanissimo tifoso: ancora quattro i ricoverati dopo il disastro con 1527 feriti.

È stata sciolta la prognosi del bimbo ricoverato al Regina Margherita. Kelvin Liu, 7 anni, di origini cinese, nei prossimi giorni verrà dimesso. In mattinata la Juventus ha fatto visita al bimbo in reparto al Regina Margherita: ha ricevuto in regalo la maglietta di Paulo Dybala, che tanto desiderava, e con lui ha chiacchierato al telefono. Il goleador argentino nel pomeriggio ha anche pubblicato un tweet con la foto di Kelvin che mostra orgoglioso la maglia: "Tu hai tifato per noi, io ho tifato per te: felice che stai bene Kelvin, è stato bello parlare con te !!". Sono in costante miglioramento anche le condizioni della ragazza di 26 anni, Francesca, ricoverata nella Rianimazione universitaria delle Molinette. Nei prossimi giorni verrà trasferita in un altro reparto. La donna di 63 anni, Marisa, in Rianimazione ospedaliera delle Molinette è stabile. Nei giorni scorsi era stata operata. La più grave di tutti resta Erika Pioletti, 38 anni di Domodossola. È al San Giovanni Bosco in terapia intensiva. Ci vorrà una settimana per capire se ha subito o meno danni neurologici. È in coma farmacologico. In piazza San Carlo era andata per fare compagnia al fidanzato.

12 giugno 2017

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Quotianopiemontese.it

Kelvin nei prossimi giorni sarà dimesso:

questa mattina la telefonata di Dybala

di Alessandro Mondo

In costante miglioramento le condizioni di Francesca, al San Giovanni Bosco Erika resta invece sedata.

TORINO - Ultimi giorni di ospedale per Kelvin, il piccolo tifoso cinese bianconero travolto dalla calca in piazza San Carlo: i medici hanno sciolto la prognosi del bimbo di sette anni, ricoverato presso il reparto di chirurgia del Regina Margherita, a breve verrà dimesso. Questa mattina, lunedì 12 giugno, un rappresentante della Juventus gli ha fatto visita: il piccolo paziente ha ricevuto in regalo la maglietta di Paulo Dybala, con cui ha avuto modo di chiacchierare per qualche minuto al telefono. In costante miglioramento le condizioni di Francesca, la ragazza di 26 anni curata alle Molinette: nei prossimi giorni verrà trasferita in un reparto di degenza, l’anticamera del ritorno a casa. Stabili le condizioni della donna di 63 anni ricoverata nel medesimo ospedale. Al momento nessuna novità per Erika, la donna di Domodossola sedata nel reparto di rianimazione del San Giovanni Bosco.

13 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Kelvin è tornato a casa: "Finalmente posso riprendere a giocare"

di Alessandro Mondo

Oggi è stato dimesso il piccolo tifoso bianconero travolto dalla calca in piazza San Carlo: tra Mauriziano, Molinette e San Giovanni Bosco restano ricoverate quattro donne.

TORINO - È stato dimesso Kelvin, il piccolo tifoso cinese bianconero reduce dalla terribile serata vissuta in piazza San Carlo: oggi il ritorno a casa, conseguenza del rapido e costante miglioramento. "Non vedeva l’ora - racconta la mamma, reduce dal reparto di Chirurgia del Regina Margherita e finalmente sollevata - La prima cosa che ha detto è che voleva mettere in ordine i suoi giochi".  Chissà se e cosa ricorda della prova che ha dovuto affrontare. Di sicuro non potrà dimenticare la telefonata via Skype con Paulo Dybala, il giocatore preferito della squadra del cuore, e la maglietta della Juve, la sua passione con la Ferrari. Men che meno, il rapporto di amicizia instaurato con i due ragazzi che lo hanno strappato alla calca e gli hanno prestato i primi soccorsi: Federico Rappazzo e Mohammad Guyele. Anche la sua famiglia, alla pari di altre, si prepara a chiedere il risarcimento. Le dimissioni di Kelvin sono una buona notizia che allevia il bilancio, comunque pesante, di sabato 3 giugno: Laura (41 anni) e Francesca (26), ricoverate rispettivamente al Mauriziano e alle Molinette, si stanno riprendendo; stabili le condizioni della donna di 64 anni anche lei in cura alle Molinette; continua la sedazione per Erika, la trentottenne di Domodossola assistita al San Giovanni Bosco.

13 giugno 2017

Fonte: Lastampa.it

Fotografie: Ansa.it - Sky.it
 
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