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Torino 3.06.2017 Tragedia Piazza San Carlo Il Processo
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TRAGEDIA di PIAZZA SAN CARLO 3.06.2017
IL PROCESSO di TORINO
RINVIO a GIUDIZIO - LE UDIENZE PRELIMINARI
RITO ABBREVIATO - CORTE di ASSISE
 
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IL PROCESSO: RINVIO a GIUDIZIO

È il 22 giugno 2018 quando la Procura di Torino, rappresentata dai pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo, chiede il rinvio a giudizio per 15 indagati sul disastro di Piazza San Carlo 2017. Scrivono fra le motivazioni che "in cooperazione colposa" hanno "cagionato la morte per arresto cardiaco di Erika Pioletti, nonché lesioni personali anche gravi e gravissime" ad altri (1.526) tifosi in piazza San Carlo. In cima alla lista il primo cittadino del capoluogo piemontese Chiara Appendino, con un’accusa spaventosa solo a pronunciarsi: omicidio, lesioni e disastro colposi i reati ipotizzati… Seguono altri nomi eccellenti fra cui l'ex questore, Angelo Sanna e il suo capo di gabinetto Michele Mollo, l'ex capo di gabinetto della sindaca Paolo Giordana, il direttore del suolo pubblico Paolo Lubbia, il dirigente del Commissariato Centro Alberto Bonzano, il presidente di "Turismo Torino" (l’ente organizzatore) Maurizio Montagnese e il dirigente Danilo Bessone. Seguono la dipendente comunale Chiara Bobbio e altri con ruoli tecnici fra i quali l’architetto del progetto d’allestimento del palco per il maxi schermo Enrico Bertoletti insieme a Roberto Dosio, Dario Longhin, Franco Negroni, Pasquale Piro, Marco Sgarbi. Per il prefetto Renato Saccone (e altri sei) chiesta l'archiviazione, ma alcuni legali di parte civile hanno opposto il loro ricorso che verrà discusso in settembre. Accusa annunciata. Inefficace, dunque, il memoriale consegnato ai magistrati da parte della difesa. I legali Chiappero e Cairo dichiarano pubblicamente: "Noi pensavamo, e tuttora pensiamo, che Appendino dovesse essere prosciolta. Lo ribadiremo all'udienza preliminare". Nella fase istruttoria sul fascicolo d’indagine che la riguardava (chiuso l’11 aprile) si identificavano almeno nove passaggi in cui risultava chiamata dalle responsabilità del ruolo, a causa delle gravi lacune organizzative e delle gravissime conseguenze scaturite in piazza il 3 giugno 2017. Una serata infausta pianificata in così scarso tempo (4 giorni) con un budget striminzito e una contagiosa approssimazione di fondo fra le istituzioni, direttori e funzionari, apparati di controllo nella progettualità dell’evento e gestione dell’emergenza. Anche sulla base della perizia tecnica dell'architetto Mauro Esposito, secondo i pubblici ministeri da regolamento e buon senso avrebbero dovuto annullarlo. Mentre il compito di fissare la data dell'udienza preliminare nell’aula bunker del carcere "Lorusso-Cutugno" (rigorosamente a porte chiuse il 23 ottobre) spetta al Gup Maria Francesca Abenavoli, non mancano gli attacchi politici al sindaco grillino dalle opposizioni. Sostiene Marco Racca dell’estrema destra (Casapound): "Una volta dicevano che qualora fossero stati indagati si sarebbero dimessi. Poi hanno detto "aspettiamo l'esito delle indagini". Ora che andrà a processo diventeranno garantisti, cosa tra l'altro giusta in uno stato di diritto. Però la strage rimane e avrebbe dovuto dimettersi immediatamente". Di certo è una brutta tegola pesante sull’amministrazione già molto difficoltosa e contrastata della città. La difendono i compagni del movimento, fra gli altri il ministro Toninelli: "Chiara è di specchiata moralità, no problem". Lei stessa si autodefinisce "serena a pronta a collaborare". 356 le persone coinvolte nel procedimento in qualità di "parte civile", a causa di traumi fisici e psicologici causati dagli accadimenti della serata. Il 16 luglio, due dirigenti di pubblica sicurezza indagati per i fatti, Michele Mollo (Capo di Gabinetto Questura) e Alberto Bonzano (Capo Commissariato Centro) vengono trasferiti in altra sede per "riorganizzazione interna", su disposizione del nuovo questore Francesco Messina. Sorpresi i loro colleghi locali che dichiarano: "È la batosta finale, dopo un anno di angoscia, per due uomini che hanno creduto profondamente nelle istituzioni e, soprattutto, nel sistema Torino. Nella capacità della città di fare sinergia per affrontare criticità e grandi eventi. Un sistema che li ha traditi a sorpresa". I due poliziotti, piemontesi e laureati in giurisprudenza, vivono con angoscia l’accusa di "responsabili" della sciagura. Tanta la delusione. I più vicini a loro li descrivono "profondamente avviliti" e il pensiero comune alla maggior parte degli agenti e dei dirigenti di Pubblica Sicurezza di Torino è che fosse "una disgrazia che non poteva essere evitata". Il 4 settembre, davanti al gup Irene Gallesio, verrà discusso in udienza il ricorso per l’archiviazione del Prefetto e di altri sei indagati, membri della Commissione di vigilanza (il comandante vicario della polizia municipale Ivo Berti, Raffaele De Caro dell’Asl, Fulvio Trucano esperto di impianti elettrici, Giorgio Villani del Comune, Marco Trivellin e Valter Pirillo della Direzione opere pubbliche del Settore Tecnico della Regione). Il documento di 21 pagine è stato redatto dall’avvocato Caterina Biafora, a nome di 49 parti offese. Si oppone alla decisione della magistratura, utilizzando un riferimento al rogo del 13 febbraio 1983 presso il Cinema "Statuto" (64 morti), in particolare alla sentenza romana di Cassazione del 9/8/1990 che sancì il "diritto-dovere di ciascun membro di una Commissione di vigilanza di informarsi su ogni aspetto concernente la sicurezza" e a quella "fattispecie di incendio di locale adibito a cinema con conseguente morte di molte persone". Nel ricorso l’avvocato Biafora sottolinea le responsabilità di "costoro che erano tenuti a esercitare le loro funzioni in ragione dell’obiettivo di garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone partecipanti a una manifestazione pubblica di massa". Tutti responsabili e nello stesso modo in quanto "le responsabilità di ciascun membro non possono limitarsi all’apporto tecnico singolarmente prestato, ma vanno rapportate in ragione dell’operato tout court compiuto. Nel caso di specie la sicurezza pubblica è stata inevitabilmente lesa e se ci fosse stato un intervento dei membri della Commissione provinciale di vigilanza, anche di uno solo, non si sarebbero verificate la morte di Erika Pioletti e le numerose vittime. Il piccolo cinese juventino lo ricordiamo tutti". Anche nella sentenza del Cinema Statuto si leggeva che "ciascuno dei membri ha il potere-dovere d’informarsi su ogni aspetto concernente la sicurezza e l’igiene del locale di pubblico spettacolo, e di richiedere che gli altri componenti si attivino analogamente". Proprio in virtù di questo passaggio della Cassazione l’avvocato chiede "come si può, quindi, escludere la responsabilità dei membri della Commissione se nessuno di loro, evidentemente, non si è in alcun modo informato ?". Sull’altro fronte, invece, mentre si avvicina la data dell’udienza preliminare di ottobre è il tribunale del Riesame ad alleggerire un po’ il carico accusatorio che grava sulla Sindaca e gli altri 14 indagati. Nelle motivazioni del 17 luglio con le quali confermano l’omicidio preterintenzionale per i giovani imputati, i giudici sostengono "la sussistenza di un nesso causale" tra la rapina con lo spray commessa dai cinque marocchini e "la morte di Erika Pioletti". Tendono a ridimensionare le "condotte omissive degli organizzatori dell’evento" che "rappresentano solamente una delle componenti fattuali che hanno contribuito a determinare il decesso della donna". È "la condotta predatoria" della banda che "assume una posizione preminente dal momento che la stessa ha innescato la catena causale (ossia la fuga scomposta della folla) che ha condotto Pioletti alla morte". Sebbene divise da tempi e metodi investigativi differenti i processi s’intersecano nella sostanza dei fatti e l’equilibrio al momento pende sul lato dei marocchini che hanno causato il caos.  Nel testo del tribunale i giudici Rossella La Gatta, Loretta Bianco e Giulia Caveglia definiscono che la morte di Erika "si è verificata per il sommarsi di varie cause, tra le quali la condotta predatoria assume una posizione preminente", ha "innescato la catena di cause" della tragedia. "Presunte condotte omissive operano in unione con la condotta nella serie di cause che contribuiscono a determinare", non con "rilevanza causale assorbente sul verificarsi dell’evento". Le "cause sopravvenute o preesistenti non sono del tutto indipendenti dalla condotta" (dei rapinatori) e "per sé sole sufficienti a determinare l’evento". Un assist non di poco conto per le difese che cavalcheranno certamente questa "posizione preminente" dei "predoni" che volevano "fare serata", scaricando su di essi le responsabilità dei più gravi capi d’imputazione loro contestati.

Fotografie: Laleggepertutti.it - Quotidiano.net  
IL PROCESSO: LE UDIENZE PRELIMINARI

LA PRIMA UDIENZA - Sedici mesi e 20 giorni dopo la tragedia, il 23 ottobre 2018, nell’aula bunker del carcere "Lorusso e Cutugno" delle Vallette, normalmente dedicata ai procedimenti contro terroristi, No Tav e ‘ndranghetisti, esponenti della criminalità organizzata e mafiosi, prende avvio l'udienza preliminare del processo. Ad esigere un risarcimento ci sono 350 querelanti. Tra questi Fabio Martinoli, il compagno di Erika Pioletti, ma non altri familiari della vittima. Al vaglio di eventuali eccezioni della difesa 245 parti civili più quella dell’Adicon (associazione in difesa dei consumatori). In coda davanti ai cancelli della struttura in corso Regina Margherita 540 proprio alcuni di questi attendono di accedere all’aula. Molti di loro arrivano da fuori Torino e portano ancora i segni fisici e psicologici del danno subito a causa della pessima organizzazione della sicurezza nella serata in piazza. In pochi rivendicano danni gravi per migliaia di euro, moltissimi hanno presentato referti per piccole lesioni, tagli o fratture. La maggior parte di loro dichiara anche danni psicologici da stress. Tra questi anche Alessandro Bovero, 55 anni, con una lussazione alla spalla: "Mi sono ritrovato per terra, sembravano un branco di cavalli che correvano. Accanto a me c'era Erika Pioletti, l'ho vista andare contro il portone, poi è finita per terra e ha sbattuto la faccia. Oggi soffro di attacchi di panico e sono in cura da uno psicologo. Queste cose non dovrebbero capitare, chiederò i danni al Comune. Io fui salvato da un ragazzo che mi prese da terra e mi appoggiò contro un muro. Altrimenti avrei fatto la fine della povera signora Pioletti che era a pochi passi da me… L'organizzazione non c'era. Io per allontanarmi fui costretto a scavalcare delle transenne che erano allacciate insieme. E di forze dell'ordine ne vidi poche. Fu un vero disastro. Ho ancora degli attacchi di panico. Sulla metropolitana, se è piena, non salgo. E nei centri commerciali, se c'è folla, non entro". Tra i feriti gravissimi, la signora Marisa Amato, 64enne, rimasta tetraplegica sulla sedia a rotelle, arrivata in aula a bordo di un'auto medica e assistita dai familiari e dal suo legale. Compromessa significativamente l’immagine dell’amministrazione comunale che paga per la superficialità dei suoi funzionari chiamati a vario titolo nei ruoli della organizzazione e gestione dell’evento. Stona l’assenza della sindaca Appendino, l’imputata "eccellente" (difesa dai legali Luigi Chiappero e Maria Turco) chiamata a rispondere assieme ad altre 14 persone per i capi d’imputazione dei pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo: "disastro, lesioni e omicidio colposo". Di quelli solo il funzionario dei vigili del Fuoco Dario Longhin e Pasquale Piro della commissione di vigilanza della prefettura sono presenti in aula. Gli imputati si affidano ai migliori avvocati sulla piazza che hanno discusso una linea difensiva comune. Duro il commento di uno dei legali di parte civile, Davide Sanna: "Profonda tristezza… Questa mattina mi ha colpito vedere una signora in carrozzella, ma non la sindaca. Da cittadino, e non solo come avvocato di parte civile, avrei gradito che fosse in aula. Magari a testa alta. Senza paura né del processo né delle accuse. Non ci si può proporre come i paladini del nuovo e poi, alla prima occasione, non presentarsi nemmeno. Lo trovo poco rispettoso". Il gup Maria Francesca Abenavoli aggiorna l’udienza rinviandola al 30 novembre, riservandosi entro quella data di esaminare e accogliere ufficialmente le costituzioni di parte civile ritenute valide. Nonostante gli appelli delle difese le compagnie assicurative fanno muro contro le richieste di avviare una prima trattativa con i feriti che potrebbero ritirarsi, se soddisfatti, dal processo. In assenza di tali accordi già il 30 novembre le parti civili potrebbero rivalersi sui "responsabili civili", quelle istituzioni che risponderebbero economicamente dei danni provocati: Comune, Agenzia Turismo Torino, Questura, Ministero dell’Interno, addirittura la Juventus. Resta il dubbio per i giudici sull’accorpamento con il processo "bis" della banda dello spray al peperoncino. Nel codice di procedura penale sarebbe previsto, con il rischio certo per i 15 imputati di finire davanti alla corte d’Assise e alla giuria popolare, prevalendo sempre la corte del reato più grave… Facoltà degli avvocati delle parti civili o della Procura richiedere, dunque, un maxi-processo mentre nelle prossime sedute per gli imputati sarà possibile richiedere il patteggiamento o un giudizio abbreviato (risarcimenti delle compagnie delle assicurazioni permettendo). Col beneplacito della Procura chi ha la fedina penale pulita potrebbe ricevere una condanna inferiore ai due anni con la sospensione condizionale della pena, senza conseguenze per l’attività professionale. Altra questione il capo d’imputazione per prima cittadina e altri funzionari che non fa alcun riferimento al panico, causa "non accertata", ma principale dell’evento. Secondo i difensori, grande lacuna nel capo d’accusa: tenteranno di difenderli, scaricando sull’azione imprevedibile dei rapinatori la responsabilità (accusati di omicidio preterintenzionale, lesioni e rapine, generando due ondate di panico). Attesa anche per la decisione del tribunale in merito all’archiviazione della posizione dell'ex prefetto Renato Saccone e degli altri indagati. Bagarre politica in Consiglio Comunale per la richiesta dell'opposizione affinché il Comune si costituisca come parte civile. Secca replica della capogruppo del M5S, Valentina Sganga, nel dibattimento accesosi in sala rossa: "La tragedia di piazza San Carlo è una vicenda che ha segnato Torino, i torinesi e gli italiani. Alla vigilia dell'udienza preliminare usarla per battaglie politiche, come sta cercando di fare una parte delle opposizioni, è inaccettabile".

LE NUOVE UDIENZE - Alla ripresa delle udienze preliminari si costituiscono altre 40 parti civili. Si aggiungono alle 300 che il Gup ha ammesso al processo. La battaglia legale non conosce esclusione di colpi. Così, in apertura, Claudio Strata, l’avvocato difensore del viceprefetto Dosio, scaricando le responsabilità su organizzatori e gestori della manifestazione sostiene: "non hanno letto le 19 prescrizioni impartite dalla commissione provinciale di vigilanza". Secondo lui, il suo cliente "operò in modo diligente" presiedendo la commissione e incalza: "Ci contestano l’inadeguatezza o l’inefficacia di alcune prescrizioni. Ma il vero problema è che nessuno le lesse, a cominciare dagli operatori del Comune e di Turismo Torino". Poi vira sull’Amiat, l’azienda pubblica di igiene ambientale "che non è stata chiamata in causa" poiché "non rimosse dalla piazza le bottiglie in vetro nonostante le ripetute sollecitazioni della Questura". La Procura ribatte in merito che, dato l’affollamento straordinario, fu impossibile pulire la piazza in serata. Innocentista anche la posizione espressa dal difensore di Alberto Bonzano, dirigente di Polizia responsabile dell’ordine pubblico in piazza, secondo il quale l’assistito non avrebbe potuto sospendere l'evento di cui non poteva rispondere per le condizioni di sicurezza programmate. Nel marzo 2019 il giudice Maria Francesca Abenavoli respinge al mittente una istanza di nullità delle richieste di rinvio a giudizio presentata dalle difese della sindaca e degli altri 14 imputati per i quali conferma integralmente il capo delle accuse della Procura per "disastro, lesioni e omicidio colposo" in relazione alle carenze organizzative della manifestazione del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo a Torino. Il cavillo dei legali si fonda sul vizio per un ritardo nel deposito degli atti relativi al procedimento contro i ragazzi della "banda dello spray", rigettato dal Gup perché inchiodabili in ogni caso dalle responsabilità sulla prevenzione e sulla sicurezza. La seduta viene aggiornata al 27 giugno per dare un po’ di tempo alle trattative per gli indennizzi fra le compagnie di assicurazione e le parti lese. Avrà luogo trasferendosi nella maxi-aula "Casalbore" del Palazzo di Giustizia a Torino. Nel mese di ottobre, 853 giorni dopo la tragedia, il processo entra nella sua fase cruciale, concludendo la fase preliminare e stabilendo i termini definitivi del dibattimento che dal 22 novembre aprirà la discussione vera e propria delle parti. Sarà proprio in quella occasione che i rinviati a giudizio potranno manifestare l’intenzione di un patteggiamento, del rito abbreviato o se continuare ad affidarsi al giudizio della Corte d'Assise. Intanto, accertata la legittimità di 269 richieste di risarcimento, si definiscono i rimborsi dovuti dalle assicurazioni: 143 le posizioni assodate (65 di Unipol e 78 di Reale Mutua) per conto del Comune e di Turismo Torino che ottengono in cambio il ritiro della querela e la revoca alla costituzione di parte civile. Le compagnie, da par loro, cercheranno, a condanna definitiva, un’azione legale di rivalsa ("regresso") sul Ministero dell’Interno per farsi restituire i rimborsi…

"UN FATTO NUOVO" - Il 22 novembre in aula si presenta anche l’ex Questore Sanna e comunica alla stampa: "Quello di oggi è un passaggio processuale importante". La contestazione più grave fatta agli amministratori ("non è stato acquisito il parere obbligatorio e vincolante della commissione provinciale di vigilanza") è del pm Pacileo. Va ad integrare i capi di accusa già noti alla sindaca Appendino, Paolo Giordana, Chiara Bobbio e Paolo Lubbia: "Quella sera piazza San Carlo avrebbe dovuto essere vuota: la manifestazione per la finale di Champions League Juventus-Real Madrid non avrebbe dovuto svolgersi. E la sindaca Chiara Appendino avrebbe dovuto interrompere o annullare l’evento, perché le autorizzazioni non erano a norma". Con particolare riferimento al mancato uso degli steward a presidio delle transenne removibili e degli accessi al parcheggio sotterraneo e alla piazza, l’accusa grava anche sui vertici della Questura (Questore Angelo Sanna e gli altri dirigenti: Michele Mollo, Alberto Bonzano, Pasquale Piro). "Un fatto nuovo" secondo le difese che muta lo scenario accusatorio e inficia le scelte dei riti procedurali per gli imputati. Pertanto chiedono al Giudice un rinvio dell’udienza per "procedere a una nuova notifica dell’atto di conclusione delle indagini". L’Abenavoli respinge la richiesta, pur concedendo del tempo per la scelta degli imputati fino all’udienza del 10 dicembre. Saranno raccolte il 29 novembre, invece, spontanee dichiarazioni da parte del vice questore Bonzano e del vice prefetto Roberto Dosio sui fatti. Sul fronte meramente risarcitorio, l’avvocatessa Caterina Biafora, assistente legale di 60 feriti, intanto sostiene: "Ci sono ragazzi che per salvarsi hanno calpestato altra gente e che ancora adesso si portano dietro quei traumi. Il disturbo post-traumatico da stress non deve essere valutato necessariamente da uno psichiatra, è sufficiente la consulenza di uno psicologo". Dall’altra parte, il legale di Unipol Sai, Pietro Obert, ribatte: "I danni finora riconosciuti riguardano solo le lesioni, per quelli da stress post-traumatico ad oggi ci sono solo degli incarichi finalizzati a valutarne la sussistenza".

SCARICABARILE - A gamba tesa l’intervento del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, sulla questio: "La cosa più avvilente che è avvenuta in piazza San Carlo a Torino, al di là della morte di una persona e del ferimento di oltre 1500, è stato lo spettacolo di soggetti che hanno scaricato l’uno sull’altro le responsabilità che dovevano essere tenute in quella vicenda. Da un punto di vista del messaggio che diamo ai nostri cittadini, allorquando pubblici funzionari o pubbliche amministrazioni praticano lo sport dello scaricabarile, è una delle modalità con la quale si alimenta quello che considero oggi il male peggiore del nostro Paese: la perdita di credibilità delle istituzioni. Se ci fosse stata prima la famigerata circolare Gabrielli l’individuazione delle responsabilità avrebbe reso anche più semplice il lavoro della magistratura, che altro non fa che cercare le responsabilità. Se queste sono confuse e non si capisce chi deve fare cosa diventa tutto più complicato e la mia preoccupazione non è solo l’accertamento della verità, che è importante, ma anche il messaggio che si dà ai cittadini".

Fotografia: Lastampa.it - Sport.tiscali.it 
IL PROCESSO: RITO ABBREVIATO

LE PRIME ARCHIVIAZIONI - Alla ripresa dell’udienza, in dicembre, il gip Irene Gallesio stralcia alcune posizioni, respingendo il ricorso dell'Unione Nazionale Consumatori che assiste 40 feriti: "Le risultanze investigative portano a concordare con le argomentazioni e le conclusioni dei pubblici ministeri esposte nella richiesta di archiviazione. E non risulta smentita la circostanza secondo la quale il prefetto non venne informato né dalla questura, né dall'ente organizzatore che quest'ultimo, nonostante le espresse richieste, non avrebbe predisposto alcun servizio di stewarding presso gli accessi di Piazza San Carlo, lasciando di fatto tutti gli aspetti relativi ai controlli in mano alla questura". Dunque, "i componenti della commissione di vigilanza non hanno tutti le stesse responsabilità". Escono così di scena definitivamente l'ex prefetto Renato Saccone, il vice comandante della polizia municipale Ivo Berti e altri cinque componenti della commissione di vigilanza che avevano autorizzato la manifestazione, così come già deciso dalla procura.

GLI ALTRI RITI - Si avanzano le richieste per i riti ai quali si è scelto di sottoporsi. Patteggiamento accolto per Danilo Bessone, direttore di Turismo Torino, il quale concorda con la Procura un anno e sei mesi di carcere, con la sospensione condizionale della pena. Rito abbreviato per l’Appendino, Giordana, Montagnese e Bertoletti che andranno a processo il 21 febbraio. A loro, in un secondo tempo, si aggiunge anche l’ex Questore Sanna. Per tutti gli altri prosegue l’udienza davanti al Gup. Nella richiesta del rinvio a giudizio il Pm Pacileo scriveva: "La ragione di fondo dei tragici eventi del 3 giugno deve essere ricercata innanzi tutto nella frettolosità (pur avendo la Sindaca "tweettato" che i preparativi erano in corso da "settimane" per garantire sicurezza e ordine) e nella superficialità dell’organizzazione da parte di tutti gli attori a vario titolo coinvolti e inoltre nella mancanza di effettivo, efficace e intelligente coordinamento tra essi. Inoltre ciascuno di costoro non ha interpretato l’adempimento dei propri compiti in maniera rigorosa, oculata e attenta, permettendo che si desse corso a una catena di errori, inesorabile nella sua disastrosa sequela, affidandosi e non fidandosi di quanto altri aveva predisposto".

TUTTI CONTRO TUTTI - Proprio nello stile stigmatizzato da Gabrielli ("avvilente scaricabarile") le Istituzioni si sono fatte la guerra per schivare la spada di Damocle della Giustizia. Prefettura e Questura attaccano in forza dei loro argomenti il Comune e l’Ente organizzatore (Turismo Torino) addebitando loro inadempienze e superficialità gestionali. Una battaglia di strali fra legali con i soggetti di Palazzo Civico sotto un durissimo attacco. Si era compreso già mesi prima nell’intervento di Claudio Strata, il difensore del viceprefetto Roberto Dosio che a suo parere "operò in modo diligente": "Ci contestano l’inadeguatezza o l’inefficacia di alcune prescrizioni. Ma il vero problema è che nessuno le lesse, a cominciare dagli operatori del Comune e di Turismo Torino". E riguardo al controllo sul rispetto delle prescrizioni della commissione precisa che "la norma che introdusse l’obbligo di verifica fu introdotta solo il 28 luglio 2017". Nella difesa di Bonzano gli fece eco la Questura che si ritenne "perfetta" nella gestione della sicurezza, secondo le linee impartite per la serata e che rimandò le lacune nell’organizzazione al Comune e al suo ente satellite. Ciò nonostante si dispone il rinvio a giudizio per nove imputati, tra funzionari e dirigenti di comune, questura e prefettura di Torino con rito ordinario in Corte d’Assise. L’udienza è fissata per il 25 giugno 2020 davanti ad un collegio composto da giudici togati e giudici popolari come nei casi di terrorismo.

IL RITO ABBREVIATO - In febbraio parte, invece, il procedimento con rito abbreviato per la Sindaca, l’ex Questore Sanna e gli altri amministratori comunali. La sentenza potrebbe essere emessa già in luglio. Ancora una ventina le parti civili in essere. Nel gennaio 2019 era mancata la signora Marisa Amato, rimasta tetraplegica. In seguito agli accertamenti medico legali ci si attende la rubricazione nel capo d’accusa anche di questo altro caso come omicidio colposo. La pandemia del virus covid-19 che blocca l’Italia interrompe anche l’attività giudiziaria e si rinviano tutte le udienze ad altra data. A maggio si batte la notizia che la Città di Torino non si costituirà parte civile nel processo sui fatti di piazza San Carlo. Respinta con 21 voti contrari e 8 favorevoli la mozione presentata dai capigruppo del centro-sinistra in minoranza. In concomitanza con l’anniversario della tragedia si stabilisce che il 1° ottobre 2020 ci sarà la prima udienza davanti alla prima sezione della Corte d’Assise di Torino, presieduta dal giudice Alessandra Salvadori. Per l’occasione si ritornerà nell’aula bunker delle Vallette, data l’emergenza sanitaria in atto per la pandemia. Le aule del Tribunale torinese sono troppo piccole per adeguarsi alle stringenti misure di prevenzione: "il numero delle parti e delle persone offese induce a ritenere impossibile il rispetto delle misure volte a contrastare il rischio di contagio da Covid" e "considerato il numero elevato delle persone offese (105) e tenuto conto della particolare situazione epidemiologica la notifica del decreto per le vie ordinarie appare difficile e comunque impraticabile con modalità che garantiscano il minimo rischio di contagio, quindi si dispongono i pubblici annunzi". Infatti il 25 giugno (data inizialmente prevista) il provvedimento è stato appeso all’ingresso del Tribunale "sì che qualunque persona interessata che dovesse presentarsi per prendere parte all’udienza possa venire a conoscenza, unitamente al rinvio della stessa, della nuova data e dell’aula in cui si terrà". 

Fonti: Torinoggi.it - Ilsole24ore.com - Avvenire.it - Ilfoglio.it - Adnkronos.com - Ilfattoquotidiano.it - Torino.corriere.it -Cronachemaceratesi.it - Bdtorino.eu - Torino.repubblica.it - Fanpage.it - Torino.diariodelweb.it - Lastampa.it - Studio3a.net - Quotidianopiemontese.it - Tuttosport.it - Corrieredellosport.it - Giornalelavoce.it - Tuttojuve.com - Open.online.it - Tg24.sky.it - Lospiffero.com - Cronacaqui.it - Adnkronos.com - Ilpost.it - Nuovasocieta.it

Fotografia: Targatocn.it 
IL PROCESSO: CORTE di ASSISE

A Torino, nell'aula bunker delle Vallette, il 1 ottobre si aprono le sessioni del processo con la lettura del lungo elenco delle parti civili. In sette si sono aggiunte alle altre 50 ancora costituite che non hanno trovato un accordo soddisfacente con le assicurazioni (ma secondo i giudici soltanto per uno dei capi di accusa). Sono 9 gli imputati (fra cui il viceprefetto Roberto Dosio e i dirigenti del Comune e della Questura) giudicati con il rito ordinario dalla Corte di Assise con l'accusa di omicidio colposo. Sfileranno davanti ad una giuria popolare. La Sindaca Chiara Appendino ha preferito il rito abbreviato e la sua causa avrà inizio l’11 novembre. Turismo Torino e Provincia hanno chiesto di essere esclusi come responsabili civili poiché dei loro funzionari uno ha scelto il rito abbreviato e l’altro il patteggiamento.

Fonti: Ansa

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